Concessione cimiteriale

Non è una proprietà, ma un diritto di superficie (se riguarda la terra). Per l’intera durata della concessione la proprietà del manufatto realizzato dal concessionario resta in capo a lui o ai suoi eredi, come l’obbligo manutentivo. La concessione cimiteriale inizia, può essere rinunciata, si estingue alla scadenza e prima può essere revocata da chi l’ha rilasciata o può essere pronunciata la decadenza per giusti motivi. Di seguito alcuni approfondimenti in  materia.

E nelle prossime righe potrete trovare i links ad alcuni articoli che trattano la materia, in ordine di data dal più recente al più vecchio come inserimento:


Voltura della concessione disgiunta dallo jus sepulchri: i possibili effetti distorsivi rispetto al normale sigificato di cessione di un diritto reale.

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88 thoughts on “Concessione cimiteriale

  1. Simone

    Salve, anch’io mi scuso per pubblicare richiesta in risposta a questo post ma non riesco a registrarmi.
    Questo è il quesito e la ringrazio fin d’ora se può rispondermi.

    Nel 1984 la sig.ra Sempronia fu tumulata al Cimitero del Verano all’interno di una cappella data in concessione nel 1946 al sig. Caio. Nel 1984 quando fu tumulata Sempronia, Caio era defunto e l’unica erede sig.ra Mevia (deceduta nel 2005) autorizzò tale tumulazione. Sempronia non aveva alcun legame con la famiglia di Caio (e quindi di Mevia) per cui, probabilmente, il posto fu acquistato.
    Nell’annotazione protocollata con il benestare della direzione del cimitero c’era anche l’autorizzazione alla tumulazione della figlia di Sempronia, Tizia. Al recente decesso di Tizia, contattato il Verano per la tumulazione di questa come da annotazione del 1984 a tergo dell’atto di concessione del 1946, la direzione mi dice che ciò non è possibile senza l’autorizzazione ad aprire la cappella da parte degli eredi di Mevia. Questi, però, si rifiutano di concedere l’autorizzazione sostenendo che quando la cappella sarà piena (al momento ci sono ancora 18 posti liberi) gli eredi dovranno poi sostenere un costo e ciò non è giusto.
    E’ possibile che tale diritto di Tizia derivante da annotazione in un atto pubblico e non da scrittura privata possa in tal modo venire leso? E’ possibile attivare una causa e chiedere al giudice l’apertura del manufatto?
    grazie ancora,
    Saluti

    1. Carlo

      X Simone,

      tanto per incominciare (ed a costo di esser pedanti e noiosi):

      1) nel 1984, anno di tumulazione di Sempronia, vigeva il vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria DPR n.803/1975 il quale, avendo abrogato l’art. 71 commi 2 e segg. R.D. n. 1880/1942 sostanzialmente vietava già la compravendita dei sepolcri (= inibiti gli atti di disposizione sugli stessi per acta inter vivos o di ultime volontà), norma ora transitata anche nell’attuale ordinamento nazionale di polizia mortuaria di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285 (Art. 92 comma 4) e parallelamente non ammetteva ancora l’istituto della benemerenza, introdotto “solo” dal 27 ottobre 1990 con l’art. 93 comma 2 DPR n. 285/1990, al quale opero rinvio per questioni meramente di brevitas espositiva. La benemerenza è una regola per cui in deroga alla natura famigliare del sepolcro gentilizio possono esser tumulate nello stesso anche persone estranee al nucleo famigliare (esempio: i conviventi o gli affini) del fondatore del tomba. Il vizio, allora, è ab origine, quindi o Sempronia è congiunta di Caio o non può esser accolta nel sacello. Rimane un mistero capire chi abbia autorizzato la sua tumulazione a dispetto delle norme vigenti a quell’epoca. Con ogni probabilità nel 1984 il Comune di Roma non aveva ancora riformato il proprio regolamento comunale e continuava a ritenere legale una pratica, invece, contra legem e nulla di diritto dal 10 febbraio 1976, quando il DPR 803/1975 entrò in vigore.
      2) All’atto della costituzione del sepolcro (famigliare o ereditario che esso sia), quando, cioè le parti contraenti stipulano l’atto di concessione si statuisce la c.d. LEX SEPULCHRI ovvero la “riserva” delle persone portatrici dello jus sepulchri, in proiezione del loro post mortem. Costoro acquisiscono ex capite il diritto alla tumulazione in quanto (o famigliari o eredi) i loro nomi sono scritti e contemplati nell’atto concessorio che non può esser integrato o modificato se non ricorrendo ad una novazione ex art. 1230 e 1235 Cod. Civile, delle obbligazioni sinallagmatiche contratte (ossia si estingue il rapporto giuridico già posto in essere e se ne crea uno del tutto nuovo, con diversi presupposti)
      Bisogna poi ricordare come non sia il concessionario a stabilire o individuare arbitrariamente chi possa essere sepolto nel sepolcro in concessione, quanto il fatto dell’appartenenza alla famiglia (e la definizione di famiglia a tal fine è data dal regolamento comunale di polizia mortuaria) o all’asse ereditario se il sepolcro in oggetto sorge, appunto quale ereditario, ma è l’ipotesi più remota.

      3) Chi, in vita ha maturato legittimamente il diritto di sepolcro vanta il titolo di accoglimento a prescindere dall’opposizione dei discendenti del concessionario, i quali difettano di questo potere di interdizione.

      E’sempre possibile adire il giudice ordinario in sede civile, con tutta l’alea che un giudizio pur sempre comporta, il Comune si limiterà a garantire lo status quo sino a quando la controversia non sarà ricomposta o risolta con sentenza passata in giudicato.

      Post scriptum: abbia o meno Tizia lo jus sepulchri (circostanza tutta da verificare) gli eredi di Mevia sono tenuti ad assicurare comunque, la manutenzione della cappella, assumendosene i relativi oneri ex art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

  2. sconsolata

    Grazie Dott. Carlo
    mi era sfuggita la risposta del 27.10 ed ho ripostato il mio quesito
    Scusi tanto!!
    Grazie moltissime delle risposte grandiose e mille scuse !!

    1. sconsolata

      Gentile Sig. Carlo
      rieccomi a disturbare ma, mi creda,3 avvocati delle parti non riescono a risolvere – da quasi un anno – il problema.
      Allora :nella Concessione c’è scritto che”” le salme di coloro che nell’atto di concessione sono indicate tra gli aventi diritto al sepolcro, possono essere escluse dal seppellimento soltanto per disposizione del concessionario””
      Mi sono informata e pare proprio che sia così.
      Il concessionario superstite di fatto è l’unico responsabile e l’unico a decidere.
      Difatti la concessionaria superstite si rifiuta di far seppellire nei posti “ereditati” dal fratello, i congiunti di questo ( in barba alla riserva in concessione) , cioè il genero etc. Deve essere sepolto solo il fratello e la moglie e non altri.
      ( ricordo che tutti gli altri eredi non sono interessati )
      E’ possibile che si possa rifiutare ?
      Lei mi ha detto :
      6) Non è il concessionario a scegliere arbitrariamente o ad escludere chi vanterà il diritto di sepolcro, una disposizione in tal senso “profuma” di illegittimità lontano un miglio, nel sepolcro di tipo gentilizio o famigliare la concessione sorge sibi familiaaque suae ossia per il concessionario e la di lui famiglia, laddove il concetto di famiglia è basato sui relazioni di sangue o di coniugio, questo principio è inderogabile.
      Io credo a Lei ma vorrei convincere anche gli avvocati.
      Come faccio?
      Se non si risolve questo problema la zia concessionaria non firma per la chiusura del conto in banca – c’è rimasto poco, si mangia tutto la banca!! dal 2013 che è morto lo zio!! –
      Una tragedia!!
      Come si può ovviare a tale immobilismo?
      Secondo me lo zio ha ragione, può essere sepolto lui o chi decide lui.
      Altrimenti sarà la comunione solidale e la premorienza nelle sepolture a decidere, a svantaggio della zia che vedrà anche i suoi posti in comunione e occupabili.
      Come si può ovviare a questo ostacolo ?
      Grazie della pazienza!!
      Solo Lei può risolvere il conquibus!!

      1. Carlo

        X Sconsolata,

        sono in preda a crisi depressiva acutissima ed a delirio megalomaniaco d’onnipotenza (o forse, più semplicemente ho i nervi interessati da tipici fenomeni degenerativi post mortali con sfaldamento delle catene proteiche, quindi in altre parole: questo caso mi fa morire di crepacuore, perchè non riusciamo ancora, nonostante la mia disperazione, ad individuare un linguaggio comune per intenderci e capirci!).

        La materia funeraria delle concessioni cimiteriali è poco conosciuta e praticata anche dagli stessi causidici e legulei che affollano i nostri Tribunali (per fortuna, non appartengo a questa vil razza dannata di azzeccagarbugli di manzoniana memoria, anche se nutro il massimo rispetto per gli operatori del diritto…almeno per quelli veri!). Non mi sconvolgo più di tanto se gli avvocati cominciano a litigare tra loro facendo correre la carta bollata a go-go, in fondo “tot capita tot sententiae” motto latino che declinato nella vulgata vascorossiana dovrebbe così risuonare: “c’è chi dice qua…c’è chi dice là… io non mi muovo, io non ci credo!”

        Questa litigiosità endemica è è lo specchio dei tempi: manca una verità ufficiale comunemente accettata da tutti e nessuno vuole ammettere di aver torto. Basta con questo relativismo giuridico dove non c’è nè bianco nè nero ma soltanto una palude di sfumature grigiastre: ritorniamo al pensiero FORTE di tipo hegeliano!

        “Rallegratevi, piuttosto, perchè i vostri nomi sono scritti nei cieli”, afferma il Gesù dei Vangeli Canonici, ora io evangelista non sono, non fosse altro per motivi strettamente anagrafici, ma parafrasando la sapienza del Signore oserei dire: “cari potenziali aventi diritto esultate poichè i vostri nominativi sono scolpiti nella lex sepulchri, ovvero nella stramaledetta “ROSA” delle persone riservatarie dello jus sepulchri, ex art. 93 comma 1 I Periodo del regolamento nazionale di polizia mortuaria, di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285.

        L’atto di concessione oggetto del nostro disquisire è viziato ab origine, in quanto contiene una clausola contraria alla Legge, e si tratta di una norma tassativa, imperativa e categorica!

        Si mediti, però, attentamente su questi pronunciamenti della Suprema Corte di Cassazione e dei diversi periodi storici in cui queste sentenze sono state emesse:

        1) Cassazione civile, 7 agosto 1941 “Quando non risulti una contraria volontà del fondatore del sepolcro familiare in relazione anche all’atto di concessione da parte del Comune integrato, occorrendo, dalle disposizioni del regolamento comunale, le figlie maritate di esso, fondatore, hanno diritto di essere inumate. La sola iscrizione sepolcrale con l’indicazione del nome della famiglia non basta a fare ritenere che la volontà del fondatore sia stata quella di limitare il diritto al sepolcro ai membri della propria famiglia che continuassero a portare lo stesso cognome.

        2) Cassazione civile, Sez. II, 19 maggio 1995 n. 5547 “La costituzione di un sepolcro familiare, ove non risulti una diversa volontà del fondatore, conferisce il diritto alla sepoltura (“ius inferendi mortuum in sepulchrum”) al fondatore medesimo ed a tutti i suoi discendenti, facenti parte della famiglia, per cui (salva l’eventuale contraria volontà del fondatore) anche i discendenti di sesso femminile, benché coniugati e con diverso cognome, acquistano (“iure proprio”) il diritto alla sepoltura in quanto facenti parte della famiglia, nella cui cerchia, avuto riguardo al significato semantico del termine generalmente usato ed accetto, debbono farsi rientrare tutte le persone del medesimo sangue o legate tra loro da vincoli di matrimonio, ancorché non aventi il medesimo cognome”.
        Bisogna poi ricordare come non sia il concessionario a stabilire / individuare arbitrariamente o per proprio capriccio, chi possa essere sepolto nel sepolcro in concessione, quanto il fatto dell’appartenenza alla famiglia (e la definizione di famiglia a tal fine e’ data dal regolamento comunale di polizia mortuaria). Il concessionario potrebbe ampliare / restringere la definizione di famiglia pre-stabilita come riservataria del diritto ad essere accolta nel sepolcro (fino al limite della capienza fisica) in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo memento) ed ai sensi dell’Art. 83 il comune può concedere al concessionario la facoltà di tumulazione di persone terze, secondo criteri stabiliti dai regolamenti comunali. Parte della dottrina ritiene che solo il concessionario originario, cioè il fondatore del sepolcro sibi familiaeque suae (per sé e per la propria famiglia) possa “derogare” alla familiarità del sepolcro permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti terzi rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare la rigidità della norma, tuttavia configurandosi il diritto di sepolcro come mera aspettativa per cui l’ordine di sepoltura in posti all’interno di una tomba di cui si è contitolari di concessione, è, salvo patti contrari notificati all’Amministrazione comunale, in relazione all’ordine cronologico di morte occorre il consenso unanime di tutti i titolari di quote della tomba stessa perché si addivenga ad una compressione del loro jus sepulcrhi. Il concessionario, pertanto, è sprovvisto del potere di escludere un avente diritto dalla sepoltura.

        Sull’idoneità di norme contenute nel regolamento comunale ad integrare automaticamente il contenuto delle concessioni cimiteriali ai sensi dell’art. 1339 cod. civile Si veda T.A.R. Piemonte, Sez. I, Sentenza 12 luglio 2013, n. 871

        Il diritto di decidere sulle spoglie mortali inerisce a tutt’altra relazione giuridica e si colloca sul piano dei diritti personali di pietas. Quando non vi sia sovrapposizione tra queste due diverse legittimazioni, il concessionario non può ostacolare o, per converso, imporre l’atto disposizione sulle spoglie mortali verso chi ne sia titolare, coartando la sua libertà di agire.
        Sempre facendo salve eventuali particolari previsioni del regolamento comunale, specie per quanto riguarda gli aspetti del procedimento, il titolo a disporre della salma/cadavere/resti mortali, in quanto diritto della personalità, prevale sulle posizioni giuridiche concernenti il sepolcro (come mero manufatto) le quali sono solo funzionali al diritto (personale) di dare o ricever sepoltura.

        Come abbiamo detto, il diritto di sepoltura non è collegato solo all’appartenenza alla famiglia del fondatore del sepolcro (ambito di famiglia quale descritto dal Regolamento comunale), ma anche all’ampiezza contenitiva del sepolcro, si deve, allora, constatare come per i membri della famiglia il diritto venga ad esser effettivo non sul versante teorico (legittima aspettativa?), quand’essi siano ancora in vita, ma al momento del decesso (prima rimane solo un mero desiderio in proiezione dell’oscuro post mortem). In altre parole, se al momento del decesso, la persona deceduta è appartenente alla famiglia ha titolo ad essere sepolta nella tomba data concessione.

        1. sconsolata

          Oh Dott. Carlo mi dispiace!!!
          sono responsabile del suo mal di testa!!
          In compenso mi sembra di aver capito ( alla buon’ora dirà Lei!)
          Volevo chiederLe il permesso di far conoscere questo scambio letterario all’avvocato se Lei me lo permette, altrimenti non comunico nulla.
          Aspetto la Sua autorizzazione sperando che me la conceda.
          Grazie moltissime della pazienza…mi rendo conto…e scusi tanto!!

          1. Carlo

            X Sconsolata,

            autorizzazione accordata, pertanto nulla osta a render pubblico il nostro carteggio epistolare. Si proceda pure!

            Per qualsiasi nuova informazione Lei sa sempre dove, come e quando trovarmi. Io sono sempre qua…ehh già!

          2. sconsolata

            Grazie!!
            OK
            vediamo se si riesce a chiudere questa benedetta storia.
            Per fortuna che Lei è sempre lì……
            Altrimenti come faccio io?
            Grazissime!!

        2. Mauro Romano

          Buongiorno Dr. Carlo,
          mi scuso se mi intrometto nel campo “risposta”, ma nn trovo altra modalità x poterLe porre una domanda su una questione che, da tempo, mi affligge, nonostante la “poca entità” del fatto: si possono stabilire delle regole circa gli oggetti (piante e fiori a parte) da disporre in una cappella privata, ad opera di eredi contitolari? Oppure, in virtù del “senso di pietà”, si può trasformare il luogo in uno sconcertante bazar di cineserie?
          E’ tutto. La ringrazio sin d’ora x la Sua cortese disponibilità a darmi una risposta.

          Mauro Romano

          1. Carlo

            X Mauro,

            in questo frangente dove la Legge dovrebbe esser dettata dall’intelligenza e dal buon gusto, norme troppo capillari ed intrusive rischiano di esser criminogene, perchè troppo esposte alla discrezionalità del singolo. E poi: chi controlla, soprattutto dentro una cappella privata, e con quale metro di giudizio? Dov’è il giusto e lo sbagliato? A volte il confine è così labile!

            Senz’altro il regolamento comunale di polizia mortuaria può e deve disciplinare l’apposizione di fiori ed arredi votivi nelle parti comuni del cimitero (campi di terra e file di loculi in batteria) al fine di render maggiormente fruibili e decorosi gli spazi, ma oltre non è consentito spingersi per ovvie ragioni di effettiva opportunità.
            In linea di massima queste controversie si risolvono nel far valere – anche avanti il Giudice Ordinario – il cosiddetto diritto secondario di sepolcro, ossia la facoltà personalissima di godimento verso un bene sepolcrale, di compiere sullo stesso atti di pietà e devozione, in onore dei propri morti nonchè di opporsi a gesti che creino grave ed ingiusto pregiudizio verso la sacralità di quell’ambiente.
            Sarà il Tribunale – nella sua prudente ponderazione e MEDIAZIONE tra gli interessi contrapposti – a stabilire il limite da osservarsi scrupolosamente.

  3. Sconsolata

    Gentile Sig. Carlo
    scusi l’insistenza, non sono un’esperta.
    Le norme, il Regolamento di Roma etc. parlano tutti del caso della Concessione SINGOLA : regole di successione, subentro, eredità o altro….
    Qui invece si tratta di una tomba di 12 posti e di DUE concessionari di pari valore, fratelli e consanguinei tra loro ma con due famiglie diverse e con discendenze diverse.
    Uno è morto senza eredi e gli succedono quelli iscritti nella concessione secondo le sue volontà originarie cioe“”” Per sè, il coniuge ( ed in effetti loro sono già lì sepolti), discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea””” quindi è andata in eredità la parte
    sua : solo manufatto? solo jus sepulchri ? o tutti e due?Non hanno fatto subentro o altro.
    Ma anche l’altro concessionario ha fatto la stessa cosa, la concessione è unica ma sono DUE “riserve” diverse perché diverse sono le famiglie .
    Allora com’ è la situazione?
    I discendenti vivi del defunto possono occupare tutti i posti vuoti secondo le premorienze contro la famiglia e la discendenza dell’altro Concessionario che ha firmato anche lui un contratto di concessione per sé, il coniuge, i discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea””?
    La riserva del Concessionario superstite non vale più?
    I discendenti del defunto che NON sono i discendenti del superstite possono occupare tutti i posti?
    Ci sono due situazioni di diritto diverse , come sono regolamentate nelle leggi sui sepolcri? Come viene tutelata la volontà del Concessionario superstite?
    Scusi molto e grazie se ha la pazienza di rispondere.

  4. Carlo

    X Sconsolata,

    in questa risposta sarò “autoritario” ed apodittico, altrimenti rischiamo di naufragare nelle gore dell’accademia dotta ed erudita e della più contraddittoria giurisprudenza civile o amministrativa.

    Replico, quindi, alla Sua missiva, per singoli punti tematici.

    1) E’il fondatore del sepolcro, normalmente, a concentrare nelle sue originarie mani tutto lo jus sepulchri (attivo, passivo, secondario e sul sepolcro in sè, attinente, quest’ultimo agli aspetti meramente patrimoniali). Per comune convenzione si muove sempre da questo presupposto: di solito i co-titolari della concessione sono anche portatori dello jus sepulchri, inteso nella duplice facoltà di dare e ricever sepoltura in quel determinato sacello gentilizio. I due diritti, possono però, in particolari circostanze divergere con questo paradossale risultato: gli obbligati alle spese manutentive, in quanto intestatatari della nuda proprietà sul manufatto sepolcrale (diritto sul sepolcro in sè) potrebbero non esser parimenti titolari del diritto d’uso: vale a dire la tomba è sì mia in senso civilistico (ma limitatamente le spese da sostenere!) ma io non ne potrò fruire per il mio post mortem. Per converso posso benissimo esser titolare dello jus sepulchri senza esser parimenti, (co-)intestatario del rapporto giuridico concessorio, basta, infatti, che il mio nominativo sia considerato espressamente nella lex sepulchri per garantirmi il diritto di sepolcro.

    2) Se non c’è stato subentro in senso pieno, con i subentranti capaci di acquisire tutto lo jus sepulchri proprio del concessionario primo, (perchè non contemplato dal regolamento comunale di polizia mortuaria, o per altre ragioni, ad esempio nessuno lo ha attivato nei tempi e nei modi previsti dal regolamento municipale) concessionario unico ed identificabile rimane il fondatore del sepolcro ancorchè deceduto, gli oneri manutentivi si trasmettono jure haereditatis, con le usuali regole che governano la successione mortis causa è la “riserva”, ossia la rosa delle persone appunto riservatarie dello jus sepulchri, non subisce compressioni o dilatazioni, rimanendo quella (= lex sepulchri) statuita a suo tempo al momento della stipula dell’atto di concessione.

    3) Se la riserva non subisce modificazioni, per effetto del subentro il titolo di accoglimento in quella data tomba sarà ad esaurimento, giusta e sacrosanta è, salvo patti contrari e di natura inter-privatistica tra gli aventi diritto da notificarsi solamente al Comune, l’adozione dei criterio della premorienza, unico parametro oggettivo da applicarsi. Lo Jus sepulchri, infatti, è diritto della personalità, assoluto, sebbene declinato nell’ambito di una concessione amministrativa, e pone su un livello di pari ordinazione tutti i soggetti legittimati dalla lex sepulchri, ancora viventi, così sarà l’ineluttabile cronologia degli eventi luttuosi a stabilire per le salme l’ingresso nel sepolcro…insomma basta che si sia posto e chi prima muore meglio alloggia! Oltre alla massima capacità fisica e recettiva della tomba lo jus sepulchri spira ex se e non è più esercitabile, per ovvi motivi di spazio.

    4) La voltura di una concessione (cioè il subentro) può ben essere a titolo oneroso per il richiedente.

    5) L’eventuale rinuncia deve esser formalizzata al Comune con atto scritto e debitamente autenticato (una semplice scrittura privata non pare strumento idoneo data l’ufficialità della dichiarazione unilaterale ed irreversibile)

    6) Non è il concessionario a scegliere arbitrariamente o ad escludere chi vanterà il diritto di sepolcro, una disposizione in tal senso “profuma” di illegittimità lontano un miglio, nel sepolcro di tipo gentilizio o famigliare la concessione sorge sibi familiaaque suae ossia per il concessionario e la di lui famiglia, laddove il concetto di famiglia è basato sui relazioni di sangue o di coniugio, questo principio è inderogabile.

    7) Un’eventuale regolazione giudiziale dei posti feretro disponibili implica giusto un giudizio in sede civile, sempre che il giudice aderisca ed acceda a questa tesi piuttosto ardita, la quale, però, pare contraddire il postulato della famosa “comunione solidale ed indivisibile” di cui spesso parla la Cassazione, in pronunciamenti suscitati proprio daa liti endo-famigliari, sullo jus sepulchri.

    1. Sconsolata

      Gentile Sig. Carlo
      scusi l’insistenza, non sono un’esperta.
      Le norme, il Regolamento di Roma etc. parlano tutti del caso della Concessione SINGOLA : regole di successione, subentro, eredità o altro….
      Qui invece si tratta di una tomba di 12 posti e di DUE concessionari di pari valore, fratelli e consanguinei tra loro ma con due famiglie diverse e con discendenze diverse.
      Uno è morto senza eredi e gli succedono quelli iscritti nella concessione secondo le sue volontà originarie cioe“”” Per sè, il coniuge ( ed in effetti loro sono già lì sepolti), discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea””” quindi è andata in eredità la parte
      sua : solo manufatto? solo jus sepulchri ? o tutti e due?Non hanno fatto subentro o altro.
      Ma anche l’altro concessionario ha fatto la stessa cosa, la concessione è unica ma sono DUE “riserve” diverse perché diverse sono le famiglie .
      Allora com’ è la situazione?
      I discendenti vivi del defunto possono occupare tutti i posti vuoti secondo le premorienze contro la famiglia e la discendenza dell’altro Concessionario che ha firmato anche lui un contratto di concessione per sé, il coniuge, i discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea””?
      La riserva del Concessionario superstite non vale più?
      I discendenti del defunto che NON sono i discendenti del superstite possono occupare tutti i posti?
      Ci sono due situazioni di diritto diverse , come sono regolamentate nelle leggi sui sepolcri? Come viene tutelata la volontà del Concessionario superstite?
      Scusi molto e grazie se ha la pazienza di rispondere.

      1. Carlo

        X Sconsolata,

        inconsolabile ed addolorato sono io perché non riusciamo proprio a capirci: quasi quasi “ho perso le parole” come cantava qualche anno fa Ligabue o parafrasando Vasco “io non so più cosa fare” con i miei discorsi seri ed inopportuni…qui le nebbie della polizia mortuaria, invece, di diradarsi, s’infittiscono, e già calano inquiete ombre notturne sulle mie vanità di glossatore dei misteri funerari nell’Ordinamento Italiano.
        Vabbè: rewind, riavvolgiamo il nastro e ricominciamo tutto daccapo.

        1) al momento del perfezionamento del rapporto concessorio nulla osta a che si faccia concessione a più persone, ma dal punto di vista del Comune, quale ente concedente, cioè dall’unica prospettiva qui a rilevare davvero , la concessione è una ed una sola, così come la “riserva” da qui si legittima il concetto di comunione solidale ed indivisibile tanto caro alla Suprema Corte di Cassazione in diverse sue pronunce su cause inerenti allo Jus Sepulchri (= rissa furibonda tra parenti per accaparrarsi un posto feretro).

        2) Il diritto di sepoltura é circoscritto e delimitato, per legge, ai sensi dell’art. 93 comma 1 D.P.R 285/90 al concessionario e alle persone facenti parte della di lui famiglia. Il punto nevralgico e dirimente è il concetto di famiglia: esso a questi fini, va precisato nel Regolamento comunale di polizia mortuaria e non solo in teoria, altrimenti, per default opererebbero, pur sempre gli artt. 74, 75, 76 e 77 del Cod. Civile, come visto precedentemente. Poiché un sepolcro, ab origine familiare, si “tramuta” in ereditario quando vi sia estinzione della famiglia del concessionario, nel caso di specie, gli eredi conseguono la condizione di titolari del sepolcro, assumendo così (salva diversa specificazione nel regolamento comunale che, per altro, qui si afferma essere silente) anche la qualificazione di concessionari e, in caso di loro pluralità, di co-concessionari, in termini di indivisibilità, dato il regime di comunione solidale che si instaura nel rapporto concessorio, il quale sorge sempre “intuitu personae”, è bene non dimenticarlo. Comprensibilmente, l’impiego dei posti feretro residuanti ed ora disponibili, sarà decretato dall’ordine (non preconizzabile, ma comunque certo!) di … riempimento in base alla cronologia degli eventi luttuosi, sempre nell’ottica del massimo volume ricettivo della tomba, insomma se non c’è materialmente spazio per immettere nuovi feretri nel tumulo il diritto di sepolcro si esaurisce ex se e chi prima muore…meglio alloggia! La questione posta è un po’ complessa, siccome, in linea di massima, dovrebbe sussistere nella titolarità della concessione tra più persone una comunione indivisibile, anche se possano esservi “regolazioni” pattizie tra diversi soggetti (regolamento su cosa comune ex art. 1106 Cod. Civile?), sempre se ed in quanto dichiarate ammissibili o consentite dal Regolamento comunale (altri studiosi si attestano su posizioni contrarie dato il particolare regime di comunione che verrebbe ad instaurarsi!) In tale ipotesi, l’utilizzo, pro-indiviso, si verifica in conseguenza di fattori esterni alla volontà degli interessati, cioè all’evento del decesso di persone aventi diritto, in quanto concessionarie o appartenenti alla famiglia del concessionario, e fino al raggiungimento della saturazione del sepolcro stesso. È tradizione che vi sia una sorta di divisione dei posti in base alla quota di proprietà del sepolcro, ma questo non è elemento di diritto. Fermo restando il necessario rinvio al Regolamento comunale (che, in questi casi, senza mai dimenticare l’art. 117 comma 6 III Periodo Cost. assume/svolge un ruolo importante, quando non assoluto), potrebbe – forse – anche riuscire comprensibile un intervento giudiziale di “regolazione”, del diritto di sepolcro; qualora il giudice acceda a questa tesi detto frazionamento, per altro, comporterebbe una sorta di compressione dei diritti di ciascuno degli altri soggetti interessati, venendosi così ad alterare il postulato per cui il titolo ad essere sepolti andrebbe ponderato in occasione del suo immediato utilizzo. Il regolamento municipale, però, è “fonte” spesso lacunosa, in merito all’istituto del subentro nell’intestazione di un rapporto concessorio, ed in questa sfortunata ed esiziale circostanza si deve considerare quale unico concessionario ancora il fondatore del sepolcro.

        3) la proprietà del manufatto, pur sempre vincolata alla funzione sepolcrale, in sé è sempre intermedia e ontologicamente finalizzata al godimento dello Jus Sepulchri che è diritto di tipo personale, o sin anche personalissimo, esso non si eredita nelle consuete forme del trapasso del patrimonio, secondo successione mortis causa, ma si trasmette unicamente per vincolum coniugii o per vincolum sanguinis, cioè per vincolo coniugale o di consanguineità.

        4) L’atto di concessione (per la fattispecie concreta e particolare ex art. 1372 Cod. Civile) ed il regolamento comunale di polizia mortuaria (come parametro generale ai sensi degli artt. 1, 3 e 4 – Disposizioni sulla Legge in Generale di cui al R.D. n. 262/1942) hanno entrambi valore normativo, ovviamente il regolamento comunale è funzionalmente sovraordinato, in quanto si colloca a monte, come premessa necessaria, in tutti i procedimenti di polizia mortuaria che interessino il Comune. Sarebbe, allora, assai opportuno definire la relazione gerarchica tra atto di concessione e regolamento comunale

        Rimango, comunque, sempre a disposizione, per ulteriori chiarimenti o delucidazioni.

  5. Sconsolata

    Gentile Sig. Carlo
    Ho postato sotto il mio vecchio quesito ma penso che non si veda come successione temporale dei quesiti.
    Mi scusi se lo riposto.
    Rispondo solo ora perché ho acquisito alcuni dati necessari al presente quesito che fa seguito a quello di luglio
    La concessione è intestata a fratello e sorella e la riserva scritta nell’atto è :
    “””La concessione del suddetto sepolcro è riservata alla tumulazione delle seguenti salme: Per loro, loro coniugi, discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea”””
    E’ morto il fratello,senza eredi diretti ,l’eredità è passata ai fratelli.
    Nessuno ha fatto il Subentro da Lei richiamato in articolo.
    Quindi la “”comunione solidale e indivisibile”” tra chi è?
    Ho capito che il manufatto segue il codice civile per quanto riguarda la successione ereditaria ma lo jus s. se non è stato chiesto il subentro come si attiva?
    Se il concessionario è rimasto nella carta solo la sorella vivente come rimane lo Jus s. ?
    Un fratello dice che tutti i posti del sepolcro vanno utilizzati secondo le premorienze, cosa che la sorella concessionaria rifiuta perché 6 sono i “suoi”avendo pagato la concessione.
    Ma se i fratelli “eredi” non hanno fatto il subentro – mi sembra che si deve pagare qualcosa – il concessionario rimane solo la sorella?
    Nella Concessione c’è scritto che”” le salme di coloro che nell’atto di concessione sono indicate tra gli aventi diritto al sepolcro, possono essere essere escluse dal seppellimento soltanto per disposizione del concessionario””
    Il concessionario mi sembra essere ancora e solo la sorella.
    Cosa ne pensa?
    Per tagliare la testa al toro 4 eredi ( sono 6 erano 7 con il defunto ) hanno pensato di fare una scrittura privata dicendo che 6 posti sono della sorella concessionaria e non si toccano e per i 4 posti residui del fratello ( due sono occupati da lui e dalla mogli) lasciano tutte le loro quote di j.s. e di manufatto metà al contestatore metà al concessionario: totale due alla sorella già titolare di 6 posti ( in concessione non sono però definiti) e due al fratello contestatore.
    E’ Valida?Cosa ne pensa?
    La tomba è al cimitero flaminio roma.

    Grazie mille della Sua gentilezza.

  6. PIERO CAMBI

    Questa è una lettera che ho scritto a due Sindaci (in due momenti) di Orvieto
    Egregio Signor Sindaco
    Per evitare di scrivere, questa lettera, online, su ….. (NdR, emittenti locali depennate), le scrivo tramite facebook. Nel 2007, quando è deceduta, prematuramente, mia figlia Cambi Roberta (43 anni). Chiesi al Comune (con una lettera angosciata) se potevo ACQUISTARE, un loculo vicino alla mia ADORATA figlia (avevo già 80 anni). In virtù della legge, che prescrive: PER ACQUISTARE UN LOCULO E’ NECESSARIO ,CHE UNO DEI DUE CONIUGI SIA DECEDUTO. Conoscevo già questa legge, però, feci presente che in un comune nei dintorni di F……, ci fu una DELIBERA (data l’età del richiedente) per superare questa Legge. Dopo tante decisioni e indecisioni ,mi fu risposto: Non possiamo eludere la legge.
    Circa 2 anni fa (87 anni)ho avuto un colloquio con Lei, gentilmente, mi fece conferire con il Sig. “”””””(ottimo amico e addetto anche ai cimiteri).
    Non si può eludere La Legge . “”””””” purtroppo, se non c’è una delibera … SALVO CHE.…non si può fare niente
    Oggi , di anni ne ho 89+due mesi. La legge è stata fatta per evitare speculazioni, in campo cimiteriale, MA a 89 io e 84 mia moglie…(già in precarie condizioni) che tipo di speculazione ci possiamo fare??
    Volevamo, e si vorrebbe, un posto vocino a nostra FIGLIA…tutto qui… Anche per non lasciare, ai miei famigliari , questa incombenza.. Le ho scritto su facebook, perché desidero che anche gli amici di questo meraviglioso gruppo siano consapevoli del mio SFOGO. Cordiali saluti Piero Cambi.
    ….. P.S.
    Bastava che la legge,(con una semplice postilla ) prescrivesse: La concessione per due coniugi,(89 anni e 84) ancora in vita è fattibile , basta che abbiano un famigliare stretto,(nello stesso Cimitero) come : figli , sorelle o fratelli. Ogni giorno, i loculi vicino a mia figlia ..inesorabilmente vengono a mancare.
    Chiedo scusa: Piero Cambi

    1. Redazione Autore articolo

      x Piero Cambi
      la Redazione ha pubblicato questo Suo appello.
      Non c’è una legge che vieta l’assegnazione di loculi per lei, bensì può esserci un regolamento di polizia mortuaria comunale che lo disponga o una deliberazione del competente Organo comunale (in genere è materia di Consiglio comunale). In sostanza viene fatta assegnazione di loculo solo in presenza di salma. Le eccezioni sono esplicitamente previste dallo stesso atto comunale.
      Se l’atto comunale impedisce l’assegnazione die 2 loculi vicini alla salma di sua figlia Lei ha tre possibilità:
      – contattare qualche membro del Consiglio comunale per far cambiare le regole;
      – acquistare una concessione cimiteriale di una tomba a 3 o più posti e poi fare la traslazione della salma della figlia in quest’ultima tomba.
      – scegliere per lei e la moglie – quando sarà il momento – la cremazione e far collocare l’urna cineraria nel loculo dove è sepolta sua figlia. La procedura (nei limiti fisici di capienza del loculo) è permessa in base al paragrafo 13.3 della circolare del Ministero della sanità del 24 giugno 1993, n. 24.

  7. Andrea cabiddu Lanusei

    Mi scusi,non vorrei sembrare strano ma

    se uno muore, muore.
    Può sembrare banale ma se si fa questo passo,fregandosene di “rinnovi” e ” diritti”,si vivrà meglio.
    Ho capito che è una discussione tecnica e Lei giustamente ci aiuta,pero viene sempre il dubbio che alla fine ci sia una non accettazione e che tali documenti,che ricevo anche io,”ricordino” sempre la stessa cosa.

    Quando spegni,spegni.

  8. FrancescoMele

    Salve Carlo, avrei da porle un quesito, dato che con le mie scarse nozioni in materia, proprio non ne vengo a capo. Parto dall’inizio e vado via spedito… 1983 mia nonna acquista un loculo cimiteriale,avvertendo tutti i figli della spesa fatta e dicendo loro di aver avuto la concessione per 99anni. Mancherà prematuramente nel 1985. A luglio 2016,il comune ci scrive chiedendo il rinnovo perché la concessione sarebbe saduta a 29 anni (nel 2014 insomma). Noi purtroppo non abbiamo una straccio di contratto e non possiamo dimostrare nulla ma siamo sicuri che mia nonna non fosse matta quando asseriva dei 99anni, dunque a meno che all’epoca non fu “ingannata”, in comune stanno rivedendo un po tutto. Gli stessi signori, interpellati, hanno confermato la inesistenza di un contratto, avvinchiandosi a varie “sentenze”,di vari TAR (Puglia, Campania e Sicilia)– giurisprudenza amministrativa di 1’grado(?)–, riguardanti la non perpetuità della concessione e la ovvia demanialità del cimitero, senza, a mio parere, andare al nocciolo della questione.
    Mi chiedo e dico, in paese (un piccolo paese, sono decine i casi simili):

    È legittimo che il comune possa agire così,rimangiandosi la parola a suo tempo data? – se ha bisogno di spazio per nuove sepolture, non chiedesse nuovamente il costo della concessione –
    È ingiusto(?!) che abbia pagato concessione per 99 anni e a nemmeno un terzo del tempo mi si richieda nuovamente il canone.
    C’è qualcosa che non mi torna, sul nuovo regolamento che hanno approvato a Marzo 2016 dicono che le concessioni di loculi hanno durata di 29 anni mentre quelle dei suoli di 99 anni….Mi chiedo dunque, basta avere abbastanza denaro da potersi pagare un suolo(al fine di edificarci cappella gentilizia) per avere i 99 anni di concessione?
    Chissà se mi potrà dare una sua risposta in merito. Grazie molte per intanto. Cordialmente, Francesco Mele

    1. Carlo

      X Francesco,

      problema interessante, invero, e non semplice da affrontare compiutamente

      Provo a rispondere per singoli punti tematici:

      1) in effetti si sta, tra mille oscillazioni e cavillosi distinguo, formando, un certo filone di giurisprudenza amministrativa, ancora di primo grado (senza, quindi, che si sia ancora pronunciato definitivamente il Consiglio di Stato sui casi pendenti) sulla reale possibilità di trasformare le concessioni perpetue in rapporti a durata determinata (max. anni 99, salvo facoltà di rinnovo) in base a questo assunto: il regime sub specie aeternitatis della concessione a tempo indeterminato, comunque legittimo sino al 10 febbraio 1976, occulterebbe un velato diritto di proprietà su un bene demaniale, quale è il cimitero e ciò sarebbe in contrasto con la natura stessa, pubblica per antonomasia, del moderno sepolcreto ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile.

      2) Questo orientamento della più recente giurisprudenza, ancora da consolidarsi, pare contraddire posizioni più conservative e tradizionaliste dei T.A.R. e dello stesso secondo grado della Giustizia Amministrativa secondo cui per il principio generalissimo del Tempus Regit Actum una concessione perpetua non può esser unilateralmente e d’imperio portata dal Comune a tempo determinato, perchè questo atto se non consensualmente adottato, violerebbe la bona fides a base di ogni relazione contrattuale tra l’Ente Locale ed in privato cittadino….chi ci capisce è bravo, e districarsi nelle gore interpretative dei Tribunali Italiani non è certo operazione semplice ed indolore!

      3) Tra l’altro segnalo come lo stesso Consiglio di Stato, abbia, almeno in un’occasione, dichiarato illegittime le norme comunali che per le concessioni perpetue prevedessero, con una sorta di canone ricognitivo, il rinnovo della concessione ad esempio ogni tren’anni, a pena di pronuncia di decadenza (o estinzione disfunzionale del rapporto concessorio per abbandono amministrativo???)

      4) Nella situazione da Lei prospettata il loculo concesso nel 1983, cioè molto dopo il 10 febbraio 1976 è comunque a tempo determinato, infatti, Lei mi parla, correttamente di una probabile concessione 99ennale, dunque la giurisprudenza di cui sopra è citata un po’ a sproposito.

      5) Senza un regolare atto di concessione (titolo cartaceo ed in bollo) la concessione cimiteriale è da considerarsi insussistente, questo è pacifico ed assodato, con tutte le logiche, ma spiacevolissime conseguenza di un (ab)- uso sine titulo di uno spazio sepolcrale altrimenti fruibile da soggetti terzi (= recupero delle somme pro rata per gli anni già goduti di jus sepulchri e rischio concreto di vedersi sfrattare il morto ivi sepolto in campo di terra riservato agli indecomposti, con imputazione dei relativi oneri)

      6) Per le concessioni già in essere, ma sprovviste di ufficiale atto (titolo), molto probabilmente, per cause non riferibili a coloro che vantino, de facto, il medesimo diritto d’uso sui sepolcri i rimedi possono essere molteplici. Se si dispone di elementi anche formali di prova (ricevute o, comunque, le registrazioni dei versamenti per il canone concessorio pagato all’epoca), è possibile sanare la situazione con un atto ricognitivo del Dirigente di servizio, nel quale si dia atto della sussistenza della concessione, del momento del suo insorgere, del soggetto che ne sia titolare (il versante, in linea di massima) e quindi si provveda, oggi per allora, alla formazione del titolo, cioè dell’atto di concessione.

      7) In questo caso, mi sento di suggerire che “usare” il procedimento di sanatoria per definire la concessione attorno agli attuali soggetti che facciano parte della famiglia che pretende il diritto su un determinato sepolcro, assumendo questi quali fondatori del sepolcro e quindi facendo discendere dal momento dell’adozione del “provvedimento finale” di riconoscimento della esistenza del diritto di sepolcro preteso tutti gli effetti che deriverebbero da una concessione disposta in quel momento, cioè oggi, con la sola eccezione della durata, che dovrebbe essere quella originariamente definita, ammesso che sia possibile reperire questa informazione.

      8) Obiter dictum: ci sono poi alcune noie di lana caprina per soli cultori del diritto funerario che per brevitas affronto, qui, in appendice:

      La prima questione, probabilmente più delicata, è quella di stabilire la “famiglia” e il c.d. “fondatore del sepolcro”, nonché i criteri di trasmissione e subentro dei diritto sul sepolcro.
      La seconda infine, è quella di capire se la definizione canonica di “famiglia”, che consente di individuare gli aventi diritto sulla sepoltura, sia come diritto di disposizione, sia come diritto di utilizzarla (= esservi sepolti, jus sepulchri), nonché i criteri di trasferimento dei diritti mortis causa, debbano essere quelli dell’attuale regolamento comunale di polizia mortuaria, oppure si debba fare riferimento alle norme in vigore al momento originario della concessione stessa, nel qual caso potremmo trovarci di fronte a situazioni non omogenee nel tempo.

      Molti di questi dilemmi e di queste difficoltà potrebbero essere superate nel caso in cui l’applicazione dell’istituto dell’immemoriale (http://www.funerali.org/cimiteri/ricognizione-sullo-jus-sepulchri-listituto-dellimmemoriale-1172.html) avvenisse adendo il Giudice, in sede civile e con tutta l’alea che un giudizio sempre comporta, sempre ché il ricorrente abbia l’avvertenza di richiedere la regolazione anche di questi aspetti.
      Altrettanto, una soluzione potrebbe essere individuata nel caso in cui l’istituto dell’immemoriale venisse accolto come procedimento amministrativo normato dal regolamento comunale di polizia mortuaria, qualora nella sua architettura non ci si limitasse a delineare esclusivamente l’iter burocratico, ma bensì anche gli esiti della conclusione del procedimento, magari anche condizionando, in un certo qual senso, il ricorso a tale procedimento amministrativo all’accettazione di questi risultati dell’istruttoria.

  9. Carlo

    X Sconsolata,

    Sì, sembra un paradosso, ma è proprio così: la sepoltura famigliare sorge, appunto, sibi familiaeque suae, per il fondatore e la di lui famiglia, ma se quest’ultimo ha la S-fortuna di campare molto a lungo, e di sopravvivere a tutti gli altri aventi titolo, rischia di non trovar più posto, se gli avelli sono già tutti occupati.

    Ribadisco il concetto: nello Jus Sepulchri non si ha mai eredità, se non limitatamente agli oneri manutentivi, i quali possono pure trasferirsi jure haereditatis, in quanto obblighi di tipo patrimoniale e suscettibili di valutazione economica, ma essi, in questa evenienza, possono pure divergere, pesantemente dal diritto d’uso, cioè dallo jus sepulchri primario.

    L’unica forma di successione mortis causa ammessa, allora, è per coniugio o consanguineità, ed è normata solo ed esclusivamente dallo strumento principe per il buon governo del fenomeno funerario a livello locale: trattasi del regolamento municipale di polizia mortuaria; essso in tema di subentro eventuale gode di amplissimi – pressoché assoluti, margini di manovra ed intervento, in base ad usi, costumi e sensibilità della cittadinanza.

    Tutto gravita attorno alla cosiddetta “LEX SEPULCHRI”, statuita, con valore di legge tra le parti ex Art. 1372 Cod. Civile, in sede di stipula dell’atto concessorio, ossia alla “riserva” di cui all’Art. 93 comma 1 I Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285; essa altro non è la designazione, in vita (stante l’Art. 50 DPR n. 285/1990 la concessione deve pre-esistere all’effettivo utilizzo), della rosa di persone portatrici e titolari dello Jus Sepulchri; tale diritto è l’unico ad esser esercitato in proiezione dell’oscuro post mortem, e quando si è ancora vivi come un qualunque altro diritto potenziale si riduce non a certezza, ma a mera, legittima aspettativa.

    Secondo la giurisprudenza più autorevole e consolidata lo Jus Sepulchri primario (nella fattispecie Jus sepeliri, ovvero diritto ad esser sepolti in una tomba privata) si estingue nel momento in cui il feretro viene deposto nella tomba, secondo altri giuristi, invece, proprio in questo momento comincia a produrre tutti i propri effetti (ex plurimis: requiescant in pacem in ossequio al postulato della stabilità delle sepolture) per tutta la durata residua della concessione.

    A questo punto se con la morte cessa la capacità giuridica i morti, in quanto tali non sarebbero logicamente più titolari di alcun diritto, ecco allora attivarsi lo jus inferendi mortuum in sepulchrum, cioè il diritto/potere dei vivi a dar sepoltura ai propri cari, magari nella tomba prescelta dal de cuius con lo jus eligendi sepulchri. Vale a dire: la Legge tutela i defunti in quanto essi, con le catene d’amorosi sensi di foscoliana memoria, formano l’oggetto di un interesse (esempio: lo Jus Sepulchri secondario, il quale si traduce nella facoltà di render visita ed omaggio ai propri cari scomparsi) cui l’Ordinamento riconosce piena cittadinanza e protezione. Quale teoria scegliere? E’indifferente. Preferirei, pertanto, sottrarmi ad un dibattito un po’ troppo accademico ed ozioso, almeno per questo blog di indomiti beccamorti.

    Solitamente, specie in caso di co-titolarità della concessione in capo a più soggetti, è saggio, al fine di prevenire liti endo-famigliari alle volte devastanti (si finisce, spesso, in Cassazione per situazioni simili), addivenire ad una “riserva” dedicata nominativamente con i nomi degli aventi diritto, in qualche maniera, scolpiti nella LEX SEPULCHRI, ancor prima che sulla lastra sepolcrale. Solo in questa fase costitutiva è permesso ampliare o restringere il significato di “famiglia”, (mononucleare, allargata, patriarcale…) in forza delle disposizioni del regolamento comunale di polizia mortuaria il quale potrebbe offrire una definizione canonica di nucleo famigliare, altrimenti opererebbero pur sempre, come extrema ratio, per evitare lo stallo ed il vuoto normativo gli Art. 74, 75, 76 e 77 Cod. Civile.

    Se non si ha quest’accortezza, ed a tal proposito consiglio caldamente di consultare con attenzione l’atto concessorio o la convenzione da cui sovente è accompagnato, nella quale le parti (Comune e privato cittadino) definiscono le rispettive obbligazioni sinallagmatiche si applicherà, per default, il criterio della premorienza…insomma “chi prima muore meglio alloggia”, sino alla naturale saturazione degli avelli, ai sensi dell’Art. 93 comma 1 II Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285, da intendersi, comunque, in senso dilatato ed estensibile non più ai soli feretri, ma anche alle cassette di resti ossei, ai contenitori di resti mortali o alle urne cinerarie, infatti, un avveduta politica di gestione della sepoltura (estumulazioni programmate, ricorso alla cremazione…) permette di recuperare periodicamente spazio, per l’accoglimento di nuovi defunti, con un notevole e responsabile ri-uso di un patrimonio cimiteriale di per sé limitato e finito…ed a volte insufficiente ad accontentare tutti.

    1. Sconsolata

      Gentile Sig. Carlo
      rispondo solo ora perché ho acquisito alcuni dati necessari al presente quesito che fa seguito a quello di luglio
      La concessione è intestata a fratello e sorella e la riserva scritta nell’atto è :
      “””La concessione del suddetto sepolcro è riservata alla tumulazione delle seguenti salme: Per loro, loro coniugi, discendenti, parenti ed affini in ogni grado e linea”””
      E’ morto il fratello,senza eredi diretti ,l’eredità è passata ai fratelli.
      Nessuno ha fatto il Subentro da Lei richiamato in articolo.
      Quindi la “”comunione solidale e indivisibile”” tra chi è?
      Ho capito che il manufatto segue il codice civile per quanto riguarda la successione ereditaria ma lo jus s. se non è stato chiesto il subentro come si attiva?
      Se il concessionario è rimasto nella carta solo la sorella vivente come rimane lo Jus s. ?
      Un fratello dice che tutti i posti del sepolcro vanno utilizzati secondo le premorienze.
      Ma se non hanno fatto il subentro – mi sembra che si deve pagare qualcosa – il concessionario rimane solo la sorella.
      Nella Concessione c’è scritto che”” le salme di coloro che nell’atto di concessione sono indicate tra gli aventi diritto al sepolcro, possono essere essere escluse dal seppellimento soltanto per disposizione del concessionario””
      Il concessionario mi sembra essere ancora e solo la sorella.
      Cosa ne pensa?
      Per tagliare la testa al toro hanno pensato di fare una tutte le loro quote di j.s. e di manufatto metà al contestatore metà al concessionario.
      Cosa ne pensa?
      Grazie mille della sua gentilezza.

      P.s.
      Scusi
      Per tagliare la testa al toro hanno pensato di fare una scrittura privata lasciando tutte le loro quote di j.s. e di manufatto metà al contestatore metà al concessionario.
      E’ Valida?

  10. Sconsolata

    Gentile Forum
    sottopongo un quesito che sta creando intoppi ad una successione ereditaria.
    Una tomba di 12 posti è stata voluta da due fratelli che ne sono i concessionari.
    E’ recentemente morto uno dei due fratelli senza eredi. La moglie era deceduta. Quindi la sua quota passa a tutti gli altri fratelli compreso quello con il quale ha fatto la concessione, totale sei fratelli viventi, erano sette.
    Nessuno ha fatto il subentro e/o la variazione della titolarità della quota di concessione del defunto.
    In questo caso la titolarità della tomba rimane al concessionario superstite con oneri e onori ?
    Come si fa a capire cosa aspetta in eredità ai fratelli ? fermo restando che è una eredità particolare su bene demaniale.
    Il fratello superstite ha diritto ai suoi 6 posti in quanto l’asse ereditario non è il suo ma del fratello morto e i suoi posti non vanno in eredità .Giusto?
    Nei 6 posti del defunto ci sono lui e la moglie e rimangono liberi 4 posti Giusto?
    Dei 6 fratelli compreso il titolare degli altri 6 posti ,quattro rifiutano la tomba.
    Come debbono essere divisi i 4 posti residui tra i due fratelli che hanno accettato l’eredità così chiamata ?
    ( un fratello ha già 6 posti + la quota ereditaria e un fratello che ha la quota ereditaria).
    Io ho fatto così : 4 posti : 6 fratelli =0,666666
    4 non vogliono la quota ,allora come funziona il tutto?
    Vanno avanti da mesi e non si trova un accordo anche perché qualcuno dice di volere nella massa ereditaria anche i 6 posti del concessionario superstite.
    Quali sono le leggi e le regole in questo caso?
    Il regolamento di polizia mortuaria tace al riguardo.
    Grazie se mi rispondete

    1. Carlo

      X Sconsolata,

      Non si possono accampare diritti “spartitori” sui sepolcri.

      Sull’istituto del subentro ho già scritto troppo, pertanto si rimanda, per un preliminare chiarimento, al seguente link: http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html

      Muovo, nella risposta, da una citazione dotta, ciceroniana, in lingua latina, mutuando alcuni frammenti di dottrina (e saggezza funeraria) dall’antico diritto romano: Hoc monumentum heredem non sequitur espresso anche con l’acronimo H.M.H.N.S. ossia il monumento funerario (leggasi la cappella gentilizia) è un bene indisponibile anche per l’erede.

      E’, allora, tutta l’impostazione concettuale del quesito ad essere viziata – ab origine – e non è tanto un mero problema di forma, quanto una questione ad sustantiam.

      Il diritto delle successioni mortis causa dettato dal Cod. Civile, infatti, attiene sempre e solo ad una condizione patrimoniale (= il trapasso del patrimonio), mentre gli jura sepulchri quali diritti personalissimi non rientrano MAI nell’asse successorio, ne sono avulsi, proprio per la loro natura indisponibile. A parte la demanialità del sepolcri su cui si potrebbe a lungo disquisire per trarne sempre nuovi spunti di discussione lo jus sepulchri sorge ex capite e jure proprio per il solo fatto di esser in un determinato rapporto di coniugio o parentela con il fondatore della tomba all’atto istitutivo della lex sepulchri, quando le parti in causa stipulano il contratto di concessione.

      E’pertanto illogico simulare una ripartizione aritmetica del diritto di sepolcro, alla quale (= regolazione in quote dello jus sepulchri) si potrebbe giungere solo in via pattizia (con atto inter-privatistico da notificare al comune, al quale l’Ente Locale rimane estraneo in caso di sopravvenuta lite, limitandosi a garantire lo status quo in attesa di definizione della controversia) o giudiziale, sempre che eccitato un giudizio con rito contenzioso, il Giudice, in sede civile, acceda a questa tesi del frazionamento rigido, poichè in caso di co-titolarità sulla concessione siamo dinanzi ad una comunione solidale ed indivisibile, dove tutti gli aventi diritto (individuati dalla Lex Sepulchri e per default dall’Art. 93 comma 1 I Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) sono collocati su un piano di pari ordinazione e legittimazione nelle fruizione dello spazio sepolcrale per il loro post mortem, sarà così la naturale cronologia degli eventi luttuosi a scandire l’entrata delle salme degli aventi titolo nella cappella gentilizia, sin quando la capacità ricettiva della tomba non giunga a saturazione, oltre questa soglia fisica, infatti (…se materialmente non c’è più posto c’è poco da fare!!!) lo stesso jus sepulchri spira ex se e non è più esercitabile ai sensi dell’Art. 93 comma 1 secondo Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285. Consiglio pure di consultare attentamente questo link: http://www.funerali.org/cimiteri/divisione-di-sepolcro-gentilizio-5283.html

      Lo stesso principio vale per le obbligazioni patrimoniali di carattere manutentivo sul sepolcro ex Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

      Se alcuni degli aventi diritto vogliono liberamente rinunciare al loro jus sepulchri primario (dare o ricever sepoltura in quel determinato sacello gentilizio) rinvio per brevitas a questo link, per ponderare attentamente gli effetti giuridici, anche in prospettiva futura, di tale decisione: http://www.funerali.org/cimiteri/la-rinuncia-nelle-concessioni-cimiteriali-modi-forma-e-natura-dellatto-45953.html, rammentando solo come si giungerà tra i restanti aventi diritto ad un accrescimento nella loro residua titolarità di jus sepulchri.

      1. Sconsolata

        Gentile Sig. Carlo
        spendida risposta! Grazie.
        Non ho capito però una cosa : il sepolcro è una comunione solidale ed indivisibile quindi comunione anche con gli eredi del concessionario morto.
        Il concessionario superstite quindi ,che ha costruito e voluto il suo sepolcro per sé ed i suoi, vedrà cadere in “comunione solidale” anche il suo posto, quello del coniuge e dei 4 figli giovani ( totale 6 posti come aveva domandato in concessione) e perderà – se ho capito bene- il diritto ad esercitare sia lo jus s. sia la proprietà sul manufatto in quanto chi muore prima prende tutti i posti e vedendo le età il superstite rimarrà fuori dal ” suo “sepolcro.
        Ho capito bene?

  11. Margherita

    Buona sera. Mi trovo di fronte ad una situazione particolare: mia nonna è morta qualche giorno fa; possedendo una tomba di famiglia, l’idea era quella di darle sepoltura lì. Per fare ciò, però, è necessario rimuovere un parente precedentemente defunto. Nel momento di compiere una scelta sulla rimozione, facciamo caso al fatto che nella tomba di famiglia è stato sepolto anche una persona che non ne faceva parte. Andando a controllare i documenti, sembra che il permesso per dare sepoltura alla persona in oggetto sia stato concesso anni e anni fa (tant’è che la persona che lo ha dato è già deceduta) e ora non è possibile in alcun modo rimuoverlo perché necessario il consenso dei familiari. A quanto pare, si tratta di una persona sola, che non aveva parenti. Come bisogna procedere?

    Altra cosa strana: fino a due/tre anni fa, siamo certi che nella tomba in oggetto, il nome del defunto sulla lapide non ci fosse, allora abbiamo sempre creduto fosse vuota. Ora, nel momento in cui è sorta la questione, abbiamo fatto caso al fatto che la lapide è nuova e diversa da quelle soprastanti e il nome è stato aggiunto recentemente!

    Come si può risolvere? Ci troviamo la tomba di famiglia occupata da questo soggetto ignoto e mia nonna è in attesa di una collocazione. Grazie in anticipo.

    1. Carlo

      X Margherita,

      consiglio, preliminarmente, la consultazione di questo link: http://www.funerali.org/cimiteri/tumulazione-illegittima-373.html , da cui si potranno evincere dettagliate informazioni sui possibili rimedi da intraprendere.

      richiamato l’Art. 102 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285, in forza del quale il titolo di accettazione in un sepolcro privato (quali sono le tumulazioni tutte!) deve esser attentamente vagliato dal competente ufficio comunale di polizia mortuaria, attraverso apposita fase istruttoria, anche non particolarmente articolata (basta, infatti, una semplice ricerca anagrafica per risalire al legame di parentela) al fine di prevenire comportamenti indebiti ed abusi (come, appunto, l’ingresso nella tomba della spoglia mortale di un NON avente diritto, in quanto estraneo al nucleo famigliare riservatario del diritto di sepoltura), si ricorda come lo Jus Sepulchri, sia classificato dalla Cassazione, ed a più riprese, con orientamento, quindi, costante, come un diritto di natura reale e patrimoniale, oltreché personale (laddove il sostrato materiale di opere murarie e suppellettili funebri è funzionale, cioè teleologicamente finalizzato, nel post mortem degli aventi diritto , all’accoglimento delle loro spoglie mortali) tutelabile in via possessoria con le relative azioni di difesa previste dal Cod. Civile.

      Stante l’attuale situazione di paralisi, il Comune, infatti, non può autorizzare sine titulo un’estumulazione allo scopo di recuperare spazio, bisogna, allora, adire il Giudice Ordinario, in sede civile, magari sfruttando l’Art. 700 Cod. Proc. Civile per ottenere un provvedimento d’urgenza.

      Il problema si complicherebbe, non poco, se l’ignoto, fosse stato tumulato – purtroppo per Lei – legittimamente in base all’istituto della benemerenza ex Art. 93 comma 2 DPR n. 285/1990, introdotto “solo”dal 27 ottobre 1990, ogni atto in tal senso precedente a tale data sarebbe, pertanto, nullo di diritto (in buona sostanza il concessionario, o secondo altri giuristi, tutti i soggetti interessati da una potenziale compressione del loro Jus Sepulchri, in deroga alla famigliarità del sepolcro, autorizza l’immissione nella tomba di feretro di persona non appartenente alla famiglia, ma ad essa unita da particolari vincoli morali ed affettivi), in questo caso saremmo davvero all’impasse, poichè lo Jus SEpulchri si esercita, logicamente, giusta l’Art. 93 comma 1 I Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, sino alla naturale saturazione dei loculi, ovvero sin quando vi sia spazio sepolcrale per tumulare nuove bare, oltre questo limite fisico lo Jus Sepulchri spira ex se (insomma se non c’è più posto c’è poco da fare!) e da legittima aspettativa quando si è ancora in vita (= facoltà potenziale) non si traduce in un diritto effettuale al momento del decesso.

  12. duilio

    GENTILE redazione mi giunta una richiesta da parte di un concessionario titolare di un concessione di un loculo cimiteriale il dichiara “di essere possessore presso il cimitero di Monte San Biagio del loculo n. 354 occupato dalle spoglie mortali della propria madre. In riferimento a tale loculo chiedo di trasferire tutti i diritti e doveri e posizione della sudetta concessione del loculo a mia cognata”.
    La mia domanda: è possibile procedere al subentro di una concessione cimiteriale tra vivi?
    di prassi accolgo le richieste di voltura per decesso del concessionario a favore degli eredi che a loro volta con propria dichiarazione resa all’ufficio decidono di nominare un subentrante tra gli aventi diritto.
    Nel caso specifico ho dei dubbi nel procedere. resto in attesa di vostro gentile riscontro grazie.

    1. Carlo

      X Duilio,

      Ogni tanto qualcuno ci prova sempre nella compravendita di sepolcro, anche se questa operazione è illegittima e, dunque, nulla di diritto, da almeno 40 anni, cioè dal 10 febbraio 1976, anzi essa contravvenendo all’Art. 92 comma 4 del vigente Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, (sono proibiti il lucro e la speculazione) dovrebbe comportare, di rigore, la pronuncia di decadenza sanzionatoria sulla concessione stessa.

      L’unica forma di avvicendamento, tra l’altro, solamente mortis causa nella titolarità di beni cimiteriali, dati in concessione, è rappresentata dall’istituto del subentro, sono pertanto vietatissimi gli atti di disposizione per acta inter vivos, come appunto la cessione, sui sepolcri, poiché il il Legislatore ha sancito e statuito con norma positiva:

      1) la demanialità (e si mediti sul suo profondo significato!) dei cimiteri con le tombe in essi insistenti (Art. 824 comma 2 Cod. Civile con le logiche conseguenze di cui all’Art. 823 Cod. Civile)
      2) l’espressa abrogazione avvenuta con il D.P.R. n. 803/1975 entrato in vigore il 10 febbraio 1976 di ogni normativa incompatibile (si trattava dell’Art. 71 commi 2 e ss. Regio Decreto n. 1880/1942) con la natura demaniale dei cimiteri e quindi con la NON trasmissibilità per acta inter vivos dello Jus Sepulchri.
      Questa è la Legge!
      L’unica soluzione percorribile per “liberarsi” del loculo in questione, se non interessa più all’attuale concessionario, è la sua retrocessione al Comune, il quale provvederà a riassegnarlo, secondo modalità e procedure fissate nel regolamento municipale di polizia mortuaria.

  13. Anto

    Salve, scrivo dal Comune di Battipaglia, in provincia di Salerno. Mia madre ha avuto in concessione un’area del cimitero per l’inumazione di mio nonno, nel Novembre del 1990, quindi per una durata di 99 anni. Oggi, a seguito del decesso di mia nonna, per esaudire il suo desiderio di stare con il marito, si era ipotizzato si esumare mio nonno, pulire le ossa e metterle nel cassettino ed inumare mia nonna lì, insieme al cassettino.
    Ci era stato detto che ciò era possibile e che sarebbero proseguiti i 99 anni. E’ corretto?
    In ogni caso, avvenuta l’esumazione, ci accorgiamo che sul cadavere di mio nonno non è avvenuto il processo di mineralizzazione e che lo stesso si è mummificato (era in un feretro di zinco). A questo punto richiudiamo tutto, mio nonno resta lì dov’era e mia nonna viene posizionata altrove, ma il direttore del cimitero ci dice che abbiamo perso la concessione dei 99 anni e che la stessa è diventata di 20 anni perchè abbiamo fatto l’esumazione. E’ corretto?
    Grazie

    1. Carlo

      X Anto,

      Sua madre nell’ormai lontano novembre del 1990 ha avuto in concessione un campetto ad inumazione (forse monoposto?), ad ogni modo la Legge (Art. 90 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285) prescrive che le aree su cui impiantare sepolture a sistema d’inumazione siano dotate di adeguato ossario, questo – forse – per favorire una rotazione ed un riuso responsabile dello spazio sepolcrale, altrimenti l’ordinario disseppellimento ( =turno di rotazione) andrebbe effettuato solo alla scadenza della concessione (in via analogica Art. 86 comma 1 DPR n. 285/1990), con un notevole immobilizzo per la capacità ricettiva del sepolcro stesso, poichè lo Jus Sepulchri si esercita pur sempre sino alla naturale saturazione della tomba, superata la quale esso spira ex se, senza più la possibilità di immettere nuovi morti. (se materialmente non c’è più posto è facile addivenire logicamente a questa soluzione “cristallizata”, comunque anche in norma positiva dall’Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n. 285/1990)

      Spesso, soprattutto in passato i Comuni commettevano l’errore di legare, specie per i sepolcri monoposto, il perdurare, nel tempo, della concessione al mantenimento dello stesso defunto nella medesima sepoltura privata: è il caso del cosiddetto “sepolcro nominativamente dedicato”, in cui la sussistenza del rapporto concessorio instauratosi tra Amministrazione Comunale e privato cittadino concessionario è vincolata solo alla tumulazione/inumazione di quel particolare feretro individuato espressamente nell’atto di concessione, con questo ulteriore effetto: un’eventuale esumazione/estumulazione finalizzata al trasporto in altra sede del defunto (Art. 88 DPR n. 285/1990) avrebbe prodotto l’estinzione della concessione per esaurimento dei suoi stessi fini (= il godimento dello jus sepulchri costituito in favore di quell’unica salma).

      Ma se Suo nonno continua ad esser sepolto proprio in quel campetto ad inumazione, eccetto clausole di minor favore inserite nell’atto di concessione che io, però, non conosco, il problema non dovrebbe neppure porsi.

      Ad ogni modo il Comune non può alterare unilateralmente un rapporto giuridico che esso stesso ha liberamente posto in essere, tra l’altro senza avere né obbligo a contrarre, né, tanto meno il dovere di stipulare l’atto di concessione, con relativa durata 99ennale a determinate condizioni.

      Fermo restando che il Comune, quale ente concedente, non può modificare o intaccare un rapporto giuridico che ha concorso a formare, magari sulla base di una propria regolamentazione locale all’epoca vigente, va ricordato che potrebbe risultare ammissibile solo un accoglimento della rinuncia unilaterale da parte del concessionario (e sempre che questi sia ancora in vita se concessionario debba intendersi il soggetto che ha stipulato l’atto di concessione o suoi discendenti, se così previsto dal regolamento comunale di polizia mortuaria vigente al momento dell’atto di concessione).

      1. Anto

        La ringrazio per la risposta. Ma non ho capito se la soluzione che mi era stata prospettata inizialmente era corretta (“cassettino” per mio nonna e feretro di nonna entrambi nello stesso fosso per 99 anni a partire dal 1990).
        Inoltre, a ciò che ho scritto in precedenza, si aggiunga che il Direttore del Cimitero ci ha richiesto l’atto di concessione del 1990, di cui – però – noi non siamo in possesso e che – quasi certamente, non è stato mai consegnato a mia madre all’epoca!!
        Pertanto il Direttore ci ha addirittura detto che non abbiamo alcuna prova della detta concessione!! Com’è possibile fare tale affermazione? E a che titolo mio nonno sarebbe stato seploto lì per ben 26 anni?! Cortesemente, mi prospetterebbe una soluzione per sanare la questione in modo definitivo e senza avere ulteriori brutte “sorprese” in futuro? E possibile reperire tale concessione? E se non fosse mai stato materialmente redatto un atto di concessione?? (consuetudine di quel periodo). Grazie mille per la sua precisione e disponibilità.
        Saluti

        1. Carlo

          X Anto,

          la soluzione inizialmente prospettata sarebbe stata l’unica davvero legittima: attenzione, però, le ossa raccolte in cassetta ossario non vanno deposte nella stessa fossa con il feretro, ma in un apposito spazio (esempio: pozzetto ipogeo o manufatto comunque di lieve entità architettonica, come potrebbe essere un parallelepipedo edificato sul piano di campagna) ricavato all’interno dell’area avuta in concessione: è infatti, vietato inumare le ossa, perché esse possono solo esser o tumulate in nicchia ossario o disperse nell’ossario comune.

          La situazione che si registra (assenza del contratto di concessione) sembrerebbe imputabile non tanto ai concessionari quanto (forse) a una non piena diligenza del comune, in quanto, sotto il profilo del diritto amministrativo, solo la presenza del “regolare atto di concessione”, per usare il termine aulico, costituisce titolo d’uso sui sepolcri privati, ma se vi sono stati i pagamenti (la concessione, infatti, è sempre a titolo oneroso per il cittadino) è senz’altro possibile provvedere a regolarizzare la situazione formando ora gli atti di concessione, con riferimento ai concessionari originari, se ancora viventi, secondo i canoni concessori vigenti all’epoca del pagamento, e con le condizioni di concessione (tra cui, la durata) allora prevista.

          Ciò comporta solo che i concessionari versino o l’importo o l’integrazione delle somme dovute per l’imposta di bollo e per la registrazione (se vi si debba provvedere), nonché per le spese contrattuali, dato che queste somme non possono che essere quelle vigenti al momento della formazione dell’atto di concessione.
          Dato il tempo trascorso, per altro, potrebbero esservi alcune “criticità”, tipicamente quella per cui i concessionari individuati negli atti deliberativi non siano più in vita, ma non è il Suo caso.

          Si potrebbe, forzando un po’ i margini della rigidità formale della norma in questione superare questo aspetto, con un atto deliberativo (di giunta comunale) con il quale, dandosi atto della situazione per come essa si sia naturalmente evoluta, si giunga nella considerazione di una “sanatoria”, consentendo ora di stipulare i relativi atti di concessione.

          Per altro, sembrerebbe di cogliere come l’amministrazione possa avere l’orientamento per un intervento che le consenta di modificare le condizioni inizialmente previste (come, la durata), ipotesi a cui si potrebbe, a certe condizioni, anche giungere, ma considerando le concessioni de quibus come inesistenti, bisognerebbe attivarle ex-novo, corrispondendo oggi le tariffe attuali (e quindi con la durata attuale), ma facendo altresì pagare l’occupazione “sine titulo” pregressa, magari sulla base delle tariffe di anno in anno vigenti nei diversi periodi di “occupazione” di fatto dei posti di sepoltura.

          Qualora questo sia l’orientamento dell’amministrazione, il quale, oltretutto, potrebbe anche essere individuato come quello preferibile dal punto di vista giuridico, dovrebbe anche essere messa in conto una probabile “resistenza” da parte delle famiglie interessate, che spesso hanno la percezione di essere, dato il tempo trascorso e l’uso (non precedentemente contrastato dall’amministrazione) protrattosi, titolari di un diritto consolidato, perfetto ed acquisito.

          Spesso, infatti,, le famiglie, ignare delle procedure di polizia mortuaria e cimiteriale, non percepiscono molto la necessità della sottoscrizione di un regolare atto di concessione, magari nella convinzione, umanamente comprensibile, per cui avrebbero assolto i propri obblighi con il mero pagamento della tariffa, a suo tempo eseguito. O, in altre parole, non va escluso un atteggiamento di buona fede da parte loro, che l’Ordinamento comunque tende a proteggere.

  14. Carlo

    X Ruggiero,

    Il diritto di superficie oggetto di concessione amministrativa da parte del Comune, quale proprietario dell’impianto cimiteriale (o, meglio, il riferimento analogico a questo) sussiste per quanto riguarda il rapporto, appunto, concessorio, cioè il rapporto giuridico di diritto pubblico, intercorrente tra comune e confraternita.

    Il rapporto tra confraternita e confratelli (o, consorelle) è una relazione di tipo associativo cui il comune è, abbastanza estraneo, una volta che abbia verificato l’appartenenza, in vita, del defunto alla confraternita.

    Nel caso di concessioni di sepolcri (o di aree ai fini della costruzione di sepolcri) a confraternite, si hanno due distinti rapporti giuridici, il primo, intercorre tra il comune e la confraternita è di diritto pubblico e il secondo, invece, è intrattenuto tra la confraternita ed il confratello (o, consorella) ed è di diritto meramente privato.

    Quest’ultimo non costituisce, né può costituire, una cessione del diritto sussistente in capo alla confraternita ma si configura una modalità di esercizio della “riserva” di cui all’art. 93, comma 1 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, essa è regolata da due strumenti: a) l’atto di concessione, b) l’ordinamento della confraternita.

    In altre parole, la confraternita non “cede” alcunché (né potrebbe “trasmettere”), ma, realizzando le proprie funzioni, assicura che il confratello (o, consorella) a fine sepolcrale, fruisca, a tempo debito, del fatto di essere appartenente alla confraternita medesima.

    I rapporti tra confratello (o, consorella) con la confraternita sono disciplinati dall’ordinamento della stessa. Per altro, il “manufatto” costituente il sepolcro è nella titolarità, fin tanto che duri la concessione, della confraternita, cui spetta, eventualmente, ogni azione a tutela dello stesso.

  15. ruggiero

    Salve, vorrei porre un quesito riguardo l’effettivo uso dei loculi in concessione dato dalla confraternita.

    Mio nonno come si evince dalla ricevuta in mio possesso, ha acquistato nel 1943 la concessione n. 2 loculi all’interno della cappella della confraternita, poi successivamente nel 1967 ne acquista altri n. 2 loculi dove verrà poi seppellito sia il nonno e la nonna.

    La questione è che oggi gli unici familiari viventi mia madre e mio zio, vorrebbero utilizzare questi 2 posti acquistati nel ’43 per loro.
    Solo che recandoci presso la Confraternita ci hanno detto che siccome il nonno intestatario della concessione è stato seppellito in un altro loculo, quest’ultimo decade e non può essere utilizzato dagli stessi familiari, perchè l’utilizzo di questi loculi è per uso personale.

    Grato per le vostre cortese risposte.

    1. Carlo

      X Ruggero,

      Ma il cimitero di cui Lei mi parla è direttamente di proprietà della confraternita, cioè privato e particolare ex Art. 104 comma 4 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria o è comunale e quindi pubblico? Chiedo questo perché, al di là degli aspetti vetero-patrimonialistici sui sepolcri presenti nella vecchia legislazione, ormai abrogata dal nuovo e vigente ordinamento di polizia mortuaria le tombe, data la demanialità ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile dei moderni sepolcreti e dei sepolcri privati in essi insistenti, non si acquistano, nel senso proprio della compravendita, ai sensi dell’Art. 823 Cod.Civile, semmai si ottengono in concessione (acquisendone il diritto d’uso?) a titolo oneroso per il richiedente.

      Allorquando un contratto di concessione (parlare in questi termini, sembra un ossimoro perché il contratto è, per antonomasia, atto almeno bilaterale, mentre la concessione è, invece, atto unilaterale ed ottriato, come suggerisce lo stesso nomen juris) di un sepolcro privato (sono tali tutte le “allocazioni” cimiteriali diverse dall’inumazione in campo comune) indichi espressamente i nominativi dei defunti per cui esso è predisposto, il mancato utilizzo o il parziale uso o, ancora, l’estumulazione ex art. 88 D.P.R. 285/90, cioè del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria comportano l’estinzione (naturale o…per causa patologica?) della concessione, come conseguenza dell’esaurimento dei fini per cui era sorta: infatti la consegna di un loculo, ad esempio, da parte del Comune al concessionario potrebbe essere assimilata, in termini civilistici, ad una sorta di obbligazione di risultato ( con questa ratio: chi lo riceve in concessione d’uso si impegna ad utilizzarlo per ivi collocare una determinata salma (= un famigliare) ovvero il corpo esanime di soggetto appartenente ad una determinata categoria sociale quando ricorrano gli estremi per la concessione ad Enti ex Art. 90 D.P.R 285/90 ).
      La concessione palesa profili para-contrattuali, non è, infatti, un contratto privato gestibile in piena autonomia, essa, infatti, implica degli incombenti pubblici, nell’interesse della collettività, a cui la società stessa si deve attenere.

      Anche il “non uso” può esser un’inottemperanza cagione di decadenza, si pensi, ad esempio ad una “tomba prenotata” rimasta vuota anche dopo la morte dell’avente diritto ad esservi tumulato, il quale, ovviamente sia stato sepolto in altro sito, con il conseguente animus, per facta concludentia, di lasciare definitivamente il sepolcro.

      La decadenza non è pronunciata, ma dichiarata: sembra solo nominalismo, ma è importante sottolineare come la dichiarazione di decadenza non abbia effetti costitutivi, bensì puramente ricognitivi (la decadenza si attiva per effetto dell’inadempimento da parte dei concessionari).

      La concessione individuale, tipica dei loculi monoposto (cioè limitata ad un solo defunto) si ritiene un errore logico se si ha l’obiettivo di massimizzare ed ottimizzare insieme utilizzo del patrimonio cimiteriale già costruito.

      Ovviamente ciò comporta anche un sistema tariffario capace di tariffare ogni entrata e ogni variazione di stato in maniera adeguata.

      Se la concessione di sepoltura è fatta ad una persona in vita, hanno diritto ad esservi sepolti (se il concessionario non restringe o allarga tale concetto di riserva, nell’atto originario e mai più dopo) i familiari del concessionario e lo stesso, in ordine di data di decesso, fino al raggiungimento della massima capacità ricettiva(il concessionario può riservare il posto per sé stesso).

      Se la concessione è fatta a persona che la richiede in presenza di una sepoltura da effettuare, le spoglie mortali del soggetto sepolto devono permanere – tranne che per traslazione richiesta da avente diritto a chiederla – in qualunque forma siano state introdotte o trasformate (cadavere, resti mortali, ossa, ceneri) fino a scadenza della concessione.

      Altri aventi diritto alla sepoltura, generalmente familiari dell’intestatario della sepoltura o suoi subentrati (se si usa il metodo del concessionario scorrevole) possono essere sepolti in ordine di data di decesso, secondo il criterio, dunque, della premorienza, e fino al raggiungimento della capienza massima del sepolcro, oltre la quale lo stesso Jus Sepulchri spira “ex se”, non essendo più esercitabile per ovvia mancanza di spazio, il quale, com’è noto negli edifici funerari non è dilatabile all’infinito.

    2. ruggiero

      il cimitero è pubblico, al cui interno ci sono delle cappelle che sono gestite direttamente dalla singole confraternite, che hanno un proprio bilancio e una propria cassa cimiteriale.

      La ringrazio anticipatamente.

  16. Carlo

    X Laura,

    dipende: ci sono diverse possibilità, tutte parimenti legittime ed esperibili, purché contemplate dal regolamento municipale di polizia mortuaria, a livello nazionale, infatti, il legislatore non ha mai affrontato il problema, demandandolo così al governo locale (= al Comune) del fenomeno funerario italiano.

    Innanzi tutto, una volta deceduto il concessionario primo/fondatore del sepolcro, c’è stato il subentro? (http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html)

    Se sì, chi si è avvicendato al de cuius nella titolarità della concessione? Ed in subordine: il sepolcro è stato fondato come familiare (quale si presume essere anche nel solo silenzio dell’atto concessorio) o ereditario?

    Di norma, chi subentra a pieno titolo assume la qualità di concessionario a sua volta (con relativi diritti di gestione sulla tomba, tra cui spicca sicuramente la facoltà del rinnovo) e diviene per le quote di jus sepulchri ancora da esercitare anche titolare del diritto alla sepoltura, sia attivo (= dar sepoltura) sia passivo (= ricever sepoltura). Questo è il caso del cosiddetto schema a concessionario mobile o scorrevole.

    C’è però una seconda opzione detta anche del concessionario fisso, per cui il necessario subentro (un bene immobile non può rimanere senza un intestatario responsabile dello stesso, almeno in sede civile, ex Art. 2053 Cod. Civile ma senza dimenticare l’Art. 677 Cod. Penale) si limita alle questioni patrimoniali, legate alla materialità del sepolcro (= sostanzialmente gli obblighi manutentivi sull’edificio) senza intaccare l’originaria titolarità della concessione che rimarrebbe, così, in capo al concessionario primo/fondatore del sepolcro oggi deceduto, almeno per l’individuazione delle persone destinatarie del diritto di sepolcro.

    Aggiungo che, stante l’attuale legislazione nazionale, il subentro avviene solo mortis causa, essendo vietata la cessione per atti tra vivi dello jus sepulchri.

    In ambedue le ipotesi sarà chi è subentrato pleno jure a stipulare con il Comune, quale parte contraente, il nuovo atto di concessione (o solo a prorogarlo?). Altri soggetti non avrebbero la necessaria legittimazioni in quanto non parte del rapporto contrattuale tra il Comune ed il concessionario. Se, poi, qualcuno come atto di liberalità volesse divenire nuovo concessionario, instaurando un rapporto giuridico del tutto nuovo, ma avente, come oggetto, lo stesso sepolcro le cose potrebbero anche cambiare radicalmente. Per il principio d’imputazione degli oneri ex Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 – stiamo, pur sempre ragionando di sepolcri privati nei cimiteri, dunque a totale carico dei concessionari – il Comune quale titolare del demanio cimiteriale e della stessa funzione sepolcrale, deve individuare un soggetto certo che sia suo interlocutore, in queste operazioni di gerenza delle moderne necropoli, se così non avvenisse il Comune stesso risulterebbe passibile di responsabilità patrimoniale per danno erariale ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000.

    Se il sepolcro sorge come famigliare non è corretto parlare tanto di eredi del de cuius, quanto di discendenti, perchè essendo lo Jus Sepulchri un diritto di natura personale o sin anche personalissima al pari del nome, dell’onore… la titolarità della concessione – mortis causa – si trasmette solo jure sanguinis e jure coniugii, cioè per vincolo di sangue o matrimoniale afferendo a questioni di “D.N.A.” famigliare e non tanto all’eredità, perchè la posizione di un eventuale erede avrebbe valore meramente patrimoniale…insomma si ereditano le sostanze suscettibili di valore economico, non i beni spirituali, tra cui spicca il diritto a riposare in pace nella tomba gentilizia di famiglia.

    Nel caso il de cuius non abbia lasciato discendenti o di successiva estinzione della di lui famiglia, così come definita dal combinato disposto tra l’atto concessorio ed il regolamento comunale di polizia mortuaria, e a certe condizioni la titolarità (intesa come proprietà sul manufatto sepolcrale, ma spesso scissa dal diritto d’uso sulla sepoltura il quale rimane appannaggio dei famigliari) della concessione si trasferisce secondo le normali regole jure hereditatis che regolano il trapasso del patrimonio mortis causa.

    Siamo al paradosso: è vero, l’onere manutentivo della concessione potrebbe sorgere e gravare in capo a chi non detenga anche lo jus sepulchri…della serie pago io ed il bene è fruito da qualcun altro (…ammesso che vi sia davvero questa serrata e folle competizione a godere davvero della tumulazione, la quale presupporrebbe comunque la morte dei sogetti interessati, come azione preliminare all’accesso stabile alla tomba medesima!).

    Quindi: l’eventuale rinnovo della concessione è sostenuto dal concessionario o dai suoi aventi causa, con obbligazione solidale, qualora quest’ultimi siano una pluralità, mentre alla nuova destinazione delle spoglie mortali prima deposte nel sepolcro (se la concessione non sarà rinnovata) penseranno i parenti più stretti di questi defunti, poichè il titolo di disposizione su cadaveri e loro trasformazioni di stato che, poi, in altre parole è sempre il famigerato Jus SEpulchri, come agevolmente dimostrato, prima segue unicamente la linea dello jus sangiunis e dello jus coniugii, mai dello jus haereditatis.

  17. laura

    NON SO SE SIA IL POSTO GIUSTO PER PORRE UN QUESITO, MA LO PROPONGO LO STESSO.
    Il caso: due concessioni cimiteriali trentennali intestate ad un soggetto X per loculi ove sono sepolti i suoi suoceri Y e Z.
    X è morto qualche anno fa ed ora le concessioni sono scadute.
    In caso di rinnovo, chi è onerato delle spese?
    Solo gli eredi del concessionario X (nel caso, due figlie) o tutti gli eredi di Y e Z ?
    Per questo ultimo caso preciso che Y e Z avevano 5 figli: due ancora in vita e gli altri tre deceduti. Vanno onerati anche gli eredi di questi ultimi 3 figli (cioè i nipoti di Y e Z) ?
    Ringrazio sin d’ora e saluto.

  18. Carlo

    X Grazia,

    Il Suo richiamo ripetuto alla Circ. Min. Sanità n.24/1993, per altro molto corretto ed opportuno, mi fa pensare che la Sua Regione non sia ancora (per fortuna!)intervenuta con propria Legge in tema di polizia cimiteriale o almeno non abbia toccato questo aspetto così tecnico, come, appunto, la messa a norma delle tombe prive di vestibolo o piano d’appoggio.

    In base alla normativa statale vigente (Art. 76 DPR 10 settembre 1990 n. 285 e paragrafo 13 Circ. Min. Sanità n.24/1993) è consentita, nell’attuale situazione, solo la collocazione, anche plurima o massiva di cassette di ossa e urne cinerarie, e questo limite operativo prescinde dalla buona volontà o dalle promesse del concessionario, vale adire se non si possono soddisfare i requisiti imposti dalla Legge non si autorizza la tumulazione.

    Laddove si dia luogo ad una o più estumulazioni, la tomba potrà contenere solo un feretro, oltre a urne cinerarie e cassette di ossa in base alla capacità fisica ricettiva e ovviamente in forza del diritto ad essere sepolti in detta tomba ai sensi dell’Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n. 285/1990.

    Per una buona politica cimiteriale orientata ad ottimizzare gli spazi sepolcrali (che notoriamente non sono dilatabili all’infinito) facilitando l’uso del tumulo da parte degli aventi titolo si rinvia al regolamento comunale di polizia mortuaria, quale strumento principe del buon governo cimiteriale, anche se, come dice Lei ci sarebbe bisogno di una sua profonda riforma, specie quando esso sia un po’ obsoleto e vetusto. La fonte regolamentare comunale, seppur nell’ambito delle sue competenze pressoché esclusive, o comunque molto ampie e discrezionali, ai termini dell’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost. rimane, quale atto amministrativo pur sempre subordinata alla Legge (statale o regionale).

    Per la condizione integrativa di efficacia ad eventuali novelle al regolamento municipale si ricorda come in tutt’Italia permanga ancora l’istituto dell’omologazione ministeriale ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie.

    Si rammenta l’obbligatorietà di volta in volta della verifica da parte delle autorità comunali preposte sulla legittimità dello jus sepulchri vantato dal defunto ai sensi del combinato disposto tra gli Artt. 50 comma 1 lett. c) e 102 [da leggersi estensivamente per tutte le tumulazioni] DPR n.285/1990.

    Ora se la tumulazione in sepolcro privato e gentilizio presuppone sempre questo accertamento sul titolo di accoglimento nel sepolcro, al fine di evitare abusi appunto sine titulo, in sede di rilascio di tale necessaria autorizzazione il Comune può rifiutare detto permesso qualora il concessionario o i suoi aventi causa subentrati non dimostrino di aver ottemperato alle disposizioni richiamate prima del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.

    Sulla scorta della normativa statale vigente è possibile l’utilizzo di tombe senza il diretto accesso al feretro o solette con la deroga ex art. 106 del D.P.R. 285/90, da attuare con le procedure previste dal paragrafo 16 della circolare 24 giugno 1993, n. 24.

    Sarebbe bene inserire un’espressa proibizione in tal senso nel regolamento municipale invece di procedere caso per caso, tuttavia in questo frangente il Comune esercita pur sempre la potrà potestà in merito alla salubrità delle sepolture, traendo fondamento, nella propria azione, dai principi dell’ordinamento italiano di polizia mortuaria, ed una norma positiva potrebbe parere sin anche pleonastica o peggio ancora ultronea, nell’economia generale del fenomeno funerario.

  19. Grazia Autore articolo

    nel nostro comune ci sono tombe di famiglia (gentilizie) la cui costruzione risale agli anni ’60 -’70 che non sono costruite secondo quanto previsto della circolare del ministero della sanità 24 giugno 1993, n. 24 (in particolare rispetto alle solette – le bare sono appoggiate su delle barre di ferro o di legno). Quando il concessionario (o gli aventi diritto) ci chiede la sepoltura di un feretro e verifichiamo che il sepolcro non corrisponde alle norme vigenti di polizia mortuaria acconsentiamo alla tumulazione di quest’ultima salma e chiediamo che il manufatto venga messo a norma e al contempo vietiamo nuove sepolture fino a che la “ristrutturazione” non sia avvenuta. Ora un concessionario, pur di poter usare il sepolcro, sarebbe disposto a dichiarare non verranno più tumulate salme ma solo cassette di resti mortali o urne cinerarie. Pensa che si possa accondiscendere a questa richiesta? o per ricevere cassettine o urne il sepolcro dovrebbe essere dotato di parallelepipedi con lato lungo m 0,70, di larghezza m 0,30 e di altezza m 0,30.
    Il nostro regolamento comunale in polizia mortuaria (obsoleto) nulla prevede in merito.
    Grazie per la risposta e cordiali saluti

  20. Carlo

    X Lucia,

    È ogni Comune che si regola in base agli usi e tradizioni locali…certo chiudere il camposanto la domenica sembra proprio un controsenso, ma dopo tutto ex Art. 224 comma 2 Cod. Civile il Comune è pur sempre il proprietario dell’impianto cimiteriale e nella sua gestione questi può agire con la discrezionalità propria dei pubblici poteri, fissata dalla Legge.

    Qualche Comune ha stabilito l?’ orario ed i giorni di apertura della struttura nel regolamento di polizia mortuaria comunale. Si ritiene invece che questa sia materia tipica del Sindaco, che fissa con apposita ordinanza tali aperture ex Art. 50 comma 7 D.Lgs n. 267/2000 recante il testo unico ordinamento enti locali.

    Il regolamento comunale può invece specificare gli avvisi necessari (ad esempio luminosi ed acustici) per informare che entro un determinato lasso di tempo i cancelli saranno chiusi. È inoltre abbastanza diffusa la pratica di utilizzare cancelli ad apertura e chiusura elettrica. In tali casi è importante prevedere non solo gli avvisi acustici e luminosi quando il cancello apre e chiude (o ad es. a distanza di un quarto d?’ ora dalla chiusura), ma anche la presenza di appositi sistemi di apertura per chi accidentalmente sia rimasto chiuso all’ ?interno del sepolcreto.

  21. Lucia

    Buongiorno,volevo porvi una domanda,il sindaco o chi per lui puo’ disporre la chiusura domenicale del cimitero?

    Grazie della vostra attenzione

    Lucia

  22. Carlo

    X Ettore,

    1) Si potrebbe ricercare la deliberazione consiliare con cui è stata concessa l’area, tale operazione, invero un po’ laboriosa, puo’ esser condotta a termine ricorrendo alla raccolta delle deliberazioni del cons.com. A volte, nel passato, non si provvedeva (per quanto sarebbe stato, invece, necessario) a stipulare l’atto contrattuale di concessione dell’area.
    2) Se persone non appartenenti alla famiglia del concessionario (quale definita, a questi fini, dal Regolazmento comunale di polizia mortuaria) ritengano di vantare diritti, possono, pesentando la documentazione di prova, richiedere l’accertamento della sussistenza dei diritti vantati al giudice, in sede civile.
    3) All’epoca (ma anche per un non breve lasso di tempo succedssivo), le concessioni di aree cimiteriali erano soggette ad autorizzazione prefettizia, per cui¨a) la deliberazione conmsiliare non procuceva effetti senza questo nulla osta, b) e’ presumibile che gli atti relativi a tale autorizazione prefettizia siano reperibili all’Archivio di Stato.
    Trattandosi di beni, comunque, demaniali, l’Agenzia delle entrate (ex Agenzia del territoprio, ulteriormente ex Catasto terreni), non dovrebbe fornire elementi (registrazioni) in proposito.
    4) L’istituto dell’immemoruiale richiede accedrtamento giudiziale (come per tutti i diritti soggettivi).
    5) Eventuali diritti afferenti al sepolcro, in particolare quello avente ad oggetto il titolo di accoglimento, sono esclusi da ogni possibilità di trasferimento per atti “inter vivos” o “causa mortis“, atti che (se formati dal 10/2/1976 in poi) sono in se’ stessi nulli, sin dall’origine.
    6) Per la natura stessa delle concessioni di aree cimiteriali, rimane inammissibile (in quanto le aree demaniali sono inusucapibili) ogni ipotesi di ricorso all’usucapione.

  23. Carlo

    X F.D.
    .
    Laddove si voglia far valere un diritto trova applicazione l’art. 2697 Cod. Civile Si tratta, in altri termini, di ricorrere alle usuali procedure di accertamento del diritto stesso.

    Poiché ragioniamo di cimitero privato, fattispecie non così rarefatta, soprattutto in alcune regioni d’Italia, regolata oggi dall’Art. 104 comma 4 del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria, e, quindi, di un rapporto giuridico in essere di diritto squisitamente PRIVATO (è forse tautologico ripeterlo, ma…repetita juvant!!!), in cui la pubblica amministrazione non interviene come parte contraente, ma solo con funzioni di controllo e vigilanza bisogna, senza dubbio, avverso il provvedimento di diniego dell’Ente titolare del cimitero particolare, adire il Giudice Ordinario in sede civile, per il riconoscimento dello Jus Sepulchri ed anche per l’eventuale azione di risarcimento danni.

  24. F

    Buonasera,
    di recente mi è stato negato il diritto di seppellire un mio congiunto nella sepoltura familiare da parte della Fondazione che gestisce il cimitero privato in cui il sepolcro ha sede.
    Ho dovuto provvedere “acquistando” un loculo (concessione trentennale).
    Vorrei ricorrere alla giustizia per l’illegittimo diniego ricevuto e chiedere il risarcimento dei danni.
    Dal momento che si tratta di un cimitero privato mi domando se devo agire innanzi al Tar ovvero innanzi al Tribunale Ordinario.
    Vorrete darmi un vostro parere al riguardo.
    Grazie
    FD

  25. ettore

    Gentile redazione
    Qualche giorno fa ho presentato in Comune l’istanza con la richiesta di tumulazione delle ceneri di mia madre, deceduta 10 gg fa nel loculo a 3 posti che da sempre avevamo ritenuto di “famiglia”.
    Premetto che il loculo era stato “acquistato” degli anni 50 in occasione della morte prematura di mio padre; in tale loculo riposa mio padre e anche mio zio ( suo fratello) morto nel 1961.
    Per un periodo che mi sembra di ricordare 3 anni è stato tumulato( dal 1981 al 1984) anche un altro mio zio in attesa che il comune costruisse una nuova sezione di loculi.
    All’epoca dell’acquisto( anni 50) il rapporto economico era stato trattato direttamente dal costruttore.
    Ora il problema è questo: noi parenti non siamo in grado di esibire nessun contratto che riporti i patti intercorsi tra il costruttore e la mia famiglia; in tutta verità non sono neanche in grado di ricordare di aver mai visto tale documento o se questo fosse veramente esistito o se la trattativa e gli accordi fossero addirittura verbali.
    Io so solo che abbiamo sempre considerato il loculo nostro e mai il Comune ha nel corso di 60 anni fatto a noi nessuna richiesta .
    Nel 2012 il Comune ha approvato il nuovo regolamento di polizia mortuaria in cui dedica alcuni articoli proprio a questi loculi, al fine immagino di regolamentare una costruzione che all’epoca aveva probabilmente autorizzato ma senza determinarne delle regole di durata.
    Il Sindaco mi ha personalmente detto che loro non hanno nulla; gli ho chiesto se avesse almeno una delibera di giunta di allora o il nulla osta prefettizio per saperne di più. Niente se non evasivo.
    Insomma neanche loro sono in grado di stabilire se ci fosse una convenzione e per quanti anni .
    Adesso il problema e questo: dagli articoli del regolamento dedicati a questa parte di cimitero il Comune stabilisce che decorsi 50 anni dall’ultima tumulazione il loculo torna nella disponibilità dell’amministrazione che può a suo parere stabilire se concedere onerosamente una nuova convenzione o altro che ancora non so.
    Ho protestato per il fatto che non sono convinto che mia madre avesse acquistato il loculo per una durata maggiore a 50 anni, forse lei era convinta di averlo acquistato; conosco le questioni relative al diritto di superficie e forse è più sensato pensare a 99 anni ….
    Ho fatto presente che nel 1981 era presente un’altra salma e che allora il conteggio dei 50 anni doveva essere effettuato da tale data; ovviamente non sono di questo avviso.
    Mi hanno addirittura ventilato la possibilità di estumulazione di entrambe le salme presenti e deporle in altra parte del cimitero assieme all’urna cineraria di mia madre.
    Le ultime volontà che vorrei esaudire erano naturalmente quelle di essere messa li con suo marito, mio padre.
    grazie

  26. Carlo

    X Annarosa

    L’istituto del sepolcro privato (quali sono le tumulazioni tutte) può avere duplice natura:

    a) familiare o gentilizio. Secondo le omogenee pronunce della Cassazione nel silenzio del fondatore (in tal caso una diversa volontà dovrebbe esser formalizzata alla stipula dell’atto di concessione e SOLO in questo momento costitutivo del rapporto concessorio) il sepolcro deve presumersi di carattere FAMIGLIARE., cioè sibi familiaeque suae, ovvero per il concessionario e la di lui famiglia. In questa fattispecie anche l’eventuale subentro è soggetto regola dello jure coniugii e dello jure sanguinis.

    b) ereditario: in tale figura giuridica, frutto, di elaborazione soprattutto giurisprudenziale, stante la vigente normativa che vieta la trasmissione o la cessione dello Jus Sepulchri per acta inter vivos, il diritto di sepolcro nei suoi passaggi segue il principio dello Jure Haereditatis, sibi heredibus suius, ossia per il concessionario e per i suoi eredi, così lo Jus Sepulchri promana dall’originario fondatore ai suoi eredi, senza il vincolo obbligatorio del rapporto matrimoniale o di consangiuneità, secondo le disposizione civilistiche con cui il Legislatore disciplina il trapasso del patrimonio per la successione mortis causa. Lo Jus Sepulchri, allora, da diritto personalissimo muta in un diritto disponibile per testamento il quale segue la destinazione di qualsiasi altro bene di cui il testatore possa decidere in piena libertà.

    Attenzione, però, sempre secondo la Suprema Corte di Cassazione anche il sepolcro famigliare può trasformarsi in EREDITARIO quando si sia estinta la cerchia del famigliari del de cuius fondatore del sepolcro. L’ultimo discendente del concessionario primo, oltre il quale non sussistano più gradi di parentela legittimanti per il subentro jure sanguinis o jure Coniugii quindi, può lasciare in eredità il proprio Jus Sepulchri o quote dello stesso alle quali egli sia pervenuto tramite il naturale avvicendarsi mortis causa nella titolarità del diritto stesso.

    Di conseguenza: Chi subentra pleno jure diventa titolare dello Jus Sepulchri e dei connessi oneri manutentivi, in quanto nuovo intestatario della concessione, la quale si configura come una comunione SOLIDALE ed INDIVISIBILE, nell’evenienza di un frazionamento del diritto stesso.

    Chi si spoglia, attraverso rinuncia, dello Jus Sepulchri fa cessare, per parte sua, anche le relative obbligazioni di mantenimento della tomba in solido e decoroso stato, scaturenti dal rapporto concessorio e non è più tenuto a partecipare alle eventuali spese.

  27. annarosa

    Gent. Redazione,
    Grazie ancora per tutte le spiegazioni sulle concessioni. Devo ,però, chiedervi un’altra informazione. Nel caso di subentro nella concessione cimiteriale, il subentrante può disporre per testamento a chi lasciare i loculi? E se sì, può escludere i familiari che discendono dal primo concessionario, ad esempio i nipoti del primo concessionario? Oppure deve sempre concedere la sepoltura sulla base del legame familiare con il precedente concessionario? Chi subentra nella concessione deve accollarsi da solo tutte le spese manutentive oppure partecipa con i familiari del primo concessionario? In sintesi quali sono i reali obblighi e quali i diritti del subentrante nella concessione cimiteriale?

    Grazie sempre per la disponibilità e le Vostre risposte.

  28. Carlo

    X Annarosa

    Azzardo un’interpretazione analogica: trattandosi lo Jus Sepulchri di un diritto personale o sin anche personalissimo la sua successione mortis causa dovrebbe esser regolata dal notissimo e “famigerato” principio di poziorità (in cui concorrono potere, cioè legittimazione e preminenza nella posizione successoria) enunciato, in materia di cremazione (ma estensibile ad altre fattispecie analoghe in tema di polizia mortuaria) dall’Art. 79 comma 1 II Periodo del DPR 10 settembre 1990 n. 285, vale a dire: dovrebbero avvicendarsi al fondatore del sepolcro (= concessionario primo) in primis il coniuge superstite (appunto jure coniugii) e poi i consanguinei (jure sanguinis) con precedenza per quelli più stretti, sino al sesto grado di parentela: ossia l’ultimo riconosciuto dal Cod. Civile. Naturalmente, nel ramo famigliare così costituito, il livello più alto, di maggior prossimità, esclude, di default, quelli a lui subordinati (nel nostro caso dovrebbe prevalere la figlia sugli altri congiunti) Tuttavia rammento come la definizione di famiglia anche al fine della legittimazione nel subentro nello jus sepulchri sia fornita dal regolamento comunale. In caso di più successori avremmo uno “spacchettamento” in quote paritarie dello Jus Sepulchri stesso, in cui questi soggetti, titolari di una comunione solidale ed indivisibile, sono posti su un piano di pari ordinazione nella fruizione del sepolcro e nella ripartizione degli oneri manutentivi.

    La rinuncia alla propria frazione di Jus Sepulchri, è atto personale, unilaterale ed irreversibile e trova la sua forma d’espressione in una dichiarazione sottoscritta (Art. 21 comma 2 DPR n. 445/2000) ed opportunamente autenticata, poichè una semplice scrittura privata, data la solenne ufficialità dell’atto, parrebbe (ma anche qui, come al solito, sussistono pareri discordanti) strumento poco idoneo ad incidere su una situazione di diritto pubblico, quale è, appunto, una rapporto concessorio.

  29. annarosa

    Gent. Redazione,
    Grazie per tutte le spiegazioni sulla normativa delle concessioni. Tuttavia, il regolamento di polizia mortuaria locale ed anche l’art. 93 DPR 10/9/1990 n 285 , parlano genericamente di “familiari” , senza dare delle priorità ai figli rispetto ai nipoti o ai coniugi dei figli , nel subentro della concessione . Penso (sebbene il Comune non lo abbia detto nella lettera di risposta) che non esista subentro nelle concessioni ( come questa) perpetue . Il regolamento afferma che le concessioni perpetue antecedenti al DPR n 803/1975 : “restano perpetue ed è consentita la tumulazione di salme o di resti mortali di parenti ed affini del concessionario, in tutti i gradi e linee, sempre che l’atto di concessione non disponga diversamente”( e la concessione non dispone nulla a riguardo).
    Nell’articolo del regolamento del Comune, che si interessa del subentro , si afferma genericamente “In caso di decesso del concessionario di una sepoltura per famiglie e collettività, i discendenti legittimi e le altre persone o enti che hanno titolo sulla concessione sono tenuti a darne comunicazione al responsabile del servizio entro 12 mesi dalla data di decesso, richiedendo contestualmente la variazione per aggiornamento dell’intestazione della concessione in favore degli aventi diritto e designando uno di essi quale destinatario delle comunicazioni del Comune.” Pertanto, se per discendenti si intendono tutti, senza priorità fra figli o nipoti, devo ritenere che mia madre sia alla pari degli altri .
    Piuttosto le chiedo se mia madre può rinunciare ( come sostiene il Comune) alla eredità (non volendo condividere la concessione con gli altri discendenti)e quindi se può rinunciare all’obbligo di manutenzione della gentilizia . Se è possibile , le chiedo in che modo.
    Grazie ancora per la disponibilità e la precisione delle Vostre risposte.

  30. Carlo

    X Annarosa

    IL Suo Comune chiede una procura speciale per addivenire alla voltura di una concessione cimiteriale? Molto STRANO!

    Se accediamo a questa tesi, invero, piuttosto insolita, in particolare andrebbe ricordato l?’art. 1392 codice civile per quanto riguarda la forma, con l?avvertenza che l?’atto di conferimento della rappresentanza costituisce esercizio dell?’autonomia privata, mentre la concessione cimiteriale ha natura di concessione amministrativa di diritto pubblico, il ché importerebbe che la rappresentanza possa essere conferita unicamente con procura speciale derivante da atto pubblico, ovviamente registrato. Alcuni regolamenti comunali ammettono molto opportunamente la possibilità che quando vi siano più concessionari, si presuma che chi agisca lo faccia “in nome e per conto” di tutti gli aventi titolo e con il loro consenso: tali previsioni sono presenti, normalmente, in relazione alle concessioni già sussistenti, in quanto raramente si regola il momento in cui la concessione viene a sorgere, caso che importa dover fare riferimento alle norme di ordinaria applicazione in materia di stipulazione di atti da cui sorgono diritti, anche solo di mero utilizzo, su beni o simili, cioè le norme del codice civile.

    Sinceramente, risulta poco comprensibile l’istituzione di un procuratore, figura che potrebbe giustificarsi unicamente per gli aspetti aventi natura patrimoniale (es.: esecuzione di opere di manutenzione del manufatto sepolcrale), ricordando che il diritto di sepoltura è un diritto personale e non patrimoniale, tanto i più che, Una procura che ecceda l’ambito patrimoniale, ovviamente nei limiti delle disponibilità conferita al procuratore dalla persona che l’ha istituito, potrebbe essere valutata come artificio per porre in essere comportamenti indebiti, quando non illeciti, tanto da doverne conseguire la sua nullità o, almeno, la sua inefficacia.

    Essen do il con cessionario defunto, occorre fare riferimento al Regolamento comunale di polizia mortuaria locale per la verifica di quali siano, o possano essere, le persone che siano subentrate (se vi sia stato subentro) nella qualità di concessionario (precisando che potrebbe anche aversi il caso che non vi sia proprio subentro, ma che con cessionario rimanga determinato nel fondatore del sepolcro (con l’effetto dell’inoperatività dell’art. 93, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).

    In linea generale, nei sepolcri privati nei cimiteri sono accogliibili (cioè: hanno il diritto di sepolcro) le persone considerate dall’art. 93, sopra citato, salve norme regolamentari che amplino o restringano il diritto di sepolcro), fatta salva la possibilità per il concessionario, esplicitandolo nell’atto di concessione, di indicare, od anche escludere, persone diverse, statuizione che rimane immodificabile di seguito, sia da parte del concessionario, sia da parte (deceduto questi di altri aventi titolo, se subentrati nella titolarità della concessione.

    Gli obblighi di manutenzione di cui all?’art. 63 DPR 10 settembre 1990, n. 285 – recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, fanno carico al concessionario, anche quando questi non abbia il diritto personale di essere sepolto nella sepoltura privata nel cimitero.

    Rispetto al subentro, in caso di decesso del concessionario, è sempre il regolamento comunale a dover regolare la situazione, potendosi scegliere, sempre o in via generalizzata per tutte le concessioni cimiteriali o in via speciale per tipologia, durata, capienza, ecc., se chi “succede” al concessionario, assuma o meno a sua volta la condizione di concessionario, sotto il profilo giuridico.

    Quando il “successore” non venga ad assumere la qualità di concessionario, soggiace, in ogni caso, agli obblighi di manutenzione od altri previsti localmente della sepoltura privata nel cimitero.

    Va ricordato che la natura tipica delle concessioni cimiteriali importa che la “successione” possa aversi unicamente per discendenza, salvo che quando questa sia esaurita, nel qual caso può avvenire per eredità, anche se con effetti particolari: cioè si ereditano non già lo Jus Sepulchri, ma solo gli oneri manutentivi.

    Infatti, poiché il diritto alla sepoltura in un determinato sepolcro privato nel cimitero è un diritto della persona, esso non ha carattere patrimoniale, con la conseguenza che la successione per eredità, esaurita la discendenza, importa che l?”erede” subentri sono negli obblighi derivanti dalla concessione e non nel diritto di poterla utilizzare, a tempo debito. Come si vede, il regolamento comunale di polizia mortuaria assume un ruolo del tutto centrale ed essenziale nella regolazione delle questioni segnalate.

    Ho come la vaga impressione che l’istituto della procura speciale, nel fatto da Lei esposto, attenga solo alla componente materiale del sepolcro (Cosiddetto diritto sul sepolcro in sè) cioè sul corpus compositum (opere murarie, arredi votivi, lastre sepolcrali) di cui esso consta, questo sì oggetto del diritto di proprietà, ma in sè solo intermedio ed ontologicamente finalizzato all’esercizio del sovraordinato Jus Sepulchri; con questa logica conseguenza le regolamentazione locale prevede il subentro solo per l’imputazione delle eventuali spese di mantenimento e conservazione del manufatto, senza estendere lo Jus Sepulchri anche ai nuovi titolari dello stesso.

  31. annarosa

    gent. redazione, sottopongo il seguente quesito : mio nonno era titolare di una concessione cimiteriale perpetua con relativa gentilizia familiare. attualmente il nonno è deceduto e sono restati in vita solo i seguenti parenti : Mia madre ,quale unica figlia in vita; la nuora ( moglie del figlio morto ) e i suoi figli;i figli dell’altra figlia ( morta ).mia madre ha chiesto al comune di subentrare nella concessione poichè unica figlia in vita del concessionario. Il comune ha risposto che non è possibile e che mia madre dovrebbe chiedere agli altri parenti (sopra citati)una procura speciale o la rinuncia all’Eredità. personalmente ritengo errata questa interpretazione, ma Vi chiedo se mia madre essendo l’unica in vita della famiglia di origine non abbia precedenza al subentro rispetto ai collaterali o ai discendenti nipoti. Possibilmente vi chiedo di citare la normativa o la giurisprudenza. Ringrazio anticipatamente.Distinti saluti.

  32. Ettorino

    X Carlo
    La ringrazio moltissimo per il suo approfondito e puntuale commento grazie al quale mi sono chiarito le idee su alcuni aspetti per me ancora poco chiari. condivido pienamente le sue considerazioni e mi sembra di capire che più o meno avevo inquadrato correttamente la problematica.
    complimenti ancora per la sua preparazione in questa materia, che nonostante sia uno dei rami più antichi e battuti del nostro diritto, rimane ancora oggi fra i più ostici e complessi (e forse per questo affascinanti), probabilmente per la forte commistione fra diritto positivo pubblico e privato, consuetudine e componente sociale morale/emotiva (pietas umana) che in esso si riscontra.

  33. Carlo

    X Ettorino,

    Lei, con la formulazione di codesto quesito dimostra di capire e maneggiare perfettamente meccanismi ed ingranaggi, nonchè il linguaggio proprio della polizia mortuaria, così mi posso, senza tema di fraintendimenti, sbizzarrire con la mia vulgata necroforese, in modo da evitare l’inane bla bla bla introduttivo, precisando quanto segue, per singoli punti tematici, anche se corro il rischio di esser un po’ troppo schematico e quasi apodittico nelle mie asserzioni:

    Occorre sempre fare riferimento al Regolamento comunale di polizia mortuaria locale per la verifica di quali siano, o possano essere, le persone che siano subentrate (se vi sia stato subentro) nella qualità di concessionario (precisando che potrebbe anche aversi il caso che non vi sia proprio subentro, ma che con cessionario rimanga determinato nel fondatore del sepolcro (con l’effetto dell’inoperatività dell’art. 93, comma 2 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285).
    In linea generale, nei sepolcri privati nei cimiteri sono accogliibili (cioè: hanno il diritto di sepolcro) le persone considerate dall’art. 93, sopra citato salve norme regolamentari che amplino o restringano il diritto di sepolcro), fatta salva la possibilità per il concessionario, esplicitandolo nell’atto di concessione, di indicare, od anche escludere, persone diverse, statuizione che rimane immodificabile di seguito, sia da parte del concessionario, sia da parte (deceduto questi di altri aventi titolo, se subentrati nella titolarità della concessione).

    il “rappresentante” della concessione non ha alcuna posizione particolare di rilievo o di prevalenza, ma assolve, solo, il ruolo di referente, portavoce, specie se nel tempo si sia addivenuti ad una ripartizione in quote (= spacchettamento in frazioni) dello Jus Sepulchri.

    Il diritto alla tumulazione di natura ereditaria può derivare fin dall’inizio dall’atto di concessione, laddove il fondatore stabilisca che il sepolcro viene realizzato per sé e per i propri eredi. Costui si limita a compiere una mera destinazione del diritto di sepoltura ai propri eredi in considerazione di tale loro qualità, con la conseguenza che ciascuno di essi (subentrandogli “iure haereditatis”) è legittimato alla tumulazione di salme estranee alla famiglia di origine, entro i limiti della propria quota ereditaria.

    Il diritto alla tumulazione di natura ereditaria può derivare, altresì, come detto appena sopra, dallo ius sepulcri che, trasmesso per vincolo di consanguineità all’ultimo superstite della cerchia degli aventi diritto, all’apertura della successione di tale soggetto diventa trasmissibile per via ereditaria quale parte del suo patrimonio.

    In altri termini, con l’estinzione della cerchia dei familiari, esso si trasforma da familiare in ereditario con riviviscenza dello ius successionis e della trasmissibilità per atto inter vivos o mortis causa. Ciò in quanto la presenza di più contitolari realizza quella particolare forma di comunione, differenziata dalla comunione di proprietà o di altro diritto reale sul bene, nella quale non può non riconoscersi la concentrazione dello stesso diritto nelle mani dell’ultimo superstite compreso nella cerchia dei familiari, qualunque sia il suo vincolo col fondatore.
    In questo caso, pertanto, le successive vicende della proprietà dell’edificio cimiteriale nella sua materialità non diventano indifferenti per l’individuazione dei titolari del diritto, anzi, costituisce presupposto indispensabile per l’esercizio della facoltà di sepoltura proprio il fatto che il sepolcro (o parte di esso) rientri nel patrimonio del soggetto.

    La volontà del fondatore di erigere ab origine un sepolcro familiare o ereditario può trovare innanzitutto espressione nell’atto concessorio. In questa sede il fondatore può stabilire se il diritto di sepoltura spetta esclusivamente ai suoi successori oppure alle persone che rientrano nella cerchia della sua famiglia. La qualificazione del sepolcro in forma scritta è ovviamente quella da preferire giacché riduce al minimo le situazioni di possibile contenzioso tra soggetti interessati all’uso della tomba.
    In assenza dell’atto scritto, la volontà può essere manifestata in qualunque forma, potendo risultare anche da elementi indiziari presuntivi, la cui valutazione è rimessa al giudice di merito.

    Per questi motivi:

    1) bisogna sempre distinguere tra la mera titolarità della concessione (o addirittura coo-titolarità?), con annessi i diritti di gestione sul sepolcro, ed i diritti di disposizione sulle spoglie mortali (traslazione, cremazione, estumulazione, riduzione in cassetta ossario dei resti ossei…..), in quanto queste due legittimazioni possono, in certi casi, pure divergere, ed anche pesantemente. L’estumulazione come ogni altra opzione sulla destinazione dei defunti, segue SOLO ed ESCLUSIVAMENTE, la regola dello jus sangiunis su cui, a sua volta, prevale lo jus coniugii. Si tratta, insomma di applicare quel “maledetto” principio di poziorità (in cui si coniugano potestà decisionale con la preminenza) enunciato in materia di cremazione dall’Art. 79 comma 1 II Periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285, ma estensibile, per analogia a tutte le altre pratiche funebri o operazioni di polizia mortuaria che implichino una componente di scelta, PERSONALISSIMA ed intrasmissibile, se non jure sanguinis. Dunque prevale il volere del coniuge superstite e poi, a scalare, “per li rami” (come direbbe Dante) quello dei famigliari di primo grado (ascendenti e discendenti secondo una lettura molto formale della norma) sino al sesto grado di parentela, cioè l’ultimo considerato dal Cod. Civile. Ogni livello sovraordinato esclude quello successivo, con ciò venendosi a creare una sorta di naturale graduatoria istituita sui legami di sangue o matrimonio. Per capirci: eredi (in senso patrimoniale e civilistico) o affini non possono, in quanto sine titulo, presentare domanda di estumulazione.

    2) Il novero degli aventi diritto alla sepoltura, se lo jus sepulchri, non ha natura familiare, ma ereditaria è definito dalle norme che regolano la classica successione mortis causa da leggersi in modo coordinato con il regolamento comunale di polizia mortuaria e l’atto stesso di concessione, questo assetto del sepolcro pone diverse persone su un piano di pari ordinazione, per esse vale la solita formuletta del chi prima muore meglio alloggia…basta che ci sia posto”. Volendo esser più seri potremmo esplicare così il concetto un poìfaceto e spiritoso: sarà l’ineluttabile cronologia degli eventi luttuosi a determinare l’ingresso delle salme nel sepolcro sono alla sua saturazione fisica oltre la quale lo jus sepulchri spira ex se senza più poter esser esercitato, in effetti si tratta non tanto di un diritto, ma di una legittima aspettativa, sin quando, almeno, si sia in vita.

    Interessante un’ultima osservazione: lo Jus SEpulchri va dimostrato al momento della morte, soprattutto se la concessione pre-esiste: ebbene ho appena detto che lo jus sepulchri si estingue quando si siano esauriti i posti disponibili, ma se a seguito di estumulazioni (richieste da chi ne abbia davvero diritto!) si ricavasse nuovo spazio, si addiverrebbe ad una sorta di reviviscenza dello jus sepulchri il quale potrebbe, nuovamente, esser fatto valere sia per chi già morto sia stato sepolto altrove sia per quanti, ad oggi, stiano ancora vagando in questa valle di lacrime della vita terrena.

  34. ettorino

    Nel 1970 maria bianchi stipula concessione di area cimiteriale in perpetuo in cui “accetta si obbliga e stipula per sé ed eredi”. Non è prevista alcuna riserva o volontà di esclusione. All’interno della tomba così edificata trovano man mano posto, oltre alla concessionaria e a suo marito mario rossi, progressivamente figli, figlie e affini (generi e nuore, etc).
    Il regolamento comunale prevede che:
    – hanno diritto al seppellimento i seguenti familiari del concessionario: coniuge, parenti entro il 4 grado, discendenti diretti senza limite di grado nonché i loro coniugi, altre persone con legami affettivi previa autorizzazione del concessionario o rappresentante della concessione.
    – alla morte del concessionario hanno diritto al subentro in qualità di rappresentante tutti gli eredi legittimi e testamentari. con il subentro il concessionario rimane sempre il fondatore del sepolcro e la famiglia rimane definita con riferimento a questi, rimanendo invariato il diritto alla sepoltura di tutti gli aventi titolo.
    Attualmente sono rimasti ancora disponibili 2 loculi. Sono ancora in vita paolo rossi, unico figlio superstite della concessionaria e – ovviamente – svariati nipoti (cioè figli e figlie di fratelli e sorelle di paolo rossi). Paolo rossi è stato riconosciuto subentrante in qualità di rappresentante della tomba.
    È sorta, purtroppo, grave (e come sempre in questi casi disdicevole) controversia fra paolo rossi e i nipoti dal momento che il primo avanza la seguente pretesa: estumulare i resti di un affine e in questo modo ottenere la disponibilità di n. 3 loculi (insieme ai 2 già disponibili), da riservare per sé e i suoi 2 figli quando arriverà il loro momento, pretendendo che il ius sepulcri su tale tomba sia solo ius sanguinis.
    A modesto parere di chi scrive la pretesa è insostenibile in quanto trattasi di tomba non gentilizia bensì ereditaria per espressa volontà della concessionaria (si veda il tenore della concessione richiamata all’inizio) e pertanto la sepoltura degli affini sarebbe del tutto legittima.
    I miei dubbi per i quali chiedo aiuto alle voci autorevoli e qualificate che animano questo blog sono:
    anche se si dovessero avverare tutte le condizioni normative di procedibilità, una eventuale estumulazione richiederebbe il consenso di chi? Dei discendenti del defunto da estumulare? Solo dei suoi discendenti o anche dei suoi eredi? O addirittura di tutti gli eredi del concessionario fondatore ancora in vita aventi titolo alla sepoltura (maggioranza o unanimità?).
    Come si comporta lo ius sepulcri in questa vicenda? Se la tomba è ereditaria, è possibile affermare che il ius sepulcri appartiene non già solo agli eredi ius sanguinis, bensì a tutti gli eredi ancora in vita come definiti dal regolamento comunale, secondo la regola “chi prima muore prima alloggia”?
    Dal momento che il regolamento comunale parla di discendenti diretti senza limiti di grado e relativi coniugi, si deve pensare che il ius sepulcri vivrà fino a quando ci saranno nipoti (figli di figli di figli etc etc)?
    Domanda finale più spinosa: cosa succederà quando tutti i loculi saranno (mi permetto di aggiungere finalmente!) occupati? Il ius sepulcri si estinguerà? Saranno possibili eventuali estumulazioni, e se si, secondo quali criteri (con la volontà di chi?).
    Mi scuso se sono stato prolisso e se ho sottoposto fin troppi dubbi abusando sicuramente della vostra disponibilità.
    Un cordiale ringraziamento a quanti di voi vorranno prendere parte a questa discussione.

  35. Carlo

    X Chicca,

    Il diritto secondario di sepolcro, come osservato nella precedente risposta, spetta a chiunque sia congiunto di una persona che riposa in un dato sepolcro e si traduce, concretamente, nella facoltà di accedervi in occasione delle ricorrenze e di opporsi ad ogni sua trasformazione che arrechi pregiudizio al rispetto dovuto a quella determinata spoglia e ad ogni atto che costituisca violazione od oltraggio a quella tomba (cfr., in tal senso, Corte d’Appello di L’Aquila, 6 giugno 1984), ma si veda anche TRIBUNALE DI NAPOLI, Sezione distaccata di Frattamaggiore, sentenza del 25 agosto 2008.

    Il cosiddetto diritto di sepolcro secondario, consistente nella possibilità di rendere ai defunti le pratiche di “pietas” e di culto non può mai essere compresso o condizionato (semmai è regolato, nel dettaglio dalla fonte regolamentare comunale), neppure dai titolari del diritto di sepolcro primario (= diritto di seppellire o di ricever sepoltura) o del diritto sul sepolcro, in senso stretto (= quello di cui gode il concessionario).

    Se vi siano comportamenti che limitano il diritto di sepolcro secondario, può sempre essere esperita l’azione di cui all’art. 1170 Cod. Civile.

    In parole povere, L’ingresso per pregare, cambiare i fiori o solo ricordare i defunti non può mai essere rifiutato.

  36. chicca

    Le chiedo da ultimo di indicarmi qualche sentenza o come impostare la ricerca a proposito.
    Tante grazie

  37. chicca

    non so davvero come ringraziare questo servizio!!!!! risposta esaustiva e veloce! grazie di nuovo!!!!!

  38. Carlo

    X Chicca,

    premessa: con ogni probabilità (se escludiamo uno jus sepulchri “paleo-ottocentesco” e, quindi, molto risalente nel tempo, a quando, cioè, i sepolcri erano ancora commerciabili jure privatorum, il loculo in oggetto, specie se di recente costruzione, è di proprietà del comune, (quale titolare ultimo della funzione e dello stesso impianto cimiteriale) ed è stato concesso in uso ai famigliari di una persona defunta, per deporvi le di lei spoglie mortali. In diritto tra i concetti di “uso” e “piena proprietà” corre una differenza abissale.

    Comunque…consoliamoci: per liti e dissidi endo-famigliari anche “banali” di questo genere, si finisce pure in Cassazione, tant’è che il cosiddetto diritto secondario di sepolcro non contemplato ancora da nessuna norma formale è il portato di una costante ed omogenea (almeno per una volta!) elaborazione giurisprudenziale formatasi nei massimi Tribunali Italiani proprio per dirimere e ricomporre contenziosi di questo tipo.

    Orbene, il diritto secondario di sepolcro (in latino: iter ad sepulchrum, ossia una sorta di servitù di passaggio per raggiungere, attraverso un fondo altrui, un determinato sepolcro) è una figura giuridica la quale consta in un diritto personalissimo (e come tale imprescrittibile e non trasmissibile per acta inter vivos e quindi sottratto alla disponibilità dei privati) di godimento su cosa altrui (jus in re aliena) che segue la destinazione dei defunto (comprese sue eventuali traslazioni verso altre sepolture) ed origina jure sanguinis, cioè dal rapporto di consanguineità che i dolenti intrattengono, anche per il post mortem, con il de cuius.

    Il diritto secondario di sepolcro si traduce nella facoltà (o…nel potere?) di render omaggio ai propri cari scomparsi con riti di suffragio attraverso la precisa garanzia di aver libero accesso alla tomba, anche al fine di potervi apporre suppellettili funebri ed arredi floreali, secondo usi costumi e tradizioni locali. Il Regolamento comunale di polizia mortuaria può contenere disposizioni più precise e capillari, ma questo principio si è cristallizzato nel nostro ordinamento giuridico ed è, pertanto, intangibile, a meno di non sovvertire, ex abrupto, tutta la giurisprudenza degli ultimi 150 anni, se ci limitiamo al periodo storico post-unitario, senza scomodare il diritto romano.

  39. chicca

    Buongiorno, questo il mio interrogativo:
    posso utilizzare nel senso di portare fiori, foto e oggetti personali il loculo di un mio parente, loculo di proprietà della famiglia di lui da cui ho il pieno assenso e disponibilità…diversamente dalla moglie del de cujus che si oppone a ciò e minaccia di asportare qualsiasi cosa io depositi nella tomba? che diritto ho io e che diritto ha lei?

  40. Carlo

    X Giusy,

    Se in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo momento), specie nelle tombe pluriposto, il concessionario ha già definito nominativamente il novero dei soggetti portatori dello jus sepulchri il problema non si pone, siccome ogni singolo loculo è già dedicato ad un determinato defunto, e solo da lui potrà, in futuro, esser usato. Sarebbe la soluzione ottimale sotto il profilo della chiarezza procedurale, ma rischia di esser troppo rigida. Mi spiego meglio: se io prenoto il loculo per x ed x, molto longevo, sopravvive per altri 358 anni avrò un notevole immobilizzo di quell’avello che non potrà ricevere altri cadaveri, se non quello specificamente di x….in attesa della sua dipartita terrena.

    Salvo regolazioni pattizie (da notificare, comunque, al Comune) interne al novero degli aventi diritto alla sepoltura, in quel particolare tumulo, è la cronologia degli eventi luttuosi (non prevedibili, ma, nel tempo, in ogni caso certi!) a determinare l’accoglimento delle salme nel sepolcro, sino alla naturale saturazione di quest’ultimo…insomma fin quando ci sia materialmente spazio per immettere nuovi feretri, CHI PRIMA MUORE…MEGLIO ALLOGGIA!
    Oltre la capacità ricettiva del sepolcro, per ovvie ragioni, lo Jus Sepulchri che quando si è vivi rimane pur sempre una mera aspettativa in proiezione dell’oscuro post mortem, spira senza, quindi, poter esser esercitato compiutamente. Se il sepolcro nasce come familiare ossia per il concessionario primo e la di lui famiglia il Comune di volta in volta autorizzerà la tumulazione dei feretri in base ad istanza prodotta dal fondatore del sepolcro, sempre che questi sia ancora in vita, attestante il rapporto di coniugio o di parentela con il de cuius, mentre, a pena di decadenza della concessione stessa, non è mai ammessa la tumulazione di persone terze, non contemplate nell’atto di concessione.

  41. giusy

    Salve a tutti avrei una domanda da farvi…chi fa fede in un tumulo chi muore per prima?o il concessionario?!

  42. Carlo

    X Patrizia,

    Il loculo non è mai acquistato (no compravendita!) ma solo concesso, pertanto il suo intestatario non ne è proprietario, ma su di esso vanta il semplice diritto d’uso derivante da provvedimento concessorio.

    se il loculo (specie qualora sia monoposto) è concesso solo per le spoglie mortali di una determinata persona, con indicazione puntuale del suo nominativo, alla stipula dell’atto di concessione, ed in occasione del decesso dell’avente diritto alla tumulazione non è usato, abbiamo un non esercizio dello jus sepulchri che “di default” comporta l’estinzione (per causa naturale o patologica?), per esaurimento dei fini, dello stesso rapporto concessorio instauratosi precedentemente ex Art. 50 comma 1 lett.) c del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.

    Infatti la consegna di un loculo, ad esempio, da parte del Comune al concessionario potrebbe essere assimilata, in termini civilistici, ad una sorta di obbligazione di risultato ( con questa ratio: chi lo riceve in concessione d’uso si impegna ad utilizzarlo per ivi collocare una determinata salma (= un famigliare) ovvero il corpo esanime di soggetto appartenente ad una determinata categoria sociale quando ricorrano gli estremi per la concessione ad Enti ex Art. 90 D.P.R 285/90 ).

    Il comune, agli atti, dovrebbe mantenere traccia delle concessioni rilasciate, ma non sempre gli archivi sono tenuti correttamente.

  43. Patrizia

    Salve,

    Mia zia è stata sepolta in un cappella di famiglia nonostante lei avesse comparto un loculo nella sua città di residenza. non ho ritrovato la copia della concessione ma sono sicura che esistesse…il comune mi dice che non trova nulla…potrebbe essere che qualche erede l’abbia rivenduto senza farlo sapere ad altri eredi? oppure è possibile che essendo tornato in possesso del comune ( la signora vedova nn aveva figli) perché non usufruito …non ci sia più nessuna traccia del suo acquisto in passato? Chiedo scusa se non sono stata chiara…cordiali saluti

  44. Carlo

    X Maga Circe,

    Piccola provocazione: ma l’estumulazione non si esegue legittimamente al naturale scadere della concessione, in quanto il rapporto giuridico si è regolarmente costituito e perfezionato, producendo così, nel tempo, tutti i propri effetti giuridici (= obbligazioni sinallagmatiche contratte tra le parti con la stipula dello stesso atto di concessione)?

    Il requisito della residenza del de cuius al momento della morte (Art. 50 comma 1 Lett. b) DPR 10 settembre 1990 n. 285) da provarsi anche in via amministrativa ex Artt. 43, 44 codice civile, art. 31 Disp. Attuazione al codice civile, legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e DPR 30 maggio 1989, n. 223), rileva come titolo di accettazione in cimitero solo per l’accoglimento in campo comune di terra. Il loculo, specie se monoposto, invece, costituisce, per sempre, un sepolcro privato, all’uopo concesso, cioè per la deposizione di quel particolare defunto indicato nell’atto di concessione.

    Sino al completamento della durata della concessione, oltre la quale il rapporto concessorio si estingue, per causa fisiologica, prevale sull’interesse del gestore (= imputazione degli oneri manutentivi per l’eventuale estumulazione ordinaria) il principio della stabilità delle sepolture. L’unico modo per una cessazione anzitempo e non patologica della concessione è la retrocessione della stessa da parte degli aventi titolo (= il concessionario o i concessionari in caso di co-titolarità di più soggetti sul manufatto sepolcrale) o la richiesta di estumulazione straordinaria ex Art. 88 DPR n. 285/1990, la quale, però, comporterebbe pur sempre un atto di disposizione in tal senso per trasferire il feretro verso una nuova destinazione, anche sita in altro comune. Se sono trascorsi gli anni di sepoltura legale, i famigliari del de cuius possono anche presentare istanza per la ricognizione sullo stato di scheletrizzazione del cadavere (= estumulazione finalizzata alla raccolta in apposita cassetta ossario dei resti ossei o eventuale cremazione dell’indecomposto). Altrimenti alla scadenza della concessione (e solo in questo momento) il gestore provvederà d’ufficio all’estumulazione, a questo punto ordinaria ed i resti, se non richiesti per una nuova sepoltura dedicata, saranno avviati a smaltimento: cioè all’ossario comune, all’inumazione in campo inconsunti o a cremazione (non sono ammessi altri trattamenti ex Art. 87 DPR n.285/1990 e Art. 410 Cod. Penale), secondo quanto specificato dall’ordinanza sindacale con cui si disciplinano le operazioni cimiteriali (Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10, Art. 3 DPR n.254/2003 e Art. 86 DPR n. 285/1990). Si consigliano approfondite ricerche anagrafiche.

    Tutto il procedimento autorizzatorio compete al comune su cui insiste il cimitero di prima sepoltura ex Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003

  45. maga circe

    buongiorno a tutti.
    io avrei una domanda: nel momento in cui sta per scadere la concessione, e contestualmente s’invera una circostanza sopravvenuta che potrebbe rendere il defunto non più ‘avente diritto’ alla concessione stessa, prevale lo jus sepulchri ovvero l’interesse pubblico ad un loculo in più? mi spiego meglio: un defunto che ha diritto, al momento della morte, alla concessione del colombaio (ad esempio) nel cimitero X in quanto i suoi familiari risiedono nel relativo comune, se, dopo anni ed anni, i suoi cari non risiedono più in quel comune perde il suo diritto alla concessione – e deve quindi essere traslato altrove – oppure no? la problematica sorge in quanto, appunto, più nessuno dei suoi familiari risiede nel comune relativo a al cimitero X, e le pratiche di rinnovo si dilungano in quanto l’azienda che gestisce i servizi funerari del comune in questione ha ‘girato’ tutta la pratica al comune ove un tempo risiedeva il de cuius (diverso da quello di ex-residenza dei suoi cari, e dunque da quello ove si trova il cimitero X)

  46. Carlo

    X Angelo,

    In caso di silenzio o anche solo di dubbio sulla natura del sepolcro ereditario o familiare, occorre anzitutto interpretare la volontà del fondatore, tenendo presente che il diritto primario al sepolcro si presume quale familiare, in effetti, ex Art. 93 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 ; l’uso delle sepolture private “è riservato alla persona del concessionario e a quelle della propria famiglia”.

    Lei, ad ogni modo, con la stipula dell’atto di fondazione della tomba ha istituito chiaramente (ed anche volutamente???) un sepolcro di natura ereditaria ed in questa tipologia di cappella funeraria privata l’identificazione dei soggetti titolari del diritto primario, inteso nella sua accezione di diritto ad essere tumulati in un determinato luogo sepolcrale, va operata in base alle norme che regolano la successione mortis causa o i trasferimenti in genere dall’originario titolare, trattandosi di un diritto che si trasferisce nei modi stessi di ogni altro bene e che in passato, in vigenza dell’abrogato Art. 71 e segg. Regio Decreto n. 1880/1942 (ma oggi non più!) avrebbe potuto persino essere alienato, in tutto o in parte, mentre anche adesso può essere lasciato, purein legato, a persone non facenti parte dalla famiglia, salve le particolari limitazioni previste nei regolamenti comunali.

  47. angelo

    Sul contratto di concessione e’ specificato bene”concede al sig.angelo …..sopra genaralizzato, che accetta, si obliga,e stipulo per se ed eredi”

  48. Carlo

    X Angelo,

    Ma l’atto di concessione di cui Lei mi parla ragiona in termini di eredi o discendenti (http://www.funerali.org/?p=283) Glielo chiedo, non tanto per civetteria, ma per questa semplice ragione: il sepolcro a sistema di tumulazione che sorga a seguito del rilascio di regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990, si configura certamente quale privato (uti singuli), ma anche come gentilizio, cioè di famiglia così almeno si deduce dalla formulazione dell’Art. 93 DPR n.285/1990 e pure dall’Art. 340 comma 2 Testo Unico Leggi Sanitarie. E’evidente, allora, il carattere sibi familiaeque suae (= per il concessionario e per la di lui famiglia) impresso dal Legislatore all’istituto della tumulazione in tomba pluriposto data in concessione.

    E’ importante rimarcare questa differenza sostanziale, non si tratta infatti solo di un futile ed esasperato nominalismo giuridico, perché l’eredità, con l’apertura della successione mortis causa attiene ad aspetti meramente patrimoniali, mentre il diritto di sepolcro ha natura personale, assoluta o sin anche personalissima ed inerisce ai rapporti morali di pietas fondati sulle relazioni di consanguineità o di coniugio, dove la componente materiale e privatistica (= il corpus compositum di opere murarie ed arredi votivi di cui il sepolcro fisicamente consta) è solo funzionale all’esercizio ultimo dello jus sepulchri in base alla cronologia degli eventi luttuosi di conseguenza spesso si può assistere ad una divaricazione tra questi diritti che operano su diversi piani, non sempre perfettamente sovrapponibili.

    Ai fini dell’esclusività dello ius nominis sepulchri, ovvero dell’intitolazione della tomba familiare, è irrilevante il mero fatto che un soggetto sia, per motivi amministrativi e di semplificazione, il primo o unico intestatario della concessione di suolo cimiteriale, ovviamente questo status deve risultare pacificamente da apposite convenzioni fra i privati secondo cui suolo e tomba siano stati rispettivamente acquistati e realizzati di comune accordo da due differenti famiglie, ciascuna contribuente in ragione 50% delle spese, e, pertanto, avente di conseguenza diritto non solo a metà quota del sepolcro familiare, ma anche alla cointestazione]) dello stesso.

    Al momento costitutivo della concessione di cui all’?art. 90 dPR 10 settembre 1990, n. 285 non sussistono difficoltà al fatto che essa possa avvenire nei confronti di più persone, anche se non appartenenti ad un’?unica famiglia, ma in tal evenienza occorre avere l?’avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta, lasciando che l?’utilizzo sia determinato dagli eventi luttuosi. In tal caso, le persone che possono essere accolte nel sepolcro privato così concesso sono pur sempre le persone dei concessionari e dei membri delle loro famiglie, quali definite a tale fine dal Regolamento comunale e/o dall?atto di concessione.

    ma non è questo il Suo caso, poiché Lei, stando a quanto riferito, non è coo-titolare della concessione, bensì intestatario unico della stessa; vale a dire che la titolarità sul manufatto, con relativi diritti d’uso non è stata oggetto di spacchettamento in quote.

    Certo, dato il carattere intuitu personae, che tipizza la concessione amministrativa, «con effetto traslativo» e non costitutivo, la posizione del concessionario non è liberamente trasferibile, se non mortis causa e principalmente jure sangiunis o jure coniugii attraverso l’istituto del subentro (http://www.funerali.org/?p=7523)

    Mentre lo stato di separazione rappresenta solo un allentamento del vincolo coniugale (con relativa deroga all’obbligo della coabitazione) quando tra moglie e marito fosse già intervenuta sentenza di divorzio, lo scioglimento del matrimonio fa perdere la qualità di coniuge sotto ogni profilo, cosicché l’ex coniuge non è più nè titolare nè, tanto meno portatore dello Jus Sepulchri primario, inteso come duplice facoltà di dare o ricever sepoltura in quel dato sacello privato di cui Lei risulta concessionario primo e, quindi, fondatore

    La cessazione degli effetti civili del matrimonio si ha con la data di annotazione della relativa sentenza sull’atto di matrimonio (art. 10 legge 1 dicembre 1970, n. 898), per cui fino a tale data permane la qualità di coniuge.

    Il coniuge divorziato, invece, non ha nessun diritto in caso di successione ereditaria ex lege anche in assenza di altri eredi (Cass. Civ. Sez. I del 25.02.2004 n. 3747).

    Se applichiamo estensivamente, per tutti gli ambiti dello Jus Sepulchri, non solo dunque, per la cremazione, le indicazioni del paragrafo 14.2 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 se non esiste al momento del decesso di uno tra i due coniugi sentenza di divorzio al coniuge superstite, anche se in stato di separazione, è riconosciuta la titolarità dello jus sepulchri, sicuramente attivo (jus inferendi mortuum in sepulchrum), ma con ogni probabilità anche passivo (jus sepeliendi) in unaa determinata tomba di famiglia.

    ——————————————————————————–

  49. angelo

    Sono concessionario di un lotto cimiteriale a me intestato nel 2003 la concessione precisa 99 anni e serve per me e i miei eredi…ora vorrei sapere la mia ex moglie essendo separato e in attesa di divorzio potrebbe darmi fastidio? Nella capella o sepolto mio figlio madre e padre miei..pre ciso che quando o avuto la concessione era in comunione di beni…il comune mi disse che il concessionario doveva essere uno solo

  50. Carlo

    X Charlotte,

    ….dimenticavo che:

    a proposito dell’istituto dell’immemoriale: esso è, di norma, applicabile unicamente in sede giurisdizionale, se il giudice, nel suo prudente apprezzamento, ritenga di potervi fare ricorso, come, del resto, egli fa con qualunque altro mezzo di prova.

    Tra l’altro dopo l’entrata in vigore dell’art. 30 comma 2 L. 7/8/1990, n. 241 neppure un regolamento comunale potrebbe farvi richiamo, essendo fonte di prova imprescindibile, per l’immemoriale, l’atto di notorietà (quello vero reso dinanzi al Cancelliere del Tribunale delegato dal Giudice oppure ad un Notaio) da parte di testi ultra50enni, i quali debbono esser a conoscenza diretta del fatto oggetto di accertamento, essi poi dovrebbero dichiarare ulteriormente che il medesimo fatto era a piena conoscenza anche dei loro genitori, risalendo così, nel tempo, ad epoche storiche anche piuttosto lontane (aspetto precisato dalla Corte di Cassazione nel 1963, nell’ l’ultima sentenza intervenuta attorno a questo istituto …..)

  51. Carlo

    Di norma, ed in linea di massima, una concessione cimiteriale sussiste solamente quando e se, agli atti del Comune, vi sia esemplare autentico del “regolare atto di concessione”, ex Art. 98 comma 1 DPR n. 285/1990, senza il quale si deve parlare d’inesistenza della concessione stessa, da cui deriverebbe un uso “senza titolo” dell’area, e quindi il sepolcro, in buona sostanza, sarebbe abusivo.

    Quando manchi un titolo formale, secondo i principi generali dell’ordinamento ed ai sensi dell’Art. 2697 Cod. Civile dovrebbe esser necessario un accertamento giudiziale ex Art. 2907 Cod. Civile sulla fondatezza del diritto (o presunto tale) rivendicato cui provvede la Magistratura Ordinaria in sede civile, tenderei ad escludere la competenza funzionaledel giudice di pace, perchè lo jus sepulchri ha natura di diritto reale (sui generis), patrimoniale e personale e non rientra pertanto (anche le eccede) tra le materie assegnate ex Art. 7 Cod. Proc. Civile al Giudice di Pace.

    Data l’epoca piuttosto remota (primi anni del ‘900) la stipula dell’atto di concessione vero e proprio dovrebbe essere stata preceduta da una deliberazione del consiglio comunale di assegnazione dell’area, nonché dall’autorizzazione prefettizia per procedere alla concessione con il conseguente perfezionarsi dell’atto di concessione, il quale, oltretutto, una volta formato, sarebbe stato soggetto al visto di esecutività da parte della G.P.A. (organo oppresso con l’istituzione dei T.A.R.), tutto questo in regime di Regio Decreto n.448/1892, cioè del regolamento statale di polizia mortuaria vigente in quel periodo storico.

    Infine, sia il progetto di costruzione della cappella funeraria sull’area data in concessione, sia quello per eventuali successivi interventi di ristrutturazione o ri-adattamento del manufatto dovrebbero essere stati approvati dal comune e, le opere, una volta eseguite , avrebbero, comunque, dovuto esser oggetto sia verifica sulla rispondenza di quanto realizzato con il progetto precedentemente varato, sia di collaudo, quanto meno statico, a rilevanza igienico-sanitaria.

    Per altro, non mancano, anzi sono abbastanza diffusi, frangenti e realtà territoriali in cui la tenuta degli archivi presenti condizioni di pesante “sofferenza” ed inadeguatezza, stato di fatto che, senza entrare nel merito delle possibili cause, spesso risalenti e non solo dovute all’incuria, costituisce un fattore di criticità, perchè la disponibilità dell’atto di concessione e, quindi, la conoscenza del concessionario, costituisce elemento essenziale per acclarare,, in occasione di ciascuna singola richiesta di tumulazione, se il defunto di cui sia richiesto l’accoglimento nel sepolcro abbia titolo ad esservi ammesso (aspetto che, altrettanto, spesso è poco praticato, generando situazioni, talora, di indebito uso del sepolcro).

    All’assenza di atti d’archivio (o di registrazioni tratte dagli atti d’archivio), potrebbe essere sopperirsi, oltre che, ovviamente, con ricerche approfondite nell’archivio del comune interessato (spesso laboriose, specie se l’archivio non sia sempre stato tenuto in modo adeguato), anche con accessi all’Archivio di Stato, in cui potrebbero (es.) essere state riversate, decorsi oltre 40 anni, le copie dell’atto di concessione a suo tempo oggetto di visto da parte della G.P.A. In alcuni casi, potrebbe darsi il suggerimento di avviare le ricerche iniziando dai registri delle deliberazioni del consiglio comunale (che erano tenute in termini tanto più ordinati, quanto più indietro si vada nel tempo), ciò consentirebbe di individuare, oltre al il momento temporale cui restringere le ricerche, anche il concessionario iniziale (c.d. fondatore del sepolcro), operazione da “topi di biblioteca” che favorirebbe le ricerche per le fasi successive, cioè per provare l’eventuale subentro, ossia l’ingresso dei discendenti dell’originario fondatore nella piena titolarità del sepolcro. Ovviamente l’istituto della voltura nelle concessioni cimiteriali opera solo mortis causa, essendo vietato su quest’ultime ogni atto di disposizione per acta inter vivos, stante la sancita demanialità dei beni cimiteriali.

    Una volta individuato il fondatore del sepolcro, si definisce “di default”, cioè automaticamente anche l’ambito della famiglia avente diritto alla sepoltura, mentre per il tempo successivo al decesso del concessionario/fondatore del sepolcro dovrebbero esservi stati atti di “subentro”, regolati per altro dal regolamento comunale di polizia mortuaria, considerando come qualora questo istituto non sia stato considerato, né tanto meno applicato deve concludersi che concessionario sia rimasto quello originario.

    Va aggiunto, per quanto riguarda le opere di costruzione del sepolcro e, nel caso, anche per i lavori di ristrutturazione successivi, come non si possa escludere che i relativi atti siano stati oggetto di procedura di scarto dall’archivio comunale, per cui (almeno) dovrebbe essere reperibile il relativo verbale con cui è proceduto allo scarto ((DPR n.1409/1963), mentre non possono essere stati oggetto di scarto gli atti di concessione e, sempre che vi siano stati, gli eventuali aggiornamenti dell’intestazione, conseguenti al decesso del concessionario (e, forse, anche dei suoi discendenti), sempre che la procedura di c.d. “subentro” fosse contemplata dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Nel caso in esame, appare evidente come la gestione dell’archivio, localmente, non sia stata del tutto “perfetta” ed inappuntabile (e, come osservato, si tratta di una situazione anche molto diffusa, soprattutto per il pregresso).

    Il Suo Comune si è comportato correttamente quando Le ha permesso di consultare ed estrarre copie delle planimetrie (altri, spesso adducono pretesti non giustificabili), fermo restando il rinvio, per quanto attiene alle modalità di accesso, al regolamento comunale sul diritto di accesso agli atti, adottato ai sensi dell’art. 10 T.U.E.L. (ma senza dimenticare il DPR n.184/2006) si osserva qui come sussistano le condizioni che determinano il diritto di accesso (per quanto riguarda le modalita’ di accesso, anche sotto il profilo soggettivo, quale discndente del concessionario/fondatore del sepolcro (art. 22, comma 1, lett. b) L. 7/8/1990, n. 241).

    Non apparirebbe, infatti, sostenibile (anche in relazione al principio affermato all’art. 22, comma 3 L. 7/8/1990, n. 241, ma si veda anche il succ. art. 25, comma 3) l’argomentazione sulla natura “informale” delle planimetrie, stante la definizione di “documento amministrativo” data dall’art. 22, comma 1, lett. d) L. 7/8/1990, n. 241, in cui non rileva, ai fini di una tale qualificazione, l’aspetto “formale”, quanto quello funzionale e sostanziale (cioè quanto serva all’attività della P.A.), impianto concettuale ribadito, ed accentuato, anche dall’art. 1, comma 1, lett. a) dPR 28/12/2000, n. 445. A maggiore ragione, se si consideri come l’art. 54 d.P.R. 10/9/1990, n. 285 non richieda minimamente la rispondenza a requisiti formali delle planimetrie cimiteriali, ma – solo – la loro tenuta.

    Nel caso di diniego, o di inerzia protrattasi per oltre 30 giorni dalla richiesta di accesso, sarebbe, ad ogni modo, ammesso rimedio (art. 25, commi 4 e ss. L. 7/8/1990, n. 241) con ricorso al T.A.R. (o, se istituito, al difensore civico).

    In Ultima analisi, se dalle mappe cimiteriali si evince la presenza continuata e costante della tomba in questione si potrebbe anche tentare anche la formula dello juris tantum (immemoriale) la quale dovrebbe, poi sfociare, dopo adeguata istruttoria, in un atto integrativo/ricognitivo sulla concessione in già essere, avente la forma di determina dirigenziale, adottato, appunto, dal dirigente (Art. 107 comma 3 D.LGS n.267/2000) di settore dei servizi cimiteriali. Meglio, comunque, percorrere la strada maestra dell’accertamento giudiziale, sostenendo, comunque, l’alea che un giudizio civile pur sempre comporta.

  52. Charlotte

    Sto rovistando e scartabellando negli archivi comunali alla ricerca di concessione cimiteriale perpetua della tomba di famiglia (cappella gentilizia grande misure 6,3×5,7 mt – data presunta costruzione anni 1909/1912, in previsione di un futuro (e spero remoto!) esercizio dello jus sepulchri.

    Purtroppo i documenti in famiglia sono andati smarriti o perduti.

    – Che cosa, però, ho trovato:
    *1932/37 Atti comunali e prefettizi che danno l’ok ad ampliamento cimitero, avendo verificato che tutte le concessioni siano regolari – in particolare si cita la mia tomba di famiglia (con cognome) quale riferimento per il lato nord cimitero da dove partire con ampliamento. Quindi presumo abbiano controllato la concessione della mia tomba di famiglia se l’hanno citata in delibera., appurandone, così la sussistenza.
    *fino al 1941 il regolamento polizia mortuaria del paese indicava come solo perpetua la concessione per tombe gentilizie private.
    *1951: il consiglio comunale decide di dedicare anche il lato sud del cimitero alle cappelle private, avendo verificato che il lato nord (dove ripeto c’è mia tomba di famiglia) è saturo.
    Si precisa che per il lato nord sono state verificate e trovate regolari le concessioni

    Alla luce di quanto scritto sopra e dei dati trovati e verificati con il resp. attuale Polizia Mortuaria, posso in qualche modo richiedere all’amministrazione comunale una conferma atto concessione perpetua? (lo so che dal 10/2/1976, se non sbaglio, non esiste più la perpetuità).
    O devo passare attraverso un atto giudiziale (giudice di pace presumo)?
    Ho letto su questo sito dell’istituto dell’immemoriale ma ho le idee confuse.
    Insomma quali passi mi consigliate di intraprendere, se considerate sufficienti dati sopracitati? Oppure sono costretto a ricercare ancora fino a reperire l’atto di concessione?

  53. Carlo

    X Antonio
    In poche parole Suo cognato vorrebbe, magari per ripicca, immagino, dati i rapporti poco idilliaci instauratisi di recente, “sfrattare” il morto, ricorrendo all’Art. 88 DPR 10 settembre 1990 n. 285

    …E pensa pure di aver ragione, ma, in realtà sbaglia grossolanamente.

    Egli può solo, con atto unilaterale e ricettizio rinunciare alla concessione, provocandone la prematura estinzione.

    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93 comma 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerite per il concessionario, trattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale status).

    Il concessionario è semplicemente titolare del diritto di uso, sibi familiaeque suae.

    Il diritto di disposizione delle spoglie mortali attiene a tutt’altro rapporto giuridico e si colloca sul piano dei diritti personali.

    Quando non vi sia sovrapposizione, il concessionario non può ostacolare o, per converso IMPORRE; l’esercizio del diritto di disposizione delle spoglie mortali da parte di chi ne sia titolare.

    Sempre facendo salve eventuali specifiche previsioni del Regolamento comunale, specie per quanto riguarda gli aspetti del procedimento, il titolo a disporre della salma/cadavere/resti mortali, in quanto diritto della personalità, prevale sulle posizioni giuridiche concernenti il sepolcro (come manufatto) che sono strumentali all’esercizio del diritto (personale) di sepoltura.

    La salma che sia stata tumulata in un sepolcro privato (come sono tutte le tumulazioni) in quanto appartenente alla famiglia del concessionario non diventa, per questo, sottratta al titolo di disposizione dei familiari.

    Forse, si dovrebbero distinguere le posizioni del titolare del sepolcro rispetto ai diritti di disposizione della salma/resti mortali.
    Questi ultimi, in quanto diritti della persona, sono riconosciuti solo al coniuge o, in difetto, ai parenti secondo il grado di prossimità e, quando siano più di uno, tutti gli aventi diritto debbono esser coinvolti.

  54. Antonio

    Buongiorno.
    Mio padre è stato tumulato grazie al contratto di concessione firmato da mio cognato (attualmente in fase di separazione da mia sorella) con il comune.
    Ora scrive chiedendo il trasferimento della salma entro tot giorni e la liberazione del loculo.
    Le responsabili del servizio al comune sostengono che non può farlo in quanto il loculo “appartiene” alla salma mentre il nostro avvocato è convinto che può farlo e che un’eventuale causa la si perderebbe di sicuro e ci farebbe spendere solamente molti soldi.
    Chi ha ragione?
    Grazie mille.
    Cordialità.

  55. Carlo

    X Elisabetta,

    1) La normativa vigente prevede sempre ed in qualunque momento l’identificabilità del de cuius, ossia l?’ obbligo minimo di riportare sulla lastra nome, cognome, data di nascita e di morte delle persone sepolte nella tomba.

    Pertanto oltre ai dati anagrafici strettamente dovuti, è possibile concedere (da parte del dirigente competente) altre iscrizioni, autorizzate, come anche un ricordo di persone sepolte da altra parte, purché si specifichi come, in realtà, non sia, ivi tumulata, la spoglia mortale in questione, in quanto trattasi di un semplice cenotafio, ovvero di un mero simulacro, una stele commemorativa e non di un sepolcro a tutti gli effetti. Di solito si ricorre a questa formuletta rituale: “Defunto xyz che quivi giace IN SPIRITO”, per giustificare la presenza di nominativo a cui, però, non risponde, in realtà cadavere alcuno.

    Le due tombe di cui Lei mi parla, di conseguenza, non possono coesistere nella stessa unità di tempo e di spazio, perché ingenererebbero solo un’indebita confusione e sovrapposizione di siti sepolcrali.

    Il retto principio da seguirsi è questo: laddove c’è il morto (quello vero!) sarà anche la relativa lapide, l’ubiquità non è consentita, insomma.

    2) Presupposto perché il comune conceda l’autorizzazione all’estumulazione dei resti, con conseguente (se possibile) riduzione in cassetta ossario e traslazione alla volta di un nuovo sepolcro ex Art. 88 DPR 10 settembre 1990, è il formale consenso espresso da tutti gli aventi diritto a pronunciarsi (sono i consanguinei del de cuius) così come individuati dagli Artt. 74, 75 , 76, 77 Cod. Civile e secondo l’ordine di poziorità delineato dall’Art. 79 comma 2 del REgolamento nazionale di Polizia Mortuaria, da leggersi in senso estensivo, per qualunque tito di operazione cimiteriale che origini da un atto di disposizione. Prevale il coniuge superstite ed in suo difetto o silenzio i parenti di primo grado, poi quelli di secondo e così via sino al sesto livello, oltre il quale la Legge non riconosce alcun vincolo jure sanguinis. In caso di una pluralità di aventi diritto a manifestare la propria volontà di pari grado occorre l’unanimità degli stessi, basta un solo contrario ed il “meccanismo autorizzatorio” si blocca, in attesa, magari di una composizione bonaria della controversia, in limine litis, o di un intervento risolutivo dell’Autorità Giudiziaria.

  56. ELISABETTA

    Siamo concessionari di una tomba famiglia (gestita dalla Parrocchia) nel paesino dove abitiamo nella quale sono sepolti i nonni, una zia e mio padre. A nostra insaputa alcuni parenti hanno preso in concessione un loculo ed intendono esumare i resti nei miei nonni e della zia senza il nostro consenso.
    Domande:
    1. al momento all’interno del piccolo cimitero esistono due “tombe”: la nostra tomba famiglia ed un loculo vuoto, ma già abbellito di foto, date e nominativi…è possibile tale “convivenza”?
    2. possono esumare i resti senza il nostro consenso?
    Grazie mille
    Elisabetta

  57. Carlo

    X Mauro,

    da quanto, almeno, ho capito rischio questa risposta:

    1) L’estumulazione, per Legge, si esegue legittimamente alla scadenza della concessione, ai sensi dell’Art. 86 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285

    2) Salva la previsione di cui al seguente Art. 88 (traslazione del feretro in un nuovo sepolcro) l’estumulazione non ha mai luogo nelle sepolture perpetue, le quali appunto non hanno scadenza, se non per causa estintiva patologica (revoca o decadenza)

    3) La tumulazione in loculo stagno, per esser completa deve aver durata almeno ventennale ai sensi dell’Art. 3 comma 1 lett. b) DPR n. 254/2003, quindi una concessione ex novo deve protrarsi, nel tempo, per almeno 20 anni. Se non ragioniamo di loculi areati i quali sono tutt’altra fattispecie, non ha senso concedere un loculo per 19 anni, a meno che la concessione, a questo punto già in essere, e produttiva dei suoi effetti, in quanto perfezionata in passato, non abbia la sua naturale scadenza fissata, dallo stesso atto di concessione, tra 19 anni. Mi spiego meglio con un esempio: io ottengo oggi, in concessione trentennale, una tomba singola per la tumulazione di xyz, ovviamente l’uso reale del manufatto si proietta nel futuro (auspicabilmente remoto) perché xyz è ancora vivo ed ha intenzione di restarlo ancora per molto tempo! Bene: la concessione decorre da oggi, ma xyz potrebbe morire subito, tra un anno, tra 10 o 20. Ebbene in questo caso lo jus sepulchri si eserciterà per gli anni residuanti, ossia rimanenti.

    il comune, in nessun evenienza, nemmeno adducendo improcrastinabili ragioni di spazio, non può alterare unilateralmente un rapporto giuridico che esso stesso ha liberamente posto in essere, tra l’altro senza avere né obbligo a contrarre, né il dovere di vincolarsi a determinate condizioni. Il comune, quale ente concedente, non può modificare od alterare un rapporto giuridico che ha concorso a costituire, magari sulla base di una propria regolamentazione locale all’epoca vigente. La durata di una concessione cimiteriale (minimo 20 anni per i motivi di cui sopra, max 99 anni ex Art. 92 comma 1 DPR n. 285/1990 + eventuale rinnovo facoltativo da parte del comune) deve esser certa (dies ad quem!) come in qualsiasi rapporto di natura contrattuale e non più esser intaccata per “capriccio” dalla pubblica amministrazione.

    3) Tutte le tumulazioni, quale ne sia la tipologia, costituiscono, ad ogni modo, SEPOLCRI PRIVATI (si mediti sul significato giuridico del vocabolo “privato), così le relative spese funerarie sono sempre a carico dei richiedenti un determinato servizio cimiteriale inerente a quella particolare tomba o, in ultima istanza, del concessionario. Il Comune, per eventuali estumulazioni, traslazioni, non può né deve assumere su di sé onere alcuno, in difetto sorgerebbe la responsabilità patrimoniale per danno erariale ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000.

  58. Mauro

    Cortesemente, ho appena dovuto, su invito del comune, fare fronte a nuova tumulazione del nonno per motivi di spazi che il comune asserisce non avere. La concessione e’ durata 19 anni. Ora, lo stesso comune, mi informa che per la nonna la concessione non potrà durare più di dieci anni. Ma e’ legittimo da parte del comune stabilire regole che non si conoscano già in fase di prima tumulazione? Le spese funerarie sono enormi in considerazione a questa fase economica e non credo sia legale imporre le spese di “trasferimento” ai privati. Grazie dell’eventuale risposta

    1. Redazione Autore articolo

      x Mauro.
      Può riformulare la richiesta. E’ scarsamente comprensibile per dare una risposta. E inoltre manca la Regione da cui scrive.

  59. Carlo

    X Macrì,

    chiedo anticipatamente scusa per il colpevole ritardo con cui rispondo al Suo quesito.

    L’?ambito del diritto di sepoltura nei sepolcri privati nei cimiteri è stabilito dall’?art. 93 DPR 10 settembre 1990, n. 285, dal regolamento comunale e dall’?atto di concessione.

    In linea astratta, le indicazioni della circolare n. 24/1993 non fanno che
    riconfermare una possibilità già preesistente, specie laddove il regolamento comunale di polizia mortuaria individuasse l’ambito dei soggetti destinatari del diritto passivo ad essere sepolti nelle tumulazioni riferito ai singoli sepolcri privati, magari senza particolari distinzioni circa la capienza o indipendentemente dal fatto che questi siano tumulazioni individuali o tumulazioni per famiglie.

    Attenzione, però, Anche quando l’attuale regolamento comunale di
    polizia mortuaria contemplasse questa fattispecie, bisognerebbe comunque controllare se caso concreto, risulti sussistere una precisa determinazione nel fine della concessione, risultante
    dall’atto di concessione, che non consenta di utilizzare la tumulazione
    individuale (loculo) se non per la salma indicata nell’atto stesso. Questo,
    tra l’altro, determinerebbe anche l’ulteriore conseguenza che il feretro già sepolto feretro non potrebbe essere oggetto di estumulazione, dal momento che l’estumulazione può essere legittimamente disposta solo alla naturale scadenza della concessione. Dirò di più: un’eventuale estumulazione “straordinaria”, magari per traslazione in altro sepolcro, produrrebbe l’estinzione della concessione per esaurimento dello scopo insito (dar sepoltura a quel particolare defunto) nello stesso rapporto concessorio

    Questi due elementi costitutivi del rapporto di concessione – fine e durata (si tratta, forse, di una concessione perpetua???) spesso inibiscono che il loculo possa essere utilizzato in modo difforme rispetto all’atto di concessione.

    Tuttavia, fermo restando che il comune, quale ente concedente,
    non ha titolo per intervenire sulla concessione già costituita, il
    concessionario, nell’ambito della sua potestà di esercizio degli interessi
    legittimi che gli derivano dall’atto di concessione, potrebbe richiedere di
    rinunciare all’esistente concessione e richiedere una nuova concessione, per la medesima posizione fisica, instaurando un nuovo atto di concessione, determinato sulla base dell’attuale regime di tali sepolture private, sia per quanto riguarda la tariffa da corrispondere, la durata e tutti gli altri rapporti che vengono a sorgere rispetto alla “nuova” concessione (che tale è sotto ogni profilo, essendo ben poco rilevante che l’oggetto “fisico” corrisponda con quello precedentemente in concessione alla medesima persona
    fisica). Salvo che il regolamento comunale di polizia mortuaria non disponga altrimenti, magari dettando criteri per l’assegnazione delle sepolture private disponibili per la concessione, si ritiene che l’amministrazione comunale possa accedere alla richiesta di nuova assegnazione, assegnando al medesimo concessionario la stessa posizione fisica (con ciò determinandosi, in sostanza, un mutamento nel rapporto concessorio).

  60. Carlo

    X Macrì,

    chiedo anticipatamente scusa per il colpevole ritardo con cui rispondo al Suo quesito.

    L’?ambito del diritto di sepoltura nei sepolcri privati nei cimiteri è stabilito dall’?art. 93 DPR 10 settembre 1990, n. 285, dal regolamento comunale e dall’?atto di concessione.

    In linea astratta, le indicazioni della circolare n. 24/1993 non fanno che
    riconfermare una possibilità già preesistente, specie laddove il regolamento comunale di polizia mortuaria individuasse l’ambito dei soggetti destinatari del diritto passivo ad essere sepolti nelle tumulazioni riferito ai singoli sepolcri privati, magari senza particolari distinzioni circa la capienza o indipendentemente dal fatto che questi siano tumulazioni individuali o tumulazioni per famiglie.

    Attenzione, però, Anche quando l’attuale regolamento comunale di
    polizia mortuaria contemplasse questa fattispecie, bisognerebbe comunque controllare se caso concreto, risulti sussistere una precisa determinazione nel fine della concessione, risultante
    dall’atto di concessione, che non consenta di utilizzare la tumulazione
    individuale (loculo) se non per la salma indicata nell’atto stesso. Questo,
    tra l’altro, determinerebbe anche l’ulteriore conseguenza che il feretro già sepolto feretro non potrebbe essere oggetto di estumulazione, dal momento che l’estumulazione può essere legittimamente disposta solo alla naturale scadenza della concessione. Dirò di più: un’eventuale estumulazione “straordinaria”, magari per traslazione in altro sepolcro, produrrebbe l’estinzione della concessione per esaurimento dello scopo insito (dar sepoltura a quel particolare defunto) nello stesso rapporto concessorio

    Questi due elementi costitutivi del rapporto di concessione – fine e durata (si tratta, forse, di una concessione perpetua???) spesso inibiscono che il loculo possa essere utilizzato in modo difforme rispetto all’atto di concessione.

    Tuttavia, fermo restando che il comune, quale ente concedente,
    non ha titolo per intervenire sulla concessione già costituita, il
    concessionario, nell’ambito della sua potestà di esercizio degli interessi
    legittimi che gli derivano dall’atto di concessione, potrebbe richiedere di
    rinunciare all’esistente concessione e richiedere una nuova concessione, per la medesima posizione fisica, instaurando un nuovo atto di concessione, determinato sulla base dell’attuale regime di tali sepolture private, sia per quanto riguarda la tariffa da corrispondere, la durata e tutti gli altri rapporti che vengono a sorgere rispetto alla “nuova” concessione (che tale è sotto ogni profilo, essendo ben poco rilevante che l’oggetto “fisico” corrisponda con quello precedentemente in concessione alla medesima persona
    fisica). Salvo che il regolamento comunale di polizia mortuaria non disponga altrimenti, magari dettando criteri per l’assegnazione delle sepolture private disponibili per la concessione, si ritiene che l’amministrazione comunale possa accedere alla richiesta di nuova assegnazione, assegnando al medesimo concessionario la stessa posizione fisica (con ciò determinandosi, in sostanza, un mutamento nel rapporto concessorio).

  61. macrì

    Ho una domanda da farvi. Ho un loculo a colombario, costruito quindi dal comune e datomi in concessione d’uso. Vorrei tumulare in esso, che ha molto spazio libero ( è stato costruito per un feretro da adulti, mentre al suo interno c’è attualmente un feretro di un neonato ) i resti mortali di mia suocera e mio suocero, da riesumare ( dopo circa 50 anni dalla loro sepoltura ) da un altro cimitero ed immetterveli. Mi sembra che dal congiunto disposto degli art. 50 e 93 del DPR 285/90 e della circolare 24/93, par. 13.3 del ministero della sanbità ciò sia possibile. E’ cosi ?

  62. Carlo

    Poichè la realizzazione del sepolcro privato è datata anno 1932 immagino si tratti di una concessione perpetua (la cosidetta tomba “eterna”).

    Una cappella gentilizia, magari a concessione perpetua, è un lascito importante, perchè lasciarselo scippare?

    Post scriptum con l’avvento del DPR n. 803/1975, conosciuto anche come il vecchio regolamento di polizia mortuaria, sostituito dal DPR 285 del 10 settembre 1990 non è più possibile ottenere concessioni perpetue. La durata massima di una concessione cimiteriale è di 99 anni salvo rinnovo.

    Naturalmente le concessioni perpetue formalizzate prima del 10 febbraio 1976, quando, cioè, entrò in vigore il sulodato DPR 803/75 producono ancora i loro effetti nel tempo, ossia sono ancora pienamente valide, sino a quando non siano pronunciate dal comune la loro revoca o la loro decadenza, siccome essendo “eterne” non possono scadere.

    Alla luce di queste semplici considerazioni una tomba a concessione perpetua è ancora più preziosa, non Le pare?

    Entriamo, ora, in medias res, ossia nella parte più “tecnica” per addetti ai lavori, Di solito è il regolamento comunale di polizia mortuaria a dettare regole e procedure per disciplinare l’uso delle sepolture private (semplici loculi oppure anche cappelle gentilizie) al fine di razionalizzare le risporse (il patrimonio di edilizia cimiteriale non è infinitamente ampliabile) ed occupare proficuamente tutti i posti salma disponibili almeno per il tempo di sepoltura legale.

    Da comune a comune, quindi, possono sussistere anche enormi discrepanze operative, perchè è il regolamento cittadino, in ultima analisi, a fissare i termini entro cui un soggetto può disporre di un manufatto cimiteriale per esservi sepolto oppure per dare sepoltura ad un proprio famigliare. (Il diritto di sepoltura è sia attivo sia passivo).

    Nel caso da Lei prospettato pare di capire che una tomba, fisicamente individuata in un preciso edificio, collocato entro il recinto cimiteriale di un camposanto italiano, è una sorta di “res nullius” perchè non è rientrata nella piena disponibilità del comune, il quale potrebbe assegnarla a nuovi concessionari ed è stato smarrito il contratto in cui nel lontano 1932 qualcuno (forse un Suo antenato) ottenne la concessione di una determinata superficie di terreno per l’edificazione di una cappella gentilizia.

    Le soluzioni giuridicamente esperibili sono diverse:

    Il comune quale titolare ultimo del cimitero (le aree sepolcrali ai sensi del Codice Civile sono demanio comunale non alienabile nè usucapibile) individua una tomba di quasi 80 anni (quella di cui Lei mi parla) e, poichè il contratto di concessione è andato perduto o smarrito decide discrezionalmente:

    1) di mantenere inalterato lo status quo
    2) di effettuare un indagine per risalire al titolare della concessione o ai suoi eredi legittimi che gli sono subentrati nel diritto che egli vantava sulla tomba, per regolarizzare nuovamente il rapporto concessorio, sempre che la famiglia non si sia estinta.
    3) di pronunciare la decadenza della concessione cimiteriale oggetto del contendere perchè la documentazione cartacea è andata perduta e non si può più risalire al concessionario oppure ai suoi eredi, oppure per non uso della tomba protratto per più di 50 anni, per incuria o stato d’abbandono.

    II regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbe, per altro, individuare procedimenti di concreta attuazione dell’istituto dell’immemoriale più dettagliati, fermi restandone, tuttavia, gli elementi sostanziali. La caratteristica dell’istituto consiste nell’esercizio di un diritto che si presume legittimo in quanto fondato sulla vetustas, senza che ne sussista un titolo formale. In altri termini, si presume che sussista, o sia sussistito, un titolo formale di possesso del diritto e che la situazione di fatto ne sia a conseguenza. II problema, a questo punto, si sposta sulla prova di legittimità del possesso del diritto.

    L’immemoriale è una sorta di “sanatoria” basata sulla prova storica con cui regolarizzare rapporti esistenti di fatto di cui, purtroppo, si siano smarriti gli incartamenti, per eventi bellici, disgrazie, calamità naturali.

    Esempio: durante un incendio brucia completamente l’archivio dell’ufficio di polizia mortuaria della mia città, dove sono archiviati tutti i contratti.

    La mia famiglia era titolare di una cappellina gentilizia in cui sono tumulati feretri e resti mortali dei miei nonni, dei miei genitori e di mio fratello, mentre io sono l’unico superstite dell’antico casato.

    Anche se non c’è più un “papiro” cartaceo con la stipula del contratto, sottoscritto in epoca lontana da mio nonno (il fondatore del sepolcro) risulta abbastanza agevole dimostrare come la mia famiglia potesse legittimamente vantare un diritto su quell’edicola funeraria: ossia il diritto di ogni membro della mia famiglia ad esser lì sepolto e di tale diritto io, quale unico superstite della dinastia, sono titolare, ossia io da cadavere ho il diritto di esser ivi sepolto sino al completamento dei posti salma oppure possoso decidere che al mio posto sia tumulato un mio famigliare (coniuge, figlio…).

    Qualora i loculi disponibili fossero tutti occupati potrei sempre ricever sepoltura in quegli stessi avelli sotto forma di ceneri o di semplice ossame, oppure si potrebbe richiedere la riduzione dei feretri già presenti entro cassettina ossario così da ricavare un nuovo posto salma.

    Quindi, ricapitolando: è lo stesso comune a dover individuare modi e formule per definire in maniera certa la titolarità delle concessioni perpetue, anche attraverso le norme dell’immemoriale.

    Conviene, comunque, attivarsi presso gli uffici competenti al fine di veder riconosciuti i propri diritti, tentando tutte le possibili “mosse e contromosse” contemplate dalla legge.

    Si è del parere che, ad ogni modo, debba essere il privato cittadino a dover esibire il titolo che comprova la concessione comunale nell’epoca in cui avvenne. Purtroppo talvolta i contratti originali sono andati perduti, vuoi a causa della guerra, di incendi, furti o semplice disattenzione. Per cui la famiglia dovrebbe effettuare una ricerca approfondita di come le sia realmente pervenuta la cappella, attraverso anche degli incontri con suoi familiari. Si consiglia di richiedere una ricerca approfondita al Comune, il quale deve mantenere traccia nei propri archivi delle concessioni effettuate.

    In caso di assenza di contratto originario di concessione (attenzione un Comune può essere anche frutto di separazione da un Comune preesistente e quindi la documentazione originaria potrebbe essere all’archivio del Comune padre) o almeno della prova del pagamento dell’area, o ancora del rilascio della autorizzazione alla costruzione, chieda al Comune di verificare che vi sia stato un uso continuativo della Cappella da parte della sua famiglia nel tempo (è provabile facendo la ricerca nei registri delle sepolture cimiteriali che sono in archivio comunale, producendo anche l’elenco con fotografia, delle iscrizioni tombali). Se si ottiene la prova della sepoltura continuativa nella Cappella e non si trova invece niente altro è possibile avviare una procedura per riconoscere egualmente il diritto attraverso l’istituto dell’immemoriale. L’immemoriale (altrimenti noto anche come immemorabile) è un istituto che secondo parte della dottrina è andato in prescrizione, secondo altri no.

    Si aderisce alla seconda ipotesi e cioè, che se il Comune lo riconosce valido, è l’istituto utile a risolvere il caso dalla famiglia prospettato. La scelta per questa seconda ipotesi è dettata non solo da una valutazione di merito (l’istituto prende atto dell’esercizio fatto di un diritto, pur in assenza di titolo), ma anche perché in questo modo se ne agevola l’applicazione.

    Laddove si voglia far valere il diritto trovi applicazione l’articolo 2697 Cod. Civile. Si tratta, in altri termini, di ricorrere alle usuali procedure di accertamento del diritto.

  63. Barbara

    Gentile Redazione, dopo lunghissime ricerche in internet non andate a buon fine, mi rivolgo a Voi nella speranza di avere finalmente una risposta.
    La questione è la seguente: sono proprietaria di una tomba di famiglia,
    costruita nel 1932, in un piccolo paese d’Abruzzo, in cui sono nati i miei
    genitori, ma dove io non ho mai risieduto. Ho chiesto verbalmente al Comune di questo paese un certificato che attesti la proprietà della tomba. Mi hanno risposto che il certificato non esiste o è andato perduto durante lo “sfollamento” nella seconda guerra mondiale. A questo punto come potrei fare per ottenere comunque un certificato di proprietà? In base a quale normativa, posso far attivare procedure amministrative per ottenere quello che legittimamente chiedo?
    Ringraziando per la disponibilità, porgo cordiali saluti.

  64. Carlo

    La potestà di decidere sulla destinazione ultima di di salme, cadaveri, parti anatomiche riconoscibili, resti mortali, ossa e ceneri rientra nei cosiddetti diritti della personalità, definiti anche come diritti personalissimi, essi non si estinguono nemmeno una volta trascorsi gli anni di sepoltura legale (20 in tumulo, 10 in fossa comune) e seguono sempre il criterio dello jure sanguinis, cioè del vincolo della consanguineità che è stato tradotto in norma giuridica dall’Art. 79 DPR 285/90.

    Di solito tutti i regolamenti comunali di polizia mortuaria contengono una norma positiva che enuncia questo principio: le operazioni cimiteriali di traslazione, esumazione o estumulazione straordinarie s’intendono richieste e concordate da tutti gli aventi diritto in caso di controversia il comune rimarrà estraneo limitandosi a mantener fermo lo status quo ante sin a quando non sia intervenuto un accordo tra le parti oppure vi sia stato un pron unciamento chiarificatore della magistratura.

    Rispondo pertanto alle Sue domande dopo questa breve premessa.

    Domanda 1: Sua madre in quanto figlia del de cuius è pienamente legittimata a presentare istanza per la traslazione del feretro contenente la spoglia del padre. Per correttezza formale sarebbe opportuno consultare pure la zia anche se il suo comportamento , avendo essa stessa rinunciato alla concessione della tomba senza provvedere per una diversa sistemazione del defunti padre è da interpretarsi come una manifestazione di dininteresse.

    Domanda 2: La cessione o rinuncia del loculo con i resti mortali di congiunto NON può automaticamente definirsi rinuncia anche ai resti mortali a meno che non vi sia disinteresse di quanti possano attivamente disporre di detti resti mortali. Esempio: X retrocede al comune la concessione i resti mortali di Y saranno destinati all’ossario comune, al campo indecomposti oppure alla cremazione secondo quanto stabilito dell’ordinanza sindacale che regola, in via ordinaria, esumazioni ed estumulazioni se Z, avendo titolo a disporre di Y non si assume l’onere di una diversa sepoltura, magari acquisendo in concessione una nuova tomba, oppure una celletta ossario om ancora una fossa in una quadra di terra.

    Domanda 3: ogni avente causa dell’originario concessionario, ovvero del fondatore del sepolcro, può rinunciare solo e limitatamente rispetto alla sua quota di concessione. Esempio: chi è titolare di un quarto della concessione può rinunciare solo a quel quarto. Se qualcuno non rinuncia si provvede all’accrescimento delle quote. Esempio: tre titolari di un quarto ciascuno della concessione rinunciano ed uno no, quest’ultimo subentra agli altri divenendo titolare unico della concessione e potrà esercitare il sui jus sepulcrhi.

    E’d’obbligo una precisazione: bisogna verificare nel locale regolamento di polizia mortuaria se sia espressamente previsto l’istituto del subentro, ossia se per causa di morte la titolarità della concessione sia trasmissibile a soggetti terzi rispetto al fondatore del sepolcro. Se questa possibilità del subentro fosse esclusa dal regolamento comunale la zia non avrebbe nessun titolo per retrocedere all’amministrazione cittadina la tomba in oggetto.

    E’, poi, opportuna a questo punto una breve postilla su natura ed oggetto delle concessioni cimiteriali: occorrono due necessarie premesse:

    1) I diritti vantati su costruzioni cimiteriali e sepolture private sono regolati da norme speciali quali il regolamento comunale di polizia mortuaria ed il contratto di concessione.

    2) Bisogna sempre distinguere tra titolarità delle concessioni cimiteriali (ossia a chi è intestata la tomba) e gli atti di disposizione su salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri. Questi ultimi seguono il criterio dello jus sanguinis, siccome sono legati ai vincoli di consanguineità.

    Chi retroceda una concessione cimiteriale (le forme in cui estrinsecare questa manifestazione di volontà sono regolate dal DPR 445/2000 una semplice scrittura privata potrebbe anche riuscire non idonea) ha l’onere di provvedere a proprie spese alla successiva sistemazione o smaltimento di quei feretri, cassette ossario, contenitori per resti mortali o urne cineraria ivi contenute, tutte le operazioni cimiteriali, infatti, anche dopo un primo periodo legale di sepoltura sono divenuti servizi a pagamento, vale, però il principio prima enunciato: chi ha titolo per decidere altrimenti può assumendosi il relativo onere economico decidere per una diversa destinazione delle spoglie mortali (cadaveri e loro sistemazioni di stato) racchiuse in quel particolare tumulo retrocesso al gestore del cimitero.

    La confraternita può a propria discrezione accongliere la volontà di rinuncia.

    Se la rinuncia è stata accettata oppure la concessione è giunta alla sua naturale scadenza e per il feretro e c’è DISINTERESSE, ovvero non sono stati chiesti ed ottenuti diversa collocazione o differente trattamento per esso il gestore del camposanto ha l’obbligo di procedere a liberare la tomba per raccogliere le ossa e disperderle nell’ossario comune.

    Se, invece, il resto mortale è indecomposto occorrerà avviarlo ad una seconda sepoltura in campo di terrà oppure alla cremazione se la cremazione è la modalità di smaltimento decisa dall’autorità comunale per gli esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo.

    Le sepolture private (loculi, edicole, nichie, colombari oppure campetti d’inumazione) presuppongono la stipula di un atto di concessione, in passato sarebbe anche stato possibile acquistare una tomba di questo tipo, ma dall’entrata in vigore del vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria (DPR 803/1985) questa opzione non è più praticabile. Secondo alcuni studiosi già l’entrata in vigore del secondo libro del Codice Civile avvenuta nel 1942 avrebbe inibito per sempre la compravendita dei sepolcri.

    La ricerca dei famigliari del defunto per notificare loro una particolare situazione inerente allo stato della sepoltura (è in scadenza, è stata retrocessa oppure è soggetta ad atti di disposizione…) non è prevista da nessuna norma positiva ed è una questione invero molto delicata e controversa, in quanto attiene a diritti personalissimi in termini di pietas e venerazione per i morti.

    Essa diventa, però, un passaggio obbligato dopo il DPR 254/2003 perchè per cremare i resti mortali è necessaria innanzi tutto la volontà degli aventi titolo che, in alternativa potranno anche decidere diversamente, magari ritumulando il resto mortale o trasferendolo in un’altro cimitero.

    Il concetto da tener presente al di là dei requisiti di mera forma è la diligenza con cui l’ufficio del cimitero comunica determinate scadenze o incombenze perchè chi ha titolo possa effettivamente esercitare il proprio diritto disponendo del defunto, forse una semplice telefonata senza possibilità di riscontro non è lo strumento più appropriato, simili procedure, proprio per la loro intrinseca problematicità, dovrebbero esser sistematizzate nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Non capisco onestamente il canone di 50 Euro di cui Lei mi parla ed il contratto d’affitto che la confraternita vorrebbe far sottoscrivere a Sua madre.

    Se Sua madre è interessata, a differenza della zia, a mantener ferma la sepoltura del nonno in quella medesima tomba ed in quello stesso cimitero e la confraternita è d’accordo si potrebbe ricorrere ad una novazione della concessione stutturata in questo modo.

    Sua zia rinuncia alla tomba, cosicchè essa possa rientrare nella piena disponibilità della confraternita che contestualmente riassegna sempre la stessa tomba a Sua madre, così cambierebbe solo l’intestazione della concessione e Sua madre diverrebbe a propria volta concessionario della stessa con la titolarità attiva (dar sepoltura) e passiva (esser sepolti) dello jus sepulcrhi.

  65. Francesco

    Ho provveduto circa due mesi fa a recarmi presso il servizio cimiteriale del Comune per ivi acquisire copia del Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria. Da un attento esame del predetto regolamento, composto da 125 articoli in tutto, ho notato che lo stesso non ispira affatto alle nuove le norme dettate DPR del 10.09.1990 n.285, quindi, devo supporre che il Comune non ha provveduto a deliberare tale Regolamento, aggiornandolo. Invero l’art.1 dello stesso recita: “Il presente regolamento assunto ai sensi dell’art. 344 del T.U.LL.SS., disciplina il servizio necroscopico, di custodia e di polizia dei Cimiteri comunali e di quelli privati, in armonia del DPR del 21 ottobre 1975, nr. 803, e di ogni altra disposizione di legge e di regolamenti vigenti in materia. Inoltre, sostituisce il regolamento per concessioni varie nei Cimiteri approvati dalla G.P.A. del 28 maggio 1925”. Nel medesimo, poi, e riferimento al mio caso, circa i resti mortali di mio nonno che permangono tuttora nel loculo di mia zia (nuora del nonno) che ne aveva prima dato prima il consenso nel lontano 1953 per poi cederlo alla Confraternita nel gennaio 2006 non potendolo venderlo, all’art. 79 recita testualmente: art.79.1. “E’ Fatto divieto di cessioni a terzi salvo ai casi ai commi successivi di suolo e loculi oggetto di concessione”, all’art.79.2 “E’ ammessa, previo pagamento della relativa tariffa, la concessione o sub-ingresso di suolo o loculo esclusivamente a favore di parenti diretti del concessionario entro il 4° grado”; all’art. 79.3 “E’ consentita, invece, la rinuncia al diritto d’uso della concessione stessa in tal caso il Comune rimborserà al concessionario una somma pari al 50% del…….. Infine, all’art.79.4 “Le spese del relativo contratto sono a carico del concessionario.

    Tutto quanto sopra, sulla scorta dei predetto articolo del regolamento vigente nel mio Comune per chiedere
    a) può mia zia rinunciare al loculo in concessione con i resti mortali di mio nonno cedendolo alla Confraternita mediante scrittura (contrattino)? E la Confraternita poteva accettare tale rinuncia nonostante fosse occupato dai resti mortali di mio nonno facendo pagare il canone di 50 € al mese a mia madre, figlia di mio nonno?

    b) E’ necessario che la Confraternita comunichi a mia madre mediante lettera raccomandata tale increscioso fatto, atteso che il responsabile si è limitata a comunicaLo solo con una telefonata.

    c) Può la Confraternita disporre la rimozione della lapide e l’apertura del loculo con conseguente trasferimento dei resti mortali di mio nonno nell’ossario comune?

    d) Come di devo comportare.

    e) Corrisponde al vero che l’acquisto dei loculi avvenuti prima del 1970, anno in più anno in meno, gli acquirenti sono proprietari degli stessi e non concessionari?

    Evidenzio che il responsabile della Confraternita pretende di sottoscrivere un contratto di “affitto”, contratto che non ho mai fatto sottoscrivere a mia madre poiché pretendo che mi comunichi per iscritto la situazione reale.

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