Impianti di cremazione ecosostenibili. Evoluzione ecologica e aspetti gestionali – 2/5

Questo articolo è parte 2 di 5 nella serie Impianti di cremazione ecosostenibili

Evoluzione ecologica e aspetti gestionali dei crematori

Negli anni 80 e 90 diversi impianti di cremazione elettrici di prima generazione erano in funzione nel nostro Paese in città importanti come Milano, Como, Varese e altre città del Nord Italia. Gli elevati costi energetici, gli alti costi di manutenzione, la scarsa flessibilità di utilizzo e le nuove normative ambientali hanno portato quelle Amministrazione a convertire gli impianti verso la più flessibile e più economica soluzione di impianti alimentati a gas metano che sono diventati prevalenti in tutto il territorio nazionale con l’eccezione di alcuni rari casi di alimentazione a gasolio o a GPL o a GNL dovuta principalmente a ragioni di approvvigionamento e mancanza di una rete gas capillare.
Negli ultimi 5 anni in Europa alcuni produttori di impianti hanno sviluppato e proposto forni elettrici di seconda generazione che vengono considerati in grado di superare le problematiche principali che erano proprie dei primi forni elettrici anni 80-90 e la recente crisi negli approvvigionamenti di gas metano.
Una nuova sfida si prospetta nel prossimo futuro per il settore della cremazione considerando la recente crisi geo-politica e l’orientamento a livello Europeo alla riduzione entro il 2035 delle emissioni di CO2 ed un conseguente drastico taglio nell’utilizzo di combustibili fossili, in particolare il metano.
Come detto, essendo gli impianti di cremazione infrastrutture di servizio ai cittadini con una vita utile di 20 -30 anni, la scelta della tipologia di impianto da parte dei Gestori di impianti e delle Pubbliche Amministrazioni deve tener conto di alcuni fattori fondamentali quali:
• lo sviluppo tecnologico nei processi e nelle ottimizzazioni impiantistiche;
• la maggiore penetrazione nella produzione di energia elettrica rinnovabile (fotovoltaico);
• la necessità di un progressivo processo di decarbonizzazione previsto nel prossimo futuro.
Nel futuro è prevista un rapido incremento nella installazione di templi crematori e delle linee di cremazione in ragione dei minori impatti ambientali, economici e sociali a fronte sempre di una maggiore richiesta di detto servizio.
Le future progettazioni impiantistiche nel settore della cremazione saranno necessariamente improntate al raggiungimento di tre obiettivi primari:
1. Evitare consumi di energie improduttive;
2. Recuperare le energie altrimenti disperse;
3. Ricorso alle fonti rinnovabili;
Non c’è dubbio che un forno crematorio alimentato a gas metano dotato delle migliori tecnologie disponibili, ben progettato, adeguatamente controllato e ben gestito può ampiamente soddisfare gli standard di emissione, operando a 850°C di temperatura nella zona di combustione secondaria e questo è stato ampiamente dimostrato nella pratica.
Ma quali sono gli accorgimenti principali che un buon Gestore dovrebbe sempre aver cura di mettere in atto?
Per i crematori sono rilevanti le attività di manutenzione preventiva per mantenere inalterata nel tempo l’efficienza di funzionamento dei componenti dell’impianto. Il concetto di manutenzione preventiva fa ancora fatica ad essere completamente compreso da molti Gestori volti più a porre attenzione alla riduzione dei costi che all’efficienza dell’impianto. Manutenzione preventiva significa essenzialmente controllare che il corretto rapporto aria/combustibile nel processo di combustione sia mantenuto per poter ridurre i consumi di combustibile ausiliario e i tempi operativi, assicurando allo stesso tempo il rispetto dei limiti di emissione in atmosfera imposti dalle Autorità Locali. Ad oggi sono disponibili sul mercato strumentazioni di controllo dell’ossigeno molto reattive ed efficienti in grado di regolare con precisione l’immissione di aria di ossidazione in camera secondaria. L’ossigeno infatti deve essere mantenuto al livello più basso possibile (>6%) in quanto più basso è il contenuto di ossigeno in camera secondaria minori sono le perdite di calore al camino.
Il sistema di controllo ed il software dell’impianto di cremazione in generale devono utilizzare il feedback che proviene da tutte le informazioni di monitoraggio per un controllo stretto ed efficiente di tutti i parametri. I bruciatori a gas devono modulare correttamente per mantenere uno stretto controllo delle temperature nel forno crematorio, riducendo la frequenza di accensione e spegnimento e prevenendo inutili superamenti dei setpoint di controllo della temperatura, risparmiando combustibile e uniformando il funzionamento.
Da un punto di vista operativo gli impianti di cremazione dovrebbero funzionare il più a lungo possibile nell’arco della giornata, per ridurre il consumo di carburante di supporto. L’efficienza operativa è vitale se si desidera ridurre al minimo le emissioni di CO e questo dipende dalla gestione dell’impianto. I moderni impianti sono provvisti di una accurata reportistica giornaliera che fornisce il tempo ed il consumo per la fase di preriscaldo e i consumi e le emissioni correlate a ciascuna cremazione.
Un altro aspetto legato all’utilizzo degli impianti di cremazione è il recupero del calore residuo dal processo di cremazione. Questa è una opportunità che rimane ancora poco sfruttata nel nostro Paese e che migliorerebbe in modo significativo l’impronta ambientale di queste installazioni. Per la sua stessa natura, la cremazione produce grandi quantità di calore disponibile per il riutilizzo.
Mentre è vero che molti siti recuperano il calore di scarto dall’acqua calda della caldaia per integrare o sostituire la domanda di energia del sito per il riscaldamento degli spazi e l’acqua calda sanitaria, il problema è la mancata corrispondenza tra la domanda di calore e la quantità potenziale di calore disponibile. In altre parole, c’è molto più calore disponibile di quello che può essere utilizzato in un tipico crematorio.
I nuovi impianti di cremazione dovranno tenere conto dello sviluppo della situazione contingente ambientale ed energetica nel medio e lungo periodo adeguandosi all’impiantistica che costituirà le nuove tecnologie in coerenza ai nuovi standard ambientali previsti già ora e per il prossimo futuro.
Pertanto, è opportuno considerare quali opzioni energetiche si prospettino per il settore in termini di sostenibilità, adattabilità, economicità e impatto ambientale a fronte di una esigenza di cambiamento che nasce dalla necessità di de-carbonizzare progressivamente il nostro Pianeta.

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