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Nubifragio a Instabul: crolla muro di un cimitero. … niente morti, solo feriti!

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Almeno 2 persone sono rimaste ferite nel crollo di un muro di un cimitero a Istanbul, nel quartiere centrale di Sisli, a seguito del violento nubifragio che si è abbattuto sulla citta’, accompagnato da grandinate e forte vento. Sul posto sono giunte diverse ambulanze e squadre d’emergenza. Crolli sono segnalati in varie zone della città, ma non risultano al momento altri feriti.

Cremation and burial communication and education: Stratford 3-5 luglio 2017

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Riceviamo dalla Società inglese di cremazione e volentieri diamo notizia in Italia della loro annuale conferenza:

CREMATION AND BURIAL COMMUNICATION AND EDUCATION 2017

We are pleased to announce that the programme for this year’s CBCE has now been released and details are attached.

The programme is designed to meet the needs of all of those involved with the provision of Bereavement Services across the whole of the UK. This year’s event is going from strength to strength, providing the most up to date and relevant information to the sector. Top ranking officials from Government Departments will provide you with up to the minute progress reports on the key issues. Other various relevant presentations will ensure you are up to date with changes that impact upon your service.

WHY SHOULD YOU ATTEND?
Professional Development – The Cremation and Burial Communication and Education 2017 Event offers all attendees evidence of Continuous Professional Development, with certificates from the CPD Certification Service awarded to all attendees.

Connect – Network with industry-leading practitioners, share views with the most experienced service providers in the UK to learn from their insights and forge new partnerships.

Discover – Explore the most effective way of providing your service by seeing and discussing the most up to date technology and tools available within the sector.

Delegate’s Fee: £440 +VATIncludes: Two nights’ accommodation at the event including all meals, admittance to all working sessions and the exhibition, plus event documentation.

Day Delegate’s Fee: £160 +VATIncludes: Event documentation, admittance to all working sessions and the exhibition, buffet lunch and refreshments between working sessions.Excludes: Accommodation and dinner.

For more information and to enrol online go to http://www.cbce.org.uk

Stratford Manor, Warwick Road, Stratford-upon-Avon, CV37 0PY
Monday 3rd, Tuesday 4th & Wednesday 5th July 2017

130 iman inglesi rifiutano la preghiera islamica tradizionale per i terroristi morti nei recenti attentati

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Dopo l’attacco terroristico di Londra avvenuto il 3 giugno, che ha causato 7 vittime, questa dichiarazione senza precedenti scuote il mondo musulmano. Oltre 130 imam hanno così pubblicamente deciso che si rifiuteranno di eseguire la preghiera islamica tradizionale per i defunti ai terroristi morti negli attentati, invitando anche gli altri esponenti religiosi a fare lo stesso.
L’eccezionalità dell’evento è anche dovuta al fatto che il rito funebre musulmano viene tradizionalmente celebrato per tutti, indipendentemente dalle azioni commesse in vita.
“Riteniamo che le azioni commesse dai terroristi siano indifendibili e completamente in contrasto con gli insegnamenti elevati dell’Islam”. Queste le parole dei 130 imam, che così prendono netta distanza da questi crimini.

Il Comune di XY chiede quali sono le norme da applicare per un trasporto funebre dall’Italia ad un Paese fuori dall’Accordo di Berlino, indipendentemente che sia firmatario o meno della convenzione di Strasburgo sul trasferimento delle salme.

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Per il trasporto in Paesi non aderenti alla Convenzione di Berlino in Italia si applica l’art. 29 D.P.R. 285/1990 ed i chiarimenti applicativi della circolare Min. Sanità 24/6/1993, n. 24, paragrafo 8. Si noti che in Italia l’Autorità che ora emette l’autorizzazione al trasporto non è più il Prefetto, ma il Sindaco.
Per quanto concerne questi trasporti, indipendentemente dalle norme del Paese di arrivo, la regolamentazione italiana prevede (art. 29 D.P.R. 285/1990):
a) nulla osta, per l’introduzione, dell’autorità consolare dello Stato verso il quale la salma è diretta;
b) certificato dell’Unità Sanitaria Locale attestante che sono state osservate le disposizioni di cui all’art. 30;
c) altri eventuali documenti e dichiarazioni che il Ministero della Sanità dovesse prescrivere in rapporto a situazioni determinate.
Le documentazioni di cui alla lettera c) sono (per effetto della circolare Min. Sanità n. 24/1993 citata, paragrafo 8.2):
− estratto dell’atto di morte in bollo;
− certificato dell’unità sanitaria locale attestante che sono state osservate le disposizioni di cui all’art. 32 D.P.R. 285/1990 e in caso di morti di malattie infettive diffusive anche quanto previsto dagli artt. 18 e 25;
− autorizzazione alla sepoltura rilasciata dal sindaco del comune in cui è avvenuto il decesso.
Ad avviso dello scrivente l’autorizzazione al trasporto internazionale dovrebbe contenere le informazioni circa itinerario e volo, incluso il nome della compagnia aerea, il numero di volo (o i numeri dei voli), la data del viaggio, ora prevista di partenza e arrivo, e aeroporto di arrivo (ovviamente nel caso di utilizzo di aereo).
Il nulla osta per l’introduzione nel Paese, non dovrebbe essere generico ma riportare esplicitamente:
L’Ambasciata/il Consolato conferma che per l’ingresso delle spoglie mortali provenienti dall’Italia Nulla Osta se le stesse rispondono alle autorizzazioni previste dall’articolo 29 del regolamento di polizia mortuaria approvato dal Governo italiano con il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285 e dalle documentazioni di cui al paragrafo 8.2 della circolare Ministero della sanità italiano del 24 giugno 1993, n. 24.
Sarebbe utile poi disporre nell’autorizzazione al trasporto, ma non è previsto dalla norma:
a) il luogo di destinazione delle spoglie mortali (cimitero di destinazione, con indirizzo)
o, in caso non sia noto:
b) la persona che sul suolo britannico si prende in carico le spoglie mortali:
− se è una persona: Nome, cognome, indirizzo, copia di documento di identità;
− se è una impresa funebre: dati identificativi della ditta ivi compreso l’indirizzo, nome del referente e numero di telefono.
Sostanzialmente ogni spoglia mortale per ogni tratto del viaggio deve essere accompagnata da un incaricato del trasporto e presa in carico da questi ad ogni cambiamento di vettore.
Così avviene sul suolo italiano con l’incaricato del trasporto funebre fino all’aeroporto. Qui la spoglia mortale viene presa in carico dal vettore aereo, che la consegna ad altro incaricato del trasporto sul suolo del Paese di arrivo.

Atti di vandalismo in cimiteri ebraici negli USA

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Una decine di tombe sono state profanate presso il cimitero ebraico di Rochester, nello stato di New York. Lo riportano i media locali citando la polizia. Secondo il custode alcune tombe sono state scoperchiate e le lapidi divelte.
Non ci sono fermati al momento ma la polizia sta indagando. La profanazione al cimitero ebraico di Rochester è solo l’ultimo di una serie di atti anti-semiti che stanno avvenendo negli Stati Uniti. Qualche giorno fa centinaia di tombe ebraiche sono state profanate a Filadelfia.

Vescovo emerito spagnolo dona il suo corpo morto alla scienza

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«Le ultime volontà del nostro vescovo erano che i suoi resti fossero donati alla ricerca scientifica».
Con queste parole Francisco Pardo Artigas, attuale pastore di Girona, città vicina a Barcellona, in Spagna, ha comunicato della morte a Santo Stefano di monsignor Jaume Camprodon i Rovira, suo predecessore per i lunghi anni dal 1973 al 2001.
Durante il funerale, celebrato in duomo, la bara col suo corpo non c’era.
La cripta preparata nella cattedrale per accogliere le spoglie dei vescovi titolari è rimasta chiusa.
«Ho donato i miei resti alla sala di dissezione della Facoltà di Medicina di Barcellona» dice nel suo testamento.
La Messa è stata officiata da Pardo, insieme a cardinali e vescovi della regione.
«Era cosciente che fin dal primo infarto che lo ha colpito anni fa, la medicina aveva fatto molto per lui – scrive Pardo in una lettera ai fedeli – e come ringraziamento, ha voluto donare il suo corpo per poter aiutare la ricerca in tutte le malattie». È stata la stessa diocesi «subito dopo la sua morte, a compiere le sue volontà».
Alla seguente domanda (posta da Vatican Insider), Mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha così risposto:
Questa vicenda del Vescovo spagnolo serve a migliorare il rapporto e il dialogo tra fede e scienza? E Lei, eccellenza, anche alla luce della scelta del Vescovo spagnolo, come interpreta invece il rapporto – meno “filosofico” e più pratico – tra fede e tecnica scientifica?
«Questa scelta del Vescovo emerito di Girona tocca un tema particolarmente delicato che è quello del rapporto dell’umano con la scienza e la tecnica, rapporto che sta assumendo nuovi contorni. Mentre in passato la tecnica poteva essere considerata uno strumento, oggi sta diventando una cultura diffusa e onnicomprensiva: in questa prospettiva un dialogo tra umanesimo e tecnica è indispensabile, purché e perché non se ne resti asserviti e quindi annullati in una logica che rimarrebbe solo tecnica. La tecnica per sua natura è senza anima, senza sogno, senza quel filo di mistero che è indispensabile per la vita umana. Non tutto può essere affidato alla tecnica perché altrimenti tutto sarà affidato al mercato, a chi ha i mezzi per sviluppare la tecnica e, alla fine, alla legge del più forte: guadagno, sfruttamento diventerebbero rischi sempre più forti. Ecco perché vita e morte legate dal mistero sono indispensabili. Per un progresso scientifico sempre rispettoso della centralità dell’essere umano, per un progresso scientifico davvero “umanistico” e non legge a sé stesso».

Succede ancora: morte apparente in villaggio cinese

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Nella provincia cinese sud-occidentale di Sichuan il 75enne pensionato Huang Mingquan è stato riconosciuto morto da un suo figlio e una dozzina di parenti poichè “ha smesso di respirare e i suoi arti sono diventati freddi”. Il pensionato è stato sistemato in una bara dove ha trascorso ben 8 ore durante il servizio funebre, nel bel mezzo del quale ha spostato il coperchio della bara chiedendo a tutti i presenti: “Che sta succedendo? Mica mi state seppellendo?”. Il figlio sorpreso e sbalordito ha aiutato il padre a uscire dalla bara.

Il fotografo indiano dei morti

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Pubblichiamo il seguente articolo tratto da www.tpi.it, dal titolo “IL FOTOGRAFO INDIANO CHE PER MESTIERE RITRAE I MORTI PRIMA DELLA CREMAZIONE”, pubblicato in data 23/1272016, per la particolarità del contenuto, di sicuro interesse per i nostri lettori, tanto da considerarlo com praticolo di fine anno 2016.

Indra Kumar Jha, 26 anni, è un fotografo di morti. Vive e lavora a Varanasi, sulle sponde del fiume Gange – il fiume più sacro per l’induismo – dove vengono cremati una media di trecento corpi al giorno. Le salme arrivano da tutta l’India, spesso semplicemente legate con una corda sul tettuccio dell’automobile o del risciò.
Durante la cerimonia di cremazione Indra si propone alle famiglie per scattare un ritratto del loro caro defunto, poi corre a stampare le immagini in un piccolo laboratorio fotografico del centro cittadino.
Le foto sono un ricordo indelebile per la famiglia, ma servono anche come certificato di morte e poter, per esempio, prelevare il denaro del defunto. In India fotografare i morti è illegale, è per questo che Indra sulla parete esterna del suo negozio ha scritto “fotografo di matrimoni e compleanni”, sopra al suo numero di telefono.
A Indra piace fare il fotografo perché non ha un padrone e può guadagnare tra le 1.500 e le 2.500 rupie al giorno (22-37 euro). Il prezzo di ogni immagine dipende dalle dimensioni: tra le 120 e le 200 rupie (1-2 euro). Quando aveva 17 anni Indra si è comprato una piccola fotocamera compatta e ha cominciato a scattare, senza alcuna formazione precedente.
Il fotografo italiano Matteo de Mayda ha conosciuto Indra a Varanasi e ha cominciato a fotografarlo durante le sue giornate di lavoro, poi gli ha chiesto di condividere con lui il suo archivio di fotografie per sviluppare un progetto insieme sul suo incredibile mestiere. Indra ha accettato, e il progetto che ne è venuto fuori è intitolato significativamente Sleeping Beauty.
Dice de Mayda a TPI: “Quello che stupisce è la coerenza del suo corpo di lavoro: a un fotografo professionista servono anni di esperienza, ricerca e analisi per raggiungere la sua precisione. Indra l’ha raggiunta per necessità e senza nessuna ambizione artistica o progetto d’insieme. Una sorta di saggezza visiva inconsapevole”.
“Il modo di vedere la morte degli induisti non esprime tristezza o decadenza del corpo”, continua de Mayda, “non la fine della vita, ma qualcosa che fa parte della vita. E lo esprime con una sorta di bellezza”.
Sleeping Beauty si compone di una selezione di scatti che de Mayda ha realizzato a Indra e una piccola parte dell’archivio contenuto nella scheda SD del fotografo indiano. Per ultime nella gallery, alcune immagini degli oggetti che si utilizzano durante il rito crematorio induista, ognuno dei quali racconta qualcosa in più della persona ritratta. Eccoli:
1. Marigold, fiori arancioni, appartengono alle caste più povere, tengono lontani gli insetti e vengono offerti a Dio come simbolo di resa. I fiori bianchi si chiamano “lily” e simbolizzano umiltà e devozione. Le rose sono le più care quindi solo per i più abbienti;
2. “Ghee”, o burro chiarificato, viene sparso sul corpo prima della cremazione e garantisce la continuità della vita;
3. La legna costa cara, soprattutto quella di sandalo, che generalmente viene utilizzata solo per personaggi importanti;
4. Recipiente di terracotta contenente l’acqua del Gange, che viene versata sulla bocca e sulla fronte del defunto, prima di rompere lo stesso vaso a terra;
5. Ogni famigliare ha il compito di donare un “kafan” per coprire il corpo;
6. Non tutti vengono cremati, perché le loro anime sono già uscite dal ciclo delle reincarnazioni, a questi viene legata una pietra ai piedi e lasciati andare nel fondo del fiume. Questi sono i bambini, le donne incinte e gli animali sacri, come il serpente e le vacche.
Matteo de Mayda è fotografo e art director focalizzato su progetti per buone cause. Ha collaborato con diverse Ong, come Emergency, World Health Organization, LAV e Greenpeace per comunicare i loro progetti attraverso campagne e reportage.
Ha realizzato documentari in Italia, Guatemala, Cina, Lituania e Stati Uniti e pubblicato il suo lavoro su The Guardian, Interview, Gestalten, National Geographic, Wired, Rolling Stone Magazine. Inoltre, ha partecipato a diverse mostre, personali e collettive, come quella nella Sede delle Nazioni Unite, in Svizzera (2013) e alla 15ma Biennale di Architettura a Venezia (2016). Il suo sito è www.matteodemayda.com.

Texas: prodotti abortivi in struttura sanitaria solo sepolti in cimitero o cremati

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In Texas, arrivano nuove regole che vietano a ospedali, cliniche e altre strutture sanitarie che praticano l’aborto di mandare i resti dei feti nelle discariche, consentendo solo la cremazione o la sepoltura indipendentemente dal periodo di gestazione in cui è avvenuta l’interruzione di gravidanza. Il divieto scatterà a partire dal 19 dicembre 2016.
Proposte dalle autorità sanitarie lo scorso luglio 2016, dopo un lungo dibattito, le nuove regole prevedono che il divieto non si applichi agli aborti spontanei o alle interruzioni di gravidanza che avvengono in casa.
Il Texas, fieramente conservatore, ha una delle normative più rigide in materia di aborto.
Alla base delle nuove regole, proposte dal governatore repubblicano Greg Abbott, una “maggiore tutela della salute e della sicurezza pubblica”, perchè “i resti dei feti – spiega Abbott – non devono essere trattati come qualsiasi rifiuto sanitari e smaltiti in discarica”, e va rispettata la dignità del nascituro, in sintonia con il rispetto dello Stato per la vita.

Defunto re thailandese: viene costruito un crematorio per lui. La cremazione entro un anno

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Secondo quanto riferito il 29 novembre 2016 dai media thailandesi, a partire del 10 gennaio 2017, il dipartimento dell’arte thailandese avvierà la costruzione del forno crematorio per il defunto re Bhumibol Adulyadej a Sanam Luang davanti al palazzo reale, con la previsione di portare a termine il progetto entro settembre del 2017.
Fonti non ufficiali hanno affermato che la cerimonia di cremazione si svolgerà al più presto tra un anno.

I funerali di Fidel Castro

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Almeno 25 leader mondiali parteciperanno alla cerimonia di commemorazione per il leader rivoluzionario cubano. Secondo una nota del ministero degli Esteri, la cerimonia riunirà leader provenienti da paesi africani e latino-americani, con il primo ministro greco Alexis Tsipras che rappresenterà l’Unione europea.
L’addio a Castro è iniziato da qualche giorno e durerà per nove giorni.
La cerimonia funebre in programma per il 4 dicembre 2016 si svolgerà nella città di Santiago de Cuba.
L’urna funeraria di Fidel Castro è apparsa per la prima volta agli occhi dei cubani il 28 novembre 2016, mentre la Tv nazionale diffondeva le immagini di un omaggio reso dai vertici dello stato al Lider Maximo.
L’esposizione dell’urna rettangolare, in legno, è avvenuta all’interno della sala delle cerimonie nel ministero delle Forze armate.

Cimitero anglosassone di oltre mille anni fa: alberi usati come bare

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Scoperto a Norfolk, nell’Inghilterra dell’Est, dopo 1.100 anni, un cimitero anglosassone dove decine di tronchi d’albero sono stati usati come bare. Questi avrebbero custodito le spoglie di feroci guerrieri del Medioevo. Se ne contano 94, e sono risalenti al 7 al 9 secolo d.C.. Gli alberi sono stati tagliati in due: in una metà veniva custodito il corpo, l’altra veniva utilizzata come coperchio. Lo scavo, i cui lavori sono stati effettuati dal Museum of London Archaeology, ha anche rivelato una piccola struttura in legno, che potrebbe essere stata usata come chiesa o cappella. L’allineamento delle tombe e l’assenza di oggetti di corredo fanno pensare che queste fossero tombe cristiane.

Selfie col morto

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Da Instagram a Twitter è esplosa la selfie-mania cimiteriale, una nuova moda che raccoglie decine di immagini macabre sotto l’hashtag #funeral.
La voglia irrefrenabile di immortalarsi davanti allo specchio non si ferma nemmeno davanti alla morte di amici e familiari.
C’è chi si mette in posa mettendo in evidenza l’abito nero scelto per l’occasione, chi vuole ricordare la nonna fotografandosi accanto alla bara aperta, chi si fa il selfie in chiesa durante il funerale o con il cimitero di sfondo.
C’è da dire comunque che sui social network la mania colpisce non solo i giovani, ma anche persone di età avanzata.
Ci sono intere famiglie si fotografano sorridenti per ricordare la morte del caro estinto e uomini vanitosi che vogliono mostrare la loro cravatta scura.

Olanda: trasformata una Tesla in carro funebre ad emissioni zero

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In Olanda un’impresa di pompe funebri attenta agli aspetti ecologici, la Vander der Lans & Busscher BV, si è recentemente dotata di una TESLA Model S a batteria opportunamente modificata per garantire ai propri clienti funerali ecologici.
La trasformazione è stata curata dalla RemetzCar, che ha tagliato in due la vettura rimuovendo il battery pack e rimettendolo al suo posto dopo averla allungata di 80 centimetri. E ricavando così un vano posteriore completamente vetrato dove sistemare la bara.
Provare per credere!

[Fun.News 3063] Regolamento UE per semplificare rilascio certificati, tra cui quello di morte

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Il 9 giugno 2016 il Parlamento Europeo ha adottato nuove norme per semplificare il riconoscimento dei certificati nell’UE.
Lo ha fatto con l’approvazione di un regolamento, proposto dalla Commissione, per ridurre i costi e le formalità per i cittadini che devono presentare un documento pubblico in un altro paese dell’UE.

Attualmente i cittadini che si spostano o vivono in un altro paese dell’UE devono far legalizzare i loro documenti pubblici, come i certificati di nascita, di matrimonio o di morte, per dimostrarne l’autenticità.
A norma del nuovo regolamento, quando si presenteranno documenti pubblici rilasciati in uno Stato membro dell’UE alle autorità di un altro paese dell’UE, la legalizzazione non sarà più necessaria.
Il regolamento riguarda soltanto l’autenticità dei documenti pubblici, gli Stati membri continueranno dunque ad applicare le norme nazionali sul riconoscimento del contenuto e degli effetti dei documenti pubblici rilasciati in un altro paese dell’Unione.
Il nuovo regolamento eliminerà una serie di procedure burocratiche:
– Elimina anche l’obbligo per i cittadini di fornire in tutti i casi una copia autenticata e una traduzione asseverata dei loro documenti pubblici.
– I cittadini potranno anche usare un modulo standard multilingue, disponibile in tutte le lingue dell’UE, da presentare come ausilio alla traduzione allegato al documento pubblico per evitare l’obbligo di traduzione;
Il regolamento stabilisce tutele contro le frodi: se l’autorità ricevente ha dubbi ragionevoli sull’autenticità di un documento pubblico, potrà verificarla con l’autorità di emissione nell’altro paese attraverso una piattaforma informatica esistente.
Gli Stati membri hanno due anni e mezzo di tempo dalla data di entrata in vigore del regolamento per adottare tutti i provvedimenti necessari per consentirne la corretta applicazione al termine di questo periodo.
Il regolamento riguarda i documenti pubblici che certificano: – la nascita – l’esistenza in vita – il decesso – il nome – il matrimonio, compresi la capacità di contrarre matrimonio e lo stato civile – il divorzio, la separazione legale e l’annullamento del matrimonio – le unioni registrate, compresi la capacità di contrarre un’unione registrata e lo stato di unione registrata – lo scioglimento di un’unione registrata, la separazione legale o l’annullamento di un’unione registrata – la filiazione – l’adozione – il domicilio e/o la residenza – la nazionalità – l’assenza di precedenti penali – il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni amministrative e alle elezioni del Parlamento europeo Il regolamento introduce moduli standard multilingue quali ausili alla traduzione dei documenti pubblici che certificano: – la nascita – l’esistenza in vita – il decesso – il matrimonio, compresi la capacità di contrarre matrimonio e lo stato civile – le unioni registrate, compresi la capacità di contrarre un’unione registrata e lo stato di unione registrata – il domicilio e/o la residenza e – l’assenza di precedenti penali Per ulteriori informazioni
Il testo del regolamento sui documenti pubblici è stato pubblicato sulla Gazzetta Europea in data 26/7/2016 ed è disponibile in italiano cliccando REGOLAMENTO UE

Negli USA sempre più funerali musicali

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Negli USA è tradizione cantare o suonare brani ai funerali. E’ un fenomeno in forte diffusione e la musica classica sta lasciando il posto alle canzoni pop per l’ultimo addio al proprio caro.
Spesso sono proprio gli stessi (futuri) protagonisti del funerale a scegliere la playlist più adatta a ricevere l’estremo saluto.
Recentemente è stato compiuta una indagine che ha coinvolto circa 2000 persone e 300 pompe funebri e che ha dimostrato come il numero di adulti con già pronta una compilation per il proprio funerale sia in costante crescita.
In cima ale preferenze c’è l’intramontabile Frank Sinatra con “My Way”, seguito da “Say Goodbye” di Andrea Bocelli e Sarah Brightman e da “Over the Rainbow” di Eva Cassidy.
Ma queste canzoni, tutto sommato abbastanza “solenni”, lasciano spazio anche a Rihanna, Westlife, Robbie Williams e Adele.
David Collingwood – che ha curato lo studio – ha cercato di dare una spiegazione a questo fenomeno, dichiarando che: «I ​​funerali sono una cosa molto personale, ed è giusto che riflettano la propria personalità, gli hobby e gli interessi. Negli ultimi 12 mesi il 42% delle pompe funebri che hanno partecipato all’indagine ha ricevuto delle playlist dagli anziani per il proprio funerale».

In India, a Varanasi, esonda il Gange: la cremazione dei defunti sui tetti delle case Varanasi, esonda il Gange: la cremazione dei defunti sui tetti delle case

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Le incessanti piogge monsoniche che da due mesi si abbattono sulla parte centrale dell’India hanno costretto i fedeli indù a interrompere i riti funebri sulle rive del Gange. Varanasi, la città sacra per la religione induista (nello Stato dell’Uttar Pradesh), è infatti sommersa dalle acque e gli accessi al fiume, dove vengono celebrati i funerali, sono inagibili.
Per questo i fedeli sono stati costretti ad allestire le pire funerarie sui tetti delle abitazioni private. Shailendra Pandey, portavoce del governo statale, ha dichiarato che i ghats [le scalinate che portano al fiume] non possono essere utilizzati, perciò “la cremazione avviene sui tetti delle case disposte lungo il fiume, ma con grandi difficoltà”.
Varanasi è attraversata dal fiume sacro per eccellenza della religione indù, le cui acque sono utilizzate per la purificazione e le abluzioni. I fedeli credono che celebrare l’estremo rito sulle acque del Gange riesca a liberare il corpo del defunto dal ciclo delle rinascite.

Scoperto in Israele un cimitero di Filistei

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Un antico cimitero dei Filistei è stato scoperto lungo la costa a sud di Israele. Gli archeologi sono convinti, ora, di poter ricostruire la storia di un popolo tra i più enigmatici della Bibbia. Il cimitero è stato rinvenuto appena fuori dalle mura di Ascalona, uno dei cinque principali centri abitati da questa popolazione tra il XII e il VII secolo avanti Cristo.

Nel tempo, oltre ad Ascalona, era già stata scoperta l’esistenza di Ashdod, Gaza, Ekron e Gath, oltre a molte manifatture, ma di sepolture ne erano state scoperte pochissime. Ora, invece, un intero cimitero con i resti di 211 persone, risalenti a un periodo che va dall’XI all’VIII secolo a.C.

Istanbul: un cimitero per i golpisti deceduti perché i passanti possano maledirli

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Il sindaco di Istanbul, Kadir Topbas, ha annunciato che oltre a un tribunale speciale per i processi ai golpisti e la costruzione di un carcere di massima sicurezza per i condannati, la città avrà un cimitero “dei traditori”.

Secondo quanto riporta il quotidiano portoghese Diario de Noticias nessuna altra città in Turchia ha accettato di dare sepoltura alle vittime degli scontri durante il tentativo di colpo di Stato. “Sarà chiamato il cimitero dei traditori e tutti i passanti potranno maledire chi vi è sepolto”, ha sottolineato il sindaco di Istanbul. Secondo le cifre fornite dal governo turco i ribelli uccisi nel tentativo di colpo di Stato sono almeno 104.

Lettonia: I cento anni del Brāļu kapi, il cimitero monumentale di Riga

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Consigliamo la lettura di questo articolo “LETTONIA: I cento anni del Brāļu kapi, il cimitero monumentale di Riga” a firma di Paolo Pantaleo, pubblicato su eastjournal.net, in data 5 gennaio 2016:

Era il 28 ottobre 1915. Dal palazzo della Rīgas Latviešu biedrība, nell’attuale Merķeļa iela, si era messo in marcia un lunghissimo corteo in lutto. Tre bare venivano trasportate lungo il tragitto che passava da Aleksandra iela (oggi (Brīvības iela) per poi attraversare Miera iela, fino a raggiungere il grande parco dove il comune di Riga aveva deciso di creare, accanto al grande cimitero della città il Meža kapi, un altro cimitero che era destinato ad ospitare i soldati, vittime della I guerra mondiale, che proprio in Lettonia aveva uno dei suoi fronti più sanguinosi.

Jēkabs Voldemārs Timma, Andrejs Stūris e Jānis Gavenas erano i nomi dei primi tre fucilieri lettoni, di stanza al primo battaglione nazionale lettone di Daugavgrīva, che caddero sui campi paludosi di Tīreļpurvs, uno dei luoghi dove gli scontri fra l’esercito tedesco e le forze dell’impero russo, di cui facevano parte anche i lettoni, furono più aspri nell’autunno del 1915.

Il corteo era immenso. Migliaia di cittadini di Riga, insieme a tanti altri lettoni, profughi che si trovavano in città provenienti soprattutto dal Kurzeme già in mano ai tedeschi, seguivano le tre bare, su cui una volta giunte al Brāļu kapi, furono poste tre corone di fiori bianchi. Il discorso di commiato fu tenuto dal comandante del battaglione, il capitano Rūdolfs Bangerskis, che dopo essere fuggito in esilio durante il periodo sovietico, trovò anch’egli sepoltura qui, nel 1995 nella Lettonia di nuovo indipendente.

Non c’è forse un altro luogo a Riga e nel resto della Lettonia più simbolico del Brāļu kapi (letteralmente il cimitero dei fratelli) per raccontare la storia della lotta per l’indipendenza e la libertà del popolo lettone.
Già nel 1914 il comune di Riga iniziò a pensare ad aprire un cimitero per i soldati caduti al fronte, ma la vera data di nascita del Brāļu kapi simbolicamente è quella del 28 ottobre del 2015, quando furono appunto seppelliti Timma, Stūris e Gavenas.

Dopo i primi tre caduti, furono molti altri, a migliaia, i soldati lettoni vittime della I guerra mondiale. Se paragonata al numero di abitanti, quasi nessun altro paese europeo ha sofferto tante vittime e tanti esuli durante la I guerra mondiale come la Lettonia. Solo dal 1915 al 1917 nei pressi di Riga furono circa cinquemila i fucilieri lettoni caduti sui campi di battaglia intorno alla città, anche se solo un migliaio di questi trovò sepoltura in questo cimitero.

Ben presto fu necessario ampliare il Brāļu kapi. Nel 1919 durante i primi convulsi mesi dopo la dichiarazione d’indipendenza, vennero sepolti nel cimitero dei fratelli anche alcuni bolscevichi e seguaci del governo comunista di Stučka, che contro il governo di Kārlis Ulmanis nato subito dopo dichiarazione di indipendenza, cercava di riportare la Lettonia nell’alveo della Russia sovietica.

Quando alla fine del 1919 la Lettonia conquistò definitivamente la propria libertà sia dalle forze tedesche che da quelle sostenute dai russi sovietici, con la liberazione dall’assedio di Riga, si cominciò a pensare a far diventare il Brāļu kapi un cimitero monumentale, che onorasse davvero i caduti lettoni per la libertà del paese.
Per questo fu lanciato nel 1922 un concorso pubblico per una costruzione architettonica che si sviluppasse nel panorama del cimitero. Al concorso fu invitato a partecipare anche l’architetto Kārlis Zāle, che si trovava a Riga per partecipare già al concorso per la costruzione del Monumento alla libertà nel centro della capitale. Zāle vinse entrambi i concorsi.

Il 18 novembre 1924, festa d’indipendenza, alla presenza del presidente Jānis Čakste e di tutte le maggiori autorità del paese, veniva posata la prima pietra del complesso monumentale ideato da Kārlis Zāle.
I lavori andarono avanti dal 1924 al 1936, fermandosi solo in inverno nei periodi più freddi. Fu deciso che i materiali in pietra utilizzati per le strutture architettoniche e le statue dovessero provenire esclusivamente dal suolo lettone. Zāle voleva utilizzare solo granito grigio, ma fu chiaro presto che non sarebbe stato sufficiente tutto il granito a disposizione per ogni muro e ogni statua. Per questo si decise di utilizzare anche il travertino di Allaži.

L’11 novembre del 1936, anniversario della liberazione dall’assedio di Riga del 1919, l’arcivescovo Teodors Grīnbergs consacrava con la sua benedizione il Brāļu kapi. Ma solo quattro anni dopo la Lettonia perdeva di nuovo la sua indipendenza. Prima l’invasione dell’Urss, poi quello della Germania nazista, poi di nuovo l’occupazione dell’Armata Rossa e l’inizio della lunga dittatura sovietica nei paesi baltici.
Il Brāļu kapi visse decenni di abbandono e di decadenza, per poi tornare ad acquistare il suo ruolo di simbolo della lotta per la libertà e l’indipendenza della Lettonia dopo la liberazione dal gioco sovietico nel 1991.