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Consenso ed assenso in ambito cimiteriale — 2 commenti

  1. E’un dovere del comune, dare pubblicità-notizia su programmazione ed esecuzione delle operazioni cimiteriali massive di esumazione ed estumulazione?

    Ai sensi dell’articolo 82 del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, non esiste un espresso obbligo giuridico di informare i congiunti, tuttavia pare opportuno comunicare data e modalità delle operazioni cimiteriali sia attraverso la pubblicazione annuale, in occasione della ricorrenza dei defunti, all’ingresso dei cimiteri, dell’elenco dei campi e dei gruppi di loculi in scadenza nell’anno successivo, le cui salme saranno esumate o estumulate, sia attraverso l’apposizione di appositi cartelli direttamente sui campi da esumare.

    Più raro il caso del preavviso di inizio delle operazioni massive di esumazione/estumulazione ordinaria pubblicato nell’albo pretorio o l’avviso recapitato al domicilio degli interessati.

    Oggi la situazione é radicalmente diversa, in quanto é divenuto interesse del Comune accertarsi che l’avviso delle operazioni citate giunga ai congiunti, anche per evitare il sorgere di possibili contenziosi giudiziari

    Infatti la circolare del Ministero della Sanità n. 10 del 31/7/98, prevede, nel caso in cui la salma non si sia mineralizzata, l’avvio del resto mortale a cremazione solamente con l’assenso degli aventi diritto. Pertanto spetta al Sindaco, con una scelta discrezionale propria del suo ruolo di rilevanza politica per il buon governo del cimitero, stabilire, con oneri a carico del Comune se procedere alla cremazione dei resti mortali o se invece destinarli a re-inumazione in campo inconsunti; nel caso opti per la cremazione deve poi decidere quali procedure adottare perché l’avviso agli aventi diritto pervenga in modo rapido, sicuro ed efficace.

    Ciò può essere ottenutosia con un’apposita ordinanza, che tenga conto di quanto stabilito dalla circolare del Ministero della Sanità citata, oppure inserendo i principi generali della materia nel regolamento di polizia mortuaria comunale. A richiesta dei parenti si può sempre procedere a cremazione, con oneri a carico di questi.

    Noterei l’analogia tra le disposizioni di cui all’articolo 3, comma 1, lettera g) della legge 130/2001 in materia di “affissione” e, anche, l’indirizzo della circolare min. san. 10/1998, punto 5, “cremazione resti mortali”, ove recita:
    “quando vi sia disinteresse dei familiari alle operazioni di esumazione ordinaria e il sindaco, con pubbliche affissioni, abbia provveduto ad informare preventivamente la cittadinanza del periodo di loro effettuazione e del prattamento prestabilito dei resti mortali (reinumazione o avvio alla cremazione), il disinteresse è da valere come assenso al trattamento stesso.”

    Sono, però, di rigore alcune distinzioni:

    1) da un lato si parla di sole esumazione ordinarie; dall’altro di esumazioni (decennali=ordinarie, resti mortali) e estumulazione (ventennali=resti mortali);
    2) da un lato si parla di disinteresse; dall’altro di irreperibilità degli aventi titolo;
    3) da un lato si parla di mera affissione dell’avviso (generico); dall’altro di pubblicazione all’albo pretorio, con termine 30 gg.

  2. Sono d’uopo alcune postille a quest’articolo:

    1) Per quanto riguarda l’ufficio comunale cui inoltrare l’istanza per la cremazione dei “resti mortali” così come definiti dall’Art. 3 comma 1 lett. b) DPR n.254/2003 si rimanda all’art. 3, commi 5 e 6 dPR 15/7/2003, n. 254, rinviando, poi, al Regolamento comunale (l’unico ad esser approvato dalla giunta) di cui all’art. 48 comma 2 ed art. 89 TUEL per la determinazione, in sede locale, di quale sia la sede competente.

    2) fatta salva diversa disposizione della legge regionale (se presente), l’assenso non potrebbe, comunque, che essere reso da tutti i congiunti nel grado più prossimo, secondo il criterio di poziorità (ovvio: se non vi sia coniuge) e non dalla maggioranza. L’istututo della maggioranza, mutuato dalla Legge n.130/2001 è ammissibile nelle regioni in cui sia espressamente previsto, anche per i resti mortali.

    3) L’assenso (o, se si vuole, il non dissenso) all’incinerazione dei resti mortali è del tutto meno forte della volontà alla cremazione da manifestarsi con forme ben più strutturate; tra l’altro, l’art. 3, lett. g) L. 30/3/2001, n. 130 (fino a che non venga abrogato) considera anche l’ipotesid ell’irreperibilità dei familiari (rimediabile con un’affissione per 30 gg.). In buona sostanza, non si tratta tanto di un atto volitivo (come manifestazione positiva), perchè il tutto si concretizza come una sorta di potenziale potestà di opposizione. L’assenso, in ambito cimiteriale, si configura, dunque, come una sorta di adesione.

    4) Se, in difetto di coniuge, si devono considerare, nell’ambito territoriale di riferimento, tutti i parenti nel grado piu’ prossimo, si dovrebbe considerare come l’assenso di essi costituisca esercizio di un potere, e ciò porterebbe, a rigore, ad escludere l’applicabilità dell’Art. 38 dPR 445/2000 (rendendosi così necessaria anche l’autenticazione delle firme…ma ovviamente è un’ipotesi del tutto accademica, sotto certi aspetti contraddetta dalla stessa Circolare Telegrafica 1 settembre 2004 n. 37 eppure tenacemente sostenuta in dottrina).

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