Statistiche cremazione

L’evoluzione della cremazione in Italia

Grandi novità sullo sviluppo della cremazione in Italia sono state recentemente fornite con la Circolare SEFIT Utilitalia n. 1700 del 29/07/2020, avente ad oggetto: Statistiche sulle cremazioni effettuate in Italia nel 2019.
A partire dai dati statistici rilevati per il 2018, e quindi anche per il 2019, si è modificato il criterio di raccolta ed esposizione dei dati, inserendo per i crematori, che per diversi motivi non avevano fornito dati, una stima delle cremazioni effettuate, basata sulla raccolta di notizie e altre informazioni desumibili da una pluralità di fonti. In siffatto caso si è provveduto a dare evidenza dell’utilizzo di tale metodologia.
Per necessità di raccordo con la serie di statistiche precedenti, è stato rielaborato anche l’anno 2017. Seguendo l’approccio descritto, pur con stime, ora il dato di cremazioni eseguite risulta molto più vicino alla realtà, anche se con il criterio di rilevamento basato sul luogo di effettuazione della cremazione sfuggono i dati di provenienza dei defunti.
Sempre per il medesimo arco temporale (2018/2019) si è rivisto anche il criterio di valutazione delle pratiche funebri alternative alla cremazione, attingendo a dati stimati che hanno permesso di rivedere anche la quantità di tumulazioni e, per differenza – note le cremazioni – le inumazioni.
Dalle stime effettuate è scaturita una fotografia aggiornata della situazione italiana per pratiche funebri, che può essere analizzata nelle tabelle diffuse, cui si rimanda.
Nel 2019 risultano autorizzati e operanti in Italia n. 85 impianti di cremazione (83 nel 2018).
In questi impianti si sono effettuate nel 2019 194.669 cremazioni di cadaveri (183.146 nel 2018).
A tali valori sono da sommare 38.305 cremazioni di resti mortali nel 2019 (a fronte di 37.538 nel 2018). Pertanto, nei crematori italiani si è effettuato nel 2019 un totale di 232.974 cremazioni.
Le cremazioni di feretri effettuate in Italia nel corso del 2019 sono cresciute del 6,3% rispetto all’anno precedente, con un incremento corrispondente a 11.523 unità.
L’aumento rispetto alle serie passate è dovuto principalmente alla sensibile crescita della cremazione al Nord, accompagnata da un’ingente domanda di cremazione al Sud, in particolare dovuta a carenza di posti feretro. Mentre al Centro si registra un sostanziale stallo.
Si precisa che mentre nel 2018 diverse cremazioni provenienti da Sicilia, Calabria e in parte dalla Puglia venivano soddisfatte da impianti siti in Campania, ora, con una diversa disponibilità di impianti e la creazione di services per trasporto feretri in particolare dalla Sicilia, si sono ridimensionate le cremazioni in Campania e sono aumentate significativamente quelle in Puglia e Calabria. Un fenomeno in controtendenza si avverte ai confini del Lazio e della Campania, con uno spostamento dal primo alla seconda, vista la carenza di offerta nel Lazio.
L’ISTAT ha recentemente diffuso i dati sulla mortalità e sulla popolazione nel 2019, anno in cui si sono registrati 634.432 decessi, pari ad un tasso grezzo di mortalità riferito alla popolazione residente del 10,51 per mille.
Quindi l’incidenza della cremazione registrata e stimata sul totale delle sepolture, per l’anno 2019, è del 30,68%, con un discreto incremento in termini percentuali (+1,75%, rispetto al dato 2018).
L’incremento del ricorso alla cremazione continua ad avvenire soprattutto al Nord, che ha una maggiore presenza di impianti, e da pochi anni è iniziato anche al Sud, mentre è sostanzialmente stabile al Centro.
Nel 2019, così come negli anni precedenti, le città in cui viene effettuato il maggior numero di cremazioni sono generalmente le città metropolitane.
Si evidenziano i seguenti aspetti, taluni anche nuovi:
− la diffusione di crematori di cintura urbana nelle aree metropolitane (ad. es. di Milano, Torino, Napoli);
− una sovra-dotazione di impianti in talune zone (del Nord), dove le autorizzazioni date per la costruzione di nuovi crematori sono superiori alle necessità effettive; si avverte parallelamente il fallimento della norma del 2001 che imponeva piani di coordinamento regionali;
− l’avvio di numerose pratiche per la realizzazione di impianti nel Sud Italia, in buona parte stoppati dal rifiuto, spesso immotivato, delle popolazioni interessate dalle nuove localizzazioni (fenomeno cosiddetto NYMBY, not in my back yard) e un conseguente rallentamento della installazione di nuovi impianti;
− l’attivazione di services per trasporto feretri, cioè operatori specializzati nel trasferimento principalmente, se non esclusivamente, di feretri e/o contenitori di resti mortali da certi territori in altri dove si possono ottenere tempi di effettuazione del servizio più contenuti e talvolta sconti tariffari o variazione di qualità del servizio. Si tratta di una tendenza che si ritiene, nel futuro, possa incidere significativamente sulle statistiche rilevate, poiché il rilevamento statistico è basato sui luoghi di effettuazione della cremazione e non sui luoghi di provenienza dei defunti;
− il rafforzamento operativo di taluni impianti, con l’affiancamento a linea/linee già esistenti di nuove (in pratica il rifiuto di nuove localizzazioni di impianti sta favorendo l’aumento di potenzialità di quelli già autorizzati);
− variazioni anche significative da un anno all’altro dei dati di taluni impianti, dovuti a temporanee sospensioni di attività per manutenzione o altre cause o, anche, per la messa in esercizio di nuovi impianti nelle vicinanze.

In conclusione, nel 2019 si sono registrate o stimate nel nostro Paese 232.974 cremazioni (tra cadaveri e resti mortali), svolte in 85 impianti, che portano il nostro Paese al quarto posto per numero di cremazioni eseguite in Europa, dopo Gran Bretagna, Germania e Francia.
La media di cremazioni per impianto (autorizzato) nel 2019 è la seguente:
− Cremazione di cadaveri = 2.290 (2.207 nel 2018);
− Cremazione di resti mortali = 451 (452 nel 2018);
− Cremazioni totali = 2.741 (2.659 nel 2018).

Quanto incide oggi la cremazione in Europa?

In tutta Europa è in atto una crescita della cremazione, che comprime le forme di sepoltura tradizionali (in genere è più diffusa la inumazione in terreno che non la tumulazione). in Europa la cremazione ha raggiunto e superato il 38% (dato non aggiornato) delle preferenze della popolazione.

Dove si trovano i dati statistici?
Le statistiche sulla evoluzione della cremazione in Italia, come anche dell’andamento della mortalità e delle forme di sepoltura, sono elaborate annualmente dalla SEFIT Utilitalia(Federazione dei Servizi Funerari Italiani).

Il file è in formato PDF e la fonte è Utilitalia SEFIT. Per vederlo o scaricarlo clicca su
Dati 2016
Dati 2017
Dati 2018
Dati 2019

I dati degli anni precedenti sono reperibili per gli associati SEFIT Utilitalia nel sito www.sefit.eu; per i non associati è possibile rinvenirne una raccolta storica nel sito www.funerali.org, previa registrazione come abbonato Premium.
E nelle prossime righe potrete trovare i links ad alcuni articoli che trattano la materia, in ordine di data dal più recente al più vecchio come inserimento:


Negli USA la crisi fa aumentare la cremazione oltre le aspettative

La crisi economica sta spingendo sempre più persone a scegliere negli USA la cremazione come soluzione per risparmiare ai familiari i costi della sepoltura. Ne ha parlato di recente anche il New York Times. Tony Kelly sapeva che dopo la sua morte, avvenuta in effetti il 29 settembre 2011, avrebbe lasciato la sua famiglia con un debito di 200mila dollari per le cure a cui si era sottoposta durante la malattia. E come lei sempre

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Il mercato funerario USA

Perché un funerale? È sentimento comune a tutte le culture riconoscere la tragicità della morte ed il malinconico dissolversi dell’esistenza nel mistero della soglia eterna. Secondo gli antropologi la nostra sfortunata specie , definita “umana”, deve proprio la sua denominazione alla pratica delle sepolture, siccome il vocabolo latino “humus” ossia “terra” dimostra un legame di certo non casuale con il termine “inumare” ossia seppellire. L’inizio d’ogni civiltà sarebbe, allora, indelebilmente segnato dalle pratiche funerarie, perché

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10 thoughts on “Statistiche cremazione

  1. X Giacomo,

    la tracciabilità delle operazioni cimiteriali di sepoltura, cremazione compresa, (si tratta di una sorta di anagrafe dei defunti) è assicurata dai i registri cimiteriali di cui all’Art. 52 DPR n. 285/1990: essi hanno davvero la qualità di pubblici registri direttamente consultabili dalla cittadinanza.

    IL DPR n.285/1990, però, nulla dice a tal proposito, c’è, allora, qualche norma formale dello jus positum cui appigliarsi? Il problema si complica perché questa questione s’interseca fortemente con la normativa sulla privacy, siccome essi contengono dati sensibili. Sul sito di A.n.u.s.c.a leggevo di un opinione diversa volta ad escludere il diretto accesso (ex DPR n.184/2006?) ai registri cimiteriali da parte del privato cittadino, poichè questi “schedari” sarebbero atti interni al circuito comunale della polizia mortuaria. Ho preso un abbaglio mostruoso o in queste parole c’è un barlume di verità? Azzardo una possibile risposta: sull’entità pubblica dei registri cimiteriali si rinvia all’Art. 2699 Cod. Civile, ma si veda anche l’Art. 10 D.LGS n.267/2000; quest’ultimi sono infatti atti formati da un pubblico ufficiale, cioè dal responsabile del servizio di custodia cimiteriale.

  2. Salve, per sapere se una persona è stata cremata o meno posso rivolgermi in regione o bisogna per forza fare riferimento in comune? (In chiesa sono già stato ma senza risultati) esiste un registro in regione per i cremati? Grazie mille per l’eventuale risposta

  3. X Paolo,
    Ogni comune, quale titolare ultimo della funzione sepolcrale, gode di un elevato margine di discrezionalità nel fissare i canoni di concessione per le sepolture private: questo calcolo dipende dalla durata della concessione, dallo spazio disponibile (= posti feretro) o dalla posizione in cimitero della tomba stessa in base al piano regolatore cimiteriale ex Art. 91 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.
    Si veda, comunque, il D.M. 1/7/2002 adottato ai sensi dell’Art. 5 comma 2 L. 130/2001 con cui si prevede che i canoni di concessione degli spazi cimiteriali (aree, edifici funerari o porzioni degli stessi) siano annuali, anche se ricossi in un’unica soluzione (ossia contabilizzabili nel titolo III del bilancio e non nel titolo IV!), ma anche che abbiano 2 componenti: a) il canone d’uso e b) il canone di recupero delle spese gestionali cimiteriali.
    Qualora, per altro, le tariffe del passato fossero state calcolate in modo diverso e quando sussistano ancora, ad oggi, rapporti di concessione pre-esistenti perfettamente validi, in quanto formatisi sotto il dominio di una diversa disciplina, questi, per gli ovvi e logicissimi principi dell’affidamento e del tempus regit actum non potrebbero, in alcun modo, essere modificati unilateralmente, men che meno d’imperio da parte del comune in veste di autorità amministrativa, e, così i relativi oneri verrebbero a concorrere con quelli generali, comunque da recuperare (ma a carico delle “nuove” concessioni di sepolcri privati e delle inumazioni ed esumazioni ordinarie).

  4. Volevo chiedere se qualcuno aveva era a conoscenza di statistiche sui prezzi delle concessioni cimiteriali per tombe di famiglia

  5. la ringrazio della cortese risposta, per quanto riguarda l’Italia i dati riportati nel Vs articolo sono corretti, diversamente i dati riguardanti le singole nazioni estere o intere zone quali nord/sud america , asia o alri continenti, i siti da me trovati evidenziano notevoli differenze tra loro.
    A Voi risulta qualcosa al riguardo?

    1. X Mario
      Cerchi statistiche sul web. Quelle di riferimento a livello internazionale e riguardanti la cremazione sono raccolte ed elaborate dalla federaIone i gelese per la cremazione

  6. Articolo completo di info e ben articolato.
    Cerco statistiche come quelle riportate nel Vs sito ma a livello mondiale.
    dove posso trovare queste informazioni?? Grazie

  7. E’ possibile che a metà del 2012 si abbiano le statistiche sui cremati in Italia solo fino all’anno 2007. I sistemi informatici dovrebbero sopperire a questa mancanza, in quanto qui si tratta solo di sapere quante cremazioni
    sono state fatte in un anno. Poichè gli impianti di cremazione in Italia mi pare non siano molti quale fonte migliore
    avere da ognuno di questi il n° di cremazioni eseguite per poi fare un semplice totale.

    1. @Pasini

      In Italia le statistiche sulle cremazioni sono raccolte dalla Federutility SEFIT e sono diffuse ordinariamente a luglio di ogni anno per i totali dell’anno precedente. Pertanto ora si conoscono le statistiche fino a tutto l’anno 2010. Mentre quelle per l’anno 2011 saranno disponibili entro luglio 2012.
      Le statistiche vengono periodicamente rese note con apposita circolare Federutility SEFIT.

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