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Quanto possono essere retroattive le norme in materia di polizia mortuaria.

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Il fatto che le diverse norme di settore abbiano, nel tempo, talora anche innovato, porta dover affrontare la questione della loro efficacia nel tempo, in particolare se, e in tal caso, quanto possa aversi una qualche retroattività.
Per molti versi, le normative di settore presentano la caratteristica di essere state reiterative, riproduttive proponendo i medesimi istituti, spesso anche con le medesime formulazioni testuali, altre volte mutando il testo, ma conservandone la sostanza di fondo. Altre volte, esse hanno veramente innovato.

Proprio in relazione a queste ultime si pone la problematica su di una loro (eventuale) retroattività.
Va subito detto come il riferimento alle “norme di settore” non possa che riguardare sia le norme di rango primario (leggi o atti normativi aventi forza di legge) quanto le norme di rango secondario (regolamenti, siano essi statali, regionali e, più spesso, comunali, riferimento questo ultimo del tutto importante alla luce dell’art. 117, comma 6, 3° periodo Cost. (che, come noto, attribuisce a livelli di governo sprovvisti di potestà legislativa una potestà regolamentare)).
Il thema si pone considerando quanto spesso, in particolare in ambito cimiteriale, si abbiano rapporti giuridici, come le concessioni cimiteriali, che attribuiscono diritti particolari ai concessionari su beni pertinenti alla collettività locale (demanio cimiteriale), diritti particolari che, nei riguardi dei soggetti terzi, assumono la veste di diritti reali, che, come tali, sono/possono essere oggetto di tutela in sede giudiziale da parte dell’A.G.O., in sede civile.
Al contrario, nei rapporti tra comune, soggetto esponenziale della collettività locale, e concessionari non possono andare oltre alla posizione dell’interesse legittimo, eventualmente oggetto di tutela avanti al giudice amministrativo.
Il fatto di dover fare i conti con rapporti giuridici sorti nel tempo, fa sì che venga a porsi la questione: ad es.:  quid iuris  se l’imprescindibile regolare atto di concessione presenti, al momento della sua formazione, statuizioni o “elementi” non coerenti con le norme (quale ne sia il rango e quale ne sia l’ambito territoriale di vigenza) vigenti in un dato, successivo, momento? Di tale questione si trova traccia (es.), nella parte finale dell’art. 98, comma 2 dPR 10 settembre 1990, n. 285, laddove è presente la salvaguardia: “…  salvo i patti speciali stabiliti prima della data in vigore  …”.
Una delle questioni maggiormente diffuse riguarda l’innovazione introdotta con l’art. 93 dPR 21 ottobre 1975, n. 803 (e corrispondente norma successiva contenuta nell’art. 92 dPR 10 settembre 1990, n. 285), con cui è venuta meno la possibilità che i comuni concedessero aree cimiteriali per l’erezione di sepolcri privati nei cimiteri tanto in perpetuità quanto a tempo determinato (oltretutto, si fa notare: senza particolari limitazioni temporali nella durata delle concessioni), prevedendo, espressamente (comma 1): “… Le concessioni previste dall’art. 91,  rilasciate dopo l’entrata in vigore del presente regolamento, sono a tempo determinato, e di durata non superiore a 99 anni, salvo rinnovo.  …”
Tali norme hanno visto, qui o là, applicazioni che non tenevano conto di questo aspetto, cioè del fatto che esse – esplicitamente – non potevano che avere applicazione per il futuro, cioè per le concessioni sorte successivamente. In proposito, ex plurimis  ed anche intendendo citare solo pronunce recenti, potrebbe ricordarsi la sentenza del TAR Veneto, Sez. I, 12 dicembre 2016, n. 1350, con cui si afferma, o ri-afferma, come la “durata” originariamente fissata persista, anche sulla considerazione del fatto che per intaccare posizioni giuridiche in loro stesso perfette occorrerebbe norma di rango primario, cioè di legge (e, vertendosi in materia di ordinamento civile, rientrante nella competenza legislativa – esclusiva – dello Stato).
Per altro, altri TAR non hanno mancato di formulare un approccio diverso, quello che una durata illimitata (perpetuità) rischia di celare, negli effetti, una potenziale “alienabilità” dei sepolcri, non compatibile con la loro natura di beni talora insistenti sul demanio cimiteriale, altre volte appartenenti al demanio cimiteriale, approccio che, sembra, stia trovando sempre più aderenti.

Oltretutto, coeva e contestuale alla questione della durata delle concessioni cimiteriali è stata quella concernente la loro “cedibilità”, in termini di diritto privato, poiché le norme antecedenti l’ammettevano, per quanto in via subordinata e richiedendo predeterminati procedimenti per quanto riguarda la produzione degli effetti. Si veda, es., Consiglio di Stato, Sez. V, 28 ottobre 2015, n. 4943
Anche qui si registrano situazioni non uniformi, avendosi, in alcune aree (abbastanza ben individuabili), orientamenti tali da ammettere, a certe condizioni, la persistenza, anche in termini di legittimità, di pratiche fondate su di una tale “cedibilità”, per quanto relativamente alle concessioni sorte in precedenza.

Tali questioni possono interessare, come in parte già enunciato, anche le disposizioni dei Regolamenti comunali di polizia mortuaria, per i quali è quanto meno opportuno suggerire, in sede di eventuale modifica, una norma, indicativamente tra le norme finali e transitorie, in cui si affrontino tali aspetti, ad es., prevedendo che le norme “nuove” si applichino anche alla concessioni pregresse, opzione che richiederebbe, per difetto di legge (dello Stato!) come visto, essere corredata da una sorta di clausola di salvaguardia. Ad es.: prevedendo che chi vanti posizioni sorte antecedentemente, possa richiedere di conservarle, entro un certo tempo (osservando che quanto maggiore sia il termine per attivare una tale salvaguardia, tanto minore diventa l’esposizione a possibili contenziosi).
Tanto più che in ben pochi casi (e non per scarsa diligenza), gli stessi comuni conservano accessibili i testi, variamente succedutisi e modificatisi, dei propri Regolamenti comunali di polizia mortuaria.

Il principio di fondo da tenere presente è quello per cui i rapporti giuridici sorti in un dato momento sono tendenzialmente destinati a produrre i propri effetti anche quando vengano a mutare le norme che avevano efficacia nel momento “fondativo” ( tempus regit actum ), salvo – solo – che non intervenga una legge (dello Stato) che modifichi il contesto normativo.

Le fasce di rispetto cimiteriale: inizio e fine.

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La tematica che attiene alle fasce di rispetto cimiteriale è frequentemente oggetto di contenzioso giurisdizionale. Non solo ai fini strettamente edificatori, ma altresì per “impianti” che, in loro stessi, difficilmente possono essere qualificati quali edifici, come si ha nel caso delle stazioni radio base per la telefonia mobile (osservandosi a proposito di queste ultime il fatto che i soggetti gestori abbastanza raramente facciano richiamo, quale argomento, al Codice delle comunicazioni elettroniche (D. Lgs. 1 agosto 2003, n. 259 e s.m.), probabilmente per il fatto che le tutele poste dal suo art. 86, comma 4 poco si prestano in questo specifico contesto).
Per altro, se oramai sia del tutto consolidato l’orientamento per il quale il vincolo d’inedificabilità posto dall’art. 338 T.U.LL.SS. (r .d. 27 luglio 1934, n. 1265 e s.m.) e dall’art. 57 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m., costituisca un vincolo assoluto e non derogabile, alcune recenti pronunce portano a considerare due “momenti” del sorgere di un tale vincolo, il momento iniziale e il momento finale.
Dopo la L. 1 agosto 2002, n. 166 (art. 28) erano sorti dubbi se l’anzidetto vincolo d’inedificabilità, in precedenza costantemente ritenuto prevalente sulle previsioni dettate localmente dagli strumenti urbanistici, fosse divenuto, per così dire, subordinato a questi ultimi. La Corte di Cassazione (Sez. V, sent. n. 19757 del 9 agosto 2017) ha affermato (o, meglio, ri-affermato) come il vincolo d’inedificabilità previsto da norma di legge per le fasce di rispetto cimiteriale non possa essere derogato dai piani urbanistici, in considerazione del sistema di gerarchia delle fonti del diritto, ma solo nei casi, espressamente, contemplati dalla stessa fonte normativa, così come ora modificata dal cit. art. 28, L. 1 agosto 2002, n. 166.
Inoltre, la stessa pronuncia ha considerato come un tale vincolo legale d’inedificabilità, in più occasioni ritenuto legittimo in sede di esame di legittimità costituzionale, abbia carattere conformativo della proprietà (cioè comportando prescrizioni e/o vincoli che comportano limitazioni legali della proprietà, con l’assoggettamento del bene ad un determinato regime giuridico di appartenenza e limitando le facoltà inerenti alla posizione proprietaria in conformità alla naturale struttura del bene; art. 42 Cost.) in quanto collegato – sotto il profilo soggettivo – ad un carattere generale, riferito alla generalità dei cittadini, nella posizione di proprietari di determinati beni trovantisi in una situazione data, e – dal punto di vista soggettivo – per il fatto di gravare su immobili individuati a priori per categoria, conseguendo che un tale vincolo non arreca, in via specifica, ai proprietari un qualche deprezzamento del valore dell’immobile (rimanendo del valore quo ante).
Rispetto alla seconda questione (quella afferente al momento “finale” del vincolo d’inedificabilità), il Consiglio di Stato (Sez. IV, sent. n. 2351 del 18 maggio 2017) ha considerato il caso di un cimitero da tempo non utilizzato, affermando che il vincolo d’inedificabilità cui sono soggette le zone di rispetto cimiteriale persiste anche se sia stata, formalmente (aspetto questo ultimo non secondario), disposta la soppressione del cimitero, fino a che sia decorso il termine stabilito dall’art. 97, comma 1 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m., e decorso questo, eseguita la bonifica prescritta (art. 97, comma 2 stesso d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m.).

AS 1611: particolarismi o impostazioni di sistema.

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Se sia nelle cose che la Lettera del Presidente (Federcofit) di ottobre presenti un editoriale riguardante la presentazione del D.d.L. AS 1611 e della Conferenza-stampa tenutasi l’8 ottobre 2014, meno comprensibile risulta il suo contenuto (non solo per la sua individuazione di “nemici” fin dalla prime righe, includendovi anche illazioni sui partecipanti alla conferenza-stampa). Appare del tutto privo di senso l’asserzione secondo cui si sia in presenza di un baratto e mercimonio tra soggetti rappresentativi di interessi “particolarissimi”, di fronte al fatto che il testo si presenta come un’elaborazione che va in tutt’altra direzione, essendo, forse per la prima volta, dopo alcuni tentativi formulati da singoli soggetti rappresentativi, che viene elaborato un testo che , oltre a tenere presente come la situazione attuale sia ben diversa da quelle che si avevano nel passato, evidenzia una “visione” non solo moderna, ma, soprattutto, generale, in cui si considerano i diversi interessi, in funzione di una loro coerenza con quelli più generali, in primis la centralità delle Famiglie in lutto, affrontando le specificità di un settore in termini di “sistema”. Cioè, tutt’altro che una qualche difesa di particolarismi, atteggiamento che, semmai, è del tutto chiaramente individuabile in altri e per fatti concludenti, anche come metodo. Che si sia in presenza di un intervento un po’ sopra le righe appare evidente, non solo da riferimenti a questo o quel personaggio, così come l’attribuzione di mire (verrebbe da richiamare, le motivazioni, gli attori, le questioni ed i modi (ed altro) con cui si sia addivenuti alla costituzione di Federcofit, frantumando quella che allora era un’unica Federazione, nonché e nonché le diverse vicende avutesi di seguito, cosa che pochi ricordano e molti non hanno avuto modo di conoscere), specie considerando come se tutto stia nella doglianza di una non partecipazione a fasi di elaborazione del testo sarebbe il caso, prima di assumere posizioni, di fare un esame di coscienza per cercare di comprendere se non vi siano stati elementi che abbiano prodotto questa non partecipazione, poiché un coinvolgimento richiede una valutazione della qualità dell’apporto che possa essere dato. Non si considerano le affermazioni, auto-giustificazioniste, che contrappongano norme nazionali “vecchie” (che se, al di là delle epoche, siano non più attuali, queste possono essere adeguate) e norme regionali vicine ai problemi (o, più agevolmente accessibili a interessi particolarissimi?), per il fatto che questo significa voler ignorare, non solo come questa “vicinanza” sia tutt’altro che oggettiva, ma soprattutto il fatto che queste ultime hanno portato a situazioni, a volte ingestibili, di dis-articolazione nel settore, non solo per il fatto che, come gli operatori ben sanno, si tratta di attività che non si esauriscono in un ambito territoriale predeterminato, tutt’altro. Se, in materia di servizi, l’orizzonte di operatività sia ormai quello proprio dell’Unione europea, appare frutto di una visione paesana il solo proporre che il sistema di regolazione di un settore sia contenuto in ambiti territoriali sub-nazionali. Si trascura, infine, come in non una sola occasione si formulino valutazioni su ipotesi di cimiteri privati, affermando, oltretutto, che la loro gestione costituisca un grande vantaggio, affermazione che prova la non conoscenza delle dinamiche – reali – delle risorse dei cimiteri, ma anche l’ignoranza circa cosa comporti una gestione cimiteriale. Probabilmente, la visione è distorta da una tale non conoscenza, fermandosi a sensazioni superficiali, in cui nessuna seria valutazione economica, di medio-largo respiro, è tenuta presente, mancando gli elementi per formulare un qualsiasi piano economico-finanziario con orizzonti temporali non limitati ad alcuni anni, o decenni, ma a tempo indeterminato. Il fatto che sia improponibile mirare a questo non si motiva con principi astratti, ma, semplicemente, con il fatto che un’impresa (nel senso proprio del termine) non può essere richiesta di assicurare la continuità operativa se non abbia ricavi adeguati (incluso l’imprescindibile utile), e ciò anche nel tempo, allorquando i ricavi vengono a ridursi, se non a cessare. Non è un caso che nei paesi (definiti: moderni) in cui tali attesi istituti sono, o sono stati, presenti, le gestioni private dei cimiteri hanno registrato insolvenze (determinando l’esigenza di un re-intervento di soggetti non privati, con oneri a carico delle collettività) o, dopo avere scontrato le insolvenze, sono state adottate metodologie di garanzia, prevedendo (es.) che una quota, neppure secondarie, dei ricavi attuali sia destinata a soggetti terzi (in genere, fondi specifici), in modo che le risorse così affluite possano essere destinate, nel momento in cui sorgono le insolvenze, alla continuità; il ché comporterebbe un incremento delle tariffe per l’uso, tariffe non riferibili a quelle “comunali”, troppo spesso “sotto costo”, ma quelle economicamente determinabili con criteri di ordinaria contabilità aziendale, imprenditoriale. Appare necessario il confronto sul testo, sui contenuti, cioè nel merito e non sulle primazie o sulle paternità, né su asseriti, da altri, schieramenti che, semmai, proverebbero come di fronte alla destrutturazione fatta produrre nel settore, vi è pur sempre la possibilità, anche in presenza di differenze, di trovare punti di condivisione tra soggetti che mirino a una “visione” di un’adulta crescita nel settore. Ed è quest’ultima a contare. Sereno Scolaro

Donna scompare: ma, poi, arriva l’urna cineraria.

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I parenti, angosciati, l’avevano cercata per giorni, finendo per denunciarne la scomparsa ai Carabinieri. Ma lei, O. C., una signora abbiente di 85 anni di Arzignano (VI), aveva scelto di congedarsi dalla vita in silenzio, recandosi in una clinica in Svizzera dove le è stata praticata l’eutanasia. I familiari, con i quali peraltro era in ottimi rapporti, hanno appreso del gesto quando sono giunte per posta aerea al notaio le sue ceneri, dentro un’urna, come da sua volontà.

Riese Pio X: separazione o integrazione

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Una volta, nei cimiteri, vi erano i c.d. “campi bambini”: vi erano, in quanto (oggi) la normativa cimiteriale prevede unicamente una diversa misura nelle dimensioni delle fosse per i defunti fino a 10 anni, rispetto alle ordinarie fosse. Nel passato (dal 1° luglio 1943 al 9 febbraio 1976), per altro, essa prevedeva come le fosse destinate ai bambini , fino a 10 anni, dovesse essere pari al 27% del totale delle fosse ad inumazione, cioè che ogni 100 fosse 27 fossero per i “bambini”, e le restanti 73 per adulti maggiori di 10 anni, previsione che spiega, congiuntamente alla riduzione della mortalità infantile, come i vecchi “campi bambini” appaiano sovradimensionarti. Prima ancora (dal 1891 al 30 giugno 1943), un tale rapporto era fissato nel 46% (cioe’ 54 fosse per adulti e 46 fosse per “bambini”), oltretutto considerandosi unicamente in bambini fino a 7 anni di età (e non fino a 10 anni), ricordandosi come nel 1891 fosse già vigente la legge che escludeva l’ammissibilità al lavori dei minori di 8 anni, per quanto osteggiata da senatore che era, al contempo, il titolare della maggiore industria italiana, sia in termini di dipendenti che di fatturato. Più o meno recentemente vi e’ stato il decesso, in eta’ perinatale, di un bambino appartenente a famiglia di altre tradizioni, inumato nell’apposita area cimiteriale destinata ai bambini, avendosi un contenzioso dato che i genitori asserivano che il proprio bambino non poteva stare nelle vicinanze di altri bambini, in quanto di tradizione diversa e reclamando la sussistenza di un obbligo per il comune di provvedere a destinare una specifica area cimiteriale, per i bambini di questa tradizione. Fermo restando – sempre – il rispetto del lutto, così come quello delle tradizioni e dei riti delle persone, pare che la questione dovrebbe collocarsi, più che sul piano dell’obbligo, su quello della facoltà, nel senso che, prevedendolo il piano regolatore cimiteriale, se vi sia eccedenza rispetto al dimensionamento determinato secondo i criteri dell’art. 58 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, possa anche aversi l’esercizio della facolta’ di istituire reparti speciali e separati (art. 100 d.P.R. 10 settembre 990, n. 285), previa debita concessione (e, in ogni caso, a titolo oneroso) dell’area a ciò destinata, salvo che il Regolamento comunale di polizia mortuaria (e il suo piano regolatore cimiteriale) non preveda la possibilità di concessione di aree per inumazioni singole, se disponibili, e a titolo oneroso. Ne consegue che non vi proprio alcun obbligo. In termini di “separazione” delle aree. La pretesa di una “separazione” ha, nella specie, portato il sindaco del comune interessato, Riese Pio X (TV), a dover, ricorrendo anch’egli ai mass media (avendo fatto ricorso i genitori alla stampa locale), precisare quanto non richiedeva punto di dover essere precisato: “Il cimitero non è riservato ai soli cattolici o cristiani: chiunque può essere sepolto qui, a qualsiasi fede appartenga, come già accade.” Non si parli di comportamenti discriminanti, salvo non voler introdurre discriminazioni “alla rovescia”. Per non considerare un altro aspetto, quello che queste distinzioni e differenziazioni, se possano essere presenti negli adulti (e andrebbero superate), mal si attagliano con i bambini per i quali (fortunatamente) questa o quella appartenenza sono estranee, trattandosi di impostazioni culturali, che si acquisiscono nel tempo (per influenza degli adulti). Gli atteggiamenti discriminatori sono sempre acquisti, con l’ambiente, essendo in loro stessi innaturali, Né trovano fonte (semmai, trovano esclusione) nei “Libri” considerati variamente sacri. La vicenda ripropone, anche in ambito cimiteriale, la questione, variamente posta, circa le sepolture di persone appartenenti a popolazioni aventi particolari usi e tradizioni, in termini di “separazione”, oppure di “integrazione” (in particolare considerando come i cimiteri non siano, in quanto tali, confessionali. Ma perché i bambini non possono stare con i bambini ?

Vendita di loculi door to door.

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A Monticello Conte Otto (VI) s’ stato segnalato che persone, qualificantesi come incaricati dal comune, abbiano posto in atto un particolare tipo di vendita “door to door”, dove la particolarita’ sta nell’oggetto proposto per la vendita, a domicilio: l’uso di loculi nel cimitero comunale.
Il comune, con appositi avvisi, ha richiamato i cittadini non solo sul fatto di non avere conferito incarichi, ma soprattutto che si tratta di comportamenti fraudolenti. Il Comando di Polizia Locale invita, quando cio’ avvenga, a non accettare queste proposte, ma a segnalare loro immediatamente le offerte. Se sia vero che le vendite a domicilio non possano essere limitate, e’ anche vero come queste abbiano una precisa regolamentazione, incluso l’obbligo di riconoscibilita’ dei “venditori a domicilio”.
Per altro, la questione non puo’ essere affrontata solo in questi termini, cioe’ in termini di correttezza commerciale, dato che la vendita di diritti d’uso di loculi costituisce truffa, non potendo aversi contratto di compravendita , oltretutto con l’aggravante del danno a soggetto pubblico, che determina la perseguibilita’ d’ufficio.

A Vicenza si staccano gli avvisi funebri … altrui.

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Un’I.O.F. (solo una?) di Vicenza lamenta di essere vittima di defissioni degli avvisi funebri che affigge negli appositi spazi. Sembrerebbe che ignoti (?) provevdano, con solerzia a tali defissioni, spesso ben poco dopo l’avvenuta esposizione. Pur non escludendo comportamenti vandalici, o “collezionistici”, le forze di polizia non escludono possa trattarsi di una particoalre forma di concorrenza sleale, tanto che si stanno valutando registrazioni di telecamere di sicurezza da cui sembrerebbero aversi immagini di una persona che, defissi i necrologi, provvede a strapaprli (il che’ escluderebbe l’ipotesi di … collezionismo). Una considerazione: ammesso che si tratti di azioni da parte di concorrenti, sarebbe questo il livello di concorrenza quando concorrenza importerebbe, secondo i migliori canoni economici, interventi per un qualche incremento nella qualità e riduzione nei prezzi. O, forse, l’asprezza della presenza sulla medesima piazza di più operatori non riesce a suggerire altri metodi?

Loculi di dimensioni ridotte.

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Una persona stipula un contratto di locazione per un box auto e, dopo qualche tempo, acquista un’auto-home carrozzata su di un camion (un po’ come quelle in uso da parte del personale degli spettacoli viaggianti). Ritenendo di avere un “titolo” il contratto di locazione), ha quale difficoltà di parcheggiare l’auto-home nel box auto, sostenendo che il locatore sia inadempiente …. Si tratta di una situazione del tutto simile a quella che può aversi in ambito cimiteriale, quando, in presenza di un regolare atto di concessione, si utilizzi un feretro extra large, oppure, quando trattasi di concessioni risalenti nel tempo, le dimensioni del vano (loculo) siano ridotte, rispetto ad un feretro, anche standard. Il fatto che, nel passato, si siano avute costruzioni di posti a tumulazione di dimensioni ridotte rispetto a quelle, per prassi, attualmente in uso (ricordando come non vi sia una standardizzazione normativa nelle dimensioni dei posti a tumulazione, a differenza di quanto si ha per le fosse ad inumazione, ma che gli standard, relativamente recenti, si siano venuti a formare per una sorta di interazione tra standardizzazione dei feretri (questa motivata dall’industrializzazione nei processi di costruzione) e progettazioni, e’ aspetto abbastanza diffuso e noto. Es., la regione Umbria, con la d.G.R. n. 575 del 30 marzo 2005, ne prende atto (Punto 7.1), attribuendo all’I.O.F. l’onere di verificare, nelle forme che ritiene opportune, che la cassa funebre venduta sia compatibile con le dimensioni del loculo destinato ad accoglierlo (onere probabilmente abbastanza adempibile in sede locale, conoscendosi le dimensioni possibili, ma più complesso qualora l’I,.O.F. operi in altro comune, magari anche lontano). Per altro, quest’indicazione si colloca nell’ambito della due diligence di ogni imprenditore, che ne risponde in termini contrattuali (anche se non vi fosse quella D.G.R. In ogni caso, a prescindere dalle località che possano esserne interessate). Tralasciando la specifica situazione in cui la possibilita’ che vi siano loculi di dimensioni ridotte e’ espressamente considerata, la questione e’ presente e merita di essere affrontata sotto il profilo del rapporto tra “titolo” (atto di concessione) e accidentali dimensioni del feretro che risultino superiori a quelle del posto feretro a sistema di tumulazione. Infatti, pur in presenza del “titolo”, il concessionario non puo’ reclamare l’accoglimento del feretro qualora questo sconti il limite della capienza del sepolcro, dove la capienza (art. 93, comma 1 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285) risulta determinata, in numero di feretri che possano esservi accolti, dalle risultanze del progetto di costruzione del sepolcro, nel cui atto di approvazione e’ definito il numero dei feretri che vi possono essere accolti (art.94, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), ma altresì, e qui non piu’ solo sulla base di un atto documentale (qual e’ l’atto di approvazione del progetto di costruzione del sepolcro), anche quando le dimensioni del feretro eccedano quelle del posto feretro, o viceversa, dato che, in tale evenienza, sussiste una limitazione “fisica”, del tutto oggettiva. Un po’ come voler ricoverare l’auto home nel box auto. Ne consegue che il “titolo” non costituisce la fonte di un diritto in qualche modo assoluto, avulso dalla questione dimensionale, ma un diritto esercitabile se ed in quanto le condizioni oggettive, “fisiche” lo consentano. Si può verificare il caso di un feretro che, debitamente confezionato, si rilevi di seguito, al momento della tumulazione, avente dimensioni superiori a quelle del posto feretro in cui sia stato previsto l’accoglimento, situazione nella quale non può che aversi se non l’individuazione, e la previa stipula di regolare atto di concessione, di una diversa sistemazione, anche se nel sepolcro di originaria prevista destinazione residuino, rispetto all’atto di approvazione del progetto di costruzione del sepolcro (per quanto questo possa essere risalente nel tempo) posti non ancora utilizzati. Anche se cio’ possa non risultare “gradito” al concessionario, avendo questi, presuntivamente in piena buona fede, la convinzione che il “titolo” lo ponga in una posizione di poter cosi’ disporre, i limiti (fisici) non consentono l’utilizzo, senza che ciò importi una quale, per quanto lieve, parvenza di inadempimento. Oltretutto, neppure è ammissibile che si effettuino interventi sul feretro tali da consentire una qualche riduzione nelle sue dimensioni esterne. A certe condizioni, quando la differenza dimensionale sia del tutto lieve, potrebbero (e, forse …) ipotizzarsi interventi, sulle componenti esterne del feretro, ma unicamente quando essi assicurino che non vi siano riduzioni nelle sue caratteristiche, quali stabilite dall’art. 30 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 (es.: lo spessore non venga a ridursi in misura inferiore a quello stabilito dal comma 5). E’ da escludere la possibilita’ di trasferire, con una sorta di “travaso”, il cadavere in altro feretro, avente dimensioni dionee per essere accolto nel posto a tumulazione di prevista destinazione, sia perché ciò comporta la fattispecie dell’art. 87 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 (in altre parole, il reato di cui all’art. 410 C.P.), ma, altresi’, perché si avrebbe anche l’ulteriore fattispecie considerata dall’art. 349 C.P. (ipotesi nelle quali il responsabile del servizio di custodia cimiteriale deve provvedere, oltreche’ ai sensi dell’art. 87 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, anche all’adempimento dell’obbligo posto dall’art. 331 C. P. P., ricordando, in via incidentale, come l’omissione, o il ritardo, in tale adempimento, faccio sorgere, questa volta in capo all’omittente (o, ritardante) la fattispecie considerata dall’art. 361 C. P.). Non senza considerare come, l’apertura del feretro sia prevista in un solo ed unico caso (oltre che nei casi di esumazione o estumulazione, necessariamente alla scadenza), cioè quello considerato dall’art. 75, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, che e’ in ss’ stessa impercorribile quando sia richiesta la tumulazione. Per altro, una soluzione potrebbe anche esservi, ma essa e’ tale da contrastare con un abbastanza elementare principio di proporzionalità. Infatti, occorrerebbe fare ricorso all’inumazione, in campo comune, previo pagamento della dovuta tariffa, e in tal sede, provvedere applicando l’art. 75, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285. Successivamente, a distanza di un po’ di tempo, richiedere, corrispondendo la prescritta tariffa, l’esumazione prima della scadenza del turno ordinario di rotazione, motivandola (art. 83 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285) con la finalita’ del trasferimento in altra sepoltura, che, quando autorizzata ed eseguita, consentirebbe il collocamento in un nuovo feretro, avente le caratteristiche stabilite dall’art. 30 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, prestando attenzione, questa volta, a che le dimensioni esterne complessive (restando non influente se la cassa di legno e di zinco siano l’una esterna e l’altra interna o viceversa) risultino coerenti con il posto feretro a tumulazione di previsto accoglimento.

Bari: furto, anche, di urna cineraria.

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A Bari ignoti ladri, penetrati in un appartamento, hanno rubato danaro, preziosi, argenteria, gioelli, ma anche l’una cineraria contenente le ceneri di un medico che, in vita, abitava nell’appartamento. Forse, è stato confuso lo zinco con l’argento. Per altro questi episodi, non nuovi, segnalano l’esigenza di misure volte a prevenire la profanazione.

A Trento si discute sul “fine vita”.

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Giovedì 29 novembre 2012, a Trento, nella Sala Rossa, Palazzo della Regione (piazza Dante, ore 18.00) si svolge un incontro dal titolo “Quando si spegne la luce – Riflessioni di fine vita “, organizzato dal Consorzio dei Comuni Trentini e dal Comune di Trento, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio della Provincia autonoma di Trento.
Intervengono: L. Galvagni, biotesticista, S. Feller, neurologo, B. Englaro, G. Peagno, Presidente della F.I.C.

Loculi in “vendita” su e-Bay.

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Una persona ha, a suo tempo, ottenuto la concessione di un’area cimiteriale, ai fini dell’erezione di una cappella di famiglia, cui ha provveduto nei termini previsti dall’atto di concessione. A distanza di alcuni (non importa quanti) anni, lo stesso si avvale di e-Bay per porre in vendita, con atto notarile, un certo numero di “loculi in cappella cimiteriale”.

Si tratta di un contratto, come noto, nullo di diritto, e la cui efficacia non può essere riconosciuta dal comune concedente, ma (anche ammettendo, astrattamente, una perfezionabilità di un tale atto di compravendita, l’acquirente acquisterebbe solamente la proprietà del manufatto, o parte di questo, assumendone conseguentemente gli obblighi di manutenzione nel tempo, senza acquisire alcun diritto di utilizzo, in termini di sepoltura, in quanto questo diritto è “riservato” al concessionario (e la concessione riguarda l’area cimiteriale).

Oltretutto, la vendita, ma anche il solo tentativo di vendita, costituendo un uso indebito della concessione, in quanto in contrasto con l’atto di concessione, comporta, di per se’ stesso, che vi siano le condizioni affinché il comune concedente dichiari la decadenza dalla concessione, con cio’ acquisendo la piena disponibilita’ del manufatto sepolcrale eretto sull’area in concessione.

Sara’ anche aria di crisi economica, ma questa vicenda prova come le condizioni soggettive possano cambiare e chi, in un certo momento, riteneva perfino “breve” una concessione 99ennale, chiedendo di ottenerla in perpetuo, di li’ a pochi anni (rispetto ai 99 della concessione) può venire a trovarsi in presenza di “scenari” del tutto differenti.

Divieto di “scaricare” le ceneri nel cassonetto.

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Al di fuori di un cimitero, frazionale, vi è un cassonetto per la raccolta dei rifiuti. Il che è anche fisiologico, per la raccolta di fiori appassiti e simili.
Su tale cassonetto vi è una etichetta adesiva che reca la scritta: “Divieto di scaricare: ceneri, materiali inerti, polveri, ecc.”.
E’ probabile che il geometra comunale, capo dell’Ufficio Tecnico (e, meno ancora, il personale comunale che ha posizionato il cassonetto) non abbia forse colto che, nei contesti cimiteriali, il termine “ceneri” possa avere un significato differente da quello a cui l’etichetta, autoadesiva e di evidente fattura industriale, intendeva fare riferimento.

Gaeta: Il sindaco promette il ritorno ad una gestione comunale del cimitero.

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Secondo “Latina Oggi” del 13 giugno, i servizi cimiteriali di Gaeta torneranno a completa gestione pubblica Dopo le polemiche degli ultimi mesi, che hanno visto anche esposti all’A.G., aventi oggetto alla gestione privatistica in essere, con particolari onerosita’, limitazioni di orari, ecc. il comune ha deciso un’inversione di rotta.

L’intenzione dell’Amministrazione Comunale e’ quella di un ritorno alla gestione da parte del comune, potenziando l’organico e adottando le misure organizzative opportune.

Il sindaco ha dichiarato: “Siamo assolutamente a favore della gestione pubblica dei servizi cimiteriali e, anche se abbiamo bisogno di tempo per organizzarci, vogliamo potenziare il nostro organico di operai per garantire una copertura maggiore. O comunque individuando strumenti operativi di supporto che ricadano sotto la diretta gestione comunale.”

Attività dei Gruppi di A.M.A.

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i Gruppi di A.M.A. (Auto Mutuo Aiuto) costituiscono esperienze anche diffuse, volte a sostenere le persone colpite dalla perdita di una persona cara, in particolare sotto il profilo psicologico, in cui l’esperienza di “gruppo” contribuisce ai processi di elaborazione del lutto.

Da circa 7 anni, opera uno Gruppo A.M.A., che, dopo la pausa estiva, riprendera’ la propria attivita’ da 5 settembre (5 e 19 settembre, 3, 17 e 31 ottobre, 14 e 28 novembre, 12 dicembre, prevedendo di riprendere il 9 gennaio 2013), in orario serale (20.30), presso il Centro “Arnaldo Rinaldi”, via A. Rossi, Dueville (VI). Per contatti ed iscrizioni (la partecipazione e’ grauita): 3311055533 – 0445652058.

Cremazioni e servizi mortuari … saturi. Effetti di un “ospedale unico”.

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In Veneto, l’Azienda ULSS n. 4, in cui erano presenti due ospedali ha realizzato, in project-financing, un “ospedale unico”, operativo da (circa) febbraio, La nuova struttura ospedaliera dispone di proprie “camere mortuarie” (così indicate nel cartelli di viabilita’ interna), per cui sta sorgendo una questione di disponibilita’ di posti ( http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/1726_news/351154_boom_cremazioni_e_allobitorio_non_c_pi_posto/ ), in conseguenza del fatto che la pur non eccessiva richiesta di cremazioni, comporta, nell’area, tempi di attesa per l’accoglimento negli impianti di cremazione, tradizionalmente facendo riferimento agli impianti di Vicenza o di Spinea (cosa cui potrebbe rimediarsi considerando la possibilita’ di fare riferimento anche agli impianti di Verona, Padova o Venezia-Marghera, che, in alcuni casi, potrebbe consentire, alle famiglie, qualche lieve risparmio).
Infatti, in attesa dell’accoglimento presso l’impianto di cremazione, i feretri, avvenute le esequie, vengono conservati presso il servizio mortuario del “nuovo ospedale”, la cui capacità e’ limitata, in quanto presumibilmente progettata per un dimensionamento che non ha tenuto conto di questi aspetti.
Sembra essere stato ipotizzato di utilizzare la camere mortuarie dei cimiteri, cosa che comporterebbe oneri aggiuntivi per i comuni (anche se un tale utilizzo non potrebbe che essere che a pagamento, ma, spesso, i comuni neppure hanno determinato una qualche tariffazione, anche a causa di una scarsa domanda di utilizzo per i fini propri), anche se qualche comune segnali una loro non idoneità, trascurando come le camere mortuarie nei cimiteri siano destinate ad altre funzioni che non la conservazione temporanea di feretri in attesa di cremazione. Tanto che, tra le diverse ipotesi, sembra esservi anche quella di una riattivazione, dei servizi mortuari degli ospedali, o di uno di essi, chiusi a seguito del trasferimento nell'”ospedale unico”. Tra le possibili soluzione potrebbero esservi sia interventi di efficientamento presso gli impianti di cremazione, sotto il profilo dei tempi di accolgimento, ma anche l’ampliamento del panel di impianti di cremazione a cui fare riferimento. Comprensibilmente, vi sono preoccupazioni, anche in vista dell’approssimarsi del periodo estivo.

Attivita’ di A.M.A. (Auto Mutuo Aiuto)

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Inniziative di A.M.A. (Auto Mutuo Aiuto) sono presenti in diverse realta’, spesso collegate tra loro da “reti” di informazione, aggiornamento, confronto. Alcune hanno una “vitalita’” rilevante, se si consideri come operino da anni, tra cui l’iniziativa che, dopo le Festivita’, riprendera’ a Dueville (con incontri distribuiti in 2 incontri mensili dalll’11 gennaio al 27 giugno 2012) e per cui potranno chiedersi informazioni 3311055533 oppure 0445652058. Il gruppo di A.M.A. si propone gli obiettivi di: – offrire ai partecipanti occasioni per condividere il dolore, sentimenti e difficoltà dopo la perdita; – favorire l’ascolto di altre persone in lutto, perché nasca solidarietà, sostegno reciproco e speranza; – imparare ad “addomesticare” il dolore, individuando modalità per gestire sofferenza e solitudine; – integrare nel presente la ferita del passato, per affrontare il futuro mettendo a disposizione di altri la propria sensibilità ed esperienza.

Caserta. Si vendevano aree cimiteriali gia’ assegnate.

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I Carabinieri del Comando provincia di Caserta hanno notificato avviso di conclusione delle indagini preliminari a 18 persone, che, a vario titolo, sono risultate imputabili dei reati di truffa aggravata in concorso, concorso in falsita’ materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, concorso in invasione di terreni o edifici, concorso in abuso d’ufficio, sostituzione di persona e falsità in scrittura privata, ricettazione in concorso, concorso in falsità materiale commessa dal privato, calunnia, falsita’ ideologica commessa dal privato in atto pubblico. A carico degli indagati il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva gia’ emesso ordinanza di custodia cautelare ai danni di un dipendente del comune, per altro da alcuni giorni deceduto,
L’indagine era stata avviata fin dal 2009 a seguito di querele presentate da persone che ritenendo di avere ottenuto una concessione di area cimiteriale, avevano riscontrato come sulla stessa area fosse stata costruita, da altri, un’edicola funeraria, facendo cosi’ emergere come operasse un sistema truffaldino, che vedeva coinvolti dirigenti e dipendenti del comune ed imprenditori, che operava anche con la formazione di documentazione falsa.
Sembra che le vittime siano, ora, 54, e che il volume della truffa sia stimabile attorno ai 2 milioni.
Il comune ha annunciato che si costituira’ parte civile.

Gioia del Colle: avanti al T.A.R. le inadempienze del comune al contratto di project-financing.

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La ditta promotrice del project-financing nel cimitero di Gioia del Colle, che aveva stipulato il contratto nel 2009, ha presentato ricorso al T.A.R. contro l’inerzia (attuativa) da parte del comune.
Infatti, negli organi elettivi del comune sono presenti posizioni che hanno espresso la propria contrarieta’ al project-financing, ritenendolo una soluzione non adeguata alla realta’ locale e tale da “privatizzare” il cimitero (o, la parte di ampliamento del cimitero interessata al progetto), il che’ ha determinato che il comune non desse attuazione al contratto, pur avendolo sottoscritto.
Contro tale “”inerzia”, l’aggiudicatario ha presentato ricorso al T.A.R. per ottenere un provvedimento che “sblocchi”, attraverso la procedura giudiziale, la situazione venutasi a creare.
Ovviamente, le parti contrarie al project-financing ritengono che il cimitero sia un bene comune e non sono preoccupate dell’azione avanti al giudice amministrativo.

Bari; ancora non operativa la navetta per i trasporti interni al cimitero.

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Da qualche tempo, nel cimitero di Bari non e’ piu’ operativo il servizio di trasporto interno con bus navetta, aspetto piu’ volte segnalato, anche da esponenti delle forze politiche. La situazione si sta aggravando nel periodo estivo, dove i percorsi a piedi risentono delle condizioni meteorologiche, specie per gli anziani.
A suo tempo il comune aveva affidato il servizio (che incide per circa 182.000 euro), il cui contratto e’ venuto a scadenza e non puo’ essere rinnovato senza procedere a gara.
Il comune assicura di stare predisponendo gli atti di gara per l’affidamento del servizio, stimando di poter bandire la gara a settembre, e, conclusa questa, il servizio di trasporto interno al cimitero del capoluogo regionale della Puglia, dovrebbe riprendere.