Lo stato di abbandono del sepolcri: percorsi giurisprudenziali e regolamentari di definzione

La decadenza sanzionatoria (https://www.funerali.org/cimiteri/la-decadenza-delle-concessioni-cimiteriali-915.html), a differenza della revoca per interesse pubblico prevalente, viene pronunciata, con effetto dichiarativo e non costitutivo rispetto all’inosservanza di determinati obblighi a carico del concessionario (ad es. quello di costruire la sepoltura entro un tempo determinato), da precisarsi nel Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria e nell’atto di concessione o nella convenzione (cd. concessione-contratto) che sovente l’accompagna, essendo la concessione, in sè, atto tipicamente unilaterale, mentre il rapporto concessorio che s’instaura ha natura para-contrattuale.

L’art. 63 del D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 (https://www.funerali.org/cimiteri/la-manutenzione-dei-sepolcri-ex-art-63-dpr-n2851990-927.html) considera due casi di sepoltura privata abbandonata dagli aventi diritto:

a) per incuria;

b) per morte degli stessi (abbandono amministrativo?)

E’ consentaneo che il Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria, di cui si ribadisce la centralità strategica nel buon governo del cimitero, disciplini in modo puntuale e nel dettaglio il procedimento che deve essere seguito per dichiarare la decadenza della concessione, con la conseguente estinzione, per causa disfunzionale, del rapporto concessorio stesso.

Come già riferito in merito all’opportunità secondo cui i Regolamenti Comunali di Polizia Mortuaria prevedano alla morte del fondatore concessionario del sepolcro il subentro (https://www.funerali.org/cimiteri/la-morte-del-concessionario-e-listututo-del-subentro-7523.html) dei suoi aventi causa, pure in senso minimale, almeno per l’imputazione degli oneri manutentivi; anche nel disciplinare la procedura di decadenza, l’omonimo Regolamento Comunale dovrebbe contemplare che le disposizioni in esso contenute si applichino anche alla concessioni ed ai rapporti costituiti anteriormente alla data di sua entrata in vigore, rectius: dovrebbe esser l’atto di concessione stipulato in passato a contenere una clausola sullo Jus Superveniens, sulla regolamentazione in divenire, con cui si statuisca una relazione dinamica tra atto concessorio pre-esistente è le diverse fonti del diritto, che succederanno nel tempo, altrimenti varrebbe, pur sempre, il principio del tempus regit actum.

La vera questione cruciale e nevralgica consiste nel tipo di ricerche ed indagini che la l’amministrazione comunale deve compiere o, comunque, porre in essere, prima di dichiarare l’irreperibilità degli aventi titolo, e quindi procedere con la riacquisizione delle tombe, attraverso lo strumento della determina dirigenziale, in cattivo stato di conservazione al demanio comunale, per poi o demolirle o riassegnarle con nuova concessione, previo restauro conservativo.

Analogamente a quanto esposto in materia di revoca, la giurisprudenza ha stabilito come un semplice cartello apposto su una tomba, con il quale il Comune invita gli aventi titolo a presentarsi presso l’ufficio cimiteriale, senza altro aggiungere, non consegua il risultato di portare alla conoscenza degli interessati, dell’ingiunzione di eseguire opere di manutenzione e conservazione.

Nemmeno con l’esposizione di tale comando imperativo all’albo pretorio, secondo la giurisprudenza in esame, si sarebbe potuto dir assolto l’obbligo di una comunicazione davvero efficace.

 

Se gli aventi causa non hanno provveduto alla destinazione del sepolcro per il tempo successivo alla loro morte (jure haereditatis o jure sanguinis a seconda della natura famigliare o ereditaria imposta al sepolcro al momento della sua costruzione) incaricando, ad esempio, una fondazione di occuparsi della manutenzione della tomba, con opportuna pubblicità-notizia della decisione assunta al comune, si presume vi sia l’abbandono amministrativo e si può quindi pronunciare la decadenza della concessione.

 

Paradossalmente ove la pronuncia di decadenza venisse (illegittimamente) applicata a una concessione c.d. perpetua, in mancanza (debitamente accertata) di aventi causa dell’originario fondatore del sepolcro, nessuno potrebbe impugnare avanti al Giudice Amministrativo il provvedimento di decadenza, stante la carenza sia della legittimazione attiva sia dell’interesse ad agire (art. 100 Codice di Procedura Civile), inteso quest’ultimo come utilità che il soggetto ricorrente può ritrarre dall’esperimento del rimedio giudiziario.

 

Ove, al contrario, vi siano degli aventi titolo, il primo atto dell’iter procedimentale è rappresentato da una formale diffida e, solo nel caso in cui gli interessati non attendano alla prescritta manutenzione, è possibile procedere con la pronuncia di decadenza, per grave violazione delle obbligazioni sinallagmatiche contratte, a suo tempo, dal concessionario primo.

Alcune delle caratteristiche che può presentare una tomba in stato di cattiva conservazione sono, per esempio, la non leggibilità delle iscrizioni (obbligatorie la data di nascita, morte, nome e cognome), la mancanza di decoro causata da sporcizia, erbacce l’affaticamento delle strutture murarie o lapidee, il pericolo di caduta di pezzi di tomba con possibili danni ai frequentatori.

 

I Tribunali Italiani (ex multis: T.A.R. Piemonte, 3 aprile 1987 n. 130) hanno altresì osservato, in modo uniforme e con orientamento pressoché costante, come lo stato di incuria di un’area cimiteriale ai fini dell’adozione del provvedimento di decadenza della corrispondente concessione debba essere ancorato a precisi requisiti tecnici tra cui annoveriamo:

  1. il criterio temporale: (deve potersi agevolmente dimostrare che da lungo e certo tempo il titolare della sepoltura o chi per lui non si è recato in loco)
  2. l’animus di omettere volontariamente (= disinteresse manifesto) ogni forma di necessaria manutenzione. (è, forse, l’aspetto più critico e problematico da provare in via amministrativa o addirittura in giudizio.)
  3. il parametro oggettivo: (l’area deve risultare davvero impraticabile o, comunque, il manufatto deve essere gravemente deteriorato in seguito al lungo stato di abbandono).

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