Statistiche cremazione

L’evoluzione della cremazione in Italia

Lo sviluppo della cremazione in Italia è seguito e ne viene data notizia per l’Italia con circolari della SEFIT Utilitalia, l’ultima delle quali è la n. 2108 del 29/08/2022, avente ad oggetto: Statistiche sulle cremazioni effettuate in Italia nel 2021.
Ne riportiamo alcuni dei brani più significativi:

Nel 2021 risultano autorizzati ed operanti in Italia n. 89 impianti di cremazione (87 nel 2020). In questi impianti, nel 2021, si sono effettuate 244.186 cremazioni di cadaveri (247.840 nel 2020). A tale valore sono da sommare 45.959 cremazioni di resti mortali (a fronte di 29.266 nel 2020). Pertanto, nei crematori italiani si è effettuato nel 2021 un totale di 290.145 cremazioni (277.106 nel 2020).
In sostanza, nel 2021 si è parzialmente recuperato il gap negativo di cremazioni di resti mortali, lasciati nelle sepolture per garantire la cremazione di cadaveri al momento del decesso, stante la forte richiesta durante le ondate pandemiche più accentuate in termini di mortalità. Un recupero che ha compensato ampiamente il calo numerico totale di cremazioni di cadaveri, a seguito di minore mortalità complessiva.
Nel prosieguo si farà riferimento, salvo diversa specificazione, alle sole cremazioni di cadaveri (al momento del decesso).
Le cremazioni di soli feretri effettuate in Italia nel corso del 2021 sono diminuite dell’1,47% rispetto all’anno precedente, con un decremento numerico corrispondente a 3.654 unità, mentre la mortalità è diminuita del 4,97% (pari a -37.111), segno che la tendenza a scegliere la cremazione ha avuto una accelerazione anche nel 2021.
L’aumento rispetto alle serie passate è dovuto principalmente alla sensibile crescita della cremazione soprattutto al Nord e, in misura più contenuta, al Centro e al Sud.
Si conferma un leggero aumento delle cremazioni in Campania, per l’effetto di traboccamento soprattutto da Lazio, Sicilia e Basilicata. Ma è principalmente in Calabria che si avverte un forte incremento di cremazioni, per effettuazione di servizi provenienti in gran misura dalla Sicilia e in parte dal Lazio. Di particolare interesse l’annotazione che le regioni maggiormente dotate di impianti di cremazione (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana) hanno avuto un forte aumento di cremazioni durante il periodo di massima mortalità pandemica e mantengono anche nel 2021 un importante ruolo crematorio, segno che la garanzia di effettuazione del servizio e la organizzazione dimostrata vengono riconosciute dai clienti.

L’ISTAT ha recentemente diffuso i dati sulla mortalità e sulla popolazione nel 2021, anno in cui si sono registrati 709.035 decessi, pari ad un tasso grezzo di mortalità riferito alla popolazione residente del 12,00 per mille, alto rispetto al passato, soprattutto per l’apporto dato dalla pandemia, anche se inferiore al dato eccezionale dell’anno 2020.
L’incidenza della cremazione registrata e stimata sul totale delle sepolture per l’anno 2021, quindi, è del 34,44%, con un incremento in termini percentuali del +1,22 %, rispetto al dato 2020.
Si continua ad assistere ad un incremento del ricorso alla cremazione soprattutto al Nord, che ha una maggiore presenza di impianti, mentre da pochi anni si rileva un trend positivo anche al Sud. In aumento anche i dati registrati al Centro.
Nel 2021, così come negli anni precedenti, il maggior numero di cremazioni è stato generalmente effettuato nelle città metropolitane.

Si evidenziano i seguenti aspetti, taluni anche nuovi:
− la diffusione di crematori di cintura urbana nelle aree metropolitane (ad. es. di Milano, Torino, Napoli);
− una sovra-dotazione di impianti in talune zone (del Nord), dove le autorizzazioni date per la costruzione di nuovi crematori sono superiori alle necessità effettive; si avverte parallelamente il fallimento della legge n. 130 del 2001, che imponeva piani di coordinamento regionali, poiché ben poche sono le regioni che vi hanno ottemperato;
− l’avvio di numerose pratiche per la realizzazione di impianti nel Centro e Sud Italia, in buona parte stoppati dal rifiuto, spesso immotivato, delle popolazioni interessate dalle nuove localizzazioni (fenomeno cosiddetto NYMBY, not in my back yard), con conseguente rallentamento della installazione di nuovi crematori. In qualche caso anche le normative regionali hanno temporaneamente bloccato la realizzazione di impianti aggiuntivi rispetto a quelli esistenti o creato barriere legislative particolarmente pesanti all’ingresso di nuovi soggetti;
− le ondate pandemiche, in particolare la prima, hanno evidenziato l’estrema vulnerabilità degli impianti di cremazioni con unico forno e, meritoriamente, diverse città stanno aumentando il numero di forni per ciascun impianto, puntando ad un minimo di 2 forni, proprio per garanzie di continuità del servizio;
− la nuova organizzazione gestionale degli impianti e il numero maggiore di forni in servizio ha permesso sia di garantire adeguati standard di cremazione di cadaveri al decesso, sia di recuperare il gap di cremazione di resti mortali esistenti. Si pensi che la cremazione di resti mortali nel 2019 si è stimata in 38.305 unità, poi calate a 29.266 nel 2020 e ora giunte a 45.959 nel 2021, con un incremento di ben +16.693 nell’ultimo anno;
− la cremazione non solo è ormai pratica funebre maggioritaria e scelta normale in ampie zone d’Italia, ma sta crescendo sempre più nel Centro e nel Sud a causa di carenze di posti feretro e per economicità del costo complessivo di un funerale;
− l’attivazione di services per trasporto feretri, cioè operatori specializzati principalmente, se non esclusivamente, nel trasferimento di feretri e/o contenitori di resti mortali da certi territori in altri dove si possono ottenere tempi di effettuazione del servizio più contenuti e talvolta sconti tariffari o variazione di qualità del servizio. Si tratta di una tendenza che purtroppo incide significativamente sui dati registrati, poiché il rilevamento statistico è basato sui luoghi di effettuazione della cremazione e non sui luoghi di provenienza dei defunti;
− il rafforzamento operativo di taluni impianti, con l’affiancamento a linea/linee già esistente/i di nuove (in pratica il rifiuto di nuove localizzazioni di impianti sta favorendo l’aumento di potenzialità di quelli già autorizzati);
− l’incremento, nel secondo semestre dell’anno, dei costi del gas. Tale situazione si è protratta anche nel 2022, per la nota situazione di deficit energetico italiano ed europeo, con effetti sulla marginalità delle gestioni, visto il livello tariffario amministrato. Preoccupano inoltre eventuali razionamenti delle forniture di gas, visto che l’interruzione di un servizio pubblico come quello della cremazione risulta impossibile;
− la creazione di network organizzati di gestori di impianti di cremazione, che possono contare non su un singolo crematorio, ma su una rete di questi.

In conclusione, nel 2021 si sono registrate o stimate nel nostro Paese 290.145 cremazioni (tra cadaveri e resti mortali), svolte in 89 impianti, che hanno portato il nostro Paese al quarto posto per numero di cremazioni eseguite in Europa, dopo Gran Bretagna, Germania e Francia.
La media di cremazioni per impianto (autorizzato) nel 2021 è la seguente:
– Cremazione di cadaveri = 2.744 (2.849 nel 2020);
– Cremazione di resti mortali = 516 (336 nel 2020);
– Cremazioni totali = 3.260 (3.185 nel 2020).


Quanto incide oggi la cremazione in Europa?

In tutta Europa è in atto una crescita della cremazione, che comprime le forme di sepoltura tradizionali (in genere è più diffusa la inumazione in terreno che non la tumulazione). In Europa la cremazione ha raggiunto e superato il 40% (dato non aggiornato) delle preferenze della popolazione.

Dove si trovano i dati statistici?
Le statistiche sulla evoluzione della cremazione in Italia, come anche dell’andamento della mortalità e delle forme di sepoltura, sono elaborate annualmente dalla SEFIT Utilitalia(Federazione dei Servizi Funerari Italiani).

Il file è in formato PDF e la fonte è Utilitalia SEFIT. Per vederlo o scaricarlo clicca su

Dati 2021

I dati degli anni precedenti sono reperibili per gli associati SEFIT Utilitalia nel sito www.sefit.org; per i non associati è possibile rinvenirne una raccolta storica nel sito www.funerali.org, previa registrazione come abbonato Premium.
E nelle prossime righe potrete trovare i links ad alcuni articoli che trattano la materia, in ordine di data dal più recente al più vecchio come inserimento:


Negli USA la crisi fa aumentare la cremazione oltre le aspettative

La crisi economica sta spingendo sempre più persone a scegliere negli USA la cremazione come soluzione per risparmiare ai familiari i costi della sepoltura. Ne ha parlato di recente anche il New York Times. Tony Kelly sapeva che dopo la sua morte, avvenuta in effetti il 29 settembre 2011, avrebbe lasciato la sua famiglia con un debito di 200mila dollari per le cure a cui si era sottoposta durante la malattia. E come lei sempre

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Il mercato funerario USA

Perché un funerale? È sentimento comune a tutte le culture riconoscere la tragicità della morte ed il malinconico dissolversi dell’esistenza nel mistero della soglia eterna. Secondo gli antropologi la nostra sfortunata specie , definita “umana”, deve proprio la sua denominazione alla pratica delle sepolture, siccome il vocabolo latino “humus” ossia “terra” dimostra un legame di certo non casuale con il termine “inumare” ossia seppellire. L’inizio d’ogni civiltà sarebbe, allora, indelebilmente segnato dalle pratiche funerarie, perché

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10 thoughts on “Statistiche cremazione

  1. X Giacomo,

    la tracciabilità delle operazioni cimiteriali di sepoltura, cremazione compresa, (si tratta di una sorta di anagrafe dei defunti) è assicurata dai i registri cimiteriali di cui all’Art. 52 DPR n. 285/1990: essi hanno davvero la qualità di pubblici registri direttamente consultabili dalla cittadinanza.

    IL DPR n.285/1990, però, nulla dice a tal proposito, c’è, allora, qualche norma formale dello jus positum cui appigliarsi? Il problema si complica perché questa questione s’interseca fortemente con la normativa sulla privacy, siccome essi contengono dati sensibili. Sul sito di A.n.u.s.c.a leggevo di un opinione diversa volta ad escludere il diretto accesso (ex DPR n.184/2006?) ai registri cimiteriali da parte del privato cittadino, poichè questi “schedari” sarebbero atti interni al circuito comunale della polizia mortuaria. Ho preso un abbaglio mostruoso o in queste parole c’è un barlume di verità? Azzardo una possibile risposta: sull’entità pubblica dei registri cimiteriali si rinvia all’Art. 2699 Cod. Civile, ma si veda anche l’Art. 10 D.LGS n.267/2000; quest’ultimi sono infatti atti formati da un pubblico ufficiale, cioè dal responsabile del servizio di custodia cimiteriale.

  2. Salve, per sapere se una persona è stata cremata o meno posso rivolgermi in regione o bisogna per forza fare riferimento in comune? (In chiesa sono già stato ma senza risultati) esiste un registro in regione per i cremati? Grazie mille per l’eventuale risposta

  3. X Paolo,
    Ogni comune, quale titolare ultimo della funzione sepolcrale, gode di un elevato margine di discrezionalità nel fissare i canoni di concessione per le sepolture private: questo calcolo dipende dalla durata della concessione, dallo spazio disponibile (= posti feretro) o dalla posizione in cimitero della tomba stessa in base al piano regolatore cimiteriale ex Art. 91 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.
    Si veda, comunque, il D.M. 1/7/2002 adottato ai sensi dell’Art. 5 comma 2 L. 130/2001 con cui si prevede che i canoni di concessione degli spazi cimiteriali (aree, edifici funerari o porzioni degli stessi) siano annuali, anche se ricossi in un’unica soluzione (ossia contabilizzabili nel titolo III del bilancio e non nel titolo IV!), ma anche che abbiano 2 componenti: a) il canone d’uso e b) il canone di recupero delle spese gestionali cimiteriali.
    Qualora, per altro, le tariffe del passato fossero state calcolate in modo diverso e quando sussistano ancora, ad oggi, rapporti di concessione pre-esistenti perfettamente validi, in quanto formatisi sotto il dominio di una diversa disciplina, questi, per gli ovvi e logicissimi principi dell’affidamento e del tempus regit actum non potrebbero, in alcun modo, essere modificati unilateralmente, men che meno d’imperio da parte del comune in veste di autorità amministrativa, e, così i relativi oneri verrebbero a concorrere con quelli generali, comunque da recuperare (ma a carico delle “nuove” concessioni di sepolcri privati e delle inumazioni ed esumazioni ordinarie).

  4. Volevo chiedere se qualcuno aveva era a conoscenza di statistiche sui prezzi delle concessioni cimiteriali per tombe di famiglia

  5. la ringrazio della cortese risposta, per quanto riguarda l’Italia i dati riportati nel Vs articolo sono corretti, diversamente i dati riguardanti le singole nazioni estere o intere zone quali nord/sud america , asia o alri continenti, i siti da me trovati evidenziano notevoli differenze tra loro.
    A Voi risulta qualcosa al riguardo?

    1. X Mario
      Cerchi statistiche sul web. Quelle di riferimento a livello internazionale e riguardanti la cremazione sono raccolte ed elaborate dalla federaIone i gelese per la cremazione

  6. Articolo completo di info e ben articolato.
    Cerco statistiche come quelle riportate nel Vs sito ma a livello mondiale.
    dove posso trovare queste informazioni?? Grazie

  7. E’ possibile che a metà del 2012 si abbiano le statistiche sui cremati in Italia solo fino all’anno 2007. I sistemi informatici dovrebbero sopperire a questa mancanza, in quanto qui si tratta solo di sapere quante cremazioni
    sono state fatte in un anno. Poichè gli impianti di cremazione in Italia mi pare non siano molti quale fonte migliore
    avere da ognuno di questi il n° di cremazioni eseguite per poi fare un semplice totale.

    1. @Pasini

      In Italia le statistiche sulle cremazioni sono raccolte dalla Federutility SEFIT e sono diffuse ordinariamente a luglio di ogni anno per i totali dell’anno precedente. Pertanto ora si conoscono le statistiche fino a tutto l’anno 2010. Mentre quelle per l’anno 2011 saranno disponibili entro luglio 2012.
      Le statistiche vengono periodicamente rese note con apposita circolare Federutility SEFIT.

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