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Eredi o discendenti? — 8 commenti

  1. ECCELLENTE DAVVERO ECCELLENTE. COMPLIMENTI PER LA CHIAREZZA DELL’ESPOSIZIONE E GRAZIE PER IL CONTRIBUTO PREZIOSO OFFERTO AL LETTORE. AVVOCATO RAFFAELE MANCINI DEL FORO DELLA SPEZIA

  2. Salve ho un quesito importante da formulare:
    l’intestatario della tomba è deceduto da molti anni ed è sepolto in altra Regione ( mio zio, fratello di mamma) tutti gli erede aventi diritto vivono nella stessa zona dove è sepolto lo zio. dietro mia richiesta i cugini ( eredi ) mi hanno ceduto la singola quota-parte . Il comune di pertinenza della suddetta tomba dietro mia richiesta può rilasciarmi la cessione ? P:s: nella tomba ci sono i resti dei miei nonni materni e di mio padre.
    Grazie anticipate per la risposta . Saluti F Paladino

    • X Francesco,

      L’ipotesi da Lei sostenuta è impraticabile e contra legem.

      Ragionare in termini di “EREDI” è fuorviante e destituito di ogni fondamento logico-giuridico, la posizione di erede, infatti, attiene a situazioni di natura patrimoniale governate dalle disposizioni civilistiche che regolano il trapasso delle sostanze del de cuius ai suoi successori. Non è il caso dei sepolcri privati nei cimiteri. Essi sorgono da una concessione amministrativa (solo diritto d‘uso o di superficie- forse –) e sono attratti nella sfera del demanio specifico e necessario del Comune. Tradotto: non entrano nell’asse successorio.
      L’unico modo lecito per variare, pur sempre mortis causa, la titolarità di una concessione cimiteriale è rappresentato dall’istituto del subentro, quando e se contemplato dal regolamento municipale di polizia mortuaria. Il subentro opera di default jure sanguinis o jure coniugii, con possibili frazionamenti dello jus sepulchri, fatta sempre salva la facoltà di rinuncia da parte di uno o più aventi diritto, nel qual caso si avrebbe un accrescimento in senso civilistico delle restanti quote di jus sepulchri in capo ai soggetti interessati a rimanerne titolari, quest’ultimi sarebbero posti su un livello di pari ordinazione nell’eventuale usus sepulchri.
      Al massimo si potrebbero ereditare unicamente le obbligazioni manutentive (diritto sul sepolcro in sé) sulla tomba in oggetto.
      Ogni operazione volta a trasferire o trasmettere per acta inter vivos lo jus sepulchri è nulla di diritto perchè:

      1) il cimitero è sottoposto alla disciplina di cui agli artt. 823 e 824 comma 2 Cod. Civile
      2) è vietato il fine di lucro o speculazione (leggasi: compravendita mascherata dei diritti di sepolcro.
      3) dal 10 febbraio 1976, quando cioè entrò, in vigore il D.P.R. n. 803/1975 sono espressamente proibiti gli atti di disposizione sui sepolcri privati, ammessi, invece, dalla precedente normativa ormai abrogata definitivamente.

  3. sono stato informato da una mia zia che la concessione del loculo in cui è seppellito mio nonno è in scadenza a fine anno. Mio nonno aveva una moglie, mancata poco tempo fa, e 4 figli, tra cui mia madre, anche lei mancata. Gli altri 3 figli, tra cui la mia zia che mi ha avvisato, sono in vita. Mi è stato chiesto di partecipare alle spese di rinnovo della concessione insieme ai miei 3 zii in quanto erede di mia madre: è corretto? Il rinnovo non spetterebbe ai 3 figli in vita di mio nonno? Qualora io preferissi che i resti vengano cremati avrei potere decisionale?

    • X Un Cittadino,

      tutto gravita attorno all’istituto del subentro (= avvicendamento unicamente mortis causa nella titolarità della concessione), quando e se previsto dal Regolamento Municipale di Polizia Mortuaria (e, soprattutto in quali forme?).

      Perché un sepolcro, pur con tutti i limiti di sua indisponibilità per acta inter vivos) rientri nell’asse successorio dovrebbe esser sorto sibi haeredibus suis, ossia per il concessionario primo e per i suoi eredi (in senso patrimoniale) e qui potrebbe veramente applicarsi l’istituto civilistico della rappresentazione ai sensi dell’art. 467 Cod. Civile
      Se questa specifica natura della tomba non è specificata espressamente nell’atto concessorio, o nella convenzione-contratto che sovente l’accompagna il sepolcro, secondo l’autorevole orientamento dalla Cassazione è da ritenersi di tipo famigliare. Pertanto alla morte del concessionario primo subentrano nell’ordine il coniuge superstite ed, a scalare i discendenti. più diretti.

      Il rinnovo non è un diritto automatico self executing, è una, bensì, facoltà accordata dal regolamento municipale di polizia mortuaria, allo scadere naturale del precedente rapporto concessorio, non è un semplice prolungamento del rapporto già in essere, ma consente di costituire un rapporto giuridico del tutto nuovo avente come oggetto fisico lo stesso sepolcro, mentre potrebbero mutare sia i titolari (esempio: un avente diritto rinuncia e provoca così un accrescimento ex art. 674 Cod. Civile delle quote di jus sepulchri tra i restanti aventi titolo, ma si deve sempre restare nell’ambito della famiglia, non, quindi a soggetti estranei!) sia le regole d’uso del manufatto sepolcrale, magari ampliano o restringendo (ma solo all’atto della nuova stipula) la riserva delle persone portatrici del diritto alla tumulazione in quel dato avello.
      Nel caso da Lei delineato il rinnovo spetta prima agli attuali concessionari subentrati (ritengo, con buona approssimazione siano i 3 figli viventi). Quanto, poi, al potere di disposizione sulla spoglia mortale a doversi pronunciare per la cremazione sono sempre i 3 figli, siccome sono i congiunti più stretti del defunto, per grado ed ordine di parentela una volta estinti tutti costoro, spetterà decidere ai nipoti, tra i quali ci sarà sicuramente Lei.

  4. X Pier Luigi,

    se si tratta, come mi par di capire, di atti concessori molto risalenti nel tempo, si potrebbe anche pensare ad una formula contrattuale, di benemerenza ante litteram.

    L’istituto della benemerenza (diritto di sepolcro riconosciuto a persone conviventi con il concessionario o a lui legate da particolari vincoli morali ed affettivi, ma non parenti dello stesso) è stato disciplinato solo “recentemente” con l’Art. 93 comma 2 del attuale regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285, prima, a rigor di logica, disposizioni, in sede locale, in tal senso, precedenti l’entrata in vigore del DPR n. 285/1990, avrebbero dovuto esser considerate illegittime, in quanto il sepolcro privato ha natura eminentemente gentilizia (= famigliare)

    L’estensione / restrizione nel diritto d’’uso nelle sepolture private va affrontate alla luce del regolamento comunale di polizia mortuaria, vigente al momento della stipula dell’atto di concessione, in ogni caso la “riserva” alla tumulazione spetta, nei limiti della capienza, alle persone appartenenti alla famiglia del concessionario.

    Una tumulazione di soggetti terzi, estranei al nucleo famigliare, dovrebbe, conseguentemente, comportare la decadenza dalla concessione, per grave violazione unilaterale delle norme concessorie.

    Attenzione, però, per la vecchia normativa ormai definitivamente abrogata (Art. 71 commi 2 e segg Regio Decreto n. 1880/1942) il diritto di sepolcro avrebbe anche potuto esser oggetto di atti di disposizione per acta inter vivos e quindi trasmesso non solo per consanguineità/discendenza.

  5. Buongiorno, mi interessava un vostro parere relativamente ad un problema sorto nell’occuparmi del passaggio di concessione di alcune tombe appartenenti al mio nucleo famigliare, tombe situate nella Certosa di Bologna.
    Il problema sorge dal fatto che, nel foglio di sepoltura dove vengono elencati i defunti inumati in una di queste tombe di cui sto predisponendo il passaggio di concessione, di fianco al nome di una persona ivi sepolta appare l’annotazione ” inumato per concessione di favore”. Non mi era mai capitato negli altri casi di trovare annotazioni simili, ed all’ufficio preposto non ho avuto chiarimenti.
    Certo e grato di un Vostro riscontro, resto in attesa.
    pier luigi scanabissi pizzoli tabboni

  6. Pingback:La morte del concessionario e l’istututo del SUBENTRO | www.funerali.org

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