Puoi scrivere un commento o chiedere alla Redazione una risposta su un tema di tuo interesse.
Hai un dubbio? Vuoi saperne di più? Questo è il posto giusto per una risposta riguardante il settore funebre e cimiteriale.
Per semplicità abbiamo suddiviso per grandi tematiche gli argomenti di interesse.
Prima di chiedere alla Redazione (ricordati di inserire sempre la regione di appartenenza, perché le norme sono diverse da territorio a territorio) leggi i commenti e le risposte date a domande precedenti. Può darsi che in passato si sia già data risposta alla tua domanda o ad una analoga. potrai far risparmiare del tempo a tutti.

Detraibilità spese funebri

Cremazione

Esumazioni ed estumulazioni

Diritti di sepolcro e doveri di manutenzione della tomba

Attività funebre

Altre questioni


Commenti

Chiedi alla Redazione — 310 commenti

  1. Spett.le Redazione, poreste mandarmi il testo di questa sentenza? Corte dei Conti, Umbria, Sez. Giurisd., 28 dicembre 2000, n. 620

    Ve lo chiedo poichè sulla pagina del sito non compare.
    Grazie.

    • x Stefano
      Spiace, ma esiste solo la massima che abbiamo riportato. La sentenza integrale non è stata reperita.
      Se è interessato Le suggeriamo di rivolgersi alla Corte dei Conti, sez. Umbria, spiegando il motivo della richiesta e chiedendo se si possa reperire integralmente

  2. buonasera, volevo chiedere: dopo aver deposto un’urna con ceneri in una cappella di ARCICONFRATERNITA all’interno di un cimitero comunale in provincia di Napoli, se successivamente sia possibile prelevarle per spargerle in mare? grazie.

    • X Anna,

      Legge Regionale 09/10/2006,n.20 – art. 2 comma 2

      La norma non è per nulla chiara perché richiama genericamente la Legge Statale 30 marzo 2001 n. 130 sui soggetti legittimati ad effettuare la dispersione, ma non si sofferma minimamente sulle modalità di manifestazione – specie se postuma – della volontà dispersionista.
      Mi pongo delle domande preliminari cui nemmeno io so rispondere: il prefato volere è di sola eleggibilità da parte del de cuius, poichè la dispersione presenta profili rilevantissimi di natura penale, o è “surrogabile” (rectius: rappresentabile) da persone terze, cioè dai più stretti famigliari del defunto? Detto in antri termini: occorre necessariamente uno scritto del de cuius (es. testamento, iscrizione a società cremazionista) o potrebbe pure bastare un’atto sostitutivo di atto di notorietà ex art. 47 D.P.R. n. 445/2000.
      Due grandi filosofie si confrontano su questo spinoso tema e nessuna prevale ancora sull’altra.
      Si informi bene presso il Comune su cui insiste il cimitero di prima sepoltura, prima di intraprendere azioni avventate.

  3. Oggetto: urne
    Buongiorno
    Gradirei un informazione, se possibile: l’urna in legno può essere solo sigillata con silicone o colla idonea o deve avere per qualche motivo specifico una chiusura con viti? Per la chiusura con silicone o colla esiste una normativa specifica? Grazie

    • X Massimo,

      Paragrafo 14.1 Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del regolamento nazionale di polzia mortuaria:

      […omissis]

      14.1. Impianti di cremazione.
      Il decreto del Presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, prevede che la cremazione di un cadavere debba avvenire unicamente in crematori costruiti all’interno dei cimiteri, soggetti alla vigilanza del sindaco.
      Le operazioni da effettuare riguardano:
      a) ricezione del feretro, con controllo dell’autorizzazione al trasporto, alla cremazione e alla sepoltura.
      L’eventuale sosta in attesa della cremazione dovrà avvenire mediante deposito del feretro nella camera mortuaria del cimitero;
      b) immissione dell’intero feretro nel forno, in genere di seguito al rito religioso o civile;
      c) procedimento di cremazione eseguito dal personale incaricato;
      d) raccolta delle ceneri in urna cineraria di materiale resistente ed infrangibile e tale da essere soggetto a chiusura, anche a freddo o a mezzo di collanti di sicura e duratura presa, portante all’esterno il nome, cognome, data di nascita e di morte del defunto; l’urna deve essere sigillata per evitare eventuali profanazioni;
      e) consegna dell’urna cineraria da parte del personale addetto alla cremazione, al responsabile del servizio cimiteriale;
      f) redazione del verbale di consegna dell’urna all’incaricato del trasporto. E’ ora previsto che la redazione di tale verbale debba essere effettuata dal responsabile del servizio cimiteriale (e quindi non più dal concessionario come stabiliva il decreto del Presidente della Repubblica n. 803/1975) in triplice copia, di cui una resta al responsabile stesso per la conservazione, una rilasciata a colui che prende in consegna l’urna e la terza da trasmettere all’ufficio di stato civile del comune nel quale è avvenuto il decesso. […omissis].

      Anche ai sensi dell’art. 2 D.M. 1 luglio 2002 lett. e) il sistema di raccolta ceneri, fornito d’ufficio dal gestore dell’impianto di cremazione, è costituito da semplice urna, di materiale resistente, chiusa, riportante
      all’esterno nome, cognome, data di nascita e di morte del defunto.

      L’urna di cui al punto e) del comma 1 può essere racchiusa o sostituita da altra urna cineraria a
      cura e spese del richiedente il servizio di cremazione.

      L’importante, quindi, è che l’urna sia sigillata, nel senso proprio del termine tecnico.

      L?

  4. Buongiorno, vorrei sottoporre un quesito inerente al subentro nella concessione di cappella di famiglia.
    Nel 1920, il nonno di mio padre, oggi ovviamente deceduto, otteneva dal Comune di Vibo Valentia una concessione per edificare, come è stata edificata, la cappella di famiglia. Nel 2019, in qualità di legittimo erede, mio padre chiedeva il rinnovo/subentro nella concessione del nonno. Ad oggi, il Comune non ha risposto formalmente all’istanza. Rilevato che mio padre intende avere un confronto con il dirigente dell’ufficio preposto, chiedo delucidazioni a riguardo ovvero mio padre, quale legittimo erede/discendente del concessionario, ha diritto al rinnovo/subentro della concessione? L’istanza deve essere avanzata da tutti gli eredi/discendenti o da un solo erede/discendente anche senza il consenso degli altri eredi/discendenti? Preciso che il Regolamento fa riferimento ai soli interessati.

    • X Gioacchino,
      non basta la morte del concessionario primo (fondatore del sepolcro) perchè si addivenga ad un subentro pleno jure dei discendenti nella posizione al loro volta di concessionari con (è pleonastico ripetere il concetto, ma tuttavia utile) pieni poteri sul manufatto sepolcrale, annessi i diritti di gestione sullo stesso.
      Il SUBENTRO è disciplinato solo ed unicamente dal regolamento municipale di polizia mortuaria: due sono le grandi filosofie a confronto: concessionario fisso vs concessionario mobile o scorrevole.

      Nella prima il riferimento di rigore è solo ed unicamente al fondatore del sepolcro, così i discendenti o, a questo punto anche gli eredi si avvicenderanno a quest’ultimo solo nelle obbligazioni di tipo patrimoniale (obbligo a mantenere, a pena di decadenza sanzionatoria, il sepolcro in solido e decoroso stato, senza tuttavia, goderne del diritto d’uso, se non contemplati originariamente nella lex sepulchri, ossia nel novero delle persone portatrici, in vita, del diritto a dare o ricever sepoltura in quel dato sacello privato e gentilizio)

      Nella seconda, invece, i subentranti divengono concessionari a tutti gli effetti concentrando su di essi tutto lo jus sepulchri (diritto primario attivo e passivo e diritto sul sepolcro in sè inerente alle questioni patrimoniali e, quindi, manutentive).

      Nel caso da Lei concretamente rappresentato gli “INTERESSATI” (formula molto vaga e fumosa) non possono che esser il coniuge superstite o i discendenti più stretti, in quanto la Legge vieta espressamente il trasferimento a terzi, estranei al nucleo famigliare della titolarità della concessione, ciò, infatti, contraddirebbe la stessa natura gentilizia del sepolcro sorto, appunto sibi familiaeque sue.

      Residualmente tale ipotesi per assurdo, varrebbe solo per il sepolcro nato, ab origine, come ereditario, ma è fattispecie assai rarefatta.

      Tutti gli “INTERESSATI” jure coniugii o jure sanguinis sono, quindi, posti su un livello di pari ordinazione senza una scala gerarchica di poziorità, di conseguenza o subentrano tutti pro quota ingenerando così un frazionamento dello jus sepulchri, in parti eguali (comunione solidale, forzosa ed indivisibile) prima detenuto dal fondatore del sepolcro o si addiviene ad una loro “scrematura” attraverso formale atto di rinuncia da parte dei potenziali aventi diritto subentranti non interessati a mantenere la propria quota di titolarità della concessione.

  5. Buongiorno, vorrei sapere se è possibile aprire una Sala del Commiato (Casa Funeraria) sotto gli appartamenti di un condominio in pieno centro senza neanche aver chiesto ai condomini, informo che vivo in Piemonte (Bra – CN). Grazie

    • X Ignzio,

      Visto decreto interministeriale 2 aprile 1968 n. 1444 (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765), rcorderei che la casa funeraria è struttura di servizo, la quale abbisogna di adeguti percheggi ed aree di sosta per il transito dei feretri.

      Si richiama, innoltre il nuovo art. 6 Legge n. 220/2012 che sostituisce l’articolo 1122 del codice civile – rubricandolo “Opere su parti di proprietà o uso individuale” – escludendo che il condomino possa eseguire opere che rechino danno alle parti comuni ovvero pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza e al decoro architettonico. dell’edificio. L’amministratore deve in ogni caso essere avvisato prima dell’avvio dei lavori ai fini della relativa comunicazione in assemblea.

      • Grazie per la risposta, la casa funeraria in questione è già stata aperta ma nessuno (Amministratore, Agenzia Pompe Funebri) ci ha mai detto o chiesto l’autorizzazione. A questo punto cosa possiamo fare noi condomini per far rispettare i nostri diritti? Grazie ancora, cordiali saluti. Ignazio

        • X Ingnazio,

          Un consiglio spassionato: ex art. 66 disposizioni di attuazione al Cod. Civile convocate subito un’assemblea STRAORDINARIA del condominio, nei modi e nelle forme previsti dalla Legge. L’organo deliberante, in questa sede, potrà decidere i provvedimenti, anche cautelativi, da assumersi a tutela dell’edificio e della sua piena fruibilità da parte di tutti i condomini.

          Si rammenta solo che l’apertura di una casa funeraria è soggetta ad autorizzazione comunale previa verifica di tutti i requisiti strutturali e gestionali.

          La funeral home, per sua intima natura è impianto a rilevanza igienico- sanitaria, poichè preposto alla conservazione ed all’esposizione estetica delle salme, non può, pertanto configurarsi come mera attività commerciale (leggasi ufficio o sala mostra di cofani funebri).

  6. Vorrei porre un altro quesito, facendo un passo indietro su questo discorso.
    Da noi, provincia di Padova, è norma che i famigliari possano presentare domanda e concordare con il comune eventuali operazioni cimiteriali di traslazione all’interno dello stesso cimitero senza che l’impresa funebre venga minimamente presa in considerazione. Ora dico, è possibile che avvenga questa pratica? Tenendo presente che, spetta all’impresa verificare la tenuta del feretro soprattutto in caso di traslazione e l’eventuale aggiunta del cassone in zinco con relativa saldatura qualora i resti vengano traslati da loculo a loculo. Idem per la cassetta di raccolta dei resti ossei andrebbe per legge saldata, anche se è una pratica poco diffusa. Questa può essere eseguita dalla ditta dei servizi cimiteriali comunali? O, come credo, debba avvenire per forza dall’impresa funebre.

    • X Niccolò,

      invesire l’impresa funebre di fiducia affinchè segua le operazioni cimiteriali è elemento di opportunità, non di diritto.
      Se il gestore del cimitero è dotato di adeguate strutture organizzative (mezzi e uomini all’uopo formati) le operazioni cimiteriali possono esser eseguite in piena autonomia, senza l’apporto dell’impreas funebre.

  7. buongiorno gradirei un suo parere su una mancanza nella L. 7/2013 e smi della regione campania. la legge non specifica quanti debbano essere gli operatori funebri per singolo funerale. questo perché suppongono che i feretri siano tutti all’incirca dello stesso peso. Così non è, generando ai pubblici ufficiali (stato civile, polizia mortuaria) un errore. Ecco due esempi reali:
    1 – un feretro contenente un corpicino di 4 mesi di vita. Quante persone si dovranno impiegare?
    2 – un feretro contenente un corpo adulto di 268 kg. Quante persone si dovranno impiegare?
    Quello che si creda un’eccezione non lo è.
    La legge è vacante per l’organizzazione del singolo funerale e in particolare sul numero di personale necroforo da impiegare. Sarebbe giusto chiarire allora che è a discrezione del direttore tecnico il giusto impiego del personale a disposizione dell’impresa in relazione anche alla legge 81/08. non crede? grazie mauro

    • X Mauro,

      sì, semplicemente si conviene, con Lei, sulle criticità esposte nel Suo quesito.

      La normativa generale ed astratta ragione sempre in termini di *ALMENO* 4 operatori funebri per il trasporto, al momento del funerale.

      4 necrofori per movimentare la bara di un infante sono sin ridondanti ed eccessivi, parimenti 4 *SOLI* necrofori per trasferire un feretro “Fuori Misura” non sono per nulla sufficienti.

      Il numero minimo dei 4 necrofori necessari per fare ed essere impresa funebre è un parametro politico, frutto di una dolorosa mediazione tra diverse istanze, tutte, tra loro, confliggenti.

      E’ giusto e doveroso che l’impresa disponga di mezzi tecnici e uomini idonei, quindi debitamente formati, a garantire il trasporto in condizioni di piena sicurezza operativa in ottemperanza al D.Lgs n. 81/2008, certo, però, si ravvisa comunque ed in ogni caso un margine di un’incomprimibile discrezionalità, e questa sarebbe materia precipua del direttore tecnico, figura deputata alle fasi organizzative del rito esequiale.

      • Buonasera
        ho anche ricevuto la risposta dalla Regione Campania ma non so come allegarla, solo per mera conoscenza. Cmq il sunto è che il numero lo stabilisce il responsabile della sicurezza dell’impresa e che i 4 operatori funebri sono necessari al solo fine dell’ottenimento del titolo abilitativo. tutto qui e, credo, anche soddisfacente. saluti

  8. buongiorno, scrivo dalla Regione Lazio. il problema che pongo alla vostra attenzione oggi riguarda la concessione di una Cappella Gentilizia. la titolare della concessione, stipulata con il comune nell’anno 2013, successivamente alla firma del documento, è stata colpita da malattia che l’ha resa incapace di intendere e di volere. il compagno ha ottenuto dalle autorità l’autorizzazione di rappresentarla legalmente. ora lo stesso ci chiede di poter cointestarsi la concessione della cappella e di poter seppellire nella tomba anche sue parenti, che hanno già trovato sepoltura presso altri cimiteri, oltre a rivendicare un posto per se in quanto convivente. Nel nostro regolamento comunale prevediamo la possibilità di poter dare sepoltura nelle tombe gentilizie anche a conviventi. Nell’articolo 7 comma 4 però si da la precisa definizione di convivente: “Lo stato di “convivenza” con il titolare della concessione deve essere annotato nel registro delle “Coppie di fatto” o Unione Civile”. Il richiedente non solo non risulta in possesso di questo requisito ma non risulta neanche residente con la titolare della concessione. Il regolamento comunale è entrato in vigore il 30.11.2016 e nelle norme transitorie e definitive sancisce che le disposizioni in esso contenute valgono anche per le concessioni stipulate anteriormente alla sua entrata in vigore. vi chiedo ora di potermi dare indicazioni sulla possibilità di cointestare la sepoltura alla persona che rappresenta la titolare, di poter seppellire nel sepolcro i familiari dello stesso e la possibilità di accoglierlo come convivente e non come benemrito ( nel nostro regolamento comunale permettiamo la sepoltura di una sola benemerenza ). grazie.

    • X Daniele dalla Regione Lazio che, ormai, è un nostro indomito fan!
      Si conviene sulla Sua linea interpretativa, ossia sull’impossibilità della co-intestazione successiva alla stipula del formale atto concessorio.
      E’ sempre bene rammentare e ribadire come la concessione cimiteriale sorga intuitus personae, ossia con particolare riguardo e riferimento alla persona che sottoscrive, come concessionario, l’atto stesso. Sono ed esclusivamente in questo momento costituente del rapporto concessorio così instaurantesi tra Comune ed il privato cittadino, e ammesso stabilire la c.d. lex sepulchri ossia definire il novero, la “rosa” dei soggetti portatori in vita dello jus sepulchri, ex art. 93 comma 1 I Periodo D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, semmai integrato dal locale regolamento comunale di polizia mortuaria, dopo non sono più consentite modifiche al rapporto già in essere, salvo non ricorrere ad una novazione cioè alla creazione di un rapporto giuridico del tutto nuovo, previa la consensuale estinzione volontaria di quello esistente e destinato a produrre i propri effetti per tutta la durata della concessione. IL rapporto concessorio, infatti, non è un semplice contratto inter-privatistico da gestire, al pari di altri traffici giuridici, in piena autonomia tra le parti, esso presenta sì profili para-contrattuali, tuttavia nasce da un atto unilaterale della pubblica amministrazione (la concessione vera e propria) in cui poi si inserisce come addentellato, la cosiddetta convenzione, dove le parti contraenti fissano le rispettive obbligazioni sinallagmatiche. L’atto di concessione è, quindi, volutamente sbilanciato in favore dell’Ente Locale titolare ultimo del demanio cimiteriale e soggiace, per ragione di pubblico interesse, ai poteri autoritativi del Comune, il quali, poi, sono declinati nel regolamento municipale di polizia mortuaria (es. istituto della revoca, della decadenza sanzionatoria, vigilanza sull’attività cimiteriale specie nei sepolcri privati, ex art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, per la preventiva verifica dei titoli di accoglimento nei tumuli.
      Per questi principali motivi non si ritiene che il legale rappresentante della concessionaria ancora in vita possa “affiancarsi a lei, nella titolarità della concessione, condividendo, così i diritti di sepolcro e di gestione sull’edificio funerario.

      • Per quanto invece riguarda la possibilità di essere accolto nella sepoltura di famiglia come convivente, qual è la vostra interpretazione? e relativamente alle affinità?

        • x Daniele
          Veda l’esauriente circolare SEFIT p.n.0386 ad oggetto”L. 20 maggio 2016, n. 76 “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”  Effetti su sepolture e diritto di sepolcro, nonché sulla disposizione delle spoglie e di pratiche funerarie” del 31/05/2016.

  9. buongiorno, io sono titolare di un’agenzia funebre. Ho fatto un estumulazione con relativa cremazione di resto mortale. Devo fare la fattura esente iva o con iva al 22%?

    • x Antonio
      Se l’operazione cimiteriale è stata effettuata nel corso di un funerale, cioé per liberare lo spazio per accogliere il nuovo feretro, l’operazione rientra tra quelle per cui è possibile applicare l’esenzione IVA.
      Se l’operazione è fatta in momento distinto. Ad es. oggi per liberare spazio in vista di futuro utilizzo di tomba, è soggetta ad IVA ad aliquota ordinaria

  10. Buongiorno,
    constato che non c’è una procedura uniforme per la presentazione delle domande di tumulazione/inumazione nei diversi comuni della mia zona: alcuni richiedono una domanda scritta con marca da bollo da 16€, in altri la richiesta viene fatta con poche semplici righe via mail o addirittura a voce.
    Mi sapreste dire qual è la procedura corretta e fornirmi eventualmente qualche riferimento normativo? Non riesco a trovare dei riferimenti chiari ed univoci.

    Grazie,
    Sara

    • X Sara,

      oggettivamente si rilevano, qua e là, difformità procedurali.
      1) l’inumazione in campo di terra. Essa è la forma istituzionale di sepoltura, quella cioè eseguibile d’ufficio perchè “normale” una volta verificato il titolo d’accoglimento minimo ex art. 50 comma 1 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285. Per quest’ultima si potrebbe pure pensare ad un’istanza destrutturata ed informale. Ovviamente fatti salvi i diritti d’istruttoria, per ponderare se il de cuius si trovi nella condizione di accettabilità.
      2) La tumulazione: configurandosi essa, quale che sia la tipologia del manufatto sepolcrale o la durata della concessione, SEMPRE come una sepoltura privata all’interno del cimitero è d’obbligo ex art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 un’apposita verifica sul diritto all’usus sepulchri, l’amministrazione, infatti, ex art. 90 comma 1 D.P.R. n. 285/1990 *PUO’* e non deve necessariamente concedere spazi – così sottratti alla collettività ed alla funzione precipua del cimitero (= dar sepoltura nei campi comuni di terra) per impiantare sepolture a sistema di tumulazione.
      Per la tumulazione, quindi, la quale presuppone sempre un atto di disposizione in termini di pìetas sulla destinazione dedicata del feretro è di rigore la presentazione di relativa domanda soggetta sin dall’origine ad imposta di bollo, volta ad ottenere un provvedimento autorizzativo da parte della pubblica amministrazione cittadina (art. 107 comma 3 lett. f D.Lgs n. 267/2000).
      Attenzione: (leggi regionali – sballatissime per altro – a parte) l’autorizzazione all’ inumazione/tumulazione rilasciata ex art. 74 D.P.R. n. 396/2000 (si tratta del vecchio permesso di seppellimento) non può vicariare questi due momenti successivi, in quanto essa ha ruolo differente, indica, infatti, solo che il defunto può esser “smaltito” in cimitero, ma almeno per la tumulazione occorrerebbe (ma molti Comuni obliterano colpevolmente questo loro compito, omettendo una fondamentale loro funzione di controllo sull’attività cimiteriale) un atto ben più strutturato, ossia un’autorizzazione ah hoc.

  11. Vorrei chiedere se sono detraibili le spese funebri della estumulazione dei resti mortali di mia nonna paterna con successiva riduzione in una cassetta ossario: operazione effettuata in un cimitero della Regione Abruzzo,le spese funebri della successiva inumazione in un cimitero della Regione Lazio e i costi relativi al lavoro del marmista per togliere la lapide e scrivere sulla stessa nome cognome anno di nascita e di morte che saranno regolarmente fatturati. Il tutto per un totale di circa 1.500,00 €.

  12. Buongiorno, mi chiamo Hajjar. Ho 19 anni e vorrei intraprendere la mia carriera lavorativa diventando operatore funebre. So che, per legge, devo prima avere una certificazione per svolgere questa mansione, frequentando un corso pagato da me. Dopo averlo avuto, posso chiedere in qualsiasi impresa della mia città di lavorare con loro o serve altro? È possibile che io venga assunta nonostante la mia giovane età e non esperienza nel campo? Crede che questo lavoro sia possibile da svolgere anche se frequento l’università?

    • X Hajjar,

      giovanissima per intraprendere la carriera di necroforo che se svolta full time (reperibilità, turni di notte e festivi) ritengo poco compatibile con il regime degli studi universitari, proprio per le risorse fisiche e mentali da quest’ultimi richieste.
      Comunque varie, ormai sono le forme di inquadramento contrattuale per operare nel settore (lavoro intermittente, part time, a chiamata…)
      L’acquisizione dell’attestato di frequenza al corso è il passaggio preliminare, ma solitamente fornisce solo le nozioni basilari, una sorta di infarinatura sulle procedure del post mortem, senza scendere troppo nel dettaglio. Vi sono poi momenti formativi più specializzati, ad esempio sul maquillage funerario (= tanato-estetica) o sul make-up mortuario se si preferisce, solitamente organizzati presso case funerarie dove vi è una buona disponibilità di salme da vestire, abbigliare e truccare e sarebbe una buona occasione per “fare curriculum” ed acquistare una certa preparazione complementare di sicuro utilissima, ai fini di un’eventuale assunzione in un’impresa funebre. Un ultimo consiglio: sulla stampa di settore c’è molta spazzatura ed è, quindi, difficile approfondire, con le dovute eccezioni: l’alta letteratura dedicata al mondo funerario, fortunatamente sussiste ancora, è un prodotto editoriale di nicchia, ma diverrà sempre più uno strumento essenziale per mantenersi aggiornati ed informati sulle prossime novelle legislative.
      Dunque studi appassionatamente la materia la quale spazia dal diritto amministrativo agli aspetti più meramente operativi ed igienico-sanitari. Un buon necroforo deve necessariamente saper padroneggiare tutto lo scibile mortuario (burocrazia, rapporti con l’autorità sanitaria, con la magistratura). Questo blog, per quanto ci riguarda, è sempre a Sua disposizione nel caso le occorressero informazioni più tecniche o delucidazioni ulteriori.

  13. Salva, sottopongo un quesito. Due cognati convengono di realizzare una cappella gentilizia. La concessione è pagata a metà da entrambi, ma intestata a uno solo di essi. La cappella viene si realizzata, ma ad opera di colui che non risulta intestatario della concessione, che ne sostiene tutte le spese. Dalla normativa relativa al diritto al sepolcro e dal regolamento cimiteriale sia nazionale che locale, verifico che il diritto al sepolcro non può essere ceduto, per cui il titolare formale della concessione, non può privarsi del diritto d’uso della cappella. Di contro, colui che l’ ha realizzata, a fronte della mancata restituzione delle somme,ne reclama l’uso esclusivo.
    Una regolamentazione dei reciproci interessi, in che termini può porsi? E’ ammissibile una sola scrittura privata in cui il realizzatore materiale, acquista almeno il ruolo di cofondatore e ne utilizzi almeno il 50%? Tanto per tutelarlo se, in futuro, si vede estromesso dai consanguinei dell’intestatario formale…Grazie a chi mi risponderà

    • X Carla,

      È possibile configurare, poi, anche un diritto riguardante l’intestazione del sepolcro ai fini dell’esercizio pleno jure dello jus sepulchri. Ai fini dell’esclusività dello ius nominis sepulchri, ovvero dell’intestazione della tomba familiare, è irrilevante il mero fatto che un soggetto sia, per ovvi motivi amministrativi e di semplificazione, il primo o unico intestatario della concessione di suolo cimiteriale, qualora risulti pacificamente da apposite convenzioni fra i privati che suolo e tomba siano stati rispettivamente acquistati e realizzati di comune accordo da due differenti famiglie, ciascuna contribuente in ragione della metà delle spese, e, pertanto, avente di conseguenza diritto non solo a metà quota del sepolcro familiare, ma anche alla cointestazione dello stesso (in tal senso, Pretura di Niscemi, 5 dicembre 1985).

      Al momento costitutivo della concessione, di cui al vigente art. 90 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, recante l’approvazione del regolamento statale di polizia mortuaria, non sussistono particolari difficoltà al fatto che essa possa avvenire nei confronti di più persone, anche se non appartenenti ad un’unica famiglia, ma in tal caso occorre avere l’avvertenza di regolare i rispettivi rapporti tra i diversi concessionari (regolamento su cosa comune ex art. 1106 Cod. Civile?) o di prevedere, meglio se espressamente, la loro titolarità indistinta (comunione solidale e forzosa), lasciando che l’utilizzo sia determinato dagli eventi luttuosi. (insomma…chi prima muore, meglio alloggia!) In tal caso, le persone che possono essere accolte nel sepolcro privato così concesso sono pur sempre le persone dei concessionari e dei membri delle loro famiglie, quali definite a tale fine dal Regolamento comunale e/o dall’atto di concessione.

      La condizione di premorienza deriva dal combinato disposto degli articoli 50 comma 1 lett. c) (ammissione nei cimiteri) e 93 comma 1 (diritto d’uso delle sepolture private), D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, nonché dalla storica Sentenza della Cassazione Civile n. 573/1936,queste fonti, agli effetti concreti, asseriscono che:

      – si deve dare sepoltura ad ogni defunto avente diritto a una sepoltura privata che arrivi in cimitero, (per cui chi si presenta per primo … sotto forma di cadavere, prima viene sepolto)
      – in tomba di famiglia o loculo, deve essere sepolto ogni famigliare del fondatore del sepolcro.
      Altro riferimento da tenere conto è la concessione cimiteriale rilasciata, con le disposizioni che aveva al suo interno al momento del suo perfezionamento.

      • La ringrazio per la risposta. Si, la intestazione è fatta in favore di entrambi i cespiti familiari per fortuna. Ma a monte non hanno nè regolamentato quest’uso in favore di entrambi con una convenzione preliminare, nè tanto meno hanno intestato ai due la concessione.
        Ora la soluzione è in una tale scrittura privata, al fine di legittimare almeno il ruolo di cofondatore del cognato che ha sostenuto integralmente i costi di realizzazione della cappella, salvo poi risolvere anche quest’aspetto della ripartizione dei costi stessi nella misura almeno della metà tra di loro.

        • X Carla,

          stiamo pur sempre ragionando di beni demaniali, poichè i sepolcri privati all’interno del cimiteri sono pur sempre attratti nella sfera del demanio specifico e necessario del Comune, anche se, in questo caso le opere murarie ed il costruito (sin quando duri la concessione) sono di proprietà del concessionari, almeno per quanto riguarda gli oneri manutentivi.
          Una scrittura privata con cui regolamentare l’usus sepulchri e la ripartizzione di eventuali spese di gestione del sepolcro privato e gentilizio, può – a certe condizioni – rappresentare anche uno strumento idoneo, da notificare al Comune.
          Trattandosi, però, di rapporti endo-famigliari e, quindi, interprivatistici, in caaso di lite o controversia l’amministrazione resterà estranea alla vertenza, limitandosi a garantire il mantenimento dello status quo, sin quando non sia intervenuta pronuncia dirimente del giudice ordinario, passata in giudicato.

  14. Dovrei estumulare i resti mortali di mia nonna deceduta nel 1952 da un Cimitero in provincia di Pescara per tumularli nel Cimitero del Verano di Roma.Premesso che ho già ottenuto il nulla osta alla tumulazione da parte delle autorità cimiteriali del Verano e che non avrò problemi alla estumulazione dei resti mortali che verranno ridotti in una cassetta che mi dovrebbe essere consegnata personalmente e che io stesso provvederò al trasporto degli stessi a meno che il cadavere non sia mummificato.Visti gli orari osservati per il servizio di estumulazione,gli orari della camera mortuaria del Cimitero Verano per effettuare il deposito e successivamente provvedere alla tumulazione ed infine vista la distanza da percorrere potrebbe facilmente accadere che io possa non essere in grado di arrivare per tempo nello stesso giorno a completare tutte le operazioni.Premesso tutto questo volevo porre il seguente quesito:ci sono dei termini temporali che devono essere rispettati nei quali tutto il procedimento deve concludersi?Posso provvedere al trasporto dei resti mortali di mia nonna e provvedere al deposito in camera mortuaria il giorno seguente senza che si creino problemi o che possa essere accusato di aver commesso una infrazione o peggio un reato?

    • X Mariano,

      il decreto di trasporto, tra i suoi elementi base, deve indicare necessariamente:

      1) il titolare dello stesso
      2) L’oggetto del trasporto
      3) il veicolo impiegato
      4) gli orari di partenza e (presunto) arrivo a destinazione.

      IL procedimento deve chiudersi nel “timing” indicativamente fissato dall’autorizzazione al trasporto.

      IL decreto è comunicato dal Comune che lo rilascia a quello di accoglimento, purtroppo non è previsto un feed-back tra i due comuni; è escluso dalla lettera della Legge che la cassetta ossario, anche se per un tempo tecnico di sola sosta possa esser depositata in luogo diverso rispetto alla camera mortuaria di un cimitero, anche in itinere.

      IL Comune pescarese che istruirà tutta la pratica amministrativa dovrà sempre considerare questi aspetti.

  15. Buonasera. Cercando disperatamente su internet aiuto mi sono imbattuta nel vostro sito. Scrivo dalla Toscana. I resti dei familiari di mia madre sono stati messi nell’ossario comune. Si trovavano insieme (4persone) e la concessione della capostipite e prima ad arrivare in cimitero era scaduta e purtroppo non rinnovata. Senza alcun avviso le ossa di tutti sono state gettate. Lo abbiamo scoperto andando al cimitero a portare un fiore e siamo caduti nello sconforto. Vorremmo fare causa al comune per aver gettato i resti di 4 persone, di cui solo 1 con concessione scaduta. Inoltre questa regolamentazione dell non avviso è atroce e ingiusta. Come possiamo fare? Siamo a pezzi.

    • X Laura,

      sebbene non sia codificato come elemento di diritto in alcuna fonte giuridica l’avviso della scadenza di una concessione, è sempre più invalsa, come buona prassi avvisare i concessionari sull’imminente cessazione del rapporto concessorio, affinché gli stessi possano provvedere di conseguenza.
      Estumulare d’ufficio e d’imperio prima dell’estinzione per causa naturale della concessione si configura come azione del tutto contra legem, ed è passibile di sanzioni, poiché viola un rapporto giuridico perfetto ed ancora in essere e secondo alcuni commentatori della materia funeraria potrebbe integrare anche la fattispecie civilistica di danno esistenziale.

      E’, pertanto norma di buon senso far sostare le ossa qualche tempo in camera mortuaria, con apposita identificazione, anche se temporanea, proprio per permettere l’esercizio dei diritti di disposizione sulle stesse da parte dei famigliari, almeno prima di provvedere al definitivo sversamento in ossario comune, in forma del tutto anonima, massiva, promiscua ed indistinta.

      • Grazie per la rapida e precisa risposta, anche se purtroppo a ns. sfavore.
        Quindi se ho capito bene il Comune non è perseguibile per legge se non ci ha avvisato personalmente tramite lettera, telefonata o affissione di comunicazione sulla tomba, ma si è limitato ad esporre (a suo dire) l’avviso di estumulazione nell’albo pretorio e su un misero foglio A4 poco leggibile all’ingresso del cimitero, che purtroppo non abbiamo notato.
        E inoltre non è perseguibile per legge poichè, cosa ancora più grave, non ha conservato per almeno qualche mese le cassette zincate con i resti ma le ha conferite subito all’ossario.
        Praticamente, solo per aver dimenticato di rinnovare la concessione scaduta, hanno eliminato l’ossario di famiglia , senza avvisarci personalmente e senza restituirci niente.
        Tra l’altro ho letto su Internet una ventina di regolamenti mortuari di comuni di varie dimensioni tra cui Torino, Genova, Brescia, Padova etc. e tutti prevedono l’avviso personale alla famiglia per raccomandata, l’apposizione il 2 novembre di apposito avviso sulle tombe interessate e il mantenimento per un certo periodo delle cassette con i resti.
        Evidentemente siamo anche molto sfortunati per vivere in un posto dove non esiste la cortesia istituzionale.
        Comunque grazie ancora.

        • TAR Piemonte, Sez. I, 23 aprile 2018, n. 470
          Nell’inumazione in campo comune, decorso il turno ordinario di rotazione, l’area rientra nella piena disponibilità del comune, inclusa la facoltà di effettuare l’esumazione. Non essendo prevista nel Regolamento di polizia mortuaria )dPR 10/9/1990, n. 285) alcuna forma di comunicazione individuale, né essendo attribuibile all’Amministrazione un obbligo in tal senso, una volta giunta la sepoltura a scadenza naturale, va respinta domanda risarcitoria, per assenza del comportamento illecito.

  16. Buongiorno, scrivo dalla regione Sicilia, al seguito di un fatto ritenuto poco gradito, mi permetto nei limiti della possibilità sottoporre alla Vostra attenzione in seguente quesito.
    Trattasi di una Cappella gentilizia realizzata negli anni 58/59 con giusta Concessione dalla sorella del mio genitore, ed era costituita originariamente da 18 loculi, cui n. 9 ( una fila da 6 loculi, + 3 loculi ubicati nella parte alta della seconda fila, di entrambe i lati, rimanendo cosi liberi gli spazi sottostanti ai 3 loculi posti nella parte alta delle seconde file (spazi che venivano successivamente ( anni 85/86 ) interessati con la costruzione di altre 6 nicchie ( n. 3 per lato) realizzate in maniera abusiva, dalla sorella dell’intestataria ( in quanto, pare ceduti a titolo gratuito, tramite un (pare dubbio) atto notarile del 1981, in cui erano anche acclusi altri 2 loculi (dei 18 regolari) per un totale di 8, loculi.
    Nel 1985 veniva a mancare il mio genitore, è fratello sia della titolare della cappella,sia fratello -legittimo- della beneficiaria degli 8 loculi; che veniva tumulato, ovviamente alla presenza dei familiari e parenti, nel loculo indicato dalla sorella,titolare della concessione.
    In quell’occasione non è stata evidenziata l’emergere di lamentele o contestazione alcuna in relazione al loculo assegnato, è ove tutt’oggi la salma riposa.
    La settimana scorsa è pervenuta una nota inviata a mezzo A.R. a firma del titolare di Area di P.O e del Dirigente del Settore, comunale, con la quale comunicavano che dopo aver esaminato gli atti del fascicolo cimiteriale, in relazione ad una segnalazione di occupazione illegittima di una nicchia a questi depositata recentemente dal figlio- forse erede – della beneficiaria dei loculi succitati- anch’essa deceduta-; hanno ritenuto che la richiesta è meritevole di accoglimento è pertanto diffidavano lo scrivente a provvedere alla traslazione della salma del genitore in altra nicchia della medesima cappella, avvertendo altresì che dopo trascorso infruttuosamente il termine di gg. 10 assegnato, si provvederà d’ufficio con rivalsa e recupero delle spese sostenute.

    Quesiti:
    1) in una cappella vitalizia, risulterebbe fattibile ( senza voler entrare nel merito sull’eventuale liceità dell’atto ) cedere i loculi?;

    2)risulta corretto stante i fatti la traslazione della salma in altro loculo, anche sè nella stessa cappella?;

    3) Il comune tramite i succitati Dirigenti, ha la competenza di diffidare, per fatti a questi estranei, che ritengo fatti tra privati?;

    4) la tumulazione di una salma, può avvenire senza il consenso – scritto – del titolare della cappella vitalizia?

    5) I responsabili del situ cimiteriale, hanno l’obbligo del controllo all’interno del situ?

    Nel rimanere in attesa di una Vostra risposta, è a disposizione per il pagamento degli eventuali costi, colgo l’occasione per inviare i miei complimenti per la competenza e professionalità fatta evidenziare nei Vostri scritti, non che per ringraziare e porgere i migliori saluti.

    • X Giuseppe,

      Nel sepolcro gentilizio, in caso di co-titolarità, in virtù della comunione solidale ed indivisibile, instaurata in capo ai singoli portatori dello jus sepulchri, si ha, di regola, solo il potere di concorrere insieme agli altri titolari del sepolcro, alla formazione di delibere collettive, prese a maggioranza. Più in particolare, ai comunisti si riconosce il potere di: formare un regolamento per l’uso e la gestione del sepolcro ex art. 1106 Cod. Civile, compiere atti per l’amministrazione ordinaria, nominare un amministratore attraverso una deliberazione a maggioranza semplice, mentre per le innovazioni e, in genere, gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi dei partecipanti alla comunione (art. 1108 Cod. Civile) Nella particolare forma di comunione sorta dalla destinazione di un fondo a sepolcro familiare, così, la deliberazione assembleare, avente ad oggetto lavori di ristrutturazione della cappella cimiteriale, che comportano la traslazione delle salme (e, quindi, possibile pregiudizio al rispetto dovuto alle spoglie), non può essere presa senza il consenso dei congiunti più strettamente legati da vincoli di parentela al defunto e titolari del diritto secondario di sepolcro.

      Salvo patti contrari tra i co-titolari della concessione, di natura meramente inter-privatistica da notificare al comune sulla ripartizione del posti feretro e sull’eventuale frazionamento in quote dello jus sepulchri, cui nell’evenienza di possibili vertenze o controversie l’Amministrazione resta estranea, demandando la risoluzione o ricomposizione del conflitto al giudice ordinario, in sede civile, l’ordine di entrata dei feretri è stabilito dalla cronologia degli eventi luttuosi…insomma chi prima muore meglio alloggia, sino alla naturale saturazione del sepolcro, oltre la quale lo jus sepulchri, inteso come legittima aspettativa spira ex se, divenendo, così, non più esercitabile (art. 93 comma 1 II periodo del regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.
      La condizione di premorienza deriva dal combinato disposto tra gli artt. 50 comma 1 (ammissione nei cimiteri) e 93 (diritto d’uso delle sepolture private), del D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 nonché dalla storica Sentenza della Cassazione Civile n. 573/1936, essi, agli effetti concreti asseriscono che:
      – si deve dare sepoltura ad ogni defunto avente diritto a una sepoltura privata che arrivi in cimitero, (per cui chi si presenta per primo … sotto forma di cadavere, prima viene sepolto)
      – in tomba di famiglia o loculo, deve essere sepolto ogni famigliare del fondatore del sepolcro.
      Altro riferimento da considerare è la concessione cimiteriale rilasciata, con la convenzione da cui, sovente è accompagnata, con le disposizioni che aveva al suo interno al momento del suo perfezionamento.

      L’ammissione delle spoglie mortali di un avente diritto procede di default, come prima dimostrato, non è necessario (anzi sarebbe quasi ultroneo) un atto autorizzativo caso per caso da parte del concessionario.

      La concessione non è un contratto vero e proprio, gestibile in piena autonomia tra privati, essa soggiace a norme di rango pubblico, proprio perchè essa realizza un interesse meramente pubblico (il cimitero ex art. 824 comma 2 Cod. Civile appartiene al demanio specifico e necessario del Comune) nella cui sfera anche i sepolcri gentilizi sono, pur sempre, attratti. Non è pertanto ammissibile la cessione de i loculi tra privati, poichè:

      a) ai beni sepolcrali, per i motivi di cui sopra, si applica l’art. 823 Cod. Civile che statuisce la loro inalienabilità
      2) la Legge speciale in materia di cimiteri vieta nelle concessioni il fine di lucro (art. 92 comma 4 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) intrinsecamente insito nell’istituto della compravendita.

      Al Comune spetta la vigilanza sull’attività cimiteriale, anche per evitare abusi o distorcimenti nell’esercizio dei diritti di sepolcro (art. 102 D.P.R. n. 285/1990, applicabile, estensivamente a tutte le tipologie di sepolture private intra o extra moenia coemiterialia).

  17. Buongiorno, scrivo dalla regione Lazio. l’argomento sul quale desidererei avere un vostro parere quest’oggi è quello della cremazione. Passo immediatamente a descrivere i fatti: qualche giorno fa si è verificato il decesso di una persona. Le figlie desideravano procedere alla cremazione della salma ma presso lo stato civile del comune in cui è avvenuto il decesso hanno obiettato che senza la firma della coniuge non avrebbero autorizzato la pratica. Ora il defunto in questione risulta solamente separato dalla moglie da oltre 25 anni. I due non hanno mai proceduto a perfezionare la pratica di divorzio e ovviamente il defunto non si è mai risposato. Lo stesso ha due figlie ma solamente una è nata dal matrimonio, la seconda da successiva relazione. La figlia dichiara che in tutti questi anni non solo non ha mai avuto alcun tipo di relazione con la madre (la stessa cosa vale per il padre), ma non sa neanche come rintracciare la donna che dovrebbe autorizzare la cremazione. Le due figlie infine dichiarano che il genitore avesse verbalmente espresso il desiderio di essere cremato ma che non avesse mai espresso per iscritto tale volontà, in quanto non immaginava in alcun modo che potessero insorgere problemi simili. Le due figlie ci chiedono se, vista l’impossibilità di reperire la moglie, essendo loro due le parenti più prossime, possa essere sufficiente la loro dichiarazione per procedere alla cremazione del genitore. Sarei molto grato a tutta la vostra relazione se mi forniste un opinione in merito. Ringraziando per la gentilezza che mi avete sempre dimostrato, invio cordiali saluti.

    • X Daniele,

      Così il paragrafo 14.2 della circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285:

      […omissis…] A migliore precisazione si riportano alcune modalità di comportamento a fronte di particolari casi, quali:
      1) Dichiarazione del coniuge in stato di separazione.
      Se la sentenza di separazione non è passata in giudicato — vale a dire, se non esiste sentenza di divorzio con relativa annotazione nei registri di stato civile — è al coniuge che viene riconosciuto il diritto di espressione di volontà. La separazione, infatti, è solo un allentamento e non uno scioglimento del vincolo coniugale.
      2) Dichiarazione del coniuge il cui matrimonio venne contratto in seconde nozze. Ha facoltà esclusiva di esprimersi”.

      Le due figlie, per far valere la presunta volontà cremazionista del de cuius dovranno rivolgersi al Giudice, magari sfruttando la corsia preferenziale dell’art. 700 Cod. Proc. Civile. A differenza dell’autorità amministrativa la Magistratura potrà accededere a qualunque mezzo di prova, compresa quella testimoniale, seppur residuale, almeno non Nostro ordinamento Giuridico.

      • x Carlo
        sALVE MI PUO CHIARIRE UN CONCETTO??
        GRAZIE
        sALMA PROVENIENTE DA TORINO ARRIVA AL CIMITERO DI CUNEO X TUMULAZIONE, ARRIVATO AL CIMITERO SI CAMBIA IDEA E SI CHHIEDE DI TUMULARE NEL CIMITERO DI BIELLA.
        CHI MODIFICA IL DECRETO???
        TORINO ?
        CUNEO?
        SALUTI

        • X Franco,

          il decreto di trasporto rilasciato dal Comune di Torino, cioè da quello di decesso, e comunicato al Comune di arrivo esaurisce i propri effetti quando il trasporto funebre sia giunto nel Comune di destinazione ultima. Riformare l’atto da parte del Comune a quo sarebbe, perciò, impossibile.
          Stranissimo, però, questo repentino cambiamento del cimitero di accettazione.

          Pertanto, con il feretro temporaneamente deposto in camera mortuaria cimiteriale il Comune di sosta forzata – a questo punto, ossia Cuneo predisporrà e perfezionerà una nuova autorizzazione al trasporto verso Biella.

          C’è una lacuna nel sistema italiano di autorizzazione al trasporto funebre: manca, infatti, un feed back tra i Comuni di partenza e quello di arrivo, affidato, ormai, solo alla diligenza ordinaria degli uffici comunali.

          In effetti prima di autorizzare “alla cieca” il trasporto, bisognerebbe appurare attentamente il titolo di accoglimento in cimitero, specie se trattasi di sepoltura privata (quali sono le tumulazioni tutte) ai sensi del combinato disposto tra gli artt. 50 e 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285

  18. salve,dopo la morte di nostra madre, (siamo 4 fratelli)siamo alle prese con documenti relativi alle spese future..tra queste quelle relative alla devozione dei nostri defunti: nonni e nostro padre ed ora la mamma. I nostri defunti si trovano in 6 loculi in una cappella confraternita; di questi 6 loculi:(più di 50anni fa) 3 li comprò nostro padre(per sè,la sua mamma e moglie)altri 3 furono comprati da suo suocero cioè nostro nonno.
    Le spese relative alla pulizia e luce di tutti e 6 luculi, ed eventuali riparazione cappella sono state sempre pagate da mia madre.
    Ora di questi 6 loculi chi deve pagare?
    Per i 3 loculi comprati da mio padre sappiamo che siamo noi 4 figli a interessarcene… ma per gli altri 3 loculi comprat da mio nonno non siamo solo noi 4 nipoti ma ce ne sono altri 7 nipoti e questi si sono rifiutati verbalmente di partecipare alle spese.
    DOMANDA: possiamo ritenerci a questo punto noi eredi dei 3 loculi? possiamo pagare le spese per la devozione dei defunti e siccome sono trascorsi più di 50 anni possiamo traslare le ossa in un unico loculo e utilizzare i 2 restanti per futuri e spero lontani nostr defunti? cosa possiamo fare cosa ci consente la legge in merito?
    Grazie!!!

    • X Ada,

      obbligati in solido ex art. 1292 Cod. Civile sono i soggetti subentrati nell’intestazione dei loculi. Se i 7 rimanenti nipoti non vogliono accollarsi le spese la soluzione amministrativa è una sola: rinuncia solenne ed in forma scritta alla co-titolarità sui loculi, così – di conseguenza, si addiverrà ad un accrescimento civilistico di Voi 4 nipoti nelle rispettive quote di diritto di sepolcro, il quale, pare proprio essersi frazionato, tra più aventi diritto.

  19. Titolare di una cappella di famiglia al cimitero del Verano (Roma) essendosi con me estinta la successione della famiglia stessa e quindi gli aventi diritto alla tumulazione vorrei estendere il diritto ad essere tumulato nella stessa cappela ad un fraterno amioco. E’ valido un atto notarile fra me e l’amico da far registrare poi al comune in maniera che al momento opportuno l’amico possa dimostrare di aver diritto ad essere tutmulato nella predetta cappella?
    Grazie per la risoosta

    • X Claudio,

      la c.d. lex sepulchri ossia la riserva, ex art. 93 comma 1 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, di persone in vita titolari del diritto di sepolcro è determinata solo ed esclusivamente alla solenne stipula dell’atto di concessione. Se il sepolcro sorge come gentilizio è da escludere tassativamente che per il proprio post mortem possano trovarvi riposo soggetti estranei al nucleo famigliare.
      Tra l’altro sul sepolcri e sul loro diritto d’uso, sono vietati tutti gli atti di disposizione per acta inter vivos, almeno a far data dal 10 febbraio 1976, ed il notaio nella fattispecie non potrebbe certo accettare un atto di tal genere, cioè contra legem e nullo di diritto.
      In realtà il D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 con il proprio art. 93 comma 2 ammette una “scappatoia” demandando al regolamento comunale di polizia mortuaria la disciplina di dettaglio: si tratta dell’istituto delle benemerenze con cui si consente l’accesso alla tomba alle spoglie mortali di terzi legati al concessionario da particolari vincoli morali di affetti o amicizia, o ancora di convivenza.

      Parte della dottrina è di questa idea: solo il concessionario primo, cioè il fondatore del sepolcro sibi familiaeque suae (per sé e per la propria famiglia) potrebbe “derogare” alla familiarità dello stesso, permettendone l’accesso alle spoglie mortali di soggetti esterni rispetto al nucleo famigliare, altri studiosi della materia funeraria, invece sono più possibilisti e tendono a mitigare l’intransigenza della norma; tuttavia, siccome il diritto di sepolcro s’atteggia come mera aspettativa, per cui l’ordine di sepoltura, nelle nicchie di una tomba di cui si è contitolari, è scandito (salvo patti contrari di cui rendere edotta l’Amministrazione comunale), in relazione all’ordine temporale di morte, servirebbe, comunque, il consenso unanime di tutti i titolari di quote della sepoltura stessa affinché si addivenisse – legalmente – ad una compressione del loro jus sepulchri già maturato. Se ottemperiamo a questo schema, la benemerenza, quindi, presupporrebbe una tripla autorizzazione, rendendo molto difficile l’effettivo esercizio di questa facoltà, diverrebbero, infatti indispensabili questi preliminari documenti:

      1) L’autorizzazione del concessionario (ed essa deve superare un primo vaglio di legittimità ex art. 102 D.P.R. n.285/90), rectius: il locale ufficio della polizia mortuaria deve attentamente verificare il titolo di accoglimento nel sepolcro).

      2) L’autorizzazione di tutti gli aventi titolo ad esser accolti, jure sanguinis o jure coniugii, in quella determinata tomba (il moltiplicarsi esponenziale degli aventi titolo a pronunciarsi, magari a causa di ripetuti subentri, acuisce ed esulcera sempre la conflittualità).

      3) L’autorizzazione di chi può (o… deve?) anche ai sensi dell’Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26, occuparsi delle esequie del de cuius in quanto titolato in base al diritto di consanguineità enucleato dall’Art. 79 comma 1 II Periodo D.P.R. n.285/90, ed in questo modo rinuncia al proprio potere di disposizione sul defunto stesso. La benemerenza, infatti, si configurerebbe, pur sempre, come un gesto di liberalità da parte di persona non legalmente obbligata.

      • ringrazio anzitutto per la ricca e documentata risposta. Ad ammettere che sia valida la tesi permissiva mi rimane una perplessità sulla conclusioni della risposta nella quale si manifestano tre diversi passaggi. Nel caso di specie il titolare originario della concessione è deceduto da oltre 100 anni ed è ovvio che non può manifestare alcun consenso. Analagomente dicasi dei disecndenti anch’esi deceduti. L’unico erede titolare del diritto al sepolcro ancira in vita è a mio avviso (non ne esistono altri) la sola persona in grado di effettuare questo atto di liberalità e consentire all’amico sig. Tizio di essere sepolto nello stesso sepolcro. E’ corretta la conclusione?
        Sempre grato
        Claudio

        • X CLaudio,

          se lei è subentrato pleno jure nella titolarità della concessione, con annessi diritti di gestione, quale unico concessionario si ritiene che Lei abbia questa facoltà.
          Attenzione, però: l’istituto delle benemerenze, proprio per evitare abusi o distorcimenti, come ad edsempio la compravendita occulta di posti feretro, vietata dalla Legge, deve esser dettagliatamente normato, per quanto rigurda modalità, tempistica e procedure di accesso, dal regolamento municipale di polizia mortuaria.
          Detta fonte regolamentare disciplinerà a maglie più o meno larghe i filtri di legittimazione a derogare alla natura famigliare o gentilizia del sepolcro, fissando criteri anche piuttosto capillari e selettivi.

          • Grazie sempre. Proverò a ritrovare il Regolamento di Roma e ad interpretare quanto troverò scritto. Se del caso la disturberò ancora.
            Grazie
            Claudio

  20. Buongiorno, vorrei indicare nelle mie intenzioni testamentarie la scelta di una bara ecocompatibile tipo cartone (comunque no legno) per la mia cremazione. Ho letto gran parte della legislazione a tema consigliata nel vostro sito ma mi pare di capire che in lombardia, dove vivo, non si possono usare casse che non siano di legno (al limite alleggerito e con vernici naturali, nulla di più). E’ corretto? quindi non si può in nessun caso? in altre regioni com’è la situazione?
    Altrove avevo letto che le casse “eco” sono suggerite proprio dalla legge in caso di cremazione, ma a questo punto temo non sia vero nei fatti…grazie mille!

    • x Livia Soriente
      il regolamento della regione Lombardia permette in quella regione solo bare che rispondano ai criteri stabiliti in un allegato tecnico che richiede bare di legno massiccio.
      Recentemente la regione Lombardia ha approvato una legge (la n. 4/2019) che prevede una variazione del regolamento.
      E quindi consigliamo di attendere l’emanazione di detto regolamento per capire se verranno consentite bare di materiali diversi dal legno massiccio.
      Però la legge regione Lombardia in questione è stata impugnata dal Governo, per presunto conflitto di poteri, rimandando la questione alla Corte Costituzionale.
      La legeg regionale è in vigore fino alla pronuncia della Corte costituzionale, ma riteniamo che il regolamento attuativo sarà emesso dopo la sentenza della Suprema Corte.

  21. Vorrei sapere se gli operatori funebri/ necrofori possono partecipare alle celebrazioni delle esequie in chiesa oppure per regolamento no e devono uscire dalla chiesa per forza durante la funzione. Grazie.

    • X Elisa,

      e perchè non gustarsi una bella Santa Messa Esequiale da perte del personale delle onoranze funebri invece di stare come reietti fuori della chiesa, magari rintanati in qualche bar a bere o a fumare?
      Non c’è nessuna norma giuridica a tal proposito, il comportamento più idoneo è rimesso alla sensbilità religiosa dei singoli necrofori o, più banalmente, alla mera opportunità, magaari per riuscire più discreti.

  22. Buonasera.

    Vorrei porre un quesito. Abito a Bari. In occasione della esumazione ordinaria della salma, inumata in campo comunale, di un mio caro vorrei sapere se fosse possibile effettuare un rifascio della salma per traslarla in nuova bara idonea per tumulazione in cappella. Non mi interessa la soluzione della cassettina, vorrei preservare la lunghezza naturale del corpo.

    Vorrei inoltre sapere se possa ingaggiare, al posto degli operatori cimiteriali, una impresa di pompe funebri che esegua al posto loro l’operazione di recupero della bara, in quanto gli operatori del cimitero sono alquanto irrispettosi ed incuranti delle salme.

    Gradirei avere un vostro cenno di riscontro.

    Distinti saluti.

    • X Pietro,

      se all’atto dell’esumazione ordinaria si rinvengono semplici e sole ossa il problema non si pone ed è d’obbligo la loro raccolta in cassetta ossario.

      Qualora invece, si sia in presenza di RESTO MORTALE (= salma inconsunta) le possibile destinazioni sono tre e sono enumerate sia dalla Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10 sia dal D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254. Esse alternativamente sono:

      (ri)-tumulazione
      reinumazione in campo si terra per indecomposti
      diretta cremazione

      Il rifascio (ma anche la fornitura di un nuovo feretro ligneo) si rende necessario solo nel caso di tumulazione, solo quando il resto mortale presenti ancora parti molli (tessuti e tegumenti) tali da provocare percolazioni cadaveriche.

      La legge (art. 87 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) vieta severamente lo spezzamento dei corpi ancora intatti o la frattura dei loro arti al fine di ridurli in contenitori dalle dimensioni più contenute rispetto ad una normale bara, quindi, su questo versante non dovrebbero sussistere problemi di sorta.

      La Sua impresa funebre di fiducia potrà assicurare un importante ruolo di supporto, ma le operazioni cimiteriali sono svolte in regime di esclusiva e monopolio da parte del gestore dell’impianto sepolcrale.

  23. X Benedetta,

    La premessa che deve necessariamente farsi è quella per cui il coniuge ha la piena, quanto esclusiva (si sottolinea questo aspetto) titolarità nel disporre della spoglie mortali del coniuge pre-deceduto, che non può essere limitata o gravata da soggetti terzi.
    Nel caso di specie, poiché l’estumulazione ha quale fine il trasferimento del feretro in altro sepolcro, va solo tenuto conto di quanto previsto dall’art. 88 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285, fermo restando che gli oneri per l’estumulazione (quali, es., la tariffa per le estumulazioni effettuate prima della scadenza della concessione, l’eventuale c.d. rifasciamento (come potrebbe essere il ricorso ad una cassa di zinco posta esternamente, poiché il feretro originario non è suscettibile di apertura) del feretro, altri oneri) sono a carico di chi richiede l’estumulazione.
    Inoltre, stante le condizioni sopra riferite sullo stato del manufatto sepolcrale, gravando gli oneri delle manutenzioni, ordinarie e straordinarie sul titolari del sepolcro (art. 63 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), il comune (oppure, il soggetto gestore se a ciò sia legittimato dal contratto di servizio), dovrebbe provvedere, indipendentemente dalla specifica richiesta di estumulazione (che, al più, può essere assunta solo quale occasione della “notizia” relativa alla conoscenza dell’effettivo stato manutentivo del sepolcro, ad invitare i soggetti titolari ad eseguire le opere e gli interventi necessari alla normale funzionalità del sepolcro, assegnando loro un termine, che, qualora eventualmente inadempiuto, comporterebbe la dichiarazione di decadenza dalla concessione.

    Chi esegue l’estumulazione, operazione riservata al personale cimiteriale, non entra in una proprietà, del tutto, privata, ma su di un manufatto eretto su area avuta in concessione e per l’effettuazione di operazioni richieste da soggetto il quale ne ha titolo e che altri non possono limitare, inibire, ledere o comprimere.

  24. Buongiorno, vorrei chiedervi informazioni in merito allo spostamento di un defunto dal cimitero in cui si trova ora.

    Mia mamma si trova da più di 10 anni nella tomba della sua famiglia d’origine. Io vorrei toglierla da lì. Non so ancora se in un altro cimitero, fuori dalla provincia in cui si trova ora, oppure farla cremare e tenermela a casa ma comunque voglio toglierla al più presto da quella tomba di famiglia.

    Sapete se ci sono delle limitazioni in termini di consenso? Le sue sorelle e sua mamma (mia nonna) sicuramente non saranno d’accordo. Ho letto però che il coniuge esercita più diritto rispetto ai parenti di primo grado.

    Pensate sia possibile spostarla anche solo con il mio consenso e quello di mio papà?

    Vi ringrazio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.