Containers refrigerati a servizio di crematori e cimiteri

Questo articolo è parte 6 di 6 nella serie Impianti di cremazione ecosostenibili

La cronaca, anche recentemente e a volte impietosamente, evidenzia alcune carenze strutturali presenti in diversi impianti di cremazione e anche nei cimiteri italiani. E’ il noto problema delle liste d’attesa per la cremazione e per la sepoltura che soprattutto nei grandi centri urbani e in determinate situazioni quali la pandemia di Covid e, più recentemente, per ondate di calore estivo, periodicamente viene posto all’attenzione dell’opinione pubblica, suscitando sdegno ed indignazione per le condizioni nelle quali vengono “depositati” i feretri in attesa di cremazione o sepoltura.

Queste situazioni dimostrano che sarebbe necessario disporre di zone di deposito aggiuntive a quelle ordinariamente previste sia per gli impianti di cremazione sia per talune situazioni cimiteriali, quando la domanda di servizio è eccessiva rispetto alla loro potenzialità di accoglienza.

Il panorama degli impianti di cremazione è andato cambiando rapidamente negli ultimi anni nel nostro Paese, con la sempre maggiore presenza numerica di crematori in certe zone del Nord e Centro Italia e una carenza in molte zone del Sud.
E’ inoltre aumentata la competitività tra diversi operatori che, per ottimizzare i costi di gestione, tendono ad ampliare l’utilizzo dell’impianto di cremazione sia con il ricorso alla cremazione di resti mortali sia con l’allargamento del bacino di utenza.

Inoltre a fronte di una richiesta crescente di cremazione molti gestori tendono ad utilizzare l’impianto di cremazione in modo “quasi continuo” ottimizzando in tal modo l’efficienza dell’impianto e abbattendo in modo significativo i consumi medi di gas per ogni cremazione e di conseguenza i costi operativi, in modo da mantenere prezzi competitivi.

Questo approccio rende necessario disporre sia di un adeguato numero di forni sia di locali di deposito dei feretri e dei contenitori di resti mortali opportunamente dimensionati e con specifiche caratteristiche refrigeranti.

La disponibilità di luoghi di deposito capienti di resti mortali in attesa di cremazione non è una prerogativa di tutti i crematori installati nel territorio nazionale.
In particolare gli impianti di cremazione di più vecchia data o installati all’interno di Cimiteri Monumentali non hanno, generalmente, locali di deposito adeguati.

In numerose realtà locali vi è una strutturale carenza di posti feretro in cimitero con la difficoltà di mettere tempestivamente a disposizione posti per le sepolture.

La possibilità di avere a disposizione ambienti refrigerati può consentire di superare periodi di difficoltà operative per ritardi nella consegna dei manufatti cimiteriali.

La Regione Lombardia con il R.R. 4/2022 ha indicato una via, una possibile soluzione che dovrebbe essere seguita anche in altre parti d’Italia, in particolare quelle che subiscono di più la pressione cimiteriale.

L’art. 32 del R.R. lombardo 4/2022 definisce le caratteristiche strutturali, impiantistiche e gestionali di un impianto di cremazione, caratteristiche che vengono meglio esplicitate nell’allegato IV del R.R. 4/2022. Riferendosi agli ambienti refrigerati il Regolamento lombardo prevede “un locale deposito refrigerato per la conservazione di feretri e di contenitori di resti mortali o di parti anatomiche riconoscibili in attesa della cremazione, con una capienza minima pari alla capacità massima di feretri trattabili in due giorni dalle linee di cremazione presenti e il deposito deve avere dimensioni tali da consentire la movimentazione meccanica dei feretri”.

Ciò significa che il locale di deposito refrigerato in un impianto di cremazione deve possedere un numero di posti non inferiore a:

capienza minima = 2xNxC

dove N= numero di linee funzionanti e C= numero massimo di feretri che può essere trattato ogni giorno.

Facendo un esempio pratico se un crematorio è dotato di due linee di cremazione della capacità massima di 10 cremazioni giorno il deposito refrigerato dovrà avere una capacità di almeno 40 posti feretro.

Alcune soluzioni possibili.

Il deposito temporaneo di feretri o resti mortali in attesa di cremazione deve garantire condizioni di sicurezza e igiene per gli operatori.

Qualora non si disponga di un locale refrigerato qualcuno ha suggerito che i feretri dovrebbero essere inseriti in cofani di zinco per evitare sversamenti e odori, soluzione che si basa ancora su norme vecchie e che non tiene ancora conto delle possibilità offerte dalle moderne tecnologie.

Nei Paesi caldi è abbastanza comune l’uso di feretri refrigerati che però possono costituire una soluzione in presenza di deposito di breve durata e di poche unità.

Una soluzione che potrebbe efficacemente fronteggiare i picchi di richiesta è quella di disporre di soluzioni modulari che aumentano la capacità refrigerata, da ampliare o ridurre in base alle necessità.

Anziché progettare i locali di deposito per punte di eccezionalità di servizio, creando una sovrabbondanza di posti, nella maggior parte dei casi non necessari, può essere più conveniente avere a disposizione dei depositi refrigerati facilmente dislocabili e trasportabili nei luoghi ove occorre un temporaneo aumento di capacità ricettiva refrigerata.
Container frigoriferi, adeguatamente equipaggiati con sistemi di deposito e movimentazione dei feretri, possono essere utilizzati in relazione alla capacità di cremazione dell’impianto e al bacino di operatività dello stesso, nonché alla disponibilità di spazi. Containers da 20” (o anche più) dotati di macchina refrigerante, resi in grado di garantire la movimentazione meccanica dei feretri in condizioni di sicurezza.

Non è una soluzione specifica solo per crematori, ma può dimostrarsi utile anche nei cimiteri.
Infatti, laddove vi sia un ritardo nella esecuzione di nuove costruzioni di loculi (o nella possibilità di loro utilizzo per ritardi amministrativi o per contenzioso) si può incrementare la capacità di deposito temporaneo di feretri in attesa di tumulazione (o anche di trasporto a cremazione) con soluzioni containerizzate refrigerate, che diventano importantissime nei periodi di massima calura.

Il fabbisogno energetico per la produzione delle frigorie necessarie potrebbe essere fornito da un sistema di produzione fotovoltaica di elettricità (anche sui tetti cimiteriali) per alimentare sia gli impianti di cremazione sia le macchine refrigeranti e/o sistemi di recupero energetico per utilizzare il calore recuperato derivante dall’abbattimento di calore dei fumi dell’impianto di cremazione, come del resto indicato dal Regolamento R.R. 4/2022 della Regione Lombardia che all’allegato IV comma 3 così dispone:

“I nuovi impianti devono essere muniti di sistemi finalizzati al contenimento dei consumi energetici mediante il recupero del calore dai fumi. Qualora il calore recuperato non venga destinato ad usi tecnologici, ma alla climatizzazione degli ambienti mediante impianti di trattamento dell’aria è necessario che il recupero del calore avvenga mediante sistemi ausiliari e non a scambio diretto.”

L’utilizzo di containers refrigerati, opportunamente adeguati alle esigenze specifiche è inoltre in grado di garantire le condizioni di utilizzo previste dalla norma UNI EN 15017 Funeral requirements, offrendo così un altro vantaggio operativo.

Sul mercato è possibile reperire sia soluzioni di container refrigerati in acquisto, sia a noleggio, permettendo così al gestore del crematorio (o del cimitero) di scegliere la soluzione più consona alle proprie capacità finanziarie del momento, laddove vi sia da fronteggiare situazioni di emergenza o meglio, prevenendole e quindi dotandosi della migliore attrezzatura utile per ottimizzare la propria gestione operativa:
disporre di una riserva aggiuntiva di posti refrigerati (sia per feretri che contenitori di resti mortali, che amplificano le ordinarie capacità ricettive) che faccia da polmone per l’ottimizzazione dei tempi morti degli impianti o anche per utilizzare al meglio nastri orari operativi notturni.

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Written by:

Fabrizio Giust

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