Archivi Categoria: Cremazione

Crematorio di Cremona: si cercano 3 operai

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E’ stato pubblicato all’Albo Pretorio della Provincia di Cremona (www.provincia.cremona.it/jalbopretorio ) e all’Albo del Centro per l’Impiego di Cremona l’avviso integrale di selezione pubblica per l’assunzione di 3 operatori da collocare al Polo della Cremazione del Comune di Cremona. Le candidature saranno accettate esclusivamente se presentate personalmente dai diretti interessati nel giorno previsto per la chiamata sui presenti, martedì 22 agosto 2017, nella fascia oraria dalle ore 8.30 alle ore 13.00 al CPI – Centro per l’Impiego (via Massarotti 48/b). I candidati dovranno presentarsi muniti di documento di identità e documentazione attestante il possesso della scuola dell’obbligo. Al momento della presentazione i candidati dovranno aver reso dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Il contratto, a tempo determinato, della durata di quattro mesi dalla data di assunzione, prevede un orario di lavoro a tempo pieno caratterizzato da ampia flessibilità, su due o tre turni da lunedì a sabato. Le mansioni previste riguardano: recepimento salme, caricamento bare, raccolta ceneri, polverizzazione, confezionamento urne, piccoli interventi di manutenzione ordinaria e lettura del quadro di comando di apparecchiature annesse al Polo della Cremazione.Per eventuali informazioni rivolgersi all’Ufficio Rapporti di Lavoro del Comune di Cremona, tel. 0372 407020.

[Fun.News 3196] Consiglio generale dell’ICF negli USA, a New York

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Si svolgerà a New York venerdì 18 agosto 2017 il biennale Consiglio generale dell’ICF (International Cremation Federation).
L’incontro avrà luogo in concomitanza con la 99-ma Convenzione annuale di CANA (Cremation Association of North America) concernente in particolare le innovazioni in materia di cremazione. La convenzione di CANA si svolge dal 16 al 18 agosto 2017, sempre nello stesso luogo.
Parteciperà per l’Italia all’incontro, e in particolare al Consiglio Generale ICF, in rappresentanza di Utilitalia Sefit, il Dr. Gabriele Righi, attuale Vice-Presidente mondiale dell’ICF.

Continua il braccio di ferro per realizzare un crematorio a Botrugno

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Dopo i commenti del comitato del No CREM, a margine della conferenza dei servizi in Provincia, l’Ati aggiudicataria del progetto smentisce in toto il contenuto delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso comitato e dal movimento civico Apertamente, precisando che “i sindaci dei comuni confinanti non hanno dimostrato alcuna perplessità ma hanno solo richiesto di poter valutare il progetto definitivo”.

“In sede di Conferenza – chiariscono Altair srl, Edilver srl, Futurcrem srl – non è stata presentata alcuna petizione contenente firme, tantomeno risponde a verità il dissenso dell’intera cittadinanza.”.
Quanto alla distanza tra il Tempio e il campo sportivo si chiarisce che sia “di 300 metri circa contrariamente a quanto affermato dall’opposizione (180 metri)”.

“Gli enti convocati Arpa, Asl, Provincia e Sovrintendenza – chiarisce l’ATI – hanno richiesto il progetto definitivo dettando preliminarmente, Asl su tutte, le specifiche tecniche che dovrà rispettare.”

[Fun.News 3195] I dati sulle cremazioni in Italia nel 2016: superata nella media l’incidenza del 23%

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La SEFIT ha recentemente diffuso i dati sulle cremazioni svolte in Italia nell’anno 2016. SEFIT raccoglie, elabora e diffonde i dati statistici sulla cremazione in Italia da diversi anni, fornendo i dati ad Istituzioni nazionali, come l’ISPRA, o internazionali, come ICF ed EFFS.
I dati si riferiscono alle cremazioni di soli cadaveri (sono quindi esclusi i resti mortali) effettuate nell’anno 2016 nei crematori italiani. SEFIT segnala che alla data di diffusione dei dati non sono pervenuti, in quanto non forniti dal gestore dell’impianto, quelli concernenti i crematori di Bagno A Ripoli, Carpanzano, Domicella e Montecorvino Pugliano; di conseguenza il dato delle cremazioni registrate sul territorio nazionale – in particolare in Campania – è da considerare sottostimato.
Nel 2016 si sono registrate a consuntivo 141.553 cremazioni di feretri, contro 137.165 del 2015. Dall’analisi dei dati pervenuti si può affermare che le cremazioni effettuate in Italia nel corso del 2016 sono cresciute in maniera contenuta rispetto all’anno precedente, con un aumento percentuale del 3,2%, corrispondente a 4.388 unità, determinato in particolare dal calo della mortalità generale rispetto al 2015, quest’ultimo anno anomalo nel trend.
L’ISTAT ha recentemente diffuso i dati sulla mortalità e popolazione 2016, anno in cui si sono registrati 615.261 decessi. Quindi l’incidenza della cremazione (per difetto, mancando i dati di 4 crematori) sul totale delle sepolture, per l’anno 2016, è del 23,01%, con un notevole incremento in termini percentuali (+1,83%, rispetto al dato 2015, che era del 21,18%).
Le regioni in assoluto dove si crema di più sono quelle meglio dotate di impianti di cremazione e con maggiore mortalità, vale a dire la Lombardia con 36.590 cremazioni, l’Emilia-Romagna con 20.600 cremazioni e il Piemonte con 20.285 cremazioni.

Analizzando il dato territoriale si può valutare che le regioni dove la cremazione è più sviluppata – in termini di rapporto percentuale delle cremazioni eseguite sul territorio rispetto al dato nazionale – continuano ad essere: Lombardia (25,8%), Emilia Romagna (14,6%) e Piemonte (14,3 %), che dispongono del maggior numero di impianti di cremazione operativi (12 per ognuna delle tre regioni).
La crescita percentuale maggiore nel 2016 rispetto al 2015 si è avuta a livello regionale in Sardegna (+41, 8%), Puglia (+39,5%) e Sicilia (+21,3%), anche se va detto che in queste incidono soprattutto la messa in funzione o il fermo/rallentamento operativo di uno o più impianti e la scarsa numerosità dell’anno precedente.
La crescita numerica regionale più elevata si è registrata invece in Emilia Romagna (+2.777), Lazio (+829) e Veneto (+516).

L’incremento del ricorso alla cremazione continua ad avvenire soprattutto al Nord, che ha una maggiore presenza di impianti, ma anche al Centro. In particolare nei capoluoghi di provincia dotati di impianto.
Anche nel 2016, così come negli anni precedenti le città in cui vengono effettuate il maggior numero di cremazioni sono Roma (12.376), Milano (10.776) e Genova (6.048), anche se è bene chiarire che si tratta di cremazioni svolte per un’area che spesso è almeno provinciale, se non ancor più estesa. A seguire, con oltre 4.000 cremazioni: Mantova (4.973), Livorno (4.719), Trecate (4.302) e Bologna (4.201).

SEFIT evidenzia infine, come già ribadito l’anno scorso, i seguenti aspetti:
– la diffusione di crematori di cintura urbana nelle aree metropolitane (ad. es. di Milano e Torino);
– l’inizio di una sovra-dotazione di impianti in talune zone, dove le autorizzazioni date per costruzione di nuovi crematori sono superiori alle necessità effettive;
– l’avvio di numerose pratiche per la realizzazione di impianti nel Sud Italia;
– il rifiuto alla realizzazione di nuovi impianti, spesso immotivato, delle popolazioni interessate dalle nuove localizzazioni.

La dispersione delle ceneri nell’Isonzo

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In Cina la dispersione delle ceneri si fa in mare e a Gorizia?
A quanto riferiscono gli uffici comunali del Comune di Gorizia sempre più goriziani manifestano ai congiunti la volontà che le proprie ceneri siano disperse nell’Isonzo, il fiume sacro alla patria.
Nel primo semestre 2017 sono stati fatti a Gorizia circa 130 funerali, di cui circa 20 con dispersione ceneri nell’Isonzo.
Per ora sono pratiche da evadere perché il Comune prima di autorizzare l’attuazione della volontà testamentaria deve effettuare una serie di valutazioni. Un solo caso, per ora, ha avuto “buon” esito. Si tratta della dispersione di ceneri di un goriziano nel comune di Duino Aurisina, probabilmente in mare.

Dispersione delle ceneri in mare per Liu Xiabo

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Le ceneri del Nobel per la Pace Liu Xiaobo sono state disperse in mare “secondo una usanza locale comune”. Lo ha annunciato un funzionario della municipalità di Shenyang, in una conferenza stampa in streaming alla quale partecipa Liu Xiaoguang, fratello maggiore del dissidente morto giovedì per un cancro al fegato. Il funerale e la cremazione di Liu si erano svolte poche ore prima.
Intanto si e’ appreso che sua moglie, Liu Xia, “potrebbe essere ricoverata” a causa della debolezza del suo stato fisico.
In realtà non si tratta, la dispersione in mare di una prassi molto comune, anche se incentivata dalle Autorità locali (VEDI).
Sembra piuttosto che le Autorità abbiano voluto evitare di consentire una sepoltura delle ceneri (tra l’altro costosissima in Cina) per togliere un punto di riferimento per coloro che avessero voluto commemorare il defunto.

SEFIT: chiede alla presidente Serracchiani di riconsiderare gli effetti di una recente norma friulana che permette i cimiteri privati di urne

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La recente emanazione di una norma regionale friulana che legittima i cimiteri privati di urne cinerarie, in violazione dello stesso Codice Civile, ha indotto la Sefit a prendere posizione contaria e a scrivere, a firma del Responsabile Dr. Pietro Barrera, una lettera aperta alla Presidente della Regione, On.le Serracchiani.
Il contenuto della lettera aperta è il seguente:

Gentile presidente,
abbiamo seguito con sincero interesse il percorso che ha portato alla recente approvazione della legge regionale 9 giugno 2017, n.22, sull’ordinamento delle attività funerarie.
Siamo lieti che la Regione abbia dedicato tanta attenzione a temi troppo spesso sottovalutati nell’agenda politica e istituzionale, e che invece toccano valori e interessi profondi di ogni famiglia, ogni persona, ogni comunità locale. Da anni si attende una legge dello Stato che modernizzi il sistema dei servizi funebri e cimiteriali: questa legislatura sembrava quella giusta, anche grazie alle sollecitazioni dell’Autorità anticorruzione per i troppi casi di malcostume diffusi in questo delicatissimo settore. Pare proprio che dovremo attendere ancora. Ben venga dunque l’attenzione e l’iniziativa dei legislatori regionali.
C’è un aspetto, però, nella legge della Sua Regione che ci preoccupa molto, riguardo all’inedita previsione di “cimiteri d’urne” (cinerarie) anche in spazi privati. È evidente che la diffusione crescente della cremazione, come scelta libera da parte di moltissimi cittadini, ha pressoché azzerato le esigenze igienico-sanitarie che avevano condizionato la legislazione cimiteriale in Italia, fondata sulla demanialità e, dunque, sulla esclusività della responsabilità comunale, salvo rarissime e specifiche eccezioni. C’è un’altra ragione però, a nostro avviso, che giustifica oggi più che mai lo status del cimitero come “bene pubblico collettivo”.
Da due secoli i cimiteri comunali sono il luogo della “memoria condivisa” delle comunità locali, dove riposano insieme, nel rispetto reciproco, defunti di diversa religione, diverse convinzioni filosofiche, diversa estrazione sociale o culturale. Cosa accadrebbe se, con la diffusione dei cimiteri privati, ogni gruppo sociale decidesse di separarsi dagli altri? Nella Sua regione potrebbe tornare la separazione per gruppi linguistici; altrove potrebbe emergere la tentazione dei cimiteri confessionali, con i cattolici ben lontani dagli ebrei, o dai mussulmani, o dalle altre fedi cristiane; e magari potremmo cominciare a sperimentare i cimiteri “eleganti”, lasciando il “cimitero pubblico” come spazio residuale per i poveri e gli emarginati …
Temiamo insomma che la privatizzazione dei cimiteri (cosa ben diversa, ovviamente, dal pieno coinvolgimento di imprese ed energie private nella gestione dei cimiteri pubblici) apra la porta a divisioni drammatiche nella comunità: il cimitero dei “miei amici” (dei miei simili) contrapposto ai cimiteri degli “altri”. La storia del resto ci insegna quanto sia facile il passaggio successivo, con il vandalismo e il dileggio verso le tombe, la memoria, la sacralità degli altri.
Non è insomma un problema di tecnica legislativa, ma piuttosto lo spiraglio in cui – certamente non nelle intenzioni del legislatore regionale – può farsi spazio un imbarbarimento della nostra società, che rinuncerebbe al valore della memoria condivisa per ridursi ad un aggregato di tribù. Prospettiva triste e pericolosa, nel momento in cui l’Italia e l’Europa hanno l’urgenza di ritrovare ragioni di unità, di civile convivenza e di integrazione tra diversi.
Non sappiamo se lo Stato intenderà porre la questione di legittima costituzionale della legge regionale. Confidiamo però nella Sua sensibilità perché una questione così delicata possa essere affrontata con la ponderazione che forse è finora mancata (anche per nostra colpa, per non essere stati tempestivi a segnalarne i rischi), e possa essere rapidamente corretta.
Con stima e fiducia

[Fun.News 3188] SEFIT: i cimiteri “come bene pubblico”. Lettera aperta alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia

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La recente emanazione di una norma regionale friulana che legittima i cimiteri privati di urne cinerarie, in violazione dello stesso Codice Civile, ha indotto la Sefit a prendere posizione contaria e a scrivere, a firma del Responsabile Dr. Pietro Barrera, una lettera aperta alla Presidente della Regione, On.le Serracchiani.
Il contenuto della lettera aperta è il seguente:

Gentile presidente,
abbiamo seguito con sincero interesse il percorso che ha portato alla recente approvazione della legge regionale 9 giugno 2017, n.22, sull’ordinamento delle attività funerarie.
Siamo lieti che la Regione abbia dedicato tanta attenzione a temi troppo spesso sottovalutati nell’agenda politica e istituzionale, e che invece toccano valori e interessi profondi di ogni famiglia, ogni persona, ogni comunità locale. Da anni si attende una legge dello Stato che modernizzi il sistema dei servizi funebri e cimiteriali: questa legislatura sembrava quella giusta, anche grazie alle sollecitazioni dell’Autorità anticorruzione per i troppi casi di malcostume diffusi in questo delicatissimo settore. Pare proprio che dovremo attendere ancora. Ben venga dunque l’attenzione e l’iniziativa dei legislatori regionali.
C’è un aspetto, però, nella legge della Sua Regione che ci preoccupa molto, riguardo all’inedita previsione di “cimiteri d’urne” (cinerarie) anche in spazi privati. È evidente che la diffusione crescente della cremazione, come scelta libera da parte di moltissimi cittadini, ha pressoché azzerato le esigenze igienico-sanitarie che avevano condizionato la legislazione cimiteriale in Italia, fondata sulla demanialità e, dunque, sulla esclusività della responsabilità comunale, salvo rarissime e specifiche eccezioni. C’è un’altra ragione però, a nostro avviso, che giustifica oggi più che mai lo status del cimitero come “bene pubblico collettivo”.
Da due secoli i cimiteri comunali sono il luogo della “memoria condivisa” delle comunità locali, dove riposano insieme, nel rispetto reciproco, defunti di diversa religione, diverse convinzioni filosofiche, diversa estrazione sociale o culturale. Cosa accadrebbe se, con la diffusione dei cimiteri privati, ogni gruppo sociale decidesse di separarsi dagli altri? Nella Sua regione potrebbe tornare la separazione per gruppi linguistici; altrove potrebbe emergere la tentazione dei cimiteri confessionali, con i cattolici ben lontani dagli ebrei, o dai mussulmani, o dalle altre fedi cristiane; e magari potremmo cominciare a sperimentare i cimiteri “eleganti”, lasciando il “cimitero pubblico” come spazio residuale per i poveri e gli emarginati …
Temiamo insomma che la privatizzazione dei cimiteri (cosa ben diversa, ovviamente, dal pieno coinvolgimento di imprese ed energie private nella gestione dei cimiteri pubblici) apra la porta a divisioni drammatiche nella comunità: il cimitero dei “miei amici” (dei miei simili) contrapposto ai cimiteri degli “altri”. La storia del resto ci insegna quanto sia facile il passaggio successivo, con il vandalismo e il dileggio verso le tombe, la memoria, la sacralità degli altri.
Non è insomma un problema di tecnica legislativa, ma piuttosto lo spiraglio in cui – certamente non nelle intenzioni del legislatore regionale – può farsi spazio un imbarbarimento della nostra società, che rinuncerebbe al valore della memoria condivisa per ridursi ad un aggregato di tribù. Prospettiva triste e pericolosa, nel momento in cui l’Italia e l’Europa hanno l’urgenza di ritrovare ragioni di unità, di civile convivenza e di integrazione tra diversi.
Non sappiamo se lo Stato intenderà porre la questione di legittima costituzionale della legge regionale. Confidiamo però nella Sua sensibilità perché una questione così delicata possa essere affrontata con la ponderazione che forse è finora mancata (anche per nostra colpa, per non essere stati tempestivi a segnalarne i rischi), e possa essere rapidamente corretta.
Con stima e fiducia

Taranto avrà un nuovo cimitero con crematorio

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Dopo un iter durato sette anni, il Comune di Taranto ha pubblicato il bando di gara per la costruzione del nuovo cimitero cittadino, che sorgerà in contrada Masserotti, in un’area di circa 107mila metri quadrati tra la Salina Piccola e la Salina Grande, individuata dal piano regolatore proprio per interventi di questo tipo.
L’importo previsto è di 9.382.389,98 euro.
Ora ci vorranno sessanta giorni per attendere le offerte e poi si procederà all’aggiudicazione secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, secondo un project financing che prevede, oltre alla costruzione, anche la gestione del cimitero che prenderà il nome di “Parco Cimiteriale Leonida di Taranto”.
Diritto di prelazione alla società che ha proposto il progetto, la Parco Leonida di Taranto srl, che nel lontano 31 gennaio 2011 propose l’intervento in linea con il bando comunale del 2010, aperto proprio per ricevere proposte di lavori pubblici da realizzarsi con capitali privati.
La grande novità di questo project financing è la possibilità di cremare i defunti, grazie ad un impianto di cremazione che oggi non esiste a Taranto.
Vista la posizione geografica della città, il Parco Leonida può rendere un servizio funzionale ed efficace per un’ampia area territoriale del Sud Italia.
«Si tratterà di un impianto – è scritto nella relazione illustrativa del gruppo progettuale coordinato dall’ingegner Orazio Carbotti – che, oltre alla funzionalità tecnico-operativa anche per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, garantirà anche la possibilità di effettuare al suo interno le cerimonie religiose secondo i diversi riti».
Ma vi è un altro aspetto particolarmente interessante: al Parco Leonida potranno essere cremati gli animali d’affezione ai quali sarà dedicato anche un apposito spazio per la dispersione delle ceneri.
Il Parco Leonida sarà un cimitero particolarmente green: previsti 3.886 metri quadri di aree verdi e 513 metri quadri di aree verdi attrezzate con fontane e sedute.
Alcune cifre: 27.792 sono i metri quadrati destinati a campi di inumazione per umani; 5.094 destinati ad area spargimento ceneri e parco rimembranze; 5.461 destinati a campi di inumazione animali da compagnia.
Infine, di 12.500 metri quadri è la superficie destinata a parcheggio pubblico.

Sanremo: parte project financing per la realizzazione del crematorio

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Il Comune di Sanremo ha dato il via alla gara aperta per la concessione per la progettazione definitiva ed esecutiva, la costruzione e la successiva gestione dell’impianto di cremazione.
Si tratta di un progetto del valore complessivo di euro 2.743.723,05 euro.
L’impianto è molto atteso dalla cittadinanza poiché molte famiglie potranno dare l’addio ai loro cari senza dover per forza andare fino a Nizza come si è sempre fatto fino ad ora.
L’area individuata per il crematorio è quella esterna al cimitero di valle Armea in modo da non avere vincoli architettonici e “culturali”. Un intervento che, tra l’altro, permetterà anche di riqualificare l’area esterna al cimitero che ora, come noto, versa in stato di degrado e abbandono.

A Trento, pur senza crematorio, la cremazione va oltre il 50%

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La percentuale di utenti del servizio di cremazione a Trento ha subito un significativo incremento passando da 33,0% dell’anno 2006 al 53,9% del 2017. Il dato emerge dall’indagine 2017 svolta sulla soddisfazione degli utenti dei Servizi funerari e cimiteriali del Comune di Trento.
L’83% degli intervistati ritiene i tempi del servizio relativo alla cremazione ‘adeguato’ o ‘minore delle aspettative’.
L’8,1% degli intervistati lo ritiene ‘lungo’ e solo lo 0,9% ‘eccessivamente lungo’.
Va comunque ricordato che la cremazione avviene all’esterno del territorio comunale (il forno crematorio, infatti, non è presente nel Comune), fatto che condiziona inevitabilmente le tempistiche. Le precedenti indagini risalgono agli anni 2012, 2008 e 2006: la ripetizione dell’analisi permette di monitorare nel tempo l’opinione degli utenti in modo da migliorare il servizio proposto.

[Fun.News 3184] Diocesi di Milano fornisce direttive per cremazione e case funerarie

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L’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, dopo un confronto con il Consiglio presbiterale e con l’aiuto del Consiglio episcopale milanese, ha recentemente approvato con Decreto il Direttorio Diocesano per la Celebrazione delle Esequie.
Articolato in 3 capitoli – “Le condizioni attuali”, “La Celebrazione liturgica”, “Le ceneri” – per un totale di 21 temi trattati, il testo, presentato all’Assemblea dei Decani del 16 maggio scorso, è in vigore a partire dalla Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù (23 giugno 2017) e prevale, laddove vi fossero difformità, con le precedenti disposizioni diocesane in materia, anche quelle proposte dal Sinodo diocesano 47°.
Riportiamo di seguito alcuni brani di una intervista al Vicario Mons. Pierantonio Tremolada (chi volesse vere il video può ciccare su: VIDEO.
Sulla cremazione:
"Ci ha molto colpito che la prassi della cremazione, nel giro di poco tempo, sia diventata prioritaria: di fatto, in questo momento, la percentuale delle richieste di cremazione rispetto a quelle di tumulazione è molto alta. Le ragioni potrebbero essere tante, ma questo dato ci fa pensare e deve essere assunto pastoralmente.
Ricordo che il recente intervento della Santa Sede sulle ceneri sottolinea proprio la necessità di una simile attenzione, indicando in modo preciso di non disperderle, ma di tumularle per ragioni evidenti. Infatti la possibilità di avere un luogo dove potersi recare per pregare, ricordando la persona scomparsa, e di collocare le ceneri in un spazio ben preciso e riconosciuto dalla comunità cristiana di appartenenza, non è certo secondaria Questi sono soltanto alcuni dei problemi che dicono quanto sia rilevante tale aspetto
.
"
Sulle sale del commiato/case funerarie:
"Sono una realtà che ancora una volta segna il cambiamento in atto.
Si tratta di luoghi dove le salme vengono collocate nell’attesa delle esequie celebrate in chiesa. Per molte ragioni, ormai, è quasi impossibile che il defunto possa essere accolto nella propria casa.
Anche il tempo che trascorre dal momento del decesso alla celebrazione del funerale vero e proprio, domanda un luogo dove conservare temporaneamente le spoglie mortali.
Per questo abbiamo sviluppato una riflessione che consenta di comprendere il senso di un ambiente in cui inserirsi come cristiani in maniera positiva, pur in un passaggio complesso e doloroso. Le “Sale” rispondono a questa necessità.
"

Il testo dei due documenti approvati con decreto dal cardinale Scola sono reperibili e scaricabili ai seguenti link:
Decreto
Direttorio

Curia di Milano approva lungo e circostanziato documento sulla cremazione

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La Curia di Milano è intervenuta qualche giorno or sono per fornire ai propri fedeli linee guida sulle esequie e soprattutto sulle cremazioni, sempre più diffuse in città.
E, anche, per mettere un argine proprio ad alcune pratiche legate alle ceneri dei defunti, come la dispersione in prati e laghi o la conservazione in casa, a volte all’interno di urne a dir poco stravaganti (come palloni da calcio o altre scelte estemporanee).
«Le sfide poste dalla trasformazione in atto nel mondo contemporaneo esigono ora di maturare nuove scelte che, alla luce della tradizione, sappiano guidare con prudenza l’azione pastorale, recependo anche le recenti indicazioni date in materia dalla Santa Sede e dalla Chiesa che è in Italia».
Questa la premessa con cui l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, dopo un confronto con il Consiglio presbiterale e con l’aiuto del Consiglio episcopale milanese, approva con Decreto il Direttorio Diocesano per la Celebrazione delle Esequie.
Articolato in 3 capitoli – “Le condizioni attuali”, “La Celebrazione liturgica”, “Le ceneri” – per un totale di 21 temi trattati, Il testo, presentato all’Assemblea dei Decani del 16 maggio scorso, è in vigore a partire dalla Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù (23 giugno 2017) e prevale, laddove vi fossero difformità, con le precedenti disposizioni diocesane in materia, anche quelle proposte dal Sinodo diocesano 47°
“La Chiesa ritiene che le ceneri dei defunti vadano deposte nella tomba e non vengano conservate nell’abitazione domestica, disperse o convertite in oggetti”, recita il “Direttorio diocesano per la celebrazione delle esequie”, documento in vigore dallo scorso 23 giugno. Il testo, di otto pagine, sottolinea come la pratica della cremazione si stia sempre più diffondendo e “appare destinata a diventare nel corso di breve tempo la prassi prevalente”.

Varie le ragioni di questo boom delle cremazioni, spesso di tipo pratico: igienico, sociale e soprattutto economico. Secondo i dati del Comune di Milano, nel 2016 il 75,2 per cento dei funerali hanno comportato la cremazione. Una procedura che ha un costo più contenuto rispetto alle esequie tradizionali.

[Fun.News 3183] TAR Veneto rimette a Corte Giustizia Europea valutazione di norme che incidono su possibilità di cimiteri privati di urne

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Il Tar Venezia, con l’ordinanza 31 maggio 2017, n. 543, ha rimesso alla Corte di giustizia dell’Unione europea la compatibilità alle norme Ue del Regolamento del servizi cimiteriali del Comune di Padova nella parte in cui dispone che «non è in nessun caso consentito all’affidatario demandare a terzi la conservazione dell’urna cineraria».
Per il TAR Veneto  deve essere rimessa alla Corte di giustizia dell’Unione europea la valutazione se gli articoli 49 e 56 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea debbano essere interpretati nel senso che ostano all’applicazione delle seguenti disposizioni dell’articolo 52 del Regolamento dei servizi cimiteriali del Comune di Padova:
«Non è in nessun caso consentito all’affidatario demandare a terzi la conservazione dell’urna cineraria. Tale divieto vale anche in caso di espressa volontà manifestata in vita dal defunto (comma terzo).
È fatto obbligo di conservare l’urna esclusivamente presso l’abitazione dell’affidatario (comma quarto).
In nessun caso la conservazione di urne cinerarie può avere finalità lucrative e pertanto non sono ammesse attività economiche che abbiano ad oggetto, anche non esclusivo, la conservazione di urne cinerarie a qualsiasi titolo e per qualsiasi durata temporale. Tale divieto vale anche in caso di espressa volontà manifestata in vita dal defunto (comma decimo)
».

Con questa chiamata in causa della Corte di giustizia europea è in gioco la possibilità che vengano realizzati o meno spazi cimiteriali commerciali per urne cinerarie da parte di privati, che per l’Italia violino il principio di demanialità del cimitero.
Il testo della ordinanza è presente, a disposizione degli abbonati Premium, nell’Area Sentenze del sito www.funerali.org

[Fun.News 3182] Cimiteri privati per urne cinerarie: contro la legge, e contro i valori fondativi della convivenza civile

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Di recente sono intervenuti alcuni fatti che possono mettere in discussione la stessa natura del cimitero. Si tratta:
a)    della L.R. Friuli Venezia Giulia, che consente – tra l’altro – la realizzazione di cimiteri privati di sole urne cinerarie;
b)    dell’Ordinanza del TAR Veneto del 31/5/2017 circa la possibilità o meno di impedire con norma regolamentare comunale la realizzazione di luoghi privati di custodia di urne cinerarie affidate a familiari, con interessamento della Corte di Giustizia Europea.
Il testo della L.R. Friuli Venezia Giulia 22/2017 è rinvenibile cliccando LR22/2017 e a breve anche nell’Area Norme regionali del sito www.funerali.org.

L’ordinanza del TAR Veneto concernente il regolamento di polizia mortuaria comunale di Padova è possibile scaricarla nell’Area Sentenze del sito www.funerali.org.
In merito riportiamo il testo della dichiarazione effettuata dal Responsabile SEFIT Utilitalia, Dr. Pietro Barrera:

CIMITERI PRIVATI PER URNE CINERARIE: CONTRO LA LEGGE, E CONTRO I VALORI FONDATIVI DELLA CONVIVENZA CIVILE

Una recente legge della regione Friuli Venezia Giulia apre la porta a cimiteri privati, sia pure per la sola custodia di urne cinerarie.   Intanto il TAR del Veneto ha rimesso alla Corte di giustizia dell’Unione europea la questione della legittimità del divieto opposto dal Comune di Padova alla realizzazione di un cimitero privato, anche in questo caso destinato ad ospitare urne cinerarie.  
Iniziative analoghe ci sono state in altre città, ma si sono scontrate con la chiarezza della legge dello Stato, che consente di custodire le ceneri dei defunti solo nei "normali" cimiteri comunali, salvo i casi in cui i familiari chiedano di conservarle personalmente nella propria casa, o preferiscano disperderle nella natura.
Questo dice la legge, e ci auguriamo che lo Stato – che ha competenza legislativa esclusiva in materia – lo ricordi formalmente anche alla Regione Friuli Venezia Giulia, impugnandone la legge dinanzi alla Corte costituzionale.
Ma c’è anche e soprattutto una questione di fondo: i cimiteri pubblici, da oltre 200 anni in tutti i paesi europei, sono il luogo della "memoria condivisa" delle comunità locali, dove riposano insieme, nel rispetto reciproco, defunti di diversa religione, diverse convinzioni filosofiche, diversa estrazione sociale o culturale.  
Se la diffusione della pratica della cremazione ha ridotto o superato le preoccupazioni igienico-sanitarie, non ha superato affatto quella scelta di valore.  
Cosa accadrebbe se, con la diffusione dei cimiteri privati, ogni gruppo sociale decidesse di separarsi dagli altri?  
Il cimitero dei "miei amici" (dei miei simili) contrapposto ai cimiteri degli "altri"?  
E magari il "cimitero pubblico" come spazio residuale per i poveri e gli emarginati …  
Avremmo una società più divisa e più fragile, che rinuncia alla propria memoria e alla propria identità per ridursi ad un aggregato di tribù.  
Prospettiva triste e pericolosa, nel momento in cui l’Italia e l’Europa hanno l’urgenza di ritrovare ragioni di unità, di civile convivenza e di integrazione tra diversi.

Piacenza: un guasto di pochi minuti al crematorio

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Vigili del fuoco e polizia municipale sono intervenuti sabato 17/6/2017 presso il crematorio di Piacenza dopo che i residenti del Capitolo hanno segnalato il fumo anomalo nell’impianto del cimitero. Di seguito il comunicato stampa del gestore del crematorio (società Osiride) relativo all’incidente:

“In riferimento all’episodio che ha interessato l’impianto di cremazione di Piacenza nella serata di sabato 17 giugno, dalle verifiche effettuate la problematica è stata causata da un malfunzionamento dell’impianto che ha determinato l’apertura del camino di emergenza; trattasi di un evento anomalo e straordinario conseguente alla rottura di una sonda di rilevazione dell’ossigeno. L’ultima cremazione, come dimostrano i dati registrati dal sistema di monitoraggio dell’impianto, ha avuto inizio alle ore 16.35 di sabato e si è conclusa con l’attivazione del fine ciclo da parte dell’operatore alle ore 18.21 della stessa giornata.
Il malfunzionamento di cui sopra ha provocato un rallentamento del sistema di raffreddamento dell’impianto che avviene normalmente in automatico; per queste ragioni l’operatore in servizio, per quanto è stato possibile verificare ad oggi, ha valutato di prolungare la fase di raffreddamento per procedere allo scarico delle ceneri solo successivamente all’abbassamento delle temperature.
Durante questa fase, alle ore 18.26, il PLC di controllo dell’impianto, causa l’errata lettura della sonda sopracitata, ha attivato il sistema di emergenza.
E’ in corso una attività interna tesa a verificare il puntuale rispetto di tutte le procedure di conduzione della macchina crematoria da parte dell’operatore.
In data odierna i tecnici incaricati della ditta costruttrice l’impianto crematorio hanno sostituito la sonda danneggiata ed il servizio ha ripreso ad operare dalle ore 16.45 di quest’oggi.“

A Grosseto ancora incerto l’esito della gara per realizzare il crematorio

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La Ciab, Società cooperativa idrici e affini, si è aggiudicata l’affidamento in concessione mediante project financing della progettazione, della costruzione e della gestione del tempio per la cremazione per 30 anni, battendo la Rti Altair di Domodossola, l’associazione temporanea di impresa che aveva promosso la realizzazione dell’impianto.
«Ora ci sono 30 giorni di tempo per l’assegnazione definitiva – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Riccardo Megale – perché la cooperativa vincitrice potrebbe anche fare un passo indietro. In quel caso però, la Altair dovrà realizzare l’impianto al costo proposto dalla vincitrice della gara». Un paio di settimane di tempo, poi si saprà quale progetto verrà realizzato a Grosseto.
L’importo complessivo stimato della concessione, compresa la progettazione, l’esecuzione dei lavori e la gestione del servizio ammonta a circa 26 milioni di euro, 23 dei quali – è la stima fatta dall’amministrazione e dalle società che hanno partecipato al project financing – sono i ricavi stimati che potranno derivare dalla gestione del servizio, che avrà appunto una durata di trent’anni dalla data della firma della concessione.
La società che prenderà in gestione l’impianto verserà al Comune ogni anno il 4% del fatturato che deriverà dalle operazioni di cremazione oltre alla percentuale che viene offerta appunto dall’aggiudicataria che ha presentato un piano economico e finanziario più vantaggioso rispetto a quello della proponente.
Il progetto presentato prevede nel terreno vicino a Sterpeto che sorga il tempio della cremazione, che costerà poco più di due milioni di euro e sarà dotato di una stanza per il commiato e di un giardino per la dispersione delle ceneri. Il progetto prevede inizialmente 1 forno e un altro a seguire negli anni.
Saranno realizzati anche dei colombari per raccogliere le urne cinerarie di chi sceglierà, dopo la morte, la tumulazione delle ceneri.

Iniziativa della So.Crem Bruzia per far conoscere l’impianto di cremazione di Carpanzano

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L’associazione di cremazione So.Crem. Bruzia ha promosso per la giornata di sabato 24 giugno 2017 una giornata dedicata alla conoscenza dell’impianto di cremazione di Carpanzano (nel cosentino, al quale sono invitati sindaci, dirigenti, funzionari, assessori, rappresentanti istituzionali.
L’obiettivo è far capire quali sono i vantaggi, non solo dal punto di vista strutturale ma anche ambientale, della cremazione dei defunti.
Il problema del sovraffollamento delle strutture cimiteriali infatti, è diventato gravoso per moltissimi comuni, e questa opportunità si rivolge a tutte le amministrazioni comunali della Regione.
L’intento è proprio quello di dimostrare come è possibile contenere l’espansione dei cimiteri grazie ad un maggiore ricorso alla pratica della cremazione.
Di questo argomento e dell’open day ha parlato ai microfoni di Rlb Radioattiva, il presidente dell’associazione So.Crem. Bruzia, Francesco Balsano.

Nuovo tempio crematorio di Firenze

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I lavori di costruzione del Nuovo Tempio Crematorio di Firenze – che verrà realizzato e gestito attraverso lo strumento del project financing da S.I.L.V.E. spa, assieme a So.Crem. di Firenze e a G.S.C. srl – sono iniziati da un paio di mesi.
Il progetto, per il quale sono stati stanziati oltre 11 milioni di euro, prevede la realizzazione di due linee di cremazione (con la predisposizione per la terza), una grande sala cerimonie, quattro sale espositive/commiato, sale di attesa e consegna ceneri, oltre ovviamente a depositi refrigerati e celle frigorifere per il deposito delle salme e dei resti mortali.
È altresì prevista la realizzazione di nicchie cinerarie, sepolcreti e cappelle di famiglia all’interno del Cimitero di Trespiano.
Il Nuovo tempio crematorio diventerà l’impianto di riferimento per le cremazioni dell’intera area fiorentina e zone limitrofe, agevolando il lavoro delle imprese funebri sia nella presa in carico del feretro, che nella consegna delle relative ceneri.

[Fun.News 3173] TAR LAzio: per Civitavecchia i NOCREM non legittimati a ricorrere contro provvediemnto del Comune

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Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sede di ROMA, sezione 2Q, con SENTENZA BREVE numero 201706495, ha definito inammissibile il ricorso presentato dal comitato Punton De Rocca e dal movimento In Nome del Popolo Inquinato, che avevano chiesto l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della delibera di giunta del Comune di Civitavecchia del luglio 2016 con cui è stata approvata la progettazione definitiva, la costruzione e la gestione dell’impianto al Cimitero Nuovo.
Il Tar motiva la sentenza con il fatto che il comitato ed il movimento non erano titolati a presentare il ricorso.
"Non hanno addotto, neppure labialmente – si legge nella sentenza – alcun elemento a sostegno della propria legittimazione a ricorrere avverso l’impugnata delibera, anche dopo la specifica eccezione sollevata dall’amministrazione resistente con la memoria del 21 dicembre 2016".
Il testo della sentenza è reperibile nell’AREA SENTENZE del sito funerali.org
Nel frattempo si ha notizia che il comitato spontaneo di cittadini ha intenzione di ricorrere al Consiglio di Stato.