Vendita di tombe tra privati

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Ci è pervenuto il quesito seguente:

Avendo un concessionario costruito una Cappella Gentilizia su suolo avuto in concessione novantanovennale dal Comune, può il concessionario vendere dei loculi o parte della cappella stessa, mediante scrittura privata, ad altre persone senza preventiva autorizzazione del Comune?

I loculi costruiti prima del 1975, possono essere venduti sempre mediante scrittura privata?

No, la risposta è negativa.

Il vecchio regolamento di polizia mortuaria all’epoca del Regno d’Italia Regio Decreto N. 1880 del 1942 con l’Art. 71 prevedeva la cessione delle sepolture private e di conseguenza dello jus sepulcrhi (diritto ad esser sepolti ed a dare sepoltura in una tomba privata) per atti inter vivos, ossia attraverso accordi e contratti stipulati tra soggetti viventi; tuttavia con l’avvento dell’Art. 824 Codice Civile (Il libro terzo del Codice Civile entrò in vigore sempre nel 1942) il cimitero è definitivamente solo e soltanto demanio comunale, quindi solo il comune può accordare la concessione in uso delle sepolture private a sistema di tumulazione (semplici loculi, cappelle gentilizie, nicchie murarie colombari, celle ipogee o epigee tombe a stesso) oppure a sistema di inumazione (tombe terranee).AAAA0049

Il DPR 803/1975 esplica meglio questa norma vietando espressamente il passaggio del diritto di proprietà ed il relativo jus sepulcrhi per atti giuridici di forma pattizia o contrattuale che intercorrano tra persone viventi, questo istituto, quindi, non è più legittimo.

Il diritto di proprietà sulle sepolture private ed il conseguente jus sepulcrhi si trasmettono solo tramite:

· Iure sanguinis (diritto di consanguineità) da cui origina il subentro nella titolarità della concessione

· Mortis causa quando si esaurisce la famiglia del fondatore del sepolcro il sepolcro stesso da famigliare (ossia riservato al fondatore ed alla cerchia dei suoi famigliari) diviene ereditario così come lo stesso jus sepulcrhi, così chi subentra nella titolarità del patrimonio del de cuius per successione mortis causa “eredita” anche la proprietà del sepolcro ed il diritto di esser ivi sepolto. Di norma, infatti, il sepolcro si trasforma in ereditario quando siano venuti meno i discendenti (c’è giurisprudenza costante in mteria: tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000). Secondo alcuni giuristi, invece, gli eredi non essendo discendenti si pongono su di un piano diverso e non acquisiscono il diritto di sepolcro, ma quali soggetti onerati sono tenuti a garantire ex Art. 63 comma 1 DPR 285/90 la manutenzione dei manufatti funerari ed il buono stato della tomba per tutta la durata del rapporto concessorio.

L’unico modo non mortis causa per variare la titolarità di una concessione cimiteriale è la retrocessione della stessa al comune, essa, così, rientrerà d’imperio nella piena disponibilità dell’amministrazione municipale che potrà riassegnarla secondo le procedure previste dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

Il comune ha solo facoltà e NON obbligo di accettare la rinuncia alla concessione, sino, naturalmente, alla sua naturale scadenza, sempre che quest’ultima non sia a tempo indeterminato, e, quindi, stipulata prima dell’entrata in vigore il 10 febbraio 1976 del DPR 803/1975, per quelle successive a tale data la durata massima è, invece di 99 anni, salvo rinnovo, il quale poi si traduce in una nuova concessione avente per oggetto la stessa tomba.AAAA0028

Per la formalizzazione della retrocessione di cui sopra trovano in ogni caso applicazione le norme di legge e regolamento in materia di procedimento amministrativo e di documentazione amministrativa DPR 445/2000.

L’unica scrittura privata ammessa è la ripartizione, cui il comune rimarrà estraneo, delle quote di jus sepolcrhi tra gli aventi diritto.

In forma privata, infatti, gli aventi diritto possono con una scrittura disciplinare tra loro l’entrata delle loro spoglie mortali nel tumulo o nel campo di terra dato in concessione, altrimenti prevarrà l’ordine cronologico degli eventi luttuosi.

Se si perviene all’accordo la scrittura privata regolerà l’accesso, ed il Comune recepirà unicamente agli atti copia di tale documento sottoscritto da tutti gli aventi diritto.

Se non si addiviene ad una soluzione per regolare lo jus sepulcrhi il Comune dovrà semplicemente verificare che a richiesta di sepoltura la salma abbia il diritto di essere tumulata in quel determinato loculo o in quella particolare cappella gentilizia e conseguentemente ne autorizzerà la tumulazione fino al completamento della capienza dei loculi ex Art. 93 comma 1 DPR 285/90.

Come rilevato in dottrina (sereno Scolaro) la disposizione di cui all’Art. 71 del Regio Decreto . 1880 del 1942 risultava comunque inapplicabile e decaduta fin dal 21 aprile 1942 (cioè da ben prima l’emanazione e la successiva entrata in vigore dello stesso R. D. 1880/1942), data di entrata in vigore del codice civile attualmente vigente, ccon cui il legislatore aveva volutamente affermato la demanialità dei cimiteri.

Si tratta di uno di quei fenomeni che si hanno quando i tempi di elaborazione degli atti normativi scontano “velocità” diverse, così che la norma successiva, emanata in un contesto precedente, viene emanata successivamente a norme, spesso di rango superiore, come nel caso, che importano contrasto con quelle già vigenti. Se il codice civile fosse entrata in vigore successivamente, si potrebbe parlare di abrogazione, mentre in questo caso le fasi temporali sono rovesciate e ciò giustifica l’indicazione di abrogazione tra virgolette.

Possiamo ora meditare su questo pronunciamento della giurisprudenza:

Cassazione civile, Sez. II, 29 settembre 2000 n. 12957 Per distinguere lo “ius sepulchri” “iure sanguinis” da quello “iure successionis” occorre interpretare la volontà del fondatore del sepolcro al momento della fondazione, essendo indifferenti le successive vicende della proprietà dell’edificio nella sua materialità e, in difetto di disposizione contraria, ritenere la volontà di destinazione del sepolcro “sibi familaeque suae”. Accertato dal giudice di merito questo carattere, il familiare acquista, “iure proprio”, il diritto al sepolcro, imprescrittibile ed irrinunciabile, fin dal momento della nascita e non può trasmetterlo né per atto “inter vivos”, né “mortis causa”. Quindi si costituisce tra i contitolari una particolare forma di comunione, destinata a durare sino al venir meno degli aventi diritto, dopo di che lo “ius sepulchri” si trasforma da familiare in ereditario.

Quanto poi al testamento quale titolo di disposizione di sepolcri ed, in particolare, del diritto di sepoltura, va rilevato come (dal 10 febbraio 1976 e secondo altri dall’entrata in vigore del libro III del codice civile) la titolarità del sepolcro non costituisca posizione soggettiva disponibile con atti a contenuto privatistico, perchè il diritto di sepoltura deriva dall’appartenenza alla famiglia del concessionario, quale definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria. In ogni caso, la disponibilità è ammessa per quanto riguarda la proprietà del manufatto sepolcrale, se eretto dal concessionario, fin tanto ché sussista la concessione, proprietà da cui derivano gli oneri, ad esempio di manutenzione (art. 63 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), che in questo caso verrebbe ad essere distinta dal titolo ad ottenere sepoltura nel sepolcro privato, titolo connesso all’appartenenza alla famiglia. In ogni caso, su questi aspetti, occorre fare riferimento al Regolamento comunale di polizia mortuaria per quanto riguarda l’uso e la sua trasmissione in occasione del decesso del concessionario.

Ovviamente per situazioni pregresse rispetto all’entrata in vigore del DPR 803/1975 o del Codice Civile vale il principio dell’irretroattività della norma giuridica: tempus regit actum dicevano i giuristi latini, quindi se se il trasferimento della proprietà è avvenuto prima del 28/10/1941 (ma non si dimentichi anche le problematiche collegate all’art. 71 Regio Decreto 21/12/1942, n. 1880 (successivo, ma incompatibile), esso va considerato produttivo di effetti.
Tra l’altro, tale atto pubblico dovrebbe essere stato, oltre che registrato, anche trascritto nei registri immobiliari (e risultante anche dalle successioni eventualmente successive).
Conseguentemente, provando le risultanze della trascrizione (ex Conservatoria RR. II., oggi Agenzia del Territorio) e producendo copia autentica, registrata, dell’atto pubblico, il comune può senz’altro, con determinazione dirigenziale, adottare un atto riconoscitivo dell’avvenuto trasferimento dei ‘diritti’ sul sepolcro.

Occorre, dunque, valutare le fattispecie in esame in rapporto al regolamento comunale vigente all’epoca. Se gli interessati notificarono al Comune l’atto di cessione ed il Comune non si pronunciò negativamente nei tempi previsti, non sorgono problemi in quanto vi è un silenzio assenso sul trasferimento del diritto. Se la cessione non venne notificata da parte degli interessati e se il Comune non ha ragioni di pubblico interesse che ostino a riconoscere il trasferimento del diritto, è opportuno che ne venga preso atto dall’Organo comunale competente in relazione alla organizzazione propria di ogni Comune.

Esistono, però, opinioni, invero del tutto minoritarie, volte a sostenere come, in regime di concessione perpetua, sorta quindi prima del DPR 803/1975 entrato in vigore il 10 febbraio 1976, una cappella gentilizia o di famiglia, se priva di feretri, e, quindi libera, possa essere ceduta, previo consenso del Comune, laddove questi possa verificare che nel trasferimento non vi sia lucro o speculazione.

Un’altra corrente dottrinaria e giurisprudenziale, alla quale appartiene chi scrive, nega invece la possibilità di continuare a cedere totalmente o parzialmente il diritto d’uso di tutte le sepolture fra privati, sulla base di quanto disposto dall’art.93 comma 4 del DPR 803/75, poi confermato dall’art.92 comma 4 del DPR 285/90, il quale fa divieto di concedere aree per sepoltura privata a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro.

176 thoughts on “Vendita di tombe tra privati

  1. Carlo

    Posseggo un cappella nel cimitero di M… in Puglia di 22 loculi. A distanza di tempo , ho notato che i loculi sono pieni di persone defunte che non conosco. Praticamente li hanno tumulati all’interno della cappella senza mia espressa autorizzazione. Come posso ritornare in possesso dei loculi? In attesa di risposta distintamente la saluto

    1. Carlo

      X Carlo (eh… oh…siamo omonimi!).

      Alla turbativa di sepolcro (= sostanzialmente alle tumulazioni illegittime, in quanto sine titulo e perciò “ABUSIVE”) può esser posto rimedio attraverso l’azione civilistica della manutenzione ex artt. 1168, 1169 e 1170 Cod. Civile per ottenere la tutela del possesso sul bene sepolcrale.

      Nell’ipotesi di spoglio o turbativa del possesso compiuti con più atti, l’anno utile per l’esperimento delle azioni possessorie decorre dal primo atto, senza che si possa, dunque, tenere conto di quelli successivi, anche se risultano obiettivamente collegati l’uno all’altro, sì da profilarsi come la progressiva estrinsecazione di un medesimo disegno e come manifestazioni di una stessa e unica situazione lesiva dell’altrui possesso. Qualora, viceversa, si pongano in essere atti distinti e autonomi, ovvero tali che ciascuno di essi, per la sua materialità e la sua portata, sia stato realizzato indipendentemente dagli altri e senza che concorra una situazione all’uopo precostituita, sì da esaurire in se stesso e da concretare uno spoglio o una turbativa a se stante, la tutela possessoria può essere domandata in relazione a ogni singolo atto. Ne deriva che anche l’ultimo episodio può e deve essere assunto come momento iniziale del termine suddetto.

      Affronto in problema affacciato da una diversa prospettiva, fors’anche estrema e più rarefatta:

      Innanzi tutto si richiama l’attualissima centralità dell’art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 sull’obbligo per il Comune, attraverso il proprio ufficio della polizia mortuaria, di verificare *SEMPRE* e *preventivamente* la sussistenza del diritto di sepolcro, mediante apposita istruttoria, anche se, invero, nemmeno troppo strutturata o articolata, in quanto basata sui titoli formali. Vale a dire bisogna valutare se il defunto abbia davvero diritto alla tumulazione, prima di render effettiva quest’ultima, con apposita autorizzazione amministrativa.

      Il caso riguarda la pronuncia della decadenza sanzionatoria, della concessione cimiteriale a seguito di cessione onerosa, mediante atto notarile, di un sepolcreto privato da parte dell’attuale titolare in violazione del Regolamento comunale di Polizia Mortuaria che prevedeva il divieto di cessione diretta tra privati.
      Dalla pronuncia citata nel titolo – che conferma la legittimità dell’atto di revoca posto in essere dal Comune – si desumono i seguenti principi che potranno essere tenuti presenti dagli operatori per eventuali casi analoghi:
      1. l’acquirente di un bene demaniale illecitamente trasferito in violazione del Regolamento comunale di Polizia Mortuaria da parte di chi non era titolare di alcuna posizione legittimante circa la disposizione di quel bene non ha alcuna titolo ad ottenere la concessione di un bene demaniale, concessione che deve avvenire nel rispetto della procedura ad evidenza pubblica, e tanto meno può, pertanto, vantare un diritto all’indennizzo.
      2. Lo ius sepulchri, ossia il diritto, spettante al titolare di concessione cimiteriale, ad essere tumulato nel sepolcro, garantisce al concessionario ampi poteri di godimento del bene e si atteggia come un diritto reale nei confronti dei terzi. Ciò significa che, nei rapporti interprivatistici, la protezione della situazione giuridica è piena, assumendo la fisionomia tipica dei diritti reali assoluti di godimento. Tuttavia, laddove tale facoltà concerna un manufatto costruito sul terreno demaniale, lo ius sepunchri non preclude l’esercizio dei poteri autoritativi da parte della P.A. concedente, sicché sono configurabili interessi legittimi quando sono emanati atti di autotutela.
      3. L’art.92, 4 comma, del DPR 285/1990 prescrive: ” Non può essere fatta concessione di aree per sepolture private a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro e di speculazione”.
      4. Se è vero che il diritto sul sepolcro è un diritto di natura reale assimilabile al diritto di superficie, suscettibile di possesso del bene relativo e di trasmissione sia inter vivos e sia mortis causa , nei confronti degli altri soggetti privati, è altrettanto vero che esso non preclude l’esercizio dei poteri autoritativi spettanti alla P.A. concedente, sicchè nel caso di emanazione di atti di revoca o di decadenza spetta la tutela prevista per le posizioni di interesse legittimo.
      5. D’altra parte, il titolare del diritto reale, nonché della coesistente posizione di interesse legittimo nel caso di emanazione dei atti autoritativi, è esclusivamente il primo concessionario, cui non può neppure essere assimilato né il richiedente la sub- concessione, in mancanza del formale provvedimento abilitativo, né chi abbia “acquistato” (solo apparentemente, in ragione della nullità del relativo contratto) il bene demaniale.
      6. Risponde ai principi generali dell’ordinamento che la P.A. con un proprio provvedimento autoritativo riacquisti la disponibilità di un bene pubblico, dato in concessione ed oggetto di abusi o illeciti da parte del concessionario.

  2. Antonio 2

    subentro a concessionaria fondatrice sepolcro defunta 1969
    …mia madre era una degli eredi della zia concessionaria della cappella perpetua.Essa aveva stabilito nella Concessione che NON potessero essere tumulati oltre ad essa altre tre persone ben precisate.La manutenzione era stata attribuita al Vescovado,che pero’ a seguire declino’ l’impegno….Ora la direzione cimiteriale vuole ripristinare la figura del….manutentore per il futuro. La mia domanda e’:…se io mi assumo la figura del nuovo concessionario potro’ essere accusato di “usurpare” eventuali diritti degli altri figli dei coeredi di mia madre che addirittura praticamente non conosco!!! Questo mio intervento lo effettuerei per bloccare un tentativo di appropriazione ( con ampliamento) della Cappella da parte di terza persona NON discendente ne’ erede della Concessionaria ed in totale dispregio della volontà’ di essa,

    1. Carlo

      X Antonio 2

      Il tema è molto complesso, per non dire complicato (mancano, infatti, alcuni elementi chiave per giudicare rettamente il caso proposto) e meriterebbe una trattazione più estesa, impossibile su questo forum, per la quale si rinvia alla sezione PREMIUM, a pagamento, sempre di questo sito, dove lavora gente ben più brava di me, tuttavia, per puro spirito di servizio cercherò timidamente di inquadrare con alcuni flash normativi e di diritto la situazione rappresentata.

      1) il subentro può essere ordinariamente jure sangiunis o jure coniugii quando il sepolcro sia sorto come famigliare (sempre, in difetto di una diversa volontà del fondatore, da formulare nella stesura dell’atto di concessione) o jure haereditatis, seguendo cioè le comuni regole del diritto successorio dettate dal Cod. Civile per il trapasso mortis causa dei beni patrimoniali. Secondo la Suprema Corte di Cassazione, però, il sepolcro originariamente familiare e gentilizio si tramuta in ereditario, quando si sia completamente estinta la famiglia di chi lo istitui appunto sibe familiaeque suae.

      2) il primo subentro avvenne nel 1969, orbene in quell’anno vigeva ancora il vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con Regio Decreto n. 1880/1942, il quale con l’Art. 71 commi 2 e seguenti avrebbe ancora permesso la trasmissibilità dei diritti sui sepolcri sia per acta inter vivos, sia per atto di ultima volontà (= sostanzialmente nella forma testamentaria). Bisogna quindi attentamente valutare se pure la tomba sia rientrata nell’asse successorio.

      3) alle volte si assiste ad un frazionamento, causa subentri plurimi, nel tempo, di soggetti parimenti legittimati, in quote dello Jus Sepulchri, questo “spacchettamento” dei diritti di sepolcro, produce tra i co-titolari una sorta di comunione solidale ed indivisibile, come spesso ci ricorda il Supremo Giudice della nomofilachia (= La Cassazione!). Per gli aspetti manutentivi i concessionari sono sempre da ritenersi obbligati in solido.

      4) Per la Legge i concessionari debbono mantenere l’edificio sepolcrale di loro proprietà, laddove l’elemento patrimoniale della proprietà sul manufatto funerario è semplicemente funzionale all’esercizio dello Jus Sepulchri, in solido e decoroso stato per tutta la durata della concessione (se essa è perpetua l’obbligazione è da intendersi, salvo rinuncia, pronuncia di decadenza o soppressione del cimitero, sub specie aeternitatis, ossia senza scadenza).

      5) Il subentro è anche strumentale al fine di cui al punto 4), poichè il Comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale, deve poter imputare, con precisione, eventuali oneri manutentivi o sanzioni (quella più grave è costituita dalla decadenza) in caso di omessa manutenzione.

      6) Qualora vi fossero contemporaneamente più concessionari tali da vantare, in modo congiunto, gli stessi diritti sul medesimo sepolcro sarebbe opportuno, per maggior praticità, nominare un rappresentante che nei rapporti con l’amministrazione agisca quale nuncius (esso cioè riporta la volontà di tutti, concorrendo anche a formarla, nei modi e nei limiti entro i quali anch’esso sia titolare dello jus sepulchri.

      7) Il subentro non è un capriccio, vale a dire non ci si può avvicendare arbitrariamente nella titolarità di una sepoltura, questo istituto, normato solo dal Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria si attiva di default, senza possibilità di scelta, poi le persone contemplate da questa successione nei diritti di sepolcro, se non interessate, possono sempre rinunciare con atto unilaterale ed irrevocabile, così, di conseguenza si avrà un accrescimento delle quote di Jus Sepulchri tra gli altri aventi diritto.

      8) è principalmente l’atto di concessione, entro la capacità fisica e ricettiva del sepolcro (…chi prima muore meglio alloggia!) a definire la rosa di persone riservatarie dello Jus Sepulchri, ampliando o restringendo la cerchia famigliare (: famiglia allargata, mononucleare, patriarcale…) con questa statuizione il fondatore del sepolcro, può, per converso, anche inibire l’accesso al sepolcro alle salme di individui non graditi, ma pur sempre riconducibili alla di lui famiglia, almeno in senso legale, se non proprio affettivo, così come definita dal Regolamento Municipale di Polizia Mortuaria…a questo mondo si litiga… anche da morti, almeno così parrebbe dal tenore del quesito!

    2. MAGGIULLI CLAUDIO

      DEVO COMPRARE UN LOCULO DA UNA SIGNORA CHE PER VARI MOTIVI PERSONALI NON NE HA PIÙ BISOGNO. CHE PRATICA ISTRUTTORIA BISOGNA REDIGERE? DA TENER PRESENTE CHE LA STESSA L’HA ACQUISTATO CIRCA 2 ANNI FA DA UNA COPERATINA FONDATA DA UNA CHIESA. QUALI SONO GLI ATTI AMMINISTRATIVI DA CONSIDERARE. GRAZIE

      1. Carlo

        X Claudio,

        Ai sensi dell’art. 824 comma 2 Cod. Civile i cimiteri comunali (e per attrazione i sepolcri privati a sistema di tumulazione, quale ne sia la tipologia o la capienza fisica, in essi insistenti) appartengono, appunto, al demanio comunale specifico.

        Ai termini dell’art. 823 Cod. Civile I beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili, non usucapibili, e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano, e solitamente ciò avviene con il provvedimento di concessione a titolo oneroso per il privato richiedente – si badi bene! – e non di compravendita.

        Ormai su questo blog è un mantra, e non mi stanco di ripetere il concetto: i loculi tutti, quali sepolcri privati nei cimiteri, non sono liberamente acquistabili attraverso atto negoziale a contenuto privatistico, men che meno tra privato e privato. Sarò pure maalizioso, ma qui qualcuno mente sapendo di mentire!

        La signora in questione non può cedere o trasferire un diritto (la presunta proprietà) del quale non è minimamente titolare, essa infatti sul loculo vanta solo un diritto d’uso ex art. 1021 Cod. Civile, tra l’altro fortemente mitigato e compresso dalle norme di diritto amministrativo cui il rilascio della concessione è subordinato.

        E questo perchè:

        a) La Legge che avrebbe consentito (Art. 71 commi 2 e ss. R.D. n.1880/1942), in epoche passate la trasmissione per atto inter vivos dello jus sepulchri è stata abrogata “SOLO” dal 10 febbraio 1976, cioè ben 41 anni fa, con l’avvento dei D.P.R. n.803/1975.
        b) L’attuale normativa di settore, valida su tutto il territorio nazionale (Art. 92 comma 4 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 vieta, e punisce con la decadenza sanzionatoria, il mercimonio sui loculi, proibendo il fine lucro e la speculazione, da intendersi in senso civilistico come incremento del proprio patrimonio personale.

        La signora, se vuole liberarsi del loculo, con oneri a proprio carico, può solo retrocederlo al comune attraverso l’istituto della “RINUNCIA” definito, nel dettaglio, dal regolamento municipale di polizia mortuaria, così l’amministrazione cittadina rientratane in peno possesso potrà riassegnarlo secondo tempi, modalità e procedure tipizzate nel regolamento comunale sui servizi cimiteriali.

  3. Carlo

    X Antonio,

    1) Tranquilli: indipendentemente dai passaggi mortis causa nell’intestazione del sacello mortuario e dagli avvicendamenti nella titolarità della cappella che qui non rilevano se non per l’eventuale imputazione degli oneri manutentivi, chi abbia già maturato lo Jus Sepulchri come, appunto le spoglie mortali dei Suoi nonni, continuerà a godere del diritto di sepolcro, in quella determinata tomba privata e gentilizia, appunto, per tutta la durata della concessione, quindi lo zio non può proprio sfrattare nessuno, in ossequio al principio di stabilità delle sepolture, si tratta infatti, di diritti perfetti ed acquisiti.

    2) domanda preliminare: lo zio ancora in vita e con cui Lei intrattiene rapporti poco idilliaci, forse, tramite l’istituto del subentro è divenuto il nuovo concessionario? Chiedo questo perché l’unico caso in cui sia espressamente richiesta una qualche autorizzazione alla tumulazione da parte del concessionario è rappresentato dall’istituto delle benemerenze, con cui eccezionalmente si consente la sepoltura di persone non consanguinee con il fondatore del sepolcro, ma a lui legate da particolari vincoli morali, affettivi e di amicizia. Il sepolcro gentilizio originariamente sorge sibi familiaeque suae cioè per il concessionario primo e la di lui famiglia, lo Jus Sepulchri, allora, si consegue, nel momento genetico del diritto stesso, per il solo fatto di trovarsi con costui in un rapporto di parentela/consanguineità o coniugio, cioè di unione matrimoniale. Ad ogni modo valgono sempre le considerazioni di cui al punto 1), ossia se suo zio defunto, quale legittimo coniuge di Sua zia, anch’essa scomparsa, e senza dubbio titolare dello Jus Sepulchri, in quanto figlia del fondatore della cappella, era pure egli portatore dello Jus Sepulchri ha diritto all’accoglimento nella tomba a prescindere da eventuali “dispettucci” sepolcrali. In effetti il titolo di sepoltura, all’atto della fondazione del sepolcro è dato principalmente dal contratto di concessione, in cui sono nominativamente indicate le persone riservatarie dello Jus Sepulchri, ed in subordine, per gli aspetti non normati, dal regolamento comunale di polizia mortuaria solitamente vigente al momento della stipula dell’atto concessorio. Si consiglia, pertanto, di esaminare nel dettaglio queste due essenziali fonti, dalle quali origina lo stesso Jus Sepulchri.

  4. Antonio

    Buongorno,
    l’ oggeto della richiesta è una cappella costruita dal padre di mia zia ( la moglie del fratello di mio padre), lei ora è deceduta, come il marito, deceduto prima di lei e tumulato nella cripta della cappella. Ora dovremmo traslare lo zio in uno dei loculi della stessa, i funzionari ci chiedono il benestare del fratello della zia, con cui purtropo non abbiamo buoni rapporti. Ma essendo stata mia zia erede leggittima tra l’ altro la cappella era stata anche restaurata con spese metà mia zia e per meta al fratello e in quanto tale avendo gia deposto mio zio nella cripta lo stesso non ha diritto al loculo? glielo chiedo perche a suo tempo mio zio considerando che lui e la moglie avevano diritto su meta dei loculi ha deposto in uno di questi i nonni, non vorrei non solo non poter deporre mio zio nel “suo” loculo ma vedermi sfrattare i nonni.

  5. Carlo

    X Alessandro,

    prima il Comune, accertato lo stato di incuria ed abbandono dell’edificio funerario in questione (che deve eser reale e dimostrabile) pronuncia la decadenza della concessione, e, così, il manufatto deteriorato rientra nella disponibilità del Comune stesso, solo dopo l’ufficio comunale della polizia mortuaria, secondo modalità oggettive e procedure di trasparenza, fissate nel regolamento municipale, provvederà ad assegnarlo nuovamente a terzi o a chi sia davvero interessato ad ottenerlo in nuova concessione, una volta ultimati i lavori di ristrutturazione e riattamento. E’, comunque, da escludersi la trattativa privata.

  6. Alessandro

    Buongiorno
    Nel mio paese in provincia di Pisa non vi e più posto per costruire cappelle gentilizie
    ho visto pero che nel cimitero c’è una vecchia cappella, diciamo pericolante in totale stato di abbandono. Ho fatto una ricerca sulla famiglia e praticamente sono tutti estinti .
    Mi chiedevo se era possibile acquistarla ? cosa devo fare e dove mi devo rivolgere !!
    Sapete dirmi qualcosa ?
    vi ringrazio …..
    Alessandro

  7. Carlo

    X Pecchiola,

    Lei non ha acquistato, nel senso classico della compravendita, una porzione di terreno cimiteriale, semmai ha acquisito in concessione (a titolo, sì, oneroso) un lotto di suolo cimiteriale, e quindi DEMANIALE, ai fini di edificare una cappella privata e gentilizia con lo scopo esclusivo di costituire lo JUS SEPULCHRI per sé e la propria famiglia.

    Orbene la Legge (Art. 823 Cod. Civile e Art. 92 comma 4 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) vieta la circolazione dei titoli di sepoltura per acta inter vivos o mortis causa, con il cortocircuito tra privato e privato.

    Lei, se non più interessato alla concessione potrà solo rinunciarvi, con atto personale, solenne ed irrevocabile, retrocedendola al comune, e solo a questo soggetto istituzionale, in quanto titolare esclusivo della funzione cimiteriale, il quale potrebbe anche prevedere, secondo il principio strettamente nominalistico di cui all’Art. 1277 Cod. Civile, una qualche forma di indennizzo, per gli anni residui di Jus Sepulchri non goduto né esercitato, sulla base di modalità di calcolo e procedure contemplate dalla fonte regolamentare comunale. In caso contrario nulla Le sarà riconosciuto.

    Diverso sarebbe se Lei volesse associare Sua sorella nella costruzione del sepolcro, anche attraverso una novazione del rapporto concessorio, nulla osta, infatti, a che si faccia concessione a più persone, preferibilmente della stessa famiglia, avendo però cura di definire anticipatamente nell’atto concessorio la ripartizione delle quote di Jus Sepulchri e di eventuali oneri manutentivi cui sarete tenuti sino alla naturale scadenza, altrimenti da questa nuova stipula sorgerà una comunione indivisibile e solidale, lasciando alla cronologia ineluttabile degli eventi luttuosi il compito di regolare l’accesso al sepolcro delle spoglie mortali aventi in esso diritto d’accoglimento ex Art. 93 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

  8. Carlo

    X Fabio,

    Rispondo, con la presente, in modo unitario ai due quesiti proposti, i quali, sostanzialmente vertono sullo stesso “petitum”.

    1) la successione unicamente mortis causa, nella titolarità di una concessione cimiteriale è – di fatto – normata solo in sede di regolamento comunale di polizia mortuaria attraverso l’istituto del “SUBENTRO” (http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html).

    2) Per queste situazioni, occorre fare riferimento al Regolamento comunale di polizia mortuaria. Di norma, per altro, al decesso del c.d. fondatore del sepolcro dovrebbero subentrare i discendenti dello stesso. In ogni caso, eventuali controversie di questo ordine vanno risolte in sede giudiziale, lasciando estranea l’amministrazione comunale.

    3) Inoltre, appare sostanzialmente improprio fare riferimento ad “eredi” in questo ambito, salvo che non si tratti di sepolcro sorto “ab origine” quale ereditario. Qualora si tratti, come potrebbe sembrare, di sepolcro di famiglia, la titolarità va valutata, alla luce del citato Regolamento comunale, sulla base dell’appartenenza alla famiglia e, occorrendo, sulla graduazione, giù per li rami dei vari livelli di parentela di tale appartenenza.
    I diritti di sepoltura, né quelli sulla titolarità del sepolcro, non possono essere oggetto di trasferimenti “inter vivos” o “mortis causa” e, se questa avvenga, non solo la “transazione” è nulla, ma costituisce fattore di decadenza sanzionatoria dalla concessione.
    Un sepolcro a carattere familiare si trasforma in ereditario, secondo abbastanza diffusa giurisprudenza, quando venga a cedere il concessionario, nel caso in cui non vi siano altre persone appartenenti alla famiglia che abbiano titolo a subentrare nella posizione di concessionario, secondo le previsioni del Regolamento comunale di polizia mortuaria. In altre parole, non basta l’assunzione della qualità di eredi (patrimonialmente parlando) per subentrare nei diritti concernenti un sepolcro, anche se, datale qualità conseguirebbe, in capo agli eredi, la persistenza degli oneri di manutenzione del sepolcro, senza la possibilità di esercitare lo JUS SEPULCHRI attivo o passivo.

    4) Gli oneri di manutenzione dei sepolcri fanno riferimento, in termini solidali, tra tutti gli aventi titolo, inclusi quanti abbiano rapporti meramente patrimoniali (come nel caso di eredi che non siano appartenenti alla famiglia del concessionario e, come tali, privi del diritto di esservi sepolti).
    Non si entra nel merito della ripartizione di tali oneri, essendo aspetti propri del diritto privato, anche se un buon criterio potrebbe essere quello della ripartizione per £rami” di discendenti e, all’interno di questo, per “sotto-rami”, criterio che, probabilmente, potrebbe essere seguito dal giudice nell’eventualita’ che la regolazione di cio’ venga rimessa ad un giudizio.

    5) A volte si prevede che, a seguito del decesso del cofonatore del sepolcro, si via un rappresentante (che ha un ruolo di mero “nuncius” rispetto ai diversi co-titolari), altre volte è prevista una vera a propria nuova intestazione della concessione (a volte con la specificazione che i “nuovi” assumono essi stessi la qualita’ di concessionari, altre volte senza che vi sia questo effetto).

    6)In linea generale, nei sepolcri privati nei cimiteri sono accoglibili (cioè: hanno il diritto di sepolcro) le persone considerate dall’art. 93, sopra citato salve norme regolamentari che amplino o restringano il diritto di sepolcro), fatta salva la possibilità per il concessionario, esplicitandolo nell’atto di concessione, di indicare, od anche escludere, persone diverse, statuizione che rimane immodificabile di seguito, sia da parte del concessionario, sia da parte (deceduto questi di altri aventi titolo, se subentrati nella titolarità della concessione.
    In tutti i casi, la tutela dei diritti spetta alla giurisdizione ordinaria, in sede civile.

    E’, poi, utile, in ultima analisi riportare la massima di questa sentenza che ha il merito di risolvere, nel senso da Lei prospettato un caso analogo: Pretura di Niscemi, 5 dicembre 1985 “Ai fini dell’esclusività dello “ius nominis sepulcri” ovvero dell’intestazione della tomba familiare è irrilevante il mero fatto di essere, per ovvi motivi amministrativi e di semplificazione, il primo o solo intestatario della concessione di suolo cimiteriale, allorché risulti pacificamente da apposite convenzioni tra i privati che suolo e tomba siano stati rispettivamente acquistati e realizzati di comune accordo da due differenti famiglie, ciascuna contribuente in ragione della metà delle spese, e pertanto avente consequenzialmente diritto non solo a metà “quota” del sepolcro familiare, ma anche alla cointestazione dello stesso”.

  9. Fabio Zambu

    Buongiorno,
    La questione che mi preme sottoporle è questa: se, l’atto di concessione rilasciato in favore di due fratelli, Tizio e Caia (trasmesso agli eredi dopo la loro morte), e non al terzo fratello Sempronio, perchè al momento della firma per il rinnovo della concessione era residente in altra città per motivi di lavoro, possa ritenersi esteso anche a quest’ultimo, ed ai suoi eredi.
    La storia:
    Nel febbraio 1957 viene acquistata con lire 80.000 la concessione di un suolo presso il cimitero Agrigento per tomba privilegiata aprendo un mutuo da parte di Sempronio, in forza dello stipendio di lire 30.000 mensili percepiti in quel periodo.
    Il giorno 10 settembre 1957 Tizio, fratello, presentava la richiesta al Comune di Agrigento di concessione ventennale del suolo presso il suddetto Cimitero.
    Il giorno 27 ottobre 1957 Caia, sorella, presentava presso il Comune di Agrigento richiesta di autorizzazione per edificare sul suolo concesso una tomba privilegiata, specificando che sarebbe stata intitolata al padre dei tre fratelli, ossia al capo-famiglia, appena deceduto, e di conseguenza si intendeva a nome dei tre figli: Tizio, Caia e Sempronio.
    Sempronio però era impossibilitato a formalizzare le richieste personalmente in quanto residente in altra città per motivi di lavoro. Le domande successive per il rinnovo di concessione ventennale, quindi, sono state firmate dai soli fratelli Tizio e Caia.
    Ma che la volontà dei tre fratelli fosse quella sopra descritta si è confermata nel 1995 quando per la ristrutturazione dei marmi esterni della tomba di famiglia hanno contribuito in parti uguali, con la somma di lire 6 milioni a testa, Tizio, Sempronio d il marito di Caia, nel frattempo deceduta.
    Posto tutto quanto sopra descritto ciò che mi domando è che, sebbene la concessione sia esclusivamente intestata agli eredi di Caia e di Tizio, (nel frattempo deceduto), la reale concessione può intendersi estesa, stabilmente per il futuro, anche agli eredi di Sempronio (deceduto anch’egli)?
    Grazie mille!

  10. Fabio Zambu

    Buonasera; inizio complimentandomi per la precisione e la puntualità con la quale risolve i quesiti sottoposti. Ahimè ne ho uno anche io. Per una maggiore comprensione del caso in esame è forse opportuno premettere una cronostoria dei fatti susseguitisi nel corso degli anni.

    Con la morte del bisnonno Tizio in data 7 febbraio 1957, non avendo una tomba di famiglia, si decise di dare sepoltura temporanea presso la tomba della famiglia dei suoceri.

    Per questo motivo nel febbraio 1957 viene acquistata con lire 80.000 la concessione di un suolo presso il cimitero di Agrigento per tomba privilegiata aprendo un mutuo presso la Cassa di Risparmio V.E. di Piazza Armerina da parte di Caio (mio nonno), in forza dello stipendio di lire 30.000 mensili percepiti in quel periodo.

    Il giorno 10 settembre 1957, suo fratello Sempronio presentava per la famiglia la richiesta al Comune di Agrigento di concessione ventennale del suolo presso il suddetto Cimitero.

    Il giorno 27 ottobre 1957 Mevia, la sorella, presentava presso il Comune di Agrigento richiesta di autorizzazione per edificare sul suolo concesso una tomba privilegiata, specificando che sarebbe stata intitolata a Tizio, ossia al capo-famiglia appena deceduto, e di conseguenza si intendeva a nome dei tre figli: Caio, Sempronio e Mevia.

    Il secondo dei figli, Caio, mio nonno, era impossibilitato a formalizzare le richieste in quanto residente a Piazza Armerina per motivi di lavoro.
    Le domande successive per rinnovo di concessione ventennale sono state dunque firmate dai fratelli.
    Ma che la volontà dei tre fratelli fosse quella sopra descritta si è confermata nel 1995 quando per la ristrutturazione dei marmi esterni della tomba di famiglia hanno contribuito in parti uguali, con la somma di lire 6 milioni a testa, Caio Sempronio e il marito di Mevia, già deceduta in data ………… .

    Posto tutto quanto sopra descritto, è possibile che, sebbene la concessione sia esclusivamente intestata agli eredi di Mevia e Sempronio, entrambi deceduti, che a suo tempo avevano firmato la concessione, la reale concessione è da intendersi estesa, stabilmente per il futuro, anche agli eredi di Caio (il nonno, deceduto anche lui), ossia ai suoi figli?

    Fortunatamente non ci sono questioni familiari di alcun tipo, ma essendo la vita imprevedibile (sembra ironico scriverlo qui) vorrei capire la reale portata della concessione.
    La questione giuridica da affrontare, nella specie, è questa: se la concessione regolarmente effettuata dal comune in favore di due soggetti, oggi defunti, e trasmessa agli eredi, possa intendersi estesa anche al fratello degli stessi, e quindi ai di lui eredi essendo oggi defunto, che nel corso degli anni ha provveduto alle spese di mantenimento e ristrutturazione della tomba, ma che, per cause di forza maggiore, non ha potuto firmare la concessione.

    Spero di essere stato quanto più chiaro possibile! Certo di una sua risposta, le porgo cordiali saluti.

    Fabio

  11. Carlo

    X Vanessa,

    oh…è sempre la stessa “musica”, in merito alla presunta alienazione dei sepolcri la quale – ribadisco – è di per sé stessa illegale e, quindi, nulla di diritto, quando subdolamente attuata. (negozio giuridico in frode alla Legge per causa illecita ex Art. 1344 Cod. Civile???)

    Capisco che l’idea di una compravendita dei posti feretro, magari bypassando l’odiato Comune, ecciti le intelligenze più spregiudicate e in qualche modo libertarie, ma – mi spiace – questa volta la Legge pone un divieto chiarissimo (Art. 823 Cod. Civile) : le tombe, purché costruite all’interno del camposanto, afferiscono al demanio cimiteriale comunale e, pertanto, non sono soggette ad atti negoziali inter vivos a contenuto privatistico, non possono infatti, esser cedute con atti contrattuali.

    Esprime perfettamente il concetto questo brocardo latino: “nemo plus iuris in alium transferre potest quam ipse habet” : esso sintetizza benissimo il principio del diritto civile romano secondo il quale non si può trasmettere ad altri un diritto che non si ha o un diritto più ampio di quello che si ha.

    Il “tale” che vuole rifilare due loculi a Suo nonno ( a quale titolo, poi?) sta cercando di venderle la Fontana di Trevi, in un magistrale revivial del film Totòtruffa ‘62 dove, appunto un ingegnoso e malandrino Totò cerca di gabellare ad un turista credulone addirittura un monumento del Centro Storico di Roma. Fuor di metafora questa condotta “garibaldina” potrebbe pure integrare fattispecie penalmente rilevante (Truffa!), mi raccomando dica a Suo nonno di non prestarsi a questo raggiro. Comunque è importante precisare sempre come il cortocircuito del trasferimento tra privato e privato dello JUS SEPULCHRI non sia più ammissibile, almeno dal 10 febbraio 1976, quando il DPR n.803/1975 abrogò l’Art. 71 commi 2 e segg. del Regio Decreto n. 1880/1942, rendendo una simile operazione, da alcuni ancor oggi vagheggiata, bellamente contra legem.

    1. Anna

      Salve, accertato il fatto che non si puo’ vendere tra privati.. mio zio lo ha fatto con la tomba di famiglia la quale ha ricevuto da mio padre in forma gratuita quando la fece costruire..ora lui ha fatto vedere che l’ha data” in beneficenza ” ad un altra persona che NON fa parte della NOSTRA famiglia… la mia domanda è poteva farlo?.. Ci ha comunicato con R.R che avrebbe ceduto la sua parte a noi …previo compenso…e io in quel momento nn potevo proprio… e cmq a parte questo.. oltre che a me e a mio fratello …doveva comunicarlo anche a mio cugino che invece ha completamente ignorato . Esiste una legge dove dice che NON SI PUO DONARE ANCHE SE ABBIAMO AVUTO IL DIRITTO DI PRECESSO E NON ACCETTATO..A UN ESTRANEO CHE NON FA PARTE DELLA PROPRIA FAMIGLIA?.. E SE LUI NON L’AVESSE PIU’ VOLUTA DOVEVA TORNARE I 5 POSTI AL COMUNE? ( 10 TOTALI) E SE SI E’ POSSIBILE SAPERE QUAL’E’?.. IO ORA MI RITROVO A DIVEDERE I MIEI CARI CON PERSONE CHE NON HO A NULLA CHE A SCOMPARTIRE…MAI VISTI E SENTITI PRIMA… MIO PADRE L’HA FATTA PER NOI E NON ESTRANEI. VI PREGO AIUTATEMI ! CORDIALMENTE ANNA

      1. Carlo

        X Anna,

        Astrologando per paradossi ed aberrazioni argomentative mi sovviene questo pensiero: Lo Jus Sepulchri si articola su due fondamentali componenti: il diritto di proprietà meramente materiale del manufatto e del corpus compositum di cui esso consta ed il diritto personale o sin anche personalissimo a dare e ricever sepoltura dove il primo è teleologicamente finalizzato, in quanto intermedio e strumentale all’esercizio del secondo.

        Un’eventuale ed ipotetica donazione, la quale – non dimentichiamo – potrebbe pur sempre occultare una compravendita dissimulata di posti feretro, così, potrebbe comportare unicamente il passaggio tra un soggetto ed un altro dei soli oneri manutentivi di cui all’Art. 63 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285 e non del diritto d’uso.

        Dinanzi a tale “scempio” giuridico mi sovviene un dubbio procedurale: ma il Comune, quale ente concedente e quindi parte del rapporto concessorio instauratosi, in sede di autorizzazione alla sepoltura in un dato sacello privato, ai sensi dell’Art. 102 del vigente Regolamento Statale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 ha provveduto alla doverosa azione di vigilanza e preventivo controllo per scongiurare eventuali abusi, ossia tumulazioni illegittime di salme non aventi in quel determinato sepolcro gentilizio diritto d’accoglimento? Questo è il fine precipuo della indispensabile fase istruttoria.

        IL senso dell’autorizzazione, al di là della veste sostanziale dell’atto, ma qui poco rileva il nomen juris, sarebbe proprio questo: consentire l’ingresso nella tomba solo ai feretri che vantino titolo di accettazione e tale diritto, nel sepolcro di tipo famigliare, si matura solo jure sanguinis, cioè per il solo fatto di trovarsi in una relazione di parentela/consanguineità con il fondatore della cappella, quindi con il concessionario primo.

        Rispetto al problema posto, si suggerisce caldamente di prendere contatto con gli uffici del Comune interessato, perché magari agisca in autotutela, annullando d’ufficio le relative autorizzazioni indebitamente rilasciate, specie se consideriamo come la materia della disciplina sull’uso dei sepolcri, sia largamente basata sul regolamento comunale di polizia mortuaria, e quindi ogni risposta è fortemente condizionata da tale fonte regolamentare.

        Se si parla di cessione di un diritto reale, qual è il diritto d’uso su un bene sepolcrale, mediante atto tra vivi, la risposta in linea astratta e teorica dovrebbe essere questa: indubitabilmente tale atto di trasmissione di un diritto richiede senza ombra di dubbio la forma dell’atto pubblico, da trascrivere; tuttavia il punto, in diritto, è ben altro e di diversa portata.

        La Sua richiesta parte da questo presupposto falsato: in quanto dà come pacifica la possibilità che i diritti afferenti al sepolcro, cioè nel caso il diritto d’uso, siano diritti disponibili e trasmissibili per atto tra vivi (o mortis causa), ma tale operazione contrasterebbe con l’attuale normativa nazionale quadro (oggi, art. 92, comma 4 decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285), da cui nemmeno il regolamento comunale può prescindere.

        Si cita la regola vigente, ma tale norma riproduce l’analoga disposizione dell’art. 93, comma 4 decreto del Presidente della Repubblica 21 ottobre 1975, n. 803, in vigore dal 1o febbraio 1976.
        In precedenza, l’art. 71 r. d. 21 dicembre 1942, n. 1880 ammetteva la libertà di disporre dei sepolcri privati nei cimiteri con atto inter vivos o mortis causa, e con determinati procedimenti (ad esempio, prevedendo una specie di prelazione per il comune, che poteva non avvalersene rilasciando un “nulla osta” o un’autorizzazione alla traslazione dei diritti tra privato e privato e per giunta con atto di diritto privato, ovvero con un semplice contratto.).

        Tale formulazione del comando legislativo riprendeva, a sua volta, quelle più generiche dei regolamenti nazionali di polizia mortuaria del 1892 e del 1891, epoche nelle quali non era chiaramente definita la natura ed il carattere dell’assoggettamento al regime dei beni demaniali dei cimiteri, aspetto definito in modo non equivoco solo con il Codice Civile. di cui al r. d. 16 marzo 1942, n. 262 (occasione nella quale il legislatore ha operato una scelta precisa e cosciente, come risulta dalla relazione dell’allora Ministro Guardasigilli in occasione della promulgazione del “nuovo” codice civile).

        Il regolamento di polizia mortuaria, di cui al Regio Decreto n. 1880/1942, emanato a seguito dell’entrata in vigore del testo unico delle leggi sanitarie (r. d. 27 luglio 1934, n. 1265), ha risentito di un processo di ritardo rispetto all’allora “nuovo” codice civile almeno per la parte in cui ha riproposto le lontane indicazioni regolamentari, sorte in un momento storico in cui vi erano, in dottrina, spazi ermeneutici a sostegno della patrimonialità dei sepolcri e della libera circolazione, secondo legge di mercato, dei titoli di sepoltura.

        La normazione successiva (datata anno 1975, entrata in vigore il 10 febbraio 1976) non ha potuto non tenere conto di tale trasformazione nell’assetto giuridico dei moderni sepolcreti, anche se più che di evoluzione si dovrebbe ragionare di un chiarimento univoco in termini di interpretazione autentica da parte del codice civile del 1942), con la conseguenza che ogni atto di disposizione dei sepolcri o di diritti su di essi effettuato tra privati risulta soffrire di nullità.

        La cessione totale o parziale, il trasferimento del diritto d’uso sui sepolcri e ogni altro istituto negoziale di diritto privato, compresa la donazione o la successione testamentaria, di disponibilità di diritti reali relativo ai sepolcri è nullo di diritto dal 10 febbraio 1976 (e, secondo altri, fin dall’entrata in vigore del codice civile del 1942, ma la questione non riguarda più di tanto la situazione da Lei rappresentata).

        In vigenza dell’art. 71, commi 2 e segg. del r. d. 21 dicembre 1942, n. 1880, in molti regolamenti comunali di polizia mortuaria risultava recepita ed accolta la previsione circa l’ammissibilità di trasferimenti di diritti sui sepolcri per atto inter vivos o mortis causa.

        Molti di tali regolamenti, concettualmente così vetusti sono stati modificati dai comuni dopo l’entrata in vigore dei due regolamenti statali successivi già citati (l’803/1975 e, quindi, il 285/1990), ma non tutti i comuni hanno attivato questa azione di necessaria riforma basata sul semplice adeguamento alla normativa nazionale, che nella materia funeraria risulta prevalente e non derogabile.

        Accanto a tale situazione di profonda discrasia nel tessuto normativo, risulta, per altro, che ancor oggi molti comuni i quali sono dotati di regolamenti comunali di polizia mortuaria perfino precedenti al 1942 non abbiano ancora proceduto a novellarli.

        La presenza del doppio livello regolamentare, nazionale e comunale, ha determinato spesso comportamenti non sempre omogenei e coerenti: essi non avrebbero motivo di sussistere dal momento che la normativa regolamentare nazionale predomina sempre e comunque su quella locale, la quale può svilupparsi nell’ambito delle attribuzioni assegnatele dalla normativa nazionale o non definite da questa.

        Il venir meno, almeno dal 10 febbraio 1976 sul piano nazionale, ogni residua legittimazione al trasferimento di diritti sui sepolcri per atti di disposizione dei privati (e, ancora una volta, non affrontiamo la questione se tale vizio sia insorto già con l’entrata in vigore del III Libro del Cod.Civile) ha comportato di fatto e di diritto la nullità delle disposizioni dei regolamenti comunali che, precedentemente entrati in vigore, prevedessero tale fattispecie: i sepolcri, pertanto, sono extra commercium.

        La conseguenza è che ogni trasferimento di diritti sui sepolcri avvenuto per atto tra privati, sia esso atto inter vivos o mortis causa, è ad ogni effetto nullo di diritto.

        Tale nullità di diritto non sempre è stata tenuta in debito conto dai comuni e risulta che alcuni continuino a far valere di regolamenti comunali di lontana approvazione, de facto implicitamente abrogati, poichè in questo come in altri nodi, superati dal mutamento esplicito della normazione regolamentare nazionale.

        In una situazione di questo tipo, è possibile che il comune dove si torva il cimitero stia ancora operando su regolamenti non attuali e dando applicazione a norme di regolamento comunale che sono superate, quando non caducate, ma in ogni caso che dovrebbero essere disapplicate come non più efficaci.
        E’ per questo motivo che il consiglio spassionato altro non può essere se non quello del rapporto diretto con gli uffici comunali interessati, i quali assumeranno le decisioni dirigenziali (la competenza degli atti necessari a registrare tali illeciti “trasferimenti” è in via esclusiva dei dirigenti e gli organi elettivi o para-elettivi sono sprovvisti di qualsiasi competenza alla loro adozione) conseguenti, assumendo le responsabilità che ne conseguono sia nei confronti delle parti private per il danno che loro potrebbe derivare qualora la nullità venisse rilevata, se non altro per il principio della tutela dei terzi di buona fede, sia nei confronti del comune da cui dipendono per la situazione di danno erariale che tali procedimenti, viziati ab origine, possono determinare.

  12. Vanessa

    Buongiorno,

    mi ricollego a quanto avete detto nel post.
    Mio nonno vuole comprare da un tale 2 loculi (il tale ha i loculi in concessione per 90 anni).
    Il signore vuole fare una scrittura privata senza interpellare il comune ne andare da un notaio a registrare il passaggio di proprietà.
    Può questo avvenire?

  13. Carlo

    X Giovanna,

    ahi, ahi…… errore pacchiano (anche se in buona fede): i sepolcri e le relative aree, all’interno del cimiteri comunali, né si comprano né si vendono, semmai essi, al massimo, possono formare l’oggetto di una concessione amministrativa che è ben altro istituto, con tutt’altra portata, nel nostro ordinamento.
    I diritti sui sepolcri presentano, come sempre, un forte ‘mix’ tra diritto pubblico e disciplina privatistica.

    Fino al 9 febbraio 1976 (in quanto al 10 febbraio 1976 era entrato in vigore il d.P.R. 21 ottobre 1975, n. 803, cioè il vecchio regolamento statale di polizia mortuaria) si sarebbe pure potuto discutere se i sepolcri potessero, o meno, essere oggetto di atti di disposizione per atti tra vivi o per causa di morte, sulla base della previsione dell’art. 71, commi 2 e ss. r.d. 21 dicembre 1942, n. 1880 1, il quale ammetteva, a certe condizioni neppure tanto ampie, simili ipotesi, tra cui la compravendita/cessione del diritto d’uso sulle sepolture private.
    Essendo tale norma in contrasto con il “dogma” della demanialità dei cimiteri comunali ex art. 824, comma 2Cod. Civile 2, si veniva a porre, tra l’altro, l’ulteriore questione se il predetto r.d. 21 dicembre 1942, n. 1880 avesse natura di norma di rango primario oppure di livello secondario o regolamentare (problema che, se risolto nel primo senso avrebbe consentito di qualificare tale disposizione come norma speciale rispetto alla pari-ordinata, e previgente, disposizione del Codice Civile, mentre se interpretato nel secondo modo, avrebbe condotto a concludere per l’inefficacia/illegittimità del predetto art. 71, commi 2 e ss. r.d. 21 dicembre 1942, n. 1880).

    A partire dalla data del 10 febbraio 1976, risulta, comunque, divenuto fuori di dubbio come il diritto di sepolcro non sia proprio suscettibile di atti di disposizione tra vivi o per causa di morte, tanto più che il diritto di sepolcro, per sua natura ha carattere personale e, come tale, deriva dall’appartenenza alla famiglia del concessionario (o dell’appartenenza all’ente, per queste concessioni), appartenenza familiare che prescinde dalla proprietà, materiale, del manufatto sepolcrale.

    Nei primi anni ’70, ad ogni modo, vigeva ancora l’Art. 71, commi 2 e ss, Regio Decreto n. 1880/1942, il quale regolava in base a questi “parametri” la possibilità di trasmettere per acta inter vivos lo Jus Sepulchri:
    1) Trasferimento del diritto subordinato al rispetto della funzione sepolcrale (vincolo di destinazione!) secondo il diritto civile, ed alla fonte regolamentare locale (rectius: al combinato disposto tra il regolamento municipale, da cui l’atto di concessione trae legittimazione, e l’atto concessorio stesso.
    2) Permanenza degli obblighi (es. costruire la tomba entro un certo termine) stabiliti dal comune con il primo concessionario dante causa.
    3) Preminenza dell’aspetto pubblicistico della concessione con il potere in capo all’Autorità Comunale di non riconoscere l’avvenuto passaggio dello Jus Sepulchri dal dante causa/ concessionario primo al nuovo concessionario avente causa.
    4) Mantenimento in capo al Comune di un potere di… “veto”, espresso nelle forma di un voto favorevole o contrario a che la cessione dello del titolo di sepoltura produca i propri effetti in capo ai contraenti.

    Il notaio (non un funzionario qualunque!) che redigette l’atto pubblico di compravendita avrebbe dovuto conoscere queste elementi (nello specifico il punto 4) del diritto funerario. A nostro avviso il titolo (si potrebbe, comunque, controllare se sia stato debitamente trascritto ex Art. 2643 comma 1 punto 4) Cod. Civile…..e qui si aprirebbero altri scenari inquietanti!) non si è perfezionato, in quanto è mancato il nulla osta, con funzione costitutiva sull’efficacia dell’atto, da parte del Comune.

    Non altrettanto netta è la preclusione alla disponibilità della componente “patrimoniale” del (o, meglio, sul) manufatto sepolcrale, che conserva, fino alla scadenza della concessione (o a tempo indeterminato, se la concessione dell’area sia stata rilasciata a tempo indeterminato) il suo contenuto “privatistico”, ragion per cui può anche (e forse) ritenersi ammissibile un mutamento nella proprietà del manufatto sepolcrale medesimo, scorporando però da quest’ultima il principale e preponderante diritto d’uso (= jus sepeliri e jus inferendi mortuum in sepulchrum, ossia la duplice facoltà di esser sepolti o dar sepoltura in quella particolare tomba privata).

  14. giovanna

    mi volevo ricollegare all’argomento ponendo una nuova domanda:
    un tale nel 1962 compro un suolo cimiteriale per la costruzione di una cappella.
    questo tale nel 1970 ha ceduto la sua concessione perpetua a mio nonno davanti al notaio.
    la cappella non è mai stata costruita e mio nonno non c’è più, attualmente mia nonna vorrebbe costruire tale cappella ma leggendo gli atti sembrerebbe che la scrittura fatta davanti al notaio non si potesse fare senza passare tramite il comune! questo significa che il reale proprietario è il primo signore o meglio i suoi eredi e non noi?

  15. Carlo

    X Stefano,

    dato l’interesse manifestato per le procedure di adozione ed omologazione dei regolamenti comunali di polizia mortuaria consiglio caldamente la consultazione di questo link: http://www.funerali.org/normativa/le-procedure-di-adozione-ed-omologazione-per-i-regolamenti-comunali-di-polizia-mortuaria-794.html

    Ad ogni modo, pure in difetto di fonte regolamentare comunale che, comunque, dovrebbe esser presente, anche se magari un po’datata si dovrebbero pur sempre applicare l’Art. 823 del Cod. Civile secondo cui i beni demaniali (nel nostro caso i sepolcri ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile) non possono formare oggetto di diritti per i privati cittadini se non secondo le leggi speciali con cui è disciplinata la materia (appunto delle concessioni cimiteriali) e l’Art. 92 comma 4 del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 con cui il legislatore vieta, a pena di decadenza, operazioni di lucro e speculazione sulle tombe; esse, allora, risultano extra commercium, cioè non sono cedibili per atti negoziali inter vivos a contenuto privatistico, né usucapibili. Ricordo come il vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria (DPR n. 803/1975)poi ripreso nella sua formulazione dall’odierno DPR 10 settembre 1990 n. 285 abbia abrogato ogni precedente disposizione (in particolare Art. 71 commi 2 e segg. Regio Decreto n. 1880/1942) in contrasto con esso e per il principio di gerarchia tra le fonti del diritto i regolamenti comunali debbono adeguarsi a questa vigente normativa. Dico questo perché in alcuni regolamenti comunali, specie se molto risalenti nel tempo, potrebbero esser rimaste tracce dell’istituto del trasferimento “cortocircuito” tra privato e privato dei titoli di sepoltura, si tratta di un retaggio del passato, oggi non più proponibile né praticabile alla luce delle norme prima richiamate.

  16. Stefano

    Buongiorno Sig. Carlo
    La ringrazio innanzitutto della risposta che mi ha fornito. Le vorrei chiedere un ulteriore informazione riguardo il regolamento cimiteriale del comune, quasi al termine della sua risposta fa riferimento all’omologa del regolamento, pena la sua inefficacia. Come faccio io a sapere se è stato omologato? In caso non sia omologato, e quindi inefficace, esiste una regolamentazione di legge cimiteriale? Grazie della sua disponibilità

  17. Carlo

    X Stefano,

    Oggi sono più criptico ed oscuro del solito quindi: H.M.H.N.S! …ovvero H-oc m-onumentum h-eredem n-on s-equitur, giusto per non citare Cicerone sull’indisponibilità del sepolcri per acta inter vivos
    in estrema sintesi: La possibilità da Lei ventilata, per quanto di qualche fascinazione privatistica, non è ammissibile ed ogni atto in questa direzione sarebbe nullo di diritto.

    La Legge, infatti, proibisce il…”cortocircuito” della cessione dei titoli di sepoltura tra privato e privato. I sepolcri, ed i diritti su di essi insistenti, infatti, sono extra commercium.

    Il Legislatore, in effetti, vede con diffidenza la libera circolazione dei diritti d’uso sui manufatti sepolcrali, anzi pare proprio volerla impedire con diverse norme con le quali statuisce:

    La demanialità delle aree cimiteriali e, quindi, dei sepolcri in essa edificati (Art. 823 ed Art. 824 comma 2 Cod. Civile.

    Il rapporto tra concessionario e comune, quale ente concedente, che appunto si configura come una CONCESSIONE amministrativa (è quasi tautologico, ma giova ripetere questo concetto!) e non come un diritto di proprietà liberamente trasferibile. (Capo XVIII del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR n.285/1990).

    Il divieto di lucro e speculazione sulle concessioni cimiteriali (Art. 92 comma 4 DPR n. 285/1990).

    L’abrogazione esplicita di tutte le vecchie disposizioni (Art. 71 commi 2 e segg. Regio Decreto n. 1880/1942) che avrebbero permesso la trasmissione per atti negoziali a contenuto privatistico dello Jus Sepulchri, ora divenute incompatibili con il nuovo ordinamento di polizia mortuaria introdotto con l’avvento del DPR n.803/1975 e ripreso, quasi in toto, dall’odierno e vigente DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Salvo che non vi sia diversa previsione nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, il concessionario può solo rinunciare alla concessione ottenuta nei confronti del comune, senza nulla pretendere.

    Dato il forte mix tra diritto pubblico (concessione si area demaniale al fine di costruzione di un sepolcro privato a sua volta al fine di dare sepolture alle salme cui essa e’ riservata, cioè del concessionario e delle persone appartenenti alla sua famiglia) e quello privato (Art. 63 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285), occorre fare riferimento (art. 823 Cod. Civile) ad istituti di diritto privato, in particolare per quanto riguarda il manufatto eretto e, nella specie, agli artt. 934 Cod. Civile.

    Agli effetti concreti, il manufatto diventa di proprietà e disponibilità del comune (essendo l’area demaniale) che ne entra così in possesso, e se l’ex (ormai, dopo la retrocessione) concessionario non richiede, prima della rinuncia, di rimuovere quanto costruito, retrocedendo l’area solo quando essa sia stata ripristinata nelle condizioni presenti al momento della concessione, o ciò non sia possibile senza pregiudizio (e mi pare proprio questo il caso; anche per il fatto che édecorso il termine dell’art. 935 Cod. Civile sulla notizia dell’incorporazione, se non altro per il fatto che la concessione aveva come finalià’ immediata proprio la l’erezione del sepolcro),v a corrisposto il valore dei materiali (non dell’edificio in sè, ma delle opere, cioè del corpus compositum di cui il sepolcro è costituito), al prezzo in cui sono stati acquistati, senza alcun aggiornamento o attualizzazione (art. 1277 CC), sulla base di titoli idonei a provarne il relativo costo, come fatture, contratti registrati, ecc.

    In difetto di prove sulla consistenza economica dei materiali impiegati, il manufatto diventa semplicemente di proprietà del comune (salvo che i concessionari non vogliano richiedere un accertamento giudiziale del valore di quest’ultimi, operazione, la quale parrebbe forse anche sproporzionata).

    RIPETO: salva diversa previsione del Regolamento comunale di polizia mortuaria. Infatti, molti comuni, anche al fine di assicurare una maggiore trasparenza nei rapporti concessori, prevedono, con tale strumento, delle misure di retrocessione, magari anche forfetizzate (es. con percentuali rispetto a tariffe di questo o quel tipo), in modo da assicurare comunque una regolazione uniforme di tali casi.

    Poiché la stretta e ferrea ?applicazione del principio nominalistico (art. 1277 codice civile) potrebbe non facilitare la rinuncia a favore del comune, di concessioni di aree per sepolcri privati nei cimiteri, determinando una situazione di difficile gestione ed una diffusione dello stato di abbandono, cui si dovrebbe, comunque, porre rimedio con la procedura di decadenza, risulta che molti comuni, in sede di regolamento comunale di polizia mortuaria, debitamente omologati (condizione di efficacia) corrano il rischio della responsabilità patrimoniale prevedendo meccanismi di determinazione dei corrispettivi per le retrocessione di tipo diverso: si tratta di una prassi che, a parte il rischio anzidetto, risponde a criteri di recupero e ottimale riutilizzo del patrimonio cimiteriale, il quale com’è noto, non è dilatabile all’infinito.

  18. Stefano

    Per il Sig. Carlo
    Ho un quesito da porLe, riguardo la concessione delle aree per la costruzione delle tombe a Cappella presso il cimitero di Grottaferrata. Ho acquistato la concessione novantovennale nell’anno 2007, ho provveduto alla realizzazione parziale della suddetta tomba, sono da completare le rifiniture interne, l’esterno è completo in ogni sua parte. A causa delle avverse condizioni economiche mi trovo nella necessità di recuperare denaro ed avrei pensato alla vendita della tomba. A questo punto mi sono trovato davanti un muro dettato dal regolamento di polizia cimiteriale del suddetto Comune. Le spese sostenute tra la concessione Comunale ed il costo per la realizzazione parziale del manufatto si aggirano intorno ai 100 mila Euro. Avrei anche trovato l’acquirente disposto a pagare esattamente quanto da me sostenuto, quindi senza lucro alcuno. Ora mi sento dire dal personale preposto al servizio cimiteriale che io devo operare il recesso della concessione e che il rimborso a me spettante risulta essere pari al 50% del costo della concessione pagato all’epoca, ovvero, il 50% di Euro 45 mila. E che il comune provvederà a rivendere detta concessione alla persona prima in graduatoria della pubblicazione all’albo pretorio della disponibilità della concessione, al costo del valore attuale dell’area detratto della somma rimborsatami. Quindi alla luce di quanto esposto potrebbe anche non essere la persona mio acquirente. Inoltre io avrei perso circa 77,5 mila Euro. Esiste qualche strada percorribile? Grazie della disponibilità

  19. Carlo

    X Margherita,

    “aridaje” con la faccenda degli eredi, vabbè, mi sono già spigato nei precedenti post, quindi soprassiedo; io preferisco, ad ogni modo, parlare di famigliari subentrati all’originario fondatore in qualità di nuovi concessionari.

    Comunque: secondo le procedure del locale regolamento di polizia mortuaria può esser richiesta ai concessionari un’ autorizzazione preliminare all’immissione di un nuovo feretro nel sepolcro, specie se il nominativo del defunto non è contemplato dall’inizio nell’atto di concessione. L’autorizzazione vera e propria alla tumulazione, però, sarà rilasciata solo dal comune sulla base dei titoli formali di sepoltura prodotti agli atti. Come, infatti, ci ricorda il Consiglio di Stato, con alcune sentenze storiche in tema di diritto di sepolcro, per rendere effettivo ed esercitabile lo jus sepulchri occorre una preventiva istruttoria tesa a verificare la legittimità di tale diritto supposto o vantato, poiché nel sepolcro, specie se di tipo famigliare, hanno diritto ad esser ricevute le salme, non di estranei o di chicchessia, ma di persone le quali in vita fossero legate da rapporto di consanguineità con il concessionario primo.

    La zia, essendo, rispetto ai Suoi nonni, il parente più prossimo e stretto, ancora in vita, in quanto figlia dei defunti nonni, è l’unico soggetto legittimato a chiedere ed ottenere la riduzione dei resti ossei in cassetta ossario o la cremazione degli eventuali resti mortali (cadaveri non scheletrizzati). Le cassette ossario o le urne cinerarie dovranno permanere nello stesso sepolcro affinchè non si estingua “ex se” la funzione precipua del sepolcro stesso sancita dall’atto di concessione (= dar sepoltura proprio ai suoi nonni!).

    Lo spazio così liberato servirà alla tumulazione di un nuovo feretro di persona avente titolo, non necessariamente in modo simultaneo (poi, per economicità del procedimento, si potrebbero, certo, concentrare tutte le operazioni in un unico momento). Lo jus sepulchri è l’unico diritto che si faccia valere per il post mortem; quando dovrebbe ritenersi esaurita la capacità giuridica, esso pone i soggetti che ne siano titolari su di un piano di pari ordinazione, lasciando decidere alla naturale cronologia degli eventi luttuosi (= chi prima muore meglio alloggia, siccome la morte è evento in sé sì ineluttabile, ma al tempo stesso non prevedibile!), sino alla saturazione della tomba stessa, quale sarà l’ordine di ingresso nel sacello mortuario delle salme aventi diritto.

    Post scriptum: il titolo di accoglimento non è da intendersi solo per feretri, ma anche per loro trasformazioni di stato (principalmente: cassette ossario o urne cinerarie) e ciò senza dubbio dilata la capacità ricettiva del sepolcro.

  20. margherita

    Gentile Sig. Carlo
    mi permetto di inviarle gli ultimi aggiornamenti.
    Ho scritto all’URP del cimitero Verano di Roma il quale mi ha subito risposto – per telefono !nulla scritto – dicendo che noi eredi dobbiamo solo firmare un foglio per autorizzare la zia alla quale soltanto spetta provvedere all’eventuale estumulazione dei suoi genitori ivi sepolti ,ridurli ( scusate) e poi risistemarli lì .
    Può metterci delle salme anche cremate ( scusate di nuovo).
    Non so se un’operazione del genere si può fare solo se simultanea, cioè da una parte si procede ad estumare i nonni e dall’altra si procede ad utilizzare il fornetto per altri familiari, che ovviamente debbono essere deceduti.-
    Cosa mi dice?
    Grazie per il suo illuminato parere.

  21. Carlo

    X Franco,

    “Come vorrei…che fosse possibile!” Giusto per non citare la nuova canzone di Vasco; e invece no!

    in estrema sintesi: La possibilità da Lei ventilata non è ammissibile ed ogni atto in questa direzione sarebbe nullo di diritto.

    La Legge, infatti, proibisce il…”cortocircuito” della cessione dei titoli di sepoltura tra privato e privato. I sepolcri, ed i diritti su di essi insistenti, infatti, sono extra commercium.

    Il Legislatore, in effetti, vede con diffidenza la libera circolazione dei diritti d’uso sui manufatti sepolcrali, anzi pare proprio volerla impedire con diverse norme con le quali statuisce:

    La demanialità delle aree cimiteriali e, quindi, dei sepolcri in essa edificati (Art. 823 ed Art. 824 comma 2 Cod. Civile.

    il rapporto tra concessionario e comune, quale ente concedente, che appunto si configura come una CONCESSIONE amministrativa (è quasi tautologico, ma giova ripetere questo concetto!) e non come un diritto di proprietà liberamente trasferibile. (Capo XVIII del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR n.285/1990).

    Il divieto di lucro e speculazione sulle concessioni cimiteriali (Art. 92 comma 4 DPR n. 285/1990).

    L’abrogazione esplicita di tutte le vecchie disposizioni (Art. 71 commi 2 e segg. Regio Decreto n. 1880/1942) che avrebbero permesso la trasmissione per atti negoziali a contenuto privatistico dello Jus Sepulchri, ora divenute incompatibili con il nuovo ordinamento di polizia mortuaria introdotto con l’avvento del DPR n.803/1975 e ripreso, quasi in toto, dall’odierno e vigente DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    La personalità e familiarità dello Jus Sepulchri che si trasmette unicamente jure sanguinis o, a certe condizioni anche jure haereditatis, ma mai per acta inter vivos, men che meno a contenuto patrimoniale.

    L’unica soluzione esperibile e LEGALE è la retrocessione al Comune della tomba liberatasi a seguito dell’estumulazione, essa, attraverso la rinuncia (= atto unilaterale ed irreversibile) dei precedenti titolari, rientrerà in possesso del comune che potrà, quindi, riassegnarla con una nuova concessione, in base a modalità e procedure dettate dal regolamento comunale di polizia mortuaria. Lei pertanto può solo candidarsi presso l’Ufficio Di Polizia Mortuaria del Suo Comune a divenire, magari attraverso apposita graduatoria, nuovo concessionario della cappella dismessa.

    Attenzione: l’estumulazione, ex se, potrebbe implicitamente comportare l’estinzione della concessione a causa dei naturale esaurimento dei fini (dar sepoltura a quei particolari defunti) per i quali essa stessa era sorta, così senza bisogno di un atto formale di rinuncia da parte del concessionario i loculi ritornerebbero automaticamente nella disponibilità del Comune, il quale prenderà conoscenza della situazione prodottasi con un atto meramente ricognitivo sulla cessazione degli effetti giuridici del rapporto concessorio.

  22. franco

    x Carlo
    salve sig. Carlo ho un quesito da esporle:
    mi puo spiegare come posso fare per regolarizzare il trasferimento di una cappella gentilizia da una famigliax alla mia famiglia.
    i concessionari x stanno cambiando paese e quindi si portano le salme via e mi hanno proposto di accedre al diritto di concessione se è giusto definirlo.
    grazie

  23. margherita

    Carissimo Carlo
    finalmente ho capito qualcosa in campo “funereo”!!
    Riferirò ai parenti e se c’è ancora qualche dubbio La disturberò ancora !
    Posso fare i complimenti a Lei per la Sua splendida ironia e la Sua allegria per cose diciamo un po’ particolari?
    Mi dispiace che sta a Modena,io sono di Roma altrimenti un caffè lo potevamo prendere alla…salute dei nostri cari…defunti!!

    Grazissime e sicuramente a presto.

  24. Carlo

    X Margherita,

    “…E adesso ascoltami! Non voglio perderTi, però non voglio neanche, neanche illuderTi […]” come cantava Vasco (lo adoro!) negli ormai lontani anni ‘90, fuor di metafora qui ci dobbiamo capire, perché o adottiamo un comune codice comunicativo (il cosiddetto “necroforese”, ossia la vulgata di noi poveri e reietti beccamorti) o se continuiamo a parlare due lingue diverse, pur se rispettabilissime, io non sono in grado di aiutarLa: Si deve fidare e mi deve credere (almeno per una volta) Lei, per l’ordinamento italiano di polizia mortuaria (posizione funzionale ad attuare l’istituto del subentro, laddove ammesso dal Regolamento Comunale di cui ribadisco la centralità strategica per i buon governo dei posti salma) è, rispetto al Suo padre, innanzi tutto DISCENDENTE., poi per gli aspetti patrimoniali sarà anche erede (ma, in questo caso, non ci interessa!). Quindi, schematizzando: Jus SEpulchri = diritto personalissimo —> criterio della consanguinetà (e basta!) per determinare chi possa avvicendarsi al de cuius nella titolarità della tomba in questione, compresi i diritti di gestione.

    La solenne “fregatura” delle sepolture perpetue è proprio la loro immota, rigida intangibilità (almeno secondo una lettura molto formale della norma) Se, infatti, le concessioni eterne non hanno mai fine e l’estumulazione, di rigore, si esegue alla scadenza della concessione stessa la conseguenza è chiara: i feretri tumulati in loculo concesso a tempo indeterminato non saranno mai oggetto di estumulazione, se poi consideriamo come il loculo sia stato “dedicato” solo ed unicamente ad un particolare defunto siamo all’impasse più totale ed un caso di luttuoso bisogno non sarà possibile usare la tomba per deporvi un nuovo defunto. Questi due elementi: cioè la durata illimitata della concessione e la riserva così tassativa e perentoria impressa al tumulo sono tali da inibire, sub specie aeternitatis, l’estumulazione e quindi il “riciclo” della sepoltura.

    Questa è la Legge (purtroppo!) Il genio italico ha però, inventato qualche trucco diabolico per svincolarsi da queste spire così soffocanti: gli escamotages sono i seguenti, ma debbono trovare cittadinanza nel regolamento municipale di polizia mortuaria.

    1) se l’atto di concessione, in sè scarno e lacunoso, non statuisce il divieto assoluto di estumulazione si procede così: si presenta al comune formale richiesta di estumulazione FINALIZZATA non al trasferimento dei feretri in altra sede (altrimenti perdereste il diritto sulla tomba per estinzione della funzione della stessa), ma solo alla ricognizione sullo stato di scheletrizzazione delle salme: in altre parole si chiede all’ufficio di polizia mortuaria la raccolta delle ossa in apposita cassetta ossario (se possibile) altrimenti, qualora le salme fossero ancora intatte si provvederà alla loro cremazione, precisando come le ossa o le ceneri permarranno nello stesso loculo. Con questa riduzione nell’ingombro dei feretri si aggira la norma e si ricava nuovo, preziosissimo spazio: idealmente i suoi nonni saranno sempre sepolti, come secondo atto di concessione, in quell’avello, non come cadaveri, bensì come loro trasformazione di stato: cioè quali ossa o ceneri.

    Punto secondo (e qui sarò brutale!) secondo la legge dei subentro che deve esser compiutamente disciplinato in sede locale, avreste più diritto Lei (Figlia) Sua sorella (Figlia) Sua madre (coniuge superstite) in quando legate più strettamente da vincolo di filiazione e coniugio con il fondatore del sepolcro (= Suo padre) alla sepoltura in quel dato loculo…ma Dio ce ne scampi!

    Però…però: Voi in quanto e SE subentrate al concessionario primo (= Suo Padre) godete del diritto di sepolcro sia attivo e passivo, vale a dire che potete in quel particolare sepolcro esser tumulate voi stesse (non Glielo auguro!) e tumulare a vostra volta vostri congiunti, tra i quali si potrebbe annoverare la zia con relativo marito (quest’ultima ha così tanta voglia di morire da voler predisporre il fornetto?). E’ semplice (o…dannatamente complesso?) Voi, quali DISCENDENTI e nuovi concessionari, poichè subentrati, liberamente addivenite ad una compressione del Vostro Jus Sepulchri, (da formalizzare al comune) in favore di un soggetto terzo, purché sia pur sempre un vostro parente…e qui ritorna il caro e vecchio concetto dello jure sanguinis. Qui, nella mia città (io sono di MODENA) chiamiamo questa opzione “tumulazione in sovra tassa”, al di là del nomen juris è una soluzione intelligente per un riuso responsabile del patrimonio cimiteriale che, come noto, non è dilatabile all’infinito.

    Per adesso ho finito con i miei discorsi seri ed inopportuni a sfondo mortifero, ma rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti…io sono sempre qua ehhh già!

  25. margherita

    Gentile Sig. Carlo
    sì il loculo è perenne – i nonni sono morti uno nel 1970 e l’altro nel 1971-Nella concessione del 1970 a mio padre vedo elencati solo i nomi dei nonni, come ho detto – null’altro.
    L’atto di concessione è estremamente scarno.
    Ho capito bene? In questo caso non si ha eredità né dei familiari di mio padre (sorella) né degli eredi (noi)
    Le salme sono lì dal 1070/71.
    Se si dovessero risistemare i nonni in altro modo quindi si perde il diritto al loculo ed ovviamente alla possibilità di inserire altre due salme?
    Quindi la zia non potrebbe essere sepolta li’ ( se non spetta al marito almeno a lei?)
    Mi sembra che nel caso di riduzione, potrebbero entrare altre salme:
    “””(19) La riduzione in resti ossei di salma tumulata, ex art. 86, comma 5, del d.P.R. n.285/1990, con mantenimento della cassetta dentro la stessa tomba, consente di ampliare l’originaria capacità ricettiva delle tombe limitata ai soli feretri.””””
    ho letto che un’eventuale richiesta del comune per vari motivi deve essere indirizzata alla famosa sorella e non ai cosiddetti “eredi” (noi tre)
    Mi scusi.. ho letto tutto ed…ho capito poco !!
    Mi sembra strano… un loculo concesso perennemente ( quindi i nonni ormai sono cenere !! ) che senso ha ? cosa si deve fare di questi posti perenni se nessuno ci può più andare e se non sono né x i familiari e collaterali né x gli eredi ?
    Mi aiuti!!
    Posso dire alla zia : raccogli i resti dei tuoi genitori ed usa i posti per te ed i tuoi eredi?
    Bisogna fare una comunicazione al Comune di Roma?
    Grazie della pazienza!!

  26. Carlo

    X Margherita,

    Preliminarmente consiglio di consultare i seguenti links, interni a questo blog, giusto per chiarirci le idee su alcuni istituti del diritto funerario.

    http://www.funerali.org/cimiteri/eredi-o-discendenti-283.html
    http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html

    Ma il loculo in questione è già occupato dalle spoglie mortali dei suoi nonni? Sarebbe utile saperlo, perché in questo caso se materialmente non c’è più posto per l’immissione di un nuovo feretro, salvo non disporre l’estumulazione volta alla riduzione (ove possibile) dei resti ossei in cassetta ossario, al fine di recuperar spazio, lo Jus Sepulchri spira ex se, cioè si estingue naturalmente e da solo senza più poter esser esercitato e a nulla servirebbe accampare presunti diritti di sepoltura….secondo me, tra l’altro molto labili ed incerti, in quanto il marito di una sorella, del concessionario primo, quale affine dello stesso, dovrebbe esser indicato, in modo esplicito, nell’atto di concessione come portatore dello Jus Sepulchri per far poi valere questo suo diritto nel proprio post mortem.

    Attenzione: il loculo come le tumulazioni tutte si configura come una sepoltura privata e dedicata: se, allora, la tomba è stata concessa solo ed esclusivamente per i suoi nonni, con i loro nominativi “cristallizzati” e ben “scolpiti” nell’atto di concessione le conseguenze sono almeno due:

    1)) Per tutta la durata della concessione (…a proposito il loculo é perpetuo?) è inibita l’estumulazione, anzi una richiesta in tal senso, pur se legittima in sé, determinerebbe un esaurimento del fine stesso nel rapporto concessorio con conseguente estinzione della concessione stessa e rientro del manufatto, nel pieno possesso del Comune, così la Sua famiglia finirebbe con il perdere definitivamente questo loculo.
    2) lo stesso atto di concessione nella sua rigidità prescrittiva, impedisce che le salme di altri possano esser ivi deposte, proprio perché trattasi di sepoltura sorta, sulla base di un titolo concessorio così preciso e puntuale, solo ed unicamente per accogliere le mortalel exuviae dei Suoi nonni.

    Ad ogni modo il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 –come norma quadro- ci fornisce alcuni spunti di riflessione con il suo Art. 93, comma 1 I Periodo.

    Data, però, la voluta genericità “a maglie larghe” del succitato primo comma dell’Art. 93, la definizione dell’ambito delle persone da considerarsi come appartenenti alla famiglia del fondatore e per ciò stesso aventi diritto alla tumulazione, è rimessa al regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Questa elasticità dà modo ai comuni di utilizzare tale estrinsecazione dell’idea stessa di famiglia (mononucleare, allargata, patriarcale?) come strumento di gestione del cimitero e di rispondere alle esigenze locali.

    La regolamentazione dell’ente costituisce, così, la fonte sostanziale e centrale per delineare compiutamente la “famiglia” del concessionario, circoscrivendone il perimetro (se non diversamente stabilito tra gli aventi titolo, o dal concessionario stesso meglio se all’atto della stipula del contratto di concessione).

    Sul punto la giurisprudenza, con orientamento costante, sino alle pronunce della Suprema Corte di Cassazione, comunemente afferma, anche nel rispetto del significato semantico generalmente usato ed accettato, che la famiglia è costituita da una cellula sociale formata da persone del medesimo sangue o legate tra loro da vincoli di matrimonio, ivi comprese quelle di sesso femminile, che, ancorché coniugate e con diverso cognome (16), fanno parte del nucleo familiare (17), salva l’eventuale contraria volontà del fondatore, al quale è riconosciuta la facoltà di ampliare o restringere la sfera dei beneficiari del diritto, pur sempre entro il solco fissato dalla Legge.

    Infatti, il criterio stabilito dalla regolamentazione comunale può non utilizzarsi o per espressa scelta dello stesso fondatore, che può individuare nell’atto di concessione un diverso ambito familiare (purché nei limiti del rapporto di consanguineità e di coniugio) o anche per la destinazione del sepolcro solo a persone predeterminate, (18), o per il fatto che il sepolcro non si presta ad accogliere un numero di feretri sufficiente per tutti i discendenti (19).

    Se manca invece l’indicazione dei destinatari della tomba familiare, in base a norme consuetudinarie viene riconosciuto il diritto ad esservi seppelliti al coniuge, a tutti i discendenti maschi del fondatore per linea maschile e loro mogli, alle discendenti femmine per linea maschile, con l’esclusione in ogni caso dei mariti delle discendenti femmine (20) e dei collaterali, anche se fratelli del fondatore, a meno che, limitatamente però a questi ultimi, il fondatore sia morto senza figli o altri discendenti (21).

    In particolare, per quanto riguarda i coniugi dei discendenti giova ricordare la seguente decisione: “Nel caso di sepolcro familiare, non può ritenersi esaustivo il riferimento al concetto di discendenza fatto dal disponente, dovendosi attribuire rilievo anche al rapporto di coniugio tra il discendente ed il proprio consorte, dal quale sono nati altri discendenti, in capo ai quali va sicuramente riconosciuto il diritto alla sepoltura, proprio perché su tale rapporto giuridicamente e socialmente riconosciuto si fonda l’istituto della famiglia legittima. Negare al coniuge del discendente il diritto ad essere sepolto nella cappella di famiglia del proprio coniuge significherebbe svilire tale riconoscimento e infrangere l’unità dei membri del consorzio familiare” (22).

    Quindi: nelle mani di Suo padre, quale fondatore del sepolcro si concentrava tutto lo Jus Sepulchri attivo e passivo comprensivo del potere di imprimere alla tomba una particolare destinazione, anche escludendo altri potenziali aventi diritto (l’avello servirà per la deposizione delle salme dei nonni); Lei, con Sua sorella rispetto a Suo Padre è discendente (scommettiamo un caffè che Lei non riesce a dimostrarmi il contrario), dunque lo Jus Sepulchri per diritto consanguineità e coniugio (ehh…già, quasi mi dimenticavo: c’è anche Sua madre) si è ripartito equamente in tre filoni dei quali siete egualmente titolari, tramite l’istituto del subentro. (si veda il secondo link suggerito).

    Affinché il sepolcro in questione diventi ereditario e nella trasmissione residuale dello Jus Sepulchri non si segua più la consanguineità, bensì il II libro del Cod. Civile, cioè le norme per l’ordinaria successione mortis causa, si dovrebbe addivenire all’estinzione congiunta e prematura di Lei, Sua Sorella e Sua madre. Non Glielo auguro di certo….anzi lunga vita!

    **********************

    (16) Cass. civ., sez. II, 19 maggio 1995, n. 5547, in Mass. giur. it., 1995.
    (17) Va ricordato che i giudici, nella maggior parte dei casi, hanno riconosciuto il diritto ad essere seppelliti nel sepolcro familiare ai discendenti maschi del fondatore ed alle loromogli, alle figlie femmine, alle discendenti femmine dei figli maschi rimaste nubili, negandolo invece alle discendenti femmine coniugate e ai loro mariti.
    (18) Come evidente, il fatto di stabilire nell’atto di fondazione il rapporto di parentela, in virtù del quale si acquista il diritto di sepoltura, eviterà l’insorgenza di problemi in ordine al significato, più o meno esteso, da attribuire al concetto di “famiglia”.
    (19) La riduzione in resti ossei di salma tumulata, ex art. 86, comma 5, del d.P.R. n.285/1990, con mantenimento della cassetta dentro la stessa tomba, consente di ampliare l’originaria capacità ricettiva delle tombe limitata ai soli feretri.
    (20) Sulla questione della trasmissibilità del diritto ai coniugi delle figlie del fondatore, anche se prevista nell’atto di fondazione, giova ricordare che l’eventuale modificazione dello stato civile può impedire tale trasmissibilità. In tal senso si trascrive la seguente sentenza: “Nel caso di concessione cimiteriale a favore di un soggetto con l’espressa menzione fra i beneficiari anche delle figlie, nonché maritate e loro famiglie, non può più essere riconosciuto il diritto alla tumulazione del genero del concessionario che, rimasto vedovo, si sia risposato dando origine ad una nuova famiglia.”; T.A.R. Lazio, sez. II, 5 dicembre 1988, n. 1582.
    (21) Il diritto in oggetto va riconosciuto anche a favore della moglie del fondatore, la quale, ovviamente, non potrà trovarsi in una condizione deteriore rispetto alle mogli dei discendenti maschi del fondatore stesso.

  27. margherita

    Grazie per la dottissima esposizione!!
    Ancora una richiesta: come si esercita il diritto di sangue?
    Nel caso del proprietario – mio padre – anche la famiglia di origine è di sangue.
    Il fornetto intestato a mio padre è stato usato però per i suoi genitori – suo sangue ovviamente – non per noi ” eredi” diciamo.
    Quindi lo iure sanguinis è stato esercitato solo per la sua famiglia di origine, non per noi e quindi può essere considerata consanguinea anche la sorella o no?
    In questo caso particolare quindi la concessione è da interpretarsi come : mio padre+sua madre+suo padre e credo + sue sorelle ma una è deceduta quindi rimane una.
    Noi subentriamo come eredi dopo la morte, ma prima credo vada rispettata la gerarchia della consanguineità con la famiglia di origine .
    O no ?
    ……
    scusi l’integrazione
    ho trovato questo articolo :

    REGOLAMENTO DI POLIZIA MORTUARIA APPROVATO CON D.C.C. N. 17 DEL 23/09/2008 roma
    Articolo 68 ? Diritto d’uso delle sepolture
    1. Il diritto d’uso consiste in una concessione amministrativa su bene soggetto al regime dei beni demaniali, la cui proprietà resta in ogni caso in capo al Comune.
    Il diritto d’uso del concessionario non è commerciabile né trasferibile o
    comunque cedibile per atto inter vivos né per disposizione testamentaria. Ogni atto contrario è nullo di diritto. La concessione del loculo individuale dà titolo ad usare la sepoltura per quella sola salma per la quale ha luogo la concessione.
    2. La titolarità del diritto d’uso spetta secondo la seguente disciplina:
    a) nei sepolcri ereditari, ovvero nelle sepolture concesse prima del 10/02/1976, il diritto d’uso si trasmette, esaurita la linea familiare indicata nella concessione e sino ad estinzione della stessa, secondo le norme previste dal Codice Civile Libro Secondo ? Titolo II e III e cioè agli eredi legittimi o testamentari del concessionario e alla loro famiglia.
    Nel foglio della concessione ci sono scritti solo i nomi dei nonni,null’altro.
    Cosa significa esaurita la linea famigliare indicata nella concessione?
    C’è la nonna con il suo cognome ed il nonno con il cognome uguale ovviamente a quello di mio padre.
    Cosa pensare?
    grazie molte ancora

  28. Carlo

    X Margherita,

    il loculo non è di proprietà, ma si tratta di una concessione d’uso, si tratta di una differenza sostanziale, poichè il concessionario non gode della piena disponibilità del manufatto, egli esercita sì i diritti di gestione sullo stesso, ma nell’ambito della funzione sepolcrale (=vincolo di destinazione) e comunque entro i “paletti” fissati dalla normativa speciale in materia di spazi cimiteriali. il rapporto concessorio, pertanto, risulta asimmetrico e sbilanciato a favore del Comune.

    Lei, in quanto figlia di Suo padre, assieme a Sua madre e Sua sorella è subentrata nell’intestazione della tomba, non tanto jure haereditatis (ossia secondo le consuete regole dettate Cod. Civile che regolano il trapasso del patrimonio), ma jure sanguinis, ovvero per consanguineità con l’originario fondatore del sepolcro (= Suo padre), siccome i diritti di sepolcro, essendo di natura personale e fors’anche personalissima, non sono successibili, come invece accade per i comuni beni compresi nell’asse ereditario.

    Tra l’altro solo al momento della stipula dell’atto di concessione le parti contraenti (concessionario e comune) definiscono la cosiddetta “riserva”, ossia il novero delle persone titolari del diritto di sepolcro attivo e passivo, dopo il rapporto concessorio è in sé valido, perfetto e suscettivo di produrre tutti i propri effetti per l’intera durata della concessione, una modificazione unilaterale dello stesso, al fine di integrare con nuovi nominativi la rosa degli individui portatori, in vita, dello Jus Sepulchri, non sarebbe ammissibile.

    Bisogna poi ricordare come non sia il concessionario a stabilire / individuare chi possa essere sepolto nel sepolcro in concessione, quanto il fatto dell’appartenenza alla famiglia (e la definizione di famiglia a tal fine é data dal regolamento comunale di polizia mortuaria vigente quando la concessione si perfeziona). Il concessionario potrebbe ampliare / restringere la definizione di famiglia pre-stabilita come riservataria del diritto ad essere accolta nel sepolcro (fino al limite della capienza fisica) in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo memento) ed ai sensi dell’Art. 93 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 il comune può concedere al concessionario la facoltà di tumulazione di persone terze[1], secondo criteri sanciti dai regolamenti comunali (= istituto della benemerenza) Parte della dottrina ritiene che solo il concessionario originario, cioè il fondatore[2] del sepolcro sibi familiaeque[3] suae (per sé e per la propria famiglia) possa “derogare” alla familiarità[4] del sepolcro permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti terzi[5] rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare la rigidità della norma, tuttavia configurandosi il diritto di sepolcro come mera aspettativa per cui l’ordine di sepoltura in posti all’interno di una tomba di cui si è contitolari di concessione, è, salvo patti contrari notificati all’Amministrazione comunale, in relazione all’ordine cronologico di morte occorre il consenso unanime di tutti i titolari di quote della tomba stessa perché si addivenga ad una compressione[6] del loro jus sepulcrhi.

    Quindi: se non ricorrete all’istituto delle benemerenze o ad una novazione consensuale delle obbligazioni scaturenti dall’originario atto di concessione, ottenibile (se il Comune è d’accordo) con una rinuncia cui far seguire un nuovo atto di concessione avente come oggetto lo stesso loculo, ma nel quale cambiano le condizioni d’uso (è un’operazione, invero, un po’macchinosa!) difficilmente chi non sia considerato famigliare, rispetto al fondatore della tomba potrà divenire beneficiario del sepolcro, per il tempo successivo alla propria morte.

    [1] Cassazione civile, Sez. II, 18 febbraio 1977 n. 727 Nel caso di sepolcro familiare, la titolarità dello jus sepulcri spetta ai componenti la famiglia del fondatore, legati al medesimo jure sanguinis, sempre che il fondatore non abbia diversamente disposto; infatti, la volontà del fondatore è sovrana, potendo senza limiti restringere od ampliare la sfera dei beneficiari del diritto e determinare entro quali limiti vada intesa, la famiglia ai fini della titolarità di tale diritto. Detta volontà può essere manifestata in qualsiasi forma, purché in maniera non equivoca, e può risultare anche indirettamente, in base ad elementi indiziari o presuntivi, rimessi alla valutazione del giudice del merito, il cui convincimento al riguardo costituisce giudizio di fatto, sindacabile in cassazione soltanto sotto il profilo della congruenza logica, del rispetto dei principi di diritto e dell’adeguatezza della motivazione

    [2] Cassazione civile, sez. II, 24 gennaio 2003, n. 1134 Posto che, ai fini della determinazione della cerchia dei soggetti che hanno diritto alla sepoltura in un edificio sepolcrale, la concessione amministrativa fa soltanto presumere la coincidenza della figura del fondatore con quella del titolare della concessione stessa, assume rilevanza preminente la volontà del fondatore, che può essere manifestata in qualunque forma e risultare anche da elementi indiziari e presuntivi (nella specie, è stato qualificato cofondatore di un sepolcro il soggetto che, sebbene non titolare della concessione amministrativa, aveva contribuito per metà alle spese di costruzione e di mantenimento del sepolcro e il cui nome era inciso sul frontespizio della cappella, dove era stato seppellito insieme ad altri familiari).

    [3] Corte d’appello di Perugia, 20 maggio 1995 Nel caso di sepolcro familiare, il diritto primario di sepolcro si trasmette a tutti coloro che sono legati al concessionario da rapporti di consanguineità, ivi compresi, in mancanza di discendenti diretti, i parenti collaterali, la cui presenza impedisce che il diritto di sepolcro si trasformi da familiare in ereditario

    [4] Con l’esaurimento della cerchia familiare si estingue per tutti lo jus sepulchri (2), rimanendo solo il diritto di proprietà, trasmissibile naturalmente, sui materiali sepolcrali (cfr. Corte di cassazione, sez. II, sent. 18 febbraio 1977, n. 727 e Corte di Cassazione, sez. II, sent. 30 maggio cit.)

    [5] Corte di cassazione, sez. II, sent. 30 maggio 1984, n. 3311 Il diritto su costruzione al di sopra o al di sotto del suolo di area cimiteriale, destinata a raccogliere e custodire i resti mortali dei defunti (tomba, cappella, etc.) – fondato su una concessione amministrativa di terreno demaniale (art. 824 c.c.) – nei rapporti con gli altri privati si atteggia come un diritto reale particolare, suscettibile di trasmissione per atto inter vivos e per successione mortis causa, indipendentemente dallo jus sepulchri e dal diritto alla tumulazione (relativo a sepolcro familiare o gentilizio) il quale, invece, si acquista per il solo fatto di trovarsi in un determinato rapporto di parentela con il fondatore (ossia, jure sanguinis e non jure sucessionis), non può essere trasmesso per atto tra vivi, né per successione mortis causa e si estingue per ciascun titolare nel momento in cui il cadavere del medesimo viene deposto in quel dato sepolcro, salvo quel suo aspetto secondario attinente agli atti di pietà e di culto. Pertanto, il diritto reale suindicato, ancorché disgiunto dallo jus sepulchri, é tutelabile con l’azione negatoria (art. 49 c.c.), diretta ad impedire od eliminare l’introduzione nel sepolcro delle salme di coloro che non vi avessero diritto e la relativa legitimatio ad causam trova riferimento alla titolarità o meno di quel diritto reale

    [6] Cassazione civile, Sez. II, 30 maggio 1997 n. 4830 Mentre nel sepolcro cosiddetto “familiare” (destinato dal fondatore “sibi familiaeque suae”) l’appartenenza alla famiglia è presupposto indispensabile per l’acquisto del diritto alla sepoltura, sempre che il fondatore non abbia diversamente disposto, nel sepolcro ereditario quest’ultimo si limita a compiere una mera destinazione del diritto di sepoltura ai propri eredi (“sibi haeredibusque suis”) in considerazione di tale loro qualità, con la conseguenza che ciascuno di essi (subentrandogli “iure haereditatis”) è legittimato alla tumulazione di salme estranee alla famiglia di origine (nella specie, quella del coniuge), entro i limiti della propria quota ereditaria

  29. margherita

    Gentilissimo Sig. Carlo
    Le scrivo per risolvere un problema familiare.
    Mio padre – all’epoca si usava così – aveva comperato un loculo per i genitori – miei nonni -.Morto mio padre proprietario del loculo perenne ,prima del 76 mi pare è la data,la “cosidetta” proprietà per la quale non abbiamo alcun interesse è passata a me, mia sorella e mia madre
    Papà aveva due sorella,una è morta e l’altra ha chiesto l’uso del loculo per il marito.
    Non so cosa era scritto nell’atto originale per quanto riguarda la titolarità dei beneficiari, mi sembra che la proprietà sia automaticamente passata agli eredi di papà.
    La domanda è : gli eredi possono integrare o ampliare la titolarità dei beneficiari ( inserendo quindi il nome della sorella e dei suoi familiari che a mio parere giustamente in quanto figlia anche lei dei nonni hanno diritto al loculo )?
    Non so se è chiaro: possiamo modificare l’iniziale destinazione pro eredi del titolare del loculo – mio padre – a vantaggio della sorella di mio padre?
    eventualmente cosa si dovrebbe fare?
    La ringrazio infinitamente

  30. Carlo

    X Francesco,

    Nel frangente in cui vi sia stata concessione di area per l’erezione di un sepolcro a sistema di tumulazione individuale o pluriposto, il rapporto tra Comune e concessionario ha quale obiettivo da perseguire la costituzione del diritto superficie, ossia lo Jus Aedificandi ex Art. 952 comma 1 Cod. Civile (o secondo parte minoritaria della dottrina il solo diritto d’uso, ex Art. 1021 Cod. Civile, e soprattutto art. 90 comma 1 D.P.R. 285/90 sul terreno cimiteriale), sul lotto di terreno allo scopo di fabbricare il manufatto che, una volta ultimato, diviene di proprietà del concessionario, per tutta la durata della concessione, stante la formulazione dell’art. 63 comma 1 D.P.R. 285/90 ed è a sua volta ontologicamente finalizzato al solo uso di sepoltura (art. 93 del D.P.R. 285/90), tant’è che la più erudita letteratura giuridica di settore parla di “vincolo di destinazione”, mentre qualora si ragionasse di manufatti sepolcrali a sistema di tumulazione elevati (ovviamente… se epigei, altrimenti bisognerebbe discettare in termini di scavo!) direttamente dal Comune, il provvedimento concessorio avrebbe per oggetto unicamente il diritto d’uso dei posti a tumulazione. In entrambe le figure giuridiche, testé tratteggiate, è attribuito al concessionario il diritto di sepoltura, lo Jus Sepulchri, inteso come diritto ad essere tumulato (o tumulare altri) nel sepolcro; l’unico elemento di differenziazione tra le due possibili circostanze è la mancanza, nella seconda ipotesi, ovvero nella concessione del semplice diritto d’uso, dell’elemento intermedio e strumentale relativo alla mera proprietà del manufatto.

    Il diritto d’uso, cioè la c.d. “riserva”, delle sepolture private nei cimiteri comunali è disciplinato dall’art. 93 comma 1 D.P.R. n. 285/90, con disposizioni, di carattere generale, da seguire non solo per sepolture innalzate (..se epigee!) su aree avute in concessione ma altresì per posti salma a sistema di tumulazione realizzati direttamente dal Comune. Quindi, in ambedue le ipotesi (nella fattispecie di sepolcro famigliare, cioè sibi familiaeque suae, e non ereditario) sono titolari del diritto di sepolcro il fondatore del sepolcro stesso ed i suoi famigliari, questo novero di persone portatrici dello jus sepulchri attivo e passivo è dato dal combinato disposto tra due fonti aventi carattere normativo, cioè: 1) l’atto di concessione. 2) il regolamento municipale di polizia mortuaria indispensabile per delineare compiutamente il nucleo famigliare degli aventi titolo e la definizione stessa di “FAMIGLIA” ai fini sepolcrali.

    In difetto, o nel silenzio, di questi due strumenti giuridici opererebbe pur sempre di default l’Art. 93 comma 1 D.P.R n. 285/1990, con implicito rimando agli artt. 74 e segg. del Cod. Civile, il quale riconosce, nei legami famigliari, sino il sesto grado di parentela.

  31. Francesco

    Se il comune concede un’edicola funeraria e/o cappella, costruita dall’ente stesso, quindi non sepoltura privata costruita dal concessionario, a chi spetta essere sepolto in detti manufatti?

  32. Carlo

    X Sandro,

    tralascerei, per mia acclarata incompetenza, eventuali risvolti penali (mercimonio di loculi vietato dalla Legge?) e preferisco, quindi, soffermarmi sugli aspetti, a me più consoni, del procedimento amministrativo volto ad accertare, preliminarmente alla tumulazione vera e propria, il diritto del defunto ad esser accolto in quel dato sepolcro secundum legem e non in modo “clandestino”.

    L’istruttoria sullo Jus Sepulchri da parte dei preposti uffici comunali si basa sì solo sui titoli formali prodotti su impulso delle parti interessate (altrimenti si sconfinerebbe nell’attività giurisdizionale) ma da essa, se ben condotta, deve emergere chiaramente il rapporto di consanguineità che intercorre tra il de cuius ed il fondatore del sepolcro, altrimenti, se non si dimostra questo legame, si perpetrano un abuso ed un ingiustizia privando del proprio di un proprio diritto chi sia legittimamente titolare dello Jus Sepulchri stesso.

    Dirò di più solo con l’attuale Regolamento Statale di Polizia Mortuaria (approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285) è stato introdotto (Art. 93 comma 2) l’istituto delle benemerenze con il quale si consente al concessionario (e solo a lui, una volta sentite le altre persone portatrici dello Jus Sepulchri per vincolo di consanguineità, le quali, poi, debbono esprimere il proprio consenso alla compressione del loro Jus Sepulchri) di autorizzare, in deroga al principio della famigliarità della tomba, l’ingresso, nel sepolcro, delle mortali spoglie anche di soggetti estranei al nucleo famigliare, ma uniti al concessionario da solidi ed ideali sentimenti affettivi (è il caso ad esempio delle convivenze more uxorio, mai tradottesi in regolare matrimonio). Orbene questo sistema normativo opera “solo” dal 27 ottobre 1990, di conseguenza è impossibile che già negli anni ‘60, in vigenza di diversa e più rigida disciplina statale, Suo suocero avesse acconsentito ad una tumulazione “straordinaria” di persona esterna alla cosiddetta “RISERVA” (leggasi rosa di individui destinatari dello Jus Sepulchri) solennemente statuita alla stipula dell’atto di concessione.

    Quindi: stando a quanto mi pare di capire: nel sacello mortuario di cui Lei è co-intestatario si nota una strano “via-vai” di feretri ora in ingresso ora in uscita senza una Sua precisa autorizzazione in merito.

    Mah…innanzi tutto il Comune dovrebbe pur sempre avvertire i concessionari sulle operazione che interesseranno la loro tomba, non fosse altro per permettere loro di intervenire su lapidi ed arredi votivi (murature, smurature, sostituzione di lastre sepolcrali…) con imprese di loro fiducia, tuttavia, a volte bisogna saper distinguere tra i diritti di gestione sul sepolcro (di stretta spettanza del concessionario) ed i diritti di disposizione su feretri, resti mortali, ossa o ceneri deposti in quel determinato sacello mortuario. Essi potrebbero anche non coincidere, concentrandosi nelle mani del concessionario, o peggio ancora divergere, anche pesantemente, con inevitabili conflitti e strascichi giudiziari

    In effetti, il potere decisionale sulla destinazione di un feretro, da parte del concessionario si esaurisce con la sua autorizzazione all’ammissione del defunto entro un loculo della cappella gentilizia, ma non per questo la spoglia mortale è sottratta, in futuro al titolo di disposizione da parte dei più stretti congiunti.

    Insomma: Indicazioni di ordine generale: il diritto di disporre delle spoglie mortali (uso questo termine per superare la questione se si tratti di cadavere, resti mortali od altro) è un diritto, personale, che spetta ai famigliari ed è, in sé, indipendente dal fatto che questi siano concessionario (o aventi titolo sul sepolcro privato).

    Non si entra più di tanto nel merito di quali siano i famigliari che hanno questo diritto di disposizione, in quanto si tratta di un’elaborazione giurisprudenziale, formatasi nel tempo (e sostanzialmente in modo omogeneo) che trova la sua “scheletrizzazione” (piace il termine? Se non piaccia, lo si sostituisca con “sintesi” …) in sostanza nell’art. 79, comma 1 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285: certo, la norma qui citata si occupa della volontà alla cremazione, ma la formula utilizzata per definire la poziorità (concorso di potere e di priorità) nell’esercizio del diritto di disporre delle spoglie mortali altro non se se non la “sintesi” di una costante giurisprudenza.

    Nel caso di specie, va concordato, in larga parte (ma non del tutto, come si vedrà) con le considerazioni fatte, in particolare sul punto che le persone “nominate” dal concessionario laddove consideri – correttamente – che con questo atto di “nomina” il singolo defunto è stato rivestito di una posizione fortemente personale.
    Per altro, i familiari conservano il proprio rapporto con il defunto (che non viene meno con la “nomina” da parte del concessionario) e, conseguentemente, il pieno diritto di disporre delle spoglie mortali, che poi si estrinseca nella sola richiesta di estumulazione, atta al trasferimento in altro sito del defunto.

    Per queste ragioni posso spericolarmi in questa affermazione:

    Lei, seppur in veste di nuovo concessionario non ha diritto ad opporsi:

    a) alla tumulazione di persone ancorché non Sue parenti, considerate però nella “riserva” stabilita, ab origine, dal vecchio concessionario, si tratterebbe, infatti, di diritti già perfetti ed acquisiti, da esercitarsi nel post mortem. (a tal proposito, tanto per esser indiscreti: ha provato magari a risalire alla “RISERVA” consultando attentamente l’atto di concessione?)

    b) all’eventuale traslazione di quest’ultime se richiesta dai parenti aventi titolo a pronunciarsi in materia.

    Può, invece, agire, in tutte le sedi, contro la “TURBATIVA di SEPOLCRO” per sfrattare elegantemente eventuali feretri illegittimamente tumulati.

    A stretto rigore, dovrebbe essere il concessionario che voglia “movimentare” le spoglie mortali ad acquisire un consenso (lo vedrei più come un consenso, che non come un’autorizzazione) da parte dei familiari, se del caso.

    Tuttavia, quanto meno un intervento d’informazione nei confronti dei famigliari merita di essere assicurato dal Comune (salvo nel caso in cui il concessionario non abbia già provveduto ad acquisirne il consenso, meglio se documentandolo in qualche modo).

  33. sandro romano

    x Carlo Per prima cosa vorrei ringraziarla della sua disponibilità e chiarezza di illustrare la risposta al mio quesito , che ho scritto in modo ambiguo. In risposta alla sua domanda non sono molto bravo a distinguere a quale appartengo delle sue risposte, le farò un quadro chiaro della mia posizione. Mio suocero, vedovo, primo concessionario (fondatore del sepolcro) è venuto a mancare circa 6 anni fa, mia moglie è morta per una grave malattia nel 2001, siamo subentrati in successione legittima io e i miei due figli,( credo che sia per diritto di consanguineità). Le voglio spiegare che è successo in quella tomba. In un loculo giaceva una salma di un uomo (persona estranea della famiglia) morto negli anni 60. Nel mese di novembre 2014 recandomi nel cimitero mi sono accorto che in quel loculo non c’era più la vecchia salma ma cera una anziana donna, tumulata di recente, la lapide si notava che era stata modificata la scrittura. Il mio primo pensiero è stato di richiedere al comune un accesso agl’atti, riscontrando che l’interessato dell’ufficio preposto aveva dato il visto alla tumulazione della attuale salma, dietro una richiesta della moglie dell’uomo che era tumulato in precedenza, premetto che non so che fine abbia fatto la salma che cera in precedenza. Ora le chiedo se il comune può autorizzare l’apertura di una tomba gentilizia far asportare una salma e farne seppellire un’altra, in oltre vorrei chiederle se ci sono i presupposti per una denunzia penale perché questo non è il primo caso che succede al mio paese, oltre che a tutelare i miei interessi vorrei porre fine a questo modo di fare di questa persona responsabile del procedimento adottato. Spero che lei riesca a capire il filo di come le ho cercato di spiegare la cosa. La ringrazio della sua disponibilità e della sua gentilezza,

  34. Carlo

    X Sandro,

    occorre chiarirsi sui termini linguistici per una preliminare disambiguazione: Lei ha ereditato quota di tomba gentilizia secondo le consuete regole della successione mortis causa (di tipo, quindi, patrimoniale) oppure è subentrato, seppur per una frazione sola del cosiddetto Jus Sepulchri, nella titolarità di una concessione cimiteriale jure sanguinis, ossia per diritto di consanguineità?

    Sarebbe importante appurare questo aspetto perché essendo lo Jus Sepulchri un diritto prettamente di natura personalissima dove la componente materiale e fisica è teleologicamente finalizzata e, dunque strumentale rispetto al nobilissimo fine (etico, religioso e quasi, per certi versi, metagiuridico) di dare o ricever sepoltura, di solito l’avvicendamento nella titolarità di questo diritto è avulso dalle procedure che governano il trapasso del patrimonio (jure haereditatis), in quanto segue solo il criterio della consanguinietà (o del rapporto di coniugio) che s’instaura tra il concessionario primo (= fondatore del sepolcro) e chi gli subentrerà legittimamente.

    Il sepolcro gentilizio si configura appunto come famigliare (sembra sin quasi tautologico, ma giova ripetere questo concetto) se non diversamente stabilito nell’atto di concessione per espressa volontà del concessionario primo, di conseguenza, a rigore, alla morte di quest’ultimo, dovrebbero essere i più stretti famigliari ad avvicendarsi al de cuius nella titolarità dello Jus Sepulchri.

    Certo, come rilevato dalla Suprema Corte di Cassazione, il sepolcro da famigliare si tramuta in ereditario e rientra nell’asse successorio quando si si sia estinto l’ultimo consanguineo del fondatore del sepolcro stesso, cosicché questi (se sopravvive ai propri parenti) possa liberamente disporne tramite atto di ultima volontà, ma c’è un punto oscuro sul quale tutta la dottrina ancora s’arrovella senza aver ancora individuato una soluzione condivisa: chi eredita il sepolcro diviene a sua volta titolare in pieno dello Jus Sepulchri, quale nuovo concessionario, oppure sarà unicamente titolare del diritto sul sepolcro in sè ovvero, in negativo, degli oneri manutentivi che gravano sull’edificio funerario senza esser portatore del diritto di sepolcro?

    La differenza tra queste due filosofie interpretative è abissale, siccome nel secondo caso dalla voltura della concessione a favore di un erede non sorgerebbe il potere di dare o ricever sepoltura in quel determinato sacello mortuario (appunto ereditato…repetita juvant) ma solo il dovere di mantenere, con spese a proprio carico, lo stabile in decoroso e solido stato, anche se saranno altri a godere materialmente di quella tomba, nel tempo successivo alla propria morte, poiché i diritti personalissimi non sono mai successibili.

    lo Jus Sepulchri, quale unico diritto da esercitarsi in proiezione del nebuloso post mortem, quando, dunque, cessa la capacità giuridica, è assoluto ed imprescrittibile e trova il suo unico limite nella capienza ricettiva del sepolcro esso, infatti, spira naturalmente solo quando si sia raggiunta la saturazione del sepolcro, con l’esaurimento di ogni posto libero, in quanto già occupato da un feretro di avente diritto alla tumulazione.

    Questa lunga, ma necessaria premessa mi consente di insinuarLe, tra le righe, un dubbio sottile, però, per come è posto il quesito Lei parrebbe avere dannatamente ragione. Molto più semplicemente (ma l’errore, così macroscopico, sarebbe persino pacchiano, tanto…forse troppo dozzinale da suscitarmi ben più di un diabolico interrogativo su come stiano realmente le cose) il comune nell’autorizzare l’immissione del feretro estraneo alla Sua famiglia ha commesso una sbaglio marchiano, omettendo di verificare, attraverso apposita e strutturata istruttoria se il defunto in questione avesse davvero titolo ad esser accolto nella cappella gentilizia e l’Art. 102 del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria a tal proposito non può esser facilmente obliterato oppure dimenticato, se non incorrendo in una grave inadempienza, in effetti esso prescrive tassativamente un controllo su ogni entrata di feretro in un dato sepolcro, proprio per evitare abusi e situazioni di patente illegittimità, anzi in realtà le autorizzazioni “incrociate” dovrebbero esser due: difatti, autorizza, implicitamente il concessionario (non arbitrariamente o ad libitum, ma sulla base della riserva statuita nell’atto di concessione) presentando apposita domanda di tumulazione all’ufficio comunale della polizia mortuaria ed in ultima istanza autorizza il comune solo dopo aver “ponderato” attentamente i titoli di sepoltura prodotti agli atti cioè, tanto per capirci, il morto deve vantare veramente lo jus sepulchri, altrimenti la stessa tumulazione gli sarebbe inibita ab origine, riuscendo essa stessa contra legem sepulchri. E la Lex Sepulchri altro non è se non il novero, la rosa delle persone, famigliari del concessionario, riservatarie dello Jus Sepulchri, così come sancito solennemente nell’atto di concessione o nella convenzione stipulata tra le parti contraenti che sovente l’accompagna.

    I rimedi a questa anomalia da Lei segnalata sono diversi: se Lei ritiene sia stato violato un suo interesse legittimo (per un’autorizzazione alla tumulazione viziata nei suoi presupposti fundamentali) si può esperire un ricorso al T.A.R. avverso la concreta autorizzazione di cui sopra, ma lo stesso risultato potrebbe esser conseguito con un ricorso gerarchico presso la stessa autorità comunale affinché essa, in autotutela, riconosciuto il problema procedurale, annulli l’autorizzazione da cui è discesa la tumulazione sine titulo, altrimenti, nell’evenienza sia stato leso un suo diritto soggettivo bisogna adire il giudice ordinario per porre in essere le azioni, previste dal Cod. Civile contro la cosiddetta turbativa di sepolcro, poichè lo Jus Sepulchri si atteggia anche, verso i privati, quale diritto perfetto di natura reale e patrimoniale, oltre ad esser personalissimo, tutelabile, per questo, in via possessoria.

    Rimango a disposizione per ulteriori delucidazioni.

  35. sandro romano

    x Carlo vedo la sua disponibilità e competenza nel regolamento cimiteriale vorrei esporre il mio problema, recentemente nel 2005 io e i miei figli abbiamo ereditato una quota parte di una tomba gentilizia il giorno dei morti recandomi al cimitero mi accorgo che da qualche mese era stata tumulata una salma in un loculo libero della stessa tomba ho contattato tutti gli eredi ma nessuno sapeva niente al riguardo le chiedo se e possibile aprire un loculo di una tomba di proprietà senza che i proprietari vengano avvertiti vorrei sapere di chi è la responsabilità e a chi mi dovrei rivolgere per tutelare i miei diritti faccio presente che questa salma non ha nessun grado di parentela è estremamente estranea dalla nostra famiglia nell’attesa la ringrazio anticipatamente

  36. Carlo

    X Antonio,

    in estrema sintesi: no! La possibilità da Lei ventilata non è ammissibile.

    La Legge, infatti, proibisce il…”cortocircuito” della cessione dei titoli di sepoltura tra privato e privato. I sepolcri, infatti, sono extra commercium.

    Il Legislatore, in effetti, vede con diffidenza la libera circolazione dei diritti d’uso sui manufatti sepolcrali, anzi pare proprio volerla impedire con diverse norme con le quali statuisce:

    La demanialità delle aree cimiteriali e, quindi, dei sepolcri in essa edificati (Art. 823 ed Art. 824 comma 2 Cod. Civile)
    il rapporto tra concessionario e comune, quale ente concedente, che appunto si configura come una CONCESSIONE amministrativa (è quasi tautologico, ma giova ripetere questo concetto!) e non come un diritto di proprietà liberamente trasferibile. (Capo XVIII del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR n.285/1990)
    Il divieto di lucro e speculazione sulle concessioni cimiteriali (Art. 92 comma 4 DPR n. 285/1990).
    L’abrogazione esplicita di tutte le vecchie disposizioni (Art. 71 commi 2 e segg. Regio Decreto n. 1880/1942) che avrebbero permesso la trasmissione per atti negoziali a contenuto privatistico dello Jus Sepulchri, ora divenute incompatibili con il nuovo ordinamento di polizia mortuaria introdotto con l’avvento del DPR n.803/1975 e ripreso, quasi in toto, dall’odierno e vigente DPR 10 settembre 1990 n. 285.
    La personalità e familiarità dello Jus Sepulchri che si trasmette unicamente jure sanguinis o, a certe condizioni anche jure haereditatis, ma mai per acta inter vivos, men che meno a contenuto patrimoniale.
    L’unica soluzione esperibile e LEGALE è la retrocessione al Comune dei 5 loculi liberatisi a seguito dell’estumulazione, essi rientreranno in possesso del comune che potrà, quindi, riassegnarli con una nuova concessione, in base a modalità e procedure dettate dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Attenzione: l’estumulazione, ex se, potrebbe implicitamente comportare l’estinzione della concessione a causa dei naturale esaurimento dei fini (dar sepoltura a quei 5 particolari defunti) per i quali essa stessa era sorta, così senza bisogno di un atto formale di rinuncia da parte del concessionario i 5 loculi ritornerebbero automaticamente nella disponibilità del Comune, il quale prenderà conoscenza della situazione prodottasi con un atto meramente ricognitivo sulla cessazione degli effetti giuridici del rapporto concessorio.

  37. Carlo

    X Enzo,

    Il Regolamento se correttamente omologato dal Ministero ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie, è fonte del diritto cui bisogna ottemperare, i mie dubbi, sono pertanto da archiviare, in quanto irrilevanti.

    L’atto integrativo citato è un provvedimento dirigenziale ex Art. 107 comma 3 lett. f) D.LGS n. 267/2000, e può avere avuto la forma dell’atto pubblico o, anche, della scrittura privata autenticata, per la quale la registrazione è prevista laddove l’importo della concessione sia stato superiore alla misura dell’imposta di registro in misura fissa, si veda a tal proposito il Testo Unico di cui al dPR 26/4/1986, n. 131 e succ. modif.

    Al riguardo, vengono in soccorso gli articoli 2699 e 2703 c.c., nonché l’art.97, comma 4, lett.c), D.Lgs. 267/2000 (Testo Unico Enti Locali).

    L’atto pubblico è il documento redatto, con le richieste formalità, da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto è formato (art.2699 c.c.). La scrittura privata autenticata si ha, invece, quando la sottoscrizione di un atto non formato dal notaio (“o da altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato”) è da questi autenticata e consiste nell’attestazione “che la sottoscrizione è stata apposta in sua presenza” (art.2703 c.c.).

    La sottoscrizione del segretario comunale é necessaria se si provveda alla
    stipula dell’atto di concessione per atto pubblico (il segretario agisce
    come ufficiale rogante); se si procede, invece, per scrittura privata
    registrabile in caso d’uso è possibile la sola sottoscrizione delle parti
    (concessionario e dirigente/responsabile del servizio).
    2) La registrazione e’ necessaria (e, quindi, non é ammesso ricorrere
    alla scrittura privata registrabile in caso d’uso) quando l’importo della
    concessione sia pari o superiore a 6.455,71 euro (l’importo oggi è stato
    elevato ad Euro 8.400).

  38. enzo

    x carlo
    grazie sign.carlo per avermi risposto in modo celere.mi sempra di aver capito che tutto dipende dal regolamento comunale.Nel frattempo sono riuscito ad avere il regolamento cimiteriale del comune dove si trova la tomba.Il regolamento ad un certo punto dice:
    art.73:
    1-alla morte del concessionario fondatore del sepolcro,i beneficiari del diritto alla fruizione dello stesso,dovranno delegare per l’esercizio del diritto d’uso della sepoltura uno tra essi,nodiziando formalmente il settore tecnico e tecnico manutentivo che provvedera ad aggiornare la titolarità della concessione ed ad darne comunicazione direzione del cimitero;in difetto non si permettera l’esercizio.
    2-Le prescrizioni di cui al primo comma si applicano altresi’ ai successori legittimi dell’ultimo avente diritto a fruire della sepoltura in base all’atto di concessione,ai sensi del articolo precedente,qualora succedano piu’ soggetti nello stesso grado di parentela.
    3-Il concessionario fondatore del sepolcro potrà escludere dal diritto d’uso della sepoltura taluno di coloro che sarrebbero beneficiari a norma dell’articolo precedente;
    analoga facoltà e’ riconosciuta al concessionario fondatore nel corso del rapporto concessorio ed avrà effetto da momento della ricezione dell’apposita domanda motivata da parte del settore tecnico e tecnico manutentivo,che predisporrà gli atti necersari per la stipula, a spese del richiedente, di un atto integrativo all’originale contratto di concessione.
    4-IL concessionario fondatore ha anche facoltà di estentere l’uso della sepoltura ad altri parenti,affini o estranei, tanto all’atto della stipula quanto nel corso del rapporto concessorie;in quest’ultimo caso si procederà come previsto al comma precedente.

    cosa ne pensa di questi regolamenti??
    posso far inserire dalla fondatrice il nome di due estranei?Teniamo sempre in considerazione che la concessione e stata fatta nel1969 molto sicuramente con scittura privata tra fondatore e comune,percui l’atto integrativo con quale criteri dovrebbe essere fatto???
    scrittura semplice?? atto pubblico??registrato al agenzia delle entrate??
    Sconosciamo l’atto concessorio perche’ smarrito ma in quel periodo tutto si faceva, nel estremo sud dell’italia, con molta leggerezza e per conoscenza personale.
    Torniamo ad oggi.cosa mi consiglia??

  39. antonio

    x Carlo
    Salve,
    il mio caso è questo:
    mia cugina titolare di concessione ( o ereditiera) di 5 loculi comunali
    richiede concessione per poter edificare una cappella gentilizzia .
    una volta ottenuta tale concessione costruisce la cappella e quindi trasferisce le salme dai 5 loculi che aveva alla cappella appena costruita.
    puo trasferire a me i l 5 oculi che non gli interessano piu’ avere???
    grazie

  40. Carlo

    X Enzo,

    E’ l’atto di concessione a costituire il titolo e, conseguentemente, è in questa sede che possono, se del caso, essere definiti i nominativi di persone che possano trovarvi accoglimento (a tempo debito, cioè il più tardi possibile!). fermo restando che, in difetto di specifiche indicazioni, opera l’art. 93 comma 1 dPR 10/9/1990, n. 285 ed i diritti della personalità, come, appunto, lo Jus Sepulchri, sono regolati solo dalla Legge Statale.

    Se il regolamento comunale non dispone diversamente (ma nutrirei seri dubbi a tal proposito) solo e solamente all’atto della fondazione del sepolcro il concessionario primo stabilisce, nell’atto di concessione, ex Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990, i nominativi dei soggetti titolari dello Jus Sepulchri, dopo non è più possibile mutare un rapporto giuridico in sé già formato e perfetto e pienamente, produttivo, quindi, dei propri effetti, per tutta la durata della concessione, salvo non ricorrere ad una novazione consensuale delle obbligazioni sinallagmatiche scaturenti, appunto dalla concessione posta in essere, estinguendo il vecchio rapporto in modo da instaurarne uno del tutto nuovo avente come oggetto fisico sempre la stessa tomba, allora sì che si potrebbe integrare la “riserva”, aggiungendovi altre persone ma permarrebbe comunque, il vincolo della famigliarità e da definizione di “famiglia” è dettata dal regolamento municipale di polizia mortuaria.

    In primis, poi, bisogna sempre ricordare come il concessionario autorizzi
    sì l’ingesso nel sepolcro di un determinato feretro, ma autorizza non ad
    arbitrio o capriccio (= non può autorizzare chicchessia, cioè un estraneo
    alla rosa dei destinatari dello Jus Sepulchri) bensì sulla base di due
    precisi elementi normativo-contrattuali:

    a) del regolamento comunale di polizia mortuaria vigente all’atto della
    stipula dell’atto concessorio che si pone come premessa necessaria a tutti i
    procedimenti di polizia mortuaria che interessino, come parte contraente, il
    Comune
    b) dello stesso atto di concessione.

    E’il combinato disposto tra queste due fonti del diritto a determinare la
    cosiddetta “RISERVA” ossia il novero delle persone che, quali titolari dello
    jus sepulchri, siano portatrici, quando ancora in vita, del diritto alla
    tumulazione in sepolcro privato della loro futura salma (in realtà, mentre
    si è in vita lo Jus Sepulchri, unico ed ultimo diritto da esercitarsi nel
    post mortem, rimane una mera aspettativa, in attesa di concretizzarsi in
    prospettiva postuma, fatta salva la raggiunta saturazione del sepolcro
    stesso: se materialmente non dovesse esserci più posto per immettere nuove
    bare (…e lo spazio sepolcrale non è dilatabile all’infinito…purtroppo!) lo
    Jus Sepulchri spirerebbe di per sé, naturalmente senza più la possibilità di
    esser attuato verso chi ne sia ancora astrattamente titolare.

    L’unica soluzione legale per permettere l’ingresso nel sepolcro si salme “estranee” al nucleo famigliare del fondatore è rappresentata dall’istituto delle “BENEMERENZE” di cui all’Art. 93 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285, le quali costituisce l’unica deroga possibile al concetto di “riserva famigliare” del sacello mortuario, che non dimentichiamo, si configura, normalmente, pur sempre come privato e gentilizio, se escludiamo, per un momento, la figura giuridica del sepolcro ereditario. Le benemerenze, per esser implementate, richiedono necessariamente una disciplina di dettaglio da parte del regolamento comunale.

  41. enzo

    salve,
    Le chiedo indicazioni in merito alla seguente problematica :
    può una titolare fondatrice di concessione cimiteriale di una tomba
    di 2 posti a cielo aperto del 1969, inserire con atto integrativo due nominativi di persone estranei (non di famiglia)?
    Se si in che forma deve essere fatto quest’atto integrativo e
    se al momento del decesso di uno dei due necersita un altra autorizazione del titolare di concessione alla sepoltura ?
    grazie…

  42. Carlo

    X Graziella,

    Il fatto risale al 1947, nell’immediato periodo post bellico. Le norme di riferimento per inquadrarlo sotto il profilo normativo e storico sono il Cod.Civile (almeno lui è una certezza!) ed il Regio Decreto n. 1880/1942.

    In quell’epoca ormai lontana stante l’Art. 71 commi 2 e seguenti dell’allora vigente Regio Decreto n. 1880/1942 (Regolamento Statale di Polizia Mortuaria), rimasto in vigore sino al 10 febbraio 1976, in quanto abrogato dal vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria DPR n.803/1975, ora sostituito dall’attuale DPR 10 settembre 1990 n. 285, era perfettamente legittimo poter disporre dei sepolcri per acta inter vivos, cioè con atti negoziali di diritto privato, tra cui si annoverano, appunto, le donazioni. A dire il vero, non mancavano situazioni per me abbastanza border line (quindi di dubbia legalità) in cui s’assisteva ad una vera e propria alienazione, tramite semplice scrittura privata, non tanto del diritto d’uso, quanto della proprietà (in senso fisico e, quindi pieno del termine) dei manufatti sepolcrali da parte del comune o delle stesse imprese edili che realizzavano corpi di fabbrica (cappelle, batterie di loculi…) su suolo cimiteriale, all’interno del sacro recinto.

    Per il principio generalissimo del tempus regit actum la donazione perfezionata sotto l’imperio della precedente disciplina, per una sorta di ultrattività di quest’ultima, anche se oggi incompatibile con quella odierna, continua a produrre tutti i propri effetti giuridici.

    In ogni caso la libera possibilità di circolazione dei titoli di sepoltura, prima ammessa o, quanto meno tollerata a certe condizioni (quali ad esempio il vincolo di destinazione sepolcrale e l’obbligo di notificare al Comune, in quando titolare ultimo della funzione cimiteriale l’avvenuto passaggio dello Jus Sepulchri dal primo titolare ai suoi aventi causa) anche considerando l’avvenuta demanializzazione dei cimiteri comunali sancita dall’Art. 824 comma 2 Cod. Civile, con implicito rimando all’Art. 823, decade, per norma formale con l’avvento del DPR n.803/1975 il quale: a) abroga ogni precedente norma in contrasto con il suo impianto, regolando ex novo tutta la materia cimiteriale) b) vieta tassativamente il fine di lucro o speculazione nella trasmissione del diritto d’uso sui sepolcri. Secondo un certo filone della dottrina, invece, l’incompatibilità tra il regime giuridico cui sono sottoposti i cimiteri e:

    a) la perpetuità stessa delle concessioni
    b) la facoltà di cessione tra privati con atti a contenuto privatistico dello Jus Sepulchri (donazione compresa)

    dovrebbe risalire al 21 ottobre 1942, quando, cioè entra in vigore il III Libro del Cod. Civile (Artt. 824 ed 824 comma 2), proprio perchè in forza di queste due norme i cimiteri (ed i sepolcri) sono considerati beni ed impianti afferenti al demanio comunale e come tali possono formare oggetto di diritti verso i privati solo attraverso l’istituto della concessione amministrativa.

    Si noti, dunque, la discrasia tra le fonti del diritto, dovuta alle diverse velocità con cui III Libro del Cod.Civile e Regio Decreto n. 1880/1942 furono veicolati nell’Ordinamento Giuridico, siccome se accediamo a questa tesi così estrema l’Art. 71 commi 2 e segg del Regio Decreto n.1880/1942 sarebbe riuscito già inapplicabile addirittura prima di entrare in vigore, in quanto in contrasto con norma di rango superiore quale è il Cod. Civile: l’antinomia è stridente!

    Sullo strumento della sola scrittura privata con cui si ottenne la donazione avrei qualche perplessità procedurale, mi sembra infatti titolo non idoneo in quanto la donazione di un loculo (sin quando essa sia stata lecita) sarebbe stata pur sempre un negozio solenne (Art. 782 Cod. Civile) ed avrebbe, quindi, richiesto, a pena di nullità, la forma dell’atto pubblico ad sustantiam (Art. 2699 Cod. Civile) soggetto, poi, a debita trascrizione (Artt. 2643 e 2644 Cod. Civile): infatti, con esso chi dona trasmette lo Jus Sepulchri che oltre ad esser diritto personalissimo ha anche la natura di diritto reale (d’uso, nella fattispecie ex Art. 1021 Cod. Civile) sull’avello mortuario in questione.

  43. Graziella

    Carissimo sig Carlo ho bisogno del suo aiuto.
    Ho un caso particolare e non riesco a venirne fuori.
    Orbene, nel 1947 un prete ottiene la concessione x la costruzione di una cappella x la tumulazione dei propri familiari.
    Dopo la costruzione con una scrittura privata dona un posto ad una signora che seppellirà il marito.
    Oggi, morti tali soggetti, l’erede del prete vuole agire in giudizio x ottenere la dichiarazione di nullità della scrittura e l’estumulazione del morto da parte degli eredi di quest’ultimo.
    La donazione riveste la forma della scrittura privata ed è fatta per ragioni sante!!
    È prospettabile una azione giudiziaria??
    Grazie attendo una sua risposta

  44. Carlo

    No, no: Lei ha capito benissimo: è proprio così.

    Lei, in altre parole, non può “sfrattare”, anche se gentilmente, i morti tumulati nella tomba a Lei intestata, richiedendone la rimozione dai rispettivi loculi.

    E’ questa la più grande “fregatura” giuridica in cui, anche
    se in buona fede, incappa spesso il comune cittadino, molte volte a digiuno di
    questi concetti un po’ misteriosi. La polizia mortuaria è, infatti, materia
    oscura e poco praticata, anche dagli stessi addetti a lavori.

    Forse, si dovrebbero distinguere le posizioni del titolare del sepolcro
    rispetto ai diritti di disposizione della salma/resti mortali. La proprietà
    del sepolcro, con annessi oneri manutentivi, segue il regime patrimoniale
    del bene, secondo le norme civilistiche, fatto salvo il vincolo di
    destinazione esclusivamente sepolcrale impresso all’opera: per intenderci:
    data la funzione precipua del sepolcro (= luogo chiuso e confinato in cui
    tumulare cadaveri umani) non posso adibirlo volutamente ad un rifugio per
    gatti randagi o ad un ritrovo per darkettoni impenitenti che sognano un
    revivial metallaro entro il recinto del camposanto!

    I diritti di disposizione, in quanto diritti della persona, sono
    riconosciuti solo al coniuge o, in difetto, ai parenti secondo il grado di
    prossimità e, quando i titolati siano più di uno, occorre necessariamente il
    consenso di tutti.

    Sempre facendo salve eventuali specifiche previsioni del Regolamento
    comunale, specie per quanto riguarda gli aspetti del procedimento, il titolo
    a disporre della salma/cadavere/resti mortali, in quanto diritto della
    personalita’, prevale sulle posizioni giuridiche concernenti il sepolcro
    (come manufatto) che sono ontologicamente strumentali all’esercizio del
    diritto (personale) di sepoltura, sia attivo, sia passivo.

    La salma che sia stata tumulata in un sepolcro privato (come sono tutte le
    tumulazioni) in quanto appartenente alla famiglia del concessionario non
    diventa, per questo, sottratta al titolo di disposizione dei familiari più
    stretti.

    Anzi, dirò di più: l’istituto del sepolcro privato e gentilizio, nasce appunto come famigliare sibi familiaeque suae come ci insegna il diritto romano, ossia per il fondatore dello stesso e per la sua famiglia, e poche, invero, sono le deroghe ammesse a quest’intima caratteristica (cioè: io nella mia tomba non posso accogliere le salme di chicchessia, perchè, magari, da vivo, mi stava pure simpatico, ma solo quelle dei miei famigliari, così come statuito nell’atto di concessione) e la sepoltura sine titulo di un feretro “estraneo” al novero delle persone riservatarie dello jus sepulchri, riuscirebbe come un abuso vero e proprio sanzionabile con la pronuncia di decadenza della stessa, intera, concessione.

  45. andrea

    Caro Carlo,
    le confesso di non aver capito nulla della sua risposta!
    ovviamente non per colpa sua, ci mancherebbe, anzi la ringrazio per l’attenzione che ha messo nella risposta, ma perchè non sono molto dentro al diritto funerario. molto probabilmente credo anche di aver formulato io male la domanda. molto probabilmente dovrei spiegare a voce cosa intendo. in soldoni, io sono il proprietario a tutti gli effetti di una tomba e da quello che lei mi dice non posso decidere di togliere dei corpi dalla mia tomba, ma devo chiedere il permesso ai figli delle persone che sono tumulate li, cugini con i quali, tra l’altro non ho rapporti…se ho ben capito, nonostante sia di mia proprietà e non ci sono carte che mio padre che l’ha acquistata e l’ha ceduta a me abbia scritto chi debba essere tumulato all’interno io non posso dare disposizioni di far togliere dei corpi che gentilmente ho fatto mettere nel corso di questi anni?
    grazie ancora per la squisita disponibilità
    Andrea Messina

  46. Carlo

    X Andrea,

    Ma l’estumulazione non dovrebbe aversi solo alla naturale scadenza della concessione, con l’ulteriore effetto che nei sepolcri perpetui (cioè senza scadenza) l’estumulazione, a regola, dovrebbe esser inibita, se non per trasferire i feretri in altra sede?

    Ravviso nella Sua richiesta, un difetto di legittimità ad agire per ottenere la traslazione dei feretri in questione, in quanto spesso negli jura sepulchri si assiste ad un insanabile divaricazione tra il diritto sul sepolcro in sé (ossia sulla sua componente materiale di opere murarie, suppellettili ed arredi funebri) ed il titolo a disporre delle spoglie mortali in esso racchiuse. Il diritto di sepolcro inteso come duplice facoltà di esser sepolti o dar sepoltura a qualcuno è un diritto eminentemente personale, o fors’anche personalissimo al pari del nome, dell’onore… e non patrimoniale, esso allora si esercita in base alla consanguineità con i defunti da tumulare/estumulare ed è soggetto alla sola Legge Statale attenendo all’Ordinamento Civile dello Stato.

    Vediamo perché:
    Gli atti di disposizione su salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri seguono, come abbiamo visto, lo jus sanguinis ed in subordine il principio di poziorità (= potere di scelta coniugato con priorità nel decidere) enunciato dall’Art. 79 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Sulla destinazione ultima di un morto hanno titolo privilegiato a pronunciarsi:

    1) il coniuge superstite in primis, anche se in stato di separazione
    2) i parenti di primo grado, ascendenti e discendenti
    3) i congiunti di pari livello sino al sesto ed ultimo grado di parentela riconosciuto dalla Legge Italiana
    3) IN caso di pluralità di parenti dello stesso grado è richiesta l’unanimità.

    In forza del suddetto principio di poziorità il grado superiore di parentela esclude di default quello di rango inferiore.

    La mera titolarità della concessione non sempre procede parallelamente con il diritto di disposizione, cioè io posso anche esser concessionario di una tomba, ma non vantare lo jus sepulchri su tutti i defunti ivi tumulati.

    Per ottenere la traslazione dei defunti di cui Lei mi parla si dovrà su ogni singola operazione di estumulazione formare il necessario consenso, da formalizzarsi in apposita istanza, in bollo, che verrà inoltrata all’ufficio comunale della polizia mortuaria, di tutti i soggetti di cui sopra titolati ex lege, ad esprimersi espressamente, l’opposizione o il silenzio di uno solo tra questi fa crollare tutto il castello istruttorio.

    Poi, incidentalmente, se Lei ed i Suoi fratelli doveste esser gli unici soggetti, per poziorità, legittimati a richiedere la traslazione (ma nutro forti dubbi a tal proposito) il problema non si porrebbe proprio…almeno non in questi termini di potenziale conflitto.

    Attenzione: prima di avventurarsi in una traslazione multipla bisogna consultare attentamente l’atto di concessione (o altra documentazione ad esso allegata e complementare) da cui estrapolare la cosiddetta Lex Sepulchri, ossia la più vera e profonda volontà del fondatore del sepolcro, il quale, stabilendo la riserva dei post feretro per sè ed i propri famigliari potrebbe aver dedicato un particolare loculo, tra quelli originariamente disponibili, alla sepoltura di una determinata persona: solo e solamente di quella, con questa logica conseguenza: la sua estumulazione per esaurimento degli stessi fini sepolcrali in forza dei quali la concessione sorse, dovrebbe, di diritto, produrre l’estinzione del rapporto concessorio (o di quote dello stesso, se lo Jus Sepulchri ha subito uno “spacchettamento”).

    MI spiego meglio con quest’esempio: io titolare di una concessione, con la formula della “tomba chiusa” in sede di stipula dell’atto concessorio; riservo un loculo alla salma di mio padre ponendo il divieto di estumulazione, perchè, magari non mi fido molto dei miei parenti per il tempo successivo alla mia morte. Orbene se dopo il mio exitus da questa valle di lacrime della vita terrena, qualcuno, per dispetto, volesse estumulare il corpo di mio padre, su cui ho posto una clausola di salvaguardia, pure disponendo di tutti i titoli di legittimazione, secondo poziorità, la concessione cesserebbe automaticamente, venendo meno la sua intima ragion d’essere = accogliere le spoglie mortali di mio padre. Sono aspetti su cui bisogna lungamente ponderare, prima di innescare tragiche “guerre sepolcrali”.

  47. andrea

    buongiorno Signor Carlo,
    approfitto della sua gentilezza per porre un quesito: io sono titolare da anni (non per testamento, ma per concessione comunale e come tale mi assumo tutti gli oneri) insieme ai miei due fratelli di una tomba nel cimitero monumentale di Roma. all’interno della tomba sono sepolti mio padre, la madre di mio padre, la sorella di mio padre, i cognati della sorella di mio padre, mio nonno e il marito della sorella di mio padre.
    io posso, come proprietario, decidere di far rimuovere i corpi dalla tomba (che ha ancora spazio per accogliere altri corpi e immagino verranno messi nel deposito del cimitero) e lasciare solo quello di mio padre?
    la ringrazio della disponibilità.
    Andrea

  48. Carlo

    X Ada,

    Grazie per la fiducia: è quasi commovente, ma io, purtroppo non sono né un avvocato, né tanto meno il Giudice di ultima istanza titolato a dirimere definitivamente controversie di questo tipo. Non ho nessun potere per aiutarLa realmente.

    Per come è posto il quesito, però mi sovvengono queste considerazioni procedurali, se rimaniamo su un piano di logica legalità, poi dinnanzi ad eventuali ingiustizie manifeste o soperchierie di chi spadroneggia con la forza bruta non rimane che o soccombere con cristiana sopportazione o armarsi di carta bollata, combattere in tribunale ed affidarsi alla Pubblica Autorità perché il diritto sia finalmente riconosciuto e protetto

    La concessione cimiteriale, per sua intima natura, non è un contratto puramente privato gestibile in perfetta autonomia tra le parti con i soli strumenti del Codice Civile, essa comporta degli obblighi superiori ai quali la stessa società deve attenersi e si delinea come un rapporto asimmetrico, a geometria variabile in cui coesistono elementi di diritto privato ed aspetti preponderanti di diritto pubblico dove i privato cittadino (il concessionario) assume una posizione cedevole e subordinata rispetto all’interesse pubblico rappresentato dalla potestas imperii del Comune, tant’è che lo Jus Sepulchri se in capo al privato si atteggia come un diritto soggettivo perfetto di natura reale, seppur sui generis, opponibile erga omnes e tutelabile in sede civile con le azioni in difesa del possesso e della proprietà nei confronti della pubblica amministrazione affievolisce, degradando a mero interesse legittimo.

    Nello Jus Sepulchri si riscontrano certamente profili patrimonialistici, perchè senza la “res” materiale, cioè il sepolcro inteso come oggetto fisico tale diritto per il post mortem non sarebbe esercitabile, ma non si tratta di un diritto solamente patrimoniale, in quanto esso si configura soprattutto come un diritto personale, o sin anche personalissimo legato a questioni di jus sanguinis, dove la proprietà del bene, cioè della tomba è unicamente intermedia e strumentale poichè ontologicamente ed in modo teleologico, orientata al garantire la sepoltura al fondaatore del sepolcro ed alla sua faamiglia, l’istituto del sepolcro privato nasce infatti come gentilizio, ossia sibi familiaeque suae.

    Poiché la concessione di area cimiteriale, in quanto concessione di spazio demaniale e, in aggiunta, a fine determinato ed univoco (= quello di dare o ricevere sepoltura) è regolata secondo i principi che si traggono dall?art. 823, comma 1 codice civile, e, quindi, sottratta ai rapporti di diritto privato, è inconcepibile pensare che, senz’?altro successivamente al 10 febbraio 1976 (o dal 21 ottobre 1942) possa essere oggetto di qualsivoglia atto di disposizione da parte di chi ne sia titolare, così che va considerata nulla e tamquam non esset anche la richiesta dei soggetti agenti, e rivolta al comune, di concedere l?area a terzo determinato.

    L?’insieme di norme che regolavano la trasmissibilità delle concessioni per atti inter vivos (Art. 71 commi 2 e seguenti del Regio Decreto n.1880/1942) secondo la dottrina più autorevole sarebbe comunque già stato inapplicabile in passato perché “abrogato” fin dal 21 ottobre 1942 (cioè da ben prima dell’emanazione e la successiva entrata in vigore dello stesso R. D. 1880/1942), data di entrata in vigore del codice civile attualmente vigente, che aveva volutamente affermato la demanialità dei cimiteri.

    L?incoerenza di alcuni regolamenti di polizia mortuaria comunali che contemplano ancora la commerciabiltà di manufatti ed aree (essendo essa dovuta alla vetustà di questi impianti normativi) non determina degli obblighi da parte della municipalità ad accettarla compravendita tra terzi di sepolture, in quanto ogni norma in contrasto con il regolamento di polizia mortuaria nazionale viene abrogata dal momento stesso in cui il nuovo regolamento nazionale acquista efficacia.

    Le norme sulla possibilità di contratti inter vivos o mortis, causa di trasferimento di sepolture, erano contenute nel vecchio regolamento di polizia mortuaria nazionale approvato con R.D. 1880/1942.

    Questo regolamento è stato novellato (e in particolare è stata cassata proprio la norma in questione) con il DPR 803/1975, che negli ultimi articoli stabilisce l?’espressa abrogazione di ogni norma incompatibile con il suo articolato.

    Attualmente è vigente il DPR 10/9/1990, n. 285, che anch?esso non annovera la possibilità di compravendita diretta tra privati. Anzi permette l?uso di area per sepoltura in cimitero solamente a coloro i quali la ottengono in concessione dal Comune e vi costruiscono il monumento funerario entro un tempo determinato, questa norma sancisce chiaramente il divieto di lucro e la speculazione (art. 92 comma 4) limitando l?uso della cappella familiare alla sola famiglia e fino al naturale completamento dei posti disponibili, oltre il quale lo jus sepulchri si estingue naturalmente (art. 93).

    É quindi interdetto al concessionario in questione vendere il manufatto o trasferire la concessione a soggetti terzi diversi dal Comune.

    Questa è la Legge in materia di cimiteri e sepolture

    Alla luce della vigente normativa nazionale il Comune può solamente procedere, se ritiene opportuno, all?’accoglimento della rinuncia di concessione cimiteriale già rilasciata

  49. ada cosco

    mi scusi, approfitto della sua disponibilità:
    mio zio fratello di papà aveva dei loculi che poi con uno stratagemma di un marito della sorella di mio papà con carta privata si è accaparrato. vende i loculi a destra e a manca mentre mio padre (cosco)appena deceduto deve pagare.
    so che è vietato il commercio ma lui dice che ne ha diritto tramite il pezzo di carta. mi da un consiglio, grazie ada cosco
    era una richiesta del 2013.
    mi ero dimenticata di dirle, avvocato e la ringrazio, che i loculi li aveva costruiti poi mio zio, marito della sorella paterna (cosco) per questo vuole arrogarsi la proprietà. lui continua a vendersele rifiutando il posto a mia madre che vorrebbe andare vicino a papa’ a tempo…legittimandosi con un pezzo di carta privata il diritto di fare quello che vuole. come mi devo comportare se lui arrogantemente non vuole sentire ragione perchè dice che le ha costruite lui e speso soldi? senza contattare gli eredi i cosco? che erano emigrati.grazie per l’attenzione e per trattare un argomento che spesso diventa materia difficile per gli stessi operatori. non parliamo poi degli operatori comunali…estranei alla normativa !

  50. Luca

    Sig.Carlo
    La ringrazio ancora una volta della sua disponibilità e ora che ho chiara la situazione, (a rimetterci siamo noi) …..mi resta solamente di tentare con l’Agenzia del territorio e poi accettare la sanatoria che ci costerà cara.
    La sanatoria prevede una nuova concessione per 70 anni dalla data di sepoltura quindi 16 per il nonno (dal 60) e 36 per la nonna (dall 80) al costo di € 45,00 per ogni anno per un totale di € 720 + 1620 + spese varie.
    Sono molto amareggiato dal comportamento del Comune che nonostante abbia grosse responsabilità scarica tutto su di noi!
    Le farò sapere….!
    Grazie è Buona Domenica

  51. Carlo

    X Luca

    “nemo plus iuris in alium transferre potest quam ipse habet”, questo antico brocardo latino esprime il principio del diritto civile secondo il quale non si può trasmettere ad altri un diritto che non si ha o un diritto più ampio di quello che si ha.

    Il fantomatico SIG. X primo concessionario dei due loculi in questione ha, senz’altro posto in essere un negozio fraudolento in violazione dell’allora vigente regolamento comunale di polizia mortuaria della Sua città, il quale ridimensionava la portata dell’Art. 71 Regio Decreto n. 1880/1942, vietando la compravendita dello jus sepulchri sui manufatti cimiteriali dati in concessione ai privati.

    Dagli elementi a disposizione perso proprio che Suo padre sia stato truffato, perché, comunque, l’amministrazione comunale avrebbe dovuto esser avvisata per il rilascio di un relativo nulla osta.

    Ecco, il motivo per cui la semplice scrittura privata rappresenti, per il Suo Comune uno strumento non idoneo al riconoscimento dello Jus Sepulchri.

    In teoria la cessione dei diritti sui due loculi, se è avvenuta prima del 28/10/1941 (ma non si dimentichi anche le problematiche collegate all’art. 71 RD 21/12/1942, n. 1880 (successivo, ma incompatibile), va considerata pienamente produttiva di effetti.

    In buona sostanza l’Art. 824 comma 2 Cod. Civile il cui III Libro entra appunto in vigore il 28 ottobre 1941 stabilisce la demanialità dei cimiteri e sugli eventuali diritti che terzi possano vantare sui beni demaniali si veda l’Art. 823 Cod. Civile, ma sino al 10 febbraio 1976 giorno della sua abrogazione definitiva ad opera del DPR n.803/1975 rimane in vigore il Regio Decreto n.1880/1942 il quale ammetteva la circolazione dei titoli di sepoltura atti negoziali tra privati inter vivos o mortis causa, oggi comunque vietati dall’Art. 92 comma 4 dell’attuale Regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Il nostro “accortissimo” Legislatore non si era, infatti, accorto di tale svista…mah senz’altro si sarà distratto un attimo!

    Il fatto di cui Lei mi parla risale agli anni ‘60, quindi se, per il momento accantoniamo quest’asimmetria normativa, considerando le diverse velocità con cui nell’Ordinamento Giuridico Italiano entrano a regime il vecchio regolamento di polizia mortuaria ed il Codice Civile, quale fonte del diritto primaria, in quell’epoca era perfettamente legittima la trasmissione del diritto d’uso delle sepolture con le clausole di salvaguardia previste dall’art. 71 dell’allora vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con R.D. 21/12/1942, n. 1880 (in G.U. 16/6/1943, n 139), che si riporta per esteso:

    “71. II diritto di uso delle sepolture private e’ riservato alla persona del concessionario e a quelle della propria famiglia ovvero alle persone regolarmente iscritte all’ente concessionario. Il diritto di uso di cui al comma precedente, sia totalmente che parzialmente, può essere ceduto ovvero trasmesso, tanto per atto tra vivi quanto per atto di ultima volontà, a terzi, salvo che la cedibilità o la trasmissibilità, in tutto o in parte, non sia incompatibile con il carattere del sepolcro secondo il diritto civile, e sempre che i regolamenti comunali ed i singoli atti di concessione non dispongano altrimenti. La cessione o trasmissione lascia inalterati gli obblighi imposti dal comune all’originario titolare della concessione. In ogni caso, ove sussistano ragioni di pubblico interesse, il comune può non riconoscere come nuovo concessionario l’avente causa del titolare della concessione.

    A tal fine gli interessati devono preventivamente notificare ogni atto di cessione o trasmissione al comune, il quale, entro il termine perentorio di un mese, potrà dichiarare il proprio voto alla cessione o alla trasmissione.”

    Occorre, quindi, valutare il regolamento comunale vigente all’epoca o l’originario atto di concessione Se gli interessati notificarono al Comune l’atto di cessione ed il Comune non si pronunciò negativamente nei tempi previsti, non sorgono problemi in quanto vi è un silenzio assenso sul trasferimento del diritto. Se la cessione non venne notificata da parte degli interessati e se il Comune ora non ha ragioni di pubblico interesse che ostino a riconoscere il trasferimento del diritto, è opportuno che ne venga preso atto dall’Organo comunale competente in relazione alla organizzazione propria di ogni Comune.

    Tra l’altro, tale atto pubblico dovrebbe essere stato, oltre che registrato, anche trascritto nei registri immobiliari (e risultante anche dalle successioni eventualmente successive).

    Conseguentemente, provando le risultanze della trascrizione (ex Conservatoria RR. II., oggi Agenzia del Territorio) e producendo copia autentica, registrata, dell’atto pubblico, il comune può senz’altro, con determinazione dirigenziale, adottare un atto ricognitivo dell’avvenuto trasferimento dei ‘diritti’ sul sepolcro.

    Se, per queste ragioni la tumulazione dovesse risultare sine titulo consiglio vivamente la consultazione del seguente link: http://www.funerali.org/cimiteri/tumulazione-illegittima-373.html

    Il Comune non può certo limitarsi ad una comunicazione orale o per vie informali, è, infatti, necessaria la forma scritta ex Legge n. 241/1990, anche per l’avvio (tragico!) della procedura di decadenza della concessione per violazione unilaterale (da parte del concessionario) delle obbligazioni contratte alla stipula dell’atto di concessione.

    Aderire alla sanatoria, per regolarizzare la situazione pendente potrebbe esser un’idea da considerare con attenzione, alla fine, la Sua famiglia perderebbe sì la perpetuità dei 2 avelli, ma a fronte di una durata della concessione stessa comunque piuttosto lunga e soprattutto certa, senza più minacce di decadenza e soprattutto potrebbe estendere anche alla spoglia mortale di Suo padre lo Jus Sepulchri.

    Tecnicamente questo “condono” per regolarizzare una possibile illegittimità ab origine potrebbe consistere in una novazione della concessione, ossia le parti si accordano per costituire un rapporto giuridico del tutto nuovo, basato sui nuovi canoni di concessione da calcolarsi ai sensi dell’Art. 4 D.M. 1 luglio 2002, ma avente come oggetto la stessa sepoltura (= i 2 loculi), per altro già occupata dai feretri dei Suoi nonni.

    Certo il Comune ha…dormito non poco e si è impegnato profondamente, se possibile, a render ancora più ingarbugliata la matassa.

  52. Luca

    Buongiorno Sig. Carlo,
    innanzi tutto grazie per il riscontro e l’attenzione che mi ha riservato.
    Cerchiamo di chiarire la situazione rispondendo nel particolare alle sue domande.

    Noi disponiamo di un documento originale “contratto” (scritto a mano su carta bollata) stipulato in data 28/09/1960 tra mio padre e gli eredi di Sig. X (quindi non tra mio padre e il comune) . Sig. X a sua volta aveva avuto il loculo in concessione dal comune nel 1935 con regolare atto di concessione di cui però noi non abbiamo copia e che abbiamo visto la prima volta (e solo di sfuggita) in comune durante uno degli incontri avuti su questa problematica.

    La concessione tra Sig. X e comune era perpetua e la stessa caratteristica è riportata sull’atto privato stipulato tra mio padre e gli eredi del Sig. X.

    L’atto di concessione privato tra mio padre e gli eredi di X dice che la “proprietà” è passata a mio padre dietro compensazione di prezzo.

    Potrei girarle copia di tale documento senza problemi ad un eventuale indirizzo e-mail che lei ci voglia dare.

    Si le confermo che il comune ritiene questo documento non valido facendo leva sul fatto che nell’atto tra il comune e sig. X (quello originale) era specificato che era vietato cedere ad altri il loculo in uso (ma se noi non avevamo copia di questo documento iniziale e non lo sapevamo ?!
    vuol dire allora che siamo stati truffati dagli eredi di Sig. X ? ). Insomma alla fine della questione siamo gli unici a rimetterci.
    Questa non validità però ci è stata comunicata solo verbalmente dal comune e mai comunicata per iscritto ufficialmente ne prima ne dopo ne ancora ad oggi.
    Nel caso quindi di concessione ABUSIVA noi cosa rischieremmo alla luce di quanto descritto ?

    La questione è emersa quindi solo quando deceduto mio padre abbiamo chiesto fosse tumulato con mia nonna, allora il comune si accorge che i due loculi sono intestati ancora a Sig. X e da li parte tutta la saga ma nessuna comunicazione dal comune nemmeno una risposta negativa con relativa spiegazione alla domanda di poter tumulare le ceneri di mio padre nel loculo della nonna !!!!

    1. Ma come mai allora le bollette della luce votiva sono arrivate per 50 anni regolarmente intestate (e pagate) a mio padre ? Allora il comune non si è mai chiesto a cosa fossero dovuti quei soldi che arrivavano da mio padre se nessun loculo era intestato a lui ?
    2. Ma come mai hanno dato permesso di seppellimento di salma nel 1960 e poi ancora nel 1980 senza sollevare alcuna irregolarità ( e abbiamo anche trovato i diritti pagati in allora al comune da mio padre per trasporto e seppellimento e le ricevute del comune) ?
    3. Da ricerche e domande che abbiamo fatto in paese l’allora custode del cimitero ci ha confermato che queste cose venivano regolarmente fatte tra privati e che addirittura il comune stesso (sapendo a chi aveva fornito varie concessioni) metteva in contatto i vari privati nei momenti in cui il comune stesso non disponeva di loculi disponibili.

    In merito all ipotesi di istituto del subentro, nessuno hai mai avanzato alcuna richiesta di nulla del genere ne a voce ne per iscritto.

    Quello che il comune si aspetta da chi come noi in questa situazione e che venga regolarizzata la cosa sulla base di una sanatoria appena approvata dalla giunta che prevede tali situazioni vengano regolarizzate “riacquistando”il diritto d’ uso di tali loculi dietro corrispettivo che però non è un diritto di sanatoria una tantum di qualche centinaia di euro (come per altro fatto in diversi comuni di altre province) ma di una vera e propria tariffa stabilita dal comune (sulla base degli attuali costi concessioni fatte oggi) e per la durata max di 70 anni .

    Spero di averle chiarito più possibile la contorta situazione….che sinceramente ci sembra davvero fuori da qualsiasi logica.

    Le chiedo di voler riconsiderare la questione sulla base di queste informazioni aggiuntive e di darci sua gentile opinione.

    Grazie e Cordiali Saluti

  53. Carlo

    X Luca,

    I sepolcri non si acquistano mai. (nel senso di compravendita), essi semmai possono esser acquisiti in regime di concessione amministrativa, sembra solo un nominalismo per causidici ed indomiti legulei del diritto funerario, invece, è una distinzione importantissima, stante l’Art. 823 del Cod. Civile, in quanto il rapporto giuridico che si delinea tra comune, come ente concedente ed il privato cittadino quale concessionario presenta profili para-contrattuali, in cui si compenetrano aspetti di diritto pubblico ed elementi di diritto privato, non è insomma un semplice negozio a rilevanza economica tra pari soggetti privati gestibile in piena autonomia tra le parti contraenti esso, infatti, è asimmetrico e “sbilanciato” a favore del Comune, per ovvie ragioni di ordine pubblico e buon governo del cimitero, in effetti lo Jus Sepulchri che sorge in capo al concessionario da un lato di atteggia come un diritto perfetto sui generis, di natura in primis personalissima, ma anche reale e patrimoniale opponibile verso i terzi e tutelabile con le normali azioni previste dal codice civile, in difesa del possesso dall’altro nei confronti della pubblica amministrazione affievolisce, degradando ad un mero interesse legittimo, ma attenzione la potestas imperii del Comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale non deve mai esser confusa con l’arbitrio.

    Le tombe, pertanto, possono solo essere oggetto di concessione del diritto d’uso, anche quando (prima di un certo tempo) tali concessioni avrebbero potuto essere a tempo indeterminato (c.d. perpetuo).
    Se nell’atto di concessione sia presente il termine “acuisto” (o consimili), questi termini (errati), non possono che essere letti se non quali concessioni del mero diritto d’uso (che, in ogni caso, dal 10/2/1976, non puo’ che essere che a tempo determinato, entro un dato limite, la cui durata è determinata dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Ad oggi, in vigenza delle attuali norme, per stipulare e perfezionare l’atto di concessione di un sepolcro privato si può ricorrere alla scrittura privata registrabile in caso d’uso (quando dovessero sorgere eventuali contestazioni), qualora l’importo della concessione sia tale che l’imposta di registro risulti inferiore a quella prevista per la registrazione in misura fissa.

    Nell’ipotesi in cui il canone della concessione sia superiore, si possono utilizzare tanto l’atto pubblico quanto la scrittura privata autenticata (anche se sarebbe preferibile formalizzare il rapporto concessorio con l’atto pubblico, per la natura di concessione pubblica amministrativa, in tutti i casi, siccome i sepolcri privati tutti, se interni al cimitero, appartengono al demanio comunale).

    Dopo queste necessarie premesse sono io, a mia volta a formularLe queste domande.

    Lei dispone dell’originale atto di concessione, ossia della scrittura privata sottoscritta da Suo padre e dal Comune nel lontano 1960 avente, quale oggetto, la concessione dei diritto d’uso sui due loculi? Sarebbe, allora, proficuo consultarlo, in tutte le sue clausole.

    La concessione è perpetua oppure a tempo indeterminato?

    A chi è intestato l’atto di concessione? A Suo padre, forse?

    Se la scrittura privata non fosse strumento idoneo a costituire lo Jus Sepulchri, il quale, poi, si sostanzia nel diritto d’uso sui due loculi in questione saremmo dinanzi ad un impiego uti singuli di beni demaniali e, quindi, ad una concessione sine titulo, in altre parole inesistente e, cioè ABUSIVA.

    …E il comune se ne accorge dopo oltre 50 anni dalla prima tumulazione? Roba folle da immediata segnalazione alla Corte dei Conti per danno erariale.

    A parte che per ogni tumulazione in sepolcro privato gli uffici comunali debbono sempre preventivamente verificare il titolo formale di accoglimento del feretro in quel dato sacello, attraverso

    apposita istruttoria. Nel 1960 ed ancora nel 1980 nessuno sollevò problemi di legittimità o, peggio ancora di insussistenza della concessione, siccome i due defunti furono regolarmente sepolti nei rispettivi avelli e adesso, di colpo, invece sì? La faccenda mi pare stranissima, forse c’è qualche dettaglio che non conosco.

    Quest’interpretazione, comunque, non mi convince, perchè troppo parziale, semplicistica e lacunosa nel suo insieme.

    Non vorrei che alla morte di suo padre fosse intervenuto l’istituto del subentro, con tutte le sue specificità o, ancora, che per procedere alla tumulazione di Suo padre il Comune esigesse un congruo diritto fisso, da non confondersi con il rinnovo o la novazione della concessione stessa.

    La querelle è senza dubbio interessante, tuttavia senza conoscere questi ulteriori particolari non riesco ad aiutarla più di tanto, se non con qualche indicazione generale.

    la mia proposta è questa: Lei, intanto, indaghi sulle richieste avanzate dal Suo Comune (in buona sostanza la concessione c’è, è valida o è stata dichiarata inesistente, magari per mancanza del regolare atto di concessione?) poi manteniamoci in contatto attraverso il sito http://www.funerali.org, tanto io non vado in vacanza e sono sempre in servizio anche in questi giorni di vacanza della redazione.

  54. luca

    Gentile sig. Carlo,
    mio padre nel 1960 acquista con scrittura privata due loculi per i genitori. Nel 1960 viene a mancare mio nonno nel 1980 mia nonna e occupano i due loculi.
    Nel 2013 viene a mancare mio padre e la sua volontà era di andare con la nonna ma il comune non autorizza la sepoltura se non dopo il riacquisto dei loculi dicendo che la scrittura privata non ha valore.
    Ora mio padre è in una celletta provvisoria ma dobbiamo decidere e comunque i nonni vanno sistemati!
    E’ legittima la richiesta del comune?
    Buongiorno e Grazie

  55. Carlo

    X Dario,

    Non mi ricordo se Lei sia titolare esclusivo della cappella gentilizia o co-intestatario assieme ad altri della stessa.

    Se Lei rinuncia in toto al diritto di sepoltura (comprensivo, quest’ultimo anche del diritto di proprietà sulla componente materiale del manufatto sepolcrale non vi dovrebbe esser accrescimento (oltretutto non si sottovaluti la questione dell’indivisibilita’ di non sussistenti quote), ma su questo punto anche la dottrina è profondamente divisa.

    Ovviamente, per una “dismissione” (chiamiamola cosi’) dei aspetti patrimoniali, si dovrebbe fare rinviio, unicamente, all’istituto della rinuncia (che non e’ parziale) o, ammettendo (accademicamente) una trasmissione di improponibili frazioni o “spacchettamenti” dello jus sepulchri, il soggetto cedente dovrebbe valutare come, in tal caso, dovrebbe pur sempre riconoscere al cessionario gli oneri che quest’ultimo venga a conseguire, con una sorta di inversione dei piu’ tradizionali concetti di cessione, per cui in capo all’avente causa sorgerebbero solo gli obblighi dominicali, legati, cioè ai doveri manutentivi del sepolcro. Astrattamente, per alcuni tecnici del diritto funerario, una *donazione* sarebbe anche possibile (…ma in quali termini???), coinvolgendo, però, essa solo i suddetti aspetti patrimoniali e mai lo jus sepulchri che è diritto personale o sin anche personalissimo e quindi, intrasferibile per atti negoziali a contenuto privatistico. Infatti, in materia di sepolcri i diritti personali (prevalenti) in cui si concretizza il diritto d’uso e di sepoltura, non sempre corrispondono con i diritti reali e, in certe condizioni, possono persino divergere.

  56. Dario Guardasole

    ho ricevuto la Sua risposta al quesito che le posi giorni addietro e la ringrazio vivamente.Ed aggiungo i mie compliemnti per la assoluta professionalità,competenza e garbo,cose rare da trovare.Quanto alle ragioni di tale mio quesito come le espressi,per quanto blasfeme esse possano apparire,oltre al tenere fede alla espressa volontà di mi madre,on dettae non di certo da voler trare profitto da una transazione del genere,ma solo dettate da necessità di sopravvivenza come spiegato:ci tengo a far chiarezza su questo tema atteso che ho rilevato che la corrispindenza con lei intercorsa è stata riprodotta sulla rete e quindi a chi vi accedesse potrei dare idea di quel che non sono.Ma di questo ne sarei responsabile solo io e quindi la prego di esclusivamente accogliere il mio ringraziamento come sopra.

  57. Carlo

    X Dario

    Dunque, Lei vorrebbe esser sollevato dagli oneri di manutenzione, immagino particolarmente gravosi, inerenti una concessione cimiteriale avente quale oggetto una cappella privata e gentilizia.

    I motivi personali, anche nobili o magari più prosaici e… venali (?) per i quali Lei vuole liberarsi delle obbligazioni derivanti dal rapporto concessorio instaurato con il Comune come ci insegna la disciplina codicistica, non rilevano (salvo quando essi siano illeciti e producano di default la nullità dell’atto stesso).

    Per realizzare questo obiettivo, pure comprensibile, c’è solo una soluzione davvero praticabile e soprattutto LEGALE: l’unico atto di disposizione sui sepolcri, ammesso dalla Legge Italiana, per acta inter vivos è, infatti, costituito dalla retrocessione solo ed esclusivamente a favore del comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale e proprietario stesso del cimitero. Le tombe, in effetti, non sono disponibili per atti negoziali a contenuto privatistico.

    La rinuncia alla concessione è atto unilaterale, abdicativo e non ricettizio siccome lo jus sepulchri presenta anche natura di diritto reale, e patrimoniale, nonché personalissimo in cui la componente materiale, cioè il diritto sul sepolcro in sé e sul corpus compositum (opere murarie. monumenti, arredi votivi) di cui è formato è, pur sempre, vincolato alla funzione sepolcrale ed è semplicemente strumentale rispetto al godimento del concreto potere di dare o ricever sepoltura.

    La rinuncia deve esser accettata dal comune con atto meramente dichiarativo.

    Come ci insegna il diritto romano le res sanctae e le res religiosae, come appunto i sepolcri sono extra commercium, anche perché nel nostro Ordinamento di Polizia Mortuaria essi afferiscono al demanio comunale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile, con le conseguenti limitazioni, nel diritto di uso e proprietà di cui all’Art. 823 Cod. Civile. Lei, quindi, se vuole può anche “sbarazzarsi” dell’ormai ingombrante sepolcro, rimangono, però ed in ogni caso, vietatissimi il lucro e la speculazione da intendersi come qualunque azione, tipo l’alienazione, volta a trarre dalla concessione cimiteriale un vantaggio monetario o un incremento patrimoniale.

    Lo Jus Sepulchri tra privati si trasmette solo jure proprio cioè jure sangiunis o mortis causa, se il regolamento comunale contempla l’istituto del subentro.

    La rinuncia è un atto gestionale e di esercizio della titolarità che il sogget­to ha sulla concessione, ed è, in astratto, svincolata da limiti, salvo quello soggettivo. Infatti, il soggetto rinunciante deve esse­re nel pieno possesso dei diritti afferenti alla concessione e non solo di alcuni di essi (in quest’ultimo caso, la rinuncia non potrà che riguardare che questi). Inoltre, poiché spesso la titolarità pieno jure sulla concessione può sussistere in capo a più soggetti, il rinunciante non può rinunciare alla concessione se non per quanto lo riguarda, salvo non sia legittimato da tutti gli aventi titolarità sulla concessione, nei consueti modi del codice civile (forse), per i quali potrà agire come semplice nuncius. L’inciso “forse” nasce dal rinvio al regolamento comunale di polizia mor­tuaria circa i modi della rinuncia, così che questa fonte potrebbe prevedere che la legittimazione ad agire in nome e per conto di tutti i soggetti che dispongano della titolarità sulla concessione risulti con forme anche diverse da quelle comunemente previste dal codice civile, cioè, in sostanza, diverse dalla scrittura privata autenticata da notaio o altro pubblico ufficiale di cui all’art. 2703 c.c.

    Non va dimenticato come, saggiamente, molti regolamenti comunali di polizia mortuaria abbiano già affrontato questo aspetto, introducendo la presunzione che chi agisca lo faccia in nome e per conto di tutti gli aventi diritto, lasciando che eventuali controversie siano risolte tra le parti, rima­nendo il comune, ente concedente, del tutto estraneo alla controversia e, soprattutto, esente da responsabilità derivante dalle azioni dei singoli sup­portate da tale presunzione, debitamente formalizzata nello stesso regola­mento comunale di polizia mortuaria. A parte l’aspetto, non proprio secon­dario, delle forme della legittimazione ad agire, nel caso di pluralità di sog­getti, la rinuncia unilaterale di uno di essi determina un effetto di accresci­mento dei soggetti residuanti, dal momento che la concessione rimane sem­pre un “oggetto” indiviso, in cui probabilmente è anche difficile parlare di quote, se non in termini ideali ed astratti, dal momento che il suo utilizzo è determinato dall’evento morte e non da altri fattori.

    Laddove si pervenisse ad una articolazione per quote, saremmo in presenza di una divisione, tale da determinare il sorgere di una pluralità di concessioni, aventi in comune l’ori­gine e la durata, ma comunque tra loro distinte ed autonome.

  58. Dario Guardasole

    Gentili signori,profitto della vostra disponibilità per porvi il seguente quesito.Il mio anziano genitore,defunto nel lontano 1973,aveva come napoletano dei tampi passati un culto elevato delle ritualità che onorano i cari defunti.Egli precedentemente disponeva di una cappella gentilizia nel vecchio cimitero di Napoli in comproprietà con suo fratello di sangue e altri 5 fratelli di seconde nozze dei suoi genitori.Poco prima di finire egli decise di voler edificare una sua personale cappella per se e per i suoi cari,ossia mia madre,che era defunta e tragicamente come spiego,e poi per i suoi figli,ossia mifratello magiore ed io.In realtà,rispettando la sua volontà,i lavori fuorno da me ultimati dopo la sua morte e nei tempi successivi provvidi al tarsferimento delle salme sia di mio padre che di mio padre nella nuova cappella,dove olter loro è sepolto solo un bambino morto alla nascita,di uno dei fratellasti di mio padre,defunto anche lui qualche anno fa,cosui era alle mie dipendenze nell’azienda paterna che dopo la morte di mio padre io condussi con onore per circa i 3O anni a seguire.Mia madre,deceduta per suicidio a causa di uan garve depressione mentale che la afflisse nei circa 4 anni che pprecedettero la sua fine,lasciò una lettera in cui nel congedarsi da mio padre e da me e mio fartello,all’epoca due adolescenti,espresse la precisa volontà di esser tumualata accanto a suo padre,sepolto nel cimitero di Latina,nelle fosse comuni che all’epoca dell bonifica Pontina del fascio,furono usate per sotterre i numerosissimi caduti sul lavoro come mio nonno,perito per asfissia con latri 13 operai,per le esalazioni dimmonossido di carbonio.Per quanto balsfema possa apprire la mia volntà.ahimè dettata dalle gravi ristrettezze conomiche in cui mi trovo dopo la cessaione della mia coposa carriera di imprenditore,cessata per le vessazioni del crimine oragnizzato,oggi vorrei se la legge ben oltre che la volntà di mio fratello,con cui non intercorrono rapporti,ma che so di poter convincere alla mia intenzione,vorrei alienare quetso bene .ovviamente tarsferendo mia madre,nel rispetto della sua chiaramente espressa volontà e sotituire quella cappella gentilizia di sproporzionate dimensioni ad un semolice loculo per mio padre..su questo loculo non avrei alcuna intenzione quando sarà il mio moneto di esserci tumulato,seguendo invece la mai dorat madre nello stesso posto in cui dovrei se fosse posibile trasferirla.Leggo che i tarfserimenti di tali beni sono imepoditi ma in maniera sinceramente che non è chiaro se sia in qualche modo aggirabile lagalemente e quindi le,vi chiedo una vostra prima valutazione sulla questione postavi..vi ringrazio di cuore e in attesa diun vostro riscontro vi saluto

  59. giovanna la barbera

    Scrivo ad Anna Lucia perini : se la cappella gentilizia insiste sulla città di Palermo o dintorni la prego di contattarmi attraverso il portale

  60. Carlo

    Va precisato come, ai termini dell’Art. 824 comma 2 Cod. Civile, l’area cimiteriale e i sepolcri, che in essa insistano, siano parte integrante del demanio comunale, così questa loro specifica natura demaniale, giusta l’Art. 823 Cod. Civile comporta per tali beni l’?inalienabilità, l’?inespropriabilità, la non usucapibilità e la non disponibilità per atti negoziali, inter vivos, a contenuto privatistico.

    Tuttavia la “commerciabilità” ha un limite in riferimento alla perpetuità o meno della concessione, in base all’ epoca ed al particolare assetto normativo in cui si formarono gli atti concessori; infatti prima del DPR n. 803/1975 (entrato in vigore il 10 febbraio 1976) era prevista e, quindi, del tutto lecita, la trasmissione a terzi di tale diritto, infatti l’art.71 e segg. del Regio Decreto 21/12/1942 n.1880 consentiva la cessione totale o parziale del diritto d?’uso delle sepolture.

    Ragion per cui per quelle concessione antecedenti, alcune correnti della giurisprudenza e della dottrina considerano l’alienazione del sepolcro un diritto acquisito, e, quindi la consentirebbero, per il principio del tempus regit actum.

    Pertanto esistono opinioni volte a sostenere questa tesi: in regime di concessione perpetua, la cappella gentilizia o di famiglia (o porzioni della stessa), se priva di feretri, potrebbe essere ceduta, previa notifica al comune ed una volta acquisito il consenso del Comune, laddove questi possa verificare che nel trasferimento non vi sia lucro o speculazione.

    Nell’anno 1961, vigeva, appunto, il Regio Decreto n.1880/1942, quindi sarebbe da considerarsi del tutto legittimo e valido il passaggio del diritto d’uso sul loculo che si sia è perfezionato sotto l’imperio di questa disciplina.

    Il condizionale è d’obbligo non solo per un artificio dialettico o per prudenza (iura novit curia???), in effetti un’?altro filone dottrinaria e giurisprudenziale, alla quale appartiene tutto il gruppo redazionale di questo blog, nega invece, anche per il pregresso, la possibilità di continuare a trasmettere totalmente o parzialmente il diritto d?uso di tutte le sepolture fra privati, pure vigente il Regio Decreto n.1880/1942 sulla base di quanto disposto dall’Art. 823 del Cod. Civile entrato in vigore assieme al Libro III del Cod. Civile il 20 ottobre 1941, poi confermato, nel suo impianto complessivo, dall’?art.92 comma 4 dell’attuale Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 285/90, il quale, più esplicitamente, pone, ancora una volta, divieto di concedere aree per sepoltura privata a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro e speculazione.

    Visto e considerato che il concetto di lucro si riferisce ad ogni possibile incremento economico di un patrimonio, da ciò consegue il divieto per tutti i privati di conseguire tale vantaggio attraverso la cessione del diritto d?uso di un sepolcro.

    Si aggiunga poi, che, ai sensi dell?art.109 comma 2 del DPR 803/75, ogni disposizione contraria o incompatibile ad esso, è stata abrogata dalla data del 10.2.1976, quindi anche la possibilità di cessione totale o parziale del diritto d?’uso delle sepolture.

    Non vedo, allora, come praticabile l’ipotesi di una “sanatoria” della situazione descritta, se non attraverso la retrocessione di tutta la concessione al comune e la stipula di un nuovo atto di concessione che regolarizzi l’occupazione indebita del loculo.

    Se la tumulazione è sine titulo, ossia illegittima, in quanto avvenuta senza idoneo titolo di sepoltura (= autorizzazione comunale) è di di rigore disporre l’estumulazione per turbativa di sepolcro, chi ha subito una lesione nel proprio Jus Sepulchri, ingiustamente compresso, cioè il vero e proprio concessionario potrà esperire dinanzi al Giudice, in sede civile, l’azione di manutenzione ai sensi dell’Art. 1170 Cod. Civile.

  61. mirella

    Esiste un diritto di usucapione verso un loculo occupato dal 1961 da un familiare e concesso dal titolare della cappella in cui si trova(esternamente),parente non diretto, che ha ricevuto un pagamento da mio nonno per l’acquisto dello stesso, (oggi scopriamo non consentito dalla legge ma di assoluta certezza in buona fede)? E possono obbligare l’erede del defunto all’esumazione,anche se ormai trascorsi ben 53 anni? Preciso che in tutti questi anni e’ sempre stato il discendente a far fronte alle spese votive ecc , inviate dal comune di appartenza del loculo a casa

  62. Carlo

    X Ada Cosco,

    Negozio giuridico in frode alla Legge?

    L’articolo 1344 cod. civile intitolato “contratto in frode alla legge”, stabilisce che “la causa si reputa illecita quando il contratto costituisce il mezzo per eludere l’applicazione di una norma imperativa.”, la quale, nel nostro caso è il divieto tassativo di lucro o speculazione tra privati nelle concessioni cimiteriali ex Art. 92 comma 4 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria.

    La presunta compravendita dei loculi è nulla di diritto, ossia il titolo che darebbe origine allo jus sepulchri (viziatissimo!) dell’acquirente (o sedicente tale) è invalido, inesistente e, pertanto privo dei propri effetti giuridici. La tumulazione è, così, “sine titulo” ossia illegittima.

    L’art. 1418 cod.civile., rubricato come “Cause di nullità del contratto”, individua nei suoi tre commi le fattispecie di nullità del contratto. Per quanto riguarda gli atti unilaterali l’art. 1324 c.c. estende ad essi, ove compatibile, la disciplina contrattualistica. I casi sono:

    contrarietà a norme imperative: con questo termine si intendono le norme non derogabili (non dispositive) dalla volontà privata.
    mancanza di un requisito essenziale ex art. 1325: la mancanza totale del consenso, della causa, dell’oggetto (o di suoi requisiti ex art. 1346) o la mancanza della forma ove prevista a pena di nullità.
    illiceità della causa (artt. 1343-44) o dei motivi (art. 1345): nel caso della illiceità del motivo, questo deve essere comune alle parti, unico e determinante.
    altri casi stabiliti dalla legge (nullità speciali).

    L’azione di nullità, in sede civile, può essere esercitata da chiunque ne abbia interesse (cfr. art. 100 cod. proc. civile ) o anche rilevata d’ufficio dal giudice.

    La dichiarazione di nullità da parte del giudice opera retroattivamente (ex tunc) cancellando l’atto nullo e tutti i suoi effetti.

    La conseguenza amministrativa da tale azione di nullità sarà l’automatica decadenza della concessione (= provvedimento sanzionatorio di natura meramente dichiarativa e non costitutiva) per grave violazione delle obbligazioni sinallagmatiche contratte dal concessionario con la stipula dell’atto di concessione stesso.

  63. ada cosco

    mi scusi, approfitto della sua disponibilità:
    mio zio fratello di papà aveva dei loculi che poi con uno stratagemma di un marito della sorella di mio papà con carta privata si è accaparrato. vende i loculi a destra e a manca mentre mio padre appena deceduto deve pagare.
    so che è vietato il commercio ma lui dice che ne ha diritto tramite il pezzo di carta. mi da un consiglio, grazie ada cosco

  64. Carlo

    In Primis, non esiste una modulistica ufficiale di riferimento, ogni comune pertanto adotta liberamente la propria, modellandola sulle necessità dell’ufficio della polizia mortuaria (= economicità ed efficienza del procedimento ex Legge n.241/1990) e della cittadinanza stessa.

    La formula linguistica “concessione bonaria” è del tutto oscura e difficilmente interpretabile se non alla luce delle cosiddette “benemerenze”. introdotte dall’Art. 93 comma 2 del vigente Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.
    Se non ho travisato, in effetti, stimo ragionando di concessione di loculi realizzati in cappella gentilizia, cioè in tomba di famiglia.
    Orbene, per attuare l’istituto della benemerenza, il quale in sé rappresenta un’importante deroga alla cosiddetta “familiarità del sepolcro”, la legge pone una riserva di regolamento locale, ossia le disposizioni d’implementazione debbono esser necessariamente dettate dal regolamento municipale di polizia mortuaria, in difetto o nel silenzio del quale le benemerenze sono del tutto inapplicabili, potendo esse configurarsi come una violazione surrettizia del principio “sibi familiaeque suae” (= per sé e per la propria famiglia) sancito dall’Art. 93 comma 1 I Periodo DPR n. 285/1990 con norma positiva ed ancor prima, da una giurisprudenza costante in materia da parte della Suprema Corte di Cassazione.

    La concessione amministrativa da cui sorge lo jus sepulchri è un atto solenne, con obbligatoria forma ad sustantiam, la quale si concretizza, poi, in quel regolare atto di concessione di cui all’Art. 98 comma 1 DPR n. 285/1990 che è condicio sine qua non perché un privato possa vantare legittimamente diritti, ancorché affievoliti, su area o manufatto cimiteriale.
    Dal perfezionamento dell’atto di concessione discende il rapporto concessorio; quest’ultimo per sua intima natura, è asimmetrico, in quanto sbilanciato a favore del comune e “chiuso” ” a senso unico” (è solo il comune nella facoltà di concedere, il concessionario non ha a sua volta questo potere) siccome la sua particolare essenza giuridica vieta l’ingresso nello stesso di altri soggetti privati estranei alla sua originaria costituzione: sono infatti vietati e, quindi, nulli di diritto, eventuali atti negoziali di disposizione sui sepolcri a contenuto privatistico, finalizzati a modificare il prestabilito novero delle persone titolari dello jus sepulchri o l’intestazione stessa della concessione.

    L’unico strumento per addivenire alla voltura della concessione è rappresentato unicamente dal subentro il quale si attiva solo mortis causa, cioè al decesso del concessionario, così come stabilito nello specifico, a livello locale, del regolamento comunale. Ripeto a costo di riuscire pedissequo e sin anche noioso: gli atti inter vivos (eccezion fatta per la “rinuncia”) NON sono ammessi nel modo più assoluto dalla Legge.

    Nella tumulazione in sepolcro privato e gentilizio è il comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale e proprietario del cimitero stesso, ad autorizzare, tramite apposita istruttoria, di volta in volta la sepoltura di una avente diritto sulla base dell’appartenenza di questi alla famiglia del concessionario e questo meccanismo in cui il comune giuoca il ruolo di soggetto attivo e sovraordinato, non è mai bypassabile con il cortocircuito “da privato a privato”. Lo Jus Sepulchri non è, quindi, un semplice contratto di cui disporre in piena autonomia negoziale jure privatorum.

    Senza l’atto di concessione, da redigere in duplice copia ed in bollo, lo stesso rapporto concessorio è insussistente, e non produce i suoi effetti tipici, tra cui si annovera, appunto, il diritto d’uso sulle sepolture. Una tumulazione sine titulo, ossia illegittima, è da considerarsi ABUSIVA!

  65. silvio

    si richiede copia fac-simile di concessione bonaria di loculi realizzati in struttura di cappella gentilizia da presentare al municilio si ringrazia

  66. Carlo

    X Paolo,

    Nel governo del cimitero ruolo centrale e strategico assume il regolamento comunale di polizia mortuaria

    1) In Abruzzo, Ai sensi dell’Art. 6 della recente Legge regionale 10 agosto 2012, n. 41, ogni comune deve dotarsi di un proprio ed autonomo regolamento comunale di polizia mortuaria, detto obbligo, a livello Statale, cioè in epoca postunitaria, sussiste sin dall’avvento del Regio Decreto n.2322/1865 ed è confermato anche dalla normativa vigente di cui agli Art. 344 e 345 del Testo Unico Leggi Sanitarie. Tra l’altro il regolamento comunale di polizia mortuaria è uno strumento necessario non tanto per sola previsione di legge ordinaria (Art. 7 D.Lgs n.267/2000) quanto per espressa disposizione di rango costituzionale ai termini dall’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost., poiché la materia della polizia cimiteriale è affidata esclusivamente al comune dallo stesso Cod. Civile con l’Art. 24 comma 2. Il Suo comune, quindi, è bellamente FUORILEGGE (ovviamente rilevo ciò nel senso tecnico del termine).

    2) Nelle concessioni cimiteriali l’istituto del subentro con relativa voltura nella titolarità del rapporto concessorio, si attiva solo MORTIS CAUSA. I sepolcri sono beni demaniali e ad essi si applica la disciplina di cui all’Art. 823 Cod. Civile sono, pertanto, vietati dalla Legge e, di conseguenza, nulli di diritto eventuali atti negoziali inter vivos a contenuto privatistico. la concessione è atto di diritto pubblico che sorge massimamente intuitu personae. L’unico atto di disposizione tra vivi (unilaterale e recettizio) ammesso è la retrocessione della concessione al comune. La legge non consente nessun altro cambio di intestazione, per tutta la durata del rapporto concessorio. Eventuali donazioni, soprattutto se vi sia passaggio di denaro, rischiano di rivelarsi compravendite dissimulate o mascherate (negozio in frode alla Legge???). In ogni caso, esse potrebbero astrattamente riguardare il solo aspetto patrimoniale, ossia l’assunzione degli oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n. 285/1990, ma non il diritto d’uso sugli spazi sepolcrali.

    3) Solo alla stipula dell’atto di concessione (e non dopo) tra comune e concessionario, quali parti contraenti, si stabiliscono le relative obbligazioni compresa la riserva ex Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990 cioè il novero delle persone che saranno portatrici dello jus sepulchri. Trattasi, sovente, di un numerus clausus, dunque, non più ampliabile, con i rispettivi nominativi ben definiti e scritti, altrimenti, per default, data la natura familiare del sepolcro privato e gentilizio, opererebbe, pur sempre l’Art. 93 Citato, mentre la famiglia , in senso dilatato, sarebbe quella delineata dagli Artt. 74, 75, 76 e 77 del Cod. Civile.

    4) In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari. Una volta perfezionato l’atto di concessione, di norma non è consentito che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, salvo che ciò non sia – espressamente – previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe regolare le forme e le modalita’ di “registrazione” di questa “divisione pattizia” da parte degli uffici comunali, i quali, comunque, rimangono estranei a queste dinamiche, nell’evenienza di sempre probabili controversie e liti.

    Il diritto di sepolcro è riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei concessionari, famiglia che, a questi fini, èstabilita nel Regolamento comunale di polizia mortuaria.

    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’uso e’ connesso solo al verificarsi dell’evento (non prevedibile, come comprensibilmente noto).
    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerito per il concessionario, trattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale posizione soggettiva).

    5) Lo jus sepulchri è diritto imprescrittibile, personalissimo e solo rinunciabile, per volontà della singola persona di esso titolare. Per la rinuncia è necessaria la forma scritta (una semplice scrittura privata non autenticata non mi parrebbe strumento idoneo data la solennità dell’atto). La modulistica ad hoc è approntata dal comune.

    6) La competenza comunale sulle concessioni cimiteriali, rientra nelle funzioni degli “apicali” è, dunque, da individuarsi in capo al dirigente di settore ex Art. 107 comma 3 lett. f) D.LGS n. 267/2000; tale attribuzione non è derogabile.

  67. paolo

    Le chiedo indicazioni in merito alla seguente problematica :
    la figlia del intestatario, ora deceduto, di una cappella nel cimitero comunale avendo un’altra cappella e non avendo piu interesse questa cappella vuole lasciare questa cappella a due persone estranee al suo nucleo familiare,

    quale strada potrebbe essere seguita :
    01 premesso che il comune non ha un regolamento proprio quali sono le norme che regolamentano la materia , il D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, ci sono eventuali regolamenti regionali e nella fattispecie l’Abruzzo ne la ?
    02 non essendo possibile vendere tra vivi una concessione e’ possibile cointestare la concessione rilasciata dal comune al padre e della madre deceduti e seppelliti nella cappella (che verrebbero trasferiti in altra cappella di cui la figlia puo disporre ) e contestualmente fare una scrittura privata per la ripartizione dello delle quote di jus sepolcrhi tra gli aventi diritto ( a mettere agli atti del comune, in allegato all’atto di variazione della intestazione della cappella ) dove la figlia rinuncia al diritto a essere seppellita nella capella ?

    04 la figlia puo rinunciare al diritto ad essere seppellita nella cappella senza inficiare la cointestazione della cappella e quindi senza provocare la decandenza della concessione rilasciata dal comune al suo padre , in alternativa deve limitare il suo diritto alla sepoltura solo ai suoi discendenti ?

    03 esiste una scrittura privata tipo al quale far riferimento per redigere tale scrittura ?

    04 come si ha la certezza che la figlia sia l’unica legittimata a disporre dello jus sepolcrhi relativa alla cappella ?

    05 una scrittura a privata con la quale due estranei al nucleo familiare effettuano una donazione di somme a titolo di liberalita favore i figlia puo essere intesa come violazione della divieto di cui all’art 92

    (rif La Legge (Art. 92 comma 4 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) vieta ai privati di realizzare sulle concessioni cimiteriali, il fine speculativo o di lucro che, ai sensi dello stesso Cod. Civile si sostanzia in un’azione orientata all’ aumento patrimoniale, ancorché legittimo e riconosciuto dalla Legge
    ….
    Non può essere fatta concessione di aree per sepolture private a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro e di speculazione. )

    06 questa scrittura di donazione da chi potrebbe essere invocata per invocare la decadenza della concessione e che conseguenze avrebbe potrebbe portare all’eventuale annullamento dell’atto di cointestazione ?

    07 nel caso di retrocessione della concessione da parte della figlia al comune il comune puo in assenza di un regolamento comunale riassengnare la concessione ai due estranei al nucleo familiare, e di base a quela legge o regolamento?

    08 l’atto di riassegnazione della concessione della capella a due persone estranee al nucleo familiare della cappella retrocessa dalla figlia puo essere fatto come atto amministrativo del comune ossia chi e competente nell’ambito di una struttura comunale , il responsabile dell’ufficio competente, il dirigente del settore comunale di appartenenza dell’ufficio competente , il sindaco, la giunta, il consiglio comunale ?

    09 chi potrebbe invocare l’annullamento dell’atto di riassegnazione e che conseguenze avrebbe ?

    Nel ringraziare anticipatamente , e nella certezza che le indicazioni che vorra fornire potranno essere utili a tutti coloro che seguono il blog in attesa di risposta colgo l’occasione per porgere cordiali saluti

  68. Carlo

    X Anna Lucia Perini:

    A Costo di sembrar indelicato o, sin anche BRUTALE, ribadisco il concetto, oramai vieto, trito e ritrito (ma si sa, dopo tutto, Repetita Juvant!) La legge proibisce la trasmissione dello jus sepulchri per acta inter vivos, è, pertanto, proibita, in senso ASSOLUTO, la compravendita da privato a privato del diritto d’uso sui beni sepolcrali

    Sarebbe necessaria una lunga premessa, per enucleare bene il problema, comunque, mi affido alla Sua responsabilità, così per ragionare preliminarmente ed appieno, sugli effetti del cosiddetto subentro nella titolarità di una concessione cimiteriale, (altrimenti senza i necessari presupposti logico-formali e giuridici rischieremmo di non capirci) la invito a consultare con attenzione questo link: http://www.funerali.org/?p=7523.

    2) La Legge (Art. 92 comma 4 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) vieta ai privati di realizzare sulle concessioni cimiteriali, il fine speculativo o di lucro che, ai sensi dello stesso Cod. Civile si sostanzia in un’azione orientata all’ aumento patrimoniale, ancorché legittimo e riconosciuto dalla Legge.
    Sulle tombe, quindi, è interdetto “arrotondare”, ponendo in essere atti, anche se parziali, di cessione del proprio Jus Sepulchri, il quale, in quanto diritto personalissimo, extra commercium, NON è proprio commerciabile a pena di nullità dell’atto stesso e di decadenza della concessione, per grave violazione delle obbligazioni sottoscritte e contratte con il perfezionamento dell’atto di concessione.

    3) Gli oneri manutentivi, ex Art. 63 comma 1 Reg. Naz. Polizia Mortuaria sono ad esclusivo carico del concessionari, i quali non possono sottrarsi a tale obbligo se non perdendo per decadenza, in quanto inadempienti, o spogliandosi volontariamente attraverso la rinuncia, il proprio jus sepulchri.

    4) Il concessionario subentrato in toto nella titolarità della concessione può certo rinunciare allo jus sepulchri acquisito per successione mortis causa, ma retrocede al comune tutta la concessione e non solo quote della stessa. Con questa formula, insomma, se non diversamente stabilito a livello locale dal regolamento comunale, è impossibile addivenire allo “spacchettamento” del diritto di sepolcro. Una è la concessione, con relativo e regolare contratto, e, di conseguenza, unico è l’atto di rinuncia, con effetti su tutto il manufatto sepolcrale, il quale è, pur sempre, un unicum, anche se, in verità, si articola, poi, in un corpus compositum, sotto il profilo privatistico.

    5) Lei deve immediatamente attivarsi presso il Suo comune per comunicare la successione testamentaria nella titolarità della concessione ed iniziare la procedura di cambio d’intestazione (= voltura) alla fine della quale, Lei quale nuova concessionaria potrà disporre dello jus sepulchri e dello stesso rapporto concessorio, magari retrocedendolo al comune, e comunque sempre e solo nei limiti e nelle forme, molto vincolanti, dettati dalla Legge. Il rapporto concessorio ha natura para-contrattuale, non è un contratto (= negozio puramente di diritto privato) nel senso proprio del termine perché è, infatti, asimmetrico, cioè sbilanciato in favore del comune, (= il privato vanta solo diritti affievoliti che degradano a meri interessi legittimi dinanzi alla potestà comunale) e non gestibile in piena autonomia dal concessionario in quanto semplice privato cittadino.

    6) Se Lei retrocede al comune la Sua concessione, la pubblica amministrazione può (nel senso che ha solo facoltà e NON obbligo), secondo le norme del regolamento comunale di polizia mortuaria, riconoscerle un corrispettivo per opere murarie, arredi, lapidi dei quali consiste la tomba, e di essi Lei, al momento, è ancora proprietaria, seppur con vincolo di mantenimento e destinazione. Tale eventuale rimborso (se la norma, purtroppo, non lo prevede espressamente, nulla, ex lege, le sarà dovuto in cambio, essendo la rinuncia un atto unilaterale e ricettizio che il comune può semplicemente, ma non deve per forza accettare), seguirà il cosiddetto principio nominalistico di cui all’Art.1277 Cod. Civile (= detto inter nos NON CI SI ARRICCHISCE DI CERTO, con questa operazione!!!!!!!!)

    In alternativa Lei potrà esercitare, in opposizione allo jus tollendi del comune, il suo jus retinendi, tenendo conto della specifica funzione di un manufatto sepolcrale.

  69. ANNA LUCIA PERINI

    Gentilissimo sig.Carlo.
    Le scrivo par esprimere la mia situazione.
    Sono erede universale di un cugino di mio suocero che noi chiamavamo zio.
    Non aveva eredi diretti e mi ha lasciata erede universale.
    a questo punto ho ereditato anche la cappella che ha voluto acquistare
    prima di morire.
    i loculi sono occupati dalla sua mamma, sua sorella, dallo
    zio e da un fratello.
    Gli altri sono rimasti a me ed alla mia famiglia.
    Mi sembra di aver capito che non si possono vendere….a persone estranee…
    ma poiché noi abbiamo gia’ un’altra cappella al mio paese e poiché io sono l’unica che mi devo sobbarcare la manutenzione come posso fare per far si che possa ricavarne qualcosa che mi aiuti a mantenere il decoro della cappella?
    se cedo la rimanenza dei loculi al comune…..mi retribuisce oppure no??
    i rimanenti loculi sono tre. e se cedo a privati? come devo procedere?? non sono ancora andata in comune per metterli al corrente che io sono subentrata quale erede universale. devo farlo?? La ringrazio e la saluto cordialmente

  70. Carlo

    X Francesco,

    chiedo, anticipatamente, scusa per l’abominevole ritardo con cui irritualmente rispondo, ma sono da poco rientrato in possesso della mia macchinetta infernale meglio conosciuta come personal computer, ebbene sì: l’infame, la scorsa settimana mi ha tradito a causa di un cortocircuito…insomma mi son distratto un attimo ed è successo il finimondo!

    Sorvolando sulle mie facezie e sulle odiose peripezie informatiche di cui sono vittima, riguardo al Suo quesito bisognerebbe, seppur timidamente, puntualizzare quanto segue:

    1) Il diritto di sepolcro si perfeziona quando si è ancora in vita (la concessione, infatti, deve preesistere) quale titolo di accettazione e si esercita in proiezione dell’oscuro post mortem: secondo alcuni giuristi lo jus sepulchri si estingue automaticamente quando la spoglia mortale dell’avente diritto sia ricevuta nel sepolcro oggetto del diritto alla tumulazione, per altre correnti dottrinarie, invece, esso sussiste, entro i limiti di cui all’Art. 92 comma 1 II Periodo del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria (= raggiungimento della saturazione della tomba cioè della massima capacità ricettiva della stessa, oltre la quale non possono esser immessi nella sepoltura nuovi feretri) almeno per tutto il periodo legale di sepoltura, giusta il disposto dell’Art. 88 Reg. Naz. Polizia Mortuaria, il quale, appunto, ammette e contempla la traslazione dei feretri verso una nuova destinazione (potrebbe proprio trattarsi di un sepolcro a sistema di tumulazione e, quindi, privato, il cui il de cuius vantasse comunque diritto di all’accoglimento, ma dove, parallelamente e per altre diverse ragioni non sia stato tumulato il giorno del funerale).

    2) il diritto d’uso sui manufatti sepolcrali, trattandosi il cimitero di bene demaniale ex Art. 824 Codice Civile, è disciplinato in primis dal regolamento comunale di polizia mortuaria in vigore quando si stipula il contratto e poi dalle norme interne allo stesso atto di concessione.

    3) In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari. Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma non e’ ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, salvo che ciò non sia – espressamente – previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe regolare le forme e le modalita’ di “registrazione” di questo “spacchettamento” dello jus sepulchri da parte degli uffici comunali.
    Il diritto di sepolcro e’ riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei concessionari, famiglia che, a questi fini, e’ stabilita nel Regolamento comunale di polizia mortuaria.
    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’uso e’ connesso solo al verificarsi dell’evento (non prevedibile, come comprensibilmente noto).
    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qualità di persone benemerito per il concessionario, trattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale qualita’).
    Quando venga a decede il concessionario (o, uno di essi, in caso di co-intestazione) spetta al Regolamento comunale di polizia mortuaria regolare gli effetti, potendo questo sia prevedere un “subentro”, nel senso che il coniuge ed i discendenti divengano, a loro volta, concessionari, oppure conservare la qualificazione di concessionario rispetto al c.d. fondatore del sepolcro (nella 1^ ipotesi, potrebbe mutare, ampliandosi, la “rosa” delle persone appartenenti alla famiglia).

    Per questi motivi, di fronte al Comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale, nonché proprietario del cimitero stesso tutti i coo-titolari di una concessione cimiteriale sono obbligati in solido a provvedere alle necessarie opere di manutenzione di cui all’Art. 63 DPR n. 285/1990, per il comune, infatti, il rapporto concessorio instauratosi è un UNICUM, anche se, effettivamente, coinvolge più persone. Non spetta, pertanto, all’amministrazione comunale effettuare laboriose ricerche sull’eventuale ripartizione in quote dello jus sepulchri: in modo più semplice se la tomba è fatiscente e nessuno se ne prende cura il comune, secondo le procedure del proprio regolamento di polizia mortuaria è legittimato a pronunciare la decadenza, rimanendo, perciò estraneo a apossibili liti o controversie tra gli aventi diritto sulla ripartizione degli oneri manutentivi, aspetto di semmai, si può interessare la Magistratura, adendo il Giudice in Sede Civile. La decadenza implicita, di fatto, quasi per acta concludentia, mi sembra un concetto un po’ troppo rischioso, d’altra parte lo jus sepulchri quale diritto personalissimo è imprescrittibile e ad esso si può solo volontariamente rinunciare, in questo caso sì producendo una sorta di accrescimento nelle quote di titolarità dello jus sepulchri in capo agli altri co-titolari.

  71. Francesco

    Gentilissimo sig Carlo,

    Le sarei molto grato se mi deste delle delucidazioni su un caso di successione dei diritti relativi a una cappella cimiteriale della mia famiglia .

    Questa cappella è stata costruita da mia nonna previe le relative concessioni e autorizzazioni nel 1967 e dunque dovrebbe essere una concessione perpetua .

    Alla morte di mia nonna ( nel 1972) questa concessione in teoria dovrebbe essere passata alle sue 5 figlie per discendenza in linea diretta dalla capostipite .

    Ma due figlie si sono disinteressate della cappella ( perchè si sono trasferite in altra città e dunque dichiaratesi ( a voce) più volte non interessate a contribuire alle spese della cappella) sia con riguardo al pagamento dei tributi annuali dovuti, sia per la relativa manutenzione avvenuta costantemente a spese solo di tre delle 5 figlie le quali ( queste tre ) risultano agli atti del comune le sole concessionarie di tale cappella cimiteriale avente come concessionaria originaria mia nonna ( perchè quando si è trattato di firmare i relativi documenti di subentro sono state le sole che lo hanno fatto essedosi le altre due disinteressate )

    Ora una delle due sorelle non paganti è purtroppo deceduta un paio di anni fa e si è fatta tumulare in un loculo nella città in cui viveva e non nella cappella di famiglia materna che è in un’altra città .

    Adesso si è presentato il figlio di questa sorella deceduta che non ha mai pagato per questi 46 anni sia i tributi dovuti che le spese di manutenzione rivendicando diritti su tale cappella .

    Volevo sapere se questi nonostante la madre non abbia mai pagato il dovuto per mantenere la cappella sia in termini di tributi sia in termini di manutenzione, oltre al fatto che questa non si è fatta seppellire in tale cappella, possa vantare diritti concessionari su di essa oppure se li abbia persi, o meglio se la madre li abbia persi per questi suoi comportamenti di implicita rinuncia e dunque non li abbia potuti dare in eredità al figlio ( va detto che molto probabilmente anche nelle relative disposizioni testamentarie mia zia non ha accennato alla cappella ma al contrario va rilevato che non esiste nessun atto di rinuncia scritta a tali diritti )

    Se li avesse persi questi diritti concessionari della cappella , ci vorrebbe un atto di decadenza da parte del comune e se si poi verrebbero di conseguenza ampliati i diritti degli altri concessionari che agli atti risultano essere i soli, e cioè le tre sorelle ( senza che entri in questa discussione l’altra sorella che è ancora viva e che però anche lei non si è mai interessata della cappella ) oppure se il comune dichiarasse la decadenza poi subentrerebbe esso stesso nei diritti concessori del decaduto e non le tre sorelle effettivamente concessionarie ?
    La ringrazio anticipatamente per la risposta
    Francesco

  72. Carlo

    X Giacomo Quaglietti,

    la risposta è semplice: infatti… non ne so nulla, nel senso che non conosco la declaratoria dei canoni di concessione fissati dal Comune di Roma per, appunto, la concessione di porzione di suolo cimiteriale su cui edificare una sepoltura privata e gentilizia, perché tale è, senza dubbio un sepolcro a sistema di tumulazione in tutte le sue possibili ed eclettiche versioni (tomba a sterro cioè ipogea, a cassone esterno rispetto al piano di campagna, edicola, cappella, sarcofago…), dopo tutto è stato il genio italico ad inventare la tipologia del moderno e tentacolare cimitero monumentale basato sulle sepolture private a sistema di tumulazione.

    Senza voler esser così laconici ed enigmatici preciso quanto segue:

    Il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria, in effetti, impone che:

    a) ogni cappella sia costruita sul suolo in concessione (art. 90, comma 1 D.P.R. 285/90);
    b) ogni sepoltura non possa avere comunicazione diretta con l?esterno del cimitero (art. 94, comma 3 D.P.R. 285/90);
    c) di ogni cappella debba essere approvato preventivamente il progetto (art. 94, comma 1 D.P.R. 285/90);
    d) il concessionario debba mantenere a sue spese, per tutto il tempo della concessione, in buono stato di conservazione manufatti di sua proprietà (art. 63, comma 1 del D.P.R. 285/90);

    Il cimitero, tra l’altro, è area demaniale: per tale caratteristica è inalienabile, non può fare oggetto di diritti di terzi se non nei modi che la legge consente, cioè tramite l’istituto della concessione amministrativa (artt. 823 e 824 C.C.).

    Rimarco, erga omnes, per dirimere questioni di questo genere la centralità strategica del piano regolatore cimiteriale, con relativi strumenti attuativi, di cui all’Art. 91 del regolamento nazionale di polizia mortuaria, quale condicio sine qua non perché si possa concedere, uti singuli, parte del cimitero ai privati, sottraendola de facto alla sua funzione fondamentale che poi si traduce nell’obbligo, per il comune, di assicurare il fabbisogno, ovvero la disponibilità, per la popolazione, di campi d’inumazione di adeguata capacità ricettiva. Nel nostro ordinamento la forma di sepoltura istituzionale (anche se la prassi, de facto, ha sovvertito questo principio, rimane pur sempre l’inumazione in campo di terra. Difatti, mentre è il regolamento comunale a stabilire le procedure per l’assegnazione delle aree su cui costruire, da parte del concessionario, un sepolcro privato, è il piano regolatore cimiteriale ad individuare e statuire le dimensioni massime degli edifici sepolcrali insieme alla loro omogenea collocazione in particolari zone del cimitero. Esempio in un’ala del cimitero dove si concentrino solo edicole funerarie piuttosto piccole basse non potrà certo esser autorizzata l’erezione di un sepolcro over size dalle proporzioni mastodontiche e dall’altezza spropositata stile grattacielo sguaiato di qualche megalopoli del terzo mondo!

    Nel silenzio del DPR 10 settembre 1990 n. 285 la cubatura ottimale per loculi ed ossarietti o cinerari è dettata dal paragrafo 13.2 della Circolare Ministeriale 24 giugno 1993 n. 24

  73. Quaglietti Giacomo

    x Carlo
    Ciao Carlo vorrei porti questo quesito: Volendo richiedere a Roma per il cimitero Laurentino un area per la costruzione di una tomba privata quanti mq occorrerebbero?
    A) per una tomba
    B) per un sarcofago
    C) per una cappella
    e di media quanto costerebbero queste tre tipologie rimanendo in uno stile molto sobrio?
    grazie

  74. Carlo

    X Francesco Russo,

    La tomba in oggetto, in quanto sorta in forza di concessione amministrativa può esser esclusivamente retrocessa al comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale e proprietario del cimitero stesso, è pertanto vietato ogni atto di disposizione per acta inter vivos tra privati al fine di realizzare una compravendita, ancorché mascherata, del manufatto sepolcrale. I Rinuncianti, pertanto, rinunciano al diritto sul sepolcro in sé che ha natura reale e patrimoniale ed anche allo jus sepulchri il quale è diritto personalissimo e si sostanzierebbe nel titolo di accoglimento per il post mortem in quel determinato sepolcro privato e gentilizio.

    La rinuncia è atto irreversibile ed unilaterale da formalizzare al comune attraverso le modalità di cui al DPR n. 445/2000, tale richiesta che il comune ha sempre e solo facoltà e mai obbligo di accogliere deve esser formulata per iscritto e debitamente sottoscritta da tutti i titolari della concessione, i quali estinguono spontaneamente non solo il loro diritto, ma anche lo jus sepulchri di quanti siano annoverati nella cosiddetta “riserva” di cui all’Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990.

    Così data la solenne gravità dell’atto una semplice scrittura privata non autenticata mi parrebbe strumento poco idoneo a perseguire questo fine.

    Il comune attraverso l’istituto dell’accessione (si tratta di uno tra i modi dell’acquisto del diritto di proprietà) entrerà, appunto quale nuovo proprietario, in possesso della cappella la quale potrà esser assegnata ex novo ad un nuovo concessionario sempre tramite un provvedimento di concessione amministrativa. Il regolamento comunale di polizia mortuaria cui spetta la disciplina di dettaglio, potrebbe anche individuare, con propri criteri di calcolo, una somma da liquidare ai rinuncianti come controvalore per le opere murarie e gli arredi votivi, specie se di pregio, fatto sempre salvo il principio nominalistico di cui all’Art. 1277 Cod. Civile, altrimenti, nel silenzio del regolamento comunale, non è, di diritto, dovuto alcun rimborso. Tutti gli oneri per riattare il sepolcro e trasferire le spoglie mortali ivi deposti sono a carico dei concessionari rinunciati. Spetta, poi, alla fonte regolamentare comunale disciplinare il complesso rapporto tra jus tollendi e jus retinendi che si instaura tra il comune ed il vecchio concessionario prima che questi perda, per propria scelta, la titolarità della concessione e la proprietà stessa sui beni materiali che compongono il sepolcro.

  75. francesco russo

    Ho il seguente problema e desidererei un chiarimento.
    La mia famiglia è titolare di una concessione sulla quale fu a suo tempo eretta una cappella, oggi vincolata dalla soprintendenza per ragioni di particolare pregio artistico, cappella che abbiamo interamente restaurato e messo in sicurezza. Non essendo più interessato nessun membro della mia famiglia alla sepoltura in questa cappella e per evitare possibili considerevoli spese di manutenzioni e lavori di restauro in futuro, vorremmo rinunciare ad ogni diritto cedendo il manufatto all’ente pubblico, comune o altro. E’ possibile? Cosa dobbiamo fare? Grazie

  76. Carlo

    X Paolo,

    mi spiace davvero frustrare le Sue comprensibili aspettative e speranze con una risposta negativa così resecata e tranchant, quasi brutale, ma purtroppo per Lei proprio non si può, la soluzione da Lei delineata non è per nulla percorribile, vediamo insieme il perché:

    1) il conoscente non più interessato a mantenere la titolarità sulla concessione del loculo, da cui derivano anche i comprensibili oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n. 285/1990, ha un solo mezzo per liberarsi della “sgradita concessione”: deve necessariamente retrocederla al comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale e proprietario stesso del camposanto, così l’amministrazione comunale, secondo le procedure dettate dal proprio regolamento di polizia mortuaria, rientrata in possesso del loculo, provvederà ad assegnarlo nuovamente in concessione ad un nuovo soggetto, con piena discrezionalità e senza nessun automatismo o presunto diritto di prelazione da parte di un privato cittadino, la concessione di loculi infatti per il comune non è un obbligo, ma una semplice facoltà ammessa dalla Legge (Capo XVIII DPR n. 285/1990. Attenzione: se il Suo conoscente persevera nel non uso del manufatto sepolcrale, mostrando l’animus del disinteresse protratto ed inequivocabile o peggio ancora cerca di “venderlo a terzi” direttamente senza il passaggio obbligato della retrocessione al comune, il comune stesso, nella persona del dirigente preposto ai servizi di polizia mortuaria, salvo non incorrere nella responsabilità patrimoniale per danno erariale ex Art. 93 D.LGS n. 267/2000 deve pronunciare la decadenza, per abbandono, della concessione.

    2) Lo Jus Sepulchri come titolo di accoglimento in un dato sepolcro privato è un diritto personalissimo di natura non patrimoniale, extra commercium, in quanto res religiosa, così almeno nel diritto roamno, non trasmissibile per acta inter vivos, tra l’altro lo jus sepulchri sorge da una concessione amministrativa, intuitu personae, che è sibi familiaeque suae, cioè rilasciata per il concessionario e la di lui famiglia, si veda anche il concetto di riserva delineato dall’Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990, questa premessa, quindi, inibisce l’ipotesi che nel sepolcro possano esser collocate spoglie mortali di persone diverse dal concessionario o, comunque non appartenenti alla sua famiglia, anzi l’occupazione sine titulo e, dunque, abusiva del manufatto produce di default la decadenza, quale atto dovuto. e la decadenza si configura come un atto sanzionatorio dichiarativo e non costitutivo, poiché con essa il comune prende atto di una grave inadempienza unilaterale da parte del concessionario alle obbligazioni sinallagmatiche contratte alla stipula dell’atto di concessione che ex Art. 98 DPR n. 285/1990 è condicio sine qua non per poter legittimamente vantare diritti (comunque affievoliti rispetto alla potestà ordinativa in capo all’Ente Locale) su suolo cimiteriale edifici sepolcrali o porzioni degli stessi (come accade, appunto, nel caso di un loculo monoposto)

    3) Il cimitero ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile è un bene appartenente al demanio comunale e giusta l’art. 823 del Cod. Civile non è né commerciabile, né usucapibile e non può formare oggetto di diritti verso terzi se non nelle forme stabilite dalla legge, orbene lo strumento legale attraverso cui cedere, a titolo oneroso, tra l’altro, il diritto d’uso su un loculo è solamente la concessione amministrativa che presuppone un rapporto esclusivo ed asimmetrico tra l’amministrazione comunale ed il privato cittadino; pertanto da privato a privato, anche se si dimostrasse l’assenza del fine di lucro o speculativo, il passaggio del diritto d’uso su di un manufatto sepolcrale è da considerarsi illegale e quindi nullo di diritto.

  77. Paolo

    Stimatissimo Sig. Carlo,
    Avrei bisogno di un chiarimento riguardo la possibilità di usufruire di un loculo vuoto, di proprietà di un mio conoscente non più interessato, per accogliere la salma di mio nonno da poco deceduto, in attesa che nella nostra città vengano costruiti nuovi loculi, come stabilito.
    È possibile secondo Lei?

    Dall’articolo sovrastante, mi sembra di aver capito che se il comune appura che non vi è lucro, sarebbe fattibile anche la “donazione” o l’appoggio temporaneo. In questo caso non esisterebbe motivo di lucro dato che noi occuperemmo il loculo. Se gentilmente potesse darmi delucidazioni a riguardo, ne sarei grato.

    Un’ultima cosa, sarebbe possibile ottenere quel loculo se la proprietaria della concessione lo restituisse al comune chiedendo espressamente di passarlo a noi, pagando il dovuto?
    Spero mi possa aiutare a trovare una soluzione.

    In attesa di una sua risposta, La ringraziamo di cuore.

  78. Carlo

    X Giacomo,

    l’Art. 93 comma 2 del DPR n. 285/1990 per criteri e procedure di dettaglio rinvia necessariamente al regolamento comunale di polizia mortuaria, con funzione sostanziale dirimente sulle possibili controversie, senza questa normazione locale insigni giuristi ritengono non si possa nemmeno accedere all’istituto della benemerenza.

    Le sepoltura in un dato sepolcro privato presupporrebbe sempre l’avvio di un’istruttoria conoscitiva per valutare i reali titoli di tumulazione (cioè: la persona interessata ha davvero maturato il diritto di accoglimento e di ingresso nel sepolcro, una volta deceduta?)

    Ovviamente, se ragioniamo in termini di un diritto frazionato, la rinuncia degli aventi diritto alla quota del loro jus sepulchri produce, quale primo effetto, l’accrescimento del diritto stesso residuante in favore di altri soggetti portatori dello jus sepulchri.

    La rinuncia, da presentare al Comune richiede, per certo la forma scritta, secondo me, almeno, è di rigore anche l’autenticazione della firma, con le modalità di cui al DPR n. 445/2000, perché una semplice scrittura privata da notificare all’Amministrazione Comunale, trattandosi di diritti personalissimi, non sarebbe per nulla strumento idoneo, ma altri hanno differenti opinioni in materia.

  79. Quaglietti Giacomo

    x Carlo
    Ciao Carlo
    dunque con una eventuale autorizzazzione scritta da parte degli eredi del concessionario contenente il permesso di dare sepoltura, quando sarà necessario, a mia madre nello stesso loculo di mio padre io nn avrei problemi giusto? Ma questa autorizzazzione necessita di essere autenticata dal notaio o registrata da qualche parte? Mi conviene farlo subito? grazie della tua gentilezza

  80. Carlo

    X Giacomo,

    alla morte del concessionario di un loculo la sorte della concessione, cioè della titolarità del loculo stesso, e quella delle spoglie mortali in esso contenute segue due percorsi differenti “a rime parallele” che possono anche non intersecarsi, ma proseguire distintamente ed in modo autonomo.

    1) In effetti, alla morte del concessionario, di solito, subentrano i suoi discendenti aventi causa jure sanguinis e, a certe condizioni hanche jure successionis nell’intestazione della sepoltura e divengono essi stessi titolari dello Jus Sepulchri il quale, ovviamente, si esercita, in senso attivo e passivo, sino alla naturale saturazione della capacità ricettiva del sepolcro ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n. 285/1990.

    Il feretro già racchiuso nel loculo ha diritto a permanervi per tutta la durata della concessione (se essa è a tempo indeterminato il problema non si pone nemmeno), ma su quest’ultimo ex Art. 88 DPR n. 285/1990 i congiunti hanno il sacrosanto diritto, durante e dopo il periodo legale di sepoltura, di esercitare il loro diritto di disposizione, scegliendone la destinazione, magari traslandolo in un altro avello.

    Attenzione: il concessionario potrebbe non sempre coincidere con chi vanti sulla spoglia del de cuius un diritto di disposizione, bisogna, infatti, tener sempre distinti questi due aspetti: a) titolarità del sepolcro b) la titolarità solo unicamente jure sanguinis e mai jure haereditatis a porre in essere atti di disposizione, in termini di pietas sui defunti

    Di conseguenza Sua madre, come mi sembra di capire, se non è né co-intestataria della concessione né legata jure sanguinis al concessionario non vanta lo jus sepulchri in quel determinato loculo, per un futuro avvicinamento con il coniuge premorto, a meno di non ricorrere all’istututo della benemerenza di cui all’Art. 93 comma 2 DPR n. 285/1990, il quale, però, richiederebbe: a) una particolare autorizzazione del concessionario a tumularvi la salma di persona estranea al suo nucleo famigliare (la concessione sorge sempre sibi familiaeque suae ossia per il fondatore del sepolcro e per la di lui famiglia) b) l’autorizzazione di tutti coloro i quali avendo diritto di sepoltura in quel loculo vedrebbero compresso il proprio jus sepulchri

  81. Carlo

    X Giacomo,

    No, l’ipotesi non è proprio percorribile, in quanto l’istituto della rinuncia segue unicamente le modalità e le procedure del regolamento comunale di polizia mortuaria. La cugina, con atto scritto e debitamente firmato può senz’altro retrocedere la concessione, ma solo ed esclusivamente al comune (il cortocircuito tra privato e privato non è ammesso) il quale provvederà a riassegnarlo in base alle proprie graduatorie. Il posto feretro in oggetto, appartiene al demanio comunale specifico, e pertanto ex Art. 823 Cod. Civile non è né alienabile né, tanto meno, usucapibile. La cugina, poi, potrebbe, come extrema ratio, richiedere una novazione della concessione (sempre se ciò sia consentito dal regolamento comunale), cioè estinguere, con il placet del Comune, il precedente rapporto giuridico, così da instaurarne uno completamente nuovo, avente, però, per oggetto lo stesso loculo; con quest’operazione, laddove possibile, si potrebbe dilatare o comunque ridefinire, alla luce di criteri più ampli o, se si preferisce, meno selettivi, il concetto di “Riserva” ex Art. 93 DPR n. 285/1990, cioè il novero delle persone titolari dello jus sepulchri in quel particolare manufatto sepolcrale.

  82. Quaglietti Giacomo

    x Carlo
    scusami ancora ,se mia cugina facesse domanda di rtnuncia e io contemporaneamente a lei ne facessi richiesta è ipotizabile che mi venga attribuito il loculo in quanto parente? se no perchè visto che al Verano di Roma sono vietati nuove sepolture a meno che nn abbiano gia il posto? grazie x la tua gentilezza

  83. Quaglietti Giacomo

    x Carlo
    Allora il loculo del 1958 dove è seppellito mio padre può essere, in futuro lontano spero, aperto da me per tumulare mia madre anche senza interpellare gli eredi del concessionario per acquisito ius sanguiniis (in quanto dentro c’è mio padre) e se loro morissero prima di me mi sarebbe comunque concesso di aprirlo dalla direzione del Cimitero?

  84. Carlo

    X Giacomo,
    In buona sostanza le questioni in esame sono due, così per mia per personalissima comodità parto dalla seconda (oggi mi riesce tutto a rovescio) ossia quella inerente alla cessioni per acta inter vivos (leggasi atti negoziali a contenuto privatistico) della titolarità su di un manufatto sepolcrale da parte di Sua cugina.

    L’Art. 71 del Regio Decreto 21/12/42 n. 1880, in vigore sino al 9 febbraio 1976, consentiva la trasmissione totale o parziale del diritto d’uso delle sepolture. Ammessa la legittimità di cessione in sede locale (in quanto consentita dal regolamento municipale di polizia mortuaria), tale azione di “compravendita” è stata possibile fino alla entrata in vigore del DPR 21/10/1975 n. 803 (cioè fino al 10/2/1976…due giorni dopo il mio compleanno n.d.r.!).

    Difatti il diritto d’uso delle sepolture venne regolato dal Titolo 18 del DPR 803/75, che non consente più dette cessioni, anzi esplicitamente (art. 93/4) fa divieto di nuove concessioni a chi mira a farne oggetto di lucro o di speculazione. Con l’art. 109/2 viene abrogata ogni disposizione contraria o comunque incompatibile col DPR 803/75. Circa il pregresso vale unicamente e fino al 10/2/76 quanto stabilito all’ultimo comma del citato art. 71 del R.D. 1880/42, ovvero per coloro che notificavano al Comune, la cessione o trasmissione del diritto d’uso il Comune era tenuto a dar riscontro entro 1 mese. Dopo l’entrata in vigore della nuova normativa (10/2/76) non possono più sussistere cessioni o trasmissioni del diritto d’uso di un sepolcro. E’ opinione dello scrivente che il Comune avesse tempo fino al 9/3/76 per esprimersi su notifiche pervenute fino ad un mese prima. Pertanto, in relazione al quesito posto, non si vede altra soluzione se non il ricorso a rinuncia dell’originale intestatario, con relativa retrocessione del loculo al comune e rilascio di nuova concessione. Quindi siamo abbondantemente fuori tempo massimo di circa 37 anni!!!!) per un’operazione di questo tipo. Eventuale avvicendamento nella titolarità della concessione per acta inter vivos e non per subentro amministrativo, sarebbe dunque nullo di diritto e NON rileva assolutamente se alcuni regolamenti comunali magari un po’ antiqui ed obsoleti, magari approvati in regione di Regio Decreto n. 1880/1942 contemplino ancora questa fattispecie negoziale, per il principio di gerarchia tra le fonti del diritto sono quest’ultimi a doversi adeguare alla normativa statale

    Quanto, poi, al secondo problema vorrei puntualizzare quanto segue

    1) Va premesso che la titolarità della concessione dovrebbe risultare da regolare atto di concessione e che il diritto di sepoltura nei sepolcri privati è definito dall’atto di concessione e dal regolamento comunale di polizia mortuaria, al quale spetta anche di individuare l’ambito delle persone da considerare quali familiari del concessionario. Occorre anche dire come molti regolamenti comunali, specie nel passato, non presentassero disposizioni particolarmente precise nell’’individuazione delle persone appartenenti alla famiglia del concessionario, in questo caso, allora, si dovrebbero seguire di “default”, cioè in automatico le disposizioni di cui all’Art. 93 DPR n. 285/1990

    2) Nei pubblici registri cimiteriali sono annotate diligentemente tutte le sepolture, di conseguenza niente paura, perché la Legge, ossia il Comune può individuare in ogni momento il luogo preciso ed esatto in cui sono state collocate le spoglie mortali di Suo padre e Lei verso quest’ultime è sempre titolare di un diritto di disposizione, magari per traslarle verso un’altra destinazione e gli eventuali concessionari subentrati allo zio nel frattempo deceduto, non possono inibirLe l’esercizio di questo potere personalissimo legato allo jus sanguinis, da declinare sendo il principio di poziorità. Aggiungo, anche che all’atto della tumulazione il comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale, autorizza in base ad una verifica preliminare (magari, invero, nemmeno troppo strutturata) sullo jus sepulchri del defunto, appunto da tumulare in quel dato sepolcro privato. Il feretro di Suo padre aveva senz’altro diritto di accoglimento nella tomba di cui Lei mi parla, ad ogni modo si tenga sempre distinta la mera titolarità della concessione con la legittimazione a porre in essere atti di disposizione su salme, cadaveri, ossa, ceneri e resti mortali, poiché quest’ultima, a volte, è scissa dal contenuto patrimoniale dello jus sepulchri e segue unicamente la regola dello jus sanguinis

    3) Quanto al sepolcro concesso nell’anno 1958 (quindi ancora in regime di possibile
    concessione perpetua) dopo la morte dello zio originario titolare bisogna
    appurare se vi sia stata la cosiddetta voltura nella titolarità della
    concessione. Chi sono i nuovi concessionari? Consiglio una ricerca approfondita presso gli archivi comunali.

    Colgo, poi, l’occasione per puntualizzare alcuni aspetti dell’istututo del subentro:

    Un problema di non poco conto, in effetti, riguarda la necessità di assicurare l’adeguata manutenzione del manufatto sepolcrale, dovere che grava in primis sul fondatore concessionario del sepolcro al fine di assicurare la continuità dell’osservanza di tale obbligo anche in seguito alla morte del fondatore/concessionario del sepolcro, è opportuno che gli aventi causa del fondatore subentrino nella posizione del concessionario originario mediante il c.d. subentro o voltura della concessione amministrativa .
    Autorevole dottrina ritiene che, ove l’istituto del subentro nella posizione del concessionario originario non sia contemplato in sede di regolamentazione comunale ovvero nell’atto di concessione del sepolcro, la morte del fondatore farebbe venir meno ogni figura di soggetto obbligato in base alla concessione.
    Mentre il diritto al sepolcro in senso stretto, alla morte del concessionario, si trasferisce agli aventi diritto, non altrettanto accade per la concessione cimiteriale, cosicché si potrebbe determinare “una situazione per la quale il concessionario sia deceduto e non vi sia altro concessionario, mentre la proprietà” superficiaria dei manufatti si trasferisca agli aventi causa42 “i quali vengono ad avere l’onere della manutenzione, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno acquisito diritti sulla concessione cimiteriale, primo dei quali lo jus sepeliendi”.
    Si è, quindi, condivisibilmente ribadita la centralità delle previsioni contenute nel regolamento comunale di polizia mortuaria, atteso che si potrebbero ipotizzare due soluzioni, tra loro alternative, dalla cui scelta discendono conseguenze assai diverse:
    1. «la limitazione del subentro per il solo diritto di jus sepulchri, ferma restando la posizione del concessionario (leggi, fondatore del sepolcro) nella persona originariamente individuata, cosicché l’individuazione delle persone destinate alla sepoltura nel sepolcro privato è sempre valutata sulla base delle relazioni intercorrenti con il concessionario (fondatore del sepolcro) originario»;
    2. ricorso al subentro nella posizione del concessionario, apparendo questa l’opzione da preferire poiché permette di ricondurre a unità il complesso di posizioni giuridiche che già facevano capo al concessionario originario.
    Sarebbe pertanto opportuno che i regolamenti comunali così come i singoli atti di concessione prevedessero che, alla morte del fondatore, subentrino nella posizione di concessionario dello spazio cimiteriale uno o più dei titolari dello jus sepulchri in senso stretto.

  85. Quaglietti Giacomo

    X Carlo
    Buonasera carlo ho due quesitie vorrei una spiegazione chiara il piu possibile ti prego…………Nel 1990 è deceduto mio padre giovanissimo 55 anni. Datosi che era il primo nipote che veniva a mancare, i suoi zii carnali (fratelli di mio nonno) di comune accordo decisero che sarebbe stato sepolto al Cimitero del Verano nel “fornetto” dove erano sepolti i nonni di mio padre. Questo fornetto fu acquistato nel 1958 da uno dei zii di mio padre (nominativo solo ed esclusivamente suo). All’atto della sepoltura di mio padre lui provvide a tutti gli atti burocratici (apertura del fornetto,raccolta delle salme dei nonni,tumulazione di mio padre e rispettivo pagamento delle tasse cimiteriali per tali operazioni) poichè lui eraintestatario del loculo. Allo stesso tempo disse a mia madre: ” il posto al fianco di tuo marito quando sarà ce l’hai”. Ora col tempo tutti i zii di mio padre compreso l’intestatario del loculo sono venuti a mancare …………….la domanda che io ti pongo è questa: Qualora venisse a mancare mia madre come faccio io a fare aprire il loculo dove è seppellito mio padre? io nn ho alcun documento in mano che attesti che dentro quel loculo c’è mio padre nè questo zio ha lasciato nulla di scritto x fare rispettare questa volontà!! Devo fare intervenire i suoi figli per farlo aprire? e se costoro dovessero morire prima di mia madre? come faccio?Devo farmi lasciare qualcosa di scritto? ti prego dimmi tu perchè sto pensiero mi angoscia un po……….

    Seconda problematica……….al Verano uno zio di mio padre prima del 1975 acquisto un “fornetto” per seppellire i figlio morto a 10 anni. Col tempo lui al Verano si è costruito la tomba di famiglia dove è sepolto insieme alla moglie. Ora la figlia di questo zio vuole portare la salma di suo fratello nella tomba di famiglia e ha espresso la volontà di cedere il “fornetto” ad una persona della famiglia che abbia lo stesso cognome (nn a terzi) . Io ho lo stesso cognome e questa figlia è cugina mia di 2° grado……….Può cedermi il fornetto considerando che il padre lo ha acquistato prima del 1975 ? e che passi si devono fare?…………..ti ringrazio infinitamente e resto in attesa di una tua risposta.

  86. Carlo

    X Giuseppe:

    ribadisco, se necessario il concetto già in precedenza espresso: gli jura sepulchri sono, per la loro intima natura, extra commercium, ossia sottratti alla disponibilità, per acta inter vivos, dei loro rispettivi titolari. A nulla vale la loro cessione a titolo gratuito. Lo jus sepulchri si acquisisce con la nascita e si esercita, come riflesso sul futuro, una volta morti, forse è l’unico diritto a proiettarsi in un dimensione postuma, quando come è notorio, la morte estingue la capacità giuridica di un individuo.

    Nella pagina di una vecchia rivista, alla voce “questionario”, ho letto quanto segue : La sepoltura di Famiglia “non cade nei bani economici ereditari”, ogni discendente “JURE SANGUINIS” del fondatore (e rispettivi coniugi), all’infinito, ne sono contitolari “PRO INDIVISO”, con diritto di eguale grado, che si attua man mano in ordine di premorienza, così salvo diversa disposizione del fondatore che abbia fatto tutto preventivamente assegnazione nominativa o salvo divisione concordata fra tutti i contitolari con assegnazione di quote.

    In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari. Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma non e’ ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, salvo che ciò non sia – espressamente – previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe regolare le forme e le modalita’ di “registrazione” di questa “ripartizione” da parte degli uffici comunali.

    Il diritto di sepolcro e’ riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei concessionari, famiglia che, a questi fini, è stabilita nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, altrimenti, per default opererebbero gli Artt. 74, 75 76 e 77 Cod. Civile.

    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’uso e’ connesso solo al verificarsi dell’evento (certo, ahnoi, ma non prevedibile, come comprensibilmente noto).

    Il concessionario (o, un concessionario) non ha titolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora ha il potere consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qaulita’ di persone benemerito per il concessionario, trrattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale qualita’).

    Quando venga a decede il concessionario (o, uno di essi, in caso di co-intestazione) spetta al Regolamento comunale di poliza mortuaria tregolare gli effetti, potendo questo sia prevedere un “subentro”, nel senso che il coniuge ed i discendenti divengano, a loro volta, concessionari, oppure conservare la qualificazione di concessionario rispetto al c.d. fondatore del sepolcro (nella 1^ ipotesi, potrebbe mutare, ampliandosi, la “rosa” delle persone appartenenti alla famiglia).
    Al di fuori dei casi dell’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 non e’ ammissibile lòa tumulazione di persone diverse da quelle considerate allo stesso art. 93, 1, cosa che se richiesta comporta, di èper se’ stesso, la dichiaarzione di didecadenza dalla concessione.
    E’ sempre inammissibile una tumulazione in sepolcro di terzi, seppure temporanea, ipotesi che determina la decadenza dalla concessione, quando fosse evenmtualmente richiesta (per altro, in alcuni comuni, e’ – erroneamente – tollerata questa indebita prassi, ipotesi nella quale potrebbe agire unciamente il concessionario).

    Di conseguenza l’unico atto unilaterale di disposizione consiste nella rinuncia, che va inoltrata e formalizzata all’ufficio comunale della polizia mortuaria, pertanto, essendo la concessione un rapporto paracontrattuale non gestibile in piena autonomia tra privati, una semplice scrittura privata non è elemento di diritto e lascia estraneo il comune, quale ente concedente, all’eventuale bonaria ripartizione, la quale non rileva se non per tacito accordo tra le parti in giuoco.

    Si trasmette qui di seguito una possibile impostazione dell’atto di retrocessione (si badi: al comune non tra privati) della propria quota di jus sepulchri, ovviamente chi rinuncia perde per sempre per sè ed i propri aventi causa l’uso della tomba per il proprio post mortem.

    ******************************+

    Atto di rinuncia alla concessione cimiteriale.

    Al Comune di

    ….. ……..

    Oggetto: Atto di rinuncia a concessione cimiteriale.

    … l … sottoscritt… ……………………………………., nat… a …………, il ……….., residente a ……., ………, nella sua qualità di |_| concessionario |_| co-concessionario della concessione cimiteriale insistente nel cimitero di ………………………… e contraddistinta quale …………………………………………………,

    con il presente atto, rinuncia per sé e per i propri aventi causa alla anzidetta concessione cimiteriale.

    ([1]) Dichiara di avere già provveduto a dare diversa sistemazione ai defunti già accolti e di avere provveduto alla regolare esecuzione delle opere eventualmente necessarie per consentire il normale utilizzo del sepolcro, come risulta da certificato di collaudo, che si allega.

    …………., …………………………

    ——————————————————————————–

    [1] – Se si tratti di sepolcro in cui erano precedentemente accolti feretri o spoglie mortali; altrimenti depennare.

  87. Giuseppe

    Gent.mo Carlo, la ringrazio per la risposta tempestiva. Credo comunque di non aver esposto il problema in maniera chiara, pertanto provo a farlo adesso. La famiglia di mio nonno possiede una cappella gentilizia all’interno di un cimitero comunale. All’interno della cappella sono seppelliti madre e padre di mio nonno e altri due parenti di famiglia. Mio nonno ha due fratelli, uno dei quali è defunto. Nella divisione bonaria si è stabilito che i due loculi occupati dai mie bisnonni, ( padre e madre di mio nonno) andassero uno a mio nonno e l’altro a uno dei fratelli, il terzo fratello ha rinunciato.
    Adesso, il fratello di mio nonno a cui è spettato il loculo vuole cedere, a titolo gratuito, il suo loculo a mio nonno. Può consigliarmi una scrittura privata per questo tipo di operazione?
    La ringrazio per la disponibilità.

  88. Carlo

    X Giuseppe,

    i cedenti, o presunti tali, non possono cedere un bel nulla, perchè lo jus sepulchri è sottratto alla disponibilità per acta inter vivos e poi, semmai, è il concessionario ad autorizzare, attraverso apposita istruttoria degli uffici comunali, volta a verificare la pre-esistenza del titolo, ovvero del diritto di sepolcro, di volta in volta l’immissione di nuovi feretri nella sepoltura privata di cui è intestatario, in quanto la sepoltura privata e gentilizia nasce sibi familiaeque suae, ossia per il fondatore del sepolcro e per la di lui famiglia.

    La scrittura privata autenticata, registrabile in caso d’uso è assieme all’atto pubblico una delle due modalità idonee a formare e perfezionare quel regolare atto di concessione (formula linguistica sì aulica, ma ufficiale perchè adottata dal legislatore nella stesura dell’Art. 98 DPR n. 285/1990) senza del quale nessun privato può legittimamente vantare diritti ex Art. 823 Cod. Civile su area (diritto di superficie) o costruzione cimiteriale (diritto d’uso) essendo il cimitero un bene afferente al demanio comunale.

    Con l’atto di concessione si costituisce il rapporto concessorio tra il comune, ente di diritto pubblico ed il privato, da questa relazione giuridica sorge lo jus sepulchri che non può esser ceduto in alcun modo, a pena di decadenza della concessione stessa a causa di grave violazione unilaterale delle obbligazioni sinallagmatiche contratte dal concessionario, per acta innter vivos.

    Quindi: è nullo di diritto ogni atto di disposizione volto a trasmettere lo jus sepulchri (= diritto alla tumulazione in cappella gentilizia) che si acquisisce unicamente jure sanguinis (e per certi versi anche jure haereditatis), ossia per il solo fatto di trovarsi in rapporto di consanguineità con il concessionario. L’unico atto di disposizione ammesso dalla Legge sullo jus sepulchri, con riflessi indiretti (accrescimento delle rispettive quote) sulla sfera giuridica di soggetti terzi coo-titolari dello stesso jus sepulchri è la rinuncia, atto unilaterale che necessita della forma scritta e preferibilmente autenticata, trattandosi, dopo tutto, pur sempre di un diritto personale o, secondo alcuni, addirittura personalissimo. Altrimenti, salvo patti interni tra gli aventi diritto da notificare, comunque, all’amministrazione comunale (regolamento su cosa comune???) data la natura di comunione indivisibile che assume la concessione, l’ingresso dei defunti nel sepolcro si esercita sino all’esaurimento della capacità ricettiva della tomba stessa (se non c’è materialmente spazio per tumulare nuovi feretri lo jus sepulchri, da mera aspettativa qual’è proiettata nell’incertezza post mortem si estingue) ed in ordine alla cronologia degli eventi luttuosi, di per sè del tutto imprevedibili (insomma, citando il Santo Evangelo: “Vegliate perchè non sapete nè il giorno nè l’ora”. Insomma chi prima muore, tra gli aventi titolo, meglio alloggia!

    Si tratta solamente di appurare se:

    1) ci sia ancora nel sepolcro un posto feretro disponibile

    2) la salma della persona interessata abbia diritto di accoglimento in quel dato saccello gentilizio

  89. Giuseppe

    Salve,
    mi trovo a dover redigere una scrittura privata per la cessione di un loculo, o meglio di un posto all’interno di una cappella, all’interno del quale sono tumulati gli avi di mio nonno.
    I cedenti del sopracitato loculo sono la nipote di mio nonno, e il fratello di mio nonno.
    Il subentrante è mio nonno.
    Ci tengo a precisare che ne mio nonno, ne i cedenti sono titolari della concessione. Le domande sono due:
    1 Posso redigere una normale scrittura privata per cessione quote di jus sepolcrhi all’interno della cappella? Se no, cosa dovrei fare?
    2 Potreste gentilmente consigliarmi un modello di scrittura privata che potrebbe fare al caso mio?
    Faccio i complimenti per l’articolo, esaustivo e chiaro.
    Grazie

  90. Carlo

    Spesso, su questa rubrica, ci ostiniamo (si spera non invano) a ribadire questo concetto: il diritto sul sepolcro “non puo’ essere parimoniale”, e “la sua cessione a terzi per atto inter vivos o mortis causa non è nulla di diritto solo per il fatto di essere in presenza di una concessione amministrativa su beni demaniali ma anche per la violazione delle limitazioni cui la concessione deve rispondere per assolvere alla funzione di sepolcro privato” (così nel volume: Sereno Scolaro – “La polizia mortuaria”, Maggioli Editore, ed. 2000 e ribadito in diverse occasioni nel tempo).

    Secondo il Consiglio di Stato con sentenza n. 3739/2012: “il diritto sul sepolcro già costituito è un diritto soggettivo perfetto di natura reale assimilabile al diritto di superficie, suscettibile di possesso e soprattutto di trasmissione sia inter vivos che per via di successione mortis causa, e come tale opponibile agli altri privati, atteso che lo stesso nasce da una concessione amministrativa avente natura traslativa di un’area di terreno o di una porzione di edificio in un cimitero pubblico di carattere demaniale (Cass. civ. sez. II, 30 maggio 2003, n. 8804, e 30 maggio 1984, n. 3311)”[…]

    […omissis] Altro discorso, poi – continua il giudice amministrativo- è che tale diritto nei confronti della Pubblica Amministrazione sia suscettibile di affievolimento, degradando ad interesse legittimo, nei casi in cui esigenze di pubblico interesse, per la tutela dell’ordine e del buon governo del cimitero, impongano o consiglino all’Amministrazione di esercitare il potere di revoca della concessione (Cass civ., SS.UU., 7 ottobre 1994, n. 8197): aspetto che tuttavia, come si è già detto, nella presenta vicenda non viene in rilievo. …”

    Questo secondo passaggio del pronunciamento giurisprudenziale ci è molto utile per evidenziare come il rapporto di concessione dell’area cimiteriale giuochi su diversi “versanti”, quello sul rapporto che sorge tra comune e concessionario, e quello che s’instaura tra concessionario e soggetti terzi.

    Altro elemento che, spesso, viene trascurato, e’ il rapporto giuridico che è, nella sostanza, riconducibile, ad un diritto di superficiale, mentre rispetto al manufatto sepolcrale su di questa eretto, ha, per la durata della concessione, una natura patrimoniale, tant’è che l’art. 63 dPR 10/9/1990, n. 285 usa, non a caso, l’espressione “proprietari”.

    Ma, il punto da considerarsi ulteriormente è quello che ha riguardo al diritto d’uso, il quale, a prescindere dalla titolarità formale del manufatto sepolcrale, è oggetto di “riserva” nei riguardi del concessionario e delle persone appartenenti alla famiglia di questi, l’appartenenza non ha, infatti, natura patrimoniale, bensì personale, tanto da non cedere, secondo un certo filone della dottrina, neppure di fronte all’indegnità (art. 463 e ss. Cod. Civile), la quale opera sul piano patrimoniale della successione. Anche quando il discendente indegno possa essere escluso dalla successione mortis causa egli rimane pur sempre… un discendente jure sanguinis, in quanto appartenente alla famiglia del de cujus).
    Obiettivamente, può essere non semplice discriminare tra i diversi aspetti che si hanno nel caso di concessioni cimiteriali.
    _________________

  91. Carlo

    X Paola,

    La situazione soggettiva di stato civile di Suo suocero (matrimonio da annullare, divorzio e relativi procedimenti in atto) non rileva minimamente ai fini di dirimere la questione in oggetto, in quanto la concessione cimiteriale (di area, edificio o porzione dello stesso) attiene ad un bene demaniale (il cimitero, infatti, ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile, appartiene al demanio comunale) ed è, pertanto, sottratta ad atti negoziali inter vivos di contenuto privatistico, ai sensi dell’Art. 823 Cod. Civile.
    Così, dal 20 ottobre 1941, quando, cioè entrano in vigore gli Artt. 823 ed 824 Cod. Civile, è implicitamente vietata la trasmissione o, meglio ancora, la commerciabilità dello jus sepulchri. Nello jus sepulchri, allora, si succede unicamente jure sanguinis, cioè per diritto di consanguineità e mortis causa, laddove, come ha giustamente notato la Suprema Corte di Cassazione, una volta estintasi la dinastia del primo concessionario il sepolcro s’intenda trasformato da familiare (sibi familiaeque suae) in ereditario.
    Ogni cessione dello jus sepulchri (= diritto d’uso sul sepolcro) per acta inter vivos è, pertanto, nulla di diritto e non può esser fatta valere in nessuna sede. Anche una ipotetica donazione, così da evitare il fine di lucro o di speculazione ai sensi dell’Art. 92 comma 4 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria , non sortirebbe gli effetti sperati, poichè l’avente causa subentrerebbe solo negli obblighi manutentivi del sepolcro ex Art. 63 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285, e non nel diritto d’uso, fondamentale invece, per ricevere sepoltura in quella data tomba. Non è, dunque, possibile un cambio di intestazione nella titolarità del loculo.

    L’unica soluzione legale, allora, è la retrocessione del loculo al comune, il quale provvederà a riassegnarlo secondo le modalità stabilite nel proprio regolamento comunale.

  92. PAOLA

    Buongiorno,
    Mio suocero ha acsuisito una concessione dal comune di Napoli per un loculo. Premesso che lui ha già un altro loculo libero dove dciamo “soggiornare” quando avverrà, il mio quesito è questo.
    Si vorrebbe dare la possibilità di trasferire alla attuale moglie la concessione del loculo.
    C’è da dir eperò che è in corso un procedimento di annullamento del martimonio e divorzio civile, entrambi i procedimenti ancora non completati.
    Può a questo punto mio suocero trasferire la concessione alla sua prima moglie subordinando il diritto di sepoltura in caso di sua morte o di quella della prima moglie, insicando quindi la stessa come titolare di un diritto di sepoltura? in tal caso quale forma deve essere utilizzata?
    Non si farebbe per lucro naturalmente ma senza interesse.
    Grazie mille saluti Paola

  93. Carlo

    Il fatto che alcuni regolamenti comunali di polizia mortuaria del Comune ammettano ancora, almeno nominalmente, la commerciabiltà di manufatti ed aree (essendo essi vetusti e del tutto superati) non determina degli obblighi da parte dell’Amministrazione Comunale di accogliere o legittimare la compravendita tra terzi di sepolture, quest’eventualità, infatti, sarebbe nulla di diritto e, a rigore, dovrebbe comportare la pronuncia di decadenza, in quanto ogni norma in contrasto con il regolamento di polizia mortuaria nazionale viene abrogata dal momento che il nuovo regolamento nazionale acquista efficacia e per il principio di cedevolezza, implicito e, quindi, fondativo, interno ad ogni ordinamento giuridico è la vecchia norma locale a soccombere dinnanzi a quella Nazionale testè novellata…dopo tutto come dicevano gli antichi giuristi romani UBI MAIOR MINOR CESSAT!

    Le disposizioni sulla possibilità di contratti inter vivos o mortis causa di trasferimento di sepolture, sono contenute nell’Art. 71 del vecchio regolamento di polizia mortuaria nazionale approvato con Regio DEcreto n 1880/1942.

    Questo regolamento risalente all’epoca del Fascismo è da considerarsi del tutto caducato (e in particolare è stata cassata proprio la norma in questione) in forza del DPR 803/1975, che negli ultimi articoli prevede l’espressa abrogazione di ogni norma incompatibile con questo.

    Attualmente è vigente il DPR 10/9/1990, n. 285, e anch’esso non contempla la possibilità di compravendita diretta tra privati attraverso atti a contenuto privatistico.

    Anzi permette l’impiego di area per sepoltura in cimitero solamente a coloro i quali la ottengano in concessione dal Comune e vi costruiscano il monumento funerario entro un tempo determinato, sancendo chiaramente che non è consentito il lucro e la speculazione (art. 92 comma 4) e limitando l’uso della cappella familiare alla sola famiglia e fino al completamento dei posti (art.93).

    É quindi interdetto al concessionario in questione vendere il manufatto o trasferire la concessione a terzi diversi dal Comune.

  94. Carlo

    Va subito precisato che, oggi, l’area cimiteriale e, quindi, i sepolcri fanno parte del demanio comunale ai sensi dell’Art. 824 Cod. Civile, e ciò ne comporta l’inalienabilità, l’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità, si tratta, pertanto, di beni extra nostrum patrimonium, giusto per usare una formula tanto cara agli antichi giuristi romani.

    I loculi, secondo le Leggi Vigenti non possono esser oggetto di vendita, tanto meno tra privati, ma solo di concessione.

    Tuttavia la trasferibilità dei titoli di sepoltura per acta inter vivos, ossia attraverso atti negoziali a contenuto privatistico, ha un limite in riferimento alla perpetuità o meno della concessione, a seconda delle epoche e delle discipline normative in cui furono perfezionati gli atti concessori; infatti prima del DPR 803/1975 (entrato in vigore il 10.2.1976) era prevista la trasmissione a terzi di tale diritto (infatti l’art.71 del R.D. 21/12/1942 n.1880 consentiva la cessione totale o parziale del diritto d’uso delle sepolture).

    Ragion per cui per quelle concessione antecedenti al DPR n.803/1975, parte della giurisprudenza e della dottrina considerano la alienazione e, dunque la compravendita, del sepolcro un diritto acquisito, e così la consentirebbero ancora tutt’ora, (il condizionale è d’obbligo) ma si tratta di un’opinione, invero, piuttosto minoritaria.

    Trattandosi il cimitero di bene demaniale (art. 823 e art. 824 c.c.) gli eventuali diritti sono regolati dalle norme speciali su questi beni ed in particolare, se vi sono, da quelle del regolamento di polizia mortuaria del Comune e dal contratto di concessione

    Il dirigente comunale preposto all’ufficio della polizia mortuaria, potrà attraverso apposito atto ricognitivo riconoscere la legittimità del titolo di sepoltura formato con semplice scrittura privata qualora questa modalità (dopo tutto tempus regit actum) trovi una sua piena corrispondenza al regime normativo vigente negli anni ’20 dello scorso secolo.

    Il semplice uso, ancorchè continuativo, di un manufatto non dà alcun titolo al privato cittadino, a meno che non sia riconosciuto dall’E. L. attraverso l’istituto dell’immemoriale.

    E’ necessario, però, che sia Lei a dimostrare tale compravendita al comune.

    Occorre, allora, valutare il regolamento comunale vigente all’epoca. Se gli interessati notificarono al Comune l’atto di cessione ed il Comune non si pronunciò negativamente nei tempi previsti, non sorgono problemi in quanto vi è un silenzio assenso sulla successione nel diritto d’uso sul loculo. Se la cessione non venne comunicata da parte degli interessati e se il Comune ora non ha ragioni di pubblico interesse che ostino a riconoscere il trasferimento del diritto, è opportuno che ne venga preso atto dall’Organo comunale competente in relazione alla organizzazione propria di ogni Comune (in genere la G.M. o i dirigenti ove questi abbiano tali poteri).

  95. Francesca Rossi

    Buongiorno…
    Ho trovato casualmente questa pagina ricca di informazioni che potrebbero servirmi…, purtroppo però sia la mia ignoranza in materia, sia l’unicità di ogni situazione, non mi permettere di avere una risposta esauriente in merito al mio problema:

    sono in possesso di una scrittura privata datata 27 luglio 1924 in cui la mia bisnonna acquistò tramite scrittura privata un forno in un cimitero locale…: che validità ha ?

    Grazie a chi vorrà aiutarmi…

  96. User necroforo Autore articolo

    Marcella,

    in calce alla presente missiva Ti allego un fac-simile della dichiarazione di rinuncia da presentare all’ufficio della polizia mortuaria del comune nella cui giurisdizione amministrativa insiste il cimitero dove si trovano i due loculi oggetto del Tuo quesito. Ovviamente l’atto ai sensi dell’Art. 38 DPR n.445/2000 dovrà esser sottoscritto da tutti gli interessati con firma autenticata da pubblico ufficiale, perchè trattandosi gli jura sepulchri di diritti personalissimi una semplice scrittura privata potrebbe ravvisarsi come non idonea a disciplinare l’istututo della rinuncia. In caso contrario, varrebbero, comunque, le comuni disposizioni del C.C. in materia di diritti.

    Nel caso di sepolcri in concessione ad enti, vi e’, spesso, un duplice rapporto, l’uno intercorrente tra il comune e l’ente (confraternita od altra denominazione) e l’altro costituito tra l’ente e le persone che appartengono all’ente stesso.
    La durata di questo secondo rapporto, e’ regolata dall’ordinamento dell’ente.

    Il diritto di sepoltura nei sepolcri privati (loculi mono o biposto, cappelle gentilizie, tombe terranee…) nei cimiteri è riservato al concessionario ed ai componenti della di lui famiglia, il ché esclude che possano trovarvi sepoltura le salme di altre persone. La definizione dell?ambito della famiglia del concessionario va, od andrebbe, definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale dovrebbe altresì regolare il cosidetto subentro nella concessione in caso di decesso del concessionario (fondatore del sepolcro), dato che la fonte Regolamentare locale potrebbe prevedere tanto che al concessionario debba farsi riferimento anche post mortem quanto che i suoi discendenti assumano, a loro volta, la posizione di concessionari (ipotesi che modifica, od amplia, la definizione di famiglia del concessionario).

    In altre parole, sia la definizione di famiglia del concessionario sia gli effetti che si abbiano in conseguenza del decesso del concessionario (fondatore del sepolcro) sono rimessi alla fonte regolamentare locale.

    Ora diventa fondamentale enucleare bene il concetto di “riserva” ai sensi dell’Art. 93 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285 recante l’approvazione del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria. La cosidetta “riserva” consiste nel novero dei soggetti esclusive titolari e, quindi “RISERVATARI” dello jus sepulchri primario e secondario (= diritto ad esser sepolti ed a dare sepoltura) in quanto legati jure sanguinis o per vincolo coniugale con il fondatore del sepolcro (= il primo concessionario che ha stipulato il regolare atto di concessione). Il sepolcro privato e gentilizio sorge infatti, secondo la celebre formula latina “sibi familiaeque suae” ossia per il concessionario e la di lui famiglia.

    Nel caso in esame, con ogni probabilità, nel contratto di concessione che Tua madre concluse con il comune (o con la confraternita) si verifica la fattispecie del “loculo dedicato”, cioè la tomba biposto fu presa in concessione solo e solamente per accogliere le spoglie mortali dei tuoi genitori, la “riserva”, quindi è strettamente nominativa, individuata e perfetta, e, così, non ammette deroghe o ampliamenti. Ecco, perchè per Te (quando sarà il momento e senza nessuna fretta…per carità!) sia inibito lo jus sepulchri

    E’infatti al perfezionarsi del rapporto concessorio che si estrinceca la volontà del fondatore del sepolcro in ordine all’assegnazione dei posti feretro, dopo egli non ha più alcun potere di disposizione in quanto il contratto di concessione è rigido e già predeterminato nei suoi contenuti

    Astrattamente, una modifica dell’atto concessorio non potrebbe essere considerata ammissibile neppure se il concessionario fosse vivente, se non ricorrendo ad una novazione, cioè estinguendo il rapporto giuridico sorto in origine e sostituendolo con altro nuovo, e previo versamento delle tariffe attualmente vigenti. Altrettanto va operato rinvio al Regolamento comunale di polizia mortuaria per quanto riguarda le forme, incluse quelle relative alle autorizzazioni? dei membri della famiglia subentrati per successione legittima o testamentaria

    Atto di rinuncia alla concessione cimiteriale.

    Al Comune di

    ….. ……..

    Oggetto: Atto di rinuncia a concessione cimiteriale.

    … l … sottoscritt… ……………………………………., nat… a …………, il ……….., residente a ……., ………, nella sua qualità di |_| concessionario |_| co-concessionario della concessione cimiteriale insistente nel cimitero di ………………………… e contraddistinta quale …………………………………………………,

    con il presente atto, rinuncia per sé e per i propri aventi causa alla anzidetta concessione cimiteriale.

    ([1]) Dichiara di avere già provveduto a dare diversa sistemazione ai defunti già accolti e di avere provveduto alla regolare esecuzione delle opere eventualmente necessarie per consentire il normale utilizzo del sepolcro, come risulta da certificato di collaudo, che si allega.

    …………., …………………………

    ………………………………………

    ——————————————————————————–

    [1] – Se si tratti di sepolcro in cui erano precedentemente accolti feretri o spoglie mortali; altrimenti depennare.

  97. Marcella V.

    Buon giorno! Carlo,

    Ho chiamato la Confraternita dove il loculo e’ locato e il Comune.
    Ho spiegato la situazione della donazione del loculo che la mamma mi intesto’. L’impiegato del Comune, signor R.,
    mi raccomando’ che, prima di venire in Italia, di avere una rinuncia del loculo di mia madre notorizata, per ogni sorella e fratello vivente incluso la mia rinuncia.
    Dopo di che, posso ricomprare il loculo, per la mia salma quando il giorno arrivera’ per me.
    Il loculo di mia madre, fu pagato completamente, piu’ di 45 anni fa.
    La tassa annua, per il loculo vuoto per la mamma e’ stata pagata puntualmente ogni anno.
    Perche’ devo comprare il loculo gia’ pagato vicino a mio padre ?
    Perche’ richiedono questa rinuncia?.
    Se tutto questo e’ corretto, come si scrive questa rinuncia?
    Grazie mille,
    Marcella.

  98. Carlo

    X Gianfranco,,

    1) Il diritto di sepolcro, anche se si configura come mera aspettativa proiettata nel post mortem (solo con la morte, infatti, cessa la capacità giuridica), è imprescrittibile ed il suo esercizio si esaurisce solo: a) con l’avvenuta sepoltura nella tomba gentilizia per tutto il tempo della concessione (se la concessione è perpetua il problema non si pone) b) con l’estinzione della famiglia ed in questo caso avremmo la figura dell’abbandono amministrativo normata dall’Art. 25 comma 3 lettera c) del REgolamento Regionale Lombardo 9 novembre 2004 n. 6; c) con la soppressione del cimitero ai sensi dell’Art. 92 comma 2 II periodo DPR n.285/1990, d) per revoca o decadenza del rapporto concessorio instauratosi tra il comune ed il concessionario, mentre si comprime sino ad esaurirsi in relazione alla capacità ricettiva del sepolcro stesso ex Art. 93 comma 1 II periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285, vale a dire se non c’è materialmente spazio per immettere nuove tumulazioni il diritto si perde. Pertanto, dopo questa doverosa premessa, posso confermare che se c’è ancora posto nella cappella per Sua madre lo jus sepulchri rimane intangibile ed inalterato, in quanto origina jure sanguinis, cioè dal rapporto di consanguineità con il fondatore del sepolcro stesso.

    2) L’istituto del subentro è materia squisitamente di regolamento comunale di polizia mortuaria, perchè attiene al buon governo del camposanto cui sovrintende pur sempre il sindaco ex Art. 49 DPR n.285/1990 ed è uno strumento prezioso di una seria e consapevole politica cimiteriale, volta a favorire un uso (e soprattutto un ri-uso) responsabile delle sepolture, in base agli usi ed alle tradizioni locali; su di esso, dunque, l’ente locale ha potestà pressochè esclusiva ex Art. 117 comma 6 III Periodo Cost, qualificandosi il comune, in ultima analisi, come il vero e proprio titolare ex lege della funzione cimiteriale ai sensi del combinato disposto tra l’Art. 824 comma 2 Cod. Civile e gli Artt. 337, 343, 394 Regio DEcreto n.1265/1934.

    3) Il subentro, per successione mortis causa, nella proprietà di un manufatto (o nel nostro caso negli oneri manutentivi), di un edificio il quale, altrimenti, diventerebbe res nullius, è un principio generale dell’Ordinamento Italiano, come quello di imputazione del resto, altrimenti a chi potrebbero esser adebitato il risarcimento dei danni per un eventuale crollo dello stabile che rovini, con grave nocumento, sui frequentatori del camposanto?. Più complessa è la questione se la voltura dell’atto di concessione a favore del nuovo titolare produca oltre al trasferimento degli obblighi alla buona e decorosa conservazione della cappella (e questi sono certi…come la morte) anche la titolarità dello jus sepulchri inteso come duplice potere di esser sepolti o dar sepoltura ai propri famigliari in un determinato tumulo. In tale evenienza, definita anche in gergo tecnico “rapporto concessorio a concessionario scorrevole e mobile” con il tempo, a forza di subentri si dilaterebbe a dismisura la platea dei potenziali fruitori del sepolcro, ipotesi che invece, non si verificherebbe mai nella fattispecie conosciuta come “concessione a concessionario fisso”, perchè il riferimento obbligato al solo fondatore del sepolcro (= il primo concessionario) permetterebbe di delineare meglio e con maggior sicurezza le persone titolari della cosidetta “riserva”, ossia quel novero di soggetti, i quali per jure sanguinis sono portatori attivi e passivi dello jus sepulchri.

    4) Per quanto riguarda lapidi funerarie di particolare valore storico-artistico, si fa richiamo alle disposizioni del D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490 (in supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 1999, n. 229/L
    Ne consegue che la lapide è soggetta ad interventi (demolizione, rimozione, modifica, restauro, ecc.) previa acquisizione del Ministero dei beni culturali ed ambientali, attraverso i propri organi periferici. Tali interventi possono essere imposti al “nuovo” concessionario, compreso il loro mantenimento in loco, dato il vincolo di destinazione cimiteriale cui soggiacciono gli arredi votivi.

  99. gianfranco

    Egregio Carlo,
    la ringrazio per la sua risposta esaustiva e completa.
    Quindi se ho capito bene, per mia madre il diritto è ancora “famigliare” mentre per la mia defunta zia è diventato “ereditario”.

    Andando oltre, riguardo alla questione del subentro, non ho trovato indicazioni a riguardo nel Regolamento di polizia mortuaria di Milano e quindi non so dire se il “successore” divenga concessionario.
    La questione immagino sia riferita alla possibilità del successore, in caso positivo, di sfruttare i diritti tipici del concessionario, e quindi dilatare o meno il diritto al sepolcro, mi corregga se sbaglio.
    Nel caso non si trasmettesse il diritto in tale maniera, il diritto patrimoniale di disporre di arredi votivi etc. resta comunque indisponibile per l’ente?

  100. Carlo

    Consiglio vivamente di consultare, in via preliminare, questo link: http://www.funerali.org/?p=283

    Richiamo l’art. 93 comma 1 dPR 10/9/1990, n. 285 sul diritto di sepoltura “riservato” al concessionario ed alle persone appartenenti alla sua famiglia. La “riserva” altro non significa se non che le persone le quali si trovino in una data condizione di rapporto di consanguineità con il concessionario hanno titolo, mentre, contemporaneamente ne sono escluse tutte quelle estranee al nucleo famigliare. Il sepolcro gentilizio (= familiare) se non per espressa volontà contraria del suo fondatore sorge sibi familiaeque suae, ossia per lui e la sua famiglia, così come definita dal combinato disposto tra il regolare atto di concessione ed il regolamento comunale di polizia mortuaria vigente all’atto del rilascio della concessione.

    Tuttavia, ci si potrebbe chiedere se ciò attenga al solo diritto (personale) di sepoltura e non al diritto (patrimoniale) sul manufatto sepolcrale.

    In buona sostanza occorre valutare attentamente l’istituto del “subentro” nella intestazione della concessione alla luce del regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Di norma il sepolcro si trasforma in ereditario quando siano venuti meno i discendenti (tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000), fatte, com è ovvio, atte salve le previsioni del Regolamento comunale di polizia mortuaria in proposito, cioè concernenti la successione delle persone alla morte del concessionario in relazione alla concessione.

    Se la concessionaria oggi defunta, per la quota di jus sepulchri di propria spettanza (il 50%), risulta non avere discendenti che jure sanguinis siano succeduti nei diritti concernenti la concessione, il sepolcro deve considerarsi trasformato in ereditario. Ne consegue che gli eredi, se previsto dal Regolamento, subentrano al concessionario defunto, quando questi non abbia disposto con atto di ultima volontà o altrimenti con atto pubblico in modo diverso.

    Rispetto al subentro, in caso di decesso del concessionario, è sempre il regolamento comunale a dover disciplinare la fattispecie in esame, potendosi scegliere se, chi “succede” al concessionario, assuma o meno a sua volta la condizione di concessionario, sotto il profilo giuridico. Quando il “successore” non venga ad assumere la qualità di concessionario, rimane comunque obbligato ad accollarsi unicamente gli oneri manutentivi ex Art. 63 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285

    Secondo un certo filone della dottrina, infatti, la trasmissione dello jus sepulchri si verifica unicamente, mortis causa, per discendenza e non jure haereditatis, salvo quando questa sia esaurita, nel qual caso può avvenire per eredità, anche se con effetti particolari. In effetti, poiché il diritto alla sepoltura in un determinato sepolcro privato nel cimitero è un diritto della persona, esso non ha carattere patrimoniale, con questa conseguenza: la successione per eredità, esaurita la discendenza, comporterebbe che l’”erede” sia unicamente tenuto agli obblighi di manutenzione od altri previsti localmente della sepoltura privata nel cimitero, senza mai acquisire il diritto d’uso del sepolcro.

    Va ricordato, poi, come la natura tipica delle concessioni cimiteriali importi che nella “successione” mortis causa possano aversi subentri sono negli obblighi derivanti dalla concessione e non nel diritto di poterla utilizzare, a tempo debito, secondo la cronologia degli eventi luttuosi. Come si vede, il regolamento comunale di polizia mortuaria assume un ruolo del tutto centrale ed essenziale nella regolazione delle questioni segnalate.
    L’ente morale “erede” del lascito di Sua zia non ha titolo ad alcun rimborso da parte della Sua famiglia, semmai potrà rinunciare alla quota di concessione ereditata, sollevandosi, così, dagli oneri manutentivi.

  101. gianfranco

    buongiorno,
    mia zia è morta senza figli lasciando come erede universale un ente morale.
    lei aveva diritto al 50% della nostra tomba di famiglia, e mia madre il restante 50%.
    che diritti può vantare l’ente?
    forse un rimborso sul valore venale dell’edificio tombale?

  102. Carlo

    X Massimo:

    Consiglio preliminarmente di consultare questo link: http://www.funerali.org/?p=927

    Alla morte del concessionario primo, attraverso l’istituto del subentro, dovrebbero succedere i discendenti del fondatore del sepolcro, nell’intestazione della concessione, determinando, dunque, una sorta di comunione indivisa e solidale, anche riguardo agli oneri manutentivi (vedrei come inammissibile o eccezionale, ma in tal caso deve essere previsto dal Regolamento comunale, una divisione della concessione; almeno tenendo conto di alcune pronunce della Suprema Corte di Cassazione).
    Il diritto alla sepoltura (= ad essere sepolti) ha comunque un limite, quello dell’art. 93, 1 parte finale dPR 285/1990.

    Ad ogni modo i concessionari, o i loro aventi causa, se è avvenuta una ripartizione in quote nella titolarità della concessione, sono tenuti IN SOLIDO all’obbligo di manutenzione, cui non possono sottrarsi, tanto che, in caso di eventuale inadempienza, si determinerebbe una situazione di decadenza, con rientro del sepolcro nella disponibilità del comune per una nuova assegnazione, dopo i necessari lavori di sistemazione o ristrutturazione.

  103. Massimo

    Va bene, il Comune ne resta fuori e viene regolata fra gli eredi.

    Ma quando un erede non vuole onorare il proprio debito, tocca agli altri accollarsi le spese? (faccio presente che la spesa è irrisoria e costa meno di un’avvocato) tuttavia, non è possibile che chi ha ereditato di più, poi faccia il solito taccagno, esonerandosi dalle spese.

  104. Carlo

    X Massimo,

    Mentre già con il Regio Decreto 8 giugno 1865 n. 2322 il neonato Regno d’Italia imponeva ad ogni sua municipalità di dotarsi di un corpus normativo in tema di polizia mortuaria, con particolare attenzione agli aspetti igienico-sanitari, storicamente i primi regolamenti speciali emanati dallo Stato post-unitario sulla materia funeraria risalgono “solo” alla fine del XIX Secolo, rispettivamente con il Regio Decreto n.42/1891 ed il Regio Decreto n.448/1892 cui seguì da ultimo il Regio Decreto n.1880/1942. In epoca repubblicana i regolamenti di polizia mortuaria sono stati il DPR n.803/1975 e, da ultimo, il DPR 10 settembre 1990 n. 285, ancora in vigore (e chissà mai per quanto tempo ancora!).

    Bisogna, preliminarmente, precisare come l’area cimiteriale e i sepolcri, su di essa eretti, siano parte del demanio comunale ai sensi dell’Art. 824 comma 2 Cod. Civile, e ciò ne comporta l’inalienabilità, l’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità ex Art. 823 Cod. Civile. I manufatti sepolcrali e soprattutto i titoli di sepoltura sono, dunque, extra commecium perchè sottratti ad atti negoziali a contenuto privatistico inter vivos.

    Tuttavia la “vendibilità” ha un limite in riferimento alla perpetuità o meno della concessione, a seconda delle epoche e dei sistemi normativi in cui furono stipulati gli atti concessori; infatti prima del DPR 803/1975 (entrato in vigore il 10.2.1976) era previsto, ai sensi dell’Art. 71 REgio DEcreto n.1880/1942 il passaggio a terzi di tale diritto, ragion per cui per quelle concessione antecedenti, un certo filone della giurisprudenza e della dottrina, considerando l’alienazione del sepolcro un diritto acquisito e perfetto, consentirebbe ancora la cessione dello Jus Sepulchri per atti tra i vivi.

    Pertanto esistono opinioni, anche piuttosto autorevoli e motivate, volte a sostenere che, in regime di concessione perpetua, ormai abrogato dal 10 febbraio 1976 con il suddetto DPR n.803/1975, la cappella gentilizia o di famiglia, se priva di feretri ivi tumulati, poichè l’occupazione dei posti feretro inibirebbe l’esercizio dello jus sepulchri, possa essere ceduta, previa notifica al comune e consenso di quest’ultimo, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale, laddove esso possa verificare che nel trasferimento non vi sia lucro o speculazione; e ciò, comunque, risulterebbe incompatibile con l’istituto della compavendita dato il suo fine ultimo di carattere patrimoniale.

    Di conseguenza le tombe non possono esser assolutamente vendute da un privato ad un altro, in quanto solo il comune è l’ente pubblico deputato a concederle.

    Un’altra corrente dottrinaria e giurisprudenziale, alla quale appartiene tutto il gruppo redazionale di questo blog, nega invece la legittimità di continuare a trasmettere totalmente o parzialmente il diritto d’uso di tutte le sepolture fra privati, sulla base di quanto disposto dall’art.93 comma 4 del DPR n. 803/1975, poi confermato dall’art.92 comma 4 del DPR n. 285/1990, il quale fa espressamente divieto di concedere aree per sepoltura privata a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro e speculazione.

    Il concetto di lucro, in termini civilistici, si riferisce ad ogni possibile incremento economico di un patrimonio, da ciò consegue il divieto per tutti i privati di conseguire tale vantaggio attraverso la trasmissione del diritto d’uso di un sepolcro. Si aggiunga poi, che, ai sensi dell’art.109 comma 2 del DPR n. 803/75, ogni disposizione contraria o incompatibile ad esso, è stata abrogata dalla data del 10.2.1976, quindi anche la possibilità di cessione totale o parziale del diritto d’uso delle sepolture. In conclusione, l’unica procedura che appare conforme alla Legge consiste nella retrocessione della concessione da parte dei concessionari non più interessati, o dei loro aventi causa, come nel caso da Lei illustrato, con il conseguente ingresso del bene nella disponibilità del Comune, il quale procederà all’accrescimento delle quote di jus sepulchri seguendo i criteri di scelta stabiliti dal regolamento di polizia mortuaria comunale. Con la rinuncia si perde il diritto alla sepoltura, ma, parallelamente, si è sollevati dagli obblighi manutentivi ex Art. 63 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Nel merito del quesito posto occorre, poi, distinguere tra diritto ad essere sepolto nella tomba ed obblighi manutentivi della stessa. Il diritto ad essere sepolto nella tomba è iure sanguinis, cioè dipendente dal rapporto col fondatore del sepolcro ed indipendente dalla quota ereditata. In sostanza chi prima muore viene tumulato. È tradizione che vi sia una sorta di divisione dei posti in base alla quota di proprietà del sepolcro, ma questo non è elemento di diritto. Le opere di manutenzione vengono svolte da chi le richiede, avendone titolo e per la quantità e la qualità richiesti. La suddivisione in quote delle spese di manutenzione è questione a cui resta estraneo il Comune e viene regolata fra gli eredi.

  105. Massimo

    Nel 1880 i miei antenati acquistarono una cappella, con l’andare del tempo i loro discendenti si sono allargati ed oggi quasi esauriti (rimaniamo in solo 8 eredi). Adesso le spese per la manutenzione, per alcuni sono insostenibili o non necessarie, le mie domande sono le seguenti:

    alcuni eredi si possono ritirare dalle spese accollandole agli altri?

    E’ possibile vendere la cappella con 14 tombe ad altri, chiudendo ogni disaccordo?
    grazie per la risposta

  106. Marcella Vitale

    Carlo,
    non ho parole che possono esprimere, la mia gratitudine per tutto quello
    che hai scritto.
    In Ottobre vengo in Italia per due settimane. Spero di potere trovare una risoluzione per questo problema.
    Grazie… grazie tante,
    Marcella

  107. Carlo

    X Marcella,
    Dicevano i giuristi latini: Nemo plus iuris in alium transferre potest quam ipse habet, quindi nessuno nessuno può trasferire ad altri un diritto maggiore di quello egli stesso non possa vantare; spesso, allora, in materia di concessioni cimiteriali sorge un equivoco, perchè i manufatti sepolcrali costruiti dall’ente locale su suolo cimiteriale non sono venduti, nel senso tecnico del termine, dal comune al concessionario, anche se l’operazione è pur sempre a titolo oneroso, e dunque il pagamento del canone di concessione potrebbe ingenerare qualche confusione semantica, ma semplicemente dati in concessione, e per la legge italiana i manufatti sepolcrali sono, come già accadeva nel diritto romano, extra commercium, sono, cioè, sottratti ad atti negoziali inter vivos tra privati volti a trasferire da un soggetto concessionario ad un altro il diritto d’uso sulle tombe: questo per diverse ragioni anche di natura morale: sarebbe, infatti, oscenamente scandaloso lucrare, da parte di un privato cittadino sui titoli di sepoltura. Il rapporto, concessorio, così, non è un normale contratto da gestire in piena autonomia, ma il diritto del privato, degradando spesso a mero interesse legittimo, è subordinato e soggiace alla potestà ordinativa del comune per ovvi motivi di interesse pubblico prevalente. Astrattamente una donazione sarebbe, sì, anche possibile, ma solo sulla componente patrimoniale dei sepolcro (lapidi, arredi votivi…) ma consisterebbe nell’assunzione dei soli obblighi manutentivi ex Art. 63 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285, senza, per altro mai intaccare lo jus sepulchri, il quale si acquisisce solo per jure sanguinis (Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990) vale a dire per il solo fatto di esser in un determinato rapporto di consanguineità con il concessionario primo, detto altrimenti: con il fondatore del sepolcro stesso.
    Secondo diversi studiosi della polizia mortuaria il diritto di uso sul sepolcro, cioè lo jus sepulchri, non avrebbe contenuto unitario, in quanto composto da un complesso differenziato di situazioni giuridiche: in primo luogo di un diritto cosiddetto primario, consistente nella duplice potere di essere sepolti (jus sepulchri) e di seppellire altri (jus inferendi in sepulchrum) in un dato sepolcro; e di un diritto cosiddetto secondario, che ha come contenuto la facoltà di accedere al sepolcro e di opporsi alle trasformazioni che arrechino pregiudizio alla sepoltura. Quanto alla natura del diritto primario, si ritiene che si tratti di un diritto patrimoniale di natura reale tutelabile in via possessoria, assimilabile secondo alcuni al diritto di superficie, ovvero di servitù, costituendo, invece, secondo altri, un diritto reale sui generis. Ora, è ben vero che secondo l’Art. 56 della Legge sul Diritto Internazionale privato 31 maggio 1995, n. 218 le donazioni sono regolate dalla legge nazionale del donante al momento della donazione, ma, la stessa legge 31 maggio 1995, n. 218 con l’Art. 51 sottomette la disciplina dell’istututo del possesso (e della sua tutela) e degli altri diritti reali, ossia sulla “res” alla legislazione nazionale (nel nostro caso si tratta di quella italiana) vigente nel territorio statale dove quei determinati beni (i loculi, nella fattispecie) si trovano.

    Solo se la donazione, in vigenza dell’Art. 71 REgio DEcreto n.1880/1942, fosse avvenuta prima del 10 febbraio 1976, si potrebbe tentare di farne riconoscere, dall’amministrazione, la validità (e soprattutto la liceità!)attraverso apposita notifica all’ufficio comunale di cui il comune dovrebbe prendere atto attraverso un apposito atto ricognitivo da parte del dirigente preposto alle funzioni di polizia mortuaria. Altrimenti ogni atto di disposizione sul diritto d’uso di un sepolcro è nullo di diritto.

    In tutt’onestà, però, non continuo a capire i termini della questione: lo Jus Sepulchri, come abbiamo visto, segue la regola generale dello Jus Sanguinis el’Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990 stabilisce, assieme all’atto di concessione, la cosidetta “riserva”, ovvero il novero delle persone cui è riconosciuto l’esercizio (o l’aspettativa?) nel post mortem del diritto d’uso sulla tomba, di conseguenza, se Tua madre è l’intestataria dei loculi oggetto di questo quesito e la “riserva” è stabilita sulla base della consanguineità Tu quale figlia di Tua madre avrai, nel post mortem (che Ti auguro il più tardi possibile) il sacrosando diritto di vedere le Tue spoglie mortali riposare, si spera, in pace accanto a Tuo padre, per tutta la durata rimanente della concessione.

    Il problema, invece, si porrebbe, se il loculo rimasto libero di fianco a Tuo padre fosse riservato e dedicato solo ed esclusivamente ad accogliere la salma di Tua madre, la quale, come mi par di capire, è stata tumulata in una diversa cappella. In questo caso, allora, per “sbloccare” il loculo rimasto libero da questo vincolo che ne impedirebbe l’uso in futuro converrebbe retrocedere al comune tutta la concessione per poi stipulare un nuovo atto di concessione, novando la concessione stessa, sempre sugli stessi loculi, ma con clausole più elastiche, tutto ciò ha un senso logico se il regolamento comunale ammette tale soluzione.

  108. Marcella Vitale

    Carlo,
    ti ringrazio immensamente per la pronta risposta e la cortesia di elengare i numeri del codice civile pertenenti alla mia domanda.
    In poche parole, il documento del concedo del loculo che mi ha fatto la mamma non e’ valido senza l’approvo del comune.
    Sono corretta ?
    Carlo, sono veramente impressa alla tua conoscenza in queste informazioni legale.
    Grazie mille,
    Marcella

  109. Carlo

    X Jimmy

    Dal 10 febbraio 1976, quando entrò in vigore il DPR n.803/1976 che abroga il Regio Decreto n.1880/1942, il quale permetteva con l’Art. 71 la trasmissione dello jus sepulchri per “acta inter vivos”, oppure secondo un altro filone della dottrina, ancor prima, ossia a far data dal 20 ottobre 1941, in forza degli Artt. 823 ed 824 Cod. Civile che conferiscono il carattere della demanialità ai sepolcreti, è vietata la cessione degli jura sepulchri, è, pertanto nullo di diritto ogni negozio giuridico volto al trasferimento dal titolare dello jus sepulchri ad un soggetto terzo del diritto d’uso o di proprietà (essendo ex Art. 92 comma 4 DPR n.285/1990, propibito il fine di lucro nelle concessioni cimiteriali) su qualsivoglia manufatto sepolcrale: lo jus sepulchri si acquisisce solamente per jure sanguinis, ossia per il fatto di trovarsi in rapporto di consanguineità con il concessionario, o per successione mortis causa (magari previo subentro e relativa voltura della concessione laddove essi siano previsti dal regolamento comunale di polizia mortuaria).

    La Legge, con il DPR n.803/1975, confermato poi dall’Art. 92 comma 1 dell’attuale Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285 fissa solo un termine massimo alla durata della concessione (max 99 anni salvo il possibile rinnovo). superando, così l’istituto della perpetuità prima possibile in virtù del Regio Decreto n.1880/1942 ed ancor prima dei due regolamenti speciali di polizia mortuaria succedutisi in epoca post-unitaria, ma demanda al comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale il potere di fissare nel proprio regolamento locale ed all’atto del sorgere del rapporto concessorio, scadenze anche più ravvicinate nel tempo. Oggi abbiamo, soprattutto nel grandi cimiteri, loculi singoli concessi anche per solo 20 anni, la concessione 50ennale per due loculi affiancati è, quindi, perfettamente legittima: molto, infatti, dipende dalla politica cimiteriale attuata dal Suo comune.

    L’unica soluzione legale (a pena, altrimenti di decadenza della concessione stessa) è la cosidetta rinuncia, che il comune ha facoltà di accettare o meno, con atto unilaterale del concessionario, ai due loculi, così essi rientreranno nella piena disponibilità dell’Amministrazione ed essa potrà riassegnarli ad un nuovo concessionario.

    L’applicazione del principio nominalistico (art. 1277 codice civile) potrebbe non facilitare la retrocessione dei 2 luculi al comune, determinando una situazione di difficile gestione ed una diffusione dello stato di abbandono (ma, di solito anche il non uso produce dichiarazione di decadenza) risulta, dunque, che molti comuni, in sede di regolamento comunale di polizia mortuaria, debitamente omologati (condizione di efficacia) corrano il rischio della responsabilità patrimoniale ex Art. 93 D.LGS n.267/2000, ammettendo meccanismi di determinazione dei corrispettivi per le retrocessione di tipo diverso: si tratta di una prassi che, a parte il pericolo anzidetto di “incorrere nelle ire” della Corte dei Conti, risponde a criteri di recupero e riutilizzo ottimale del patrimonio cimiteriale. Ma, si badi, un conto è il calcolo di un quid per la retrocessione, ben altro, invece, sarebbe rimborsare l’intera somma versata, a suo tempo, a titolo di concessione.

    Si rappresenta come il comune non abbia titolo a riconoscere o no il diritto di sepoltura, in termini di discrezionalità amministrativa, quanto di dare atto o meno se il regolamento comunale e l’atto di concessione contemplino tale possibilità o l’escludano sulla base di elementi giuridicamente oggettivi, ossia lo jus sanguinis.

    Nei due loculi di cui Lei è intestatario, se non diversamente stabilito, con criteri più restrittivi in sede di stipula dell’atto di concessione, potranno comunque esser accolte le salme delle persone riservatarie (Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990) del diritto di sepolcro, ossia tutti i suoi famigliari così come individuati dal combinato disposto tra il regolamento comunale ed il contratto di concessione o, quale, extrema ratio dagli Artt. 74 e segg. del Cod. Civile.

  110. jimmy

    inserisco qui la domanda, credo sia il posto giusto.
    Ho acquistato 4 loculi nel 2007 con una concessione per 50 anni (ma non erano 99?)
    Ora essendo riuscito a comprare il terreno per una cappella gentilizia, un desiderio della mia famiglia dopo la morte di mio fratello, vorrei cedere la proprietá dei loculi e leggo che non si puó, oppure cederne l´utilizzo a dei parenti. Il comune non le accetta indietro come saldo sul terreno.
    Altre opzioni, come posso darle senza perdere quanto speso all´epoca?
    Grazie

  111. Carlo

    Per Marcella Vitale:

    Trattandosi il cimitero di impianto demaniale (art. 823 e art. 824 c.c.) gli eventuali diritti sono regolati dalle norme speciali su questi beni ed in particolare, se vi sono, da quelle del regolamento di polizia mortuaria del Comune e dal contratto di concessione. In via primaria il diritto d’uso di una sepoltura è regolato dal regolamento di polizia mortuaria nazionale (norme quadro) e da quello comunale (norme di dettaglio). Indi da eventuali deliberazioni generali e/o particolari del Comune.
    Dal 10 febbraio 1976, quando entrò, in vigore il vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria (e tale disposizione, vietante il fine di lucro, è confermata, anche oggi, dall’Art. 92 comma 4 DPR 10 settembre 1990 n. 285) è impossibile la cessione dei diritti vantati su concessioni cimiteriali per ACTA INTER VIVOS.
    L’area cimiteriale e i loculi in essa costruiti sono parte del demanio comunale, pertanto non v’è dubbio che essi siano inalienabili, inespropriabili, non usucapibili e non commerciabili. L’eventuale domazione, se e dove possibile, trasferirebbe in capo a Lei sono gli oneri manutentivi ex Art. 63 comma 1 DPR n.285/1990 e non certo il diritto d’uso (…quando sarà il momento e senza alcuna fretta!) sul manufatto sepolcrale.

    In ogni caso, dal 10 febbraio 1976, per effetto del D.P.R. 803/1975, ogni concessione non può più essere ceduta per atto inter vivos, ma segue le sole regole del regolamento comunale e statale e quindi può solo essere mantenuta dall’originario concessionario o dai suoi subentranti aventi titolo. Nella tomba avuta in concessione possono, quindi, essere sepolti solo gli appartenenti alla famiglia del fondatore del sepolcro (oltre a convivente e benemeriti se i criteri per questi ultimi sono compresi nel regolamento comunale). La concessione può anche essere retrocessa al Comune, unico soggetto nella cui disponibilità può rientrare la concessione rinunciata. Ogni altro atto è nullo di diritto e non rileva dove esso sia stato formato.

  112. Marcella Vitale

    24/06/2012
    Mia madre compro’ 2 loculi in una cappella publica nel 1957, che fu’ occupato dalla salma di mio padre.
    Mia madre disloco’ negli Stati Uniti 25 anni fa’ e fu seppelita nella cappella di mio fratello nell 2011.
    Io ero la figlia prediletta di mio padre e lui e’ ancora vivo nel mio cuore.
    Sei anni fa domandai a mia madre se era possible per me di essere seppelita nel suo loculo in Italia cosi’ potrei essere vicino a mio padre.
    Mia madre mi fece il dono del suo loculo e fu documentato in fronte a un notaio.
    Questo documento e’ legale in Italia? Questo tipo di trasferrimento del loculo e’ elengato nel codice civile Italiano?
    Tante grazie.
    Marcella
    Sarebbe una grande cortesia se qualcuno risponde a questa domanda .

  113. Carlo

    X Carlina,

    Quando tra moglie e marito sia già intervenuta sentenza di divorzio, lo
    scioglimento del matrimonio fa perdere la qualità di coniuge sotto ogni
    profilo.

    La cessazione degli effetti del matrimonio si ha con la data di annotazione
    della relativa sentenza sull’atto di matrimonio (art. 10 legge 1 dicembre
    1970, n. 898), per cui fino a tale data permane la qualità di coniuge, anche
    se in stato di separazione, la quale è solo un allentamento del vincolo
    matrimoniale

    Il sepolcro gentilizio concesso a persone fisiche ha natura familiare, ai
    sensi dell’Art. 93 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Morturia approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285
    ossia il rapporto concessorio che s’instaura tra il comune, quale ente
    concedente, ed il privato cittadino sorge sibi familiaeque suae, ovvero per
    il concessionario fondatore del sepolcro e per la sua famiglia, di
    conseguenza l’atto di concessione stabilisce una “RISERVA”, cioè un novero
    di persone legate tra loro da vincoli di parentela jure coniugii e jure
    sanguinis alle quali è riservato il diritto d’uso su di un manufatto
    sepolcrale eretto in area cimiteriale = su suolo appartenente ad demanio
    comunale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile.

    La cerchia dei familiari (famiglia patriarcale, allargata, mononucleare…?)
    cui spetta l’esercizio attivo e passivo del diritto di sepolcro, dunque
    dello jus sepeliendi e dello jus inferendi mortuum in sepulchrum, facendo
    sempre riferimento al primo concessionario fondatore del sepolcro gentilizio
    (= di famiglia) stesso per determinare i vincoli di consanguineità è
    definita dal combinato disposto tra il regolamento comunale (qual è il senso
    di famiglia in quel determinato contesto locale e temporale?) di polizia
    mortuaria e l’atto di concessione…o meglio della convenzione che, quale
    addentellato, spesso lo accompagna ed in cui le parti contraenti scrivono
    assieme, nel rispetto della legge (= della familiarità del sepolcro, anche
    perchè la violazione della destinazione d’uso, come ad esempio la
    tumulazione di un estreaneo dovrebbe comportare d’ufficio la pronuncia della
    decadenza) le norme e la disciplina di dettaglio per la fruizione dei posti
    feretro..

    Solo in questo momento, alla stipula dell’atto di concessione, il
    concessionario può modificare, dilatare o ampliare con una certa
    discrezionalità, fatti ovviamente salvi lo jus sanguinis e lo jus coniugii,
    la “RISERVA” vista precedentemente soprattutto se il regolamento municipale
    di polizia mortuaria di cui ribadisco la centralità per dirimere questioni
    di questo genere, prevede lo schema del rapporto concessorio a
    concessionario fisso, opposto a quello del cosidetto concessionario mobile.

    Nel rapporto concessorio a concessionario fisso si ha una certa rigidità
    nello jus sepulchri perchè la persona dalla quale calcolare ascendenti e
    discendenti, in linea retta o collaterale continua ad esser l’originario
    concessionario, anche dopo la sua morte, se poi i familiari aventi diritto
    alla sepoltura sono “cristallizzati” nell’atto di concessione solo
    quest’ultimi assieme al primo concessionario potranno trovar spazio nella
    tomba per la loro tumulazione.

    Nel rapporto concessorio a concessionario mobile, invece, si verifica il
    “SUBENTRO” che consiste nell’attribuzione ai discendenti del fondatore del
    sepolcro della titolarità della concessione, attraverso la voltura della
    stessa, intestatari della concessione divengono così coloro i quali sono in
    rapporti di parentela jure coniugii e jure sanguinis con il de cuius ed a
    questo punto si aplia il concetto di “RISERVA”, perchè pur entro il limite
    massimo della naturale capienza fisica del sepolcro (altrimenti, se non c’è
    posto, lo jus sepulchri si comprime sino ad estinguersi) possono esser
    accolti nel post mortem nel solo i congiunti dell’originario fondatore, ma
    anche quelli dei nuovi concessionari. A questo punto il diritto di sepolcro
    viene ripartito in quote e l’ordine di riempimento dei loculi, se non
    diversamente regolato da tutti gli aventi titolo, magari con scrittura
    privata da notificare, per conoscenzal comune, è affidato alla cronologia
    degli eventi luttuosi…insomma chi prima muore meglio alloggia, sino al
    completamento della capacità ricettiva della tomba.

    Per rispondere esaurientemente al quesito, Gentile Carlina, dovrei valutare
    queste situazioni alla luce del regolamento comunale di polizia mortuaria
    del Suo comune o del comune nel cui cimitero insiste la sepoltura privata di
    cui Lei mi parla; in ogni caso azzardo questa duplice interpretazione:

    1) Se c’è stato il subentro da parte di tutti gli eredi (sarebbe meglio,
    però, ragionare in termini di “discendenti”, perchè il diritto di sepolcro
    segue solo lo jus coniugii e lo jus sanguinis, in quanto diritto di natura
    peronale o, forse anche personalissima e non patrimoniale, come, al contrario accade per la successione mortis causa) anche i figli nati da primo
    matrimonio di Suo marito acquisiscono la qualità di concessionari (la
    concessione cimiteriale, così, si trasmette ai discendenti del de cuius) e, dunque il potere di dal sepoltura alla propria madre nel frattempo defunta nella tomba di famiglia fondata dal padre.

    2) Se, per converso, al di là degli obblighi manutentivi ex Art. 63 DPR n.285/1990, i quali pur sempre sorgono in capo ai vivi, la figura del concessionario cui far riferimento contininua ad esser quella di Suo marito la prima moglie non vanta più alcun diritto di sepolcro, in quanto è già stata pronunciata la sentenza di divorzio.

    Ad ogni modo, il comune sulla base dei titoli, ancorchè formali, e della volontà del concessionario autorizzerà, con apposita istruttoria di volta in volta l’accesso al sepolcro da parte degli aventi ntitolo ad ottenervi sepoltura.

  114. carlina

    Buongiorno,
    avrei bisogno di un chiarimento. Mio marito è deceduto 4 anni fa lasciando eredi me, 2 figli nati da un primo matrimonio (la sua prima moglie aveva ottenuto un assegno divorzile e di conseguenza una quota della pensione di reversibilità) e 1 figlia avuta con me. Quando era in vita mio marito aveva acquistato una concessione cimiteriale e costruito una tomba di famiglia. I due figli di mio marito vorrebbero seppellire nella tomba di famiglia la loro madre e io mi chiedo se posso impedirlo dato che mio marito mai avrebbe consentito che avvenisse se fosse stato in vita.
    Grazie in anticipo per tutto.

  115. Carlo

    Vale quanto disposto dal regolamento di polizia mortuaria comunale. Difatti qualunque cosa (coprifossa in pietra naturale, cippo tombale, monumenti o segni funebri) sia posta nel campo comune, al termine dell’uso, diviene, per accessione, di proprietà del Comune, che la destina secondo quanto stabilito dal regolamento municipale. Nei grandi Comuni sussistono vere e proprie commissioni artistiche per i cimiteri che intervengono in caso di elementi di pregio. In altri Comuni il regolamento affida il compito di decidere quali elementi rinvenuti durante ll’apertura delle fosse d’inumazione, considerare o meno rifiuto al responsabile del cimitero. Ove ciò non fosse scritto nel regolamento spetta al sindaco, che è titolato per legge (vedi art. 82, comma 4 del DPR 10 settembre 1990, n.285) a regolare le esumazioni, stabilire con propria ordinanza il modo di comportarsi in tali situazioni, vale a dire quale soggetto è competente a decidere (in genere il responsabile del cimitero ex Art. 15 DPR n. 254/2003) e dove vada avviato il materiale di risulta. Se nulla viene deciso in tal senso, detto materiale può essere riutilizzato all’interno del cimitero, così da favorirne il recupero ai sensi del DPR n. 254/2003 oppure considerato quale inerte cimiteriale proveniente da esumazione ordinaria; ai sensi dell’Art. 2 comma 1 lett. f) n. 1) DPR n.254/2003
    I rifiuti provenienti da operazione cimiteriale di esumazione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera f), numero 1) del DPR stesso possono essere riutilizzati all’interno della stessa struttura cimiteriale senza necessità di ulteriori autorizzazioni, fatto, ovviamente salvo l’eventuale intervento della Sovrintendenza per i Beni Artistici per opere di particolar valore.

  116. RENZO

    ALTRO ARGOMENTO :
    In tempi come questi di crisi generale di liquidita’ ….mi chiedo ? :
    Al momento della riesumazione ( es. dopo dieci anni ) , si trova ancora il ceppo lapidico ( pagato all’ epoca mediamente 5.000.000.- di Lire it. ).
    Il Comune sostiene che la soluzione è solo trasformarlo in ghiaino !
    Spesso c’è dentro anche un’ opera scultoria ineressante !
    Basta cambiare “TITOLI” ed ecco ….è pronto per servire qualcun’ altro.
    Esiste una compravendita ? , o c’è la “mafia” dei produttori di lapidi ?
    Renzo

  117. Carlo

    Maddalena,

    1) ai sensi del combinato disposto tra gli Artt. 2697 e 2907 del Codice Civile alla tutela giurisdizionale dei diritti provvede il giudice e l’onere della prova, in giudizio, spetta a chi voglia vedersi riconosciuto, o far valere, un determinato diritto nei confronti di terzi.. Nel Suo caso, si ravvisano gli estremi per difendersi dalla cosiddetta “turbativa di sepolcro” attuata dallo Zio in questione.

    Il comune, potrebbe solamente pronunciare la decadenza per violazione unilaterale dei patti contrattuali costituitisi con la stipula, tra privato e pubblica amministrazione, pur sempre titolare della funzione cimiteriale, dell’atto di concessione.

    Il Carresi (Aspetti privatistici del sepolcro, in Riv.dir.civ.,1970, II, 270 ss) ritiene che solo il diritto primario di sepolcro (scomposto ed articolato nello JUS SEPELIENDI e nello JUS INFERENDI MORTUUM IN SEPULCHRUM) sia di un diritto di natura personale suscettibile di tutela possessoria.

    Il diritto al sepolcro secondario, di cui lo zio “cattivo” ed inadempiente è, pur sempre titolare, sino a quando non venga disposta, magari d’ufficio, l’estumulazione del feretro della moglie, invece, non ha natura reale, perchè non contempla, in alcun modo nessun diritto d’uso sullo spazio sepolcrale; esso consiste solamente nel potere di accedere alla tomba e nel diritto di opporsi ad ogni atto che arrechi pregiudizio od oltraggio a quella tomba…come, per esempio cambiando la serratura, così da inibire l’accesso alla tomba ai congiunti dei defunti ivi sepolti.

    Quanto alla natura si ritiene dai più che si sia in presenza di un diritto personale di godimento di natura personalissima ed intrasmissibile, spettando ai parenti (coniuge superstite compreso)del defunto in quanto tali.

    Il diritto secondario di sepolcro è, parimenti, protetto dalla Legge ed è opponibile al concessionario, proprietario della cappella gentilizia, in sede civile.

  118. maddalena

    Grazie Carlo, quindi se ho capito bene, questo significa che una salma, senza titolo ad occupare un loculo in una determinata cappella gentilizia, può essere rimossa solo e soltanto a seguito di giudizio civile…il Comune non può intimare autonomamente la rimozione della salma. E poi mio zio, non è titolare di un diritto reale quindi non avendo nè il possesso nè la mera detenzione non può farci causa ( credo) per la tutela del possesso ( perchè non lo ha!!), e diconseguenza non può farci causa per chiederci le chiavi del cimitero. Si parla semplicemente di diritti “personali”che significa? sono tutelabili penalmente oppure è solo un dovere morale il nostro quello di permettergli di entrare nella nostra cappella?In senso stretto…cosa si rischia?

  119. Carlo

    X Maddalena,

    Bisogna distinguere tra la titolarita’ della concessione e la legittimazione a disporre della salma.
    La seconda pone su di un piano di parita’ i parenti nel grado piu’ prossimo, che devono, comunque, agire di comune accordo; la prima e’ elemento determinante per l’individuazione delle persone a cui e’ riservata la sepoltura in un dato sepolcro in concessione, infatti Infatti i familiari del concessionario sono, in genere, titolari dello jus sepulchri, ma non titolari della concessione, almeno sin tanto che non si verifichi la condizione del subentro.
    Si deve, poi, ricordare come non sia il concessionario a stabilire /individuare arbitrariamente chi possa essere sepolto nel sepolcro in concessione, quanto il fatto dell’appartenenza alla famiglia (e la definizione di famiglia a tal fine e’ data dal regolamento comunale di polizia mortuaria). Il concessionario potrebbe ampliare / restringere la definizione di famiglia pre-stabilita come riservataria del diritto ad essere accolta nel sepolcro (fino al limite della capienza fisica) in sede di stipula dell’atto di concessione (e solo in questo momento) ed ai sensi dell’Art. 93 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285 il comune può concedere al concessionario la facoltà di tumulazione di persone terze, secondo criteri stabiliti dai regolamenti comunali. Parte della dottrina ritiene che solo il concessionario originario, cioè il fondatore del sepolcro sibi familiaeque suae (per sé e per la propria famiglia) possa “derogare” alla familiarità del sepolcro permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti terzi rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare la rigidità della norma, tuttavia configurandosi il diritto di sepolcro come mera aspettativa per cui l’ordine di sepoltura in posti all’interno di una tomba di cui si è contitolari di concessione, è, salvo patti contrari notificati all’Amministrazione comunale, in relazione all’ordine cronologico di morte occorre il consenso unanime di tutti i titolari di quote della tomba stessa perché si addivenga ad una compressione del loro jus sepulchri.
    Un semplice stato di fatto (= l’occupazione di un loculo) non vale quale titolo di legittimità, in quanto se viziato ab origine, perchè sine titulo, si configura semplicemente come un uso indebito (= un AB-uso) di uno spazio sepolcrale.

    Non si può invocare una presunta benemerenza, poichè l’istituto della cosidetta benemerenza richiede un’istuttoria piuttosto complessa che si articola su tre momenti costitutivi quali:

    1) autorizzazione del concessionario
    2) consenso, in forma scritta (trattandosi di diritti personalissimi una scrittura privata non è da ritenersi idonea) di tutti gli aventi diritto alla sepoltura perchè consanguinei e famigliari del fondatore del sepolcro affinchè si addivenga ad una volontaria compressione del loro Jus Sepulchri (in buona sostanza il soggetto “benemerito” sottrae ad uno di loro il loculo)
    3) autorizzazione finale e comprensiva delle altre due che debbono, pur sempre, esser notificate all’ufficio di polizia mortuaria, da parte del comune, in qualità di ente istituzionale preposto al governo della funzione cimiteriale.
    Lo zio “cattivo” in questione se non è divenuto, per subentro titolare o con-titolare della concessione ed ha tumulato abusivamente in feretro della moglie, come soggetto titolato in via esclusiva a disporre della spoglia mortale del coniuge scomparso, dovrebbe accollarsi tutti gli oneri per la traslazione del feretro ad altra sepoltura, divenendo magari preventivamente concessionario di una tomba concessa ad hoc, altrimenti, a rigor di logica, la bara dovrebbe esser “sfrattata” ed inumata in campo di terra.

    Sin quando permanga questo stato di cose, e non si addivenga ad una soluzione, anche giudiziale, lo zio, (ripeto il concetto) se non ha acquisito lo jus sepulchri primario, mantiene, tuttavia, il diritto secondario di sepolcro.
    In conclusione, va posto l’accento sul fatto che l’area cimiteriale e i loculi fanno parte del demanio comunale, pertanto non v’è dubbio che essi siano inalienabili, inespropriabili, non usucapibili e non commerciabili. Per quanto concerne la natura del diritto secondario di sepolcro, si è del parere di escluderne la realità, per la mancanza di ogni potere di uso, e se ne afferma, invece, la natura personale ed intrasmissibile, individuandone la titolarità in tutti i congiunti della persona sepolta, anche se non titolari del diritto primario, i quali hanno facoltà di accedere al sepolcro e di opporsi ad ogni trasformazione che arrechi pregiudizio alla sepoltura.

  120. maddalena

    Ciao a tutti, ringrazio anticipatamente Carlo per le preziose informazioni e per la passione che mette nelle tempestive e precise risposte alle domande proposte dagli utenti di questo blog. Ho avuto, anzi continuo ad avere problemi…con una cappella!… Eh sì, purtroppo siamo stati costretti a chiudere la cappella data in concessione a mio nonno, in quanto mio zio si rifiutava di partecipare alle spese di gestione della concessione, sebbene occupi un loculo ( ha seppellito nella cappella sua moglie). Mi sono informata al Comune, e lì non risulta, a quanto pare, alcuna autorizzazione alla sepoltura della defunta consorte di mio zio all’interno della cappella gentilizia di mio nonno. Ciò è molto strano. Tuttavia, da quello che ho letto su questo interessante blog, una salma che occupa un loculo di una cappella gentilizia per “benemerenza” acquista lo jus sepulchri e quindi non può essere rimossa. ( spero di aver capito bene). Atteso però che la cappella appartiene a mio nonno ed egli in qaunto concessionario risponde in qualità di “custode” dei danni provocati da “terzi”, egli a mio parere può chiudere a chiave la cappella e non fare entrare nessuno all’infuori dei suoi parenti in linea retta. Per logica dovrebbe essere così, ma mio zio riferisce che è stato ” leso nel possesso della cappella” e minaccia altresì di chiederci i danni morali.Non comprendo…

  121. Carlo

    il diritto di sepoltura segue il dettato del D.P.R. n.285/1990, ossia del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria e cioè spetta al concessionario e ai suoi familiari, per diritto di consanguineità
    La questione è appunto questa: se concessionario resta sempre l’originario o, come anche io sostengo, previo inserimento della previsione nel regolamento comunale di polizia mortuaria, con il subentro nella concessione si ha un concessionario scorrevole (detto altrimenti: “mobile” e quindi nuovi familiari hanno diritto alla sepoltura, seppur, entro la massima capienza ricettiva del sepolcro. Se, fisicamente, non c’è più spazio nella tomba lo jus sepulchri, quale mera aspettativa si comprime naturalmente, sino ad estinguersi.

    Nella trasmissione del diritto di sepolcro, proprio perchè questa avviene linearmente per jure sanguinis, è vietato ogni atto inter vivos, secondo parte della dittrina, invece, ciò sarebbe possibile per acta mortis causa.

    In buona sostanza occorre normare il subentro nella intestazione della concessione. Una volta disciplinato con il regolamento comunale di polizia mortuaria, l’istituto del subentro segue i criteri della successione (legittima o testamentaria).
    Il diritto alla tumulazione (relativo a sepolcro familiare o gentilizio) invece, si acquista per il solo fatto di trovarsi in un determinato rapporto di parentela con il fondatore (ossia, jure sanguinis e non jure sucessionis), non può essere trasmesso per atto tra vivi, né per successione mortis causa e si estingue per ciascun titolare nel momento in cui il cadavere del medesimo viene deposto in quel dato sepolcro, salvo quel suo aspetto secondario attinente agli atti di pietà e di culto.

    Lo jus sepulchri é tutelabile con l’azione negatoria (art. 949 c.c.), diretta ad impedire od eliminare l’introduzione nel sepolcro delle salme di coloro che non vi avessero diritto. Altrimenti si possono esperire altre soluzioni proposte dall’Art. 1170 Cod. Civile come l’azione di manutenzione, ad ogni modo il comune rimane estraneo alla controversia.
    Bisogna , però, ricordare, anche in base ad una recente sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, sent. n. 4081 del 15 giugno 2010, che in occasione di ogni decesso il comune non può mai omettere un’accurata istruttoria sui titoli, ancorchè formali dello jus sepulchri, per verificare a monte del rilascio dell’autorizzazione alla tumulazione in sepolcro privato il diritto, vantato dal defunto, all’accoglimento in un dato avello.

    Il pronunciamento del Giudice Amministrativo evidenzia come gli aspetti di procedimento amministrativo possano, anche, venire a prevalere sulle situazioni di ordine sostanziale, cogliendosi l’occasione per segnalare come la verifica delle condizioni di accoglibilità nei sepolcri privati, costituisca un presupposto la cui omissione può determinare effetti che incidono sulla possibilità d’interventi sanzionatorio delle inadempienze, quando non ab-usi, da parte di privati.

    Se la ventilata cessione dei loculi a soggetti estranei alla famiglia configura una surrettizia conpravendita di posti feretro non più ammissibile da quasi 36 anni, ossia dell’entrata in vigore del DPR n.803/1975, avvenuta il 10 febbraio 1976, il comune è tenuto a pronunciare la decadenza per violazione delle obbligazioni sinallagmatiche contratte dal concessionario tramite la sottoscrizione del contratto di concessione.

  122. Lorena

    Buongiorno,
    mi chiamo Lorena e abito ad Imperia.
    Ho la necessità di chiedere un parere molto importante:

    il mio bisnonno ha avuto dal comune la concessione cimiteriale ed ha costruito una tomba di famiglia composta da 8 loculi. Di questi 2 sono stati occupati dai miei bisnonni che hanno lasciato 2 figli: mio nonno e suo fratello. Mio nonno e mia nonna sono mancati di recente e sono andati ad occupare altri 2 loculi. Ne restano liberi ancora 4. Mio zio non si è sposato e non ha figli e l’unica discendente della famiglia è mia mamma (figlia unica). Qualche giorno fa abbiamo scoperto che mio zio ha “marcato” con la vernice nera 3 loculi ritenendo che i 6 restanti dopo la morte dei bisnonni fossero da dividere 3 per ogni figlio. Sappiamo che l’intenzione dello zio è di “cedere” i 2 loculi che spetterebbero a lui a persone estranee alla famiglia.
    Mia mamma ed io vogliamo opporci perchè è un’offesa alla famiglia e una mancanza di rispetto verso mio nonno ed i bisnonni che l’hanno costruita.
    Sto tentando di trovare presso il Comune copia della concessione cimiteriale per vedere se all’interno della stessa è previsto qualcosa. Ma la mia domanda è: posso impedire che mio zio ceda i loculi a persone diverse dalla famiglia? Posso pretendere che mio zio comunichi al Comune che non potrà essere tumulato nessuno che non appartenga alla famiglia (visto che è lui l’attuale concessionario)?
    Nel caso in cui abbia individuato i soggetti estranei da tumulare, come faccio a saperlo? Può averlo fatto tramite testamento? Deve averlo comunicato al Comune?
    Vi ringrazio per l’aiuto che vorrete/potrete darmi.

  123. Carlo

    X Maddalena,

    La regolazione del diritto di sepoltura è data dall?art. 93 dPR 10 settembre 1990, n. 285 (e, prima, dal dPR 21 ottobre 1975, n. 803)

    Non dovrebbe sussistere l’ipotesi per la quale l’ufficio comunale della polizia mortuaria non sia stato coinvolto in occasione della tumulazione del feretro illegittimamente ospitato nel sepolcro gentilizio oggetto del Suo quesito, in quanto la tumulazione (ma anche lo stesso accoglimento nel cimitero) dovrebbe importare un?attività istruttoria idonea a verificare preventivamente la titolarità di un diritto personale per l’accesso nel cimitero e, quindi, per la tumulazione della salma in un determinato sepolcro privato.
    Detta attività istruttoria dovrebbe concludersi con un’autorizzazione amministrativa, anche se non necessariamente articolata, in quanto si valutano solo i titoli formali (cioè il rapporto di consanguineità del de cuius con il fondatore del sepolcro sulla base del combinato disposto tra l’atto di concessione ed il regolamento municipale di polizia mortuaria).
    Tuttavia, non ci si nasconde come, a volte, possa anche accadere quanto da Lei segnalato, specie laddove la struttura organizzativa dell’ente locale possa presentare determinate caratteristiche di inefficienza gestionale.

    Per quanto riguarda la Sua tutela dalle c.d. “interferenze” dello “zio inadempiente” si ritiene di dover ribadire che il comune è del tutto estraneo dalle relazioni interpersonali delle parti interessate, mentre la parte lesa, ossia Lei, può avvalersi dei rimedi posti dal codice civile o dall’Art. 949, comma 2 (azione negatoria) o dall?art. 1170 C.C. (azione di manutenzione), in ogni caso restando il comune estraneo alla controversia.
    Si riafferma, tuttavia, anche alla luce del recente pronunciamento Consiglio di Stato, Sezione V, sent. n. 4081 del 15 giugno 2010, la centralità della preventiva azione di ricognizione sullo jus sepulchri da parte degli uffici comunali prodromica al rilascio dell’autorizzazione alla sepoltura in sepolcro privato.

    La decisione del Consiglio di Stato, in effetti, rileva come gli aspetti di procedimento amministrativo possano, anche, venire a prevalere sulle situazioni di ordine sostanziale, cogliendosi l’occasione per segnalare come la verifica delle condizioni di accoglibilità nei sepolcri privati, costituisca un presupposto la cui omissione può determinare effetti che incidono sulla possibilità d’interventi sanzionatorio delle inadempienze, quando non ab-usi, da parte di privati.

  124. maddalena

    Grazie per la risposta. Praticamente, oltre al danno anche la beffa! Mio nonno paga e mio zio fa l’asso pigliatutto. La legge a volte premia i più furbi e a pagare sono sempre le brave persone. Assodato che mio zio anche se non è concessionario può entrare quando vuole in cappella e se non lo facciamo entrare, possiamo anche passare i guai ( di che tipo? intervengono i vigili?)…in caso di morte,il concessionario e gli altri eredi si possono opporre alla sua sepoltura in quella cappella? ci vuole un accordo scritto?.

  125. Carlo

    X Maddalena,

    consiglio preliminarmente la consultazione di questo link:

    http://www.funerali.org/?p=927&wpmp_switcher=mobile

    Ad ogni modo, salvo accordi interni da notificare all’amministrazione ed a cui il Comune rimane estreaneo, la manutenzione dei sepolcri sorti su area data in concessione ai sensi dell’Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285 spetta ai concessionari, in quanto sono solo questìultimi ad aver contratto, attraverso la stipula dell’atto di concessione, determinati obblighi di fronte all’ente concedente (= il comune).

    Sino a quando il feretro “sine titulo”, ossia senza una legittimazione ad occupare un loculo in quel determinato sepolcro oggetto della controversia rimarrà al proprio posto non potrà esser inibito il cosidetto diritto secondario di sepolcro, ossia il potere per i congiunti del de cuius di accedere alla tomba per atti di pietas e riti di suffragio (= non è possibile sostituire il lucchetto).

  126. maddalena

    chiedo un consiglio…Vorrei che mio zio contribuisca a pagarre le spese di concessione della cappella e anche la manutenzione. Lui è tenuto, oppure lo è soltanto il concessionario.

  127. maddalena

    ciao a tutti, mi chiamo Maddalena e sono della provincia di Bari.
    Molti anni fa mio nonno ebbe la concessione da parte del Comune per costruire una cappella gentilizia. Terminati i lavori, il fratello di mio nonno,verbalmente, gli promise che avrebbe contribuito alle spese di concessione e di edificazione della cappella. Lo stesso, successivamente, chiese di poter seppellire sua moglie nella cappella di mio nonno e mio nonno, buon uomo, non si oppose. Ora dal 2007 mia zia occupa illegittimamente e a costo zero, la cappella di mio nonno nonostante miio zio si sia rifiutato di pagare il famoso contributo promesso. Ora, attesi gli enormi sacrifici che mio nonno ha fatto per costruire la cappella, abbiamo pensato di chiuderla e cambiare il lucchetto, impedendo così l’accesso a mio zio. In più, visto che mio zio non onora le sue promesse, vogliamo fargli causa chiedendo innanzitutto che porti altrove la salma della moglie ( visto che non ha contribuito a pagare la cappella) e poi che risarcisca tutti i danni ( anche morali) a mio nonno, che ha come unica colpa in questa triste vicenda, l’essersi fidato di mio zio, persona poco seria. Mio zio non teme nulla, anzi ci sbeffeggia, sostenendo che in una eventuale causa civile, mio nonno ci rimetterà solo soldi, perchè sostiene che oramai la salma non può essere spostata e che se continuiamo a chiedergli soldi farà un esposto in procura e al comune( è follia!!!). Noi vogliamo giustizia, non mi sembra giusto che una persona che nella vita ha fatto mille sacrifici debba pagare per chi invece nella vita non ha mai fatto nulla!! Scusate lo sfogo…

  128. Carlo

    Va precisato come lìarea cimiteriale e i sepolcri siano parte ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile del demanio comunale, e ciò ne comporta l’inalienabilità, l’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità anche degli elementi patrimoniali. Tuttavia la “commerciabilità” ha un limite in riferimento alla perpetuità o meno della concessione, a seconda delle epoche e delle discipline normative in cui avvennero gli atti concessori; infatti prima del DPR 803/1975 (entrato in vigore il 10.2.1976) era prevista la trasmissione a terzi di tale diritto, così infatti disponeva l’Art. 71 del Regio Decreto n.1880/1942, ragion per cui per quelle concessione antecedenti, parte della giurisprudenza e della dottrina considerano la alienazione del sepolcro un diritto acquisito e, di conseguenza, la consentono in via residuale.

    Pertanto esistono opinioni volte a sostenere che, in regime di concessione perpetua, la cappella gentilizia o di famiglia, se priva di feretri ivi tumulati, possa essere ceduta dal concessionario a terzi, previo consenso del Comune, laddove questi possa verificare, trasferimento dello jus sepulchri l’insussistenza di lucro o speculazione.
    Un?altra corrente dottrinaria e giurisprudenziale, in vero maggioritaria, alla quale appartiene buona parte degli studiosi di diritto funerario nega invece la possibilità di continuare a cedere totalmente o parzialmente il diritto d’uso di tutte le sepolture fra privati, sulla base di quanto disposto dall?art.93 comma 4 del DPR 803/75, poi confermato dall?art.92 comma 4 del DPR 285/90, il quale fa divieto di concedere aree per sepoltura privata a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro e speculazione. Visto e considerato che il concetto di lucro si riferisce ad ogni possibile incremento economico di un patrimonio, da ciò consegue il divieto per tutti i privati di conseguire tale vantaggio attraverso la cessione del diritto d?uso di un sepolcro. Si aggiunga poi, che, ai sensi dell’art.109 comma 2 del DPR 803/75, ogni disposizione contraria o incompatibile ad esso, è stata abrogata dalla data del 10.2.1976, quindi anche la possibilità di cessione totale o parziale del diritto d?uso delle sepolture.

  129. Nanda

    Salve,
    Agosto 1989 fu fatto un atto notarile di ceduta di comproprieta su un
    fabbricato in cambio di due loculi in una cappelle privata con uso
    perpetuo. Ultimamente mi e` stato detto che i miei genitori verranno
    spostati dai questi loculi dopo 40 anni. Vorrei sapere se questa e`
    una legge oppure e` il desiderio di certe persone. Vorrei sapere
    se questo e` veramente possibile. Grazie.

  130. Carlo

    X Paola,

    no, purtroppo la via da Lei auspicata è del tutto impraticabile…a meno di non adire il Giudice, in sede civile.

    Alla morte del fondatore del sepolcro, succedono a lui i suoi discendenti, già, per altro, titolari dello Jus Sepulchri primario e secondario proprio per il loro rapporto soggettivo di consanguineità con il de cuius, determinando una sorta di comunione indivisa e solidale (vedrei come inammissibile o eccezionale, ma in tal caso deve essere previsto dal Regolamento comunale, una divisione della concessione; almeno tenendo conto di alcune “pronunce della Suprema Corte di Cassazione).

    Il diritto alla sepoltura (= ad essere sepolti) ha comunque un limite, quello dell’art. 93, 1 parte finale dPR n.285/1990.

    In tale ipotesi, l’utilizzo, pro-indiviso, si determina in conseguenza di eventi luttuosi esterni alla volontà delle persone interessate, cioè al momento del decesso di persone aventi diritto, in quanto concessionari od appartenenti alla famiglia del concessionario, e fino alla capienza massima del sepolcro stesso.

    Fermo il necessario rinvio al Regolamento comunale di polizia mortuaria (ed esso, in questi casi, assume/svolge un ruolo importante, quando non esclusivo), potrebbe – forse – anche ammettersi un intervento giudiziale di “regolazione” (= divisione), ma ciò implicherebbe, sempre che il giudice acceda a questa tesi della ripartizione in quote del diritto di sepolcro, una sorta di limitazione dei diritti di ciascuno degli altri soggetti co-interessati, venendosi ad alterare il principio per cui il titolo ad essere sepolti va/andrebbe valutato in occasione del suo uso.

  131. Paola

    Toscana
    Io e mio fatello abbiamo ereditato da nostro padre una cappella gentilizia di cui siamo gli unici eredi.
    I rapporti tra noi non solo sono stati violentemente interrotti ma non esiste alcuna possibilità di recupero futuro, ragione per cui diventa veramente irrealizzabile la possibilità di una (pacifica) gestione congiunta della cappella gentilizia. Anche la sola possibilità di incontro tra le rispettive famiglie è assolutamente da evitare.
    Ho capito che è possibile rinunziare attraverso una scrittura privata al proprio diritto di sepoltura ma ovviamente nessuno dei due rinunzierà mai.
    E’ anche vero che nessuno può lucrare sulla cessione della “propria parte” perchè proibito dalla legge ma è anche vero che mio padre spese un’ingente somma per aggiudicarsi questa cappella e potè scalare da questa grossa somma un certo importo per ogni loculo che liberava volendo lui traslarvi i suoi antenati. Ciò che intendo dire è che…. non è che siamo noi privati a voler “mercificare” i propri defunti.
    Quello che vorrei tanto chiedere è: ma è mai possibile che non esista una soluzione che consenta ad un solo ramo della discendenza di usufruire della cappella gentilizia senza che necessariamente l’altro ramo debba “regalare” una rinunzia che, in una situazione di guerra, non regalerà mai??
    Grazie tante se mi vorrete rispondere.

  132. Carlo

    X Michela

    Una risposta esauriente al Suo quesito comporta una certo non breve dissertazione sulla presenza di elementi di patrimonialità (e, quindi, di commerciabilità) nei diritti di sepolcro. La giurisprudenza è stata divisa ed oscillante, ma essa, secondo un andamento ad onda, con tendenza allo smorzarsi, ha dapprima preferito un indirizzo patrimonialista ossia jure privatorum, per giungere progressivamente a quello pubblicistico. Questo compenetrarsi tra alcuni fattori di diritto pubblico con altri di diritto squisitamente privato consente di affrontare anche la questione sulla natura del sepolcro privato (cioè della tomba “uti singuli”, e con questa formula dobbiamo intendere qualsiasi destinzione del cadavere diversa dalla inumazione in campo comune di terra). SE l’indirizzo patrimonialista era in parte diffuso nel XIX Secolo, e come tale fu maggioritario in tutta la dottrina dell’Ottocento questa corrente del pensiero giuridico si è esaurita con l’entrata in vigore dell’attuale codice civile che opera una precisa scelta politica quando con l’Art. 824 comma 2 Codice Civile assoggetta i sepolcreti al regime dei beni propri del demanio comunale, confermando, implicitamente, l’indirizzo sull’intima natura pubblicistica dei sepolcri privati

    Tempus Regit Actum…In quell’epoca, cioè al di là delle astruserie in latinorum vigente il Regio Decreto 25 luglio 1892, n. 448, era perfettamente legittima la trasmissione del diritto d’uso delle sepolture con le clausole di salvaguardia previste dal vincolo di destinazione, dalla legge sanitaria e dalle norme di ordine pubblico. In realtà la norma formale e positiva nulla disponeva a tal proposito (trasmissione dello jus sepulchri per acta inter vivos o mortis causa), ma a tale constatazione si addiviene attraverso questo ragionamento giuridico.

    Secondo parte della dottrina più autorevole (Dr. Sereno Scolaro) l’alienabilità dello jus sepulchri con relativa proprietà sui manufatti sepolcrali cessa ben prima della norma positiva approvata nel 1975 con il DPR 803/1975 (si tratta del vecchio regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale vieta, a pena di decadenza o addirittura nullità della concessione, qualsiasi fine di lucro o speculazione nell’esercizio o trasmissione dello Jus Sepulchri) addirittura il 20 ottobre 1941 quando diviene Legge dello Stato pienamente operativa l’Art. 224 comma 2 del Codice Civile (= demanialità dei cimiteri) con cui si ri-affermano solennemente ed ope legis la natura e la funzione pubblica dei sepolcri e, dunque ex Art. 823 secondo comma Codice Civile la loro non alienabilità e non usucapibilità.

    Ora, dopo questa lunga premessa possiamo addentrarci in medias res e rilevare subito come nel Codice Civile del 1865, quello in vigore quando Suo nonno, nel 1931 acquistò la tomba di famiglia da un privato cittadino il quale, a sua volta, l’ebbe in concessione da parte del comune nel 1918. Sic stantibus rebus decadono subito le argomentazioni di cui sopra, perchè, in quel momento storico i cimiteri non appartenevano ancora al demanio comunale e così aree cimiteriali con annessi edifici sepolcrali sarebbero stati perfettamente e legittimamente (in quanto secundum legem) cedibili attraverso acta inter vivos.
    ****************************************************

    In relazione agli accadimenti da Lei narrati appare opportuno esaminare la questione relativa alla trasferibilità dei diritti dei concessionari di aree cimiteriali. A tal proposito, nonostante il diritto romano ritenesse la sepoltura, col terreno ad essa pertinente e con gli oggetti destinati alla conservazione ed all’ornamento del cadavere, res religiosa (in base al principio quidquid destinatum diis manibus, sacrum vocabitur) e come tale extra-patrimonium, giurisprudenza e dottrina coeva ai fatti in esame concordano nel ritenere che i diritti nascenti dalla concessione di aree cimiteriali siano «commerciabili, e perciò alienabili, prescrittibili e trasmissibili per
    successione», indipendentemente, peraltro, dal carattere demaniale dei cimiteri (Cons. St., sez. Interni, 14 dicembre 1937; «nel diritto vigente il sepolcro, non ancora occupato, con destinazione perpetua, da un cadavere, non è escluso dalle cose commerciabili, e perciò possono cedersi, mediante atto tra vivi, le ragioni sopra una tomba privata»: Corte App. Torino 13 novembre 1931; «i sepolcri costituiscono un bene patrimoniale giuridicamente protetto accompagnato da tutte le
    azioni poste dalla legge a tutela dei beni. I poteri discrezionali dell’autorità comunale non hanno nulla a che vedere in rapporto all’alienabilità dei sepolcri. I sepolcri di famiglia sono alienabili»: Trib Palermo 25 luglio 1932; «né dai principi generali, né dalla legislazione positiva si può trarre fondato argomento per ritenere che il sepolcro sia sottratto alla regola, generale e fondamentale del nostro ordinamento, della libera disponibilità dei beni»: Cass. civ., sez. I, 6 maggio 1935; in termini Cass. civ., sez. I, 1 giugno 1936; «dal carattere reale del ius sepulcri deriva la conseguenza,
    concordemente ammessa, dell’alienazione del sepolcro; l’esercizio di un tale diritto va inteso in rapporto al titolo di concessione, il quale non contiene una cessione di proprietà in senso assoluto ed irrevocabile, ma costituisce un atto amministrativo, da cui derivano diritti limitati e subordinati al pubblico interesse, e che potrebbe anche essere revocato in caso di abuso (quando, ad esempio, sul sepolcro venisse fatta una illecita speculazione mediante il commercio di loculi)»:
    C. CATERBINI, L’esercizio del “jus sepulchri” in caso di tomba familiare o gentilizia, cit., 925; lo ius sepulchri è un vero e proprio diritto reale patrimoniale e «la commerciabilità delle res publico usui destinatae vien meno in quanto è incompatibile con tale destinazione.
    Talchè sopra il cimitero possono ammettersi quei rapporti di diritto privato, che non sono incompatibili con la destinazione di esso. Anzi la concessione dello ius sepulcri non solo non è incompatibile con tale destinazione, ma entra nell’orbita di essa, si può dire che vi si immedesima»: C. FADDA, Nota ad Appello
    Brescia 4 ottobre 1887, cit., 429; «il diritto al sepolcro ha un contenuto reale patrimoniale, onde, in principio, costituisce un bene non sottratto al commercio»: Corte d’appello di Bologna, 17 dicembre 1936; giurisprudenza recente conferma che trattasi di diritto «alienabile, prescrivibile ed espropriabile, salvo le particolari limitazioni previste dai regolamenti comunali»: Cons. St., Sez. V, 7 ottobre 2002, n. 5294 e Cass., S.U., 7 ottobre 1994, n. 8197). «Peraltro, quando si tratti di sepolcri familiari o gentilizi, ammessi dalla legislazione positiva, il diritto di disposizione da parte di alcuno dei titolari, anche per la quota ideale, trova un limite necessario nel diritto degli altri, non perché in questo caso il sepolcro diventi bene per sua natura sottratto al commercio, […] ma perché deve essere rispettata la particolare destinazione che al sepolcro stesso ha dato colui che l’ha costruito» (Cass. civ., sez. I, 6 maggio 1935; in termini Cass. civ., sez. I, 1 giugno 1936).

  133. michela

    salve, avrei bisogno di un vostro parere.il mio nome è michela ,il mio bisnonno acquistò da un privato una tomba nel 1931 il quale a sua volta aveva avuto la concessione dal comune nel 1918.Ora il direttore del cimitero mi concova per dirmi che quella scrittura privata è un atto illecito e tenendo conto della buona fede del mio bisnonno anticipando il pagamento della nuova concessione , mi fa un condono, metterei le cose a posto. Ora io informandomi su intermet ho visto che con il decreto regio del 1942 la vendita di tombe tra privati era possibile ma, a me servirebbe trovare il decreto regio di polizia mortuaria del 25 luglio 1892 numero 448 che non riesco a trovare, visto che questa campravendita è avvenuta nel 1931. Voi mi potreste aiutare? Chiedo scusa se non metto il nome del mio comune capite la ragione. Grazie.

  134. Carlo

    X NADIA:

    In generale, nel diritto privato, si ha successione in un rapporto giuridico quando quest’ultimo, pur restando inalterato nei suoi elementi oggettivi, venga trasmesso da un soggetto ad un altro. La successione comporta, pertanto, il “SUBINGRESSO” di una persona rispetto ad un’altra nella titolarità di uno o più rapporti giuridici: fermo il rapporto ne muta il titolare. In particolare la successione si qualifica quale SUCCESSIONE MORTIS CAUSA quando trovi il suo presupposto essenziale e caratterizzante nella morte di un soggetto, nei cui rapporti si tratta di succedere. Il principio fondamentale è che con la morte i diritti patrimoniali si trasmettono, mentre i rapporti non patrimoniali sia personalissimi (diritti della personalità) sia familiari si estinguono con la morte del titolare degli stessi. La successione mortis causa costituisce uno dei modi di acquisto dei diritti patrimoniali e presenta il carattere dela continuità, cioè il principio attraverso cui si assicura che la sfera dei ddiritti patrimoniali del de cuius non resti nemmeno per un momento priva di titolare.

    Gli Jura sepulchri presentano una notevole commistione (quasi fosse un “MIX, un connubio FUNERARIO”) tra taluni elementi di diritto pubblico (ad es. il rapporto concessorio concessione sorge da un provvedimento amministrativo) ed altri di diritto squisitamente privato, come appunto la proprietà sull’edificio sepolcrale fabbricato su area cimiteriale avuta in concessione. Sul piano politico l’istituto della successione mortis causa è strettamente legato al problema della giustificazione della proprietà che, sotto un altra prospettiva si può anche interpretare come l’intento, perseguito dal legislatore, di una certa e sicura imputazione degli oneri manutentivi e di responsabilità civile su di un determinato bene patrimonilae scaturenti dallo diritto di proprietà. In polizia mortuaria il paradigma di tutto questo ragionamento in “giuridichese-necroforico” (ossia la vulgata i noi poveri beccamorti) è racchiuso nell’Art. 63 DPR n.285/1990 recante l’approvazione del Regolamento nazionale di Polizia Mortuaria. Nel Nostro Ordinamento di Polizia Mortuaria, infatti, il diritto reale (ossia sulla “res”, sulla cosa concreta”), altrimenti assimilabile al diritto di proprietà sul manufatto sepolcrale (stiamo, infatti, ragionando di edifici entro cui sono ricavate nicchie murarie a sistema di tumulazione) è intermedio, fin anche strumentale e teleologicamente finalizzato al perseguimento di un interesse ultimo e superiore: lo JUS SEPULCHRI, ovvero il dare o ricever sepoltura in una dato sacello gentilizio, il quale, invece, ha carattere intimo e personalissimo: Si acquisisce con la nascita per il solo fatto di essere consanguienei con il fondatore di una tomba (= concessionario di un sepolcro), è imprescrittibile e, almeno quale mera aspettativa (la morte, dopo tutto, estingue la capacità giuridica) si esercita con proiezione nel post mortem.

    Ora, dopo questa doverosa maxipremessa entriamo in media res… Nel diritto funerario il corrispettivo privatistico della successione mortis causa è il cosiddetto istituto del SUBENTRO ed esso viene di volta in volta interpretato e plasmato in sede locale, in base alle esigenze di una specifica comunità dal vero dominus della situazione, utilissimo per dirimere simili controversie: IL REGOLAMENTO COMUNALE di POLIZIA MORTUARIA; quest’ultimo di solito contempla due fattispecie in caso di morte del concessionario:

    1) ferma restando la trasmissione del mero diritto di proprietà sul sepolcro, anche jure haereditatis e non solo Jure Sanguinis, come, invece, avviene per il diritto di sepolcro, in via della sua natura personalissima, ovvero sul paramento lapideo, sulle lastre tombali e sugli arredi funebri che compongono l’edicola che, poi si traduce, come abbiamo visto, sull’individuazione in capo al soggetto subentrante dei soli oneri manutentivi, la titolarità della concessione rimane intestata al de cuius primo concessionario ed a lui si continua a far riferimento, mentre i suoi discendenti rimangono solamente titolari dello jus sepeliendi (diritto ad esser sepolti) e del diritto secondario di sepolcro (diritto ad accedere al sepolcro per compiere atti di pietas e suffragio, come, per esempio, far celebrare una Santa Messa nel giorno della Commemorazione dei Defunti).

    2) Non tanto gli eredi, quanto i discendenti per diritto di consanguineità, in quanto lo JUS SEPULCHRI è diritto personalissimo che si trasmette, appunto, jure sanguinis subentrano al concessionario defunto divenendo loro stessi titolari della concessione: vale a dire, il rapporto concessorio instaurato dal fundatore del sepolcro prosegue e continua a produrre nel tempo i suoi effetti, cambia solo la persona intestataria della concessione e, di conseguenza il nucleo famigliare di riferimento per l’attribuzione dello jus sepulchri, il quale, si esercita, per sempre entro i limiti della capienza fisica del sepolcro ex Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990

    ************************

    Dunque: nel caso di specie dipende tutto dal regolamento comunale di polizia mortuaria, e dai singoli atti di concessione con cui si disciplinanno i rispettivi rapporti concessorii.

    Chi è subentrato nell’intestazione del loculo dei nonni (a proposito a favore di chi è stata la “voltura”…sempre che ci sia stata????) “eredita” (il termine è improprio, ma per comodità comunicativa adotto anch’io questo linguaggio di uso comune) anche gli oneri manutentivi. Gentile Nadia, tendenzialmente escluderei che la zia, (al di là di una precisa disposizione in senso contrario da parte del de cuius,di cui, però, non sono a conoscenza) sia subentrata a Suo padre nella titolarità della tomba entro cui riposano le mortales exuviae dei Suoi Nonni. Se Lei ed i suoi congiunti aventi titolo siete subentrati quali discendenti di Suo padre titolare primo della concessione a Suo padre stesso ora defunto siete Voi i concessionari del loculo dei nonni, potete, pertanto rinunciare, ognuno per la propria quota di jus sepulchri, alla concessione stessa: Gli oneri per il ripristino del sepolcro (trasferimento dei resti mortali, sanificazione delle celle sepolcrali, rimozione delle lapidi) saranno spese a carico vostro, ma per l’ultima volta, perchè il manufatto rientrerà nella disponibilità del comune e l’Ente LOcale, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale provvederà a riassegnarlo.
    Faccio notare come la zia, anche se interessata, non possa, seppur comprensibilmente volendo, divenire nuova titolare della concessione poichè l’Art. 71 del REgio DEcreto 1880/1942, con il quale si prevedeva la cessione dello jus sepulchri per acta inter vivos o mortis causa è stata superata con norma positiva già con il DPR n.803/1975, novellato, poi, dall’attuale DPR n.285/1990. Tecnicament ed in astratto, però, la Zia (ma è un’ipotesi di scuola…quasi iocendi causa) potrebbe, tramite una donazione e solo con una donazione (in effetti ex Art. 92 comma 4 DPR n. 285/1990 è espressamente vietato, a pena di decadenza della concessione e nullità dell’atto stesso, ogni fine di possibile lucro o speculazione nella trasmissione dei diritti di sepolcro) divenire titolare non tanto dello Jus SEpulchri sulla tomba dei nonni (cioè i genitori della Zia in questione), ma solo degli oneri manutentivi sul sepolcro.

    Stabilire chi abbia diritto a ricever sepoltura in un determinato sepolcro privato (privato nel senso di “uti singuli” su una porzione di demanio comunale, perchè il cimitero è pur sempre un bene appartenente al demanio comunale), ed in ogni caso sino al completamento della capienza ricettiva della tomba (oltre questa solia, infatti, lo jus sepulchri, essendo, poi, in verità, una mera aspettativa si comprime sino ad estinguersi) è compito del combinato disposto tra la “convenzione” che sovente accompagna la stipula dell’atto di concessione ed il regolamento comunale di polizia mortuaria: essi, in modo coordinato, debbono, infatti definire la riserva, ossia il novero delle persone titolari dello jus sepeliendi, cioè del diritto a ricever sepoltura.

  135. Carlo

    Piccola premessa: un accordo verbale non è per nulla idoneo a far sorgere una concessione amministrativa su demanio comunale, perchè tale è il cimitero ai termini dell’Art. 824 comma 2 Codice Civile. La concessione, quindi, se non è stato stipulato un “regolare atto di concessione” ex Art. 98 DPR n.285/1990 o è illegittima in quanto sine titulo (http://www.funerali.org/?p=373) o nella peggior delle ipotesi è del tutto nulla, con la conseguenza che il manufatto sepolcrale dovrebbe esser liberato dai feretri ivi sepolti al fine d’esser riassegnato, secondo le procedure dettate dal Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria, con una nuova concessione.
    Il sepolcro privato e gentilizio ha (o…quanto meno dovrebbe) aver natura familiare, ovvero sibi familiaeque suae, nasce, infatti, per accogliere la spoglia mortale del concessionario e della sua famiglia, di conseguenza, anche se in passato queste difformità erano più tollerate, non si capisce perchè lo zio abbia trovato legittima sepoltura nela sacello familiare della cognata, quando tra i due non embrano intercorrere rapporti di coniugio o consanguineità. A parziale smentita di questa mia affermazione, però, debbo rilevare come soprattutto negli anni in cui la concessione fu perfezionata il senso e la percezione sociale della famiglia fosssero molto diversi dalla sensibilità moderna. Fino alla metà del XX Secolo, infatti, la famiglia era intesa in senso allargato e patriarcale, così molti atti di concessione, per altro del tutto regolari e da leggersi in modo coordinato con i regolamenti comunalei vigenti all’epoca, riservavano lo jus sepulchri non solo ai parenti, ma anche agli affini.

    Le concessioni rilasciate in regime di perpetuità, sino (e non oltre!!!) al 10 febbraio 1976, quando entrò in vigore il vecchio Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR n.803/1975 configurano una situazione di diritti perfetti ed acquisiti, e sono, pertanto, “intangibili”, quindi non soggette ad atti ablativi, da parte del comune concedente, volti a comprimerne la durata temporale.
    Caso diverso è rappresentato dalla rinuncia unilaterale del concessionario cui magari segua una novazione della concessione stessa: ossia si estingue la concessione in essere e costutuisce un rapporto conncessorio del tutto nuovo, sulla base di una diversa convenzione tra le parti, avente per oggetto fisico lo stesso sepolcro. In questo modo è possibile ridefinire, sulla base di criteri differentemente rimodulati, anche la “riserva”, ossia il novero delle persone che vantino lo Jus Sepulchri su quel particolare edificio funerario.

    Forse proprio per sanare l’illegittimità di una concessione perpetua “sine titulo”, che si traduce in un sostanziale ab-uso (cioè un uso fuori dalla norma, come letteralmente significa questo termine) si è ricorsi ad un nuovo atto di concessione, sulla base della normativa vigente.

    Comunque, entrando in media res, se l’unica erede della cappella gentilizia ha disposto la retrocessione non della propria quota di jus sepulchri (attivo e passivo) ma di tutta la concessione, il nuovo regime (durata a tempo determinato non superiore ai 99 anni, salvo eventuale rinnovo) si applica a tutte le sepolture presenti nell’edicola funeraria, in quanto oggetto della concessione non sono tanto i singoli posti feretro, ma l’inter area cimiteriale su cui è stato edificato il sepolcro. In questo caso la concessione è assimilabile ad un diritto di superficie.

    Le opere di manutenzione ex Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285 spettano unicamente al concessionario/proprietario del fabbricato in cui sono stati ricavati i loculi.

  136. Achille

    Vi chiedo aiuto nel far luce su questa mia questione:
    Un mio zio, deceduto nel 1974, è stato sepolto in un loculo all’interno della cappella gentilizia di sua cognata. In un primo momento, questa sepoltura era in regime di perpetuità e tale situazione era stata poste in essere da un contratto orale. La cappella di cui sopra, verte in condizioni di fortissima carenza manutentiva tanto da costringere le autorità comunali ad intimare, agli eredi, l’esecuzione di lavori atti a ristabilire le condizioni di sicurezza dell’intero fabbricato. Nel frattempo (dopo il 1974), l’unica erede della cappella, ha cambiato la destinazione di uso dei loculi portandola da perpetua a temporanea. Ora, le mie perplessità sono:
    – Il cambio di uso, riguarda tutti i loculi della cappella oppure solo ed esclusivamente quelli liberi?
    – Sono obbligato a soddisfare una eventuale richiesta, da parte della proprietaria, di partecipazione alle spese di ripristino del manufatto?
    Grazie!|

  137. nadia coccia

    Lazio Roma

    Mio padre anno 1910, defunto, era titolare della concessione di un loculo per i genitori al Verano con concessione anno 1970.
    All’epoca il maschio ottemperava a tutti gli obblighi famigliari tipo le sepolture etc.
    Mio padre aveva due sorelle delle quali una sola è ancora in vita.
    Mio padre era anche titolare della concessione una tomba di famiglia sempre al Verano anno 1975.
    Prima domanda : Questa sorella di mio padre ha ereditato il loculo dei genitori ? ha ereditato i doveri di manutenzione ed i diritti di sepoltura sul loculo dei genitori ? E’ erede anche lei o cosa ?
    Seconda domanda :Eredi di mio padre siamo io,mia sorella e mia madre .
    La tomba di famiglia è per 12 posti. Hanno diritto alla sepoltura i nostri mariti ,i nostri figli ed i coniugi dei nostri figli ? Non c’è alcuna elencazione nella concessione.
    Noi vorremmo sinceramente non occuparci più della tomba dei nonni – luce,manutenzione etc. – avendo già le spese per la nostra tomba di famiglia.
    Come possiamo fare ?
    Come possiamo dire a nostra zia ,sorella di papà, che può disporre della sepoltura dei suoi genitori,nostri nonni, senza problemi? Bisogna cambiare l’intestazione della concessione o per mia zia il diritto è già sussistente ?
    Grazie ( ho letto il forum ma tra i tanti casi esaminati non ho trovato un chiarimento per me ,scusate e di nuovo grazie)

  138. Carlo

    Ogni Comune ex Art. 48 comma 2 D.LGS n.267/2000 con regolamento adottato dalla Giunta (si veda anche l’Art. 89 comma 2 lettera b) D.LGS n.267/2000) organizza autonomamente il propri uffici e servizi, ad ogni modo l’ufficio cui rendere la dichiarazione di rinuncia su un determinato manufatto sepolcrale è, senz’altro quello della polizia mortuaria, di cui ogni comune deve necessariamente dotarsi, anche perché la funzione cimiteriale è comunale ai sensi degli Artt. 337, 343 e 394 del Testo Unico Leggi Sanitarie, senza poi considerare che il Cimitero è un bene appartenente al demanio comunale, ex Art. 824 comma 2 Codice Civile e su quest’ultimo, di conseguenza, il comune ha pur sempre “giurisdizione”.
    La retrocessione della concessione cimiteriale, con oneri di ripristino del manufatto SEMPRE a carico del privato rinunciante, è un’eventualità che il comune ha solo facoltà e non obbligo di accettare, non si ritiene adeguata all’uopo una semplice scrittura privata, molto meglio ricorrere agli strumenti dettati dal codice civile e dal DPR n.445/2000, inerente alla documentazione amministrativa, come appunto una scrittura debitamente autenticata.
    Nel merito del quesito posto occorre distinguere tra diritto ad essere sepolto nella tomba e gli oneri manutentivi della stessa. Il diritto ad essere sepolto nella tomba è jure sanguinis, cioè dipendente dal rapporto di consanguineità col fondatore del sepolcro ed indipendente dalla quota eventualmente ereditata del manufatto sepolcrale.
    Il diritto di sepolcro è un complesso di situazioni giuridiche oggettive e soggettive che si sviluppa secondo due grandi filoni:
    1) un diritto reale, patrimoniale e di natura privatistica assimilabile ad diritto di proprietà sull’edificio sepolcrale ex Art. 63 comma 1 ed Art 98 DPR 10 settembre 1990 n. 285)
    2) 2) un diritto civile (o.. sociale?) e, come tale regolato dalla LEGGE STATALE ex Art. 117 lettera m) Cost. di tipo personalissimo e morale come il dare o ricever sepoltura in un dato sacello sepolcrale.

    Al titolare della proprietà, o, nel caso di una pluralità di titolari, a tutti costoro in forma indivisa, siccome dalla concessione amministrativa su area o fabbricato sepolcrale origina una comunione indivisibile, SPETTA LA MANUTENZIONE DEL SEPOLCRO. È tradizione che vi sia una sorta di divisione dei posti in base alla quota di proprietà del sepolcro, ma questo non è elemento di diritto. Le opere di manutenzione vengono svolte da chi le richiede, avendone titolo e per la quantità e la qualità richiesti. La suddivisione in quote delle spese di manutenzione è questione a cui resta estraneo il Comune e viene regolata fra i gli stessi aventi diritto, cioè tra coloro che sono subentrati al fondatore del sepolcro (= primo concessionario) nella titolarità della concessione.

  139. Antonio

    mio nonno ha costruito una capella per se e la sua famiglia con concessione amministrativa avente una durata di 99 anni. per tanti anni mio padre si è sempre occupato a proprie spese della manutenzione ordinaria, ma ora non può più farlo e vorrebbe che le stesse spese fossero ripartite fra tutti gli aventi diritto, che non sentono ragioni.
    la mia domanda è “come possiamo obbligarli, sapendo che i destinatari della cappella sono mio padre con i suoi discendenti, e la sorella con i suoi discendenti. inoltre un loculo è stato destinato solo ed esclusivamente alla seconda moglie di mio nonno, per testamento. questa signora non ha avuto figli, ma ha soltanto nipoti per vie trasversali; possiamo chiedere la contribuzione anche a loro”. come possiamo venirne fuori e in caso di rinuncia a quale ufficio del comune bisogna rivolgersi per disbrigare tutte le pratica.
    grazie Antonio (Mesagne – Brindisi)

  140. Carlo

    Va, in primis, precisato come l’area cimiteriale e i sepolcri siano parte del demanio comunale, e ciò ne comporta l’inalienabilità, l’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità.

    Tuttavia la “commerciabilità” ha un limite in riferimento alla perpetuità o meno della concessione, a seconda delle epoche e delle discipline normative in cui avvennero gli atti concessori; infatti prima del DPR 803/1975 (entrato in vigore il 10.2.1976) era prevista la trasmissione a terzi di tale diritto per acta inter vivos ex Art. 71 Regio Decreto n. 1880/1942, per cui per quelle concessione antecedenti, parte della giurisprudenza e della dottrina considerando la alienazione del sepolcro un diritto acquisito, e, quindi, la consentono

    Pertanto esistono, nel dibattito tra gli studiosi del diritto funerario, opinioni volte a sostenere che, in regime di concessione perpetua, la cappella gentilizia o di famiglia, se priva di salme, possa essere ceduta, previo consenso del Comune, laddove questi riesca a verificare l’assenza, nel trasferimento, sia di lucro, sia di speculazione.

    Un’altra corrente dottrinaria e giurisprudenziale, in vero maggioritaria, nega invece la possibilità di continuare a cedere totalmente o parzialmente il diritto d?uso di tutte le sepolture fra privati, sulla base di quanto disposto dall?art.93 comma 4 del DPR 803/75, poi confermato dall?art.92 comma 4 del DPR 285/90, il quale fa divieto di concedere aree per sepoltura privata a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro e speculazione.

    Visto e considerato che il concetto di lucro si riferisce ad ogni possibile incremento economico di un patrimonio, da ciò consegue il divieto per tutti i privati di conseguire tale vantaggio attraverso la cessione del diritto d?uso di un sepolcro.

    Si aggiunga poi, come, ai sensi dell?art.109 comma 2 del DPR 803/75, ogni disposizione contraria o incompatibile ad esso, sia stata abrogata dalla data del 10.2.1976, quindi anche il potere di cessione totale o parziale del diritto d’uso delle sepolture.

    In conclusione, l’unica procedura legittima consiste nella rinuncia (= retrocessione) alla concessione da parte del concessionario non più interessato, o dei suoi aventi causa, come nel caso da Voi illustrato, che il comune ha facoltà e non obbligo di accettare.

    Conseguentemente avverrà l’ingresso del bene nella disponibilità del Comune, il quale provvederà a nuove concessioni seguendo i criteri di scelta stabiliti dal regolamento di polizia mortuaria comunale.

    Tutti gli oneri per il ripristino della tomba (rimozione e trasferimento dei resti mortali in essa tumulati, sanificazione dei loculi, murature e smurature di lapidi…) sono a carico del concessionario.

  141. SALVATORE D'ANGELO

    Mia sorella e io siamo gli unici eredi di una tomba nella citta’di Palermo. Noi siamo residenti negli Stati Uniti e vorremmo vendere la tomba.E’possibile.La tomba fu’ edificata nel 1960, l’unico sepolto e’ il nostro nonno(1962) e un un amico di famiglia(1965)

  142. Carlo

    X Enrico

    1) Il diritto alla sepoltura (= ad essere sepolti o a dar sepoltura) ha, comunque, un limite, quello dell’art. 93, 1 parte finale DPR n. 285/1990, esso, cioè, essendo, più che un vero e proprio potere, una mera aspettativa proiettata nel post mortem, si esercita sino al raggiungimento della massima capienza fisica del sepolcro: se non c’è più posto nella tomba lo JUS SEPULCHRI si comprime sino ad esaurirsi (da mera aspettativa quale egli è!).

    2) La questione posta è un po’ complessa, siccome in linea di massima, la concessione fatta a più soggetti concessionari si configura come una comunione indivisibile, anche se possano esservi “regolazioni” pattizie tra diversi concessionari, sempre se ed in quanto previste o dichiarate ammissibili dal Regolamento comunale di polizia mortuaria. Oltretutto questa situzione di comunione sembrerebbe sussistere fin dalla fondazione del sepolcro, dato che, come sembrerebbe, i 2 concessionari avevano agito congiuntamente. In tale ipotesi, l’utilizzo, pro-indiviso, si determina in conseguenza di eventi esterni alla volonta’ delle persone interessate, cioe’ all’evento del decesso di persone aventi diritto, in quanto concessionari od appartenenti alla famiglia del concessionario, e fino alla capienza del sepolcro stesso.
    Fermo il necessario rinvio al Regolamento comunale di polizia mortuaria (il quale, in questi casi, assume/svolge un ruolo importante, quando non esclusivo), potrebbe – forse – anche ammettersi un intervento giudiziale di “regolazione”, ciò comporterebbe, sempre che’ il giudice acceda a questa interpretazione del diritto di sepolcro, che, per altro, comporterebbe una sorta di limitazione dei diritti di ciascuno degli altri soggetti co-interessati, venendosi ad alterare il principio per cui il titolo ad essere sepolti va/andrebbe valutato in occasione del suo esercizio: insomma data la comunione indivisibile sorta all’atto della costituzione del sepolcro chi prima muore…meglio alloggia. Ironie macabre a parte è la cronologia degli eventi luttuosi a determinare l’accesso dei feretri al sepolcro.

    3) Se un’avvenuta tumulazione nel sepolcro gentilizio è “sine titulo” ossia ILLEGITTIMA le parti lese possono esperire dinnanzi all’Autorità Giudiziaria, in sede civile, le azioni di negazione e di manutenzione disciplinate dal Codice Civile, così il feretro “abusivo” sarà traslato o ad altra sepoltura privata con assunzione dei relaativi oneri da parte degli aventi diritto jure saanguinis a diporne, o in campo di terra, nello stesso cimitero di prima sepoltura, ex Artt. 75 comma 2 ed 86 comma 2 DPR n.285/1990. Senza titolo di trasporto, infatti, è vietato traslare il feretro in un cimitero diverso da quello di prima sepoltura (si consulti questo link, per maggiori approfondimenti: http://www.funerali.org/?p=648).

  143. Carlo

    Lo Jus Sepulchri (= diritto a dare e ricever sepoltura, nonchè il diritto secondario di sepolcro, cioè il potere di accedere da vivi ad una tomba per gli atti di pietas e culto verso i propri cari defunti) è diritto imprescrittibile che si acquisisce alla nascita per il solo fatto di trovarsi in un determinato rapporto di consanguineità con il fondatore (= concessionario) di un particolare sepolcro privato di cui al Capo XVIII DPR 10 settembre 1990 n. 285. Lo JUS SEPULCHRI è anche diritto di natura reale, cioè sulla “RES”, ma la proprietà sul manufatto sepolcrale e sugli elementi che lo compongono (masse murarie, lapidi, arredi votivi) ha natura intermedia e strumentale rispetto al fine ultimo di dare e ricever sepoltura.

    La mera proprietà del sepolcro si trasmette anche JURE HEREDITATIS e non solo JURE SANGUINIS, ossia quando i discendenti (quelli con lo stesso D.N.A del concessionario, oppure per JURE CONNNNUGII con il concessionario stesso ) subentrano a quest’ultimo; il sepolcro, infatti, secondo la Suprema Corte di Cassazione (Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000) da familiare ex Art. 93 DPR n. 285/1990 si trasforma in ereditario quando si sia estinta la prosapia, ovvero la stirpe del suo fondatore, così come individuata dal combinato disposto tra il regolamento comunale di polizia mortuaria vigente alla stipula dell’atto di concessione e lo stesso atto di concessione.

    Secondo alcuni giuristi, poiché il diritto alla sepoltura in un determinato sepolcro privato nel cimitero è un diritto della persona, anzi PERSONALISSIMO, esso non ha carattere patrimoniale, con questa conseguenza: la successione per eredità, esaurita la discendenza, importa che l?”erede” subentri sono negli obblighi derivanti dalla concessione e non nel diritto di poterla utilizzare, a tempo debito.

    Una diversa opinione, in dottrina, vuole che anche gli eredi e non solo i discendenti se previsto dal Regolamento Municipale di Polizia Mortuaria, subentrino, in tutti i diritti e non solo in quello di proprietà del manufatto sepolcrale ex Art. 63 DPR n. 285/1990, al concessionario defunto, quando questi non abbia disposto con atto di ultima volontà o altrimenti con atto pubblico in modo diverso.

    Quindi cosa è il diritto di sepolcro, per altro sempre rinunciabile, altro, invece è la titolarità di una tomba, dalla quale, per altro, si può sempre retrocedere senza, per questo, perdere lo JUS SEPULCHRI.

  144. Enrico

    Regione Veneto -Provincia Padova
    Buongiorno,
    mia mamma e sua sorella sono titolari di una concessione perpetua (concessa prima del 1975) per 8 loculi. Di questi, sei sono occupati da antenati e i restanti due in linea teorica erano previsti per ciascuna delle due contitolari, ma nulla di esplicito risulta dalla concessione.
    Alla morte del proprio marito, la zia lo ha fatto seppellire in uno dei due loculi e alla morte della zia stessa, i suo figli la hanno seppellita nell’ultimo loculo disponibile. Di fatto mia mamma resta quindi senza la possibilità di essere seppelita li.
    La domanda è la seguente: possiede il primo concessionario un “maggior diritto” rispetto ai discendenti dell’altro co-titolare ad essere seppellito nei loculi in concessione? nel concreto, può mia mamma imporre ai cugini di sostenere tutte le spese per l’estumazione degli antenati, in modo da liberare un posto a favore di mia mamma? grazie

  145. Anna

    Regione Lazio
    Mia madre non ne vuole più sapere dei diritti di concessione ed uso della cappella di famiglia a causa del contenzioso giudiziario che si sta instaurando tra due fratelli e nel quale, suo malgrado, è coinvolta. Poichè ella non ha posto in essere alcun atto che possa configurare un’accettazione sia essa tacita che esplicita vorrebbe sapere se nell’udienza (o ancora prima) in cui è chiamata per dirimere la controversia può opporre il fatto di essere estranea non avendo accettato l’eredità. La domanda è: trattasi di diritto che si acquisisce con la nascita e, quindi, per subentrare nella concessione e nel diritto d’uso in una cappella di famiglia non necessita l’accettazione dell’eredità o è vero il contrario?

  146. Carlo

    Così per come è posto, il quesito è di difficile soluzione, Mancano troppi elementi e non è agevole rispondere.

    1) Il sepolcro privato per sua intima natura e funzione è gentilizio, ossia sibi familiaeque suae, ossia sorge per il concessionario e per la sua famiglia e, di conseguenza diventa ereditario solo se previsto all’atto della sua costituzione (cioè quando si stipula l’atto di concessione) ed all’estinguersi della famiglia del concessionario detto altrimenti “fondatore del sepolcro”.

    2) la famiglia del concessionario è, in primo luogo definita dal combinato disposto tra l’atto di concessione ed il regolamento comunale di polizia mortuaria. Il concorrere di queste due fonti definisce la cosiddetta “RISERVA” di cui all’Art. 93 DPR n. 285/1990, ossia il novero di persone alle quali è assegnato un posto feretro (ma anche una nicchia ossario oppure una celletta cineraria) nella cappella gentilizia per il solo fatto di trovarsi in rapporto di consanguineità con il fondatore del sepolcro, tuttavia l’accesso ai posti feretro, se non decisamente disposto nell’atto di concessione è legato alla cronologia degli eventi luttuosi (in buona sostanza finchè c’è posto chi prima muore…meglio alloggia) e tale diritto (= jus epulchri sdoppiato in jus sepeliendi e jus inferendi mortuum in sepulchrum) si esercita sino al completamento della capienza fisica e ricettiva della tomba.

    3) L’entrata di un feretro nel sepolcro è pur sempre subordinata ad una qualche forma di istruttoria amministrativa dalla quale deve emergere, per soli titoli formali, la precisa ed inequivocabile volontà del fondatore del sepolcro, ovviamente nei limiti di legge e del buon costume funerario. DEtto in parole povere: io posso esser il concessionario di una tomba, ma il mio potere di disposizione sulla stessa non può travalicare i “paletti” fissati dal regolamento di polizia mortuaria (statale e comunale) e dallo stesso atto di concessione. Tanto per capirci non posso trasformale il sacello familiare del quale sono titolare in un sepolcro…per gatti, perchè quest’ultimi, per quainto felini simpaticissimi e maestosi, non rientrano nella “RISERVA” di cui sopra, siccome essa è pur sempre…RISERVATA alle persone umane legate a me da questioni di D.N.A.

    4) Alla morte dei titolari della concessione (dico “titolari” al plurale, perchè essi possono ben essere più di uno) si possono verificare due possibilità: a) subentro degli aventi diritto jure sanguinis, in quanto discendenti, del de cuius nella titolarità della concessione. b) mantenimento della titolarità della concessione in capo al primo concessionario anche se defunto. Se non c’è il subentro la “RISERVA” rimane sempre la stessa, ovvero quella dell’originario atto di concessione ed il numero delle persone riservatarie non è più ampliabile in alcun modo. SE, invece, c’è il subentro i consanguinei del de cuius assumono, a loro volta, la qualifica di concessionario, sino al crearsi, tra di loro, di una comunione indivisibile originata dalla frazione (o…frammentazione?) in quote dello jus sepulchri esercitabile, su quella determinata sepoltura secondo i criteri precedentemente delineati.

    5) I nuovi concessionari, pur sempre legati, da vincoli di sangue, con il primo fondatore del sepolcro, possono notificare al comune un eventuale patto tra di loro per gestire e spartirsi (mi si consenta la brutalità empia del termine tanto caro alla partitocrazia italiana) i loculi rimanenti, anche attraverso una semplice scrittura privata, ma a questo fatto, jure privatorum, l’amministrazione municipale rimane estranea in caso di lite, e si premurerà di mantenere inalterato lo status quo ante sinchè non intervenga una composizione, anche giudiziale, tra gli interessi (o le legittime aspettative) in causa.

    6) Per impedire l’intruduzione nel sepolcro di salme prive di legittimazione in quanto non titolari attive o passive dello jus sepulcrhi si può sempre esperire l’azione negatoria disciplinata dal Codice Civile.

    7) La sepoltura nella cappella gentilizia di cadaveri mncanti di legittimazione jure sanguinis, in quanto non titolari attive o passive dello jus sepulcrhi, potrebbe persino produrre la decadenza della concessione (o della rispettiva quota di concessione con conseguente accrescimento a vantaggio degli altri contitolari della concessione stessa) per mutamento unilaterale dei fini nel rapporto concessorio.

  147. NINO

    PROVINCIA DI PALERMO

    Ciao
    mi chiamo nino,vorrei conoscere i diritti su una cappella che mio padre e mia madre a constuito,per loro e anche per i figli,mia mamma e papa gia sono morti da tre anni,e sono nella cappella,hanno fatto anche 6 posti per i figli,nella cappella,questa cappella e composta da 8 posti,una delle miei sorelle gli e morto il marito,e lo a messo nel posto che gli toccava a lei,mia mamma,questi posti non gli ha fatto per gli estranie,ma per i figli,io non sono daccordo su quello che hanno fatto,alcune dei miei sorelli si,tutto questo secondo me e per risparmiare ,di comprare un posto per il marito,a me l’unica cosa che mi interessa e rispettare,quel idea che mio padre aveva”un luogo per me e mia moglie,e miei figli”ed io la vedo una mancanza di rispetto che mia sorella ha avuto verso i miei genitori,ed io penso che non e giusto che una figlia possa decidere di trasferire il suo posto,a suo marito,perche e lei la figlia non il marito,addirittura era un uomo il marito di mia sorella che non aveva nessun rispetto per mia mamma,e papa,per favore ditevi quali sono i miei diritti.

  148. Carlo

    1) L’istituto del subentro nella titolarità dell’atto di concessione fa sorgere in capo ai concessionari aventi causa rispetto all’originario fondatore del sepolcro una comunione solidale ed indivisibile, così almeno si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione.
    2) Nel merito del quesito posto occorre distinguere tra diritto ad essere sepolto nella tomba ed obblighi manutentivi della stessa. Il diritto ad essere sepolto nella tomba è iure sanguinis, cioè dipendente dal rapporto col fondatore del sepolcro ed indipendente dalla quota ereditata.
    3)La suddivisione in quote delle spese di manutenzione è questione a cui resta estraneo il Comune e viene regolata fra gli eredi. Non è obbligo del Comune effettuare ricerche sugli aventi titolo, a meno che non debba procedere ad ingiungere specifiche manutenzioni o per procedere a decadenza della concessione.
    4) La retrocessione della propria quota di Jus SEpulchri produce un accrescimento di fatto in capo ai restanti eredi-concessionari nelle loro quote di jus sepulchri
    5) In definitiva, la tomba viene usata dai discendenti ancora in vita del fondatore. Questi si accollano tutte le spese di manutenzione nei modi che riterranno. Se tra loro si ha un accordo con scrittura privata circa la ripartizione di posti e spese manutentive, il Comune resta estraneo a questo patto
    6) Nelle sepolture perpetue l’estumulazione dovrebbe avvenire alla scadenza della concessione…ossia mai (Art. 86 comma 1 DPR n.285/1990), l’estumulazione ex Art. 88 DPR n.285/1990, sempre possibile, nel silenzio del de cuius, su istanza degli aventi diritto jure sanguinis a disporne potrebbe (il condizionale è d’obbligo, provocare quale conseguenza l’estinzione della relativa quota di Jus Sepulchri (= decadenza) per esaurimento dei fini nel rapporto concessorio.

    No, quindi, se si presenta istanza di rinuncia e quest’ultima è accolta dal comune non sussiste più alcun obbligo manutentivo.

  149. Bruno

    dalla Liguria,
    Salve
    da una concessione perpetua di una cappella gentilizia fondata da mia nonna deceduta 10 anni fa e passata agli eredi (come da testo della concessione effettuata nel 1963) e quindi ai 7 figli tra cui mio padre deceduto da poco tempo e sepolto nella cappella.
    Purtroppo, avendo saputo che alcuni eredi di atri defunti sepolti nella cappella (fratelli di mio padre)
    non contribuiscono alle spese di manutenzione.
    Per questo motivo e altri personali, vorrei rinunciare con atto alla rinuncia della concessione da presentare al comune e contestualmente a sistemare la salma in altro loculo da acquistare a parte sempre nello stesso cimitero.

    La mia domanda è questa:
    facendo questo atto di rinuncia al comune e levando la salma di mio padre dalla cappella (tale atto accettato dal comune), posso essere tranquillo che sia da parte del comune sia da parte degli altri concessionari della cappella non possano un domani pretendere nessun importo in denaro per eventuali manutenzioni della cappella da addebitarmi, avendo chiesto la rinuncia alla concessione e alla rimozione della salma a suo tempo?

    Grazie mille e buon lavoro
    Bruno

  150. Carlo

    X Sabrina

    Il Papà (mi spiace per lui) non è proprietario di nulla, se non di lapidi, arredi e manufatti murari se la tomba è stata costruita da un privato su area data in concessione (altrimenti nemmeno quest’ultima ipotesi è praticabile), semmai, è concessionario di una cappella gentilizia eretta su porzione di suolo cimiteriale.
    Il cimitero ex Art. 824 comma 2 è demanio comunale ed ai sensi dell’Art. 823 i beni demaniali sono inalienabili e non usucapibili, e non possono costituire diritti a favori di terzi in quanto appartengono alla collettività.

    Ora, in realtà, in vigenza dell’Art. 71 REgio DEcreto n. 1880/1942 il diritto di sepolcro sarebbe stato trasferibile mortis causa o per acta inter vivos (atti a contenuto privatistico e patrimoniale), ma questa possibilità decade definitivamente dal 10 febbraio 1976, quando entra in vigore il DPR n.803/1975, il cui articolato è, per altro riconfermato dal vigente DPR 10 settembre 1990 n. 285, il quale, con l’Art. 92 comma 4, tra l’altro, vieta il fine di lucro, e, quindi, la compravendita, nelle concessioni cimiteriali. Lo Jus SEpulchri si trasmette solo Jure Sanguinis, ossia per diritto di consanguineità tra i discendenti del fondatore ddel sepolcro (= il primo concessionario che ha stipulato l’originario atto di concessione con il comune).

    Il sepolcro ha natura familiare (= gentilizia) e la “riserva”, ossia il novero delle persone cui è riservato il diritto di sepolcro ex Art. 93 DPR n.285/1990 è desumibile dal combinato disposto tra l’atto di concessione ed regolamento comunale di polizia mortuaria.

  151. sabrina

    salve scrivo da palermo e volevo avere delle informaz importanti.mio padre è proprietario di una sepoltura con 7 posti. questa sepoltura e di eredità. e gli unici che portano il cognome di questa sepoltura sono mio padre mia zia cioè la sorella di mio padre e le mie io e le 2 mia sorelle. lui vuole vendere i posti ma non ha domandato nessun documento a noi e neanche a sua sorella. la mia domanda è! può vendere mio padre questi posti senza le nostre firme, e senza documenti nostri? può fare entrare gente estranea senza il nostro permesso? o senza il permesso di sua sorella? o ci vuole solo la firma ho il permesso di sua sorella x fare l’entrambi le cose? grazie aspetto sue risposte

  152. Carlo

    lo jus sepulchri è composto da un complesso differenziato di situazioni giuridiche: in primo luogo di un diritto primario, consistente nella duplice facoltà di essere sepolti e di seppellire altri in un dato sepolcro; e di un diritto secondario che ha come contenuto la facoltà di accedere al sepolcro e di opporsi alle trasformazioni che arrechino pregiudizio alla sepoltura. Esiste poi un diritto di proprietà sul manufatto e sui materiali sepolcrali, trasmissibile, mortis causa, indipendentemente dallo jus sepulchri.
    Il diritto secondario di sepolcro attiene agli atti di pietà e di culto verso i defunti e non può esser inibito, con atto arbitrario, da parte del concessionario nei confronti della vedova del de cuius, la quale, potrà sempre, con oneri a proprio carico, decidere la traslazione del de cuius verso un’altra destinazione o forma di sepoltura in diverso luogo. Si tratta di applicare anche al regime delle traslazioni il criterio di poziorità, in tema di scelat cremazionista, declinato dall’Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990.

    In buona sostanza prevale la volontà del defunto (jus eligendi sepulchrum), nel suo silenzio quella del coniuge (jus coniugii) poi quella dei congiunti di primo grado, di secondo e così via sino al sesto livello di parentela, cioè l’ultimo riconosciuto dalla Legge Italiana (Artt. 74 e segg. C.C.)

    Il diritto secondario di sepolcro è sempre tutelabile dinnanzi al giudice

  153. Leon

    Un quesito dalla Campania: può un padre, in cattivi rapporti con la vedova di suo figlio, negarle l’accesso alla cappella di famiglia in cui si trova tumulato il marito? In tale frangente la moglie soperstite che diritti ha? Potrebbe traslare il marito altrove? O ottenere giudizialmente il diritto di accedere alla tomba?
    Grazie dell’attenzione,
    Leon

  154. Carlo

    L’atto di concessione configura un comunione indivisibile tra i titolari di quote della stessa.

    In questa disciplina così complessa ed intricata, strategico è il ruolo rivestito del regolamento comunale di polizia mortuaria. Dobbiamo, infatti, considerare l’Art. 114 Cost. (con cui si individuano i c.d. livelli di governo, tra i quali non sussistono rapporti di gerarchia o supremazia, tanto che l’art. 129 Cost. è stato abrogato). Poi, dovremmo considerare l’art. 117, 6, 3° periodo Cost. con cui il legislatore riconosce una potestà regolamentare agli enti di governo privi di potere legislativo vero e proprio, seppure “in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro affidate dalla Legge”.

    Chi intende subentrare nella intestazione deve provare di averne diritto, esibendo l’atto di concessione (compravendita, donazione o altro titolo finché ciò è stato possibile) e le certificazioni (o autocertificazioni) attestanti i rapporti di parentela.
    E’ interesse dell’Amministrazione comunale utilizzare al meglio il patrimonio cimiteriale già costruito, favorendo il completamento della capienza dei sepolcri.

    Se il regolamento di polizia mortuaria comunale prevede questa fattispecie è anche possibile ricorrere all’istituto della rinunzia e dell?accrescimento.
    La rinununcia di un avente diritto in fase di subentro ereditario a favore della massa degli altri soggetti, che invece accettano, altro non fa se non accrescere il diritto di chi accetta.

  155. Alex

    Salve volevo sapere se degli eredi concessionari di una cappella gentilizia rinunciano al diritto concessorio possa subentrare al posto loro una loro cugina di 2° grado ad essere titolare lei della cappella?

  156. Carlo

    Le opere di manutenzione vengono svolte da chi le richiede, avendone titolo e per la quantità e la qualità richiesti. La suddivisione in quote delle spese di manutenzione è questione a cui resta estraneo il Comune e viene regolata fra gli eredi. Non è obbligo del Comune effettuare ricerche sugli aventi titolo, a meno che non debba procedere ad ingiungere specifiche manutenzioni o per procedere a decadenza della concessione.

    Nel merito del quesito posto occorre distinguere tra diritto ad essere sepolto nella tomba ed obblighi manutentivi della stessa. Il diritto ad essere sepolto nella tomba è iure sanguinis, cioè dipendente dal rapporto col fondatore del sepolcro ed indipendente dalla quota ereditata.

    La definizione di concessionario è, in genere, riferita alla persona che stipula la concessione cimiteriale, definito anche come “fondatore del sepolcro” e rispetto a questi, va individuata la famiglia, cioè le persone che devono essere considerate familiari del concessionario.

    Al momento costitutivo della concessione di cui all?art. 90 dPR 10 settembre 1990, n. 285 non sussistono difficoltà al fatto che essa possa avvenire nei confronti di più persone, anche se non appartenenti ad un?unica famiglia, ma in tal caso occorre avere l?avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta, lasciando che l?utilizzo sia determinato dagli eventi luttuosi. In tal caso, le persone che possono essere accolte nel sepolcro privato così concesso sono pur sempre le persone dei concessionari e dei membri delle loro famiglie, quali definite a tale fine dal Regolamento comunale e/o dall?atto di concessione.

    Il comune di prima sepoltura (Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003) può autorizzare l?estumulazione straordinaria per destinare la salma ad altra sepoltura (ex art.88 del DPR 10 settembre 1990, n.285). Tale operazione dovrà svolgersi alla presenza del coordinatore sanitario o di suo delegato e dell?incaricato del servizio di custodia.

    Occorre, però, un atto di disposizione in tal senso da parte dei congiunti dei defunti da traslare in altro cimitero, i parenti sono individuati secondo il principio di poziorità (potere decisionale + preminenza nel decidere) di cui all’Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990, prevalgono, quindi, i famigliari con il grado di parentela più stretto, cioè prima quelli di primo livello (indifferentemente ascendenti e discendenti), poi a scalare quelli di secondo e così via come enunciato dagli Artt. 74 e seguenti del Codice Civile, ossia sino al sesto grado di parentela compreso.

    La rinuncia al posto salma, meglio se formalizzata al comune con atto ufficiale ed autenticato (una scrittura privata non è idonea a disciplinare diritti personalissimi e, quindi, costituzionali come lo Jus SEpulchri) dovrebbe produrre un accrescimento delle quote di jus sepulchri in capo allo zio superstite e titolare della concessione, sempre che il regolamento di polizia mortuaria contempli l’istituto del subentro nella titolarità della concessione.

    E’del tutto illegittimo richiedere o pretendere un risarcimento per i posti salma liberati in quanto la Legge (Art. 92 comma 4 DPR n.285/1990) sottrae lo jus sepulchri dal regime dei beni patrimoniali, in quanto vieta espressamente il fine di lucro nelle concessioni cimiteriali o nella cessione del diritto d’uso.

    Attenzione: se la concessione è sorta per ospitare tassativamente le salme del nonno e dei fratelli e queste vengono traslate in altra sede potrebbe prodursi la decadenza della concessione stessa per esaurimento dei fini nel rapporto concessorio.

  157. groser

    Avrei bisogno di avere una informazione, le pongoil mio quesito:
    nel 1950 mio nonno assieme ai suoi fratelli hanno preso in concessione perpetua il terreno dove hanno costruito la tomba di famiglia. Ora sono tutti defunti ed è rimasto uno solo dei suoi fratelli, il quale senza interpellare nessuno ha speso tanti soldi per farla rimettere apposto… a distanza di 2 anni ha fatto una riunione con tutti i “nipoti” discendendi e ha chiesto il risarcimento delle spese sostenute. Dato che nè io nè i miei genitori abitiamo nella stessa regione, volevamo portar via i miei nonni e mio zio in un cimitero più comodo. A prescindere dal costo del “trasloco” mi è possibile chiedere all’ unico “intestatario” del monumento la ” buona uscita” visto che gli lascio libero 3 posti, ed in teoria mio nonno aveva messo la quuota maggiore in quanto aveva prenotato i posti sia per lui che per la nonna ma anche per i propri figli che erano 3, fortunatamente 2 sono ancora vivi e se dovessero morire hanno già espresso l’idea di non essere sepolti così lontano da noi. Non è una questione di lucrare, ma dato che mio nonno ha speso soldi e che i posti anoi riservati sono stati già occupati da altri, posso richiedere il compenso per lasciare liberi i loculi? Il comune di radicamento mi ha gioiustamente detto che loro non entrano in merito a questioni famigliari e quindi di rivolgermi ad un avvocato, ma prima di fare un passo del genere vorrei sapere se è possibile oppure lasciar stare a priori. Grazie mille

  158. Carlo

    Cassazione civile, sez. II, 24 gennaio 2003, n. 1134 Posto che, ai fini della determinazione della cerchia dei soggetti che hanno diritto alla sepoltura in un edificio sepolcrale, la concessione amministrativa fa soltanto presumere la coincidenza della figura del fondatore con quella del titolare della concessione stessa, assume rilevanza preminente la volontà del fondatore, che può essere manifestata in qualunque forma e risultare anche da elementi indiziari e presuntivi (nella specie, è stato qualificato cofondatore di un sepolcro il soggetto che, sebbene non titolare della concessione amministrativa, aveva contribuito per metà alle spese di costruzione e di mantenimento del sepolcro e il cui nome era inciso sul frontespizio della cappella, dove era stato seppellito insieme ad altri familiari).

  159. Carlo

    Se si eccettua il caso di eventuali benemerenze (Art. 93 comma 2 DPR n.285/1990) da valutarsi alla luce del regolamento comunale di polizia mortuaria, autorizzate di volta in volta dal concessionario, previa comunicazione al comune, il sepolcro gentilizio è sibi familiaeque suae, ossia per il concessionario e per la propria famiglia, quindi l’accoglimento all’interno del sepolcro è RISERVATO al fondatore del sepolcro ed ai suoi congiunti. La definizione di “famiglia” così come la RISERVA dei posti feretro è data dal combinato disposto tra il regolamento comunale di polizia mortuaria vigente al momento in cui sorge il rapporto giuridico della concessione e l’atto stesso di concessione, cioè il contratto.

    Per approfondimenti ulteriori si consiglia di consultare questo link: http://www.funerali.org/?p=316

    Si ribadisce la centralità del regolamento comunale di polizia mortuaria per la pianificazione dei sepolcri privati, più volte richiamata anche dal Regolamento Regionale 9 novembre 2004 n.6 così come modificato dal Regolamento Regionale n.1/2007

  160. Affranto

    Vorrei sapere fino a che grado di parentela hanno diritto di sepoltura in una cappella gentiliazia, quando tale bene porta la scritta Famiglia di Tizio.
    Regione Lombardia.
    Grazie

  161. Carlo

    Le opere di manutenzione ex Art. 63 DPR n.285/1990, vengono svolte da chi le richiede, avendone titolo e per la quantità e la qualità richiesti. La suddivisione in quote delle spese di manutenzione è questione a cui resta estraneo il Comune e viene regolata fra gli eredi.

    Nel merito del quesito posto occorre distinguere tra diritto ad essere sepolto nella tomba ed obblighi manutentivi della stessa. Il diritto ad essere sepolto nella tomba è iure sanguinis, cioè dipendente dal rapporto di consanguineità col fondatore del sepolcro ed indipendente dalla quota ereditata.

    La questione formulata e’ un pò complessa, siccome, in linea di massima, dovrebbe sussistere la situazione giuridica conosciuta come “comunione indivisibile”, anche se possano esservi “regolazioni” pattizie tra diversi soggetti, sempre se ed in quanto previste o dichiarate ammissibili dal Regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Una volta avvenuta la tumulazione, l’estumulazione è ammessa solo allo scadere della concessione, se a tempo determinato, mentre non è ammessa l’estumulazione se si tratta di concessione perpetua, ma la salma tumulata deve permanere nella sepoltura a tempo indeterminato (art. 86, comma 1 dPR 10 settembre 1990, n. 285), salvo che non ricorra il caso di cui al successivo art. 88, cioè quando vi sia il trasferimento in altra sede.

    Nel Suo caso, come suppongo io, la concessione è a tempo indeterminato?

    Per decidere la traslazione delle spoglie dei Suoi genitori occorrerebbe pur sempre un atto in tal senso da parte Sua formalizzato all’Autorità Comunale siccome gli atti di disposizione su salme, cadaveri e loro trasformazioni di stato ex Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990, seguono il principio di poziorità (potere decisionale + priorità nel decidere).

    Quindi, nell’ordine, prevale la volontà del coniuge superstite, poi di tutti i congiunti di pari grado sino al sesto livello di parentela ex Art. 74 e seg. Codice Civile. Nel caso di una pluralità tra essi è richiesto il consenso unanime.

    Il diritto di sepolcro essendo un diritto personalissimo ai sensi dell’Art. 117 lettera m) Cost è garantito su tutto il territorio nazionale (vi è, infatti, riserva di Legge Statale), esso è l’unico diritto che si acquisisca con la nascita, per il solo fatto di essere in rapporto di consanguineità con il fondatore del sepolcro, e si eserciti dopo la morte, degradando forse a mera aspettativa, perchè con il decesso si estingue, pur sempre, anche la capacità giuridica dell’individuo.

    Il diritto di sepolcro è imprescrittibile ed incomprimibile, l’unica vera limitazione ex Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990 è rappresentata dalla capienza fisica del sepolcro (se non c’è spazio per immettere nuovi feretri nella tomba lo Jus Sepulchri non può esser esercitato nella sua pienezzaa e rimane lettera morta).

    Quindi: tranquilla: nessuno, se non Lei o eventuali fratelli o sorelle (servirebbe, come visto prima l’unanimità) può sfrattare i suoi genitori dalla tomba che occupano: si mediti a tal proposito su questo pronunciamento giurisprudenziale: Peraltro, quando si tratti di sepolcri familiari o gentilizi, ammessi dalla legislazione positiva, il diritto di disposizione da parte di alcuno dei titolari, anche per la quota ideale, trova un limite necessario nel diritto degli altri, non perché in questo caso il sepolcro diventi bene per sua natura sottratto al commercio, […] ma perché deve essere rispettata la particolare destinazione che al sepolcro stesso ha dato colui che l’ha costruito» (Cass. civ., sez. I, 6 maggio 1935)

    Il diritto al sepolcro è perciò diritto del singolo, perché fa parte di una famiglia e perché discendente del primo titolare, in altre parole è portatore di un interesse morale e spirituale alla conservazione del bene stesso, a motivo della tumulazione nel sepolcro dei resti dei più stretti congiunti Egli è titolare di una posizione giuridica soggettiva di carattere sostanziale che abilita ad agire per la difesa, la conservazione e il ripristino dell’interesse stesso, ove se ne prospetti l’illegittima lesione da parte di chiunque.

    Il diritto di sepolcro si articola almeno su tre fattispecie:

    1)Jus Sepeliendi (diritto ad esser sepolti)
    2) Jus Inferendi mortuum in sepulchrum (diritto a dar sepoltura)
    3) Diritto secondario di sepolcro (potere, riconosciuto ai familiari del de cuius, di accedere al sepolcro per compiere atti votivi e di ritualità funeraria)

    La rinuncia da parte dei legittimi titolari subentrati all’originario fondatore del sepolcro è sempre possibile, ma il diritto secondario di sepolcro non si perde mai

  162. patrizia

    ho ereditato una cappella di famiglia insieme ad un mio cugino.
    Perchè vuole fare dei lavori e sono nate varie discussioni.
    Quindi vorrei, visto che abito in una altra città, rinunciare a ogni diritto di successione sulla cappella.
    il mio problema è questo: visto che in questa cappella ci sono sepolti anche mio padre e mia madre non vorrei che poi perdendo ogni diritto non posso più entrare nella cappella e che possa “sfrattare” in altri loculi i miei genitori
    la concessione cimiteriale è stata concessa nel 59 a mio padre e a mio zio.
    cosa mi consigliate? sperando in una vostra risposta cordialmente saluto.

  163. Carlo

    Ecco l’errore di fondo in cui incappano quasi tutti in senso logico-formale non si può esser proprietari di una concessione che, altrimenti non sarebbe più tale.

    Bisogna ragionare sull’etomologia stessa della parola “concessione”.

    La concessione è un atto ammistrativo con il quale un soggetto avente titolo (il proprietario del cimitero ex Art. 824 comma 2 Codice Civile, cioè il comune) costituisce a favore di un terzo il diritto di uso di una porzione di suolo o manufatto cimiteriale. Si configura in una concessione amministrativa se rilasciata dal comune e in una cessione di un diritto reale d’uso, se disposta da un soggetto di diritto privato.

    La concessione costituisce in favore del concessionario lo jus sepulchri ed amplia la sua sfera di diritti soggettivi.

    La mera proprietà, semmai, riguarda il costruito, ossia il fabbricato (muri, paramento lapideo, lastre sepolcrali, arredi tombali) su suolo cimiteriale dato in concessione, se il sepolcro è stato realizzato dal comune il problema nemmeno si pone.

    Cosa è la proprietà sul manufatto sepolcrale, altra cosa, invece, è il diritto d’uso che si trasmette solo jure sanguinis o mortis causa. Lo JUs SEpulcri, ossia il diritto di sepolcro, essendo un diritto della personalità, tra i più intimi, per ovvie ragioni morali non è commerciabile e non può costituire diritti patrimoniali in favore di terzi, siccome lo si acquista per consanguinetà con il fondatore del sepolcro gentilizio e lo si esercita in proiezione del post mortem.

    Dall’entrata in vigore del III libro del Codice Civile con cui si afferma la demanialità comunale dei cimiteri (comunale, infatti, è la funzione cimiteriale ex Artt. 337, 343 e 394 R.D. 1265/1937 ed art. 51 D.P.R. 285/1990, senza dimenticare l’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost, così come novellato dalla Legge di Revisione Costituzionale n.3/2001) la dottrina tutta ritiene sottratto il diritto di sepolcro alla disponibilità jure privatorum dello stesso.

    Tale divieto, se ce ne fosse bisogno, viene ribadito dal DPR n.803/1975 entrato in vigore il 10 febbraio 1976 ed ulteriormente riaffermato dall’Art. 92 comma 4 del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    La concessione è tassativamente esclusa per quanti vogliano farne oggetto di lucro o speculazione, e la compravendita è un istituto la cua causa giuridica è proprio l’aumento patrimoniale, anzi un’eventuale compravendita produce il provvedimento sanzionatorio di immediata decadenza, con il bene cimiteriale (loculo, cappella) che rientra, d’imperio, nella piena disponibilità del comune per una nuova assegnazione in base alle procedure dettate dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Per le ragioni di cui sopra non parlerei più di eredi del fondatore del sepolcro (= il primo concessionario) quanto di discendenti del concessionario, perchè la qualità di erede attiene ad una situazione patrimoniale, da cui, come appena visto, esula lo Jus Sepulchri.

    La figlia vuole rinunciare non alla proprietà in quanto tale, ma al diritto d’uso, inteso come mera aspettativa di aver sepoltura nella tomba di famiglia (diritto da esercitarsi sino al completamento della capienza fisica del sepolcro stesso ex Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990) per, presumibilmente trasmetterlo a terzi (detto più brutalmente: venderlo) con atto a contenuto privatistico.

    Certo, può retrocedere la propria quota di Jus Sepulcri, con le modalità solenni dettate dal Codice Civile, notificando al comune quale ente concedente la propria decisione, (la scrittura autenticata è d’obbligo, in quanto si ragiona pur sempre di diritti personalissimi), ma, in questa evenienza, si procederà all’accrescimento delle quote di Jus Sepulchri che sorgono in capo ai due fratelli.

  164. roberta

    Il mio quesito è questo: il proprietario della concessione di una cappella costruita circa 40 anni fà è deceduto e gli eredi sono tre figli. Una figlia afferma che non usufruendo del diritto alla sepoltura di famiglia in quanto residente in un’altra regione, può vendere ad altre persone la propria quota di erede legittima circa n.3 loculi. Può farlo senza il consenso degli altri due fratelli? Gradirei una vostra risposta, grazie

  165. Carlo

    Le cappelle funerarie in uso alle confraternite rientrano tra i sepolcri privati nei cimiteri in concessione ad un ente, in quanto le confraternite sono, generalmente, enti ecclesiastici (quali, oggi, regolati dalla legge 20 maggio 1985, n. 222, a seguito delle modifiche al Concordato ed ai Patti Lateranensi di cui all’Accordo firmato a Villa Madama il 18.2.1984). Per esse valgono le ordinarie regole stabilite per ogni tipo di concessione.

    Generalmente donazioni di questo genere rischiano di configurarsi come compravendite mascherate di posti salma, vietate dalla norma (art. 92 comma 4 del DPR 285/90) e di solito sanzionate dai regolamenti comunali con la decadenza della concessione (intera …). È invece possibile, solo se regolamentato dal Comune, applicare l’istituto della BENEMERENZA, cioè il concessionario consente la tumulazione nella sepoltura familiare di salme di persone che hanno acquisito particolari benemerenze nei loro confronti. I criteri possono essere i più disparati, purché regolamentati a livello locale.

    Molto dipende dallo Statuto della Congrega, purché coordinato con il regolamento comunale, ma allo stato attuale credo proprio che il regolamento comunale di polizia mortuaria della Municipalità di Napoli inibisca questa possibilità, perché:

    1) il cimitero è bene demaniale ex Art. 824 comma 2 Codice Civile ed sui beni demaniali non possono esser costituiti diritti a favore di terzi.
    2) Tali situazione giuridica del cimitero è stata ribadita, quando necessario dal DPR n.803/1975 entrato in vigore il 10 febbraio 1976
    3) Il DPR n.285/1990 con l’Art. 108 abroga ogni disposizione in contrasto con il proprio articolato.
    4) Lo stesso regolamento del Comune di Napoli vieta gli atti inter vivols di disposizione a contenuto privatistico, come il passaggio di proprietà. sui sepolcri.

    Rimanendo sempre lo jus sepulchri soggetto ad un regime diverso da quello per gli atti a contenuto patrimonialistico, in astratto sarebbe, tuttavia possibile la cessione inter vivos della mera proprietà su materiali lapidei, arredi tombali.

    In questo senso la proprietà sul manufatto (se la tomba è stata costruita dal concessionario su suolo cimiteriale oggetto di concessione) si configurerebbe come sola assunzione degli oneri manutentivi di cui all’Art. 63 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285, magari previa comunicazione al comune, è, comunque, vietata tassativamente la trasmissione del diritto d’uso.
    Una tale assunzione di obbligazioni (in sostanza aventi carattere di liberalità) richiederebbe, sotto il profilo della forma, un atto pubblico, registrato (a rigore, dovrebbe essere esclusa la trascrizione nei registri immobiliari presso l’Agenzia del territorio, in quando il diritto sull’area cimiteriale non ne è soggetto) e debitamente depositato agli atti del comune.

  166. barbarisi f.m.

    il mio quesito è molto simile agli altri, ma vorrei sapere se è possibile la donazione di loculo (da un fratello all’altro fratello) situato in una congrega e come farlo (se da un Notaio o al comune ) La città è Napoli.
    Vi ringrazio per l’informazione.

  167. Carlo

    Per Speranza,

    suvvia; “GAUDIUM ET SPES”, ossia “Gioia e… SPERANZA” come recita una celebre inciclica pontificia emanata ai tempi del Concilio Vaticano II, senza dimenticare come la SPERANZA sia una delle tre virtù teologali, quindi, coraggio, al sopruso da Lei patito si può opporre resistenza, sino a quando giustizia sarà fatta.

    Nella polizia mortuaria, almeno dall’entrata in vigore del DPR n.803/1975 avvenuta il 10 settembre 1976 è vietata tassativamente la compravendita o la cessione per acta inter vivos o mortis causa dello jus sepulchri, a pena di decadenza immediata della concessione stessa, per violazione unilaterale delle obligazioni sinallagamatiche contratte tra concessionario e comune, quale ente concedente, al momento della stipula dell’atto di concessione concessione.
    Il DPR 10 settembre 1990 (Art. 92 comma 4 implementato, poi, dal paragrafo 14.3 Circ.Min. n.24/1993) proibisce nell’attività cimiteriale il fine di lucro ed arricchimento, siccome la polizia mortuaria ha anche un valore sociale e morale sottrtto ai capricci del libero mercato.

    Per la pronuncia della decadenza con relativa procedura di dichiarazione si veda questo link: http://www.funerali.org/?p=915

    Il diritto di sepolcro (Jus Sepeliendi et Jus Inferendi Mortuum in Sepulchrum) non può esser oggetto di diritti commerciabili, esso nella sua componente patrimoniale (proprietà di muri, pareti lapidi, arredi sacri, balaustre, lumi votivi…) è STRUMENTALE, ossie teleologicamente orientato al fine di garantire la sepoltura, che, tra l’altro, avviene jure sanguinis, ossia per diritto di consanguineità.

    Astrattamente la donazione (di cui il comune deve esser preliminarmente informato, anche per l’imputazione dei futuri oneri di manutenzione ex Art. 63 DPR n.285/1990) potrebbe anche esser ammissibile, si tratterebbe di un gesto di liberalità, che, però, in quanto tale interesserebbe solo la componente materilae del sepolcro (i muri ed il paramento lapideo, tanto per intenderci) e non il diritto a dare o ricevere sepoltura.

    La donazione non implica, nè può comportare, modifiche dello jus sepulchri, ma solo una diversa ripartizione degli oneri manutentivi, la compravendita, ancorchè mascherata e “sottobanco” è illegale e Lei ha tutto il diritto di denunciare l’illecito presso l’ufficio di polizia mortuaria del comune italiano sotto la cui giurisdizione amministrativa si trovano le tombe oggetto della controversia.

    Lei mantiene, pur sempre in capo a sè il diritto secondario di sepolcro, ossia il potre di accedere al sacello per recar visita ai Suoi cari, senza che nessuno Glielo possa impedire, magari (S)vendendo la tomba a terzi.
    Dimenticavo quanto segue:

    1) nella polizia mortuaria l’illecito, se riguarda norme del regolamento comunale è punito ai sensi dell’Art. 16 Legge 3/2003 (fatte salve eventuali norme regionali complementari o esclusive), altrimenti per violazioni al DPR 10 settembre 1990 n. 285 (nella fattispecie Art. 92 comma 4 sul divieto del fine di lucro o speculazione) si applica l’Art. 358 Regio Decreto n.1265/1934, così come novellato dall’Art.art.16 del D.Lgs. 22 maggio 1999, n.196 con l’elevazione della relativa sanzione pecuniaria da 3 a 18 milioni di Lire oblabile entro i 60 giorni, secondo le procedure della Legge n.689/1981, nella misura più favorevole, ossia 6 milioni del vecchio conio, ovviamente da tradurre in Euro ai termini del Decreto legislativo 24 giugno 1998 n. 213.

    2)Dall’entrata in vigore dell’Art. 824 comma 2 Codice Civile, avvenuta nel 1942 (ben prima, quindi, del DPR n.803/1975) secondo la più autorevole dottrina lo Jus Sepulchri, nella sua essenza di diritto personalissimo ed imprescrittibile, non può più formare oggetto di diritti a contenuto patrimoniale, nè può esser ceduto a terzi per acta inter vivos o acta mortis causa, siccome il cimitero appartiene al demanio comunale.

  168. Speranza

    Vi pongo il mio quesito, è vi sarei grato se mi rispodeste.
    Qualchè mese fà è morta una mia zia (cognome tizio) proprietaria della capella di famiglia (Tizio ereditata). Questa capella è stata – a seguito di quanto anzidetto – ereditata dal fratello (cognome tizio) di un’altra città, che ha intezione di vendere i loculi rimanenti sottoforma di donazione. Io però ho in questa capella sepolto mio padre (Tizio) e mia madre (caia), pertanto mi chiedo se posso oppormi a questa simulazione di donazione, perchè in realtà sarà onerosa.

  169. Carlo

    Rimanendo sempre lo jus sepulchri soggetto ad un regime diverso da quello per gli atti a contenuto patrimonialistico, in astratto sarebbe possibile la cessione inter vivos della mera proprietà su materiali lapidei, arredi tombali? In questo senso la proprietà si configurerebbe come sola assunzione degli oneri manutentivi di cui all’Art. 63 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285, magari previa comunicazione al comune.

    Se si esclude l’ipotesi del tutto residuale di una donazione (e, poi, in quali termini???) si è di parere fermamente contrario in quanto la compravendita di sepoltura (intesa come tomba in senso fisico, ossia quale manufatto sepolcrale) avrebbe pur sempre fine di lucro, e ciò è proibito dalla legge (art. 92 comma 4 del DPR 285/1990).

    Il concetto di lucro e speculazione si riferisce ad ogni possibile incremento economico di un patrimonio, da ciò consegue il divieto per tutti i privati di conseguire tale vantaggio attraverso la cessione di un diritto (in questo caso di proprietà) vantato su di un particolare sepolcro.

    Tra l’altro l’Art. 108 DPR 10 settembre 1990 n. 285 abroga ogni precedente disposizione in contrasto con il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato, appunto, con DPR 285/1990.

    1. pecchiola

      circa una quindicina di anni fu acquistato un terreno per costruire una cappella gentilizia, questo terreno posso venderlo a mia sorella chiedendo ,il prezzo vigente sul mercato oppure debbo chiedere la stessa somma di quanto l’ho comprato.In questo trasferimento deve essere interessato il comune . attendo con ansia la sua risposta

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