Non è una proprietà, ma un diritto di superficie (se riguarda la terra). Per l’intera durata della concessione la proprietà del manufatto realizzato dal concessionario resta in capo a lui o ai suoi eredi, come l’obbligo manutentivo. La concessione cimiteriale inizia, può essere rinunciata, si estingue alla scadenza e prima può essere revocata da chi l’ha rilasciata o può essere pronunciata la decadenza per giusti motivi. Di seguito alcuni approfondimenti in  materia.

E nelle prossime righe potrete trovare i links ad alcuni articoli che trattano la materia, in ordine di data dal più recente al più vecchio come inserimento:


La fine delle concessioni perpetue? Percorsi giurisprudenziali in itinere…

Per il principio di irretroattività della norma giuridica (art. 11 delle cosiddette “Preleggi” al Cod. Civile – R.D. n. 262/1942), cristallizzato anche nel classicissimo brocardo latino “Tempus Regit Actum, una concessione perpetua non può d’imperio essere modificata dal Comune in Continua a leggere →

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Estumulazione sì o no? Quando il concessionario litiga con i parenti del defunto.

Si deve immantinente cogliere, nel merito, un aspetto importante nella conduzione della complessa “macchina” cimiteriale: spesso vi può essere divaricazione tra concessionari (= titolari della concessione con annessi diritti di gestione) e persone che hanno titolo jure sanguinis o jure Continua a leggere →

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Le cause estintive delle concessioni cimiteriali: l’ABBANDONO AMMINISTRATIVO.

Si consiglia preliminarmente la consultazione di questi due link propedeutici all’argomento sviluppato qui di seguito: (http://www.funerali.org/cimiteri/le-cause-estintive-nel-rapporto-concessorio-il-fattore-temporale-46074.html). (http://www.funerali.org/cimiteri/lo-stato-di-abbandono-del-sepolcri-percorsi-giurisprudenziali-e-regolamentari-di-definzione-45924.html) L’art. 4 comma 4 del regolamento regionale emiliano-romagnolo 23 maggio 2006 n. 4 ci offre lo spunto per qualche riflessione critica e… “di Continua a leggere →

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Voltura della concessione disgiunta dallo jus sepulchri: i possibili effetti distorsivi rispetto al normale sigificato di cessione di un diritto reale.

Giungono spesso, in redazione, domande sull’annoso e poliedrico problema della voltura nelle concessioni cimiteriali: per una trattazione specifica del problema si rinvia preliminarmente a questo link: http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html L’incipit di questo breve saggio riassuntivo, necessario all’inquadramento dogmatico dell’affaire: “voltura della concessione Continua a leggere →

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Il problema “Concessione Cimiteriale” in dottrina e giurisprudenza: natura e forma dell’atto.

Piglio l’abbrivo, nella stesura di questo breve saggio, con una citazione d’autore, traendo esplicitamente spunto dalle note di Paolo Richter ne: “Il diritto al sepolcro tra normativa statale, regolamenti comunali e clausole contrattuali”, testo liberamente reperibile on line. “Il vocabolo Continua a leggere →

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Atti ablativi sulle concessioni cimiteriali e principio di pubblicità del procedimento ex Artt. 7, 8 e 21- bis Legge n. 241/1990.

Il presente saggio s’incardina su questi due assiomi di ordine comune, almeno per chi pratichi, con qualche dimestichezza, il diritto funerario.   1) La presunzione di conoscenza legale degli atti, correlata all’espletamento delle formalità di pubblicazione prescritta dalla legge o Continua a leggere →

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Le cause estintive nel rapporto concessorio: il fattore temporale.

Se la decadenza risulta, in qualche modo, “riconducibile” ad un comportamento del concessionario e la revoca corrisponde all’esercizio di una potestà di ritiro in capo all’ente concedente, pur se pesantemente condizionata almeno nella stesura, molto limittiva, dell’Art. 92 comma 2 Continua a leggere →

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La “rinuncia” nelle concessioni cimiteriali: modi, forma e natura dell’atto.

  La rinuncia, quale atto unilaterale, irrevocabile e, secondo alcuni giuristi, pure recettizio, mentre altri studiosi si attestano su opinione contraria (il comune ha, comunque, quale parte funzionalmente sovraordinata nel rapporto concessorio instauratosi, solo facoltà e non obbligo di accoglierla) Continua a leggere →

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Lo stato di abbandono del sepolcri: percorsi giurisprudenziali e regolamentari di definzione

La decadenza sanzionatoria (http://www.funerali.org/cimiteri/la-decadenza-delle-concessioni-cimiteriali-915.html), a differenza della revoca per interesse pubblico prevalente, viene pronunciata, con effetto dichiarativo e non costitutivo rispetto all’inosservanza di determinati obblighi a carico del concessionario (ad es. quello di costruire la sepoltura entro un tempo determinato), Continua a leggere →

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La morte del concessionario e l’istituto del SUBENTRO

Un Comune riferisce di aver stipulato negli anni molteplici atti di concessione di area cimiteriale per la durata di 99 anni, con la clausola, in ciascuno di essi, del passaggio, specificamente, del diritto di uso relativo alla tomba di famiglia, Continua a leggere →

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Atti di disposizione sul sepolcro illegittimi in regime di DPR n.803/1975

Riporto, qui di seguito un fatto realmente accaduto, seguito in prima persona dalla Redazione di www.funerali.org, cui provo a fornire una possibile interpretazione giuridica. Quesito: Cara Redazione, mio Padre, ora deceduto, subentra jure haereditatis per la quota di 1/6 nella Continua a leggere →

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Divisione di Sepolcro Gentilizio?

Riporto, qui di seguito, alcuni tra i passaggi più significativi pubblicati a questo link http://foro.romoloromani.it/index.php/topic/39365-divisibilita-sepolcro-gentilizio/ in merito ad un dibattito, tutt’interno alla più autorevole dottrina, sulla presunta ammissibilità della ripartizione in quote d’uso di un manufatto sepolcrale. Premessa: Al momento Continua a leggere →

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Rinnovare ex Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990 una concessione perpetua?

Il Comune di XYZ sito in Regione Emilia Romagna, riferisce di un contratto, datato 30 settembre 1965 e relativo alla concessione cimiteriale per la costruzione di una tomba di famiglia, privo dell’indicazione della scadenza della concessione medesima, mentre la deliberazione Continua a leggere →

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L’ampliamento di edicole adibite a sepolture private

Cara redazione, quali sono i passaggi amministrativi per chiedere ed ottenere l’autorizzazione a lavori di sopraelevazione di una cappella gentilizia di cui sono titolare assieme ai miei fratelli, essi però non sono interessati né a partecipare alla spesa né, tanto Continua a leggere →

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La ristutturazione dei sepolcri

Gli aventi causa del originario fondatore del sepolcro Jure Hereditatis richiedono l’autorizzazione ex Art. 94 DPR n.285/1990 per pesanti interventi edilizi su di una tomba. Costoro, a prima vista, non rientrano nel novero della famiglia del concessionario, così come delineata Continua a leggere →

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La manutenzione dei sepolcri ex Art. 63 DPR n.285/1990

Premessa: Nelle scienze giuridiche la proprietà è facoltà di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi previsti dall’ordinamento giuridico (art. 832 del codice civile), nella polizia mortuaria, invece Continua a leggere →

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La DECADENZA delle concessioni cimiteriali

Premessa: Il profilo giuridicamente più rilevante dei sepolcri interni al cimitero é quello della natura della concessione e del diritto di sepolcro. Mentre vi é consenso circa la natura di demanio comunale dei cimiteri (cfr. art. 824 c.c.), si é Continua a leggere →

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Vendita di tombe tra privati

Ci è pervenuto il quesito seguente: Avendo un concessionario costruito una Cappella Gentilizia su suolo avuto in concessione novantanovennale dal Comune, può il concessionario vendere dei loculi o parte della cappella stessa, mediante scrittura privata, ad altre persone senza preventiva Continua a leggere →

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Eredi o discendenti?

Gentile Redazione Vi sottopongo, questa volta, un quesito riguardante un'eredita' su di una piccola tomba di famiglia e la possibilita' di liberare un loculo&' La signora A. R. scrive al Sindaco della mia citta' per chiedere l'autorizzazione alla traslazione, nella Continua a leggere →

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Sepolture

E’ possibile ricordare, sulla lastra del proprio loculo, un parente defunto sepolto in altro Comune? Si tratta, agli effetti concreti, di capire se sia lecito riportare sulla tomba gli estremi identificativi di un defunto non ivi realmente tumulato o inumato Continua a leggere →

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Le concessioni a confraternite

Pubblichiamo questo carteggio intercorso tra la redazione di www.funerali.org ed un nostro affezionato lettore. Cara redazione, Proprio stamane sono venuti a trovarmi in Ufficio i responsabili della confraternita di cui gia’ vi scrissi, per sollecitarmi la esecuzione delle operazioni cimiteriali Continua a leggere →

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La revoca delle concessioni

IL DPR 285/90 non delinea, ne’ codifica in modo esaustivo l’istituto della revoca demandandone, implicitamente, la piena attuazione ai regolamenti comunali di polizia mortuaria di cui si ribadisce la centralita’ nella pianificazione cimiteriale. La revoca e’ attuabile quando sussista un Continua a leggere →

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Commenti

Concessione cimiteriale — 94 commenti

  1. Buonasera, vorrei un parere. I miei genitori hanno risposto ad un avviso di prenotazione di loculi cimiteriali con concessione 99ennale sottoscrivendo una prenotazione x 2 loculi dopo aver preso visione dei prezzi di concessione pubblicati sull’avviso e versando un acconto del 50% dell’importo dovuto. Quando i lavori di ampliamento del cimitero sono terminati, sono stati convocati x firmare il contratto definitivo portando dietro la ricevuta del restante 50%.Il giorno della firma hanno sottoscritto l’atto di concessione dei loculi ma c’era scritto che la concessione è di 50 anni e non 99 come nell’avviso. si può chiedere l’annullamento del contratto e la restituzione della somma versata?

    • X Debora,

      Occorre premettere che la natura giuridica del contratto cimiteriale è quella della “concessione da parte dell’autorità amministrativa di un’area di terreno o di una porzione di edificio in un cimitero pubblico di carattere demaniale” (Corte di cassazione civile, Sez. unite, 27 luglio 1988 n. 4760). L’art. 92 del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 prevede che le concessioni di sepolcri privati nei cimiteri (quale è quella concernente una tumulazione individuale, cioè il loculo) devono essere formalizzate mediante specifico atto di concessione che costituisce la condizione essenziale per la sussistenza di una concessione d’uso di sepolcri privati. Si tratta, pertanto, di un atto unilaterale con il quale il Comune attribuisce a un terzo il diritto d’uso di un bene demaniale per una determinata durata, sul quale si innescano condizioni di tipo contrattuale, di natura quindi bilaterale e pattizia (ad esempio, relativamente alle condizioni d’uso). Decorrenza e durata degli atti di concessioni cimiteriali non rientrano nella volontà pattizia delle parti, ma devono rispettare le norme regolamentari comunali in vigore al momento della stipula, ivi compresa la durata, pro tempore fissata dal dettato regolamentare vigente in sede locale.
      Si può ipotizzare che nei casi descritti dal quesito, l’indicazione della durata, in luogo di quella originaria costituisca un mero errore materiale (rectius: una irregolarità involontaria) da correggere con le modalità previste dall’ordinamento.

      Non è superfluo rammentare, a proposito della rettifica dell’atto amministrativo, che l’errore materiale nella redazione di un provvedimento amministrativo si concretizza quando il pensiero del decisore sia stato tradito ed alterato al momento della sua traduzione in forma scritta, a causa di un fattore deviante che abbia operato esclusivamente nella fase della sua esternazione. La rettifica, concernendo un errore materiale:

      • non richiede una motivazione rigorosa (come invece risulta necessario nel caso dell’annullamento d’ufficio, con conseguente sottoposizione alle condizioni prescritte dall’art. 21-nonies, comma 1, della legge generale sul procedimento amministrativo – Legge n.241/1990 e ss.mm.ii.).

      • non richiede neppure di valutare comparativamente l’interesse pubblico e l’interesse privato coinvolti, essendo finalizzata a rendere il contenuto del provvedimento conforme alla reale volontà di chi lo ha adottato. Per un migliore approfondimento del lettore, si consiglia la lettura della recente massima del Supremo Giudice Amministrativo (CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI – SENTENZA 5 marzo 2014, n.103) Nel caso di specie è ragionevole ritenere che non si debba procedere ad annullamento per due importanti ragioni: per il principio di conservazione degli atti amministrativi ed anche per evitare un inutile dispendio di spese di contratto che in questo caso andrebbero a gravare sull’ente locale/concedente. In pratica si dovrà procedere con apposite determinazioni dirigenziali (anche una determina unica, che contenga però l’elencazione di tutti gli atti concessori censiti e soggetti a rettifica). Copia del provvedimento amministrativo dirigenziale andrà notificato a ciascuno degli interessati.

  2. X è titolare di una concessione di area cimiteriale. Le condizioni di cui alla scrittura privata cui cui fu stipulato l’atto concessorio testualmente recitano “il Comune dà e concede, per la durata di 99 anni decorrenti da oggi, alla summenzionata che accetta, per sé e i suoi eredi, il terreno nel cimitero di ___”. Trattasi di edicola familiare o di edicola ereditaria?

    Premetto che all’interno della stessa riposano i miei nonni (non solo materni ma anche paterni), nonché il fratello di mio papà (cognato di mia mamma). E’ possibile chiedere che vengano spostati i nonni paterni e/o lo zio?

    Inoltre, le spese di manutenzione sono esclusivamente a carico del concessionario o possono essere suddivise con gli eredi di mio zio?

    • X Un Privato Cittadino

      (evidentemente a caccia di risposte ai suoi dilemmi funerari, qui, su questo blog) Come ha giustamente rilevato la Suprema Corte di Cassazione, in diversi, storici pronunciamenti in materia di jus sepulchri, per presumptio juris tantum il sepolcro sorge, salva diversa volontà del fondatore, sibi familiaeque suae cioè abbandonando per un attimo il caro latinorum di cui spesso gli Ermellini abusano nella stesura delle loro sentenze, per il concessionario primo e la di lui famiglia (la definizione di famiglia non è mai univoca, influenzata com’è, da sempre dai fattori sociali, culturali e geografici, ma è data in primis dal regolare atto di concessione e nel suo silenzio, di default dal regolamento municipale di polizia mortuaria). Fattispecie residuale, ma presente nel nostro panorama funerario italiano, è poi rappresentata dal cosiddetto “SEPOLCRO EREDITARIO”, sibi haeredibus suis, ma questa destinazione così atipica deve esser espressamente impressa all’atto della stipula della concessione stessa.
      Il sepolcro ereditario si differenzia sostanzialmente per due aspetti, da quello tradizionalmente famigliare o gentilizio:

      1) la riserva: cioè la rosa di persone portatrici, quando ancora in vita dello jus sepulchri, quindi titolari del diritto di sepoltura, che in quest’ultimo caso saranno gli eredi (designati?) laddove la posizione di erede, in ambito civilistico, assume valenza eminentemente patrimoniale
      2) l’eventuale subentro: alla morte del concessionario primo si avvicenderanno nella titolarità della concessione non i famigliari, bensì gli eredi secondo le consuete e collaudate regole successorie civilistiche che disciplinano il trapasso del patrimonio mortis causa.

      L’obbligo di manutenzione del sepolcro è sempre in capo al concessionario o in caso di pluralità (nel tempo a causa di ripetuti subentri e volture potrebbe anche essersi prodotto, involontariamente, uno spacchettamento in quote dello jus sepulchri con annessa titolarità del rapporto concessorio, , tutti i co-titolari della concessione sono gravati, in modo solidale nel confronti della pubblica amministrazione, da quest’obbligazione manutentiva. NOn si escludono (molto improbabili) atti di liberalità da parte di soggetti non giuridicamente tenuti a garantire, con oneri a proprio carico, il sepolcro in solido e decoroso stato.

      La movimentazione delle spoglie mortali segue invece la ferrea regola dettata dall’art. 79 comma 1 II periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria: pertanto gli atti di disposizione su salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri sono governate dallo jus coniugii ed in subordine dallo jus sangiunis, vale a dire che possono esser esercitati unicamente da chi fosse legato ai defunti da vincolo coniugale o rapporto di consanguineità, questo potere, di fatto, è inibito al semplice concessionario il quale potrebbe trovare nella tomba a sè intestata anche morti estranei al proprio nucleo famigliare, suprattutto nel caso di sepolcro ereditario, poichè la figura delle erede potrebbe anche non coincidere con la qualificazione di parente di cui agli artt. 74, 75, 76 e 77 Cod. Civile.

  3. Salve volevo solo un informazione mio padre e morto a giugno e per fare il marmo/lapide devono passare un Po di mesi .. il tempo che la terra si sesti un Po.. adesso nessuno mi ha contattato ho saputo che la lapide e stata fatta dalla compagna che lui aveva ma non è un erede.. volevo sapere puo lei aver potuto fare la lapide senza il consenso degli eredi.?

    • X Manuel,

      il copritomba, in campo comune di terra, non è obbligatorio, poichè consiste in un semplice arredo funerario di tipo lapideo. Necessario, invece, è il cippo identificativo, fornito d’ufficio, dal gestore del cimitero.
      Le spese funerarie per le suppellettili ornamentali della sepoltura possono esser assunte anche in regime di liberalità…insomma basta che qualcuno paghi, poichè si tratta pur sempre di prestazioni a titolo oneroso per l’utenza!
      L’Amministrazione rimane estranea, in quanto non interessata, ad eventuali diatribe tra gli aventi diritto, in caso di lite sulla tipologia della lastra sepolcrale sarà il Giudice a pronunciarsi.

  4. Salve, anch’io mi scuso per pubblicare richiesta in risposta a questo post ma non riesco a registrarmi.
    Questo è il quesito e la ringrazio fin d’ora se può rispondermi.

    Nel 1984 la sig.ra Sempronia fu tumulata al Cimitero del Verano all’interno di una cappella data in concessione nel 1946 al sig. Caio. Nel 1984 quando fu tumulata Sempronia, Caio era defunto e l’unica erede sig.ra Mevia (deceduta nel 2005) autorizzò tale tumulazione. Sempronia non aveva alcun legame con la famiglia di Caio (e quindi di Mevia) per cui, probabilmente, il posto fu acquistato.
    Nell’annotazione protocollata con il benestare della direzione del cimitero c’era anche l’autorizzazione alla tumulazione della figlia di Sempronia, Tizia. Al recente decesso di Tizia, contattato il Verano per la tumulazione di questa come da annotazione del 1984 a tergo dell’atto di concessione del 1946, la direzione mi dice che ciò non è possibile senza l’autorizzazione ad aprire la cappella da parte degli eredi di Mevia. Questi, però, si rifiutano di concedere l’autorizzazione sostenendo che quando la cappella sarà piena (al momento ci sono ancora 18 posti liberi) gli eredi dovranno poi sostenere un costo e ciò non è giusto.
    E’ possibile che tale diritto di Tizia derivante da annotazione in un atto pubblico e non da scrittura privata possa in tal modo venire leso? E’ possibile attivare una causa e chiedere al giudice l’apertura del manufatto?
    grazie ancora,
    Saluti

    • X Simone,

      tanto per incominciare (ed a costo di esser pedanti e noiosi):

      1) nel 1984, anno di tumulazione di Sempronia, vigeva il vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria DPR n.803/1975 il quale, avendo abrogato l’art. 71 commi 2 e segg. R.D. n. 1880/1942 sostanzialmente vietava già la compravendita dei sepolcri (= inibiti gli atti di disposizione sugli stessi per acta inter vivos o di ultime volontà), norma ora transitata anche nell’attuale ordinamento nazionale di polizia mortuaria di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285 (Art. 92 comma 4) e parallelamente non ammetteva ancora l’istituto della benemerenza, introdotto “solo” dal 27 ottobre 1990 con l’art. 93 comma 2 DPR n. 285/1990, al quale opero rinvio per questioni meramente di brevitas espositiva. La benemerenza è una regola per cui in deroga alla natura famigliare del sepolcro gentilizio possono esser tumulate nello stesso anche persone estranee al nucleo famigliare (esempio: i conviventi o gli affini) del fondatore del tomba. Il vizio, allora, è ab origine, quindi o Sempronia è congiunta di Caio o non può esser accolta nel sacello. Rimane un mistero capire chi abbia autorizzato la sua tumulazione a dispetto delle norme vigenti a quell’epoca. Con ogni probabilità nel 1984 il Comune di Roma non aveva ancora riformato il proprio regolamento comunale e continuava a ritenere legale una pratica, invece, contra legem e nulla di diritto dal 10 febbraio 1976, quando il DPR 803/1975 entrò in vigore.
      2) All’atto della costituzione del sepolcro (famigliare o ereditario che esso sia), quando, cioè le parti contraenti stipulano l’atto di concessione si statuisce la c.d. LEX SEPULCHRI ovvero la “riserva” delle persone portatrici dello jus sepulchri, in proiezione del loro post mortem. Costoro acquisiscono ex capite il diritto alla tumulazione in quanto (o famigliari o eredi) i loro nomi sono scritti e contemplati nell’atto concessorio che non può esser integrato o modificato se non ricorrendo ad una novazione ex art. 1230 e 1235 Cod. Civile, delle obbligazioni sinallagmatiche contratte (ossia si estingue il rapporto giuridico già posto in essere e se ne crea uno del tutto nuovo, con diversi presupposti)
      Bisogna poi ricordare come non sia il concessionario a stabilire o individuare arbitrariamente chi possa essere sepolto nel sepolcro in concessione, quanto il fatto dell’appartenenza alla famiglia (e la definizione di famiglia a tal fine è data dal regolamento comunale di polizia mortuaria) o all’asse ereditario se il sepolcro in oggetto sorge, appunto quale ereditario, ma è l’ipotesi più remota.

      3) Chi, in vita ha maturato legittimamente il diritto di sepolcro vanta il titolo di accoglimento a prescindere dall’opposizione dei discendenti del concessionario, i quali difettano di questo potere di interdizione.

      E’sempre possibile adire il giudice ordinario in sede civile, con tutta l’alea che un giudizio pur sempre comporta, il Comune si limiterà a garantire lo status quo sino a quando la controversia non sarà ricomposta o risolta con sentenza passata in giudicato.

      Post scriptum: abbia o meno Tizia lo jus sepulchri (circostanza tutta da verificare) gli eredi di Mevia sono tenuti ad assicurare comunque, la manutenzione della cappella, assumendosene i relativi oneri ex art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

  5. Grazie Dott. Carlo
    mi era sfuggita la risposta del 27.10 ed ho ripostato il mio quesito
    Scusi tanto!!
    Grazie moltissime delle risposte grandiose e mille scuse !!

    • Gentile Sig. Carlo
      rieccomi a disturbare ma, mi creda,3 avvocati delle parti non riescono a risolvere – da quasi un anno – il problema.
      Allora :nella Concessione c’è scritto che”” le salme di coloro che nell’atto di concessione sono indicate tra gli aventi diritto al sepolcro, possono essere escluse dal seppellimento soltanto per disposizione del concessionario””
      Mi sono informata e pare proprio che sia così.
      Il concessionario superstite di fatto è l’unico responsabile e l’unico a decidere.
      Difatti la concessionaria superstite si rifiuta di far seppellire nei posti “ereditati” dal fratello, i congiunti di questo ( in barba alla riserva in concessione) , cioè il genero etc. Deve essere sepolto solo il fratello e la moglie e non altri.
      ( ricordo che tutti gli altri eredi non sono interessati )
      E’ possibile che si possa rifiutare ?
      Lei mi ha detto :
      6) Non è il concessionario a scegliere arbitrariamente o ad escludere chi vanterà il diritto di sepolcro, una disposizione in tal senso “profuma” di illegittimità lontano un miglio, nel sepolcro di tipo gentilizio o famigliare la concessione sorge sibi familiaaque suae ossia per il concessionario e la di lui famiglia, laddove il concetto di famiglia è basato sui relazioni di sangue o di coniugio, questo principio è inderogabile.
      Io credo a Lei ma vorrei convincere anche gli avvocati.
      Come faccio?
      Se non si risolve questo problema la zia concessionaria non firma per la chiusura del conto in banca – c’è rimasto poco, si mangia tutto la banca!! dal 2013 che è morto lo zio!! –
      Una tragedia!!
      Come si può ovviare a tale immobilismo?
      Secondo me lo zio ha ragione, può essere sepolto lui o chi decide lui.
      Altrimenti sarà la comunione solidale e la premorienza nelle sepolture a decidere, a svantaggio della zia che vedrà anche i suoi posti in comunione e occupabili.
      Come si può ovviare a questo ostacolo ?
      Grazie della pazienza!!
      Solo Lei può risolvere il conquibus!!

      • X Sconsolata,

        sono in preda a crisi depressiva acutissima ed a delirio megalomaniaco d’onnipotenza (o forse, più semplicemente ho i nervi interessati da tipici fenomeni degenerativi post mortali con sfaldamento delle catene proteiche, quindi in altre parole: questo caso mi fa morire di crepacuore, perchè non riusciamo ancora, nonostante la mia disperazione, ad individuare un linguaggio comune per intenderci e capirci!).

        La materia funeraria delle concessioni cimiteriali è poco conosciuta e praticata anche dagli stessi causidici e legulei che affollano i nostri Tribunali (per fortuna, non appartengo a questa vil razza dannata di azzeccagarbugli di manzoniana memoria, anche se nutro il massimo rispetto per gli operatori del diritto…almeno per quelli veri!). Non mi sconvolgo più di tanto se gli avvocati cominciano a litigare tra loro facendo correre la carta bollata a go-go, in fondo “tot capita tot sententiae” motto latino che declinato nella vulgata vascorossiana dovrebbe così risuonare: “c’è chi dice qua…c’è chi dice là… io non mi muovo, io non ci credo!”

        Questa litigiosità endemica è è lo specchio dei tempi: manca una verità ufficiale comunemente accettata da tutti e nessuno vuole ammettere di aver torto. Basta con questo relativismo giuridico dove non c’è nè bianco nè nero ma soltanto una palude di sfumature grigiastre: ritorniamo al pensiero FORTE di tipo hegeliano!

        “Rallegratevi, piuttosto, perchè i vostri nomi sono scritti nei cieli”, afferma il Gesù dei Vangeli Canonici, ora io evangelista non sono, non fosse altro per motivi strettamente anagrafici, ma parafrasando la sapienza del Signore oserei dire: “cari potenziali aventi diritto esultate poichè i vostri nominativi sono scolpiti nella lex sepulchri, ovvero nella stramaledetta “ROSA” delle persone riservatarie dello jus sepulchri, ex art. 93 comma 1 I Periodo del regolamento nazionale di polizia mortuaria, di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285.

        L’atto di concessione oggetto del nostro disquisire è viziato ab origine, in quanto contiene una clausola contraria alla Legge, e si tratta di una norma tassativa, imperativa e categorica!

        Si mediti, però, attentamente su questi pronunciamenti della Suprema Corte di Cassazione e dei diversi periodi storici in cui queste sentenze sono state emesse:

        1) Cassazione civile, 7 agosto 1941 “Quando non risulti una contraria volontà del fondatore del sepolcro familiare in relazione anche all’atto di concessione da parte del Comune integrato, occorrendo, dalle disposizioni del regolamento comunale, le figlie maritate di esso, fondatore, hanno diritto di essere inumate. La sola iscrizione sepolcrale con l’indicazione del nome della famiglia non basta a fare ritenere che la volontà del fondatore sia stata quella di limitare il diritto al sepolcro ai membri della propria famiglia che continuassero a portare lo stesso cognome.

        2) Cassazione civile, Sez. II, 19 maggio 1995 n. 5547 “La costituzione di un sepolcro familiare, ove non risulti una diversa volontà del fondatore, conferisce il diritto alla sepoltura (“ius inferendi mortuum in sepulchrum”) al fondatore medesimo ed a tutti i suoi discendenti, facenti parte della famiglia, per cui (salva l’eventuale contraria volontà del fondatore) anche i discendenti di sesso femminile, benché coniugati e con diverso cognome, acquistano (“iure proprio”) il diritto alla sepoltura in quanto facenti parte della famiglia, nella cui cerchia, avuto riguardo al significato semantico del termine generalmente usato ed accetto, debbono farsi rientrare tutte le persone del medesimo sangue o legate tra loro da vincoli di matrimonio, ancorché non aventi il medesimo cognome”.
        Bisogna poi ricordare come non sia il concessionario a stabilire / individuare arbitrariamente o per proprio capriccio, chi possa essere sepolto nel sepolcro in concessione, quanto il fatto dell’appartenenza alla famiglia (e la definizione di famiglia a tal fine e’ data dal regolamento comunale di polizia mortuaria). Il concessionario potrebbe ampliare / restringere la definizione di famiglia pre-stabilita come riservataria del diritto ad essere accolta nel sepolcro (fino al limite della capienza fisica) in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo memento) ed ai sensi dell’Art. 83 il comune può concedere al concessionario la facoltà di tumulazione di persone terze, secondo criteri stabiliti dai regolamenti comunali. Parte della dottrina ritiene che solo il concessionario originario, cioè il fondatore del sepolcro sibi familiaeque suae (per sé e per la propria famiglia) possa “derogare” alla familiarità del sepolcro permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti terzi rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare la rigidità della norma, tuttavia configurandosi il diritto di sepolcro come mera aspettativa per cui l’ordine di sepoltura in posti all’interno di una tomba di cui si è contitolari di concessione, è, salvo patti contrari notificati all’Amministrazione comunale, in relazione all’ordine cronologico di morte occorre il consenso unanime di tutti i titolari di quote della tomba stessa perché si addivenga ad una compressione del loro jus sepulcrhi. Il concessionario, pertanto, è sprovvisto del potere di escludere un avente diritto dalla sepoltura.

        Sull’idoneità di norme contenute nel regolamento comunale ad integrare automaticamente il contenuto delle concessioni cimiteriali ai sensi dell’art. 1339 cod. civile Si veda T.A.R. Piemonte, Sez. I, Sentenza 12 luglio 2013, n. 871

        Il diritto di decidere sulle spoglie mortali inerisce a tutt’altra relazione giuridica e si colloca sul piano dei diritti personali di pietas. Quando non vi sia sovrapposizione tra queste due diverse legittimazioni, il concessionario non può ostacolare o, per converso, imporre l’atto disposizione sulle spoglie mortali verso chi ne sia titolare, coartando la sua libertà di agire.
        Sempre facendo salve eventuali particolari previsioni del regolamento comunale, specie per quanto riguarda gli aspetti del procedimento, il titolo a disporre della salma/cadavere/resti mortali, in quanto diritto della personalità, prevale sulle posizioni giuridiche concernenti il sepolcro (come mero manufatto) le quali sono solo funzionali al diritto (personale) di dare o ricever sepoltura.

        Come abbiamo detto, il diritto di sepoltura non è collegato solo all’appartenenza alla famiglia del fondatore del sepolcro (ambito di famiglia quale descritto dal Regolamento comunale), ma anche all’ampiezza contenitiva del sepolcro, si deve, allora, constatare come per i membri della famiglia il diritto venga ad esser effettivo non sul versante teorico (legittima aspettativa?), quand’essi siano ancora in vita, ma al momento del decesso (prima rimane solo un mero desiderio in proiezione dell’oscuro post mortem). In altre parole, se al momento del decesso, la persona deceduta è appartenente alla famiglia ha titolo ad essere sepolta nella tomba data concessione.

        • Oh Dott. Carlo mi dispiace!!!
          sono responsabile del suo mal di testa!!
          In compenso mi sembra di aver capito ( alla buon’ora dirà Lei!)
          Volevo chiederLe il permesso di far conoscere questo scambio letterario all’avvocato se Lei me lo permette, altrimenti non comunico nulla.
          Aspetto la Sua autorizzazione sperando che me la conceda.
          Grazie moltissime della pazienza…mi rendo conto…e scusi tanto!!

          • X Sconsolata,

            autorizzazione accordata, pertanto nulla osta a render pubblico il nostro carteggio epistolare. Si proceda pure!

            Per qualsiasi nuova informazione Lei sa sempre dove, come e quando trovarmi. Io sono sempre qua…ehh già!

          • Grazie!!
            OK
            vediamo se si riesce a chiudere questa benedetta storia.
            Per fortuna che Lei è sempre lì……
            Altrimenti come faccio io?
            Grazissime!!

        • Buongiorno Dr. Carlo,
          mi scuso se mi intrometto nel campo “risposta”, ma nn trovo altra modalità x poterLe porre una domanda su una questione che, da tempo, mi affligge, nonostante la “poca entità” del fatto: si possono stabilire delle regole circa gli oggetti (piante e fiori a parte) da disporre in una cappella privata, ad opera di eredi contitolari? Oppure, in virtù del “senso di pietà”, si può trasformare il luogo in uno sconcertante bazar di cineserie?
          E’ tutto. La ringrazio sin d’ora x la Sua cortese disponibilità a darmi una risposta.

          Mauro Romano

          • X Mauro,

            in questo frangente dove la Legge dovrebbe esser dettata dall’intelligenza e dal buon gusto, norme troppo capillari ed intrusive rischiano di esser criminogene, perchè troppo esposte alla discrezionalità del singolo. E poi: chi controlla, soprattutto dentro una cappella privata, e con quale metro di giudizio? Dov’è il giusto e lo sbagliato? A volte il confine è così labile!

            Senz’altro il regolamento comunale di polizia mortuaria può e deve disciplinare l’apposizione di fiori ed arredi votivi nelle parti comuni del cimitero (campi di terra e file di loculi in batteria) al fine di render maggiormente fruibili e decorosi gli spazi, ma oltre non è consentito spingersi per ovvie ragioni di effettiva opportunità.
            In linea di massima queste controversie si risolvono nel far valere – anche avanti il Giudice Ordinario – il cosiddetto diritto secondario di sepolcro, ossia la facoltà personalissima di godimento verso un bene sepolcrale, di compiere sullo stesso atti di pietà e devozione, in onore dei propri morti nonchè di opporsi a gesti che creino grave ed ingiusto pregiudizio verso la sacralità di quell’ambiente.
            Sarà il Tribunale – nella sua prudente ponderazione e MEDIAZIONE tra gli interessi contrapposti – a stabilire il limite da osservarsi scrupolosamente.

  6. Gentile Sig. Carlo
    scusi l’insistenza, non sono un’esperta.
    Le norme, il Regolamento di Roma etc. parlano tutti del caso della Concessione SINGOLA : regole di successione, subentro, eredità o altro….
    Qui invece si tratta di una tomba di 12 posti e di DUE concessionari di pari valore, fratelli e consanguinei tra loro ma con due famiglie diverse e con discendenze diverse.
    Uno è morto senza eredi e gli succedono quelli iscritti nella concessione secondo le sue volontà originarie cioe“”” Per sè, il coniuge ( ed in effetti loro sono già lì sepolti), discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea””” quindi è andata in eredità la parte
    sua : solo manufatto? solo jus sepulchri ? o tutti e due?Non hanno fatto subentro o altro.
    Ma anche l’altro concessionario ha fatto la stessa cosa, la concessione è unica ma sono DUE “riserve” diverse perché diverse sono le famiglie .
    Allora com’ è la situazione?
    I discendenti vivi del defunto possono occupare tutti i posti vuoti secondo le premorienze contro la famiglia e la discendenza dell’altro Concessionario che ha firmato anche lui un contratto di concessione per sé, il coniuge, i discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea””?
    La riserva del Concessionario superstite non vale più?
    I discendenti del defunto che NON sono i discendenti del superstite possono occupare tutti i posti?
    Ci sono due situazioni di diritto diverse , come sono regolamentate nelle leggi sui sepolcri? Come viene tutelata la volontà del Concessionario superstite?
    Scusi molto e grazie se ha la pazienza di rispondere.

  7. X Sconsolata,

    in questa risposta sarò “autoritario” ed apodittico, altrimenti rischiamo di naufragare nelle gore dell’accademia dotta ed erudita e della più contraddittoria giurisprudenza civile o amministrativa.

    Replico, quindi, alla Sua missiva, per singoli punti tematici.

    1) E’il fondatore del sepolcro, normalmente, a concentrare nelle sue originarie mani tutto lo jus sepulchri (attivo, passivo, secondario e sul sepolcro in sè, attinente, quest’ultimo agli aspetti meramente patrimoniali). Per comune convenzione si muove sempre da questo presupposto: di solito i co-titolari della concessione sono anche portatori dello jus sepulchri, inteso nella duplice facoltà di dare e ricever sepoltura in quel determinato sacello gentilizio. I due diritti, possono però, in particolari circostanze divergere con questo paradossale risultato: gli obbligati alle spese manutentive, in quanto intestatatari della nuda proprietà sul manufatto sepolcrale (diritto sul sepolcro in sè) potrebbero non esser parimenti titolari del diritto d’uso: vale a dire la tomba è sì mia in senso civilistico (ma limitatamente le spese da sostenere!) ma io non ne potrò fruire per il mio post mortem. Per converso posso benissimo esser titolare dello jus sepulchri senza esser parimenti, (co-)intestatario del rapporto giuridico concessorio, basta, infatti, che il mio nominativo sia considerato espressamente nella lex sepulchri per garantirmi il diritto di sepolcro.

    2) Se non c’è stato subentro in senso pieno, con i subentranti capaci di acquisire tutto lo jus sepulchri proprio del concessionario primo, (perchè non contemplato dal regolamento comunale di polizia mortuaria, o per altre ragioni, ad esempio nessuno lo ha attivato nei tempi e nei modi previsti dal regolamento municipale) concessionario unico ed identificabile rimane il fondatore del sepolcro ancorchè deceduto, gli oneri manutentivi si trasmettono jure haereditatis, con le usuali regole che governano la successione mortis causa è la “riserva”, ossia la rosa delle persone appunto riservatarie dello jus sepulchri, non subisce compressioni o dilatazioni, rimanendo quella (= lex sepulchri) statuita a suo tempo al momento della stipula dell’atto di concessione.

    3) Se la riserva non subisce modificazioni, per effetto del subentro il titolo di accoglimento in quella data tomba sarà ad esaurimento, giusta e sacrosanta è, salvo patti contrari e di natura inter-privatistica tra gli aventi diritto da notificarsi solamente al Comune, l’adozione dei criterio della premorienza, unico parametro oggettivo da applicarsi. Lo Jus sepulchri, infatti, è diritto della personalità, assoluto, sebbene declinato nell’ambito di una concessione amministrativa, e pone su un livello di pari ordinazione tutti i soggetti legittimati dalla lex sepulchri, ancora viventi, così sarà l’ineluttabile cronologia degli eventi luttuosi a stabilire per le salme l’ingresso nel sepolcro…insomma basta che si sia posto e chi prima muore meglio alloggia! Oltre alla massima capacità fisica e recettiva della tomba lo jus sepulchri spira ex se e non è più esercitabile, per ovvi motivi di spazio.

    4) La voltura di una concessione (cioè il subentro) può ben essere a titolo oneroso per il richiedente.

    5) L’eventuale rinuncia deve esser formalizzata al Comune con atto scritto e debitamente autenticato (una semplice scrittura privata non pare strumento idoneo data l’ufficialità della dichiarazione unilaterale ed irreversibile)

    6) Non è il concessionario a scegliere arbitrariamente o ad escludere chi vanterà il diritto di sepolcro, una disposizione in tal senso “profuma” di illegittimità lontano un miglio, nel sepolcro di tipo gentilizio o famigliare la concessione sorge sibi familiaaque suae ossia per il concessionario e la di lui famiglia, laddove il concetto di famiglia è basato sui relazioni di sangue o di coniugio, questo principio è inderogabile.

    7) Un’eventuale regolazione giudiziale dei posti feretro disponibili implica giusto un giudizio in sede civile, sempre che il giudice aderisca ed acceda a questa tesi piuttosto ardita, la quale, però, pare contraddire il postulato della famosa “comunione solidale ed indivisibile” di cui spesso parla la Cassazione, in pronunciamenti suscitati proprio daa liti endo-famigliari, sullo jus sepulchri.

    • Gentile Sig. Carlo
      scusi l’insistenza, non sono un’esperta.
      Le norme, il Regolamento di Roma etc. parlano tutti del caso della Concessione SINGOLA : regole di successione, subentro, eredità o altro….
      Qui invece si tratta di una tomba di 12 posti e di DUE concessionari di pari valore, fratelli e consanguinei tra loro ma con due famiglie diverse e con discendenze diverse.
      Uno è morto senza eredi e gli succedono quelli iscritti nella concessione secondo le sue volontà originarie cioe“”” Per sè, il coniuge ( ed in effetti loro sono già lì sepolti), discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea””” quindi è andata in eredità la parte
      sua : solo manufatto? solo jus sepulchri ? o tutti e due?Non hanno fatto subentro o altro.
      Ma anche l’altro concessionario ha fatto la stessa cosa, la concessione è unica ma sono DUE “riserve” diverse perché diverse sono le famiglie .
      Allora com’ è la situazione?
      I discendenti vivi del defunto possono occupare tutti i posti vuoti secondo le premorienze contro la famiglia e la discendenza dell’altro Concessionario che ha firmato anche lui un contratto di concessione per sé, il coniuge, i discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea””?
      La riserva del Concessionario superstite non vale più?
      I discendenti del defunto che NON sono i discendenti del superstite possono occupare tutti i posti?
      Ci sono due situazioni di diritto diverse , come sono regolamentate nelle leggi sui sepolcri? Come viene tutelata la volontà del Concessionario superstite?
      Scusi molto e grazie se ha la pazienza di rispondere.

      • X Sconsolata,

        inconsolabile ed addolorato sono io perché non riusciamo proprio a capirci: quasi quasi “ho perso le parole” come cantava qualche anno fa Ligabue o parafrasando Vasco “io non so più cosa fare” con i miei discorsi seri ed inopportuni…qui le nebbie della polizia mortuaria, invece, di diradarsi, s’infittiscono, e già calano inquiete ombre notturne sulle mie vanità di glossatore dei misteri funerari nell’Ordinamento Italiano.
        Vabbè: rewind, riavvolgiamo il nastro e ricominciamo tutto daccapo.

        1) al momento del perfezionamento del rapporto concessorio nulla osta a che si faccia concessione a più persone, ma dal punto di vista del Comune, quale ente concedente, cioè dall’unica prospettiva qui a rilevare davvero , la concessione è una ed una sola, così come la “riserva” da qui si legittima il concetto di comunione solidale ed indivisibile tanto caro alla Suprema Corte di Cassazione in diverse sue pronunce su cause inerenti allo Jus Sepulchri (= rissa furibonda tra parenti per accaparrarsi un posto feretro).

        2) Il diritto di sepoltura é circoscritto e delimitato, per legge, ai sensi dell’art. 93 comma 1 D.P.R 285/90 al concessionario e alle persone facenti parte della di lui famiglia. Il punto nevralgico e dirimente è il concetto di famiglia: esso a questi fini, va precisato nel Regolamento comunale di polizia mortuaria e non solo in teoria, altrimenti, per default opererebbero, pur sempre gli artt. 74, 75, 76 e 77 del Cod. Civile, come visto precedentemente. Poiché un sepolcro, ab origine familiare, si “tramuta” in ereditario quando vi sia estinzione della famiglia del concessionario, nel caso di specie, gli eredi conseguono la condizione di titolari del sepolcro, assumendo così (salva diversa specificazione nel regolamento comunale che, per altro, qui si afferma essere silente) anche la qualificazione di concessionari e, in caso di loro pluralità, di co-concessionari, in termini di indivisibilità, dato il regime di comunione solidale che si instaura nel rapporto concessorio, il quale sorge sempre “intuitu personae”, è bene non dimenticarlo. Comprensibilmente, l’impiego dei posti feretro residuanti ed ora disponibili, sarà decretato dall’ordine (non preconizzabile, ma comunque certo!) di … riempimento in base alla cronologia degli eventi luttuosi, sempre nell’ottica del massimo volume ricettivo della tomba, insomma se non c’è materialmente spazio per immettere nuovi feretri nel tumulo il diritto di sepolcro si esaurisce ex se e chi prima muore…meglio alloggia! La questione posta è un po’ complessa, siccome, in linea di massima, dovrebbe sussistere nella titolarità della concessione tra più persone una comunione indivisibile, anche se possano esservi “regolazioni” pattizie tra diversi soggetti (regolamento su cosa comune ex art. 1106 Cod. Civile?), sempre se ed in quanto dichiarate ammissibili o consentite dal Regolamento comunale (altri studiosi si attestano su posizioni contrarie dato il particolare regime di comunione che verrebbe ad instaurarsi!) In tale ipotesi, l’utilizzo, pro-indiviso, si verifica in conseguenza di fattori esterni alla volontà degli interessati, cioè all’evento del decesso di persone aventi diritto, in quanto concessionarie o appartenenti alla famiglia del concessionario, e fino al raggiungimento della saturazione del sepolcro stesso. È tradizione che vi sia una sorta di divisione dei posti in base alla quota di proprietà del sepolcro, ma questo non è elemento di diritto. Fermo restando il necessario rinvio al Regolamento comunale (che, in questi casi, senza mai dimenticare l’art. 117 comma 6 III Periodo Cost. assume/svolge un ruolo importante, quando non assoluto), potrebbe – forse – anche riuscire comprensibile un intervento giudiziale di “regolazione”, del diritto di sepolcro; qualora il giudice acceda a questa tesi detto frazionamento, per altro, comporterebbe una sorta di compressione dei diritti di ciascuno degli altri soggetti interessati, venendosi così ad alterare il postulato per cui il titolo ad essere sepolti andrebbe ponderato in occasione del suo immediato utilizzo. Il regolamento municipale, però, è “fonte” spesso lacunosa, in merito all’istituto del subentro nell’intestazione di un rapporto concessorio, ed in questa sfortunata ed esiziale circostanza si deve considerare quale unico concessionario ancora il fondatore del sepolcro.

        3) la proprietà del manufatto, pur sempre vincolata alla funzione sepolcrale, in sé è sempre intermedia e ontologicamente finalizzata al godimento dello Jus Sepulchri che è diritto di tipo personale, o sin anche personalissimo, esso non si eredita nelle consuete forme del trapasso del patrimonio, secondo successione mortis causa, ma si trasmette unicamente per vincolum coniugii o per vincolum sanguinis, cioè per vincolo coniugale o di consanguineità.

        4) L’atto di concessione (per la fattispecie concreta e particolare ex art. 1372 Cod. Civile) ed il regolamento comunale di polizia mortuaria (come parametro generale ai sensi degli artt. 1, 3 e 4 – Disposizioni sulla Legge in Generale di cui al R.D. n. 262/1942) hanno entrambi valore normativo, ovviamente il regolamento comunale è funzionalmente sovraordinato, in quanto si colloca a monte, come premessa necessaria, in tutti i procedimenti di polizia mortuaria che interessino il Comune. Sarebbe, allora, assai opportuno definire la relazione gerarchica tra atto di concessione e regolamento comunale

        Rimango, comunque, sempre a disposizione, per ulteriori chiarimenti o delucidazioni.

  8. Gentile Sig. Carlo
    Ho postato sotto il mio vecchio quesito ma penso che non si veda come successione temporale dei quesiti.
    Mi scusi se lo riposto.
    Rispondo solo ora perché ho acquisito alcuni dati necessari al presente quesito che fa seguito a quello di luglio
    La concessione è intestata a fratello e sorella e la riserva scritta nell’atto è :
    “””La concessione del suddetto sepolcro è riservata alla tumulazione delle seguenti salme: Per loro, loro coniugi, discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea”””
    E’ morto il fratello,senza eredi diretti ,l’eredità è passata ai fratelli.
    Nessuno ha fatto il Subentro da Lei richiamato in articolo.
    Quindi la “”comunione solidale e indivisibile”” tra chi è?
    Ho capito che il manufatto segue il codice civile per quanto riguarda la successione ereditaria ma lo jus s. se non è stato chiesto il subentro come si attiva?
    Se il concessionario è rimasto nella carta solo la sorella vivente come rimane lo Jus s. ?
    Un fratello dice che tutti i posti del sepolcro vanno utilizzati secondo le premorienze, cosa che la sorella concessionaria rifiuta perché 6 sono i “suoi”avendo pagato la concessione.
    Ma se i fratelli “eredi” non hanno fatto il subentro – mi sembra che si deve pagare qualcosa – il concessionario rimane solo la sorella?
    Nella Concessione c’è scritto che”” le salme di coloro che nell’atto di concessione sono indicate tra gli aventi diritto al sepolcro, possono essere essere escluse dal seppellimento soltanto per disposizione del concessionario””
    Il concessionario mi sembra essere ancora e solo la sorella.
    Cosa ne pensa?
    Per tagliare la testa al toro 4 eredi ( sono 6 erano 7 con il defunto ) hanno pensato di fare una scrittura privata dicendo che 6 posti sono della sorella concessionaria e non si toccano e per i 4 posti residui del fratello ( due sono occupati da lui e dalla mogli) lasciano tutte le loro quote di j.s. e di manufatto metà al contestatore metà al concessionario: totale due alla sorella già titolare di 6 posti ( in concessione non sono però definiti) e due al fratello contestatore.
    E’ Valida?Cosa ne pensa?
    La tomba è al cimitero flaminio roma.

    Grazie mille della Sua gentilezza.

  9. Questa è una lettera che ho scritto a due Sindaci (in due momenti) di Orvieto
    Egregio Signor Sindaco
    Per evitare di scrivere, questa lettera, online, su ….. (NdR, emittenti locali depennate), le scrivo tramite facebook. Nel 2007, quando è deceduta, prematuramente, mia figlia Cambi Roberta (43 anni). Chiesi al Comune (con una lettera angosciata) se potevo ACQUISTARE, un loculo vicino alla mia ADORATA figlia (avevo già 80 anni). In virtù della legge, che prescrive: PER ACQUISTARE UN LOCULO E’ NECESSARIO ,CHE UNO DEI DUE CONIUGI SIA DECEDUTO. Conoscevo già questa legge, però, feci presente che in un comune nei dintorni di F……, ci fu una DELIBERA (data l’età del richiedente) per superare questa Legge. Dopo tante decisioni e indecisioni ,mi fu risposto: Non possiamo eludere la legge.
    Circa 2 anni fa (87 anni)ho avuto un colloquio con Lei, gentilmente, mi fece conferire con il Sig. “”””””(ottimo amico e addetto anche ai cimiteri).
    Non si può eludere La Legge . “”””””” purtroppo, se non c’è una delibera … SALVO CHE.…non si può fare niente
    Oggi , di anni ne ho 89+due mesi. La legge è stata fatta per evitare speculazioni, in campo cimiteriale, MA a 89 io e 84 mia moglie…(già in precarie condizioni) che tipo di speculazione ci possiamo fare??
    Volevamo, e si vorrebbe, un posto vocino a nostra FIGLIA…tutto qui… Anche per non lasciare, ai miei famigliari , questa incombenza.. Le ho scritto su facebook, perché desidero che anche gli amici di questo meraviglioso gruppo siano consapevoli del mio SFOGO. Cordiali saluti Piero Cambi.
    ….. P.S.
    Bastava che la legge,(con una semplice postilla ) prescrivesse: La concessione per due coniugi,(89 anni e 84) ancora in vita è fattibile , basta che abbiano un famigliare stretto,(nello stesso Cimitero) come : figli , sorelle o fratelli. Ogni giorno, i loculi vicino a mia figlia ..inesorabilmente vengono a mancare.
    Chiedo scusa: Piero Cambi

    • x Piero Cambi
      la Redazione ha pubblicato questo Suo appello.
      Non c’è una legge che vieta l’assegnazione di loculi per lei, bensì può esserci un regolamento di polizia mortuaria comunale che lo disponga o una deliberazione del competente Organo comunale (in genere è materia di Consiglio comunale). In sostanza viene fatta assegnazione di loculo solo in presenza di salma. Le eccezioni sono esplicitamente previste dallo stesso atto comunale.
      Se l’atto comunale impedisce l’assegnazione die 2 loculi vicini alla salma di sua figlia Lei ha tre possibilità:
      – contattare qualche membro del Consiglio comunale per far cambiare le regole;
      – acquistare una concessione cimiteriale di una tomba a 3 o più posti e poi fare la traslazione della salma della figlia in quest’ultima tomba.
      – scegliere per lei e la moglie – quando sarà il momento – la cremazione e far collocare l’urna cineraria nel loculo dove è sepolta sua figlia. La procedura (nei limiti fisici di capienza del loculo) è permessa in base al paragrafo 13.3 della circolare del Ministero della sanità del 24 giugno 1993, n. 24.

  10. Mi scusi,non vorrei sembrare strano ma

    se uno muore, muore.
    Può sembrare banale ma se si fa questo passo,fregandosene di “rinnovi” e ” diritti”,si vivrà meglio.
    Ho capito che è una discussione tecnica e Lei giustamente ci aiuta,pero viene sempre il dubbio che alla fine ci sia una non accettazione e che tali documenti,che ricevo anche io,”ricordino” sempre la stessa cosa.

    Quando spegni,spegni.

  11. Salve Carlo, avrei da porle un quesito, dato che con le mie scarse nozioni in materia, proprio non ne vengo a capo. Parto dall’inizio e vado via spedito… 1983 mia nonna acquista un loculo cimiteriale,avvertendo tutti i figli della spesa fatta e dicendo loro di aver avuto la concessione per 99anni. Mancherà prematuramente nel 1985. A luglio 2016,il comune ci scrive chiedendo il rinnovo perché la concessione sarebbe saduta a 29 anni (nel 2014 insomma). Noi purtroppo non abbiamo una straccio di contratto e non possiamo dimostrare nulla ma siamo sicuri che mia nonna non fosse matta quando asseriva dei 99anni, dunque a meno che all’epoca non fu “ingannata”, in comune stanno rivedendo un po tutto. Gli stessi signori, interpellati, hanno confermato la inesistenza di un contratto, avvinchiandosi a varie “sentenze”,di vari TAR (Puglia, Campania e Sicilia)– giurisprudenza amministrativa di 1’grado(?)–, riguardanti la non perpetuità della concessione e la ovvia demanialità del cimitero, senza, a mio parere, andare al nocciolo della questione.
    Mi chiedo e dico, in paese (un piccolo paese, sono decine i casi simili):

    È legittimo che il comune possa agire così,rimangiandosi la parola a suo tempo data? – se ha bisogno di spazio per nuove sepolture, non chiedesse nuovamente il costo della concessione –
    È ingiusto(?!) che abbia pagato concessione per 99 anni e a nemmeno un terzo del tempo mi si richieda nuovamente il canone.
    C’è qualcosa che non mi torna, sul nuovo regolamento che hanno approvato a Marzo 2016 dicono che le concessioni di loculi hanno durata di 29 anni mentre quelle dei suoli di 99 anni….Mi chiedo dunque, basta avere abbastanza denaro da potersi pagare un suolo(al fine di edificarci cappella gentilizia) per avere i 99 anni di concessione?
    Chissà se mi potrà dare una sua risposta in merito. Grazie molte per intanto. Cordialmente, Francesco Mele

    • X Francesco,

      problema interessante, invero, e non semplice da affrontare compiutamente

      Provo a rispondere per singoli punti tematici:

      1) in effetti si sta, tra mille oscillazioni e cavillosi distinguo, formando, un certo filone di giurisprudenza amministrativa, ancora di primo grado (senza, quindi, che si sia ancora pronunciato definitivamente il Consiglio di Stato sui casi pendenti) sulla reale possibilità di trasformare le concessioni perpetue in rapporti a durata determinata (max. anni 99, salvo facoltà di rinnovo) in base a questo assunto: il regime sub specie aeternitatis della concessione a tempo indeterminato, comunque legittimo sino al 10 febbraio 1976, occulterebbe un velato diritto di proprietà su un bene demaniale, quale è il cimitero e ciò sarebbe in contrasto con la natura stessa, pubblica per antonomasia, del moderno sepolcreto ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile.

      2) Questo orientamento della più recente giurisprudenza, ancora da consolidarsi, pare contraddire posizioni più conservative e tradizionaliste dei T.A.R. e dello stesso secondo grado della Giustizia Amministrativa secondo cui per il principio generalissimo del Tempus Regit Actum una concessione perpetua non può esser unilateralmente e d’imperio portata dal Comune a tempo determinato, perchè questo atto se non consensualmente adottato, violerebbe la bona fides a base di ogni relazione contrattuale tra l’Ente Locale ed in privato cittadino….chi ci capisce è bravo, e districarsi nelle gore interpretative dei Tribunali Italiani non è certo operazione semplice ed indolore!

      3) Tra l’altro segnalo come lo stesso Consiglio di Stato, abbia, almeno in un’occasione, dichiarato illegittime le norme comunali che per le concessioni perpetue prevedessero, con una sorta di canone ricognitivo, il rinnovo della concessione ad esempio ogni tren’anni, a pena di pronuncia di decadenza (o estinzione disfunzionale del rapporto concessorio per abbandono amministrativo???)

      4) Nella situazione da Lei prospettata il loculo concesso nel 1983, cioè molto dopo il 10 febbraio 1976 è comunque a tempo determinato, infatti, Lei mi parla, correttamente di una probabile concessione 99ennale, dunque la giurisprudenza di cui sopra è citata un po’ a sproposito.

      5) Senza un regolare atto di concessione (titolo cartaceo ed in bollo) la concessione cimiteriale è da considerarsi insussistente, questo è pacifico ed assodato, con tutte le logiche, ma spiacevolissime conseguenza di un (ab)- uso sine titulo di uno spazio sepolcrale altrimenti fruibile da soggetti terzi (= recupero delle somme pro rata per gli anni già goduti di jus sepulchri e rischio concreto di vedersi sfrattare il morto ivi sepolto in campo di terra riservato agli indecomposti, con imputazione dei relativi oneri)

      6) Per le concessioni già in essere, ma sprovviste di ufficiale atto (titolo), molto probabilmente, per cause non riferibili a coloro che vantino, de facto, il medesimo diritto d’uso sui sepolcri i rimedi possono essere molteplici. Se si dispone di elementi anche formali di prova (ricevute o, comunque, le registrazioni dei versamenti per il canone concessorio pagato all’epoca), è possibile sanare la situazione con un atto ricognitivo del Dirigente di servizio, nel quale si dia atto della sussistenza della concessione, del momento del suo insorgere, del soggetto che ne sia titolare (il versante, in linea di massima) e quindi si provveda, oggi per allora, alla formazione del titolo, cioè dell’atto di concessione.

      7) In questo caso, mi sento di suggerire che “usare” il procedimento di sanatoria per definire la concessione attorno agli attuali soggetti che facciano parte della famiglia che pretende il diritto su un determinato sepolcro, assumendo questi quali fondatori del sepolcro e quindi facendo discendere dal momento dell’adozione del “provvedimento finale” di riconoscimento della esistenza del diritto di sepolcro preteso tutti gli effetti che deriverebbero da una concessione disposta in quel momento, cioè oggi, con la sola eccezione della durata, che dovrebbe essere quella originariamente definita, ammesso che sia possibile reperire questa informazione.

      8) Obiter dictum: ci sono poi alcune noie di lana caprina per soli cultori del diritto funerario che per brevitas affronto, qui, in appendice:

      La prima questione, probabilmente più delicata, è quella di stabilire la “famiglia” e il c.d. “fondatore del sepolcro”, nonché i criteri di trasmissione e subentro dei diritto sul sepolcro.
      La seconda infine, è quella di capire se la definizione canonica di “famiglia”, che consente di individuare gli aventi diritto sulla sepoltura, sia come diritto di disposizione, sia come diritto di utilizzarla (= esservi sepolti, jus sepulchri), nonché i criteri di trasferimento dei diritti mortis causa, debbano essere quelli dell’attuale regolamento comunale di polizia mortuaria, oppure si debba fare riferimento alle norme in vigore al momento originario della concessione stessa, nel qual caso potremmo trovarci di fronte a situazioni non omogenee nel tempo.

      Molti di questi dilemmi e di queste difficoltà potrebbero essere superate nel caso in cui l’applicazione dell’istituto dell’immemoriale (http://www.funerali.org/cimiteri/ricognizione-sullo-jus-sepulchri-listituto-dellimmemoriale-1172.html) avvenisse adendo il Giudice, in sede civile e con tutta l’alea che un giudizio sempre comporta, sempre ché il ricorrente abbia l’avvertenza di richiedere la regolazione anche di questi aspetti.
      Altrettanto, una soluzione potrebbe essere individuata nel caso in cui l’istituto dell’immemoriale venisse accolto come procedimento amministrativo normato dal regolamento comunale di polizia mortuaria, qualora nella sua architettura non ci si limitasse a delineare esclusivamente l’iter burocratico, ma bensì anche gli esiti della conclusione del procedimento, magari anche condizionando, in un certo qual senso, il ricorso a tale procedimento amministrativo all’accettazione di questi risultati dell’istruttoria.

  12. X Sconsolata,

    Sì, sembra un paradosso, ma è proprio così: la sepoltura famigliare sorge, appunto, sibi familiaeque suae, per il fondatore e la di lui famiglia, ma se quest’ultimo ha la S-fortuna di campare molto a lungo, e di sopravvivere a tutti gli altri aventi titolo, rischia di non trovar più posto, se gli avelli sono già tutti occupati.

    Ribadisco il concetto: nello Jus Sepulchri non si ha mai eredità, se non limitatamente agli oneri manutentivi, i quali possono pure trasferirsi jure haereditatis, in quanto obblighi di tipo patrimoniale e suscettibili di valutazione economica, ma essi, in questa evenienza, possono pure divergere, pesantemente dal diritto d’uso, cioè dallo jus sepulchri primario.

    L’unica forma di successione mortis causa ammessa, allora, è per coniugio o consanguineità, ed è normata solo ed esclusivamente dallo strumento principe per il buon governo del fenomeno funerario a livello locale: trattasi del regolamento municipale di polizia mortuaria; essso in tema di subentro eventuale gode di amplissimi – pressoché assoluti, margini di manovra ed intervento, in base ad usi, costumi e sensibilità della cittadinanza.

    Tutto gravita attorno alla cosiddetta “LEX SEPULCHRI”, statuita, con valore di legge tra le parti ex Art. 1372 Cod. Civile, in sede di stipula dell’atto concessorio, ossia alla “riserva” di cui all’Art. 93 comma 1 I Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285; essa altro non è la designazione, in vita (stante l’Art. 50 DPR n. 285/1990 la concessione deve pre-esistere all’effettivo utilizzo), della rosa di persone portatrici e titolari dello Jus Sepulchri; tale diritto è l’unico ad esser esercitato in proiezione dell’oscuro post mortem, e quando si è ancora vivi come un qualunque altro diritto potenziale si riduce non a certezza, ma a mera, legittima aspettativa.

    Secondo la giurisprudenza più autorevole e consolidata lo Jus Sepulchri primario (nella fattispecie Jus sepeliri, ovvero diritto ad esser sepolti in una tomba privata) si estingue nel momento in cui il feretro viene deposto nella tomba, secondo altri giuristi, invece, proprio in questo momento comincia a produrre tutti i propri effetti (ex plurimis: requiescant in pacem in ossequio al postulato della stabilità delle sepolture) per tutta la durata residua della concessione.

    A questo punto se con la morte cessa la capacità giuridica i morti, in quanto tali non sarebbero logicamente più titolari di alcun diritto, ecco allora attivarsi lo jus inferendi mortuum in sepulchrum, cioè il diritto/potere dei vivi a dar sepoltura ai propri cari, magari nella tomba prescelta dal de cuius con lo jus eligendi sepulchri. Vale a dire: la Legge tutela i defunti in quanto essi, con le catene d’amorosi sensi di foscoliana memoria, formano l’oggetto di un interesse (esempio: lo Jus Sepulchri secondario, il quale si traduce nella facoltà di render visita ed omaggio ai propri cari scomparsi) cui l’Ordinamento riconosce piena cittadinanza e protezione. Quale teoria scegliere? E’indifferente. Preferirei, pertanto, sottrarmi ad un dibattito un po’ troppo accademico ed ozioso, almeno per questo blog di indomiti beccamorti.

    Solitamente, specie in caso di co-titolarità della concessione in capo a più soggetti, è saggio, al fine di prevenire liti endo-famigliari alle volte devastanti (si finisce, spesso, in Cassazione per situazioni simili), addivenire ad una “riserva” dedicata nominativamente con i nomi degli aventi diritto, in qualche maniera, scolpiti nella LEX SEPULCHRI, ancor prima che sulla lastra sepolcrale. Solo in questa fase costitutiva è permesso ampliare o restringere il significato di “famiglia”, (mononucleare, allargata, patriarcale…) in forza delle disposizioni del regolamento comunale di polizia mortuaria il quale potrebbe offrire una definizione canonica di nucleo famigliare, altrimenti opererebbero pur sempre, come extrema ratio, per evitare lo stallo ed il vuoto normativo gli Art. 74, 75, 76 e 77 Cod. Civile.

    Se non si ha quest’accortezza, ed a tal proposito consiglio caldamente di consultare con attenzione l’atto concessorio o la convenzione da cui sovente è accompagnato, nella quale le parti (Comune e privato cittadino) definiscono le rispettive obbligazioni sinallagmatiche si applicherà, per default, il criterio della premorienza…insomma “chi prima muore meglio alloggia”, sino alla naturale saturazione degli avelli, ai sensi dell’Art. 93 comma 1 II Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285, da intendersi, comunque, in senso dilatato ed estensibile non più ai soli feretri, ma anche alle cassette di resti ossei, ai contenitori di resti mortali o alle urne cinerarie, infatti, un avveduta politica di gestione della sepoltura (estumulazioni programmate, ricorso alla cremazione…) permette di recuperare periodicamente spazio, per l’accoglimento di nuovi defunti, con un notevole e responsabile ri-uso di un patrimonio cimiteriale di per sé limitato e finito…ed a volte insufficiente ad accontentare tutti.

    • Gentile Sig. Carlo
      rispondo solo ora perché ho acquisito alcuni dati necessari al presente quesito che fa seguito a quello di luglio
      La concessione è intestata a fratello e sorella e la riserva scritta nell’atto è :
      “””La concessione del suddetto sepolcro è riservata alla tumulazione delle seguenti salme: Per loro, loro coniugi, discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea”””
      E’ morto il fratello,senza eredi diretti ,l’eredità è passata ai fratelli.
      Nessuno ha fatto il Subentro da Lei richiamato in articolo.
      Quindi la “”comunione solidale e indivisibile”” tra chi è?
      Ho capito che il manufatto segue il codice civile per quanto riguarda la successione ereditaria ma lo jus s. se non è stato chiesto il subentro come si attiva?
      Se il concessionario è rimasto nella carta solo la sorella vivente come rimane lo Jus s. ?
      Un fratello dice che tutti i posti del sepolcro vanno utilizzati secondo le premorienze.
      Ma se non hanno fatto il subentro – mi sembra che si deve pagare qualcosa – il concessionario rimane solo la sorella.
      Nella Concessione c’è scritto che”” le salme di coloro che nell’atto di concessione sono indicate tra gli aventi diritto al sepolcro, possono essere essere escluse dal seppellimento soltanto per disposizione del concessionario””
      Il concessionario mi sembra essere ancora e solo la sorella.
      Cosa ne pensa?
      Per tagliare la testa al toro hanno pensato di fare una tutte le loro quote di j.s. e di manufatto metà al contestatore metà al concessionario.
      Cosa ne pensa?
      Grazie mille della sua gentilezza.

      P.s.
      Scusi
      Per tagliare la testa al toro hanno pensato di fare una scrittura privata lasciando tutte le loro quote di j.s. e di manufatto metà al contestatore metà al concessionario.
      E’ Valida?

  13. Gentile Forum
    sottopongo un quesito che sta creando intoppi ad una successione ereditaria.
    Una tomba di 12 posti è stata voluta da due fratelli che ne sono i concessionari.
    E’ recentemente morto uno dei due fratelli senza eredi. La moglie era deceduta. Quindi la sua quota passa a tutti gli altri fratelli compreso quello con il quale ha fatto la concessione, totale sei fratelli viventi, erano sette.
    Nessuno ha fatto il subentro e/o la variazione della titolarità della quota di concessione del defunto.
    In questo caso la titolarità della tomba rimane al concessionario superstite con oneri e onori ?
    Come si fa a capire cosa aspetta in eredità ai fratelli ? fermo restando che è una eredità particolare su bene demaniale.
    Il fratello superstite ha diritto ai suoi 6 posti in quanto l’asse ereditario non è il suo ma del fratello morto e i suoi posti non vanno in eredità .Giusto?
    Nei 6 posti del defunto ci sono lui e la moglie e rimangono liberi 4 posti Giusto?
    Dei 6 fratelli compreso il titolare degli altri 6 posti ,quattro rifiutano la tomba.
    Come debbono essere divisi i 4 posti residui tra i due fratelli che hanno accettato l’eredità così chiamata ?
    ( un fratello ha già 6 posti + la quota ereditaria e un fratello che ha la quota ereditaria).
    Io ho fatto così : 4 posti : 6 fratelli =0,666666
    4 non vogliono la quota ,allora come funziona il tutto?
    Vanno avanti da mesi e non si trova un accordo anche perché qualcuno dice di volere nella massa ereditaria anche i 6 posti del concessionario superstite.
    Quali sono le leggi e le regole in questo caso?
    Il regolamento di polizia mortuaria tace al riguardo.
    Grazie se mi rispondete

    • X Sconsolata,

      Non si possono accampare diritti “spartitori” sui sepolcri.

      Sull’istituto del subentro ho già scritto troppo, pertanto si rimanda, per un preliminare chiarimento, al seguente link: http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html

      Muovo, nella risposta, da una citazione dotta, ciceroniana, in lingua latina, mutuando alcuni frammenti di dottrina (e saggezza funeraria) dall’antico diritto romano: Hoc monumentum heredem non sequitur espresso anche con l’acronimo H.M.H.N.S. ossia il monumento funerario (leggasi la cappella gentilizia) è un bene indisponibile anche per l’erede.

      E’, allora, tutta l’impostazione concettuale del quesito ad essere viziata – ab origine – e non è tanto un mero problema di forma, quanto una questione ad sustantiam.

      Il diritto delle successioni mortis causa dettato dal Cod. Civile, infatti, attiene sempre e solo ad una condizione patrimoniale (= il trapasso del patrimonio), mentre gli jura sepulchri quali diritti personalissimi non rientrano MAI nell’asse successorio, ne sono avulsi, proprio per la loro natura indisponibile. A parte la demanialità del sepolcri su cui si potrebbe a lungo disquisire per trarne sempre nuovi spunti di discussione lo jus sepulchri sorge ex capite e jure proprio per il solo fatto di esser in un determinato rapporto di coniugio o parentela con il fondatore della tomba all’atto istitutivo della lex sepulchri, quando le parti in causa stipulano il contratto di concessione.

      E’pertanto illogico simulare una ripartizione aritmetica del diritto di sepolcro, alla quale (= regolazione in quote dello jus sepulchri) si potrebbe giungere solo in via pattizia (con atto inter-privatistico da notificare al comune, al quale l’Ente Locale rimane estraneo in caso di sopravvenuta lite, limitandosi a garantire lo status quo in attesa di definizione della controversia) o giudiziale, sempre che eccitato un giudizio con rito contenzioso, il Giudice, in sede civile, acceda a questa tesi del frazionamento rigido, poichè in caso di co-titolarità sulla concessione siamo dinanzi ad una comunione solidale ed indivisibile, dove tutti gli aventi diritto (individuati dalla Lex Sepulchri e per default dall’Art. 93 comma 1 I Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) sono collocati su un piano di pari ordinazione e legittimazione nelle fruizione dello spazio sepolcrale per il loro post mortem, sarà così la naturale cronologia degli eventi luttuosi a scandire l’entrata delle salme degli aventi titolo nella cappella gentilizia, sin quando la capacità ricettiva della tomba non giunga a saturazione, oltre questa soglia fisica, infatti (…se materialmente non c’è più posto c’è poco da fare!!!) lo stesso jus sepulchri spira ex se e non è più esercitabile ai sensi dell’Art. 93 comma 1 secondo Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285. Consiglio pure di consultare attentamente questo link: http://www.funerali.org/cimiteri/divisione-di-sepolcro-gentilizio-5283.html

      Lo stesso principio vale per le obbligazioni patrimoniali di carattere manutentivo sul sepolcro ex Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

      Se alcuni degli aventi diritto vogliono liberamente rinunciare al loro jus sepulchri primario (dare o ricever sepoltura in quel determinato sacello gentilizio) rinvio per brevitas a questo link, per ponderare attentamente gli effetti giuridici, anche in prospettiva futura, di tale decisione: http://www.funerali.org/cimiteri/la-rinuncia-nelle-concessioni-cimiteriali-modi-forma-e-natura-dellatto-45953.html, rammentando solo come si giungerà tra i restanti aventi diritto ad un accrescimento nella loro residua titolarità di jus sepulchri.

      • Gentile Sig. Carlo
        spendida risposta! Grazie.
        Non ho capito però una cosa : il sepolcro è una comunione solidale ed indivisibile quindi comunione anche con gli eredi del concessionario morto.
        Il concessionario superstite quindi ,che ha costruito e voluto il suo sepolcro per sé ed i suoi, vedrà cadere in “comunione solidale” anche il suo posto, quello del coniuge e dei 4 figli giovani ( totale 6 posti come aveva domandato in concessione) e perderà – se ho capito bene- il diritto ad esercitare sia lo jus s. sia la proprietà sul manufatto in quanto chi muore prima prende tutti i posti e vedendo le età il superstite rimarrà fuori dal ” suo “sepolcro.
        Ho capito bene?

  14. Buona sera. Mi trovo di fronte ad una situazione particolare: mia nonna è morta qualche giorno fa; possedendo una tomba di famiglia, l’idea era quella di darle sepoltura lì. Per fare ciò, però, è necessario rimuovere un parente precedentemente defunto. Nel momento di compiere una scelta sulla rimozione, facciamo caso al fatto che nella tomba di famiglia è stato sepolto anche una persona che non ne faceva parte. Andando a controllare i documenti, sembra che il permesso per dare sepoltura alla persona in oggetto sia stato concesso anni e anni fa (tant’è che la persona che lo ha dato è già deceduta) e ora non è possibile in alcun modo rimuoverlo perché necessario il consenso dei familiari. A quanto pare, si tratta di una persona sola, che non aveva parenti. Come bisogna procedere?

    Altra cosa strana: fino a due/tre anni fa, siamo certi che nella tomba in oggetto, il nome del defunto sulla lapide non ci fosse, allora abbiamo sempre creduto fosse vuota. Ora, nel momento in cui è sorta la questione, abbiamo fatto caso al fatto che la lapide è nuova e diversa da quelle soprastanti e il nome è stato aggiunto recentemente!

    Come si può risolvere? Ci troviamo la tomba di famiglia occupata da questo soggetto ignoto e mia nonna è in attesa di una collocazione. Grazie in anticipo.

    • X Margherita,

      consiglio, preliminarmente, la consultazione di questo link: http://www.funerali.org/cimiteri/tumulazione-illegittima-373.html , da cui si potranno evincere dettagliate informazioni sui possibili rimedi da intraprendere.

      richiamato l’Art. 102 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285, in forza del quale il titolo di accettazione in un sepolcro privato (quali sono le tumulazioni tutte!) deve esser attentamente vagliato dal competente ufficio comunale di polizia mortuaria, attraverso apposita fase istruttoria, anche non particolarmente articolata (basta, infatti, una semplice ricerca anagrafica per risalire al legame di parentela) al fine di prevenire comportamenti indebiti ed abusi (come, appunto, l’ingresso nella tomba della spoglia mortale di un NON avente diritto, in quanto estraneo al nucleo famigliare riservatario del diritto di sepoltura), si ricorda come lo Jus Sepulchri, sia classificato dalla Cassazione, ed a più riprese, con orientamento, quindi, costante, come un diritto di natura reale e patrimoniale, oltreché personale (laddove il sostrato materiale di opere murarie e suppellettili funebri è funzionale, cioè teleologicamente finalizzato, nel post mortem degli aventi diritto , all’accoglimento delle loro spoglie mortali) tutelabile in via possessoria con le relative azioni di difesa previste dal Cod. Civile.

      Stante l’attuale situazione di paralisi, il Comune, infatti, non può autorizzare sine titulo un’estumulazione allo scopo di recuperare spazio, bisogna, allora, adire il Giudice Ordinario, in sede civile, magari sfruttando l’Art. 700 Cod. Proc. Civile per ottenere un provvedimento d’urgenza.

      Il problema si complicherebbe, non poco, se l’ignoto, fosse stato tumulato – purtroppo per Lei – legittimamente in base all’istituto della benemerenza ex Art. 93 comma 2 DPR n. 285/1990, introdotto “solo”dal 27 ottobre 1990, ogni atto in tal senso precedente a tale data sarebbe, pertanto, nullo di diritto (in buona sostanza il concessionario, o secondo altri giuristi, tutti i soggetti interessati da una potenziale compressione del loro Jus Sepulchri, in deroga alla famigliarità del sepolcro, autorizza l’immissione nella tomba di feretro di persona non appartenente alla famiglia, ma ad essa unita da particolari vincoli morali ed affettivi), in questo caso saremmo davvero all’impasse, poichè lo Jus SEpulchri si esercita, logicamente, giusta l’Art. 93 comma 1 I Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, sino alla naturale saturazione dei loculi, ovvero sin quando vi sia spazio sepolcrale per tumulare nuove bare, oltre questo limite fisico lo Jus Sepulchri spira ex se (insomma se non c’è più posto c’è poco da fare!) e da legittima aspettativa quando si è ancora in vita (= facoltà potenziale) non si traduce in un diritto effettuale al momento del decesso.

  15. GENTILE redazione mi giunta una richiesta da parte di un concessionario titolare di un concessione di un loculo cimiteriale il dichiara “di essere possessore presso il cimitero di Monte San Biagio del loculo n. 354 occupato dalle spoglie mortali della propria madre. In riferimento a tale loculo chiedo di trasferire tutti i diritti e doveri e posizione della sudetta concessione del loculo a mia cognata”.
    La mia domanda: è possibile procedere al subentro di una concessione cimiteriale tra vivi?
    di prassi accolgo le richieste di voltura per decesso del concessionario a favore degli eredi che a loro volta con propria dichiarazione resa all’ufficio decidono di nominare un subentrante tra gli aventi diritto.
    Nel caso specifico ho dei dubbi nel procedere. resto in attesa di vostro gentile riscontro grazie.

    • X Duilio,

      Ogni tanto qualcuno ci prova sempre nella compravendita di sepolcro, anche se questa operazione è illegittima e, dunque, nulla di diritto, da almeno 40 anni, cioè dal 10 febbraio 1976, anzi essa contravvenendo all’Art. 92 comma 4 del vigente Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, (sono proibiti il lucro e la speculazione) dovrebbe comportare, di rigore, la pronuncia di decadenza sanzionatoria sulla concessione stessa.

      L’unica forma di avvicendamento, tra l’altro, solamente mortis causa nella titolarità di beni cimiteriali, dati in concessione, è rappresentata dall’istituto del subentro, sono pertanto vietatissimi gli atti di disposizione per acta inter vivos, come appunto la cessione, sui sepolcri, poiché il il Legislatore ha sancito e statuito con norma positiva:

      1) la demanialità (e si mediti sul suo profondo significato!) dei cimiteri con le tombe in essi insistenti (Art. 824 comma 2 Cod. Civile con le logiche conseguenze di cui all’Art. 823 Cod. Civile)
      2) l’espressa abrogazione avvenuta con il D.P.R. n. 803/1975 entrato in vigore il 10 febbraio 1976 di ogni normativa incompatibile (si trattava dell’Art. 71 commi 2 e ss. Regio Decreto n. 1880/1942) con la natura demaniale dei cimiteri e quindi con la NON trasmissibilità per acta inter vivos dello Jus Sepulchri.
      Questa è la Legge!
      L’unica soluzione percorribile per “liberarsi” del loculo in questione, se non interessa più all’attuale concessionario, è la sua retrocessione al Comune, il quale provvederà a riassegnarlo, secondo modalità e procedure fissate nel regolamento municipale di polizia mortuaria.

  16. Salve, scrivo dal Comune di Battipaglia, in provincia di Salerno. Mia madre ha avuto in concessione un’area del cimitero per l’inumazione di mio nonno, nel Novembre del 1990, quindi per una durata di 99 anni. Oggi, a seguito del decesso di mia nonna, per esaudire il suo desiderio di stare con il marito, si era ipotizzato si esumare mio nonno, pulire le ossa e metterle nel cassettino ed inumare mia nonna lì, insieme al cassettino.
    Ci era stato detto che ciò era possibile e che sarebbero proseguiti i 99 anni. E’ corretto?
    In ogni caso, avvenuta l’esumazione, ci accorgiamo che sul cadavere di mio nonno non è avvenuto il processo di mineralizzazione e che lo stesso si è mummificato (era in un feretro di zinco). A questo punto richiudiamo tutto, mio nonno resta lì dov’era e mia nonna viene posizionata altrove, ma il direttore del cimitero ci dice che abbiamo perso la concessione dei 99 anni e che la stessa è diventata di 20 anni perchè abbiamo fatto l’esumazione. E’ corretto?
    Grazie

    • X Anto,

      Sua madre nell’ormai lontano novembre del 1990 ha avuto in concessione un campetto ad inumazione (forse monoposto?), ad ogni modo la Legge (Art. 90 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285) prescrive che le aree su cui impiantare sepolture a sistema d’inumazione siano dotate di adeguato ossario, questo – forse – per favorire una rotazione ed un riuso responsabile dello spazio sepolcrale, altrimenti l’ordinario disseppellimento ( =turno di rotazione) andrebbe effettuato solo alla scadenza della concessione (in via analogica Art. 86 comma 1 DPR n. 285/1990), con un notevole immobilizzo per la capacità ricettiva del sepolcro stesso, poichè lo Jus Sepulchri si esercita pur sempre sino alla naturale saturazione della tomba, superata la quale esso spira ex se, senza più la possibilità di immettere nuovi morti. (se materialmente non c’è più posto è facile addivenire logicamente a questa soluzione “cristallizata”, comunque anche in norma positiva dall’Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n. 285/1990)

      Spesso, soprattutto in passato i Comuni commettevano l’errore di legare, specie per i sepolcri monoposto, il perdurare, nel tempo, della concessione al mantenimento dello stesso defunto nella medesima sepoltura privata: è il caso del cosiddetto “sepolcro nominativamente dedicato”, in cui la sussistenza del rapporto concessorio instauratosi tra Amministrazione Comunale e privato cittadino concessionario è vincolata solo alla tumulazione/inumazione di quel particolare feretro individuato espressamente nell’atto di concessione, con questo ulteriore effetto: un’eventuale esumazione/estumulazione finalizzata al trasporto in altra sede del defunto (Art. 88 DPR n. 285/1990) avrebbe prodotto l’estinzione della concessione per esaurimento dei suoi stessi fini (= il godimento dello jus sepulchri costituito in favore di quell’unica salma).

      Ma se Suo nonno continua ad esser sepolto proprio in quel campetto ad inumazione, eccetto clausole di minor favore inserite nell’atto di concessione che io, però, non conosco, il problema non dovrebbe neppure porsi.

      Ad ogni modo il Comune non può alterare unilateralmente un rapporto giuridico che esso stesso ha liberamente posto in essere, tra l’altro senza avere né obbligo a contrarre, né, tanto meno il dovere di stipulare l’atto di concessione, con relativa durata 99ennale a determinate condizioni.

      Fermo restando che il Comune, quale ente concedente, non può modificare o intaccare un rapporto giuridico che ha concorso a formare, magari sulla base di una propria regolamentazione locale all’epoca vigente, va ricordato che potrebbe risultare ammissibile solo un accoglimento della rinuncia unilaterale da parte del concessionario (e sempre che questi sia ancora in vita se concessionario debba intendersi il soggetto che ha stipulato l’atto di concessione o suoi discendenti, se così previsto dal regolamento comunale di polizia mortuaria vigente al momento dell’atto di concessione).

      • La ringrazio per la risposta. Ma non ho capito se la soluzione che mi era stata prospettata inizialmente era corretta (“cassettino” per mio nonna e feretro di nonna entrambi nello stesso fosso per 99 anni a partire dal 1990).
        Inoltre, a ciò che ho scritto in precedenza, si aggiunga che il Direttore del Cimitero ci ha richiesto l’atto di concessione del 1990, di cui – però – noi non siamo in possesso e che – quasi certamente, non è stato mai consegnato a mia madre all’epoca!!
        Pertanto il Direttore ci ha addirittura detto che non abbiamo alcuna prova della detta concessione!! Com’è possibile fare tale affermazione? E a che titolo mio nonno sarebbe stato seploto lì per ben 26 anni?! Cortesemente, mi prospetterebbe una soluzione per sanare la questione in modo definitivo e senza avere ulteriori brutte “sorprese” in futuro? E possibile reperire tale concessione? E se non fosse mai stato materialmente redatto un atto di concessione?? (consuetudine di quel periodo). Grazie mille per la sua precisione e disponibilità.
        Saluti

        • X Anto,

          la soluzione inizialmente prospettata sarebbe stata l’unica davvero legittima: attenzione, però, le ossa raccolte in cassetta ossario non vanno deposte nella stessa fossa con il feretro, ma in un apposito spazio (esempio: pozzetto ipogeo o manufatto comunque di lieve entità architettonica, come potrebbe essere un parallelepipedo edificato sul piano di campagna) ricavato all’interno dell’area avuta in concessione: è infatti, vietato inumare le ossa, perché esse possono solo esser o tumulate in nicchia ossario o disperse nell’ossario comune.

          La situazione che si registra (assenza del contratto di concessione) sembrerebbe imputabile non tanto ai concessionari quanto (forse) a una non piena diligenza del comune, in quanto, sotto il profilo del diritto amministrativo, solo la presenza del “regolare atto di concessione”, per usare il termine aulico, costituisce titolo d’uso sui sepolcri privati, ma se vi sono stati i pagamenti (la concessione, infatti, è sempre a titolo oneroso per il cittadino) è senz’altro possibile provvedere a regolarizzare la situazione formando ora gli atti di concessione, con riferimento ai concessionari originari, se ancora viventi, secondo i canoni concessori vigenti all’epoca del pagamento, e con le condizioni di concessione (tra cui, la durata) allora prevista.

          Ciò comporta solo che i concessionari versino o l’importo o l’integrazione delle somme dovute per l’imposta di bollo e per la registrazione (se vi si debba provvedere), nonché per le spese contrattuali, dato che queste somme non possono che essere quelle vigenti al momento della formazione dell’atto di concessione.
          Dato il tempo trascorso, per altro, potrebbero esservi alcune “criticità”, tipicamente quella per cui i concessionari individuati negli atti deliberativi non siano più in vita, ma non è il Suo caso.

          Si potrebbe, forzando un po’ i margini della rigidità formale della norma in questione superare questo aspetto, con un atto deliberativo (di giunta comunale) con il quale, dandosi atto della situazione per come essa si sia naturalmente evoluta, si giunga nella considerazione di una “sanatoria”, consentendo ora di stipulare i relativi atti di concessione.

          Per altro, sembrerebbe di cogliere come l’amministrazione possa avere l’orientamento per un intervento che le consenta di modificare le condizioni inizialmente previste (come, la durata), ipotesi a cui si potrebbe, a certe condizioni, anche giungere, ma considerando le concessioni de quibus come inesistenti, bisognerebbe attivarle ex-novo, corrispondendo oggi le tariffe attuali (e quindi con la durata attuale), ma facendo altresì pagare l’occupazione “sine titulo” pregressa, magari sulla base delle tariffe di anno in anno vigenti nei diversi periodi di “occupazione” di fatto dei posti di sepoltura.

          Qualora questo sia l’orientamento dell’amministrazione, il quale, oltretutto, potrebbe anche essere individuato come quello preferibile dal punto di vista giuridico, dovrebbe anche essere messa in conto una probabile “resistenza” da parte delle famiglie interessate, che spesso hanno la percezione di essere, dato il tempo trascorso e l’uso (non precedentemente contrastato dall’amministrazione) protrattosi, titolari di un diritto consolidato, perfetto ed acquisito.

          Spesso, infatti,, le famiglie, ignare delle procedure di polizia mortuaria e cimiteriale, non percepiscono molto la necessità della sottoscrizione di un regolare atto di concessione, magari nella convinzione, umanamente comprensibile, per cui avrebbero assolto i propri obblighi con il mero pagamento della tariffa, a suo tempo eseguito. O, in altre parole, non va escluso un atteggiamento di buona fede da parte loro, che l’Ordinamento comunque tende a proteggere.

  17. X Ruggiero,

    Il diritto di superficie oggetto di concessione amministrativa da parte del Comune, quale proprietario dell’impianto cimiteriale (o, meglio, il riferimento analogico a questo) sussiste per quanto riguarda il rapporto, appunto, concessorio, cioè il rapporto giuridico di diritto pubblico, intercorrente tra comune e confraternita.

    Il rapporto tra confraternita e confratelli (o, consorelle) è una relazione di tipo associativo cui il comune è, abbastanza estraneo, una volta che abbia verificato l’appartenenza, in vita, del defunto alla confraternita.

    Nel caso di concessioni di sepolcri (o di aree ai fini della costruzione di sepolcri) a confraternite, si hanno due distinti rapporti giuridici, il primo, intercorre tra il comune e la confraternita è di diritto pubblico e il secondo, invece, è intrattenuto tra la confraternita ed il confratello (o, consorella) ed è di diritto meramente privato.

    Quest’ultimo non costituisce, né può costituire, una cessione del diritto sussistente in capo alla confraternita ma si configura una modalità di esercizio della “riserva” di cui all’art. 93, comma 1 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, essa è regolata da due strumenti: a) l’atto di concessione, b) l’ordinamento della confraternita.

    In altre parole, la confraternita non “cede” alcunché (né potrebbe “trasmettere”), ma, realizzando le proprie funzioni, assicura che il confratello (o, consorella) a fine sepolcrale, fruisca, a tempo debito, del fatto di essere appartenente alla confraternita medesima.

    I rapporti tra confratello (o, consorella) con la confraternita sono disciplinati dall’ordinamento della stessa. Per altro, il “manufatto” costituente il sepolcro è nella titolarità, fin tanto che duri la concessione, della confraternita, cui spetta, eventualmente, ogni azione a tutela dello stesso.

  18. Salve, vorrei porre un quesito riguardo l’effettivo uso dei loculi in concessione dato dalla confraternita.

    Mio nonno come si evince dalla ricevuta in mio possesso, ha acquistato nel 1943 la concessione n. 2 loculi all’interno della cappella della confraternita, poi successivamente nel 1967 ne acquista altri n. 2 loculi dove verrà poi seppellito sia il nonno e la nonna.

    La questione è che oggi gli unici familiari viventi mia madre e mio zio, vorrebbero utilizzare questi 2 posti acquistati nel ’43 per loro.
    Solo che recandoci presso la Confraternita ci hanno detto che siccome il nonno intestatario della concessione è stato seppellito in un altro loculo, quest’ultimo decade e non può essere utilizzato dagli stessi familiari, perchè l’utilizzo di questi loculi è per uso personale.

    Grato per le vostre cortese risposte.

    • X Ruggero,

      Ma il cimitero di cui Lei mi parla è direttamente di proprietà della confraternita, cioè privato e particolare ex Art. 104 comma 4 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria o è comunale e quindi pubblico? Chiedo questo perché, al di là degli aspetti vetero-patrimonialistici sui sepolcri presenti nella vecchia legislazione, ormai abrogata dal nuovo e vigente ordinamento di polizia mortuaria le tombe, data la demanialità ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile dei moderni sepolcreti e dei sepolcri privati in essi insistenti, non si acquistano, nel senso proprio della compravendita, ai sensi dell’Art. 823 Cod.Civile, semmai si ottengono in concessione (acquisendone il diritto d’uso?) a titolo oneroso per il richiedente.

      Allorquando un contratto di concessione (parlare in questi termini, sembra un ossimoro perché il contratto è, per antonomasia, atto almeno bilaterale, mentre la concessione è, invece, atto unilaterale ed ottriato, come suggerisce lo stesso nomen juris) di un sepolcro privato (sono tali tutte le “allocazioni” cimiteriali diverse dall’inumazione in campo comune) indichi espressamente i nominativi dei defunti per cui esso è predisposto, il mancato utilizzo o il parziale uso o, ancora, l’estumulazione ex art. 88 D.P.R. 285/90, cioè del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria comportano l’estinzione (naturale o…per causa patologica?) della concessione, come conseguenza dell’esaurimento dei fini per cui era sorta: infatti la consegna di un loculo, ad esempio, da parte del Comune al concessionario potrebbe essere assimilata, in termini civilistici, ad una sorta di obbligazione di risultato ( con questa ratio: chi lo riceve in concessione d’uso si impegna ad utilizzarlo per ivi collocare una determinata salma (= un famigliare) ovvero il corpo esanime di soggetto appartenente ad una determinata categoria sociale quando ricorrano gli estremi per la concessione ad Enti ex Art. 90 D.P.R 285/90 ).
      La concessione palesa profili para-contrattuali, non è, infatti, un contratto privato gestibile in piena autonomia, essa, infatti, implica degli incombenti pubblici, nell’interesse della collettività, a cui la società stessa si deve attenere.

      Anche il “non uso” può esser un’inottemperanza cagione di decadenza, si pensi, ad esempio ad una “tomba prenotata” rimasta vuota anche dopo la morte dell’avente diritto ad esservi tumulato, il quale, ovviamente sia stato sepolto in altro sito, con il conseguente animus, per facta concludentia, di lasciare definitivamente il sepolcro.

      La decadenza non è pronunciata, ma dichiarata: sembra solo nominalismo, ma è importante sottolineare come la dichiarazione di decadenza non abbia effetti costitutivi, bensì puramente ricognitivi (la decadenza si attiva per effetto dell’inadempimento da parte dei concessionari).

      La concessione individuale, tipica dei loculi monoposto (cioè limitata ad un solo defunto) si ritiene un errore logico se si ha l’obiettivo di massimizzare ed ottimizzare insieme utilizzo del patrimonio cimiteriale già costruito.

      Ovviamente ciò comporta anche un sistema tariffario capace di tariffare ogni entrata e ogni variazione di stato in maniera adeguata.

      Se la concessione di sepoltura è fatta ad una persona in vita, hanno diritto ad esservi sepolti (se il concessionario non restringe o allarga tale concetto di riserva, nell’atto originario e mai più dopo) i familiari del concessionario e lo stesso, in ordine di data di decesso, fino al raggiungimento della massima capacità ricettiva(il concessionario può riservare il posto per sé stesso).

      Se la concessione è fatta a persona che la richiede in presenza di una sepoltura da effettuare, le spoglie mortali del soggetto sepolto devono permanere – tranne che per traslazione richiesta da avente diritto a chiederla – in qualunque forma siano state introdotte o trasformate (cadavere, resti mortali, ossa, ceneri) fino a scadenza della concessione.

      Altri aventi diritto alla sepoltura, generalmente familiari dell’intestatario della sepoltura o suoi subentrati (se si usa il metodo del concessionario scorrevole) possono essere sepolti in ordine di data di decesso, secondo il criterio, dunque, della premorienza, e fino al raggiungimento della capienza massima del sepolcro, oltre la quale lo stesso Jus Sepulchri spira “ex se”, non essendo più esercitabile per ovvia mancanza di spazio, il quale, com’è noto negli edifici funerari non è dilatabile all’infinito.

    • il cimitero è pubblico, al cui interno ci sono delle cappelle che sono gestite direttamente dalla singole confraternite, che hanno un proprio bilancio e una propria cassa cimiteriale.

      La ringrazio anticipatamente.

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