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Come raccontare ai bambini la cremazione

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Riportiamo, ripresa dal sito della Socrem Bologna, una intervista fatta al Prof. Campione, su come raccontare ai bambini la cremazione.

Come raccontare ai bambini la cremazione
Pubblicato 7 febbraio 2017
Che cosa rispondere ai bambini quando ci pongono domande sulla cremazione? Esistono delle regole da seguire? Dipende dall’età del bambino? Ne parliamo con il Prof. Francesco Campione.

Intervista di Alice Spiga, direttrice SO.CREM Bologna, al Prof. Francesco Campione, tanatologo, Presidente dell’Associazione Rivivere e autore del libro La domanda che vola – Educare i bambini alla morte e al lutto.

FL’idea di questa intervista è nata un giorno di metà novembre quando, uscendo dal Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, mi è capitato di superare una famiglia che, vestita a lutto, si dirigeva verso una macchina parcheggiata.

La madre teneva per mano un bambino che avrà avuto circa 8 anni. Il padre camminava accanto a loro, guardando per terra. Nel passare loro accanto, ho sentito la madre affermare: «Che cosa ne dici? Io vado a casa con il bambino. Non mi sembra il caso di portarlo al… crematorio».

Più dell’indecisione se portare o meno il figlio al polo crematorio, il dato che maggiormente mi ha colpito è stato che la madre abbia fatto una pausa prima di dire “crematorio” e che, nel nominarlo, abbia anche abbassato il tono della voce, come se si trattasse di una brutta parola che il bambino non doveva sentire.

Non so che cosa abbia risposto il padre – io ho proseguito per la mia strada, che non coincideva con la loro – però nei giorni seguenti non ho potuto fare a meno di ripensare a quel momento, mettendomi nei panni di quella madre che aveva il timore di dire ad alta voce, davanti al figlio, la parola “crematorio”.

Aveva fatto bene ad abbassare il tono della voce? È giusto o sbagliato evitare di portare i bambini al polo crematorio? E se iniziano a porci domande sulla cremazione, cosa possiamo rispondere ai nostri figli? Dipende anche dalla loro età oppure no?

Per trovare risposta a questi dubbi, che sono certa non siano solo miei, ho deciso di contattare il Prof. Francesco Campione, che è stato così gentile da rispondere ad alcune domande sul macro-tema “Come raccontare la cremazione ai bambini”.

Naturalmente, ho raccontato anche al Prof. Campione la piccola vicenda della quale ero stata testimone, così da introdurre il tema al centro di questa intervista.

«La prima domanda che potremmo porci, nell’analizzare la scena cui lei ha casualmente assistito, – esordisce il prof. Campione – è per quale motivo la madre abbassi la voce nel nominare il crematorio. Dietro l’abbassamento del tono ci sono infatti tre tabù principali, molto diffusi nella società italiana contemporanea:

Il tabù della morte, per cui evitiamo del tutto di parlare di morte con i bambini perché siamo convinti che la morte non debba avere nulla a che fare con loro, che debbano essere preservati e tenuti all’oscuro finché non riteniamo che possano sopportare l’esistenza della morte.
Il tabù del funerale, per cui talvolta abbiamo talmente paura che la partecipazione a un funerale possa traumatizzarli che scegliamo per loro di tenerli a casa, senza coinvolgerli nella decisione se partecipare oppure no (anche perché spesso non sappiamo nemmeno come spiegargli che cosa sia un funerale).
Il tabù del destino del corpo dopo la morte. È in questo tabù che risiede la cremazione, insieme al polo crematorio e alle altre forme di trattamento del cadavere: tumulazione e sepoltura.
«Questo terzo tabù è quello più difficile da infrangere perché, anche se i genitori cercano di tenere i propri figli lontani dalla morte e dai funerali, prima o poi inevitabilmente ne verranno in contatto e i genitori saranno costretti a rispondere alle loro domande, infrangendo il tabù.

«La cremazione e il polo crematorio risiedono invece in una zona d’ombra ancora più fitta: il cadavere non si vede, le ceneri potrebbero anche non destare alcuna curiosità, quindi sarà molto più difficile che il bambino ponga delle domande, e i genitori potrebbero anche non parlare mai con i loro figli del destino del corpo dopo la morte.»

E se il bambino dovesse cominciare, per un motivo o per un altro, a porre delle domande sulla cremazione? Che cosa dovrebbe rispondere un genitore?

«Le risposte sulla cremazione dipendono da un primo fattore fondamentale: l’età del bambino. Secondo le tappe evolutive del concetto di morte (1) che la ricerca psicologica ha individuato allo stato attuale, i bambini:

Fino ai 3 anni sono convinti che la morte sia un evento reversibile e non universale del quale tende a non comprenderne le cause.
Tra i 4 e i 6 anni comprendono che la morte è irreversibile e universale, ma la causa può essere anche non naturale o biologica (ad esempio una magia o una volontà cattiva).
Tra i 6 e i 9 anni comprendono che la morte è una cessazione irreversibile delle funzioni vitali, che avviene per ragioni biologiche, che è universale e che riguarda anche loro.
«Sarebbe quindi meglio evitare di spiegare che cos’è realmente la cremazione a un bambino di tre anni. Allo stesso tempo però, visto che è convinto che la morte sia un evento reversibile, si potrebbe raccontare che il corpo con la cremazione diventa fumo, che diventa solido e si ricompone in aria.

«In questo modo, tra l’altro, si offrirebbe una risposta in linea con il pensiero magico che, per un bambino della sua età, circonda completamente il concetto della morte.»

E quando il bambino ha tra i 4 e i 6 anni? Come si potrebbe raccontare la cremazione?

«In questa fase il bambino sa che la morte è un processo irreversibile, che dalla morte non si torna, però crede ancora che possa essere il risultato di forme magiche e maligne. Qui il terreno è fertile per raccontare la cremazione, sempre però in termini magico/fiabeschi. Ad esempio si potrebbe dire che il fuoco serve a scacciare gli spiriti maligni e a purificare il corpo morto.

«Quando, infine (tra i 6 e i 9 anni), il bambino sa che la morte è un’interruzione delle funzioni vitali, che il corpo diventa un cadavere destinato a decomporsi e a tornare ai suoi elementi base, allora sì, gli si può spiegare che la cremazione serve a bruciare il corpo, accelerando questo processo naturale.»

Da una certa età in avanti, ritiene quindi che i bambini dovrebbero essere educati anche al destino del corpo dopo la morte?

«Qualsiasi cosa si decida di dire ai propri figli (che il corpo muore e si decompone o che un giorno ci sarà una resurrezione), è importante che, da una certa età in poi, sappiano che il cadavere può essere sepolto, tumulato oppure cremato. Ritengo infatti che, per essere un buon cittadino, non sia sufficiente l’educazione civica.

«Molti pregiudizi sociali nascono perché l’educazione ricevuta in famiglia è univoca, spesso per insicurezza dei genitori o per paura che, se i bambini sentono opinioni diverse, possano esserne “corrotti”, finendo per intraprendere strade diverse. Bisognerebbe invece dire prima i fatti e poi quello che si pensa.

«Ad esempio: “In Italia si può scegliere se essere sepolti, inumati o cremati. Io penso sia meglio questo, per questo e questo motivo, ma tu potrai scegliere quello che preferisci, perché il corpo è tuo”. In questo modo porteremo i nostri figli a scegliere consapevolmente della loro morte come scelgono consapevolmente della loro vita».

Per quanto riguarda, infine, le istituzioni? Le scuole, ad esempio, ritiene sarebbe utile coinvolgerle per portare i bambini in visita al cimitero o al Polo Crematorio?

«Non credo che il nostro Paese sia maturo per iniziative di questo genere perché, nel nostro contesto culturale, ci sono i genitori che vogliono che i figli sappiano tutto sulla morte, difendendo il loro “diritto alla verità” anche su questo tema, e quelli che invece vogliono tenerli all’oscuro, inventando “favole” che possano rassicurare i bambini, “preservandoli” dalla verità traumatizzante della morte.

«Ora, premesso che, a mio avviso, nella società odierna né le favole né il realismo dei fatti possono funzionare se si propongono separatamente, in questo contesto mi preme sottolineare che, se una scuola volesse organizzare una visita a un cimitero, immediatamente si formerebbero due fazioni: i genitori contrari perché convinti che questo traumatizzerebbe i loro bambini, e quelli che si lamenterebbero perché di visite come queste bisognerebbe proporne molte di più, finendo per bloccare ogni iniziativa».



Note

(1) Francesco Campione, La Domanda che vola – Educare i bambini alla morte e al lutto, ed. Dehoniane, Bologna, 2012, pagg. 26-27

Trasporto plurimo dolenti da impresa funebre: occorre essere noleggiatori di auto con conducente

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Nell’ambito delle attività di contrasto agli abusi ed alle irregolarità ai danni dei turisti da parte di tassisti e noleggiatori non autorizzati nella zona dell’aeroporto, personale della unità operativa aeroportuale della Polizia municipale, ha controllato a Napoli più di trecento veicoli tra cui taxi, noleggio con conducente e bus turistici contestando violazioni ad otto tassisti con contestuale segnalazione al corso pubblico e dieci noleggiatori abusivi con conseguente ritiro della carta di circolazione e fermo amministrativo, in quanto i veicoli non erano destinati a tale uso.
Durante i controlli gli agenti hanno fermato una vettura con autista di una impresa di pompe funebri che, dietro compenso, trasportava familiari di persone defunte presso il luogo dove avveniva la cremazione: un servizio di noleggio vero e proprio, non autorizzato.
Ovvia la multa.

A Roma è necessario ampliare cimiteri e potenziare l’offerta di cremazione

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A fronte dei 30 mila decessi che avvengono ogni anno nella Capitale si rendono necessari degli ampliamenti strutturali negli 11 cimiteri di Roma gestiti da Ama Spa.
Il primo ampliamento interesserà il cimitero Laurentino, ormai saturo.
La proposta, presentata il 27 gennaio 2017 all’amministrazione Capitolina, prevede l’ampliamento del cimitero di 35 ettari, raggiungibile espropriando 15 ettari di aree limitrofe.
Ma anche nel cimitero monumentale del Verano si stanno pianificando attività idonee a creare nuovi spazi. La soluzione è stata trovata con la vendita di 1000 nuovi loculi che porteranno nelle casse del Comune introiti capaci di coprire le ingenti spese di gestione e manutenzione cimiteriale romane.
Manca solo la decisione della gIunta Capitolina per dare il via all’operazione.
Ma anche il crematorio ha necessità di amplaimento.
Nei tre cimiteri più grandi di Roma per il 2019 è stato progettato di aggiungere tre linee di cremazione a Flaminio, dove ne sono già presenti sei, e altre due a Laurentino.
Sono da ultimo state acquistate da Ama Spa 800 nuove celle frigorifere per far fronte a un contratto di servizio che registra 7 mila cremazioni l’anno di cui Ama ne gestisce invece 15 mila l’anno.

Altro project financing per costruire un crematorio che rischia di bloccarsi per le proteste cittadine

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Cittadini contro il forno crematorio a Casciana Terme Lari (Pisa). E’ un altro episodio della insofferenza alla costruzione di nuovi crematori. Insofferenza alimentata da timori di chissà quale inquinamento e con esponenti politici che, è il caso di dire, soffiano sul fuoco!
La protesta usa i social network per alimentarsi e diversi abitanti di Lavaiano, la frazione interessata dal progetto di realizzazione del crematorio, si sono organizzati contro il progetto dell’amministrazione comunale.
La protesta montante ha già ottenuto un grosso risultato, visto che sono state raccolte e depositare 1.037 firme contrarie, poste in calce ad una petizione al Comune.
Ed è il Comitato del No che si fa sentire sulla stampa locale:
«Avevamo tempi stretti – dicono dal comitato – Trenta giorni per presentare la petizione. Perché il Comune sta predisponendo la gara».
I cittadini avrebbero voluto parlare di nuovo col sindaco, ma non è stato possibile.
«È stato contattato per telefono – aggiungono dal comitato – ma ha risposto che, dopo l’assemblea pubblica di qualche settimana fa, non è più possibile incontrarlo».
L’Amministrazione comunale, nel frattempo, sta lavorando per l’assegnazione della gestione degli undici cimiteri comunali a un privato, al quale sarebbe anche permesso di costruire un forno crematorio.

Varese: successo per il concorso di idee per realizzare il giardino del ricordo nel cimitero

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Sono ben 44 i progetti giunti entro la metà di marzo 2017 alla sede della Socrem di Varese su come sistemare il locale giardino del ricordo in cimitero.
«E viste le visite al nostro sito web e la documentazione scaricata, è facile immaginare che si tratti di professionisti di diverse città italiane che hanno aderito al bando», dice il presidente della Socrem Ivo Bressan.
I prossimi passi stanno i seguenti:
nominare la commissione giudicatrice (che sarà costituita da tre componenti effettivi, due della Socrem e uno del Comune e da due supplenti) e procedere con la scelta dei tre migliori progetti (ai loro autori verrà consegnato un premio di 5.000, 3.000 e 2.000 euro).
I progetti migliori verranno dunque consegnati al Comune, regalati dalla Socrem.
«La Socrem auspica che l’amministrazione comunale trovi le risorse economiche per la realizzazione del giardino delle rimembranze – dice Bressan – per il quale è stato ipotizzato un costo massimo dell’opera di 300.000 euro».
Il Giardino del ricordo verrebbe costruito a Belforte, in un’area adiacente al cimitero già esistente: 4.000 metri quadrati, una struttura dove effettuare la dispersione attraverso l’elemento acqua e l’elemento terra. Un’area con panchine, con alberi e prato verde dove parenti e amici potranno recarsi per ricordare il proprio caro scomparso.

Vescovo scrive una lettera aperta a Parroci e operatori del settore funerario

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Lo scorso 20 marzo 2017 il Vescovo di Nocera Inferiore-Sarno Monsignor Giuseppe Giudice, ha inviato una lettera agli addetti alle opere funerarie, agli incaricati di polizia mortuaria e ai parroci in merito alla cremazione e alla sepoltura dei defunti.
Di seguito riportiamo il testo integrale del documento:
«Carissimi,
quale pastore di questa Chiesa locale mi rivolgo anzitutto a voi che vi adoperate ad esercitare una delle opere di misericordia corporali più delicate: seppellire i defunti. Il contatto con le famiglie in lutto e la mediazione spesso operata con i sacerdoti e le comunità religiose vi pongono al centro di una particolare attenzione da parte mia, soprattutto nel tempo in cui viviamo, ed è mio compito fare chiarezza su alcuni aspetti circa la cura dei defunti e delle loro famiglie. Come sapete con l’Istruzione Piam et constantem del 5 luglio 1963, l’allora Sant’Uffizio ha stabilito che «sia fedelmente mantenuta la consuetudine di seppellire i cadaveri dei fedeli», aggiungendo però che la cremazione non è «di per sé contraria alla religione cristiana» e che non siano più negati i sacramenti e le esequie a coloro che abbiano chiesto di farsi cremare, a condizione che tale scelta non sia voluta «come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa». Questo cambiamento della disciplina ecclesiastica è stato poi recepito nel Codice di Diritto Canonico (1983) e nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (1990). Nel frattempo la pratica della cremazione si è notevolmente diffusa in non poche Nazioni, ma nel contempo si sono diffuse anche nuove idee in contrasto con la fede della Chiesa. Pertanto è bene che io ribadisca a voi, che ci aiuterete, sono certo, a chiarire le idee alle famiglie con cui entrate in contatto al momento di dovervi prendere cura dei loro cari defunti. Mi permetto ivi di ribadire alcuni principi e norme circa l’uso della cremazione e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione. Il primo elemento da considerare è che la Chiesa, per motivi dottrinali e pastorali, continua a preferire la sepoltura dei defunti e il rispetto del corpo mortale degli stessi che come la Liturgia ci ricorda è tempio dello Spirito del Signore. La Chiesa continuerà a consigliare in via preferenziale la tumulazione del corpo del defunto nel cimitero o in altro luogo sacro e si chiede ai cristiani di continuare in questa pia pratica. L’inumazione è la forma più idonea per esprimere la fede e la
speranza nella risurrezione corporale. In tal senso la Chiesa non può permettere atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della re–incarnazione, sia come la liberazione definitiva della “prigione” del corpo. Infine, la sepoltura dei corpi dei fedeli defunti nei cimiteri o in altri luoghi sacri favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana. Un secondo elemento riguarda invece proprio la cremazione. Laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà del fedele defunto, la Chiesa non ha motivi dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione del cadavere non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l’oggettiva negazione della dottrina cristiana sull’immortalità
dell’anima e la risurrezione dei corpi. Essa tuttavia non deve essere richiesta in contraddizione ai principi della Chiesa e in opposizione alla fede sulla resurrezione. Un terzo elemento riguarda il vostro specifico servizio. Vi chiedo fraternamente di informare i parroci tempestivamente della scelta della cremazione da parte dei fedeli o delle loro famiglie,
affinché gli stessi predispongano i riti liturgici in maniera adeguata a questa scelta, così come prevede l’appendice al nuovo rito delle Esequie in vigore presso la Chiesa italiana. Si chiarisca però alle famiglie che qualora per motivazioni legittime venga fatta la scelta della cremazione del cadavere, le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica. In nessun caso la Chiesa potrà autorizzare la dispersione delle ceneri o la conservazione delle stesse in luoghi o abitazioni private (benché la legge civile dello Stato consenta entrambe queste possibilità) e meno che meno la creazione di gioielli o monili o altri oggetti dalle ceneri del defunto. Aiutateci a far capire che la scelta della cremazione non deve andare in contrasto con il rispetto per le spoglie mortali del defunto e con la possibilità che esse “riposino” in un luogo sacro pensato appositamente fino alla resurrezione, così come insegna la dottrina. La conservazione delle ceneri in un luogo sacro, inoltre, riduce il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana. In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose. Va assolutamente scoraggiata in tal senso l’uso di dividere le ceneri tra i familiari ancora viventi, che ancor più espone al rischio della dispersione o mancanza di rispetto per il defunto. Mi permetto, infine ricordare, che il mancato rispetto di tali indicazioni può, in casi estremi, portare, da parte dell’autorità ecclesiastica, a un diniego alla celebrazione delle esequie cristiane».

Recupero di energia da crematori

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Il crematorio di Redditch, nel Worcestershire, in Inghilterra, permette alla piscina del luogo di risparmiare circa quindicimila sterline l’anno reindirizzando il calore in eccesso verso un uso migliore.
A Durham, sempre in UK, invece hanno installato un paio di turbine nel crematorio, per da vendere l’energia in eccesso alla rete nazionale.
E a Stoccolma, Svezia, nel famoso cimitero nel bosco, patrimonio dell’umanità, il crematorio che è all’interno, con il recupero di calore alimenta una serpentina che mantiene puliti i dialetti di accesso da neve e ghiaccio.
Mentre il recupero di calore destinato a riscaldare gli ambienti del crematorio e gli uffici cimiteriali sono già una cosa del tutto normale in molte parti del mondo, Italia compresa.
In talune realtà, attraverso pompe di calore, si producono frigorie capaci di mantenere a bassa temperature le celle usate per tenere i feretri in attesa di essere cremati.

Indagini su assegnazione di project financing per realizzare crematorio a Pompei

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Arresti domiciliari per l’ex sindaco di Pompei Claudio D’Alessio ed il dirigente dell’ufficio tecnico comunale Andrea Nunziata, mentre per Vincenzo Manocchio (assessore ai lavori pubblici ed al cimitero all’epoca dei fatti incriminati) è stato decretato l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Sono questi i provvedimenti restrittivi che hanno riguardato ex amministratori ed un dirigente del Comune di Pompei tra quelli operati dalla Guardia di Finanza nella retata dell’operazione a vasto raggio “The Queen”, inchiesta condotta dalla DDA di Napoli nella persona del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e dei suoi sostituti e collaboratori.
Sono state poste in essere complessivamente 69 misure restrittive a carico di personaggi pubblici di grande rilievo e di professionisti e docenti universitari.
Le accuse per i tre di Pompei (due politici ed un dirigente comunale) sarebbero legate alla turbativa d’asta per la realizzazione di un crematorio in project financing, appunto a Pompei.
D’Alessio, nel corso del mandato di sindaco a Pompei dal 2009 al 2014 avrebbe tenuto un comportamento illegale nel conferimento di un appalto entrato nel mirino della magistratura napoletana. La gara per il project financing dell’impianto di cremazione aveva un importo stimato di 3,8 milioni di euro.
Risulterebbe assegnato il 18 marzo 2013 al Consorzio Stabile Intratech di Milano dalla commissione di gara di cui l’ingegnere Nunziata risulterebbe essere stato presidente.

Torino: annunciati cambiamenti della politica tariffaria in materia di cimiteri e cremazione

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Nei giorni scorsi la Giunta comunale di Torino ha presentato gli indirizzi per l’adeguamento di tributi locali, tariffe, rette e canoni. I documenti, che verranno esaminati dal Consiglio Comunale, sono preliminari all’approvazione, in una delle prossime sedute della Giunta, del bilancio preventivo.
Sono state delineate linee di indirizzo per il potenziamento delle attività di riscossione delle entrate che porteranno a un piano di sviluppo e potenziamento degli organici e degli uffici preposti.
In materia cimiteriale, diminuisce da 715,82 euro a 238,06 euro la tariffa per quanti intendono conservare presso il domicilio le ceneri di un defunto, senza utilizzare cellette cimiteriali o la dispersione extra cimitero.
La delibera stabilisce anche che l’onere per le esumazioni sia riscosso per l’intero anticipatamente. E’ stato dato mandato ad AFC Torino spa (la municipalizzata locale che gestisce i cimiteri) di predisporre uno studio di fattibilità che verifichi la possibilità di allungare il periodo di inumazione delle salme da 10 a 15 anni.

[Fun.News 3136] Operativo il nuovo crematorio di Serravalle Scrivia (AL)

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Un nuovo crematorio gestito dal Gruppo Altair ha preso il via.
Si tratta dell’impianto sito Serravalle Scrivia (in provincia di Alessandria), all’interno del cimitero di via Gambarato a pochi metri dall’uscita dell’autostrada.
È dotato di due linee, garantendo così tempi veloci per lo svolgimento di cremazioni, e si sviluppa su una superficie complessiva di 2.500 metri quadri con una struttura di circa 660 metri quadri.
Il crematorio è dotato di area per la dispersione ceneri, ampia sala del commiato, sala video e saletta per cerimonie ristrette. Il Gruppo Altair segnala come la struttura sia all’avanguardia per soluzioni tecnologiche adottate.
La concessione di costruzione e gestione sottoscritta con il Comune di Serravalle Scrivia ha una durata di 27 anni e l’investimento complessivo si aggira intorno ai 2,9 milioni di euro.
ORARI DI APERTURA
del Crematorio:
Da lunedì a venerdì 8.30 – 18.30   Sabato 8.30 – 16.30
CONTATTI
Tel. 0143.686254    fax 0143.633827
Cell. 392.6912990    Mail serravalle@gruppoaltair.it
Il Gruppo Altair è attualmente il maggior gestore di impianti di cremazione in Italia.
Controlla e gestisce: gli impianti crematori di Domodossola (VB), Trecate (NO), Acqui Terme (AL), Olbia (SS), Brescia (BS), Cervignano del Friuli (UD), Parma (PR), Piacenza (PC), Modena (MO), e Rimini (RN).

[Fun.News 3135] Riciclo rifiuti da attività cimiteriali

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Le linee guida europee in materia di trattamento dei rifiuti sono orientate a favorirne il riciclo. Lo stesso fanno le norme italiane. Per il settore cimiteriale queste indicazioni sono contenute negli articoli 12 e 13 del DPR 15/7/2003 n. 254.
Molti hanno conoscenza dell’obbligo di confezionamento e trattamento dei rifiuti da esumazione ed estumulazione, ma pochi sanno che anche per i cimiteri e gli impianti siti nei cimiteri vi è proprio una norma specifica, contenuta nel comma 2 dell’art. 13 DPR 254/2003, che recita:
"2. Nella gestione dei rifiuti provenienti da altre attività cimiteriali devono essere favorite le operazioni di recupero dei rifiuti di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f), numero 2)."
Cioé: "2) altri oggetti metallici o non metallici asportati prima della cremazione, tumulazione od inumazione;"
Sono sempre maggiori, quindi, le esperienze di raccolta differenziata cimiteriale.
Una delle attività più utili è il riciclo di rifiuti metallici NON PERICOLOSi, derivanti dai crematori.
La particolarità di questo servizio “inventato” dalla ditta olandese Orthometals, che da circa 20 anni opera in tutto il mondo (in oltre 750 crematori nei vari continenti), è quella di valorizzare il recupero di questi rifiuti metallici, consentendo al gestore del crematorio di:
a) contribuire a recuperare metalli sempre meno presenti in natura, anziché disfarsene (si pensi ad es. ai metalli di cui sono costituite le protesi);
b) ottenere un ricavo garantito, anziché sostenere un costo di smaltimento per tali rifiuti: una volta detratte le spese di riciclo e raffinazione i ricavi rimanenti andranno al crematorio.
I risultati del servizio in Italia sono interessanti:
i rifiuti metallici riciclati sono passati da 0 del 2012 ai 41.191 Kg. del 2015, fino ai 63.343 Kg. del 2016.
La lista dei crematori convenzionati si è infoltita: ora sono 37 i diversi crematori visitati periodicamente, mentre altri 4 stanno valutando – attraverso una specifica prova – se aderire anch’essi al programma di riciclo.
Dopo la diffusione iniziale del servizio nel Nord e Centro Italia stanno aderendo anche crematori del Sud e pure quelli della Sardegna. E si sta valutando se offrire il servizio anche lungo l’intera dorsale adriatica.

Il ricavato dal riciclo di questi rifiuti può essere impiegato in vari modi:
– devoluto in beneficienza, come fanno diversi crematori del Nord Europa;
– a riduzione dei costi di funzionamento, con benefici nelle tariffe di ogni singolo crematorio aderente, che così può migliorare la concorrenzialità;
– per favorire la formazione del personale e il miglioramento qualitativo dell’impiantistica.
Nei prossimi giorni, e precisamente a partire dal 14 marzo 2017, per oltre una settimana, verrà effettuata una delle periodiche raccolte (ne vengono fatte 3 ogni anno per i grandi crematori e 1 all’anno per quelli minori) di questa tipologia di rifiuti.
Informazioni sulle caratteristiche del servizio sono reperibili in inglese al link: www.orthometals.com o in italiano al link SERVIZI ORTHOMETALS

Finalmente partono i lavori per il crematorio di Trento

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Dopo alcuni anni di progettazione, di stop and go dovuti a ricorsi nelle aule dei tribunali, al termine della primavera 2017 potranno partire i lavori per la realizzazione del tempio crematorio di Trento.
Il progetto e l’intenzione da parte del Comune di dotarsi di questa struttura hanno fatto fin dall’inizio molto discutere. Dal punto di vista legale, lo scorso anno il Consiglio di Stato aveva dato ragione all’Amministrazione sulla gara per il tempio con una sentenza che confermava il pronunciamento del Tar, che già si era espresso riconoscendo la corretta assegnazione, da parte dell’Amministrazione comunale, del progetto definitivo e dei lavori del tempio.
L’obiettivo del Comune di Trento è quello di disporre del crematorio alla fine del 2018.
A portare avanti i lavori saranno DF Costruzioni, Nord Costruzioni e Officine Ciroldi e l’importo complessivo si aggira su 5 milioni e 500 mila euro.
“Per quanto riguarda il comune di Trento – spiega Carmelo Passalacqua, dirigente dei Servizi funerari – oltre il 50% di persone morte vengono cremate e su scala provinciale siamo al 33%. In numeri assoluti su 900 morti all’anno oltre il 450 oggi viene cremato e sono numero in continuo aumento. Di sicuro quando sarà operativo, considerando gli inconsunti, il tempio funzionerà a pieno ritmo”.
L’area individuata per la realizzazione del tempio crematorio ed delimitata a nord con la “barchessa” meridionale di Palazzo alle Albere; ad est con il braccio del porticato di delimitazione del quadrante sud del Cimitero Monumentale; a sud con l’Ossario per i caduti dell’esercito Austro – ungarico e, in secondo piano, con l’edificio per i loculi realizzato alla fine del Novecento; ad ovest l’area è delimitata da una siepe, oltre la quale si trova una via di servizio e la ferrovia del Brennero.
Nell’edificio ci sarà la sala di commiato, la sala dei due forni, due salette per l’attesa dei parenti ad altri locali di servizio. Dal punto di vista architettonico a caratterizzare il tempio saranno due grandi “lame” che hanno la funzione di contenere i camini di espulsione dei fumi che devono avere altezza di 15 metri.
L’unità filtrante assicura che le emissioni di polveri in atmosfera siano compatibili con i parametri normativi in materia di tutela della salute umana ed ambientale. I fumi trattati sono conferiti ad un camino per la corretta espulsione in atmosfera. La velocità d’uscita dei fumi dal camino è tale da garantirne la dispersione seconde le rigide normativi vigenti.

Rifacimento del forno crematorio a Perugia

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L’Amministrazione comunale di Perugia ha approvato il progetto definitivo per la realizzazione del nuovo forno crematorio al cimitero monumentale di Perugia.
A breve, dunque, potranno partire i lavori per l’opera tanto attesa dalla cittadinanza, essendosi da tempo concluse le procedure per l’assegnazione dell’appalto.
“Rispettata – sottolinea il Comune di Perugia – la tempistica dettata dalla giunta nei mesi scorsi, secondo un crono programma che ha preso il via il 23 marzo dello scorso anno con l’approvazione del progetto preliminare.
Nel frattempo, tra Novembre 2016 e Gennaio 2017, sono arrivati anche i pareri richiesti a Vigili del Fuoco e Soprintendenza e l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA). I lavori, già appaltati, dureranno circa tre mesi, oltre il collaudo”.
“Quello di Perugia è l’unico forno crematorio dell’Umbria, di cui si servono anche utenti provenienti dalle regioni limitrofe. Il nuovo forno crematorio avrà caratteristiche tecniche innovative, sia per quanto riguarda le emissioni ambientali, sia quanto a efficienza operativa, visto che potrà lavorare anche su tre turni, anziché su uno solo come il vecchio.”.
L’intervento complessivo è pari a 700mila euro dei quali 539mila per lavori (in virtù di ribasso d’asta rispetto ai 600mila originari) e 160mila per somme a disposizione (rispetto ai 100mila originari).

[Fun.News 3132] M5S: è sempre più nel suo DNA la contrarietà alla tradizionale cremazione

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Si moltiplicano le iniziative di M5S contrarie alla installazione di impianti di cremazione. L’ultima in ordine di tempo è quella in regione Toscana.
Giacomo Giannarelli, consigliere regionale M5S vicepresidente della Commissione Ambiente e Territorio, ha dichiarato:
“La giunta PD non ha ancora ultimato la bozza di Piano regionale di coordinamento dei forni crematori. In mancanza di questo documento si dovrebbe fermare qualsiasi ipotesi di nuovi impianti, visto anche l’impatto sanitario che questi producono sulla popolazione che vi risiede intorno”.
“Abbiamo portato la questione in Regione nel marzo scorso trovando la bocciatura del PD alle nostre proposte innovative su pratiche più salutari e sostenibili quali resomazione e criomazione. In attesa del piano regionale auspichiamo che si possa aprire quanto prima un dibattito serio sul tema, preliminare a qualsiasi nuova soluzione ipotizzata a Carrara e Prato” conclude Giannarelli.
Anche in regione Veneto il M5S è stato lo sponsor della sospensiva delle autorizzazioni per nuovi impianti di cremazione, provvedimento inserito nella finanziaria 2017 della regione Veneto, pubblicato il 30/12/2017.
Lo stesso dicasi in Lazio:
Silvana Denicolò, consigliera del M5S Lazio, ha dichiarato nei giorni scorsi:
“Il Presidente della Regione Lazio ha risposto, attraverso la Direzione regionale “Salute e Politiche Sociali”, a due nostre interrogazioni depositate ad aprile e novembre dello scorso anno che, partendo dall’ipotesi di realizzazione di impianti di cremazione in vari comuni dei Castelli Romani, Colli Prenestini e aree limitrofe, chiedevano conto dell’assenza di un Piano regionale di coordinamento per la realizzazione di crematori da parte dei comuni.
La Direzione regionale scrive che la Giunta avrebbe pronta una proposta di legge “in materia funeraria e di polizia mortuaria” sin da dicembre 2015, ma che questa è “in attesa di essere esaminata dal Consiglio Regionale”, e che quindi il piano regionale non può essere adottato.
La risposta traccia un chiaro quadro del modus operandi della Giunta in questi anni, che da una parte fa ricadere le responsabilità dei propri fallimenti sul Consiglio Regionale del Lazio, come se la maggioranza non fosse composta dai compagni di partito del Presidente, e dall’altra continua ad essere inadempiente rispetto alla Legge del 2001, che chiedeva alle regioni di predisporre piani regionali di coordinamento entro sei mesi. Rimaniamo in attesa dell’ importante pronunciamento dell’Assessorato all’Ambiente in merito alla proliferazione di crematori in un territorio ristretto e in gran parte tutelato come parco regionale.”
E, onestamente, se la risposta della Regione fosse questa è errata, poiché le Regioni italiane sono tenute a predisporre un piano dei crematori già da fine 2001.
La campagna del M5S sui crematori consiste anche nel sostegno esplicito del M5S ad ogni petizione ed iniziativa di comitati popolari delle zone di presunto insediamento di nuovi impianti di cremazione in questo o quel Comune, lamentando riflessi estremamente negativi per la salute per questi insediamenti.

Una posizione, quella del M5S, che spesso di fonda su fake news e non su studi tecnici acclarati e validati dalla comunità scientifica.
Si sente sempre più la necessità di un autorevole intervento statale che dissipi ogni dubbio e produca una normativa di riferimento che, se seguita, eviti l’attuale contratietà di principio.

Palermo: il crematorio ha ripreso a funzionare

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Il crematorio di Palermo ha il singhiozzo! Talvolta va, talaltra non va.
Per la cronaca riprendiamo la notizia fresca di settimana:
Il forno crematorio del cimitero di Santa Maria dei Rotoli è perfettamente funzionante e sta svolgendo regolarmente la sua attività, dopo che questa era stata sospesa, nei giorni scorsi, a causa di un guasto.
Si sta, quindi, procedendo alla cremazione di diverse salme, rimaste in deposito per qualche giorno, ed è unicamente per tale ragione che per la settimana in corso non sarà possibile provvedere ad ulteriori cremazioni.
Queste le dichiarazioni dell’amministrazione comunale, che si portano a conoscenza degli operatori e della popolazione interessata.

Vescovo di Piacenza diffonde i contenuti della Istruzione vaticana su cremazione e ceneri

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Il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, ha stilato, in collaborazione con l’Ufficio liturgico diocesano, un documento nel quale richiama e traduce per la sua Chiesa le norme contenute nel Rituale delle esequie e, soprattutto, nell’istruzione della Congregazione per la dottrina della fede Ad resurgendum cum Christo (25 ottobre 2016).
Il testo del vescovo è riportato dal settimanale diocesano Il Nuovo Giornale del 12 gennaio 2017. Il tema è la conservazione/dispersione delle ceneri.
L’istruzione vaticana ribadisce la sua predilezione per l’inumazione «come forma più idonea ad esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale». Lo stile cristiano della sepoltura «porta in sé un’espressività simbolica insostituibile» e «i luoghi della sepoltura nella tradizione della fede si fanno luoghi di una memoria intensamente affettuosa… luoghi che diventano di speciale intensità e valore per le comunità quando custodiscono le spoglie di martiri e santi».
Tre sono i “no” pronunciati dall’istruzione:
– no alla conservazione delle ceneri in casa (anche se talune legislazioni lo permettono);
– no alla dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua e niente conversione delle ceneri in ricordi commemorativi (ad es., in pezzi di gioielleria);
– no alle esequie se il defunto avesse scelto la cremazione e la dispersione delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede.

[Fun.News 3117] E’ partito il rilevamento SEFIT per le cremazioni italiane svolte nel 2016

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La Utilitalia SEFIT qualche giorno or sono ha spedito ai gestori di crematori italiani, con propria circolare p.n. 632/2017/AG del 18 gennaio 2017, una comunicazione con l’usuale richiesta di inoltro di dati statistici, questa volta per il 2016.
La comunicazione consta di 3 parti:
1) la prima riguarda le cremazioni svolte in ciascun impianto, distinte tra cadaveri, resti mortali
2) la seconda i parametri qualitativi e tariffari utilizzati (come ad es. i tempi medi di attesa per effettuare una cremazione dal decesso, le tariffe applicate, i servizi offerti, ecc.)
3) l’ultima parte consiste in un utilissimo elenco di tutti i crematori operativi in Italia, con indirizzo, telefono e dove disponibile mai o fax.
Di norma i dati vengono trasmessi alla Utilitalia SEFIT entro il mese di marzo dell’anno successivo a quello per il quale si chiedono i dati.
Poi si ha un periodo di raccolta dei dati dai gestori ritardatari e infine vengono elaborate le tabelle con numeri e percentuali di cremazione distinte per ciascun impianto, raccolte anche a livello regionale.
I dati elaborati da Utilitalia Sefit, in mancanza di raccolta svolta da parte dell’ISTAT, sono diventati di riferimento sia per organismi nazionali (come l’ISPRA, per il calcolo delle emissioni in atmosfera) che internazionali, come lCF – International Cremation of Federation – o l’EFFS – European Federation of Funeral Services.
La SEFIT informa i gestori che per un qualche motivo non avessero ricevuto il modulo di rilevamento statistico a chiederlo alla mail segreteria@sefit.eu
 

Un modello di gestione dell’attività funebre e cimiteriale da guardare con interesse

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A La Spezia sono profondi i cambiamenti che si stanno effettuando per la gestione di cimiteri e crematorio.
L’assessore Corrado Mori ha presentato qualche giorno fa il nuovo modello di gestione dei servizi cimiteriali:
un nuovo impianto di cremazione, uno sportello unico per i cittadini, una sala commiato e una maggior trasparenza nei costi.
Le innovazioni toccano anche il comparto funebre:

Il comune della Spezia avrà il ruolo di coordinatore del progetto, Spezia Risorse si occuperà del supporto operativo, dei pagamenti, della cartografia e dell’implementazione della banca dati. Altri due attori interessati sono:
– l’agenzia di onoranze funebri che, se deciderà di aderire al progetto, avrà le funzioni di uno sportello unico rendendo la vita più semplice ai cittadini che usufruiranno di questo servizio;
– un partner tecnologico, scelto tramite gara pubblica, che dovrà fornire supporto informatico.
L’assessore la definisce una vera e propria rivoluzione al servizio del cittadino:
“Il cittadino che entra nella società di onoranze funebri potrà fare tutto direttamente in loco.
L’agenzia di pompe funebri entrerà nella banca dati del comune permettendo al cittadino di scegliere beni e servizi comunali.
Il cittadino sarà libero di scegliere il funerale che preferisce, controllare costi e prezzi, scegliere orario e giorno del funerale, scegliere il loculo o l’ossario in cui tumulare il familiare, effettuare tutti i pagamenti verso il comune e l’agenzia utilizzando, oltre ai classici metodi di pagamento, anche il sistema PAGOPA (strumento informatico che ha l’obiettivo di regolare i pagamenti verso la pubblica amministrazione potendo pagare tramite carte di credito, di debito o iban bancario)”. Ad ogni salma verrà associato un codice a barre che la accompagnerà in tutti i movimenti successivi.
L’altra rilevante novità concerne l’impianto di cremazione.
Il numero di cremazioni a La Spezia, in questi ultimi anni è fortemente cresciuto.
Alla Spezia nel 2015, ad esempio, ci sono state ben 772 cremazioni. Visto l’incremento esponenziale di questa pratica funeraria, il comune ha deciso di realizzare un nuovo impianto di cremazione.
“Dobbiamo implementare la capacità di poter rispondere a queste richieste attraverso il nuovo forno, che ha un costo complessivo di 1,2 milioni di euro. Si tratta di uno strumento tecnologico dalle basse emissioni che potrà svolgere questa funzione non soltanto per gli spezzini, ma anche per salme provenienti da altre province. Attraverso questo nuovo forno possiamo ipotizzare di poter dare il medesimo servizio ad un costo più basso di quello attuale. Verranno presentati altri servizi come la sala commiato, un punto di ristoro ed un parcheggio. Il nuovo impianto sorgerà nell’area dietro al cimitero, di fronte all’attuale impianto di cremazione”.

Cagliari: sospesa temporaneamente l’accettazione di salme da cremare

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A causa di un «ingente numero di salme pervenute e in attesa di cremazione» nel cimitero di San Michele a Cagliari, «per garantire il rispetto delle norme igienico sanitarie non sarà possibile accogliere ulteriori salme per la cremazione sino a domenica 15 gennaio 2017».
L’accoglienza (sospesa da venerdì 6 gennaio 2017) riprenderà «a partire da lunedì 16 gennaio».