Appunti di tanatocosmesi

Quale è la differenza ontologica e semantica tra TANATOPRASSI e TANATOESTETICA?
Cosa significano queste due misteriose parole?

L’etimologia greca della parola TANATOPRASSI ci indirizza al sostanziale significato e fine della disciplina, da cui l’unione del sostantivo THANATOS: la morte e del verbo PRASSEIN: il fare, il manipolare.
In effetti alcuni tanatoprattori amano definirsi “manipolatori di corpi”, ma in realtà questa definizione è molto riduttiva, siccome si tratta pur sempre di professionisti molto qualificati, che pongono in opera un articolato insieme di tecniche e soluzioni atte a ritardare le conseguenze fisiche e biologiche, altrimenti inevitabili, della tanatomorfosi, ossia dei cambiamenti post-mortem.

Tali procedure sono in grado di:

  1. disinfettare e nettàre il corpo;
  2. asportare protesi, sonde, dispositivi cardiaci, e bypass intestinali (operazione indispensabile per le salme destinate alla cremazione);
  3. svuotare la salma dai liquami organici che ristagnano nelle sue parti cave;
  4. preservare temporaneamente il corpo umano dalla corruzione della morte;
  5. ridonare un’apparenza fisica accettabile ai corpi così trattati (anche nella morte, dopo tutto, ci deve esser dignità ed umano rispetto, non vi pare?)

Molti psicologi esperti nell’elaborazione del lutto e nella terapia del dolore, sono concordi nel ritenere che il raccogliersi attorno al parente deceduto per un ultimo momento di saluto, rafforzi la realtà della morte e aiuti i sopravvissuti a percorrere quella strada che li aiuterà a consolarsi della loro perdita.

La “TANATOESTETICA” è invece l’insieme degli interventi rivolti: alla pulizia tolettatura eventuale, rasatura e vestizione della salma.
Essa si compone di diverse fasi, la prima è senza dubbio la toilette mortuaria, dove si provvede a detergere le membra del cadavere.
In seguito, si possono anche attivare diversi procedimenti per attenuare certi imbarazzanti fenomeni del post-mortem, come ipostasi, ecchimosi, piaghe da decubito, magari attraverso una delicata cosmesi del viso (CAMOUFLAGE).
Da ricordare, tra le operazioni più importanti, anche il tamponamento degli orifizi (ossia le aperture naturali del corpo) per impedire la fuoriuscita di liquidi ed umori organici.

L’obiettivo finale è permettere una buona presentazione del defunto alla famiglia, ai parenti, agli amici, per l’ultimo saluto.
La tanatoestetica non è mai un procedimento di conservazione della salma (in quanto non vi è sospensione del processo tanatomorfico).
Si possono, invece, operare degli interventi ricostruttivi, anche importanti, ove si rendesse necessario, purché non compromettano la necessaria identificazione del corpo, debbono, quindi esser incruenti e limitati a piccole parti del corpo, soprattutto del viso.
La ricostruzione, in ogni caso, deve mantenere inalterati i caratteri e la fisionomia originaria del defunto.

Per riassumere possiamo allora dire che:

  • TOILETTE MORTUARIA
  • CAMOUFLAGE (cosmesi funeraria)
  • RICOSTRUZIONE

costituiscono la TANATOESTETICA.

Grazie alla TANATOPRASSI e soprattutto alla TANATOESTETICA, è possibile ridonare un’immagine serena al corpo, simile all’atteggiamento del riposo, con i lineamenti del viso distesi e non segnati dalla spesso tragica maschera mortuaria, così da trasmettere l’illusoria, ma assai confortante, impressione che il defunto sia semplicemente addormentato.
Questa visione rasserenante gioca un ruolo di rilievo sul piano psicologico nei confronti del famigliare.

Nei paesi, dove la tanatoprassi è un servizio contemplato e codificato da tempo dall’ordinamento giuridico, nessun individuo può presentarsi quale tanatoprattore, oppure praticare, se non clandestinamente, trattamenti conservativi, senza aver conseguito l’abilitazione professionale prevista da apposita Commissione d’Esame, anche se privata, riconosciuta a livello Istituzionale.
La legge Italiana come considera tanatoprassi e tanatoestetica? (Le legittima? Le vieta? Non le ha ancora recepite nel nostro ordinamento?)

La legge Italiana non ha ancora pienamente legittimato la tanatoprassi, almeno a livello nazionale.
Anche tra i giuristi sussistono ancora diversi dubbi sulla piena operatività della tanatoprassi: atti cruenti ed invasivi sul cadavere, praticati da personale non medico, potrebbero ancora configurare la fattispecie di reato conosciuta come vilipendio di cadavere.
Se vogliamo parlare correttamente di tanatoprassi, non dobbiamo dimenticare un dato molto preciso: l’unico trattamento conservativo consentito su scala nazionale è ancora la siringazione cavitaria a base di 500 cc. di aldeide formica, sul piano funzionale e non tanto estetico, mentre è pur sempre ammessa (anche se molto rarefatta) l’imbalsamazione.

Ci sono alcune incongruenze da rilevare nel nostro attuale sistema normativo, per fortuna in via di superamento: il procedimento di chiusura della bocca con metodo operatorio, attraverso cioè punti di sutura applicati alle labbra, pur non essendo un intervento destinato alla conservazione del corpo, viene comunque considerato un atto di tanatoprassi, perché bisogna, in ogni caso, perforare con un ago i tessuti corporei e, pertanto, può essere svolto solo da un tanatoprattore abilitato o da personale sanitario (gli addetti dell’obitorio/camera ardente ospedaliera).
Molti impresari e necrofori, però, soprattutto in caso di vestizioni nel domicilio del de cuius, sono soliti chiudere bocca ed occhi con un leggerissimo strato di colla.
Si tratta pur sempre di un’azione “violenta”, proprio perché irreversibile; quando, infatti, il collante abbia fatto presa, occhi e bocca non potrebbero più esser aperti, se non con un’incisione, anche se superficiale, eppure gente senza alcuna qualifica continua ad adottare questa tecnica piuttosto rozza nel colpevole silenzio delle autorità locali preposte al controllo dell’attività funebre.

Occorre una particolare autorizzazione da parte dei pubblici poteri per eseguire trattamenti di Tanato-estetica?

La TANATOESTETICA, normalmente, può essere praticata senza alcuna autorizzazione amministrativa specifica, tranne nei casi di morte per malattie contagiose, dove c’è l’obbligo di chiudere la salma immediatamente nella bara, dopo averla avvolta in un lenzuolino imbevuto di sostanza disinfettante, oppure quando ricorra la fattispecie giuridica di morte sospetta e vi sia un’indagine in corso dell’autorità giudiziaria.
Bisogna, in questo frangente, attendere la conclusione degli accertamenti ed ottenere l’esplicita l’autorizzazione per poter toccare il corpo e procedere con la TANATOESTETICA, conclusiva del processo di vestizione. (Toilette – Camouflage – Ricostruzione).

È essenziale ricordare come, durante il periodo d’osservazione, non debbano mai esser posti in essere atti che, in qualche modo, potrebbero compromettere eventuali manifestazioni di vita.

Bisogna subito far chiarezza su una questione importantissima: sui morti quasi mai si può applicare lo stesso make up che si usa sulla pelle dei vivi, magari comprato in fretta e furia nella profumeria sotto casa oppure dalla parrucchiera, siccome l’epidermide di un cadavere, soprattutto nella zona scoperta del volto, è soggetta a tumultuose trasformazioni post mortali, capaci di renderla molto più delicata e secca a causa di una rapida evaporazione della sua componente liquida.
Per converso è ultroneo e quasi pacchiano spendere cifre folli per esosi prodotti, magari importati dall’Estero o di dubbia provenienza, ma con nomi suggestivi ed altisonanti. Un buon cosmetico è pur sempre tale, specie se ad alta capacità idratante e distensiva: non sarebbe, quindi, da disdegnare, un ricorso a sostanze ed unguenti più “normali” ed accessibili.

Anche i capelli debbono esser trattati con particolare cura, la generosa presenza di sebo nel cuoio capelluto spesso li rende opachi, disordinati ed oleosi, quasi fossero di stoppa; l’unica vera soluzione a questo in estetismo non è appesantirli ancor di più con lacca o gel, ma lavarli con uno shampoo a forte potere emolliente.
Non vanno mai dimenticati tutti quei piccoli attrezzi per la pulizia del corpo come salviettine, fazzoletti, rasoi monouso per la barba, cotone, pettine e spazzola, asciugacapelli, spugna, spugnette, bastoncini di carta, tamponi.

È assolutamente fondamentale essere autonomi in tutto, poiché va sempre dimostrata la propria estrema professionalità: insomma il vero tanatoesteta non deve solo essere davvero bravo… deve anche sembrarlo.

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