Impianti di cremazione ecosostenibili. Le premesse – 1/5

Questo articolo è parte 1 di 5 nella serie Impianti di cremazione ecosostenibili

Premessa generale

Il settore degli impianti crematori e della cremazione in generale, come altri settori della nostra Società, è impegnato da molti anni a ridurre l’impatto ambientale.
Una delle principali aree di attività volte a ridurre tale impatto è relativa alla fonte energetica utilizzata come combustibile per alimentare gli impianti di cremazione.
È questa un’area che è necessario seguire con attenzione negli anni per valutare la disponibilità di nuove fonti di energia.
Seppure i crematori in Italia rappresentino una quantità marginale delle emissioni complessive da impianti di combustione alcuni interrogativi vanno posti.
La pratica della cremazione è infatti sensibilmente aumentata in Italia negli ultimi anni con un valore per il 2020 di 247.840 cremazioni (escludendo i resti mortali) realizzate in 87 crematori sparsi sul territorio nazionale con circa 200 linee di cremazione installate (fonte: Utilitalia SEFIT).
Tali dati hanno soppiantato le più accurate previsioni formulate da qualificati esperti del settore che stimavano di raggiungere le 200.000 cremazioni entro il 2050. I motivi della crescita della cremazione sono molteplici con implicazioni di carattere culturale, sociale ed economico.
I recenti accadimenti sanitari e geopolitici hanno determinato un cambio di paradigma nell’impostazione delle strategie economiche, sociali e ambientali a livello globale e nazionale; si è passati da una globalizzazione con una condivisione di materie prime e servizi ad un contesto di una drastica necessità di inversione delle strategie nazionali volte al perseguimento dell’equilibrio e dell’autonomia della propria struttura energetica e socioeconomica.
Ad una nuova strategia politica ed economica nazionale si associano altri due aspetti generali cogenti: la necessità, a livello globale, di contrastare il cambiamento climatico e l’assoluta necessità dell’Italia di incrementare il contributo delle energie rinnovabili nel mix di fabbisogno energetico nonché di ridurre contestualmente le forniture di metano dall’estero, in particolare dal metano russo.
In quest’ultimo ambito il contributo potenziale del fotovoltaico è fondamentale in ragione anche degli elevati valori di irraggiamento solare che caratterizzano il territorio nazionale e che costituiscono una vera e propria risorsa energetica.
Lo scenario prospettato è stato previsto, oltre un decennio fa, dall’economista Jeremy Rifkin ed esposto in alcuni testi divulgativi e di formazione.
Nel 2020 le energie rinnovabili, fotovoltaico ed eolico, sono cresciute ad un ritmo sostenuto; secondo un nuovo rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia; tale espansione è destinata ad aumentare anche nei prossimi anni, soprattutto in ragione della situazione improvvisa contingente.
La nuova capacità elettrica rinnovabile nel 2020, con 280 gigawatt, ha segnato un + 45% rispetto al 2019.
Nel prossimo futuro a partire dal 2022, malgrado un sensibile incremento dei costi delle materie prime non comparabile, però, all’incremento dei costi dei vettori energetici, avremo un forte incremento delle energie rinnovabili in particolare il fotovoltaico.
Considerato tutto quanto sopra riportato, tutte le attività sul territorio, indipendentemente dal loro codice NACE (Nomenclatura delle Attività Economiche nella Comunità Europea), sono indotte a intercettare le opportunità tecniche ed economiche delle fonti rinnovabili per alimentare energeticamente i propri fabbisogni elettrici.
Il futuro è già tracciato: gli impianti energetici per la produzione di beni e servizi saranno sempre meno alimentati da fonti fossili, sostituiti dalle fonti rinnovabili a basso costo di produzione.
Considerazione assolutamente necessaria per il successo della transizione energetica è lo snellimento delle procedure burocratiche ed evitare di remunerare l’energia elettrica prodotta in esubero, rispetto ai propri fabbisogni, a valori estremamente bassi che implicano la non convenienza degli imprenditori ad assumere il ruolo di “Prosumers” secondo lo schema qualitativo sotto riportato.



Il triangolo rosso riporta sui tre assi lo stato attuale della attività generica in termini di “impatti”: costo dei vettori energetici, di consumo di energie fossili e di emissioni di CO2, mentre lo stato successivo a seguito della transizione energetica dovuta all’installazione di un impianto fotovoltaico è rappresentato in verde e costituisce le nuove “virtuosità”.
I nuovi criteri progettuali devono tendere non solo all’annullamento degli impatti ma a rendere disponibili al territorio delle virtuosità atte a indurre una riduzione degli impatti complessivi del territorio dovute a quelle attività che non sono in grado di efficientare i propri impianti.
L’attività crematoria è una di queste attività coinvolte dalla transizione energetica.
Una nuova sfida, pertanto, si prospetta nel prossimo futuro per il settore della cremazione considerando l’orientamento a livello Europeo alla riduzione entro il 2035 delle emissioni di CO2 ed un conseguente drastico taglio nell’utilizzo di combustibili fossili.
Gli impianti di cremazione sono infrastrutture di servizio che hanno una vita utile di 20-30 anni; per tale ragione la scelta della tipologia di impianto deve intercettare lo sviluppo tecnologico e soprattutto il progressivo processo di decarbonizzazione previsto nel prossimo futuro.
Nel lungo periodo è ipotizzabile pensare che si passerà dagli attuali crematori alimentati a metano a crematori alimentati da biocombustibili o elettricamente da fonti rinnovabili, in particolare con il fotovoltaico affiancato da accumulatori elettrici.

A livello Europeo e Nazionale, vista la situazione contingente, per molte attività, sarà necessario ricorrere alle fonti rinnovabili per coprire i fabbisogni energetici e tendere a immettere nella rete nazionale i surplus di energia elettrica prodotta, incentivare le immissioni di energie elettriche rinnovabili rispetto ai propri fabbisogni, che di fatto, porteranno le attività ad avere un contributo per evitare l’uso di fonti fossili e di ottenere un certo reddito dalla vendita di energia elettrica alla rete Nazionale; in termini tecnici diventare dei Prosumers, non più e non solo dei Consumers.

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