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Tumulazione illegittima? — 21 commenti

  1. Salve vorrei porre un quesito?

    Stando al regolamento di Polizia Mortuaria del mio Comune, i requisiti per essere sepolti nel cimitero sono i seguenti:

    Nel Cimitero, salvo sia richiesta altra destinazione, sono ricevute e
    seppellite, senza distinzione di origine, di cittadinanza, di religione,
    ESCLUSIVAMENTE:
    a) le salme delle persone decedute o nate nel Comune;
    b) le salme delle persone decedute fuori dal Comune e non
    residenti nel Comune al momento della morte, ma aventi diritto
    al seppellimento in una sepoltura privata esistente nel Cimitero
    Comunale;
    c) le salme delle persone decedute fuori del Comune e non
    residenti nel Comune al momento della morte ma che erano
    residenti al momento della nascita;
    d) i nati morti ed i prodotti del concepimento qualora i genitori
    siano residenti nel Comune o abbaino diritto d’uso di sepoltura
    privata esistente nel Cimitero Comunale.

    Adesso il quesito è questo: Una salma è stata tumulata in una sepoltura privata “Cappella” non avendo nessun requisito di accesso sopra indicato, tranne forse e dico forse la parentela con il concessionario di cappella ove tumulato. Adesso la salma tumulata nella cappella può essere traslata e inumata in una fossa decennale? o fossa comune….o meglio ha i requisti la salma per restare nel cimitero una volta traslata? visto che non è più una sepoltura privata e quindi non ha più i requisiti di accesso come a monte sono previsti….In ogni caso cosa bisogna fare quando succede una cosa del genere……Grazie

    • X Fabio,

      Il titolo di accettazione in un sepolcro privato a sistema di tumulazione, se di tipo famigliare, è dato dalla cosiddetta LEX SEPULCHRI, formata a sua volta dal combinato disposto tra lo stesso atto di concessione, rectius dalla convenzione che sovente l’accompagna, in cui le parti contraenti fissano le reciproche obbligazioni sinallagmatiche, ed il regolamento comunale di polizia mortuaria, solitamente quello vigente al momento della stipula dell’atto concessorio, sempre fatte salve eventuali clausole dello stesso atto di concessione le quali proiettino i propri effetti al futuro, in raccordo con i nuovi regolamenti municipali, nel frattempo approvati e succedentesi nel tempo.

      Se eventualmente ricorrano gli estremi per la pronuncia della decadenza della concessione, quale massima sanzione applicabile, per “punire” la trasgressione alla LEX SEPULCHRI, si ribadisce come la dichiarazione di decadenza abbia essenza di mero atto ricognitivo, e non certamente valenza costitutiva, e che essa si è determinata oggettivamente per il comportamento dei soggetti agenti, tra l’altro formalizzato in precisi atti ormai irretrattabili. Le deliberazioni possono essere dichiarate immediatamente eseguibili, oggi, a termini dell’art. 134, comma 3 D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, essendo stata da questo abrogata la legge 8 giugno 1990, n. 142 (art. 274. comma 1, lettera q)). Tuttavia, va meditato se le concessioni cimiteriali competano alla giunta comunale o non rientrino piuttosto nei compiti e funzioni di cui all’art. 107, commi 3 e seguenti D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e, prima, all’art. 51 dell’abrogata legge 8 giugno 1990, n. 142.

      Rispetto alla questione della ritenuta indebita tumulazione, e ferme restando le azioni, anche in termini disciplinari o di altra natura, nei confronti di chi ha consentito tale tumulazione in carenza di una qualsiasi autorizzazione comunale ex Art. 102 DPR 10 settembre 1990 n. 285, occorre valutare se, almeno astrattamente, la persona illegittimamente tumulata si trovasse in una posizione personale tale che gli avrebbe consentito di trovare sepoltura nella concessione laddove questa fosse stata regolarmente costituita o, alternativamente, se avesse in qualche modo potuto trovare sepoltura in sepolcro privato all’interno dei cimiteri comunali.

      In ogni caso, si è in presenza di un uso “materiale” del sepolcro privato che non può che essere a titolo oneroso, tanto più che dal 2 marzo 2001, data di entrata in vigore dell’Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 sono a titolo oneroso anche le inumazioni in campo comune e le conseguenti esumazioni ordinarie. Eventuali provvedimenti con cui si ordini il trasferimento della salma in altro sepolcro e, in difetto, il trasferimento della salma in campo comune, sono altrettanto a titolo oneroso, così che in difetto di assunzione spontanea dell’onere, può farsi ricorso alle procedure di cui al D. Lgs. 13 aprile 1999, n. 112, quale modificato dal D. Lgs. 17 agosto 1999, n. 326 (= sostanzialmente iscrizione a ruolo)

      Si rappresenta che, una volta avvenuto l’accoglimento nel cimitero, seppure senza titolo, non è possibile disporre il trasferimento in altro cimitero con atto d’ufficio, poichè l’Art. 88 DPR 10 settembre 1990 n. 285 comporterebbe, pur sempre un atto di disposizione da parte degli aventi diritto jure sangiunis,, ma al più, l’unica soluzione realmente esperibile è il collocamento del feretro nel campo comune ad inumazione ex Art. 58 comma 2 DPR n. 285/1990, nello stesso cimitero in cui la salma attualmente si trova. Il regolamento nazionale di polizia mortuaria, infatti, prevede che nel calcolo del fabbisogno di posti salma, a sistema d’inumazione, sia computato anche lo spazio necessario all’interro del feretri provenienti da estumulazione, ed in questo caso specifico avremmo proprio un estumulazione “straordinaria”, cioè effettuata prima della naturale scadenza, per estinzione patologica anzitempo, del rapporto concessorio.

  2. X Giacoma,

    La prego di esser più precisa e dettagliata nell’esposizione del problema, allo stato attuale delle cose mi mancano troppi elementi conoscitivi per poterLa aiutare davvero.

    Il quesito posto (e qui mi perdo) è stato formulato in maniera troppo lacunosa e scarna (io non ci capisco niente!)

    Ad ogni modo se la defunta nonna è stata legittimamente tumulata nel loculo, in questione, vantando lo Jus Sepulchri, o come feretro o come cassetta ossario o, ancora come urne cineraria, ha diritto per permanere nel sepolcro privato sino alla naturale scadenza della concessione, in quanto il titolo di accoglimento addirittura preesisteva rispetto all’immissione del nuovo feretro (il Papà) che oggi gli aventi diritto richiedono di traslare. Non vedo gli estremi per l’esaurimento prematuro (per causa patologica?) del rapporto concessorio. o forse in comune non riesce più a reperire agli atti un titolo concessorio?

    Rimango a Sua disposizione per ulteriori delucidazioni.

  3. salve, vorrei dei chiarimenti. da molti anni abito in un paesino sull’etna, il mio papà morto a trapani nel 2001 è stato seppellito nel loculo comunale dove c’era già la mia nonna paterna i cui resti ossei sono stati messi in una cassettina. ora che ho costruito una cappella nel luogo di residenza vorrei portare il mio papà e lasciare in quel loculo mia nonna, ma il direttore del cimitero mi comunica che devo spostarla in una delle cellette comunali e quel loculo non ci appartiene più…logicamente ci sono altri oneri da pagare…..grazie anticipatamente

  4. X Ettore,

    ….E i beni cimiteriali, in quanto afferenti al demanio comunale specifico non sono nemmeno usucapibili!

    Di norma, ed in linea di massima, una concessione cimiteriale sussiste solamente quando e se, agli atti del Comune, vi sia esemplare autentico del “regolare atto di concessione”, ex Art. 98 comma 1 DPR n. 285/1990, senza il quale si deve parlare d’inesistenza della concessione stessa, da cui deriverebbe un uso “senza titolo” dell’area, e quindi il sepolcro, in buona sostanza, sarebbe abusivo (in senso tecnico)

    Quando manchi un titolo formale, secondo i principi generali dell’ordinamento ed ai sensi dell’Art. 2697 Cod. Civile dovrebbe esser necessario un accertamento giudiziale ex Art. 2907 Cod. Civile sulla fondatezza del diritto (o presunto tale) rivendicato cui provvede la Magistratura Ordinaria in sede civile, tenderei ad escludere la competenza funzionale del giudice di pace, perchè lo jus sepulchri ha natura di diritto reale (sui generis), patrimoniale e personale e non rientra pertanto (anche le eccede) tra le materie assegnate ex Art. 7 Cod. Proc. Civile al Giudice di Pace.

    Data l’epoca piuttosto risalente (anni ‘50?) la stipula dell’atto di concessione vero e proprio dovrebbe essere stata preceduta da una deliberazione del consiglio comunale di assegnazione dell’area, nonché dall’autorizzazione prefettizia per procedere alla concessione con il conseguente perfezionarsi dell’atto di concessione, il quale, oltretutto, una volta formato, sarebbe stato soggetto al visto di esecutività da parte della G.P.A. (organo oppresso con l’istituzione dei T.A.R.), tutto questo in regime di Regio Decreto n.1880/1942, cioè del regolamento statale di polizia mortuaria vigente in quel periodo storico.

    Infine, sia il progetto di costruzione del corpo di loculi sull’area data in concessione, sia quello per eventuali successivi interventi di ristrutturazione o ri-adattamento del manufatto dovrebbero essere stati approvati dal comune e, le opere, una volta eseguite , avrebbero, comunque, dovuto esser oggetto sia verifica sulla rispondenza di quanto realizzato con il progetto precedentemente varato, sia di collaudo, quanto meno statico, a rilevanza igienico-sanitaria.

    Per altro, non mancano, anzi sono abbastanza diffusi, frangenti e realtà territoriali in cui la tenuta degli archivi presenti condizioni di pesante “sofferenza” ed inadeguatezza, stato di fatto che, senza entrare nel merito delle possibili cause, spesso annose e non solo dovute alla momentanea incuria, costituisce un fattore di criticità, perchè la disponibilità dell’atto di concessione e, quindi, la conoscenza del concessionario, costituisce elemento essenziale per acclarare, in occasione di ciascuna singola richiesta di tumulazione, se il defunto di cui sia richiesto l’accoglimento nel sepolcro abbia titolo ad esservi ammesso ex Art. 102 DPR 10 settembre 1990 n. 285 (aspetto che, altrettanto, spesso è poco praticato, generando situazioni, talora, di indebito uso del sepolcro).

    All’assenza di atti d’archivio (o di registrazioni tratte dagli atti d’archivio), potrebbe essere sopperirsi, oltre che, ovviamente, con ricerche approfondite nell’archivio del comune interessato (spesso laboriose, specie se l’archivio non sia sempre stato tenuto in modo adeguato), anche con accessi all’Archivio di Stato, in cui potrebbero (es.) essere state riversate, decorsi oltre 40 anni, le copie dell’atto di concessione a suo tempo oggetto di visto da parte della G.P.A. In alcuni casi, potrebbe darsi il suggerimento di avviare le ricerche iniziando dai registri delle deliberazioni del consiglio comunale (che erano tenute in termini tanto più ordinati, quanto più indietro si vada nel tempo), ciò consentirebbe di individuare, oltre al il momento temporale cui restringere le ricerche, anche il concessionario iniziale (c.d. fondatore del sepolcro), operazione da “topi di biblioteca” che favorirebbe le ricerche per le fasi successive, cioè per provare l’eventuale subentro, ossia l’ingresso dei discendenti dell’originario fondatore nella piena titolarità del sepolcro. Ovviamente l’istituto della voltura nelle concessioni cimiteriali opera solo mortis causa, essendo vietato su quest’ultime ogni atto di disposizione per acta inter vivos, stante la sancita demanialità dei beni cimiteriali.

    Una volta individuato il fondatore del sepolcro, si definisce “di default”, cioè automaticamente anche l’ambito della famiglia avente diritto alla sepoltura, mentre per il tempo successivo al decesso del concessionario/fondatore del sepolcro dovrebbero esservi stati atti di “subentro”, regolati per altro dal regolamento comunale di polizia mortuaria, considerando come qualora questo istituto non sia stato considerato, né tanto meno applicato deve concludersi che concessionario sia rimasto quello originario.

    Va aggiunto, per quanto riguarda le opere di costruzione del sepolcro e, nel caso, anche per i lavori di ristrutturazione successivi, come non si possa escludere che i relativi atti siano stati oggetto di procedura di scarto dall’archivio comunale, per cui (almeno) dovrebbe essere reperibile il relativo verbale con cui è proceduto allo scarto ((DPR n.1409/1963), mentre non possono essere stati oggetto di scarto gli atti di concessione e, sempre che vi siano stati, gli eventuali aggiornamenti dell’intestazione, conseguenti al decesso del concessionario (e, forse, anche dei suoi discendenti), sempre che la procedura di c.d. “subentro” fosse contemplata dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Nel caso in esame, appare evidente come la gestione dell’archivio, localmente, non sia stata del tutto “perfetta” ed inappuntabile (e, come osservato, si tratta di una situazione anche molto diffusa, soprattutto per il pregresso).

    In Ultima analisi, se dalle mappe cimiteriali si evince la presenza continuata e costante della tomba in questione si potrebbe anche tentare anche la formula dello juris tantum (immemoriale) la quale dovrebbe, poi sfociare, dopo adeguata istruttoria, in un atto integrativo/ricognitivo sulla concessione in già essere, avente la forma di determina dirigenziale, adottato, appunto, dal dirigente (Art. 107 comma 3 D.LGS n.267/2000) di settore dei servizi cimiteriali. Meglio, comunque, percorrere la strada maestra dell’accertamento giudiziale, sostenendo, comunque, l’alea che un giudizio civile pur sempre comporta.

  5. ho fatto l’istanza in Comune per depositare nel loculo che ho sempre creduto essere di famiglia le ceneri di mia madre che da sempre ha espresso la volontà di essere deposta li con suo marito ( mio padre) e suo fratello (mio zio).
    Premetto che mio padre è sepolto dal 1956, mio zio dal 1961 e un altro mio zio è stato provvisoriamente tumulato per qualche anno a partire dal 1981 in attesa che il Comune costruisse nuovi loculi.
    Il comune, due anni fa, ha approvato il regolamento di polizia mortuaria in cui riserva una serie di articoli proprio a quei loculi dei quali non ha in mano nulla ne convenzioni ne atti di nessun genere; al tempo in cui sono stati costruiti( negli anni 50) il costruttore aveva direttamente gestito le trattative o vendite.
    Anche noi parenti non siamo in grado di esibire titoli.
    Non so se questi titoli siano andati smarriti o se siano mai stati prodotti; sono certo che l’acquisto sia stato fatto perchè mai nel corso di questi anni il comune ci ha chiesto nulla.
    Stà di fatto che negli articoli del Nuovo regolamento di polizia comunale riferiti a questi loculi il comune ha stabilito che trascorsi 50 anni il loculo torna nella disponibilità dell’amministrazione che ha facoltà di concedere nuova concessione oppure non so perchè sto ancora aspettando che mi rispondano.
    Sulla questione della concessione di 50 anni sono rimasto sorpreso perchè, pur sapendo che non sia possibile la proprietà del luogo,e conoscendo il diritto di superficie su terreno demaniale, abbiamo sempre considerato il loculo come se fosse nella nostra disponibilità almeno al di la della nostra vita, quindi ben oltre i 50 anni; anzi abbiamo sempre pensato che fosse perenne.
    Naturamnente non sono in grado di dimostrarlo, non sono in grado di produrre un atto che stabilisca questo diritto, e adesso che mia madre è morta non posso neanchè cercare di risalire a più dettagli.
    Io vorrei fosse sepolta in quel luogo perchè sono le sue ultime volontà.
    Ho qualche possibilità di dimostrare la legittimità della mia richiesta?
    grazie

  6. X Walter,

    dato l’interesse mostrato per questa controversa materia, spesso origine di liti consiglio caldamente la consultazione di questo link:
    http://www.funerali.org/normativa/atti-di-disposizione-in-conflitto-sulla-spoglia-del-de-cuius-892.html

    Ci sono orientamenti della giurisprudenza (sporadici e non ancora univoci, ma che si stanno lentamente consolidando) secondo cui, sempre nel silenzio del de cuius, il convivente more uxorio, in tema di atti di disposizione per il post mortem, potrebbe esercitare gli stessi legittimi diritti, al pari del regolare coniuge superstite.

    Ad ogni modo, la via maestra da seguire è sempre quella del cosiddetto principio di poziorità, in forza del quale il titolo privilegiato per decidere sulla destinazione ultima di un defunto, spetta in primis al coniuge ed in assenza di questo a discendenti ed ascendenti di primo grado, poi, “giù per li rami” dell’albero genealogico, a scalare sino ai congiunti di sesto grado, che è l’ultimo livello di parentela riconosciuto dalla Legge Italiana.

    Nel Suo, caso, specie nell’evenienza di disaccordo ed aspra contesa sulla sorte delle spoglie mortali, dovrebbe prevalere la Sua volontà su quella del semplice convivente, con prevalenza, quindi, dello Jus Sanguinis, ma il convivente potrebbe anche aver espresso un desiderio formulato solo verbalmente dal de cuius stesso, il quale s’imporrebbe sovrano, siccome lo jus elegendi sepulchrum sorge innanzi tutto in capo alla persona interessata, la quale può disporre liberamente per il proprio post mortem; ed allora sarebbe il Giudice, in sede civile, ricorrendo ad ogni mezzo di prova, compresa quella testimoniale, a dover dirimere la controversia, l’autorità amministrativa, infatti, nella ricognizione sullo Jus Sepulchri, non potendo sconfinare nell’attività giurisdizionale, si basa solo sull’esame dei titoli formali prodotti agli atti del Comune stesso.

    Ai sensi dell’Art. 360 Cod. Proc. Penale “In caso di sospetto di reato il procuratore della Repubblica accerta la causa della morte e, se lo ravvisa necessario ordina l’autopsia…”
    È un “accertamento tecnico non ripetibile” perché compiuto sul cadavere il cui stato è soggetto a modificazioni con pericolo di produrre l’alterazione o la distruzione dei reperti.
    Il medico settore esegue l’autopsia attenendosi ai contenuti della circolare n. 1663 del 1910 (circolare Fani e comunica il referto per l’eventuale rettifica della denuncia sulla causa di morte. La Procura della Repubblica ex Art. 116 comma 2 D.LGS n.271/1989 se ravvisa elementi d’interesse per cause di giustizia ordina, con le dovute cautele, il disseppellimento del cadavere. Di questo episodio, forse di malasanità, bisogna, dunque, investire la Magistratura.

  7. salve vorrei sapere quali diritti ha un convivente sulle pratiche di funerale sepoltura ecc nei confronti dell altro, sovrastando i diritti del figlio sulla propria madre.
    mia madre,di origine slovena, ma sempre vissuta a trieste, convivente con un altra persona da piu di vent anni, e deceduta il 16 aprile 2015 in casa, in seguito ad un infarto, molto probabilmente dovuto a negligenza medica, ma purtroppo al momento non dimostrabile. senonche il suo convivente,ha disposto e fatto eseguire, senza consultare il figlio legittimo di quest ultima, o meglio, raccontandogli delle bugie sul da farsi,tutte le pratiche per una veglia in casa, per il funerale, e facendola chiudere in una bara di zinco, senza richiedere nemmeno da prassi un autopsia per determinare le reali cause della morte. questo perche, al momento del decesso, dai medici è stata dichiarata la morte per cause naturali.
    ora io mi trovo in una difficile situazione, perchè essendo a quasi 2000 chilometri di distanza dal cimitero in cui si trova mia madre, a Mazara del Vallo, vorrei cercare di farla trasportare a Trieste e fare la sepoltura nella sua reale terra d origine.
    ora quali diritti posso esercitare io su mia madre, contro il volere del suo convivente? e contro quest’ultimo, cosa posso intentare contro di lui per quello che ha fatto? e potrei ancora cercare di far eseguire un autopsia, per conto mio per presunta morte sospetta, per sapere di cosa è realmente morta mia mamma? se qualcuno può aiutarmi o darmi una risposta gliene sarei grato. grazie

  8. X Luisa,

    Con il matrimonio i coniugi acquisiscono diritti e doveri stabiliti dalla legge. Le coppie di fatto invece, per poter far valere alcuni di questi diritti, devono dimostrare di vivere “more uxorio”. L’unico documento che attesta legalmente la convivenza è il certificato di stato di famiglia che deve essere richiesto all’ufficio anagrafe del comune di residenza; ai fini anagrafici la famiglia è definita dall’art. 4 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989. La legge prevede inoltre che i conviventi possano attestare questa loro condizione anche per mezzo di un’autocertificazione.

    Ai fini anagrafici, la famiglia è definita dall’insieme delle persone coabitanti sia quando sussistano vincoli giuridici, sia vincoli di altro ordine (genericamente indicati come ‘affettivi’, ma solo in quanto non risultano da rapporti giuridici).
    La famiglia, agli effetti anagrafici, deve corrispondere, per le registrazioni anagrafiche, alla situazione di fatto.

    Converrebbe approfondire sul regolamento di polizia mortuaria l’istituto della benemerenza, per bypassare l’ostacolo della non coabitazione, la cui attuazione la Legge Nazionale (Art. 93 comma 2 DPR n. 285/1990) demanda, appunto alla regolamentazione locale, in base ad usi e costumi territoriali, nell’impossibilità di adottare un criterio statale unificante, poiché esso sarebbe troppo rigido e disumano (o saggezza e bontà del Nostro Legislatore d’un tempo ormai passato!) Ora per “benemerenza” s’intende una situazione in cui il defunto fosse unito al concessionario non da legami di sangue, di parentela, di coniugio e neppure more uxorio, ma da semplici rapporti morali. E’, ad esempio, il caso degli affini. Io, allora, quale concessionario, derogando alla marcata familiarità del sepolcro privato e gentilizio posso chiedere, sulla base del regolamento comunale, dal quale scaturirà apposita autorizzazione ad hoc, la sepoltura di mia suocera e, perché no, spingendomi oltre di una persona seppur estranea al mio nucleo famigliare (l’amico/amica del cuore) con cui abbia, in vita, condiviso particolari esperienze o emozioni (si spera candide e non peccaminose!) La stessa proprietà può applicarsi transitivamente anche al caso da Lei prospettato.

  9. Buon giorno ho letto il regolamento polizia mortuaria del mio comune e tra i diritti dei concessionari di loculi vi è quello di potervi tumulare persone non consanguinee ma conviventi. Nella fattispecie è la mamma della convivente di mio fratello che l ho ha tumulato in una tomba di cui lei è concessionaria.Ma dai documenti mio fratello e la sua compagna non vivevano con lei il certificato di residenza fa fede sui diritti presunti della concessionaria?

  10. Faccia una ricerca scrivendo nella finestrella CERCA in alto a sinistra la parola JUS, troverà già materiale in materia su questo sito.
    Se non le è sufficiente si abboni come abbonato professionale al sito http://www.euroact.net e scarichi la dipensa nei corsi on line sull’uso delle sepolture e cerchi tra i quesiti a cui è stata data risposta quelli sul diritto di sepolcro, jus sepulchri. Ultima ratio: vada a corsi sull’argomento. Proprio in questo periodo ce ne sono a Ferrara.

  11. la risposta del sIg CARLO è quello che pensavo ma non èero certo.
    però a livello di caratteristiche tecniche essendo una cappella di vecchia costruzione ma con loculi di dimensioni tali da accogliere il feretro,quale potrebbe essere il problema in una disputa familiare??
    Grazie

  12. E’l’atto di concessione a definire meglio la cosidetta “riserva” assieme alla tipologia di feretri aventi diritto alla tumulazione, ovvero determinati posti salma possono esser destinati ad accogliere solo e solamente particolari categorie di spoglie (e loro trasformazioni di stato).

    Esempio: in una cappella di famiglia si specifica che un determinato loculo sarà adibito unicamente ad accogliere i resti mortali di un congiunto deceduto e disperso in guerra. (Il de cuius, cioè potrà accedere alla tomba come feretro, contenitore per resti mortali, cassetta ossario oppure urna cineraria), l’ingresso a quel particolare sepolcro è inibito ad altre categorie di persone.

  13. D’accordo che autorizza il comune, ma se la bara entra nel loculo perchè ci si afferma che la cappella è per resti mortuari e non per tumulazione di salme??

  14. Intendo illeggittimo nel senso: se i loculi sono per sistema di tumulazione o per resti mortali, e essendo cappella privata posso farci quello che voglio???
    chi mi dovrebbe controllare??

  15. Secondo voi chi stabilisce se in una cappella privata di non recente costruzione,la tumulazione di salma sià ILLEGITTIMA?
    GRAZIE

  16. Come regolarizzare ex post una situazione già in essere ma non supportata da formali titoli giuridici (leggasi atto di concessione).

    L’onere della prova per dimostrare presunti diritti vantabili su di una sepoltura privata è a carico del cittadino, altrimenti occorre una sentenza accertativa del giudice ex Art. 2697 Codice Civile. Altre norme di riferimento sono l’art. 452 C.C. (e l’art. 132 C.C.), nonché la connessa procedura regolata dall’art. 39 R.D. 9 luglio 1939, n. 1238, che svolgono la funzione di reintegrazione del titoli di stato che risultano distrutti.

    La concessione di cui stiamo ragionando è stata oggetto di voltura nel corso degli anni?

    Molto dipende anche dalle procedure dettate a tal proposito nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Alcuni comuni sanano le posizioni “pendenti”dello jus sepulchri con un semplice atto sostitutivo di atto di notorietà ai sensi dell’Art. 47 DPR 445/2000.

    È però da annotare che di recente, in una importante città italiana, proprio su autocertificazioni che poi sono risultate non rispondenti a verità, sono state autorizzate operazioni cimiteriali e cambi di titolarità di tombe, poi rivelatesi illegittime. In questi casi il controllo a campione che ordinariamente si fa sulle autocertificazioni, a parere di chi scrive, dovrebbe essere comunque svolto, proprio per garantirsi da violazioni del disposto sia dell’articolo 92 che 93 del DPR 285/1990.

    Il cittadino deve essere, quindi, informato sui rischi che corre nell’eventualità di dichiarazione mendace.

    Sull’applicazione dell’istituto dell’immemoriale avrei diverse perplessità e quindi, per ora, mi taccio!

  17. Sono d’obbligo alcune precisazioni, pur rimanendo valido l’impianto generale dell’articolo:

    1) Salvi i periodo andati in prescrizione (5 anni), forse la cosa piu’ logica è quella di applicare, pro rata annuale (vedi il criterio, di portata generale, dell’art. 4 DM 1/7/2002), le tariffe videnti nei singoli anni di ‘occupazione’ del manufatto, oltre agli inetressi al saggio legale.
    Suil’individuazione del debitore, va seguito il criterio delle persone che hanno/avevano titolo a disporre della salma, cioè il coniuge, in difetto i parenti nel grado piu’ prossimo e in caso di pluralita’ tutti (in termini di solidalità).

    2) nel caso di un loculo chiesto-assegnato-pagato molti anni fa, per il quale non risulti stipulato l’atto di concessione, mentre Il versamento del canone di concessione è avvenuto a suo tempo ed è provato con la ricevuta della tesoreria, conviene redigere “oggi” un “contratto” di concessione con indicato il prezzo pagato all’epoca e con la precisazione che la decorrenza è quella della tumulazione.
    I manufatti sepolcrali sono di beni soggetti al regime demaniale ex Art. 823 Codice Civile, così all’occupante “sine titulo” (e, di riflesso, ai suoi familiari) non sono riconoscibili diritti di sorta con il decorso del tempo, in quanto vige l’inusucapibilità.
    Una sanatoria, con effetto retroattivo tuttavia, risulta opportuna sotto il profilo del diritto sostanziale, anche per tutelare la buona fede dei privati, poichè se omissione c’è stata essa riguarda unicamente l’ufficio comunale preposto al rilascio delle concessioni cimiteriali.

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