Altra banda di ladri di rame sgominata nel friulano

La Polizia di Pordenone ha denunciato cinque cittadini stranieri, di nazionalità moldava, ritenuti responsabili di furto aggravato in concorso di rame avvenuto mesi fa nel cimitero di Cordenons (Pordenone). Si tratta di S.I. di anni 54, residente a Pordenone; A.D. di anni 21, residente a Padova; R.V. di anni 20, residente a Padova; S.S. di anni 52, residente a Padova; T.S. di anni 52, residente a Padova. Nell’occasione, vennero trafugati circa 80 mq di tettoie in rame da cappelle private. L’individuazione dei soggetti ritenuti autori del furto è avvenuta grazie ad una complessa ed articolata attività di Polizia Giudiziaria supportata da tecniche scientifiche.

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Scambio di salma evitato per un pelo

Il 19 agosto 2014, a Roma, all’ospedale S.Eugenio, si è verificato un errore a cui è stata messa una pezza all’ultimo momento.
Difatti le salme di due donne, decedute nello stesso ospedale, stavano per essere scambiate e sepolte l’una nel posto dell’altra.
Quando la bara di una delle defunte stava per essere chiusa, la figlia della donna, ancor prima che la bara venisse sigillata, ha espresso il desiderio di porgere l’estremo saluto alla madre.
Il corpo della defunta era vestito con i vestiti della madre, ma secondo la figlia non era quello della madre.
La figlia, per avere una spiegazione, si sarebbe rivolta al responsabile della vestizione, che avrebbe escluso l’ipotesi suo scambio, infatti racconta la figlia:
"L’uomo sostiene che quella è nostra madre, come se non la conoscessimo, dice che ci siamo sbagliate, che i morti cambiano."
Dopo varie insistenze, aprendo altre bare già pronte per la partenza, la figlia ha poi trovato il giusto cadavere.
Inutile dire che l’accaduto finirà in tribunale, con la richiesta di un risarcimento per danni morali chiesto dalal figlia, intanto all’ospedale.
Poi si accerterà chi effettivamnete ha fatto l’errore.

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In funzione il crematorio di Messina

A Messina il crematorio è operativo. L’Amministrazione comunale manifesta pubblicamente la sua soddisfazione per il risultato raggiunto.
“L’attivazione del crematorio cittadino rappresenta un successo per Messina, … che tra l’altro costituisce una soluzione al problema della scarsa disponibilità di sepolture.
Ringraziamo il dipartimento cimiteri e le Giunte municipali precedenti, che dal 2004 avevano avviato il percorso politico-amministrativo".
Lo hanno sottolineato il sindaco Accorinti e l’assessore Ialacqua, nel corso di una conferenza stampa.
Con deliberazione n° 18/c del 22 luglio scorso, il Consiglio comunale ha approvato il Regolamento per la cremazione dei defunti, la conservazione e la dispersione delle ceneri derivanti dalla cremazione ed il tariffario per l’anno 2014, confermando ed integrando quanto già contenuto nel vigente Regolamento cittadino di Polizia Mortuaria e dei Servizi Funerari (deliberazione consiliare n°118/C del 28/12/12).
L’Ara Crematoria è realizzata all’interno del Gran Camposanto e l’organismo architettonico risulta composto da quattro corpi di fabbrica tra loro giuntati e due livelli, di cui uno seminterrato, che racchiude un ampio porticato, destinato all’arrivo dei carri funebri, all’accoglienza ed al raccoglimento dei familiari, sul quale si affacciano la cappella per le funzioni, il cinerario comune e l’ala con le nicchie cinerarie.
I due livelli sono distinti anche per l’uso: quello del porticato è destinato al pubblico, alla sala del commiato, alla sala del trasferimento feretro mediante montacarico; il livello seminterrato è invece finalizzato ai servizi ed è accessibile al pubblico solo per una piccola parte, mentre il resto è composto solamente da locali tecnici e di gestione della cremazione.
Per i primi trenta giorni di funzionamento del crematorio i familiari ed i carri funebri non potranno accedere al crematorio e dovranno salutare i loro cari al deposito del Gran Camposanto.
Il crematorio di Messina può cremare sia feretri di materiale combustibile, sia feretri con doppia cassa (legno e zinco)
Il crematorio è già stato attivato durante il collaudo, in via sperimentale, procedendo alla cremazione di 122 salme, contenute sia in casse di legno naturale/sacche biodegradabili che in casse con rivestimento di zinco.
La potenzialità dell’impianto di cremazione di Messina è media, poiché vi si potranno cremare 5 salme al giorno, dal lunedì al venerdì, con orario di apertura e chiusura analogo a quello del cimitero, salvo specifiche deroghe dirigenziali.

Per procedere alla cremazione di una salma è possibile scaricare il modello di domanda ed il tariffario dal sito www.comune.messina.it – struttura organizzativa – cimiteri. In particolare dal seguente link.
A gestire l’impianto per due anni sarà la società operativa “SO.CREM. S.R.L” che ha eseguito i lavori, iniziati nel maggio 2011. Stabilite le tariffe che privilegiano i residenti e le casse in legno, 380 euro, che diventano 547 per i non residenti nel comune di Messina. Sale leggermente il costo per la cremazione delle casse in zinco, per via dello smaltimento, 680 euro, 847 per i non residenti , 989 per quelle in doppio zinco, che diventano 1147 per i non residenti.
Informazioni possono essere richieste scrivenfo una mail a infocremazioni@cimiterimessina.it

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Certosa di Bologna: parte dei proventi delle riconcessioni di tombe antiche destinate al restauro

Otto grandi cantieri di restauro sono stati aperti e conclusi dall’estate 2013 ad oggi all’interno dell’area monumentale della Certosa di Bologna, facendo degli ultimi 12 mesi l’anno in cui è stato realizzato il maggior numero di interventi all’interno del cimitero cittadino, da quando nel 1999 il Comune di Bologna ne ha avviato un ampio e continuativo programma di restauro e valorizzazione.
I cantieri sono stati realizzati in parte grazie ai proventi ottenuti dalla riconcessione a nuove famiglie delle tombe antiche abbandonate o decadute ed in parte con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

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Tecniche di mummificazione egizie: si è scoperto che sono ancor più antiche di quanto si credesse

Secondo le teorie tradizionali sulle pratiche di mummificazione egizie, in epoca tardo Neolitica e nel periodo Predinastico (tra il 4500 e il 3100 a.C.), le salme che dovevano essere preservate venivano avvolte in bendaggi ed esposte all’esterno, dove il clima secco e la sabbia del deserto le essiccavano naturalmente.
Finora le prove scientifiche di una mummificazione intenzionale, compiuta con resine naturali, si limitavano a qualche sporadico caso risalente alla fine dell’Antico Regno (2200 a.C. circa).
Queste pratiche funerarie divennero più comuni durante il Medio Regno (2000-1600 a.C.).
Diversi egittologi sospettavano, però, che il processo avesse origini più antiche.

Ora i ricercatori hanno esaminato dei tessuti funerari rinvenuti nelle tombe di uno dei più antichi cimiteri egizi risalenti tra il 4500 ed il 3350 ed hanno identificato, in alcune bende di lino, delle sostanze complesse utilizzate per l’imbalsamazione. Analisi biochimiche hanno rivelato che le bende erano imbevute di resina di pino, estratti di piante aromatiche, gomma mescolata allo zucchero, petrolio naturale e grasso animale. Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che queste sostanze per le imbalsamazioni erano state utilizzate almeno mille anni prima di quanto si pensasse. I prodotti naturali usati, spesso elaborati e lavorati, erano gli stessi di quelli impiegati nella mummificazione, al culmine dell’impero faraonico, circa 3000 anni dopo
Per avvalorare la loro ipotesi, gli archeologi di tre Università (guidati da Stephen Buckley dell’Università inglese di York insieme a ricercatori delle università di Oxford e di Macquarie in Australia) hanno effettuato analisi biochimiche dei tessuti funerari di alcune mummie rinvenute in una delle più antiche necropoli egizie mai documentate: quella di Mostagedda (o Mustagidda), un sito archeologico dell’Alto Egitto (ossia la parte meridionale della Valle del Nilo).
Le bende erano conservate in alcuni musei del Regno Unito. "Queste ricette resinose messe sulle bende di lino che avvolgevano i defunti, – ha detto Buckley – contenevano agenti antibatterici e furono impiegate nelle stesse proporzioni dagli imbalsamatori egiziani quando la loro abilità era al suo apice, ossia 2500 – 3000 anni dopo".

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