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Conflitti sul sepolcro famigliare — 160 commenti

  1. Cappella di famiglia: Concessionaria Mamma di 6 figli deceduta 1992.La concessione cita quanto segue: Stipula per se, eredi successori l’uso e di ella
    stessa, discendenti e collaterali. Domanda: una degli aventi diritto una figlia vuole tumulare il marito senza consenso degli altri fratelli aventi diritto.Non essendo ne discendente o collaterale. Ha questo diritto la sorella?

  2. X Remo Faieta:

    Buongiorno a Lei!
    …Ricorrere ad un… bastone??!!! No di certo, il diritto, infatti, nasce proprio ne cives ad arma ruant, ossia affinché la gente non si improvvisi un Rambo o un Terminator per farsi giustizia da sola con mezzi cruenti!
    La strada maestra è, senza dubbio, instaurare un giudizio in sede civile, anche se questa soluzione sconta i tempi biblici, dilatati all’infinito, dei Tribunali italiani, per veder riconosciuto e, soprattutto, tutelato il Suo diritto secondario di sepolcro. Non vedrei male nemmeno una bella letterina chiarificatrice scritta da un avvocato,, prodromica poi, quando anch’essa dovesse cadere nel vuoto, quanto ad effetti sperati, all’eventuale e conseguente citazione in giudizio.

  3. Ciao, Carlo.

    Grazie per la risposta molto informativa del 19 agosto, 2013. Sono ancora a dimandarti un consiglio. Quella “sorella cattiva e dispettosa”, sapendo che io ho ottenuto la chiave della cappella dove sono sepolti i miei genitori, per dispetto ha cambiato serratura. Io ed un paio di altre mie sorelle siamo
    all’estero e ritorniamo nel notro paese un paio di settimane all’anno e vogliamo andare alla cappella quando ci pare e piace. Quella sorella non vuole darci la chiave e dice che verra’ ad aprire se e quando e’ disposta.
    Lei abita a circa 30 km. Io voglio andare alla cappella ogni volta che mi pare e piace.
    Domanda: quale rimedio legale assicurato e molto sbrigativo ho per avere
    la chiave in mio possesso e serrature con cambiate? Carabinieri? Sindaco? Avvocato? Tribunale? Un bastone.!!!?
    Grazie mille
    Remo

  4. X Franco,

    rispondo, nell’ordine ai 3 distinti quesiti:

    1) in merito all’istituto della concessione cimiteriale di cui all’art. 90 dPR 10 settembre 1990, n. 285 non sussistono difficoltà al fatto che essa possa avvenire nei confronti di più persone, anche se non più appartenenti ad un’unica famiglia, magari per effetto di un subentro, con conseguente spacchettamento in quote dello jus sepulchri, ma in tal caso occorre avere l’avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta, lasciando che l’utilizzo della tomba sia determinato dalla cronologia eventi luttuosi. Insomma: chi prima muore…meglio alloggia nel sepolcro di famiglia.

    In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari. Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma non è ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, se ciò non è – espressamente – consentito dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe disciplinare) le forme e le modalità di “registrazione” di questo “frazionamento” dello jus sepulchri da parte degli uffici comunali, magari attraverso scrittura privata che gli aventi titolo notificano al comune.
    Il diritto di sepolcro è riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei concessionari, nucleo famigliare che, a questi fini, è stabilito nel Regolamento comunale di polizia mortuaria.
    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta, allora, in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle persone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’accesso alla sepoltura nel tumulo gentilizio è sempre connesso solo al verificarsi dell’evento (non prevedibile…ma certo, come comprensibilmente noto).

    2) La rinuncia, come atto unilaterale e recettizio, produce effetti, proiettati sul futuro, non solo per la persona che retrocede il proprio diritto di sepolcro, ma anche per i suoi aventi causa, che, così, non potranno più subentrargli nella titolarità di un diritto estinto, per espressa volontà dell’interessato. Mi spiego meglio: la mia rinuncia (oggi) alla mia quota di titolarità nel rapporto concessorio, depriverà (domani) i miei discendenti della possibilità di divenire, a loro volta, intestatari della concessione, escludendoli dall’eventuale voltura.

    3) Nei confronti del comune, ex Art. 63 DPR 10 settembre 1990 n. 285, i concessionari, sono OBBLIGATI IN SOLIDO a sostenere
    gli oneri manutentivi, ad sempre possibili liti e controversie o diversi accordi tra le parti, l’Ente Locale rimane comunque estraneo.

  5. Salve a tutti,
    Vi espongo il quesito dal quale nn riesco a venire fuori:
    il mio Bisnonno ( defunto da anni) costruì una cappella negli anni 50′ ( concessione perpetua ) per sè e i suoi discendenti, in tutto tre figli, i quali a loro volta hanno avuto altri discendenti. Adesso:
    Come vanno ripartiti i loculi, devono essere suddivisi in parti uguali per tre( le rispettive famiglie dei tre figli del concessionario) o occorre seguire 1 altro criterio ?
    Se uno dei nipoti del concessionario volesse rinunciare, i suoi figli avrebbero sempre diritto alla propria sepoltura all’interno della cappella?
    Gli oneri di manutenzione vanno ripartiti sempre in parti uguali per le rispettive 3 famiglie o occorre fare riferimento ai singoli discendenti del concessionario?

  6. x Carlo,
    inutile dire quanto mi è stato utile il suo intervento!
    sono davvero felice di poter ancora conoscere persone come lei,
    grazie ancora

  7. X Walter,

    mea culpa, forse ho semplificato troppo, per ovvie ragioni di brevitas e sintesi: la situazione, in effetti, è leggermente più complessa, perché s’intersecano norme regionali (cremazione decisa a maggioranza assoluta degli aventi diritto a pronunciarsi ) e nazionali (atti di disposizione, in genere, sulle spoglie mortali, i quali, attenendo ai diritti della personalità e, quindi, alla sfera dell’ordinamento civile ex Art. 117 lett. l) ed m) Cost. dovrebbero esser soggetti alla sola norma statale. Orbene essa (Art. 79 comma 2 Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285) nella sua pienezza d’attuazione prevede che gli atti di disposizione tra più aventi diritto, titolati ad esprimere la propria volontà, siano adottati non a maggioranza, bensì all’unanimità. Questo principio potrà anche non vale anche non valere per la cremazione, in forza della Legge n. 130/2001, magari implementata, ancorché in modo velleitario, da apposita normativa regionale (nutro forti perplessità a tal proposito!), ma di sicuro si applica in tema di esumazioni/estumulazioni di cui al Capo XVII DPR n. 285/1990. Nella fattispecie da Lei segnalata per estumulare i Suoi nonni, a prescindere dalla successiva cremazione, sarebbe, comunque, stato necessario il consenso espresso da tutti e 5 i figli e formalizzato in dichiarazione, rivolta ad una pubblica amministrazione ex DPR n. 445/2000, senza poi considerare la modalità in cui manifestare l’ulteriore volontà cremazionista ai sensi della Circolare Min. Interni n. 37/2004, cioè attraverso l’atto sostitutivo dell’atto di notorietà. Dirò di più, a costo di sembrare oltremodo pedante e noioso. L’estumulazione dei nonni è stata funzionale, se non ho mal interpretato, alla sepoltura, nella medesima cappella gentilizia, di Suo padre da poco deceduto. Ora, se lo jus sepulchri, entro i limiti (dilatabili??? Forse sì, ma non all’infinito!) del novero delle persone riservatarie dello jus sepulchri stesso ex Art. 93 comma 1 DPR n. 285/1990, si esercita sino al raggiungimento della massima capacità ricettiva del sepolcro ex II Periodo Art. 93 comma 1 Citato, per far posto al feretro Suo padre, gli altri titolari dello Jus SEpulchri (da intendersi come potenziale diritto alla tumulazione, o meglio, quale legittima aspettativa, quando si è ancora in vita, proiettata nel tempo successivo alla propria morte) hanno acconsentito spontaneamente alla compressione del loro diritto (se, infatti, materialmente, non c’è spazio per immettere nuove bare nel tumulo…chi prima muore meglio alloggia!). Ecco perché sarebbe interessante chiarire, in merito allo jus sepulchri, la posizione soggettiva di tutti e 5 i fratelli/sorelle coinvolti. Certo se, eccetto Sua madre che è nuova ed unica titolare della concessione a seguito di rinnovo/novazione del rapporto concessorio in oggetto, gli altri aventi titolo hanno rinunciato alla propria quota della concessione stessa (la quale, così, risulterebbe esser stata, quanto meno in passato, “spacchettata” e suddivisa tra più co-titolari) e, di conseguenza, al relativo jus sepulchri che appunto sorge dall’atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990, la questione non si pone proprio, siccome chi rinuncia (e la rinuncia è un negozio giuridico unilaterale, al tempo stesso ricettizio ed irrevocabile) decade automaticamente, quasi di default, dalla titolarità dello jus sepulchri attivo e passivo.

  8. X Carlo,
    Mammamia che tempestivitá!
    RingraziandoLa tanto della celere risposta,La saluto con un ultimate precisazione,ovvero:
    la cremazione é stata necessaria per fare posto alla salma di mio padre,o meglio,potevano decidere di mettere i miei nonni in terra comune per qualche anno attendendo la naturale biodecomposizione per poi riadagiarli definitivamente nella tomba ma é stata scelta la strada più semplice (anche se più onerosa..) dell’immediata cremazione.
    Solo che il comune ha richiesto solamente la firma della maggioranza quindi di solamente 3 figli delle salme (compresa mia madre) su 5 per l’estumulazione e la successiva cremazione delle salme.
    Quindi il pagamento spetterebbe ai 3 firmatari giusto?
    Credevo che mia madre essendo diventata unica intestataria della sepoltura dei miei nonni e avendo ora disposto lei la sepoltura di mio padre (per ovvi motivi) nella tomba,seppur con il benestare di una parte dei fratelli,fosse anche l’unica a dover fronteggiare tutte le spese del caso oltre a quelle di manutenzione.
    Grazie mille

  9. X Walter,

    La cremazione, al pari dell’inumazione in campo di terra, è servizio pubblico locale a domanda individuale (Art. 12 comma 4 Legge n. 440/1987) sebbene a titolo oneroso per l’utenza, dopo l’entrata in vigore di recenti due norme: rispettivamente l’Art. 1 comma 7-bis Legge n. 26/2001 e l’Art. 5 Legge n.130/2001. Pertanto, il prezzo dell’incinerazione deve esser corrisposto da chi tale prestazione domandi al comune, quale titolare ultimo della funzione cimiteriale; in altre parole l’onere della cremazione è a carico di chi la richieda, fatto salvo il caso di indigenza del de cuius al momento del funerale, e verso il gestore del crematorio incaricato di riscuotere la tariffa tutti i richiedenti sono obbligati in solido, non dovendo quest’ultimo effettuare laboriose ricerche sugli aventi titolo a presentare istanza di cremazione o sui loro accordi interni nella ripartizione degli oneri: a tali eventuali patti interni, jure privatorum, la pubblica amministrazione o comunque chi conduca, per conto del comune, l’impianto di cremazione rimangono, infatti, estranei, per ovvie ragioni. Per converso, il gestore, in caso di inadempienza, ricorrerà con gli strumenti del Cod. Civile, al recupero coattivo del credito verso chi abbia sottoscritto l’istanza di cremazione inoltrata all’ufficio comunale della polizia mortuaria, ma di solito ciò rappresenta un’ipotesi remota, poiché almeno dalle mie parti (io sono di Modena) prima si paga, poi si dà luogo alla cremazione, proprio per evitare conflittualità con gli aventi diritto.

    Piccola nota: Sua madre, rinnovando la concessione in scadenza, con la completa assunzione del relativi oneri, non è divenuta PROPRIETARIA della tomba, trattasi pur sempre di concessione amministrativa su un bene demaniale, quale, appunto, è il cimitero, semmai essa, attraverso la voltura del titolo di concessione, se così previsto o ammesso dall’istituto del subentro dettato dal regolamento comunale di polizia mortuaria,, è divenuta unica intestataria della sepoltura privata data in concessione. Bisogna sempre tuttavia distinguere e tener ben separati i due ambiti, ossia legittimazione a disporre delle spoglie mortali racchiuse in un dato sepolcro (segue solo la regola dello jus sanguinis, declinata secondo il principio di poziorità ex Art. 79 comma 2 DPR n. 285/1990), e mera titolarità della concessione ai fini dell’esercizio dello Jus Sepulchri attivo e passivo.

  10. Salve,
    Vi pongo il mio quesito:
    Nella tomba dove sono sepolti i miei nonni,genitori di mia madre e altri 4 fratelli (miei zii),passati i 30 anni nessuno di questi fratelli volle rinnovarla tranne mia madre quindi pagò lei il rinnovo della concessione diventandone la proprietaria.
    Poco fa é morto mio padre e per fargli posto é stata necessaria l’estumulazione dei nonni e la relativa cremazione.
    Questa spesa spetta solamente a mia madre in quanto proprietaria oppure anche ai suoi fratelli in parti uguali?
    Spero di essere stato abbastanza chiaro .
    Grazie

  11. X Marco,

    per giurisprudenza costante in materia, e per norma positiva (Art. 79 comma 2 Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria) al coniuge superstite, anche se in stato di separazione (così, almeno, il paragrafo 14 della Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24) spetta il titolo privilegiato per decidere ed adottare eventuali atti di disposizione sulla spoglia mortale di marito o moglie premorti. I Figli, anche se nati fuori del regolare matrimonio, (ma, comunque, sempre di figli, a tutti gli effetti, si tratta, anche perché la Legge n. 219/2912 ha superato l’anacronistica distinzione tra la filiazione legittima e quella “naturale”) non possono opporsi a questo diritto che riguarda intimamente il rapporto di coniugio e non la semplice convivenza more uxorio.

    La moglie di Suo Padre, quando sarà il momento (…e senza fretta alcuna!) potrà chiedere l’avvicinamento alla tomba del defunto marito se e solo se sarà titolare, al momento della morte, dello jus sepulchri in quella particolare tomba, ossia del titolo di accoglimento che, eccetto la fattispecie della benemerenza ex Art. 93 comma 2 Reg. Naz. Polizia Mortuaria, da definirsi tramite il regolamento comunale, si acquisisce solo ed unicamente jure sanguinis o jure coniugii. Bisogna quindi esser o parenti consanguinei (gli affini non c’entrano!) o coniugi del concessionario per poter vantare lo jus sepulchri in un sepolcro privato dato in concessione, come appunto accade per una tomba di famiglia.

  12. Salve a tutti vorrei! Vorrei gentilmente porre alla Vostra attenzione un quesito abbastanza delicato:
    Sono orfano (assieme a due sorelle) di padre da 20 anni. Mio padre ha convissuto pubblicamente e pacificamente con mia madre negli ultimi 20 anni di vita sua, ma non ha mai divorziato dalla prima moglie (da cui ha avuto 4 figli). Ora è sepolto nella tomba di appartenenza di mia zia (la sorella di mio padre). Un domani che muoia la prima ed unica moglie di mio padre e lei voglia essere sepolta accanto al marito, noi figli riconosciuti possiamo opporci? Abbiamo qualche diritto riconosciuto dalla legge?
    Grazie mille in anticipo a chiunque voglia rispondermi.
    marco

  13. La successione nei diritti di sepolcro e nei relativi obblighi manutentivi dell’edificio sepolcrale, entro cui esercitare lo jus sepulchri, tra il fondatore del sepolcro ed i suoi aventi causa è disciplinata unicamente a livello locale (regolamento comunale di polizia mortuaria) dall’istituto del subentro (per approfondirlo suggerisco la consultazione di questo link: http://www.funerali.org/?p=7523).

    Retrocedendo al comune la titolarità della concessione (con annessi diritti di sepolcro) per le quote di propria spettanza (lo jus sepulchri, infatti, potrebbe, nel tempo essersi frazionato tra più aventi diritto) si perde volutamente lo jus sepulchri (inteso sia come diritto, attivo e passivo alla sepoltura, sia come diritto di natura reale e patrimoniale sui beni immobili di cui il sepolcro consta) ma si è definitivamente sollevati dagli oneri manutentivi, in quanto l’edificio sepolcrale (per accessione???) inteso come corpus compositum di opere murarie ed arredi diviene proprietà del comune che ne potrà pienamente disporre anche attraverso l’assegnazione a nuovi concessionari.

    La rinuncia deve necessariamente avere la forma scritta e debitamente sottoscritta dagli interessati (i quali, così perdono definitivamente lo jus sepulchri) ed è inoltrata secondo le modalità dettate dal DPR n. 445/2000. Non ravviso nella semplice scrittura privata da notificare al comune, lo strumento idoneo al perseguimento dello scopo, perché stiamo pur sempre ragionando di diritti personalissimi e, quindi, anche la forma riveste la sua sostanziale importanza, siccome trattasi di atto irreversibile. Il comune ha solo facoltà e non obbligo di accettare. Le procedure di dettaglio sono dettate dalla normativa comunale di settore.

  14. Posso inoltrare un quesito?
    Mi interesserebbe un parere su questa fattispecie:
    Concessionari Tizio e Caio, fratelli;
    Tizio, coniugato (con due figli), muore; e dopo di lui muore la moglie Tizia ed anche il figlio Tizietto;
    Caio, coniugato (senza figli), muore; e dopo di lui muore la moglie Caia.
    Considerando che:
    Tizio ha lasciato erede testamentario il solo figlio Caietto (pretermettendo, per ragioni di opportunità, il figlio Sempronio),
    e Caio ha lasciato eredi testamentari i due figli di Sempronio,
    mi chiedo se in capo a me, coniuge superstite di Caietto, e sua erede testamentaria, sorga qualche problema di responsabilità in merito all’opera (tomba familiare) realizzata in forza della concessione originariamente rilasciata a Tizio e Caio.
    Poichè per la mia tumulazione io già ho scelto una diversa collocazione posso, a vostro parere, rinunciare non solo al mio diritto di sepolcro ma anche, e soprattutto, a qualsiasi diritto a me eventualmente spettante su detta tomba familiare (sull’opera intendo)?
    Vorrei non risultare responsabile di eventuali danni riconducibili al manufatto in questione, come pure non vorrei che a me facessero capo obblighi di manutenzione e/o ripristino.
    Spero in una risposta.
    Grazie dell’attenzione.

  15. X Remo Faieta,

    Rispondo, in modo schematico e stringato, alla Sua missiva, articolando le mie considerazioni sui singoli punti tematici da Lei proposti, altrimenti mi accusano, a ragione, di esser un inconcludente e prolisso leguleio causidico.

    1) L’unico soggetto legittimato a cedere, a titolo oneroso, tra l’altro, il diritto d’uso sui beni sepolcrali è solo ed esclusivamente il Comune, nella concessione, infatti, è vietato il fine di lucro o speculazione (Art. 90 comma 4 DPR 10 settembre 1990 n. 285) da intendersi come attività finalizzata all’incremento patrimoniale, così come definita dal Cod. Civile. Tra privati, sono, così, vietati gli atti negoziali a contenuto privatistico, sia inter vivos, sia mortis causa, e questo perché:

    a) l’Art. 74 del Regio Decreto n.1880/1942, che appunto avrebbe permesso la trasmissione dello jus sepulchri per acta inter vivos o mortis causa è stato espressamente abrogato.
    b) il cimitero è demaniale (e si mediti sul significato di demanialità!) ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile e ad esso si applica la disciplina speciale di cui all’Art. 823 Cod. Civile.

    La compravendita di loculi è pertanto nulla di diritto, in quanto proibita dalla Legge, ed esigere la corresponsione di una somma di denaro per accordare lo jus sepulchri (il quale, ribadisco è un diritto personalissimo, non a contenuto patrimoniale) si configura come una grave violazione unilaterale delle obbligazioni sinallagmatiche contratte dal concessionario ed il comune, quale ente concedente punibile d’ufficio con la decadenza della concessione stessa.

    2) Una volta avvenuta la tumulazione la relativa estumulazione è ammessa solo alla scadenza della concessione (Art. 86 comma 1 DPR n. 285/1990)
    Un’eventuale estumulazione richiesta in applicazione dell’art. 88 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 dovrebbe essere richiesta dai soggetti che hanno titolo di disporre delle spoglie mortali, cioè, al solito, dal coniuge o, in mancanza di questi, dai parenti nel grado più prossimo ed, in caso di pluralità di parenti nel grado più prossimo, da tutti costoro. L’estumulazione, dunque, deve sempre esser richiesta da soggetti legittimati jure sanguinis ed autorizzata dal comune sulla base di questo titolo.

    3) La sorella “cattiva” e dispettosa non può negarVi l’accesso alla tomba, non consegnandoVi le chiavi, perché con questo comportamento arbitrario e capriccioso lederebbe il Vostro diritto secondario di sepolcro, cioè la facoltà di fruire del sepolcro per porre in essere atti di pietas e devozione verso i Vostri defunti, in materia vi è giurisprudenza costante. Il diritto secondario di sepolcro è tutelabile in sede civile.

  16. Una mia sorella ha costruito una cappella nel cimitero e ci ha trasportato le ossa di mio padre e mia nonna. Sopra la porta c’e’ scritto “Famiglia …….”,
    cioe’ il nome e cognome di mio padre. Poi ha venduto diversi loculi a persone del tutto estranee alla famiglia. Un’altra mia sorella ha dovuto pagare per il loculo. Mia sorella ha dovuto pagare per un loculo per suo marito defunto e per se stessa. Gia da anni mia madre ha pagato per il suo loculo in quella cappella, altrimenti non avrebbe potuto esserci sepolta. Mia madre e’ morta recentemente ed e’ sepolta li. Quindi quella sorella si e’ ritrovata con la cappella completamente pagata da altri. Due mesi dopo quella sorella ha fatto estumulare mia madre e l’ha messa in un altro loculo della stessa cappella per certe convenienze sue. Inoltre, per ragioni di conflitto famigliare, quella sorella si rifiuta di dare la chiave della cappella a me e a diverse altre sorelle, perche’ lei dice e’ proprieta’ sua. Domande:
    – puo’ quella sorella legalmente vendere quei loculi?
    – e’ giusto e legale che mia madre paghi per essere sepolta in quella
    cappella dedicata a mio padre?
    – puo’ quella sorella negarci la chiave e quindi l’accesso alla cappella per
    visitare i nostri genitori?
    – puo’ quella sorella estumulare quei defunti come le pare e piace?
    Grazie e auguri di ogni bene.
    Remo Faieta

  17. X Rodolfo

    il diritto di sepolcro si configura come un complesso di situazioni giuridiche assimilabili a queste tre, principali, fattispecie:

    1) Jus Sepeliendi = diritto ad esser sepolto in un determinato sacello privato

    2) Jus inferendi mortuum in sepulchrum = diritto a dar sepoltura

    3) Diritto secondario di sepolcro = potere, del tutto personalissimo, che sorge in capo ai consanguinei del de cuius per rendergli i dovuti onori funebri, con pratiche di pietas e devozione verso i propri morti, anche attraverso l’accesso alla tomba.

    Una diversacorrente di pensiero, accanto al diritto primario e secondario di sepolcro ereditario, ha affermato l’esistenza di una terza nozione di diritto di sepolcro, denominata “diritto al sepolcro in senso stretto”, che si identifica in quel diritto che ha come oggetto diretto il manufatto tombale o, in ogni caso, i materiali, spesso di pregio, che lo compongono.

    Nel suo caso, allora, si tratta di tutelare dinnanazi al giudice civile il Suo imprescrittibile diritto secondario di sepolcro. Deve , per altro rilevarsi come tale materia non rientri in quelle espressamente indicate dall’art.7 c.p.c. vigente e rientranti nella competenza del giudice di pace

    Il «diritto secondario di sepolcro» spetta a chiunque sia congiunto di una persona le cui spoglie si trovino in un sepolcro e consiste nella facoltà di accedervi durante le ricorrenze e di opporsi ad ogni atto che costituisca violazione ed oltraggio a quella tomba.

    La dottrina e la giurisprudenza più recente hanno univocamente affermato che la natura giuridica del diritto secondario di sepolcro è quella di un diritto «personalissimo».

    Attraverso il procedimento analogico, si estende al diritto secondario di sepolcro la tutela del nome per ragioni familiari dell’abuso dell’immagine altrui e della memoria del soggetto scomparso che sopravvive nella pietas dei superstiti.

    La testimonianza materiale di questa memoria è rappresentata, appunto, dal monumento sepolcrale, dagli epitaffi e dalle iscrizioni tombali che meritano tutela specifica in caso di violazione.

    Lei, pertanto, pur non appartenendo famiglia del concessionario, cioè dell’intestatario del sepolcro, ha comunque il diritto (secondario) di recarsi al sepolcro, portare dei fiori, espletare pratiche di memoria e suffragio, è così illegittima la perversa volontà di negarle le chiavi per entrare nella cappella sepolcrale, in quanto questa Sua facoltà non costituisce certo turbativa di sepolcro.

  18. chiedo informazioni a quanto segue:

    Essendo figlio legittimo del genitore padre, vorrei conoscere i diritti di accesso ad un cappella privata.
    mio padre morto da circa un anno, è stato seppellito nella cappella della mia sorellastra, quest’ultima insieme alla sua famiglia e alla seconda moglie di mio padre defunto, non permettono sia al sottoscritto che ai miei altri tre fratelli e sorelle di accedere in quanto la cappella e sempre chiusa a chiave.
    pertanto mi viene negato il diritto di andare a fare visita al mio genitore legittimo quando lo ritengo opportuno. premetto che bonariamente attraverso degli amici chiedevo la chiave per accedere alla cappella ma mi è stata negata.
    Cosa possa fare , esiste qualche diritto a mio vantaggio su quanto esposto, posso andare a posare un fiore dal mio caro paà?. gradirei un vostro gentile riscontro grazie.
    firmato
    Rodolfo S.

  19. Art. 76 DPR n.445/2000: “Chiunque rilascia dichiarazioni mendaci, forma atti falsi o ne fa uso nei casi previsti dal presente testo unico e punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia”.

    La norma è chiara ed, in qualche modo, inappellabile nella sua tagliente crudezza!

    L’?Amministrazione comunale, laddove intervenga una vertenza fra familiari, resterà estranea alla controversia, limitandosi a mantenere fermo lo status quo fino a quando non sia raggiunto un accordo fra le parti o non sia intervenuta una sentenza del Giudice di ultima istanza, passata in giudicato. Circa le responsabilità per il familiare che non aveva titolo a richiedere una operazione cimiteriale si è del parere che, tranne non rilevino fatti penali, non è sanzionabile un comportamento se questo non viola precise disposizioni di legge (ad es. dichiarazione falsa in atto sostitutivo di notorietà), regolamento o norme locali. In altri termini se il Comune ha dato corso ad una istanza di uno o più familiari, poi rivelatisi non titolati a fare detta richiesta per effetto di norme locali , si ha una violazione per il familiare del regolamento nazionale di polizia mortuaria, depenalizzata, soggetta a sanzione amministrativa ai sensi dell?art. 107 del DPR 285/90. Per eventuale trasgressione, invece, al regolamento municipale di polizia mortuaria la punizione pecuniaria è comminata dall’Art. 16 Legge n.3/2003. È però da annotare, come ci insegna la cronaca funeraria, che di recente, in una importante città italiana, proprio su autocertificazioni che poi sono risultate non rispondenti a verità, sono state autorizzate operazioni cimiteriali e cambi di titolarità di tombe, poi rivelatesi illegittime. In questi casi il controllo a campione che ordinariamente si fa sulle autocertificazioni, a parere di chi scrive, dovrebbe essere comunque svolto, proprio per garantirsi da violazioni del disposto sia dell?articolo 92 che 93 del DPR 285/90.

  20. Morta mia zia ,uno dei miei cugini si e delegato alla gestione del sepolcro falsificando la firma di mia madre (l’altra sorella)e possibile che nn vengono controllate le firme?.
    cosa possiamo fare per eliminare questa falsa delega?

  21. X Memole,

    mi scuso della pressante pedanteria con cui faccio seguito alla mia precedente risposta, ma mi sovviene or ora un’altra possibile soluzione.

    I vecchi regolamenti nazionali di polizia mortuaria succedutisi in epoca post-unitaria e prima del periodo repubblicano (essi sono rispettivamente due Regi Decreti del 1891 e del 1892 sostituiti poi dal Regio Decreto n.1880/1942 cui succede il DPR n.803/1975 abrogato, poi, dall’attuale DPR 10 settembre 1990 n. 285) prevedevano per la concessione di area cimiteriale da adibire a sepolcro privato una procedura particolarmente complessa costituita da un preventivo nulla osta prefettizio e da una delibera del consiglio comunale cui poi, sarebbe seguita la stipula, tra le due parti contraenti, cioè il privato cittadino ed il comune, di quel regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990 necessario per poter vantare ed esercitare diritti su suolo e manufatti cimiteriali, o su porzioni degli stessi. Sarebbe, allora, interessante e proficua una ricerca in questo senso tra gli atti del comune in cui si conservano le statuizioni consigliari dei primi del ‘900, in quel periodo storico, infatti, le concessioni cimiteriali erano un evento abbastanza raro e, per tanto, facilmente rintracciabile, anche a distanz adi quasi un secolo.

    Ad ogni modo, ed in via generale, laddove manchi il titolo (regolare atto di concessione), il solo rimedio sembrerebbe (dove il condizionale deriva dai pochi elementi qui forniti) essere quello della sentenza del tribunale civile (per ragioni di valore dovrebbe escludersi la competenza del Giudice di pace, ma non entro in questi aspetti processuali), passata in giudicato, che accerta (art. 2907 CC) la sussistenza del diritto, provando, documentalmente, sia la deliberazione di concessione, sia l’intervenuta approvazione, a suo tempo, dell’autorizzazione prefettizia, allora prescritta e ‘condizionante’.

  22. X Memole,

    E’ interesse dell’Amministrazione Comunale utilizzare al meglio il patrimonio cimiteriale già costruito, favorendo il completamento della capienza dei sepolcri.

    Chi intenda subentrare nella intestazione deve provare di averne titolo, esibendo l’atto di concessione (compravendita, donazione o altro titolo finché ciò è stato possibile) e le certificazioni (o autocertificazioni ex DPR n. 445/2000) attestanti i rapporti di parentela, secondo la regola dello jure sanguinis.

    Il diritto di sepoltura nei sepolcri privati nei cimiteri è riservato al concessionario ed ai componenti della di lui famiglia, ciò esclude che possano trovarvi sepoltura le salme di altre persone. La definizione dell’ambito della famiglia del concessionario va, od andrebbe, definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale dovrebbe altresì regolare il c.d. subentro nella concessione in caso di decesso del concessionario (fondatore del sepolcro), siccome la fonte Regolamentare locale potrebbe prevedere tanto che al concessionario debba farsi riferimento anche post mortem quanto che i suoi discendenti assumano, a loro volta, la posizione di concessionari (ipotesi che modifica, od amplia, la definizione di famiglia del concessionario). In altre parole, sia la definizione di famiglia del concessionario sia gli effetti che si abbiano in conseguenza del decesso del concessionario (fondatore del sepolcro) sono rimessi alla fonte regolamentare locale.

    Quanto, poi, all’istituto del subentro nell’intestazione del rapporto concessorio il regolamento di polizia mortuaria comunale dovrebbe prevedere al proprio interno un articolo in cui venga precisato che le disposizioni in esso contenute si applicano anche alle concessioni ed ai rapporti costituiti anteriormente alla sua entrata in vigore, fatte, ovviamente salve le clausole di miglior favore, come, ad esempio, la perpetuità della concessione, e che comunque il Regolamento comunale di polizia mortuaria precedente cessa di avere applicazione dal giorno di entrata in vigore del presente. Ora non è dato sapere se ciò viene previsto nel regolamento comunale dello scrivente Comune. Seguendo le procedure previste in detto regolamento, chiunque ritenga di poter vantare la titolarità di diritti d’uso su sepolture private in base a norme del Regolamento precedente, può presentare al Comune gli atti o i documenti che comprovino tale sua qualità al fine di ottenerne formale riconoscimento.

    Per la reintegrazione dei titoli andati perduti o distrutti, vuoi per calamità naturali, eventi bellici o semplice disattenzione ci sono due soluzioni percorribili: l’una, quella più classica implica di adire l’autorità giudiziaria, in sede civile, per l’accertamento di un diritto ai sensi dell’Art. 2697 Codice Civile, la Magistratura, naturalmente, potrà ricorrere a qualunque mezzo di prova, mentre la verifica dello Jus SEpulchri in via amministrativa di solito non eccede la mera valutazione dei titoli formali, in quanto l’azione amministrativa non può sconfinare nell’attività giurisdizionale riservata al giudice.

    L’altra, forse più “garibaldina” e “spericolata” è costituita da quell’insieme di norme conosciute come istituto dell’immemoriale.

    Detto questo, come dovuto e doveroso preambolo, fosse per me rischierei la formula del TANTUM JURIS che, poi, si sostanzia, come norma positiva, nell’istituto dell’immemoriale (http://www.funerali.org/?p=1172), anche se l’immemoriale è stato superato per i rapporti di diritto pubblico con l’allegato A della Legge n.2248/1865 (Legge per l’Unificazione Amministrativa del REGNO d’ITALIA), pur permanendo, a certe condizioni sempre più stringenti, per altro, nei soli rapporti di diritto pubblico. Per la sua applicazione al caso concreto esso, però, deve esser appositamente codificato nel regolamento comunale di polizia mortuaria.

    Si consiglia di richiedere una ricerca approfondita al Comune, il quale deve mantenere traccia nei propri archivi delle concessioni effettuate. In caso di assenza di contratto originario di concessione (attenzione un Comune può essere anche frutto di separazione da un Comune preesistente e quindi la documentazione originaria potrebbe essere all?archivio del Comune padre) o almeno della prova del pagamento dell?area, o ancora del rilascio della autorizzazione alla costruzione, chieda al Comune di verificare che vi sia stato un uso continuativo della Cappella da parte della sua famiglia nel tempo (è provabile facendo la ricerca nei registri delle sepolture cimiteriali che sono in archivio comunale, producendo anche l?elenco con fotografia, delle iscrizioni tombali). Se si ottiene la prova della sepoltura continuativa nella Cappella e non si trova invece niente altro è possibile avviare una procedura per riconoscere egualmente il diritto attraverso l?istituto dell?immemoriale. L’immemoriale (altrimenti noto anche come immemorabile) è un istituto che secondo parte della dottrina è andato in prescrizione, secondo altri no.

  23. nel caso in cui l’amministrazione non trovi l’atto di concessione, di una cappella familiare del 1900 circa, cosa devono fare gli eredi nei confronti dell’amministrazione per ottenere un atto che riconosca loro l’ essere concessionari, in quanto eredi jure sanguinis, della suddetta cappella?

  24. Per Eleonora

    Il sepolcro privato e gentilizio, come accade, appunto, per la tomba di famiglia, sorge, dietro stipula di regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n.285/1990, sibi familiaeque suae ossia per il fondatore dello stesso e per la di lui famiglia, se non è differentemente specificato nel rapporto concessorio che intercorre tra il comune, quale ente concedente, ed il privato cittadino in qualità di primo concessionario; il diritto di sepolcro è, quindi, oggetto di “riserva” da parte dei familiari del concessionario, in altre parole esso è legato jure coniugii e jure sanguinis all’appartenza alla sua famiglia così come definita e delimitata dal combinato disposto tra il regolamento comunale di polizia mortuaria e l’atto di concessione, con la convenzione, in addentellato, che spesso lo accompagna, in cui le parti individuano le rispettive obbligazioni sinallagmatiche.

    Quindi, principalmente lo jus sepulchri segue il criterio dello jus coniugii e dello jus sanguinis, ma può esser esteso anche ai casi delle cosidette “benemerenze” ai sensi dell’Art. 93 comma 2 DPR n.285/1990 (persone estranee al nucleo familiare ma lunite al fondatore da particolari legami morali o affettivi), in quest’ultimo caso l’autorizzazione alla sepoltura in quel determinato tumulo si fa più strutturata perchè occorre non solo il generico consenso del concessionario, ma anche quello di tutti coloro i quali vedrebbero così compresso il loro diritto di sepolcro, esso, infatti ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n.285/1990 si esercita sin quando ci sia capacità ricettiva (spazio libero) nel sepolcro, oltre la quale si comprime sino ad esaurirsi naturalmente.

    La rinuncia al proprio jus sepulchri in favore, magari, di un benemerito, richiede tassativamente la forma scritta ed autenticata, poichè trattasi di diritti personalissimi, una semplice scrittura privata non parrebbe idonea a soddisfare questo requisito sostanziale, l’errore foriero di rapporti poco idilliaci e di eventuali ripercussioni giudiziarie risiede nell’ aver regolato solo verbalmente sia l’ingresso delle salme degli aventi diritto nella tomba, sia l’istituto della benemerenza

    Lo Jus Sepulchri per i vivi è solo una legittima aspettativa (diritto su cosa futura???), per i morti, invece, si perfeziona al momento della sepoltura e produce tutti i suoi effetti per tutta la durata della concessione, le estumulazioni, in effetti, secondo la Legge (Art. 86 DPR n.285/1990) si possono eseguire allo scadere della concessione (per le concessioni perpetue, essendo queste “eterne” il problema non dovrebbe porsi, peroprio perchè quest’ultime non hanno mai estinzione, se non per ragioni “patologiche” di cui adesso non possiamo occuparci per ragioni di “brevitas” ed economia generale nella risposta fornita).

    In linea di massima, l’estumulazione si esegue al cessare della concessione (art. 86, comma 1 D.P.R. n. 285/1990), salvo quanto previsto dal successivo Art. 88, cioè per l’estumulazione finalizzata al trasporto in altra sede, sempre, comunque, soggetta, come ogni operazioni cimiteriale a preventivo provvedimento autorizzativo rilasciato dal comune sulla base della valutazione dei titoli ancorchè formali, come la sussistenza dello jus sepulchri e la manifestazione della volontà (= atto di disposizione) da parte degli aventi titolo a poter decidere secondo principio di poziorità sulla destinazione ultima del defunto.

    Gli Artt. 86, 87, 88 e 89 del D.P.R. n. 285/1990 disciplinano, in via generale, l’estumulazione, lasciando comunque al Sindaco, quale autorità sanitaria locale che sovrintende, ex Art. 51 D.P.R. n.285/1990, alle funzioni di polizia cimiteriale, la responsabilità di ordinare le operazioni stesse (oppure se si ritiene opportuno, attraverso apposita norma sul regolamento di polizia mortuaria comunale). In pratica, con ordinanza del Sindaco, si forniscono le norme attuative e di dettaglio e si attribuiscono le competenze, il comune, potrebbe adottare, in merito alle estumulazioni, una politica più rigida e restittiva, così da evitare vorticosi giri di walzet in cimitero tra feretri prima tumulati o inumati, e, poi, successivamente estumulati o reinumati, senza una ben precisa ratio, ma solo per arbitrio e capriccio dei familiari, il comune, dopo tutto, nella persona (virtuale??!!!) del sindaco sovrintende all’ordine ed al buon funzionamento del cimitero, dotandosi anche di un proprio regolamento (di competenza del consiglio comunale) di polizia cimiteriale, la fonte regolamentare locale diviente allora strumento fondamentale per dirimere queste controversie, pure attraverso la dettatura di una precisa tempistica da seguire nell’iter amministrativo ed operativo delle estumulazioni. A tal proposito consiglio di consultare questi 2 link: http://www.funerali.org/?p=858 http://www.funerali.org/?p=648

    Ad ogni modo:

    1) se il feretro della nonna materna ha ricevuto accoglimento nel saccello familiare con tutti i crismi di legge (le necessarie autorizzazioni fondamentali, soprattutto quando ricorra la fattispecie delle cosiddette benemerenze) non sussiste la turbativa di sepolcro che si avrebbe invece, se la tumulazione fosse stata clandestina e, così, sine titulo; la Legge, tra l’altro, tutela il diritto delle spoglie mortali a RIPOSARE IN PACE, in luogo stabile e certo dove i dolenti possano compiere atti votivi e di suffragio, l’eventuale estumulazione dovrà, dunque, esser autorizzata o sulla base di un pronunciamento della Magistratura in sede civile o in forza di un atto di disposizione da parte dei famigliari della defunta nonna materna, lo zio “cattivo” in questione non può “sfrattarla” solo per disdegnoso gusto di dantesca memoria, o, peggio ancora, per vendetta di un presunto torto patito, egli stesso per far valere in guidizio il proprio diritto, immagino al posto feretro adesso occupato dalla nonna materna, dovrà dimostrare una sorta di usurpazione del suo jus sepulchri a causa di una tumulazione avvenuta illegittimamente, l’onere della prova, per i motivi di cui sopra, spetta comunque a quest’ultimo ed egli dovrà adire obbligatoriamente il giudice, perchè in caso di lite la verifica sullo jus sepulchri non spetta più al comune, ma al giudice, quale ultimo soggetto titolato a decidere, secondo il nostro ordinamento giuridico.

    2) il comune oltre a rilasciare copia delle predette autorizzazioni, di cui deve sempre mantenere memoria nei propri archivi, non può intervenire per risolvere la faccenda, in quanto l’azione amministrativa non può sconfinare nell’attività giurisdizionale, esso, pertanto, si limiterà a mantener inalterato lo status quo, sino a quando le parti in causa non abbiano trovato una giusta composizione, anche bonaria, tra gli interessi in giuoco o sia passata in giudicato la senteza civile di cui sopra.

  25. Il 19 Gennaio 2007 è morta la mia nonna materna e mio padre ha deciso di tumularla nella sua tomba di famiglia (dove è già stato tumulato mio nonno paterno), previa richiesta a voce a mia nonna paterna e mio zio paterno. Ora, per screzi intercosrsi con mio zio paterno, ci siamo visti recapitare una lettera scritta a mano dallo stesso intestata a mia madre in cui si richiede lo spostamento del feretro poichè decorsi i termini di un “fantomatico” accordo. Vorrei chiedere:
    -quanto tempo deve decorrere prima di poter spostare una bara da una cappella/tomba di famiglia;
    -mio padre ha uguali diritti sulla tomba di famiglia e non può aver deciso di usufruire del “suo posto” a favore di mia nonna materna?
    Quali diritti ha mio zio in questa situazione? e quali diritti abbiamo noi?

  26. X Stelvio,
    Chiedo scusa per il ritardo con cui rispondo, ma sono stato in altre faccende “necroforiche” affaccendato
    un’esauriente risposta “su misura” può esser costruita consultando proficuamente questi due links:

    1) http://www.funerali.org/?p=1183
    2) http://www.funerali.org/?p=945

    A margine, mi sovvengono alcune considerazioni che riporto qui di seguito.

    In primis bisognerebbe sapere se chi si oppone alla modifica strutturale, immagino richiesta per ampliare il numero di posti feretro disponibili, sia titolare solo dello jus sepulchri (diritto a ricever sepoltura in quella particolare tomba) o anche della stessa concessione cimiteriale dell’area su cui è stato edificato il sepolcro da sopraelevare.

    Ad ogni modo, In caso di co-intestazione (e se non vi siano, nell’atto di concessione, altre indicazioni) si ha una corta di comunione indivisa tra i co-intestatari, così, almeno si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione. Una volta stipulato l’atto di concessione, di norma, non e’ ammesso che i concessionari regolino tra loro una sorta di “ripartizione” quantitativa dei posti, salvo che ciò non sia – espressamente – previsto dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, ipotesi nella quale lo stesso regolamento regola (o, dovrebbe regolare le forme e le modalita’ di “registrazione” di questa “ripartizione” da parte degli uffici comunali.
    Il diritto di sepolcro e’ riservato ai concessionari e alle persone appartenenti alla famiglia dei copncessionari, famiglia che, a questi fini, è stabilita nel Regolamento comunale di polizia mortuaria di cui ogni comune deve necessariamente dotarsi.
    L’effettiva fruizione del sepolcro, va posta in relazione ai momenti di utilizzo (decesso delle eprsone rientranti nella riserva), aspetto non prevedibile, con il limite (ovvio) della capienza del sepolcro). Infatti, i diversi aventi diritto alla sepoltura si trovano in condizioni di pari-ordinazione e l’uso e’ connesso solo al verificarsi dell’evento (non prevedibile, come comprensibilmente noto).
    Il concessionario (o, un concessionario) non ha tispolo, una volta stipulato l’atto di concessione, a disporre del sepolcro, o di singoli posti, meno ancora consentire la tumulazione di persone terze, fatti salvi i casi di convivenza di cui all’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 (si trascura la qaulita’ di persone benemerito per il concessionario, trrattandosi di fattispecie che opera solo se ed in quanto il regolamento comunale di polizia mortuaria definisca, in via generale, i relativi criteri per il riconoscimento di tale qualita’).
    Quando venga a decede il concessionario (o, uno di essi, in caso di co-intestazione) spetta al Regolamento comunale di poliza mortuaria tregolare gli effetti, potendo questo sia prevedere un “subentro”, nel senso che il coniuge ed i discendenti divengano, a loro volta, concessionari, oppure conservare la qualificazione di concessionario rispetto al c.d. fondatore del sepolcro (nella 1^ ipotesi, potrebbe mutare, ampliandosi, la “rosa” delle persone appartenenti alla famiglia).
    Al di fuori dei casi dell’art. 93, 2 dPR 10/9/1990, n. 285 non e’ ammissibile lòa tumulazione di persone diverse da quelle considerate allo stesso art. 93, 1, cosa che se richiesta comporta, di èper se’ stesso, la dichiaarzione di didecadenza dalla concessione.
    E’ sempre inammissibile una tumulazione in sepolcro di terzi, seppure temporanea, ipotesi che determina la decadenza dalla concessione, quando fosse evenmtualmente richiesta (per altro, in alcuni comuni, e’ – erroneamente – tollerata questa indebita prassi, ipotesi nella quale potrebbe agire unicamente il concessionario).

    dal momento che una concessione a durata perpetuta non può essere modificata se non consensualmente dalle parti oppure rinunciatavi da parte di chi vi abbia titolo, nel caso di concessioni perpetue cui si ‘aggiungano’ concessioni a tempo determinato, queste 2 concessioni rimangono distinte e con proprio scadenza (solo per quelle a tempo determinato), ponendo – evidentemente – non pochi problemi al momento della scadenza della seconda.
    Qualcuno ha ipotizzato, un po’ furbescamente (cioe’ non senza forzature), di prevedere che la qui c.d. ‘sovapposizione’ sia ammessa in presenza di una rinuncia e concessione ‘ex novo’ della precedente concessione; in difetto, il sepolcro non e’ altrimenti utilizzabile. Spesso, scelte (errori?) del passato, fanno emergere problemi in periodi in cui chi ha fatto quelle scelte non è piu’ presente.

  27. porgo questo quesito:

    Tomba di famiglia, con n. 2 loculi, ove sono sepolte le salme dei capostipiti quali intestari della concessione dagli anni ’50.
    I figli dei capostipiti sono tutti deceduti.
    Gli aventi diritto sono i nipoti.
    Una parte dei nipoti vuole ristrutturare ed ampliare, sopraelevando, la stessa.
    Al momento del rilascio della concessione edilizia, dopo aver richiesto il pagamento degli oneri concessori ed i diritti cimiteriali, regolarmente liquidati dai richiedenti, l’ufficio tecnico comunale sospendeva il rilascio della concessione ,richiedendo la liberatoria agli aventi diritto a favore dei richiedenti .
    Un solo erede non ha aderito alla liberatoria e si oppone in maniera generica alla realizzazione della sopraelevazione.
    Quale potrebbe essere la soluzione migliore per risolvere il problema a favore dei richiedenti ?

  28. Cosa!!??? In 70 anni non si è ancora proceduto alla voltura della
    concessione? Ci sarebbero tutti gli estremi, regolamento comunale
    permettendo, di dichiarare la decadenza della concessione per abbandono
    della tomba da parte degli aventi diritto.

    Qui si scontrano due impostazioni diverse, due differenti filosofie di buon
    governo del fenomeno funerario da parte del comune, quale titolare ultimo
    della funzione cimiteriale ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile. La prima,
    infatti, definita a “concessionario fisso” non ammette il subentro, facendo
    riferimento al concessionario primo (= il fondatore del sepolcro), anche
    dopo la sua morte, la seconda, invece, consente la successione mortis causa
    (e mai per acta inter vivos) tra l’originario fondatore del sepolcro ed i
    suoi aventi causa, ma, pur sempre, attraverso il criterio dello jure
    coniugii e dello jure sanguinis, vale a dire: il diritto di sepolcro si
    trasmette secondo diritto di consanguineità

    Il richiamo continuo ad un figura tipica delle successioni patrimoniali (gli
    eredi), allora, può risultare fuorviante perchè lo jus sepulchri è innanzi
    tutto un diritto della personalità (addirittura “personalissimo” secondo un
    certo filone della dittrina) , mentre la componente privatistica (il diritto
    reale sul sepolcro e la proprietà stessa sul manufatto) sono funzionali e
    teleologicamente finalizzati al soddisfacimento di quel particolare
    interesse propiettato nell’oscuro post mortem a dare o ricevere sepoltura
    (jus sepeliendi e jus inferendi mortuum in sepulchrum). Sarebbe, dunque, più
    opportuno ragionare in termini di discendenti del fondatore del sepolcro e
    non di eredi, i quali, potrebbero anche esser estranei al nucleo famigliare
    del de cuius.

    Ora, come ha rilevato la stessa Suprema Corte Cassazione il sepolcro se non
    per espressa volontà del suo fondatore, da formalizzare solo ed
    esclusivamente nella stipula della atto di concessione (un mutamento, dopo,
    nel rapporto concessorio determinerebbe la pronuncia della decadenza per
    violazione del patto contrattuale) sorge sibi familiaeque suae, ossia per sè
    stesso e per la propria famiglia, tuttavia la tomba privata e gentilizia si
    trasforma in ereditaria, seguendo, pertanto lo jure haereditatis e non più
    lo jus sanguinis, quando si sia estinta completamente la cerchia dei
    congiunti (sino al sesto grado di parentela ex Art. 74 e segg Cod. Civile).

    Pure qui la faccenda si complica perchè si oppongono due grandi visioni e
    teorie sull’ereditarietà del sepolcro; secondo alcuni giuristi gli eredi
    “ereditano” sono la mera proprietà della tomba, ovvero i doveri dominicali
    di manutenzione, secondo altri, invece, essi succedono al de cuius in toto
    acquisendo, altre al di la degli oneri ex Art. 63 DPR n.285/1990 anche lo
    jus sepulchri

    Sarebbe utile reperire copia dell’atto di concessione da esaminare in modo coordinato con il regolamento comunale vigente in quel preciso momento storico, per il famoso principio del tempus regit actum (queste infatti sono le due fonti combinate da cui origina lo jus sepulchri) sempre che il vecchio regolamento municipale non operasse un rinvio, con potere autoabrogante e di “autoaggiornamento”, agli istituti dei nuovi regolamenti comunali via via succedutisi negli ultimi 70 anni nel Suo comune

    La sussistenza di un diritto deve senz’altro esser dimostrata dinnanzi ad un giudice ai sensi dell’Art. 2697 Cod. Civile e la Magistratura può ricorrere a qualunque mezzo di prova. Si tratta, in altri termini, di ricorrere alle usuali procedure dl accertamento del diritto.

  29. ho un problema di questo tipo. Essendo l’ultimo concessionario morto quasi 70 anni fa, ed essendo eredi dei parenti stranieri (il tizio si era sposato due volte, una delle quali in Ecuador), il Comune si oppone alla richiesta di subentro degli eredi, ritenendo i documenti prodotti non sufficienti. questo anche alla luce del fatto che qualche anno fa, probabilmente senza nemmeno titolo di subentro, alcune persone hanno provveduto ad una riorganizzazione delle tomba. il primo passo da affrontare è sempre nei confronti del Comune, cmq, ovvero istanza di subentro, e ricorso al Tar in caso di diniego? poi un’eventuale possessoria ovviamente viene dopo. Oppure posso provare ad agire in via privatistica con una possessoria, e da lì provare ad avere un’ulteriore prova per il Comune?

  30. Per rispondere al quesito traggo alcuni passi assai significativi dalla Circolare Sefit n. 4243 del 12/04/2000.

    “[omissis]… Il D.Lgs. n.490/1999, fra le altre cose, opera una sostituzione ed un aggiornamento della legge 1 giugno 1939 n.1089, Tutela delle cose d’interesse artistico e storico (2) e della legge 29 giugno 1939 n.1497, Protezione delle bellezze naturali (3).

    La nuova fonte normativa, infatti, disciplina sia i beni culturali (titolo I) sia quelli ambientali e paesaggistici (titolo II).

    Le disposizioni di cui al titolo I, in particolare, riguardano la tutela delle:

    1.cose immobili e mobili, di interesse storico, archeologico o demo-etno-antropologico, tra le quali sono comprese le ville, i parchi e i giardini, che abbiano interesse artistico o storico;

    2.cose immobili che, a causa del loro riferimento con la storia politico-militare, la letteratura, l’arte e la cultura in genere, rivestano un interesse particolarmente importante;

    3.beni archivistici, vale a dire gli archivi e i singoli documenti dello Stato, gli archivi e i singoli documenti degli enti pubblici e gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestano notevole interesse storico;

    4.affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli e altri ornamenti di edifici, esposti o non alla vista pubblica
    Per essere soggetti alla disciplina del titolo I i beni elencati debbono essere frutto di autori non più in vita oppure debbono essere stati realizzati almeno cinquant’anni fa.

    Nei cimiteri italiani esistono sepolcri di notevole pregio storico-artistico, ai quali sono annessi STEMMI, GRAFFITI, LAPIDI, ISCRIZIONI, FOTOGRAFIE E SCULTURE, vi sono, inoltre, archivi e documenti Per quest’ultimi si faccia riferimento alla cosiddetta Legge Archivistica di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 30 settembre 1963, n. 1409. Si tratta, quindi, di beni rientranti nel titolo I, soggetti alla disciplina contenuta nel D.Lgs. 490/1999, in sede di conservazione e manutenzione…[omissis]”.

    Dunque, ex Art. 62 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria (DPR n.285/1990) la “gestione” degli arredi votivi è affidata al Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria, di cui ogni municipalità deve necessariamente disporre come strumento di governo, in sede locale, del fenomeno funerario.

    Da questa premessa consegue che ogni lavoro di manutenzione o ristrutturazione su lastre marmoree e paramenti lapidei deve esser preventivamente AUTORIZZATO dall’ufficio comunale della polizia mortuaria, anche coinvolgendo, per un parere, la Sovrintendenza, quando si tratti di opere di interesse artistico e storico.

    Si consiglia, per maggiori approfondimenti, di consultare questo link, con relativo commento:
    http://www.funerali.org/?p=304

  31. Buongiorno,
    La sottoscritta concessionaria di una tomba può togliere fotografie di prozii morti per far spazio e mettere le fotografie del proprio padre e di una propria figlia?

    Grazie

  32. Va sempre tenuto presente il Regolamento comunale o quello vigente al momento del perfezionarsi della concessione o quello in vigore ad oggi, se questa clausola di “salvaguardia temporale” è stata prevista dall’atto di concessione (esempio: si applicano alla concessione già in essere le norme comunali o statali via via succedentesi nel tempo successivo alla stipula dell’atto di concessione)

    Questa “fonte” o può precedere che i discendenti subentrino pienamente al concessionario, diventando concessionari anche’essi o altri effetti (ad es.: che subentrino nella titolarita’ degli oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n.285/1990) restando vero ed effettivo “concessionario” solo il c.d. fondatore del sepolcro).
    In ogni caso e salvadiversa indicazione del Regolamento comunale, i discendenti diretti sumbrano in posizione paritaria, solidale tra loro.

    Un discendente puo’ rinunciare, a titolo personale, alla propria posizione rispetto alla concessione (in tal caso, proprio per la solidarieta’ ed indivisibilita’) si determina l’effetto dell’accrescimento della posizione di coloro che rimangono come subentranti.

    Molti Regolamenti comunali prevedono termini e modi per la formalizzazione amministrativa del subentro a seguito del decesso del concessionario. In difetto, ècomunque opportuno che sia adottato un atto amministrativo ricognitivo del subentro (e/o, ove vi sia, anche della rinuncia di uno dei subentranti, indipendentemente dal momento in cui intervenga), atto amministrativo destinato a trovare raprpesentazione nelle registrazioni (es.: nel fascicolo della concessione) amministrative. Si tratta di un atto che rientra nelle previsioni dell’art. 107, 3 D. Lgs. 18/8/2000, n. 267, essendo atto di gestione proprio del dirigente.

    I discendenti apaprtengono alla famiglia del c.d. fondatore del sepolcro e, quindi, rientrano nella ‘riserva’ dell’art. 93 dPR 285/1995 e sono quindi aventi titolo, almeno dal punto di vista di esservi sepolti (fino alla capienza fisica del sepolcro).
    Per quanto riguarda gli oneri essi seguono la successione, che puo’ essere legittima o testamentaria (in altre parole, vi potrebbe essere un erede che ha gli oneri ma non il titolo (in quanto non appartenente alla famiglia del concessionario) di esservi sepolto.

    Per la Cassazione (non fatemene ricercare gli estremi, please. Potete effettuare una ricerca nella sezione Giurisprudenza del sito http://www.euroact.net) il sepolcro si tramuta da gentilizio (= familiare) in ereditario se siano ‘esauriti’ i membri della famiglia.

    Una volta che il sepolcro, da gentilizio/familiare, si sia trasformato in ereditario, il diritto di sepoltura spetta agli eredi e non e’, comunque, oggetto di atti di disponibilita’, trattandosi di un diritto a carattere personale (dove l’elemento personale si colloga, a questo punto, non piu’ allì’appartenenza della famiglia, quianto alla qualita’ di erede).

    La sentenza (o, meglio, una delle tante, quella forse maggiormente esplicita) e’ stata emessa dalla Corte di Cassazione, sez. 2^ civ. con il n. 5015 in data 29/5/1990. Quando il sepolcro si trasformi in ereditario, seguono le regole della successione, per cui gli eredi possono essere diversi a seconda che si tratti di successione legittima oppure testamentaria. Nella seconda ipotesi, il legato può riguardare anche persone terze, rispetto alla famiglia (ma e’ importante verificare che questa “trasformazione” sia effettivamente avvenuta).

  33. Per meglio inquaqdrare l’argomento: Il concessionario è tumulato nello Cappella. Il reg. di P.M al momento della concessione (ante DPR 803 del ’75) prevedeva le tesse cose cioè: La licenza di tumulazione per sé e la propria famiglia si estende al coniuge, ai figli, ai legittimi discendenti maschi. Si estende anche alle femmine maritate, con esclusione però della prole e dei mariti. Nel contratto è precisato: il comune dà e concede al concess. che si obbliga e stipula per sé ed eredi, l’uso della Cappella a varie condizioni (pagam, manutenzione, rispetto reg. P.M. attuale e futuro e delle leggi attuali e future, ecc) oltre a:Il diritto d’uso passerà alla morte del conc. agli eredi nei modi indicati dal C.C., però il comune non riconoscerà mai, per i relativi diritti ed obblighi che uno solo degli eredi; il quale, scelto di comune accordo dagli eredi e notificato all’autorità Comunale entro l’anno della morte di quello, sarà designato dall’autorità stessa. Questo ultimo fatto non è stato mai rispettato da alcuno, comune incluso. Quindi in questo caso, il sepolcro stesso diventa da quel momento ereditario o rimane famigliare?
    I figli dell’unico fratello e relativi discendenti acquiscono il diritto allo jus sepulchri se questo rimane familiare, oppure se ereditario l’eventuaale diritto deve essere esteso anche altri eredi (figli delle sorelle con mariti e figli)?

  34. Art. 93 comma 1 secondo periodo DPR 10 settembre 1990 n. 285: il diritto di sepolcro, mentre si è ancora in vita, è solo una legittima aspettativa, esso si esercita e si consuma al momento della morte, quando il cadavere è accolto nel sepolcro, sino al completamento della capacità ricettiva della tomba stessa. LO jus sepulchri, cioè, trova, pur essendo imprescrittibile ed incomprimibile, il suo limite naturale nella capienza fisica del sepolcro: io, teoricamente, posso vantare il diritto di sepolcro su di una determinata tomba, ma se questa non ha più spazio per accogliermi nel mio post mortem, il mio diritto si estingue, d’altronde, con la morte viene meno la capacità giuridica dell’individuo (Art. 1 C.C.).

    Tutto dipende da come il regolamento comunale di polizia mortuaria, di cui ogni comune deve necessariamente disporre ex R.D. 2322/1865, Artt. 344 e 345 R.D. n.1265/1934 e soprattutto ai sensi dell’Art. 117 comma 6 III Periodo Cost., disciplini l’istituto del subentro. Come ha, giustamente rilevato la Cassazione il sepolcro gentilizio si presume di natura familiare (sibi familiaeque suae) ossia il concessionario costituisce il sacello sepolcrale per sè e per la propria famiglia.

    Il novero delle persone aventi diritto di sepolcro in quanto familiari del concessionario è definito dal combinato disposto tra due fonti normative:

    1) REg. Comunale di Pol. MOrt.
    2) Atto di concessione (quest’ultimo trae la sua legittimità dal REg. Comunale di Pol. MOrt. vigente nel momento in cui si perfeziona il rapporto concessorio tra il comune, quale titolare e proprietario del cimitero ex Art. 824 comma 2 C.C. ed il privato cittadino.)

    Il sepolcro diviene ereditario quando si sia estinta la famiglia del concessionario ovvero il concessionario stesso (= il fondatore del sepolcro) ed i suoi aventi causa jure sanguinis.

    Centrale, per dirimere la questione, è come il REg. Com. di Pol. Mort. regoli l’istituto del subentro nella titolarità della concessione.

    Abbiamo due possibili fattispecie:

    1) tomba a concessionario fisso
    2) sepolcro a concessionario mobile.

    Nella prima ipotesi, il concessionario con relativa famiglia di riferimento è sempre e solo il primo, quello originario, che ha stipulato l’atto di concessione con il comune. Chi gli dovesse subentrare, subentra ad egli solo nella titolarità degli oneri manutentivi ex Art. 63 DPR n. 285/1990.

    Nella seconda, invece, chi subentra al primo concessionario, subentra in toto, divenendo a sua volta concessionario con pieni poteri sulla tomba oggetto della concessione, fatti salvi i diritti acquisiti.

  35. Premessa: a)il titolare di una concessione di una cappella gentilizia muore senza figli. b) il regolamento di pol. mort. prevede il diritto di tumulazione per il concessionario, per i figli e i loro dicendenti ed anche ai fratelli del concessionario e a tutti i rispettivi coniugi. Domanda: In questo caso i figli del fratello e discendenti acquiscono il diritto allo jus sepulchri oppure il sepolcro stesso diventa da quel momento ereditario?
    Grazie.

  36. L’attuale legislazione (DPR 10.9.1990 n.. 285) prevede: a) la concessione a privati di area su cui questi realizzano a propria cura e spese per sé e/o la propria famiglia il sepolcro (artt. 80/3, 90/1, 91, 92, 93, 94); b) la concessione di area ad ente su cui detto ente costruisce sepolture a sistema di tumulazione, per collettività, (art. 90/1), alla condizione che l’uso di dette sepolture sia riservato alle persone contemplate dall’ordinamento dell’ente e dall’atto di concessione dell’area (93/1).

    Al momento costitutivo della concessione di cui all?art. 90 dPR 10 settembre 1990, n. 285 non sussistono difficoltà al fatto che essa possa avvenire nei confronti di più persone, anche se non appartenenti ad un?unica famiglia, ma in tal caso occorre avere l’?avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta, lasciando che l’?utilizzo sia determinato dagli eventi luttuosi. In tal caso, le persone che possono essere accolte nel sepolcro privato così concesso sono pur sempre le persone dei concessionari e dei membri delle loro famiglie, quali definite a tale fine dal Regolamento comunale e/o dall?atto di concessione.

    La titolarità della concessione produce, tra i concessionari, una “comunione indistinta”, così almeno si è varie volte pronunciata la Suprema Corte di Cassazione.

    Ovviamente la comunione nella titolarità del manufatto sepolcrale può esser dimostrata non solo attraverso l’atto di concessione (che rimane, per sempre lo strumento principe), ma anche con titoli e bonifici con cui si dimostri la partecipazione di tutte le famiglie alla spesa globale per erigere la cappella gentilizia.

  37. Sono stato incaricato di progettare una edicola funeraria per 7 coppie di coniugi, senza legame di parentela tra loro.
    Gli stessi stanno avviando la pratica per ottenere il terreno del Cimitero Comunale in concessione.
    Per evitare disagi incredibili nella redazione delle pratica (UTC, Genio Civile, etc) ho redatto una scrittura privata con cui i 14 si fanno rappresentare da uno di essi.
    Nel momento in cui firmerà la concessione, come è il caso che tale rappresentante si comporti, al fine di garantire a tutti la successione di tali quote di proprietà? E’ sufficiente allegare la scrittura privata all’atto di concessione?
    Grazie

  38. conviene sempre consultare il regolamento comunale di polizia mortuaria (di cui ogni comune deve necessariamente disporre ai sensi del Regio Decreto n.2322/1865, degli Artt. 344 e 345 Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265 e degli Artt. 16 comma 1, 62 e 80 comma 4 DPR 10 settembre 1990 n. 285), anche perchè il comune, nella gestione cimiteriale è un dominus pressochè assoluto, non tanto in ragione di una legge ordinaria (Artt. 7 e 13 Decreto Legislativo n.267/2000), ma di previsione costituzionale ai sensi dell’Art. 117 comma 6, III periodo Cost., così come novellato dalla legge di revisione costituzionale n. 3/2001, siccome ex Art. 337 Regio Decreto n. 1265/1934, Art. 49 e Segg. DPR n.285/1934 ed Art 824 comma 2 Codice Civile la funzione cimiteriale, e, di conseguenza il camposanto, sono di esclusiva pertinenza comunale, fatti salvi i cosiddetti cimiteri particolari di cui all’Art. 104 comma 4 preesistenti all’entrata in vigore del Regio Decreto n. 1265/1934, ma pur sempre sottoposti alla vigilanza del comune, nella persona del sindaco in quanto Autorità sanitaria LOcale ex Legge 833/1978, DEcreto Legislativo n.112/1998 e Decreto Legislativo n. 267/2000.

    Ai termini dell’Art. 88 DPR 10 settembre 1990 n. 285 l’autorità comunale, nella persona non tanto del sindaco (almeno dopo la Legge n.142/1990) ma del dirigente ex Art. 107 comma 3 lettera f) DEcreto Legislativo n. 267/2000, può autorizzare in qualunque periodo dell’anno, se il regolamento comunale non dispone diversamente, prevedendo una diversa tempistica, l’estumulazione di un feretro, dietro istanza, in bollo, degli aventi diritto a disporne, secondo il principio di poziorità enunciato dall’Art. 79 comma 2 DPR n.285/1990, il quale si applica non solo in caso di cremazione, ma per tutte le operazioni cimiteriali, dove sia richiesta la volontà dei discendenti jure sanguinis del de cuius.

    La traslazione, ossia dissepoltura e trasporto in un nuovo sepolcro, all’interno anche dello stesso cimitero di prima sepoltura spetta sempre al comune, nella fattispecie la zia vegliarda non avrebbe avuto titolo a dal luogo al trasferimento, siccome esistono jure sanguinis discendenti (figlio/ifigli) diretti dei defunti de quibus.

    La fattispecie in esame configura il reato di violazione di sepolcro e, al di là degli aspetti penali è passibile di sanzione amministrativa pecuniaria ex Art. 358 Regio Decreto n.1265/1934 da elevarsi, da parte del comune, secondo le procedure della Legge 689/1981.

    La zia dalla veneranda età, tacendo sui rapporti poco idilliaci che intrattiene con i nipoti non ha alcun titolo per lamentarsi sugli oneri di manutenzione del sepolcro, in quanto essi fanno capo al concessionario, quindi alla zia stessa.

    Il concessionario non può opporsi alla traslazione se l’istanza è presentata dagli aventi diritto (cioè al figlio/figli) dei defunti, sullo Jure Aereditatis, infatti, prevale lo Jus sanguinis.

  39. Nel 1989 la sorella (nubile) di mio padre, con concessione cimiteriale costrui’ a sue spese una cappella funeraria ospitante ben 16 loculi, destinata a dir suo, a se’ e ai discendenti della sua famiglia (fratelli già morti e viventi, noi nipoti tutti).
    Nella stessa, sempre all’atto della costruzione (1989) furono pertanto traslati i corpi di due fratelli gia’ defunti nonche’ di mio fratello (defunto gia’ da oltre 10 anni) da altra tomba.
    Successivamente, negli anni a seguire, furono sepolti altri fratelli nonche’ estranei: cognato e fratelli dello stesso di sorella della zia concessionaria.
    Dieci anni fa e’ venuto a mancare mio padre, cinque anni fa mia madre (cognata di mia zia) anch’essi seppelliti nella stessa cappella.
    Purtroppo, per varie cause ereditarie, (vista anche la veneranda eta’ della zia), i nostri rapporti si sono rotti; peraltro la stessa zia ha fatto e sta facendo pesare a tutti (in particolare a me medesimo) le spese sopportate per la costruzione e la manutenzione della cappella al punto tale che ho deciso di traslare i corpi dei miei familiari (padre, madre e fratello) in altro tumulo.
    La domanda e’ questa: posso traslare i corpi nello stesso cimitero essendo passati soltanto 11 anni dalla morte di mio padre e 5 da quella di mia madre, oppure esiste un perido minimo di permanenza ? Devo far riferimento al regolamento di polizia cimiteriale?E’ necessaria una speciale autorizzazione?
    Mia zia, concessionaria, si puo’ opporre alla traslazione???
    Nel caso in cui, invece, fossi costretto per forza di cose a lasciare tutto com’e’ , (nel caso in cui non fossero disponibili loculi) quali poteri hala zia concessionaria di forzare una traslazione senza il mio assenso (visto che sta gia’ dicendo di voler esumare il corpo di mio fratello morto nel 1977 per liberare spazio)?
    Grazie della cortese disponibilita’
    francolasso

  40. Va precisato che l’area cimiteriale e i sepolcri fanno parte del demanio comunale ai sensi dell’Art. 824 Comma 2 Codice Civile, e ciò ne comporta l’inalienabilità, l’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità. Tuttavia la “commerciabilità” ha un limite in riferimento alla perpetuità o meno della concessione, a seconda delle epoche e delle discipline normative in cui avvennero gli atti concessori; infatti prima del DPR 803/1975 (entrato in vigore il 10.2.1976) era prevista la trasmissione a terzi di tale diritto.

    Corte d’appello di Palermo, 26 ottobre 1934 I cimiteri comunali costituiscono beni fuori commercio e pertanto il diritto di sepolcro del privato di fronte al Comune non può acquistarsi per usucapione, necessitando a costituirlo un titolo o atto scritto.

    Consiglio di Stato, 13 dicembre 1949 n. 1141 Nei riguardi dei cimiteri comunali, come di tutti i beni demaniali, non è possibile parlare di usucapione.

    Per il cambio d’intestazione l’unica soluzione possibile sarebbe il subentro (jure sanguinis o, come fattispecie residuale jure successionis), ma tale istituto si attiva solo alla morte del concessionario! Ribadisco il concetto: la titolarità di un sepolcro non è disponibile per acta inter vivos.

    Astrattamente, una modifica dell’atto concessorio non potrebbe essere considerata ammissibile neppure se il concessionario fosse vivente, se non ricorrendo ad una novazione, cioè estinguendo il rapporto giuridico sorto in origine e sostituendolo con altro nuovo, e previo versamento delle tariffe attualmente vigenti, anche se materialmente (cioè in senso fisico) il sepolcro oggetto della nuova concessione dovesse rimanere lo stesso, senza bisogno di movimentare o spostare ex Art. 88 DPR n.285/1990 i defunti ivi tumulati.

    Per dal luogo ad una novazione il titoalare della concessione dovrebbe retrocedere al comune il proprio jus sepulcri (in qualità di concessionario e non di semplice avente diritto all’uso del manufatto sepolcrale in seguito ad evento luttuoso), rinunciando alla concessione stessa, cosìcchè il comune, attraverso le procedure di trasparenza del proprio regolamento di polizia mortuaria possa riassegnare in concessione quel particolare sepolcro.

    È però da annotare come di recente, in una importante città italiana, proprio su autocertificazioni che poi sono risultate non rispondenti a verità, siano state autorizzate operazioni cimiteriali e cambi di titolarità di tombe, poi rivelatesi illegittime. In questi casi il controllo a campione che ordinariamente si fa sulle autocertificazioni, a parere di chi scrive, dovrebbe essere comunque svolto, proprio per garantirsi da violazioni del disposto sia dell’articolo 92 che 93 del DPR 285/90.

  41. Tribunale di Velletri, 12 febbraio 1981 Ove i titolari per lunghissimo tempo non facciano uso d’un sepolcro, il possesso di questo spetta a chi in via esclusiva lo ha utilizzato inumandovi salme.

    Cassazione civile, 21 giugno 1939 n. 735 Trattandosi di sepolcro familiare, il diritto di condominio non può attuarsi materialmente, se non mediante la disposizione delle salme. Conseguentemente la chiusura di un loculo vuoto da parte di uno dei condomini con l’intento di riservarlo per la futura inumazione della sua salma, non lo rende titolare di un possesso distinto che sia tutelabile con l’azione di spoglio contro altro condominio, che abbia rimossa la chiusura per depositarvi una salma avente diritto alla sepoltura.

    Dopo questo riepilogo della più autorevole giurisprudenza sono d’obbligo alcune considerazioni di diritto:

    1) Astrattamente, una modifica dell’atto concessorio (titolarità della tomba e conseguente riserva dei posti salma ex Art. 93 DPR n.285/1990) non potrebbe essere considerata ammissibile neppure se il concessionario fosse vivente, se non ricorrendo ad una novazione, cioè estinguendo il rapporto giuridico sorto in origine e sostituendolo con altro nuovo, e previo versamento delle tariffe attualmente vigenti ( per i canoni di concessione si veda il D.M. 1 luglio 2002).

    2) Il rapporto concessorio si estingue per: a) Revoca, b) decadenza, c) abbandono amministrativo, d) soppressione del cimitero, e) rinuncia, ossia retrocessione.

    3) Il cimitero è bene damaniale (Art. 824 comma 2 Codice Civile) e, così non può formare oggetto di diritti di natura privatistica, e tale vincolo ne comporta l’inalienabilità, l’inespropriabilità, la non usucapibilità e la non commerciabilità.

    L’unico modo per il cambio di intestazione è la creazione di un rapporto giuridico del tutto autonomo rispetto al precedente anche in presenza di identità fisica dell’oggetto della nuova concessionee di assenza di interventi, ciè atti di diposizione (traslazione, riduzione dei resti in cassetta ossario, cremazione dei resti mortali, sui defunti ivi sepolti.

    Il comune ha solo facoltà e non obbligo di accettare l’eventuale rinuncia dell’odierno concessionario per assegnare la tomba a soggetti terzi.

  42. può essere concesso il cambio d’intestazione di un’edicola funeraria al ramo del figlio non legalmente riconosciuto, considerato che il ramo “leggittimo” di fatto ha abbandonato (no manutenzione ne doveri di rispetto verso le salme)l’edicola da oltre 70 anni, e che d’allora il figlio non riconosciuto prima,(ma citato in testamento con una stranaformula di legato)e oggi i suoi discendenti, hanno avuto di fatto la cura di detta edicola, effettuando anche delle manutenzioni, (di modesta entita ma continuative)oltre che ad effettuare nel tempo tutti gli atti dovuti al decoro e al rispetto sia dell’edicola che dei defunti.
    credo che questo sia un problema che affligge migliaia di persone, una risposta pubblica sarebbe indubbiamente gradita a tanti.

    con i più cordiali e distinti saluti, auspico ad cortese riscontro.

    Concetto

    SICILIA

  43. Il titolo di accoglimento in un sepolcro privato deve esser espressamente contemplato

    1) dall’atto di concessione
    2) dal regolamento comunale di polizia mortuaria vigente al momento del rilascio della concessione e da quello attualmente in vigore, per le parti incompatibili o abrogate.

    Il coniuge di una figlia del fondatore non è lagato a quest’ultimo da nessun vincolo di consanguineità, tuttavia si rappresenta come in determinati contesti socio culturali (soprattutto in passato) quest’ipotesi fosse affatto legittima e percorribile.

  44. Mio padre e mia madre occupano di cui proprietari una tomba, dopo molti anni muore mia sorella e anche lei viene tumulata nella sudetta tomba dei miei genitori, può anche il marito avere diritto alla tumulazione nella sudetta tomba anche contro il volere dei figli leggittimi?

  45. Si tratta del diritto secondario di sepolcro, che integra lo Jus Sepulchri (diritto ad esser sepolto) con lo Jus Inferendi in Sepulchrum (diritto a dar sepoltura).

    Il titolare della concessione e proprietario del manufatto sepolcrale non può inibire ai congiunti del de cuius ivi tumulato l’accesso alla tomba per compiere i riti di venerazione e pietas verso i propri defunti.

    Purtroppo, se la controversia non si sblocca unico soggetto istituzionale a potersi pronunciare, sanando, così l’ingiustizia è il giudice ed i Tribunali Italiani, notoriamente, non sono così sollerti.


    Cassazione civile, Sez. II, 19 maggio 1995 n. 5547 La costituzione di un sepolcro familiare, ove non risulti una diversa volontà del fondatore, conferisce il diritto alla sepoltura (”ius inferendi mortuum in sepulchrum”) al fondatore medesimo ed a tutti i suoi discendenti, facenti parte della famiglia, per cui (salva l’eventuale contraria volontà del fondatore) anche i discendenti di sesso femminile, benché coniugati e con diverso cognome, acquistano (”iure proprio”) il diritto alla sepoltura in quanto facenti parte della famiglia, nella cui cerchia, avuto riguardo al significato semantico del termine generalmente usato ed accetto, debbono farsi rientrare tutte le persone del medesimo sangue o legate tra loro da vincoli di matrimonio, ancorché non aventi il medesimo cognome

  46. siccome ho mia madre momentaneamante tumulata in una cappella gentilizia privata e gli attuali proprietari non vogliono darmi la chiave per accedere nella cappella stessa, come posso fare per esigere la chiave? erro o esiste anche una sentenza im merito alla suddetta situazione o esiste una normativa in merito. grazie

  47. E’possibile tumulare assieme al coniuge X (fratello del concessionario) le spoglie di Y la quale, in vita era affine e non parente del fondatore del sepolcro, previa riduzione o cremazione dei resti mortali di X al fine di non intaccare la capacità recettiva della tomba?

    In dottrina i pareri sono discordanti, sul sito di A.N.U.S.C.A è offerta una risposta positiva al quesito, ovviamente ove non risultino preclusioni nell’atto di concessione della tomba o nel regolamento comunale di polizia mortuaria, poichè lo Jus Sepulchri è regolato da queste due fonti normative “speciali”, trattandosi il cimitero di bene demaniale.

    L’opposizione degli aventi causa dell’originario fondatore del sepolcro sembrerebbe non trovare fondamento giuridico in quanto il riuso del posto feretro, attraverso la cremazione/riduzione dei resti mortali di X non intacca minimamente alcun diritto in ordine alla gestione della tomba di famiglia da parte dei discendenti del primo concessionario.

    • Buonasera
      Il mio bisnonno ha fatto costruire una cappella per i suoi figli maschi e le mogli dei figli.
      I posti bara sono stati tutti occupati tranne uno perché la moglie dell’ultimo figlio che è separata(non so se addirittura divorziata il che renderebbe forse più semplice tutto perché mancherebbe il rapporto di coniugio)vuole rinunciare e pretende di essere manlevata da ogni spesa di manutenzione.
      Mio padre, nipote discendente diretto del concessionario, è stato fatto cremare e pensavamo potesse essere collocato nella cappella di famiglia.
      In comune ci hanno detto che se la persona che non vuole esser sepolta li(ma ne ha diritto anche se separata?) rinuncia, chiedendo a tutti gli eredi(vince la maggioranza) si può trasformare il posto bara in posto per tre urne( in una potrebbe andare mio padre), ma è vero che di chi va in quel posto bara con le urne viene deciso da chi subentra al posto della rinunciante?
      Vorrebbero inoltre tutti quanti stabilire già dei criteri ora per dividersi gli altri posti perché ci hanno detto che le urne possono andare dentro i posti bara già occupati.
      Domanda: coniuge separato perde diritto ad essere sepolto?la manleva è opponibile alla amministrazione o solo ha carattere obbligatorio?
      Gli eredi del concessionario che sono i figli della figlia femmina non contemplata nella cappella hanno titolo per esprimersi su chi può esser sepolto ed hanno gli oneri di manutenzione?
      Possono stabilire i figli della rinunciante chi andrà nel posto bara della loro madre trasformato in posti per tre urne cinerarie?
      Possono gli attuali discendenti decidere ora è stabilire i criteri con cui spartirsi il posto con l’urna cineraria nei posti bara già occupati o vige il criterio della premorienza che vale per i discendenti?
      Il regolamento non parla di regole particolari per il subentro.
      Grazie

      • X Letizia,

        in estrema sintesi:

        1) La cessazione definitiva degli effetti del matrimonio si ha con la data di annotazione della relativa sentenza sull’atto di matrimonio (art. 10 legge 1 dicembre 1970, n. 898), per cui fino a tale data permane la qualità di coniuge. La separazione è solo un allentamento del vincolo coniugale, pertanto permane lo jus sepulchri sia attivo, sia passivo.

        2) L’istituto della rinuncia di concessioni cimiteriali costituisce una causa estintiva della concessione (o, meglio, del rapporto giuridico che la permea): essa si verifica in momento antecedente alla sua naturale scadenza (ovviamente, se si tratti di concessioni perpetue, ogni momento è antecedente proprio per l’indeterminatezza del termine temporale). La rinuncia ha carattere sostanzialmente di atto unilaterale, nel senso di essere posta in essere da una delle parti del rapporto giuridico di concessione, e, sotto il profilo formale, richiede – fatte salve eventuali differenti disposizioni esplicitamente stabilite od individuate dal Regolamento comunale di polizia mortuaria – un atto pubblico o, almeno, della scrittura privata autenticata da notaio (art. 2703 Cod.Civile.) e previa registrazione, per la quale va corrisposta l’imposta di registro in misura fissa (D.M. (Fin.) 15 dicembre 1977, n. 13348), come, del resto, è fisiologico quando la rinuncia abbia a proprio oggetto diritti reali. Va, comunque, tenuto in debito conto di come la rinuncia di concessione cimiteriale, per quanto atto sostanzialmente unilaterale, non abbia effetti, per così dire, “automatici”, ma debba necessariamente essere fatta oggetto di atto ricettivo da parte del titolare dell’area cimiteriale, anche quando questo si limiti ad una mera presa d’atto, dal momento che il titolare della concessione, rinunciante, non dispone di una potestà incondizionata di disposizione circa la concessione cimiteriale, potestà dispositiva comunque assoggettata a principi di diritto amministrativo, propri dei diritti di terzi su beni assoggettati al regime dei beni demaniali (art. 823, comma 1 Cod.Civile. ). Andrebbe, inoltre, osservato, trattandosi di aspetto spesso ignorato, specie da quanti intendano rinunciare alla concessione cimiteriale, che l’atto di rinuncia dovrebbe avere, tra gli altri, anche il presupposto che sia stato provveduto, a cura, diligenza ed onere del soggetto rinunciante, a trasferire i feretri tumulati in altro sito, nonché alle opere ed interventi che siano caso che per caso necessari a far sì che il sepolcro possa essere nelle condizioni di poter essere assegnato a terzi, fin dal giorno successivo a quello cui abbia effetto la rinuncia, cioè dall’accettazione della stessa (per altro, non solo ciò viene sottovalutato da quanti intendano rinunciare. In caso di co-titolarità della concessione tra più aventi diritto, parimenti legittimati, la concessione, infatti, si configura come una forma di comunione solidale ed indivisibile, come spesso ci ricorda la Suprema Corte di Cassazione, si avrà uno spacchettamento in quote dello jus sepulchri con conseguente accrescimento in senso civilistico ex art. 674 Cod. Civile, delle restanti frazioni. Tutti gli aventi diritto sulla concessione sono obbligati in solido alle spese manutentive.

        3) non è l’arbitrio o il capriccio sfrenato del concessionario, pure se subentrato, a decidere chi abbia titolo o meno alla sepoltura, bensì il combinato disposto tra l’atto di concessione, al momento della sua stipula, in cui le parti contraenti fissano la cosiddetta lex sepulchri (sostanzialmente la rosa delle persone portatrici dello jus sepulchri), ed il regolamento comunale di polizia mortuaria. L’ingresso delle salme nel sepolcro (se la tomba è di tipo famigliare) avviene secondo premorienza (….chi prima muore meglio alloggia!!!) e sino al raggiungimento della massima capacità ricettiva della tomba, oltre la quale, per quasi lapalissiane ragioni di spazio, lo stesso jus sepulchri spira ex se, divenendo non più esercitabile.

        4) E’ consuetudine che per un ottimale uso del sepolcro (regolamento su cosa comune ex art. 1106 Cod. Civile?) vi sia tra gli aventi titolo una sorta di equa ripartizione dei posti (atto inter-privatistico da notificare, per conoscenza al comune, al quale, però, l’amministrazione in caso di contenzioso rimane estranea, rimettendo al Giudice Ordinario la soluzione della controversia), ma non è elemento di diritto.

        5) all’atto dell’approvazione del progetto di costruzione del sepolcro gentilizio viene stabilito il numero massimo di posti feretro o per altre tipologie di tumulazione (urne cinerarie e nicchie ossario) un mutamento nella struttura del sacello famigliare potrebbe comportare una novazione del rapporto concessorio: la tomba è sempre la stessa, ma mutano alcune obbligazioni sinallagmatiche (adeguamento a standards più favorevoli?) sottoscritte dall’originario fondatore del sepolcro. Se il sepolcro è perpetuo il rischio concreto è perdere la perpetuità, poichè l’attuale norma vieta ai Comuni di concedere tombe in regime di tempo indeterminato.

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