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Aspettativa di vita: cala nel 2015 rispetto all’anno precedente

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In Italia, al 2015, la speranza di vita alla nascita è più bassa di 0,2 anni negli uomini e di 0,4 anni nelle donne rispetto al 2014, attestandosi, rispettivamente, a 80,1 anni e a 84,6 anni. La diminuzione dell’aspettativa di vita degli italiani è registrata dal Rapporto Osservasalute 2016. “La distanza della durata media della vita di donne e uomini si sta sempre più riducendo anche se, comunque, è ancora fortemente a favore delle donne (+4,5 anni nel 2015 contro +4,9 anni nel 2011).
Aumenta il divario tra Nord e Sud dell’Italia rispetto alla salute dei cittadini: al Sud, e in particolare in Campania, infatti, si muore di più ed il Sud dispone di minori risorse economiche, è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione.
Al Sud è molto più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni di vita. Alcuni esempi: nel 2015, in Italia, ogni cittadino può sperare di vivere mediamente 82,3 anni, ma mentre nella PA di Trento la sopravvivenza sale a 83,5 anni, un cittadino che risiede in Campania ha un’aspettativa di vita di soli 80,5 anni. La riduzione della mortalità negli ultimi 15 anni è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud e Isole.

[Fun.News 3138] ISTAT diffonde prime stime su evoluzione della popolazione e della mortalità nel 2016

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La popolazione italiana al 1° gennaio 2017 ammontava a 60 milioni 579 mila residenti, 86 mila unità in meno rispetto all’anno precedente (-1,4 per mille).
La natalità si conferma in calo costante: il livello minimo delle nascite del 2015, pari a 486 mila, è superato da quello del 2016 con 474 mila.
I decessi sono stimati nel 2016 in 608 mila, dopo il picco del 2015 con 648 mila casi.
Si tratta di un ritorno ad un valore elevato della mortalità, in linea con la tendenza all’aumento dovuta all’invecchiamento della popolazione.
Il saldo naturale (nascite meno decessi) registra nel 2016 un valore negativo (-134 mila) che rappresenta il secondo maggior calo di sempre, superiore soltanto a quello del 2015 (-162 mila).
Continua il processo di invecchiamento della popolazione in Italia:
al 1 gennaio 2017 l’età media dei residenti, dice l’Istat, è di 44,9 anni, due decimi in più rispetto al 2016 (corrispondenti a circa due mesi e mezzo) e due anni esatti in più rispetto al 2007.
Gli individui di 65 anni e più superano i 13,5 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione totale (11,7 milioni nel 2007, pari al 20,1%).
Sono soprattutto gli ultranovantenni a registrare un aumento sensibile: al 1 gennaio 2017 sono 727 mila, un numero superiore a quello dei residenti di una grande città come Palermo.
Sebbene questo segmento della popolazione rappresenti oggi appena l’1,2% del totale, il suo peso nei confronti della popolazione complessiva è andato aumentando nel tempo: 15 anni fa ammontavano a 402 mila e costituivano solo lo 0,7% del totale.
Gli ultracentenari sono invece oltre 17 mila, in calo rispetto ai quasi 19mila del 2015.
Una diminuzione che si deve, secondo l’Istat, a due fattori specifici:
la forte mortalità del 2015 che ha abbassato il numero di circa 300 unità, cui segue nel 2016 l’ingresso tra i centenari dei nati nel 1916, una fascia di età con un più basso numero di superstiti rispetto a quelle che l’hanno preceduta.
Gli ultracentenari, comunque, sono complessivamente molto aumentati negli ultimi 15 anni: oggi sono più che triplicati rispetto al 2002.

[Fun.News 3117] E’ partito il rilevamento SEFIT per le cremazioni italiane svolte nel 2016

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La Utilitalia SEFIT qualche giorno or sono ha spedito ai gestori di crematori italiani, con propria circolare p.n. 632/2017/AG del 18 gennaio 2017, una comunicazione con l’usuale richiesta di inoltro di dati statistici, questa volta per il 2016.
La comunicazione consta di 3 parti:
1) la prima riguarda le cremazioni svolte in ciascun impianto, distinte tra cadaveri, resti mortali
2) la seconda i parametri qualitativi e tariffari utilizzati (come ad es. i tempi medi di attesa per effettuare una cremazione dal decesso, le tariffe applicate, i servizi offerti, ecc.)
3) l’ultima parte consiste in un utilissimo elenco di tutti i crematori operativi in Italia, con indirizzo, telefono e dove disponibile mai o fax.
Di norma i dati vengono trasmessi alla Utilitalia SEFIT entro il mese di marzo dell’anno successivo a quello per il quale si chiedono i dati.
Poi si ha un periodo di raccolta dei dati dai gestori ritardatari e infine vengono elaborate le tabelle con numeri e percentuali di cremazione distinte per ciascun impianto, raccolte anche a livello regionale.
I dati elaborati da Utilitalia Sefit, in mancanza di raccolta svolta da parte dell’ISTAT, sono diventati di riferimento sia per organismi nazionali (come l’ISPRA, per il calcolo delle emissioni in atmosfera) che internazionali, come lCF – International Cremation of Federation – o l’EFFS – European Federation of Funeral Services.
La SEFIT informa i gestori che per un qualche motivo non avessero ricevuto il modulo di rilevamento statistico a chiederlo alla mail segreteria@sefit.eu
 

[Fun.News 3093] Le previsioni di aumento della mortalità italiana secondo l’ISTAT

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Secondo le stime previsionali diffuse dall’ISTAT, calcolate per il periodo fino al 2065, la mortalità italiana sarà in costante aumento, inizialmente con una velocità di crescita contenuta e poi con un innalzamento sensibile dopo il 2030. L’ISTAT ha elaborato 3 scenari, di minima, centrale e di massima.

Di seguito si riporta la stima dal 2017 al 2025, per lo scenario centrale, cioè quello più probabile.
Anno Morti
2017  622.637
2018  627.161
2019  631.490
2020  635.634
2021  639.571
2022  643.278
2023  646.791
2024  650.202
2025  653.589

[Fun.News 3082] Mortalità italiana 2016 torna alla normalità dopo dato anomalo del 2015

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Il 17 ottobre 2016 l’ISTAT ha pubblicato i dati provvisori di mortalità del mese di giugno 2016. La sequenza di dati noti è quindi a partire dal gennaio 2016.
A giugno 2016 in Italia si sono registrati 46.510 decessi.
Dall’inizio d’anno si sono così registrati 314.719 morti, molti meno che nel corrispondente periodo del 2015 (339.479), con un minor numero di 24.720 (in sei mesi). Cioé il 7,2% in meno.
Per tale ragione, visto anche il periodo estivo particolarmente mite, si può concludere che quest’anno la mortalità totale annua sarà nettamente inferiore a quella eccezionale dell’anno passato, stimando che si possa avvicinare ai seicentomila decessi in ragione d’anno, un valore prossimo al dato 2014.
In Francia, dove i dati vengono comunicarti dall’Istituto di statistica con una reattività nettamente superiore, sono già noti i decessi a tutto il mese di agosto (anche se con dati ancora non definitivi). In Francia si assiste egualmente ad un calo di mortalità, ma più contenuta rispetto a quella italiana (circa -11.000 decessi, dopo 8 mesi, rispetto all’analogo periodo del 2015).

[Fun.News 3071] Negli USA la cremazione supera la sepoltura tradizionale

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Per la prima volta, negli USA, e cremazioni hanno sorpassato le sepolture (in terra o in tumulo).
La notizia è contenuta nel periodico rapporto che NFDA (la federazione statunitense in materia di pompe funebri) effettua.
Il rapporto evidenzia come nel 2015 la percentuale di sepolture negli USA è sceso al 45,4 per cento, mentre l’incidenza percentuale della cremazione è aumentata al 48,5 per cento.

I risultati variano notevolmente da Stato a Stato, con alcune zone dove è fortemente prevalente la sepoltura e altre in cui viene preferita la cremazione.
A conti fatti, però, nell’intero Paese nel 2015 la preferenza è andata alla cremazione.
Nel 2005, il rapporto NFDA indicava 61,4 per cento dei defunti USA venivano sepolti  rispetto al 32,3 per cento che venivano cremati.
Poi, nel 2010, il tasso di sepoltura è sceso al 53,3 per cento, mentre il tasso di cremazione è salito al 40,4 per cento.
Solo nel 1999 la cremazione negli USA incideva per il 24,8 per cento.
Questo trend è destinato ad aumentare.
La NFDA prevede tassi di cremazione di 56,0 per cento nel 2020 e 71,1 per cento nel 2030.

[Fun.News 2998] Aspettativa di morte

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Per la prima volta nella storia d’Italia l’aspettativa di vita (alias aspettativa di morte) degli italiani è in calo.
Lo afferma il rapporto Osservasalute secondo cui il fenomeno è legato ad una riduzione della prevenzione.
Nel 2015 la speranza di vita per gli uomini è stata 80,1 anni, 84,7 anni per le donne, ha spiegato Walter Ricciardi, direttore dell’osservatorio sulla Salute delle Regioni.
Nel 2014, la speranza di vita alla nascita era maggiore e pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne.
L’andamento ha riguardato tutte le regioni. Nella PA di Trento si riscontra, sia per gli uomini sia per le donne, la maggiore longevità (rispettivamente, 81,3 anni e 86,1 anni).
La Campania, invece, è la regione dove la speranza di vita alla nascita è più bassa, 78,5 anni per gli uomini e 83,3 anni per le donne.

Per quanto riguarda le cause di morte, dai dati del 2012, quelle più frequenti sono le malattie ischemiche del cuore, responsabili da sole di 75.098 morti (poco più del 12% del totale dei decessi). Seguono le malattie cerebrovascolari (61.255 morti, pari a quasi il 10% del totale) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica (48.384 morti, pari a circa l’8% del totale). "Il calo è generalizzato per tutte le regioni – ha spiegato Ricciardi -. Normalmente un anno ogni quattro anni, è un segnale d’allarme, anche se dovremo aspettare l’anno prossimo per vedere se è un trend. Siamo il fanalino di coda nella prevenzione nel mondo, e questo ha un peso".
Il rapporto boccia l’Italia in prevenzione, con una spesa per la salute in fondo alla classifica europea.
"Anche quest’anno – avverte Walter Ricciardi, presidente dell’Iss e direttore dell’Osservatorio – le analisi contenute nel Rapporto Osservasalute segnalano numerosi elementi di criticità, in quanto confermano il trend in diminuzione delle risorse pubbliche a disposizione per la sanità, le esigue risorse destinate alla prevenzione e le persistenti iniquità".
La spesa sanitaria pubblica è passata dai 112,5 miliardi di euro del 2010 ai 110,5 del 2014, si legge, e la contrazione ha coinciso con una lenta ma costante riduzione dei deficit regionali, conseguita però in gran parte tramite il blocco o la riduzione del personale sanitario e il contenimento dei consumi, misure che, sottolineano gli esperti, difficilmente potranno funzionare ancora nel futuro.
L’investimento in prevenzione è molto scarso, solo il 4,1% della spesa sanitaria totale.
Nel 2014, la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia è di 1.817€, del tutto in linea con il valore dell’anno precedente che pone l’Italia tra i Paesi che spendono meno. Nell’ultimo anno, ad esempio, il Canada ha speso oltre il 100% in più per ogni cittadino rispetto all’Italia, la Germania il 68%. La spesa pro capite più alta si registra in Molise (2.226€) e la più bassa in Campania (1.689€)

Temperature estive molto elevate: la mortalità nel 2015 sarà nettamente sopra quella dello scorso anno

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Il 2015 sarà, quasi certamente l’anno più caldo mai registrato da 136 anni.
Lo scorso agosto è stato il più caldo di sempre da quando abbiamo disponibilità dei dati e lo stesso record è stato messo a segno nei primi otto mesi di quest’anno.
A dirlo è l’agenzia federale Usa per la meteorologia (Noaa).
Ad agosto i termometri mondiali hanno registrato 0,88 gradi centigradi in più della media del XX secolo.
Sulla terraferma le temperature sono state mediamente più elevate di 1,14 gradi, con l’ondata di calore ha interessato un’ampia zona dell’America del Sud e parti di Europa, Africa, Medio Oriente e Asia.
L’aumento di temperatura, ma anche l’incremento dei valori di umidità relativa nell’aria, ha avuto effetti anche sulla crescita della mortalità in Italia, che si stima possa superare a fine anno le 600.000 unità. 

Registrato a livello statistico il caldo record di luglio

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Lo scorso mese di luglio è stato a livello globale il mese più caldo da quando abbiamo disponibilità dei dati, cioè dal 1880, con 0,81 gradi in più rispetto alla media del 20/mo secolo. E’ quanto risulta dall’analisi del Noaa, l’agenzia federale Usa per la meteorologia. Battuto il precedente record del luglio ’98.La temperatura media di oceani e terraferma registrata a luglio, in particolare – secondo i dati del Noaa e dell’Ncdc (Centro Nazionale per le informazioni ambientali) – è stata la più alta da quando esiste questo tipo di rilevazioni, cioè dal 1880. Per quanto in particolare riguarda la sola terraferma, la temperatura media globale a luglio è stata di 0,96 gradi in più rispetto alla media del 20/mo secolo: si tratta del sesto mese di luglio più caldo in assoluto. La temperatura media degli oceani, invece, è stata di 0,75 gradi in più, la più alta temperatura mai registrata nel periodo. E anche come morti si ha la percezioneche sarà un anno record.

ISTAT mette on line altri 2 mesi di dati sulla popolazione e sulla mortalità

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Dopo la tirata d’orecchie all’ISTAT (vedi il post Le ferie all’ISTAT) non credevamo ai nostri occhi oggi quando, andati sul sito dell’ISTAT, abbiamo registrato l’aggiornamento dei dati di ben due mesi. Ovviamente non crediamo di aver contribuito di un niente alla uscita di tali dati, ma ora registriamo che due mesi di arretrato sono stati recuperati. … Allora erano proprio in ferie!
Per la cronaca, a fine settembre sono on line i dati a tutto aprile.

Le ferie all’ISTAT

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Come sia possibile che il 18 settembre 2014 l’andamento demografico del nostro Paese, certificato e diffuso dall’ISTAT, sia fermo a tutto il mese di febbraio 2014 è un mistero. Si tratta di 5,5 mesi di ritardo, quando usualmente il ritardo dell’ISTAT è di quattro mesi e in altre nazioni si cerca di essere aggiornati con 2-3 mesi di ritardo al massimo. Che all’ISTAT siano ancora in ferie??

Tavole di mortalità ISTAT aggiornate al 2009

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L’ISTAT ha diffuso i dati delle tavole di mortalità della popolazione residente aggiornato al 2009. I dati sono disponibili a livello nazionale, regionale e provinciale. Interrogazioni personalizzate permettono all’utente di costruire le tabelle di interesse e scaricare i dati in formato rielaborabile.

Le tavole sono disponibili in classi di età annuali o quinquennali e contengono i seguenti parametri di sopravvivenza: | probabilità di morte (per mille) | sopravviventi | decessi | anni vissuti | probabilità prospettive di sopravvivenza | speranza di vita Per le regioni (incluse le province autonome di Bolzano e Trento), le ripartizioni geografiche e l’Italia in complesso il periodo coperto dall’elaborazione va dal 1974.

Fino all’edizione 2008 le tavole di mortalità per le regioni Piemonte e Valle d’Aosta e per le regioni Abruzzo e Molise sono elaborate congiuntamente. Per le province l’elaborazione parte dal 1992 e la classificazione territoriale adottata è a 103 aree omogenee nel tempo fino all’anno 2005. Si accorda, pertanto, l’ipotesi che l’assetto provinciale del territorio nazionale costituitosi statisticamente dal 1° gennaio 1995 (comprendente le province di Biella, Verbano-Cusio-Ossola, Lodi, Lecco, Rimini, Prato, Crotone, Vibo Valentia) abbia avuto origine il 1° gennaio 1992.

Con l’edizione 2006 sono state introdotte le nuove province della regione Sardegna: Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia-Iglesias, costituite in seguito a cessione di territorio con le preesistenti province di Sassari, Cagliari, Nuoro e Oristano. Pertanto, si richiama l’attenzione sul fatto che per le province sarde la serie storica dei parametri di sopravvivenza presenta una discontinuità (per approfondimenti si vedano i Codici dei comuni, delle province e delle regioni).

Le tavole sono disponibili all’indirizzo http://dati.istat.it/?lang=it (nella sezione “popolazione e famiglie”, voce Mortalità e sottovoce Tavole di moratlità)

Liberalizzazioni e prezzi dei servizi

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“Vuoi vedere che se il Paese rischia il collasso è colpa delle mancate liberalizzazioni dei taxi, dei farmaci di fascia c o delle edicole ? In queste ore stiamo assistendo ad un vero e proprio attacco contro queste categorie, ma è possibile che non ci sia nessuno che alzi un dito e chieda conto alle assicurazioni, alle banche, alle ferrovie o alle società del gas o delle autostrade sul fatto che le liberalizzazioni che ci sono state in questi ultimi 20 anni hanno prodotto aumenti esponenziali di prezzi e tariffe, recando vantaggi solo ai grandi potentati economici che stanno dietro a questi settori?”

La provocazione, chiaramente, è lanciata dal segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che altrettanto provocatoriamente dichiara: “Visto che le liberalizzazioni avvenute in passato nella stragrande maggioranza dei casi hanno dato luogo ad vera e propria impennata dei prezzi o delle tariffe, forse è un bene per i consumatori che i taxi rimangano contingentati e i medicinali di fascia c con ricetta medica continuino ad essere venduti solo nelle farmacie comunali”. Infatti, l’apertura al mercato di 11 beni e servizi di largo consumo avvenuta negli ultimi 20 anni ha dato luogo ad un vero e proprio flop. Quello più clamoroso si è registrato nelle assicurazioni sui mezzi di trasporto che dal 1994 ad oggi sono aumentate del +184,1%, contro un incremento dell’inflazione del +43,3% (in pratica le assicurazioni sono cresciute 4,2 volte in più rispetto al costo della vita).

Male anche i servizi bancari/finanziari (costo dei conti correnti, dei bancomat, commissioni varie, etc.). Sempre tra il 1994 ed il 2011 i costi sono aumentati mediamente del +109,2%, mentre l’incremento dell’inflazione è stato pari al +43,3% (in questo caso i costi finanziari sono aumentati 2,5 volte in più dell’inflazione).

Anche i trasporti ferroviari hanno registrato un incremento dei prezzi molto consistente: tra il 2000 ed il 2011, sono aumentati del +53,2%, contro un aumento del costo della vita pari al +27,1%. Se per i servizi postali l’aumento del costo delle tariffe è stato del +30,6%, pressoché pari all’incremento dell’inflazione avvenuto tra il 1999 ed il 2011 (+30,3%), per l’energia elettrica la variazione delle tariffe ha subito un aumento più contenuto (+1,8%) rispetto alla crescita dell’inflazione (che tra il 2007 ed i 2011 è stata del +8,4%). Solo per i medicinali e i servizi telefonici le liberalizzazioni hanno portato dei vantaggi economici ai consumatori. Nel primo caso, tra il 1995 ed oggi i prezzi sono diminuiti del 10,9%, a fronte di un aumento del costo della vita del +43,3%. Nel secondo caso, tra il 1998 ed il 2011 le tariffe sono diminuite del 15,7%, mentre l’inflazione è aumentata del 32,5%.

In Italia, secondo la redazione di www.euroact.net, non esistono statistiche ufficiali sulla evoluzione dei prezzi all’utenza per servizi cimiteriali, di cremazione e per i funerali, ma è indubbio che nello stesso periodo temporale gli unici prezzi a non subire aumenti oltre l’inflazione sono solo quelli della cremazione, stante il fatto che sono sottoposti a tetto statale. Invece dove la formazione dei prezzi è libera (funerali, ad es.) si stima un aumento di circa il 75% dei prezzi (nel periodo considerato, a fronte di inflazione cresciuta del 43,3%), e solo nel periodo più acuto della crisi economica e cioé nel 2011, si sono registarti cali di prezzi.

Invece, nello stesso periodo (2000-2011), forti aumenti si sono avuti nelle tariffe dei servizi cimiteriali sia perché la inumazione è diventata un servizio ordinariamente a pagamento dal 2001 e quindi dopo un periodo di lento aggiustamento tra tariffa e costo di produzione del servizio (ricordiamo, ad es. che nel 2002 diversi grandi comuni fissarono la tariffa di inumazione ed estumulazione al 36% dei loro costi di produzione del servizio) ora ci si avvicina sempre più al costo, o in diversi casi al prezzo comprensivo della remunerazione dei fattori della produzione e di un utile. Non è possibile una valutazione dell’incremento rispetto ad una tariffa inesistente nel 2000 perché il servizo era gratuito.

Diversamente la tariffa esistente nel 2000 per la concessione di un loculo esisteva, anche se era più bassa di quanto sarebbe dovuto essere. E’ solo a metà del primo decennio del Duemila, che con l’applicazione analogica di un decreto del Ministero dell’interno per la fissazione della tariffa delle concessioni di nicchie cinerarie, che si avverte un deciso aumento tariffario dei loculi, che rispetto a prima ora incorporano anche la remunerazione del capitale investito (in passato ci si acconetntava di aumentare il costo di costruzione di una percentual elimitata, ad es. il 20-30%) e il recupero del costo dei servizi cimietriali per la durata della concessione. Questo cambiamento di metodo di calcolo tariffario ha prodotto aumenti superiori alla inflazione, anche se spesso non ancora sufficienti a garantire il recupero totale dei fattori della produzione. Si stima che l’aumento medio delle tariffe dei loculi in Italia (pur profondamente diverso tra Nord, centro e Sud) sia stato del 90% nel periodo considerato.

Un colpo fenomenale all’aumento delle atriffe dei loculi nel Sud e nel Centro si è avvertito soprattutto con l’applicazione del project financing cimiteriale, dove imprese private sono entrate nella gestione cimiteriale e hanno preteso la remunerazione del capitale investito.

Ancora in crescita le imprese funebri in Italia

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Sono oltre 4500 le imprese attive in Italia nel settore delle pompe funebri e delle attività connesse (+4,7% in un anno), a cui vanno ad aggiungersi più di 1400 imprese attive nel commercio di articoli funerari e cimiteriali (-1,2% in un anno) e quasi 20mila fioristi tra ambulanti e fissi. Complessivamente il settore del “caro estinto” cresce soprattutto in Liguria (+9,2% in un anno), in Valle d’Aosta (4,9%), in Umbria (+4%) e in Calabria (+3,5%). In Lombardia Sono complessivamente quasi 600 le imprese attive in Lombardia nel settore delle pompe funebri e delle attività connesse (+3,9% in un anno), a cui vanno ad aggiungersi circa 130 imprese attive nel commercio di articoli funerari e cimiteriali (-3,7% in un anno). Il giro d’affari delle imprese lombarde del caro estinto vale 170 milioni di Euro. E ci sono poi quasi 2600 fioristi tra ambulanti e fissi. A Monza e Brianza le imprese del caro estinto sono 239, tra le pompe funebri e attività connesse e il commercio di articoli funerari e cimiteriali (51) e fioristi ambulanti e fissi (188). Le informazioni sono tratte dallo studio che annualmente viene diffuso dalla Camera di Commercio (quest’anno di Monza e Brianza).

Statistiche nazionali dei dimessi dagli istituti di cura per aborto spontaneo

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L’ISTAT ha ricordato che a partire dal 1/1/2011 è stata abolita la rilevazione mensile delle Dimissioni dagli istituti di cura (modello Istat D.9). Il sito http://dimessi.istat.it consente agli istituti di cura di trasmettere per via telematica all’Istat i dati relativi alla rilevazione mensile sulle “Dimissioni dagli istituti di cura per aborto spontaneo” (modello Istat D.14).

ISTAT comunica i dati sulla mortalità 2010: in leggero calo rispetto all’anno precedente

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Al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero. La quota di stranieri sulla popolazione totale residente è pari al 7,5%1, in crescita rispetto al 2009 (7,0 stranieri ogni 100 residenti). L’incidenza della popolazione straniera è molto più elevata in tutto il Centro-Nord (9,9% nel Nord-ovest, 10,3% nel Nord-est e 9,6% nel Centro), rispetto alle regioni del Sud e delle Isole, dove la quota di stranieri residenti è, rispettivamente, appena del 3,1% e del 2,7%.

Il numero di decessi, pari a 587.488, è inferiore di 4.175 unità a quello del 2009. Il tasso di mortalità è pari a 9,7 per mille, e varia da un minimo di 7,7 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 13,3 per mille in Liguria, risultando in diminuzione in tutte le regioni, eccetto la Campania e le due province autonome di Trento e Bolzano (dove però presenta valori di gran lunga inferiori ala media nazionale). Complessivamente è più elevato nelle regioni del Centro-Nord, tradizionalmente a più forte invecchiamento.
Al contrario di quanto avviene per la natalità, la popolazione straniera, influenzando in modo consistente l’ammontare di popolazione, contribuisce alla riduzione dei tassi di mortalità, facendo anche registrare un numero limitato di decessi a causa della composizione per età particolarmente
giovane rispetto alla popolazione italiana.

ISTAT comunica i dati sulla mortalità 2010: in leggero calo rispetto all'anno precedente

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Al 31 dicembre 2010 risiedevano in Italia 60.626.442 persone, con un incremento di 286.114 unità (+0,5%) dovuto esclusivamente alle migrazioni dall’estero. La quota di stranieri sulla popolazione totale residente è pari al 7,5%1, in crescita rispetto al 2009 (7,0 stranieri ogni 100 residenti). L’incidenza della popolazione straniera è molto più elevata in tutto il Centro-Nord (9,9% nel Nord-ovest, 10,3% nel Nord-est e 9,6% nel Centro), rispetto alle regioni del Sud e delle Isole, dove la quota di stranieri residenti è, rispettivamente, appena del 3,1% e del 2,7%.

Il numero di decessi, pari a 587.488, è inferiore di 4.175 unità a quello del 2009. Il tasso di mortalità è pari a 9,7 per mille, e varia da un minimo di 7,7 per mille nella provincia autonoma di Bolzano a un massimo di 13,3 per mille in Liguria, risultando in diminuzione in tutte le regioni, eccetto la Campania e le due province autonome di Trento e Bolzano (dove però presenta valori di gran lunga inferiori ala media nazionale). Complessivamente è più elevato nelle regioni del Centro-Nord, tradizionalmente a più forte invecchiamento.
Al contrario di quanto avviene per la natalità, la popolazione straniera, influenzando in modo consistente l’ammontare di popolazione, contribuisce alla riduzione dei tassi di mortalità, facendo anche registrare un numero limitato di decessi a causa della composizione per età particolarmente
giovane rispetto alla popolazione italiana.

Cambia dal 2011 la modulistica per il rilevamento delle cause di morte ISTAT

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La circolare ISTAT n. 30 del 13 ottobre 2010 illustrava i criteri che ciascun Comune e ciascuna Prefettura devono seguire per l’esecuzione delle rilevazioni demografiche e sanitarie riferite al 31 dicembre 2010, per quanto riguarda i modelli Istat P.2 e Istat P.3, e all’anno 2011 per quanto concerne tutti gli altri modelli. La circolare presentava gli aspetti salienti delle rilevazioni, in particolare: i modelli di rilevazione e le innovazioni rispetto all’anno precedente, i nominativi dei referenti per le varie indagini, l’organizzazione della raccolta dei dati, le modalità e i tempi di invio, le disposizioni per le Prefetture, le disposizioni in materia di segreto statistico e di protezione dei dati personali, nonché l’obbligatorietà della risposta. Chi volesse leggere la circolare clicchi su LEGGI CIRCOLARE 30/2010.

Ricordiamo poi che l’Indagine sulle cause di morte è un’indagine totale che rileva informazioni di carattere sanitario e demosociali per tutti i decessi verificatisi in Italia (popolazione presente).

A partire dall’anno 2011 un’importante novità è stata introdotta nei modelli di rilevazione (schede di morte), i tradizionali modelli Istat D.4, D.5, D.4bis e D.5bis sono stati soppressi e sostituiti dai soli modelli Istat D4 “scheda di morte oltre il primo anno di vita” e Istat D4bis “scheda di morte nel primo anno di vita”

come i vecchi modelli di rilevazione anche i nuovi sono costituiti da una parte A per le notizie relative al decesso fornite dal medico curante o necroscopo, e da una parte B, a cura dell’Ufficiale di Stato Civile, per le informazioni di carattere demografico e sociale relative al deceduto. Si sottolinea che le informazioni richieste nella parte B, a cura dell’ufficiale di stato civile, sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto ai modelli precedenti;

la novità più evidente è l’eliminazione della distinzione dei modelli per sesso. I nuovi modelli sono tutti stampati utilizzando il colore nero per le descrizioni delle informazioni richieste e utilizzando il colore arancione per gli spazi per la compilazione e l’informazione del sesso del deceduto deve essere ora specificata nella Parte A dei modelli dal medico e nella parte B, sulla base dei dati anagrafici, dall’ufficiale di stato civile;

le novità sostanziali riguardano la Parte A (a cura del medico) e hanno l’obiettivo di migliorare la qualità delle statistiche sulle cause di morte anche in risposta al nuovo Regolamento (Ce) N.1338/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 Dicembre 2008, relativo alle Statistiche Comunitarie in materia di Sanità Pubblica e di Salute e Sicurezza sul luogo di Lavoro, e di facilitare la certificazione da parte del medico. Non si chiede più la distinzione tra causa naturale e causa violenta, sono stati unificati i quesiti per la descrizione della sequenza morbosa o lesioni o avvelenamenti che hanno condotto alla morte e, ai fini di una migliore qualità delle statistiche, nel caso di incidente da trasporto vengono chieste specificatamente determinate informazioni (il mezzo, il tipo di incidente, l’oggetto e/o il veicolo coinvolti e il ruolo della vittima).

Sulle schede di morte il medico che certifica il decesso deve quindi indicare la sequenza morbosa che ha condotto alla morte e gli eventuali altri stati morbosi rilevanti. La brochure sulla certificazione (edizione 2011) fornisce le istruzioni per i medici per una corretta compilazione dei modelli. Le informazioni di carattere demografico e sociale devono essere successivamente riportate dall’ufficiale di Stato civile del comune di decesso.

Le statistiche di mortalità per causa fanno riferimento alla “causa iniziale” di tale sequenza, ossia alla malattia o evento traumatico che, attraverso eventuali complicazioni o stati morbosi intermedi, ha condotto al decesso. Per la selezione della causa iniziale vengono seguite le regole fissate dalla Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei problemi sanitari correlati (ICD-10) e questo garantisce la possibilità di effettuare confronti nello spazio e nel tempo. Strumento indispensabile per la corretta applicazioni di tali regole sono le tavole di decisione di ACME (ed. 2009), sviluppate e aggiornate dall’NCHS (National Center for Health Statistics, USA), correntemente utilizzate dall’Istat per la codifica, manuale e automatica, della causa iniziale di morte.

I criteri e le disposizioni da seguire per l’esecuzione della rilevazione, le innovazioni rispetto all’anno precedente e una descrizione dei nuovi modelli sono contenute nella circolare n. 30 del 13 ottobre 2010 e nel manuale “Istruzioni per i Comuni e le Prefetture (Manuale 2011)”.

I lettori possono vedere i nuovi stampati scaricandoli qui:

Modello D.4Modello D.4 bisBrochure illustrativa sintetica

Nel 2009 si sono avuti 4.768 decessi di stranieri

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I cittadini stranieri residenti in Italia al 1′ gennaio 2010 sono 4.235.059 pari al 7,0% del totale dei residenti. Al 1^ gennaio 2009 essi rappresentavano il 6,5%.

Nel corso dell’anno 2009 il numero di stranieri è aumentato di 343.764 unità (+8,8%), un incremento ancora molto elevato, sebbene inferiore a quello dei due anni precedenti (494 mila nel 2007 e 459 mila nel 2008, rispettivamente +16,8% e +13,4%), principalmente per effetto della diminuzione degli ingressi dalla Romania.

I morti stranieri sono stati nel 2009 4.768, in crescita rispetto all’anno 2008 (4.278), ma con una incidenza inferiore all’1% del totale dei morti italiani.

I minori sono 932.675, il 22,0% del totale degli stranieri residenti; circa 573 mila sono nati in Italia, mentre la restante parte è giunta nel nostro paese per ricongiungimento familiare.

Circa la metà dei residenti stranieri (2 milioni 86 mila individui, pari al 49,3% del totale) proviene dai paesi dell’Est europeo: in particolare, circa un quarto proviene dai Paesi Ue di nuova adesione (1 milione 71 mila, escludendo Cipro e Malta, fra cui 888 mila dalla sola Romania); un altro quarto (1 milione 15 mila) è rappresentato dai cittadini dei paesi est-europei non appartenenti all’Ue.

I cittadini dei paesi est-europei (+181 mila nel corso del 2009, +9,5%) contribuiscono per circa la metà anche all’incremento degli stranieri residenti: quelli dei paesi Ue di nuova adesione sono cresciuti complessivamente di circa 105 mila unità (+10,9%), mentre quelli dei paesi dell’Est europeo non facenti parte dell’Unione sono aumentati di 76 mila unità (+8,1%). I cittadini dei paesi asiatici sono complessivamente cresciuti di 71 mila unità, con un incremento relativo del 11,6%.

Oltre il 60% dei cittadini stranieri risiede nelle regioni del Nord, il 25,3% in quelle del Centro e il restante 13,1% in quelle del Mezzogiorno, anche se nel 2009 la popolazione straniera è cresciuta più intensamente nelle regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro-nord.