Voce fuori del coro per il crematorio a Civitavecchia

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L’intervento di Dario Menditto (M5S) difende la scelta dell’amministrazione comunale di civitavecchia.
Il consigliere comunale di maggioranza, nonché presidente della Commissione Ambiente, afferma che il programma elettorale del 5 Stelle non faceva riferimento alla cremazione, ma alla combustione a scopo energetico di rifiuti o altri materiali.
“Prima che fossi eletto – dichiara Menditto – già si parlava del forno crematorio, perché già ne era stato approvato il progetto preliminare e già era stato dichiarato opera di pubblica utilità. Ebbene io non l’ho mai ritenuto una minaccia ed adesso che sono stato eletto non cambio idea solo perché, ferma rimanendo la buona fede dei residenti in prossimità del cimitero, è in atto una palese strumentalizzazione politica che certo non rappresenta la voce, o più ancora la paura, di tutti i cittadini o della maggioranza dei cittadini. È vero che nel programma elettorale abbiamo inserito l’impegno a non aggiungere alcuna ulteriore fonte di combustione, ma il contesto non lascia alcun dubbio che ci riferissimo alla combustione a scopo energetico di rifiuti o altri materiali e non certo alla cremazione, che è una pratica di tutt’altra natura e che ha tutt’altro scopo. Non è un caso che nello stesso programma abbiamo citato esplicitamente tutte le criticità ambientali, compreso l’inceneritore di armi chimiche e non il forno crematorio. Sarei incoerente se cambiassi idea adesso, sarei un fuscello che si piega al primo debole vento, invece a me il forno continua a non fare paura, non ci posso fare niente. Potrei cambiare idea solo se ci fossero delle evidenze scientifiche che la cremazione sia più inquinante dell’inumazione e della tumulazione, ma così non è, anzi al massimo si può dire il contrario. A garanzia dei cittadini c’è da dire che sono stati presentati degli esposti riguardo il forno crematorio e se la Procura lo riterrà opportuno agirà di conseguenza, ma non può essere l’amministrazione comunale a bloccarne arbitrariamente la realizzazione, perché i cittadini pagherebbero di tasca loro il danno per il mancato guadagno delle ditte appaltatrici”.

Prosegue l’iniziativa ferrarese Uno sguardo al cielo, a supporto di persone in lutto

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Martedì 27 settembre 2016 alle ore 11.30 nella Sala Arengo della residenza municipale (Piazza del Municipio, 2), si terrà la conferenza stampa di presentazione del nuovo ciclo di conversazioni sull’elaborazione del lutto “Uno sguardo al cielo”, organizzato dall’Università di Ferrara in collaborazione con AMSEF Srl e onoranze funebri Pazzi.
Il progetto “Uno sguardo al cielo” organizzato e promosso dalla prof.ssa Paola Bastianoni del Dipartimento di Studi Umanistici (www.unosguardoalcielo.com) nasce nel 2012 con l’obiettivo di aiutare le persone colpite da eventi dolorosi e traumatici e – al contempo – di sostenere chi vuole avvicinarsi al tema della morte e all’elaborazione dei vissuti legati ad eventi drammatici e faticosi.

La progettualità per l’anno 2016 si articola in numerose attività ed eventi che coinvolgono l’intera cittadinanza.
Nello specifico sono in programma:
1. Presentazione libri d’autore, interventi che considerano diverse tematiche:

Claudia Ravaldi (27.10.2016) parlerà dell’esperienza della perdita di un bambino in gravidanza o dopo il parto, evento impensabile, innaturale e spesso non riconosciuto dalla società.
Teresa Manes (10.11.2016) offrirà la sua testimonianza di sopravvissuta al suicidio del figlio, esperienza densa e faticosa che l’ha condotta ad una ricerca di senso e ad una elaborazione del lutto alimentata da pregiudizi e sensi di colpa.
Melita Cavallo (01.12.2016) introdurrà l’aspra conflittualità che può caratterizzare i rapporti familiari: famiglie tradizionali, ricostituite, monoparentali, omosessuali, ricomposte. Si tratta di scenari reali, storie vere ed esemplari che appartengono alla nostra quotidianità, caratterizzati da separazioni reali ed immaginate, perdite concrete e simboliche.
Rosy Genna (02.02.2017) parlerà dell’elaborazione del lutto, percorso molto denso ed articolato, che porta talvolta a fortificare le risorse nascoste di ciascuno di noi attraverso l’acquisizione di una “nuova” consapevolezza che ci permette di dare letture diverse agli eventi della vita.
Paola Bastianoni (16.02.2017) porterà l’attenzione su una serie di aspetti che spaziano dall’educazione alla morte alla cura del lutto, mediante contributi che forniscono elementi teorici, metodologici e pratici per gestire le diverse tipologie di lutto.
Gli incontri si terranno presso la sala San Crispino della libreria IBS-Il Libraccio (Piazza Trento Trieste, 1) Ferrara, dalle ore 17 alle 19. Presenterà i libri Stefano Ravaioli giornalista di Telestense.

2. Un Servizio di Consulenza psicologica.
Il Servizio è rivolto alle persone che hanno affrontato e/o si trovano coinvolti in perdite gravi o lutti. Il servizio è gratuito e verrà svolto presso le sedi di Ferrara di Amsef e Onoranze funebri Pazzi, nella giornata di lunedì dalle 16.30 alle 18. Per info e contatti visitare il sito www.unosguardoalcielo.com, chiamare il numero 349.3593164 o scrivere all’indirizzo mail conversazionilutto@unife.it
E, inoltre:
3. Laboratori di educazione alle tematiche della morte da realizzarsi nelle scuole di diverso ordine e grado.
4. Rappresentazioni teatrali

In continuità con le precedenti edizioni, quest’anno il programma di Uno Sguardo al Cielo propone cinque spettacoli teatrali.
Le rappresentazioni teatrali si terranno al Centro Teatro Universitario (Via Savonarola 19) Ferrara alle ore 21.
Tutti gli eventi sono gratuiti, la prenotazione è necessaria.
Per informazioni e contatti:
mail conversazionilutto@unife.it

cell. 349.3593164

Continua l’azione dei marmisti a difesa della categoria

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IL PRESIDENTE del comparto marmisti della Confartigianato Imprese, Mirco Felici, ha incontrato in Comune di Massa Carrara il Responsabile dei cimiteri, per affrontare l’annoso problema degli abusivi che realizzano le opere funerarie da installare all’interno dei cimiteri comunali.

«La richiesta – scrive la Confartigianato – è dovuta all’emergere di numerose segnalazioni pervenute all’associazione da parte di imprese del lapideo che lamentavano la costante concorrenza di soggetti non qualificati professionalmente, che operano realizzando lapidi e tombe creando situazioni di vera e propria concorrenza sleale.
A parere del presidente Felici occorre una revisione del Regolamento comunale che escluda o almeno separi dall’albo delle ditte autorizzate le imprese della lavorazione del marmo da quelle dell’edilizia, attualmente autorizzate ad entrare nei cimiteri, in modo da evitare escamotage che nascondano la possibilità di realizzazione dei manufatti funerari autorizzati, ma non realizzati direttamente da ditte che si occupano della lavorazione diretta del marmo.
Altro aspetto sottolineato, quindi, è stata la necessità di verificare attentamente – sottolinea in un documento Confartigianato Imprese -, attraverso le visure camerali, che le imprese realizzatrici delle lapidi abbiano come attività «primaria» la lavorazione del marmo.
In questo modo si eviterebbe la possibilità di trovarsi davanti a imprese che fanno tutt’altro ma che grazie all’aggiunta della lavorazione del marmo come attività secondaria» hanno invece la possibilità di operare nel settore.
Infine il controllo sulle lapidi: il regolamento prevede uno spessore di 3 cm, ma molti soggetti realizzano i monumenti utilizzando lastre da 2cm con notevole risparmio dei costi e creando situazioni di concorrenza sleale.
Il responsabile dei cimiteri ha preso atto delle proposte della Confartigianato riservandosi di fare le opportune verifiche, anche normative, e di incontrare nuovamente l’associazione a breve per concertare congiuntamente eventuali azioni correttive atte a garantire le imprese regolari che operano nel settore della funeraria».

A Casapesenna (CE) una convenzione per calmierare i prezzi dei funerali

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A Casapesenna (Caserta) i funerali potranno essere regolati e monitorati direttamente dal Comune.
L’amministrazione comunale ha stabilito di promuovere strumenti utili per riuscire a fissare il prezzo massimo dei costi funerari per le famiglie promuovendo intese con le imprese di Onoranze Funebri e definendo alcune tipologie di interventi a prezzi convenzionati.
Tutto ciò significa che ci sarà un tetto massimo e ch ei prezzi dovranno essere solo al ribasso rispetto a tale tetto, con la specificazione delle prestazioni offerte e di quelle non comprese consentendo informazioni sempre più trasparenti e leggibili da parte dei parenti a lutto.
“Questo è il massimo del coraggio e delle idee – dichiara il sindaco Marcello De Rosa – La gestione della camorra sul trasporto funebre viene fortemente stanata da questo avviso. A noi sta a cuore il paese intero e senza distinzioni e faremo tutto quello che è in nostro potere per fornire agevolazioni e assistenza ai nostri cittadini in nome della legalità. In programma tante altre iniziative”.
Nella convenzione sono compresi il servizio funebre dei residenti oppure deceduti nel comune di Casapesenna nel caso in cui abbiano per destinazione il cimitero di Casapesenna.
I servizi previsti saranno di tipo economico e medio per le salme destinate alla inumazione, medio ed economico per la tumulazione e trasporto per salme provenienti da fuori comune.
I prezzi convenzionati variano da un minimo di 1.300 euro ad un massimo di 2 mila euro.

Verbale sul corretto confezionamento del feretro in capo all’addetto al trasporto: dichiarare il falso costa caro!

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Ormai quasi tutte le Regioni che abbiano affrontato compiutamente, anche se in modo disordinato e disomogeneo, la riforma dei servizi necroscopici, funebri e cimiteriali, demandano all’addetto al trasporto funebre la responsabilità, prima di spettanza sanitaria ex Paragrafo 9.7 Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24 esplicativo dell’art. 30 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, di controllo sul corretto confezionamento del feretro.

In Emilia-Romagna (il caso di specie in esame, ormai generalizzato, è estensibile anche al altre ed analoghe esperienze regionali) l’attestato di garanzia per il trasporto di cadavere trova fonte nella determinazione del responsabile del Servizio Sanità pubblica della regione Emilia-Romagna n. 13871 del 6 ottobre 2004 (anche in B.U.R. Emilia-Romagna n. 144, parte II, del 27 ottobre 2004, provvedimento emanato ad implementazione dell’art. 10 L.R. Emilia-Romagna 29 luglio 2004, n. 19 e succ. modif.).

Si precisa che il modello dell’attestato di garanzia da impiegare deve esser conforme a quello di cui all’allegato alla determinazione del Responsabile del Servizio Sanità pubblica della regione Emilia Romagna 6/1072004 n. 13871, e nella stessa determinazione è esplicitamente indicato che tale procedura è pure sostitutiva di quella di cui all’articolo 29 comma 1 lettera b) del D.P.R. 285/90, per i trasporti funebri internazionali esclusi dalla Convenzione di Berlino del 10 febbraio 1937.

In particolare, l’art. 10, comma 8 L.R. Emilia-Romagna 29 luglio 2004, n. 19 e succ. modif. individua in capo agli addetti al trasporto l’attestazione scritta dell’esecuzione delle seguenti verifiche preliminari al trasporto stesso, tant’è vero che nessuna struttura cimiteriale è legittimata ad accogliere un feretro sprovvisto di tale documentazione, complementare al decreto di trasporto.

identità del defunto (http://www.funerali.org/attivita-funebre/come-accertare-lidentita-del-de-cuius-prima-del-trasporto-437.html) con quella del cadavere per cui è stato autorizzato il trasporto
b) corrispondenza del feretro appropriato in relazione al tragitto, al luogo di destinazione, alla tipologia di pratica funebre richiesta;
c) avvenuto e regolare confezionamento e sua chiusura, operazione, questa che presuppone, altres ed in subordineì;
d) l’apposizione di un sigillo recante, almeno, la denominazione del comune che ha autorizzato l’esercente l’attività funebre all’esercizio di tale attività (art. 13 L.R. Emilia-Romagna 29 luglio 2004, n. 19 e succ. modif.) e il numero dell’autorizzazione di cui sia in possesso e e) la verbalizzazione di tali attività compiute, nello specifico, con la compilazione e sottoscrizione dell’anzidetto verbale di garanzia.

La previsione dell’art. 10, comma 8 L.R.Emilia-Romagna 29 luglio 2004, n. 19 e succ. modif., produce la conseguenza secondo cui gli addetti al trasporto di cadavere vengono a trovarsi nella condizione di incaricati di pubblico servizio ex Art. 358 C.P., o secondo altri giuristi di esercenti servizio di pubblica necessità (posizione che, per altro, era già stata individuata dal punto 5.4), secondo periodo, della circolare del Ministero della sanità n. 24 del 24 giugno 1993), sussistendo le condizioni previste dall’art. 358 C.P., siccome si è in presenza di un’attività disciplinata delle stesse forme della pubblica funzione, pur senza i poteri propri di quest’ultima.

Qualora l’addetto al trasporto di cadavere, nell’adempiere le funzioni attribuitegli dall’art. 10, comma 8 L.R.Emilia-Romagna 29 luglio 2004, n. 19 e succ. modif., ometta di indicare nell’attestazione di garanzia l’azione di controllo svolta, in quanto da lui dovuta in forza dalla legge regionale, o riporti dati non corrispondenti alla realtà, questo comportamento antigiuridico integra la figura di reato rubricata come falsità ideologica (artt. 479, 480, 481 C.P.), per l’estensione di cui all’art. 493 C.P. (eventualmente, in concorso con i reati di falsità materiale di cui agli artt. 476, 477 e 478 C.P.).

Trattandosi di illeciti penali perseguibili, tutti, d’ufficio, opera quanto previsto dall’art. 331 C.P.P. che comporta la necessità dell’immediata segnalazione alla Magistratura (dovere che, se omesso o ritardato, espone il pubblico ufficiale omittente al reato considerato all’art. 361 C.P.).

Si potrebbe osservare come l’art. 493 C.P., nel dilatare agli incaricati di pubblico servizio la portata delle disposizioni degli articoli precedenti sulle falsità commesse da pubblici ufficiali, faccia riferimento agli impiegati dello Stato, o di un altro ente pubblico, incaricati di un pubblico servizio, possa essere valutato come non pertinente, dato che gli addetti al trasporto di cadavere non hanno, tecnicamente, tale qualificazione.

Tale dubbio ermeneutico avrebbe avuto logico fondamento sino a quando la qualità di incaricati di pubblico servizio fosse stata individuata, solo in via interpretativa (come avvenuto con la circolare del Ministero della sanità n. 24 del 24 giugno 1993), esso, però è positivamente superato nel momento in cui la norma di legge regionale sopra indicata ha, espressamente, affidato agli addetti al trasporto di cadavere tali mansioni ufficiali con la conseguente e connessa titolarità all’attribuzione di pubblica fede all’atto di verbalizzazione dell’adempimento di tali atti d’ufficio.

Tuttavia, proprio un richiamo strettamente testuale all’art. 493 C.P. potrebbe consentire di argomentare a favore dell’inapplicabilità delle disposizioni penali in materia di falsità compiute da pubblici ufficiali rispetto a tale specifica posizione di incaricati di pubblico servizio, aspetto che, per altro, non può essere apprezzato se non sollevato in corso di giudizio, restando in ogni caso una tale valutazione, evidentemente pre-giudiziale, sottratta alla seppur prudente ponderazione del pubblico ufficiale che, avendo notizia di tali fatti, sia chiamato ad ottemperare all’obbligo della denuncia all’A.G. ai sensi dell’art. 331 C.P.P.

Accanto agli aspetti penali, si deve considerare come, probabilmente, nelle ipotesi in cui si abbia un’incompletezza dell’attestazione o una sua non veridicità (ad esempio, laddove si impieghino casse non rispondenti alla singola fattispecie di trasporto di cadavere, oppure altrimenti il confezionamento del feretro non tenga conto delle disposizioni che regolano la chiusura del cofano, oppure quando il trasporto non avvenga con le modalità prescritte), trovano applicazione altresì le disposizioni di diritto punitivo di cui:

– all’art. 358, comma 2 R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, quale modificato dall’art. 16 D.Lgs. 22 maggio 1999, n. 196, e con le procedure di cui alla Legge n. 689/1981 che importano l’elevazione della sanzione amministrativa da 1.549,00 euro a 9.296,00 euro (che, per altro, può essere oggetto di oblazione in via breve, entro 60 giorni dall’accertamento e contestazione dell’infrazione, con il versamento della somma di 3.098,00 euro), per la violazione della parte normativa espressamente prevista dal regolamento statale (http://www.funerali.org/cimiteri/sanzioni-davvero-efficaci-328.html);

– se invece l’infrazione è riconducibile ad una materia specifica prevista dalla sola Regione, si applica l’articolo 7 della L.R. Emilia Romagna 29/7/2004, n. 19 e nel caso di mancata e puntuale regolamentazione comunale la sanzione oscilla tra un minimo di 1350,00 e un massimo di 9.300,00 euro (e in tal caso l’oblazione comporta il versamento di 2.700,00 euro, qualora il regolamento comunale non abbia individuato la specifica sanzione edittale).

– Per l’eventuale contravvenzione al solo regolamento comunale di polizia mortuaria si rammenta l’Art. 7-bis del D.Lgs n. 267/2000 introdotto dalla Legge n.3/2003

E’di rigore un ultima precisazione: tali sanzioni amministrative pecuniarie non sono alternative alle sanzioni penali, ma concorrenti con esse (se sussistano entrambe le fattispecie di illecito).

Scheletro ritrovato in sacco di plastica in un ossario di cimitero modenese

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La Procura di Modena ha incaricato la locale Medicina Legale di esaminare lo scheletro rinvenuto in maniera anomala in un ossario comune del cimitero di Saliceto Panaro. Si ipotizza una scorretta procedura di esumazione.
Il ritrovamento è avvenuto verso la fine di agosto 2016 presso il cimitero di Saliceto Panaro, alla periferia est di Modena.
Durante alcuni lavori di manutenzione ad un ossario, gli operai della ditta che svolge queste operazioni per conto del Comune ha infatti rinvenuto uno scheletro umano avvolto in un sacco di plastica.
Si tratta di ossa appartenenti ad una persona la cui identità è sconosciuta, deceduta ormai molto tempo addietro, come testimonia il fatto che non vi fosse ormai più traccia di tessuti.
La soluzione più semplice è che il rossore abbia inserito le ossa nel sacco, sperando che i familiari si facessero vivi in un certo lasso di tempo dopo la esumazione ordinaria e poi si sia dimenticato di togliere e ossa e inserirle tal quali nell’ossario comune senza distinzione.

Lastre sepolcrali o semplice cippo identificativo sulle fosse dei campi ad inumazione: quali obblighi minimi per il gestore del cimitero?

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Effettivamente, secondo una lettura molto rigida della disposizione, l’art. 62 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, il quale è normativa di rango secondario (regolamento) e non di Legge, consentirebbe l’installazione, solo sulle aree concesse per sepolture private, di lapidi e monumenti funerari, nel rispetto delle speciali norme e condizioni contemplate nel regolamento comunale di polizia mortuaria, così come l’art. 70, successivo, individua l’obbligo, ed il conseguente onere, per il comune di provvedere a contraddistinguere ogni singola fossa dei campi ad inumazione con apposito cippo identificativo, oggi operazione rientrante nelle voci di calcolo con cui ai sensi dell’ art. 117 D.Lgs n. 267/2000, formare la tariffa comunale per le inumazioni, poiché anche l’inumazione in campo comune è divenuta forma di sepoltura a titolo oneroso per il richiedente ex Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26.

Il D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 stabilisce le dotazioni minimali e gli incombenti, su base al momento nazionale, che rispettivamente i comuni ed i cittadini sono tenuti ad assicurare o ad osservare, ma ciò non esclude che, comunque, il regolamento comunale di polizia mortuaria possa consentire altre tipologie e modi di gestione dei cimiteri e delle fosse in campo comune, tanto più che la potestà regolamentare dei comuni non deriva più unicamente da legge ordinaria (art. 7 d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e succ. modif.), ma trova, oggi, fonte costituzionale (art. 117, comma 6, terzo periodo, Cost. quale modificata dalla l. cost. 18 ottobre 2001, n. 3).

La questione posta in buona sostanza, tende ad individuare le relazioni tra normativa, al momento statale e residuale (naturalmente eccettuate, le eventuali Leggi Regionali, essendo il d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 stato emanato prima delle già citate modifiche costituzionali), e norma regolamentare locale: quest’ultima, in un rapporto lineare di subordinazione, opera nelle situazioni in cui quella nazionale vi faccia rinvio (si veda, nel caso, lo stesso art. 62 sopra citato “… secondo speciali norme e condizioni da stabilirsi …”), ma anche nelle fattispecie effettuali non regolate direttamente dal D.P.R. n.285/1990, con il solo limite di non poter dettare previsioni regolamentari contrastanti con quelle nazionali o, in prospettiva, regionali.
Nel caso di specie, un’eventuale norma regolamentare locale che legittimasse l’installazione di monumenti funebri sulle fosse ad inumazione in campo comune costituirebbe una facoltà che i comuni, all’interno della propria potestà regolamentare, possono certamente esercitare, ed essa risulterebbe altresì consona con la disposizione dell’art. 70 citato, le cui finalità sono, appunto, quelle dell’identificazione della fossa, anche quando quest’ultima avvenga con modalità diverse dall’apposizione del più tradizionale cippo riportante gli estremi anagrafici del de cuius.

Va osservato, inoltre, come il d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 sia di gran lunga precedente, soprattutto come impostazione concettuale, rispetto all’art. 1, comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001, n. 26, con cui l’inumazione (intesa non solo come attività materiale di collocamento del feretro nella buca, ma anche come conservazione della fossa per la durata del turno ordinario di rotazione, fino a comprendere l’esumazione ordinaria, con il conseguente collocamento delle ossa rinvenute nell’ossario comune, in forma indistinta, anonima e massiva) è a titolo oneroso, salvi i casi eccezionali delle salme di indigenti od appartenenti a famiglie bisognose o per le quali vi sia il disinteresse da parte dei familiari, frangenti nei quali l’onere ha riguardo al servizio sociale del comune di ultima residenza che pondera le condizioni di indigenza o di appartenenza a famiglia bisognosa nel contesto della l. 8 novembre 2000, n. 328 e con le modalità di cui al d.lgs. 31 marzo 1998, n. 109 e succ. modif.

Il risultato di questa piccola rivoluzione è chiaro: essendo oramai l’inumazione, nel senso di cui sopra, una prestazione cimiteriale normalmente a titolo oneroso (e le cui tariffe dovrebbero consentire l’integrale soddisfacimento dei costi di gestione dei cimiteri ed il finanziamento degli oneri che in materia residuano a carico del servizio sociale del comune (salva la diversa decisione del comune di provvedere a tali spese con normali risorse del bilancio comunale nel contesto dei servizi sociali), andrebbe formulata questa ulteriore domanda: “Ma l’inumazione può ancora esser valutata nell’l’ottica che è presente nel d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 oppure anche tali sepolture possono, per qualche verso, qualificarsi come “aree in concessione?”, in forza del loro titolo oneroso?

A tale legittimo quesito, va risposto negativamente sotto il profilo tecnico-giuridico, salvo che il turno ordinario di rotazione non sia osservato e le esumazioni ordinarie non vengano effettuate non appena perento questo termine, questa scelta, magari originata da opportunità organizzative di conduzione della complessa macchina cimiteriale, potrebbe anzi, ingenerare nella cittadinanza, pretese ingiustificate.

 

In ogni caso, la questione sulla natura odierna delle fosse ad inumazione (area in concessione sui generis o solo diritto d’uso della fossa?), non incide in modo rilevante sul fatto che il comune, assolti gli obblighi fissati dal d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, possa consentire facoltativamente anche comportamenti che assumono un carattere di libertà rispetto a detti adempimenti necessari.

Va, poi, precisato che un’eventuale parte del regolamento comunale di polizia mortuaria che riuscisse in contrasto con il d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 o, comunque, con norma di rango superiore, non potrebbe essere disattesa o disapplicata (se non in sede giurisdizionale) ed importerebbe unicamente l’esigenza di una sua rettifica o riforma da parte del Consiglio Comunale.

Comunque, anche sussistendo una siffatta regola nell’atto che governa l’attività cimiteriale nello specifico Comune, l’effettiva installazione non potrebbe prescindere da un’autorizzazione da parte dell’autorità comunale (cfr.: art. 107, commi 3 e ss. d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e succ. modif.), salvo che lo stesso regolamento comunale non abbia espressamente considerato gli istituti di cui agli artt. 19 o 20 Legge 7 agosto 1990, n. 241, anche se le limitazioni dell’art. 19 testé citato appaiono tali da far ritenere difficilmente applicabili alla specie queste disposizioni di semplificazione.
La domanda di autorizzazione rientra nelle previsioni dell’art. 3, n. 1 Tariffa Parte I Allegato A al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, mentre l’autorizzazione in quelle dell’art. 4, n. 1 stessa Tariffa (modificata con il d.m. Finanze 20 agosto 1992). Sarebbe per altro buona cosa che l’attività istruttoria per il rilascio dell’autorizzazione stessa fosse soggetta a specifica tariffa in misura adeguata alla remunerazione delle spese che gravano sul bilancio del comune per lo svolgimento di detta azione secondo i normali principi dell’art. 117 d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e succ. modif..

Domodossola: clochard cacciato dal cimitero

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Dormiva nel cimitero di Domodossola. La strana presenza, tollerata per mesi, ha sollevato le proteste dei parenti dei defunti e ora indotto il neo assessore ai servizi cimiteriali Antonella Ferraris a presentare un esposto ai carabinieri. L’uomo, un quarantenne forse con problemi psichiatrici, ogni sera, scavalca la recinzione per introdursi nel camposanto dove poi restava tutta la notte. A segnalarlo le tante persone che si recavano a far visita ai defunti e trovavano, ogni mattina, i segni del suo passaggio: bottiglie di vino, vasi rotti, resti di cibo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è avvenuta qualche settimana fa quando una donna lo ha trovato a dormire in un loculo aperto.

Ragusa: anche cimiteri interessati dal risparmio energetico

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Sono in corso i lavori di posa di guaine impermeabilizzanti fotovoltaiche nei colombari cimiteriali dei cimiteri di Ragusa Centro ed Ibla. Il completamento dell’intervento, previsto per la metà di ottobre, riguarda anche l’installazione di due generatori solari da 10 kW che saranno connessi alla rete elettrica non appena verrà effettuato il collaudo funzionale.
L’ENEL, tra l’altro, ha comunicato, dopo apposito sopralluogo svoltosi la scorsa settimana, di avere già appaltato i lavori di competenza per potenziare la linea elettrica nei rispettivi punti di consegna di energia. Nel contempo il Comune procederà alla razionalizzazione delle forniture con la soppressione di vecchi misuratori per l’illuminazione votiva.
Inoltre presso gli uffici comunali è in corso anche l’intervento di relamping con la posa dei corpi luminosi a tecnologia led.
Esprime soddisfazione per le misure adottate l’assessore all’ambiente, Antonio Zanotto: “questa amministrazione comunale ha ritenuto di fondamentale importanza avviare fin dal suo insediamento una politica volta al contenimento dei consumi energetici. … omissis …
… si tratta di lavori che consentiranno risparmi consistenti sui consumi energetici per le casse del nostro Ente”.

Regolamento Comunale di polizia mortuaria: scrivere o copiare? Il problema dell’omologazione.

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Ogni Comune, a far data dal Regio Decreto n. 2322/1865, osia all’alba della formazione del Regno d’Italia, deve necessariamente dotarsi di uno strumento indispensabile per il buon governo locale del fenomeno funerario: il regolamento comunale di polizia mortuaria, ma esso in alcune realtà locali ancora latita, evidentemente il comando del Legislatore a distanza di oltre 150 anni non è stato ancora recepito!

Non è mai operazione suggeribile quella di “copiare” pedissequamente in sede di redazione di quest’ultimo (ma il principio vale per qualsiasi regolamento comunale) disposizioni od indicazioni già presenti in altri atti ufficiali, magari di livello diverso e sovraordinato, si tratterebbe di un’inutile e ridondante appesantimento burocratico….poi si sa: repetita juvant!

Infatti, il Regolamento comunale ha (o, dovrebbe avere) riguardo agli ambiti che non sono già altrimenti disciplinati da altre fonti.

Tale tecnica era un tempo molto più diffusa ed “impunita”, tanto che non veniva rilevata neppure in sede dell’approvazione di cui all’art. 345 T.U.LL.SS., condizione (tuttora permanente?) di efficacia del Regolamento comunale di polizia mortuaria.

 

Il Regolamento comunale è strettamente normativa secondaria (secondo alcuni, anche … “terziaria” se immaginiamo l’Ordinamento Italiano in un fantasiosa struttura geometrica “esplosa” in almeno tre dimensioni), per cui cede e soccombe di fronte alla norma primaria. Il Regolamento municipale di polizia mortuaria è, però, una strana “entità giuridica” (monstrum vel prodigium?… Una bestia rara?) soprattutto dopo la Legge di Revisione Costituzionale n.3/2001, perché esso trae fondamento non tanto da legge ordinaria (Art. 7 D.Lgs n. 267/2000) quanto da norma superiore, di rango costituzionale, ex Art. 117 comma 6 III Periodo Cost., (la polizia cimiteriale, infatti, è espressamente comunale ex Artt. 337, 343 e 394 R.D. n.1265/1934 ed Art. 824 comma 2 Cod. Civile), ma, ad esempio, rientrando nel novero di cui all’Art. 344 T.U.LL.SS., è ancora sottoposto ad omologazione ministeriale ex Art. 345 R.D. 1265/1934. e D.M. 18 novembre 1998, n.514 emanato ai sensi dell’Art. 3 comma 3 Legge n. 241/1990.

 

Abbiamo, quindi un atto di carattere normativo, quindi generale ed astratto, molto complesso e trasversale, quasi poliedrico ed eclettico nelle sue molteplici articolazioni, che gode di ampi margini di autonomia ed campi di spettanza quasi esclusiva, quando agisca su un livello di pari ordinazione rispetto al D.P.R n. 285/90, in settori, quindi non sovrapponibili, come, proprio la gestione cimiteriale, pur rimanendo formalmente una fonte di grado amministrativo subordinato rispetto alla Legge (i comuni, per fortuna, non godono di potestà legislativa, ma solo regolamentare, ai termini della Art. 117 comma 6 III Periodo Cost., ma il problema si complica ulteriormente se consideriamo come la polizia mortuaria, attratta, seppur con qualche indubbia forzatura, nella sfera del diritto sanitario, sia materia di legislazione concorrente da parte delle regioni (Si veda la Legge n.131/2003 attuativa del nuovo Titolo V Cost.).

L’omologazione (http://www.funerali.org/normativa/le-procedure-di-adozione-ed-omologazione-per-i-regolamenti-comunali-di-polizia-mortuaria-794.html) da parte del Ministero della Salute, come procedimento integrativo di efficacia, dovrebbe intervenire entro 60 giorni (dopo il D.P.C.M. 21 gennaio 2015 n. 24, tabella A che innova il precedente, D.M. 18 novembre 1998, n. 514; prima il dies ad quem sarebbe stato fissato in 90 giorni!) computati dal ricevimento della delibera del consiglio comunale, esecutiva, di modifica al Regolamento comunale da parte del Prefetto-Direttore U.t.G. per il successivo inoltro al Ministero titolare della procedura, così il regolamento municipale di polizia mortuaria diverrebbe di obbligatoria osservanza erga omnes a partire dal 16° giorno della seconda pubblicazione nell’Albo Pretorio, effettuata successivamente all’intervenuta approvazione della riforma o semplice modifica alo stesso da parte del Ministero della Salute (e ciò a prescindere da eventuali e diverse norme statutarie che statuiscano diversamente il momento di acquisizione dell’efficacia dei Regolamenti comunali, per la specialità di questi ultimi atti normativi ex Art. 344 T.U.LL.SS).

Il condizionale (questa volta dell’irrealtà!) è, tuttavia, d’obbligo, perché un recente orientamento del medesimo e competente Ministero della Salute, formulato con una semplice circolare prot. n.23919 del 22/07/2015 (ma da quando le circolari sono diventate fonti del diritto con effetti abrogativi sul T.U.LL.SS???) vorrebbe che i regolamenti comunali di Polizia mortuaria non fossero più assoggettati al controllo da parte del Dicastero della Salute, sia in presenza, ma pure in assenza di specifica legge regionale di novella, rispetto al testo base, invero un po’vetusto, del D.P.R. 285/90, concernente l’insieme dei servizi necroscopici, funebri e cimiteriali.

 

Apertura ossario comune…con sorpresa!

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Modena: C’è un giallo al cimitero di Saliceto Panaro, quello che si trova a Modena Est, vicino alla chiesa della frazione e al sottopasso del tratto ferroviario. Un fatto inquietante sul quale sta indagando la procura di Modena e che ha portato, da parte della questura, nello specifico la squadra Mobile guidata dal dottor Enrico tassi, a sequestrare una piccola area all’interno del cimitero stesso.

 

Da quanto si è saputo sono stati scoperti dei resti umani di cui non si conosce l’identità e neanche la provenienza. Non si tratterebbe di un cadavere, di una persona deceduta e in un qualche modo “abbandonata” o nascosta nel cimitero, ma di ossa, di resti umani, non recenti, rinvenuti dove non avrebbero dovuto essere.

 

Un ritrovamento imprevisto dunque, che induce, a livello investigativo, a percorrere parecchie ipotesi. Viene in mente un’indagine che scattò qualche anno fa a Finale, sempre nel Modenese quando i carabinieri andarono a scavare in un lotto inutilizzato del cimitero e scoprirono tre cassette ossario con resti umani: si ipotizzò un business legato ai recuperi, allo smaltimento, una specie di interramento di comodo per non pagare spese per riesumazioni e nuovo sversamento nell’ossario o in altre sedi private e dedicate, come potrebbe esser la tumulazione in apposita celletta.

Il caso di Saliceto Panaro è nato a seguito di un accertamento sulla staticità, sullo stato della “vasca” dell’ossario comune. In quel cimitero ce ne sono due e quello che al centro della vicenda è il più vecchio. Qui l’ossario è ipogeo si trova appena entrati sul lato sinistro, dopo: si tratta del cosiddetto “deposito” dove vengono, appunto, posti i resti che hanno terminato il loro periodo di sepoltura legale nei loculi e nelle fosse di terra.

 

I famigliari, dopo il disseppellimento scelgono il percorso dei resti e spesso, quest’ultimi, in caso di disinteresse, vengono riposti nell’ossario comune.

 

Recentemente, da quanto si è appreso, erano state notate crepe o comunque segnali che facevano temere uno stato non idoneo dell’ossario stesso e per verificare se ci fosse o meno la possibilità di un cedimento strutturale, di un crollo o di un danneggiamento ulteriore, ecco che viene avvisato l’ufficio della polizia mortuaria e si dispone un intervento di controllo dopo, pare, anche un sopralluogo dei vigili del fuoco. I tecnici comunali quindi svolgono una ispezione e per controllare l’ossario sotterraneo la botola viene aperta.

E qui c’è la sorpresa: all’interno c’è un “ospite” inatteso o forse più di uno. Ci sono dei resti umani di cui non si conosce l’identità e la provenienza, resti “clandestini” come è abbastanza frequente affermare in questo periodo.

 

Il ritrovamento inatteso viene segnalato al Comune che avverte quindi la procura e le forze dell’ordine. L’altra mattina sopralluogo al cimitero della medicina legale e della polizia scientifica, dopodiché il “pacco” con i resti umani sconosciuti è stato inoltrato alla medicina legale affinchè vengano effettuati esami che possano rivelare l’età, il periodo e quant’altro su questi resti. Nel frattempo l’area dell’ossario è stata posta sotto sequestro ed è stata appositamente recintata, con tanto di cartelli, uno che informa del sequestro e l’altro con il quale ci si scusa del disagio arrecato ai visitatori.

Salvo fatti di rilevanza penale che noi non conosciamo ed al vaglio della Magistratura è, però, normale che le semplici ossa rinvenute nelle esumazioni/estumulazioni, se non richieste per una nuova destinazione siano sparse nell’ossario comune in forma massiva, promiscua ed anonima…questa almeno è la Legge! (http://www.funerali.org/cimiteri/ossario-comune-318.html).

Ferrara: passeggiata nel cimitero ebraico

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A Ferrara dalle 10 alle 18 di oggi, domenica 18/9/2016, sarà possibile visitare gratuitamente la mostra “Torah fonte di vita”, allestita al MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah) di Ferrara, in Via Piangipane 81. Attraverso una selezione di oggetti di vita ebraica appartenenti alla Comunità di Ferrara, la mostra indaga il ruolo centrale della Torah, testo fondante dell’ebraismo.
E’ parte delle manifestazioni della XVII Giornata Europea della Cultura Ebraica
Ma ci sarà anche la possibilità di fare una passeggiata nel vecchio cimitero ebraico ferrarese, che conserva lapidi del ‘600.
Si partirà da Via delle Vigne, dov’è situato il caratteristico cimitero, che serve ancora oggi la Comunità ebraica, si percorrerà a piedi Via Mazzini e le altre stradine del Ghetto ebraico di Ferrara, un’area chiusa nel 1627 e rimasta praticamente quasi immutata.

Cimitero di Monreale: indagini in corso su presunto traffico illecito di sepolture

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I Carabinieri stanno indagando su un presunto traffico di loculi e concessioni nel cimitero di Monreale (Pa).
L’ipotesi di reato che ci sia un commercio di sepolture nel cimitero e che ci siano coinvolti alcuni privati e dipendenti comunali.
Nei mesi scorsi era stata sequestrata una cappella gentilizia mentre la scorsa settimana i carabinieri sono andati in Comune e hanno sequestrato documenti negli uffici in merito ad alcune concessioni per costruire alcune tombe gentilizie.
L’indagine è coordinata dalla procura di Palermo. “Una volta che abbiamo accertato le irregolarità – spiega il sindaco Pietro Capizzi – il dirigente comunale del servizio cimiteriale ha iniziato le procedure di revoca delle tombe costruite che non avrebbero rispettato le condizioni previste dal contratto.
In alcuni casi la concessione era per otto posto e ne sono stati costruiti sedici, non solo ma nella cappelle non sono stati trovati solo i congiunti di chi ha acquistato la concessione, ma salme di persone che nulla avevano a che fare con la famiglia che ha in concessione la cappella gentilizia”.

Si parla di un nuovo forno crematorio nel Veneto

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Sembra che a Noventa Vicentina l’Amministrazione comunale stia pensando ad un project financing per la realizzazione di un crematorio. pronta è stata la presa di posizione politica contraria da parte del M5S.
Difattil’ipotesi è stata anche oggetto di una interrogazione regionale depositata dal consigliere del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco, su input della consigliera comunale di Noventa Vicentina Maria Pia Dall’Armellina.
I pentastellati interrogano la giunta regionale veneta per capire in che modo, questo impianto di incenerimento si inserisca nella programmazione regionale e come si intende normare non solo il singolo impianto ma la sostenibilità dello stesso all’interno dell’intero contesto regionale, visto l’indubbio impatto ecologico e sulla salute dei cittadini che i forni crematori hanno. La proposta di realizzare un impianto di cremazione che comprende due forni crematori e una casa funeraria, per un investimento di oltre sette milioni di euro tramite progetto di finanza, è stata presentata dallo Studium Engineering, di Padova. Progetto che andrebbe ad aggiungersi a quelli già esistenti a Vicenza a 37 km di distanza, a Padova a 42 km di distanza e a Verona a 45 km di distanza.
“Ci si chiede – scrive in una nota la consigliera comunale di Noventa – da quale area dovrebbe provenire l’utenza, considerato che il fabbisogno di Padova, Vicenza e Verona, per un esercizio utile, non è soddisfatto solo dai residenti in città che risultano insufficienti ma da province limitrofe, tra cui il basso veronese e il padovano, geograficamente contigue a Noventa Vicentina”. Dall’Armellina fa anche notare il fatto che “la Regione Veneto non è dotata di studi approfonditi e di un piano di creazione di bacini di utenza per questi inceneritori”.
Il consigliere regionale Brusco pone l’attenzione, invece, su quella che potrebbe essere una vera e propria speculazione finanziaria. “Questi impianti – sottolinea – sono proposti, a diversi comuni di altrettante province, attraverso la modalità della finanza di progetto, prospettando alle amministrazioni locali lauti canoni mensili di concessione nonostante sia ben chiaro che non vi è il fabbisogno necessario a far lavorare a ciclo continuo le strutture”

Ovada: Comune costruisce 480 nuovi loculi

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Il Comune di Ovada amplia il cimitero urbano di via Gramsci. Saranno costruiti, in due lotti successivi, 480 nuovi loculi. La gara d’appalto per l’affidamento dei lavori sarà duplice e verrà gestita dalla Provincia di Alessandria.
“Nella prima fase – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici, Sergio Capello – sarà costruito un edificio di tre piani da 280 nuovi loculi nell’area a nord verso il mulino Mandelli. Abbiamo curato tutti i dettagli. I lavori devono partire in fretta, entro l’inizio del prossimo anno”. L’investimento complessivo sarà di 373 mila euro.

Macomer: il comune corre ai ripari

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È attesa per il prossimo 21 settembre 2016 la decisione del Tar sulla gara bandita dal Comune per la realizzazione del nuovo cimitero di Macomer (NU).
La gara è stata annullata recentemente in autotutela dal Comune, dopo il “parere pro veritate” chiesto a un legale dal Comune di Macomer.
E subito dopo averlo appreso il consorzio di imprese Ciro Menotti di Ravenna che se l’era aggiudicata si è rivolto al TAR per chiedere se aveva ragione inc Comune o l’aggiudicatario.
In ogni caso, per far fronte all’emergenza, nei giorni scorsi la Giunta comunale di Macomer ha approvato un nuovo progetto definitivo dei lavori del primo lotto funzionale del nuovo cimitero predisposto dall’ufficio tecnico comunale. E’ un investimento di circa 300.000 euro.
È una decisione quella della giunta per far fronte in tempi immediati all’emergenza, da attuare nel caso in cui il Tar non dovesse accogliere il ricorso presentato dal consorzio di imprese.

Cremazione di prodotto abortivo o del concepimento: legittimità della richiesta e relativa competenza autorizzatoria.

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Cara Redazione,

scrivo dalla Regione Emilia Romagna. Mi è stato chiesto se è possibile fare cremare un feto di circa 28 settimane, la cui nascita non è stata dichiarata all’ufficio di Stato civile, ho letto che la cremazione di feti, prodotti abortivi è possibile, ma il problema è chi deve autorizzare la cremazione?

Dovrebbe essere l’Ausl, ma l’Ausl non l’ha mai agito in tal senso, ha, infatti, sempre autorizzato solo il trasporto. Chi è competente ad autorizzare detta cremazione e con quali modalità.

 

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Risposta:

La stessa legge regionale dell’Emilia Romagna 29 luglio 2004 n. 19 al suo Art. 11 (con relativi provvedimenti a cascata d’implementazione es. DGR n. 10/2005) non prevede alcunché che possa ricondurre alla possibilità di cremare i feti che non siano stati dichiarati come nati morti all’Ufficiale di Stato Civile.
Le Regioni, come la Lombardia, che hanno posto mano a questa disciplina, hanno annoverato la possibilità che i genitori chiedano all’ASL l’autorizzazione al seppellimento del feto, ma non la cremazione.
Allo stato, quindi, non esiste alcuna norma regionale che contempli espressamente la cremazione del feto, ma nemmeno sussiste un divieto imperativo e categorico, specie a livello nazionale e non dimentichiamo, stiamo pur sempre ragionando di diritti della personalità, civili e sociali, in quanto tali tutelati solo dalla legge statale ex Art. 117 Cost.

Invero, rifacendoci all’, per certi versi anacronistico, articolato del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, possono sussistere due distinte linee ermeneutiche secondo cui:

– per la inumazione o la tumulazione del prodotto abortivo varrebbe quanto stabilito dall’art. 7 del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 mentre nessuna altra pratica funebre (in questo caso la cremazione) possa essere ammessa. E’ l’ipotesi più letterale e restrittiva.

– per la inumazione o la tumulazione del prodotto abortivo si potrebbe seguire il disposto dell’art. 7 in termini di spettanza nel rilascio delle autorizzazioni, tuttavia non essendo vietata la cremazione (anzi, essendo esplicitamente citata all’art. 3, comma 4 D.M. Interno, di concerto con la Salute 1° luglio 2002), si potrebbe seguire la procedura prevista per la cremazione di un cadavere e cioè con la richiesta di tutti e due i genitori (entrambi e congiuntamente, dopo la L. 8 febbraio 2006, n. 54) per ottenere l’autorizzazione alla cremazione.

A questo assunto si perviene anche alla luce delle istruzioni amministrative del punto 14.2) della Circolare del Ministero della sanità n. 24 del 24 giugno 1993, in relazione alla cremazione di minori, successivamente considerata anche all’art. 3, comma 1, lett. b), n. 4) L. 30 marzo 2001, n. 130, seppure si tratti di norma che – sul piano nazionale – non sia ancora pienamente attuabile.

Il punto cruciale in diritto è dato dal fatto che, anche quando sia richiesto, il prodotto abortivo ed assimilato non potrebbe essere considerato neppure un minore non avendo acquisito la capacità giuridica (art. 1 Cod. Civile) questione che si riverbera e sulla cittadinanza e sul rapporto di filiazione (specie se naturale, salvo il caso, generalmente non particolarmente diffuso, di già intervenuto riconoscimento di nascituro).

Tuttavia, proprio l’esplicita formulazione dell’art. 3, comma 4 D.M. 1° luglio 2002, emanato principalmente sotto il profilo tariffario, consente di sostenere che le modalità di cui all’art. 7 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 possano essere ritenute vigenti per quanto riguarda la competenza soggettiva e funzionale alle autorizzazioni, attribuita, in questo frangente, all’A.S.L.

Ciò in ragione del fatto che non vi è stato acquisto della capacità giuridica, tuttavia il dettato dell’ormai vetusto Art. 7 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 deve essere valutato in termini evolutivi, per quanto riguarda le pratiche funerarie ammissibili, dilatando tali opzioni dal solo e semplice “seppellimento” (generalmente, inumazione, anche se è pure lecita, con qualche ombra, anche la tumulazione in relazione all’art. 50, comma 1, lett. d) D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, allorquando sussista la condizione dell’immediatamente precedente lett. c)), anche al rito cremazione

L’estensione alle tre tipologie di sepoltura effettivamente esperibili nel nostro Ordinamento Giuridico (inumazione, tumulazione e cremazione), tra l’altro, è considerata anche per le parti anatomiche riconoscibili dall’art. 3, comma 2 D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254, consentendo, anche nello spirito della L. 30 marzo 2001, n. 130, di ritenere che il soggetto interessato possa fare ricorso, analogicamente, a tali pratiche funerarie, senza limitazioni di ordine legale.

Ovviamente, trattandosi di un onere a carico della struttura sanitaria laddove l’espulsione del prodotto del concepimento è avvenuta, qualora vi sia richiesta di parte per una specifica pratica funeraria, per di più a titolo oneroso, è naturale come l’onere venga a porsi in capo al soggetto richiedente.

Reputando, a questo punto, legittima, la cremazione dei prodotti abortivi ed esiti ad essi assimilabili (= materiale biologico umano), deve anche ammettersi la conseguente applicabilità delle forme di conservazione e/o destinazione delle ceneri che ne risultino previste dalle norme, anche regionali, laddove promulgate, con esclusione netta della dispersione delle ceneri in natura, poiché ex Legge n. 130/2001 per ottenere lo sversamento del contenuto dell’urna, in ambito extra cimiteriale, occorrerebbe un’espressa volontà del de cuius; intimo desiderio che chi non è mai nato non potrebbe, in ogni modo, aver manifestato compiutamente, nemmeno solo in forma orale, sarebbe, quindi, un’indubbia forzatura, fuori da ogni aprospettiva ordinamentale.

Assomarmo lamenta ingerenza imprese funebri nel mercato dei marmisti

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Veniamo a conoscenza e pubblichiamo:
“I Comuni e la polizia cimiteriale intervengano per contrastare l’illegalità diffusa nei camposanti in Campania. Le imprese funebri, diventate in alcuni casi un vero e proprio cartello, stanno mettendo in ginocchio le piccole e medie aziende che lavorano il marmo per le quali il settore lapideo è di fondamentale importanza.
In molti casi sono proprio le imprese che, detenendo il monopolio delle onoranze, impongono a marmisti di vendergli i propri manufatti a prezzi stracciati. Chi si oppone resta, spesso, tagliato fuori.
Da gennaio 2016 ad oggi, presso la nostra associazione, nata un anno fa con lo scopo di tutelare gli artigiani e presieduta da Federico Greco, sono arrivate decine di denunce relative a concorrenza sleale e violazione sulla legge regionale del 2013 sulla conduzione dei camposanti. Una legge che pochi Comuni campani, su 575, hanno recepito a pieno. I casi di illegalità (da inizio 2016 ne abbiamo registrato 50) sono i più svariati e talvolta vengono eseguiti con la compiacenza del guardiano o dell’impiegato di turno.
A Napoli, un artigiano, forse non particolarmente bravo, entrava regolarmente nel cimitero di notte con il suo copiatore ottico, lo posizionava davanti alle statue più belle e poi le riproduceva e vendeva nel suo laboratorio. Sono stati segnalati casi, inoltre, di riciclaggio di lastre, oggetti in bronzo e copri fossa o di realizzazione di preventivi da parte di addetti alle imprese funebri nell’ufficio del custode. Una violazione palese della legge regionale che, invece, vieta qualsiasi operazione pubblicitaria all’interno dei camposanti. Una trasgressione simile a quella registrata a Castel San Lorenzo, a Salerno dove le locandine che elencavano servizi e prezzi di una ditta erano affisse in bacheca. In diverse città, tra cui anche Scafati, non c’è stato il necessario controllo degli addetti preposti dall’Ente comunale.
Una inadempienza che ha consentito, a personale non meglio qualificato, di applicare, sulle lastre di marmo i caratteri che compongono i dati anagrafici dei defunti.
L’applicazione dei caratteri sulla lapide, infatti, spetta al marmista. Alla luce di queste segnalazioni, dunque, si può affermare che la categoria che AssoMarmo difende non vive un momento sereno. Ma già da diversi anni. Molte piccole e medie aziende, che hanno subito una notevole contrazione di commissioni relative all’arredamento domestico o commerciale, sopravvivono grazie al settore lapideo e funerario. Ma, alla luce di questi casi, anche questo comparto rischia di cedere.
Da un lato, infatti, bisogna fronteggiare o convivere con lo strapotere delle pompe funebri e dall’altro bisogna insistere su una maggiore vigilanza nei cimiteri da parte delle Amministrazioni comunali. I marmisti, non possono essere anche vittime delle Istituzioni”.

Il maltempo in Puglia non risparmia nemmeno i cimiteri

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I forti acquazzoni e le raffiche di vento di questi giorni in Pugli a e in particolare nel leccese hanno provocato delle piccole frane nel terreno del cimitero di Lecce.
La terra che ricopriva le bare inumate ha ceduto e numerose tombe sono sprofondate proprio a causa della massiccia quantità di acqua assorbita dal terreno. Non mancano poi danni alle lapidi che risultano danneggiate e, in alcuni casi, frantumate.
A essere più colpita, la quarta sezione del camposanto. Al momento tutta la sezione è stata circoscritta per impedirne l’accesso e garantire la sicurezza: l’area ricoperta da fango e detriti risulta essere impraticabile, difficile da raggiungere per i visitatori.
Numerose sono le lamentele da parte di cittadini, che lamentano una situazione «molto spiacevole perché vedere questi posti sacri ricoperti dal fango e ridotti in questo modo è veramente difficile da sopportare. Possibile che non si possa fare niente per evitare questi problemi?».
Nel frattempo, gli interventi di ripristino sono già iniziati: la ditta responsabile della manutenzione ha effettuato i primi sopralluoghi ed è già a lavoro per ripristinare il terreno danneggiato dal maltempo.
«Purtroppo questi per noi non sono casi straordinari – afferma l’assessore ai Lavori Pubblici Gaetano Messuti -. Ogni volta che si presentano forti temporali e acquazzoni, come in questi giorni, questo tipo di danni al terreno e alle bare sono praticamente inevitabili. Comunque stiamo già provvedendo per risolvere i problemi. Insieme con gli operai della Lupiae Servizi ci siamo già attivati per riportare la situazione alla normalità, aggiungendo terra laddove si sono verificati i danni maggiori. Non possiamo fare diversamente».
«Quando ci sono piogge forti e temporali questi disagi sono “normali” purtroppo – ribadisce l’assessore Messuti -. Non ci sono soluzioni alternative per evitare questo tipo di problemi».

La suggestione della visita ad una catacomba palermitana

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Ancora per tutto settembre ArcheOfficina Soc. Coop. organizza delle visite pomeridiane e serali alla catacomba paleocristiana di Porta d’Ossuna a Palermo, un luogo suggestivo e ricco di storia.
Dopo un’introduzione nel vestibolo rinascimentale circolare che costituisce l’elegante ingresso alla catacomba, i visitatori verranno accompagnati dagli archeologi, che da anni sono impegnati nello scavo e nello studio delle catacombe siciliane, all’interno del grande cimitero sotterraneo. La catacomba paleocristiana di Porta d’Ossuna rappresenta sicuramente una delle più monumentali testimonianze del primo cristianesimo in Sicilia, nonché della città di Palermo in età tardoantica, datato tra il IV e il V secolo d.C. Si tratta di un vasto cimitero ipogeo di fede cristiana, posto nella depressione naturale del Papireto, a nord-ovest della città.
Il complesso fu scoperto nel 1739 durante i lavori per la costruzione del convento delle Cappuccinelle ed esplorato dal Principe di Torremuzza, che ne curò i primi scavi. Durante i secoli il cimitero fu da sfondo di una delle più suggestive leggende che popolano la città di Palermo, quella della setta dei Beati Paoli, che usò le sue gallerie come passaggi segreti. Inoltre nella seconda guerra mondiale le catacombe vennero utilizzate come ricovero dalla popolazione per rifugiarsi dai bombardamenti.

La visita si snoda attraverso i cunicoli e le gallerie del grande cimitero comunitario cristiano, appartenente all’allora giovane Diocesi di Palermo, sulle cui pareti si aprono centinaia di loculi, arcosoli e cubicoli. Agli incroci principali si trovano i grandi lucernari collegati al sopra terra, usati come pozzi luce e aereatori del cimitero. Nella parte più interna è possibile osservare ancora l’ingresso originario nonché un grande bancone monumentale usato per il rituale funebre.


Orari: dalle 17 alle 21. La visita ha una durata di 30 minuti.
Il sito si trova in Corso Alberto Amedeo n. 110 – 90100, Palermo. Biglietto: intero euro 5,00 / ridotto euro 3,50 (studenti universitari, under 15, gruppi di almeno 15 persone).
Info e prenotazioni: 327 9849519 / 320 8361431 – mail: info@archeofficina.com