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Anche Savona si avvia ad un project finanzino per il crematorio

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La giunta comunale di Savona ha votato la scorsa settimana la delibera di rescissione del contratto con l’Ata per la gestione dell’impianto di cremazione.
Ata continuerà, in via provvisoria, la gestione del servizio fino a che il Comune non realizzerà il nuovo polo crematorio.
All’origine dell’atto il mancato rispetto da parte di Ata di alcuni patti contrattuali col Comune.
Per la realizzazione del nuovo polo, il Comune non dispone delle risorse economiche per assumere personale e affrontare i costi dell’operazione, per cui si pensa ad una gestione privata del servizio.

[Fun.News 3223] Svizzera: costa caro non seguire le regole nella consegna delle ceneri di una cremazione

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Il Tribunale cantonale di Losanna (Svizzera) ha diminuito di due mesi, in appello, la pena ad un anno di carcere inflitta ad un impresario di pompe funebri, condannato per aver consegnato ai genitori di un bimbo deceduto nel 2014 un’urna contenente le ceneri di un adulto e di un altro bambino.
I giudici cantonali hanno confermato la condanna per turbamento della pace dei morti, mentre hanno assolto il 58enne impresario funebre dall’accusa di truffa formulata in occasione del primo processo, svoltosi in maggio 2017
.
La Corte cantonale di Losanna ha tenuto conto degli argomenti della difesa, secondo cui l’imprenditore non aveva avuto alcun interesse, né finanziario, né personale a scambiare le ceneri.
L’imputato ha invece attribuito la responsabilità dell’accaduto al padre del piccolo defunto, che gli avrebbe chiesto di fornirgli un’urna "di ricambio" per aiutare la moglie a meglio accettare la perdita del figlio.
Questa versione è stata totalmente contestata dal genitore messo in contraddittorio.
Alla testa di un’impresa di pompe funebri low cost all’epoca attiva a Ginevra, l’impresario aveva fatto credere ai genitori losannesi del bebè di aver consegnato loro le ceneri del figlioletto, deceduto due giorni dopo la nascita all’Ospedale universitario di Ginevra (HUG) nell’ottobre 2014.
Due settimane dopo aver preso in consegna il corpicino all’HUG per farlo cremare a Bienne (Berna), l’imprenditore aveva fornito alla coppia un’urna contenente le ceneri non identificate di un adulto e di un altro bambino.
L’inganno è stato smascherato tre mesi dopo, quando i genitori hanno chiesto un verbale di cremazione, necessario per ottenere la sepoltura delle ceneri a Losanna.
Il crematorio di Bienne ha indicato loro che la cremazione del figlio era appena avvenuta.

Lo spirito arriva tardi alla cremazione

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“C’era una nebbia fittissima, quando sono uscito per avventurarmi nella città vuota e ovattata e andare alla camera ardente. È così che chiamano il crematorio ora. L’avviso diceva che dovevo presentarmi alle nove. La mia cremazione era fissata per le nove e mezza.”
Inizia con questo incipit l’ultimo libro di Yu Hua “Il settimo giorno”, pubblicato da Feltrinelli e presentato insieme all’autore in questi giorni in Italia.
Il libro narra i sette giorni di uno spirito arrivato in ritardo alla sua cremazione, trascorsi nel limbo della vita-nonvita.
Yu Hua è nato nel 1960 a Hangzhou, figlio di un’infermiera e di un medico. Per questo motivo sin da piccolo ha iniziato a frequentare l’ospedale dove lavoravano i suoi genitori, passando i pomeriggi a giocare nei corridoi.
E’ autore di numerosi libri fra i quali “Cronache di un venditore di sangue”, “Brothers” e “Vivere!”, con il quale ha vinto il premio Grinzane Cavour e dal quale il regista Zhāng Yìmóu ha tratto il film omonimo, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 47º Festival di Cannes.

Amministratore di sostegno, cremazione e Legge 30 marzo 2001 n. 130.

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La Legge 9 gennaio 2004, n. 6 è stata promulgata in funzione di una particolare tutela dei potenziali beneficiari, “… con la minore limitazione possibile della loro capacità di agire …” (art. 1), tanto che, nell’eventualità in cui il beneficiario, sia interdetto od inabilitato, il decreto di nomina di amministratore di sostegno “è esecutivo dalla pubblicazione della sentenza di revoca dell’interdizione o dell’inabilitazione.” (art. 405, comma 3 C.c., quale introdotto dall’art. 3 stessa L. 9 gennaio 2004, n. 6).

Da questa filosofia legislativa di fondo discende una logica conseguenza : l’istituto dell’amministrazione di sostegno è sostanzialmente alternativo all’interdizione (si trascura, l’inabilitazione, la quale non incide pienamente sulla capacità di agire, se non limitatamente agli aspetti patrimoniali, oltretutto quando di straordinaria amministrazione).

Si deve, poi, rimarcare come, di norma, il decreto di nomina dell’amministratore di sostegno sia, immediatamente esecutivo (art. 405, comma 1 Cod. Civile, salvo che nell’ipotesi del comma 3, citato, dove l’esecutività è, invece, subordinata alla revoca dell’interdizione, da cui consegue il pieno riacquisto della capacità di agire del beneficiario).

L’amministratore di sostegno, oltretutto, non assolve compiti predeterminati, in via generale, dalla Legge, come, al contrario. si ha per gli altri due istituti di protezione delle persone maggiori di età, bensì quelli che sono nominativamente indicati nel decreto di nomina (numerus clausus, non ampliabile!), ed essi sono tendenzialmente di ordine patrimoniale (art. 405, comma 4 Cod. Civile.), ragion per cui non si possono dilatare all’esercizio di diritti personali, men che meno personalissimi, come accade proprio per gli jura sepulchri, ossia per gli atti di disposizione del proprio post mortem.
Tra l’altro, l’art. 404 Cod. Civile segue la stessa direzione concettuale, nel senso di considerare gli “interessi”, rispetto a cui il beneficiario può essere “assistito” dall’amministratore di sostegno o, se espressamente previsto tra le attribuzioni conferite con il decreto di nomina, anche essere “sostituito” da quest’ultimo, in termini di rappresentanza (artt. da 1387 a 1399 Cod. Civile), anche se l’orientamento della Legge tende a privilegiare al massimo l’autonoma capacità di agire del singolo soggetto.

La scelta della pratica funeraria della cremazione afferisce ai diritti personalissimi (assoluti ed intrasmissibili concernenti gli atti di disposizione del proprio corpo, nel solco dell’art. 5 Cod. Civile, si è, così, in presenza di una fattispecie che non ammette rappresentanza (la quale ha valore riguardo ai negozi giuridici di tipo patrimoniale), tuttavia mancando una diretta manifestazione di volontà della persona interessata, l’ordinamento giuridico individua anche in capo ad altri, jure coniugii ed in subordine, jure sanguinis, e sempre secondo poziorità, la legittimazione a disporre, come accade con l’art. 3, comma 1 lett. b), n. 3) L. 30 marzo 2001, n. 130, la quale, oltretutto, considera anche l’evenienza che la persona deceduta (non le persone della lett. b), n. 3) si trovi in condizioni d’incapacità, affrontando tale caso, invero nemmeno così raro, all’immediatamente successiva lett. b). n. 4.
Per quanto riguarda specificatamente la questione posta, si dovrebbe considerare come l’art. 405, comma 4 Cod. Civile annoverri anche ipotesi di provvedimenti d’urgenza, limitati alla “cura della persona interessata e per la conservazione e l’amministrazione del suo patrimonio.”

Per altro, quando vi sia (eventualmente, siccome, ormai, nella polizia mortuaria succede tristemente di tutto!) un provvedimento del giudice tutelare, solo una volta divenuto esecutivo, e tale da affidare all’amministratore di sostegno il potere di rendere la dichiarazione di volontà alla cremazione, la figura amministrativa competente al rilascio dell’autorizzazione alla cremazione (Il dirigente? L’ufficiale di Stato Civile?), non potrebbe certo discostarsi da quanto deciso con decreto del giudice tutelare.

Se scrutiniamo correttamente, ed in diritto, una tale fattispecie, questa situazione così anomala non dovrebbe neppure sussistere sia perché ha riguardo all’esercizio di diritti personalissimi, sia soprattutto perché, decedendo il beneficiario, l’amministrazione di sostegno non potrebbe più averne più la rappresentanza, mentre permarrebbe solo l’obbligo del rendiconto finale.

Come extrema ratio, ed in via del tutto occasionale (come potrebbe essere, ad esempio, nel caso in cui il de cuius non abbia coniuge o congiunti nel grado più prossimo (fermo restando il limite dell’art. 77 Cod. Civile sui livelli di parentela), si dovrebbe, forzando pesantemente lo spirito della Legge (dato che deceduto il beneficiario, la funzione dell’amministratore di sostegno, comunque verrebbe ad estinguersi), ottenere un pronunciamento del giudice tutelare tale da autorizzare l’amministratore di sostegno a proporre ricorso avanti al tribunale civile, ex art. 100 Cod. Proc. Civile (in termini di volontaria giurisdizione e non certo di rito contenzioso!), affinché esso adotti, accertato altrimenti e con ogni mezzo il volere del defunto, un provvedimento che, acclarata questa volontà, autorizzi la cremazione del cadavere.
Questo atto di natura giurisdizionale divenuto definitivo o dichiarato immediatamente tale, concretizzerebbe una delle varie tipologie di manifestazione della volontà, ancorché residuali, enumerate dall’art. 3, comma 1, lett. b (nelle sue differenti articolazioni in cui è ripartita) della Legge 30 marzo 2001, n. 130.

Francavilla al Mare: non si farà il crematorio. Revocata la delibera di project financing

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Revocata la delibera che prevedeva il project financing per la realizzazione di un impianto crematorio all’interno del Cimitero comunale di Francavilla al Mare. La Giunta Municipale ha revocato durante la seduta del 22/9/2017 la delibera del 18 maggio scorso (n.146) avente ad oggetto “Proposta di project financing depositata dalla ditta DF De Francesco Costruzioni sas con sede in Project Financing per la Progettazione, costruzione e gestione di un impianto Crematorio nel Comune di Francavilla al Mare, ai sensi dell’articolo 183 c.15 del D.Lgs n. 50/2016 e s.m.i., per la durata complessiva di anni 30, dell’importo complessivo di € 2.428.736,80”.
La decisione è stata presa sentiti i consiglieri di maggioranza e considerato l’impatto che la notizia della possibilità di realizzare un impianto di cremazione ha avuto tra i cittadini, in particolare tra quelli residenti nei quartieri collinari vicini alla sede cimiteriale. Il bando di gara era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo pochi giorni fa.

Chiusi: avviato il percorso per un project financing per realizzare il crematorio

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Il consiglio comunale di Chiusi, grazie ai voti del gruppo di maggioranza PD/PSI, ha approvato la settimana passata l’inizio del percorso che porterà alla realizzazione di uno studio di fattibilità sulla possibilità di realizzare nell’area cimiteriale del centro storico un tempio crematorio.
I consiglieri comunali hanno avuto modo di valutare un’ipotesi di progetto per un tempio di 900 metri quadrati di cui 450 interrati con due forni, varie stanze di servizio e visibile (nella parte fuori terra) per soli due metri al di sopra delle mura cimiteriali.
Secondo l’ipotesi di progetto analizzata un tempio crematorio di questa dimensione potrebbe servire un territorio che dalla Città di Chiusi spazia in una distanza approssimata di 60 minuti di auto toccando così diverse province e regioni e, nello specifico per la città, potrebbe contribuire a risolvere le problematiche inerenti alla ricerca di terreno per nuovi spazi dedicati alle inumazioni e ai costi elevati per le esumazioni.

Cremazione: miscellanea sul procedimento autorizzativo.

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NDR: Il fenomeno cremazionista si sta espandendo anche in Italia, la sua incidenza, sul numero complessivo dei decessi, cresce esponenzialmente di anno in anno, con picchi di richiesta anche superiori al 50%, specie nella grandi realtà urbane.

 

Vi proponiamo, qui di seguito, alcuni quesiti tematici, in una sorta di breve antologia, esposti, in queste ultime settimane, alla Redazione di www.funerali.org.

 

D. Poichè la legge n. 15/1968 è stata abrogata, chiedo se, nella fattispecie, sia applicabile l’art. 38 del DPR 445/2000.
In particolare, constatata la delicatezza della materia (la cremazione è un processo irreversibile!), domando se la manifestazione di volontà dei parenti del defunto possa essere considerata alla stregua di un’istanza o dichiarazione da presentare a pubblica amministrazione, possa essere inviata anche tramite fax, o presentata unitamente alla copia fotostatica di un documento di identità del sottoscrittore, ai sensi del comma 3 dello stesso art. 38, senza firma autenticata.
Personalmente ritengo che per esercitare tale facoltà, trattandosi di manifestazione di volontà e non di istanza o dichiarazione sostitutiva, sia necessaria la dichiarazione con firma autenticata, ma sono a conoscenza di alcuni comuni che applicano anche in questa materia le norme sulla semplificazione amministrativa.

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R. Piccola postilla iniziale (giusto per tediarvi l’animo… da subito!!!)

 

A volte si sente a volte parlare di domanda di autorizzazione alla cremazione, quando vi dovrebbe essere – forse – solo la dichiarazione di volontà alla cremazione. Qualora debba esservi quest’ultima (separata dalla manifestazione di volonta’, nelle diverse modalità con cui possa essere resa) si dovrebbe dedurre che vi debba essere anche una domanda/istanza per il rilascio dell’autorizzazione all’inumazione o a quella, distinta, alla tumulazione, istanze che seguono il regime proprio di tutte le istanze dirette ad una P.A. e volte ad ottenere un provvedimento amministrativo, nellaspecie l’autorizzazione a ….
In altre parole, ho la sensazione che siatuazioni simili sostanzialmente, vengano trattate in modo differenziato … per prassi.

 

Nel merito, credo che tutto si incentri sulla natura della dichiarazione che puo’ essere:
a) esercizio di un diritto, personalissimo, di disposizione del cadavere in termini di ‘pietas’,
b) rappresentazione di una volonta’ del defunto.

Da ciò discende, rispettivamente, che:

a) i famigliari formulano una volonta’ propria,

b) i famigliari “riportano”, quali semplici nuncius, la volontà del defunto.

Nella prima evenienza, l’autenticazione si fonda sull’art. 79 comma 2 dPR 285/1990. Nel secondo caso, si puo’/potrebbe fare riferimento alle norme in materia di documentazione amministrativa. La volonta’ del defunto in termini di ‘qualsiasi altra espressione della volonta’ e’ prersente nella’rt. 3, lett. b. n. 3L. 30/3/2001, n. 130, se e quando questa potra’ essere applicabile. Vorrei sottrarmi alla prima questione posta, sia per alcuni precedenti (es.: circolare telegrafica n. 37 del 1/9/2004 del Ministero dell’interno che, sentita, la Fun. Pubbl., sosterrebbe che la dichiarazione dei familiari sia una rappresentazione di una volonta’ del defunto (aspetto che, se applicabile la L. 130/2001, potrebbe forse ed in certe situazioni anche potersi ammettere) e non l’estinsecazione di un autonomo potere personale come diritto di disposizione della salma (diritto della personalità).

Per la dottrina più autorevole (Dr. Sereno Scolaro) La risposta sarebbe decisamente negativa, in quanto l’art. 79 comma 2° dPR n.285/1990 non richiama la L. 15/1968 per le procedure, ma unicamente per l’individuazione dei pubblici ufficialiincaricati all’autenticazione.
Non vertendo la questione sulle procedure, il rimando non puo’ essere ai procedimenti del dPR n.445/2000, ma ai funzionari che dal dPR 445/2000 sono legittimati all’autenticazione della sottoscrizione, cioe’ quelli individuatio dall’art. 21, comma 2.

La manifestazione di volonta’ propria dei familiari, nell’ordine di poziorita’ stabilito dalla norma di riferimento, costituisce l’esercizio di un diritto personale, forse persino personalissimo, nell’ambito della pìetas dei defunti, collocandosi, quindi, du si un piano di assoluta autonomia, indipedenza ed estraneita’ rispetto alle disposizioni generiche, o generali del dPR 445/2000. Ne consegue che le indicazioni, sempre ecettuato il mutamento del riferimento normativo sull’individuazione dei pubblici ufficiali legittimati, della norma non sono derogabili (salvo modifica della norma stessa) con l’ulteriore conseguenza, a valle, che l’autenticazione e’ necessaria (incluso quanto previsto dal D.M. 20/8/1992 …) e non suscettibile di procedimentui ‘alternativi’. E cio’ anche dopo l’art. 15 L. 16/1/2003, n. 3, naturalmente per quelle Regioni in cui, in tema di autorizzazione alla cremazione valga ancora l’art. 79 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.

D. E’ possibile effettuare la cremazione di una persona priva di parenti di qualsiasi grado e che ha espresso solo verbalmente il desiderio di essere cremata ad un amico? Se si come? e se no perchè?

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R. Al momento ciò non e’ possibile, dato che la prima (= proncipale modalità) di manifestazione della volonta’ e’ quella del testamento, quale ne sia la forma (ovviamente, quando sia eseguibile).
In mancanza di volonta’ testamentaria (o, si aggiunge, dell’iscrizione ad associazione riconosciuta avente tra i propri fini la cremazione dei propri soci), solo i familiari, jure coniugii in primis o jure sanguinis in subordine, nel famoso (o famigerato?) ordine di poziorita’ noto, possono esprimere la (propria o anche quella del de cuius) volonta’ alla cremazione del cadavere del defunto.
Non si dimentichi che si tratta di diritti personalissimi, i quali non ammettono, in quanto tali, sostituzioni o rappresentanza.

Certo: l’art. 3, lett. b), n. 3 L. 30/3/2001, n. 130 (quado potra’ essere applicabile) prende in considerazione il volere del defunto anche nei termini vaghi ed indefiniti di ‘qualisiasi altra espressione di volonta’ da parte del defunto ‘ esso, tuttavia opera comunque rinvio per la la manifestazione sempre ai familiari secondo il principio di poziorità, aggiungendo il parametro della maggioranza assoluta tra gli aventi diritto.

Tutt’al piu’, potrebbe ipotizzarsi un solo rimedio: la sentenza del tribunale ordinario che acclari, anche con ogni mezzo, la volonta’ del defunto alla cremazione e disponga in questo senso, con effettività, naturalmente solo quando il pronunciamento sia passato definitivamente in giudicato.. L’elemento problematico sembra essere quello dell’individuazione della persona che sia qualificabile come titolare di un interesse (nel senso di cui all’art. 100 C.P.C.) a produrre ricorso per tale accertamento e, in subordine, le prove della volonta’ del defunto.

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D.In regime di D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 posso autorizzare la cremazione di un “cadavere” estumulato di persona defunta dieci anni fa, la documentazione di cui ai commi 4 e 5 art. 79 del DPR 285/90 occorre, oppure si applica la prescrizione decennale e non serve più?

 

R. Sull’ultimo punto: anche se (penalmente) vi potrebbe essere la prescrizione, ho proprio l’impressione che essa non intervenga in relazione all’art. 79 commi 4 o 5 dPR n.285/1990 ….Sono due diversi istituti, con diverse finalità, differentemente regolati!

 

[Fun.News 3215] L’Adnkronos fa un servizio sull’aumento delle cremazioni in Italia

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L’Adnkronos ha recentemente diffuso una serie di dati statistici sullo sviluppo della cremazione che fotografa l’incremento che costantemente si ha di questa pratica funebre in Italia.
Addirittura il lancio di agenzia titola ‘Saro cenere’, in Italia è boom di cremazioni.

Dopo la illustrazione dei dati (sono ormai 141.553 le cremazioni effettuate nel 2016 in Italia, pari al 23,01% dei decessi), la giornalista interroga sulle cause il responsabile SEFIT, dott. Pietro Barrera.
Di seguito si riporta un estratto dell’articolo, incentrato su:
IL PERCHE’ DI UNA SCELTA 
Oltre a un intimo e personale desiderio dell’individuo, dietro il boom di cremazioni esiste una molteplicità di fattori. Le ragioni economiche pesano ma all’origine della scelta vi sono anche la questione degli spazi e l’apertura della Chiesa.
A spiegarlo all’Adnkronos è Pietro Barrera, responsabile Sefit.
"Il boom è molto diversificato sul territorio nazionale con una differenziazione tra Nord e Sud" premette Barrera.
"Indubbiamente incide il costo delle sepolture, perché la sepoltura di un’urna cineraria costa molto poco, ma un elemento che nel nostro Paese ha contribuito ad aumentare la richiesta di cremazione – sottolinea – è stata la legittimazione di questa pratica da parte della Chiesa cattolica".
Prima infatti la percezione popolare era quella di "un atto ostile alla religione e si riteneva che fosse una pratica anticristiana. Ora questa barriera è caduta".
C’è poi il tema della disponibilità degli spazi legato a quello dei costi. "Costruire tombe di famiglia era ed è costosissimo e richiede spazi" evidenzia. Inoltre, "in molte città c’era il problema di soddisfare la richiesta crescente di loculi, con il risultato che poi si finiva per costruire, si pensi ad alcune parti del cimitero di Prima Porta a Roma, dei modelli da edilizia intensiva, come il palazzone di edilizia residenziale popolare degli anni ’70". Di qui "l’idea di cercare una strada alternativa per far sì che il destino della salma non richieda di per sé grande spazio e conseguentemente anche grandi spese". Si può scegliere l’affidamento familiare, la dispersione ma anche una collocazione cimiteriale "garbata, appropriata e decorosa".
Al Verano di Roma, "dove da decenni non c’è più la possibilità di costruire nuove sepolture, si trovò spazio per i cosiddetti colombari – spiega ancora Barrera – piccoli loculi che non potevano ospitare una bara ma un’urna sì, attraverso i quali si è risposto a una domanda di famiglie che cercavano una sepoltura al centro di Roma e la potevano ottenere solo in quel modo perché al Verano loculi disponibili non c’erano e non ci sarebbero stati". Quanto al costo della cremazione, "al netto dei ricarichi che possono fare le imprese di onoranze funebri, dipende anche dalla distribuzione, efficienza e accessibilità degli impianti che non sono distribuiti in modo equilibrato sul territorio nazionale". E, "in alcune aree del Paese", conclude Barrera, è collegato anche al fatto "che esista una limpida e trasparente concorrenza".

L’intero articolo pubblicato on-line qualche giorno or sono, può essere scaricato cliccando su LINK ARTICOLO.

Socrem Pavia: indirizza i propri soci a cremare a Serravalle Scrivia

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Il forno del cimitero monumentale di Pavia ogni tanto si ferma per problemi manutentivi e così il presidente della Socrem, la Società pavese di cremazione, ha preannunciato l’intenzione di siglare un accordo con il gestore del crematorio di Serravalle Scrivia per garantire le creazioni in quel luogo.
Al quotidiano “La provincia pavese”, il presidente della Socrem Pavia ha dichiarato che «L’appalto per il nuovo forno a San Giovannino è bloccato, per una serie di ricorsi al Tar, quindi anche nella migliore delle ipotesi ci sarà da aspettare altri otto mesi perché si possa vedere un impianto nuovo. Molti pavesi, i soci Socrem sono 6mila in tutta la provincia, sceglieranno Serravalle Scrivia e non più a Pavia. Noi, naturalmente, daremo libertà di scelta, ma è evidente che la convenzione che intendiamo firmare renderà vantaggiosa la cremazione a Serravalle. Che comporterà anche una perdita economica per il Comune di Pavia, cui garantiamo entrate per circa 800mila euro l’anno».
L’assessore Giuliano Ruffinazzi, responsabile del Mezzabarba per i servizi cimiteriali, non si nasconde dietro un dito: «Il presidente della Socrem Pavia ha ragione, l’impianto di Pavia è inadeguato. Capisco la sua irritazione, ma i tre ricorsi hanno rallentato il project financing con cui questa amministrazione intende risolvere un problema che si trascinava da almeno dieci anni: l’appalto prevede un impianto completamente nuovo. Io come politico non posso fare pressioni sulla commissione, formata da dirigenti comunali, che deve assegnare l’appalto. So che sono rimaste in gara tre ditte e che pochi giorni fa è stata valutata l’offerta tecnica. Manca solo quella economica»

A San Paolo in Brasile, si privatizza la gestione di cimiteri e crematorio

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Nell’ambito del “Plano Municipal de Desestatizacao”, avviato dal sindaco di San Paolo (Brasile) Joao Doria al momento del suo insediamento, la città sta attraversando la più grande fase di privatizzazione della sua storia, realizzata attraverso la messa in vendita del patrimonio immobiliare pubblico e l’affidamento ai privati della gestione di svariati servizi pubblici locali.

Tra i servizi privatizzati anche la concessione per la gestione dei 29 terminal di autobus e dei 16 mercati comunali e infine la concessione riguardante i 22 cimiteri e un crematorio comunale.

[Fun.News 3205] Negli USA la cremazione è diventata la scelta maggioritaria

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Il tasso di cremazione negli USA è alto e supera l’incidenza della scelta per la sepoltura in bara (a terra o in tomba).
Lo rende noto la NFDA (National Funeral Directors Association).

Il rapporto annuale 2017 sui dati statistici per il 2016 di questa Associazione ci fa sapere che il 50,2% degli americani ha scelto la cremazione nel 2016, a partire dal 48,5% nel 2015, mentre il 43,5% degli americani ha optato per la sepoltura, in calo dal 45,4% nel 2015.
Ci si attende, secondo le stime fatte da NFDA che entro il 2035 la cremazione negli USA venga scelta nel 78,8% delle morti.
E che nei prossimi otto anni i tassi di cremazione supereranno il 50% in 44 stati, a partire dai 16 stati nel 2010. Contemporaneamente, il tasso di sepoltura dovrebbe scendere dal 45,2 per cento nel 2015 al 30,3 per cento nei prossimi otto anni.
"Il tasso di cremazione è destinato a continuare nella crescita, visto che molti americani scelgono la cremazione", ha detto il presidente NFDA W. Ashley Cozine. "Questo cambiamento ha spinto molte case funebri ad espandere le loro offerte di servizio per soddisfare le esigenze emergenti dei consumatori che preferiscono la cremazione".

Diversi fattori contribuiscono al cambiamento di scelta sulla cremazione negli Stati Uniti, tra cui:
Religione:
Gli americani non religiosi sono più propensi a considerare la cremazione per la famiglia e gli amici (il 23 per cento nel 2015). Dal 2012, la percentuale degli americani che sentono molto importante avere un funerale religioso è diminuito dal 49,5 percento al 39,5 percento.
Età:
L’invecchiamento della popolazione americana ha un impatto diretto sulla professione funebre.
Nel 2011, la generazione Baby Boomer negli USA ha cominciato (per la prima annata) a superare i 65 anni di età, ed entro il 2030 tutti i Boomers avranno oltre 65 anni.
Gli individui tra i 65 ei 79 anni rappresentano il 27,7 per cento del mercato dei servizi funebri USA, e gli individui 80 e più anni rappresentano il 46,1 per cento del mercato USA.
Gli individui di 80 anni e più anziani hanno meno probabilità di essere cremati e hanno più probabilità di optare per la sepoltura.
Le proiezioni statistiche contenute nel rapporto di cremazione e di sepoltura di NFDA del 2017 sono state elaborate dall’Università di Wisconsin-Madison Applied Population Laboratory Department of Community and Environmental Sociology.

Giappone: un robot che sostituisce il prete buddista nei funerali

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Un prete robot che celebra funerali buddisti è stato presentato alla convention “Life Ending Industry” in Giappone dall’azienda Nissei Eco.
Si tratta di una versione appositamente adattata del robot Pepper di SoftBank, utilizzato anche per altri scopi e lavori, dato che in Giappone è molto comune l’utilizzo dei robot in diversi ambiti della società.
E chi non crede alla notizia, vada a vedersi il video:

M5S in Veneto: presenteremo emendamenti al PDL 267/2017 sui crematori

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Il consigliere regionale Veneto di M5S Manuel Brusco in una nota ufficiale ha preso posizione nei confronti del recente PDL che modifica una norma che aveva stoppata temporaneamente la realizzazione di crematori in quella regione.
Brusco ha dichiarato: “Con il Progetto di legge n. 267, i consiglieri regionali della maggioranza Gabriele Michieletto, Fabrizio Boron, Roberto Ciambetti, Marino Finozzi e Franco Gidoni intendono apportare modifiche ed integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2016, n. 30 ‘Collegato alla legge di stabilità 2017 che sospende la costruzione di forni crematori in attesa che la Regione si doti di un piano di ubicazione degli impianti. Il testo di questo Progetto di legge non è chiaro ed è suscettibile di interpretazioni che vanificano completamente l’attuale fermo per la realizzazione di nuovi impianti”.
“In particolare – puntualizza il consigliere – non vengono specificate indicazioni riguardanti il caso in cui il provvedimento di approvazione di un consiglio comunale sia anteriore al blocco già stabilito con la norma precedente e cioè fino all’ultimo giorno del dicembre scorso. Il Movimento 5 Stelle ha redatto degli emendamenti che chiariscono tale aspetto e che presenterà alla commissione competente”.
“La nostra attenzione – conclude Brusco – che sin dagli inizi è mirata a scongiurare la speculazione finanziaria in atto in Veneto per i forni crematori, resta alta per ottenere una corretta gestione del problema che sia basata su un progetto di servizio e non sia in balia di interessi economici”

[Fun.News 3203] Presentato in regione Veneto un PDL per limitare l’impatto del blocco delle autorizzazioni per nuovi crematori

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In data 12/7/2017  è stato presentato in regione Veneto il Progetto di legge n. 267, di iniziativa dei Consiglieri Gabriele Michieletto, Fabrizio Boron, Roberto Ciambetti, Marino Finozzi e Franco Gidoni, teso a mitigare il blocco della realizzazione di crematori in quella regione, conseguente all’art. 72 della L.R. Veneto 30/2016
Si tratta di un articolo unico, che di seguito si riporta:
Art. 1 – Modifica e integrazione all’articolo 72 della legge regionale 30 dicembre 2016, n. 30 "Collegato alla legge di stabilità 2017".  1. Dopo il comma 1 dell’articolo 72 della legge regionale 30 dicembre 2016, n. 30, è aggiunto il seguente comma:  Ibis. La disposizione dì cui al comma 1 non si applica: 
a) agli interventi dì adeguamento alle prescrizioni per il mantenimento in esercizio di impianti già autorizzati; 
b) agli interventi di nuova costruzione o dì ampliamento di impianti già autorizzati o comunque oggetto dì affidamento mediante concessione;
c) agli interventi di nuova costruzione o di ampliamento di impianti per i quali è stata indetta la procedura di gara e sono scaduti i termini di presentazione delle domande. ". 
Il PDL è stato assegnato in sede referente alla V commissione e l’esame in commissione non è ancora iniziato.

Chi volesse leggere la documentazione di accompagnamento al PDL regionale può farlo, cliccando su PDL 267/2017 Veneto

Savona: Sindacato CGIL contrario a privatizzare la gestione del locale crematorio

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Veniamo a conoscenza e pubblichiamo le dichiarazioni seguenti, contenute in una nota della Segreteria Provinciale FP CGIL Savona:
“Apprendiamo che il Comune di Savona punterebbe a privatizzare il settore della cremazione, definito dallo stesso assessore Montaldo “settore dalle grandi potenzialità per Savona”. Dunque, a più di un anno dall’insediamento della nuova Giunta Comunale di Savona e nove mesi dalla nomina del nuovo CdA, mentre siamo ancora in attesa di conoscere un Piano Industriale per ATA SpA che doveva essere pronto a giugno, si preferisce parlare di privatizzazioni. E lo si fa direttamente sugli organi di informazione” commenta la Segreteria Provinciale FP CGIL Savona.

“Mesi e mesi di incontri con l’azienda in cui abbiamo ascoltato sempre e solo “titoli”: non un solo progetto industriale concreto con risorse aziendali (umane e non) dedicate, tempi di realizzazione previsti, ecc. Anche l’organizzazione del lavoro e dei servizi, che pur hanno dimostrato da tempo limiti profondi, sono rimaste pressoché invariate con inevitabili ripercussioni sulla qualità del servizio reso ai cittadini e sulle condizioni di lavoro degli addetti nel capoluogo e, particolarmente nel periodo estivo, nei comuni a vocazione turistica come Pietra Ligure, Borgio Verezzi e Borghetto”.

Prosegue: “Dunque, praticamente nulla, sia sul fronte industriale che su quello dell’organizzazione del lavoro. Piuttosto, abbiamo spesso sentito richiamare l’attenzione su altro: responsabilità delle Amministrazioni precedenti, qualche cittadino che conferisce i rifiuti in modo non corretto, un presunto assenteismo di lavoratori che, invece, si trovano ad operare quotidianamente in condizioni difficili dovute a carenze di personale fisso e stagionale (quest’anno assunto in numero inferiore e con forti ritardi rispetto al passato), criticità relative alla funzionalità/adeguatezza del parco mezzi rispetto al servizio da svolgere ed una organizzazione generale e del lavoro complessivamente inadeguata e ferma esattamente ad un anno fa, quando non addirittura peggiorata”.

“Dove sono finite tutte le “rivoluzioni in ATA” più volte annunciate dall’attuale Amministrazione? Quando da parte dell’attuale Amministrazione si ripeteva che “la musica è cambiata” a quale “spartito” ci si riferiva? Quello delle privatizzazioni? A questo punto è difficile immaginare che per l’azionista di riferimento (Comune di Savona) e per il CdA di ATA gli obiettivi rimangano quelli condivisi e sottoscritti con il sindacato nel protocollo di inizio maggio, vale a dire mantenere la proprietà pubblica e le attività all’interno del perimetro aziendale, rilanciare l’azienda, tutelare i posti di lavoro e migliorare i servizi resi ai cittadini. Le dichiarazioni riportate dagli organi di informazione in realtà portano a direzioni ben diverse da quelle sottoscritte che, per non rimanere solo sulla carta, presupponevano progettualità e proposte industriali ed organizzative adeguate che ancora non abbiamo visto. Rispetto a tutto ciò crediamo dover rispondere, a questo punto anche noi sugli organi di informazione, che la FP CGIL di Savona è totalmente contraria all’ipotesi di privatizzazione prospettata proprio perché da un lato riguarda un settore oggi pubblico e “dalle grandi potenzialità per Savona”, dall’altro fa parte del core business dell’azienda pubblica “multiservizi” più importante della provincia. Azienda di cui il Comune di Savona (che vorrebbe privatizzare) è azionista di riferimento”.

“Non si sta dicendo nulla di nuovo ma, semplicemente, si ribadisce un concetto ben delineato nel protocollo siglato lo scorso maggio e rispetto a cui, come FP CGIL, nei mesi precedenti avevamo anche chiamato più volte allo sciopero i lavoratori di ATA. Di questo passo è naturale la ripresa di iniziative e vertenze sindacali interrotte a maggio a fronte di impegni ed obiettivi condivisi che, almeno per la nostra organizzazione, rimangono ben chiari e non sono cambiati” conclude la Segreteria Provinciale FP CGIL Savona.

A Pavia il crematorio è fermo per una rottura

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Si è rotto qualche giorno fa l’unico forno crematorio funzionante a pavia. Un decina di feretri in attesa di essere cremati sono stati dirottai in altri impianti: a Serravalle Scrivia, Biella, Piacenza, Trecate.
Il presidente di Socrem Pavia ha rilasciata una amara dichiarazione:
«È dall’inizio dell’anno che siamo in questa situazione: un forno, vecchio di vent’anni, non può essere acceso perché non a norma, non lo sono i filtri, l’altro, relativamente più giovane, ha soltanto, si fa per dire, dieci anni, è a norma ma continua a rompersi.
È così può capitare che la cremazione delle salme provenienti dalla città e dalla provincia debbano essere mandate in altri centri per la cremazione.
Con le imprese di onoranze funebri che, conoscendo ormai i problemi che ci sono a San Giovannino, stanno prendendo accordi con altri impianti di cremazione fuori Pavia.
E una volta che le intese saranno messe nere su bianco, ci vorranno anni perché queste imprese tornino a lavorare nella nostra città. Intanto chi è impossibilitato a far cremare il proprio caro a Pavia, causa guasti al forno, deve pagare dai 300 ai 500 euro per il trasporto della salma per farla cremare in altre città».

Crematorio di Cremona: si cercano 3 operai

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E’ stato pubblicato all’Albo Pretorio della Provincia di Cremona (www.provincia.cremona.it/jalbopretorio ) e all’Albo del Centro per l’Impiego di Cremona l’avviso integrale di selezione pubblica per l’assunzione di 3 operatori da collocare al Polo della Cremazione del Comune di Cremona. Le candidature saranno accettate esclusivamente se presentate personalmente dai diretti interessati nel giorno previsto per la chiamata sui presenti, martedì 22 agosto 2017, nella fascia oraria dalle ore 8.30 alle ore 13.00 al CPI – Centro per l’Impiego (via Massarotti 48/b). I candidati dovranno presentarsi muniti di documento di identità e documentazione attestante il possesso della scuola dell’obbligo. Al momento della presentazione i candidati dovranno aver reso dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Il contratto, a tempo determinato, della durata di quattro mesi dalla data di assunzione, prevede un orario di lavoro a tempo pieno caratterizzato da ampia flessibilità, su due o tre turni da lunedì a sabato. Le mansioni previste riguardano: recepimento salme, caricamento bare, raccolta ceneri, polverizzazione, confezionamento urne, piccoli interventi di manutenzione ordinaria e lettura del quadro di comando di apparecchiature annesse al Polo della Cremazione.Per eventuali informazioni rivolgersi all’Ufficio Rapporti di Lavoro del Comune di Cremona, tel. 0372 407020.

[Fun.News 3196] Consiglio generale dell’ICF negli USA, a New York

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Si svolgerà a New York venerdì 18 agosto 2017 il biennale Consiglio generale dell’ICF (International Cremation Federation).
L’incontro avrà luogo in concomitanza con la 99-ma Convenzione annuale di CANA (Cremation Association of North America) concernente in particolare le innovazioni in materia di cremazione. La convenzione di CANA si svolge dal 16 al 18 agosto 2017, sempre nello stesso luogo.
Parteciperà per l’Italia all’incontro, e in particolare al Consiglio Generale ICF, in rappresentanza di Utilitalia Sefit, il Dr. Gabriele Righi, attuale Vice-Presidente mondiale dell’ICF.

Continua il braccio di ferro per realizzare un crematorio a Botrugno

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Dopo i commenti del comitato del No CREM, a margine della conferenza dei servizi in Provincia, l’Ati aggiudicataria del progetto smentisce in toto il contenuto delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso comitato e dal movimento civico Apertamente, precisando che “i sindaci dei comuni confinanti non hanno dimostrato alcuna perplessità ma hanno solo richiesto di poter valutare il progetto definitivo”.

“In sede di Conferenza – chiariscono Altair srl, Edilver srl, Futurcrem srl – non è stata presentata alcuna petizione contenente firme, tantomeno risponde a verità il dissenso dell’intera cittadinanza.”.
Quanto alla distanza tra il Tempio e il campo sportivo si chiarisce che sia “di 300 metri circa contrariamente a quanto affermato dall’opposizione (180 metri)”.

“Gli enti convocati Arpa, Asl, Provincia e Sovrintendenza – chiarisce l’ATI – hanno richiesto il progetto definitivo dettando preliminarmente, Asl su tutte, le specifiche tecniche che dovrà rispettare.”