Un manifesto ottocentesco: “Uguaglianza davanti alla morte” tra arte e politica

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Per dare maggior compiutezza all’informazione delle opere di William Adolphe Bouguereau (La Rochelle, Francia, 30 Novembre 1825 – 19 Agosto 1905) che hanno espressamente rappresentato la morte, è necessario citarne altre.
Porto alla Vostra attenzione Uguaglianza davanti alla morte, eseguita nel 1848 ed oggi conservata al Museo d’Orsay di Parigi.
W. A. Bouguereau dipinse l’opera in occasione della sua prima partecipazione al Salon, un’esposizione nata nel 1667 al Museo del Louvre di Parigi per presentare pittura e scultura.
La tela, raffigurante un angelo della morte nell’atto di ricoprire con il lenzuolo mortuario il cadavere nudo di un giovane uomo, venne definita monumentale e spettacolare.
Il lenzuolo mortuario detto anche comunemente sudario, è il lenzuolo funebre; da non confondere con il lenzuolo in cui stato avvolto il corpo di Cristo chiamato (sacra) Sindone.

William Adolphe Bouguereau, Uguaglianza davanti alla morte, 1848, olio su tela, Al. 141 x La. 269 cm. Musée d’Orsay, Parigi

All’epoca l’immagine, sia per il tema trattato che per le sue grandi dimensioni, suscitò un sentimento di comune commozione per l’evocazione dell’ineluttabilità della morte, la sua inevitabile tragica fatale necessità. Una rappresentazione che per contenuto e significato risuonò come un monito.
W. A. Bouguereau su un disegno preparatorio scrisse un’annotazione di suo pugno: «Uguaglianza. Nel momento in cui l’angelo della morte stenderà sopra di voi il suo lenzuolo funebre, la vostra vita non sarà servita a nulla se non sarete stati capaci di compiere il bene sulla terra.»
La dichiarazione derivava da una concezione conservatrice e profondamente religiosa del Maestro, secondo cui l’uguaglianza non poteva essere obiettivo né politico, né sociale, poiché poteva esistere solo nell’aldilà.
L’opera alluse soprattutto alle inquietudini personali dell’artista di fronte alle trasformazioni politiche del suo tempo, e a ciò che ne sarebbe derivato.

Dal punto di vista iconografico l’angelo avrebbe potuto essere rappresentato anche in piedi, ma W. A. Bouguereau scelse di dipingerlo parallelo all’uomo: nudo e dotato di un’ampia estensione alare.
In questo modo ottenne una composizione stratificata con quattro livelli sovrapposti: la superficie del terreno, il corpo del giovane uomo morto, il lenzuolo, l’angelo.
Alla successione dei piani, che costituiscono la lettura ascensionale, si deve aggiungere un’ulteriore considerazione relativa alla totalità dello spazio dell’opera composto da un sopra e un sotto. Le ali nere dell’angelo dividono l’intera superficie dipinta creando due piani: un piano basso, il luogo in cui si sta concludendo un rito e un piano alto, il cielo, nella visione di una continuità: un oltre dopo la morte.

La scheda descrittiva di Uguaglianza davanti alla morte del Museo d’Orsay, aggiunge specifiche informazioni relative al carattere funebre e drammatico del dipinto che lo collega al clima romantico e a due opere altrettanto rappresentative della morte.
La prima è la copia di un’opera di Pierre-Paul Prud’hon, nato Pierre Prudon (Cluny, Francia, 4 Aprile 1758 – Parigi, Francia, 14 Febbraio 1823) dal titolo La Giustizia e la Vendetta Divina perseguono il Crimine, eseguito tra il 1806 e il 1808, e conservata al Museo del Louvre a Parigi, in Francia.[1]

Un dipinto innovativo. In un paesaggio notturno di nude rocce, illuminato da una pallida luce lunare, l’assassino già in fuga con in mano il coltello insanguinato con cui ha colpito la vittima, si volta per guardare il suo corpo nudo esanime inarcato.
In volo la Divina Vendetta illumina il colpevole con una torcia per mostrarlo alla sua compagna Giustizia che sorregge spada e bilancia.
La composizione drammatica, nell’atmosfera tragica dell’azione, contrappone due gruppi: in basso la vittima e l’assassino, in alto due allegorie personificano la giustizia immanente che persegue il colpevole.
La tela, destinata a decorare un’aula di tribunale, rivolgeva il suo chiaro messaggio a tutti in un’epoca in cui nacque la criminologia, una nuova scienza, in un periodo in cui ci si interrogava su quale fosse la giusta punizione da infliggere al criminale.
In questo caso l’uomo è certamente colpevole, ma in che misura? E’ il tempo di un cambiamento: il passaggio da una giustizia, resa in nome di imperativi religiosi, tanto che il monito “Non uccidere” era accompagnato da un crocifisso in tutte le aule di giudizio, ad un’altra basata sulla ragione umana dove il crimine venne considerato una piaga dell’intera società in cui sarà messa in discussione anche la legittimità della pena di morte.

La seconda è un’opera di Henri Lehmann (Kiel, Germania, 14 Aprile 1814 – Parigi, Francia, 30 Marzo 1882) dal titolo Il profeta Geremia che detta le sue profezie, eseguita nel 1842 e conservata Musée des Beaux-Arts d’Angers in Francia.[2]
Il quadro è citato per la presenza di un angelo che nell’atteggiamento si può collegare a quello dipinto in Uguaglianza davanti alla morte.

Ricordo un altro quadro eseguito da Henri Lehmann, dalle dimensioni quasi identiche a quelle della tela di William Adolphe Bouguereau.
Nel 1839 l’artista dipinse una bellissima Santa Caterina d’Alessandria in un’ampia composizione dal cromatismo delicato e vibrante e dall’attenta cura dei dettagli.

Henri Lehmann, Santa Caterina d’Alessandria, 1839, olio su tela, Al. 152 x La. 262 cm. Museo Fabre di Georges d’Albenas, Montpellier

L’approfondito studio della forma umana e l’uso scrupoloso della luce e dell’ombra, gli permisero di dare grande evidenza alla centralità della protagonista e di trasmettere con pacatezza la forza del dramma vissuto per la sua morte e l’intensa emozione di questo straordinario trasporto in volo.
Una tela che fu definita surnaturelle – soprannaturale data la rappresentazione della leggenda che narra del suo corpo trasportato dagli angeli in Egitto, sul monte Sinai, dove nel VI Secolo, l’Imperatore Giustiniano fondò il Monastero a lei dedicato.


[1]Pierre-Paul Prud’hon, La Giustizia e la Vendetta Divina perseguono il Crimine, 1806/1808, olio su tela, Al. 244 x La. 294 cm. Museo del Louvre, Parigi.
[2]Henri Lehmann, Il profeta Geremia che detta le sue profezie, 1842, Musée des Beaux-Arts d’Angers, Francia.

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