Liturgia buddista delle esequie

BUDDISMO

Mantra delle esequie:

“Invero tutte le cose sono effimere.
E’ loro natura sorgere e spegnersi.
una volta nate possono solo morire
Nel loro tramonto trovano la pace
Di certo ogni essere incontra la morte
Sempre scomparso, sempre si estinguerà
Proprio com’è sicuro che io morirò
Non esiste la riguardo alcun dubbio.”

Preghiera del Buddha dell’amore e della compassione:
“Omaggio a te che siedi sul fiore del loto” (1)

Liturgia delle esequie

“La nascita – dice il Buddha – è accolta con dolore, la decadenza è vissuta con tristezza, il vivere stesso è doloroso, la morte causa sofferenza. L’unione con chi ci piace è motivo di affanno mentre la separazione è amara e tutto ciò che non ci soddisfa è penoso. Questa è la nobile verità riguardo alla sofferenza.”

“Quando il lavoro del giorno è finito la notte reca la benedizione del sonno, così la morte è la fine di una lunga giornata e nel buio ognuno trova pace”.

Con un recente accordo (D.P.R. 3-1-1991) lo Stato Italiano ha solennemente riconosciuto il buddismo come effettiva pratica religiosa, questa dottrina orientale quindi Buddha parinirvana wikipedia WQnon deve più essere parificata ad una semplice filosofia o stile di vita ma di diritto rientra ormai tra i culti ufficialmente riconosciuti e tutelati con apposite garanzie dal nostro ordinamento giuridico.

Il complesso cerimoniale delle esequie richiederà sicuramente alcune deroghe o norme speciali al regolamen-to di polizia mortuaria, anche se diversi usi e costumi difficilmente riusciranno compatibili con la nostra legislazione civile (nella fattispecie DPR 10 settembre 1990 n. 285).

Il buddismo è un movimento molto dinamico, l’assenza di un clero professionista, o di consolidata gerarchia ecclesiastica, ha permesso lo sviluppo indipendente e autonomo di diverse correnti di pensiero che, pur ri-chiamandosi agli insegnamenti del Buddha presentano propri tratti marcati e specifici. Possiamo quindi a ra-gione parlare di numerose scuole di pensiero buddista, capaci, nel corso di una tradizione millenaria di elabo-rare liberamente un proprio rituale funebre, integrando i sacri testi della letteratura canonica con nuovi for-mulari e simboli religiosi.
In Italia il problema diviene ancora più intricato, siccome, molto probabilmente le persone di fede buddista assimileranno alla nuova religione usi e costumi propri della nostra cultura occidentale e sostanzialmente cristiana. Si può quindi facilmente prevedere come i funerali nel nostro Paese si svolgeranno in una forma differente dal protocollo classico, perché verranno di certo arricchiti e modellati anche in base ai nostri costumi nazionali.

Nell’impossibilità di offrire in questa sede una descrizione dettagliata sulle diverse usanze orientali si è pre-ferito presentare un quadro “ecumenico” che riassuma in sé i più consolidati riti del pensiero buddista.

 

SINTESI RITUALE

Veglia
Non appena si sia constatato il decesso, secondo il protocollo più rigoroso, le spoglie dovrebbe essere lasciate sole, senza nessun disturbo o fastidio per un periodo di tempo che va dalle 48 alle 72 ore. Questa norma è giustificata dalla credenza che lo spirito vitale (la coscienza), seppure in forma latente, permanga ancora nel corpo esanime, prima di abbandonare per sempre la dimensione terrena.

Tale norma potrebbe secondo il regolamento di polizia mortuaria ancora in vigore causare seri problemi igienici. Difficilmente infatti l’ufficiale di Stato Civile e l’ASL concederebbero ad una salma di sostare così a lungo, con cassa ancora aperta senza che si provveda con trattamenti di tipo conservativo (siringazione cavitaria) o che comunque rallentino i processi degenerativi.

Alcune scuole buddiste accettano che si possa minimamente violare la pace del defunto, per tutelare la salute pubblica, altra dottrina, più rigida ammette solo la conservazione, anche per diversi mesi delle salme nelle celle frigorifere, come accade da tempo in Gran Bretagna (2)

Vestizione
Pare essere un momento irrilevante, non sono infatti contemplati abiti con particolari significati simbolici o liturgici, almeno per i laici, i monaci invece vengono abbigliati con le loro vesti religiose.
In Giappone invece è invalsa da secoli l’abitudine che i defunti indossino lo “shinishozoku”, l’indumento da viaggio, di colore bianco, tipico dei pellegrini nel diciassettesimo secolo (3) .
La vestizione è curata dal “sogiya”, una sorta di necroforo rituale, dipendente o titolare dell’impresa funebre che è specializzato in questa delicata operazione.
La salma dovrebbe essere collocata in posizione fetale (segno di regresso al grembo materno) o dormiente, come il Buddha, che spesso è raffigurato con la guancia destra sopra le mani giunte almeno nella versione orientale, in Italia, l’obbligo del feretro difficilmente consentirà di mantenere questa singolare positura per i defunti.

Alcuni autorevoli “Maestri”, soprattutto di tradizione Giapponese consigliano di lavare e detergere accuratamente le spoglie, per poi velarle con un lenzuolo bianco, non prima però di aver sistemato sul petto del morto un coltello, in grado di scacciare gli spiriti del male.
Nella stanza ove è deposto il corpo si brucia incenso (4) e si accendono ceri votivi.

E’ vivamente consigliato che, chiunque provveda alla toelettatura della salma, prima di procedere sfiori delicatamente il capo del defunto, secondo un’antichissima credenza buddista se lo spirito fuoriesce da una parte nobile del corpo (come la testa) il trapassato nella sua nuova vita godrà di notevoli benefici in uno stato di maggiore grazia ed armonia.

Un monaco officia la veglia recitando preci ed invocazioni. Questo momento di grande intensità dura un’intera notte in cui i dolenti pregano e cercano conforto.

Dopo il decesso la pelle dei polpastrelli tende a raggrinzire e si ritrae vistosamente lasciando scoperta una consistente porzione delle unghie, solitamente nascosta.

Le dita, a causa di questo fenomeno postmortale, assumono un aspetto sgradevole e disordinato. La tradizione coreana, molto attenta a questi dettagli, prescrive che i defunti siamo sottoposti ad una scrupolosa opera di “manicure”. Resti e frammenti cutanei sono poi raccolti in un involucro e sistemati accanto alla salma prima delle esequie.

Addobbi e feretro
La salma viene quindi deposta in una cassa di legno, preferibilmente non verniciata ed il sacerdote recita la formula di commiato.
Particolarmente apprezzati, almeno in oriente, sono i cofani funebri in cipresso o con rivestimento in paulonia (per le classi sociali meno abbienti).

Mente in Cina si usa collocare accanto al defunto due bamboline, perché, nel suo viaggio oltremondano, pos-sano custodirlo ed accompagnarlo; in altre zone si è soliti porre accanto alle spoglie una particolare coroncina del rosario, formata da 108 perline, lo stesso numero di Mantra (testi sacri) che la tradizione ha conserva-to.
Liturgia funebre.

Durante la cerimonia che normalmente viene officiata da un monaco buddista, all’interno dell’ara crematoria si bruciano nuovamente bacchette di incenso profumato e si pone una statuina del Buddha vicino al feretro, mentre il celebrante recita, almeno per i paesi europei, un particolare formulario redatto ed approvato nel 1981 dall’unione buddista europea con sede a Londra.

In Giappone l’impresa di servizi funebri fornisce anche un piccolo altare su cui posare il ritratto della perso-na scomparsa, i dolenti a turno con la coroncina del “rosario”in mano sfilano dinnanzi alla foto e si inchinano in segno di riverenza durante le esequie.
In particolari condizioni anche un laico, vale a dire qualsiasi praticante di buddismo, di rispecchiata fede, può sostituire il religioso nella conduzione del rito.

Quando la comunità si riunisce nella camera mortuaria il ministro di culto si alza e saluta i fedeli con queste parole: “Pace a tutti. Siamo qua per testimoniare il nostro affetto e la nostra stima verso una persona che non e’ più con noi”. – L’assemblea è invitata a sedersi con questo annuncio: “il Buddha dice: tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine e tutti gli esseri animati debbono morire. La causa della morte è la nascita. Que-sta morte nel nostro cuore causa dolore, ma tale sofferenza è comune a tutto il genere umano ed il Buddha ci ha dato la parabola del kisaqotami ed il seme di senape”.

Il protocollo delle esequie si sviluppa in una strutturata liturgia della parola: la prima lettura narra della para-bola di “Kisaqotami” (una madre che, disperata per la morte del figlio, si prostrò dinnanzi al Buddha per impetrare la grazia della guarigione: Egli le promise il miracolo ad una condizione, la donna avrebbe dovuto offrire un seme di senape che provenisse da un luogo ove mai nessuno fosse stato colpito dalla morte. Quan-do, dopo una affannosa ricerca non riuscì nella propria disperata impresa, affranta ritornò da Buddha che le rispose: “Tu adesso sai quanto tutto il mondo conosce, cioè che la morte ed il dolore sono comuni a tutti, tut-tavia c’è una strada che porta alla cessazione della sofferenza” e le indicò il cammino della saggezza. Kisa-qotami, accantonò il suo egoismo che la faceva credere l’unica vittima del lutto ed intraprese la via che porta alla liberazione dagli affanni.

Segue poi una breve introduzione del celebrante che ammonisce così i fedeli: “Che cosa è allora la morte che a tutti giunge? Il Buddha, l’illuminato rinunciò al suo potere, alla ricchezza, alla moglie ed al figlio per com-prendere motivo della sofferenza. Qual è dunque il segreto della salvezza. La risposta è contenuta nel primo sermone del Buddha. La seconda lettura, tratta dai discorsi dell’Illuminato può essere declamata dall’offician-te o da un’altra persona: “Disse il Buddha: ci sono due casi estremi: coloro che vivono per la passione dei sensi e cercano la soddisfazione immediata e quanti si basano sulla mortificazione che è dolorosa, ma egual-mente non porta a nulla.

Tuttavia tra questi due opposti c’è una soluzione, scoperta dal Buddha che porta alla pace dei pensieri ed alla piena illuminazione. Questa strada intermedia è fondata su questi principi: giusta via per capire, giusto discorso, giusta condotta, corretto modo di vivere, giusto sforzo su se stessi, onesta menta-lità ed esatta contemplazione. Questa via vi aprirà gli occhi, vi illuminerà per condurvi al nirvana […] è il desiderio a causare il rinnovo dell’esistenza, accompagnato dal piacere dei sensi cerca ovunque la soddisfa-zione delle passioni, in altre parole brama per una vita futura, aspirazione al successo”.

La cerimonia si chiude con una solenne formula di commiato, infatti il celebrante pronuncia queste parole: “La vita è una ed indivisibile, sebbene si manifesti ai nostri occhi in varie forme. Il corpo del nostro amico è morto, ma le qualità ed i caratteri che formavano la sua persona continuano a vivere, di tanto in tanto ritor-neranno fortificati dalle virtù guadagnate nelle precedenti esistenze […]” il rito, molto sobrio, è tuttavia ac-compagnato da numerosi canti rituali, di tradizione orientale, che per la loro delicatezza sono anche definiti melodia delle bolle, mentre l’ambiente è decorato con pregevoli ghirlande e composizioni floreali dai colori tenui e leggeri.”

Cremazione
Un colpo di gong segna il termine della liturgia funebre, il ministro di culto invita tutti ad alzarsi ed impartisce al defunto l’ultima benedizione, prima nepal-pashupatinath-bagmati-river-kathmandu-funeral-pyre-cremationche il feretro sia incenerito, si presume infatti che ogni buddista desideri la cremazione del proprio corpo, anche se non esiste nessuna esplicita opposizione dottrinale a me-todi alternativi di sepoltura.
In Tibet ed in Mongolia le salme di persone importanti e venerate spesso vengono imbalsamate e conservate in uno “stupa” (reliquiario) all’interno del tempio o nel complesso del monastero.
In ogni caso le ceneri non debbono mai essere disperse, vengono raccolte in particolari urne e custodite in cappelle funerarie dalla vaga forma piramidale. Il regolamento di polizia mortuaria equipara infatti queste celle alle cappelle gentilizie poste all’esterno delle aree cimiteriali.
Nel cerimoniale giapponese è previsto che i famigliari con bacchette rituali estraggano dall’urna alcuni frammenti ossei che saranno poi mantenuti nella loro abitazione come preziose reliquie.
Difficilmente in Italia un’abitudine di questo tipo potrebbe essere autorizzata, siccome le ceneri anche se non fossero più equiparate ai resti mortali sarebbero in ogni caso sottoposte ad un rigido sistema di tutele e restrizioni (5).

In oriente almeno, non è ancora invalsa l’abitudine di consegnare ad amici e parenti un ricordino con la foto del defunto, si preferisce distribuire ai dolenti un libro con gli insegnamenti del Buddha. Nel Tibet, in particolare, vige la pratica, per noi inammissibile e barbara, del “funerale celeste”, il cadavere viene smembrato ed abbandonato sui deserti altopiani in preda agli agenti atmosferici o agli avvoltoi.
BUDDISMO
sintesi rituale

quindi, ricapitolando:

  • La salma deve essere lasciata sole per un periodo di tempo che va dalle 48 alle 72 ore.
  • Non sono gradite violazioni del corpo, se non per misure igienico-sanitarie (in tal caso si ammette anche la si ammette anche la conservazione refrigerata
  • Non sono contemplati abiti con particolari significati simbolici o liturgici
  • I monaci invece vengono abbigliati con le loro vesti religiose
  • I giapponesi fanno indossare ai defunti lo “shinishozoku”, (indumento da viaggio), di colore bianco,
  • La vestizione è curata dal “sogiya”, una sorta di necroforo rituale,
  • La collocazione della salma è in posizione fetale, o dormiente, con la faccia sulle mani giunte
  • lavare e detergere accuratamente le spoglie, per poi velarle con un lenzuolo bianco con sistemato sul pet-to un coltello,
    Addobbi e feretro
  • Nella stanza ove è deposto il corpo si brucia incenso e si accendono ceri votivi.
  • La cassa di legno, preferibilmente in cipresso e non verniciata è rivestita in paulonia.
    Liturgia
  • All’interno dell’ara crematoria si bruciano nuovamente bacchette di incenso profumato
  • Si pone anche una statuina del Buddha vicino al feretro,
  • Anche un laico, praticante di buddismo e di rispecchiata fede, può fare da officiante
    Cremazione
  • E’ rito sostanzialmente obbligatorio per ogni buddista
  • Le ceneri non debbono mai essere disperse, ma raccolte in particolari urne

 

(1) Il Buddha spesso e raffigurato mentre con grazia poggia sulla corolla del loto:un fiore di grande eleganza che nasce in terreni limacciosi, questo simbolo rappresenta la speranza di risorgere dalle passioni e dalle proprie miserie per assurge-re ad uno stato di beatitudine.

(2) Difficilmente in Italia gli istituti di medicina legale, gli obitori o i depositi d’osservaione potrebbero concedere per lunghi periodi ai privati le proprie celle refrigerate

(3) La leggenda vuole che i fantasmi si presentino con questa veste candida, nelle loro apparizioni.

(4) L’incenso, anche nella versione cristiana ha un significato spirituale, indica l’elevazione dell’anima verso la beatitudine

(5) Chi compisse questo gesto potrebbe incorrere nel reato di atto contro la pietà verso i defunti, sanzionato dal codice pe-nale

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3 thoughts on “Liturgia buddista delle esequie

  1. Senza scomodare la Convenzione Internazionale di Montego Bay sulla regolamentazione del cosidetto “altomare” (leggasi acque internazionali) L’autorità territoriale del luogo dove avverrà la cremazione (Italia???…senza alcuna fretta, per carità!) rilascerà il decreto di trasporto internazionale per la Stato cui appartiene la zona dell’oceano (se questa rientra nel limite delle 200 miglia marine dalla costa) dove si vorrebbe sversare il contenuto dell’urna, una volta giunte a destinazione le ceneri ed esauriti gli effetti della Legge Italiana, sarà l’autorità locale geograficamente competente ad accordare l’autorizzazione allo spargimento delle ceneri nelle proprie acque territoriali, in base alla sua legislazione vigente in materia di polizia mortuaria e dispersione delle ceneri. Se, invece, la dispersione delle ceneri, a bordo di una nave o un’aereo italiano, avverrà, sì nell’oceano, ma in acque internazionali (e qui richiamo gli Artt. 86 e segg. della Convenzione Internazionale di Montego Bay) ai sensi degli Artt. 4 e 5 del Codice della Navigazione (Regio Decreto 30 marzo 1942, n. 327 e successive modificazioni o integrazioni) si applicherà la Legge Nazionale dello Stato Sovrano cui appartengono il natante o il veivolo, ovvero la Legge 30 marzo 2001 n. 130, qualora essa dovesse esser ancora vigente nelle forme in cui oggi la conosciamo.

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