HomeCimiteriAtti ablativi sulle concessioni cimiteriali e principio di pubblicità del procedimento ex Artt. 7, 8 e 21- bis Legge n. 241/1990.

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Atti ablativi sulle concessioni cimiteriali e principio di pubblicità del procedimento ex Artt. 7, 8 e 21- bis Legge n. 241/1990. — 4 commenti

  1. Vorrei sapere se la curia può in qualche modo espropriare la tomba di famiglia di nostra proprietà ad uso perpetuo.Premetto che non stiamo pagando le spese di pulizia del cimitero in quanto non vengono eseguite sulla nostra tomba di famiglia anzi gli alberi del cimitero rovinano il tetto della suddetta tomba”.

    • X Jerry,

      Gli elementi a disposizione per scrutinare attentamente il caso sono scarsi e lacunosi.

      Ora, arguendo per progressive intuizioni: se c’è di mezzo la Curia suppongo si tratti o di un cimitero particolare o privato (fattispecie storica residuale e tollerata ancora dall’attuale ordinamento giuridico italiano di polizia mortuaria ex art. 104 comma 4 D.P.R. 10 settembre 1900 n. 285 a due precise condizioni:

      deve infatti, pre-esistere nel suo impianto ed effettivo esercizio, all’entrata in vigore del Testo Unico Leggi Sanitarie di cui al R.D. n. 1265/1934, con cui si sancì l’esclusività comunale nell’erogazione del servizio cimiteriale.
      è, comunque, sottoposto alla vigilanza igienico-sanitaria del Comune

      o più difficilmente di un semplice reparto del cimitero comunale dato in concessione ad Ente Religioso dalla personalità giuridica riconosciuta (Legge n. 222 del 20 maggio 1985 il quale a sua volta, secondo il proprio ordinamento statutario, cede il diritto d’uso ai propri appartenenti.

      Strano si parli di esproprio, questo istituto civilistico se non per pubblica utilità (in questa evenienza normato dal D.P.R. 8 giugno 2001 n. 327) riguarda solitamente rapporti di diritto squisitamente privato, di solito in ambito cimiteriale si dovrebbe ragionare in termini di questi istituti: requisizione, revoca per interesse pubblico o decadenza-sanzionatoria.

      Secondo me, almeno, si potrebbe configurare una decadenza sanzionatoria per grave inadempienza contrattuale, ma non escludo altre ipotesi parimenti verosimili.

      Ritengo, pertanto si tratti di un cimitero parrocchiale, cioè privato Ce ne sono ancora diversi, sparsi su tutto il territorio nazionale.

      Dipende, in estrema sintesi, dal contratto originariamente stabilito tra le parti contraenti (ente ecclesiastico e privato cittadino), vale adire: il titolare dell’impianto può aver inserito tra le clausole contrattuali anche un’ obbligazione (canone manutentivo) cui soggiace necessariamente l’utente intestatario della cappella funeraria. Sulle reciproche inadempienze…omissis, titolato a pronunciarsi sarà il giudice ordinario in sede civile.

  2. X Nicoletta,

    Rispondo alla Sua richiesta con quattro premesse

    1) se i defunti tumulati (illegittimamente? Sine Titulo? http://www.funerali.org/cimiteri/tumulazione-illegittima-373.html) sono veramente estranei al nucleo famigliare del concessionario primo, o fondatore del sepolcro di cui all’art. 93 comma 1 I Periodo del regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285; ed a questi fini la definizione canonica di “famiglia” è fornita dal combinato disposto tra l’atto concessorio ed il regolamento comunale di polizia mortuaria, quale normazione di dettaglio.

    2) se per estendere il titolo di accoglimento a persone terze rispetto alla famiglia del fondatore del sepolcro non è stato attivato il rischioso istituto della benemerenza ex art. 93 comma 2 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, sulla base della locale regolamentazione funeraria, ed in ogni caso possibile solo dal 27 ottobre 1990.

    3) se il sepolcro non è stato istituito come ereditario, o in esso non si è tramutato, ed è, pertanto, di essenza eminentemente famigliare, e tale dato si evince consultando attentamente il contratto di concessione.

    4) se per effetto di ripetuti subentri mortis causa (http://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html) non è variata l’originaria titolarità della concessione, da cui poi “giù per li rami” discende il diritto di sepolcro.

    Allora:

    Come ci ricordano molteplici e storiche pronunce della Suprema Corte di Cassazione lo jus sepulchri primario, consistente nelle duplice facolta di dare o ricever sepoltura, ha natura ancipite, cioè ibrida di diritto reale, patrimoniale nonchè personalissimo.

    In ordine allo ius sepeliendi, può configurarsi l’esercizio del potere di fatto, qualificabile come possesso (art. 1140, comma 1, cod. civile.), tutelabile con l’azione civilistica di
    manutenzione ex art. 1170 Cod. Civile.

    L’esercizio del possesso della cappella non potrebbe essere costituito da altri atti che non fossero l’inferre mortuum in sepulchrum, poiché il possesso stesso è attuabile solo entro i limiti della destinazione del bene, oltre i quali vale il regime delle cose indisponibili e l’attività (che altrimenti corrisponderebbe alla situazione di fatto) rimane senza effetti (art. 1145 c.c.).
    Secondo un diverso orientamento, il diritto primario di sepolcro non può considerarsi di natura reale, essendo accordato a tutela di un interesse che viene soddisfatto, e, quindi, si estingue, nel momento stesso nel quale la salma viene deposta nel sepolcro. Si è detto, poi, che la natura personale dello ius inferendi non impedisce che dia luogo, nella sua attuazione, a rapporti
    giuridici e a diritti di contenuto patrimoniale. Il diritto in esame dovrebbe qualificarsi, perciò, come un diritto di uso di carattere personale, comunque (anche secondo questa ipotesi ricostruttiva), suscettibile di tutela in via possessoria, ex art. 1168, comma 2o, cod.civile., nei limiti in cui può ritenersi importare una detenzione della res, ossia del bene sepolcrale.

    Si rammenta, infine, che per ogni immissione di feretro in cappella privata ex art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, il Comune per evitare abusi o forzature deve attentamente valutare e ponderare il titolo di accettazione di quel determinato defunto in quel particolare sacello privato e gentilizio.

  3. Nella cappella di famiglia sono stati messi defunti che non sono eredi diretti. Potrei contestare al comune la loro presenza?

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