Seconda ondata Covid-19: gli effetti complessivi sul settore funerario e le possibili future linee guida

La seconda ondata di Covid-19
Durante la seconda ondata della pandemia Covid, è apparso evidente come l’eccesso di mortalità, che nella prima ondata era principalmente concentrato in Lombardia e zone limitrofe, si fosse ridistribuito sul territorio nazionale. Altra differenza emersa è risultata la forma dell’onda epidemiologica, che ha presentato un picco di altezza analogo alla prima ondata, risultando tuttavia nel complesso più schiacciata e quindi più duratura nel tempo.
Questo ha significato una mortalità elevata spalmata in tempi più lunghi, che ancora sta mettendo a dura prova le strutture sanitarie prima e subito dopo quelle del settore funebre, cimiteriale e di cremazione.
Nel periodo giugno-settembre 2020, in corrispondenza con la fase di transizione della diffusione dell’epidemia di Covid-19, si è assistito ad una riduzione della mortalità totale in tutte le regioni/province autonome ed il numero dei decessi per il complesso delle cause, registrati nel 2020, è tornato in linea con i valori di riferimento del periodo 2015-2019.
A partire dalla metà di ottobre 2020, sono risultati invece sempre più evidenti gli effetti della seconda ondata epidemica, sulla mortalità totale, con un eccesso di decessi totali del 13% sia al Nord che al Centro-sud riscontrato, mentre nel mese di novembre si è distinto nuovamente l’eccesso di mortalità del Nord (+61,4%), rispetto al Centro (+39,3) e al Sud (+34,7%).
In molte regioni settentrionali tale eccesso di mortalità totale, in novembre, ha superato il picco del bimestre marzo-aprile scorsi. Si riportano ad esempio i dati della Valle d’Aosta (+139,0% rispetto al +71,0% di aprile), del Piemonte (+98,0% a novembre rispetto al +77,0% di aprile), del Veneto (+42,8% rispetto al +30,8% di aprile), e del Friuli-Venezia Giulia (+46,9% vs +21,1%).
L’incremento dei decessi, registrato a novembre, è risultato più basso di quello osservato durante la prima ondata dell’epidemia solo in Lombardia (+66% a novembre rispetto al +192% di marzo e il +118% di aprile) ed in Emilia-Romagna (+34,5% rispetto al +69% di marzo).
I dati dell’ISS hanno poi dimostrato che l’impatto della seconda ondata epidemica, in termini di numero complessivo di casi giornalieri notificati, è risultato decisamente più elevato di quello della prima ondata.

Le indicazioni fornite per affrontare la seconda ondata
Per affrontare questa seconda ondata in ambito funerario, Sefit ha ritenuto necessario tenere conto delle difficoltà rilevate in precedenza e degli strumenti utilizzabili, per adottare tutte le misure necessarie al fine di meglio rispondere alle situazioni emergenziali.
Per reagire in modo efficiente ad aumenti imprevedibili della domanda di sepolture e di cremazione, uno strumento fondamentale è stato individuato nella simulazione di una situazione di “stress test”, per valutare la capacità di reazione a tali picchi di mortalità dei cimiteri e crematori, rispettivamente in termini di capacità ricettiva e produttiva.
Solo conoscendo la propria capacità di reazione, è possibile adottare per tempo le misure necessarie, a seconda della propria realtà locale, per far fronte a situazioni emergenziali di tale portata e non farsi trovare impreparati.
In particolare, per la gestione dei cimiteri, si è sottolineata l’importanza di un’adeguata programmazione, non meramente formale e con orizzonti temporali non contingenti. La programmazione va fondata su una piena ed adeguata conoscenza del patrimonio di manufatti e di spazi liberi o liberabili, vale a dire:
– la disponibilità attuale di sepolture;
– quelle che possono divenire disponibili in termini di prossimità temporale, considerando le scadenze dei periodi di utilizzo, la possibilità o meno di rinnovi;
– la tempistica di esecuzione delle operazioni di esumazione ed estumulazione, che portano alle condizioni di riutilizzo del posto.
Diverse sono le lacune, oggi presenti, ancora da colmare, quali:
– la possibilità di far funzionare la rete dei crematori alla massima potenzialità, ma sempre nei limiti delle capacità tecnologiche, in deroga a molte limitazioni (normative, amministrative e contrattuali) oggi esistenti, e che mal si conciliano con le urgenze e i numeri di un’emergenza di queste dimensioni;
– la possibilità di utilizzare crematori facilmente trasportabili ed installabili (containerizzati), in modo da poterli dislocare su indicazione dell’Autorità governativa, laddove risulti necessario ed urgente aumentare la potenzialità crematoria o dove non ci sia un impianto di cremazione;
– la modifica delle norme sui prodotti da utilizzare per il confezionamento delle bare, purtroppo ancora troppo legate a vecchie legislazioni;
– l’indicazione di soluzioni semplici, adottabili in situazioni di necessità da ogni Comune, tramite lo strumento dell’ordinanza contingibile e urgente, per aumentare la recettività dei cimiteri (ad esempio, come riuscire ad utilizzare sepolture vuote superando alcuni vincoli esistenti);
– la preventiva creazione di riserve di sepolture, con esumazioni ed estumulazioni massive;
– una maggiore attenzione all’elaborazione del lutto, unita ad un potenziamento della formazione e dell’aggiornamento professionale nel settore funerario;
– l’introduzione ed il sostentamento, in Italia, della previdenza funeraria, per creare una sorta di cuscinetto di salvaguardia per le famiglie in difficoltà finanziarie;
– la disponibilità dei dati per elaborare piani di intervento funerari sulla base di modelli evolutivi della mortalità stressata. Il sistema più semplice per capire l’impatto sul sistema funebre, cimiteriale e di cremazione è il confronto della mortalità comunale dell’anno della pandemia (2020) – settimanale, mensile o progressivo – con quello dello stesso periodo dell’anno precedente (o con la media dei 5 anni precedenti).

Dalla gestione di questa emergenza sanitaria sono inoltre emerse quelle che potrebbero essere delle linee guida per realizzare, non solo una moderna legislazione emergenziale per il funerario, ma anche per intervenire sulla disciplina ordinaria di regolamentazione del settore contenuta in tre proposte di legge abbinate (AC1143, AC1618 e AC928), ad oggi in discussione alla Commissione XII della Camera.
Si tratta di testi elaborati prima dell’inizio della pandemia, che dovrebbero ora prendere in considerazione gli aspetti, che sono emersi con tutta evidenza durante questa emergenza, come rilevanti per una gestione efficiente del comparto.
Pertanto, sarebbe opportuno:
– procedere con l’integrazione telematica delle comunicazioni tra i vari soggetti istituzionali e privati, chiamati nel procedimento mortuario, ottenendo ad un tempo la possibilità del monitoraggio istantaneo dei fenomeni delle mortalità e lo snellimento dell’iter per il rilascio della documentazione funebre, con eliminazione di inefficienze burocratiche e di costi per le famiglie;
– promuovere, anche con idonee forme di finanziamento, lo sviluppo infrastrutturale dei cimiteri, nel senso di razionalizzazione della gestione, con impulso ad adeguati piani regolatori cimiteriali e garantendo il conseguimento di realistici equilibri economico-finanziari del servizio;
– costruire un piano nazionale di crematori, atteso che – ad oggi – la pianificazione regionale dei crematori, come previsto dalla L. 130/2001, è quasi inesistente o non risulta adeguata; la situazione emergenziale ha invece evidenziato proprio l’imprescindibilità di una pianificazione della dislocazione territoriale dei crematori su scala nazionale.
Tutte queste misure sono volte a disciplinare situazioni ordinarie ma, al contempo, contengono alcuni elementi base, necessari per affrontare altresì situazioni di straordinarietà emergenziale.

Conclusioni
Il Covid ha prodotto pesanti effetti, che hanno inciso anche sulla fisionomia del settore funerario, nel suo complesso.
Con il ridimensionamento della cerimonia funebre sono spariti i cortei funebri e si è fortemente ridotta l’attenzione all’estetica funebre (qualità del carro funebre, della bara, del tipo di composizioni floreali, degli avvisi funebri, ecc.).
I funerali, da evento celebrativo, si sono trasformati in molti territori dell’Italia in un puro trasferimento di una bara economica al crematorio o al cimitero; conseguentemente l’intero valore aggiunto della cerimonia è andato perso.
Le stesse difficoltà economico-finanziarie delle famiglie, colpite duramente non solo dal lutto, ma in molti casi anche da altri effetti del Covid, come la perdita del lavoro, portano inevitabilmente a scegliere le soluzioni più economiche di funerali.
Si aggiunga una rilevata difficoltà nei pagamenti da parte delle famiglie e la (quasi) assenza della previdenza funeraria in Italia.
Questo comporta minori introiti per i soggetti della filiera produttiva degli articoli funerari e dei soggetti che prestano i servizi.
Anche per l’estetica del sepolcro e gli arredi tombali si assiste ad una perdita di interesse, mentre aumenta la richiesta di affidamenti familiari di urne cinerarie.
Nei cimiteri il valore aggiunto, dato dalla richiesta di tombe di qualità, è venuto meno a seguito dell’inumazione seriale e della cremazione.
Se il mercato non riuscirà ad assorbire un aumento di prezzo medio dei funerali, le imprese funebri per poter sopravvivere, con gli attuali ristretti margini economici del funerale, dovranno ricercare delle economie di scala, ad esempio tramite fusioni (difficili in Italia tra operatori funebri), oppure dovranno razionalizzare i costi fissi di struttura, avvalendosi di centri di servizio di trasporto funebre e di preparazione cofani e quindi delineando il modello di agenzia e centri di servizio.
Il sistema pubblico cimiteriale registrerà una forte compressione dei ricavi necessari al suo sostentamento.
Visti i profondi effetti prodotti dal Covid-19 sull’attuale sistema funerario, e considerato il lungo lasso temporale che sta occupando questa emergenza, sembra più opportuno non parlare di semplice contingenza e considerarla come elemento in grado di indicare il nuovo volto del settore, garantendo:
– maggiore importanza della programmazione;
– sostenibilità economica e finanziaria dei cimiteri;
– pianificazione di una rete nazionale dei crematori;
– riconoscimento di pari dignità delle pratiche di sepoltura;
– digitalizzazione dei documenti e dati relativi al decesso;
– individuazione di soluzioni, che favoriscano l’aggregazione volontaria dei piccoli operatori funebri, che rischiano l’estinzione o la sudditanza dei grandi;
– previdenza funeraria;
– valorizzazione della cerimonialità.
L’auspicio è che si intervenga secondo queste linee guida, tracciate dall’emergenza, unitamente ad una migliore definizione di una normativa emergenziale, in grado di fornire chiare disposizioni sui comportamenti da tenere su tutto il territorio nazionale, sistematizzando ed aggiornando le precedenti indicazioni e risolvendo problematiche rilevate nei mesi precedenti, nella consapevolezza della rilevanza strategica del settore funerario, anche dal punto di vista di prevenzione e limitazione della diffusione del contagio.

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