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[Fun.News 3230] Indicatori di mortalità della popolazione residente in Italia

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L’ISTAT ha diffuso qualche giorno or sono i dati concernenti gli indicatori di mortalità 2016, in particolare quelli concernenti la speranza di vita. Di seguito si riporta il relativo comunicato di sintesi:

Nel 2016 sono stati registrati oltre 615 mila decessi tra i cittadini residenti, 32 mila in meno del 2015 (-5%).
In rapporto al numero di residenti, nel 2016 sono deceduti 10,1 individui ogni mille abitanti, contro i 10,7 del 2015.
La riduzione nel numero di morti risulta territorialmente omogenea, pur risultando più ampia nel Nord-ovest (-5,6%) e nel Sud (-5,7%).
Il 2016 è stato l’anno più favorevole tra gli ultimi quattro sotto il profilo della sopravvivenza. Il tasso standardizzato di mortalità è pari all’8,2 per mille, inferiore anche a quello riscontrato nel favorevole 2014 (8,4 per mille). Il picco di mortalità del 2015, anno in cui si rileva un tasso standardizzato dell’8,8 per mille risulta riassorbito.
Nel 2016 tassi (standardizzati) di mortalità più alti si riscontrano nel Mezzogiorno (8,8 per mille). Particolare peso specifico in tale contesto è quello assunto dalla Campania (9,6 per mille) e dalla Sicilia (9 per mille).
Per il totale dei residenti la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014) e nei confronti del 2013 risulta essersi allungata di oltre sette mesi.
La speranza di vita alla nascita risulta come di consueto più elevata per le donne – 85 anni – ma il vantaggio nei confronti degli uomini – 80,6 anni – si limita a 4,5 anni di vita in più.
La speranza di vita aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. A tale età la prospettiva di vita ulteriore presenta una differenza meno marcata tra uomini e donne (rispettivamente 19,1 e 22,3 anni) che alla nascita.
Rispetto a 40 anni fa la probabilità di morire nel primo anno di vita si è abbattuta di oltre sette volte, mentre quella di morire a 65 anni di età si è più che dimezzata.
Un neonato del 1976 aveva una probabilità del 90% di essere ancora in vita all’età di 50 anni, se maschio, e a quella di 59 anni, se femmina. Quaranta anni più tardi, un neonato del 2016 può confidare di sopravvivere con un 90% di possibilità fino all’età di 64 anni, se maschio, e fino a quella di 70, se femmina.
L’aumento della speranza di vita nel 2016 rispetto al 2015 si deve principalmente alla positiva congiuntura della mortalità alle età successive ai 60 anni. Il solo abbassamento dei rischi di morte tra gli 80 e gli 89 anni di vita spiega il 37% del guadagno di sopravvivenza maschile e il 44% di quello femminile.
Nel 2016 si registra una leggera riduzione delle diseguaglianze territoriali di sopravvivenza, che tuttavia permangono significative. I valori massimi di speranza di vita si hanno nel Nord-est, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece, si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,9 anni per gli uomini e 84,3 per le donne.
Sono 2,7 gli anni che separano le residenti in Trentino-Alto Adige, le più longeve nel 2016 con 86,1 anni di vita media, dalle residenti in Campania che con 83,4 anni risultano in fondo alla graduatoria. Tra gli uomini il campo di variazione è più contenuto, e pari a 2,3 anni, ossia alla differenza che intercorre, come tra le donne, tra la vita media dei residenti in Trentino-Alto Adige (81,2) e i residenti in Campania (78,9).

Chi fosse interessato al rapporto integrale può leggerlo cliccando Rapporto Istat su morti 2016 in Italia

[Fun.News 3205] Negli USA la cremazione è diventata la scelta maggioritaria

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Il tasso di cremazione negli USA è alto e supera l’incidenza della scelta per la sepoltura in bara (a terra o in tomba).
Lo rende noto la NFDA (National Funeral Directors Association).

Il rapporto annuale 2017 sui dati statistici per il 2016 di questa Associazione ci fa sapere che il 50,2% degli americani ha scelto la cremazione nel 2016, a partire dal 48,5% nel 2015, mentre il 43,5% degli americani ha optato per la sepoltura, in calo dal 45,4% nel 2015.
Ci si attende, secondo le stime fatte da NFDA che entro il 2035 la cremazione negli USA venga scelta nel 78,8% delle morti.
E che nei prossimi otto anni i tassi di cremazione supereranno il 50% in 44 stati, a partire dai 16 stati nel 2010. Contemporaneamente, il tasso di sepoltura dovrebbe scendere dal 45,2 per cento nel 2015 al 30,3 per cento nei prossimi otto anni.
"Il tasso di cremazione è destinato a continuare nella crescita, visto che molti americani scelgono la cremazione", ha detto il presidente NFDA W. Ashley Cozine. "Questo cambiamento ha spinto molte case funebri ad espandere le loro offerte di servizio per soddisfare le esigenze emergenti dei consumatori che preferiscono la cremazione".

Diversi fattori contribuiscono al cambiamento di scelta sulla cremazione negli Stati Uniti, tra cui:
Religione:
Gli americani non religiosi sono più propensi a considerare la cremazione per la famiglia e gli amici (il 23 per cento nel 2015). Dal 2012, la percentuale degli americani che sentono molto importante avere un funerale religioso è diminuito dal 49,5 percento al 39,5 percento.
Età:
L’invecchiamento della popolazione americana ha un impatto diretto sulla professione funebre.
Nel 2011, la generazione Baby Boomer negli USA ha cominciato (per la prima annata) a superare i 65 anni di età, ed entro il 2030 tutti i Boomers avranno oltre 65 anni.
Gli individui tra i 65 ei 79 anni rappresentano il 27,7 per cento del mercato dei servizi funebri USA, e gli individui 80 e più anni rappresentano il 46,1 per cento del mercato USA.
Gli individui di 80 anni e più anziani hanno meno probabilità di essere cremati e hanno più probabilità di optare per la sepoltura.
Le proiezioni statistiche contenute nel rapporto di cremazione e di sepoltura di NFDA del 2017 sono state elaborate dall’Università di Wisconsin-Madison Applied Population Laboratory Department of Community and Environmental Sociology.

[Fun.News 3202] ISTAT: previsione di mortalità in Italia dal 2016 al 2065. Incrementi attesi fino al 40%

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Secondo l’ISTAT, che ha elaborato qualche mese or sono con una tecnica innovativa le proprie previsioni demografiche 2016-2065, i morti in Italia aumenteranno rispetto ai valori correnti del 2016 fino ad un 40% nel 2058, per poi calare leggermente al 35% nel 2065, anno di fine simulazione.
Questo in base ad uno scenario più probabile.
In termini numerici l’ISTAT stima che si passi dai 608.290 del 2016 (dati di previsione e non reali) ai 851.649 del 2058 e, infine, a 821.252 del 2065.
Valori intermedi significativi sono i seguenti:
Nel 2020 si registrerebbero 648.097 decessi stimati (+ 7% fatto 100% il 2016)
Nel 2025 si registrerebbero 671.227 decessi stimati (+ 10% fatto 100% il 2016)
Nel 2030 si registrerebbero 690.016 Decessi stimati (+ 13% fatto 100% il 2016)
Tralasciamo in questa sede di esporre 6 scenari alternativi, basati su diverse probabilità che si verifichino.
I dati di proiezione sono disponibili anche per singola regione.
Le note metodologiche di redazione della previsione possono essere consultate cliccando
PREVISIONI MORTALITA’ ISTAT
Commento:
Sono così tanti gli anni che ci separano dal 2065 che molti di noi sperano in qualche scoperta medica che aumenti la vita media e sposti nel tempo questa onda di mortalità!

[Fun.News 3201] Aumenterà sensibilmente il numero dei morti per le ondate di calore. Gli effetti saranno elevati tra oltre 50 anni

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Entro fine di questo secolo la salute di 2 europei su tre (pari a 351 milioni di persone) sarà messa a rischio da disastri climatici (in primis le ondate di calore) e il numero di decessi dovuti al clima aumenterà di 50 volte passando da 3000 decessi l’anno nel periodo tra il 1981 e il 2010 a 152000 morti l’anno attesi per il periodo 2071-2100.
Rese note sulla rivista The Lancet Planetary Health, sono le proiezioni sviluppate per 28 paesi europei più Svizzera, Islanda e Norvegia.
Ad essere maggiormente colpiti saranno gli abitanti dei paesi dell’Europa Meridionale.
A provocare il 99% di tutti i morti dovuti a disastri legati a condizioni meteo eccezionali saranno le ondate di calore.
"Il cambiamento climatico è una delle minacce globali maggiori per la salute umana del XXI secolo e il suo pericolo per la società sarà sempre più connesso a eventi legati a condizioni meteo estreme", spiega l’autore del lavoro Giovanni Forzieri, ricercatore del Joint Research Centre della Commissione Europea, in Italia.
A meno che il riscaldamento globale non sarà messo a freno con misure appropriate e tempestive – afferma l’esperto – circa 350 milioni di europei potrebbero essere esposti a condizioni meteorologiche estreme su base annuale entro la fine del secolo".
Lo studio si basa su una vasta mole di dati relativi al periodo 1981-2010, che includono la tipologia di disastro, l’anno e il numero totale di vittime, per stimare la vulnerabilità della popolazione a ciascuno dei disastri meteorologici considerati nello studio che vanno da incendi boschivi a siccità, da ondate di calore a ondate di gelo, da alluvioni che interessano coste e fiumi a tempeste di vento.
Forzieri ha calcolato che – solo per le ondate di calore – si passerà da 2700 morti l’anno a 151500 decessi l’anno nei due periodi considerati. Il problema riguarderà soprattutto il Sud dell’Europa dove entro fine secolo per tutti i problemi meteo presi in esame sono attesi 700 decessi l’anno per milione di abitanti.

[Fun.News 3195] I dati sulle cremazioni in Italia nel 2016: superata nella media l’incidenza del 23%

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La SEFIT ha recentemente diffuso i dati sulle cremazioni svolte in Italia nell’anno 2016. SEFIT raccoglie, elabora e diffonde i dati statistici sulla cremazione in Italia da diversi anni, fornendo i dati ad Istituzioni nazionali, come l’ISPRA, o internazionali, come ICF ed EFFS.
I dati si riferiscono alle cremazioni di soli cadaveri (sono quindi esclusi i resti mortali) effettuate nell’anno 2016 nei crematori italiani. SEFIT segnala che alla data di diffusione dei dati non sono pervenuti, in quanto non forniti dal gestore dell’impianto, quelli concernenti i crematori di Bagno A Ripoli, Carpanzano, Domicella e Montecorvino Pugliano; di conseguenza il dato delle cremazioni registrate sul territorio nazionale – in particolare in Campania – è da considerare sottostimato.
Nel 2016 si sono registrate a consuntivo 141.553 cremazioni di feretri, contro 137.165 del 2015. Dall’analisi dei dati pervenuti si può affermare che le cremazioni effettuate in Italia nel corso del 2016 sono cresciute in maniera contenuta rispetto all’anno precedente, con un aumento percentuale del 3,2%, corrispondente a 4.388 unità, determinato in particolare dal calo della mortalità generale rispetto al 2015, quest’ultimo anno anomalo nel trend.
L’ISTAT ha recentemente diffuso i dati sulla mortalità e popolazione 2016, anno in cui si sono registrati 615.261 decessi. Quindi l’incidenza della cremazione (per difetto, mancando i dati di 4 crematori) sul totale delle sepolture, per l’anno 2016, è del 23,01%, con un notevole incremento in termini percentuali (+1,83%, rispetto al dato 2015, che era del 21,18%).
Le regioni in assoluto dove si crema di più sono quelle meglio dotate di impianti di cremazione e con maggiore mortalità, vale a dire la Lombardia con 36.590 cremazioni, l’Emilia-Romagna con 20.600 cremazioni e il Piemonte con 20.285 cremazioni.

Analizzando il dato territoriale si può valutare che le regioni dove la cremazione è più sviluppata – in termini di rapporto percentuale delle cremazioni eseguite sul territorio rispetto al dato nazionale – continuano ad essere: Lombardia (25,8%), Emilia Romagna (14,6%) e Piemonte (14,3 %), che dispongono del maggior numero di impianti di cremazione operativi (12 per ognuna delle tre regioni).
La crescita percentuale maggiore nel 2016 rispetto al 2015 si è avuta a livello regionale in Sardegna (+41, 8%), Puglia (+39,5%) e Sicilia (+21,3%), anche se va detto che in queste incidono soprattutto la messa in funzione o il fermo/rallentamento operativo di uno o più impianti e la scarsa numerosità dell’anno precedente.
La crescita numerica regionale più elevata si è registrata invece in Emilia Romagna (+2.777), Lazio (+829) e Veneto (+516).

L’incremento del ricorso alla cremazione continua ad avvenire soprattutto al Nord, che ha una maggiore presenza di impianti, ma anche al Centro. In particolare nei capoluoghi di provincia dotati di impianto.
Anche nel 2016, così come negli anni precedenti le città in cui vengono effettuate il maggior numero di cremazioni sono Roma (12.376), Milano (10.776) e Genova (6.048), anche se è bene chiarire che si tratta di cremazioni svolte per un’area che spesso è almeno provinciale, se non ancor più estesa. A seguire, con oltre 4.000 cremazioni: Mantova (4.973), Livorno (4.719), Trecate (4.302) e Bologna (4.201).

SEFIT evidenzia infine, come già ribadito l’anno scorso, i seguenti aspetti:
– la diffusione di crematori di cintura urbana nelle aree metropolitane (ad. es. di Milano e Torino);
– l’inizio di una sovra-dotazione di impianti in talune zone, dove le autorizzazioni date per costruzione di nuovi crematori sono superiori alle necessità effettive;
– l’avvio di numerose pratiche per la realizzazione di impianti nel Sud Italia;
– il rifiuto alla realizzazione di nuovi impianti, spesso immotivato, delle popolazioni interessate dalle nuove localizzazioni.

[Fun.News 3178] Istruzioni ISTAT su rilevazione decessi e cause di morte

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L’ISTAT, in data 30/5/2017, ha reso nota una comunicazione riassuntiva del rilevamento concernente le statistiche su decessi e cause di morte 2017.
La rilevazione sui decessi e sulle cause di morte è un’indagine totale che rileva informazioni di carattere sanitario e demosociale per tutti i decessi verificatisi in Italia (popolazione presente). I dati prodotti forniscono informazioni sui profili di mortalità per causa e costituiscono un’importante fonte di informazioni sulla salute pubblica.
Di seguito ne riprendiamo la parte concernente la

RACCOLTA DATI:
Sulle schede di morte il medico che certifica il decesso deve, tra le varie informazioni, indicare la sequenza morbosa che ha condotto alla morte e gli eventuali altri stati morbosi rilevanti.
La brochure sulla certificazione fornisce le istruzioni per i medici per una corretta compilazione dei modelli (invariate rispetto all’anno precedente).
Le informazioni di carattere demografico e sociale devono essere successivamente riportate dall’ufficiale di Stato civile del comune di decesso.
I criteri e le disposizioni da seguire per l’esecuzione della rilevazione e le innovazioni rispetto all’anno precedente sono contenute nella Circolare n.22585 dell’1 dicembre 2016 e nel manuale "Istruzioni per la compilazione dei modelli statistici Istat.D4 e Istat.D4bis" rivolto ai medici, ai Comuni e alle Prefetture – U.T.G..
Si evidenzia che per i decessi nel corso del 2017 potranno essere utilizzati i modelli D.4 e D.4bis delle edizioni a partire dal 2011.
I Comuni in caso di mancata disponibilità di modelli in bianco (di nessuna delle edizioni accettabili), in attesa di ricevere un nuovo quantitativo di scorte, devono far riferimento a quanto indicato nel paragrafo “4.10 Rilevazione su decessi e cause di morte (Modelli Istat D.4 e D.4bis)” della Circolare n. 22585 dell’1 dicembre 2016.

Richiesta di copia dei modelli da parte degli eredi
L’Istat non è autorizzato a rilasciare copia: i modelli per la certificazione delle cause di morte (Modelli Istat D4) vengono raccolti dall’Istat per finalità statistiche.
Il d.lgs n. 322/89, recante "Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell’Istituto nazionale di statistica", detta specifiche disposizioni a tutela del segreto statistico, relativamente ai dati raccolti per scopi statistici (art. 9). In base alle previsioni di tale articolo, i dati raccolti nell’ambito di rilevazioni statistiche comprese nel programma statistico nazionale da parte degli uffici di statistica non possono essere esternati, comunicati o diffusi se non in forma aggregata, in modo che non se ne possa trarre alcun riferimento relativamente a persone identificabili e possono essere utilizzati solo per scopi statistici.
Tale limitazione può essere superata in presenza di un formale ordine di esibizione presentato dall’Autorità Giudiziaria, in ossequio alle previsioni dei Codici di procedura (art. 256 c.p.p. e art. 670 del c.p.c.).
Si specifica, tuttavia, che tali documenti devono essere conservati stabilmente da altra pubblica amministrazione – la competente ASL – per fini amministrativi, ai sensi delle disposizioni del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, recante "Approvazione del regolamento di polizia mortuaria".
Tale normativa prevede infatti per le schede di morte, compilate in doppia copia in parte dal medico che denuncia il decesso e in parte dal Comune, l’invio di una delle due copie alle ASL di riferimento, per gli adempimenti amministrativi di competenza.
Per completezza di informazione si ricorda che nel caso di comuni comprendenti più unità sanitarie locali la tenuta del registro in questione è di competenza di una sola unità sanitaria locale appositamente individuata dalla regione (art. 8 del D.P.R. 285 del 1990)

[Fun.News 3176] ISTAT: nel 2016 oltre 615.000 decessi in Italia

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L’ISTAT ha diffuso il dato, qualche giorno or sono, del numero di decessi registrato nel 2016, pari a 615.261.
Si tratta di un dato inferiore di 32.310 unità rispetto al 2015 ma è il secondo valore più elevato dal 1945, tendenza in linea con l’aumento “fisiologico” dei decessi che ci si può attendere in una popolazione che invecchia.
Infatti, a partire dal 2012, il numero dei decessi si attesta intorno a 600 mila ogni anno, salvo oscillazioni congiunturali.
Si sottolinea, inoltre, che dopo un anno di importante incremento, come è stato il 2015, è frequente che si registri un successivo decremento.
Analizzando l’andamento mensile della mortalità, e confrontandolo con i quattro anni precedenti (2012-2015), si può osservare come in tutti mesi, tranne alcune eccezioni, il numero dei decessi è in linea con quello degli anni precedenti, registrando solo due evidenti innalzamenti negli ultimi due mesi dell’anno.
La diminuzione del numero di decessi si registra in tutte le ripartizioni, con un decremento più consistente in quelle del Sud (-5,7%) e del Nord-ovest (-5,6%).
Nelle regioni del Nord-ovest il 2015 aveva fatto segnare il maggior incremento rispetto alle altre regioni del Centro-Nord.
Il tasso di mortalità è pari a 10,1 per mille, varia da un minimo di 8,1 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 13,3 in Liguria ed è correlato con la struttura per età della popolazione, risultando più elevato nelle regioni più fortemente invecchiate.
A causa della giovane struttura per età la mortalità dei cittadini stranieri è decisamente più bassa, il tasso medio annuo è pari a 1,3 deceduti ogni mille stranieri residenti.
Ulteriori informazioni sulla situazione demografica italiana nel 2016 sono possibili da reperire sul sito dell’ISTAT, cliccando QUI.

[Fun.News 3167] ISTAT: diffonde report sulle cause di morte e sul trend dal 2003 al 2014

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Malattie del cuore, tumore del polmone, ipertensione, demenze, alzheimer e diabete: sono queste le prime cause di morte degli italiani rilevate dall’Istat per il periodo 2003-2014.
L’Istituto di statistica ha infatti pubblicato un report nel quale per la prima volta viene presentata la serie completa dei dati di mortalità per causa, evidenziando le prime 25 cause di mortalità nel nostro Paese, con confronti temporali. Infatti, per la prima volta viene presentata per gli anni 2003-2014 la serie storica completa dei dati di mortalità per causa, che consente una lettura approfondita della dinamica del fenomeno nel lungo periodo.

Nel 2014, i decessi in Italia sono stati 598.670, con un tasso standardizzato di mortalità di 85,3 individui per 10mila residenti. Dal 2003 al 2014 il tasso di mortalità si è ridotto del 23%, a fronte di un aumento del 1,7% dei decessi (+9.773) dovuto all’invecchiamento della popolazione.
Sia nel 2003 che nel 2014 le prime tre cause di morte in Italia sono le malattie ischemiche del cuore, le malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore (rappresentative del 29,5% di tutti i decessi), anche se i tassi di mortalità per queste cause si sono ridotti in 11 anni di oltre il 35%. Nel 2014 al quarto posto nella graduatoria delle principali cause di morte figurano i tumori della trachea, dei bronchi e dei polmoni (33.386 decessi).
Demenza e Alzheimer risultano in crescita; con i 26.600 decessi rappresentano la sesta causa di morte nel 2014. Tra i tumori specifici di genere, quelli della prostata sono la decima causa di morte tra gli uomini (7.174 decessi), mentre quelli del seno sono la sesta causa tra le donne (12.201 decessi) e la più frequente di natura oncologica.
Tra le cause di morte in aumento, la prima è la setticemia (1,3% del totale dei decessi). Nel 2014 i decessi si sono triplicati rispetto al 2003 soprattutto per effetto della maggiore presenza nella popolazione di anziani multicronici.
Per molte delle principali cause, i tassi di mortalità diminuiscono in tutte le aree geografiche del Paese.
Si riducono i differenziali territoriali della mortalità per malattie cerebrovascolari, altre malattie del cuore, tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni e per malattie croniche delle basse vie respiratorie.
Permangono, invece, differenze nei livelli di mortalità tra Nord e Sud per cardiopatie ischemiche, malattie ipertensive e diabete mellito; aumentano per i tumori della prostata.
Nel primo anno di vita diminuisce la mortalità per malformazioni congenite, sofferenza respiratoria del neonato, ipossia e asfissia intrauterina o della nascita; aumenta quella dovuta alle infezioni.

Chi volesse approfondire l’argomento potrà farlo cliccando su REPORT ISTAT CAUSE MORTE

[Fun.News 3166] DEF: i tassi di inflazione programmata per il 2017 e 2018

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Il tasso di inflazione programmato per l’anno 2017 è stato rivisto dallo 0,9 all’1,2% in sede di presentazione del "Documento di Economia e Finanza – DEF 2017" (aprile 2017) rispetto alla "Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza – DEF 2016" (settembre 2016).
Con la stessa presentazione del DEF 2017 è stato inserito il tasso di inflazione programmato per il 2018 pari all’1,7%.
Come noto i tassi di inflazione programmata possono influire sule prospettive di evoluzione delle tariffe massime per la cremazione, come pure per le tariffe pubbliche, più in generale, sulla formazione dei prezzi di beni e servizi scambiati in Italia.

[Fun.News 3164] Da metà marzo 2017 sono diventati pubblici i dati del SISMG, sorveglianza giornaliera sulla mortalità

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Il bollettino settimanale FluNews di informazione sull’impatto stagionale delle sindromi influenzali sulla popolazione italiana si è arricchito da metà marzo 2017 con una nuova sezione dedicata al SISMG, il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera. Uno strumento molto utile anche al settore funerario.
Il Sismg, curato dal Dipartimento di Epidemiologia Ssr Lazio – Asl Roma 1, è basato sui dati di mortalità, per tutte le cause, dalle anagrafi comunali incluse nel “Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute” e permette di valutare la variazione della mortalità settimanale per 19 città incluse nella sorveglianza nazionale.

Si tratta di un notevole strumento a servizio sia delle gestioni cimiteriali e dei crematori, sia pure dell’imprenditoria funebre, ma di grande interesse anche per i produttori di beni del settore funebre (in particolare le bare)

Vediamo ora sinteticamente quel che è successo nel periodo invernale e di inizio primavera:
La mortalità è stata superiore all’atteso a partire da fine dicembre 2016, con un picco di eccesso durante la seconda settimana del 2017 seguito da un graduale calo, per poi rientrare nei valori stagionali a partire dalla 7a settimana dell’anno.
Durante la diciassettesima settimana del 2017 la mortalità è stata in linea con il dato atteso, con una media giornaliera di 189 decessi rispetto a 186 attesi.

Guardando gli indicatori sintetici:
per le 19 città che sono il panel di riferimento, lamortalità che si può attendere è dell’ordine dei 200 decessi/giorno, in periodo invernale ordinario (senza infleunza a pieno ritmo …).
Quest’anno, nel periodo di cuspide (fine dicembre 2016, prima parte gennaio 2017) si è arrivati a 300 decessi/giorno e durante la stetimana più intensa a 329 casi/giorno (circa 100 oltre le attese di quel periodo).

Per chi volesse valutare l’andamento della mortalità giornaliera attesa e quella reale del panel19, si può consultare la seguente pagina www.epicentro.iss.it/problemi/influenza/FluNews.asp e cliccare poi sulla linhuetta MORTALITA’

[Fun.News 3163] Italia prima in Ue per i decessi fra gli over65 causati dall’influenza, +15% morti

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La stagione influenzale appena terminata è stata molto aggressiva con gli anziani.
Negli over 65 si è avuto infatti un 15% in più di morti attribuibili all’influenza rispetto all’atteso.
Un dato che pone il nostro Paese primo in Europa.
La conferma arriva dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), sulla base di quanto raccolto dal network europeo Euromomo.
C’è stato un "incremento del numero di decessi attribuibili all’influenza nella Terza Età pari al 15% – commenta Caterina Rizzo, epidemiologia Iss – rispetto a quelli attesi”.
In particolare, nella settimana del picco epidemico si è arrivati al 42%.
Ciò perchè quest’anno è circolato anche il virus H3N2, ”che colpisce soprattutto gli anziani.
Se ci fosse stata una copertura vaccinale migliore, parte di queste morti si sarebbe potuta evitare”.
Gli altri paesi in cui si è avuto un aumento di morti tra gli anziani sono Francia, Spagna e Portogallo. Complessivamente, secondo i medici sentinella dell’Iss, gli italiani colpiti da sindromi simil-influenzali sono stati 5.441.000, 34mila nella ultima settimana.

Le proiezioni demografiche ISTAT stimano un calo sensibile della popolazione italiana al 2045

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La popolazione residente in Italia sarà pari a 58,6 milioni nel 2045 e a 53,7 milioni nel 2065. La stima è resa nota dall’Istat nel report “Il futuro demografico del Paese”. La perdita rispetto al 2016 (60,7 milioni) sarebbe di 2,1 milioni di residenti nel 2025 e di 7 milioni nel 2065.
Tenendo conto della variabilità associata agli eventi demografici – precisa Istat – la stima della popolazione al 2065 oscilla da un minimo di 46,1 milioni a un massimo di 61,5. La probabilità di un aumento della popolazione al 2065 è pari al 7%. Le future nascite non saranno sufficienti a compensare i futuri decessi. Nello scenario mediano, dopo pochi anni di previsione il saldo naturale raggiunge quota -200mila, per poi passare la soglia -300 e -400mila unità in meno nel medio e lungo termine. L’età media della popolazione passerà dagli attuali 44,7 a oltre 50 anni del 2065. Secondo il report, “il processo di invecchiamento della popolazione è da ritenersi certo e intenso”.

Aspettativa di vita: cala nel 2015 rispetto all’anno precedente

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In Italia, al 2015, la speranza di vita alla nascita è più bassa di 0,2 anni negli uomini e di 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014, attestandosi, rispettivamente, a 80,1 anni e a 84,6 anni. La diminuzione dell’aspettativa di vita degli italiani è registrata dal Rapporto Osservasalute 2016. “La distanza della durata media della vita di donne e uomini si sta sempre più riducendo anche se, comunque, è ancora fortemente a favore delle donne (+4,5 anni nel 2015 contro +4,9 anni nel 2011).
Aumenta il divario tra Nord e Sud dell’Italia rispetto alla salute dei cittadini: al Sud, e in particolare in Campania, infatti, si muore di più ed il Sud dispone di minori risorse economiche, è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione.
Al Sud è molto più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni di vita. Alcuni esempi: nel 2015, in Italia, ogni cittadino può sperare di vivere mediamente 82,3 anni, ma mentre nella PA di Trento la sopravvivenza sale a 83,5 anni, un cittadino che risiede in Campania ha un’aspettativa di vita di soli 80,5 anni. La riduzione della mortalità negli ultimi 15 anni è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud e Isole.

[Fun.News 3138] ISTAT diffonde prime stime su evoluzione della popolazione e della mortalità nel 2016

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La popolazione italiana al 1° gennaio 2017 ammontava a 60 milioni 579 mila residenti, 86 mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,4 per mille).
La natalità si conferma in calo costante: il livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486 mila, è superato da quello del 2016 con 474 mila.
I decessi sono stimati nel 2016 in 608 mila, dopo il picco del 2015 con 648 mila casi.
Si tratta di un ritorno ad un valore elevato della mortalità, in linea con la tendenza all’aumento dovuta all’invecchiamento della popolazione.
Il saldo naturale (nascite meno decessi) registra nel 2016 un valore negativo (-134 mila) che rappresenta il secondo maggior calo di sempre, superiore soltanto a quello del 2015 (-162 mila).
Continua il processo di invecchiamento della popolazione in Italia:
al 1 gennaio 2017 l’età media dei residenti, dice l’Istat, è di 44,9 anni, due decimi in più rispetto al 2016 (corrispondenti a circa due mesi e mezzo) e due anni esatti in più rispetto al 2007.
Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale (11,7 milioni nel 2007, pari al 20,1%).
Sono soprattutto gli ultranovantenni a registrare un aumento sensibile: al 1 gennaio 2017 sono 727 mila, un numero superiore a quello dei residenti di una grande città come Palermo.
Sebbene questo segmento della popolazione rappresenti oggi appena l’1,2% del totale, il suo peso nei confronti della popolazione complessiva è andato aumentando nel tempo: 15 anni fa ammontavano a 402 mila e costituivano solo lo 0,7% del totale.
Gli ultracentenari sono invece oltre 17 mila, in calo rispetto ai quasi 19mila del 2015.
Una diminuzione che si deve, secondo l’Istat, a due fattori specifici:
la forte mortalità del 2015 che ha abbassato il numero di circa 300 unità, cui segue nel 2016 l’ingresso tra i centenari dei nati nel 1916, una fascia di età con un più basso numero di superstiti rispetto a quelle che l’hanno preceduta.
Gli ultracentenari, comunque, sono complessivamente molto aumentati negli ultimi 15 anni: oggi sono più che triplicati rispetto al 2002.

[Fun.News 3117] E’ partito il rilevamento SEFIT per le cremazioni italiane svolte nel 2016

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La Utilitalia SEFIT qualche giorno or sono ha spedito ai gestori di crematori italiani, con propria circolare p.n. 632/2017/AG del 18 gennaio 2017, una comunicazione con l’usuale richiesta di inoltro di dati statistici, questa volta per il 2016.
La comunicazione consta di 3 parti:
1) la prima riguarda le cremazioni svolte in ciascun impianto, distinte tra cadaveri, resti mortali
2) la seconda i parametri qualitativi e tariffari utilizzati (come ad es. i tempi medi di attesa per effettuare una cremazione dal decesso, le tariffe applicate, i servizi offerti, ecc.)
3) l’ultima parte consiste in un utilissimo elenco di tutti i crematori operativi in Italia, con indirizzo, telefono e dove disponibile mai o fax.
Di norma i dati vengono trasmessi alla Utilitalia SEFIT entro il mese di marzo dell’anno successivo a quello per il quale si chiedono i dati.
Poi si ha un periodo di raccolta dei dati dai gestori ritardatari e infine vengono elaborate le tabelle con numeri e percentuali di cremazione distinte per ciascun impianto, raccolte anche a livello regionale.
I dati elaborati da Utilitalia Sefit, in mancanza di raccolta svolta da parte dell’ISTAT, sono diventati di riferimento sia per organismi nazionali (come l’ISPRA, per il calcolo delle emissioni in atmosfera) che internazionali, come lCF – International Cremation of Federation – o l’EFFS – European Federation of Funeral Services.
La SEFIT informa i gestori che per un qualche motivo non avessero ricevuto il modulo di rilevamento statistico a chiederlo alla mail segreteria@sefit.eu
 

[Fun.News 3093] Le previsioni di aumento della mortalità italiana secondo l’ISTAT

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Secondo le stime previsionali diffuse dall’ISTAT, calcolate per il periodo fino al 2065, la mortalità italiana sarà in costante aumento, inizialmente con una velocità di crescita contenuta e poi con un innalzamento sensibile dopo il 2030. L’ISTAT ha elaborato 3 scenari, di minima, centrale e di massima.

Di seguito si riporta la stima dal 2017 al 2025, per lo scenario centrale, cioè quello più probabile.
Anno Morti
2017  622.637
2018  627.161
2019  631.490
2020  635.634
2021  639.571
2022  643.278
2023  646.791
2024  650.202
2025  653.589

[Fun.News 3082] Mortalità italiana 2016 torna alla normalità dopo dato anomalo del 2015

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Il 17 ottobre 2016 l’ISTAT ha pubblicato i dati provvisori di mortalità del mese di giugno 2016. La sequenza di dati noti è quindi a partire dal gennaio 2016.
A giugno 2016 in Italia si sono registrati 46.510 decessi.
Dall’inizio d’anno si sono così registrati 314.719 morti, molti meno che nel corrispondente periodo del 2015 (339.479), con un minor numero di 24.720 (in sei mesi). Cioé il 7,2% in meno.
Per tale ragione, visto anche il periodo estivo particolarmente mite, si può concludere che quest’anno la mortalità totale annua sarà nettamente inferiore a quella eccezionale dell’anno passato, stimando che si possa avvicinare ai seicentomila decessi in ragione d’anno, un valore prossimo al dato 2014.
In Francia, dove i dati vengono comunicarti dall’Istituto di statistica con una reattività nettamente superiore, sono già noti i decessi a tutto il mese di agosto (anche se con dati ancora non definitivi). In Francia si assiste egualmente ad un calo di mortalità, ma più contenuta rispetto a quella italiana (circa -11.000 decessi, dopo 8 mesi, rispetto all’analogo periodo del 2015).

[Fun.News 3071] Negli USA la cremazione supera la sepoltura tradizionale

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Per la prima volta, negli USA, e cremazioni hanno sorpassato le sepolture (in terra o in tumulo).
La notizia è contenuta nel periodico rapporto che NFDA (la federazione statunitense in materia di pompe funebri) effettua.
Il rapporto evidenzia come nel 2015 la percentuale di sepolture negli USA è sceso al 45,4 per cento, mentre l’incidenza percentuale della cremazione è aumentata al 48,5 per cento.

I risultati variano notevolmente da Stato a Stato, con alcune zone dove è fortemente prevalente la sepoltura e altre in cui viene preferita la cremazione.
A conti fatti, però, nell’intero Paese nel 2015 la preferenza è andata alla cremazione.
Nel 2005, il rapporto NFDA indicava 61,4 per cento dei defunti USA venivano sepolti  rispetto al 32,3 per cento che venivano cremati.
Poi, nel 2010, il tasso di sepoltura è sceso al 53,3 per cento, mentre il tasso di cremazione è salito al 40,4 per cento.
Solo nel 1999 la cremazione negli USA incideva per il 24,8 per cento.
Questo trend è destinato ad aumentare.
La NFDA prevede tassi di cremazione di 56,0 per cento nel 2020 e 71,1 per cento nel 2030.