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Firmato a Palermo protocollo tra Policlinico e Comunità islamica per celebrazione di riti funebri per islamici deceduti nell’ospedale

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Si è tenuto qualche giorno or sono presso l’Accademia delle Scienze Mediche di Palermo, la Tavola rotonda su “Salute e identità religiose” conclusasi con la firma tra il Commissario del Policlinico Fabrizio De Nicola e il presidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana Yahya Pallavicini, del protocollo d’intesa, che offre la possibilità ai cittadini di fede musulmana di celebrare il rito funebre islamico, in caso di decesso avvenuto all’interno dell’ospedale universitario.
“Una pratica già in uso da tempo all’interno della nostra struttura sanitaria – ha detto Mario Affronti, responsabile della Medicina delle migrazioni e promotore dell’iniziativa – che oggi viene ufficializzata come buona prassi da proporre alle altre strutture sanitarie, sia a livello regionale che nazionale, a conferma dell’attenzione all’utenza straniera che storicamente ha sempre dimostrato il Policlinico di Palermo”.

“Il Policlinico, come tutte le aziende sanitarie, è una struttura complessa, con ritmi e procedure precise e sempre più serrate – aggiunge il Commissario del Policlinico, Fabrizio De Nicola – ma consentire ai familiari, agli Imam o a persone appartenenti ad associazioni di fede musulmana di celebrare il rito funebre islamico, è un atto di sensibilità che si inserisce nel solco del processo di umanizzazione che questa Azienda persegue da anni. Con la medicina transculturale, l’attenzione massima è per la persona nel suo complesso, finalizzata a realizzare nella pratica quotidiana una medicina più vicina all’uomo che alla tecnologia, una medicina per così dire normale perché pone al centro della sua attenzione l’uomo visto non come una macchina da aggiustare di volta in volta nei suoi pezzi consumati ma come persona, relazione di soma e psiche, di anima e corpo che nella malattia esprime tutta questa complessità esistenziale”.

Alla firma del protocollo d’intesa anche il sindaco Leoluca Orlando: “Questa iniziativa del Commissario del Policlinico, Fabrizio De Nicola, insieme con l’Imam della CO.RE.IS, Yahya Pallavicini, costituisce la conferma di una cultura dell’accoglienza, la conferma della comunità palermitana, la conferma di una realtà che rispetta i diversi e li considera eguali. Credo che questa cura dedicata ai defunti di religione musulmana, perché possano, morendo, essere trattati secondo il rito della loro fede religiosa, rafforza ancora una volta la cultura dell’accoglienza di questa città che è ormai punto di riferimento nel mondo di una globalizzazione umana a dispetto degli egoismi statali e di una globalizzazione finanziaria”.

All’incontro, oltre ai vertici dell’Azienda e dell’Università, rappresentanti delle Istituzioni locali e il sindaco Leoluca Orlando ha partecipato anche don Pietro Magro, direttore dell’Ufficio Pastorale per l’Ecumenismo e per il Dialogo Interreligioso, Francesco Bongiorno dell’Assessorato Regionale della Salute e rappresentanti delle comunità islamiche, della chiesa valdese e della comunità ebraica.

Trento: ULTIMA VISIONE, brevi riflessioni sulla fine di un viaggio

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“Ultima visione” è il titolo di una mini rassegna con proiezione di film, organizzata dal Comune di Trento sul tema della morte e dell’elaborazione del lutto.
L’idea nasce dal dirigente dei servizi funerari di Trento Carmelo Passalacqua e le proiezioni sono a prezzi veramente popolari (5 euro).
Tre sono le pellicole in programma, proiettate il lunedì alle 21 al cinema Astra.
Affrontano l’argomento sotto vari aspetti, dalla percezione del ruolo dell’operatore cimiteriale alla morte in solitudine, per finire con il grande tema dell’elaborazione del lutto:
Il primo film è stato già proiettato il 9 ottobre 2017 e si tratta di Departures di Yojiro Takita (Giappone 2008, 130′). Seguirà il 16 ottobre 2017 Still life di Uberto Pasolini (Gran Bretagna-Italia 2013, 87′). La rassegna termina il 23 ottobre 2017 con la protezione di L’attesa di Piero Messina (Italia-Francia 2015, 100′), sarà presente il regista.
Al termine di ogni proiezione ci sarà la possibilità, per chi lo desidera, di condividere un approfondimento e una riflessione.
L’iniziativa rientra nell’ambito del percorso, avviato ormai da qualche anno dal servizio servizi funerari, di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale presente nel cimitero monumentale, riprendendo una tradizione che rischia di essere dimenticata.
Nelle guide turistiche di fine ottocento il cimitero monumentale veniva infatti segnalato come luogo da visitare proprio per la grande bellezza architettonica e per il patrimonio artistico in esso presente: «L’allontanamento dell’idea di cimitero quale luogo, oltre che dei ricordi individuali, della memoria collettiva di una comunità, rispecchia l’approccio verso l’evento morte che si è sviluppato in questi ultimi decenni dove il fine vita non viene più considerato come la normale conclusione del nostro cammino terreno, ma vissuto come una sorta di tabù sociale» nota Passalacqua.

Cremazione e pace-maker: un problema ancora insoluto

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Alcuni rapidi appunti sull’annosa questione degli stimolatori cardiaci da rimuovere prima della cremazione: invero vi sono delle notevoli criticità normative e procedurali, in quanto solo alcune Regioni, spesso con meri atti amministrativi, fanno, esplicito, riferimento ai pace-maker, anche se i protocolli operativi di molti gestori degli impianti di cremazione tendono (non casualmente) a richiedere o il preventivo espianto o una dichiarazione liberatoria da cui risulti che il defunto non ne era portatore.

Le motivazioni alla base alle posizioni ed aelle comprensibili richieste dei gestori nascono ora da standard, pur se di prassi, diffusi pressoché in tutta Europa (e non solo) (sia le Linee guida dell’I.C.F. sia dell’U.C.E. indicano la necessità dell’eliminazione del pace-maker), ora per indicazioni (a volte) fornite dagli stessi costruttori dell’impianto (alcuni “manuali d’uso” forniti da qualche ditta specializzata, ammettono chiaramente che non può procedersi in sicurezza alla cremazione di cadaveri portatori di pace-maker, se non vi sia la previa asportazione del dispositivo).

Le ragioni sono, sostanzialmente, di due ordini, il primo di tipo ambientale (che, in genere, interessa di più le Regioni), il secondo di carattere maggiormente tecnologico e manutentivo.

Infatti, specie nel passato, i pace-maker erano alimentati da radio-nuclidi (pace-maker di vecchia o vecchissima generazione), per cui l’eventuale cremazione potrebbe produrre l’emissione in atmosfera di radio-nuclidi (incidentalmente, la pericolosità di tali (eventuali) emissioni dovrebbe essere valutata “proporzionalmente” (come sempre in materia di inquinamento ambientale o, nello specifico, atmosferico), aspetto difficile da affrontare, mandando ancora quanto considerato all’art. 8 L. 30 marzo 2001, n. 130.

Oltretutto, in alcune Regioni, è stato affermato solennemente che i pace-maker alimentati da radio-nuclidi non sono più impiegati nella cura o stabilizzazione delle patologie cardiache, ciò può esser anche vero per gli interventi chirurgici recenti, ma, incidentalmente si trascura questo problema: oggetto di cremazione sono non sono solo i cadaveri, di persone appena decedute, ma possono essere anche i resti mortali estumulati o esumati, cioè di soggetti morti da diversi anni e che, astrattamente, potrebbero, allora, avere avuto l’impianto di pace-maker alimentato da radio-nuclidi (situazione di cui può anche essersi persa la memoria, anche da parte dei famigliari).

Sotto il secondo profilo, il pace-maker, prevalentemente se si tratti di dispositivi non recentissimi, può essere oggetto di “esplosione” nel corso della cremazione, questo fenomeno può determinare danni, anche significativi, alla cella crematoria (anzi, le situazioni “peggiori” potrebbero essere quelle in cui lo scoppio non provochi un danno immediatamente rilevabile, quanto micro-fessurazioni, in particolare interessanti il materiale refrattario, le quali, magari sommandosi nel tempo con altre, arrecherebbero nel tempo, lesioni più gravi, e questi prolungati stress termici e meccanici non permetterebbero un’individuazione puntuale di responsabilità (come si avrebbe, invece, nel caso del guasto immediatamente rilevabile), la quale consentirebbe un’eventuale azione risarcitoria in sede civile.

Votare è un pò morire

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Letta sul Corriere della Sera del 10 ottobre 2017, a firma di Massimo Gramellini.

Votare è un pò morire

Un cittadino veneto che fosse interessato a passare a miglior vita entro la fine dell’anno potrà approfittare della straordinaria opportunità offerta da un’agenzia di pompe funebri, che garantisce sconti del dieci per cento agli elettori del referendum autonomista del 22 ottobre. Unico requisito richiesto è l’esibizione della ricevuta che attesta l’avvenuto voto. Ovviamente lo si presume favorevole, non tanto in omaggio al noioso precetto costituzionale della sua segretezza, ma perché è inconcepibile che un fautore del No abbia la faccia tosta di morire dopo essersi recato alle urne, quando sarebbe assai più dignitoso che lo facesse prima. Non risulta chiaro se lo sconto si applichi soltanto ad personam, o se il becchino indipendentista consentirà di estenderlo ad amici e parenti prossimi, con un occhio di riguardo per le suocere. L’iniziativa, di cui nessuno oserà negare la lungimiranza, si abbina a quella di un imprenditore veneziano che opera in un altro genere di viaggi: le crociere. Ottimi sconti anche qui, ma sempre e solo entro la fine dell’anno. L’elettore, insomma, viene indotto a votare per l’autonomia del Veneto a patto poi abbandonarlo in tutta fretta su una barca indirizzata ai Caraibi o affidata a Caronte, l’unico scafista contro cui non c’è Minniti che tenga. Chissà che cosa si inventerà il serenissimo becchino per le imminenti elezioni politiche. Una cosa è sicura: certe forme innovative di voto di scambio farebbero fatica ad attecchire sotto la linea della polenta. In Italia il confine interno è ancora tracciato dalla scaramanzia.

Scalea: funerali completamente un nero

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Un’impresa di onoranze funebri, operante nella zona dell’Alto Tirreno cosentino (Scalea), che dal 2012 non ha mai presentato alcuna dichiarazione fiscale occultando ricavi per 400 mila euro ed evadendo circa centomila euro di imposte, è stata scoperta dagli uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza.
Attraverso controlli documentali, incrociati con i dati acquisiti dalle banche informatiche in uso al Corpo, è stata individuata l’impresa che, pur offrendo sul territorio servizi funerari in regime quasi ‘monopolistico’, non risulta abbia mai presentato alcuna dichiarazione fiscale nell’ultimo quinquennio.
Nel corso delle verifiche i finanzieri hanno scoperto violazioni agli adempimenti di natura amministrativa e sanitaria per le quali hanno provveduto a contestare le previste sanzioni nei confronti dei responsabili.

Le scelte dei Comuni per ridurre le partecipate pubbliche: in dismissione anche le onoranze funebri pubbliche

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Secondo l’ANSA le delibere comunali per stare in regola con la riforma Madia, taglia-partecipate, si sono concentrate proprio a ridosso della scadenza, che è caduta il 30 settembre 2017.
Dalle prime notizie sui piani di razionalizzazione presentati e approvati, la rasoiata sembra avere colpito soprattutto le realtà che nulla hanno a che fare con i servizi essenziali: via quindi le quote nelle scuole vela o nelle polisportive, nelle onoranze funebri, nei centri per la promozione del tessile e della seta o negli stabilimenti termali, per citare alcuni casi riportati nelle cronache cittadine.
I grandi Comuni si sono attrezzati per stare in linea con la legge, ha fatto così la Capitale, le cui partecipate passano da 31 a 11. Decisa anche la sfoltita a Venezia: da 30 a 12. Pronta anche Torino, che ne metterà sul mercato 14, e Milano, che ne vanterebbe oltre 80 tra collegamenti diretti e indiretti.
Firenze ha bruciato i tempi, provvedendo già nei mesi scorsi.

Bergamo: agitazione sindacale dei dipendenti della IOF pubblica che sentono odore di privatizzazione

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Il Comune di Bergamo, che aveva creato Bergamo Onoranze Funebri, società pubblica per calmierare i prezzi dei funerali, ha annunciato che è sua intenzione procedere alla trattativa diretta per l’affitto dell’intera azienda, anticamera della vendita definitiva a “privati”, dopo che era andata deserta la prima asta.
Alla notizia CISL FP e FP CGIL, dopo l’assemblea con i 12 dipendenti, hanno dichiarato lo stato di agitazione e chiedono l’attivazione della procedura di conciliazione.
Per Gian Marco Brumana e Natalino Cosentino, sindacalisti di CGIL e CISL, “aver attivato la trattativa diretta è in netto contrasto con la assicurazioni fornite in un recente incontro dall’assessore ai Servizi Cimiteriali circa il mantenimento della gestione diretta del servizio da parte dell’amministrazione comunale e testimonia la palese volontà del Comune di dismettere l’azienda”.

Feniof e Federcofit contro la gara della ASL1 di Roma che potrebbe veder vincere la gestione di camere mortuarie ospedaliere da parte di imprese funebri

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Il bando emesso a fine giugno dalla Asl Roma 1 per la gestione delle camere mortuarie di due strutture ospedaliere romane, il San Filippo Neri e il Santo Spirito, secondo la denuncia di Feniof e Federcofit, prevede l’affidamento di un servizio pubblico d’interesse generale – i servizi interni di Polizia Mortuaria: Camere mortuarie, spostamento salme da corsia a deposito – anche ad imprese di onoranze funebri, ovvero ad operatori commerciali, che avrebbero così una “corsia preferenziale” per l’esecuzione del funerale, in un potenziale regime di monopolio. Una situazione grave, tanto da indire una conferenza stampa per sollevare il caso.
Il bando contestato, in netta controtendenza con i principi sanciti da ANAC, Antitrust e diversi DDL di Camera e Senato, è partito grazie a un vuoto normativo. Infatti una sentenza del 2012 del Consiglio di Stato sancisce che in assenza di una disposizione legislativa regionale non si possono escludere operatori funebri dalla partecipazione alle gare per la gestione delle camere mortuarie.
Queste Associazioni delle imprese funebri, in realtà, stanno sfruttando l’indubbia assurdità del bando per premere affinché sia emanata una norma regionale che lo impedisca, semmai con anche altre norme che interessano il comparto. O anche che venga emanata un norma nazionale chiara in proposito.
In proposito è da anni che l’ANAC condanna queste pratiche, come pure l’Antitrust e diverse altre Federazioni di settore, tra cui la SEFIT.

Operatori celle mortuarie ospedale Verona: 4 arresti

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Sono quattro gli arrestati per concussione e associazione a delinquere tra gli operatori in servizio alle celle mortuarie dell’ospedale di Verona. Pretendevano soldi da titolari di imprese funebri per avere la garanzia che le salme venissero sistemate e rese presentabili ai parenti.
L’operazione ha coinvolto personale in servizio al quale è stato notificato il provvedimento.
Le forze dell’ordine procederanno nei prossimi giorni all’arresto degli altri operatori attualmente in ferie e in quiescenza.
Al momento in manette sono finiti: Davide Franchini, 47 anni, Marco Dal Dosso, 52 anni, Romolo Risegato, 64 anni, e Alberto Colombini, 59 anni.
L’operazione, avviata al seguito di una segnalazione alla Procura da parte dell’azienda cui sono seguiti ulteriori esposti da parte di altri soggetti, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona in stretta collaborazione con la direzione dell’Aoui di Verona e ha visto il coinvolgimento della Sezione della Polizia Giudiziaria e della Polizia Municipale di Verona.

A Benevento si vuol far chiarezza sulla gestione delle camere mortuarie cittadine

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Il presidente dell’Associazione IO X Benevento, Giuseppe Schipani, ha protocollato presso l’Ospedale Sacro Cuore Fatebenefratelli e presso l’Azienda Ospedaliera G. Rummo, una richiesta di accesso agli atti per conoscere le aziende che si occupano della gestione del servizio funebre all’interno delle strutture pubbliche, i requisiti abilitativi delle imprese operanti così come richiesti dalla Legge Regionale n°. 7/2013, tutta la documentazione inerente alla eventuale procedura di affidamento dell’incarico alle aziende operanti, e tutti gli atti prodotti relativi alla gestione delle camere mortuarie.

Ad annunciarlo è lo stesso Schipani che spiega: “Il servizio funebre è un’attività molto delicata che l’impresa esercita mediante un approccio in un momento di significativa sofferenza emotiva a carico dei familiari che subiscono perdite, spesso anche premature. Tali condizioni impongono di garantire e assicurare un profilo umano e professionale degli operatori impeccabile che tenga conto della più alta forma di sensibilità, di rispetto e non delle capacità di adescamento e accaparramento degli operatori che con scaltrezza cercano di imprimere un’azione commerciale in un contesto particolare e a fronte di un interlocutore debole e sofferente che in quel momento non è attento e concentrato perchè evidentemente ha il cuore a pezzi. Questa subdola procedura pare sia stata già messa a conoscenza delle Autorità Giudiziarie qualche mese fa, in particolar modo, sarebbe opportuno capire se tali aziende operanti rispondono ai requisiti abilitativi previsti dalla normativa vigente e come mai viene consentita una chiarissima connivenza tra pubblico e privato.

L’associazione Io X Benevento, peraltro, sta procedendo – conclude – anche ad un’altra verifica che sta interessando la gestione del cimitero comunale, i servizi che vengono erogati e tutti i relativi atti. Il presidente, Giuseppe Schipani, ha apprezzato la cortese disponibilità e sensibilità del Dirigente, architetto Castracane, con il quale ha avuto una serena e proficua interlocuzione per fissare un incontro utile per discutere e affrontare la questione e verificare se il comune di Benevento ha applicato e si è adeguato alla Legge Regionale N. 7 del 25 Luglio 2013 che disciplina le attività funerarie”.

Perdono la bara nel viaggio aereo

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All’ufficio valigie smarrite ne sentono di tutti i colori, ma questa doveva ancora presentarsi!
Il bagaglio sparito non era una valigia, bensì una bara, con il cadavere di un uomo di 58 anni, morto durante una vacanza in Sardegna. La salma era stata imbarcata all’aeroporto di Cagliari ed era attesa a Bruxelles dai parenti del defunto L.P. Il volo del vettore prevedeva uno scalo a Roma. Ed è a Fiumicino che si è avuto l’errore iniziale.
La salma col corpo del defunto belga è stata scambiata con un’altra e così è stata caricata su un altro aereo, decollato quasi contemporaneamente ma diretto a Parigi. A Bruxelles arriva così una bara non attesa e per la moglie e le due figlie di L.P. comincia l’avventura!
«Dopo aver scoperto che la bara era stata perduta c’è stato un altro episodio assurdo – racconta il console del Belgio a Cagliari, Giovanni Dore – Quando si è capito che la bara era finita a Parigi, la famiglia ha inviato in Francia un carro funebre. Ma quando è giusto a destinazione, il dipendente dell’agenzia funebre è stato informato che la salma era stata nuovamente imbarcata, senza alcun preventivo avviso o consultazione con la famiglia, su un volo diretto a Roma».
Da Roma a Bruxelles, dove il malcapitato cadavere ha finito di correre … con tanto di scuse da parte del vettore.

Emilia-Romagna: funerali a prezzi calmierati: una soluzione che non funziona!

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Sia consentito affrontare lo spinoso problema in termini abbastanza formali e giuridici.

135409479-649881e2-588a-4e23-916a-476f2086e725L’art. 16 comma 1 lett. b) D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 è stato implicitamente abrogato (fatta salva, forse, la fattispecie resuduale del trasporto necroscopico) in conseguenza dell’art. 1, comma 7-bis, terzo periodo, D.-L. 27 dicembre 2001, n. 392, convert. in L. 26 febbraio 2001, n. 26) che prevede come il traporto deldei defunti sia generalmente a pagamento, secondo una tariffa stabilita dall’autorità comunale (secondo il disposto dell’art. 16 comma 1 lett. a) D.P.R. n. 285/1990).

Anche quando dovesse ancora remotamente sussistere la possibilità di riconoscere all’autorità comunale la titolarità di fissare queste tariffe con apposita declaratoria ( D.M. 31/12/1983, dopo il suo “ripristino” nel testo originale da parte del T.A.R. Lazio, sez. I.ter n. 7570 del 5/6/-11/9/2003, che ha annullato le modifiche apportatevi dall’art. 2, punto 4) DM 1/7/2002), detta potestà sarebbe limitata alla mera definizione della tariffa concernente il solo trasporto funebre.

Questa operazione riuscirebbe, comunque, difficilmente sostenibile, in particolare nelle Regioni in cui siano vigenti (a prescindere dalla loro legittimità costituzionale o meno, in relazione all’art. 117, comma 2, lett. e) Cost.) norme legislative che inquadrino le prestazioni proprie delle onoranze funebri come comprensive di una serie di componenti (somministrazione di beni e servizi) (come è nel caso di cui all’art. 13 L. R. (Emilia-Romagna) 29 luglio 2004, n. 19 e succ. modif. e, di conseguenza considerino ormai il trasporto funebre come un’espressione di libera imprenditorialità, seppur sempre sottoposta ad autorizzazione comunale.

Tuttavia, anche volendo enucleare l’azione del trasporto di salma, di cadavere, di ceneri e di ossa umane o di resti mortali (si deve constatare come tale attività di mercato non sia suscettibile di rigida determinazione da parte di una qualche pubblica autorità, poiché perché se esistesse tale legittimazione “dirigista” (che se in essere costituirebbe anche un dovere per l’amministrazione competente) occorrerebbe una norma di rango primario tale da prevederla.

Pertanto la regola generale citata inizialmente, pur avendo fonte di tango primario (ormai), non può trovare applicazione poiché superata dalla Legislazione Regionale (e, del resto, è facile immaginare come molti Comune mai l’abbiano applicata e non per inerzia o intenzionale volontà di disattenderla).

Accademicamente, anche volendo caparbiamente riferirsi ancora al D.M. 31 dicembre 1983 questa ostinazione formalistica non offrirebbe risposte reali e fattive, in quanto l’indirizzo di alcune Amministrazioni Municipali sembra essere quello di comprendere nel “pacchetto” funerale non solo il trasporto, ma, appunto, un complesso di servizi e prestazioni, comprensivi di fornitura del feretro, diversificato in relazione alla pratica funeraria richiesta, alle modalità di trasporto, ai mezzi tempi e percorrenze dello stesso.

Bisognerebbe poi aggiungere il personale necessario per eventuali soste (es.: quelle per le esequie al fine della movimentazione, in tutta sicurezza del feretro) nel corso del trasporto, ma anche, in base delle richieste dei familiari o delle consuetudini locali contemplare altri elementi rituali (esempio: corone, cuscini, addobbi floreali, noleggio di paramenti per l’allestimento delle c.d. “camere ardenti”, necrologi e partecipazioni di lutto, ecc.), componenti tutte, molto variabili, che non possono essere oggetto di regolazione in via amministrativa, collocandosi sul piano delle ordinarie attività economiche sostanzialmente libere, nella determinazione dei prezzi e/o corrispettivi.

Si coglie per altro come, specie in alcune realtà (tipo nelle grandi realtà urbane), non manchino talora pulsioni orientate nella direzione dei cd. “funerali a prezzi calmierati”, in funzione di assicurare ai Cittadini una sorta di tutela di tipo consumeristico, che, negli obiettivi, potrebbe, forse, anche essere comprensibile ed apprezzabile.

Per altro, si deve, però, osservare come i Comuni non dispongano di strumenti efficaci ed idonei a consentire loro di garantire ai priori cittadini una tale protezione (salvo, forse, la collaudata soluzione che ultimamente sta perdendo consistenza, in termini di presenza sul territorio, anche per effetto di alcune disposizioni di legge, di porsi sul mercato offrendo essi stessi il medesimo servizio offerto da altri operatori economici privati , quando i prezzi praticati dal comune (o azienda riconducibile a questi) siano oggettivamente inferiori, sempre sotto il profilo imprenditoriale.

Per altro, quest’ipotesi un po’ retrò, e ciò giustifica il progressivo ridursi di presenza delle aziende “pubbliche” nel settore funebre, si scontra non tanto e non solo con il vincolo della separazione societaria (art. 5, comma 2 L. R. (Emilia-Romagna) 29 luglio 2004, n. 19 e succ. modif., ma – soprattutto – con la previsione dell’art. 13 (in particolare, comma 3) D.-L. 4 luglio 2006, n. 223, convert. in L. 4 agosto 2006, n. 248. Si potrebbero anche citare norme successive, che ispirate dalla stessa filosofia liberalizzatrice sotto il versante sostanziale.

In alcuni ambiti territoriali, sono state sperimentate soluzioni di cd. “funerali a prezzi calmierati”, esse per altro, risultano avere prodotto effetti non particolarmente esaltanti, in quanto, pur predisponendo formule contrattuali di componenti standard di servizi funebri, consentono ad ogni modo agli operatori, con un certo margine di manovra, di presentare servizi aggiuntivi o integrativi rispetto a quelli, formalmente, tipizzati, queste condotte commerciali alterano, di fatto, l’obiettivo originario che si prefiggono le amministrazioni locali, ma presentano pure il fattore di rischio di esser utilizzate in termini di indebita promozione, spendendo il nome del Comune, così questi approcci riconducibili alla c.d. “pubblicità ingannevole” diventano, di fatto, un boomerang.
Appare opportuno, in questo breve excursus normativo, ricordare qualche disposizione leggermente meno recente, quale (es.) l’art. 3, commi 8 e 9 D.-L. 13 agosto 2011, n. 138, convert. in L. 14 settembre 2011, n. 148 di cui sono abrogate (dal 13 dicembre 2011) alcune disposizioni e, considerando tale art. 3, comma 9, lett. h), senz’altro quella relativa ai prezzi minimi.

A questa norma si è poi sovrapposto l’art. 34 D.-L. 6 dicembre 2011, n. 201, convert. in L. 22 dicembre 2011, n. 214, che, pur se nominalmente simile sotto il profilo sostanziale, ha prodotto un nuovo effetto abrogativo, e con decorrenza 6 dicembre 2011.

In altre parole, anche soprassedendo su indirizzi e segnalazioni dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato, talora lette e percepite, e sbandierate in modalità non sempre corrispondenti al loro tenore testuale, si esprime l’avviso di una effettiva impraticabilità dell’ipotesi affacciata, congiuntamente ad un’ultima riflessione, pur se di merito: anche se alcune imprese del settore aderissero, per proprie scelte strategiche e di posizionamento sul mercato , a schemi di pre-determinazione di prezzi, il pericolo sarebbe senz’altro quello di ottenere esiti incoerenti, con le finalità dell’amministrazione comunale intende perseguire, quando non anche opposti.

Probabilmente una maggior e concreta garanzia per il consumatore potrebbe provenire dalla piena attuazione dell’art. 13, comma 6 L. R. (Emilia-Romagna) 29 luglio 2004, n. 19 e succ. modif, che – oltretutto – costituisce un vero e proprio obbligo in capo al comune, ma rispetto a cui si nota spesso una certa qual resistenza, anche (ma non solo per questa ragione) per le difficoltà a provvedere in questo senso, verso una vera e propria trasparenza dei prezzi.

Funerale per indigente: chi e quale Comune paga?

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Cara Redazione,

 

Il Comune di X richiede al Comune di Y di rifondere le spese funerarie sostenute, in quanto ha provveduto al trasporto della salma della Sig.ra V. residente in Y e deceduta in X ,dal luogo del decesso al cimitero dello stesso Comune per l’inumazione, documentando che tale rimborso deve essere effettuato in virtù della legge n. 6972 del 1890, facendo riferimento quindi al “domicilio di soccorso”. Questa formale istanza non mi sembra pertinente, in quanto trovandosi la persona deceduta in stato di indigenza e non avendo la stessa alcun parente tenuto agli obblighi assistenziali, senza, quindi la specifica domanda servizi o trattamenti speciali (si è provveduto d’ufficio!), il trasporto della salma a mente dell’art. 16 b) D.P.R. n. 285/1990 dovrebbe essere a carico del servizio necroscopico del Comune di decesso. Come sempre un grazie e cordiali saluti.

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L’assistenza economica in favore delle famiglie bisognose dei defunti è una funzione amministrativa relativa alla materia di “beneficenza pubblica”, come previsto dagli articoli 22 e 23 del D.P.R. n. 616 del 24/07/1977.

Chiedo provocatoriamente: regge ancora, giuridicamente, il rinvio all’art. 16, comma 1, lett. b) DPR 10/9/1990, n. 285???, se non per il solo caso della raccolta salme incidentate ex paragrafo 5 Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24 ( si pensi alla risoluzione Min. Interno n. 15900/2007 ed a Min. Grazia e Giustizia nota n. 4/2-780 del 14 dicembre 2007.

163151638-e2822d61-71a6-4035-8dbc-c081e505f409Difatti, con l’art. 1, comma 7-bis DL 27/12/2000, n. 392 convertito, con modif. nella Legge 28/2/2001, n. 26 (in vigore dal 2/3/2001), il trasporto dei cadaveri è sempre a pagamento anche quando lei defunti si trovino nelle condizioni – eccezionali – di gratuità dell’inumazione o dell’esumazione ordinaria (trascuro la cremazione, non essendo stata richiesta, per la quale, tuttavia, si dovrebbero applicare le norme ancor più rigide e severe dettate dall’art. 5 comma 1 Legge n. 130/2001.).

 

La questione, dunque, si pone in termini di imputazione dell’onere: va ricordato che la Legge 17/7/1890, n. 6972 è tuttora vigente, anche se ne è stato abrogato l’art. 72 dall’art. 30 L. 8/11/2000, n. 328.

In altri termini, mutatis mutandis, il c.d. domicilio di soccorso non è stato abolito, ma non si matura più con un periodo minimo di residenza (da ultimo, di 2 anni)in quanto viene a sorgere con la residenza stessa (artt. 2, commi 3 e 4, ed 6 comma 4 Legge. n.328/2000).

In linea generale, laddove la residenza non venga dimostrata in via amministrativa con le certificazioni previste (artt. 43 e 44 codice civile, art. 31 Disp. Attuazione al Codice Civile, legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223), può supplirsi con sentenza del giudice (art. 2907 codice civile). Perché sussista la registrazione amministrativa della residenza e conseguentemente sussista la possibilità di darne prova in via amministrativa, occorre che il relativo procedimento sia stato perfezionato.

Se con il “comma 7-bis” (per brevità) l’inumazione (intesa come modalità istituzionale di sepoltura ex art. 337 T.U.LL.SS.) e la conclusiva esumazione ordinaria sono divenuti servizi sociali e quindi da affrontare con i fondi del servizio sociale del comune (e fermo restando che le condizioni di indigenza vanno valutate con gli strumenti e modalità del D. Lgs. 31/3/1998, n. 109, così come integrato dal D.Lgs 3 maggio 2000 n. 130 e succ. modif.), si pone la questione del Comune che deve assumere il relativo onere (e quindi anche del trasporto che oggi è sempre a pagamento per il richiedente, fatta salva la fattispecie del recupero salma incidentata disposto dalla pubblica autorità, si veda a tal proposito l’art. 69 comma 1 Lett. c) D.P.R. n. 115/2002, sul quale si sono pronunciati sia il Min. Interni, sia il Dicastero di Grazia e Giustizia, con pareri uniformi ).

L’obbligo di provvedere alla materiale sepoltura fa carico naturalmente al comune di decesso ex art. 50 comma 1 lett. a) D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, in ossequio al principio implicito e, così, fondativo di tutto il nostro ordinamento di polizia mortuaria secondo cui l’inumazione deve avvenire spontaneamente nel luogo di morte.

Un trasporto in altro comune, originando inevitabilmente da un’istanza di parte, collocherebbe queste attività comunque al di fuori della, comunque, straordinaria gratuità, Infatti l’autorizzazione al trasporto cadavere fuori comune richiede sempre una fase propulsiva affidata al privato, il quale se ne assume necessariamente l’onere.

 

Se il comune di residenza richiedesse, per assurdo, il trasporto di una salma dal comune di decesso al proprio cimitero, si ravviserebbe quanto contemplato dal comma 4 dell’articolo 191 del Decreto Legislativo n. 267 del 18/08/2000, senza poi dimenticare l’art. 93 D.Lgs n. 267/2000 sul danno erariale.

 

L’onere che deriva dal decesso (trasporto al cimitero del luogo di morte, onere dell’inumazione, onere dell’esumazione ordinaria compiuto il periodo ordinario di rotazione in campo di terra) risulta ormai a carico unicamente del comune di ultima residenza, in quanto la legge 8/11/2000, n. 328 attribuisce l’onere dei servizi e prestazioni per le persone in stato di indigenza o di bisogno sia a carico del comune di residenza.

V’è però, una situazione forse anomala, da considerare: residualmente, nell’evenienza di decesso di persona non indigente, ossia non segnalata ai servizi sociali e da quest’ultimi presa in carico, e morta sola (es. soggetto ignoto), le spese, in ultima istanza, sono a carico del comune di decesso, non essendo ravvisabile alcun altro centro di spesa legittimato ad erogare denaro per la prestazione d’istituto, quest’ultimo, però, potrà anche in un secondo momento rivalersi nei confronti di parenti rintracciati successivamente secondo il principio della gestio negotiorum ex artt. 2028 – 2032 Cod. Civile o, ad ogni modo, ricorrendo agli usuali strumenti civilistici per la ripetizione della somma anticipata, sino ad attivate la procedura d’iscrizione a ruolo.

Falsifica documentazione per aprire impresa funebre nel bergamasco

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La Polizia locale del comune di Romano (in provincia di Bergamo) ha scoperto e sanzionato I.C., 25 anni, di Palermo, reo di aver fornito una falsa documentazione che attestava i requisiti necessari per aprire un’agenzia di pompe funebri in città.
Tutto ha avuto inizio con la presentazione della domanda all’ufficio del commercio del Comune, che dopo le prime pratiche ha passato alla Polizia locale il disbrigo dei controlli approfonditi.
Tra questi anche la verifica della competenza di direttore tecnico dell’esercizio, che I.C. avrebbe svolto, essendo in possesso di un diploma che attestava la frequentazione di un corso di formazione alla “Federcommercio”, l’Ente che forma professionisti anche in questo ramo commerciale.
La Polizia locale però una volta contattato l’Ente ha scoperto che il richiedente e fantomatico direttore d’agenzia non ha mai frequentato nessun corso. Il soggetto trasgressore è stato denunciato per falsificazione e uso di falsa documentazione”.

DIA Catania sequestra beni a impresario funebre

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La DIA di Catania ha eseguito un decreto di sequestro di beni nei confronti di un imprenditore di 58 anni, Sebastiano Distefano, attivo nel settore delle onoranze funebri.
Il provvedimento è stato emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Ragusa poichè l’uomo è accusato di reati legati al narcotraffico ed è già stato condannato, in passato, per i reati di detenzione illegale e porto in luogo pubblico di materiale esplodente, evasione fiscale e riciclaggio di valori bollati contraffatti. Beni, per un valore complessivo di tre milioni di euro, che sono stati sequestrati all’imprenditore ragusano da parte della Dia di Catania.
L’uomo è ritenuto membro di un’associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di stupefacenti: cocaina, eroina e hashish tra la Germania e la Sicilia.
Il sequestro ha interessato diversi rapporti bancari in corso di quantificazione, otto automezzi, 5 imprese con sede a Ragusa, di cui quattro operanti nel settore di onoranze funebri (Croce bianca iblea, Centro servizi funerari, Centro servizi funebri srl e L’azzurra onlus) e una nel settore della ristorazione (Agid srl).
Sono state sequestrate anche il 50% delle quote sociali di un’attività di gestione di parcheggi e autorimesse, nonchè 10 fabbricati e sei appezzamenti di terreno.

Oggi il picco di caldo, che continuerà per alcuni giorni

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“In questo periodo di caldo torrido nei pronto soccorso italiani si sta registrando in media il 10% di accessi in più, soprattutto in grandi città metropolitane, dove si arriva anche a picchi di aumento del 15% rispetto ai 20 milioni di accessi annui”. E’ quanto ha spiegato all’ANSA Maria Pia Ruggieri, presidente nazionale della Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza (Simeu).

“Il numero maggiore di accessi – ha spiegato – deriva da disidratazione e dal riacutizzarsi di patologie già presenti, come scompenso cardiaco e insufficienza respiratoria. A farne le spese, come per l’emergenza influenza sono soprattutto anziani e fasce deboli, tali sia per isolamento sociale che per povertà: si tratta infatti di persone che restano più spesso a casa, magari da sole”. Per quanto riguarda invece il sovraffollamento del pronto soccorso durante l’emergenza caldo, che si puo’ registrare in alcune citta’, puntualizza l’esperta, “non è pero’ dovuto ai pazienti in più che arrivano, ma è sempre generato dalla carenza di posti letto per ricoverarli. Al cronico sovraffollamento, bisogna infatti aggiungere che in estate gli ospedali hanno una ulteriore riduzione dei posti letto, dovuta al frequente temporaneo accorpamenti dei reparti”. Quanto ai consigli, conclude Ruggieri, “per la popolazione si ribadiscono regole comportamentali, come non uscire nelle ore più calde, bere molto e mangiare molta frutta. Per chi si occupa di organizzazione, il consiglio è di sostenere attività di supporto a domicilio e provvedere a un condizionamento efficace dell’areazione negli uffici pubblici, sui mezzi di trasporto e nei luoghi di cura”.

In pieno sviluppo l’ondata di caldo record sull’Italia: ieri erano 16 le citta’ con il bollino rosso, oggi saliranno a 26, praticamente tutte meno Genova, e cosi’ anche venerdi’. Il picco verra’ raggiunto oggi, ma le temperature record, resteranno su questi livelli fino all’inizio della prossima settimana, come avvertono i meteorologi del Centro Epson Meteo: ”l’apice del caldo, verrà raggiunto tra giovedì e l’inizio della prossima settimana e, in molti casi, verranno superati altri record storici per il mese di agosto, con picchi massimi di 42 gradi al Centro-Sud”.

”La poderosa ondata di caldo è appena iniziata – sottolineano – e in molte città sono già stati superati primati storici di caldo. Ad Alghero con 42°C è stato battuto il record di 40.4°C dell’agosto del 2003. A Firenze sono stati raggiunti l’altro ieri i 41,3°C, temperatura mai raggiunta prima d’ora nel capoluogo toscano dopo i 41,1°C sempre dell’estate 2003. Record assoluti sono stati battuti anche a Perugia e L’Aquila: nel capoluogo umbro l’altro ieri sono stati raggiunti i 40°C; mentre nel capoluogo abruzzese sono stati raggiunti 38°C, temperatura estrema per una città a 700 metri sul livello del mare. Non sono da meno i 37°C di l’altro ieri raggiunti a Potenza, nuovo record assoluto.

I riflessi sull’andamento della mortalità di periodo saranno evidenti, affermano esperti del settore funerario.

Continua e si prolunga nel tempo il caldo record inItalia

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L’intera penisola nella morsa del caldo africano: giovedi’ saranno 26 le citta’ con il bollino rosso del ministero della salute. Praticamente tutta Italia con la sola eccezione di Genova, che invece, oggi, domani e dopodomani e’ contrassegnata con un bollino giallo.

Secondo il ministero della salute, oggi sono quattro le citta’ segnate con il bollino rosso: Roma, Frosinone, Pescara e Campobasso. Alle quali domani di aggiungeranno altre 12 citta’: Bari; Bologna; Bolzano; Brescia; Cagliari; Firenze; Latina; Milano; Napoli; Perugia; Rieti e Viterbo. Ieri era stato Capo San Lorenzo, in Sardegna, con 49 gradi percepiti alle ore 16, rispetto ad una temperatura di 33 gradi, a far segnare il record, mentre a Ferrara la temperatura percepita e’ arrivata a 46 gradi contro quella reale di 35.

Ondata di caldo in arrivo. Probabile aumento della mortalità di periodo

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Arriva l’ondata di caldo più intensa del 2017 con il termometro che supererà in alcuni casi i 40 gradi.
Tra martedì 1/8 e mercoledì 2/8/2017 saranno 16 le città contrassegnate dal Bollino rosso del Ministero della Salute per il caldo eccessivo, praticamente l’intera penisola dal Nord al Sud.
In coincidenza dell’arrivo della quinta ondata di caldo africano, si comincerà domani con Roma, Frosinone, Pescara e Campobasso, alle quali dopodomani si aggiungeranno altre 12 citta’: Bari; Bologna; Bolzano; Brescia; Cagliari; Firenze; Latina; Milano; Napoli; Perugia; Rieti e Viterbo.
Conseguentemente saranno in aumento i ricoveri in Pronto soccorso e pure la numerosità dei decessi.

Truffa funebre

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Il titolare di una agenzia funebre con sede a Vibo Valentia è stato denunciato dai Carabinieri della Stazione di Vibo Marina poiché ritenuto responsabile del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Dopo un sopralluogo presso il cimitero di Bivona, eseguito dai militari e dai Nas, successivo ad una segnalazione di strane esalazioni nelle vicinanze dei loculi ospitanti le salme dei profughi giunti cadaveri negli ultimi sbarchi, 31 loculi sono stati ispezionati e in due di questi è stata accertata la presenza della sola copertura interna in zinco senza la bara in legno.

Gli accertamenti hanno permesso di appurare come, per quei due loculi, la ditta fosse stata incaricata e regolarmente pagata dal Comune di Vibo Valentia. Altre 3 bare sigillate, con all’interno cadaveri di migranti, sono state trovate ancora da tumulare.

Feniof e Federcofit scrivono al presidente della Regione Lazio

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Due associazioni di categoria del settore funebre, Feniof e Federcofit, hanno pubblicato pochi giorni or sono un avviso a pagamento sul quotidiano Il Messaggero per protestare contro l’appalto per la gestione delle camere mortuarie del Santo Spirito e del San Filippo Neri, che potrebbe diventare, secondo loro, “un tragico mercanteggio di salme” (puntini puntini puntini).
Di seguito l’appello: