Funerali per fedeli di religione musulmana – 2/3

Questo articolo è parte 7 di 8 nella serie La pandemia cambia (o cambierà?) le procedure?

Naturalmente anche per i fanciulli, benché la dottrina li ritenga puri e liberi da ogni peccato, è previsto l’officio funebre, persino nel caso di un suicida, se vi è ragione di supporre un suo estremo pentimento, è consentita la liturgia esequiale.
Queste pratiche, benché vivamente consigliate, sono semplicemente complementari al rito solenne ed integrano solo la liturgia, siccome non sono avvertite da tutti i musulmani come fondamentali oppure vincolanti, ma, ad esempio, è tassativo che le spoglie dei martiri non debbano essere purificate né profumate o fasciate, per essere, poi sepolte nella stessa condizione in cui siano state eventualmente rinvenute. Il sacrificio, infatti, li ha liberati da ogni peccato.
Per il protocollo islamico, proprio per rifuggire ogni tentazione di feticismo idolatra verso la morte, non sono ammesse operazioni di carattere estetico sui morti, mentre tutta la dottrina è tendenzialmente contraria ad accertamenti autoptici tali da violare l’integrità del corpo.
Il fedele islamico, tuttavia, si conforma alla legislazione civile quando precise norme d’igiene o disposizioni medico-legali impongano trattamenti conservativi (trattamento antiputrefattivo ex art. 32 D.P.R. 285/1990) oppure esami necroscopici più approfonditi.
Nell’evenienza di azioni particolarmente scabrose sulla salma (emorragie o fenomeni colliquativi da contrastare con tamponi o siringazione cavitaria) è opportuno che provveda il congiunto più stretto od il ministro
di culto cui sarà affidata la conduzione della cerimonia.

Feretro

È subito necessaria una premessa: la cassa non è considerata dal rito islamico elemento così importante e centrale, come per noi occidentali, ma finisce col costituire un’innovazione, vale a dire una pratica complementare, con cui si arricchiscono le antiche usanze, senza, però, contraddire i precetti della fede (più “prosaicamente” si veda il paragrafo 8 della Circ. Min. 31 luglio 1998, n. 10).
Nel rispetto della legge coranica, la cassa non deve recare alcun simbolo o effige mentre non esiste alcune precisa disposizione sulla sua struttura (forma, intarsi, decorazioni …) proprio perché l’uso feretro è una recente acquisizione e non è stato ancora caricato di significati religiosi ed escatologici.
Anche per l’imbottitura si può solo suggerire che fodera ed il velo siano in tessuto di color bianco capace di richiamare fortemente, con la sua tonalità candida, l’idea ed il senso del sudario.
Secondo la tradizione, nel feretro vi sarà posta una copia del Corano con la corona del rosario islamico e, per i ministri di culto, anche il turbante simbolo dell’appartenenza al clero.
Se non vi sono gravi impedimenti, dopo la deposizione nella cassa che, per altro, conviene sempre ritardare massimamente, sarebbe opportuno non procedere all’immediata apposizione del coperchio, ma attendere il più possibile, nel rispetto dell’atavico rituale secondo cui non è considerata l’eventualità della cassa con relativa chiusura.
La salma, quindi, così sistemata e ricoperta dal velo funebre può essere esposta ai dolenti per un breve periodo; a cofano aperto, almeno sino alla conclusione della preghiera ed all’estremo saluto.

Veglia funebre

Va eseguita in silenziosa preghiera dinnanzi al feretro, senza però inginocchiarsi ed è particolarmente riprovevole prodursi in fragorosi lamenti o grida di dolore, in quanto, per la cultura musulmana, si tratta di un momento di grande intensità, dove ci si raccoglie in preghiera e si recita a bassa voce il Corano.
La fede nella resurrezione dei giusti impone un atteggiamento composto, discreto e di serena accettazione della divina volontà, dopo tutto … accade come Dio dispone.
Solo per i musulmani dell’Africa settentrionale è invalsa la controversa abitudine di ingaggiare prefiche.
Oltre alle preci, una delle poche forme d’onoranze consentite, è rappresentata dai gesti di carità e servizio verso i più umili e poveri, mentre non è consentito l’impiego dei ceri e degli addobbi floreali, i primi, perché ricordano arcaici culti idolatri e i secondi in quanto ritenuti dalla morale islamica una spesa inutilmente onerosa e superflua.

Trasporto

È tradizione consolidata che il feretro, condotto “a spalla” dai famigliari e dagli amici più intimi, sia accompagnato alla sepoltura da un corteo; se per motivi logistici o d’ordine pubblico il trasporto deve avvenire su di un veicolo, l’auto funebre non può evidenziare alcuna raffigurazione o icona.
È opportuno inoltre coprire il feretro con un drappo nero o verde (il colore preferito del Profeta) senza frange.
Sarebbe gesto di grande eleganza e premura se l’impresa di onoranze funebri ricordasse di rimuovere le lampade votive (assimilabili a candele) che illuminano il vano del veicolo durante l’ultimo viaggio del defunto.
Nel caso di cerimonia all’interno di un tempio islamico è un dovere dei fedeli trasferire la bara nella sala di preghiera della Moschea mentre il personale delle onoranze funebri dovrà sostare sempre all’esterno per non urtare la sensibilità dei presenti e l’intimità della funzione religiosa.
Il rito musulmano annovera diverse prescrizioni sulla tempistica del funerale: le esequie, infatti, o altra pratica funebre non si celebrano mai dopo il tramonto.
Questa disposizione, apparentemente superflua, al contrario, potrebbe riuscire preziosa all’impresa. Poniamo che per ragioni d’ordine pubblico le autorità, in un giorno d’inverno, quando la notte è lunghissima, dispongano le esequie di un musulmano la mattina presto (quando è ancora buio ed il sole non è sorto) o la sera tardi, magari per evitare disordini.
Chi organizza il funerale, rispettando la legge civile, incorrerebbe nelle giustificatissime ire dei parenti. Meglio dunque esserne informati.

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Carlo Ballotta

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