Gli animali domestici fra perdita, lutto e ultimo viaggio

Gli animali domestici sono sempre più parte integrante delle odierne famiglie, concepiti quasi più come un essere umano e membri a tutti gli effetti del nucleo, per i quali al momento della morte scattano sentimenti e pensieri assimilabili alla perdita di un proprio caro umano.
Se è doloroso, infatti, separarsi dalle persone care, lo è altrettanto, per chi ama gli animali, dover dire addio a chi ha condiviso con noi momenti di gioia e di tristezza, serenità e malinconia, dispensando affetto, senza chiedere nulla in cambio, se non protezione e altrettanta comprensione.
È un dolore profondo, eppure poco riconosciuto socialmente e, spesso, tali sentimenti ed emozioni possono essere sminuiti o addirittura ridicolizzati dagli altri, tanto da indurre a vergognarsi ad esprimerli e affrontarli. E anche l’assenza di una ritualità codificata per celebrare il distacco dall’animale può contribuire ad acuire il disagio.
Gli psicologi, nel dare indicazioni comportamentali al momento del trapasso del pet, invitano a non negare il proprio dolore per poter efficacemente rielaborare il lutto nei tempi dovuti, che possono andare dai due o tre mesi.
Suggeriscono inoltre, se si sente il bisogno di parlarne, di farlo con altri amanti degli animali per evitare il rischio di essere feriti da commenti indelicati o inopportuni.
Quanto alla eventuale scelta di un nuovo cucciolo, meglio non farla subito, ma al raggiungimento della consapevolezza che il nuovo cucciolo non potrà mai sostituire l’animale perduto in tutto e per tutto.
Di aiuto può essere anche il donare vecchi giochi, cucce ed accessori a strutture come canili o gattili, dove ci si può anche dedicare ad opere di volontariato, per sgambate o come dog sitter.
Gli psicologi suggeriscono anche di dire la verità ai bambini, sulla dipartita dell’animale domestico, senza dire ad esempio che è scappato, perché questo creerebbe in loro la tensione di continuare ad aspettarne il ritorno.
Diverse sono le iniziative sul tema del lutto a causa della perdita del proprio animale, intraprese a livello internazionale.
In Colombia il deputato del Partito liberale Alejandro Carlos Chacon ha presentato un disegno di legge, in base al quale i datori di lavoro sono obbligati a concedere, al dipendente che ne faccia richiesta, due giorni di ferie retribuite dopo la morte dell’animale.
La nuova normativa riconosce pertanto il legame affettivo tra gli esseri umani e i loro animali domestici, la cui morte può avere un considerevole impatto emotivo sui padroni.
A New York è possibile avere una tomba per il pet accanto a quella del padrone. Il via libera è arrivato dal governatore dello stato della Grande Mela, che permette agli animali di godere l’eterno riposo a fianco degli umani, solo se cremati, anche anni dopo la morte del padrone.
Quasi una rivoluzione se si pensa che, fino ad oggi, i padroni non avevano altra scelta le-gale se non quella di accompagnare i resti del proprio animale domestico in un cimitero dedicato.
Attualmente all’Hartsdale Pet Cemetery nella contea di Westchester, che accoglie 80 mila tra cani gatti, tartarughe e porcellini d’india, ogni anno, dai cinque ai sette padroni vengono sepolti accanto al loro animale.
Unici limiti fissati: nessun cimitero è obbligato ad accettare animali e i cimiteri religiosi ne sono esentati e le norme su cosa si intenda per animale da compagnia sono abbastanza vaghe, così da includere anche rettili, uccellini ed invertebrati.
In Italia, l’obbligo di segnalazione della morte pet deve avvenire entro 3 gg all’ufficio Anagrafe canina del Comune di residenza, pena l’irrogazione di sanzioni.
Se il luogo di morte dell’animale consente la sepoltura in terra, vi può provvedere diretta-mente il proprietario, anche se alcuni regolamenti indicano che il terreno di seppellimento deve essere di proprietà del detentore dell’animale. Inoltre, spesso è previsto l’obbligo di acquisizione di un certificato veterinario, che escluda il rischio di contagio da malattie infettive trasmissibili all’uomo o agli animali.
Secondo la prassi l’animale morto andrebbe poi collocato in un contenitore di materiale biodegradabile (legno, cartone) con opportuno spessore e impiegando sul fondo del con-tenitore materiali in grado di assorbire e trattenere liquidi. Se invece l’animale muore in un ambulatorio veterinario, è possibile fruire del servizio di smaltimento.
Infine, il proprietario può rivolgersi alle strutture preposte o per richiedere l’incenerimento cumulativo, o la cremazione individuale o il seppellimento delle spoglie in un cimitero per animali.
L’Accordo Stato Regioni del 6 febbraio 2003 sul benessere degli animali da compagnia e sulla pet-therapy, recepito con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il 28 febbraio 2003 ha delegato Regioni e Province autonome alla realizzazione di cimiteri per ani-mali da compagnia ed i Comuni alla definizione dei requisiti strutturali e funzionali di tali impianti.
Solo più di recente stanno emergendo anche richieste di sepoltura in uno stesso luogo di umani e di animali da compagnia e, quindi, nel cimitero tradizionale.
Tra l’altro i cimiteri italiani sono anche – molto spesso – luoghi vietati all’ingresso dei cani “vivi”.
Una delle prime sperimentazioni in tal senso risale al 2015 quando, al cimitero di Staglieno a Genova, si autorizzò l’apertura agli “amici a quattro zampe”, in accompagnamento ai propri padroni a far visita ai defunti.
Il comune dava questa possibilità per 12 giorni all’anno in 31 dei 35 cimiteri comunali (esclusi quelli aperti solo nei festivi), con la presenza di associazioni animaliste dislocate nei diversi cimiteri, per fornire informazioni agli utenti, oltre all’occorrente per la raccolta delle deiezioni a chi ne fosse sprovvisto.
Inoltre, sebbene qualcuno nutra ancora dubbi sull’autenticità del lutto degli amici a quattro zampe, molti esperti ritengono che i nostri animali domestici soffrano dopo la morte di una persona o di un altro animale a loro cari. Ci sono storie struggenti di animali, in tal senso.
Famosa è la storia di Hachiko, un Akita nato in Giappone negli anni ‘20 che, ogni sera, usciva di casa per accogliere il suo padrone in una stazione di Tokio e che continuò a farlo anche dopo la morte dell’uomo per circa dieci anni. Ogni giorno, per dieci anni, anche se gli avevano trovato un’altra casa con un’altra famiglia, fuggiva per andare di fronte alla stazione, in attesa di vederlo scendere dal treno.
Una sua riproduzione è in mostra al Museo Nazionale di Natura e Scienze di Tokyo, mentre alla stazione di Shibuya c’è una statua in bronzo in suo onore, posizionata dove il cane attendeva il suo padrone ogni sera.
In Scozia John Gray, un guardiano notturno, per avere compagnia durante le lunghe sere d’inverno, assunse come compagno un piccolo Skye Terrier, Bobby, che lavorò insieme all’uomo per anni fino alla morte del padrone.
Bobby, però, si rifiutò di lasciare poi la tomba del suo padrone, anche nelle peggiori condizioni atmosferiche.
Il custode del cimitero tentò in molte occasioni di allontanarlo, ma alla fine dovette arrendersi e gli costruì un riparo, affinché potesse continuare la sua veglia.
Per quattordici anni il cane ha continuato a sorvegliare la tomba, fino alla sua morte. Anche in questo caso una statua in suo onore fu successivamente inaugurata di fronte al cimitero.
Più recentemente è rimasta famosa la foto del cane dell’ex presidente George Bush, Sully, che veglia la bara sconsolatamente. Il presidente soffriva di Parkinson e aveva ricevuto Sully come dono da parte dell’organizzazione no profit Americàs VetDogs. Il cane lo assisteva, dandogli aiuto in diverse attività.
Sully è poi tornata all’Associazione, per cominciare un nuovo lavoro con le truppe in terapie fisiche e comportamentali al Walter Reed National Military Medical Center.
Oggi esistono anche prove scientifiche del dolore di cani e gatti, ma anche di altri animali domestici comuni come conigli, cavalli e uccelli.
Ci sono alcuni segnali di sofferenza comuni. In generale, un esemplare potrebbe smettere di mangiare o mangiare di meno, non giocare, gironzolare avvilito alla ricerca del suo amico – con muso basso e con la coda tra le gambe – o essere apatico e non interessato a fare granché. O, al contrario, gli animali in lutto potrebbero controllare ossessivamente i posti in cui i loro amici erano soliti dormire o rilassarsi, richiedere più attenzioni e affetto, uggiolare o miagolare più del solito.
Il lutto nei cani poi ha più a che fare con la routine, che con emozioni particolarmente radicate.
Il posto che l’altro animale o che la persona occupa nel cuore del cane, è spesso influenzato dalle abitudini. La cosa più importante per aiutare un animale ad affrontare la perdita è esserci, con la presenza ed il tempo.
Per quanto riguarda la modalità di sepoltura legata ai cimiteri degli animali. Altrettanto importanti sono gli aspetti di tutela dell’ambiente e della salute pubblica che possono derivare dalla “sepoltura” di una gran quantità di animali da compagnia in un luogo deputato, definito come “cimitero di animali”.
Quasi del tutto inesistenti sono invece i pericoli per la pubblica salute, come anche di quella degli animali, quando le spoglie mortali sono sotto forma di ceneri. In tal caso possono sussistere pericoli solo nel caso di incenerimento di spoglie mortali contaminate dal punto di vista radioattivo, situazione del tutto eccezionale e, in genere, nota a priori.
Nel quadro descritto manca, dunque, una legge nazionale sui cimiteri, servizi di cremazione e sepoltura degli animali di affezione che fissi i principi statali lasciando, nel rispetto della ripartizione della potestà legislativa ex art. 117 Cost., la normativa attuativa alle regioni.
Ad oggi molte regioni hanno legiferato, da ultimo la Lombardia con L.R. 21 ottobre 2022 n. 20 che presenta il quadro più articolato delle possibili caratteristiche relative al tema.
Sul lutto degli umani nei confronti dei propri animali deceduti, in questi ultimi anni si è assistito ad una vera e propria escalation e oggi, anche in Italia, è possibile onorare la memoria di Fido e tutti gli altri animali domestici con un vero e proprio funerale a regola d’arte.
In una delle agenzie nata a tale scopo, i costi variano tra i 400 e i 2.000 euro a seconda della funzione richiesta e il “funerale per animali” contempla tutti i servizi dei funerali per esseri umani: dal carro funebre studiato per gli animali domestici alla bara appositamente realizzata.
Gli operatori, reperibili ad ogni ora per tutti i giorni della settimana, arrivano direttamente a domicilio, prendendosi cura di tutti gli aspetti del funerale, fiori compresi, dando la possibilità ai padroni di organizzare una piccola cerimonia per l’ultimo saluto al proprio amico.
È possibile anche assistere all’incenerimento non più, come in passato, cumulativo, ma come una cremazione singola, che prevede la restituzione delle ceneri, all’interno di un’urna.
Per ricordare e far ricordare a tutti il proprio animale domestico deceduto si sono anche creati diversi siti, nel corso degli ultimi anni, come www.critters.com o MyDear.it che, oltre a condividere i propri affetti scomparsi con parenti, amici e conoscenti, prevedono l’invio di dediche virtuali con testi, immagini e informazioni sulla vita dei pets scomparsi.
Il cimitero per animali è l’altro luogo, protetto e a norma di legge, per seppellire le spoglie del defunto animale domestico.
Gli stessi cimiteri per animali offrono differenti servizi, dal rilascio della Certificazione Veterinaria, alla manutenzione della tomba, con la finalità di assicurare la continuità del rapporto affettivo tra i proprietari e i loro animali deceduti e di realizzare un sistema cimiteriale per gli animali, idoneo a garantire la tutela dell’igiene pubblica, della salute della comunità e dell’ambiente.
Oggi i cimiteri per gli animali in Italia superano la trentina. Tra i tanti ci sono Il Fido Custode, nel Parco Sud di Milano; Dignipet in Toscana con il suo Parco dei ricordi, Valle degli affetti in provincia di Pescara, Il Giardino di Artemide a Reggio Calabria, il Parco Beato un prato immerso nelle campagne di Zagonara di Lugo (RA), il Cimitero Animali di Caserta, i Due Trulli a Bari, La Cuccia a Sassari, il Parco degli affetti ad Aulla in Lombardia, che è stato il primo cimitero in assoluto, anche comunale e dedicato anche ai randagi. A Roma, in zona Portuense, si può trovare il cimitero comunale degli animali “Casa Rosa”. La sua origine è antica visto che Antonio Molon, il padre del proprietario Luigi, si occupò negli anni Venti di seppellire la gallina che Benito Mussolini e donna Rachele tenevano a Villa Torlonia come animale domestico e con la quale giocavano i figli Bruno, Vittorio e Romano. Successivamente furono seppelliti lì il cane di Sandro Pertini, i gatti di Anna Magnani.
Lo scorso aprile 2021 è nata anche AISFA PET, la prima Associazione di categoria specifica per le imprese che operano in tutti gli ambiti dell’intera filiera nazionale, nel settore funebre dedicato agli animali da compagnia. Il settore sta suscitando un forte interesse anche nel nostro paese, determinato anche dall’elevato numero di animali d’affezione posseduti, che ci vede al secondo posto in Europa.
AISFA PET è un organismo voluto e costituito dagli stessi imprenditori operanti in questo campo, al fine di ottenere una propria rappresentanza competente e risultati concreti.
Attualmente il settore è ancora caratterizzato da normative particolari, talvolta farragino-se, create per altri scopi e adattate a questi servizi, come la normativa sanitaria, che in alcuni aspetti si unifica e si sovrappone a quella ambientale, creando confusione e difficoltà operative.
In questo ambito già operano in Italia centinaia di imprese professionali, che erogano servizi dedicati quali impianti crematori, cimiteri, agenzie, produttori di beni e servizi, in considerazione del fatto che il lutto per la perdita di un animale da compagnia è, nella fattispecie, equiparato a quello per la perdita di un familiare.
Per questo motivo, fra le proposte, da sottoporre alle istituzioni e al governo, vi sono la riduzione dell’IVA e la detraibilità di queste spese funebri, visto che tali imprese sono state inserite nello stesso codice ATECO delle imprese funebri per umani.
Inoltre, si richiede l’abrogazione di una deroga al Reg. CE 1069/2009, per adeguare l’Italia al resto d’Europa, nella garanzia di una migliore tutela dell’ambiente e di una maggiore dignità per gli animali da compagnia nel fine vita, così come avviene per gli esseri umani.
Infine, l’Associazione ritiene fondamentale che gli enti preposti, come le ASL territoriali, svolgano mirate azioni di controllo, volte a scongiurare ogni tipo di attività illecite, che potrebbero mettere a rischio la salute pubblica e l’ambiente.
Il lutto, anche per gli animali, funziona poi in due sensi. E bisogna pertanto considerare pure il caso in cui sia il padrone a decedere – soprattutto in nuclei monofamiliari – lasciando soli i pets.
Spesso questi animali perdono contemporaneamente il loro compagno umano e la loro casa. Il resto di famigliari, amici e parenti spesso li rifiutano, portandoli in gattili, canili o altri ricoveri per animali.
Secondo la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, la pandemia da Covid ha reso orfani tanti animali e l’Associazione se ne sta prendendo cura, accogliendoli nei rifugi o nelle case dei volontari, sperando in nuove adozioni.
Questo ha fatto sì che il destino del proprio animale domestico (post prematura mortem del padrone) sia diventato motivo di preoccupazione per molti proprietari di pets.
Negli Stati Uniti è in crescendo la “moda” tutta stelle e strisce di includere gli animali di casa direttamente nel proprio testamento, per garantire loro la prosecuzione di una vita adeguata alle loro esigenze.
Mentre in Italia, al momento, cani e gatti non possono essere beneficiari del testamento. E, considerato che un italiano su tre ha un animale domestico, in molti si chiedono quale destino attenda i propri pets quando il padrone non ci sarà più. Gli animali domestici, infatti, sono considerati un bene, al pari di un oggetto, e alla morte del proprietario entrano a far parte dell’eredità. Nulla toglie che, successivamente all’accettazione dell’eredità, si possa alienarli o darli via. Tantomeno è possibile vigilare sul fatto che l’animale sia trattato bene o che, addirittura, non sia vittima di maltrattamenti.
Il divieto di abbandono è stato, comunque, uno dei primi principi, insieme al divieto di crudeltà ed atti di maltrattamento, ad affermarsi nella legislazione predisposta in tutela degli animali.
La Legge quadro 281/1991 (in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo) condannava moralmente tali atti, promuovendo allo stesso tempo la tutela e la cura del loro benessere.
Più tardi, con la Legge n. 189 del 2004, sono stati introdotti, tra gli altri, il reato di abbandono e di maltrattamento di animali.
Il primo, previsto e punito dall’art. 727 c.p., punisce chiunque abbandoni l’animale domestico (o che abbia acquisito le abitudini della cattività), con l’arresto fino ad un anno, o con una multa che giunge fino a 10.000 euro.
Nel testamento si può tuttavia disporre che una persona o un’associazione si prenda cura del proprio animale ed, eventualmente, è possibile destinare al prescelto un lascito perché se ne faccia carico, sia sotto forma di somma di denaro, ma anche come polizza vita o bene di valore. Non è necessario depositare il testamento dal notaio; è sufficiente scrivere le proprie volontà su carta, a mano, aggiungendo nome, cognome, la data, la firma, i dati del beneficiario e l’oggetto del lascito, con testamento olografo.
È sempre meglio indicare che il beneficiario avrà diritto al lascito, a condizione che si prenda effettivamente cura dell’animale. Si può anche nominare un esecutore testamentario affinché controlli che le volontà vengano rispettate e che, in caso contrario, ne possa denunciare la violazione.
Chi ha eredi diretti, e cioè figli, genitori, coniugi, dovrà aggiungere che l’eventuale lascito a un soggetto estraneo viene disposto nel rispetto delle quote legittime di eredità che, per legge, spettano loro.
In assenza di testamento, (o laddove sia nullo, annullato o abbia statuito solo su una parte del patrimonio) troveranno invece applicazione le norme sulla successione legittima.
Tra le associazioni cui si può lasciare il proprio pet prevedendo un lascito c’è, ad esempio, la Lav. Alla Lega Antivivisezione si può richiedere in merito una consulenza gratuita o una bozza di testamento (lav.it/sostienici/testamenti; tlasciti@lav.it).

Editoriale di Daniele Fogli e Manuela Pirani, pubblicato su I Servizi Funerari luglio-dicembre 2022.

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