Perché allestire un funerale? Consigli d’Oltre-Oceano per gli impresari funebri italiani

Perché un funerale?

È sentimento comune a tutte le culture riconoscere la tragicità della morte ed il malinconico dissolversi dell’esistenza nel mistero della soglia eterna.
Secondo gli antropologi la nostra sfortunata specie, definita “umana”, deve proprio la sua denominazione alla pratica delle sepolture, siccome il vocabolo latino “h
umus” ossia “terra” dimostra un legame di certo non casuale con il termine “inumare” ossia seppellire.
L’inizio d’ogni civiltà sarebbe, allora, indelebilmente segnato dalle pratiche funerarie, perché l’uomo si distingue da tutti i viventi proprio per il suo sentimento di pietà verso i suoi morti.

I funerali sono rituali di antichità millenaria codificati in precise formule, affinché chi rimane nel mondo mostri il dovuto rispetto per i propri morti ed i dolenti inizino il difficile percorso che li condurrà, in diverse fasi, ad una più serena (o rassegnata?) elaborazione del lutto.

Gli impresari funebri sono, essenzialmente, imprenditori o coordinatori d’agenzie funebri.
Spesso per descrivere il loro profilo professionale si ricorre all’espressione in lingua inglese
“caregivers”, ossia coloro che assumono una particolare incombenza di interesse generale.
La definizione è comune anche all’ambito dei servizi sociali, quando appunto gli assistenti prendono in carico un caso segnalato al loro ufficio.
Questa similitudine linguistica è indicativa di quanto nell’attività funebre sia determinante la componente del servizio che l’impresa presta alla famiglia colpita da un decesso, siccome offre al pubblico assieme alle più disparate forniture (cassa, addobbi, vettura) soprattutto le proprie risorse umane.
Nell’esperienza statunitense si parla di direttori (funeral directors) e non impresari perché le estreme onoranze sono spesso controllate da grandi gruppi societari, che affidano a personale specializzato (i funeral directors) la conduzione degli affari”, così la gestione, risulta in molte funeral homes separata dalla mera proprietà.

Sarà quindi irrilevante durante questo studio parlare di impresario, direttore oppure operatore funebre, siccome, almeno nel modello italiano tutti e tre i ruoli richiedono le stesse competenze ed a volte si identificano nello stesso soggetto.
Chi dirige una casa funeraria, in ogni caso:

  1. svolge le funzioni di governo dell’azienda, siccome attende all’organizzazione del personale, dei mezzi e delle attrezzature;

  2. mantiene la relazione con i clienti in rappresentanza dell’impresa, con titolarità nella negoziazione degli affari della stessa;

  3. dispone di autonomia organizzativa e gestionale, di potestà discrezionale nello svolgimento della propria attività;

  4. assicura il rispetto delle norme in materia di assunzioni, assicurazioni obbligatorie, di sicurezza nei luoghi di lavoro e di quant’altro necessario per l’esercizio dell’impresa;

  5. prende accordi per trasporto del corpo, assicura ai dolenti un rapido disbrigo delle questioni amministrative;

  6. cura i rapporti con le autorità locali necessari per l’azione dell’impresa funebre (stato civile ed ufficio d’igiene);

  7. affianca responsabilmente la clientela nelle decisioni più problematiche;

  8. intrattiene contatti di proficua collaborazione con i ministri di culto delle diverse confessioni religiose presenti sul territorio;

  9. implementa le scelte operate dalla famiglia sugli aspetti che attengono alla funzione di estreme onoranze: come eventuale esposizione della salma e destinazione finale del feretro;

  10. gli impresari funebri negli USA svolgono anche un delicato compito di natura morale, tanto più prezioso quanto più immateriale: dimostrano, infatti, spiccata attitudine ad un ascolto attento verso i desideri delle famiglie, sono quindi in grado di consigliare soluzioni ragionevoli e rassicurare i dolenti anche sul piano psicologico, perchè nel loro iter formativo hanno maturato una solida esperienza nell’aiuto concreto rivolto alla consolazione di fronte ad un lutto.

I funeral directors sono addestrati per rispondere alle domande circa il dolore, sanno riconoscere, anche durante la fase di contrattazione, quando una persona stia attraversando un momento di scarsa lucidità e si impegnano solennemente a non trarre mai profitto da questa situazione di debolezza attraversata dai dolenti.
La loro discreta presenza nella vita delle famiglie non si interrompe alla sepoltura, ma si prolunga anche nel post mortem, suggerendo anche la consulenza di studi legali per i problemi di successione mortis causa o di ambulatori psicologici per un sostegno più profondo sul versante emotivo a chi non sappia rassegnarsi alla perdita di una persona amata.
In diverse occasioni sorgono poi gruppi di aiuto o di ascolto formati da personale volontario o professionista proprio grazie all’interessamento delle imprese funebri.

Bisogna davvero rivolgersi ad un’impresa di onoranze funebri?

Nella maggior parte dei casi, almeno negli Stati Uniti, e nei paesi di tradizione anglosassone, i membri della famiglia possono provvedere direttamente alla sepoltura dei loro morti anche se i regolamenti di polizia mortuaria variano tra i vari Stati dell’unione.
La maggior parte della gente tuttavia, scopre che è molto difficile e defaticante essere in prima persona responsabili dell’organizzazione di un funerale, senza preparazione alcuna per saper interpretare gli elementi ed i problemi giuridici che circondano il fenomeno morte.

Perché guardare i morti?

L’esposizione estetica dei cadaveri è parte integrante di molte tradizioni culturali ed etniche.
Molti esperti di tanatologia ritengono che render visita ai morti aiuti il processo di emancipazione dalla figura dell’estinto aiutando l’animo a riconoscere la realtà della morte.
Non è opportuno introdurre anche i bimbi nella camera ardente, perché potrebbero impressionarsi troppo oppure non capire la tragicità del momento.
Considerazioni diverse meritano invece gli adolescenti: in questo caso i teen-agers hanno una personalità più forte e vedere i morti è pur sempre un segno di crescita, perché si entra nel mondo degli adulti e nella drammatica consapevolezza che lo fonda.
Vegliare un cadavere è, dunque, pratica da non demonizzare, purchè il ragazzino mostri apertamente questa volontà e ne sia cosciente, senza forzature o indebite pressioni

Qual è lo scopo dell’imbalsamazione?

Gli interventi conservativi sulle salme permettono l’esposizione del defunto nella massima sicurezza igienica, anche per diversi giorni, perché l’effetto disinfettante delle sostanze utilizzato nella tanatoprassi ha un fortissimo potere biocida e riesce a stroncare l’azione putrefattiva di batteri e microrganismi che aggrediscono, dopo la morte i tessuti.
L’imbalsamazione, allora, ritarda il processo di decomposizione e migliora l’immagine di un corpo sfigurato da interventi demolitori (autopsia, traumi, ferite da arma da fuoco al volto) oppure dall’ultima agonia prima del decesso.

L’imbalsamazione permette, quindi, di prolungare il periodo che intercorre fra la morte e la sepoltura, periodo in cui la salma è esposta per l’ultimo omaggio dei dolenti.
Questa tecnica, dunque, incide sotto due aspetti della cerimonia:

  1. consente tempi meno frenetici per l’organizzazione del funerale, così la famiglia in lutto è aiutata ad assumere con più tranquillità le decisioni sul tipo di servizio funebre richiesto all’impresa;

  2. dona alla salma maggior naturalezza ed un espressione serena preservandone l’estetica dalla corruzione della putredine. Il distacco tra il defunto e la famiglia sarà così meno brutale ed anche le persone più sensibili potranno accostarsi al feretro o partecipare alle preghiere della veglia, senza correre il rischio di rimanere impressionate alla vista di un morto.

Un corpo già in stato di decomposizione deve essere imbalsamato, secondo legge?

No, nella maggior parte dei casi le autorità non impongono d’ufficio, il ricorso ad imbalsamazione. Le norme sanitarie, tuttavia, richiedono sempre il trattamento conservativo (a base di aldeide formica o prodotti analoghi) quando la morte sia stata causata da una malattia contagiosa oppure da patologia diffusiva conclamata o, ancora, quando il cadavere debba essere trasportato da uno Stato all’altro, anche se all’interno dell’unione.
Si pratica sulla salma sempre la siringazione cavitaria e l’aspirazione completa del sangue anche se al feretro non può esser assicurata immediata sepoltura entro il numero massimo di ore contemplato dalla legge.
È evidente la differenza rispetto alla legislazione italiana, dove per un trasporto che interessi due o più comuni è previsto l’utilizzo della cassa zincata o, solo recentemente, di altro materiale impermeabile a gas e liquidi organici.
Mentre il nostro regolamento assicura l’igiene dell’operazione grazie alle proprietà isolanti di un involucro metallico (anche se di sgradevole aspetto) negli States si preferisce orientarsi verso una più discreta ed estetica tecnica antiputrefattiva capace non di contenere i liquami, ma di arrestarne la produzione.

Lo spazio per le sepolture non si sta comprimendo troppo?

Mentre è vero che alcune grandi aree metropolitane hanno limitato l’estensione delle aree edificabili destinate ad ospitare nuove sepolture, nella maggior parte del territorio americano si calcola vi sia ancora abbastanza spazio, non solo nel breve periodo, ma anche se ragioniamo nella prospettiva dei prossimi cinquant’anni senza il problema spinoso di costruire nuovi cimiteri nelle terre dei vivi.
Bisogna poi considerare nei calcoli di logistica e programmazione cimiteriale come le superfici adibite a sepolcreto per i nuovi cimiteri siano più che sufficienti, anche grazie alla rapida diffusione delle sepolture entro nicchia muraria.
Anche se a noi europei può sembrare paradossale, l’aumento di celle mortuarie ricavate entro colombari, indubbiamente, facilita lo sviluppo in verticale dei diversi ordini di tombe.

L’esperienza dell’architettura civile nelle grandi città americane, pare così suggerire una soluzione per ovviare alla carenza cronica di posti salma che affligge anche i cimiteri d’oltreoceano.
Bisogna poi ricordare un particolare: negli Stati Uniti, da decenni, la tumulazione è divenuta pratica ormai di massa perché si ricorre sistematicamente ad una specifica tecnica per il trattamento dei cadaveri: la sepoltura in loculo areato, che assicura tempi ridotti e certi per la completa mineralizzazione delle salme entro un ragionevole periodo di tempo.

È forse la cremazione una valida sostituzione per un funerale?

No, perché la cremazione rappresenta solo un’alternativa per le più diffuse destinazioni ultime del feretro ossia inumazione oppure tumulazione e spesso segue un tradizionale servizio funebre, come, appunto recita dell’officio esequiale o celebrazione della S. Messa in suffragio.

È possibile richiedere una cerimonia tradizionale, con esposizione della salma se la causa del decesso è imputabile a malattia infettivo diffusiva?

Sì, senza alcun dubbio la salma di persona morta di malattia infettivo-diffusiva è legittimata a ricevere gli stessi onori ed attenzioni e cure riconosciuti di cui è degno qualunque corpo umano privo di vita.
Se l’esposizione o la veglia si protraggono per diverso tempo, secondo la tradizione o la confessione religiosa delle famiglie le moderne tecniche di tanatoprassi consentiranno ai dolenti e feretro di sostare nello stesso ambiente in condizioni di massima sicurezza igienica.
Anche il contatto fisico con il defunto, magari per un ultimo ideale bacio o carezza non presenterà alcun rischio sotto l’aspetto della profilassi perché i composti adoperati nella cosmesi funeraria sono dotati di un forte potere disinfettante.

Se la morte è a causa di immunodeficienza acquisita (AIDS), questa colpisce soprattutto persone in giovane età.
Cosicché l’angoscia che amici e famigliari provano può includere una gamma più brusca e violenta di sentimenti.
Questi casi possono, allora, richiedere un diverso approccio, con maggior vicinanza emotiva e comprensione da parte del personale della casa funeraria verso i dolenti.

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Carlo Ballotta

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