Diritto di sepoltura

Non tutti sanno cosa si ha diritto di fare o di seppellire in una tomba. Di seguito i links d articoli che trattano approfonditamente la materia:

Sepolcreto privato anche fuori del perimetro cimiteriale?


Diritto di sepolcro, speciali ricorrenze ed ordinaria onerosità della sepoltura ex Art. 1 comma 7Bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26


La tumulazione delle urne cinerarie nel copritomba dei campi ad inumazione?


TUMULAZIONE DI CENERI E RESTI MORTALI EX CIRCOLARE N. 24 del 26/06/1993


Come tumulare nel sottosuolo le cassettine ossario di cui all''Art. 36 DPR n.285/1990


Divisione di Sepolcro Gentilizio?


L'urna contesa: nulla osta del concessionario ed atti di disposizione sulle ceneri


Jus sepulchri e lite tra gli aventi diritto a disporre del de cuius


Ricognizione sullo Jus Sepulchri: l'istituto dell'immemoriale


Lo Jus Sepulchri come diritto alla tumulazione


Conflitti sul sepolcro famigliare


Jus sepulchri su tomba gentilizia


Atti di disposizione in conflitto sulla spoglia del de cuius


Seppellire le ceneri?


Rapporto di coniugio e limiti dello Jus Sepulchri


Piccolo sentenziario sullo Jus Sepulcri


Consenso ed assenso in ambito cimiteriale


Jus Sepulchri: titolo necessario per rilascio autorizzazione al trasporto funebre


Tumulazione illegittima?


Eredi o discendenti?


Il senso della 'famiglia' nel DPR 285/90


8 thoughts on “Diritto di sepoltura

  1. Comune di ZYX

    Un concessionario, tra l’altro residente all’Estero, non ce la fa più a curare e pulire l’esterno e l’interno della cappella, come ha fatto per anni e mantenere un aspetto decoroso della costruzione. Intenderebbe, allora, rinunciare alla concessione.

    Come dobbiamo procedere in questo caso, dopo naturalmente aver preso accordi per la sistemazione dei defunti. Può il comunque prendere possesso della cappella, deve pagare qualcosa al richiedente?

    1. Carlo

      X Comune di ZYX,

      L’eventuale rimborso per l’elemento fabbricato (opere murarie, arredi e suppellettili tombali) deve esser espressamente contemplato dal Regolamento Comunale, pur sempre in ossequio al principio nominalistico dettato dall’Art. 1277 Cod. Civile, altrimenti nulla è dovuto al concessionario rinunciante. Si possono, pertanto, studiare, in sede di regolamentazione comunale, meccanismi per render più appetibile l’istituto della rinuncia, su tombe, le quale, altrimenti, cadrebbero in stato di abbandono.

      Come notato in dottrina la mera rinuncia ad un diritto reale (perché tale, cioè reale e di natura patrimoniale, oltrechè personale è lo jus sepulchri, sempre secondo la Suprema Corte di Cassazione)) è un negozio unilaterale abdicativo e non recettizio, anche se il Comune ha solo facoltà e non obbligo di accettare, quale parte funzionalmente sovraordinata, del rapporto concessorio.

      Si tratta quindi di un negozio unilaterale, irrevocabile e dismissivo che deve rivestire la solenne forma scritta, la semplice scrittura privata non autenticata non pare, allora strumento idoneo.

      Andrebbe ricordato (anche se spesso le prassi sono decisamente molto più dilatorie), come un eventuale retrocessione (sempre che questa sia ammesso dal regolamento comunale), oppure una destinazione diversa dei feretri dovrebbero avvenire prima dell’estinguersi della concessione, mentre i concessionari o i soggetti, comunque, tenutivi, dovranno provvedere a proprie spese alle opere di pulizia, sanificazione e sostituzioni di lapidi, in modo che i posti “rinunciati”possano essere assegnati a terzi a partire dal giorno immediatamente successivo alla scadenza (o, quando sia, esplicitamente, richiesto un rinvio nel tempo) dovrà essere corrisposto, pro-quota, quanto previsto per il periodo di ulteriore utilizzo.

      Quindi sono, ed erano a titolo oneroso per il rinunciante le estumulazioni, le spese di pulizia e sanificazione del loculo, la sostituzione della lapide (in modo che, dal giorno successivo alla scadenza possa esservi assegnazione a terzi), l’onere dell’inumazione post-estumulazione, l’eventuale cremazione delle salme indecomposte, incluse le operazioni di collocamento nell’ossario comunale, quando possano eseguirsi.
      L’onere grava sul concessionario per le prime, mentre per le seconde sul coniuge o, se manchi, sui parenti nel grado piu’ prossimo e, in caso di pluralità, tutti i congiunti sono solidalmente obbligati.

      il Comune ha il diritto di rientrare nel pieno suo imperio di uso e di possesso pubblico del posto o dei posti rinunciati od abbandonati; venendo automaticamente i proprietà ed in possesso delle opere murarie costruire nel soprassuolo o sottosuolo con libertà di cessione e di concessione a chiunque”, secondo modalità e procedure tipiche del regolamento municipale di polizia mortuaria.

    1. Carlo

      X Franco,

      Con riferimento, poi, agli obblighi di costruzione del manufatto funerario, entro tempi certi e prestabiliti, e a quelli di manutenzione se non rispettati, può configurarsi la decadenza per inerzia ex Art. 92 comma 3 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 – recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria – o per abbandono dell’area oggetto di concessione. Con la pronuncia della decadenza il lotto di terreno in questione rientra d’imperio nella piena disponibilità e nel possesso del Comune che, così, potrà riassegnarlo a nuovi concessionari. Nella fattispecie Lei perderà ogni diritto sulla edificanda tomba.

  2. Carlo

    X Aldobrando,

    Occorre presentare al competente Comune istanza, soggetta sin da origine ad imposta di bollo, come accede per tutte le domande rivolte da un privato alla pubblica amministrazione, al fine di ottenere il relativo provvedimento di autorizzazione a rimozione degli arredi funebri e successiva loro applicazione sulla lapide in questione.

    Attenzione il rilascio di detta autorizzazione, che spetta al dirigente di settore, può esser tariffato, si tratta del cosiddetto diritto fisso d’istruttoria, cioè di una somma che il Comune può esigere per aprire la pratica e concluderla attraverso l’adozione di un atto formale di autorizzazione ad eseguire lavori in cimitero.

    Bronzi, steli, e materiali lapidei di complemento dovranno esser di forme, dimensioni, colori, fattezze e tipologia previsti dal locale regolamento comunale di polizia mortuaria, o meglio ancora dagli strumenti attuativi dettati dal piano regolatore cimiteriale.

    Se la tomba è di interesse storico-artistico e ricade sotto il vincolo della Sovrintendenza sarà necessario il nulla osta di quest’ultima, per non correre il rischio di alterare o peggio ancora eliminare opere funerarie con valore culturale.

  3. Aldobrando

    Che pratiche devo fare per cambiare gli arredi di bronzo sulla lapide di un loculo? C’è da presentare un progetto o che cosa? Si pagano delle tasse al Comune?
    Grazie Aldobrando

  4. Carlo

    Gentile Federico,

    la normativa nazionale di riferimento è l’Art. 7 del DPR 285/90 letto in modo coordinato con l’Art. 50 comma 1 lettera d sempre del DPR n.285/1990, fonte da cui, per altro, assieme alla pre-esistenza di regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990, origina e trae legittimità lo jus sepulchri su sepolcro privato.

    Il “nato morto” è considerato sotto tutti gli aspetti come cadavere.

    I prodotti abortivi, invece, sono pur sempre costituiti da materiale biologico umano e la legge italiana li distingue in base ad un criterio cronologico.

    Se l’età di gestazione è compresa tra le 20 e le 28 settimane o ancora se si sono compiute le 28 settimane di età intrauterina il prodotto abortivo è considerato come assimilabile ad un piccolo “cadavere” e va smaltito (mi si perdoni la brutalità quasi empia del termine) in cimitero attraverso l’inumazione. In una sola fossa possono esser interrati anchè più “feretrini” contenenti prodotti da concepimento, secondo un altro filone della dottrina, invece, la fossa distinta dalla altre deve obbligatoriamente essere presente nel caso di presenza di autorizzazione di sepoltura, cioè nel caso di cui al comma 1 dell’art. 7, comma 2 dell’art. 7 (in sostanza per tutti i casi di nati morti e feti dalle

    A richiesta dei soli genitori (questa potestà non si estende agli altri congiunti sencondo jure sanguinis e principio di poziorità), però, per ovvie ragioni morali possono esser accolti in cimitero anche prodotti da concepimento di età inferiore alle 20 settimane.

    Prodotti abortivi di età inferiore alle 20 settimane se non richiesti dai genitori sono parificati, invece, come rifiuti speciali ospedalieri al pari delle parti anatomiche non riconoscibili ai sensi del DPR 254/2003 e vanno avviati alla termodistruzione.

    Le relative autorizzazioni a sepoltura e trasporto sono rilasciate dall’ASL competente per territorio, per la cremazione, invece la potestà auttorizzativa rimane in capo al comune e quindi occorre la firma congiunta del funzionario ASL (per il trasporto) e del dirigente comunale per l’incinerazione.

    Sarà l’ASL ad individuare il veicolo idoneo per il trasporto.

    Dunque anche un feto di sole 23 settimane di gestazione può esser sepolto in cimitero.

    Il DPR 285/90 considera l’inumazione come la naturale destinazione dei cadaveri, e delle parti di essi, tuttavia anche e soprattutto dopo l’Art. 1 comma 7 bis della egge 28 febbraio 2001 n. 26 che ha introdotto l’onerosità delle operazioni cimiteriali parti anatomiche riconoscibili e prodotti abortivi possono esser tumulati ovviamete dietro la corresponsione del canone di concessione per loculo, celletta, ossarino…. La stipula del contratto di concessione diviene essa stessa titolo di sepoltura, poichè la tumulazione si configura sempre come una sepoltura privata.

    La tumulazione dei feti pone, però, un problema di ordine tecnico, ossia i requisiti costruttivi delle casse, essi dovrebbero esser calcolati sull’effettiva quantità di materia organica da racchiudere entro queste piccole bare.

    Nel silenzio del legislatore si useranno le comuni bare da tumulazione per neonati anche se certte misure igienico sanitarie (spessore del legno e dello zinco, valvola depuratrice, materassino assorbente) sembrano francamente un po’ eccessive.

    Il feto confezionato entro bara da tumulazione è a tutti gli effetti un feretro da tumulazione ed ai sensi dell’Art. 76 comma 1 DPR 285/90 in un loculo può esser murato un solo feretro, pertanto non è accoglibile la richiesta di tumulare i 2 feti negli stessi loculi dei nonni.

    Questa norma è molto (e forse troppo restittiva) perchè, in verità, una bara per neonato non è equiparabile per massa e dimensioni, alla cassa per un adulto. La Lombardia, con il suo regolamento regionale 6/2004 è intervenuta in questo senso permettendo, in deroga al principio generale della sepoltura unitaria, di tumulare madre e figlio entrambi morti durante il parto nello stesso loculo.

    Sarebbe, cvomunque, interessante consultare l’ASL, anche perchè è proprio l’Autorità Sanitaria a dover predisporre tutte le autorizzazioni.

    I 2 feti non rientrando nel novero dell’Art. 7 comma 2 DPR 285/90 potrebbero anche esser raccolti nella stessa bara.

    E’importante evidenziare sempre il doppio binario tra inumazione e tumulazione.

    L’inumazione per cadaveri, parti anatomiche riconoscibili, esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo, nati morti e prodotti abortivi è la tecnica istituzionale di sepoltura procedibile d’ufficio, perchè è un’esigenza di ordine pubblico la rimozione dei morti dalle terre dei vivi e la neutralizzazione delle loro ammorbanti percolazioni.

    La tumulazione, invece, presuppone SEMPRE un atto di disposizione che si estrinseca come l’esercizio del diritto personalissimo di DAR SEPOLTURA (ed a titolo oneroso) in termini di pietas e suffragio per i defunti e nella fattispecie in esame l’Art. 7 comma 3 DPR 285/90 allude proprio ad un gesto d’amore da parte dei genitori per il prodotto da concepimento di età inferiore alle 20 settimane che si risolve proprio in un atto di disposizione.

    Rimango in stand by per ulteriori chiarimenti.

  5. Federico

    Una ditta di O.F. mi informa che una donna ha espulso due feti dopo 23 settimane di gestazione (come da certificato del sanitario dell’Ospedale) ed i familiari vorrebbero tumularli insieme alle salme dei nonni: uno per ciascun loculo. La ditta di O.F. mi chiede se ciò sia possibile. Riflettendo un istante e ricordando le varie leggi ho d’istinto detto che ciò non é consentito, ma udita l’insistenza della ditta, che ovviamente ha da trarre il suo bel guadagno dal servizio, ho ritenuto opportuno scriverLe per conoscere i riferimenti normativi a sostegno del mio diniego.
    Può intervenire in mio aiuto? Intanto ho detto che la normativa in vigore permette di tumulare, all’interno di un loculo, solo un feretro e cassette ossario e/o urne cinerarie fino al completamento della capienza massiva del sepolcro, quindi non parlando di feti ritengo che tale possibilità non sia consentita.. Tra l’altro in un articolo di una rivista del settore mi pare d’aver letto che vadano collocati a terra. E’ corretta questa mia tesi, o con il capo cosparso di cenere dovrò fare ammenda della mia tesi ed accogliere la richiesta?

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