1888 – 1889: gli ultimi due anni di vita dell’artista suicida Vincent van Gogh
Arles
Nel Febbraio del 1888 Vincent Willem van Gogh (Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers sur Oise, Francia, 29 Luglio 1890) partì per Arles, città nel Sud della Francia, credendo di poter ritrovare in quei luoghi, qualcosa dell’atmosfera che tanto ammirava nelle stampe giapponesi. Nel viaggio vide territori ricoperti di neve che gli ricordarono i paesaggi invernali realizzati da quegli artisti.
Ad Arles fu sorpreso dal mese più rigido degli ultimi ventotto anni, con la terra completamente ricoperta da una coltre di neve di una sessantina di centimetri. Più volte tentò di dipingere questo paesaggio invernale, ma il freddo lo costrinse a lavorare a casa.
Van Gogh sognava di poter fondare una comunità di artisti, in cui spiriti affini avrebbero potuto abitare e lavorare insieme; purtroppo, già alla fine di questo anno, il ritrovato ottimismo venne messo a dura prova dai primi segnali della malattia, una forma di epilessia, accompagnata da allucinazioni con attacchi di natura psicotica, durante uno dei quali si tagliò il lobo dell’orecchio sinistro.
Il Seminatore e il Mietitore
Affascinato dal tema del seminatore, ad Arles creò una serie di opere a tema. Seminatore con sole al tramonto (Novembre 1888, Arles, olio su tela, Al. 32,5 x 40,3 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Vincent van Gogh Foundation) presenta il sole calante come elemento preponderante sulla tela, posto dietro il capo del protagonista come fosse un’aureola.
Scrisse al fratello Theo: «Ecco un croquis dell’ultima tela a cui sto lavorando un altro seminatore. Un immenso disco giallo limone per il sole. Cielo verde-giallo con nuvole rosa. Il campo è viola. Il seminatore e l’albero blu di Prussia.» [Mercoledì 21 Novembre 1888 circa] – [schizzo A].
Al motivo del seminatore, simbolo della vita e dell’infinito connesso al ciclo della crescita, della maturazione e della raccolta, sarebbe succeduto quello del mietitore, che per van Gogh rappresentava la morte: «nel senso che l’umanità rappresenta il grano falciato. Visto così è dunque l’opposto del seminatore che ho già provato a dipingere.» [801/604]
Il ricovero ad Arles
Nel Novembre 1888 scrisse al fratello Theo: «Continuo ad avvertire l’esigenza di produrre e questo impulso mi spossa, mentalmente e fisicamente». [717/557]
La sua frenetica attività fu la causa del ricovero all’Ospedale di Arles. Dimesso i primi giorni di Gennaio del 1889, tornò a dipingere soprattutto soggetti di natura morta.
Granchio sul dorso (Gennaio/Febbraio 1889, Arles, olio su tela, Al. 38 x La. 46,5 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Vincent van Gogh Foundation) fu ispirata all’arte giapponese diffusasi dalla metà del 1800 con le prime opere entrate in Europa di Katsushika Hokusai (Edo-Tokyo, Giappone, 1760–1849).
L’opera, interpretata come immagine della stanchezza interiore di Van Gogh o riflessione sul destino e il bene comune dell’umanità, rappresenta il crostaceo dipinto con ampi e piccoli tocchi di pennello, visibili perfettamente a una distanza ravvicinata.
Il corpo ha contorni nitidi che staccano il suo volume dal fondo verde della superficie su cui appoggia riverso, un piano che si presenta come poesia di sfumature di colori dalle infinite pennellate vibranti.
Il piccolo rigido corpicino capovolto è evidente sia morto e sembra ondeggiare su di una distesa sabbiosa. L’unico soggetto, senza vita, si configura come emblema della tristezza in cui viveva van Gogh, un uomo profondamente solo, la cui unica forza era il rapporto con il fratello Theo.
Saint Rémy
Benché dimesso dall’ospedale, non migliorò fisicamente, a causa di continui attacchi epilettici. Nel Maggio 1889, si fece volontariamente ricoverare in un ospedale psichiatrico vicino a Saint Rémy, ottenendo dal suo medico curante la possibilità di dipingere. Theo affittò un’altra stanza all’interno dell’istituto che adibì ad atelier.
A Saint Rémy non ebbe difficoltà a trovare soggetti da dipingere. Nel Campo di grano con mietitore riprodusse ciò che vedeva dalla finestra della sua camera: un campo di grano circondato da mura con i monti sullo sfondo.

Il grano è riprodotto con pennellate lunghe e ondulate, che in alcuni punti creano delle spirali. Lui stesso sottolineò come si fosse ispirato a uno dei riferimenti della mietitura nella Bibbia. I libri sapienziali attribuiscono alla mietitura il simbolo del lavoro assiduo e costante della persona saggia. «In quel mietitore – una figura indefinita sotto il sole cocente che lotta come un indemoniato per riuscire a finire il suo lavoro – vidi allora l’immagine della morte, nel senso che il genere umano rappresenta il grano che viene mietuto.» [801/604].
Auvers sur Oise
Nel Maggio del 1890 van Gogh si trasferì ad Auvers sur Oise, un villaggio a trenta chilometri a nord ovest di Parigi.
A Luglio, con suo fratello Theo, incontrò a Parigi un critico d’arte francese che aveva scritto un articolo entusiasta sull’artista per allestire una mostra a Bruxelles; positive furono anche le reazioni alla sua presentazione nello stesso anno al Salon des Indépendants.
Tuttavia, benché i concreti riconoscimenti verso la sua pittura risultassero finalmente in continuo aumento, egli continuava a sentirsi un artista fallito. «Mi sento fallito.» scrisse a Theo «Per quel che mi riguarda, credo che questo sia il mio destino. Lo accetto, non cambierà più.» [877/648].
Durante i due mesi di permanenza a Auvers sur Oise continuò a lavorare intensamente, come testimoniano le decine di dipinti e disegni di quel periodo. Il suo umore lo portò a dipingere vasti paesaggi con un formato di larghezza doppia rispetto all’altezza, adatti a questo tipo di rappresentazione. In una lettera scrisse a Theo: «Si tratta di enormi e sconfinati campi di grano sotto un cielo minaccioso e ho consapevolmente cercato di evidenziare in essi la tristezza e l’estrema solitudine.» [903/649].
Nel Luglio 1890 van Gogh era in uno stato di profonda depressione, preoccupato della situazione finanziaria, sua e del fratello. Scrisse un’ultima lettera a Theo il 23 Luglio ordinandogli altri colori, pensando che continuando a dipingere avrebbe alleviato il senso di angoscia che lo tormentava.
Ma il 27 Luglio si sparò al petto, morendo due giorni più tardi, alla presenza di Theo e sottraendo al corpo quella vita che ormai era divenuta per lui un peso non più sopportabile.
Theo, che aveva conservato a Parigi gran parte dell’opera di Vincent, morì sei mesi dopo. Fu sua moglie, Johanna Gezina van Gogh-Bonger (Amsterdam, Olanda, Paesi Bassi – 4 Ottobre 1862 – Laren, Olanda, Paesi Bassi, 2 Settembre 1925), anch’essa pittrice, a riportare in Olanda la collezione di Vincent per far ottenere al cognato il riconoscimento che riteneva meritasse.
Nel 1914, dopo che l’opera di Vincent van Gogh fu universalmente apprezzata, fece stampare la corrispondenza tra i due fratelli, legando indissolubilmente l’opera dell’artista alla tragica vicenda dell’uomo.
Il suo caro amico Émile Bernard fornirà in una lettera i dettagli del funerale di van Gogh che si tenne nel pomeriggio del 30 Luglio 1890.

Di norma la risposta al quesito è data entro 3 giorni lavorativi.
Per quesiti complessi ci si riserva di non dar risposta pubblica ma di chiedere il pagamento da parte di NON operatori professionali di un prezzo come da tariffario, previo intesa col richiedente
Risposta a quesiti posti da operatori professionali sono a pagamento, salvo che siano di interesse generale, previa conferma di disponibilità da parte del richiedente.