Loculi areati anche in Italia ex Art. 106 DPR 285/1990???

10403 Bare4” Se confezionate un feretro, in modo da chiuderlo ermeticamente, sigillerete al suo interno anche batteri anaerobici, un genere di microrganismi che prospera in un ambiente senz’aria. Questi germi sono agenti putrefattivi ed i risultati del loro sviluppo sulla salma sono disgustosi…. ” (Dott. Carr, anatomo patologo, citazione tratta dal volume di medicina legale Death to Dust , 1994, p. 471)

Nota dell’autore: questo brano per il suo contenuto così scabro non è adatto ad un pubblico facilmente impressionabile.

Le sepolture areate, ad oggi espressamente contemplate solo da Lombardia (allegato 2 Reg. Reg. n. 6/2004) ed Emilia Romagna (Art.14 Reg. Reg. 23 maggio 2006 n. 4) assicurano consistenti vantaggi che le direzioni dei grandi cimiteri dovrebbero considerare con massima attenzione:

questi risultati sono:

  • La completa eliminazione dei disgustosi fenomeni percolativi tipici del cosiddetto “scoppio del feretro” causato dalla rottura della cassa di zinco.
  • Il ritorno del cimitero a rotazione, e non “ad accumulo” con turni di sepoltura abbreviati. Un tempo di scheletrizzazione più certo e rapido significherebbe poter davvero comprimere esponenzialmente il continuo bisogno di reperire nuove aree per ampliare i sepolcreti.
  • Non occorrerà inserire costosi enzimi ex Circ.Min. n.10/1998 dalla problematica efficacia (funzionanano solo in presenza di liquidi ed a determinati ranges di temperatura) nel feretro prima di provvedere alla nuova chiusura del tumulo,sempre che non occorra l’avvolgimento ex Circ.Min. n.10/1998. La sola aria ha un enorme potere mineralizzante e la dissoluzione delle salma con il loculo areato è un processo assolutamente naturale e di massimo rispetto per le spoglie mortali, senza che quest’ultime debbano esser aggredite da sostanze artificiali.
  • Drastico abbattimento dell’incidenza su esumazioni ed estumulazioni dell’esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo o conservativo, meglio conosciuto con la definizione operativa di inconsunto cimiteriale. Oggi, al termine degli anni di sepoltura legale eventuali salme ancora intatte debbono esser nuovamente sepolte in nicchia muraria (magari con il “rifascio” se si rileva la presenza ancorchè residua di parti molli con conseguente perdita di liquidi) oppure interrate nel campo di terra, con notevole dispendio di risorse ed energie. Sarebbe prevista anche la cremazione per queste salme non mineralizzate, ma nei comuni dove non sia attivo un impianto di cremazione bisognerebbe organizzare un costosissimo trasporto di questi resti mortali presso il più vicino forno. La cremazione, pratica che, almeno in Italia, continua a suscitare angosce e dissensi potrebbe, in ogni caso, esser limitata, molto più proficuamente, agli avanzi mortali, magari già estumulati dopo due o tre anni.
  • L’incenerimento di queste spoglie avverrebbe anche con l’impiego di più basse temperature, perché, ad esempio, non occorrerebbe più la cassa di zinco durante il trasporto all’ara crematoria, anche se la distanza da coprire fosse oltre i 100 Km, problema, tra l’altro, oggi risolvibile con l’impiego alternativo dei dispositivi ex D.M. 7 febbraio 2007 e 28 giugno 2007 adottati ex Art. 31 DPR 285/1990, ma soprattutto si dovrebbero cremare “mummie”, ossia resti mortali privi di parti molli, acquose, e quindi molto più facilmente infiammabili e temperature d’esercizio più basse per un’ ara crematoria significano altissimi vantaggi economici ed ambientali.
  • Le concessioni, prima perpetue sino all’avvento del DPR 803/1975, poi, adesso, ormai solo ventennali, almeno dopo l’emanazione del DPR 15 luglio 2003 n. 254 e potrebbero esser ragionevolmente limitate a tempi anche inferiori ai 10 anni. Grazie a questa leva fiscale tutta la politica tariffaria dei comuni potrebbe esser profondamente rivista, magari anche con incentivi di previdenza funeraria a chi volesse scegliere quest’innovativo sistema di sepoltura. Nei grandi cimiteri urbani delle metropoli, poi, assicurarsi una tomba in muratura o cementizia, invece della nuda fossa, non costituirebbe una spesa folle, come attualmente accade in diverse regioni italiane, dove l’acquisto del diritto a sepoltura in loculo rappresenta per il bilancio delle famiglie un vero dissesto economico.
  • Una ritrovata pietà verso i morti: durante le estumulazioni con frequenza sempre maggiore si assiste ad episodi barbari, impietosi e per giunta illegali ex Art. 87 DPR 285/1990 con cadaveri indecomposti fracassati da affossatori senza scrupoli pur di ricavare spazio per nuove sepolture.
  • La tumulazione areata potrebbe divenire una valida alternativa alla cremazione, per che scegliesse una forma di sepoltura più tradizionale e meno estrema ed in linea con un certo filone del cattolicesimo.
  • I processi putrefattivi che avvengono all’interno delle casse zincate sono terrificanti: i cadaveri si gonfiano e fradici di liquidi, quasi esplodono sotto la pressione dei gas, mentre rigagnoli raccapriccianti di umori guasti spesso invadono le gallerie dei nostri cimiteri.

Ad oggi in Italia, l’unica vera esperienza effettiva di tumulazione areata riguarda la città di Trieste (e rinvio al relativo articolo per maggiori delucidazioni).

caveauTutti i progettisti si stanno avvicinando al modello spagnolo o francese di tumulo a ricircolo controllato, ma anche in Italia sono stati condotti, tempo addietro, interessanti studi.

Nei lontani primi anni ’50 le Autorità Sanitarie della Regione Sardegna recepirono la specifica richiesta da parte di una ditta esperta di costruzionicimiteriali per testare direttamente su alcune salme gli effetti dell’aria sui processi putrefattivi della materia organica e la sua incidenza sui tempi necessari per la completa mineralizzazione delle spoglie mortali.

Esistono, infatti, due fondamentali categorie d’eventi, che, post mortem, interessano la materia organica:
1. Il DEPERIMENTO, ossia la scomposizione progressiva, grazie ad un ambiente aerobico delle strutture proteiche in composizioni molecolari sempre più semplici, con conseguente produzione di residui privi di ripugnanti odori.
2. La PUTREFAZIONE, processo che, invece si rileva in un contesto anaerobico (con assenza d’ossigeno) con produzione di vapori nauseabondi (solfuro dell’idrogeno, fosfuro dell’idrogeno ed ammoniaca gassosa). È accelerata in presenza d’aria umida. È causata dai batteri anaerobici nelle cellule e nei tessuti che producono velocemente enormi quantità di gas dall’odore acre e putrido, causando il rigonfiamento delle cellule e dei tessuti.

 

L’esperimento, presso il cimitero di XYZ si svolse con successo, in quanto alcune salme vennero tumulate entro nicchie murarie realizzate con la rivoluzionaria tecnica del loculo areato.

Come risulta chiaramente dai documenti a nostra disposizione il 20 aprile 1955 si riunì, presso il camposanto in questione una commissione medico legale per valutare il grado di consunzione dei cadaveri e la presenza di eventuali esiti da trasformazione cadaverica di genere trasformativo o conservativo.

All’atto dell’estumulazione, si rilevarono alcuni dati incontrovertibili, davvero interessanti.

Tutto il colombario, ossia il complesso dei loculi, non mostrava alcun segno d’ affaticamento o stress meccanico.

Quando fu rimossa la prima lastra che tamponava la cella non furono rinvenute tracce di un’eventuale percolazione di liquami, in quanto l’intercapedine con il secondo pannello di chiusura non presentava tracce d’umidità.

Anche l’imbocco del forno, una volta smosso il pannello di cemento, che lo chiudeva ermeticamente, non tradiva alcuna presenza di liquidi cadaverici, ancorché essiccati, mentre gli esperti avvertirono solo un lieve odore di muffa, ben diverso dal quel lezzo acre e disgustoso tipico dei miasmi putrefattivi.

I loculi anche nella loro profondità (verso il lato minore opposto all’imbocco) si mostravano asciutti.

  1. L’ispezione delle salme condusse a sorprendenti conclusioni:
    Le pareti della cella, assieme al dispositivo di ventilazione, si erano confermate perfettamente in grado di contenere e neutralizzare la percolazione dei liquidi cadaverici
  2. Tutti i cofani, realizzati con semplici tavole di legno leggero furono rinvenuti sostanzialmente integri, solo sul fondo erano rilevabili zone dove erano ristagnati umori acquei. Lo spessore delle tavole e la verniciatura, quindi, non avevano subito alcuna aggressione chimica.

Quest’elemento è ancora più importante se rapportato al metodo di confezionamento del feretro: tutte le bare, infatti, erano volutamente prive di vasca e coperchio zincati.

Il legno, quindi, era stato per lungo tempo a diretto contatto con il cadavere, senza però venire eroso dalle sue emanazioni fortemente acide.

Dal feretro non promanavano i fetidi vapori della putrefazione, mentre le salme erano soggette ad un fenomeno cadaverico d’origine conservativa, come la mummificazione.

I corpi, in effetti, al momento dell’ispezione mostravano ancora i tratti somatici facilmente riconoscibili, mentre un accelerato processo di disidratazione aveva reso gli organi interni assieme ai tessuti molli del corpo una massa fibrosa e raggrinzita.

La commissione chiese espressamente di sottoporre all’azione essiccante del loculo areato la salma di una persona obesa, siccome si temeva che l’esposizione del tessuto adiposo (i grassi corporei) all’azione decomponente ed ossidativa dell’aria avrebbe ingenerato un fenomeno cadaverico di tipo trasformativo, come la saponificazione, in cui i grassi, appunto, non si sciolgono, ma si compattano in una massa biancastra e rancida simile al sapone.

All’apertura del sepolcro, però, non fu identificato nessun procedimento bio-chimico in atto sulla salma tale da poter scientificamente supportare questa tesi.

“Le conclusioni furono molto positive.

La libera circolazione dell’ossigeno all’interno delle sepolture aveva attivato i processi ossidativi che sono inodori, così da rendere possibile il passaggio della materia organica morta dalla fase solida a quella gassosa in assenza delle tipiche esalazioni cadaveriche.

Gli effetti della decomposizione, ossia i liquidi cadaverici, infatti, sono sotto l’aspetto chimico molto volatili ed instabili, siccome, se esposti a correnti d’aria fresca ed asciutta, tendono facilmente alla spontanea evaporazione (sublimazione).

Ulteriori ispezioni sui cadaveri oggetto dello studio dimostrarono, però, una naturale tendenza dei tessuti alla corificazione: in questo caso la cute fortemente prosciugata da tutti i propri umori acquei si mostrava, nelle successive ricognizioni, dura al tatto e simile per aspetto al cuoio.

Questo stadio conservativo ed imprevisto dell’organismo, ancorché morto, avrebbe notevolmente rallentato la riduzione dei corpi in questione a semplici resti ossei, riproducendo le stesse caratteristiche del loculo a tenuta stagna (bassissima capacità di mineralizzazione) che, invece, si sarebbe voluto correggere.

Con ulteriori affinamenti del sistema si riuscì poi a garantire entro brevissimo tempo, non solo la disidratazione del cadavere, ma la sua completa decomposizione, grazie ad un uso ricorso ancor più intenso alle enormi capacità mineralizzanti dell’aria. Occorre, infatti sapientemente dosare la lisciviazione del percolato cadaverico, perché i corpi morti se rimangono immersi nei loro liquidi saponificano o corificano, in caso contrario si essiccano e mummificano.

E’determinante il confezionamaento del cofano, perchè non deve esser impiegato nesuun sistema, ancorchè, temporaneo, di tenuta stagna, altrimenti è la stessa ossigenazione a bloccarsi, bastano quindi una “traversa” assorbente sul fondo della cassa e l’uso di deodoranti per scongiurare il rilascio dei miasmi maleododoranti durante il funerale.

Il loculo di cui stiamo ragionando, si basa su uno schema di funzionamento molto semplice ed efficiente, siccome si configura come razionale un circuito ad aria, senza il bisogno di costose apparecchiature per garantire il passaggio dei composti aeriformi, tra la cella e l’ambiente esterno.

Le tombe, di cui è formato il colombario, sono progettate in modo da costituire verticalmente un unico blocco portante.

E’ come se anche nell’edilizia cimiteriale si adottasse la filosofia costruttiva della monoscocca, così diffusa nell’ingegneria automobilistica.

Questi forni sono “portanti” nel senso che da soli fungono da struttura, perché non esiste un telaio su cui solo in un secondo momento applicare i pannelli di cemento, ma sono le stesse pareti a garantire la necessaria stabilità della struttura, grazie alle loro solide costolature.

L’assemblaggio delle celle sovrapposte è quindi molto più pratico ed economico, pertanto si possono costruire batterie di loculi dalla notevole estensione con costi notevolmente ridotti.

IL “segreto” consiste in una sottile intercapedine, quasi una serpentina interna che si dipana negli interstizi delle pareti, dove, filtrata da una certa quantità di sabbia, con funzione di trattenimento dei liquidi, l’aria sarebbe libera di diffondersi e circolare.

Un’ulteriore vaschetta di trattenimento sulla scia del disposto ex paragrafo 16 Circ.Min. n.24/1993 potrebbe risolvere ab origine lo scolo dei liquidi, come avviene già in Francia sarebbe perfetta per evitare all’atto dell’estumulazione il risanamento del loculo incrostato dal percolato cadaverico.

Negli Stati uniti, poi, si assiste ad un paradosso: i cimiteri americani dispongono già di loculi areati, ma certe rigidità dei costumi funebri non li rendono operativi.

Diverse imprese funebri poco serie, in effetti, cercano di rifilare alla clientela costose casse a tenuta ermetica, spacciandole per cofani d’èlite, mentre le direzioni dei cimiteri e le stesse pubbliche autorità raccomandano di non acquistare mai bare saldate a fuoco o, in ogni caso, munite di dispositivi e guarnizioni ermetiche.

Bisogna ricordare come anche negli States, dove la tumulazione è ancora una pratica funebre di recente acquisizione, si registrino con frequenza sempre più alta ed allarmante, episodi di rottura o, ancor peggio, esplosione di feretri, perché queste bare sono state confezionate con requisiti d’impermeabilità a gas e liquidi senza informare i dolenti sul loro reale pericolo di cedimento.

La normativa italiana sull’introduzione di queste nuove forme di sepoltura è ancora abbastanza confusa, tuttavia diverse autorità sanitarie della hanno, di fatto, legittimato l’adozione di loculi areati (intesi come tumuli muniti di canaline per convogliare miasmi e liquami, se se se impongono ancora la cassa zincata e, come è risaputo, il nastro metallico che racchiude la salma rende inutile la circolazione dell’aria in quanto la isola dall’ambiente esterno.

Il grimaldello, per introdurre la tipologia del loculo areato subito e senza stravolgere l’impianto del DPR 10 settembre 1990 n. 285 potrebbe esser proprio un’interpretazione “estensiva” dell’Art. 106 con la sua procedura di deroga in grado di sanare strutture cimiteriali non a norma con lo stesso DPR 285/1990 anche se, in verità, l’Art. 106 citato è applicabile solo a situazioni pregresse rispetto all’emanazione dell’attuale regiolamento nazionale di polizia mortuaria DPR 10 settembre 1990 n. 285.

Il progetto di loculo areato che abbiamo esaminato sarebbe conforme alla normativa vigente (Art. 76 DPR 285/1990), ossia all’obbligo per le nicchie di esser ermetiche, perché, in ogni caso, la conformazione del colombario impedisce la diffusione di liquidi o sostanze aeriformi al di fuori delle cella mortuaria dove il feretro è stato deposto.

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13 thoughts on “Loculi areati anche in Italia ex Art. 106 DPR 285/1990???

  1. X Eugenia,

    Piccola nota procedurale.

    La faccenda si presenta abbastanza curiosa, perché l’autorizzazione di cui all’Art. 106 DPR n. 285/1990, per effetto del DPCM 26 maggio 2000 è regionale, o comunale se è intervenuta subdelega ai sensi dell’Art. 3 comma 5 D.LGS n.267/2000, ma solo per le regioni a statuto ordinario,, non quindi, per la Sardegna.

    Chi avrà accordato, allora, questa autorizzazione? Immagino l’ASL locale, e non più il Ministero per effetto della DELIBERAZIONE N. 51/24 DEL 17.11.2009 con cui si recepisce, da parte della Sardegna il D.LGS n.112/1998 con il relativo decentramento di funzioni dallo Stato Centrale agli enti periferici.

    Il ricorso all’Art. 106 citato mi fa pensare non a loculi di nuova costruzione, ma ad un adeguamento delle strutture già esistenti, magari con vaschetta di contenimento da collocare sotto il feretro finalmente privo della cassa metallica e filtro depurativo da sistemare internamente alla tamponatura della cella muraria, per lasciare liberamente sfogare i gas della decomposizione, ovviamente solo una volta neutralizzati i loro fetidi odori.
    Le tre regole fondamentali del loculo areato sono:
    1) assenza della cassa di zinco nel confezionamento del feretro.
    2) Meccanismo chimico-fisico per il contenimento dei liquidi post mortali.
    3) Dispositivo di “lavaggio” dei composti aeriformi sprigionati dal corpo in decomposizione.

    Se non ricordo male la Regione Abruzzo, prima di approvare la propria, recentissima legge funeraria, aveva scelto questa soluzione della singola autorizzazione caso per caso, nelle more di una disciplina organica, poi, nel frattempo intervenuta. Altrimenti Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Marche… pur legittimando pienamente la fattispecie costruttiva del loculo areato con apposita norma sanitaria prevedono l’adozione del piano regolatore cimiteriale per identificare preventivamente questa nuova tipologia di tumulazione. Le tecniche costruttive possono esser tra le più svariate, anche mutuate dall’esperienza maturata, con una certa efficacia, in altri ordinamenti di polizia mortuaria (Francia e Spagna in primis), il legislatore regionali lascia la massima libertà interpretativa. Prima di giudicare la bontà del progetto aspettiamo la scadenza delle concessioni almeno decennali già poste in essere, se dopo questo primo ed abbreviato periodo legale di sepoltura i cadaveri saranno davvero scheletrizzati senza inconvenienti igienico-sanitari (come, appunto, la perfusione all’esterno del tumulo di materiale putrefattivo o, comunque, di miasmi cadaverici) questa piccola grande rivoluzione dal basso, sarà stata un successo. Per adesso monitorare la situazione appena delineatasi è quasi impossibile, mancano troppi dati statistici di riferimento.

    A questo punto Le formulo io una domanda: Nel Comune di NUORO su quale soluzione vi siete orientati? Sarebbe interessante mettere in rete le varie informazioni in possesso dei diversi Comuni che applicano il loculo areato. SE ci aiutate noi ci proveremo!

  2. scusate, potete dirmi dove (in quali comuni) sono stati adottati i loculi aerati? Al Comune di Nuoro abbiamo ottenuto l’autorizzazione all’utilizzo, in deroga all’art.106, ma prima di utilizzarli mi piacerebbe scambiare qualche commento con chi li ha utilizzati realmente.
    Resp.Servizi Cimiteriali Comune di Nuoro

  3. Questa volta mi spiace contraddire Carlo. Difatti il testo dell’articolo 106 del DPR 285/1990 così recita:

    ART. 106
    Il Ministro della Sanità, sentito il Consiglio Superiore di Sanità e d’intesa con l’Unità Sanitaria Locale competente, può autorizzare speciali prescrizioni tecniche per la costruzione e ristrutturazione dei cimiteri, nonché per l’utilizzazione delle strutture cimiteriali esistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

    Ne consegue che la competente Autorità può autorizzare speciali prescrizioni tecniche:
    1) per la costruzione e ristrutturazione dei cimiteri;
    2) nonché per l’utilizzazione delle strutture cimiteriali esistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.
    Sono due fattispecie diverse, per le quali la circolare n. 24 del 24/6/1993, paragrafo 16 (dell’allora competente Ministero della sanità) diede attuazione alla sola seconda parte (relativa all’utilizzo dei tumuli privi di vestibolo o come suol dirsi senza diretto accesso al feretro). Pertanto nulla vieta che una Regione (anche senza provvedere ad emanare un regolamento che ammetta esplicitamente la tumulazione areata), su richiesta di un Comune, d’intesa con l’ASL competente per territorio, consenta speciali prescrizioni tecniche per la costruzione e ristrutturazione di cimiteri, che necessitino in certe situazioni locali. In Provincia autonoma di Bolzano, difatti, si sono autorizzati valori di interfossa nei campi di inumazione più contenuti. In altre zone sono consentite profondità di piani di posa del feretro inumato a valori nettamente inferiori a quelli di legge (2 metri), sfruttando proprio questo articolo. In una regione (Abruzzo) è stata autorizzata la tumulazione areata senza norma regionale, ma con autorizzazione specifica.
    Per dirla con altre parole, l’articolo 106 del DPR 285/1990 consente di attenuare la rigidità di una norma di riferimento per l’intero Paese per adattarne a livello locale la fruibilità e, si aggiunge, per consentire innovazioni che poi, col tempo, possono essere recepite erga omnes a livello normativo.
    Quel che lascia perplessi è che in Italia non ci siano autorità statali e regionali capaci di capire che la tumulazione stagna è diventata una rovina non solo per la gestione dei cimiteri, ma anche per le famiglie, costrette sempre più a fare un doppio funerale (con oneri emotivi ed economici) uno al moemnto del decesso e uno quando si crederebbe di poter raccogliere ossa e invece ci si trova di fronte ad un resto mortale, di fatto non più scheletrizzabile.

  4. X Matteo,

    loculi areati anche in regime di solo DPR n. 285/1990, magari sfruttando la procedura di deroga di cui all’Art. 106 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria? Giusto per non citare Vasco, in uno dei suoi sempiterni capolavori, “ c’è chi dice qua, c’è chi dice là…io non mi muovo, io non ci credo!”

    Non penso, infatti, sia possibile, anche se, invero, esistono, in dottrina, ipotesi più sfumate ed aperturiste, formulate da commentatori ben più autorevoli di me, non da ultimo Ing. Daniele Fogli, direttore editoriale del magazine “ I Servizi Funerari” ad un recente seminario al quale ho partecipato anch’io [gratuitamente, tra l’altro!], quale indegno redattore della stessa rivista “I Servizi Funerari”, sulle cui pagine scrivo almeno da 10 anni ininterrottamente, distinguendomi, con demerito, per i miei pezzi verbosi ed inconcludente, o se, preferiamo…seri ed inopportuni!

    I motivi, a mio avviso, sono semplici:

    1) Se ci avvaliamo di un interpretazione logico-sistemica, in tutto il corpus normativo del DPR n. 285/1990 (Capo XV e per converso paragrafo 14. 3 Circ. Min. n. 24/1993) l’unica forma di tumulazione ammessa è quella tradizionale italiana, cioè di tipo stagno, proprio per evitare, grazie alla cassa ermetica ed alla cella muraria tamponata in modo impermeabile a gas e liquidi cadaverici, la perfusione, in ambiente esterno alla tomba, di miasmi o materiale putrefattivo.

    2) Tempus Regit Actum, ovvero, al di là dei brocardi latini di cui tanto abuso in questa mia tragicomica rubrichetta, il dispositivo di ogni norma giuridica deve esser letto alla luce dell’Art. 13 Preleggi Cod. Civile; in effetti la procedura di deroga di cui all’Art. 106 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, implementata, poi, dall’allegato tecnico del paragrafo 16 Circ. Min 24 giugno 1993 n. 24 è stata pensata dal legislatore unicamente come l’unica soluzione percorribile per il riuso del patrimonio cimiteriale pre-esistente rispetto all’entrata in vigore dell’Art. 76 DPR n. 285/1990 il quale prescrive che ogni tumulo sia dotato di vestibolo per il diretto accesso al feretro, e non per altri scopi a quell’epoca oscuri anche per lo stesso estensore del DPR n. 285/1990 o comunque da quest’ultimo non intenzionalmente contemplati o considerati.

    3) l’Art. 106 citato è applicabile solo a situazioni pregresse rispetto all’emanazione dell’attuale regolamento nazionale di polizia mortuaria DPR 10 settembre 1990 n. 285, il quale entrò in vigore il 27 ottobre 1990.

    4) Tutte le Regioni che, ad oggi, adottano e “sposano” la filosofia costruttiva del loculo areato (nell’ordine: Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Piemonte) si sono prima dotate di una loro autonoma disciplina in merito ai servizi necroscopici, funebri e cimiteriali, in forza della quale hanno veicolato nel loro ordinamento locale il concetto di sepoltura areata a rotazione e non più ad accumulo.

  5. x Carlo e Dante
    A me risulta che se l’asl è favorevole, il comune può proporre di introdurre la tumulazione areata con l’art. 106 del DPR 285/1990. Ho letto un articolo sulla rivista I servizi Funerari di qualche tempo fa che lo spiegava e faceva il punto sulle regioni che lo consentono e le norme vigenti in queste regioni. Se c’è carenza di posto è l’uovo di Colombo. Vedi come sistema anche quello su http://www.argema.net

  6. X Dante,

    Provincia di Salerno e, quindi, Regione Campania, non è così?

    Ad oggi non mi risulta che la Regione Campania abbia legiferato in materia di loculi areati, già previsti, invece, in altre realtà territoriali; pertanto la sola forma di tumulazione ammessa dalla Legge in Regione Campania è quella stagna (bara ermetica + loculo impermeabile a gas e liquidi post mortali) delineata dal Capo IV del Regolamento Nazionale di Polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Non è dunque possibile; ad ogni modo è vero: nel loculo areato i processi di scheletrizzazione si compiono molto più rapidamente, attraverso l’ossigenazione dei tessuti, ed il periodo legale di sepoltura, ordinariamente di 20 anni, per effetto del DPR n. 254/2003, può esser compresso sino ad anni 10, con un notevole guadagno di spazio ed efficienza della “macchina cimiteriale”.

  7. In una Cappella Mortuaria di una Confraternita in provincia di Salerno è possibile costruire loculi areati? E’ vero che in questi loculi l’estumulazione si può fare dopo dieci anni?

  8. X Renzo,

    dobbiamo chiarirci sul significato della parola “estumulazione”.
    Ai termini dell’Art. 88 DPR n. 285/1990 l’estumulazione, cioè l’estrazione del feretro dalla cella in cui fu murato il giorno del funerale, per trasferimento in altra sede (= traslazione) è sempre possibile e non sconta nessun limite temporale, fatte salve le eventuali restrizioni “logistiche” dettate dal regolamento comunale, così da evitare vorticosi ed inutili giri di walzez dei feretri tra una tomba ed un’altra.
    un’ estumulazione da loculo stagno, finalizzata, invece, alla riduzione dei resti ossei in cassetta ossario, dopo solo 10 anni di tumulazione, quando, appunto, il periodo legale di sepoltura è fissato in un minimo 20 anni è un assurdo, sarebbe un’operazione illogica che, per dirla alla Vasco Rossi, non ha proprio… un senso!

    I cadaveri racchiusi in duplice cassa scheletrizzano in periodi lunghissimi e 20 anni non sono un periodo quasi mai sufficiente per la raccolta delle ossa, poichè all’atto dell’apertura del tumulo e della cassa ex Art. 86 comma 2 DPR n. 285/1990 si è pressochè sicuri di rinvenire non ossame sciolto, ma resti mortali, cioè esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, così come definiti dal DPR n. 254/2003. Ricordo, poi, che le estumulazioni, in cui sussista l’obbligo giuridico per i necrofori di scoperchiare la cassa ex Art. 75 comma 2 DPR n. 285/1990 per neutralizzare la cassa di zinco, attraverso l’apertura di squarci sul nastro metallico, si eseguono legittimamente alla naturale scadenza della concessione ex Art. 86 comma 1 DPR n. 285/1990 con un’ulteriore conseguenza: nelle sepolture a regime di perpetuità questo tipo di estumulazione non è mai possibile, proprio perchè quest’ultime non hanno mai termine.

  9. X Dante,

    piccola provocazione molto maligna: ma…le estumulazioni ex Art. 86 DPR n. 285/1990 non dovrebbero legittimamente eseguirsi alla scadenza della concessione (minimo 20 anni e massimo 99 salvo rinnovo che il Comune ha solo mera facoltà e non obbligo di accordare e riconoscere)?

    Il D.P.R. 285/90, nel suo impianto normativo, non identifica le estumulazioni come ordinarie o straordinarie. E’ comunque uso degli operatori del settore individuare come ordinarie, quelle effettuate alla naturale scadenza della concessione, e come straordinarie, quelle effettuate in tutti gli altri casi ex Art. 88 del citato DPR, cio’ e’ in analogia con quanto stabilito dallo stesso DPR 285/90 per le esumazioni ordinarie e straordinarie (Artt. 82 e segg.). Oggi dopo l’emanazione del DPR n. 254/2003 si cominiciano a ritenere ordinarie le estumulazioni disposte già dopo i 20 anni di sepoltura legale in loculo stagno, proprio perchè allo scadere dei 20 anni i cadavere diviene “RESTO MORTALE” ed è cremabile con la procedura semplificata di cui, appunto, al DPR 15 luglio 2003 n. 254 con relativa risoluzione ministeriale di conferma.

    Nel DPR n. 285/1990 la tumulazione è solamente di tipo stagno ex Art. 77 e richiede tassativamente l’impiego della cassa di zinco a tenuta ermetica, solo alcune legislazioni regionali hanno introdotto il concetto rivoluzionario, per l’esperienza italiana, della tumulazione areata.

    La tumulazione areata, richiede loculi concepiti con una particolare tecnica costruttiva per lo sfogo controllato di miasmi e liquami cadaverici, altrimenti sarebbero del tutto antigienici e laddove viga solo ed interamente il DPR n. 285/1990 rappresenta una grave violazione al regolamento stesso. Le estumulazioni decennali da loculi stagni, quando il cadavere per la legge italiana è ancora tale, in quando non degradato a resto mortale, costutuiscono un non senso logico.

  10. In molti comuni le estumulazioni si effettuano dopo dieci anni contravvenendo al DPR 15 luglio 2003 n. 254. Per fortuna ciò accade. Se si applicasse alla lettera la legge vigente la maggior parte dei comuni “scoppierebbe”. E’ ampiamente dimostrato che la tumulazione del feretro senza cassa di zinco si mineralizza entro dieci anni senza problemi. E’ necessario farlo sapere a questi tecnici dei ministeri che preparano i decreti e far modificare il DPR 254 che peraltro è molto ambiguo in quanto dà per scontato che le estumulazioni si fanno dopo venti anni ma senza la consapevolezza di ciò che si afferma.

  11. X Gabriele,

    Il loculo areato cioè con una presa d’aria verso l’esterno ed una canalina di scolo per lo stoccaggio dei liquami attualmente è previsto solo da alcune legislazioni funerarie regionali (Esempio: Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Lombardia…)

    In tutte le altre regioni italiane i loculi debbono rispettare i requisiti di cui all’Art. 76 DPR 285/90 ovvero debbono esser stagni.

    I loculi debbono, quindi, risultare in ogni loro lato (bocca d’entrata compresa) impermeabili a gas e liquidi.

    La soluzione da Lei prospettata si configurerebbe come una sorta di loculo areato, in quanto capace di evacuare all’esterno i gas putrefattivi e non è regolare.

    L’unico rimedio, se persiste l’odore sgradevole nei dintorni della tomba, è il rifascio.

    Per effettuare l’avvolgimento con cassone esterno il feretro va estumulato e portato in camera mortuaria, così da poter lavorare tranquillamente ed in tutta sicurezza.

    Chi movimenta la cassa deve dotarsi di mascherina (magari con filtro) e guantoni di gomma (potrebbero, infatti, verificarsi improvvisi schizzi di liquido dovuti alla rottura della cassa sul fondo).

    L’uso del saldatore non comporta problemi di sorta anche perchè la fiamma non è a diretto contatto con lo sfiato della valvola o comunque con la fessura da cui fuoriescono i gas, c’è quindi abbastanza spazio perchè i composti aeriformi si disperdano nell’atmosfera senza innescare improbabili incendi..

    Dovrei fermarmi qui per ottemparare alla Legge, tuttavia in modo del tutto informale aggiungo qualche consiglio.

    In molti cimiteri, prima di ricorrere al rifascio, si rimuove il coperchio di legno per valutare la condizione della saldatura.

    Se si evidenziano subito fessurazioni o crepe lungo il labbro perimetrale della cassa si provvede ad otturarle con una nuova colata di stagno e il problema è risolto senza bisogno del cassone di zinco supplementare.

    Conviene anche controllare il beccuccio della valvola che sporge dal coperchio della cassa metallica. Potrebbe essersi allentata la guarnizione della giuntura tra valvola e coperchio (ecco il motivo del cattivi odori).

    In passato, quando non si era diffuso l’impiego della valvola si risolveva la questione in maniera più brutale praticando un foro su coperchio così da far sfogare naturalmente la sovrappressione dei gas. In seguito il buco veniva chiuso con una nuova piccola saldatura.

    Sconsiglio vivamente questo metodo perchè non è sicuro sul piano igienico-sanitario e soprattutto scatena un olezzo terrificante che infesta per molte ore il cimitero.

  12. Un avello che è stato murato con lastroni di cemento, presenta la fuoriuscita di sgradevoli odori.

    Ora se io riuscissi a togliere le estremità di codesti lastroni e ci applicassi delle valvole depuratrici, (la parte grande va all’interno) ovviamente prolungando il beccuccio della valvola per l’intero spessore della lastra fino a farlo uscire fuori, potrei migliorare la depurazione del loculo?

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