Occhiobello: il servizio percepito dai cittadini come migliore è quello cimiteriale

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Si colloca tra il giudizio di buono e ottimo la maggior parte delle valutazioni dei cittadini sulla qualità dei servizi comunali del Comune di Occhiobello (RO), commentando i risultati dei questionari sulla qualità dei servizi che sono stati restituiti da quanti li hanno compilati e restituiti.
“I questionari per la rilevazione di come gli utenti percepiscono il lavoro allo sportello – spiega la nota del Comune – hanno restituito giudizi che nel 71,14% dei casi si sono espressi per l’ottimo, buono 22,98%, sufficiente 3,20%, scarso o pessimo 1,86%. Sono state 448 le schede raccolte da cui oltre ai ‘voti’, è stato possibile ricavare alcune richieste come l’estensione dell’orario di apertura al pubblico per certi sportelli, segnaletica interna alle sedi comunali e perfezionamento della modulistica tributaria”.
Le valutazioni di ottimo e buono sono state rivolte in particolare a professionalità, cortesia, disponibilità del personale e chiarezza, adeguatezza delle informazioni ricevute, per contro, i voti negativi hanno evidenziato la richiesta di orari di ricevimento più ampi.
Gli sportelli che hanno ricevuto maggior gradimento da parte del pubblico sono stati i servizi cimiteriali con l’80,38% di ottimo, edilizia privata con il 79,89%, l’ufficio relazioni pubbliche al 77,71%, la biblioteca comunale con il 75,75% e i tributi con il 72,11%.

Amministratore di sostegno, cremazione e Legge 30 marzo 2001 n. 130.

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La Legge 9 gennaio 2004, n. 6 è stata promulgata in funzione di una particolare tutela dei potenziali beneficiari, “… con la minore limitazione possibile della loro capacità di agire …” (art. 1), tanto che, nell’eventualità in cui il beneficiario, sia interdetto od inabilitato, il decreto di nomina di amministratore di sostegno “è esecutivo dalla pubblicazione della sentenza di revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione.” (art. 405, comma 3 C.c., quale introdotto dall’art. 3 stessa L. 9 gennaio 2004, n. 6).

Da questa filosofia legislativa di fondo discende una logica conseguenza : l’istituto dell’amministrazione di sostegno è sostanzialmente alternativo all’interdizione (si trascura, l’inabilitazione, la quale non incide pienamente sulla capacità di agire, se non limitatamente agli aspetti patrimoniali, oltretutto quando di straordinaria amministrazione).

Si deve, poi, rimarcare come, di norma, il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno sia, immediatamente esecutivo (art. 405, comma 1 Cod. Civile, salvo che nell’ipotesi del comma 3, citato, dove l’esecutività è, invece, subordinata alla revoca dell’interdizione, da cui consegue il pieno riacquisto della capacità di agire del beneficiario).

L’amministratore di sostegno, oltretutto, non assolve compiti predeterminati, in via generale, dalla Legge, come, al contrario. si ha per gli altri due istituti di protezione delle persone maggiori di età, bensì quelli che sono nominativamente indicati nel decreto di nomina (numerus clausus, non ampliabile!), ed essi sono tendenzialmente di ordine patrimoniale (art. 405, comma 4 Cod. Civile.), ragion per cui non si possono dilatare all’esercizio di diritti personali, men che meno personalissimi, come accade proprio per gli jura sepulchri, ossia per gli atti di disposizione del proprio post mortem.
Tra l’altro, l’art. 404 Cod. Civile segue la stessa direzione concettuale, nel senso di considerare gli “interessi”, rispetto a cui il beneficiario può essere “assistito” dall’amministratore di sostegno o, se espressamente previsto tra le attribuzioni conferite con il decreto di nomina, anche essere “sostituito” da quest’ultimo, in termini di rappresentanza (artt. da 1387 a 1399 Cod. Civile), anche se l’orientamento della Legge tende a privilegiare al massimo l’autonoma capacità di agire del singolo soggetto.

La scelta della pratica funeraria della cremazione afferisce ai diritti personalissimi (assoluti ed intrasmissibili concernenti gli atti di disposizione del proprio corpo, nel solco dell’art. 5 Cod. Civile, si è, così, in presenza di una fattispecie che non ammette rappresentanza (la quale ha valore riguardo ai negozi giuridici di tipo patrimoniale), tuttavia mancando una diretta manifestazione di volontà della persona interessata, l’ordinamento giuridico individua anche in capo ad altri, jure coniugii ed in subordine, jure sanguinis, e sempre secondo poziorità, la legittimazione a disporre, come accade con l’art. 3, comma 1 lett. b), n. 3) L. 30 marzo 2001, n. 130, la quale, oltretutto, considera anche l’evenienza che la persona deceduta (non le persone della lett. b), n. 3) si trovi in condizioni d’incapacità, affrontando tale caso, invero nemmeno così raro, all’immediatamente successiva lett. b). n. 4.
Per quanto riguarda specificatamente la questione posta, si dovrebbe considerare come l’art. 405, comma 4 Cod. Civile annoverri anche ipotesi di provvedimenti d’urgenza, limitati alla “cura della persona interessata e per la conservazione e l’amministrazione del suo patrimonio.”

Per altro, quando vi sia (eventualmente, siccome, ormai, nella polizia mortuaria succede tristemente di tutto!) un provvedimento del giudice tutelare, solo una volta divenuto esecutivo, e tale da affidare all’amministratore di sostegno il potere di rendere la dichiarazione di volontà alla cremazione, la figura amministrativa competente al rilascio dell’autorizzazione alla cremazione (Il dirigente? L’ufficiale di Stato Civile?), non potrebbe certo discostarsi da quanto deciso con decreto del giudice tutelare.

Se scrutiniamo correttamente, ed in diritto, una tale fattispecie, questa situazione così anomala non dovrebbe neppure sussistere sia perché ha riguardo all’esercizio di diritti personalissimi, sia soprattutto perché, decedendo il beneficiario, l’amministrazione di sostegno non potrebbe più averne più la rappresentanza, mentre permarrebbe solo l’obbligo del rendiconto finale.

Come extrema ratio, ed in via del tutto occasionale (come potrebbe essere, ad esempio, nel caso in cui il de cuius non abbia coniuge o congiunti nel grado più prossimo (fermo restando il limite dell’art. 77 Cod. Civile sui livelli di parentela), si dovrebbe, forzando pesantemente lo spirito della Legge (dato che deceduto il beneficiario, la funzione dell’amministratore di sostegno, comunque verrebbe ad estinguersi), ottenere un pronunciamento del giudice tutelare tale da autorizzare l’amministratore di sostegno a proporre ricorso avanti al tribunale civile, ex art. 100 Cod. Proc. Civile (in termini di volontaria giurisdizione e non certo di rito contenzioso!), affinché esso adotti, accertato altrimenti e con ogni mezzo il volere del defunto, un provvedimento che, acclarata questa volontà, autorizzi la cremazione del cadavere.
Questo atto di natura giurisdizionale divenuto definitivo o dichiarato immediatamente tale, concretizzerebbe una delle varie tipologie di manifestazione della volontà, ancorché residuali, enumerate dall’art. 3, comma 1, lett. b (nelle sue differenti articolazioni in cui è ripartita) della Legge 30 marzo 2001, n. 130.

AFC Torino: bando per proposte di iniziative culturali durante la Commemorazione die Defunti

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Afc Torino Spa, la Società del Comune che gestisce i servizi cimiteriali, in accordo con l’Amministrazione comunale di Torino, per la Commemorazione dei Defunti di quest’anno, intende offrire ai visitatori un calendario di iniziative culturali con momenti musicali e di letture, più variegato rispetto agli anni precedenti.

Per individuare nuove proposte, che devono sempre essere consone alla sacralità del luogo, ispirate al tema della memoria collettiva e personale e all’elaborazione del dolore (come: letture, pieces teatrali, esibizioni musicali e canore), ha pubblicato sul sito web dei cimiteri un avviso esplorativo, destinato ad associazioni ed artisti che intendano partecipare. La spesa complessiva totale messa a disposizione è di 5mila euro. Il termine ultimo di accoglienza delle domande è fissato entro le ore 12 di mercoledì 11 ottobre. Le domande a busta chiusa vanno indirizzate all’Ufficio Protocollo di AFC Torino Spa, corso Peschiera 193, 10144 Torino; oppure mediante P.E.C all’ indirizzo afctorino-gare@legalmail.it, completo di tutti i dati del mittente e recapiti telefonici. Tutte le informazioni sul sito web alla pagina dedicata.

Scalea: funerali completamente un nero

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Un’impresa di onoranze funebri, operante nella zona dell’Alto Tirreno cosentino (Scalea), che dal 2012 non ha mai presentato alcuna dichiarazione fiscale occultando ricavi per 400 mila euro ed evadendo circa centomila euro di imposte, è stata scoperta dagli uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza.
Attraverso controlli documentali, incrociati con i dati acquisiti dalle banche informatiche in uso al Corpo, è stata individuata l’impresa che, pur offrendo sul territorio servizi funerari in regime quasi ‘monopolistico’, non risulta abbia mai presentato alcuna dichiarazione fiscale nell’ultimo quinquennio.
Nel corso delle verifiche i finanzieri hanno scoperto violazioni agli adempimenti di natura amministrativa e sanitaria per le quali hanno provveduto a contestare le previste sanzioni nei confronti dei responsabili.

Francavilla al Mare: non si farà il crematorio. Revocata la delibera di project financing

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Revocata la delibera che prevedeva il project financing per la realizzazione di un impianto crematorio all’interno del Cimitero comunale di Francavilla al Mare. La Giunta Municipale ha revocato durante la seduta del 22/9/2017 la delibera del 18 maggio scorso (n.146) avente ad oggetto “Proposta di project financing depositata dalla ditta DF De Francesco Costruzioni sas con sede in Project Financing per la Progettazione, costruzione e gestione di un impianto Crematorio nel Comune di Francavilla al Mare, ai sensi dell’articolo 183 c.15 del D.Lgs n. 50/2016 e s.m.i., per la durata complessiva di anni 30, dell’importo complessivo di € 2.428.736,80”.
La decisione è stata presa sentiti i consiglieri di maggioranza e considerato l’impatto che la notizia della possibilità di realizzare un impianto di cremazione ha avuto tra i cittadini, in particolare tra quelli residenti nei quartieri collinari vicini alla sede cimiteriale. Il bando di gara era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo pochi giorni fa.

Forlì: attivate altre procedure di decadenza per vecchie tombe in concessione

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Dopo l’avviso di luglio per 53 tombe, e quello di agosto per altre 56, i Servizi Cimiteriali del Comune di Forlì hanno disposto un nuovo avviso alla cittadinanza di decadenza della concessione per 50 tombe ubicate nel cimitero Urbano monumentale. Si tratta di 42 tombini tutti ubicati nel Reparto “N”, di 2 tombe “arcata” e di 6 tombe “lungo lo Stilobate”, sepolture tutte in evidente stato di abbandono o di grave incuria, che contengono i resti mortali di salme tumulate da oltre 50 anni, e per le quali non è stato effettuato l’aggiornamento del titolare della concessione.

La decadenza della concessione sarà attuata in base al Regolamento dei servizi cimiteriale e dei cimiteri comunali, laddove “per abbandono per incuria o per morte degli aventi diritto, il comune, previa diffida, può disporre la rimozione delle opere nonché la decadenza della concessione”.
Il provvedimento con l’elenco delle 50 tombe e delle salme ivi presenti, oltre ad essere pubblicato all’Albo Pretorio on-line del Comune di Forlì, nel sito web comunale www.comune.forli.fc.it, viene affisso presso la bacheca del cimitero Urbano Monumentale per Almeno 60 giorni naturali e consecutivi.
Per informazioni è possibile rivolgersi ai Servizi Cimiteriali, via Ravegnana, 276, oppure telefonare ai numeri 0543.712890-0543.712893 (orario di apertura, tutti i giorni feriali dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 12).

Le scelte dei Comuni per ridurre le partecipate pubbliche: in dismissione anche le onoranze funebri pubbliche

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Secondo l’ANSA le delibere comunali per stare in regola con la riforma Madia, taglia-partecipate, si sono concentrate proprio a ridosso della scadenza, che è caduta il 30 settembre 2017.
Dalle prime notizie sui piani di razionalizzazione presentati e approvati, la rasoiata sembra avere colpito soprattutto le realtà che nulla hanno a che fare con i servizi essenziali: via quindi le quote nelle scuole vela o nelle polisportive, nelle onoranze funebri, nei centri per la promozione del tessile e della seta o negli stabilimenti termali, per citare alcuni casi riportati nelle cronache cittadine.
I grandi Comuni si sono attrezzati per stare in linea con la legge, ha fatto così la Capitale, le cui partecipate passano da 31 a 11. Decisa anche la sfoltita a Venezia: da 30 a 12. Pronta anche Torino, che ne metterà sul mercato 14, e Milano, che ne vanterebbe oltre 80 tra collegamenti diretti e indiretti.
Firenze ha bruciato i tempi, provvedendo già nei mesi scorsi.

Chiusi: avviato il percorso per un project financing per realizzare il crematorio

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Il consiglio comunale di Chiusi, grazie ai voti del gruppo di maggioranza PD/PSI, ha approvato la settimana passata l’inizio del percorso che porterà alla realizzazione di uno studio di fattibilità sulla possibilità di realizzare nell’area cimiteriale del centro storico un tempio crematorio.
I consiglieri comunali hanno avuto modo di valutare un’ipotesi di progetto per un tempio di 900 metri quadrati di cui 450 interrati con due forni, varie stanze di servizio e visibile (nella parte fuori terra) per soli due metri al di sopra delle mura cimiteriali.
Secondo l’ipotesi di progetto analizzata un tempio crematorio di questa dimensione potrebbe servire un territorio che dalla Città di Chiusi spazia in una distanza approssimata di 60 minuti di auto toccando così diverse province e regioni e, nello specifico per la città, potrebbe contribuire a risolvere le problematiche inerenti alla ricerca di terreno per nuovi spazi dedicati alle inumazioni e ai costi elevati per le esumazioni.

Bergamo: agitazione sindacale dei dipendenti della IOF pubblica che sentono odore di privatizzazione

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Il Comune di Bergamo, che aveva creato Bergamo Onoranze Funebri, società pubblica per calmierare i prezzi dei funerali, ha annunciato che è sua intenzione procedere alla trattativa diretta per l’affitto dell’intera azienda, anticamera della vendita definitiva a “privati”, dopo che era andata deserta la prima asta.
Alla notizia CISL FP e FP CGIL, dopo l’assemblea con i 12 dipendenti, hanno dichiarato lo stato di agitazione e chiedono l’attivazione della procedura di conciliazione.
Per Gian Marco Brumana e Natalino Cosentino, sindacalisti di CGIL e CISL, “aver attivato la trattativa diretta è in netto contrasto con la assicurazioni fornite in un recente incontro dall’assessore ai Servizi Cimiteriali circa il mantenimento della gestione diretta del servizio da parte dell’amministrazione comunale e testimonia la palese volontà del Comune di dismettere l’azienda”.

Cremazione: miscellanea sul procedimento autorizzativo.

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NDR: Il fenomeno cremazionista si sta espandendo anche in Italia, la sua incidenza, sul numero complessivo dei decessi, cresce esponenzialmente di anno in anno, con picchi di richiesta anche superiori al 50%, specie nella grandi realtà urbane.

 

Vi proponiamo, qui di seguito, alcuni quesiti tematici, in una sorta di breve antologia, esposti, in queste ultime settimane, alla Redazione di www.funerali.org.

 

D. Poichè la legge n. 15/1968 è stata abrogata, chiedo se, nella fattispecie, sia applicabile l’art. 38 del DPR 445/2000.
In particolare, constatata la delicatezza della materia (la cremazione è un processo irreversibile!), domando se la manifestazione di volontà dei parenti del defunto possa essere considerata alla stregua di un’istanza o dichiarazione da presentare a pubblica amministrazione, possa essere inviata anche tramite fax, o presentata unitamente alla copia fotostatica di un documento di identità del sottoscrittore, ai sensi del comma 3 dello stesso art. 38, senza firma autenticata.
Personalmente ritengo che per esercitare tale facoltà, trattandosi di manifestazione di volontà e non di istanza o dichiarazione sostitutiva, sia necessaria la dichiarazione con firma autenticata, ma sono a conoscenza di alcuni comuni che applicano anche in questa materia le norme sulla semplificazione amministrativa.

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R. Piccola postilla iniziale (giusto per tediarvi l’animo… da subito!!!)

 

A volte si sente a volte parlare di domanda di autorizzazione alla cremazione, quando vi dovrebbe essere – forse – solo la dichiarazione di volontà alla cremazione. Qualora debba esservi quest’ultima (separata dalla manifestazione di volonta’, nelle diverse modalità con cui possa essere resa) si dovrebbe dedurre che vi debba essere anche una domanda/istanza per il rilascio dell’autorizzazione all’inumazione o a quella, distinta, alla tumulazione, istanze che seguono il regime proprio di tutte le istanze dirette ad una P.A. e volte ad ottenere un provvedimento amministrativo, nellaspecie l’autorizzazione a ….
In altre parole, ho la sensazione che siatuazioni simili sostanzialmente, vengano trattate in modo differenziato … per prassi.

 

Nel merito, credo che tutto si incentri sulla natura della dichiarazione che puo’ essere:
a) esercizio di un diritto, personalissimo, di disposizione del cadavere in termini di ‘pietas’,
b) rappresentazione di una volonta’ del defunto.

Da ciò discende, rispettivamente, che:

a) i famigliari formulano una volonta’ propria,

b) i famigliari “riportano”, quali semplici nuncius, la volontà del defunto.

Nella prima evenienza, l’autenticazione si fonda sull’art. 79 comma 2 dPR 285/1990. Nel secondo caso, si puo’/potrebbe fare riferimento alle norme in materia di documentazione amministrativa. La volonta’ del defunto in termini di ‘qualsiasi altra espressione della volonta’ e’ prersente nella’rt. 3, lett. b. n. 3L. 30/3/2001, n. 130, se e quando questa potra’ essere applicabile. Vorrei sottrarmi alla prima questione posta, sia per alcuni precedenti (es.: circolare telegrafica n. 37 del 1/9/2004 del Ministero dell’interno che, sentita, la Fun. Pubbl., sosterrebbe che la dichiarazione dei familiari sia una rappresentazione di una volonta’ del defunto (aspetto che, se applicabile la L. 130/2001, potrebbe forse ed in certe situazioni anche potersi ammettere) e non l’estinsecazione di un autonomo potere personale come diritto di disposizione della salma (diritto della personalità).

Per la dottrina più autorevole (Dr. Sereno Scolaro) La risposta sarebbe decisamente negativa, in quanto l’art. 79 comma 2° dPR n.285/1990 non richiama la L. 15/1968 per le procedure, ma unicamente per l’individuazione dei pubblici ufficialiincaricati all’autenticazione.
Non vertendo la questione sulle procedure, il rimando non puo’ essere ai procedimenti del dPR n.445/2000, ma ai funzionari che dal dPR 445/2000 sono legittimati all’autenticazione della sottoscrizione, cioe’ quelli individuatio dall’art. 21, comma 2.

La manifestazione di volonta’ propria dei familiari, nell’ordine di poziorita’ stabilito dalla norma di riferimento, costituisce l’esercizio di un diritto personale, forse persino personalissimo, nell’ambito della pìetas dei defunti, collocandosi, quindi, du si un piano di assoluta autonomia, indipedenza ed estraneita’ rispetto alle disposizioni generiche, o generali del dPR 445/2000. Ne consegue che le indicazioni, sempre ecettuato il mutamento del riferimento normativo sull’individuazione dei pubblici ufficiali legittimati, della norma non sono derogabili (salvo modifica della norma stessa) con l’ulteriore conseguenza, a valle, che l’autenticazione e’ necessaria (incluso quanto previsto dal D.M. 20/8/1992 …) e non suscettibile di procedimentui ‘alternativi’. E cio’ anche dopo l’art. 15 L. 16/1/2003, n. 3, naturalmente per quelle Regioni in cui, in tema di autorizzazione alla cremazione valga ancora l’art. 79 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.

D. E’ possibile effettuare la cremazione di una persona priva di parenti di qualsiasi grado e che ha espresso solo verbalmente il desiderio di essere cremata ad un amico? Se si come? e se no perchè?

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R. Al momento ciò non e’ possibile, dato che la prima (= proncipale modalità) di manifestazione della volonta’ e’ quella del testamento, quale ne sia la forma (ovviamente, quando sia eseguibile).
In mancanza di volonta’ testamentaria (o, si aggiunge, dell’iscrizione ad associazione riconosciuta avente tra i propri fini la cremazione dei propri soci), solo i familiari, jure coniugii in primis o jure sanguinis in subordine, nel famoso (o famigerato?) ordine di poziorita’ noto, possono esprimere la (propria o anche quella del de cuius) volonta’ alla cremazione del cadavere del defunto.
Non si dimentichi che si tratta di diritti personalissimi, i quali non ammettono, in quanto tali, sostituzioni o rappresentanza.

Certo: l’art. 3, lett. b), n. 3 L. 30/3/2001, n. 130 (quado potra’ essere applicabile) prende in considerazione il volere del defunto anche nei termini vaghi ed indefiniti di ‘qualisiasi altra espressione di volonta’ da parte del defunto ‘ esso, tuttavia opera comunque rinvio per la la manifestazione sempre ai familiari secondo il principio di poziorità, aggiungendo il parametro della maggioranza assoluta tra gli aventi diritto.

Tutt’al piu’, potrebbe ipotizzarsi un solo rimedio: la sentenza del tribunale ordinario che acclari, anche con ogni mezzo, la volonta’ del defunto alla cremazione e disponga in questo senso, con effettività, naturalmente solo quando il pronunciamento sia passato definitivamente in giudicato.. L’elemento problematico sembra essere quello dell’individuazione della persona che sia qualificabile come titolare di un interesse (nel senso di cui all’art. 100 C.P.C.) a produrre ricorso per tale accertamento e, in subordine, le prove della volonta’ del defunto.

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D.In regime di D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 posso autorizzare la cremazione di un “cadavere” estumulato di persona defunta dieci anni fa, la documentazione di cui ai commi 4 e 5 art. 79 del DPR 285/90 occorre, oppure si applica la prescrizione decennale e non serve più?

 

R. Sull’ultimo punto: anche se (penalmente) vi potrebbe essere la prescrizione, ho proprio l’impressione che essa non intervenga in relazione all’art. 79 commi 4 o 5 dPR n.285/1990 ….Sono due diversi istituti, con diverse finalità, differentemente regolati!

 

Le fasce di rispetto cimiteriale: inizio e fine.

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La tematica che attiene alle fasce di rispetto cimiteriale è frequentemente oggetto di contenzioso giurisdizionale. Non solo ai fini strettamente edificatori, ma altresì per “impianti” che, in loro stessi, difficilmente possono essere qualificati quali edifici, come si ha nel caso delle stazioni radio base per la telefonia mobile (osservandosi a proposito di queste ultime il fatto che i soggetti gestori abbastanza raramente facciano richiamo, quale argomento, al Codice delle comunicazioni elettroniche (D. Lgs. 1 agosto 2003, n. 259 e s.m.), probabilmente per il fatto che le tutele poste dal suo art. 86, comma 4 poco si prestano in questo specifico contesto).
Per altro, se oramai sia del tutto consolidato l’orientamento per il quale il vincolo d’inedificabilità posto dall’art. 338 T.U.LL.SS. (r .d. 27 luglio 1934, n. 1265 e s.m.) e dall’art. 57 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m., costituisca un vincolo assoluto e non derogabile, alcune recenti pronunce portano a considerare due “momenti” del sorgere di un tale vincolo, il momento iniziale e il momento finale.
Dopo la L. 1 agosto 2002, n. 166 (art. 28) erano sorti dubbi se l’anzidetto vincolo d’inedificabilità, in precedenza costantemente ritenuto prevalente sulle previsioni dettate localmente dagli strumenti urbanistici, fosse divenuto, per così dire, subordinato a questi ultimi. La Corte di Cassazione (Sez. V, sent. n. 19757 del 9 agosto 2017) ha affermato (o, meglio, ri-affermato) come il vincolo d’inedificabilità previsto da norma di legge per le fasce di rispetto cimiteriale non possa essere derogato dai piani urbanistici, in considerazione del sistema di gerarchia delle fonti del diritto, ma solo nei casi, espressamente, contemplati dalla stessa fonte normativa, così come ora modificata dal cit. art. 28, L. 1 agosto 2002, n. 166.
Inoltre, la stessa pronuncia ha considerato come un tale vincolo legale d’inedificabilità, in più occasioni ritenuto legittimo in sede di esame di legittimità costituzionale, abbia carattere conformativo della proprietà (cioè comportando prescrizioni e/o vincoli che comportano limitazioni legali della proprietà, con l’assoggettamento del bene ad un determinato regime giuridico di appartenenza e limitando le facoltà inerenti alla posizione proprietaria in conformità alla naturale struttura del bene; art. 42 Cost.) in quanto collegato – sotto il profilo soggettivo – ad un carattere generale, riferito alla generalità dei cittadini, nella posizione di proprietari di determinati beni trovantisi in una situazione data, e – dal punto di vista soggettivo – per il fatto di gravare su immobili individuati a priori per categoria, conseguendo che un tale vincolo non arreca, in via specifica, ai proprietari un qualche deprezzamento del valore dell’immobile (rimanendo del valore quo ante).
Rispetto alla seconda questione (quella afferente al momento “finale” del vincolo d’inedificabilità), il Consiglio di Stato (Sez. IV, sent. n. 2351 del 18 maggio 2017) ha considerato il caso di un cimitero da tempo non utilizzato, affermando che il vincolo d’inedificabilità cui sono soggette le zone di rispetto cimiteriale persiste anche se sia stata, formalmente (aspetto questo ultimo non secondario), disposta la soppressione del cimitero, fino a che sia decorso il termine stabilito dall’art. 97, comma 1 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m., e decorso questo, eseguita la bonifica prescritta (art. 97, comma 2 stesso d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m.).

Tunisia: crowdfunding per realizzare un cimitero per migranti morti in mare al largo coste tunisine

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Pescatori e volontari di Zarzis in Tunisia da anni si occupano di dare una degna sepoltura ai migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo; a quei corpi senza vita di uomini, donne e bambini che quasi ogni giorno vengono ritrovati sulle spiagge della località nel sud della Tunisia.
Ora, tuttavia, nel cimitero locale non c’è più spazio e per questo motivo il comitato regionale della Mezzaluna Rossa di Medeine, ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi online, su www.cofundy.com, d’intesa con le autorità locali, per raccogliere 30’000 euro ed acquistare un terreno di 2500 metri quadrati, a 15 km a sud di Zarzis, da adibire a cimitero e luogo della memoria.
La Mezzaluna Rossa tunisina si prenderà poi l’onere di gestire il cimitero occupandosi anche di raccogliere informazioni sull’identità dei sepolti. Se l’operazione non dovese andare in porto, acquisterà comunque un terreno più piccolo.
Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel corso dell’anno i morti sono stati 2’410, molti a largo delle coste tunisine.
Che differenza con una analoga iniziativa che si sta svolgendo in Calabria, dove si è intervenuti con sodi pubblici italiani e con valori molto più elevati.

Manca il personale al cimitero di Messina

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Il Dipartimento Cimiteri del Comune di Messina è in difficoltà per carenze dell’organico. LA carenza sembra possa seriamente mettere in discussione la realizzazione di progetti di recupero, bonifica e costruzione di nuove sepolture. A lanciare l’allarme sono sette consiglieri del Comune di Messina che hanno deciso di accendere i riflettori sul problema e di scrivere al Sindaco.
Messina ha uno dei cimiteri monumentali italiani di maggior pregio.

Feniof e Federcofit contro la gara della ASL1 di Roma che potrebbe veder vincere la gestione di camere mortuarie ospedaliere da parte di imprese funebri

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Il bando emesso a fine giugno dalla Asl Roma 1 per la gestione delle camere mortuarie di due strutture ospedaliere romane, il San Filippo Neri e il Santo Spirito, secondo la denuncia di Feniof e Federcofit, prevede l’affidamento di un servizio pubblico d’interesse generale – i servizi interni di Polizia Mortuaria: Camere mortuarie, spostamento salme da corsia a deposito – anche ad imprese di onoranze funebri, ovvero ad operatori commerciali, che avrebbero così una “corsia preferenziale” per l’esecuzione del funerale, in un potenziale regime di monopolio. Una situazione grave, tanto da indire una conferenza stampa per sollevare il caso.
Il bando contestato, in netta controtendenza con i principi sanciti da ANAC, Antitrust e diversi DDL di Camera e Senato, è partito grazie a un vuoto normativo. Infatti una sentenza del 2012 del Consiglio di Stato sancisce che in assenza di una disposizione legislativa regionale non si possono escludere operatori funebri dalla partecipazione alle gare per la gestione delle camere mortuarie.
Queste Associazioni delle imprese funebri, in realtà, stanno sfruttando l’indubbia assurdità del bando per premere affinché sia emanata una norma regionale che lo impedisca, semmai con anche altre norme che interessano il comparto. O anche che venga emanata un norma nazionale chiara in proposito.
In proposito è da anni che l’ANAC condanna queste pratiche, come pure l’Antitrust e diverse altre Federazioni di settore, tra cui la SEFIT.

Socrem Pavia: indirizza i propri soci a cremare a Serravalle Scrivia

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Il forno del cimitero monumentale di Pavia ogni tanto si ferma per problemi manutentivi e così il presidente della Socrem, la Società pavese di cremazione, ha preannunciato l’intenzione di siglare un accordo con il gestore del crematorio di Serravalle Scrivia per garantire le creazioni in quel luogo.
Al quotidiano “La provincia pavese”, il presidente della Socrem Pavia ha dichiarato che «L’appalto per il nuovo forno a San Giovannino è bloccato, per una serie di ricorsi al Tar, quindi anche nella migliore delle ipotesi ci sarà da aspettare altri otto mesi perché si possa vedere un impianto nuovo. Molti pavesi, i soci Socrem sono 6mila in tutta la provincia, sceglieranno Serravalle Scrivia e non più a Pavia. Noi, naturalmente, daremo libertà di scelta, ma è evidente che la convenzione che intendiamo firmare renderà vantaggiosa la cremazione a Serravalle. Che comporterà anche una perdita economica per il Comune di Pavia, cui garantiamo entrate per circa 800mila euro l’anno».
L’assessore Giuliano Ruffinazzi, responsabile del Mezzabarba per i servizi cimiteriali, non si nasconde dietro un dito: «Il presidente della Socrem Pavia ha ragione, l’impianto di Pavia è inadeguato. Capisco la sua irritazione, ma i tre ricorsi hanno rallentato il project financing con cui questa amministrazione intende risolvere un problema che si trascinava da almeno dieci anni: l’appalto prevede un impianto completamente nuovo. Io come politico non posso fare pressioni sulla commissione, formata da dirigenti comunali, che deve assegnare l’appalto. So che sono rimaste in gara tre ditte e che pochi giorni fa è stata valutata l’offerta tecnica. Manca solo quella economica»

Ingegnoso sistema per rubare monetine dalla cappella del cimitero di Bolzano

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La Polizia Municipale di Bolzano ha denunciato una bolzanina di 44 anni, sorpresa a rubare le offerte dalle cassettine situate all’interno del cimitero. Erano da poco passate le 20.00 quando gli agenti a bordo di una pattuglia hanno notato una donna scavalcare il cancello del cimitero di Oltrisarco. Dall’esterno gli agenti hanno seguito le mosse della donna, che si è avvicinata alle due cassettine delle offerte situate vicino all’ingresso principale, iniziando ad armeggiare. Con un sistema tanto semplice quanto ingegnoso, aveva introdotto due pezzi di banda metallica, precedentemente smontata da un metro estensibile, all’estremità dei quali aveva attaccato del biadesivo. Attraverso la feritoia era riuscita a recuperare le monete.

E… se manca l’atto di concessione? Quali le possibili conseguenze?

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Traggo spunto da questo curioso fatto di cronaca: http://www.temporeale.info/71193/argomenti/cronaca/gaeta-cimitero-concessioni-pagate-due-volte-comune-restituisce-soldi.html per qualche riflessione su un tema spinoso, soprattutto per i gestori dei nostri tentacolari cimiteri.

Dunque: il problema pare essere sempre lo stesso: in carenza del titolo di concessione perché, magari, smarrito dal privato cittadino, parte integrante del rapporto concessorio, come comportarsi?

Sono legittimi atti ablativi affinché il manufatto cimiteriale rientri nel pieno possesso del Comune per una nuova assegnazione?

Provocatoriamente muovo da questa prima osservazione: i beni cimiteriali, in quanto afferenti al demanio comunale non sono nemmeno usucapibili!

Di norma, ed in linea di massima, una concessione cimiteriale sussiste solamente quando e se, agli atti del Comune, vi sia esemplare autentico del “regolare atto di concessione”, ex Art. 98 comma 1 DPR n. 285/1990, senza il quale si deve parlare d’inesistenza della concessione stessa, da cui deriverebbe un uso “senza titolo” dell’area o dell’edificio tombale , e quindi il sepolcro, in buona sostanza, sarebbe abusivo (in senso tecnico!)

114129972-bf8e39ea-bf02-4e72-b767-4571ffe5d109Quando manchi un titolo formale, secondo i principi generali dell’ordinamento ed ai sensi dell’Art. 2697 Cod. Civile dovrebbe esser necessario un accertamento giudiziale ex Art. 2907 Cod. Civile sulla fondatezza del diritto (o presunto tale) rivendicato cui provvede la Magistratura Ordinaria in sede civile, tenderei ad escludere (ma felicissimo di esser smentito!) la competenza funzionale del giudice di pace, perchè lo jus sepulchri ha natura di diritto reale (sui generis), patrimoniale e personale e non rientra pertanto (anche le eccede) tra le materie assegnate ex Art. 7 Cod. Proc. Civile al Giudice di Pace.

Data l’epoca piuttosto risalente la stipula dell’atto di concessione vero e proprio dovrebbe essere stata preceduta da una deliberazione del consiglio comunale di assegnazione dell’area, nonché dall’autorizzazione prefettizia per procedere alla concessione con il conseguente perfezionarsi dell’atto di concessione, il quale, oltretutto, una volta formato, sarebbe stato soggetto al visto di esecutività da parte della G.P.A. (organo oppresso con l’istituzione dei T.A.R. avvenuta con la Legge n. 1034/1971), tutto questo in regime di Regio Decreto n.1880/1942, cioè del regolamento statale di polizia mortuaria vigente in quel periodo storico.

Infine, sia il progetto di costruzione del corpo di loculi sull’area data in concessione, sia quello per eventuali successivi interventi di ristrutturazione o ri-adattamento del manufatto dovrebbero essere stati approvati dal comune (oggi art. 94 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) e, le opere, una volta eseguite , avrebbero, comunque, dovuto esser oggetto sia verifica sulla rispondenza di quanto realizzato con il progetto precedentemente varato, sia di collaudo, quanto meno statico, a rilevanza igienico-sanitaria.

Per altro, non mancano, anzi sono abbastanza diffusi, frangenti e realtà territoriali in cui la tenuta degli archivi presenti condizioni di pesante “sofferenza” ed inadeguatezza, stato di fatto che, senza entrare nel merito delle possibili cause, spesso annose e non solo dovute alla momentanea incuria, costituisce un fattore di criticità, perchè la disponibilità dell’atto di concessione e, quindi, la conoscenza del concessionario, costituisce elemento essenziale per acclarare, in occasione di ciascuna singola richiesta di tumulazione, se il defunto di cui sia richiesto l’accoglimento nel sepolcro abbia titolo ad esservi ammesso ex Art. 102 DPR 10 settembre 1990 n. 285 (soluzione procedimentale che, altrettanto, spesso è poco applicata, generando situazioni, talora, di indebito uso del sepolcro).

All’assenza di atti d’archivio (o di registrazioni tratte dagli atti d’archivio), potrebbe essere sopperirsi, oltre che, ovviamente, con ricerche approfondite nell’archivio del comune interessato (spesso laboriose, specie se l’archivio non sia sempre stato tenuto in modo adeguato), anche con accessi all’Archivio di Stato, in cui potrebbero (es.) essere state riversate, decorsi oltre 40 anni, le copie dell’atto di concessione a suo tempo oggetto di visto da parte della G.P.A. In alcuni casi, potrebbe darsi il suggerimento di avviare le ricerche iniziando dai registri delle deliberazioni del consiglio comunale (che erano tenute in termini tanto più ordinati, quanto più indietro si vada nel tempo), ciò consentirebbe di individuare, oltre al il momento temporale cui restringere le ricerche, anche il concessionario iniziale (c.d. fondatore del sepolcro), operazione da “topi di biblioteca” che favorirebbe le ricerche per le fasi successive, cioè per provare l’eventuale subentro, ossia l’ingresso dei discendenti dell’originario fondatore nella piena titolarità del sepolcro. Ovviamente l’istituto della voltura nelle concessioni cimiteriali opera solo mortis causa, essendo vietato su quest’ultime ogni atto di disposizione per acta inter vivos, stante la sancita demanialità dei beni cimiteriali.

Una volta individuato il fondatore del sepolcro, si definisce “di default”, cioè automaticamente anche l’ambito della famiglia avente diritto alla sepoltura, mentre per il tempo successivo al decesso del concessionario/fondatore del sepolcro dovrebbero esservi stati atti di “subentro”, regolati per altro dal regolamento comunale di polizia mortuaria, considerando come qualora questo istituto non sia stato considerato, né tanto meno esperito dovrebbe concludersi che concessionario sia rimasto quello originario.

Va aggiunto, per quanto riguarda le opere di costruzione del sepolcro e, nel caso, anche per i lavori di ristrutturazione successivi, come non si possa escludere che i relativi atti siano stati oggetto di procedura di scarto dall’archivio comunale, per cui (almeno) dovrebbe essere reperibile il relativo verbale con cui è proceduto allo scarto (DPR n.1409/1963), mentre non possono essere stati oggetto di scarto gli atti di concessione e, sempre che vi siano stati, gli eventuali aggiornamenti dell’intestazione, conseguenti al decesso del concessionario (e, forse, anche dei suoi discendenti), sempre che la procedura di c.d. “subentro” fosse contemplata dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

Nel caso in esame, appare evidente come la gestione dell’archivio, localmente, non sia stata del tutto “perfetta” ed inappuntabile (e, come osservato, si tratta di una situazione anche molto diffusa, soprattutto per il pregresso).

In Ultima analisi, se dai registri delle sepolture si evince l’uso (comunque nec vi, nec clam, nec precario, elemento assai arduo da provare) continuata e costante della tomba in questione si potrebbe anche tentare anche la formula dello juris tantum (immemoriale: http://www.funerali.org/cimiteri/ricognizione-sullo-jus-sepulchri-listituto-dellimmemoriale-1172.html) la quale dovrebbe, poi sfociare, dopo adeguata istruttoria, in un atto integrativo/ricognitivo sulla concessione in già essere, avente la forma di determina dirigenziale, adottato, appunto, dal dirigente (Art. 107 comma 3 lett. f D.LGS n.267/2000) di settore dei servizi cimiteriali. Meglio, comunque, percorrere la strada maestra dell’accertamento giudiziale, sostenendo, comunque, l’alea che un giudizio civile pur sempre comporta.

Trapani: avviate estumulazioni massive per 70 loculi a seguito di procedura di decadenza della concessione

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A Trapani una determina dirigenziale ha dato avvio al procedimento di decadenza della concessione cimiteriale di n. 70 loculi.
L’elenco dei loculi, che fa parte integrante del medesimo provvedimento dirigenziale, è pubblicato all’Albo Pretorio on-line ed all’Albo cimiteriale del Comune di Trapani.

I loculi interessati alla procedura di decadenza della concessione si trovano nei Gruppi Sepolcrali economici 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28 e 29.

Per delucidazioni a riguardo rivolgersi agli uffici dei Servizi Cimiteriali, siti in Piazza Cimitero n. 37 – (tel. 0923- 590266 – 568500), che sono aperti al pubblico nei giorni e negli orari di seguito indicati: – il lunedì e giovedì: dalle ore 15,00 alle ore 17,00; il mercoledì: dalle ore 09,00 alle ore 13,00.

A San Paolo in Brasile, si privatizza la gestione di cimiteri e crematorio

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Nell’ambito del “Plano Municipal de Desestatizacao”, avviato dal sindaco di San Paolo (Brasile) Joao Doria al momento del suo insediamento, la città sta attraversando la più grande fase di privatizzazione della sua storia, realizzata attraverso la messa in vendita del patrimonio immobiliare pubblico e l’affidamento ai privati della gestione di svariati servizi pubblici locali.

Tra i servizi privatizzati anche la concessione per la gestione dei 29 terminal di autobus e dei 16 mercati comunali e infine la concessione riguardante i 22 cimiteri e un crematorio comunale.

Napoli: a rischio chiusura per protesta i servizi cimiteriali di Napoli

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Nel giorno di San Gennaro i cimiteri restano chiusi a Napoli a causa dello sciopero dei lavoratori svoltosi ieri domenica 17 settembre 2017 e in previsione anche epe rilasciato prossimo martedì, giorno in cui ricorre la festività del santo patrono di Napoli.
Gli undici cimiteri napoletani resteranno chiusi dalle ore 7.00 alle ore 10.00 per un’assemblea sindacale organizzata dalla funzione pubblica della Cisl.
Oltre ai cimiteri si fermerà anche per l’obitorio del II Policlinico e i servizi della polizia mortuaria. L’assemblea era stata già prevista lo scorso fine settimana anche se l’Amministrazione aveva chiesto di rinviare per aprire un tavolo di confronto con i cimiteriali.
Si attendono i risultati di un incontro dell’assessore con i vertici sindacali, convocato per oggi, nel tentativo di scongiurare la chiusura anche per il giorno del Patrono di Napoli.