Qualche domanda che, di solito, la gente comune si pone in tema di cremazione

Ci sono religioni che non approvano la cremazione?

Gli ebrei ortodossi, la chiesa greco-ortodossa, i musulmani, le frange più integraliste di un certo cattolicesimo anti-conciliare.

Essere cremati costa più di essere sepolti?

No. Di solito la più tradizionale sepoltura è più costosa, almeno se ragioniamo in termini di sepolcri privati a sistema di tumulazione nei cimiteri.
In aggiunta, infatti, oltre al canone concessorio e ad altre diritti fissi, possono esserci altre ingenti spese relative al mantenimento, nel tempo, delle tombe, in solido e decoroso stato.

Quali sono i costi principali da affrontare?

La cremazione stessa è sottoposta a tariffazione massima ministeriale, anche se modulabile, “in basso” nella sua reale entità. La bara ha evidentemente un costo.
Le spese dell’impresario di pompe funebri (se la famiglia in lutto ha deciso, come accade quasi sempre, di affidarsi ad un’impresa di estreme onoranze.).
L’offerta di rito al ministro di culto officiante (se contattato). Il compenso dell’organista, se, ad esempio, i dolenti abbiano commissionato anche un servizio musicale di commiato.
Spese amministrative: marche da bollo, diritti di segreteria, per il rilascio delle relative autorizzazioni comunali.
Spese varie: fiori, liturgia della funzione religiosa e rigorosamente il trasporto funebre eseguito con idoneo automezzo.

Come si organizza una cremazione?

C’è una serie di preparativi, atti di disposizione da esercitarsi, ed adempimenti legali, secondo l’ordinamento giuridico, di cui occuparsi a seguito di un decesso.
L’avente titolo, cioè l’esecutore testamentario o il parente più prossimo (ancora in vita), possono scegliere di contattare liberamente un impresario di pompe funebri che, con regolare contratto di mandato, si farà carico di alcuni di questi compiti al loro posto.
L’impresario di pompe funebri detterà le disposizioni pratiche per il ritiro e la composizione della salma, per la veglia funebre, magari in una moderna casa funeraria e provvederà a ritirare i certificati medici e tutti gli incartamenti necessari, per poi, procedere all’ordinato svolgimento delle esequie.
Egli verificherà inoltre le richieste specifiche della famiglia riguardo la funzione e gli eventuali obblighi di legge, cui pur sempre soggiacere.
Tutto il procedimento inizia con la formazione dell’atto di morte (l’esecutore testamentario o il parente più prossimo, o la stessa impresa funebre faranno dichiarazione di morte all’Ufficiale di Stato Civile.

Si può organizzare una cremazione senza assumere un impresario di pompe funebri?

Teoricamente sì, non sussiste nessun divieto espresso in materia.
L’esecutore testamentario o il parente più prossimo possono organizzare da soli la cremazione, ma dovrebbero, pur sempre, ottemperare alla normativa speciale di settore, di fatto, quindi, è pressoché impossibile non avvalersi della preziosa collaborazione dei professionisti del post mortem: gli impresari funebri.

Si può avere qualsiasi tipo di funzione commemorativa?

Sì. Si può avere una funzione religiosa o laica, addirittura si può non avere alcuna cerimonia di addio, ma ciò sarebbe molto squallido. La celebrazione funebre deve essere portata a termine nel tempo prestabilito dal crematorio (questo varia a seconda del crematorio).
Se si preferisce, si può organizzare prima, e con una tempistica più favorevole, un breve momento di preghiera o semplice raccoglimento, in una chiesa, altro luogo di culto o comunque in altra sede opportunamente ben individuata ed autorizzata.

I parenti devono decidere in questo momento come disporre dei resti cremati?

Le complesse Leggi Italiane sulla cremazione richiedono, preferibilmente, che si disponga delle ceneri, per la loro destinazione ultima, contestualmente all’istanza formale di chi inoltra domanda (l’esecutore testamentario o il parente più prossimo) per accedere alla pratica cremazionista.
La cremazione, presenta anche diversi istituti corollario.
Le opzioni sono varie: sepoltura/dispersione in cinerario comune, in giardino delle rimembranze (questi due “impianti” sono sempre interni al perimetro cimiteriale); le ceneri, poi, possono esser tumulate; inumate nella tomba di famiglia o in un’apposita celletta, al cimitero.
Possono, tra l’altro, anche esser custodite presso un domicilio privato o disperse in natura, con, però, una procedura aggravata per quest’ultima ed atipica fattispecie.

Cosa succede di solito al crematorio il giorno del funerale?

Nelle realtà territoriali, dove più forte ed organizzato è il movimento cremazionista, se altrove non è stato officiato alcun rito, i partecipanti alla mesta cerimonia, normalmente si riuniscono nella sala d’attesa del crematorio alcuni minuti prima dell’orario stabilito.
L’impresario di pompe funebri arriva con il carro funebre e le principali persone in lutto, che seguono in corteo.
L’addetto alla ricezione del feretro, appena varcata la soglia della cappellina (polifunzionale) del crematorio, accetta la bara, controllando il nome sulla targhetta apposta sul coperchio, con i sigilli di garanzia, per assicurarsi della corretta identità e il corpo viene trasferito dal carro funebre a una barella.
Quando le principali persone in lutto sono pronte a procedere, la bara viene trasportata nella cappella dall’impresario di pompe funebri, dai necrofori o dagli stessi famigliari che s’improvvisano portantini (meglio affidare questo faticoso onere al personale necroforo dell’impresa funebre o del cimitero).
La bara viene messa sul catafalco e i partecipanti al funerale vengono invitati a sedersi dall’impresario di pompe funebri.
Il rito funebre può, quindi, cominciare.

Le tende devono essere chiuse dopo la consegna del corpo?

Durante il rito funebre il corpo viene preso in custodia, in un simbolico abbraccio accogliente; pochi crematori purtroppo, si sono attrezzati per offrire alla famiglia la scelta di chiudere le tende o di tenerle aperte.
Questa decisione viene presa quando si definiscono gli accordi per il funerale e la tipologia di rito prescelta, con relativa scenografia, in modo tale che l’impresario di pompe funebri, il celebrante e lo staff del crematorio ne siano preventivamente informati.

Cosa accade quando si esce dalla cappella del crematorio?

Nel mondo anglosassone, ma anche in altre esperienze continentali europee, dove il crematorio è innanzi tutto un tempio, e non un brutale incenerificio, al termine della funzione, i partecipanti escono dalla cappella e sono indirizzati verso il reparto fiori, dove possono esaminare gli eventuali omaggi floreali per il defunto.

Cosa succede alla bara?

La bara viene ritirata e portata nella stanza di accettazione, dove la targhetta viene controllata dallo staff del crematorio per assicurarsi della corretta identità.
Una sorta di carta d’identità, non termo-deperibile, accompagnerà poi la bara e i resti risultanti dalla cremazione fino alla loro raccolta finale nell’urna e al trasferimento dal crematorio, verso la forma di sepoltura richiesta dal de cuius stesso o dai suoi più stretti famigliari (dispersione compresa).

Dopo quanto tempo dal servizio funebre avviene la vera e propria cremazione?

In un crematorio efficiente, questa dovrebbe almeno in teoria avviene solitamente dopo poco il chiudersi della funzione esequiale.
Mentre un corpo non cremato, il giorno stesso della ricezione della bara, non può essere trattenuto al crematorio, se non solo previo consenso scritto di colui che ha fatto domanda per la cremazione o in circostanze giudicate necessarie dall’autorità competente.
In Italia i tempi sono più lunghi, in questo caso il feretro in attesa sosterà temporaneamente in camera mortuaria dell’impianto crematorio, che, per legge, è struttura unicamente individuabile all’interno di un cimitero pubblico, ovvero comunale.

I parenti più intimi possono assistere alla consegna della bara al forno crematorio?

Tendenzialmente no! In altri Paesi, invece, sì, ma solo se i congiunti più stretti con presenza in numero minimo e ridottissimo, si accordano precedentemente con l’impresario di pompe funebri e con il direttore del crematorio, per questo piccolo “strappo” alla regola generale.
È, infatti, in genere, tassativamente proibito – per ragioni di logica opportunità – l’accesso ai locali tecnici dell’edificio da parte di soggetti terzi, rispetto al personale in servizio presso la stessa ara crematoria.

La cremazione segue un codice etico e prassi di lavoro?

L’autorità comunale, in ultima analisi, vigila sul funzionamento, la salubrità dell’impianto e sulla la correttezza nei rapporti con i dolenti, da parte del gestore del crematorio.
Essendo la cremazione servizio pubblico locale a rilevanza economica, è necessario che ogni tempio crematorio adotti una vera carta dei servizi, con tutte le prestazioni rese, anche quelle accessorie, rispetto agli standard minimi di qualità già previsti dalla Legge.
I soggetti pubblici o anche privati, che erogano direttamente il servizio di cremazione, quando sia stata affidata loro la gerenza della struttura con affidamento di servizio, devono operare in stretto accordo alla carta dei servizi ed al regolamento tecnico della struttura stessa.
In Italia non esiste ancora un quel codice etico (da tutti gli operatori condiviso), capace di dettare anche norme di natura morale, spesso esposto, a mo’ di elegante avviso, nelle aree pubbliche del crematorio, tipico, al contrario, di altri Stati, anche del vecchio continente europeo.

 

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