Ad Arezzo parte la raccolta differenziata dei rifiuti cimiteriali

Parte in concomitanza con le festività di Ognissanti, il nuovo sistema di raccolta differenziata all’interno del cimitero Monumentale e di quello urbano di Arezzo. Il gestore cimiteriale Arezzo Multiservizi, in collaborazione con il Comune di Arezzo, Sei Toscana e la partecipazione tecnica do Coob e Albatros, ha predisposto la raccolta differenziata dei rifiuti all’interno dei cimiteri del territorio comunale. Un sistema che parte, in via sperimentale, tra i viali e le lapidi del cimitero Monumentale e Urbano della città di Arezzo, ma destinato, in poco tempo, a coinvolgere tutti i siti cimiteriali extraurbani gestiti dalla società.
Il progetto è stato presentato dal presidente Luciano Vaccaro, dal direttore Gianna Rogialli, dal sindaco di Arezzo Stefano Gasperini, dall’assessore Franco Dringoli e dal presidente di Sei Toscana, Simone Viti.
“La società – spiega Luciano Vaccaro Presidente di Arezzo Multiservizi – da tempo è impegnata in progetti destinati a migliorare la qualità dei servizi ma anche a sensibilizzare l’utenza in un corretto utilizzo di risorse preziose. Dopo la campagna di sensibilizzazione relativa all’uso consapevole dell’utilizzo dell’acqua, adesso l’attenzione è rivolta ai rifiuti tramite un perfezionato sistema di raccolta”.
“Un progetto importante – ha detto il Sindaco Gasperini – che conferma ancora una volta quanto Arezzo Multiservizi sia all’avanguardia sotto molteplici aspetti. Una società, eccellenza del territorio che ha dimostrato sensibilità anche nei confronti di un tema importante qual è la raccolta differenziata e il rispetto dell’ambiente”.
Complimenti anche dell’assessore Franco Dringoli che ha sottolineato “quanto stia a cuore al Comune l’obiettivo di promuovere la separazione dei rifiuti, per incrementare il sistema di raccolta differenziata”.
D’ora in avanti le aree ecologiche – cinque per il momento quelle attivate ma nei prossimi mesi il numero sarà raddoppiato – avranno quattro differenti bidoni della spazzatura di colore marrone, blu, verde e grigio, dove poter confluire i rifiuti in modo differenziato.
L’utenza potrà, d’ora in avanti, separare l’organico, la plastica e gli altri materiali mettendo in atto un gesto civico di straordinario valore. Basterà una semplice azione per ottenere un risultato utile all’intera comunità nel rispetto dell’ambiente.
“Saranno sufficienti pochi e semplici gesti – spiega il direttore Gianna Rogialli – per salvaguardare l’ambiente. Ad ogni colore corrisponde un tipo di raccolta. Ecco quindi che nel bidone marrone l’utente dovrà inserire l’organico, ovvero gli avanzi di cibo, le piccole potature, i fiori, l’erba secca e i rifiuti biodegradabili. In quello blu invece andranno i multi materiali e quindi le bottiglie, i flaconi, le vaschette in pvc, l’alluminio, il polistirolo, le lattine in acciaio o in alluminio.

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Daniele Fogli (Sefit) commenta l’AS1611 – riforma del settore funerario

Carlo Ballotta intervista il segretario di Sefit, ing. Daniele Fogli.

CB – Come si rapporterà il DDL Vaccari con la già esistente legislazione regionale. Quali saranno le possibili iterazioni con il DPR 10 settembre 1990 n. 285, anche perché lo stesso DDL in esame, fissando i principi cardine, rinvierebbe, poi, a sua volta ad un regolamento attuativo.
DF – il DDL non ha effetti immediati, ma diventa operativo nel medio termine (da un minimo di 2 a un massimo di 5 anni, a seconda delle materie). Quindi un arco di tempo pensato per favorire la transizione verso il nuovo assetto e per dar tempo a tutti di prepararsi. E nel prepararsi c’è anche l’adozione di atti da parte delle Regioni, di adeguamento alle nuove norme statali. L’idea è quella di avere un’unica legislazione statale di principio, con alcuni decreti delegati e un regolamento statale di polizia mortuaria, che mandi in pensione il DPR 285/1990. Poi ogni ambito territoriale ottimale, generalmente corrispondente ad una ASL, si deve dotare di un regolamento di polizia mortuaria, di un piano regolatore dei cimiteri e dei crematori, di un sistema tariffario di ambito. Da 8000 regolamenti, piani cimiteriali e sistemi tariffari, si vorrebbe passare a non più di 400. Per portare a termine questa architettura normativa occorre non meno di un quinquennio. Invece per avere cambiamenti significativi nel sistema funerario italiano occorreranno ancora diversi anni. Penso si arrivi a regime dopo una generazione. Del resto questo è l’arco temporale che è stato necessario per applicare nel settore idrico la legge Galli, che presenta molte analogie con i criteri individuati per il settore cimiteriale.

CB – Non c’è allora il rischio di una nuova ipertrofia legislativa, magari articolata su più livelli?
DF – Assolutamente no. Oggi siamo in presenza di un caos normativo, che sta rendendo ingovernabile il settore. Le norme regionali, ed è vox populi, hanno creato più guai che miglioramenti. Vi sono responsabilità precise per il caos creato, sia dei poteri regionali, sia da chi ha ispirato queste norme. CB – E a chi si riferisce? DF – Non sono abituato a personalizzare le critiche. E’ del tutto legittimo svolgere azioni di tutela degli interessi rappresentati. La SEFIT lo fa, cercando di comprendere le ragioni anche di altre Associazioni, e in un quadro di compatibilità sociale ed economica. Ricordiamoci che i fruitori di servizi e gli acquirenti di beni hanno dei diritti e non sono il dovere di pagare in silenzio. Registro invece, spesso, da associazioni di categoria private, la difesa ad oltranza di interessi particolari, talvolta addirittura personali. Non ci sto a scadere nella volgarità (come è successo in questi tempi addirittura dai massimi vertici di una Associazione che si sono scatenati su facebook) o nell’additare questo o quello al pubblico ludibrio. Non ci sto a trasformare un serio dibattito in rissa. Se qualcun altro lo vuole, si assumerà le sue responsabilità di fronte al settore innanzitutto e al Paese, poi.

CB – Guanti di velluto, ma sotto un pugno d’acciaio …
DF – Negli anni passati, per introdurre spazi di mercato prima preclusi (come le case funerarie), c’è stato chi ha contribuito a mettere a soqquadro l’intera filiera produttiva e di servizio funeraria. Dopo aver lanciato il sasso, c’è ora chi nasconde la mano. Di fronte ad un DDL organico e con una visione di lungo respiro, non si trova di meglio che appellarsi alla lesa maestà, perché non hanno potuto sedersi al tavolo di scrittura delle norme. E’ vero, non sono stati chiamati, ma si dovrebbero chiedere il perché: cioè negli ultimi anni hanno fatto poche proposte concrete, spesso di basso spessore. Bravi a distruggere e molto meno capaci di costruire. E poi, quando bussavano alla porta delle regioni, qualcuno ha mai pensato di coinvolgere preventivamente altre Federazioni? Non mi pare.

CB – Possibile che una proposta del genere sia piovuta dal cielo?
DF – Già circa due anni e mezzo fa SEFIT aveva rappresentato ai vertici della Feniof che la situazione si stava deteriorando velocemente, complice la crisi economica, ma anche norme legislative iperliberalizzatrici in un mercato anelastico quale quello funebre. E inoltre con una crisi finanziaria senza eguali che prosciugava le casse dei Comuni, questi erano incapaci di mantenere livelli di investimenti cimiteriali adeguati. Con la cremazione che cambiava rapidissimamente, al Nord e al Centro del Paese, abitudini secolari. Avevamo ripetuto gli appelli nell’ultimo Sefit10 l’anno passato, presenti tutti, ricevendo bordate di critiche. Ma è stato in quell’occasione che sono cominciati gli approcci con altre Associazioni, come ASNAF&AS, presente al meeting, e poi – dopo qualche mese – con la EFI.

CB – E qual è stata la molla che ha fatto mettere attorno ad un tavolo soggetti che facevano fatica solo a salutarsi?
DF – La comune consapevolezza che se non si interveniva rapidissimamente saremmo annegati tutti. Chi ha forti investimenti in mezzi, strutture (come le case funerarie), personale, know how, vede come il fumo negli occhi chi cerca di conquistare il suo mercato con mezzi non sempre leciti. E’ logico. Quando buona parte dell’imprenditoria privata di maggiori dimensioni si è resa conto che il nemico non erano le imprese funebri pubbliche, che hanno in realtà gli stessi problemi di presidio di mercato (costosità del personale in regola, investimenti considerevoli ancora da ammortizzare, concorrenza di gente senza scrupoli che fattura meno della metà di quello che incassa), con una miriade di “parvenu” dell’ultima ora attratti da facili guadagni, quasi fosse una novella corsa all’oro, allora è scattata nella testa dei più rapidi a capirlo la molla del far fronte comune. Poi tutto è stato semplice: ognuno ha messo in campo le proprie abilità per cercare di portare a casa la legge di settore.

CB – Ma non c’era già un tavolo del funerario che aveva già un prodotto normativo in stato di avanzata scrittura?
DF – Ho letto quel lavoro. Lo giudico uno dei peggiori prodotti normativi visti nella mia vita: una accozzaglia di richieste tutte tese a garantire una buona parte di categorie rappresentate a quel tavolo, sacrificando sull’altare gli interessi dei consumatori e quelli dei Comuni.

CB – Ecco che si spiega il perché di una reazione tanto sopra le righe dopo la presentazione dell’As 1611.
DF – Ho ritenuto, fin dall’inizio dell’avventura dell’AS1611, che questa fosse l’ultima occasione per modernizzare il settore funebre e cimiteriale del nostro Paese. Tutti coloro che erano seduti al tavolo tecnico avevano la stessa idea: questa è l’ultima spiaggia. L’ultima spiaggia per tutti quegli operatori funebri, ma anche marmisti, operatori cimiteriali, che vogliono camminare a testa alta e non essere costretti a usare mezzi fraudolenti per mantenere quote di mercate che giorno dopo giorno vengono erose dai “parvenu” dell’ultima ora. Si, è vero, si sono saldati interessi di difesa degli investimenti di una parte della imprenditoria funebre, soprattutto strutturata, con quelli degli operatori pubblici. Ma sono anche gli interessi chi crede nel proprio lavoro e non è disposto a farsi risucchiare nel vortice del malaffare.

CB – La polemica è stata incandescente, specie tra EFI e Federcofit. Perché?
DF – Penso che sia errato da parte di ogni associazione buttarla in rissa (verbale). E ritengo sia errato anteporre ad interessi generali di settore interessi particolari, addirittura di bottega, come quelli di fare qualche tessera in più. A mio parere le vere motivazioni della polemica che si è innescata è l’aver scoperto di essere sempre meno rappresentativi del mondo funebre e di cercare di recuperare consenso negli scontenti per gli effetti del DDL. A dire il vero mi attendevo una scomposizione, con una successiva ricomposizione delle Federazioni storiche in due macro-contenitori, uno rappresentativo più degli interessi delle imprese funebri strutturate e dei centri di servizio, l’altro dei piccoli operatori funebri. Ma non dispero. Probabilmente occorre tempo per comprendere bene gli effetti di una normativa rivoluzionaria.

CB – Ma non è che il DDL sia un po’ troppo sbilanciato verso il pubblico? Ad es. quelle società miste regolate dall’articolo 22 non fanno paura? Lei aveva annunciato proprio a Sefit10 edizione 2013, un cambio di strategia: basta giocare in difesa. Era ora di estendere l‘esperienza pubblica. Un po’ controtendenza con i chiari di luna attuali.
DF – Le imprese sociali, così le avevo chiamate, sono in realtà la risposta a due distinti fenomeni:

  1. un bisogno derivante dal mercato di funerali di prezzo più basso e di qualità media;
  2. la crisi finanziaria del settore pubblico.

Nel primo caso stiamo vedendo che anche in Francia stanno nascendo realtà imprenditoriali a carattere sociale nel settore funebre. Nel secondo caso, la necessità odierna di far cassa da parte dei comuni, vendendo i gioielli di famiglia, rischia di far chiudere esperienze di imprenditoria funebre pubblica vecchie anche di un secolo, che hanno svolto e continuano a svolgere un’azione importante di presidio locale, sia quanto a prezzi sia quanto a trasparenza di mercato. La soluzione proposta, serve ad evitare che la “grande crisi” porti alla cessione totale di queste società. L’idea forte è la loro trasformazione in partenariati pubblico privato, ad azionariato diffuso, con capitale anche dei lavoratori. Società con bilanci che prevedano limiti nell’utile massimo atteso, ma al tempo stesso obbligo almeno del pareggio. E bacini di operatività di almeno 300 decessi annui. Un modo per sviluppare da un lato imprese strutturate senza il solo scopo del profitto eccessivo, e dall’altro per favorire l’ingresso di quei piccoli operatori funebri che non se la sentono di rischiare per fare una impresa solo privata. Ma imprese sociali aperte ad investimenti di capitali che permettano di creare anche in Italia reti sufficientemente organizzate di imprese funebri strutturate, diffuse sul territorio. Un modello spagnolo, tanto per intenderci, con la fuoriuscita dopo qualche tempo del capitale pubblico, sostituito dall’azionariato diffuso, assieme a imprenditoria lungimirante. Può far paura? Si, ma a coloro che si riempiono la bocca di mercato e poi sono i primi a garantirsi sistemi protezionistici.

CB – Una volta la linea di attrito principale era tra pubblico e privato, ora la faglia sembra aprirsi tra grandi imprese strutturate e piccoli, ma agguerriti concorrenti in rapida ascesa. E su questo tema c’è chi denuncia il pericolo di nascenti o striscianti monopoli. E’ un rischio concreto?
DF – No. L’intenzione di chi era seduto al tavolo tecnico che ha elaborato lo scritto poi, in gran parte fatto proprio dal Sen. Vaccari, era quello di rendere il settore trasparente, meno pericoloso per operarvi, far emergere il sommerso, ridurre il numero di players, avere regole chiare, difendere i propri investimenti, non essere obbligati – per sopravvivere – a servirsi di metodi scorretti di procacciamento dei funerali, puntare alla qualità del servizio. Certo, questo determina forti cambiamenti e ci sarà chi ci perde e chi ci guadagna, come sempre quando si hanno variazioni di regole di mercato. La lentezza del processo di adattamento (molti anni) renderà meno traumatico il processo di razionalizzazione che occorre.

CB – L’introduzione dell’agenzia monomandataria di impresa funebre strutturata è una delle innovazioni maggiori. C’è chi la critica aspramente e chi ne difende la scelta. Lei cosa può dirci in proposito?
DF – Dico che le ricette che fino ad oggi sono state portate avanti come compromesso o come scelta da parte delle grandi Federazioni storiche private di categoria, nelle riforme regionali, sono state un fallimento clamoroso. Questo DDL contiene scelte nuove, non compromissorie. E forse per questo capaci di incidere! Il sistema delle agenzie (rafforzato dalla natura monomandataria) è fortemente diffuso nel settore assicurativo e, ritengo, sia fra le soluzioni pensate quella che dà maggiori garanzie. Certo, nessun modello è perfetto, e si troverà sempre il lato negativo della proposta. Ma l’insieme di impresa strutturata e di sua agenzia monomandataria lo vedo bene. Aggiungo che, ai tavoli delle prime leggi regionali, si consumò la battaglia tra chi era per l’impresa strutturata (Feniof) e chi era per un sistema meno vincolante, ma nei fatti molto più governabile dai centri di servizio (Federcofit). Sefit era decisamente schierata, allora, per la soluzione dell’impresa funebre strutturata e, non ha cambiato idea. Le soluzioni allora trovate dalla politica, che cercava un compromesso tra le due esigenze, hanno prodotto i guasti che vediamo tuti i giorni. Aggiungo che nelle regioni in cui c’è il massimo di libertà di intrapresa, la situazione è ancora peggiore. Pertanto non siamo più disponibili a lasciare che a fare queste scelte siano le sole maggiori Federazioni storiche dell’imprenditoria funebre, visto che poi gli effetti di scelte sbagliate li stanno pagando tutti i soggetti della filiera.

CB – Si spieghi, non capisco queste ultime parole.
DF – Se vi sono norme che in un mercato anelastico come quello funebre (cioè con un numero di funerali che è stazionario nel tempo o cresce di poco) non contrastano la nascita di un numero eccessivo di operatori rispetto a quello che il mercato può sopportare, tutto il sistema si impoverisce. Perché, per sopravvivere, si cerca di farlo con ogni mezzo: ed ecco il ricorso a imbottiture di bassissima qualità, acquisto di bare cinesi (a quando le vietnamite?) spesso irregolari, invasione nei mercati paralleli dei marmi e dei fiori per recuperare un po’ di marginalità aggiuntiva. E anche il contrasto vivace dell’imprenditoria funebre privata dei tentativi dei gestori cimiteriali di allineare le tariffe ai costi di esercizio, necessarie per stare in piedi, non è accettabile. E’ uno scontro che è sempre più accentuato dalla numerosità eccessiva di operatori funebri. Troppi. Tanto che per restare in piedi, talvolta, sempre più spesso, essi sono portati a giustificare il sistema della corruzione, il procacciamento dei funerali e la sistematica evasione fiscale. Occorre rompere questo cerchio, e a mio avviso, le misure contenute nel DDL vanno in questa direzione. Da questa operazione verità ci guadagneranno in molti, in primis i consumatori, ma anche i seri produttori, le serie imprese funebri, i seri gestori di crematori e di cimiteri.

CB – Questo disegno di legge vieta alle strutture sanitarie che operano in regime di ricovero di convenzionarsi con le case funerarie per l’assolvimento della funzione: “deposito d’osservazione”. Come mai?
DF – Perché lo ha detto e scritto l’Antitrust. Il DDL fa svolgere tutte le funzioni necroscopiche al livello sanitario, che si deve dotare di Servizi mortuari che conglobino anche gli obitori e i depositi di osservazioni prima comunali. L’Antitrust obbliga alla separazione proprietaria le onoranze funebri e le attività commerciali funebri dal servizio necroscopico e questo per garantire i dolenti da possibili cartelli monopolistici. E’ quello che avviene ed è tanto criticato nella gestione delle camere mortuarie ospedaliere affidate in privativa ad una impresa funebre. Ma è vietato!

CB – Abbiamo parlato poco di cimiteri e crematori, visto che il grosso delle critiche sta arrivando per la parte funebre, ma anche nel settore cimiteriale c’è una rivoluzione. Saranno pronti i Comuni?
DF – Oggi, la maggior parte dei comuni di piccole e medie dimensioni non sa come fare per garantire il servizio cimiteriale. La identificazione di un servizio di livello sovracomunale, con garanzia di risultato, come quello degli ambiti territoriali omogenei (che sono ormai una realtà anche negli altri settori come l’acqua e i rifiuti) è la risposta alle sollecitazioni che la normativa statale ha fatto con norme tese a raggiungere dimensioni di esercizio sempre maggiori. Anche in questo caso si tratta di un processo lungo, ma occorreva partire. 

CB – Ma non saranno avvantaggiate le società che già operano nei comuni di maggiori dimensioni?
DF – Certo, saranno avvantaggiate quelle realtà pubbliche, private o miste che si metteranno in gioco con l’intenzione di estendere la loro operatività al bacino ottimale. Si punta a ridurre i gestori cimiteriali da più di 6000 a non più di 400. Poi tra questi inizierà la stagione delle gare per una sana competizione per i mercati di ATOC. E vincerà il migliore. Ma sulla base di sistemi tariffari adeguati, piani di investimento precisi e pluriennali, carte dei servizi che garantiscano qualità all’utenza.

CB – C’è chi dice che oggi le imprese funebri operano praticamente senza controlli. E che i Comuni i quali dovrebbero farli, non li fanno. E inoltre che la soluzione trovata (controllo alle ASL) non è capace di risolvere i problemi.
DF – Ma che bravi! La colpa se si sfreccia a 180 all’ora in autostrada non è di chi va forte, ma della polizia che non mette abbastanza controlli! La scelta del DDL, per il settore funebre, è quella di tornare all’antico e cioè ai controlli del vigile sanitario. Quindi ASL, anche organizzate su scala regionale. Per il settore cimiteriale, invece, si è optato per un ispettorato di ambito, anch’esso con ampi poteri di controllo e retribuito. Non so, non stanno bene le ASL? Facciamo fare tutti i controlli, anche quelli funebri, agli ispettorati degli ATOC. E valutiamo se sia la soluzione migliore. Chi controlla ci deve essere. 

CB – Concludo con una domanda che riguarda i produttori di cofani ed altri accessori. Con l’introduzione di norme UNI di respiro europeo che andranno ad abrogare quelle vetuste, ma pur sempre collaudate, del DPR n. 285/1990, non dovranno, forse, riconvertire tutte le loro linee produttive? Chi pagherà questi costi? Mi era parso di capire che le prime reazioni fossero state non proprio entusiastiche.
DF – Sono 7-8 anni che in Italia è in atto una guerra di prezzi senza esclusioni di colpi per far fuori la maggior parte dei concorrenti, impoverendo il mercato e ottenendo che alla fine l’Italia sia invasa da 250.000 bare e più, ogni anno, di importazione. L’ applicazione di standards costruttivi UNI per le bare, decorsi due anni dalla entrata in vigore del DDL (per smaltire le scorte di magazzeno) rende più complicata la vendita di bare cinesi in Italia. E se la garanzia di applicazione di uno standard per le bare, tra l’altro, costruito anche col concorso dei costruttori, determina investimenti per ammodernare una parte della linea di produzione, se ne facciano anche loro una ragione. Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca.

CB – L’ultima domanda. Ma, ammesso che si trovi la composizione degli interessi, quando arriverà l’approvazione di questa legge?
DF – La composizione degli interessi non è solo tra Federazioni storiche del settore, tra cui inserisco anche la Sefit, che per inciso operando sull’intera filiera, ha la rappresentanza di maggior peso, ma reputo che dovranno dire la loro anche le Associazioni dei consumatori, e diverse altre che qui non richiamo per paura di scordarne qualcuna. In sostanza in Parlamento gli interessi devono essere valutati per l’insieme delle parti della società italiana e non solo per le lobbies di settore funebre o cimiteriale. SEFIT ne è consapevole. E’ per questo motivo che ritengo che l’obiettivo si può dire raggiunto se il DDL diventerà legge entro il termine naturale di questa legislatura. Se ci si riuscisse prima sarebbe un successo enorme. Se non si riuscisse ad approvare entro quei termini la legge, i guai diventerebbero veramente seri e non vedo un futuro roseo per l’imprenditoria funebre e cimiteriale italiana.

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Grazie ai volontari che hanno ripulito il cimitero di Staglieno a Genova

Dopo l’alluvione che ha colpito Genova tra giovedì 9 e venerdì 10 ottobre 2014, molti volontari (chiamati gli angeli del fango, nei media) sono scesi in campo per aiutare la città. Sono i ragazzi ma anche gli adulti che, pala in spalla, hanno infilato gli stivali per togliere un po’ di sporcizia dove serviva. A loro un grazie di cuore in primis dalla città. Ci occupiamo di loro perché la loro opera è sta importante anche pe ril cimitero di Staglieno, vero e proprio monumento di memoria cittadina, tra i più rinomati cimiteri monumentali al mondo.
E così fa piacere segnalare che sono terminati anche i lavori di rimozione del fango e detriti dei porticati/gallerie del Cimitero di Staglieno ad opera dei volontari di Chief Onlus, associazione di volontariato di protezione civile per i Beni Culturali che agisce in Liguria. L’operazione è stata svolta su incarico del comune di Genova, con l’autorizzazione della Soprintendenza, e con il supporto della storica Compagnia Unica per le Merci Varie Del Porto Di Genova.
Tre le aree interessate, la galleria e il porticato inferiore a levante e una porzione della galleria frontale, per cinque giorni di lavoro, per quella che è stata un’operazione volta a tutelare un importante patrimonio architettonico e artistico genovese.
Sono stati oltre 80 i volontari che hanno contribuito a questa impresa (20 della Compagnia Unica e 60 professionisti del settore dei Beni Culturali che hanno risposto ad un appello lanciato ai partner associativi di Chief) che ha visto quasi 300 metri lineari ripuliti, per un totale di 1500 metri quadrati.
Anche dall’Emiliasono arrivate attrezzature e materiali necessari ai volontari.
«Obiettivo dell’intervento è stato ripristinare lo stato del sito prima dell’alluvione – spiega Barbara Caranza, presidenta dell’associazione che ha coordinato sul sito le operazioni. Non verranno effettuati restauri, coerentemente alla mission di Chief, che è, oltre a realizzare attività di previsione e prevenzione del rischio per i Beni Culturali, il prestare soccorso, in Italia come all’estero, con proprie squadre di volontari formati e addestrati ad operare durante l’emergenza, per supportare e garantire la tutela e conservazione dei siti e beni offesi dalle calamità. Siamo grati al comune di Genova per averci dato fiducia, perché Chief nasce proprio nella città della Lanterna, da una promessa fatta a noi stessi dopo l’alluvione del 2011. E oggi ci è stato permesso di mantenerla. Ma il ringraziamento più grande va ai volontari e a tutti coloro che ci hanno aiutato nei più diversi modi, con opere, donazioni di attrezzature e materiali, nel nome dell’amore per Genova e del nostro insostituibile patrimonio storico e culturale».

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Cimiteri di Milano: gli orari per la commemorazione dei defunti

“Stiamo lavorando per rendere i cimiteri cittadini vere e proprie risorse aperte alla città e più simili a luoghi della memoria con più attenzione all’ambiente sull’esempio di quelli anglosassoni”. Così l’assessore ai Servizi cimiteriali Franco D’Alfonso che ha aggiunto:
”Il prossimo 2 novembre sarà anche la giornata conclusiva della rassegna ’Monumentale: Museo a Cielo aperto’ che dalle 10 alle 18 permetterà a tutti i cittadini tra poesia, musica, teatro e passeggiate tematiche di riscoprire il Cimitero Monumentale che con la sua architettura e i suoi spazi racconta Milano, i suoi protagonisti”.

In particolare, giovedì 30 ottobre 2014 alle ore 10, l’assessore ai Servizi Civici Franco D’Alfonso aprirà le celebrazioni in ricordo dei defunti partecipando alla deposizione delle corone in memoria dei caduti partigiani presso il Campo della Gloria al Cimitero Maggiore, Campo 64.
A Milano ogni anno si celebrano in media 15.000 funerali.
Nei primi nove mesi del 2014 sono stati 11.170, di cui circa l’8% (891) al prezzo calmierato di 1.054 euro.
In crescita costante le cremazioni, passate dalle 7.611 del 2009 (dato riferito a salme e resti mortali), alle 11.764 del 2012 e alle 11.909 del 2013 (5.913 nel primo semestre del 2014).
Per agevolare i cittadini milanesi in occasione della prossima ricorrenza dei defunti, i cimiteri resteranno aperti dalle ore 8 alle ore 18, con possibilità di accedere alle strutture fino a 30 minuti prima dell’orario di chiusura fino a domenica 2 novembre.
In particolare, dato l’elevato numero di visite, le porte laterali del Cimitero Maggiore saranno aperte dalle ore 8:30 alle ore 17:15 da giovedì 23 ottobre a domenica 2 novembre compresa.
Mentre il Cimitero di Muggiano rimarrà aperto i giorni 28, 29, 30 e 31 ottobre e 1, 2 novembre dalle ore 8:45 alle ore 11:45 e dalle ore 13:30 alle ore 16:30.
Il Sacrario dei Caduti, in largo Caduti Milanesi per la Patria, rimarrà aperto dall’1 al 4 novembre dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 13:30 alle ore 17.

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TG.fun 29/10/14. Sulla possibilità comunale di normare le concessioni cimiteriali

E’ on line il TG.fun 29 ottobre 2014, il videoquindicinale trasmesso da www.funerali.org. Poco più di cinque minuti dedicati ad un tema di interesse del settore funebre o cimiteriale italiano, con analisi e risposte a domande di un nostro esperto.
Questa puntata del nostro TG funerario d’approfondimento è dedicata alla normativa regolamentare comunale di polizia mortuaria e sui cimiteri la quale non deve porsi in contrasto con la normativa statale e regionale sovrastante.
Può occuparsi ampiamente però delle concessioni cimiteriali che sono regolate da poche norme del DPR 285/90. La normativa comunale che impone, a pena di decadenza, il rinnovo della concessione cimiteriale perpetua al trascorrere di ogni trentennio va in contrasto con la norma statale e con la giurisprudenza maggioritaria. Nella normativa statale, per le concessioni di durata superiore ai 99 anni rilasciate anteriormente al d.P.R. n. 803 del 1975, l’esercizio del potere di revoca nell’interesse pubblico viene ancorato a due precisi presupposti (superamento di 50 anni dall’ultima tumulazione e grave insufficienza del cimitero), che debbono concorrere entrambi per la legittimità del provvedimento di revoca, mentre la decadenza viene consentita rispetto all’inosservanza di determinati obblighi a carico del concessionario da precisare con l’atto di concessione (o con la convenzione che sovente l’accompagna).”.
Per chi volesse vedere i TG.fun precedenti basta cliccare su TG.fun

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