Riparlare dei piani regolatori cimiteriali – 3/3

I contenuti del P.R.C.
Dal momento che il più volte ricordato art. 91 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m. richiama le disposizioni degli artt. 54 e ss. stesso Regolamento di polizia mortuaria, vanno affrontate queste norme, in sostanza il Capo X, dal momento che facendovi riferimento si può giungere a delineare quello che potrebbe essere il (un?) contenuto de minimis del P.R.C.
Appare importante partire da quello che può essere definito “contenuto minimo”, cioè da quanto preveda l’art. 54 per il quale gli uffici cimiteriali debbano disporre di una planimetria, in scala 1:500, dei cimiteri esistenti, estesa anche alle zone circostanti comprendendo le zone di rispetto cimiteriale.
Evidentemente, la planimetria dovrebbe rappresentare anche i diversi lotti in cui il cimitero (o, i cimiteri) sia articolato, nonché le loro diverse destinazioni (cfr.: art. 56, comma 3 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m.).
Aggiungiamo che, in presenza di concessioni di sepolcri privati nei cimiteri, tale planimetria dovrebbe riportare anche le singole aree in concessione (concesse o da concedere). La planimetria deve essere aggiornata ogni 5 anni, oppure quando siano creati nuovi cimiteri o siano soppressi quelli vecchi, oppure quando a quelli esistenti siano state apportate modifiche ed ampliamenti.
Tale previsione (a volte, qui o là, non sempre osservata) appare poco consistente sotto il profilo di una qualche programmazione cimiteriale, meritando questa maggiori approfondimenti.
Infatti, una qualche programmazione non potrebbe esentarsi da una valutazione, per quanto di stima, di come si evolva la “domanda” delle diverse tipologie di pratiche funerarie, domanda che a volte vede evoluzioni lente, altre volte maggiormente rapide: basterebbe considerare, ex post, come sia mutato l’accesso alla cremazione negli ultimi (circa) 40 anni, incluse le accelerazioni interne a questo arco temporale, dato che la crescita della cremazione ha prodotto effetti sia sulla domanda di inumazioni, sia sulla domanda di tumulazioni, sia, all’interno del concetto di tumulazione, sulle domande per cellette ossario, nicchie cinerarie, ecc.
Ma anche le inumazioni e le tumulazioni sono state interessate a variazioni in termini di incidenza percentuale tra le diverse pratiche funerarie, variazioni la cui conoscenza (o stima, anche se solo prudenziale) si riflettono sulla programmazione cimiteriale e sulle operazioni di gestione del cimitero.
È chiaro che ogni valutazione sui trend di variazione nelle domande tra le diverse tipologie è sempre esposta a fallacia, se si voglia presumere che le stime debbano trovare conferma puntuale, ma se tali valutazioni si fondini su scenari variabili e siano oggetto di rivalutazione con una certa periodicità (es.: un buon criterio potrebbe essere quello indicato all’art. 54, comma 2 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m,) la programmazione potrebbe presentare caratteristiche di utilità.
Ovviamente, l’andamento dei trend non si esaurisce in sé stesso, dovendosi considerare, stimare anche gli effetti che alcune variazioni circa le pratiche funerarie producono sulle altre, ma anche altri effetti: ad esempio, una variazione nelle durate nelle concessioni di sepolcri privati nei cimiteri (o di alcune tipologie di questi), così come le variazioni nelle tariffe [13] o delle condizioni e/o modalità di uso, apportano effetti anche sulle altre pratiche funerarie, influenzando, con diverse velocità, le diverse “domande” in ambito cimiteriale.
Ne consegue, che il P.R.C. non può, o – meglio – non potrebbe, limitarsi al contenuto minimo della disponibilità delle planimetrie di cui sopra, ma considerare tutti gli aspetti che attengano ad una seria programmazione cimiteriale, in modo da rispondere alle necessità oggettive della comunità locale.


[13] Incidentalmente, potrebbe osservarsi come tariffe e durate siano tra loro collegate e tra loro del tutto inter-influenti, aspetto non sempre debitamente tenuto presente.

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