La simbologia funeraria nel linguaggio sepolcrale

Ancora

Antichissimo simbolo cristiano di speranza codificato, da quasi 2000 anni, nel linguaggio misterioso della simbologia funeraria.
Si trovano diversi esempi di quest’emblema negli affreschi e nei graffiti che ornano, ancor oggi, i cunicoli delle catacombe.
Spesso è conficcata tra le rocce.
Le lapidi nei cimiteri dei villaggi, dove la pesca è la prima risorsa economica, sono, quasi sempre, decorate con ancore, anche reali, e di notevoli proporzioni.

Angeli

Sono, da sempre, ritratti in tutti i tipi di pose con differenti significati allegorici.
Possono essere dipinti o scolpiti mentre trasportano l’anima di un bambino, accogliendola tra le loro braccia.
Le creature angelicate, infatti, spesso sono immaginate come le schiere di combattenti celesti che proteggono e difendono le anime candide dalla seduzione del maligno.
Sovente, sulle lastre sepolcrali, si notano più angeli dall’espressione festosa, immersi nella luce irreale che filtra dalle vaporose nubi di un giorno senza tramonto, quale auspicio di una felice vita oltremondana, nella pace del cielo. 
I messaggeri di Dio con le ali piumate possono, poi, essere ritratti mentre suonano le trombe; il suono di questo strumento, in effetti, secondo la tradizione popolare annuncerà il giorno del giudizio.

Libro

Indica la preghiera, la conoscenza o persino memoria, quando presenta una pagina piegata.
Può rappresentare il libro della vita, sulle cui facciate Dio scrive la storia della salvezza.
Per questa ragione è spesso identificato come il sacro testo della Bibbia.
Una sincera forma d’arte popolare spesso lo rappresenta aperto per potervi riportare una frase tratta dalle sacre scritture oppure le date di nascita e morte dei defunti.

Colonna spezzata

Il suo fusto mozzato racconta il dramma di una vita, strappata ai propri affetti dai rovesci del destino, oppure dalla bufera infausta degli eventi.
Può essere ornata con eleganti girali e spire di fiori.

Fiore spiccato

Lo stelo, così brutalmente reciso, significa una vita interrotta da un fatto violento o da una disgrazia.

Farfalla

L’anima lieve, come un soffio di luce, fugge dalle miserie di questo mondo verso il Regno di Dio.

Bambini

Rappresentati sulle lapidi identificano una morte prematura, spesso tra le piccole mani sorreggono un teschio per rammentare, anche la visitatore più distratto, come quella tomba, che loro vegliano, conservi le spoglie di un bimbo.

Mani congiunte

Unità ed affetto anche dopo la morte.
Mentre accolgono un cuore palpitante compiono in senso figurato, un gesto di carità.

Croce

Fede e resurrezione.
Questo macabro ordigno di morte, per le culture pre cristiane, nella nostra epoca è considerato il simbolo perfetto del sacrificio del Cristo nella religione cristiana.
Le sue variazioni stilistiche includono la croce latina, con i due assi di diversa lunghezza la croce greca con i due bracci uguali, la croce celtica (una croce iscritta entro un cerchio) e quella russa o orientale (con un doppio asse orizzontale.
La versione uncinata (o gammata) della croce traduce in un modo stilizzato ed intuitivo il complesso concetto di una rotazione. Questo movimento circolare, perfetto e perpetuo raffigura l’eterno ritorno del sempre eguale, ossia la ciclicità del tempo e della materia nei suoi vari stadi attorno ad un centro, vero motore immobile (secondo la dottrina prima aristotelica, poi tomistica) che infonde vita ed energia (e quindi moto) all’intero creato.
Le filosofie ancestrali, all’epoca delle popolazioni indoeuropee, allora, vedevano nel semplice sovrapporsi tra due assi la rinascita dell’uomo nuovo nell’infinito corso dell’unità divina.
Nelle chiese d’oriente alla croce si attribuisce il significato ideale di una miracolosa scala delle anime elette, unico vero accesso alla vita eterna, nella gloria di Dio Padre.
Nei riti esoterici e nelle pratiche magiche della stregoneria, invece, questo strumento di tortura, che la predicazione dell’Evangelo riabilitò a misterioso strumento di salvezza, viene identificato nella sintesi di tutti i poteri e le facoltà dell’uomo.

Croce abbinata o sovrapposta ad un’ancora

Un altro stigma cristiano, che si riferisce a Cristo come “speranza che abbiamo e sicuro, incrollabile rifugio dell’anima”. (Ebrei 6:19)

Colomba

È una tra le forme con cui si manifestò lo Spirito Santo.
Se è proposta con un ramoscello d’ulivo nel becco, significa la speranza o promessa.

Fiori

La margherita è stemma d’innocenza.
Il giglio simbolizza la purezza, spesso è impiegato come richiamo ideale alla Vergine Maria ed al mistero del Cristo morto e risorto.
La calla, con i suoi petali carnosi, ricorda l’unione matrimoniale; il giglio, invece, con il suo intenso profumo, è associato alle virtù cristiane di purezza ed umiltà.

Occhio

Richiama la presenza costante di Dio nelle vicende travagliate dell’uomo.
L’occhio, sempre vigile, dell’Eterno, racchiuso in un triangolo, raffigura la Santissima trinità.
Questo significato così geometrizzante fu ripreso dalle società massoniche, che concepivano Dio quale grande architetto dell’universo, capace di imprimere moto e, quindi vita, all’intero creato.

Mani

Una mano con l’indice rivolto al cielo traduce la fervente speranza nella vita eterna.
Le mani, che reggono mollemente una catena recisa, sono segno di morte per un membro della famiglia.
La mano di Dio, mentre coglie un’estremità della catena, rappresenta la pietà del Padre che accoglie i defunti.

Cuore

È tradizionalmente un simbolo di amore, di coraggio e di intelligenza; il cuore ardente indica l’estremo slancio passionale.
Il sacro cuore, trafitto e coronato di spine, ci ricorda la passione del Signore Gesù.
Un cuore trapassato da una lama rievoca il dolore della Vergine Maria per la Passione del Figlio, secondo le parole del sacerdote Simeone, quando Gesù fu presentato al tempio. Di quest’episodio parlano anche i Vangeli: “Una spada ti trafiggerà l’anima”, recitava la sinistra predizione.
cuore, come sede figurata dei sentimenti, può anche essere usato per rappresentare la carità.

Agnello

È Cristo, nel suo ruolo sacrificale ed eucaristico; personifica l’innocenza, lo spirito di sacrificio e l’obbediente umiltà del Figlio verso il progetto salvifico di Dio Padre.

Quercia:

Secondo un’antica leggenda, da un albero di quercia furono ricavati gli assi per costruire la croce del Calvario.
La resurrezione di Cristo trasformò quello strumento di barbarie in simbolo di vita eterna.
L’arte medioevale vide, allora, nella quercia l’albero della vita e prese a raffigurare i personaggi dell’Evangelo entro formelle, collocate sulle fronde di questa maestosa pianta.
Secondo un’altra tradizione, la croce di Cristo fu ricavata da un ulivo; questi, inorridito per esser divenuto il patibolo del Divin Figliuolo, si contorse dal dolore e divenne quella pianta, così nodosa ed irregolare, che noi tutti conosciamo.

Palma

Un simbolo della vittoria del Cristo sulla morte; è usato soprattutto in tempo pasquale, anche nei funerali.

Viola

Fiore delicato capace di tradurre i concetti di ricordo ed umiltà.

Papavero

Il sonno della morte.

Rosa

Connessa con il culto riservato alla Vergine, che la chiesa, appunto, nelle litanie del Rosario definisce rosa senza spine.
Una rosa rossa simbolizza il martirio, mentre una bianca rende con grande intensità l’idea di purezza.

Serpente

Un rettile sinuoso non sempre evoca l’azione malvagia del Demonio.
Immaginato, mentre si morde la coda, ci ricorda la circolarità dell’esistenza.
Nei riti esoterici delle società segrete è definito Uroboros.
Questa raffigurazione racchiude in sé, sia l’idea di movimento e d’eterno ritorno, sia di perfezione, siccome la forma circolare in ogni filosofia ha sempre identificato la divinità e l’unione nella sapienza di Dio tra tutti gli opposti: cielo e terra, mondo sublunare e sfera celeste.

Covone di frumento

Nelle società rurali era un’abitudine, durante le esequie, ricorrere a questi elementi tipici del mondo contadino, per onorare la professione di chi aveva trascorso tutta la propria esistenza terrena e lavorativa coltivando la terra.
Il frumento poi, inteso come pane, è un fortissimo richiamo all’Eucaristia.

Torcia

Una fiaccola, se dritta ed accesa, è segno di una vita dello spirito, che continua oltre gli angusti limiti del tempo e la materia; capovolta e spenta simbolizza, invece, la morte.

Clessidra:

Le sabbie del tempo scorrono inesorabili per i mortali.

Salice piangente

Una testimonianza silente d’affanno e dolore, perpetua, come la natura.

Corona

Nasce anticamente, nell’epoca classica, come una metafora di successo, soprattutto militare.
È stata poi, in un secondo momento, adottata nella religione cristiana, quale immagine del martirio (la corona di spine); servì, in seguito per ritrarre la vittoria sulla morte e sul peccato.
Ci ricorda l’immortalità dell’anima e sintetizza i concetti d’onore e gloria. Spesso è condotta in trionfo dagli angeli.
Ora è un simbolo commemorativo d’uso comune.

Urna sormontata da una fiamma

Lo spirito eterno, come il Creatore, non si spegne lungo il migrare dei giorni; notevole è l’affinità con la lampada ad olio che, nelle chiese, arde sempre a fianco del Tabernacolo.

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