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Seppellire le ceneri? — 6 commenti

  1. buonasera, la mia cara mamma aveva espresso alcuni anni or sono per iscritto il desiderio di essere cremata e dispersa.
    otto mesi fa è deceduto il papà il quale aveva espresso desiderio verbale di essere inumato in terra e così abbiam fatto, la mamma ha modificato parzialmente la sua volontà chiedendo di essere cremata ed inumata in terra nella tomba dell’amato coniuge mai pensando che potesse essere un problema.
    La mamma è deceduta 3 giorni fa ed ora il comune dove è ubicato il cimitero (provincia di Brescia) ci sta creando problemi dicendo che è la prima volta che ricevono una richiesta simile.
    noi abbiamo già dato la nostra disponibilità non solo a sostenere tutte le spese per la creazione di una struttura in cemento per l’urna all’interno della tomba ma anche ad effettuarla direttamente avendo un’impresa edile che ha già fatto lavori simili in paesi limitrofi.
    qualcuno mi sa dire che divieti possono opporci e se eventualmente fosse solo un problema di ordinanza comunale che percorso possiamo seguire per far modificare l’ordinanza?
    grazie
    Giovanni L.

    • X Giovanni,

      Affinché tale ingegnoso sistema possa esser applicato con successo, occorrerebbe un espressa previsione nel regolamento di polizia mortuaria comunale, altrimenti la risposta potrebbe anche esser negativa, seppur con molte sfumature, poichè ad esempio in Veneto si stanno già sperimentando simili stratagemmi per riunificare più defunti in un’unica sepoltura. (ma la Legge Regionale è profondamente diversa).

      L’eventuale diniego opposto dall’ufficio di polizia mortuaria a questa istanza dovrà comunque esser motivato.

      Si esclude categoricamente l’inumazione dell’urna a diretto contatto con la terra, siccome sussiste un preciso divieto di Legge (almeno in Lombardia), in quanto l’interro dell’urna ( a questo punto realizzata in materiale biodegradabile) si configurerebbe nel tempo come una velata forma di dispersione che dovrebbe, come tale, esser autorizzata dallo Stato Civile solo sulla base di un espressa e scritta volontà del de cuius.

      Anche se a parere di chi Le scrive sembra tale soluzione che NON contrasti apertamente con la legge regionale lombarda, o con il suo regolamento attuativo esiste comunque una problema procedurale.

      Difatti la inumazione in campo comune non presuppone la concessione di area, ma semplicemente l’uso della fossa.

      Inoltre vi è un diritto fisso (esazione di una certa somma fissata dal Comune) di polizia mortuaria per apporre la lapide (per il defunto inumato) e in molti comuni, un diritto fisso di apposizione di copritomba.

      Ragion per cui cui dovrebbe essere contemplata la introduzione di un ulteriore diritto per tumulazione di urna in manufatto ricavato nel copritomba, per la durata pari alla ordinaria inumazione (10 anni).

      Il manufatto è però costruito a cura del familiare, con oneri a proprio carico.

      Al termine dell’ordinario periodo di inumazione, deve essere prestabilito che le ceneri, se non diversamente disposto dagli aventi diritto, sono versate nel cinerario comune.

      In alternativa gli aventi titolo trovano un ossarietto dove mettere la cassettina con i resti dell’esumato assieme alla urna cineraria. Deve quindi essere chiaro che non sussiste il diritto di rinnovo di nessuna concessione, in quanto non c’è concessione se non quella del temporaneo uso dell’area su cui poggia il copritomba. Dal punto di vista economico la cosa deve essere valutata per introdurre specifici diritti, perché in questa maniera il Comune perderebbe entrate (per mancate concessioni di nicchie). È sempre chiaro che in ogni momento l’avente titolo può trovare altra collocazione, tra quelle consentite, all’urna cineraria.

  2. X Giorgio,

    La soluzione, così per come è prospettata, sembrerebbe anche, di fatto, praticabile; in effetti è comune notare in molti padiglioni storici dei nostri cimiteri monumentali le ceneri di personaggi illustri e dei pionieri della cremazione mostrate “a vista” nelle loro nicchie cinerarie (appositamente lasciate aperte) realizzate in marmo o altri materiali pregiati, ma ciò espone le urne al rischio di sottrazione o, peggio ancora, profanazione, perchè sarebbe facilissimo, per qualche morboso malintenzionato, dissigillarle ed asportarne parte del pietoso contenuto. Questa soluzione ottocentesca, quando la cremazione era una scelta elitaria e riservata a minoranze culturali, seppur visionarie e proiettate al futuro, tipica appunto del cimitero monumentale confligge pesantemente con la lettera della Legge attualmente in vigore. Ecco motivata la mia modestissima contrarietà a tale sistema di custodia delle ceneri entro sepolcro privato. Su questo punto (caso stranissimo!) tutta la dottrina più autorevole sembra convenire.

    È, infatti, d’obbligo la conservazione dell’urna in un vano avente caratteristiche stabili e che non permetta l’asportazione immediata, quindi va bene un colombaro o una teca fissata (non l’urna sul caminetto o sul tavolo). Così dice l’art. 343 del T.U. leggi sanitarie approvato con REgio DEcreto n. 1265/1934, anche per i riflessi penali che potrebbe presentare una loro accidentale o fortuita dispersione non autorizzata sulla base della volontà del de cuius ex Art. 411 Cod. Penale (se qualcuno urta l’urna e questa si rovescia e cade spargendo le ceneri sul pavimento???) IL senso della norma è questo: le urne cinerarie debbono esser resistenti, infrangibili, sigillate all’atto della consegna, (ai sensi del combinato disposto tra il paragrafo 14 della Circ. MIn. 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria ed il D.M. 1 Luglio 2002 adottato ai sensi della Legge n. 130/2001) e soprattutto TUMULATE cioè accolte in un fabbricato (casellario, nicchia muraria, loculo) chiuso e protetto, dove, dunque, centrale è l’elemento dell’edificio, del costruito. SE si vuole che l’urna rimanga, comunque, visibile, anche per nobilissime ragioni ideali ed estetiche si potrà ricorrere ad una “lapide” trasparente, magari in vetro, cristallo purchè debitamente bloccata in modo rigido (ad esempio con un lucchetto)

    Non esiste una normativa sulla chiusura dei loculi ossario, strutture del tutto assimilabili ai cinerari, se non quella che il regolamento di polizia mortuaria comunale va a specificare. Vale però il principio che devono essere create le condizioni per evitare che vi sia il facile furto di ossa, ceneri o altro da parte di malintenzionati. Si consiglia pertanto di prevedere semplici chiusure (ad es. con lastra di marmo e chiavarda) che consentano di impedire la vista dal contenitore dei resti ossei o dell’urna ceneri. La lapidina conterrà le usuali scritte identificative. Se già non prevista la norma può essere inserita nel regolamento di polizia mortuaria comunale. Diverso è invece il caso della tumulazione di feretri per la quale è d’obbligo garantire la ermeticità della chiusura secondo quanto stabilito dall’art. 76 del DPR 285/90.

    Ora, certamente la cappella gentilizia di cui Lei mi parla sarà senz’altro dotata di porta con serratura, ma anche questa precauzione non è sufficiente per tutelare, nel tempo, l’integrità dell’urna cineraria.

  3. è possibile conservare un’urna con le ceneri dentro una cappella privata lasciandole sopra un piedistallo?

  4. Per analogia, ai sensi dell’Art. 340 del Regio Decreto n.1265/1934 (Testo Unico Leggi Sanitarie) l’inumazione deve avvenire per forza in cimitero.

    Se non è intervenuta normativa locale le Ceneri ai termini del combinato disposto tra l’Art. 343 Regio Decreto n. 1265/1934 e l’Art. 80 comma 3 DPR n. 285/1990 possono solo esser tumulate.

    Molto dipende anche dalle diverse leggi regionali in materia di cremazione ed attuazione della Legge n. 130/2001.

    L’interro delle urne, infatti, presenta questa criticità: se l’urna ex Art. 75 DPR 285/1990 è di materiale biodegradabile (come accade, appunto, per i deretri da inumare) si avrà nel tempo una velata dispersione delle ceneri nel suolo, perchè queste si mescoleranno alla zolle di terra, divenendo, di fatto, irrecuperabili all’atto dell’esumazione, dopo il periodo legale di sepolture.

    La dispersione è possibile, ma solo su precisa istanza scritta da parte del de cuius.

    In un’area privata fuori del recinto cimiteriale le ceneri possono sole esser sversate in natura.

  5. Mio zio ha espresso per iscritto il desiderio di essere tumulato in terra nel cimitero di un comune in cui putroppo lo spazio per l’inumazione nel suolo e’ stato limitato ad una piccolissima area scoscesa e molto trascurata, per dedicare tutti gli altri terreni, che dalla mappatura del 1994 dovevano essere dedicati all’inumazione in terra, alla realizzazione di cappelle funerarie piu’ redditizie.
    Posso inumarlo legalmente in una area privata nel suo giardino preferito nella casa di famiglia?

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