Quanto è possibile programmare la gestione cimiteriale – 2/2

Perché è importante, o necessario, programmare?
Spesso la formazione e, decorso il tempo stabilito, l’aggiornamento del P.R.C. viene fatto oggetto di una percezione che costituisca un mero adempimento amministrativo, abbastanza fine a sé stesso e destinato ad essere “messo in un cassetto” fino a che non sia il momento di aggiornarlo, ma solo perché la previsione temporale non lo imponga.
Si tratta di un approccio che ne disconosce l’importanza, così come la funzionalità.

Si può comprendere come la formazione, e il suo aggiornamento, del P.R.C., specie quando vi si voglia approcciare con un minimo di serietà, possa apparire non sempre facile, in particolare quando si voglia stimare l’andamento dell’evoluzione, qualitativa e quantitativa, delle “domande” per le diverse tipologie di “sepolture”, operazione che, per alcuni versi, potrebbe sembrare richiedere il ricorso alla “sfera di cristallo”, strumento che non appartiene all’armamentario dell’attività amministrativa.
Se si considerino, a titolo esemplificativo, i dati relativi alle cremazioni degli ultimi 50 anni, si possono rilevare andamenti delle loro variazioni che potevano essere non prevedibili all’inizio del periodo (50 anni), ma anche non prevedibili 40, 30, 20 o 10 anni fa.
Inoltre, questi dati, in quanto dati nazionali (oltretutto, probabilmente per difetto, poiché alcuni (pochi, per fortuna) impianti di cremazione hanno anche ricusato di fornire i dati oggetto di rilevazione), non esprimono le diversità territoriali dell’accesso alla pratica funeraria della cremazione, diversità che sono del tutto significative, in quanto in alcune realtà la cremazione è divenuta di fatto la pratica funeraria maggioritaria, mentre altrove è più limitata, con variazioni territoriali abbastanza accentuate.
Ma le variazioni nelle tipologie dell’accesso alle pratiche funerarie riguardano anche le altre pratiche.

Programmare significa anche avere visioni su orizzonti temporali che sono eccedenti rispetto ad ogni altra attività (leggi: esercizio delle funzioni amministrative) dei comuni.
Si consideri come il termine temporale più breve in ambito cimiteriale sia quello del turno ordinario di rotazione decennale (che, in realtà va considerato come almeno di 12 anni, considerando l’anno dell’inumazione e quello della successiva esumazione, anche se frequentemente quest’ultima venga programmata non esattamente (quasi mai) decorso il turno ordinario di rotazione) delle inumazioni in campo comune.
In altre parole, si tratta di un arco temporale che interessa ben oltre 2 “mandati amministrativi” (usiamo questo riferimento, perché ci sembra significativo, da parte di chi è chiamato ad assumere decisioni).
Se poi si considera la pratica funeraria della tumulazione, si parte dal considerare il fatto che alcune disposizioni assumono una durata della tumulazione di 20 anni (es.: art. 3, comma 1, lett. g) L. 30 marzo 2001, n. 130, art. 3, comma 1, lett. b) D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254), come se fosse un termine idoneo a consentire un completamento degli ordinari processi trasformativi cadaverici (sia permesso dubitarne”), il ché porta (anche qui computando sia l’anno iniziale che quello finale) un arco temporale di circa 5 “mandati amministrativi”.
Se poi si considera come la durata delle concessioni sia oggi, nel massimo, di 99 anni (e sono, tuttora, operative ed efficaci concessioni a tempo determinato di durata maggiore, come pure concessioni a tempo indeterminato – c.d. perpetue -, destinate ad estinguersi solo nel caso – improbabile – di soppressione del cimitero), è evidente che l’orizzonte temporale è decisamente esteso.
A questo punto ipotizziamo una situazione (più diffusa di quanto a volte non si colga) di una realtà locale in cui la durata delle concessioni cimiteriali (non trascurando il fatto che talora diverse tipologie di tumulazioni hanno durate diversificate) sia determinata nel suo attuale massimo ammissibile e sia adottata la scelta di dimezzare o ridurre ad 1/3 la durata: gli effetti di questa scelta, apparentemente “forte”, cominceranno a emergere solo dopo 50 o 33 anni.
Oltre al criterio della misura in termini di “mandati amministrativi”, aggiungiamoci anche quello della misura in termini di “vita lavorativa”, meglio se considerata al massimo, quello che costituirebbe il titolo a fruire di trattamento pensionistico di vecchiaia, solo per evidenziare come ci si trovi di fronte a situazioni non agevolmente valutabili nell’immediato.

Programmare non è solo formare, od aggiornare, il P.R.C.
Tuttavia, quanto sopra non esaurisce l’esigenza di operare con visioni non di breve o medio termine.
L’evento pandemia, da cui si è partiti, ha fatto sì che vi siano stati incrementi di mortalità, spesso geo-localizzati, ma anche attivi per periodi temporali ristretti, incrementi che sono stati subiti e il sistema cimiteriale locale è stato subissato dal quotidiano.
È ben vero come le urgenze del quotidiano non favoriscano le possibilità di adottare soluzioni alternative, quanto meno con le immediatezze che sarebbero auspicabili.
Il fatto di avere subito un’impennata locale di mortalità, oltre agli standard più o meno attesi, può avere prodotto situazioni di “accumulo” di feretri, in particolare nelle situazioni in cui vi fossero già criticità di vario ordine, a volte persino risalenti magari in conseguenza di pregresse inadempienze od inefficienze.
Per altro, in alcune altre situazioni è stato fatto lo sforzo, in buona parte agevolato quando i sistemi delle registrazioni del sistema cimiteriale risultavano adeguati ed idonei, di impostare degli screening, del c.d. stress test, volti a disporre di sufficiente conoscenza della quantità di posti feretro disponibili distinti tra inumazioni e tumulazioni (non senza considerare gli accessi alla cremazione e alle successive destinazioni delle urne cinerarie), di valutare quanti posti feretro potessero ragionevolmente essere oggetto di “recupero”, attraverso revisione delle programmazioni delle operazioni di esumazione ordinaria, o di estumulazioni alla scadenza della concessione, aggiungendo, per queste, un riesame delle concessioni cimiteriali già venute a scadenza e non ancora resesi tali da essere in disponibilità per nuove assegnazioni (valutando, se del caso, procedure e strumenti idonei a queste finalità).

Infatti, in molte realtà i “picchi” di mortalità, sia territoriali che temporali, hanno fatto emergere, o ri-emergere, situazioni di inefficienza non precedentemente affrontati, che sono, a questo punto, divenuti “pesanti” e non di agevole, o immediata, risoluzione.
Con ciò dovendosi constatare come si sia avuto un vulnus, profondo, anche nei confronti delle famiglie in lutto.
Una gestione cimiteriale dovrebbe avere presente come la sua funzione prima sia quella di assicurare il rispetto della pietas e del lutto delle famiglie, obiettivo che deve prevalere e indurre a visioni, anche temporali, tali da prevenire queste criticità.
Cosa che vale tanto per gli eletti che per i c.d. tecnici.

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