HomeCimiteriLoculi areati anche in Italia ex Art. 106 DPR 285/1990???

Commenti

Loculi areati anche in Italia ex Art. 106 DPR 285/1990??? — 13 commenti

  1. X Eugenia,

    Piccola nota procedurale.

    La faccenda si presenta abbastanza curiosa, perché l’autorizzazione di cui all’Art. 106 DPR n. 285/1990, per effetto del DPCM 26 maggio 2000 è regionale, o comunale se è intervenuta subdelega ai sensi dell’Art. 3 comma 5 D.LGS n.267/2000, ma solo per le regioni a statuto ordinario,, non quindi, per la Sardegna.

    Chi avrà accordato, allora, questa autorizzazione? Immagino l’ASL locale, e non più il Ministero per effetto della DELIBERAZIONE N. 51/24 DEL 17.11.2009 con cui si recepisce, da parte della Sardegna il D.LGS n.112/1998 con il relativo decentramento di funzioni dallo Stato Centrale agli enti periferici.

    Il ricorso all’Art. 106 citato mi fa pensare non a loculi di nuova costruzione, ma ad un adeguamento delle strutture già esistenti, magari con vaschetta di contenimento da collocare sotto il feretro finalmente privo della cassa metallica e filtro depurativo da sistemare internamente alla tamponatura della cella muraria, per lasciare liberamente sfogare i gas della decomposizione, ovviamente solo una volta neutralizzati i loro fetidi odori.
    Le tre regole fondamentali del loculo areato sono:
    1) assenza della cassa di zinco nel confezionamento del feretro.
    2) Meccanismo chimico-fisico per il contenimento dei liquidi post mortali.
    3) Dispositivo di “lavaggio” dei composti aeriformi sprigionati dal corpo in decomposizione.

    Se non ricordo male la Regione Abruzzo, prima di approvare la propria, recentissima legge funeraria, aveva scelto questa soluzione della singola autorizzazione caso per caso, nelle more di una disciplina organica, poi, nel frattempo intervenuta. Altrimenti Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Marche… pur legittimando pienamente la fattispecie costruttiva del loculo areato con apposita norma sanitaria prevedono l’adozione del piano regolatore cimiteriale per identificare preventivamente questa nuova tipologia di tumulazione. Le tecniche costruttive possono esser tra le più svariate, anche mutuate dall’esperienza maturata, con una certa efficacia, in altri ordinamenti di polizia mortuaria (Francia e Spagna in primis), il legislatore regionali lascia la massima libertà interpretativa. Prima di giudicare la bontà del progetto aspettiamo la scadenza delle concessioni almeno decennali già poste in essere, se dopo questo primo ed abbreviato periodo legale di sepoltura i cadaveri saranno davvero scheletrizzati senza inconvenienti igienico-sanitari (come, appunto, la perfusione all’esterno del tumulo di materiale putrefattivo o, comunque, di miasmi cadaverici) questa piccola grande rivoluzione dal basso, sarà stata un successo. Per adesso monitorare la situazione appena delineatasi è quasi impossibile, mancano troppi dati statistici di riferimento.

    A questo punto Le formulo io una domanda: Nel Comune di NUORO su quale soluzione vi siete orientati? Sarebbe interessante mettere in rete le varie informazioni in possesso dei diversi Comuni che applicano il loculo areato. SE ci aiutate noi ci proveremo!

  2. scusate, potete dirmi dove (in quali comuni) sono stati adottati i loculi aerati? Al Comune di Nuoro abbiamo ottenuto l’autorizzazione all’utilizzo, in deroga all’art.106, ma prima di utilizzarli mi piacerebbe scambiare qualche commento con chi li ha utilizzati realmente.
    Resp.Servizi Cimiteriali Comune di Nuoro

  3. Questa volta mi spiace contraddire Carlo. Difatti il testo dell’articolo 106 del DPR 285/1990 così recita:

    ART. 106
    Il Ministro della Sanità, sentito il Consiglio Superiore di Sanità e d’intesa con l’Unità Sanitaria Locale competente, può autorizzare speciali prescrizioni tecniche per la costruzione e ristrutturazione dei cimiteri, nonché per l’utilizzazione delle strutture cimiteriali esistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

    Ne consegue che la competente Autorità può autorizzare speciali prescrizioni tecniche:
    1) per la costruzione e ristrutturazione dei cimiteri;
    2) nonché per l’utilizzazione delle strutture cimiteriali esistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.
    Sono due fattispecie diverse, per le quali la circolare n. 24 del 24/6/1993, paragrafo 16 (dell’allora competente Ministero della sanità) diede attuazione alla sola seconda parte (relativa all’utilizzo dei tumuli privi di vestibolo o come suol dirsi senza diretto accesso al feretro). Pertanto nulla vieta che una Regione (anche senza provvedere ad emanare un regolamento che ammetta esplicitamente la tumulazione areata), su richiesta di un Comune, d’intesa con l’ASL competente per territorio, consenta speciali prescrizioni tecniche per la costruzione e ristrutturazione di cimiteri, che necessitino in certe situazioni locali. In Provincia autonoma di Bolzano, difatti, si sono autorizzati valori di interfossa nei campi di inumazione più contenuti. In altre zone sono consentite profondità di piani di posa del feretro inumato a valori nettamente inferiori a quelli di legge (2 metri), sfruttando proprio questo articolo. In una regione (Abruzzo) è stata autorizzata la tumulazione areata senza norma regionale, ma con autorizzazione specifica.
    Per dirla con altre parole, l’articolo 106 del DPR 285/1990 consente di attenuare la rigidità di una norma di riferimento per l’intero Paese per adattarne a livello locale la fruibilità e, si aggiunge, per consentire innovazioni che poi, col tempo, possono essere recepite erga omnes a livello normativo.
    Quel che lascia perplessi è che in Italia non ci siano autorità statali e regionali capaci di capire che la tumulazione stagna è diventata una rovina non solo per la gestione dei cimiteri, ma anche per le famiglie, costrette sempre più a fare un doppio funerale (con oneri emotivi ed economici) uno al moemnto del decesso e uno quando si crederebbe di poter raccogliere ossa e invece ci si trova di fronte ad un resto mortale, di fatto non più scheletrizzabile.

  4. X Matteo,

    loculi areati anche in regime di solo DPR n. 285/1990, magari sfruttando la procedura di deroga di cui all’Art. 106 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria? Giusto per non citare Vasco, in uno dei suoi sempiterni capolavori, “ c’è chi dice qua, c’è chi dice là…io non mi muovo, io non ci credo!”

    Non penso, infatti, sia possibile, anche se, invero, esistono, in dottrina, ipotesi più sfumate ed aperturiste, formulate da commentatori ben più autorevoli di me, non da ultimo Ing. Daniele Fogli, direttore editoriale del magazine “ I Servizi Funerari” ad un recente seminario al quale ho partecipato anch’io [gratuitamente, tra l’altro!], quale indegno redattore della stessa rivista “I Servizi Funerari”, sulle cui pagine scrivo almeno da 10 anni ininterrottamente, distinguendomi, con demerito, per i miei pezzi verbosi ed inconcludente, o se, preferiamo…seri ed inopportuni!

    I motivi, a mio avviso, sono semplici:

    1) Se ci avvaliamo di un interpretazione logico-sistemica, in tutto il corpus normativo del DPR n. 285/1990 (Capo XV e per converso paragrafo 14. 3 Circ. Min. n. 24/1993) l’unica forma di tumulazione ammessa è quella tradizionale italiana, cioè di tipo stagno, proprio per evitare, grazie alla cassa ermetica ed alla cella muraria tamponata in modo impermeabile a gas e liquidi cadaverici, la perfusione, in ambiente esterno alla tomba, di miasmi o materiale putrefattivo.

    2) Tempus Regit Actum, ovvero, al di là dei brocardi latini di cui tanto abuso in questa mia tragicomica rubrichetta, il dispositivo di ogni norma giuridica deve esser letto alla luce dell’Art. 13 Preleggi Cod. Civile; in effetti la procedura di deroga di cui all’Art. 106 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, implementata, poi, dall’allegato tecnico del paragrafo 16 Circ. Min 24 giugno 1993 n. 24 è stata pensata dal legislatore unicamente come l’unica soluzione percorribile per il riuso del patrimonio cimiteriale pre-esistente rispetto all’entrata in vigore dell’Art. 76 DPR n. 285/1990 il quale prescrive che ogni tumulo sia dotato di vestibolo per il diretto accesso al feretro, e non per altri scopi a quell’epoca oscuri anche per lo stesso estensore del DPR n. 285/1990 o comunque da quest’ultimo non intenzionalmente contemplati o considerati.

    3) l’Art. 106 citato è applicabile solo a situazioni pregresse rispetto all’emanazione dell’attuale regolamento nazionale di polizia mortuaria DPR 10 settembre 1990 n. 285, il quale entrò in vigore il 27 ottobre 1990.

    4) Tutte le Regioni che, ad oggi, adottano e “sposano” la filosofia costruttiva del loculo areato (nell’ordine: Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Piemonte) si sono prima dotate di una loro autonoma disciplina in merito ai servizi necroscopici, funebri e cimiteriali, in forza della quale hanno veicolato nel loro ordinamento locale il concetto di sepoltura areata a rotazione e non più ad accumulo.

  5. x Carlo e Dante
    A me risulta che se l’asl è favorevole, il comune può proporre di introdurre la tumulazione areata con l’art. 106 del DPR 285/1990. Ho letto un articolo sulla rivista I servizi Funerari di qualche tempo fa che lo spiegava e faceva il punto sulle regioni che lo consentono e le norme vigenti in queste regioni. Se c’è carenza di posto è l’uovo di Colombo. Vedi come sistema anche quello su http://www.argema.net

  6. X Dante,

    Provincia di Salerno e, quindi, Regione Campania, non è così?

    Ad oggi non mi risulta che la Regione Campania abbia legiferato in materia di loculi areati, già previsti, invece, in altre realtà territoriali; pertanto la sola forma di tumulazione ammessa dalla Legge in Regione Campania è quella stagna (bara ermetica + loculo impermeabile a gas e liquidi post mortali) delineata dal Capo IV del Regolamento Nazionale di Polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Non è dunque possibile; ad ogni modo è vero: nel loculo areato i processi di scheletrizzazione si compiono molto più rapidamente, attraverso l’ossigenazione dei tessuti, ed il periodo legale di sepoltura, ordinariamente di 20 anni, per effetto del DPR n. 254/2003, può esser compresso sino ad anni 10, con un notevole guadagno di spazio ed efficienza della “macchina cimiteriale”.

  7. In una Cappella Mortuaria di una Confraternita in provincia di Salerno è possibile costruire loculi areati? E’ vero che in questi loculi l’estumulazione si può fare dopo dieci anni?

  8. X Renzo,

    dobbiamo chiarirci sul significato della parola “estumulazione”.
    Ai termini dell’Art. 88 DPR n. 285/1990 l’estumulazione, cioè l’estrazione del feretro dalla cella in cui fu murato il giorno del funerale, per trasferimento in altra sede (= traslazione) è sempre possibile e non sconta nessun limite temporale, fatte salve le eventuali restrizioni “logistiche” dettate dal regolamento comunale, così da evitare vorticosi ed inutili giri di walzez dei feretri tra una tomba ed un’altra.
    un’ estumulazione da loculo stagno, finalizzata, invece, alla riduzione dei resti ossei in cassetta ossario, dopo solo 10 anni di tumulazione, quando, appunto, il periodo legale di sepoltura è fissato in un minimo 20 anni è un assurdo, sarebbe un’operazione illogica che, per dirla alla Vasco Rossi, non ha proprio… un senso!

    I cadaveri racchiusi in duplice cassa scheletrizzano in periodi lunghissimi e 20 anni non sono un periodo quasi mai sufficiente per la raccolta delle ossa, poichè all’atto dell’apertura del tumulo e della cassa ex Art. 86 comma 2 DPR n. 285/1990 si è pressochè sicuri di rinvenire non ossame sciolto, ma resti mortali, cioè esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, così come definiti dal DPR n. 254/2003. Ricordo, poi, che le estumulazioni, in cui sussista l’obbligo giuridico per i necrofori di scoperchiare la cassa ex Art. 75 comma 2 DPR n. 285/1990 per neutralizzare la cassa di zinco, attraverso l’apertura di squarci sul nastro metallico, si eseguono legittimamente alla naturale scadenza della concessione ex Art. 86 comma 1 DPR n. 285/1990 con un’ulteriore conseguenza: nelle sepolture a regime di perpetuità questo tipo di estumulazione non è mai possibile, proprio perchè quest’ultime non hanno mai termine.

  9. X Dante,

    piccola provocazione molto maligna: ma…le estumulazioni ex Art. 86 DPR n. 285/1990 non dovrebbero legittimamente eseguirsi alla scadenza della concessione (minimo 20 anni e massimo 99 salvo rinnovo che il Comune ha solo mera facoltà e non obbligo di accordare e riconoscere)?

    Il D.P.R. 285/90, nel suo impianto normativo, non identifica le estumulazioni come ordinarie o straordinarie. E’ comunque uso degli operatori del settore individuare come ordinarie, quelle effettuate alla naturale scadenza della concessione, e come straordinarie, quelle effettuate in tutti gli altri casi ex Art. 88 del citato DPR, cio’ e’ in analogia con quanto stabilito dallo stesso DPR 285/90 per le esumazioni ordinarie e straordinarie (Artt. 82 e segg.). Oggi dopo l’emanazione del DPR n. 254/2003 si cominiciano a ritenere ordinarie le estumulazioni disposte già dopo i 20 anni di sepoltura legale in loculo stagno, proprio perchè allo scadere dei 20 anni i cadavere diviene “RESTO MORTALE” ed è cremabile con la procedura semplificata di cui, appunto, al DPR 15 luglio 2003 n. 254 con relativa risoluzione ministeriale di conferma.

    Nel DPR n. 285/1990 la tumulazione è solamente di tipo stagno ex Art. 77 e richiede tassativamente l’impiego della cassa di zinco a tenuta ermetica, solo alcune legislazioni regionali hanno introdotto il concetto rivoluzionario, per l’esperienza italiana, della tumulazione areata.

    La tumulazione areata, richiede loculi concepiti con una particolare tecnica costruttiva per lo sfogo controllato di miasmi e liquami cadaverici, altrimenti sarebbero del tutto antigienici e laddove viga solo ed interamente il DPR n. 285/1990 rappresenta una grave violazione al regolamento stesso. Le estumulazioni decennali da loculi stagni, quando il cadavere per la legge italiana è ancora tale, in quando non degradato a resto mortale, costutuiscono un non senso logico.

  10. In molti comuni le estumulazioni si effettuano dopo dieci anni contravvenendo al DPR 15 luglio 2003 n. 254. Per fortuna ciò accade. Se si applicasse alla lettera la legge vigente la maggior parte dei comuni “scoppierebbe”. E’ ampiamente dimostrato che la tumulazione del feretro senza cassa di zinco si mineralizza entro dieci anni senza problemi. E’ necessario farlo sapere a questi tecnici dei ministeri che preparano i decreti e far modificare il DPR 254 che peraltro è molto ambiguo in quanto dà per scontato che le estumulazioni si fanno dopo venti anni ma senza la consapevolezza di ciò che si afferma.

  11. X Gabriele,

    Il loculo areato cioè con una presa d’aria verso l’esterno ed una canalina di scolo per lo stoccaggio dei liquami attualmente è previsto solo da alcune legislazioni funerarie regionali (Esempio: Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Lombardia…)

    In tutte le altre regioni italiane i loculi debbono rispettare i requisiti di cui all’Art. 76 DPR 285/90 ovvero debbono esser stagni.

    I loculi debbono, quindi, risultare in ogni loro lato (bocca d’entrata compresa) impermeabili a gas e liquidi.

    La soluzione da Lei prospettata si configurerebbe come una sorta di loculo areato, in quanto capace di evacuare all’esterno i gas putrefattivi e non è regolare.

    L’unico rimedio, se persiste l’odore sgradevole nei dintorni della tomba, è il rifascio.

    Per effettuare l’avvolgimento con cassone esterno il feretro va estumulato e portato in camera mortuaria, così da poter lavorare tranquillamente ed in tutta sicurezza.

    Chi movimenta la cassa deve dotarsi di mascherina (magari con filtro) e guantoni di gomma (potrebbero, infatti, verificarsi improvvisi schizzi di liquido dovuti alla rottura della cassa sul fondo).

    L’uso del saldatore non comporta problemi di sorta anche perchè la fiamma non è a diretto contatto con lo sfiato della valvola o comunque con la fessura da cui fuoriescono i gas, c’è quindi abbastanza spazio perchè i composti aeriformi si disperdano nell’atmosfera senza innescare improbabili incendi..

    Dovrei fermarmi qui per ottemparare alla Legge, tuttavia in modo del tutto informale aggiungo qualche consiglio.

    In molti cimiteri, prima di ricorrere al rifascio, si rimuove il coperchio di legno per valutare la condizione della saldatura.

    Se si evidenziano subito fessurazioni o crepe lungo il labbro perimetrale della cassa si provvede ad otturarle con una nuova colata di stagno e il problema è risolto senza bisogno del cassone di zinco supplementare.

    Conviene anche controllare il beccuccio della valvola che sporge dal coperchio della cassa metallica. Potrebbe essersi allentata la guarnizione della giuntura tra valvola e coperchio (ecco il motivo del cattivi odori).

    In passato, quando non si era diffuso l’impiego della valvola si risolveva la questione in maniera più brutale praticando un foro su coperchio così da far sfogare naturalmente la sovrappressione dei gas. In seguito il buco veniva chiuso con una nuova piccola saldatura.

    Sconsiglio vivamente questo metodo perchè non è sicuro sul piano igienico-sanitario e soprattutto scatena un olezzo terrificante che infesta per molte ore il cimitero.

  12. Un avello che è stato murato con lastroni di cemento, presenta la fuoriuscita di sgradevoli odori.

    Ora se io riuscissi a togliere le estremità di codesti lastroni e ci applicassi delle valvole depuratrici, (la parte grande va all’interno) ovviamente prolungando il beccuccio della valvola per l’intero spessore della lastra fino a farlo uscire fuori, potrei migliorare la depurazione del loculo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.