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[Fun.News 3195] I dati sulle cremazioni in Italia nel 2016: superata nella media l’incidenza del 23%

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La SEFIT ha recentemente diffuso i dati sulle cremazioni svolte in Italia nell’anno 2016. SEFIT raccoglie, elabora e diffonde i dati statistici sulla cremazione in Italia da diversi anni, fornendo i dati ad Istituzioni nazionali, come l’ISPRA, o internazionali, come ICF ed EFFS.
I dati si riferiscono alle cremazioni di soli cadaveri (sono quindi esclusi i resti mortali) effettuate nell’anno 2016 nei crematori italiani. SEFIT segnala che alla data di diffusione dei dati non sono pervenuti, in quanto non forniti dal gestore dell’impianto, quelli concernenti i crematori di Bagno A Ripoli, Carpanzano, Domicella e Montecorvino Pugliano; di conseguenza il dato delle cremazioni registrate sul territorio nazionale – in particolare in Campania – è da considerare sottostimato.
Nel 2016 si sono registrate a consuntivo 141.553 cremazioni di feretri, contro 137.165 del 2015. Dall’analisi dei dati pervenuti si può affermare che le cremazioni effettuate in Italia nel corso del 2016 sono cresciute in maniera contenuta rispetto all’anno precedente, con un aumento percentuale del 3,2%, corrispondente a 4.388 unità, determinato in particolare dal calo della mortalità generale rispetto al 2015, quest’ultimo anno anomalo nel trend.
L’ISTAT ha recentemente diffuso i dati sulla mortalità e popolazione 2016, anno in cui si sono registrati 615.261 decessi. Quindi l’incidenza della cremazione (per difetto, mancando i dati di 4 crematori) sul totale delle sepolture, per l’anno 2016, è del 23,01%, con un notevole incremento in termini percentuali (+1,83%, rispetto al dato 2015, che era del 21,18%).
Le regioni in assoluto dove si crema di più sono quelle meglio dotate di impianti di cremazione e con maggiore mortalità, vale a dire la Lombardia con 36.590 cremazioni, l’Emilia-Romagna con 20.600 cremazioni e il Piemonte con 20.285 cremazioni.

Analizzando il dato territoriale si può valutare che le regioni dove la cremazione è più sviluppata – in termini di rapporto percentuale delle cremazioni eseguite sul territorio rispetto al dato nazionale – continuano ad essere: Lombardia (25,8%), Emilia Romagna (14,6%) e Piemonte (14,3 %), che dispongono del maggior numero di impianti di cremazione operativi (12 per ognuna delle tre regioni).
La crescita percentuale maggiore nel 2016 rispetto al 2015 si è avuta a livello regionale in Sardegna (+41, 8%), Puglia (+39,5%) e Sicilia (+21,3%), anche se va detto che in queste incidono soprattutto la messa in funzione o il fermo/rallentamento operativo di uno o più impianti e la scarsa numerosità dell’anno precedente.
La crescita numerica regionale più elevata si è registrata invece in Emilia Romagna (+2.777), Lazio (+829) e Veneto (+516).

L’incremento del ricorso alla cremazione continua ad avvenire soprattutto al Nord, che ha una maggiore presenza di impianti, ma anche al Centro. In particolare nei capoluoghi di provincia dotati di impianto.
Anche nel 2016, così come negli anni precedenti le città in cui vengono effettuate il maggior numero di cremazioni sono Roma (12.376), Milano (10.776) e Genova (6.048), anche se è bene chiarire che si tratta di cremazioni svolte per un’area che spesso è almeno provinciale, se non ancor più estesa. A seguire, con oltre 4.000 cremazioni: Mantova (4.973), Livorno (4.719), Trecate (4.302) e Bologna (4.201).

SEFIT evidenzia infine, come già ribadito l’anno scorso, i seguenti aspetti:
– la diffusione di crematori di cintura urbana nelle aree metropolitane (ad. es. di Milano e Torino);
– l’inizio di una sovra-dotazione di impianti in talune zone, dove le autorizzazioni date per costruzione di nuovi crematori sono superiori alle necessità effettive;
– l’avvio di numerose pratiche per la realizzazione di impianti nel Sud Italia;
– il rifiuto alla realizzazione di nuovi impianti, spesso immotivato, delle popolazioni interessate dalle nuove localizzazioni.

[Fun.News 3178] Istruzioni ISTAT su rilevazione decessi e cause di morte

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L’ISTAT, in data 30/5/2017, ha reso nota una comunicazione riassuntiva del rilevamento concernente le statistiche su decessi e cause di morte 2017.
La rilevazione sui decessi e sulle cause di morte è un’indagine totale che rileva informazioni di carattere sanitario e demosociale per tutti i decessi verificatisi in Italia (popolazione presente). I dati prodotti forniscono informazioni sui profili di mortalità per causa e costituiscono un’importante fonte di informazioni sulla salute pubblica.
Di seguito ne riprendiamo la parte concernente la

RACCOLTA DATI:
Sulle schede di morte il medico che certifica il decesso deve, tra le varie informazioni, indicare la sequenza morbosa che ha condotto alla morte e gli eventuali altri stati morbosi rilevanti.
La brochure sulla certificazione fornisce le istruzioni per i medici per una corretta compilazione dei modelli (invariate rispetto all’anno precedente).
Le informazioni di carattere demografico e sociale devono essere successivamente riportate dall’ufficiale di Stato civile del comune di decesso.
I criteri e le disposizioni da seguire per l’esecuzione della rilevazione e le innovazioni rispetto all’anno precedente sono contenute nella Circolare n.22585 dell’1 dicembre 2016 e nel manuale "Istruzioni per la compilazione dei modelli statistici Istat.D4 e Istat.D4bis" rivolto ai medici, ai Comuni e alle Prefetture – U.T.G..
Si evidenzia che per i decessi nel corso del 2017 potranno essere utilizzati i modelli D.4 e D.4bis delle edizioni a partire dal 2011.
I Comuni in caso di mancata disponibilità di modelli in bianco (di nessuna delle edizioni accettabili), in attesa di ricevere un nuovo quantitativo di scorte, devono far riferimento a quanto indicato nel paragrafo “4.10 Rilevazione su decessi e cause di morte (Modelli Istat D.4 e D.4bis)” della Circolare n. 22585 dell’1 dicembre 2016.

Richiesta di copia dei modelli da parte degli eredi
L’Istat non è autorizzato a rilasciare copia: i modelli per la certificazione delle cause di morte (Modelli Istat D4) vengono raccolti dall’Istat per finalità statistiche.
Il d.lgs n. 322/89, recante "Norme sul Sistema statistico nazionale e sulla riorganizzazione dell’Istituto nazionale di statistica", detta specifiche disposizioni a tutela del segreto statistico, relativamente ai dati raccolti per scopi statistici (art. 9). In base alle previsioni di tale articolo, i dati raccolti nell’ambito di rilevazioni statistiche comprese nel programma statistico nazionale da parte degli uffici di statistica non possono essere esternati, comunicati o diffusi se non in forma aggregata, in modo che non se ne possa trarre alcun riferimento relativamente a persone identificabili e possono essere utilizzati solo per scopi statistici.
Tale limitazione può essere superata in presenza di un formale ordine di esibizione presentato dall’Autorità Giudiziaria, in ossequio alle previsioni dei Codici di procedura (art. 256 c.p.p. e art. 670 del c.p.c.).
Si specifica, tuttavia, che tali documenti devono essere conservati stabilmente da altra pubblica amministrazione – la competente ASL – per fini amministrativi, ai sensi delle disposizioni del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, recante "Approvazione del regolamento di polizia mortuaria".
Tale normativa prevede infatti per le schede di morte, compilate in doppia copia in parte dal medico che denuncia il decesso e in parte dal Comune, l’invio di una delle due copie alle ASL di riferimento, per gli adempimenti amministrativi di competenza.
Per completezza di informazione si ricorda che nel caso di comuni comprendenti più unità sanitarie locali la tenuta del registro in questione è di competenza di una sola unità sanitaria locale appositamente individuata dalla regione (art. 8 del D.P.R. 285 del 1990)

[Fun.News 3176] ISTAT: nel 2016 oltre 615.000 decessi in Italia

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L’ISTAT ha diffuso il dato, qualche giorno or sono, del numero di decessi registrato nel 2016, pari a 615.261.
Si tratta di un dato inferiore di 32.310 unità rispetto al 2015 ma è il secondo valore più elevato dal 1945, tendenza in linea con l’aumento “fisiologico” dei decessi che ci si può attendere in una popolazione che invecchia.
Infatti, a partire dal 2012, il numero dei decessi si attesta intorno a 600 mila ogni anno, salvo oscillazioni congiunturali.
Si sottolinea, inoltre, che dopo un anno di importante incremento, come è stato il 2015, è frequente che si registri un successivo decremento.
Analizzando l’andamento mensile della mortalità, e confrontandolo con i quattro anni precedenti (2012-2015), si può osservare come in tutti mesi, tranne alcune eccezioni, il numero dei decessi è in linea con quello degli anni precedenti, registrando solo due evidenti innalzamenti negli ultimi due mesi dell’anno.
La diminuzione del numero di decessi si registra in tutte le ripartizioni, con un decremento più consistente in quelle del Sud (-5,7%) e del Nord-ovest (-5,6%).
Nelle regioni del Nord-ovest il 2015 aveva fatto segnare il maggior incremento rispetto alle altre regioni del Centro-Nord.
Il tasso di mortalità è pari a 10,1 per mille, varia da un minimo di 8,1 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 13,3 in Liguria ed è correlato con la struttura per età della popolazione, risultando più elevato nelle regioni più fortemente invecchiate.
A causa della giovane struttura per età la mortalità dei cittadini stranieri è decisamente più bassa, il tasso medio annuo è pari a 1,3 deceduti ogni mille stranieri residenti.
Ulteriori informazioni sulla situazione demografica italiana nel 2016 sono possibili da reperire sul sito dell’ISTAT, cliccando QUI.

[Fun.News 3167] ISTAT: diffonde report sulle cause di morte e sul trend dal 2003 al 2014

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Malattie del cuore, tumore del polmone, ipertensione, demenze, alzheimer e diabete: sono queste le prime cause di morte degli italiani rilevate dall’Istat per il periodo 2003-2014.
L’Istituto di statistica ha infatti pubblicato un report nel quale per la prima volta viene presentata la serie completa dei dati di mortalità per causa, evidenziando le prime 25 cause di mortalità nel nostro Paese, con confronti temporali. Infatti, per la prima volta viene presentata per gli anni 2003-2014 la serie storica completa dei dati di mortalità per causa, che consente una lettura approfondita della dinamica del fenomeno nel lungo periodo.

Nel 2014, i decessi in Italia sono stati 598.670, con un tasso standardizzato di mortalità di 85,3 individui per 10mila residenti. Dal 2003 al 2014 il tasso di mortalità si è ridotto del 23%, a fronte di un aumento del 1,7% dei decessi (+9.773) dovuto all’invecchiamento della popolazione.
Sia nel 2003 che nel 2014 le prime tre cause di morte in Italia sono le malattie ischemiche del cuore, le malattie cerebrovascolari e le altre malattie del cuore (rappresentative del 29,5% di tutti i decessi), anche se i tassi di mortalità per queste cause si sono ridotti in 11 anni di oltre il 35%. Nel 2014 al quarto posto nella graduatoria delle principali cause di morte figurano i tumori della trachea, dei bronchi e dei polmoni (33.386 decessi).
Demenza e Alzheimer risultano in crescita; con i 26.600 decessi rappresentano la sesta causa di morte nel 2014. Tra i tumori specifici di genere, quelli della prostata sono la decima causa di morte tra gli uomini (7.174 decessi), mentre quelli del seno sono la sesta causa tra le donne (12.201 decessi) e la più frequente di natura oncologica.
Tra le cause di morte in aumento, la prima è la setticemia (1,3% del totale dei decessi). Nel 2014 i decessi si sono triplicati rispetto al 2003 soprattutto per effetto della maggiore presenza nella popolazione di anziani multicronici.
Per molte delle principali cause, i tassi di mortalità diminuiscono in tutte le aree geografiche del Paese.
Si riducono i differenziali territoriali della mortalità per malattie cerebrovascolari, altre malattie del cuore, tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni e per malattie croniche delle basse vie respiratorie.
Permangono, invece, differenze nei livelli di mortalità tra Nord e Sud per cardiopatie ischemiche, malattie ipertensive e diabete mellito; aumentano per i tumori della prostata.
Nel primo anno di vita diminuisce la mortalità per malformazioni congenite, sofferenza respiratoria del neonato, ipossia e asfissia intrauterina o della nascita; aumenta quella dovuta alle infezioni.

Chi volesse approfondire l’argomento potrà farlo cliccando su REPORT ISTAT CAUSE MORTE

[Fun.News 3166] DEF: i tassi di inflazione programmata per il 2017 e 2018

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Il tasso di inflazione programmato per l’anno 2017 è stato rivisto dallo 0,9 all’1,2% in sede di presentazione del "Documento di Economia e Finanza – DEF 2017" (aprile 2017) rispetto alla "Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza – DEF 2016" (settembre 2016).
Con la stessa presentazione del DEF 2017 è stato inserito il tasso di inflazione programmato per il 2018 pari all’1,7%.
Come noto i tassi di inflazione programmata possono influire sule prospettive di evoluzione delle tariffe massime per la cremazione, come pure per le tariffe pubbliche, più in generale, sulla formazione dei prezzi di beni e servizi scambiati in Italia.

[Fun.News 3164] Da metà marzo 2017 sono diventati pubblici i dati del SISMG, sorveglianza giornaliera sulla mortalità

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Il bollettino settimanale FluNews di informazione sull’impatto stagionale delle sindromi influenzali sulla popolazione italiana si è arricchito da metà marzo 2017 con una nuova sezione dedicata al SISMG, il sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera. Uno strumento molto utile anche al settore funerario.
Il Sismg, curato dal Dipartimento di Epidemiologia Ssr Lazio – Asl Roma 1, è basato sui dati di mortalità, per tutte le cause, dalle anagrafi comunali incluse nel “Piano operativo nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute” e permette di valutare la variazione della mortalità settimanale per 19 città incluse nella sorveglianza nazionale.

Si tratta di un notevole strumento a servizio sia delle gestioni cimiteriali e dei crematori, sia pure dell’imprenditoria funebre, ma di grande interesse anche per i produttori di beni del settore funebre (in particolare le bare)

Vediamo ora sinteticamente quel che è successo nel periodo invernale e di inizio primavera:
La mortalità è stata superiore all’atteso a partire da fine dicembre 2016, con un picco di eccesso durante la seconda settimana del 2017 seguito da un graduale calo, per poi rientrare nei valori stagionali a partire dalla 7a settimana dell’anno.
Durante la diciassettesima settimana del 2017 la mortalità è stata in linea con il dato atteso, con una media giornaliera di 189 decessi rispetto a 186 attesi.

Guardando gli indicatori sintetici:
per le 19 città che sono il panel di riferimento, lamortalità che si può attendere è dell’ordine dei 200 decessi/giorno, in periodo invernale ordinario (senza infleunza a pieno ritmo …).
Quest’anno, nel periodo di cuspide (fine dicembre 2016, prima parte gennaio 2017) si è arrivati a 300 decessi/giorno e durante la stetimana più intensa a 329 casi/giorno (circa 100 oltre le attese di quel periodo).

Per chi volesse valutare l’andamento della mortalità giornaliera attesa e quella reale del panel19, si può consultare la seguente pagina www.epicentro.iss.it/problemi/influenza/FluNews.asp e cliccare poi sulla linhuetta MORTALITA’

[Fun.News 3163] Italia prima in Ue per i decessi fra gli over65 causati dall’influenza, +15% morti

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La stagione influenzale appena terminata è stata molto aggressiva con gli anziani.
Negli over 65 si è avuto infatti un 15% in più di morti attribuibili all’influenza rispetto all’atteso.
Un dato che pone il nostro Paese primo in Europa.
La conferma arriva dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), sulla base di quanto raccolto dal network europeo Euromomo.
C’è stato un "incremento del numero di decessi attribuibili all’influenza nella Terza Età pari al 15% – commenta Caterina Rizzo, epidemiologia Iss – rispetto a quelli attesi”.
In particolare, nella settimana del picco epidemico si è arrivati al 42%.
Ciò perchè quest’anno è circolato anche il virus H3N2, ”che colpisce soprattutto gli anziani.
Se ci fosse stata una copertura vaccinale migliore, parte di queste morti si sarebbe potuta evitare”.
Gli altri paesi in cui si è avuto un aumento di morti tra gli anziani sono Francia, Spagna e Portogallo. Complessivamente, secondo i medici sentinella dell’Iss, gli italiani colpiti da sindromi simil-influenzali sono stati 5.441.000, 34mila nella ultima settimana.

Le proiezioni demografiche ISTAT stimano un calo sensibile della popolazione italiana al 2045

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La popolazione residente in Italia sarà pari a 58,6 milioni nel 2045 e a 53,7 milioni nel 2065. La stima è resa nota dall’Istat nel report “Il futuro demografico del Paese”. La perdita rispetto al 2016 (60,7 milioni) sarebbe di 2,1 milioni di residenti nel 2025 e di 7 milioni nel 2065.
Tenendo conto della variabilità associata agli eventi demografici – precisa Istat – la stima della popolazione al 2065 oscilla da un minimo di 46,1 milioni a un massimo di 61,5. La probabilità di un aumento della popolazione al 2065 è pari al 7%. Le future nascite non saranno sufficienti a compensare i futuri decessi. Nello scenario mediano, dopo pochi anni di previsione il saldo naturale raggiunge quota -200mila, per poi passare la soglia -300 e -400mila unità in meno nel medio e lungo termine. L’età media della popolazione passerà dagli attuali 44,7 a oltre 50 anni del 2065. Secondo il report, “il processo di invecchiamento della popolazione è da ritenersi certo e intenso”.

Aspettativa di vita: cala nel 2015 rispetto all’anno precedente

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In Italia, al 2015, la speranza di vita alla nascita è più bassa di 0,2 anni negli uomini e di 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014, attestandosi, rispettivamente, a 80,1 anni e a 84,6 anni. La diminuzione dell’aspettativa di vita degli italiani è registrata dal Rapporto Osservasalute 2016. “La distanza della durata media della vita di donne e uomini si sta sempre più riducendo anche se, comunque, è ancora fortemente a favore delle donne (+4,5 anni nel 2015 contro +4,9 anni nel 2011).
Aumenta il divario tra Nord e Sud dell’Italia rispetto alla salute dei cittadini: al Sud, e in particolare in Campania, infatti, si muore di più ed il Sud dispone di minori risorse economiche, è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione.
Al Sud è molto più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni di vita. Alcuni esempi: nel 2015, in Italia, ogni cittadino può sperare di vivere mediamente 82,3 anni, ma mentre nella PA di Trento la sopravvivenza sale a 83,5 anni, un cittadino che risiede in Campania ha un’aspettativa di vita di soli 80,5 anni. La riduzione della mortalità negli ultimi 15 anni è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud e Isole.

[Fun.News 3138] ISTAT diffonde prime stime su evoluzione della popolazione e della mortalità nel 2016

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La popolazione italiana al 1° gennaio 2017 ammontava a 60 milioni 579 mila residenti, 86 mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,4 per mille).
La natalità si conferma in calo costante: il livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486 mila, è superato da quello del 2016 con 474 mila.
I decessi sono stimati nel 2016 in 608 mila, dopo il picco del 2015 con 648 mila casi.
Si tratta di un ritorno ad un valore elevato della mortalità, in linea con la tendenza all’aumento dovuta all’invecchiamento della popolazione.
Il saldo naturale (nascite meno decessi) registra nel 2016 un valore negativo (-134 mila) che rappresenta il secondo maggior calo di sempre, superiore soltanto a quello del 2015 (-162 mila).
Continua il processo di invecchiamento della popolazione in Italia:
al 1 gennaio 2017 l’età media dei residenti, dice l’Istat, è di 44,9 anni, due decimi in più rispetto al 2016 (corrispondenti a circa due mesi e mezzo) e due anni esatti in più rispetto al 2007.
Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale (11,7 milioni nel 2007, pari al 20,1%).
Sono soprattutto gli ultranovantenni a registrare un aumento sensibile: al 1 gennaio 2017 sono 727 mila, un numero superiore a quello dei residenti di una grande città come Palermo.
Sebbene questo segmento della popolazione rappresenti oggi appena l’1,2% del totale, il suo peso nei confronti della popolazione complessiva è andato aumentando nel tempo: 15 anni fa ammontavano a 402 mila e costituivano solo lo 0,7% del totale.
Gli ultracentenari sono invece oltre 17 mila, in calo rispetto ai quasi 19mila del 2015.
Una diminuzione che si deve, secondo l’Istat, a due fattori specifici:
la forte mortalità del 2015 che ha abbassato il numero di circa 300 unità, cui segue nel 2016 l’ingresso tra i centenari dei nati nel 1916, una fascia di età con un più basso numero di superstiti rispetto a quelle che l’hanno preceduta.
Gli ultracentenari, comunque, sono complessivamente molto aumentati negli ultimi 15 anni: oggi sono più che triplicati rispetto al 2002.

[Fun.News 3117] E’ partito il rilevamento SEFIT per le cremazioni italiane svolte nel 2016

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La Utilitalia SEFIT qualche giorno or sono ha spedito ai gestori di crematori italiani, con propria circolare p.n. 632/2017/AG del 18 gennaio 2017, una comunicazione con l’usuale richiesta di inoltro di dati statistici, questa volta per il 2016.
La comunicazione consta di 3 parti:
1) la prima riguarda le cremazioni svolte in ciascun impianto, distinte tra cadaveri, resti mortali
2) la seconda i parametri qualitativi e tariffari utilizzati (come ad es. i tempi medi di attesa per effettuare una cremazione dal decesso, le tariffe applicate, i servizi offerti, ecc.)
3) l’ultima parte consiste in un utilissimo elenco di tutti i crematori operativi in Italia, con indirizzo, telefono e dove disponibile mai o fax.
Di norma i dati vengono trasmessi alla Utilitalia SEFIT entro il mese di marzo dell’anno successivo a quello per il quale si chiedono i dati.
Poi si ha un periodo di raccolta dei dati dai gestori ritardatari e infine vengono elaborate le tabelle con numeri e percentuali di cremazione distinte per ciascun impianto, raccolte anche a livello regionale.
I dati elaborati da Utilitalia Sefit, in mancanza di raccolta svolta da parte dell’ISTAT, sono diventati di riferimento sia per organismi nazionali (come l’ISPRA, per il calcolo delle emissioni in atmosfera) che internazionali, come lCF – International Cremation of Federation – o l’EFFS – European Federation of Funeral Services.
La SEFIT informa i gestori che per un qualche motivo non avessero ricevuto il modulo di rilevamento statistico a chiederlo alla mail segreteria@sefit.eu
 

[Fun.News 3093] Le previsioni di aumento della mortalità italiana secondo l’ISTAT

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Secondo le stime previsionali diffuse dall’ISTAT, calcolate per il periodo fino al 2065, la mortalità italiana sarà in costante aumento, inizialmente con una velocità di crescita contenuta e poi con un innalzamento sensibile dopo il 2030. L’ISTAT ha elaborato 3 scenari, di minima, centrale e di massima.

Di seguito si riporta la stima dal 2017 al 2025, per lo scenario centrale, cioè quello più probabile.
Anno Morti
2017  622.637
2018  627.161
2019  631.490
2020  635.634
2021  639.571
2022  643.278
2023  646.791
2024  650.202
2025  653.589

[Fun.News 3082] Mortalità italiana 2016 torna alla normalità dopo dato anomalo del 2015

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Il 17 ottobre 2016 l’ISTAT ha pubblicato i dati provvisori di mortalità del mese di giugno 2016. La sequenza di dati noti è quindi a partire dal gennaio 2016.
A giugno 2016 in Italia si sono registrati 46.510 decessi.
Dall’inizio d’anno si sono così registrati 314.719 morti, molti meno che nel corrispondente periodo del 2015 (339.479), con un minor numero di 24.720 (in sei mesi). Cioé il 7,2% in meno.
Per tale ragione, visto anche il periodo estivo particolarmente mite, si può concludere che quest’anno la mortalità totale annua sarà nettamente inferiore a quella eccezionale dell’anno passato, stimando che si possa avvicinare ai seicentomila decessi in ragione d’anno, un valore prossimo al dato 2014.
In Francia, dove i dati vengono comunicarti dall’Istituto di statistica con una reattività nettamente superiore, sono già noti i decessi a tutto il mese di agosto (anche se con dati ancora non definitivi). In Francia si assiste egualmente ad un calo di mortalità, ma più contenuta rispetto a quella italiana (circa -11.000 decessi, dopo 8 mesi, rispetto all’analogo periodo del 2015).

[Fun.News 3071] Negli USA la cremazione supera la sepoltura tradizionale

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Per la prima volta, negli USA, e cremazioni hanno sorpassato le sepolture (in terra o in tumulo).
La notizia è contenuta nel periodico rapporto che NFDA (la federazione statunitense in materia di pompe funebri) effettua.
Il rapporto evidenzia come nel 2015 la percentuale di sepolture negli USA è sceso al 45,4 per cento, mentre l’incidenza percentuale della cremazione è aumentata al 48,5 per cento.

I risultati variano notevolmente da Stato a Stato, con alcune zone dove è fortemente prevalente la sepoltura e altre in cui viene preferita la cremazione.
A conti fatti, però, nell’intero Paese nel 2015 la preferenza è andata alla cremazione.
Nel 2005, il rapporto NFDA indicava 61,4 per cento dei defunti USA venivano sepolti  rispetto al 32,3 per cento che venivano cremati.
Poi, nel 2010, il tasso di sepoltura è sceso al 53,3 per cento, mentre il tasso di cremazione è salito al 40,4 per cento.
Solo nel 1999 la cremazione negli USA incideva per il 24,8 per cento.
Questo trend è destinato ad aumentare.
La NFDA prevede tassi di cremazione di 56,0 per cento nel 2020 e 71,1 per cento nel 2030.

[Fun.News 2998] Aspettativa di morte

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Per la prima volta nella storia d’Italia l’aspettativa di vita (alias aspettativa di morte) degli italiani è in calo.
Lo afferma il rapporto Osservasalute secondo cui il fenomeno è legato ad una riduzione della prevenzione.
Nel 2015 la speranza di vita per gli uomini è stata 80,1 anni, 84,7 anni per le donne, ha spiegato Walter Ricciardi, direttore dell’osservatorio sulla Salute delle Regioni.
Nel 2014, la speranza di vita alla nascita era maggiore e pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne.
L’andamento ha riguardato tutte le regioni. Nella PA di Trento si riscontra, sia per gli uomini sia per le donne, la maggiore longevità (rispettivamente, 81,3 anni e 86,1 anni).
La Campania, invece, è la regione dove la speranza di vita alla nascita è più bassa, 78,5 anni per gli uomini e 83,3 anni per le donne.

Per quanto riguarda le cause di morte, dai dati del 2012, quelle più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore, responsabili da sole di 75.098 morti (poco più del 12% del totale dei decessi). Seguono le malattie cerebrovascolari (61.255 morti, pari a quasi il 10% del totale) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica (48.384 morti, pari a circa l’8% del totale). "Il calo è generalizzato per tutte le regioni – ha spiegato Ricciardi -. Normalmente un anno ogni quattro anni, è un segnale d’allarme, anche se dovremo aspettare l’anno prossimo per vedere se è un trend. Siamo il fanalino di coda nella prevenzione nel mondo, e questo ha un peso".
Il rapporto boccia l’Italia in prevenzione, con una spesa per la salute in fondo alla classifica europea.
"Anche quest’anno – avverte Walter Ricciardi, presidente dell’Iss e direttore dell’Osservatorio – le analisi contenute nel Rapporto Osservasalute segnalano numerosi elementi di criticità, in quanto confermano il trend in diminuzione delle risorse pubbliche a disposizione per la sanità, le esigue risorse destinate alla prevenzione e le persistenti iniquità".
La spesa sanitaria pubblica è passata dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014, si legge, e la contrazione ha coinciso con una lenta ma costante riduzione dei deficit regionali, conseguita però in gran parte tramite il blocco o la riduzione del personale sanitario e il contenimento dei consumi, misure che, sottolineano gli esperti, difficilmente potranno funzionare ancora nel futuro.
L’investimento in prevenzione è molto scarso, solo il 4,1% della spesa sanitaria totale.
Nel 2014, la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia è di 1.817€, del tutto in linea con il valore dell’anno precedente che pone l’Italia tra i Paesi che spendono meno. Nell’ultimo anno, ad esempio, il Canada ha speso oltre il 100% in più per ogni cittadino rispetto all’Italia, la Germania il 68%. La spesa pro capite più alta si registra in Molise (2.226€) e la più bassa in Campania (1.689€)

Temperature estive molto elevate: la mortalità nel 2015 sarà nettamente sopra quella dello scorso anno

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Il 2015 sarà, quasi certamente l’anno più caldo mai registrato da 136 anni.
Lo scorso agosto è stato il più caldo di sempre da quando abbiamo disponibilità dei dati e lo stesso record è stato messo a segno nei primi otto mesi di quest’anno.
A dirlo è l’agenzia federale Usa per la meteorologia (Noaa).
Ad agosto i termometri mondiali hanno registrato 0,88 gradi centigradi in più della media del XX secolo.
Sulla terraferma le temperature sono state mediamente più elevate di 1,14 gradi, con l’ondata di calore ha interessato un’ampia zona dell’America del Sud e parti di Europa, Africa, Medio Oriente e Asia.
L’aumento di temperatura, ma anche l’incremento dei valori di umidità relativa nell’aria, ha avuto effetti anche sulla crescita della mortalità in Italia, che si stima possa superare a fine anno le 600.000 unità. 

Registrato a livello statistico il caldo record di luglio

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Lo scorso mese di luglio è stato a livello globale il mese più caldo da quando abbiamo disponibilità dei dati, cioè dal 1880, con 0,81 gradi in più rispetto alla media del 20/mo secolo. E’ quanto risulta dall’analisi del Noaa, l’agenzia federale Usa per la meteorologia. Battuto il precedente record del luglio ’98.La temperatura media di oceani e terraferma registrata a luglio, in particolare – secondo i dati del Noaa e dell’Ncdc (Centro Nazionale per le informazioni ambientali) – è stata la più alta da quando esiste questo tipo di rilevazioni, cioè dal 1880. Per quanto in particolare riguarda la sola terraferma, la temperatura media globale a luglio è stata di 0,96 gradi in più rispetto alla media del 20/mo secolo: si tratta del sesto mese di luglio più caldo in assoluto. La temperatura media degli oceani, invece, è stata di 0,75 gradi in più, la più alta temperatura mai registrata nel periodo. E anche come morti si ha la percezioneche sarà un anno record.

ISTAT mette on line altri 2 mesi di dati sulla popolazione e sulla mortalità

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Dopo la tirata d’orecchie all’ISTAT (vedi il post Le ferie all’ISTAT) non credevamo ai nostri occhi oggi quando, andati sul sito dell’ISTAT, abbiamo registrato l’aggiornamento dei dati di ben due mesi. Ovviamente non crediamo di aver contribuito di un niente alla uscita di tali dati, ma ora registriamo che due mesi di arretrato sono stati recuperati. … Allora erano proprio in ferie!
Per la cronaca, a fine settembre sono on line i dati a tutto aprile.