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Arrivano in Cina i simulatori di cremazione e successiva rinascita

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I simulatori di morte stanno divenendo popolari in Cina e nella Corea del sud e il realismo di tali attrazioni, che stanno popolando sempre più Luna Park e parchi tematici, rasenta il morboso.
Un parco a tema è stato recentemente inaugurato nella città cinese di Shenzhen. La nuova attrazione simula la cremazione di un corpo umano.
Con l’equivalente di circa 26 dollari, i visitatori del parco tematico possono quindi provare le sensazioni di essere rinchiusi in un forno crematorio, di essere bruciati e quindi di morire avvolti tra le fiamme in un calore inimmaginabile per poi rinascere in quella che sembra essere una reincarnazione.
L’attrazione, denominata Samadhi: 4D Experience of Death, vede il visitatore posto in una bara e messo su un nastro trasportatore il quale simula il forno crematorio e le fiamme.
Tramite getti di aria appositi, la temperatura sale di molti gradi, Inoltre apposite macchine lanciano lampi di luce studiati per dare la sensazione delle fiamme che avvolgono il corpo esi immettono odori per simulare il sentore di bruciato.
Alla fine il visitatore deve letteralmente strisciare in un cunicolo per raggiungere una stanza imbottita bianca che funge da simulazione della rinascita e quindi di reincarnazione.
I visitatori devono seguire la figura di un utero proiettata sul soffitto e quindi giungere a questa stanza per poter poi uscire dall’attrazione.
L’attrazione è stata creata da Huange Weiping e Ding Rui secondo i quali l’esperienza è realmente autentica.
Maggiori notizie su http://edition.cnn.com/2014/08/10/travel/china-death-experience/

Verso l'estinzione della pratica delel ballerine al funerale

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In Cina, la famiglia e gli amici del defunto possono dare addio alle spogliarelliste, in esibizione al funerale, per intrattenere i partecipanti alla mesta cerimonia.
Il governo cinese secondo una dichiarazione del Ministero della Cultura prevede di lavorare a stretto contatto con la polizia per eliminare tali spettacoli, organizzati con l’obiettivo di attirare più persone al lutto.
Il mese scorso la foto di un funerale nella città di Handan nella provincia settentrionale di Hebei con una ballerina vista pubblicamente rimuovere il suo reggiseno è stata ampiamente diffusa sulla rete scatenando furiose proteste.
Il Ministero della Cultura in una dichiarazione ha citato gli spettacoli “osceni” nella provincia cinese orientale di Jiangsu, così come a Handan, ha promesso di reprimere tali ultimi riti lascivi.
Il Ministero su quanto avvenuto a Handan all’inizio di quest’anno, in una nota ha detto:
«Un rapporto degli investigatori spediti sul posto ha confermato che al funerale di un anziano residente, sei ballerine si erano esibite in una danza erotica. Lo spettacolo ha violato le norme di pubblica sicurezza, il responsabile del gruppo di ballerine è stato trattenuto in detenzione amministrativa per 15 giorni con una multa di 11.300 dollari. Il governo ha condannato tali prestazioni atte a corrompere l’ambiente sociale».
Pare che gli unici a non lamentarsi, per un motivo od un altro, siano stati proprio i defunti …

Troppi morti a Pasqua e in ospedale inglese si ricorre ad un camion frigo come camera mortuaria aggiuntiva

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Durante il fine settimana festivo di Pasqua al Queen’s Hospital,di Burton, nello Staffordshire, in Gran Bretagna, si è registrato un numero di decessi molto superiore alla norma e con tante imprese di pompe funebri, chiuse nel periodo festivo dei 4 giorni, l’ospedale ha pensato di realizzare una sorta di camera mortuaria aggiuntiva, ricorrendo ad un camion frigo.
Il camion frigorifero, preso a noleggio e parcheggiato davanti alla struttura sanitaria, è stato adibilito a camera mortuaria aggiuntiva d’emergenza.
Come raccontano i media locali, il caso ha sollevato molte proteste tra i cittadini, in particolare tra coloro che avevano un proprio caro defunto nell’ospedale.
Un portavoce dell’ospedale ha tenuto a precisare che in ogni momento sono stati rispettati i medesimi standard e le normative valide nella camera mortuaria normale.

Sarà la tomba di Gesù?

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Il geologo israeliano Aryeh Shimron ha annunciato che a Gerusalemme, in un ossuario trafugato nella Tomba di Talpiot, ci sarebbero le prove inequivocabili dela sepoltura di Gesù insieme alla moglie Maria Maddalena e al figlio Judah.
A riportare la notizia sono due quotidiani autorevoli, il britannico The Independent e l’americano New York Times.
Il dottor Shimron avrebbe scoperto la piccola bara di marmo da un collezionista israeliano, che l’avrebbe acquistata prima che venisse scoperto, nel 1980, il sito funebre di Talpiot.
Dalla scoperta della Tomba di Talpiot è nato un acceso dibattito: i nove ossuari che si trovano al suo interno riportavano iscrizioni che, tradotte, hanno dato vita a diverse interpretazioni come quella secondo la quale Gesù si sarebbe sposato, avrebbe avuto un figlio e, considerata la sua sepoltura, non sarebbe mai risorto.
Teorie rifiutate dagli studiosi, consapevoli che i nomi Gesù, Giuseppe, Maria erano molto diffusi all’epoca, ma il dottor Shimron è sicuro che, sul decimo ossuario da lui ritrovato, ci sarebbe incisa in aramaico la scritta “Giacomo figlio di Giuseppe fratello di Gesù”, alimentando nuovamente la tesi della sepoltura e della tomba di famiglia.

L'ISIS se la prende anche con i cimiteri ed i morti.

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Dopo aver distrutto testimonianze archeologiche, musei ed edifici religiosi, ucciso chi non pensava come professato dal loro Imam, pervengono notizie da una zona nei pressi di Raqqa in Siria, per cui miliziani si sono dedicati  a distruggere lapidi e tombe cercando di cancellare quello che era un cimitero.
Il motivo, spiegano, è che dare attenzione ai morti con la memoria e con la preghiera è un atto di insolenza nei confronti di Allah, cosa che distrae le persone dal concentrarsi unicamente su di lui.
Tombe e lapidi, per l’ISIS, sarebbero una forma di venerazione dei morti mentre l’unica venerazione è nei confronti di Allah.

Consiglio d'Europa invita Enti Locali a proteggere i cimiteri ebraici

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Il Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, riunito a Strasburgo, invita gli enti locali ad assumersi le proprie responsabilità in materia attraverso l’adozione di una risoluzione. Il Congresso chiede agli enti locali dei 47 Stati membri di promuovere la conservazione dei sacri luoghi di sepoltura ebraici, garantendo sorveglianza “al fine di evitarne violazioni o deterioramenti”.
Il Congresso, sottolinea il relatore John Warmisham (Regno Unito), “ha sempre difeso il diritto alla libertà di religione e di espressione religiosa. La tutela della dignità umana e la conservazione dei defunti in modo compatibile con la loro religione sono parte importante di questa libertà”. Agli enti locali e regionali il compito di tutela, conservazione, gestione e manutenzione di questi luoghi di sepoltura, “che sono anche parte della nostra storia”. La risoluzione invita al dialogo con le associazioni di conservazione del patrimonio e con i rappresentanti delle comunità ebraiche, e conclude sostenendo che tali disposizioni devono applicarsi alle stesse condizioni ai cimiteri di tutte le altre comunità religiose

Simboli cimiteriali nella Certosa di Bologna

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Sono ora disponibili in lingua inglese o tedesca diverse voci del "Dizionario dei Simboli" nel sito www.certosadibologna.it. L’aggiornamento è stato reso possibile grazie alla classe 5H del Liceo Scientifico “Augusto Righi” di Bologna, nell’ambito di un progetto di scambio culturale con il Liceo "Europaschule" di Bornheim, Germania, nel periodo maggio-ottobre 2014.
Con il coordinamento della professoressa Marianna Gallo, sono state tradotte alcune delle voci più significative:
Ancora, Aquila, Armi, Barca, Cane, Cigno, Conchiglia, Corona di spine, Delfino, Farfalla, Gallo, Globo, Grifone, Leone, Ouroboros, Rosa, Serpente.
La voce Alfa ed Omega è disponibile anche in lingua albanese.
Il programma di scambio è stato incentrato sul confronto tra i cimiteri monumentali di Colonia e Bologna, intesi come luoghi depositari di opere di elevato valore artistico e simbolico, ma anche frutto di una concezione filosofica diversa del cimitero.
Per accedere al Dizionario dei Simboli cliccare qui

In linea d'aria distano sette chilometri, ma come idee settemila di chilometri

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Christian Leclerc, sindaco francese di Champlan, piccolo comune nel dipartimento dell’Essonne nella regione dell’Île-de-France, ha rifiutato il seppellimento di una neonata rom nel cimitero del suo comune.
La bimba, Maria Francesca, è nata lo scorso 14 ottobre 2014 ed è morta la notte tra il 25 e il 26 dicembre 2014 a causa della sindrome del lattante.
Una morte improvvisa constatata in ospedale.
In seguito sono scattate le pratiche per il seppellimento e si è richiesto all’amministrazione le autorizzazioni per l’inumazione della piccola salma al cimitero municipale.
Il sindaco, eletto nel partito di destra DVD, ha negato il permesso senza apparenti giustificazioni, poi ha dichiarato semplicemente che non c’era posto e che lui preferisce dare la precedenza a chi paga le tasse.
A dare sepoltura a Maria Francesca si è fatta avanti l’ amministrazione di Wissous, paesino a circa sette chilometri di distanza. “La madre ha già perso un bambino, non aggiungiamo altri dispiaceri” ha commentato il sindaco di Wissous, Trinquier, un medico che appartiene all’UMP, il partito di Sarkozy, che ha deciso di offrire una tomba nel suo cimitero.
La notizia ha fatto il gieo d’Europa ed è andata sulle prime pagine di molti giornali. Cosicché il premier francese Valls ha definito la scelta del sindaco Leclerc "un insulto" per la Francia.
Il sindaco, a sua volta, è corso ai ripari spiegando di esser stato "frainteso" ed è tornato sulla sua decisione ma la madre del bambino, "per quanto col cuore infranto" (così dice Csilla Ducrocq, di un’associazione di volontariato con i Rom) non ha voluto accettare la – tardiva – offerta del sindaco.
Il bambino è stato quindi sepolto nel paese di Wissous con una breve e sentita cerimonia religiosa. Cioé del paese che da subito si era offerto di ospitare la salma della piccola Rom.

Tanatoprassi già operativa…ma solo sugli stranieri? – Legislazioni a confronto.

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Gli atti di disposizione sul proprio corpo, nel solco dell’Art. 5 Cod. Civile,con particolare riferimento alle scelte afferenti alle pratiche funerarie e sepolcrali (ammesse dalla Legge), attengono ai diritti della personalità, per i quali, nell’evenienza di defunto straniero, la legge imagesCA4UKGP4

italiana opera rinvio alla legge nazionale cui la persona, quando ancora in vita, soggiaceva, rimando che oltretutto era presente anche nelle norme di diritto internazionale privato previgenti (articoli da 17 a 31 Disposizioni sulla legge in generale), anche se non in modo così espresso e dichiarato.

A questo punto: quali sono le destinazioni intermedie per il post mortem che risultano inderogabilmente regolate dalle norme di diritto italiano e quali sono, invece, i possibili percorsi d’applicazione della legge straniera, anche quando diversa od in contrasto con la legge italiana, da seguire in tema di diritti delle personalità degli stranieri?

O, più semplicemente, e riducendo la domanda ad un’unica ipotesi, la tanatoprassi può essere eseguita in Italia anche se non ancora prevista dal Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria sul cadavere di uno straniero?

Ed, in caso di risposta affermativa, con quali modalità o procedimenti amministrativi, sempre che questi si rendano necessari.

Si è già avuto modo di ricordare come il vincolo d’inderogabilità delle norme dell’ordinamento giuridico italiano o, rovesciando la questione, il limite d’applicabilità di norme giuridiche straniere, cui si debba rinviare, nell’ordinamento italiano è dato dall’ordine pubblico (articolo 16 legge 31 maggio 1995, n. 218) e, fino all’entrata in vigore di tale legge, anche dal buon costume).

Nel caso della tanatoprassi, si ha un trattamento conservativo a tempo determinato, scarsamente invasivo (non comporta necessariamente eviscerazioni, ma solo incanulazione dei vasi sanguigni) e capace di bloccare, per un certo tempo, i processi di trasformazione cadaverica, che, per altro, sono destinati a riprendere in condizioni pressoché di normalità quando ne vengano meno gli effetti inibenti.

Si tratta di un intervento del post mortem che non è (ancora) contemplato dalla Legislazione Nazionale, ma, secondo alcuni studiosi del diritto funerario non sarebbe proibito in linea di principio, pur mancando di apposita disciplina di attuazione.

Anzi, si può affermare che i trattamenti di conservazione dei cadaveri siano previsti, principalmente nella forma dell’imbalsamazione, per cui non sembrerebbe agevole asserire che in Italia attualmente sussista una qualche inibizione giuridica a trattamenti di conservazione dei cadaveri.

Il capo VIII decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, ad esempio, si chiude (art. 48) consideranndo un altro trattamento conservativo, attraverso l’individuazione del soggetto competente a praticare il trattamento definito come “antiputrefattivo” e normato dall’articolo 32 decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285.

Anzi, più che di presa in considerazione si tratta di un vero e proprio obbligo concernente un trattamento da praticare in presenza delle condizioni dell’art. 32.

Se si vede l’ultimo comma dell’art. 32, appena citato, si osserva come esso non sia richiesto quando il cadavere sia sottoposto a trattamenti conservativi a tempo indeterminato, cioè all’imbalsamazione.

Al di là delle denominazioni tecniche, la siringazione cavitaria prescritta come necessaria, in presenza di certe condizioni, dall’articolo 32 decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285 risulterebbe avere caratteristiche di trattamento conservativo a tempo determinato, almeno per la durata del trasporto funebre, anche se poi in realtà i riflessi negativi dell’aldeide formica sulla normale decomposizione cadaverica sono sotto gli occhi di tutti i gestori cimiteriali, per l’alta incidenza di indecomposti, rinvenuti all’atto dell’esumazione/estumulazione nell’evenienza di salme cui sia stata praticata la puntura conservativa a base di formalina.

Con ciò non si vuole sostenere che la tanatoprassi sia già prevista o eseguibile, né che possa equipararsi al trattamento igienico-sanitario di cui all’articolo 32, ma semplicemente, secondo una certa scuola di pensiero non sussisterebbero ragioni ostative di carattere giuridico tali da fare ritenere che la tanatoprassi possa essere vietata, in quanto da giudicarsi in contrasto con l’ordine pubblico interno, se non fosse, come sostengono altri giuristi, per la formulazione tassativa dell’Art. 410 Cod.Penale , rubricato come vilipendio di cadavere e la Legge Penale, secondo il principio della territorialità (Art. 6 Cod. Penale) si applica indistintamente a chiunque (quindi cittadino di qualunque nazionalità) commetta un reato nel territorio italiano, nella fattispecie, appunto, vilipendio di cadavere.

A questo punto, quando la tanatoprassi riguardi il cadavere di uno straniero e la legge nazionale applicabile allo straniero ammetta che il cadavere possa essere sottoposto a tanatoprassi, si potrebbero rinvenire motivazioni di ordine giuridico idonee a sostenere il contrario, cioè ad inibire allo straniero di essere sottoposto a trattamenti di tanatoprassi sono in quanto non (ancora) previsti dalla normativa italiana?

Se non sussiste il limite dell’ordine pubblico (Art. 410 Cod. Penale?), se si segue il dettato della legge straniera e se l’intervento non è espressamente vietato (ma dovrebbe trattarsi di un divieto rilevante sotto il profilo dell’ordine pubblico, e così sarebbe se seguissimo i profili potenzialmente penalistici della tanatoprassi ), non si vede come si possa escludere lo straniero -almeno- da trattamenti di tanatoprassi.

Se, in astratto, ciò risultasse possibile, il problema transiterebbe sulle modalità per pervenire alla materiale esecuzione del trattamento di tanatoprassi.

Il primo nodo da affrontare consiste nella conoscenza della legge straniera da far valere, aspetto da risolversi tenendo conto che essa deve esser esplicitata davanti alle autorità amministrative del comune, come, ad esempio, avviene in materia di cremazione.

Come regola generale, difficilmente eludibile, le autorità amministrative agiscono esclusivamente sulla base di atti, titoli e documenti formali ad esse prodotti e non possono acquisire informazioni sul diritto vigente oltre confine con altri mezzi di prova, perché in questo modo sconfinerebbero nell’attività giurisdizionale.

Quindi si renderebbe, pur sempre necessaria la consegna di una dichiarazione, attestazione o altro atto rilasciato dalle autorità competenti del Paese la cui legge nazionale si renda operativa, dalla quale risulti la previsione normativa di tale Stato.

Si tratta di un principio di ordine generale, che non avrebbe neppure la necessità di trovare conferma nello jus positum , anche se tale fonte scritta risulta recentemente essere stata inserita dall’articolo 2, comma 2 decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394.

Se qualche volta ci si lamenta dall’eccessiva e capillare normazione, talora non guasta trovare forma scritta anche dei principi comunque desumibili dell’ordinamento giuridico, specie quando ciò consenta di prevenire infiniti quanto sterili dibattiti.

Ma tale dichiarazione dovrebbe non contenersi alla sola indicazione delle condizioni per dar seguito alla tanatoprassi, estendendosi anche all’individuazione, alla determinazione delle persone che per tale ordinamento giuridico possa disporre, in termini di pietas, perché il cadavere sia sottoposto a determinati trattamenti, tra cui la tanatoprassi.

Mentre risultano cogenti le norme che richiedono l’autorizzazione dell’autorità comunale, la certificazione medica escludente il sospetto che la morte sia dovuta a reato, nonché l’affidamento ad un medico abilitato dell’esecuzione del trattamento conservativo.

La prima (autorizzazione comunale) si fonda sulla considerazione che qualsiasi azione sui cadaveri è attualmente sottoposta ad autorizzazione comunale (talora perfino a due distinte autorizzazioni; si pensi al permesso di seppellimento rilasciato dall’ufficiale dello stato civile e l’autorizzazione al trasporto dal luogo di decesso al cimitero, anche se all’interno del medesimo comune, rilasciata dall’autorità comunale, come se il trasporto non fosse condizione materiale per l’esecuzione della precedente autorizzazione al seppellimento).

La seconda autorizzazione (certificazione medica) deriva dall’esigenza di non consentire alterazioni del cadavere che possano eventualmente incidere sull’attività delle autorità giudiziarie, al pari dell’imbalsamazione e della cremazione, dal momento che la tanatoprassi determina comunque in qualche modo una modificazione di alcuni signa mortis ed elementi cadaverici.

Qui va considerato come fatto rilevante per l’ ordine pubblico la non manomissione del cadavere quando vi sia sospetto che la morte sia dovuta a reato, e a maggiore ragione quando sia effettivamente dovuta a reato, dove l’elemento di spicco è il non ostacolo all’attività dell’autorità giudiziaria requirente o l’adulterazione delle prove.

Il terzo punto (esecuzione da parte del medico) si ricava attraverso un processo di tipo analogico, che tiene conto di come l’imbalsamazione possa essere eseguita solo da un medico, ma anche del fatto che lo stesso trattamento conservativo a tempo determinato già presente nel sistema normativo italiano, perfino in termini di tassatività, è altrettanto obbligatoriamente praticato da un medico o da personale tecnico da lui delegato.

 

Ques’ultimo medico, poi, risulta perfino non essere un medico qualsiasi, ma il Responsabile del Servizio ASL (usiamo questo termine per semplicità, pur ricordando la sentenza della Corte costituzionale n. 174 dell’8-22 aprile 1991) dell’azienda sanitaria locale.

Ciò significa che il trattamento antiputrefattivo dell’articolo 32 decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285 può essere eseguito solo dal medico responsabile del servizio di polizia mortuaria dell’azienda sanitaria locale, cioè da un medico pubblico, il quale può anche avvalersi di una delega nei confronti di personale tecnico, ma lo stesso concetto di delega, in questo contesto, la limita ai tecnici dipendenti dell’azienda sanitaria locale.

Potremmo modificare la formulazione affermando che il trattamento di cui all’articolo 32 va eseguito esclusivamente dall’azienda sanitaria locale, almeno nello spirito del DPR n. 285/1990 anche se molte legislazioni regionali pongono in capo all’addetto del trasporto, nei casi residuali, questa incombenza, in quando ormai molte regioni dotatesi di un proprio corpus normativo di polizia mortuaria disapplicano l’obbligatorietà della siringazione cavitaria.

Se esiste una profonda differenza tra il predetto trattamento antiputrefattivo e i trattamenti di tanatoprassi, quest’ultimi rischiano di essere autorizzabili solo facendo riferimento a criteri di analogia ragion per cui il solo trattamento conservativo alternativo a quello antiputrefattivo tale da disporre di una qualche regolamentazione risulterebbe quello dell’imbalsamazione, dovendosi così seguire le procedure autorizzatorie proprie dell’imbalsamazione, anche se la tanatoprassi riesce milioni di anni luce lontana dall’imbalsamazione vera e propria.

Raro caso di morte apparente in Polonia

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Stava per essere sepolta, ma mentre si trovava all’obitorio si e’ risvegliata e ha chiesto una tazza di te’ caldo. Protagonista della ‘resurrezione’ un’anziana polacca di 91 anni, Janina Kolkiewicz, dichiarata morta dal medico di famiglia a Ostrow Lubelski, nel sud est della Polonia. Secondo quanto riferisce il ‘Telegraph’, ad accorgersi che la donna era ancora viva, dopo 11 ore trascorse nella camera mortuaria, sono stati i sanitari dell’obitorio che hanno visto muoversi il sacco nero contenente il presunto cadavere della donna della donna. "Siamo in stato di shock.
A mezzanotte abbiamo ricevuto una chiamata dalle pompe funebri che ci avvertiva che la zia era viva", ha riferito la nipote che ha aggiunto: "Non sa cosa le sia successo a lei, ma e’ in buona salute. Si lamentava solo di avere freddo".
Ed e’ bastata una bevanda calda a rianimarla del tutto. Il medico che ha rilasciato il certificato di morte non e’ in grado di spiegare il suo errore. "Non so come questo sia stato possibile, se avessi avuto dei dubbi avrei chiamato un’ambulanza e avrei cercato di rianimarla ma non aveva segni vitali: nessun impulso, niente".
Sconvolto anche Henryk Klementewicz, direttore della ditta funebre coinvolta: "In piu’ di 30 anni di lavoro non ci e’ mai successa una cosa simile". Mentre un vicino di casa della signora Kolkiewicz ha dichiarato alla stampa di pensare che si tratti di "un miracolo". Nel frattempo la polizia ha avviato un’indagine per verificare eventuali responsabilita’.

Père-Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi

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La casa editrice romena Ratio et Revelatio ha pubblicato da poco una serie di racconti, in lingua italiana, ambientati le cimitero di Pére Lachaise, a Parigi, che vale proprio la pena leggere: l’antologia è a cura di Laura Liberale e ha per titolo Père-Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi.
Spesso sono gli stessi personaggi illustri a raccontare e a raccontarsi, conducendoci per mano nelle loro vite e, allo stesso tempo, tra i viali del cimitero parigino.

Ventidue scrittori e scrittrici italiani si cimentano nell’impresa e alcuni testi sono veramente belli.
L’antologia può essere anche una sorta di guida al cimitero di Père-Lachaise, perché all’inizio di ogni racconto c’è l’indicazione del luogo in cui si trovano le tombe.
Si può leggere senza partire dall’inizio, ma semplicemente in base alla preferenza del momento.
Il testo lo si può trovare on line su AbeBooks
Père-Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi di Laura Liberale
Editore: Ratio et Revelatio Publishing House, 2014
ISBN 10: 6069366409 / ISBN 13: 9786069366400
Prezzo 14 euro.

Serata di Beneficenza al crematorio di Bruxelles

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Cette année encore, les l’Asbl « Les Amis du Crematorium Bruxellois » avec son conseil d’administration composé de bénévoles pluralistes se font un honneur avec humanisme d’aider, par cette activité annuelle de bienfaisance, à valoriser une présence humaine de circonstance lors des cérémonies.

Celle-ci aura lieu le 18 octobre 2014, à partir de 18 heures autour des photos de Xavier Hermans. Ensuite, elle se poursuivra sur un mode exceptionnel, Zidani, humoriste très connue du grand public, a conçu un spectacle, spécialement réalisé pour nous. Elle nous divertira à travers ses réflexions d’humour verbal et vocal qui rencontreront les nôtres. La soirée se poursuivra par un dîner.

Les bénéfices de cette soirée sont intégralement versés à l’association dans le but d’améliorer et de parfaire l’accompagnement des êtres proches et du bénévolat d’action, par l’achat de chaises mobiles et le financement de l’acquisition d’uniformes et des formations.

Le site www.cremabru.be vous informera plus amplement sur les modalités de cette œuvre.

Tecniche di mummificazione egizie: si è scoperto che sono ancor più antiche di quanto si credesse

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Secondo le teorie tradizionali sulle pratiche di mummificazione egizie, in epoca tardo Neolitica e nel periodo Predinastico (tra il 4500 e il 3100 a.C.), le salme che dovevano essere preservate venivano avvolte in bendaggi ed esposte all’esterno, dove il clima secco e la sabbia del deserto le essiccavano naturalmente.
Finora le prove scientifiche di una mummificazione intenzionale, compiuta con resine naturali, si limitavano a qualche sporadico caso risalente alla fine dell’Antico Regno (2200 a.C. circa).
Queste pratiche funerarie divennero più comuni durante il Medio Regno (2000-1600 a.C.).
Diversi egittologi sospettavano, però, che il processo avesse origini più antiche.

Ora i ricercatori hanno esaminato dei tessuti funerari rinvenuti nelle tombe di uno dei più antichi cimiteri egizi risalenti tra il 4500 ed il 3350 ed hanno identificato, in alcune bende di lino, delle sostanze complesse utilizzate per l’imbalsamazione. Analisi biochimiche hanno rivelato che le bende erano imbevute di resina di pino, estratti di piante aromatiche, gomma mescolata allo zucchero, petrolio naturale e grasso animale. Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che queste sostanze per le imbalsamazioni erano state utilizzate almeno mille anni prima di quanto si pensasse. I prodotti naturali usati, spesso elaborati e lavorati, erano gli stessi di quelli impiegati nella mummificazione, al culmine dell’impero faraonico, circa 3000 anni dopo
Per avvalorare la loro ipotesi, gli archeologi di tre Università (guidati da Stephen Buckley dell’Università inglese di York insieme a ricercatori delle università di Oxford e di Macquarie in Australia) hanno effettuato analisi biochimiche dei tessuti funerari di alcune mummie rinvenute in una delle più antiche necropoli egizie mai documentate: quella di Mostagedda (o Mustagidda), un sito archeologico dell’Alto Egitto (ossia la parte meridionale della Valle del Nilo).
Le bende erano conservate in alcuni musei del Regno Unito. "Queste ricette resinose messe sulle bende di lino che avvolgevano i defunti, – ha detto Buckley – contenevano agenti antibatterici e furono impiegate nelle stesse proporzioni dagli imbalsamatori egiziani quando la loro abilità era al suo apice, ossia 2500 – 3000 anni dopo".

La cremazione di giocattoli in Giappone

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La maggior parte dei giocattoli finisce la propria vita in un bidone della spazzatura, ma in Giappone per i vecchi pupazzi c’è il rito Buddista della cremazione. I sacerdoti del tempio di Honjyuin prendono, una volta all’anno, un piccolo gruppo di giocattoli e bambole tradizionali tra le centinaia che ricevono e li cremano in uno dei loro templi nelle montagne a nord di Tokyo. Sonymo Miura, sacerdote del tempio, ha spiegato che la cremazione è in realtà il modo preferito dai proprietari per smaltire i giocattoli: "Nella tradizione giapponese la cremazione è un metodo di purificazione dell’anima. Penso che i funerali delle bambole siano uguali a quelli delle persone".

Per l'ebola cremazione obbligata

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La Liberia ha ordinato che tutti i corpi delle persone uccise dal virus Ebola siano cremati. Lo riferisce la Bbc. La decisione, continua l’emittente, è stata presa dopo il rifiuto di diverse comunità locali del Paese di seppellire i cadaveri sul proprio territorio.
Le tradizioni funebri in Africa includono frequentemente il lavaggio del corpo prima della sepoltura, cosa che spesso causa il contatto con sangue e altri fluidi corporei infetti.
Gli operatori sanitari che lavorano nella regione non sono stati in grado di ridurre l’incidenza di queste pratiche: è una questione che mette le esigenze di controllo sanitario in conflitto con credenze culturali e religiose.
A questi aspetti si aggiunge il fatto che è la prima volta che questa regione dell’Africa viene colpita da un’epidemia di ebola e non c’è memoria collettiva di quello che si può fare per fermare l’epidemia.
Con la cremazione obbligatoria e la riduzione al minimo delle pratiche funebri, si cerca di combattere la estensione del virus.
E’ salito a ieri (4 agosto 2014) a 887 morti e oltre 1.600 casi di contagio il bilancio della diffusione dal virus Ebola in Africa: Per l’OMS che effettua il triste conteggio, si tratta di oltre 150 morti in più rispetto all’ultimo bilancio di 726 reso noto dall’Oms il 31 luglio scorso. Le vittime sono 358 in Guinea, 255 in Liberia, 273 in Sierra Leone e 1 in Nigeria.

Il punto sulla diffusione del virus ebola e sulla mortalità conseguente

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L’epidemia più aggressiva mai registrata di Ebola continua ad espandersi senza che le autorità sanitarie riescano almeno a tenerla sotto controllo.
L’epidemia,che sta mietendo centinaia di vittime, si è diffusa in Sierra Leone, Liberia e Guinea. Ma ora un caso sospetto è stato registrato in Ghana e un caso è stato accertato in Nigeria.
L’epidemia di Ebola ha mietuto quasi 700 vittime e sono ormai registrati più di 1000 casi.
La potenza e la pericolosità di questa epidemia di Ebola, malattia con altissimi tassi di mortalità per la quale non esistono vaccini o cure, sta nel fatto di aver raggiunto le grandi città dei paesi e gli ospedali.
Mr. Darko, medico del New Crystal Hospital della capitale ghanese, chiede che l’OMS si attivi affinchè l’epidemia, che per ora conta in Ghana un solo caso, "non si diffonda anche nel suo Paese", perchè possa essere scongiurato il pericolo di bio terrorismo:
“Se i terroristi entrano in contatto con questo virus potrebbero usarlo come bio-arma e questo e’ piuttosto inquietante”, ha dichiarato in conferenza stampa. Medici senza Frontiere aveva da subito lanciato l’allarme perchè l’epidemia aveva raggiunto dimensioni superiori a quelle che il personale era in grado di affrontare con i mezzi a disposizione.
Oggi non si è ancora in grado di tracciare tutti i percorsi dei contagi, il che significa che l’epidemia non è sotto controllo. Molto si sta facendo nelle grandi città affinchè la popolazione sia informata sulle modalità di trasmissione della malattia.
Purtroppo i riti funebri, con il lavaggio del morto, sono un potente veicolo di contagio.
Secondo l’OMS, che ha stanziato nuovi finanziamenti, l’epidemia si può controllare solo grazie al coordinamento di tutti gli attori in gioco, anche la società civile e le comunità,
Intanto in Liberia il Governo ha messo in quarantena il Paese, dal quale non sarà possibile nè uscire nè entrare.
Per l’Italia, come spiagato dagli esperti della Simit, non esistono grandi rischi, perchè non esistono voli diretti da paesi africani, e perchè i controlli sono stati intensificati. Neanche l’arrivo dei migranti sulle coste italiane, spiegano gli esperti, è un reale rischio.

Il funerale in moto funebre più veloce del mondo

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Per molti motociclisti fare "l’ultimo viaggio" in moto dopo una vita passata in sella sarebbe il modo migliore per abbandonare la vita terrena e per questo l’agenzia inglese Motorcycle Funerals ha realizzato dei sidecar funebri.
Paul Sinclair è un reverendo inglese che ha pensato bene di guidare moto sidecar attrezzate per l’ultimo viaggio e cioé guida un sidecar funebre in questo tipo di funerali. Lo chiamano col soprannome di "Faster Pastor", il pastore più veloce.
Il pastore ha puntato ad entrare nel Guinness World Record quando ha cercato di battere il record di velocità per moto funebri.
Finalmente glielo hanno omologato e lui è felice come una Pasqua …
Il record è stato realizzato diverse volte dal prete, prima in forma non ufficiale con diversi tipi di moto funebri, fino ad arrivare all’ultimo tentativo con la Hayabusa che l’ha portato fino alla velocità (per un sidecar) di 126,6 miglia orarie, ovvero circa 206 km/h.
Si tratta del primo risultato ufficiale conseguito dal prete che ha dichiarato:
"Avevo fatto diverse modifiche per migliorare la Suzuki Hayabusa e la combinazione con il carro funebre del sidecar, e a Maggio 2013 sono arrivato a toccare le 126,6 miglia orarie. Dopo che questo è stato registrato ufficialmente come nuovo record, era però ora di tornare da quelli del Guinness. Alla fine, dopo tutti questi anni, ho finalmente avuto il mio record".

In Nepal le minoranze religiose chiedono di poter disporre di un cimitero ove seppellire i propri defunti

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Centinaia di persone, cristiani e indù insieme, hanno seguito il corpo del cattolico Rajendra Rai fino al luogo della sua cremazione. Il funerale e i riti successivi si sono trasformati in una grande manifestazione pacifica, per chiedere alle autorità di concedere ai cristiani i terreni necessari per creare un cimitero. La questione va avanti da tempo, e ha scatenato nel tempo proteste anche violente. La sepoltura di Rai, funzionario della Caritas locale morto a 49 anni per problemi cardiaci, è divenuta un modo per riproporre il tema. Dopo il funerale nella cattedrale dell’Assunzione a Kathmandu (Nepal), la processione interreligiosa ha seguito il feretro fino al fiume Bagmati: qui gli indù cremano i cadaveri dei loro cari. Gyan Rai, fratello del defunto, dice ad AsiaNews: "Anche se siamo tristi per la perdita, è confortante e bello vedere questa grande massa di persone ai funerali. Speriamo che il governo ci ascolti". Pradip, di religione indù, continua: "Il Nepal ha diversi gruppi religiosi ed è oggi uno Stato laico: tutte le fedi dovrebbero avere gli stessi diritti e le stesse possibilità. Il governo deve concedere subito la terra ai cristiani. Se loro non sono liberi e felici, allora non lo sono neanche gli indù: i cristiani sono cittadini di questo Paese, uguali a tutti gli altri". Binod Pahadi, anche lui indù, conclude: "Siamo con i cristiani e sosterremo le loro richieste. Il governo non può semplicemente ignorarci". La diatriba sulle sepolture della minoranza cristiana e dei tribali Kirati (che non cremano i propri morti) è in corso da decenni. La maggioranza indù, cremando per tradizione i suoi defunti, non comprende la necessità delle minoranze che inumano i cadaveri, e ostacola tale usanza. Fino ad ora cristiani e tribali hanno comprato a proprie spese terreni che spesso vengono profanati o sequestrati. Gli spazi sono a volte insufficienti: in una tomba di pochi metri possono esservi sepolti anche 10 defunti.

India: niente preghiere funebri per alcolisti musulmani

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Un gruppo di religiosi musulmani in India ha deciso di rifiutarsi di recitare preghiere funebri agli alcolisti.
La decisione è stata presa in una riunione degli imam del Bihar, nel nord est del Paese.
"E ‘una decisione storica di non recitare le preghiere funebri per gli ubriaconi che muoiono", ha detto l’iman responsabile della provincia, aggiungendo "Speriamo che questa decisione sia un messaggio forte tra i musulmani di non consumare alcolici".
Anche se il consumo di alcol è vietato nell’Islam, bere tra i musulmani sembra essere in aumento.
Per questa ragione gli iman locali hanno deciso di contrastare questo vizio con laminaccia di vedersi negate le preghiere funebri in caso di morte.
Se la minaccia avrà successo,altri iman dello stato e magari della intera nazione saranno incoraggiati a iniziare campagne simili.