Oms: tra il 2020 ed il 2021 stimati circa 14,9 milioni di decessi per Covid

Le nuove, aggiornate, stime prodotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso 5 maggio, hanno sostanzialmente triplicato il numero di decessi già attribuiti al Covid-19, considerando l’intero bilancio delle vittime – direttamente o indirettamente associato alla pandemia di Covid-19, tra l’1 gennaio 2020 ed il 31 dicembre 2021 – pari a circa 14,9 milioni (da 13,3 milioni a 16,6 milioni).
Questi dati non solo indicano l’impatto della pandemia in termini globali, ma anche la necessità che tutti i Paesi nel mondo investano in sistemi sanitari in grado di sostenere l’essenzialità di tali servizi durante le crisi epidemiche.
L’eccesso di mortalità è stato calcolato come la differenza tra il numero di decessi che si sono verificati e il numero che ci si aspetterebbe, in assenza della pandemia, sulla base dei dati degli anni precedenti. Questo dato include i decessi associati direttamente al Covid-19 o anche indirettamente, a causa dell’impatto della pandemia sui sistemi sanitari e sulla società.
I decessi legati indirettamente al Covid sono cioè attribuibili ad altre condizioni di salute, per le quali le persone non hanno potuto accedere alla prevenzione e alle cure, perché i sistemi sanitari sono stati sovraccaricati dalla pandemia. Il numero stimato di decessi in eccesso è inoltre influenzato anche da decessi evitati durante la pandemia a causa dei minori rischi di determinati eventi, come incidenti automobilistici o infortuni sul lavoro.
La maggior parte delle morti in eccesso (l’84%) si è concentrata nel Sud-est asiatico, in Europa e nelle Americhe. Circa il 68% delle morti in eccesso, tra l’altro, è confluito in soli 10 Paesi a livello globale.
I Paesi a medio reddito rappresentano l’81% dei 14,9 milioni di decessi in eccesso, nel periodo preso in esame, mentre quelli con reddito alto e basso rappresentano rispettivamente il 15% e il 4%.
Le stime inoltre confermano che il bilancio delle vittime, a livello globale, è risultato più alto tra gli uomini rispetto alle donne (57% maschi contro il 43% femmine) e più alto tra gli anziani.

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