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Provincia di Trento finanzia realizzazione del crematorio di Trento perché a servizio dell’intero territorio

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Per la realizzazione del «tempio crematorio» nel cimitero monumentale di Trento la Giunta provinciale di Trento ha deciso di finanziare il Comune.
Il finanziamento concesso supera di poco 5.281.000 euro, pari al cento per cento della spesa ammessa.
Tra le motivazioni della deliberazione c’è la considerazione che l’impianto è destinato ad avere una rilevanza provinciale ed è pensato per offrire a tutti i residenti della provincia la possibilità di accedere al servizio di cremazione alle migliori condizioni ed alla minor tariffa possibile.
Il finanziamento attinge alle risorse del Fondo per lo sviluppo locale, mediante il quale la Provincia concorre al finanziamento di opere e interventi che hanno caratteristiche economiche e sociali di rilevanza provinciale.

Il Comune di Trento ha approvato il progetto definitivo nell’importo complessivo di 5.500.000 euro. L’amministrazione comunale inoltre ha già provveduto ad affidare i lavori relativi all’intervento, a seguito dell’esperimento della procedura di appalto integrato.

Nel caso in cui l’impianto potesse essere utilizzato anche da utenti extra provinciali e che a tali utenti fossero applicate tariffe di valore superiore rispetto alla tariffa massima applicata ai residenti in Trentino, il sovra gettito dovrà essere portato ad abbattimento della tariffa massima applicata ai residenti in provincia di Trento.

[Fun.News 3245] Veneto: M5S propone alla Regione criteri per la pianificazione della localizzazione dei crematori

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Un paio di settimane or sono il consigliere regionale M5S Manuel Brusco e la consigliera comunale M5S di Noventa Vicentina Maria Pia dell’Armellina hanno incontrato l’assessore alla sanità della regione Veneto  Luca Coletto, i dirigenti e i funzionari del dipartimento di prevenzione della Regione.
I due esponenti del M5S seguono da tempo la situazione riguardante gli impianti crematori veneti.
All’incontro ha partecipato anche Luigino Alducci, procuratore e responsabile unico di procedimento di Aps, che gestisce il forno crematorio di Padova.
La riunione è stata indetta per presentare all’assessore regionale e ai funzionari un documento contenente la proposta M5S per i criteri di ubicazione degli impianti crematori e per accelerare la espressione regionale in materia di pianificazione delel alocalizzazione dei crematori.
Il testo dei criteri presentati in Veneto, per come è scritto, è in realtà u ntesto che può adattarsi ad ogni regione italiana. E’ possibile visionarlo cliccando su CRITERI LOCALIZZAZIONE CREMATORI 

“Questo incontro – ha spiegato Brusco in un comunicato stampa – si era reso necessario date le vicende degli ultimi tempi, che hanno portato a un proliferare incontrollato e incontrollabile di progetti riguardanti questi impianti. Forni crematori rischiano di spuntare come funghi in svariati Comuni del Veneto senza una logica.”
La Giunta regionale Veneto, dopo il caos sollevato l’anno scorso in molti Comuni dove erano in atto progettazioni di questi impianti senza criterio, aveva stoppato la realizzazione di nuovi forni fino al 2018, ma nel contempo era stao presentato una proposta emendativa che di fatto riapriva in maniera non chiara a nuove realizzazioni.
“Il documento presentato da M5S – conferma il consigliere regionale – va proprio in questa direzione, ovvero stabilire alcuni criteri che rispettino la particolarità del territorio e la salute dei cittadini.

Riportiamo inoltre una dichiarazione dello stesso consigliere Brusco dopo che il Consiglio regionale veneto ha approvato modifiche che non snaturano la norma preesistente (di sostanziale blocco alla autorizzazione di crematori) con l’approvazione in data 28/11/17 del PDL 267 (i cui contenuti saranno oggetto di successiva Fun.News, una volta pubblicato sul BUR).
“Ci siamo astenuti – spiega in una nota il Consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Manuel Brusco che interviene in merito al Progetto di legge n. 267 approvato ieri dal Consiglio regionale del Veneto – perché è assurdo portare avanti un progetto di legge che permette la realizzazione di impianti di cremazione già autorizzati, senza che la Regione del Veneto abbia, da un anno a questa parte, confezionato un piano normativo come previsto dalla legge nazionale e come già fatto da altre Regioni”.
“Nel 2016 c’era stata una vera ‘esplosione’ di progetti di realizzazione di forni crematori in tutto il Veneto proprio perché mancava una normativa di riferimento regionale. Dietro questi progetti, realizzati per lo più in project financing – avverte Brusco – ci sono gli interessi di chi pensa di far soldi ai danni delle Amministrazioni comunali che vengono illuse in quanto questi impianti, senza una vera pianificazione, non avranno la resa promessa.
Un piano era ormai necessario anche per calibrare il fabbisogno regionale di questo genere di impianti.
Lo aveva capito il Capogruppo della Lega Nord, Nicola Finco, che aveva presentato quell’emendamento alla legge finanziaria che di fatto bloccava la concessione di nuove autorizzazioni per questi impianti, visto il fervore sorto sul territorio soprattutto da parte di cittadini preoccupati per la loro salute.
Questi impianti, se non gestiti al meglio, sono infatti pericolosi in termini di emissioni”. “La Giunta – dichiara il Consigliere – non ha tuttavia redatto un piano nel corso di quest’ultimo anno: il progetto di legge che è passato in aula a palazzo Ferro-Fini è solamente una deroga a quanto era stato previsto nella finanziaria: un progetto che salva dal blocco tutte le autorizzazioni previste fino al 2016. È assurdo quindi votare questa legge – conclude Brusco – perché va contro l’idea pianificatoria che sta in capo alla giunta. L’assessore alla sanità Luca Coletto ha promesso di portare in Quinta commissione in tempi molto rapidi una proposta di piano.
Lo attendiamo fiduciosi e voglio ricordare che come M5S abbiamo incontrato già l’assessore e le strutture consegnando loro un nostro documento contenete la nostra posizione sui criteri per l’ubicazione di questi impianti”.

[Fun.News 3244] Sotto sequestro dei NOE il crematorio di Montecorvino Pugliano

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È stato sequestrato dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico l’impianto di cremazione di Montecorvino Pugliano, in Campania.
Il provvedimento è scattato all’inizio della scorsa settimana per verificare l’eventuale esistenza di fumi inquinanti e il corretto smaltimento dei rifiuti.
Gli inquirenti pare intendano accertare anche in che modo vengono trattate le ceneri dei defunti in uno dei crematori di riferimento per il Sud Italia.

Un anno fa era stato il sindaco di Montecorvino Pugliano, alcuni mesi dopo l’insediamento a palazzo di città, a chiedere agli organi preposti la verifica di tutte le procedure tese a tutelare il rischio di inquinamento ambientale e le modalità di esecuzione del processo di cremazione:
nella lettera, che il sindaco inviò ad Asl, Arpac, Prefettura, Procura e Noe, si specificava l’intensa attività di incinerazione e la preoccupazione di molti residenti allarmati dalle «cospicue emissioni di fumi densi e nerastri».
Nel crematorio di Montecorvino Pugliano, come stimato dal Comune, ci sarebbe un flusso di diverse migliaia di salme ogni anno, essendo l’impianto tra i pochi presenti nel sud Italia.
Con lo stop di questo impianto vi saranno forti ripercussioni nelle cremazioni in tutto il Meridione.

Architettura e urbanistica cimiteriale in seminario

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Da millenni in quasi ogni parte del mondo – e certamente nel nostro paese – l’architettura di qualità ha dedicato alle esigenze e ai problemi della “città dei morti” un’attenzione almeno pari a quella per le “città dei vivi”. Spesso con risultati altrettanto importanti e duraturi: dai sepolcri etruschi di Tarquinia e Cerveteri alla “tomba Brion” di Carlo Scarpa nel piccolo centro veneto di Altivole.

Nel tempo l’architettura e la “urbanistica cimiteriale” – la scienza che si occupa piuttosto della identificazione e definizione degli spazi destinati alle sepolture nell’ambito del tessuto urbano – hanno accompagnato e seguito l’evoluzione delle comunità, dal punto di vista socio-economico, culturale, religioso, politico, antropologico, persino tecnico-scientifico.
Del resto è un terreno in cui da sempre simbolico e concreto, sensibilità e potenzialità, presente e futuro cercano una sintesi efficace.
Ci sono momenti storici in cui questi percorsi evolutivi hanno brusche accelerate.
Fu così più di duecento anni fa, quando l’editto di Saint Cloud sospinse i cimiteri ai margini dei centri urbani, ma al tempo stesso cercò di farne uno “spazio civico condiviso” per tutti gli strati sociali, ed è stato così alla metà del secolo scorso, quanto gli accelerati e tumultuosi processi di inurbamento imposero i moduli costruttivi dell’edilizia intensiva per le “dimore dei morti” come per le case dei vivi, mentre per altri versi i cimiteri storici ottocenteschi tornavano ad essere inglobati nel tessuto urbano.

Oggi è dinanzi a noi – anzi, è già in atto – una svolta di pari forza.
Vi concorrono molti elementi: la pratica della cremazione, sempre più diffusa e ormai maggioritaria in larghe parti del paese, che minimizza evidentemente le esigenze di spazio e finisce per azzerare le preoccupazioni igienico-sanitarie che ispirarono la legislazione cimiteriale europea per due secoli; la complessità culturale della società contemporanea, con culture “altre” che entrano a pieno titolo nella convivenza urbana, un pluralismo religioso inedito per dimensione e qualità, sensibilità e convinzioni diverse che reclamano pari dignità nello spazio cimiteriale; la ricerca, propria della post modernità, di spazi e stili di vita differenziati, personalizzati e personalizzanti, antitetici alle tecniche e pratiche massificanti del ‘900.
Cambia probabilmente anche la “fruizione” degli spazi cimiteriali – forse in Italia con qualche ritardo rispetto ad altri paesi – dove si combinano le consuete pratiche di affetto familiare (in declino?) con una nuova attenzione alla valorizzazione storico-artistica e a momenti di “memoria condivisa” delle comunità cittadine o di segmenti socio-culturali. La fruizione turistica del patrimonio cimiteriale si “aggiunge” alla tradizionale fruizione affettivo-familiare, o la sostituisce? E l’impatto dei social media anche nel momento del ricordo e della memoria dei defunti – già importante in altri paesi europei, e in forte crescita in Italia – trasforma alla radice il rapporto tra cimitero e comunità, o semplicemente ne allarga i confini?

Come sempre è accaduto nella storia, esigenze e opportunità concorrono a sollecitare nuove risposte, sul piano architettonico (lo stile delle sepolture, gli spazi cimiteriali pensati per i defunti, ma ovviamente soprattutto per i vivi che li percorrono), sul piano urbanistico (la diffusione della cremazione può consentire il ritorno a piccoli “cimiteri di prossimità”?) e persino – con enormi interrogativi per le possibili conseguenze sociali e culturali – sul modello giuridico-ordinamentale (una Regione ha già legiferato per aprire le porte a “cimiteri di urne” a gestione privata; la Chiesa torna ad interrogarsi sull’opportunità di spazi propri per le sepolture). Infine, come sempre, occorre fare i conti con le risorse: l’evoluzione dei comportamenti e delle scelte personali e familiari ha un’incidenza immediata sui bilanci pubblici (dei Comuni, ad oggi unici responsabili dell’ultima dimora dei propri concittadini) e l’equilibrio costi-ricavi frana un po’ dovunque, imponendo la ricerca di nuove soluzioni, costruttive, ma anche gestionali.

Il confine tra il riconoscimento del pluralismo sociale e culturale e la separazione tra “tribù diverse” è sempre labile.
Comprenderlo e “governarlo” è forse la sfida più importante e difficile della contemporaneità, che sembra aspirare ad una nuova etica della convivenza e scivola troppo spesso nella contrapposizione aggressiva e sorda tra diversità irriducibili .
Questo è tanto più vero, forse drammatico, quando ci occupiamo di cimiteri e di sepolture, proprio per l’enorme carico simbolico che da sempre l’umanità connette a queste scelte. Per questo la mera razionalità sulla migliore gestione delle “spoglie mortali” non è mai stata sufficiente. Ad architetti e urbanisti, che da sempre sono necessariamente anche un po’ filosofi, antropologi, sociologi (ed economisti), spetta un compito enorme in questo difficile passaggio storico.

I CIMITERI NELLA CITTA’ – I CIMITERI COME CITTA’
una svolta culturale per la “città dei morti” pari a quella in atto nelle “città dei vivi”?

Seminario di studio e di ricerca promosso da SEFIT-UTILITALIA in collaborazione con la Fondazione MAXXI – Roma, 14 dicembre 2017, ore 15.00-19.00

Una protesta pubblica delle imprese funebri palermitane per lo stato di collasso cimiteriale del capoluogo siciliano

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Veniamo a conoscenza e volentieri pubblichiamo il seguente comunicato di lavoratori palermitani:

“Servizi cimiteriali al collasso”: la protesta consorzio onoranze funebri„

La situazione è di una gravità non immaginabile se non viene vista con i propri occhi, da anni ormai con assiduità abbiamo sollevato la problematica agli uffici ed alle Amministrazioni, che nel tempo non hanno nemmeno affrontato i problemi del cimiteri Palermitani. I Cittadini, Agenzie Funebri, Comune: Il disagio degli Impresari Funebri a dover affrontare giornalmente le difficoltà burocratiche, cercare un posto nei cimiteri, le continue giustificate lamentele dei cittadini al fine di poter dare una degna sepoltura al proprio caro, chi muore di venerdì dopo mezzogiorno deve attendere il lunedì mattina prima di essere seppellito, la domenica non vengono fatte tumulazioni né vengono rilasciate autorizzazioni alla sepoltura gli uffici sono chiusi, il lunedì mattina si rischia di aspettare anche diverse ore dietro la porta del cimitero, pur non dimenticando i decessi negli ospedali dove i parenti vogliono a tutti i costi portare la salma in abitazione.

Incentivare il personale: dagli Uffici, ai Cimiteri
Il comparto funerario del Comune di Palermo, va rivista la situazione economica di tutto il personale comunale e Reset: reperibilità – straordinario e quant’altro necessario.

Uffici Impianti Cimiteriali
Prolungamento dell’orario di apertura e chiusura dell’ufficio e reperibilità per garantire nei giorni festivi e prefestivi, solo per le salme che devono andare fuori comune o in abitazione (Art. 8 e Art. 10), fino ad un certo orario (ore 20:00); *Il personale Reset dei servizi cimiteriali: all’interno degli Impianti Cimiteriali, deve essere riconosciuto lo straordinario, si occupano delle operazioni cimiteriali è impossibile che alle ore 12,00 si interrompono le tumulazioni e le operazioni cimiteriali, invece che alle 14.00, aggravando i disagi dei cittadini e delle imprese.

Nuovi cimiteri
Servono soluzioni strutturali come il nuovo cimitero di Ciaculli, l’ampliamento di Santa Maria di Gesù o di quelli esistenti; ci sono diversi progetti di finanza dei privati che da anni giacciono negli uffici, scontrandosi con la burocrazia, uffici che non funzionano, funzionari troppo zelanti, intanto chi vuole investire a Palermo rinuncia andando altrove.

Forno Crematorio
Era stato presentato un progetto dei privati a costo zero per noi cittadini, ma il comune ha preferito fare da se costando il doppio ricorrendo a cassa depositi e prestiti che noi cittadini pagheremo con gli interessi; Un tema che sembra non interessare nessuno dell’amministrazione comunale, tutto ciò è inaccettabile e indegno per chi in quel momento vuole solo dare una degna sepoltura al proprio caro, non avere rispetto per i defunti è la cosa peggiore che si possa fare; Per questi motivi stiamo «informando l’opinione pubblica» sull’inefficienza dell’amministrazione e sugli interventi che il comune intenderà fare (a parte i campi d’inumazione dove il degrado, insuperabili barriere architettoniche, campi che si allagano alle prime piogge che la maggioranza dei cittadini non vogliono, rigettando tutte le colpe alle agenzie), i cittadini vogliono esaudire le volontà del defunto ed avere la possibilità di scelta dove seppellire i loro cari.“
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In India investimento per realizzare 200 nuovi crematori a gas

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Il governo di Kerala, nel sud dell’India, si appresta a sostituire i forni crematori elettrici situati nei luoghi pubblici con quelli alimentati a gas, considerati più eco-compatibili ed economicamente sostenibili.

Come riferisce l’agenzia indiana Pti, le autorità giudicano i forni crematori elettrici troppo costosi, perché consumano molta energia e devono essere tenuti sempre accesi per mantenerli caldi. Obiettivo della Suchitwa Mission, agenzia statale della sanità, è costruire 200 impianti “con parcheggio, sala d’attesa climatizzata, area per riti religiosi e giardino”. Per farlo sono stati stanziati 1,1 miliardi di rupie, circa 14,5 milioni di dollari.

[Fun.News 3235] Cambiamenti in vista per la legge regionale lombarda in materia funebre e cimiteriale

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Se a Roma in Senato la relatrice al DDL di riforma del settore funerario, Sen.ce Maturani cerca di farne ripartire l’iter togliendo con un emendamento la parte più succosa del provvedimento, in regione Lombardia non si sta con le mani in mano e la III commissione consiliare del Pirellone convoca diverse Associazioni del settore funebre e cimiteriale in audizione in vista di modificare il capo III della LR Lombardia 30 dicembre 2009, n. 33.
E’ successo a Milano l’8 novembre 2017, dopo un periodo in cui  il fuoco covava sotto la cenere (direbbe un cremazionista …).
Ancora non diffuse le posizioni dei vari interlocutori, come al solito: ASNAF&AS, EFI, Federcofit, Feniof, Sefit, anche se non andiamo lontano nell’affermare che il nodo principale sarà sempre quello della natura dell’impresa funebre e dei requisiti per svolgerne l’attività.

[Fun.News 3233] Livorno: Amministrazione 5 stelle vuole rivedere assegnazione gestione crematorio alla locale Socrem

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E’ di una settimana fa, poco prima della Commemorazione dei Defunti, che scoppia il caso:
Il Comune di Livorno fa sapere che sta pensando di mandare in gara la gestione dello storico impianto di cremazione livornese, oggi fatta dalla Socrem di Livorno.
Pochi giorni fa i consiglieri comunali di maggioranza hanno infatti depositato una mozione per chiedere di revocare la concessione con Socrem e di mandare tutto a gara. Il sindaco Filippo Nogarin ha poi specificato:
«È mio dovere capire in che modo vengono spesi i soldi dei livornesi. In questo caso il servizio, oneroso per le tasche dei cittadini (servono 500 euro per cremare una salma) pur svolgendosi all’interno del cimitero comunale non ha ricadute positive sulle casse del Comune. Eppure il giro d’affari è tutt’altro che irrisorio».
Ed ha aggiunto, «c’è un ente morale che beneficia di una concessione senza scadenza e fa profitti con un servizio che dovrebbe esser pubblico e aperto al mercato».
Non si è fatta attendere la risposta del Presidente della Socrem di Livorno, Giampaolo Berti, che dice:
«L’operato di Socrem ha fino a oggi ricevuto dall’amministrazione comunale parole di soddisfazione per la massima trasparenza, per la serietà e per l’efficienza del servizio svolto verso la cittadinanza». «Socrem – precisa – offre il servizio di cremazione con forni di proprietà, acquistati negli ultimi dieci anni dopo che i due vecchi erano superati tecnologicamente».
E «il personale, undici unità, garantisce il servizio al top delle richieste con contratti e contributi sempre onorati alle scadenze».
E rincara la dose: «Mal si comprendono le perentorie e solenni affermazioni di quanti, nel tentativo di fornire plausibili motivazioni all’iniziativa, giudicano oggi “..la veste associativa dell’attuale soggetto convenzionato…inidonea allo svolgimento di un servizio di tal mole”.
L’idea mal si comprende, se non in una logica di profitto e di cassa.»
«Avremmo preferito, alla genericità di queste perentorie affermazioni, a proclami e ad accuse più o meno velate di business, un’amministrazione cittadina chiara e diretta nell’indicarci, eventualmente nelle sedi opportune, le questioni ritenute da approfondire nel comune interesse».

Alcune riflessione del cardinale Betori sulla morte e sulla dispersione delle ceneri

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"La cultura oggi dominante cerca di   nascondere la morte alla coscienza, occultandone i segni. La confina   di solito nelle asettiche unità di rianimazione e terapia intensiva, tenendo lontani gli stessi familiari; e ciò potrebbe avere anche una   giustificazione nella ricerca di cure maggiormente appropriate. Meno giustificabile è invece la ricerca di annullare la consistenza  materiale della permanenza della morte nel tempo, come accade nella   pratica, ahimè sempre più diffusa, della cremazione con dispersione delle ceneri". Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, il 2 novembre 2017 durante l’omelia in Duomo in occasione della Santa Messa per la Commemorazione dei defunti.
"Ma, nonostante tutti i tentativi di occultarla ed esorcizzarla, la morte torna con prepotenza a interrogare, soprattutto quando colpisce una vita appena sbocciata o ancora giovane, ovvero si presenta come esito della violenza che falcia individui e folle, nelle tragedie passionali e nelle stragi causate dal terrorismo e dalla guerra", ha osservato Betori.
"Una risposta soddisfacente non viene neppure dalla risposta nichilista che ci si vorrebbe imporre, secondo cui della morte non ci dovremmo preoccupare, perché finché ci siamo noi la morte non c’è e quando giunge la morte noi non ci siamo più – ha aggiunto l’arcivescovo – Se bastasse questo a tacitare l’interrogativo della morte, perché tanta smania di allungare la vita e, soprattutto, perché tanta sofferenza per la morte delle persone che ci sono care?"
La morte, ha continuato il cardinale Betori, "continua a interrogare tutti coloro che coltivano un minimo di senso umano della vita, perché non ci basta allungare questa per annullare la morte e soprattutto perché la morte non è qualcosa che ci tocca come individui ma ci affligge nelle nostre relazioni e segna negativamente il futuro della stessa umanità. La morte ci accompagna ogni giorno e soprattutto ci attende, tutti".
"Sconcerta e addolora dover constatare come non poche tendenze della cultura contemporanea", ha sottolineato il cardinale Betori, "siano ricadute nella visione angosciata dei pagani, di coloro che non hanno speranza. Che dire infatti di quanti non pensano ai morti come anime che vivono nella gloria di Dio o sono in un cammino di purificazione per raggiungerla, in attesa della risurrezione dei loro corpi, ma  ripropongono la figura del defunto come spirito umbratile non riconciliato con la terra, nutrendo le derive perniciose dello spiritismo e dei suoi addentellati di magia e superstizione, quando non precipitano nel baratro del satanismo, oppure riducono la morte a una presenza solo apparentemente burlesca?".

Anche la California approva la possibilità della cremazione liquida

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La California sarà il 15° Stato USA ad offrire ai propri cittadini la possibilità di scegliere la “cremazione liquida“: vi potranno accedere dal 2020 grazie ad una legge firmata dal governatore Jerry Brown qualche giorno or sono. Si tratta di un’alternativa alla cremazione tradizionale (col fuoco) che utilizza il sistema dell’idrolisi alcalina: il metodo richiede l’utilizzo di acqua e di una soluzione alcalina di idrossido di potassio che una volta riscaldata e in pressione scioglie i tessuti del corpo. Le ossa verranno poi meccanicamente ridotte in granuli.
La cremazione liquida vien ritenuta “green”, cioè ecologica ed ha un impatto ambientale meno rilevante rispetto a quella tradizionale

Anche Savona si avvia ad un project finanzino per il crematorio

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La giunta comunale di Savona ha votato la scorsa settimana la delibera di rescissione del contratto con l’Ata per la gestione dell’impianto di cremazione.
Ata continuerà, in via provvisoria, la gestione del servizio fino a che il Comune non realizzerà il nuovo polo crematorio.
All’origine dell’atto il mancato rispetto da parte di Ata di alcuni patti contrattuali col Comune.
Per la realizzazione del nuovo polo, il Comune non dispone delle risorse economiche per assumere personale e affrontare i costi dell’operazione, per cui si pensa ad una gestione privata del servizio.

[Fun.News 3223] Svizzera: costa caro non seguire le regole nella consegna delle ceneri di una cremazione

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Il Tribunale cantonale di Losanna (Svizzera) ha diminuito di due mesi, in appello, la pena ad un anno di carcere inflitta ad un impresario di pompe funebri, condannato per aver consegnato ai genitori di un bimbo deceduto nel 2014 un’urna contenente le ceneri di un adulto e di un altro bambino.
I giudici cantonali hanno confermato la condanna per turbamento della pace dei morti, mentre hanno assolto il 58enne impresario funebre dall’accusa di truffa formulata in occasione del primo processo, svoltosi in maggio 2017
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La Corte cantonale di Losanna ha tenuto conto degli argomenti della difesa, secondo cui l’imprenditore non aveva avuto alcun interesse, né finanziario, né personale a scambiare le ceneri.
L’imputato ha invece attribuito la responsabilità dell’accaduto al padre del piccolo defunto, che gli avrebbe chiesto di fornirgli un’urna "di ricambio" per aiutare la moglie a meglio accettare la perdita del figlio.
Questa versione è stata totalmente contestata dal genitore messo in contraddittorio.
Alla testa di un’impresa di pompe funebri low cost all’epoca attiva a Ginevra, l’impresario aveva fatto credere ai genitori losannesi del bebè di aver consegnato loro le ceneri del figlioletto, deceduto due giorni dopo la nascita all’Ospedale universitario di Ginevra (HUG) nell’ottobre 2014.
Due settimane dopo aver preso in consegna il corpicino all’HUG per farlo cremare a Bienne (Berna), l’imprenditore aveva fornito alla coppia un’urna contenente le ceneri non identificate di un adulto e di un altro bambino.
L’inganno è stato smascherato tre mesi dopo, quando i genitori hanno chiesto un verbale di cremazione, necessario per ottenere la sepoltura delle ceneri a Losanna.
Il crematorio di Bienne ha indicato loro che la cremazione del figlio era appena avvenuta.

Lo spirito arriva tardi alla cremazione

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“C’era una nebbia fittissima, quando sono uscito per avventurarmi nella città vuota e ovattata e andare alla camera ardente. È così che chiamano il crematorio ora. L’avviso diceva che dovevo presentarmi alle nove. La mia cremazione era fissata per le nove e mezza.”
Inizia con questo incipit l’ultimo libro di Yu Hua “Il settimo giorno”, pubblicato da Feltrinelli e presentato insieme all’autore in questi giorni in Italia.
Il libro narra i sette giorni di uno spirito arrivato in ritardo alla sua cremazione, trascorsi nel limbo della vita-nonvita.
Yu Hua è nato nel 1960 a Hangzhou, figlio di un’infermiera e di un medico. Per questo motivo sin da piccolo ha iniziato a frequentare l’ospedale dove lavoravano i suoi genitori, passando i pomeriggi a giocare nei corridoi.
E’ autore di numerosi libri fra i quali “Cronache di un venditore di sangue”, “Brothers” e “Vivere!”, con il quale ha vinto il premio Grinzane Cavour e dal quale il regista Zhāng Yìmóu ha tratto il film omonimo, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 47º Festival di Cannes.

Amministratore di sostegno, cremazione e Legge 30 marzo 2001 n. 130.

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La Legge 9 gennaio 2004, n. 6 è stata promulgata in funzione di una particolare tutela dei potenziali beneficiari, “… con la minore limitazione possibile della loro capacità di agire …” (art. 1), tanto che, nell’eventualità in cui il beneficiario, sia interdetto od inabilitato, il decreto di nomina di amministratore di sostegno “è esecutivo dalla pubblicazione della sentenza di revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione.” (art. 405, comma 3 C.c., quale introdotto dall’art. 3 stessa L. 9 gennaio 2004, n. 6).

Da questa filosofia legislativa di fondo discende una logica conseguenza : l’istituto dell’amministrazione di sostegno è sostanzialmente alternativo all’interdizione (si trascura, l’inabilitazione, la quale non incide pienamente sulla capacità di agire, se non limitatamente agli aspetti patrimoniali, oltretutto quando di straordinaria amministrazione).

Si deve, poi, rimarcare come, di norma, il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno sia, immediatamente esecutivo (art. 405, comma 1 Cod. Civile, salvo che nell’ipotesi del comma 3, citato, dove l’esecutività è, invece, subordinata alla revoca dell’interdizione, da cui consegue il pieno riacquisto della capacità di agire del beneficiario).

L’amministratore di sostegno, oltretutto, non assolve compiti predeterminati, in via generale, dalla Legge, come, al contrario. si ha per gli altri due istituti di protezione delle persone maggiori di età, bensì quelli che sono nominativamente indicati nel decreto di nomina (numerus clausus, non ampliabile!), ed essi sono tendenzialmente di ordine patrimoniale (art. 405, comma 4 Cod. Civile.), ragion per cui non si possono dilatare all’esercizio di diritti personali, men che meno personalissimi, come accade proprio per gli jura sepulchri, ossia per gli atti di disposizione del proprio post mortem.
Tra l’altro, l’art. 404 Cod. Civile segue la stessa direzione concettuale, nel senso di considerare gli “interessi”, rispetto a cui il beneficiario può essere “assistito” dall’amministratore di sostegno o, se espressamente previsto tra le attribuzioni conferite con il decreto di nomina, anche essere “sostituito” da quest’ultimo, in termini di rappresentanza (artt. da 1387 a 1399 Cod. Civile), anche se l’orientamento della Legge tende a privilegiare al massimo l’autonoma capacità di agire del singolo soggetto.

La scelta della pratica funeraria della cremazione afferisce ai diritti personalissimi (assoluti ed intrasmissibili concernenti gli atti di disposizione del proprio corpo, nel solco dell’art. 5 Cod. Civile, si è, così, in presenza di una fattispecie che non ammette rappresentanza (la quale ha valore riguardo ai negozi giuridici di tipo patrimoniale), tuttavia mancando una diretta manifestazione di volontà della persona interessata, l’ordinamento giuridico individua anche in capo ad altri, jure coniugii ed in subordine, jure sanguinis, e sempre secondo poziorità, la legittimazione a disporre, come accade con l’art. 3, comma 1 lett. b), n. 3) L. 30 marzo 2001, n. 130, la quale, oltretutto, considera anche l’evenienza che la persona deceduta (non le persone della lett. b), n. 3) si trovi in condizioni d’incapacità, affrontando tale caso, invero nemmeno così raro, all’immediatamente successiva lett. b). n. 4.
Per quanto riguarda specificatamente la questione posta, si dovrebbe considerare come l’art. 405, comma 4 Cod. Civile annoverri anche ipotesi di provvedimenti d’urgenza, limitati alla “cura della persona interessata e per la conservazione e l’amministrazione del suo patrimonio.”

Per altro, quando vi sia (eventualmente, siccome, ormai, nella polizia mortuaria succede tristemente di tutto!) un provvedimento del giudice tutelare, solo una volta divenuto esecutivo, e tale da affidare all’amministratore di sostegno il potere di rendere la dichiarazione di volontà alla cremazione, la figura amministrativa competente al rilascio dell’autorizzazione alla cremazione (Il dirigente? L’ufficiale di Stato Civile?), non potrebbe certo discostarsi da quanto deciso con decreto del giudice tutelare.

Se scrutiniamo correttamente, ed in diritto, una tale fattispecie, questa situazione così anomala non dovrebbe neppure sussistere sia perché ha riguardo all’esercizio di diritti personalissimi, sia soprattutto perché, decedendo il beneficiario, l’amministrazione di sostegno non potrebbe più averne più la rappresentanza, mentre permarrebbe solo l’obbligo del rendiconto finale.

Come extrema ratio, ed in via del tutto occasionale (come potrebbe essere, ad esempio, nel caso in cui il de cuius non abbia coniuge o congiunti nel grado più prossimo (fermo restando il limite dell’art. 77 Cod. Civile sui livelli di parentela), si dovrebbe, forzando pesantemente lo spirito della Legge (dato che deceduto il beneficiario, la funzione dell’amministratore di sostegno, comunque verrebbe ad estinguersi), ottenere un pronunciamento del giudice tutelare tale da autorizzare l’amministratore di sostegno a proporre ricorso avanti al tribunale civile, ex art. 100 Cod. Proc. Civile (in termini di volontaria giurisdizione e non certo di rito contenzioso!), affinché esso adotti, accertato altrimenti e con ogni mezzo il volere del defunto, un provvedimento che, acclarata questa volontà, autorizzi la cremazione del cadavere.
Questo atto di natura giurisdizionale divenuto definitivo o dichiarato immediatamente tale, concretizzerebbe una delle varie tipologie di manifestazione della volontà, ancorché residuali, enumerate dall’art. 3, comma 1, lett. b (nelle sue differenti articolazioni in cui è ripartita) della Legge 30 marzo 2001, n. 130.

Francavilla al Mare: non si farà il crematorio. Revocata la delibera di project financing

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Revocata la delibera che prevedeva il project financing per la realizzazione di un impianto crematorio all’interno del Cimitero comunale di Francavilla al Mare. La Giunta Municipale ha revocato durante la seduta del 22/9/2017 la delibera del 18 maggio scorso (n.146) avente ad oggetto “Proposta di project financing depositata dalla ditta DF De Francesco Costruzioni sas con sede in Project Financing per la Progettazione, costruzione e gestione di un impianto Crematorio nel Comune di Francavilla al Mare, ai sensi dell’articolo 183 c.15 del D.Lgs n. 50/2016 e s.m.i., per la durata complessiva di anni 30, dell’importo complessivo di € 2.428.736,80”.
La decisione è stata presa sentiti i consiglieri di maggioranza e considerato l’impatto che la notizia della possibilità di realizzare un impianto di cremazione ha avuto tra i cittadini, in particolare tra quelli residenti nei quartieri collinari vicini alla sede cimiteriale. Il bando di gara era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo pochi giorni fa.

Chiusi: avviato il percorso per un project financing per realizzare il crematorio

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Il consiglio comunale di Chiusi, grazie ai voti del gruppo di maggioranza PD/PSI, ha approvato la settimana passata l’inizio del percorso che porterà alla realizzazione di uno studio di fattibilità sulla possibilità di realizzare nell’area cimiteriale del centro storico un tempio crematorio.
I consiglieri comunali hanno avuto modo di valutare un’ipotesi di progetto per un tempio di 900 metri quadrati di cui 450 interrati con due forni, varie stanze di servizio e visibile (nella parte fuori terra) per soli due metri al di sopra delle mura cimiteriali.
Secondo l’ipotesi di progetto analizzata un tempio crematorio di questa dimensione potrebbe servire un territorio che dalla Città di Chiusi spazia in una distanza approssimata di 60 minuti di auto toccando così diverse province e regioni e, nello specifico per la città, potrebbe contribuire a risolvere le problematiche inerenti alla ricerca di terreno per nuovi spazi dedicati alle inumazioni e ai costi elevati per le esumazioni.

Cremazione: miscellanea sul procedimento autorizzativo.

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NDR: Il fenomeno cremazionista si sta espandendo anche in Italia, la sua incidenza, sul numero complessivo dei decessi, cresce esponenzialmente di anno in anno, con picchi di richiesta anche superiori al 50%, specie nella grandi realtà urbane.

 

Vi proponiamo, qui di seguito, alcuni quesiti tematici, in una sorta di breve antologia, esposti, in queste ultime settimane, alla Redazione di www.funerali.org.

 

D. Poichè la legge n. 15/1968 è stata abrogata, chiedo se, nella fattispecie, sia applicabile l’art. 38 del DPR 445/2000.
In particolare, constatata la delicatezza della materia (la cremazione è un processo irreversibile!), domando se la manifestazione di volontà dei parenti del defunto possa essere considerata alla stregua di un’istanza o dichiarazione da presentare a pubblica amministrazione, possa essere inviata anche tramite fax, o presentata unitamente alla copia fotostatica di un documento di identità del sottoscrittore, ai sensi del comma 3 dello stesso art. 38, senza firma autenticata.
Personalmente ritengo che per esercitare tale facoltà, trattandosi di manifestazione di volontà e non di istanza o dichiarazione sostitutiva, sia necessaria la dichiarazione con firma autenticata, ma sono a conoscenza di alcuni comuni che applicano anche in questa materia le norme sulla semplificazione amministrativa.

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R. Piccola postilla iniziale (giusto per tediarvi l’animo… da subito!!!)

 

A volte si sente a volte parlare di domanda di autorizzazione alla cremazione, quando vi dovrebbe essere – forse – solo la dichiarazione di volontà alla cremazione. Qualora debba esservi quest’ultima (separata dalla manifestazione di volonta’, nelle diverse modalità con cui possa essere resa) si dovrebbe dedurre che vi debba essere anche una domanda/istanza per il rilascio dell’autorizzazione all’inumazione o a quella, distinta, alla tumulazione, istanze che seguono il regime proprio di tutte le istanze dirette ad una P.A. e volte ad ottenere un provvedimento amministrativo, nellaspecie l’autorizzazione a ….
In altre parole, ho la sensazione che siatuazioni simili sostanzialmente, vengano trattate in modo differenziato … per prassi.

 

Nel merito, credo che tutto si incentri sulla natura della dichiarazione che puo’ essere:
a) esercizio di un diritto, personalissimo, di disposizione del cadavere in termini di ‘pietas’,
b) rappresentazione di una volonta’ del defunto.

Da ciò discende, rispettivamente, che:

a) i famigliari formulano una volonta’ propria,

b) i famigliari “riportano”, quali semplici nuncius, la volontà del defunto.

Nella prima evenienza, l’autenticazione si fonda sull’art. 79 comma 2 dPR 285/1990. Nel secondo caso, si puo’/potrebbe fare riferimento alle norme in materia di documentazione amministrativa. La volonta’ del defunto in termini di ‘qualsiasi altra espressione della volonta’ e’ prersente nella’rt. 3, lett. b. n. 3L. 30/3/2001, n. 130, se e quando questa potra’ essere applicabile. Vorrei sottrarmi alla prima questione posta, sia per alcuni precedenti (es.: circolare telegrafica n. 37 del 1/9/2004 del Ministero dell’interno che, sentita, la Fun. Pubbl., sosterrebbe che la dichiarazione dei familiari sia una rappresentazione di una volonta’ del defunto (aspetto che, se applicabile la L. 130/2001, potrebbe forse ed in certe situazioni anche potersi ammettere) e non l’estinsecazione di un autonomo potere personale come diritto di disposizione della salma (diritto della personalità).

Per la dottrina più autorevole (Dr. Sereno Scolaro) La risposta sarebbe decisamente negativa, in quanto l’art. 79 comma 2° dPR n.285/1990 non richiama la L. 15/1968 per le procedure, ma unicamente per l’individuazione dei pubblici ufficialiincaricati all’autenticazione.
Non vertendo la questione sulle procedure, il rimando non puo’ essere ai procedimenti del dPR n.445/2000, ma ai funzionari che dal dPR 445/2000 sono legittimati all’autenticazione della sottoscrizione, cioe’ quelli individuatio dall’art. 21, comma 2.

La manifestazione di volonta’ propria dei familiari, nell’ordine di poziorita’ stabilito dalla norma di riferimento, costituisce l’esercizio di un diritto personale, forse persino personalissimo, nell’ambito della pìetas dei defunti, collocandosi, quindi, du si un piano di assoluta autonomia, indipedenza ed estraneita’ rispetto alle disposizioni generiche, o generali del dPR 445/2000. Ne consegue che le indicazioni, sempre ecettuato il mutamento del riferimento normativo sull’individuazione dei pubblici ufficiali legittimati, della norma non sono derogabili (salvo modifica della norma stessa) con l’ulteriore conseguenza, a valle, che l’autenticazione e’ necessaria (incluso quanto previsto dal D.M. 20/8/1992 …) e non suscettibile di procedimentui ‘alternativi’. E cio’ anche dopo l’art. 15 L. 16/1/2003, n. 3, naturalmente per quelle Regioni in cui, in tema di autorizzazione alla cremazione valga ancora l’art. 79 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.

D. E’ possibile effettuare la cremazione di una persona priva di parenti di qualsiasi grado e che ha espresso solo verbalmente il desiderio di essere cremata ad un amico? Se si come? e se no perchè?

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R. Al momento ciò non e’ possibile, dato che la prima (= proncipale modalità) di manifestazione della volonta’ e’ quella del testamento, quale ne sia la forma (ovviamente, quando sia eseguibile).
In mancanza di volonta’ testamentaria (o, si aggiunge, dell’iscrizione ad associazione riconosciuta avente tra i propri fini la cremazione dei propri soci), solo i familiari, jure coniugii in primis o jure sanguinis in subordine, nel famoso (o famigerato?) ordine di poziorita’ noto, possono esprimere la (propria o anche quella del de cuius) volonta’ alla cremazione del cadavere del defunto.
Non si dimentichi che si tratta di diritti personalissimi, i quali non ammettono, in quanto tali, sostituzioni o rappresentanza.

Certo: l’art. 3, lett. b), n. 3 L. 30/3/2001, n. 130 (quado potra’ essere applicabile) prende in considerazione il volere del defunto anche nei termini vaghi ed indefiniti di ‘qualisiasi altra espressione di volonta’ da parte del defunto ‘ esso, tuttavia opera comunque rinvio per la la manifestazione sempre ai familiari secondo il principio di poziorità, aggiungendo il parametro della maggioranza assoluta tra gli aventi diritto.

Tutt’al piu’, potrebbe ipotizzarsi un solo rimedio: la sentenza del tribunale ordinario che acclari, anche con ogni mezzo, la volonta’ del defunto alla cremazione e disponga in questo senso, con effettività, naturalmente solo quando il pronunciamento sia passato definitivamente in giudicato.. L’elemento problematico sembra essere quello dell’individuazione della persona che sia qualificabile come titolare di un interesse (nel senso di cui all’art. 100 C.P.C.) a produrre ricorso per tale accertamento e, in subordine, le prove della volonta’ del defunto.

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D.In regime di D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 posso autorizzare la cremazione di un “cadavere” estumulato di persona defunta dieci anni fa, la documentazione di cui ai commi 4 e 5 art. 79 del DPR 285/90 occorre, oppure si applica la prescrizione decennale e non serve più?

 

R. Sull’ultimo punto: anche se (penalmente) vi potrebbe essere la prescrizione, ho proprio l’impressione che essa non intervenga in relazione all’art. 79 commi 4 o 5 dPR n.285/1990 ….Sono due diversi istituti, con diverse finalità, differentemente regolati!

 

[Fun.News 3215] L’Adnkronos fa un servizio sull’aumento delle cremazioni in Italia

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L’Adnkronos ha recentemente diffuso una serie di dati statistici sullo sviluppo della cremazione che fotografa l’incremento che costantemente si ha di questa pratica funebre in Italia.
Addirittura il lancio di agenzia titola ‘Saro cenere’, in Italia è boom di cremazioni.

Dopo la illustrazione dei dati (sono ormai 141.553 le cremazioni effettuate nel 2016 in Italia, pari al 23,01% dei decessi), la giornalista interroga sulle cause il responsabile SEFIT, dott. Pietro Barrera.
Di seguito si riporta un estratto dell’articolo, incentrato su:
IL PERCHE’ DI UNA SCELTA 
Oltre a un intimo e personale desiderio dell’individuo, dietro il boom di cremazioni esiste una molteplicità di fattori. Le ragioni economiche pesano ma all’origine della scelta vi sono anche la questione degli spazi e l’apertura della Chiesa.
A spiegarlo all’Adnkronos è Pietro Barrera, responsabile Sefit.
"Il boom è molto diversificato sul territorio nazionale con una differenziazione tra Nord e Sud" premette Barrera.
"Indubbiamente incide il costo delle sepolture, perché la sepoltura di un’urna cineraria costa molto poco, ma un elemento che nel nostro Paese ha contribuito ad aumentare la richiesta di cremazione – sottolinea – è stata la legittimazione di questa pratica da parte della Chiesa cattolica".
Prima infatti la percezione popolare era quella di "un atto ostile alla religione e si riteneva che fosse una pratica anticristiana. Ora questa barriera è caduta".
C’è poi il tema della disponibilità degli spazi legato a quello dei costi. "Costruire tombe di famiglia era ed è costosissimo e richiede spazi" evidenzia. Inoltre, "in molte città c’era il problema di soddisfare la richiesta crescente di loculi, con il risultato che poi si finiva per costruire, si pensi ad alcune parti del cimitero di Prima Porta a Roma, dei modelli da edilizia intensiva, come il palazzone di edilizia residenziale popolare degli anni ’70". Di qui "l’idea di cercare una strada alternativa per far sì che il destino della salma non richieda di per sé grande spazio e conseguentemente anche grandi spese". Si può scegliere l’affidamento familiare, la dispersione ma anche una collocazione cimiteriale "garbata, appropriata e decorosa".
Al Verano di Roma, "dove da decenni non c’è più la possibilità di costruire nuove sepolture, si trovò spazio per i cosiddetti colombari – spiega ancora Barrera – piccoli loculi che non potevano ospitare una bara ma un’urna sì, attraverso i quali si è risposto a una domanda di famiglie che cercavano una sepoltura al centro di Roma e la potevano ottenere solo in quel modo perché al Verano loculi disponibili non c’erano e non ci sarebbero stati". Quanto al costo della cremazione, "al netto dei ricarichi che possono fare le imprese di onoranze funebri, dipende anche dalla distribuzione, efficienza e accessibilità degli impianti che non sono distribuiti in modo equilibrato sul territorio nazionale". E, "in alcune aree del Paese", conclude Barrera, è collegato anche al fatto "che esista una limpida e trasparente concorrenza".

L’intero articolo pubblicato on-line qualche giorno or sono, può essere scaricato cliccando su LINK ARTICOLO.

Socrem Pavia: indirizza i propri soci a cremare a Serravalle Scrivia

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Il forno del cimitero monumentale di Pavia ogni tanto si ferma per problemi manutentivi e così il presidente della Socrem, la Società pavese di cremazione, ha preannunciato l’intenzione di siglare un accordo con il gestore del crematorio di Serravalle Scrivia per garantire le creazioni in quel luogo.
Al quotidiano “La provincia pavese”, il presidente della Socrem Pavia ha dichiarato che «L’appalto per il nuovo forno a San Giovannino è bloccato, per una serie di ricorsi al Tar, quindi anche nella migliore delle ipotesi ci sarà da aspettare altri otto mesi perché si possa vedere un impianto nuovo. Molti pavesi, i soci Socrem sono 6mila in tutta la provincia, sceglieranno Serravalle Scrivia e non più a Pavia. Noi, naturalmente, daremo libertà di scelta, ma è evidente che la convenzione che intendiamo firmare renderà vantaggiosa la cremazione a Serravalle. Che comporterà anche una perdita economica per il Comune di Pavia, cui garantiamo entrate per circa 800mila euro l’anno».
L’assessore Giuliano Ruffinazzi, responsabile del Mezzabarba per i servizi cimiteriali, non si nasconde dietro un dito: «Il presidente della Socrem Pavia ha ragione, l’impianto di Pavia è inadeguato. Capisco la sua irritazione, ma i tre ricorsi hanno rallentato il project financing con cui questa amministrazione intende risolvere un problema che si trascinava da almeno dieci anni: l’appalto prevede un impianto completamente nuovo. Io come politico non posso fare pressioni sulla commissione, formata da dirigenti comunali, che deve assegnare l’appalto. So che sono rimaste in gara tre ditte e che pochi giorni fa è stata valutata l’offerta tecnica. Manca solo quella economica»