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Commenti

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  1. Buongiorno,
    scrivo dalla Regione Lazio. Abbiamo un’ulteriore questione da sottoporvi relativamente a cremazione di salma già tumulata in loculo da meno di 20 anni. Il nostro è un piccolo cimitero ma molto “vivace”! Questa volta a complicare la situazione si aggiungono i cattivi rapporti tra figli del defunto e convivente dello stesso. Passo a descrivere i fatti nel dettaglio. Qualche mese fa è venuto a mancare il signore oggetto della diatriba. Per la tumulazione della salma, essendo l’uomo ormai vedovo, se ne è occupata la convivente ( non regolarmente coniugata ne iscritta al registro delle coppie di fatto del nostro servizio demografico ). La signora ha avanzato regolare richiesta per l’assegnazione di una concessione all’interno del nostro cimitero e ha proceduto al versamento della tariffa dovuta per la stessa. Ora le figlie avanzano richiesta di poter cremare il padre. Ci troviamo di conseguenza ad affrontare un bel dilemma. Il Regolamento comunale prevede che le estumulazioni debbano essere richieste dal concessionario della sepoltura, mentre come abbiamo già avuto modo di osservare le normative prevedono la possibilità di cremare una salma già tumulata, anche se non siano trascorsi venti anni dal decesso, se la domanda viene avanzata dai parenti più prossimi. Essendo morto il coniuge del defunto interessato, i parenti più prossimi diventano i figli. Recentemente ci ha scritto l’avvocato della convivente intimandoci di comunicare alla sua assistita ogni azione che si effettuerà sia sul loculo sia sulla salma in esso tumulato. Con la presente, quindi, vi chiediamo un parere su quale, secondo voi, sia la modalità migliore da seguire in questo caso.

    • X Daniele,

      i diritti di disposizione su salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri per giurisprudenza costante in materia di conflitti endo-famigliari e finalmente per norma positiva cristallizzata per la prima volta nell’art. 79 comma 1 II periodo D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 seguono unicamente il principio di poziorità declinato nelle due regole dello jus coniugii e dello jus sanguinis con il primo che predomina anche sul secondo, in questa sorta di scala gerarchica.
      Il diritto sul sepolcro in sé (cioè la mera titolarità della concessione, la quale, non dimentichiamo sorge sempre intuitu personae) a volte può divergere anche pesantemente dai diritti di disposizione, in questo frangente, invero nemmeno, poi, così raro il concessionario vanta i diritti di gestione sulla concessione (eventuale rinuncia, obbligazioni manutentive…) ma non il potere di decidere in ordine alla destinazione delle spoglie mortali anche dopo un primo periodo di tumulazione in loculo.
      Si rileva un “bug” nel Vostro Regolamento Municipale foriero di possibili guai o discrasie interpretaative: per le considerazioni stringatissime di cui sopra è assurdo limitare la richiesta di estumulazione al solo concessionario, specie se questi non sia coniuge superstite o stretto parente del de cuius. La norma in questione “profuma” d’illegittimità perchè limita ingiustamente una prerogativa dei famigliari del de cuius.
      La situazione segnalata, comunque, è già stata ravvisata in altri Comuni e risolta o riformando il regolamento o cambiando la procedura di assegnazione dei tumuli (esempio: si fa concessione solo a chi abbia vincoli di coniugio o comunque parentela con il de cuius, così da contenere, se non proprio eliminare, potenziali liti future.
      In limine litis (ad ogni modo l’amministrazione resta estranea alla controversia da risolversi avanti il giudice ordinario, mantenendo fermo lo status quo in attesa di un chiarimento magari anche extra-giudiziale) sarebbe opportuno informare il legale della concessionaria così bellicosa e battagliera sui criteri generali ed inderogabili che governano gli atti di disposizione per il post mortem, laddove sovrana è senz’altro la volontà del defunto, ma quando questi sia rimasto silente si applica uniformemente il sullodato principio di poziorità.

  2. Buongiorno, scrivo dalla regione lazio. la domanda che vi pongo è un pochino contorta e spero di risultare chiaro. oggetto della mia interrogazione è l’inserimento di urne cinerarie e cassette ossarie all’interno di sepolture a sistema di tumulazione e nello specifico all’interno di loculi. il regolamento comunale di Polizia Mortuaria e Servizi cimiteriali prevede la possibilità di accogliere cassette ossarie e urne cinerarie fino al riempimento dellospazio di ogni singolo loculo, di cui sia ancora vigente la concessione, ai sensi del paragrafo 13 della Circolare Ministeriale n° 24 del 24.06.1993. I requisiti richiesti, affinché le cassette e le urne siano accolte, sono quelli di contenere resti mortali e ceneri di persone o decedute nel territorio comunale o di avere in esso l’ultima residenza e di essere legate alla salma tumulata nel loculo da un vincolo di parentela ( il regolamento prevede che debbano essere coniugi, ascendenti e discendenti fino al secondo grado, collaterali sino al secondo grado e affini fino al primo grado. E’ data anche possibilità di accogliere anche cassette e urne di persone non decedute nel territorio comunale e che in esso non avessero l’ultima residenza ma in questo caso il vincolo di parentela che le lega alla salma è più stringente: la possibilità è ristretta solamente ai coniugi e ai discendenti e ascendenti di primo grado. Il regolamento non prevede più nulla. Ultimamente è sorto un confronto tra addetti alle pratiche amministrative. Alcuni sostengono che quando il concessionario della sepoltura sia deceduto,per accogliere cassette ossarie e urne cinerarie all’interno del loculo, bisogna richiedere formale comunicazione di tutti gli eredi del concessionario e dichiarazione di atto di notorietà con la quale ognuno di loro attesta di non avere nulla a ostare all’operazione. Altri, invece, ritengono che essendo fissati parametri che vertono sulla parentela e sull’appartenenza alla famiglia, regni il diritto di sangue ( ius sanguiinis, come se il loculo divenisse una specie di loculo gentilizio ) e che quindi viga la regola non scritta “chi prima muore, meglio alloggia”, ritenendo che l’eredità patrimoniale non dia nessuna priorità nelle scelte e che il veto anche di uno solo o di tutti gli eredi non possa cancellare un diritto dato dall’appartenenza alla famiglia e non dalla decisione di chicchessia. Spero di essere stato chiaro e vi chiedo di esprimere la vostra opinione in merito. Grazie.

    • X Daniele (che, per fortuna è sempre più un nostro inguaribile aficionados e sfegatato fan di questo blog).

      IN forza del vostro regolamento ogni loculo si configura come una piccola tomba gentilizia ed è una saggia nonchè lungimirante politica, siccome l’area cimiteriale non è – notoriamente – dilatabile all’infinito, con gravi ripercussioni urbanistiche.

      La posizione di erede, civilisticamente, attiene ad aspetti meramente patrimoniali ed è relativa, dunque, al trapasso delle sostanze materiali, suscettibili di valore economico, tra il de cuius ed i suoi aventi causa. Negli jura sepulchri l’usus sepulchri (= diritto a dare o ricever sepoltura) è legato a vincoli di sangue o di coniugio, cioè di appartenenza o meno alla famiglia del fondatore del sepolcro.

      La formuletta – se si vuole ironica ed irriverente del “chi prima muore meglio alloggia” in modo più aulico è così sintetizzabile ed esplicabile:

      La condizione di premorienza deriva dal combinato degli articoli 50 (ammissione nei cimiteri) e 93 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 (diritto d’uso delle sepolture private), nonché dalla storica Sentenza della Cassazione Civile n. 573/1936, queste fonti, in pratica, asseriscono che:

      – si deve dare sepoltura ad ogni defunto avente diritto a una sepoltura privata che arrivi in cimitero, (per cui chi si presenta per primo … sotto forma di cadavere o sue trasformazioni di stato, prima viene sepolto)
      – in tomba di famiglia o loculo, deve essere sepolto ogni famigliare del fondatore del sepolcro.
      Altro riferimento di cui tenere conto è la concessione cimiteriale rilasciata, con le disposizioni che aveva al suo interno al momento del suo perfezionamento.

      Due, quindi, sono i parametri da considerare nella forma di una sorta di combinato disposto:

      1)l’atto di concessione con la convenzione da cui sovente è accompagnata dove le parti contraenti stabiliscono le relative obbligazioni sinallagmatiche.

      2) il regolamento comunale di polizia mortuaria attualmente in vigore, soprattutto se con riflessi sulle situazioni pregresse (= concessioni già in essere), giusto per bypassare il problema del tempus regit actum con l’escamotage dello jus superveniens.

      Si ravvisa come la procedura ideata dai Suoi colleghi sia del tutto ultronea ed inutilmente complicata poiché chiedere ogni volta un nulla osta ai potenziali aventi titolo condurrebbe ben presto alla paralisi dell’ufficio e di tutta l’ordinaria attività cimiteriale.

      Eventuali conflitti verranno risolti avanti il giudice ordinario lasciando estranea l’amministrazione ad ogni possibile lite o contenzioso sul frazionamento dello spazio sepolcrale.

      Si ricorda, infine, come lo jus sepulchri rinvenga il suo estremo ed invalicabile confine nella pienza fisica del sepolcro stesso, se questo è giunto alla sua massima saturazione ormai incomprimibile lo stesso diritto di sepolcro spira ex se divenendo non più esercitabile proprio per la mancanza di posto

      Se il sepolcro privato a sistema di tumulazione sorge presuntivamente come FAMIGLIARE (poco importa se sia un loculo monoposto) si segue unicamente la regola dello jus sanguinis e dello jus coniugii, seppure con le limitazioni più selettive dettate dal vostro regolamento municipale, l’eventuale veto o opposizione degli eredi non rileva minimamente e non è accoglibile, pertanto, in diritto, questa infatti è la Legge (art. 93 comma 1 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285)

  3. Buonasera, domanda un po tecnica, in caso omessa comunicazione delle spese funebri (anni passati) come mi devo comportare? Secondo voi è possibile sanare con la pace fiscale (art. 9 dl 119/81)
    Grazie mille

        • X Paolo
          Non è materia di nostra conoscenza. Ma x quello che abbiamo compreso leggendo i giornali occorre essere in presenza di cartelle esattoriali o liti con la agenzia delle entrate e quindi con importi certi che le sono stati chiesti. In assenza non si può parlare di pace fiscale.

  4. Buongiorno
    Avrei una domanda da sottoporvi, Mio fratello e seppellito da circa tre Anni nella terra ed la sua famiglia (Moglie e Figlio) non hanno mai provveduto a fargli una lapide ed una copertura adeguata, io mi sono proposto di farlo a spese mie ma non hanno mai accettato! Cosa posso fare? Vorrei andare a trovare mio fratello e vederlo in una comune tomba niente altro!!
    Grazie per una vostra risposta

    • X Danilo,

      nella tariffa dell’inumazione in campo comune è prevista già in origine l’apposizione di un semplice cippo tombale sulla fossa, recante gli estremi anagrafici ed indentificativi del defunto, e questo è l’unico obbligo di Legge per il Comune o il gestore del cimitero.
      L’applicazione di un copri-tomba (lastra sepolcrale), magari realizzata con materiali di pregio è una facoltà che il Comune, dietro corresponsione di relativa tariffa, può concedere ai privati, famigliari del de cuius. Nella scelta di questi arredi funerari dovrebbero prevalere i più stretti congiunti (nella fattispecie moglie in primis e poi il figlio), ma ciò non esclude, in caso di manifesto disinteresse (= animus comportamentale consistente in una dichiarata e palese volontà a non procedere) che possa provvedere in tal senso anche un altro parente, più lontano nella scala gerarchica, o addirittura un soggetto terzo, estraneo al nucleo famigliare, il quale in regime di liberalità si assume spontaneamente tutti gli oneri (diritto fisso comunale e marmista).
      Sono, comunque, rapporti inter-privatistici cui l’Amministrazione resta ovviamente estranea, da cui – spesso – derivano liti e conflitti da dirimere e ricomporre avanti il Giudice Ordinario.
      La Legge, seppur nella sua cruda asetticità, tende a tutelare e preservare il sentimento di pietà e devozione verso i propri cari defunti, così una volta dimostrato lo “sfacciato” disinteresse da parte degli altri aventi diritto, Lei stesso potrebbe subentrare loro nell’acquisto di arredi e suppellettili funebri. Le consiglio, allora, di prendere contatto con il locale ufficio della polizia mortuaria, nel Suo Comune, per verificare attentamente quest’ipotesi testé prospettata.

    • Buonasera,
      scrivo dalla Regione Lombardia.Desidererei avere un vostro parere circa il divieto del comune a tumulare mio padre nel loculo occupato dal 1966 da una zia di mio padre, la cui concessione scade nel 2021. I resti della zia verrebbero cremati e rimarrebbero nel loculo con la salma di mio padre.
      Mio padre è morto alla fine del mese scorso e siamo stati costretti a tumularlo in un loculo destinato dal comune perchè la risposta definitiva negativa ci è stata data solo la scorsa settimana con la motivazione che 1) estumulando anticipatamente la zia, il loculo cade nella libera disponibilità del comune. 2) I loculi vengono assegnati prima quelli ubicati in una determinata ala del cimitero, poi a completamento passano all’altra ala (dove poi si troverebbe il loculo della zia) Nel regolamento di Polizia Mortuaria è scritto: “l’assegnazione avviene per ordine progressivo delle sepolture disponibili, osservando come criterio di priorità la data di presentazione della domanda di concessione”. Infine nello stesso regolamento non trovo espressamente il divieto di mettere nello stesso loculo un feretro ed un urna cineraria.
      Nel rispetto della Legge, vorrei esaudire il desiderio di mio padre.
      Ringrazio anticipatamente per la risposta e porgo cordiali saluti
      Marco

      • X Marco,

        situazione complessa!
        Se l’estumulazione è volta al trasporto in altra sede è giusto dichiarare estinta la concessione per intrinseco esaurimento del suo fine precipuo (= dar sepoltura a quel determinato e particolare feretro) tuttavia se nell’atto di concessione non è specificato in quale forma il defunto debba esser ivi sepolto (solo come feretro o anche come trasformazioni intermedie e finali in cui un cadavere con il tempo naturalmente degrada, cioè resti mortali, ossa o ceneri?) il rapporto concessorio dovrebbe procedere sino alla sua naturale scadenza.
        Anzi, la politica cimiteriale che la Regione Lombardia tende pervicacemente a perseguire è proprio quella del ri-uso responsabile del patrimonio cimiteriale già esistente, poichè lo spazio funerario – notoriamente – non è dilatabile all’infinito, ameno di nuove e costosissime cementificazioni.
        La strategia del Suo Comune, invece, pare proprio orientata all’immobilizzo dei posti feretro, cristallizzando l’esistente, invece di permettere la riunificazione di più defunti in un unico loculo.
        L’art. 20 comma 3 del Reg. Reg. Lombardia 9 novembre 2004 n. 6 addirittura testualmente così recita:

        “Quando si estumula per far posto a un nuovo feretro, la residua durata del diritto d’uso del loculo è pari ad almeno vent’anni per i loculi stagni e dieci anni per quelli aerati, con eventuale prolungamento dell’originaria concessione in uso per il tempo occorrente.”

        Facile, allora? Mica tanto, perchè qui ci addentriamo nelle sfere di competenza, non sempre chiare e ben definite, tra regolamento regionale (tra l’altro in via di profonda riforma) e regolamento comunale di polizia mortuaria.
        Anche in Lombardia, in altri contesti geografici, ci sono Comuni che non hanno recepito il disposto di cui all’art. 20 comma 3 citato, è il solito vieto trito e ritrito problema della successione delle norme nel tempo a diversa velocità, e spesso in questo succedersi vorticoso manca un raccordo per renderle coerenti ed omogenee nella loro diretta applicazione e questo per una ragione piuttosto oscura (almeno per i non addetti ai lavori). Secondo alcuni giuristi, infatti, il Reg. Reg. Lombardia 9 novembre 2004 n. 6 invaderebbe, indebitamente un campo proprio ed esclusivo del regolamento municipale di polizia mortuaria il quale non trae tanto origine e legittimità dalla legge ordinaria (art. 7 D.Lgs n. 267/2000) ma da fonte di rango costituzionale (art. 117 comma 6 III periodo Cost, così come novellato dalla Legge di Revisione Costituzionale n. 3/2001.
        La titolarità e gestione del cimitero (art. 824 comma 2 Cod. Civile) ricadendo nell’ambito specifico e necessario del demanio comunale (artt. 337, 343 comma 3 e 394 Testo Unico Leggi Sanitarie (R.D. n. 1265/1934) sono prerogativa del Comune, esso esercita i suoi poteri di indirizzo, controllo, vigilanza e supervisione all’interno della normativa quadro statale (almeno così dovrebbe esser, poichè l’ordinamento civile è materia riservata alla potestà legislativa dello Stato Centrale, poi le Regioni – Lombardia in primis – hanno esondato dai propri compiti, ma mi taccio davanti a tale scempio perchè il nostro dissertare diverrebbe lungo e quasi ozioso nelle sue cavillose argomentazioni).
        Rimane il rimedio – ahimè giurisdizionale – bisogna, dunque, impugnare il diniego del Comune alla Sua istanza e la norma relativa del regolamento comunale da qui esso logicamente discende, il T.A.R. se accederà positivamente alla Sua tesi, accogliendo le Sue doglianze avrà a disposizione due soluzioni:

        1) in base al principio di derivazione romanistica del “Jura novit curia” (= Il Giudice conosce la Legge) il tribunale amministrativo disapplica la norma oggetto del contendere nel caso di specie, lasciandola comunque formalmente in vigore
        2) IL Giudice dichiara la norma illegittima erga omnes, espungendola definitivamente dal regolamento municipale del quo.

  5. Salve sono un piccolo operatore funebre del Molise, da quando è entrata in vigore la legge regionale n°1 del 24 gennaio 2018,relativamente all’Art. 21 in materia di Disciplina del trasporto delle salme “a cassa aperta”, negli ospedali e strutture sanitarie locali c’è poca chiarezza, per questo mi rivolgo a Voi poiché essendo obbiettivi potete aiutarmi a meglio capire.
    Gentilmente di seguito Vi porrei delle domande a riguardo:
    1) può il medico di turno della struttura rifiutarsi di rilasciare il nulla osta necessario allo spostamento prima delle 24 ore per una morte avvenuta per motivi naturali e NON per malattia infettiva-diffusiva, radioattiva, ecc. ?
    2)la composizione e vestizione della salma può essere eseguita nell’apposita sala dell’istituto? (di recente mi è stato detto che l’incassamento deve avvenire prima dello spostamento dal reparto dove è avvenuto il decesso)
    3) che tipo di “contenitore” è necessario per poter svolgere il trasporto durante il periodo di osservazione? “……..il corpo deve essere posto in condizioni tali che non ostacolino eventuali manifestazioni di vita” è possibile usare la normale cassa di zinco interna e legno esterna senza poggiarci il coperchio sopra, eventualmente coprendo il tutto con un lenzuolo impermeabile?
    GRAZIE anticipatamente per le Vs. risposte.
    Saluti Francesco

    • X Francesco,

      a) – l’innovativo istituto del trasporto salma a “cassa aperta” non è stato, in parte ancora metabolizzato ed a volte produce notevoli asimmetrie interpretative: spesso si procede caso per caso senza una linea guida univoca e generalizzata, ingenerando un vero e proprio percorso ad ostacoli. Allora: la Legge prevede un autorizzazione semplificata ma di natura tecnico-sanitaria, un medico infatti firma l’apposito modulo, dopo aver posto diagnosi di morte e constatato che:

      1) il trasporto può avvenire senza pregiudizio per la salute pubblica (siamo in presenza di infetti? Quali le cautele cui attenersi)
      2) la salma ha titolo di accoglimento presso una struttura ricevente (ad esempio: casa funeraria, servizio mortuario sanitario di diverso ospedale…. senza la pretesa di esser esaustivi)
      3) la salma è riposta in un contenitore sì impermeabile (almeno sul fondo, così da trattenere eventuali percolazioni di liquidi cadaverici) ma tale da non ostacolare, durante il periodo d’osservazione ancora in corso eventuali manifestazioni di vita (= l’aria deve circolare liberamente all’interno)
      4) la salma non è sotto procura = si esclude anche il solo sospetto di morte violenta o, peggio ancora dovuta a fatto criminoso.

      Mentre le condizioni di cui ai punti 1, 2 e 3 sono facilmente verificabili anche ad un primo esame, molti medici sono titubanti quanto al punto 4, specie se intervenuti solo al momento del decesso, senza aver seguito attentamente tutto il decorso della patologia che ha condotto al decesso. Spetta a qualunque sanitario segnalare alla Procura della Repubblica ipotesi di reato, ma questo compito (art. 74 comma 3 D.P.R. n. 396/2000) è precipuamente affidato dalla Legge al medico necroscopo.

      b)- non è elemento di diritto, (ogni nosocomio può avere un proprio protocollo operativo) ma per prevenire l’insorgere del rigor mortis (quando cioè le articolazioni sono ancora morbide e facilmente manipolabili) spesso si procede alla vestizione prima del trasporto a cassa aperta, per una ragione di mera opportunità. Certo se si dispone di una moderna casa funeraria dotata di funzionali tavoli anatomici converrà vestire la salma solo una volta giunti a destinaazione, questo perchè durante lo spostamento il corpo potrebbe scomporsi ed i vestiti imbrattarsi di eventuali liquidi post mortali fuoriusciti dagli orifizi del corpo esanime

      c) – l’imballo per la movimentazione a cassa aperta può esser indifferentemente una cassone per recupero/raccolta salma incidentata o lo stesso feretro (meglio se composto dalla doppia cassa, così la vasca di zinco (o altro dispositivo plastico ad effetto impermeabilizzante) posta sotto la schiena della salma potrà agevolmente potenziali fenomeni percolativi, attenzione, però: i coperchi possono solo esser apposti e non chiusi, in maniera da lasciar filtrare ancora l’aria.

      • GRAZIE per la risposta.
        Gentilmente volevo ancora chiederLe, visto che ho dimenticato di farlo nel precedente messaggio, ma secondo Lei, in riferimento alla sopracitata legge, può una chiesa, previo consenso del parroco, fungere da struttura ricevente?
        Saluti Francesco

        • X Francesco,

          1) grazie da parte mia e di tutta la redazione del blog per la preziosa imbeccata sulla Legge Regionale Molisana (il testo non era ancora in archivio!)
          L’annoso problema dell’esposizione dei defunti “a cassa aperta” in chiesa o altro luogo di culto, specie nelle Regioni del Meridione d’Italia, dove più forte è questa tradizione è sempre attuale.
          Da tempo inveterato, infatti, è costume vegliare i propri morti, durante il periodo d’osservazione, in edificio sacro, quasi fosse una casa funeraria ante litteram, di tipo confessionale (dopo tutto nel nostro Bel Paese paradossalmente sono cattolici anche gli atei dichiarati, per la fortissima e radicata influenza bi-millenaria che il Cristianesimo, soprattutto nella difficile esperienza del lutto, esercita ancora sulla nostra società.
          La Regione Puglia ad esempio, si è orientata su un parere negativo in forza di questo ragionamento, non privo di qualche valida motivazione logica: le salme a cassa aperta debbono sostare in idoneo luogo assimilabile ad un deposito d’osservazione/servizio mortuario sanitario/obitorio/casa funeraria avente le caratteristiche tecniche minime di cui al D.P.R. 14 gennaio 1997. Occorre, pertanto che qualunque altra struttura ricevente, per imprescindibili questioni igienico- sanitarie e di sicurezza risponda positivamente a questi requisiti.
          IN realtà, in Puglia stanno sorgendo (e qui smetto gli asettici panni di umile necroforo, per dichiararmi apertamente Cattolico credente) diverse funeral homes e quindi c’è anche una ragione di origine squisitamente politica: dirottare i morti verso le case funerarie di nuova concezione e costruzione, “scippando” alla Chiesa questa sua secolare funzione, nella ritualità funeraria nel Comuni, magari di piccole dimensioni, del Sud.
          So di essere maligno, in queste mie scarne considerazioni, ma in merito al quesito posto sarei più possibilista, in base a questi passaggi tecnico-strumentali:

          1) la Chiesa deve esser individuata nel Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria come possibile e legittimata destinazione del trasporto a cassa aperta. (A dire il vero la Legge Regionale non ne fa menzione, ma neppure la vieta apertamente…quindi….ognuno tragga le proprie conclusioni). Altrimenti bisognerebbe procedere sempre caso per caso con unaa specifica autorizzazione comunale.
          2) è, però, necessario un preventivo sopralluogo della locale A.USL per una verifica sulla salubrità dell’edificio (lo spazio sacro può temporaneamente esser adibito all’osservazione dei defunti, ci sono o sussistono criticità di ordine igienico-sanitario?) Basterebbe un’autorizzazione una tantum, magari da rinnovare ad hoc dopo un certo lasso di tempo.

          Si ravvisa un certo margine di discrezionalità, anche nell’azione dell’impresario funebre: egli deve saper leggere la situazione (compreso lo stato in cui versa la salma: essa presenta precoci fenomeni percolativi o di incipiente putrefazione incompatibili con l’esposizione del defunto a cassa aperta) e saper proporre ai dolenti la soluzione migliore, sotto tutti i profili.
          Si valuti attentamente l’opzione alternativa della “funeral home”!

  6. Buongiorno, scrivo dalla Regione Lazio. Abbiamo a che fare con un’insolita richiesta e volevo avere un vostro parere in merito. Come scritto in precedenti post, nel nostro Cimitero comunale non sono più disponibili sepolture a sistema di tumulazione. Ultimamente, però, a seguito di trasferimento di salme in altri cimiteri e cremazioni di salme già tumulate, siamo riusciti ad assegnare alcuni loculi. Forse perché venuti a conoscenza di questi episodi, del tutto casuali e non programmabili, alcuni parenti di un defunto hanno avanzato richiesta di accogliere la salma della persona a loro cara in camera mortuaria sino a quando non si sarebbe liberato un loculo che ne avrebbe consentito la tumulazione. La salma rischerebbe, se noi accettassimo, di rimanere sine die in camera mortuaria e si potrebbe verificare anche l’ipotesi, parecchio remota in realtà ma non inverosimile, che ci possa rimanere per sempre o almeno sinché non scadrà una concessione e non verrà rinnovata. Per onestà di cronaca devo dire che è già stato progettato ed è partito l’iter per la realizzazione di un nuovo reparto da adibire a sepolture a sistema di tumulazione, quindi relativamente in tempi brevi, la salma dovrebbe trovare degna sepoltura. Vorrei chieder vi prima di tutto se è lecito avanzare una richiesta del genere. Poi se sia consentito accogliere una salma in camera mortuaria, senza una destinazione definitiva e ricevere da voi dei consigli sulla questione. Grazie.

    • X Daniele,

      1) l’uso della camera mortuaria di cui all’art. 64 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 può esser soggetto ad opportuna tariffazione, con declaratoria adottata con atto di Giunta Municipale quando non dettato da ragione tecniche o istituzionali.
      2) La funzione edittale della camera mortuaria è accogliere temporaneamente i contenitori mortuari in transito o in attesa di definitiva sepoltura, non è ammesso il deposito sine die di feretri anche perché così si sottrarrebbe spazio necessario alla normale attività cimiteriale.
      3) ex art. 50 D.P.R. n. 285/1990 i defunti (o loro trasformazioni di stato) per esser accolti in cimitero debbono avere già stabile e sicura destinazione, per le sepolture private (= le tumulazioni) trova applicazione l’art. 102 D.P.R. n. 285/1990 il quale prescrive l’obbligo di un’istruttoria teleologicamente orientata alla preliminare verifica del titolo di sepoltura.
      4) IL Comune non ha mai l’obbligo di garantire posti a sistema di tumulazione, quando agisce così è solo in termini di pura facoltà, deve invece sempre disporre di campo di terra ad inumazione di idoneo dimensionamento (in quanto è l’inumazione il trattamento d’ufficio per i cadaveri umani).

      Anche se, nel corso dell’ultimo secolo è cambiata la percezione sociale sullo status symbol della tumulazione con pressanti richieste in questo senso da parte della cittadinanza (quasi che da semplice possibilità tollerata dalla Legge la tumulazione fosse divenuta un diritto assoluto) l’eventuale saturazione del cimitero (con gravi problemi di ordine pubblico) è da riferirsi unicamente alla carenza di fosse in campo comune.

      L’ipotesi da Lei affacciata, non è pertanto percorribile.

  7. rinnovo tomba di n. 8 posti di cui 6 rinnovati da mia madre e 2 da mia cugina dove sono sepolti i suoi genitori.Nella tomba sono sepolti anche i nonni paterni di mia cugina, ora ho necessità di liberare due posti essendo i nonni paterni di mia cugina tumulati con il permesso di mio nonno avrei intenzione di far estumulare loro ma essendo in conflitto con mia cugina e lei non vuole come posso fare? Può mia madre avendo rinnovato lei 6 posti di cui anche i posti dei nonni paterni di mia cugina ?Spero mi possa rispondere dato che ho chiesto al Comune ma loro non possono fare niente se mia cugina non vuole.
    Cordiali saluti. Aresi Gabriella

    • X Gabriella,

      il rinnovo della concessione non è un semplice prolungamento della durata, bensì la costituzione di un rapporto giuridico del tutto nuovo avente, però, come oggetto, lo stesso sepolcro, senza soluzione di continuità. In questa sede, cioè all’atto della stipula della nuova concessione, le parti contraenti possono pattuire diverse clausole ed obbligazioni sinallagmatiche, rispetto al primo contratto, come ad esempio estendere il diritto di sepolcro a nuovi beneficiari, dilatando così la riserva delle persone portatrici, in vita dello jus sepulchri, diritto da esercitarsi in proiezione dell’oscuro post mortem. A quanto pare siamo dinanzi ad un co-titolarità della concessione tra Sua madre e Sua cugina, dalla quale origina una comunione indistinta e solidale caratterizzata dalla mancanza della quota come titolo per parteciparvi.
      Se, attorno all’istanza di estumulazione, volta a liberare due posti feretro, non si forma il consenso unanime di tutti i pari grado legittimati a pronunciarsi, il Comune deve rilevare l’improcedibilità/inammissibilità della richiesta per mancanza di un presupposto fondamentale: la volontà a Sua cugina, nella fattispecie in esame Purtroppo per Lei l’ufficio comunale della polizia mortuaria ha ragione.

  8. Salve, siamo una concessionaria di un cimitero, nell’ambito di un project financing, che prevede l’ampliamento del cimitero esistente e la gestione.
    All’interno del progetto di ampliamento sono presenti diverse tipologie di sepolture, nel dettaglio , cappelle gentilizie a 10 posti, edicole a 2 posti, 4 posti, 6 posti, 8 posti, sarcofagi ipogei a 4 posti, e colombari.
    Il quesito è duplice, il primo riguarda la possibilità di assimilare le edicole a 2/4/6/8 posti a tombe di famiglia, in sostanza equipararle a cappelle gentilizie, il secondo riguarda la correttezza sull’ interpretazione del regolamento di polizia cimiteriale che di seguito riporto, permettendoci di poter cedere in concessione le edicole e le cappelle a persone non native nel comune, non residenti nel comune, morte fuori di esso, secondo quanto riportato all’art.8 comma e) del regolamento.
    Nel nostro ragionamento se le edicole sono assimilabili a tombe di famiglia rientriamo nella fatti specie del comma e, e se confermato quanto pensiamo ossia la possibilità di cedere le concessioni a persone non residenti nel comune.
    Estratto del regolamento di polizia mortuaria
    “Articolo 8 – Accoglimento nel cimitero

    1. Nel cimitero comunale vengono accolti:

    a) I cadaveri delle persone morte nel territorio del Comune, qualunque ne fosse in vita la residenza;
    b) I cadaveri delle persone morte fuori del Comune, nate in esso o aventi in esso, in vita l’ultima residenza, ovvero già residenti nel Comune di S. Filippo del Mela per almeno metà della vita e che abbiano poi assunto residenza fuori dal Comune, unitamente al coniuge, genitori, figli, fratelli, sorelle e relativi coniugi;
    c) i nati morti ed i prodotti del concepimento previsti dalla norma;
    d) i resti mortali, ossa umane e ceneri delle persone sopra elencate;
    e) i cadaveri delle persone non residenti nel comune e morte fuori di esso, ma proprietari o aventi diritto al seppellimento in cappelle gentilizie o aventi diritto al seppellimento in una tomba di famiglia e di collettività”

    Ringraziando anticipatamente, porgiamo cordiali saluti

    • X FABIO,

      in estrema sintesi, più che di fare concessione vera e propria (ma molto dipende dal contratto stipulato con il comune) il gestore cede semplicemente il diritto d’uso sulle sepolture private.
      Tutte le tumulazioni, quale ne sia la tipologia (per capienza, criteri costruttivi o durata del rapporto) rientrano nella sfera delle sepolture private nei cimiteri di cui al Capo XVIII D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, recante l’approvazione del regolamento statale di polizia mortuaria.
      Ogni sepoltura privata, per esser costituita deve esser preceduta dalla rogazione di un regolare atto concessorio (formula aulica, ma sempre molto efficace) nella quale le parti contraenti (in questo caso il gestore sulla base del reg. com. di polizia mortuaria che è fonte sovraordinata e legittimante ed il privato cittadino) stipulano una convenzione-contratto in cui fissano le rispettive obbligazioni sinallagmatiche, solo in questa sede è stabilita la c.d. lex sepulchri, ossia il disciplinare che governerà il sepolcro, ad esempio “scolpendo” apertis et claris verbis la riserva ex art. 93 comma 1 I periodo D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, vale adire il novero, la rosa delle persone portatrici, quando ancora in vita dello jus sepulchri, diritto da esercitarsi, come noto in proiezione dell’oscuro post mortem , quando a rigor di logica cesserebbe la capacità giuridica. Salva diversa volontà del concessionario primo, o fondatore del sacello, da formalizzarsi nell’atto concessorio, il sepolcro così sorto è da ritenersi presuntivamente sibi familiaeque suae, ossia di tipo famigliare e quindi gentilizio. Pertanto le spoglie mortali accederanno alla tumulazione per diritto di consanguineità o vincolo coniugale con il concessionario primo, titolare a sua volta dello jus sepulrchi primario (jus sepeliri e jus inferendi mortuum in sepulchrum, cioè in altri termini potere di dare o ricever sepoltura in quella particolare e data tomba oggetto di cessione del diritto d’uso sulla stessa.
      L’art. 8 del Vostro reg. di Polizia Mortuaria, seppur con qualche pregevole ampliamento, ricalca quaasi pedissequamente l’art. 50 D.P.R. n. 285/1990 e non potrebbe esser altrimenti poiché gli jura sepulchri sono diritti della personalità, quindi assoluti ed imprescrittibili, sono soggetti alla sola Legge Statale
      Si ricorda come il titolo di accettazione in sepolcro privato da dimostrarsi sempre ex art. 102 D.P.R. n. 285/1990, si basi fondamentalmente sulla lex sepulchri vista prima e sulla conseguente definizione di famiglia elaborata nel reg. comm. di polizia mortuaria.

      Questo è anche l’orientamento costante della Suprema Corte di Cassazione, in merito a liti e controversie sull’usus sepulchri.
      L’art.

  9. L’installazione di scale ad uso cimiteriale per il raggiungimento in altezza dei loculi, degli ossari e/o cellette per urne sono disciplinate da quale normativa?
    Quale è la normativa che disciplina la manutenzione delle stesse in Regione Lombardia?

    • La legislazione nazionale vigente che disciplina la costruzione e l’uso delle scale portatili sui luoghi di lavoro è il decreto legislativo 81/08 e s.m.i. mediante l’art. 113. Il decreto in questione, a meno che non si applichi l’allegato XX, non richiede che il fabbricante si avvalga di un laboratorio ufficiale di certificazione per la dichiarazione di conformità al decreto stesso. Il fabbricante, oltre ad essere obbligato al rispetto di detto decreto, si assume ogni responsabilità derivante dalla eventuale mancata applicazione dello stesso.
      Il sopra citato articolo 113, dispone che le scale portatili devono essere costruite con materiale adatto alle condizioni di impiego, devono essere sufficientemente resistenti nell’insieme e nei singoli elementi, devono avere dimensioni appropriate al loro uso e devono assicurale la propria stabilità.
      E’ compito del fabbricante dimostrare con calcoli e/o prove, con riferimento, per esempio, ad una appropriata specifica tecnica, anche da lui prodotta, di aver ottemperato ai disposti legislativi.
      Per quanto concerne le norme tecniche di prodotto sulle scale, esistono le norme europee UNI EN 131 che non sono obbligatorie.
      Il d.lgs. 81/08 prevede, all’art. 113, comma 10, deroga alle disposizioni di carattere costruttivo di cui ai commi 3, 8 e 9 per le scale portatili conformi all’allegato XX.

      Pertanto per garantire la conformità al d.lgs. n.81/2008 con l’applicazione della deroga alle disposizioni di carattere costruttivo relative ai commi 3, 8 e 9, prevista dall’allegato XX, è necessario non solo il rispetto delle norme UNI EN 131 parte 1a e parte 2a (punto a) e la certificazione di un laboratorio ufficiale (punto b), ma anche il rispetto di tutto il punto c

  10. Per l’inumazione di salme con malattia infettiva si deve osservare lo stesso turno di rotazione (dieci anni) oppure è prevista una durata diversa?
    L’esumazione di dette salme deve seguire particolari prescrizioni?
    Grazie
    Luigi Maresca – Regione Campania

    • X Luigi,

      Laddove, per questi aspetti, viga ancora interamente il D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, un limite temporale (almeno due anni e dietro l’attenta supervisione dell’A.USL), in caso di disseppellimento di infetti, si rinviene solo per le esumazioni straordinarie (art. 84 comma 1 lett. B).
      Ricordo che il turno di rotazione ordinario in campo di terra è di anni 10 abbreviabili sino ad un minimo di anni 5, non derogabile…almeno in regime di D.P.R. n. 285/1990.
      Dopo un lasso di tempo di anni 10 dovrebbero, a rigor di logica, rinvenirsi solo ossa (ma non sempre è così, infatti, il fenomeno degli inconsunti è sempre più evidente), prive quindi di agenti patogeni pericolosi per l’uomo.
      Il problema vero è che in Regione Campania dove in forza della Legge Regionale sono i Comuni a stabilire la durata del turno di rotazione in campo di terra in modo autonomo, spesso, allora, per cronica mancanza di spazio si procede ad esumazioni ordinarie anche solo dopo pochi anni dall’interro del feretro pure per le indubbie capacità mineralizzanti dei terreni particolarmente porosi di antica origine vulcanica.
      IN quest’ultima evenienza (esumazione di infetto dopo un breve tempo d’inumazione, con l’effettivo rischio di rinvenire una salma non scheletrizzata che presenti potenziali percolazioni cadaveriche dovute alle parti molli dei tessuti organici ancora presenti) si consiglia di allertare il competente servizio dell’A.USL il quale potrà impartire precise istruzioni in merito.
      Si ricorda infine che le operazioni cimiteriali nel dettaglio, sentita la locale A.USL per i profili igienico sanitari di sua spettanza, sono regolate con ordinanza del sindaco, con questo strumento l’amministrazione di concerto con l’autorità sanitaria potrà sviluppare ed elaborare un preciso protocollo operativo, cui i necrofori dovranno scrupolosamente attenersi a tutela della loro stessa salute e della pubblica incolumità.

  11. Buon giorno, il mio quesito è sulla cremazione e dispersione delle ceneri. Siamo residenti in Lombardia, cittadini italiana e USA.
    Mio marito, cittadino USA, vorrebbe essere cremato in Italia e disperdere le ceneri negli USA.
    È possibile ottemperare a entrambe le richieste? Se sì, quali i passaggi burocratici?
    1. Per cremazione è necessaria sua volontà scritta e depositata da notaio italiano?
    2. Per dispersione ceneri in USA è altrettanto necessaria sua dichiarazione notarizzata in Italia?
    3. Onoranze funebri possono emettere documento di trasporto, con cui ottenere autorizzazione al rientro negli USA?

    Grazie per questo servizio
    State bene, Anna

    • X Anna,

      in estrema sintesi:

      per la cremazione di cittadino straniero art. 24 della Legge di riforma del diritto internazionale privato, trattandosi di un diritto della personalità le autorità diplomatiche USA (ma non dovrebbero esserci problemi di sorta) debbono emettere una dichiarazione/nulla osta/ in cui si attesti che per il loro Ordinamento di Polizia Mortuaria è ammessa l’incinerazione dei cadaveri appartenuti ai loro concittadini, poi si procede, per le pratiche amministrative, secondo il dettato della Legge statale italiana 30 marzo 2001 n. 130.

      2) per le forme in cui manifestare la volontà cremazionista si veda l’art. 3 Legge n. 130/2001 pienamente operativa ed applicabile in Regione Lombardia (è sufficiente, in mancanza di disposizione testamentaria, una dichiarazione di volontà, resa nella modalità del processo verbale avanti l’ufficiale di stato civile del comune di decesso o residenza ultima del de cuius.

      3) La dispersione in terra statunitense è regolata dalla speciale normativa di settore di quel determinato Stato Sovrano, l’Italia non ha competenza in merito per l’inapplicabilità del proprio diritto interno in una diversa nazione.

      4) IL decreto di trasporto internazionale una volta ottenuto il nulla osta all’introduzione delle ceneri – atto prodromico e necessario al perfezionamento del titolo di viaggio – a è redatto e rilasciato non dalle onoranze funebri (?) ma dal Comune di decesso che istruisce tutti i passaggi amministrativi per il post mortem nella persona del dirigente art. 107 comma 3 lett. f) D.Lgs n. 267/2000 o di chi ne assolva le funzioni nei Comuni privi di figure dirigenziali.

  12. Buongiorno,
    ho un defunto (mio nonno) tumulato in loculo perpetuo al Cimitero di Guidonia Montecelio, la tumulazione è avvenuta nel 1968, io vorrei estumulare mio nonno per ridurlo e far posto al feretro del coniuge appena deceduto, perdo la perpetuità se tutta l’operazione si svolge nell’arco della stessa giornata e i Resti mortali vengono ritumulati nel medesimo loculo?

    • X Edith,

      Si seguono le condizioni previste dal Regolamento di Polizia Mortuaria (quello vigente alla stipula dell’atto di concessione o quello attuale se contiene una disposizione di validità “ora per allora” cioè con riflessi sui rapporti pregressi già perfezionati e posti in essere) e dalla concessione firmata in cui di solito le parti contraenti fissano le rispettive obbligazioni sinallagmatiche

      Se questi due atti entrambi a valore normativo (di cui uno para-contrattuale e l’altro funzionalmente sovraordinato quale fonte del diritto generale ed astratta non contengono clausole più restrittive o vessatorie ) l’operazione può esser autorizzata ed effettuata.

      Se, invece,, il sepolcro è stato fondato per la sepoltura di specifiche persone individuate nell’atto concessorio, nessun altro può esservi sepolto, anzi l’eventuale traslazione dei resti mortali del nonno provocherebbe la fisiologica estinzione del rapporto concessorio per il naturale esaurirsi del fine per cui era stato costituito.

      E’importante che le spoglie del nonno, pertanto, permangano nello stesso sepolcro, ma se non è diversamente specificato non solo come feretro, ma anche come trasformazioni di stato intermedie o definitive in cui un cadavere, nel tempo, degrada (esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, ossa o ceneri), allo scopo di liberare spazio per una nuova immissione di contenitori mortuari…principalmente bare!

      Si rammenta che lo jus sepulchri si esercita legittimamente jure sanguinis o jure coniugii cioè per vincolo coniugale o legami di parentela sino al raggiungimento della saturazione della tomba stessa (se non c’è più posto esso da aspettativa quale è, seppur proiettata nell’oscuro post mortem spira ex se e non può più esser fatto valere anche da soggetti che potenzialmente, quando in vita, ne siano portatori.)

  13. defunta x, senza genitori coniuge o figli viventi, 1 fratello e 1 fratellastro viventi.
    Chi manifesta la volontà alla cremazione? Entrambi o solo il fratello?

    • La parentela è il rapporto giuridico che intercorre fra persone che discendono da uno stesso stipite e
      quindi legate da un vincolo di consanguineità. Sono parenti in linea retta le persone che discendono
      l’una dall’altra (genitore-figlio), sono parenti in linea collaterale coloro che, pur avendo uno stipite
      comune (ad esempio il padre o il nonno), non discendono l’una dall’altra (fratelli o cugini).

      Dunque, secondo la Legge (art. 79 D.P.R. n. 10 settembre 1990 n. 285 o art. 3 Legge 30 marzo 2001 n. 130 ) la quale enuncia ed enuclea il cosiddetto criterio di poziorità (laddove concorrono potere di scelta e preminenza nella decisione) è il solo fratello il congiunto più prossimo legittimato a dichiarare la volontà di cremazione.

  14. pongo un quesito alla spettabile redazione l’amministrazione comunale dove lavoro ha predisposto l’erogazione di alcuni servizi cimiteriale quali tumulazioni estumulazioni traslazioni ed altro quantificando l’onere da chiedere ai cittadini, il dubbio che ho ma dette attività che devono essere pagata dagli utenti sono soggette al pagamento dell’iva? il comune deve rilasciare fattura?

    • X Duilio,

      il corpus normativo di riferimento è il D.p.r. n. 633/1972.

      I servizi cimiteriali (tutte prestazioni ordinariamente a titolo oneroso ex art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26) devono ritenersi esclusi dal tributo I.V.A. unicamente se resi dai Comuni nella loro veste di pubblica autorità, come, peraltro, chiarito con la circolare n. 8 del 1993 dell’Agenzia delle Entrate.

  15. Gentili signori mi rivolgo a voi per venire a capo di una insolita vicenda. Mio padre deceduto, classe 1930, proveniente dal comune di Montecompatri RM aveva due fratelli deceduti da piccoli.
    Avendo ritrovato anni fa alcune loro foto ho voluto anche trovare le loro tombe. Tutte le persone di una certa età che potevano avere informazioni sono decedute e ne il comune ne la parrocchia ha traccia di dove siano sepolte le salme. Essendo venuto a conoscenza del vostro sito mi rivolgo a voi per sapere come rintracciare le salme dei miei zii. Non é il comune responsabile delle salme dei suoi cittadini sepolti nel cimitero comunale?
    Saluti

    • X Casimiro,

      a far data dal R.D. n. 2322/1865 l’autorità amministrativa comunale deve diligentemente tener traccia delle sepolture effettuate negli appositi libri cimiteriali.
      Ora visti i fatti piuttosto risalenti nel tempo è molto probabile che questi registri cimiteriali (di pubblica consultazione ex art. 10 D.Lgs n. 267/2000, dopo 40 anni di presenza negli schedari comunali siano stati riversati, secondo il dettato della legge archivistica, nel locale archivio di stato. Lì deve partire e muovere per le Sue ricerche.

      • Buona sera, ieri mi sono recato nel cimitero di Vernazza (una delle cinque terre liguri) per porgere un saluto a mio zio mancato 20 anni fa’ e sepolto a terra come suo volere. Purtroppo non l’ho trovato al suo posto! Stamene ho chiamato in Comune per avere spiegazioni, e mi è stato risposto che dopo 10 anni la salma PUÒ essere esumata e che nel caso di mio zio, lo hanno portato in altro cimitero in altra regione delle “sorelle di preghiere” che lo avevano assistito negli ultimi anni. Ora mi chiedo, e vi chiedo, PUÒ un Comune accettare la richiesta di esumazione e trasferimento di una salma da parte di chi.non ne ha diritto? Sono viventi ben tre nipoti: non avrebbero dovuto interpellarci? Come possiamo muoverci nei confronti del comune? Grazie in anticipo per la gentile risposta. Gabriele

        • X Gabriele,

          a proposito del caso da Lei sollevato…Il T.A.R. per la regione Piemonte, Sez. 1^, con sent, n. 470 del 23 aprile 2018, è stato chiamato a pronunciarsi su una domanda di risarcimento per danni materiali, in conseguenza di esumazione ordinaria effettuata, decorso il termine ordinario di rotazione in campo comune di terra, senza che vi sia stata una comunicazione ad personam al figlio della persona defunta.
          In precedenza, la persona interessata si era rivolta all’A.G.O., che ha eccepito il proprio difetto di giurisdizione.

          La sentenza de quo ha respinto il ricorso considerando come, trattandosi di sepoltura in campo ad inumazione comune, il D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 e s.m.i. non preveda alcuna comunicazione individuale, e una diversa procedura non è contemplata nel regolamento di polizia mortuaria comunale o nella ordinanza che regola esumazioni ed estumulazioni.
          La previsione statale si applica, infatti, quando la Regione o il Comune non si dotano di regole diverse.
          Nel caso di specie, dunque, il Comune, provvedendo a pubblicare gli avvisi di scadenza delle sepolture nei campi ad inumazione comune, si è comportato legittimamente in quanto ha assicurato una forma di comunicazione ai soggetti interessati, senza che fossero necessarie ricerche o altre attività.

          Ne deriva l’affermazione del principio secondo il quale per le esumazioni ordinarie la procedura di avviso degli interessati non prevede una forma di comunicazione individuale, essendo sufficiente effettuare la pubblicazione preventiva, ovviamente con congruo anticipo, di apposito avviso da pubblicare all’albo pretorio comunale e all’interno dei cimiteri dove si svolgeranno le operazioni; e sempre che la regolamentazione a livello decentrato non disponga una procedura differente.

          Il Regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 presenta una sottile ambiguità quando considera “chi abbia interesse” ad uan sistemazione delle ossa rinvenute all’atto dell’esumazione ordinaria differente dallo sversamento in ossario comune. Interessati, in primo luogo sono senza dubbio i congiunti del defunto, specie se in caso di conflitto con altri soggetti, ma una legittimazione pare sorgere anche in capo a chi abbia un interesse di natura squisitamente morale ed affettiva verso i resti del de cuius a prescindere dal grado di parentela, proprio a tutela del sentimento di pìetas.
          La raccolta delle ossa in apposita cassetta ossario e la loro traslazione in diverso cimitero comportano pur sempre un atto di disposizione a titolo oneroso per il richiedente, mentre la dispersione delle ossa in forma promiscua, anonima, massiva ed indistinta nell’ossario comune, proprio perchè configura disinteresse (mancanza di congiunti o animus di quest’ultimi a non voler provvedere) è e resta servizio necroscopico/cimiteriale gratuito per l’utenza e quandi a carico dell’erario comunale. E’brutto a dirsi, ma chi paga ha (quasi sempre) ragione, soprattutto se si presenta per primo ai preposti uffici cimiteriali, i quali non sono obbligati più di tanto a lunghe e laaboriose ricerche anagrafiche per risalire agli aventi titolo jure sanguinis.

  16. buongiorno
    una nota impresa di pompe funebri di Milano, per un funerale normale con inumazione in loculo, mi ha chiesto circa 10.000 euro approfittando del momento.
    ho sottoscritto un preventivo ma ora mi rendo conto che tale preventivo è eccessivo, posso agire in qualche modo a mia tutela?

  17. buongiorno, scriviamo dalla regione Lazio e avremmo due domande sul diritto a essere tumulati in tombe di famiglia e Cappelle Gentilizie. Premettiamo che sono due casi realmente verificatisi presso i nostri uffici e per dare risposta esaustiva abbiamo ritenuto opportuno richiedere anche il vostro parere. il primo riguarda una tomba di famiglia la cui concessionaria originaria è deceduta. Ora tra i figli della concessionaria e il marito i rapporti si sono per così dire raffreddati ( credo gli eredi siano figli solamente della concessionaria, nati in un matrimonio precedente a quello che legava i coniugi contendenti ). Morta la concessionaria, comunque, il marito si è risposato nuovamente. I rapporti tra le parti, per questo motivo o per altri che onestamente ignoriamo, si sono totalmente estinti. Ora mentre l’ex maritio/vedovo della concessionaria vorrebbe utilizzare la sepoltura per sé e per i suoi nuovi parenti, i figli della concessionaria vorrebbero escluderlo dall’utilizzo della sepoltura. Il dubbio che sorge, soprattutto per non dare un’interpretazione non corretta, è se il vedovo una volta risposato mantenga nei confronti dell’ex moglie gli stessi diritti relativamente alla sepoltura nella tomba di famiglia. Per quanto riguarda i nuovi parenti, nuova moglie, nuovi figli che formalmente non presentano vincoli di parentela e, secondo il nostro giudizio, non sarebbero neanche da considerare affini alla concessionaria, crediamo non ci siano dubbi sul fatto che non possano avanzare diritti. Volevamo chiedervi di illustrarci nel dettaglio le pratiche che riteniate essere corrette. Il secondo caso riguarda sempre una Cappella Gentilizia. In questo caso è il convivente della concessionaria che richiede di poter usufruire delle sepolture disponibili per tumulare i propri genitori e i propri figli avuti in un differente matrimonio. Il Regolamento del nostro comune prevede che i conviventi iscritti regolarmente al registro anagrafico delle coppie di fatto possano essere considerati per quanto riguarda il diritto alla sepoltura in tombe di famiglia alla stregua di coniugi. Anche in questo caso, però, sorge il dubbio, lieve in verità, che per i parenti del convivente non concessionario possano essere fatti valere gli stessi diritti dei parenti di un coniuge. Magari le nostre considerazioni potrebbero risultare errate e, proprio per questo, vi chiediamo un parere. Grazie per la risposta, che siamo certi sarà esaustiva.

    • X Daniele,

      ho brutte e perniciose notizie: generalmente tali contenziosi e conflitti potenziali sullo jus sepulchri finiscono avanti il Giudice, in sede civile.

      Citerò, pertanto (senza espormi troppo) alcuni esempi giurisprudenziali cui attingere.

      Lo status familiae, presente o preterito, derivante da coniugio o parentela (Artt. Da 74 a 77 Cod. Civile) ovvero, secondo alcuni giuristi, anche affinità, rappresenta il titolo “cardine” e portante per l’effettivo esercizio dello jus sepulchri quando la tomba sorga, ab origine, come privata e gentilizia (ex multis, cfr. 340 comma 2 R.D. n. 1265/1934).

      Il diritto alla tumulazione nella tomba della famiglia del coniuge non verrebbe meno neppure per effetto del passaggio a nuove nozze dopo la vedovanza, poiché l’ulteriore matrimonio non estingue il vincolo di affinità con la famiglia stessa (sempreché la lex sepulchri scolpita nell’atto concessorio o nel suo silenzio il regolamento municipale estendano anche agli affini gli jura sepulchri).

      Anche i discendenti di una figlia nubile del fondatore di un sepolcro familiare sono stati considerati titolari iure sanguinis del diritto ad essere seppelliti in esso (Così, si pronunzia Trib. Roma 27 maggio 1980, in F. it., 1980, I, c. 2022.). n tal senso, cfr. Cass. 18 aprile 1955, n. 1069, cit. (che riprende Cass. 6 agosto 925, in Rep. F. it., 1925, voce Sepoltura e sepolcro, n. 4 e 5, secondo ui non gli eredi, ma familiari iure sanguinis hanno nel sepolcro familiare il diritto di sgombrare l’edificio dalle alme di estranei), con nota critica di Salis, Sepolcro familiare e tutela del relativo diritto, secondo cui, aderendo a tale indirizzo, nel caso di sepolcro familiare, alla vedova del fondatore, he passi a nuove nozze, si dovrebbe riconoscere il diritto di far tumulare i figli di secondo letto, senza che i fratelli o gli altri collaterali del fondatore possano opporvisi. Per Carresi, voce Sepolcro (diritto vigente), cit., p. 36, nt. 2, invece, la moglie del fondatore, passando a nuove nozze (per lo meno quando dal primo matrimonio non siano nati figli), cessa di far parte della comunione di sepolcro (costituita dal coniuge defunto), per cui o in questa comunione entrano a far parte i collaterali o il sepolcro si tramuta da gentilizio in ereditario, con le relative conseguenze.

      Opinione personalissima e molto salomonica (e per questa ragione… opinabilissima!)

      Il vedovo potrebbe anche mantenere lo jus sepulchi: il problema di fondo rimane la titolarità della concessione, la quale se non erro resta in capo ai figli della concessionaria prima, ora deceduta. Se quest’ultimo maturasse il diritto di inferre mortum in sepulchrum per i suoi parenti, soggetti estranei all’originario nucleo famigliare avremmo una trasformazione di un sepolcro dapprima gentilizio in ereditario, e secondo l’orientamento costante della Cassazione (tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000). il sepolcro famigliare evolve in ereditario (con la trasmissione dello jus sepulchri non più jure coniugii, o jure sanguinis, bensì jure haereditatis) solo quando si sia estinto completamente il ramo famigliare (= mancanza totale di discendenti) del concessionario primitivo, non essendo, così più possibile qualsivoglia forma di subentro (quando e se ammesso dal regolamento comunale di polizia mortuaria).

      IL secondo quesito pare più facilmente aggredibile, se impostiamo tutto il nostro disquisire sull’istituto delle benemerenze di cui all’art. 93 comma 2 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285. Si rammenta infatti che a pena di turbativa di sepolcro contro cui si può agire in giudizio con le azioni di negazione o manutenzione previste dal Cod. Civile, nel sepolcro gentilizio è vietato tumulare i feretri di persone avulse dalla famiglia del concessionario. Le benemerenze rappresentano una sorta di deroga eccezionale a questo principio di ordine generale e vanno prima dimostrate e poi concesse volta per volta e caso per caso, comportando la formazione ed il conseguente rilascio di almeno due autorizzazioni:

      La prima è quella del concessionario, il quale deve provare secondo i parametri (a maglie più o meno larghe) dettati dal regolamento municipale lo status di convivenza o benemerenza (la quale si traduce nella sussistenza di rapporti morali di vicinanza, profonda amicizia, gratitudine…) la seconda, più difficile da ottenere riguarda la posizione di tutti i portatori jure sanguinis o jure coniugii dello jus sepeliri, inteso come diritto ad esser tumulati, l’applicazione dell’art. 93 comma 2 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 comporterebbe inevitabilmente una compressione del loro jus sepulchri, poichè come ci rammenta l’art. 93 comma 1 II periodo dello stesso D.P.R. n. 285/1990 il diritto di sepolcro, se ed in quanto legittimo, si esercita sino alla saturazione della capacità fisica e recettiva del sacello: materialmente esso spira ex se se non c’è più spazio, che non è certo dilatabile all’infinito, per nuove immissioni di feretri. La terza, quella finale e conclusiva in cui assorbire le due precedenti (sotto il profilo procedimentale e logico) è la classica autorizzazione comunale ex art. 102 D.P.R. n. 285/1990 in cui ponderati i titoli di sepoltura, dopo breve istruttoria, invero, alle volte nemmeno troppo strutturata, l’ufficio di polizia mortuaria accorda il nulla osta alla tumulazione.

      Per questi motivi, in coscienza, non ritengo estensibile di default il diritto di sepolcro in modo indistinto anche a defunti non legati da vincoli di coniugio o parentela al fondatore del sepolcro, quando quest’ultimo abbia natura di tomba famigliare.

  18. Per Corrado,

    poniamo per ipotesi che Lei, in forza del subentro mortis causa sia divenuto co-intestatario della concessione cimiteriale: è una condizione pur sempre possibile ed, anzi, molto probabile.
    Ai sensi dell’art. 63 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 – recante l’approvazione del vigente regolamento nazionale di polizia mortuaria – sui concessionari gravano gli oneri manutentivi, così da garantire nel tempo un solido e decoroso stato di conservazione dell’edificio adibito ad uno sepolcrale.
    Dalla co-titolarità sorge una comunione solidale ed indivisibile sul manufatto tombale, così nei confronti della pubblica amministrazione, ex art. 1292 Cod. Civile tutti i co-titolari della concessione sono tenuti, in solido, ad adempiere le obbligazioni manutentive, secondo le rispettive quote, qualora si sia addivenuto ad un frazionamento del diritto di sepolcro in sè, cioè sulla proprietà del bene sepolcrale, divaricata, in questo caso dall’uso potenziale del sacello gentilizio.
    Se le spese sostenute ineriscono ad innovazioni molto gravose o voluttuarie, vale adire non strettamente necessarie ad assolvere gli obblighi di cui all’art. 63 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 prima richiamato si rinvia all’art. 1121 Cod. Civile.
    Se Lei, per ragioni anche di carattere personale, non vuole più partecipare dello jus sepulchri su quella particolare tomba deve con atto notarile rinunciare ai suoi diritti reali sul manufatto funerario.

  19. Buongiorno mi chiamo Donatella e chiedo un vs parere.Ho scoperto che mia madre ebbe un figlio nato presumibilmente all ospedale di Rho nel 1964 e deceduto dopo qualche mese.So per certo che fu sepolto in un cimitero di Milano( forse monumentale).Io e i miei fratelli stiamo cercando le sue spoglie( i miei sono deceduti da anni)quante speranze abbiamo di trovare ancora qualcosa? Se riposto nell ossario comune,è possibile cercarlo? Per ora mi sono rivolta all anagrafe dell allora residenza,all ospedale in quanto mi chiedono almeno la dats di morte.Avete consigli sulla iter da seguire? Se non dovessi trovare più niente posso applicare almeno una targhetta commerativa alla lapide di mia madre?

    • X Donatella,

      stiamo ragionando di fatti luttuosi molto risalenti nel tempo, ragion per cui:

      1) se l’infante defunto presumibilmente nel 1964 fu inumato in campo di terra, il periodo legale di sepoltura ordinario sarebbe scaduto da parecchi decenni e quindi d’ufficio il gestore del cimitero avrà già provveduto all’esumazione d’ufficio con la collocazione di eventuali resti ossei (altamente improbabile data la tenera età del bimbo) in ossario comune, il quale rappresenta la destinazione ultima ed irreversibile per le ossa rinvenute: esse infatti, vengono sversate nella “voragine” dell’ossario comune (di solito si tratta di un pozzo ipogeo) in forma massiva, anonima , indistinta e promiscua. Dopo le ossa non sono più identificabili.

      2) se invece il fanciullo fu tumulato bisognebbe accertarsi, presso gli uffici cimiteriali, se la concessione del loculo sia ancora in essere (e il gestore del camposanto deve mantenere diligentemente traccia delle sepolture, specie se private), altrimenti di default opererebbe, pur sempre la soluzione dell’ossario comune.

      Ad ogni modo entrata il cimitero, modalità e luogo di sepoltura, nonchè eventuali ulteriori traslazioni/movimentazioni delle spoglie mortali accolte in cimitero debbono esser annotate fedelmente negli appositi libri cimiteriali che hanno natura di pubblici registri e debbono sempre esser a disposizione della cittadinanza, per una loro consultazione.

      Dopo un certo periodo di tempo essi vengono riversati all’archivio di stato, converrebbe muovere da qui, per un’approfondita ricerca.

  20. Buongiorno, scrivo dalla Regione Lazio. nei giorni scorsi tra l’ufficio dei Servizi cimiteriali e quello dello Stato Civile del nostro comune ci sono state opinioni discordanti su come affrontare una richiesta pervenuta. volevamo, di conseguenza, il vostro aiuto per sbrogliare la matassa. Presso i nostri uffici si è presentata una signora chiedendoci l’autorizzazione a procedere alla cremazione della salma del marito deceduto un anno fa e attualmente tumulato in un loculo all’interno del nostro cimitero comunale. La signora ha altresì specificato con dichiarazione scritta che non esiste nessun atto scritto e non ci sono ragioni di pensare che il marito fosse contrario alla sua futura cremazione. Attualmente non esistono altri eredi oltre la stessa moglie ( nessun figlio, nessun nipote etc. etc. ). la decisione di procedere a sepoltura mediante sistema di tumulazione è stata presa in un momento di confusione, logicamente successivo alla perdita del coniuge. Ritrovata la tranquillità e dopo essersi confrontata con amici, parenti e conoscenti sia suoi sia del marito, la signora ritiene che per dare seguito alle volontà del coniuge sia opportuno procedere a cremazione e successiva dispersione in mare delle ceneri, essendo il defunto un campione di vela e amante del mare stesso ( dettagli questi si romantici ma poco rilevanti al fine dell’emanazione degli atti ). Dall’ufficio dei Servizi cimiteriali ritengono che dando corso al dettato dell’articolo 79 del D.P.R. 285/90 e alla successiva Circolare del Ministero della Sanità n° 24 del 24.06.1993 articolo 14.2, tale procedura sia possibile e quindi che si possa procedere a estumulazione di una salma già tumulata per trasferirla presso forno crematorio. L’unica accortezza richiesta è stata quella di non rimuovere i sigilli dal feretro, non essendo trascorsi 20 anni dalla sepoltura. Si è indicato alla signora anche la necessità di uusufruire delle prestazioni di forni che siano abilitati a cremazioni di salme accolte ancora in feretri funebri. Tutto ciò premesso, l’ufficio ha proceduto a rilasciare il nulla ostare all’estumulazione per trasferimento della salma al forno crematorio, specificando che l’autorizzazione e le relative operazioni saranno perfezionate una volta ricevuta l’autorizzazione alla cremazione da parte dell’Ufficio di Stato Civile del Comune ove la salma è tumulata ( diverso dal Comune in cui è avvenuto il decesso ). L’Ufficio di Stato Civile, però, si oppone al rilascio di tale autorizzazione, ritenendo che non sia possibile procedere a cremazione di una salma quando sia già trascorso un anno dalla sua sepoltura. La signora, ovviamente, è addolorata di tale impedimento e ci chiede di far luce in maniera inequivocabile al quesito da lei avanzatoci e che ora giriamo a voi. Grazie per l’attenzione.

    • X Daniele,

      in Regione Lazio (e non solo) vige l’anarchia procedimentale, ovvero in carenza di un sempre auspicabile chiarimento della Regione (sin ora richiesto invano) non si sa se applicare per la cremazione il D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 o la Legge 30 marzo 2001 n. 130.

      Se seguiamo il dettato dell’art. 79 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 ad autorizzare la cremazione ex art. 107 comma 3 lett. f) D.Lgs n. 267/2000 dovrebbe esser il dirigente di settore o il responsabile del procedimento ex art. 5 Legge n. 241/1990 se delegato a sottoscrivere il provvedimento ai sensi dell’art. 17 comma 1-bis D.Lgs n. 165/2001

      Se, invece, dovesse prevalere l’art. 3 comma 1 Legge n. 130/2001 come parrebbe dalla Circ. Min. Salute n. 14991 del 30/05/2016 la prefata autorizzazione concernerebbe l’ufficiale di stato civile.

      Sulla competenza funzionale il dibattito è ancora aperto, su quella territoriale siamo, invece, tutti d’accordo: il rilascio delle relative autorizzazioni, in sequenza temporale, spetta alle figure all’uopo deputate del comune nella cui giurisdizione amministrativa insiste il cimitero di prima sepoltura.

      Opinione personalissima o pertanto molto… opinabile: l’autorizzazione alla cremazione in assenza di apposita norma regionale parrebbe ancora rientrare nel milieu dei servizi comunali di cui all’art. 13 D.Lgs n. 267/2000, sempre assumendo che il D.P.R. n. 285/1990, almeno residualmente mantenga qualche validità.

      L’art. 88 D.P.R. n. 285/1990 consente in qualunque momento dell’anno l’estumulazione “straordinaria” (anche se il termine è improprio) per il trasporto del feretro in altra sede (crematorio compreso) purchè vi sia un titolo di legittimazione al nuovo accoglimento ed un atto di disposizione in tal senso e sia constatata la perfetta tenuta ermetica della bara.

      Convengo con Lei sull’illiceità di aprire il feretro sigillato, giusto per non incorrere nel reato di cui all’349 Cod. Penale.

      In realtà vi sono correnti di pensiero, su questo tema, più possibiliste, ma occorrerebbe pur sempre uno specifico nulla osta dell’AUSL per trasbordare il cadavere entro un nuovo cofano non dotato di controcassa metallica, l’operazione di per sè scabrosa potrebbe riuscire anche molto pericolosa sotto il profilo igienico-sanitario, senza poi calcolare gli oneri aggiuntivi per questo coinvolgimento dell’AUSL, la quale dovrebbe sovrintendere e vigilare su questo “travaso”. Molto meglio, quindi, indirizzarsi direttamente verso un impianto di cremazione già predisposto per abbruciare anche lo zinco.

      Non capisco le ragioni ostative addotte dall’ufficiale di stato civile, quelle di “timing” paiono del tutto insussistenti, in quanto la Legge (se non altrimenti disposto dal regolamento municipale) non fissa termini massimi o minimi per la manifestazione postuma della volontà cremazionista che, tuttavia, dovrebbe esser formalizzata “a caldo”, nell’imminenza del funerale. La cremazione dopo un primo periodo di diversa sepoltura è, comunque, ammessa dal paragrafo 14.2 della Circ. Min. 24 giugno 1993 n. 24, dunque, non si dovrebbero sollevare così strumentalmente, problemi interpretativi irrilevanti.

      Fossi io l’ufficiale dello stato civile de quo solleverei piuttosto questa obiezione non tanto sulla cremazione in sè, quanto sulla successiva dispersione delle ceneri, la quale richiede di rendere nelle opportune sedi una volontà rafforzata, proprio perchè lo sversamento delle ceneri in natura presenta profili ex art. 411 Cod. Penale, di natura penale e la Legge (art. 76 D.P.R. n. 445/2000 punisce le dichiarazioni forzate o peggio ancora mendaci.

      Ecco, allora, l’obbligo di accertare l’effettiva volontà del de cuius, ovviamente con i mezzi propri della procedura amministrativa, gli uffici comunali, infatti, non sono dotati dei poteri d’indagine ben più capillari ed intrusivi tipici della Magistratura.

  21. PER LA SPETT.LE REDAZIONE IL MIO QUESITO E’ IL SEGUENRTE: ESISTE UNA NORMATIVA NAZIONE E/O REGIONALE (reG. lAZIO) CHE IMPONE UU DIPEDENTE COMUNALE DI STANZA AL CIMITERO COMUNALE CON QUALIFICA DI CUSTODE? SICCOME ATTUALMENTE IL SERVIZIO DI GUARDIANIA E PULIZIA E’ AFFIDATO AD UNA SOCIETA’ LOCALE A COLPETA PARTICIPAZIONE PUBBLICA E’ GIUSTIFIACATO LO SPOSTAMENTO DI UN DIPENDENTE COMUNALE AL CIMITERO PER ASSOLVERE ALL’INCARICO DI CUSTODE? VI è UNA NORMA IMPERANTE CHE OBBLIGA IL COMUNE A PORVVEDERE?

    • X Duilio,

      richiamati gli artt. 52 del D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 e 17 del D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254 ogni sistema cimiteriale comunale (nel caso vi siano più campisanti nello stesso Comune) deve esser dotato di un responsabile del servizio di custodia – ed è funzione indiscutibilmente pubblica – che sovrintenda all’attività cimiteriale (operazioni di sepoltura e disseppellimento) e garantisca l’ordinata tenuta dei pubblici registri cimiteriali
      Si pone, dunque, l’accento sull’aspetto organizzativo e gestionale della complessa macchina cimiteriale e non più sulla singola persona fisica. Volgarmente – il custode – potrebbe anche non risiedere o lavorare in cimitero. Sulle mansioni di questo dipendente comunale e sul suo inquadramento si rinvia al relativo contratto nazionale di lavoro applicato alla fattispecie in esame
      Se i servizi cimiteriali sono stati esternalizzati ad una ditta- cooperativa e non sono più erogati dal Comune in economia diretta, bisogna valutare bene con quale formula (semplice appalto o affidamento completo). Nell’appalto il soggetto vincitore della gara assicura solo lo svolgimento delle materiali ed ordinarie operazioni cimiteriali, nell’affidamento del servizio possono anche essergli attribuite pubbliche funzioni, sempre dietro la supervisione dell’ufficio di polizia mortuaria.

  22. buongiorno, hanno esumato i resti di mio papa’ deceduto nel 2003. D accordo con mia mamma vogliamo procedere alla Cremazione dei resti, presso una sede di cremazione in comune vicino. Faremo regolare domanda al comune per il tarsporto, etc, ma vorrei scegliere io l URNA in cui poi far riporre le ceneri. Come devo regolarmi per dimensione / CAPIENZA e che Materiali Preferire ? l urna verra posizionata in un Giardino a lui molto caro . Grazie a chi vorra’ aiutarmi

    • X Nad,

      le imprese di onoranze funebri commercializzano diversi tipi di urne cinerarie, anche realizzate con materiali esteticamente accattivanti e di pregio.

      Alcune precisazioni tecniche sono, però, d’uopo:

      1) il crematorio non può – certo – conferire le ceneri impacchettate con un volgare foglio di carta da pacchi, pertanto l’art. 2 comma 1 lett. e) del D.M. 1 luglio 2002 adottato ai sensi dell’art. 5 comma 2 Legge 30 marzo 2001 n. 130 prevede che nella tariffa della cremazione sia già compreso un adeguato ed idoneo sistema di raccolta ceneri (può esser indifferentemente un’involucro flessibile, purchè sigillato o un bussolotto rigido) Questi due contenitori minimali ed obbligatori per Legge potranno, quindi esser inseriti entro l’urna vera e propria.

      Ex art. 80 comma 6 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, recante l’approvazione del regolamento statale di polizia mortuaria, da leggersi in modo coordinato con l’art. 343 Testo Unico Leggi Sanitarie, le ceneri derivanti dalla cremazione di ciascun feretro debbono esser raccolte in una ed una sola urna di sufficiente capienza per contenerle tutte, è cioè vietato il frazionamento delle ceneri in più urne o il prelievo ancorché a fine devozionale di parte di esse.

      Ai sensi del paragrafo 14.1 della circolare ministeriale 24 giugno 1993 n. 24 esplicativa del D.P.R. n. 285/1990 e dell’art. 3 Legge n. 130/2001 l’urna deve esser infrangibile, ermeticamente chiusa e recare, in modo indelebile gli estremi anagrafici del defunto cremato.

      Consiglio vivamente di contattare l’impresa funebre di fiducia incaricata del servizio e il crematorio prescelto affinché possiate concordare preventivamente tutte queste operazioni.

  23. Ci scrive Giulio, con quest’accattivante domanda:

    Sono il responsabile della gestione del sistema cimiteriale presso il Comune di XYX.

    abbiamo rilevato da controlli eseguiti sul “catasto” cimiteriale che alcuni concessionari di lotti cimiteriali hanno ceduto con scrittura privata sia il lotto che la cappella ivi costruita. Da circa un anno e mezzo la giunta ed il consiglio hanno riconosciuto tale difetto e hanno fatto regolare delibera per potere sanare, ovviamente pagando una pena pecuniaria, l’irregolarità della concessione. Si chiede se è possibile effettuare tale sanatoria?

    Allora: rispondo io una volta per tutte:

    L’art. 71 commi 2 e ss del R.D. n. 1880/1942 che avrebbe ammesso la cessione per acta inter vivos dei diritti sui sepolcri privati nei cimiteri è stato formalmente abrogato il 10 febbraio 1976 con l’entrata in vigore del D.P.R. n. 803/1975.
    L’art. 92 comma 4 del vigente regolamento statale di polizia mortuaria vieta, nelle concessioni, il fine di lucro o speculazione nell’accezione rinvenibile negli artt.1129, 2056 e 2578 Cod. Civile.
    I sepolcri privati sono attratti nella sfera del demanio comunale specifico e necessario e, di conseguenza sono sottoposti e soggiacciono al regime di cui all’art. 823 Cod. Civile.

    Si sconsiglia vivamente di intraprendere la soluzione della sanatoria in quanto ILLEGITTIMA perché palesemente CONTRA LEGEM e quindi nulla di diritto.

    L’atto di trasferimento che viola, come nella specie, la suddetta norma (art. 92 comma 4 D.P.R. n. 285/1990 e soprattutto art. 823 Cod. Civile è privo di effetti, ossia nullo.

    La compravendita inoltre rientra nell’ambito degli atti vietati al notaio ex art. 28, n. 1, L. 89/1913.
    Il costante orientamento giurisprudenziale afferma che l’art. 28, n. 1, L. notarile n. 89 del 1913 – che vieta al notaio di ricevere atti espressamente proibiti dalla legge o manifestamente contrari al buon costume o all’ordine pubblico – si riferisca non solo agli atti specificamente proibiti, ma a tutti gli atti contrari a disposizioni di legge e, cioè, non aderenti alle norme giuridiche di ordine formale e sostanziale per essi previste a pena di nullità o annullabilità (Cass. Civ., sez. III, 10 novembre 1992, n. 12081, in Vita not., 1993, 950).
    La giurisprudenza non ritiene rilevante la differenziazione tra concessione e trasferimento della proprietà.
    Al riguardo in alcune sentenze si è esattamente osservato come se si consentisse – sulla base della sola differenza ontologica tra concessione e trasferimento della proprietà – la stipula tra privati di atti di compravendita di cappelle funerarie, si verrebbero ad eludere gli interessi di natura pubblica, che si sono, invece, intesi salvaguardare con le disposizioni di polizia mortuaria.

  24. Buonasera. Scrivo dalla regione Emilia Romagna. Volevo avere diverse informazioni per poter risolvere una volta per tutte un problema. Un mio zio, con cittadinanza italiana e americana, è morto un anno fa a Miami. Viveva la da tantissimi anni. Essendo gli unici parenti, gli amici che si sono occupati di lui per la cremazione e tutto quanto hanno il diritto di richiedere il passaporto mortuario? O dobbiamo essere noi a richiederlo?

    • X Giorgia,

      se non erro si tratta di rimpatrio delle ceneri dagli USA alla volta dell’Italia.
      Si applica, quindi, l’art. 28 del Regolamento Statale di Polizia Mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.
      E’previsto, preventivamente che del trasporto ceneri transfrontaliero sia data notizia all’Autorità Consolare Italiana, per la preliminare verifica di tutta la documentazione necessaria.

      Il decreto di trasporto (= titolo di viaggio) sarà formato dalle Autorità Locali Statunitensi, anche in base alla loro Legislazione di polizia mortuaria, anche per l’individuazione dei soggetti legittimati a presentare la relativa istanza di rilascio. Ritengo, personalmente (ma è opinabile) che la richiesta possa esser presentata semplicemente da chi abbia interesse (MORALE) al rientro dell’urna su territorio italiano, e potrebbe trattarsi, quindi, anche di un non famigliare.

      L’autorità diplomatica italiana a Miami potrà esser senz’altro più precisa sugli incartamenti integrativi da produrre agli atti dell’istruttoria volta al perfezionamento dell’autorizzazione al trasporto internazionale

  25. Buongiorno, scrivo dalla Regione Lazio e avrei delle questioni da porre alla vostra attenzione. Come già scritto in occasioni precedenti il Cimitero comunale della nostra città ormai è al collasso. Non C’è, momentaneamente alcuna disponibilità di loculi da adibire a sepolture a sistema di tumulazione. In realtà, cercando di anticipare questa emergenza, era stato programmato un ampiamento del cimitero mediante la costruzione di un nuovo reparto, che avrebbe consentito la tumulazione di oltre 200 salme. Gli atti propedeutici a tale costruzione erano stati regolarmente approvati sia dagli organi istituzionali, sia dal dirigente con proprie determinazioni con ben due anni e mezzo di anticipo. Nonostante i servizi cimiteriali abbiano adempiuto a tutte le pratiche di propria spettanza, il settore “Lavori Pubblici” è rimasto un po’ “fermo ai blocchi di partenza”. in questo periodo, non solo i colleghi non sono riusciti a terminare i lavori ma non sono proprio riusciti a fare partire il cantiere. Il risultato ora è che il Cimitero comunale si trova nell’impossibilità di accogliere nuove salme da seppellire tramite sistema di tumulazione. L’amministrazione per dare copertura ai costi necessari alla realizzazione dell’opera, aveva consentito a persone ancora in vita di poter prenotare dei loculi per le loro future tumulazioni. Inoltre il Sindaco con propria Ordinanza ( nella quale però non era riportata la data in cui il provvedimento avrebbe dovuto terminare la propria eficacia ) ha disposto la requisizione di tutti i loculi già concessi ma non ancora occupati da salma, per garantire il diritto alla sepoltura, anche se in “collocazione provvisoria”, per i decessi che si sarebbero presentati. Ai familiari di questi defunti, che potremmo definire “sepolti in provvisorio”, si richiedeva il pagamento della tariffa intera di concessione, quale saldo della futura concessione “definitiva” nel nuovo reparto. Di conseguenza si riteneva di ottenere tramite i versamenti delle persone in vita che prenotavano la propria sepoltura e quelli effettuati per le “tumulazioni provvisorie” la copertura totale dei costi per i lavori. Procedendo in questo modo, sono stati assegnate future concessioni per quasi la metà della capienza del nuovo reparto e sono stati incassati circa € 200.000,00. Ritenendo, però, dati i tempi egiziaci necessari al settore “Lavori Pubblici” per espletare quanto di loro competenza, che prima di diversi mesi il nuovo Reparto non sarà disponibile, si stanno studiando delle soluzioni alternative. In primo luogo si è proceduto all’esumazione di tutte le salme inumate da oltre 10 anni ( in passato si era rimasti indietro relativamente al rispetto dei turni di rotazione e questa mancanza ha consentito, però, di avere molte più fosse nei campi di sepoltura disposizione ). Si sta proponendo, quindi, come prima scelta per le sepolture proprio quella a sistema di inumazione, oltre, ovviamente alla cremazione, resa ancora più “allettante” dalla recente apertura di un forno crematorio nella città direttamente confinante. Ultimamente è stato proposto nel rispetto del comma 2 dell’articolo 92 del D.P.R. 285/1990 di requisire anche le concessioni di tutti quei loculi assegnati da oltre 50 anni e precedentemente all’entrata in vigore del D.P.R. 803/1975. Sinceramente, questa soluzione mi lascia perplesso. Ritengo, infatti, che tale arbitraria decisione possa essere presa solamente, si in caso di grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabisogno del Comune ma questa deve coincidere con l’impossibilità ad ampliare lo stesso. Tale impossibilità non sussiste, sempre secondo me, non solo perché l’ampiamento è previsto nel Piano Regolatore del Cimitero ma è stato tempestivamente programmato, tanto che a suo tempo l’amministrazione ha proceduto già all’assegnazione dei loculi e a incassare le relative tariffe. Più di impossibilità all’ampiamento, sempre secondo me, sarebbe più opportuno parlare di mancanza di impegno nel voler ampiare lo stesso! Questa carenza, però, non dovrebbe ricadere, sempre secondo me, sulle spalle di chi legittimamente dispone della concessione, seppur a tempo determinato, di tali sepolture. Inoltre l’articolo 92 dello stesso D.P.R. essendo parte integrante del Capo XVIII, che si riferisce alle “sepolture private nei cimiteri”, meglio specificate nel dettato dell’articolo 90, ritengo non possa interessare altre sepolture diverse da queste e quindi non possa essere applicato alle concessioni di sepolture/loculi concesse a sistema di tumulazione. Ritengo, anche con una certa fondatezza, che eventuali ricorsi da parte dei titolari delle concessioni possano essere tranquillamente accolti. Trovandosi il Comune in una situazione già critica, considerato che si è già proceduto, con un’ordinanza, sempre secondo me, non corretta, alla requisizione di altri loculi ( come precedentemente indicato ) e soprattutto che nel mese di luglio l’Ente è stato costretto a dichiarare il dissesto finanziario, sarebbe opportuno non aggiungere altri motivi di contrasto ne con i cittadini, ne con le autorità. Mi sentirei, quindi, di escludere questa soluzione ma desidererei ricevere anche un vostro parere. Vorrei anche chiedervi se sia possibile, ovviamente ricevuta disponibilità da parte dei titolari delle concessioni che dichiarino di accettare tali operazioni, tumulare temporaneamente le salme che si renderà necessario seppellire mediante tale sistema in sepolture private, quali Cappelle Gentilizie e Tombe di famiglia che presentino ancora posti disponibili. Se ciò fosse consentito, vi chiedo se ci siano delle accortezze da attuare nel regolare l’accesso alle stesse sepolture. infine ( giuro che è l’ultimo quesito ), chiedo se le normative e le circolari tecniche applicative, prevedano in qualche modo che feretri da seppellire mediante sistema di tumulazione, possano essere provvisoriamente inumati nei campi del cimitero. Anche se ho molti dubbi in merito, vi chiedo se fosse possibile, quali accortezze occorrerebbe attuare in questo caso. Vi rinnovo le mie scuse per lalunghezza del mio scritto ma vista l’emergenza, abbiamo la necessità di toglierci qualsiasi dubbio e poi magari, la vostra risposta potrà essere di aiuto anche ad altre realtà. Vi ringrazio anticipatamente e rimango in trepidante attesa di delucidazioni. Cordiali saluti.

    • X Daniele,

      procediamo per gradi e secondo logica

      1) il Comune ha necessità per legge (art. 337 Testo Unico Leggi Sanitarie di cui al R.D. n. 1265/1934) di disporre di almeno un cimitero con reparto di idoneo dimensionamento (Artt. 58 e 59 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) a sistema di INUMAZIONE, in quanto per il nostro ordinamento è l’inumazione in campo comune di terra la forma naturale ed istituzionale di seppellimento per i feretri. Con la precondizione di cui all’art. 91 D.P.R. n. 285/1990 (previsione nel piano regolatore cimiteriale) l’amministrazione cittadina, quale titolare ultima del demanio cimiteriale, specifico e necessario *PUO’* e non *DEVE* (cioè ha solo facoltà e mai obbligo) concedere ai privati spazi cimiteriali come lotti di terreno edificabili, edifici o porzioni degli stessi riservati alla tumulazione del feretri appunto in sepolcri privati e dedicati (quali sono le tumulazioni tutte!). Certo nel corso delle epoche è molto cambiata la percezione sociale sulle forme di sepoltura, ma ribadisco la tumulazione (Capo XVIII D.P.R. n. 285/1990) è una CONCESSIONE, innanzi tutto, perfezionata la quale i titolari della stessa possono vantare ed esercitare in proiezione dell’oscuro post mortem lo jus sepulchri su quella particolare tomba, a prescindere dalla sua tipologia o capienza fisica (dal semplice loculo monoposto sino alla sontuosa cappella gentilizia).

      2) la prenotazione dei loculi per persone ancora in vita è una scelta miope e suicida, buona subito per far cassa e rimpinguare l’erario comunale ma capace di produrre nel medio-lungo termine un immobilizzo del già carente patrimonio edilizio cimiteriale.

      3) Se il sepolcro sorge come famigliare è tassativamente escluso che possano esservi allocati, anche se temporaneamente, feretri di defunti estranei a quel determinato nucleo famigliare anche perchè, “prestare” il loculo è operazione molto pericolosa, infatti, potrebbe favorire un mercimonio sottobanco delle sepolture vietato dalla legge ex art. 92 comma 4 DPR n. 285/1990) sono, infatti, proibiti sia gli atti di disposizione tra i privati sui sepolcri sia il lucro o la speculazione nella cessione degli stessi.

      4) Condivido appieno la Sua analisi sull’impraticabilità/inapplicabilità dell’istituto della revoca che, tra l’altro, nello spirito del D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, è una mission impossible perchè ancorata a presupposti pressoché irrealizzabili, almeno simultaneamente, e poi la revoca sarebbe esperibile unicamente per realizzare nuovi campi d’inumazione, anche se necessario, abbattendo le opere murarie delle tombe a tumulazione (almeno secondo certa parte della dottrina). Oddio…è pur vero che il regolamento municipale potrebbe ammettere anche criteri meno rigidi, ma il rischio di contenzioso, sarebbe, comunque, elevatissimo.

      5) Molto più elastico sarebbe, invece, l’istituto della decadenza (per stato d’incuria nei sepolcri più risalenti nel tempo, quindi per violazione unilaterale delle obbligazioni manutentive) o meglio ancora quello dell’abbandono amministrativo (sostanzialmente il Comune d’imperio rientra in possesso dei sepolcri abbandonati, per i quali non sia più reperibile nessun avente diritto, in quanto la famiglia si è estinta (fatto da provare attraverso minuziose ricerche anagrafiche)…ma occorre tempo per istruire tutta la procedura e nel frattempo la situazzione può precipitaare, divenendo ingovernabile.

      6) un feretro inumato può certamente esser esumato prima della naturale scadenza del turno di rotazione in campo di terra, per esser destinato ad altra sede, ma è un’operazione macchinosa, pericolosa sotto il profilo igienico-sanitario e soprattutto molto dispendiosa (occorre sostituire integralmente la cassa di legno con il duplice feretro di ligneo e metallico).

      7) Rimaniamo sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti e delucidazioni.

      Saluti by Carlo e la redazione tutta di http://www.funerali.org

  26. buonasera. se in italiano la forma corretta per ringraziare è “si ringraziano” in quanto “sono ringraziati…”, giusto, perchè non varrebbe allora per “si dispensa…”?
    sarebbe “sono dispensati tutti coloro che…? al plurale nel primo caso e singolare nel secondo? ammetto il mio limite e pertanto chiedo aiuto. grazie cmq

    • X Mauro,

      la particella “SI” in grammatica italiana assume due valori:

      1) “SI” passivante (si ringraziano = sono ringraziati.

      2) “SI” impersonale (si dispensa dalle visite, senza quindi indicare il soggetto preciso della proposizione, ovvero chi compie l’azione di sollevare altri dolenti dall’obbligo della presenza in camera ardente, ad esempio)

      Ambedue le forme, sono, dunque corrette.

  27. Buongiorno il mio Comune che si trova nella Regione Lazio trovandosi in stato di emergenza loculi avrebbe la necessita di requisire cappelle per la sepoltura temporanea in attesa della costruzione di nuovi loculi. E’ fattibile e legalmente corretta tale procedura?.In caso di risposta affermativa quali adempimenti si devono attuare? A quali limitazioni e prescrizioni si devono attenere i famigliari della salma temporaneamente collocata in cappella?.

    • X Donatella,

      Le sepolture a sistema di tumulazione costituiscono sempre sepolcri privati nei cimiteri e sono soggette a concessione che il Comune ha solo *FACOLTA’* e mai *OBBLIGO* di accordare, tra l’altro, i prefati sepolcri privati, prima di esser concessi, dovrebbero esser previsti nel piano regolatore cimiteriale e questo è un primo sintomo di una cattiva politica di gestione e governo del camposanto. Tuttavia, quando concede in uso un sepolcro privato il Comune liberamente contrae con il concessionario delle obbligazioni sinallagmatiche, tra cui garantire il godimento del diritto di sepolcro ai soggetti legittimati, in quanto individuati nell’atto concessorio, titolo formale necessario affinchè un privato cittadino possa vantar diritti su suolo cimiteriali edificio o porzione dello stesso in quest’ultimo costruiti ed insistenti.

      L’esercizio dello jus sepulchri, diritto di natura reale (anche se sui generis) patrimoniale e soprattutto personalissimo concreta possesso, nella sua accezione civilistica, così almeno si è pronunciata la Suprema Corte di Cassazione a più riprese.

      La requisizione è l’atto giuridico con cui si priva un soggetto dei suoi diritti di possesso (e talvolta la proprietà) di un bene. È cioè un provvedimento con il quale la pubblica amministrazione, nell’esercizio di un potere ablatorio, sottrae al privato, in via temporanea o definitiva, il godimento di un bene, mobile o immobile, a motivo del superiore interesse pubblico, contro un indennizzo.

      La norma centrale da richiamare ed applicare è l’art. 835 Cod. Civile.

      Lo strumento giuridico per tradurre in azione questa volontà della pubblica amministrazione è l’ordinanza strettamente sindacale, contingibile ed urgente commessa alle funzioni di Ufficiale Sanitario attribuite al sindaco la Legge Sanitaria n. 833 del 1978, dal D.Lgs n. 112/1998 e dal D.Lgs n. 267/2000.

      C’è però una giurisprudenza costante in materia di requisizione dei loculi (T.A.R. Sicilia, sez. terza, sentenza 16 gennaio 2015), laddove la carenza di spazi sepolcrali è ormai un problema cronico ed endemico su cui riflettere attentamente. Se ne riporta, pertanto, integralmente un passaggio:

      “[…omissis…] Il ricorso, come ritenuto in una pluralità di precedenti della sezione relativi a fattispecie identiche a quella in esame (ex plurimis sentenza n. 1889 del 16 luglio 2014 e n. 2339 del 2 dicembre 2013), dai quali non si ravvisano ragioni per discostarsi, è fondato sotto l’assorbente profilo della indeterminatezza del termine di durata dei provvedimenti impugnati.
      L’ordinanza sindacale, che costituisce il presupposto della concreta utilizzazione dei loculi ubicati nella sepoltura dei ricorrenti, non indica, infatti, con certezza il limite temporale della sua efficacia, come, invece, avrebbe dovuto, trattandosi di un atto contingibile e urgente.
      Il presunto limite di efficacia temporale nella stessa indicato rappresenta, in particolare, un enunciato meramente formale, in quanto il contenuto dell’ordinanza è stato più volte prorogato dall’Amministrazione comunale e gli effetti risultano comunque ancorati al periodo di vigenza della precedente (i.e. la n. 163/2008) anch’essa più volte prorogata.
      Invero, è noto che tali atti costituiscono provvedimenti extra ordinem, in quanto derogano al principio di tipicità dei provvedimenti amministrativi, al fine di consentire alla P.A. di sopperire a situazioni straordinarie ed urgenti non fronteggiabili con l’uso dei poteri autoritativi ordinari.
      Elemento indefettibile di tali atti è, però, la precisa indicazione del limite temporale di efficacia, in quanto solo in via temporanea può essere consentito l’uso di strumenti extra ordinem, che permettono la compressione di diritti ed interessi privati con mezzi diversi da quelli tipici indicati dalla legge.
      Applicando tali principi alla vicenda per cui è causa, è errata, in punto di diritto, la prospettazione alla base dei provvedimenti impugnati, secondo la quale le ordinanze contingibili ed urgenti non devono essere necessariamente temporanee.
      Pur essendo indubbio che il limite temporale di tali provvedimenti deve essere adeguato al rischio da fronteggiare, nel senso che deve essere rapportato al tempo necessario per fronteggiarlo attraverso gli strumenti ordinari, che devono essere attivati nel più breve tempo possibile, non può ammettersi che la loro efficacia perduri sino alla data di risoluzione del problema generale da cui il rischio è scaturito, qualora la stessa sia del tutto incerta.
      In altri termini la contingibilità del provvedimento deve essere rapportata al tempo necessario per fronteggiare il rischio con mezzi ordinari e non a quello – necessariamente più lungo ed indeterminato – necessario per la soluzione a regime della vicenda che ha determinato il rischio.
      Diversamente opinando le ordinanze contingibili ed urgenti diverrebbero degli strumenti del tutto generici e, in ultima analisi, arbitrari, con grave compromissione del principio di legalità.
      Concludendo, assorbiti gli ulteriori motivi, il ricorso è fondato e deve essere accolto, con conseguente annullamento degli atti impugnati nei limiti di interesse e quindi nella misura in cui incidono negativamente sui benefici derivanti dalla concessione di sepolcro in favore dei ricorrenti”.

  28. Buongiorno, scrivo dalla Regione Lazio. il nostro cimitero, come quello di tanti altri comuni, presenta una carenza cronica di sepolture a sistema di tumulazione. per questo motivo, dopo aver attuato diversi provvedimenti per consentire sepolture “alternative”, stiamo sollecitando i familiari di persone decedute da oltre venti anni e più a estumulare i resti mortali dei propri congiunti, per verificarne lo stato di mineralizzazione ed eventualmente procedere a riduzione degli stessi in cassette ossarie. Questa pratica ci consentirebbe di poter far rientrare nella disponibilità del Comune diversi loculi. ora il custode/necroforo del Cimitero ha avanzato un dubbio, che vi chiediamo gentilmente di fugare: secondo vaghi ricordi, dichiara di aver appreso in un corso di formazione o di aggiornamento che le Operazioni di Polizia Mortuaria relative alla riduzione di resti mortali in cassette ossarie non siano consentite durante i mesi estivi. Personalmente ho cercato riferimenti legali che avvalorassero le sue tesi ma il tentativo è risultato vano. chiedo a voi quindi di delucidarmi in merito, per poter quindi procedere o meno alle pratiche descritte. Vi ringrazio.

    • X Daniele,

      effettivamente l’art. 84 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 (ancora in vigore in Regione Lazio) stabilisce dei limiti stagionali…ma alle ESUMAZIONI STRAORDINARIE (quando non disposte d’ufficio dall’autorità sanitaria o dalla Magistratura), non alle estumulazioni che possono, con le dovute cautele (meglio, ad esempio agire in camera mortuaria, nelle ore più fresche della giornata) e non in pubblico) , esser eseguite in qualunque momento dell’anno.

      Anzi, con il punto 4) della delibera giunta regionale 28/09/2007,n.737 la Regione ha pure sospeso il controllo sanitario originariamente previsto dal D.P.R. n. 285/1990 sulle operazioni cimiteriali.
      L’estumulazione di feretro si esegue in linea di massima alla naturale scadenza della concessione, tuttavia molti regolamenti comunali, nelle more di una legislazione organica in campo funerario approvata dalla Regione, dopo l’entrata in vigore del D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254 cominciano a considerare come ordinarie le estumulazioni già ventennali, se finalizzate alla ricognizione sullo stato di scheletrizzazione del cadavere tumulato, al fine di ridurre le ossa in cassetta ossario ex art. 86 comma 5 D.P.R. n. 285/1990 o di cremare il resto mortale rinvenuto all’atto dell’apertura della cassa metallica. Lo scopo “politico” è chiaro e condivisibile incentivare l’uso a rotazione dei posti feretro (lo spazio cimiteriale – notoriamente – non è dilatabile all’infinito anche nei nostri ormai scatolari cimiteri ad accumulo) e liberare nicchie sepolcrali e loculi per nuove immissioni di feretri.
      L’unico limite di natura penale, per giunta, è dato dall’art. 87 D.P.R. n. 285/1990: la riduzione forzata e violenta (= fratturare i resti mortali, per costringerli entro contenitori dalle più ridotte dimensioni rispetto ad una normale bara) è tassativamente proibita.
      Se (ma è molto improbabile) si trovano solo ossa sciolte si procede alla loro raccolta in cassetta di zinco ex art. 36 D.P.R. n. 285/1990, altrimenti se il defunto è ancora o parzialmente indecomposto gli unici trattamenti legali consentiti sono enumerati dalla Circolare MInisteriale 31 luglio 1998 n. 10 e, nell’ordine essi sono:

      1) inumazione in campo indecomposti per almeno 5 anni
      2) ri-tumulazione
      3) cremazione

      Per gli aspetti autorizzativi che legittimano questi interventi, si veda l’art. 3, commi 5 e 6 D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254

  29. Gentilissimi,
    Sono nuova nel forum. Mi chiamo Daniela e ho da chiedervi una consulenza.
    Mio papa’ insieme a mio zio ha chiesto la concessione del terreno al comune per edificare una cappella di famiglia. Ora mio papa’ e’ morto e per scelte di vicinanza non e’ stato sepolto nella cappella. Io vorrei rinunciare a tale eredita’. In questo caso la meta’ della concessione passa a mio zio o tutto ritorna al comune? Quali spese dovro’ sostenere per la rinuncia secondo voi?

    Grazie!

    • X Daniela,

      …ma il rapporto concessorio è già stato perfezionato con la stipula del “regolare atto di concessione”?

      Suo padre per facta concludentia (= è stato sepolto altrove) non ha esercitato il proprio diritto di sepolcro, nella tomba da lui stesso edificata.

      Se sì la situazione da Lei rappresentata dovrebbe esser disciplinata in primis da regolamento municipale di polizia mortuaria, attraverso l’istituto dell’eventuale subentro di Lei a Suo padre nella co-titolarità della concessione.

      IL subentro altro non è se non una sorta di avvicendamento nella titolarità dello jus sepulchri, diritto complesso di natura reale, patrimoniale oltreché personalissima, dove i primi due aspetti sono ontologicamente funzionali l dare e ricever sepoltura in quel determinato sacello gentilizio co-fondato da Suo padre e da Suo zio.

      Il Comune ha solo facoltà di accettare la rinuncia e non obbligo, per le forme in cui estrinsecare questa Sua volontà di retrocessione, trattandosi pur sempre di diritti sulla “res” vedrei bene un atto del notaio, da notificare, poi, all’ufficio della polizia mortuaria, perché quest’ultimo provveda all’accrescimento, in senso civilistico ex art. 674 Cod. Civile in capo a Suo zio delle quote/frazioni di jus sepulchri, così egli diverrebbe unico titolare della concessione.

      Con la rinuncia si perde ogni diritto, presente e futuro sul sepolcro.

  30. Buonasera non so se potete aiutarmi a risolvere questo mistero che aleggia intorno al mio bisnonno. Innanzi tutto parliamo del febbraio del 1922 quando muore all’ospedale Santa Chiara di Pisa, e da dove poi si perdono le tracce della sepoltura, nel senso che nessuno è riuscito a sapere dove fosse stato sepolto, neppure suo figlio (mio nonno).Io ho fatto varie ricerche al cimitero dove era residente(Pomarance) ai cimiteri di Pisa senza esito, sono riuscita a trovare l’atto di morte e anche l’atto dell’archivio diocesano di Pisa dove diceva che “aveva rifiutato i sacramenti” e secondo me l’inghippo è questo, è deceduto da solo, lontano da casa, l’atto di morte è stato trasmesso al comune di residenza circa quattro mesi dopo e nessuno ha saputo della sua morte in tempo, diciamo così. Ho provato a scrivere ai servizi cimiteriali di Pisa per sapere se sapevano quali erano le procedure all’epoca per la sepoltura di una salma in forma non religiosa quindi senza funerale religioso ma non ho ottenuto risposta. Voi potete aiutarmi a capire cosa possa essere successo, il tipo di procedura che si seguiva in quegli anni per questo tipo di sepolture acattoliche, se c’erano delle fosse comuuni o delle aree riservate per le salme non reclamate da nessuno e che avevano rifiutato sacramenti e funerale religioso? C’è un posto dove posso rivolgermi per sapere qualcosa in più?Può darsi che sia stato cremato? Sono anni che cerco di risolvere ma non riesco prorpio a venirne a capo.

    • X Daniela,

      nell’ormai lontano anno 1922, per il Regno d’Italia, vigeva come regolamento speciale di polizia mortuaria il Regio Decreto n. 448/1892.

      La procedura, dopo quasi un secolo, non è cambiata di molto:

      1) la forma normale ed istituzionale di sepoltura era e rimane tutt’oggi l’inumazione, in campo comune di terra, ma si badi bene in fossa singola e con il cadavere racchiuso entro cassa mortuaria (le fosse carnaie, dove i cadaveri, avvolti solo nel sudario e , dunque, senza cassa venivano ammassati in modo promiscuo, anonimo, indistinto, erano già, come pratica risalente al medioevo, state proibite con l’editto napoleonico di Saint Cloud, i cui principi furono poi mutuati integralmente dalla legislazione italiana post-unitaria (ad esempio: R.D. n.2322/1865, Legge sulla sanità pubblica Crispi-Pagliani e vari testi unici leggi sanitarie succedutisi nel tempo).
      2) Di ogni sepoltura (dalla più sontuosa alla più umile si sarebbe, comunque, dovuto tener traccia negli appositi registri cimiteriali che data l’epoca così risalente potrebbero già esser stati riversati presso l’Archivio di Stato, secondo il dettato della Legge Archivistica, consiglio, pertanto una proficua ricerca in questa sede deputata alla conservazione di questi documenti, escludo, pertanto che i “libri cimiteriali” siano stati oggetto della procedura di scarto (di cui, ad ogni modo, dovrebbe rimanere agli atti un verbale).

      3) Già nel 1922 era vietato seppellire un cadavere (di atei, senza-Dio, stranieri, ignoti, mentecatti: poco importa) al di fuori di un cimitero comunale, in quanto il diritto ad una tomba dignitosa era già (soprattutto per motivi igienico-sanitari, ma anche per ragioni di pìetas laica o religiosa) riconosciuto e garantito erga omnes.

      IN effetti è stato proprio la riforma napoleonica della polizia mortuaria a sottrarre all’istituzione ecclesiastica il controllo e la supremazia sui costituendi impianti cimiteriali, questo processo storico ha poi condotto alla progressiva demanializzazione delle moderne necropoli, la cui titolarità è per norma formale del Comune.

      Certo ci sono stati retaggi storici di un passato remoto, riconducibili a prassi ataviche e quasi ancestrali (tollerate dal Legislatore, soprattutto in sede locale) difficili da rimuovere: ad esempio si ha notizia di campi d’inumazione specifici per infanti o nati morti che non avessero ancora ricevuto il sacramento del Santo Battesimo, o zone riservate ai suicidi o a chi avesse rifiutato i funerali religiosi, ma già la prima legislazione funeraria del costituendo Stato italiano assicurava un a certa democrazia e laicità sepolcrale, nonostante una fortissima influenza della Chiesa Cattolica.

      Se come penso io Suo bisnonno fu sepolto in campo di terra, al termine dell’ordinario turno di rotazione (= periodo legale di sepoltura) le ossa rinvenute all’atto dell’esumazione sono state sversate in ossario comune, in mezzo alle altre, per una loro conservazione in perpetuo in cimitero, anche se in forma massiva.

      Naturalmente le ossa, una volta deposte in ossario comune non sono più recuperabili per una destinazione privata e dedicata, anzi esse con il trascorrere del decenni, tendono aa decalcificarsi, degradando in una finissima polvere bianca…memento homo, quia pulvis erit et in pulvem revertereris: credenti, agnostici o atei tutti dovremmo ricordare sempre questo tragico monito biblico.

      • Grazie mille per la risposta esaustiva e molto interessante, certo non vorrei recuperare le ossa ma riuscire magari a portare un fiore nel lugo dove fu sepolto quello si e magari anche nell’ossario comune dove dovrebbe trovarsi .Quando parla di Archivio di Stato in questo caso si intende sempre Pisa presumo? Oltre ai libri cimiteriali di quel periodo ,non c’è un’altra maniera di risalire alla sepoltura, per esempio le varie associazioni all’epoca esistenti ecc, possono avere tenuto traccia di questa sepoltura secondo lei? Scusi le tante domande ma è veramente una situazione che desidero risolvere, avevo fatto una promessa a mio nonno (suo figlio) e mi piacerebbe mantenerla.

        • X Daniela,

          qual è la differenza sostanziale tra i Santi menzionati giornalmente sul calendario e le anime beate di cui si fa ricordo il primo novembre, appunto festa di Ognissanti, posto che tutti siamo potenzialmente, anche se peccatori chiamati alla santità?
          Semplice: i primi hanno un giorno dedicato singolarmente e con cadenza annuale, specie per le grandi feste patronali, i secondi, invece, essendo una schiera innumerevole, almeno secondo l’autore del libro dell’Apocalisse, non possono esser citati uno per uno (non basterebbero tutti i libri del mondo) così nel loro celeste anonimato sono venerati in modo “cumulativo” e collettivo.

          La stessa sorte interessa le sepolture (specie quelle private a sistema di tumulazione ) sempre individuabili, almeno per il periodo legale di permanenza nel sepolcro, e la destinazione massiva in ossario comune, dove nel “nulla eterno”, giusto per non citare il Foscolo, si smarrisce ogni traccia a pensarci bene è un sortaa di diritto/dovere all’oblio.

          DA sempre per prassi, ma anche, più tardi, per norma formale, gli ossari comuni quando sono saturi di ossame ivi accatastato:

          consistendo spesso in un pozzo o in un vano ipogeo (cripta) sottratto alla vista del pubblico vengono semplicemente murati, chiusi definitivamente per esser mantenuti in questo stato sub specie aetenitatis, sino, magari alla soppressione del cimitero stesso, ipotesi sì rarefatta ma non escludibile aprioristicamente
          sono parzialmente svuotati (con operazioni anche difficoltose o maldestre) affinchè parte del loro pietoso contenuto sia trasferito, sempre in forma massiva ad altra struttura.
          con maggior frequenza le ossa sono rimosse e calcinate in crematorio (con una notevole riduzione del loro volume) per esse poi disperse come ceneri nel cinerario comune, così da lasciar spazio a nuove, future immissioni di ossa non richieste e provenienti dalla normale e ciclica attività cimiteriale che è, logicamente, a rotazione e non ad accumulo.
          Dove saranno finite le ossa di Suo bisnonno? Probabilmente lo sa solo Dio, sempre che l’Onnipotente, signore della Vita, s’intenda pure di lugubri questioni cimiteriali.

          L’archivio di stato territorialmente competente è quello del Comune in cui insiste presumibilmente il cimitero di prima sepoltura, ma per fatti ormai così lontani da noi e risalenti nel tempo è molto difficile raccapezzarsi sui pochissimi incartamenti a disposizione: sono ricerche a volte infruttuose che richiedono, comunque, grande dispendio di energie personali e risorse.

          Eventuali bollette di seppellimento agli atti in ufficio cimiteriale (cioè, secondo la vecchia terminologia, la documentazione che accompagna in feretro al suo arrivo in cimitero dopo quasi 100 anni saranno, sicuramente, state oggetto della procedura di scarto contemplata dalla legge archivistica, poi alle volte gli stessi schedari cimiteriali (vuoi per distruzioni, eventi bellici, catastrofi naturali o il semplice ed inesorabile trascorrere del tempo) scontano situazioni di pesante sofferenza e non sono tenuti come, invece, si dovrebbe: con meticolosa puntigliosità.

        • X Daniela,

          un po’ di storia… ancorché funeraria, non guasta mai, perciò mi sento quasi obbligato a questa precisazione anche se di valore squisitamente letterario e speculativo

          al Congresso generale d’igiene svoltosi a Bruxelles nel settembre 1852 (giusto l’altro ieri), sulla Questione III, art. 2, si deliberava, tra l’altro, quanto segue:

          ‘ ‘ ‘ § 12. L’Autorità amministrativa dovrà tenere esatto registro del luogo, e della data di ogni sepoltura fatta, dietro un modello che verrà dato. ‘ ‘ ‘

          La normativa nazionale post-unitaria recepì appieno questa indicazione di principio, a partire dal R.D. 8/6/1865, n. 2322, l’ordinamento italiano di polizia mortuaria ha, infatti, costantemente previsto quelle registrazioni nei “libri cimiteriali”, che oggi sono contemplate dall’art. 52 D.P.R. 10/9/1990, n. 285, con la conseguenza che dovrebbe risultare quali siano stati i feretri sepolti in un dato cimitero; tanto più che per ogni sepoltura dovrebbe essere stata documentato, ed autorizzato, l’accoglimento nel sepolcro, anche se ciò, spesso in un passato remoto non sempre avveniva…

          • Grazie Carlo, veramente interessante e sebbene si tratti di storia cimiteriale è senza dubbio affascinante e sarebbe opportuno conoscerla un po’ di più. Alla lce di quanto mi ha detto probabilmente il mio bisnonno può essere stato sepolto in un cimitero qualsiasi che non è ne quello di Pisa dove è morto e neppure quello di Pomarance dove era residente (già controllati tutti e due con esito negativo) e chissà per quale ragione… a questo punto forse ha ragione Lei o il “nulla eterno” ha fatto il suo corso e forse è giusto che le traccie si siano perse proprio per il diritto/dovere all’oblio che forse il mio bisnonno vuole. Grazie ancora.

  31. Durante la visita alla cappellina di famiglia, una mia zia si è, purtroppo, procurata la rottura della base tibiale a causa del cedimento di una lastra di marmo che copriva la botola dell’ossario sotterraneo collocato a cira 180 centimetri di profondità. L’avvocato di questa zia ci ha invitati bonariamente a risarcire i danni coinvolgendo anche il Comune che aveva concesso a mio nonno una quarantina di anni ha la licenza edilizia a costruire questa cappellina. In caso contrario avvierà un ‘azione giudiziaria di risarcimento danni. Io e i miei tre fratelli, tra l’altro non unici eredi di questo nonno estinto oltre 20 anni fa, possiamo essere chiamati in giudizio? E il Comune è corresponsabile di questo sfortunato incidente?

    • X Tullio,

      art. 2043 Cod. Civile: ossia responsabilità aquiliana o extra-contrattuale.

      Ai sensi dell’art. 63 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 le obbligazioni manutentive (= dovere di mantenere in sicurezza, solido e decoroso stato l’edificio ad uno funerario eretto su lotto di terreno cimiteriale) compete al concessionario ed ai suoi aventi causa.

      Essendo accertato che il danno è imputabile ad un comportamento di un privato concessionario (omessa manutenzione della botola dell’ossario collocata, per di più in sepolcro privato di proprietà del concessionario), non sussiste una responsabilità del Comune, mentre si ha responsabilità del concessionario che ha posto in essere il comportamento da cui è stato determinato il danno. Tale responsabilità trova fondamento nell’art. 2043 C.C. (e art. 2053 C.C., anche se non si tratta esattamente della “rovina” di edificio). Il responsabile del comportamento che ha determinato, oggettivamente, il danno deve provvedere a risarcire la lesione patita, poiché il rapporto di concessione, se rientra nell’ambito dell’art. 823 Cod. Civile nei riguardi al rapporto tra Comune/concessionario, attribuisce una posizione giuridica soggettiva piena nei confronti degli altri concessionari che non solo ha riguardo all’aspetto “attivo” (tutela rispetto da comportamenti indebiti o lesivi di altri concessionari), ma anche “passivo” (responsabilità per fatto illecito, nel caso), dal momento che l’obbligo della manutenzione di cui all’art. 63 DPR 10/9/1990, n. 285 ha per oggetto anche ogni atto e comportamento idoneo a non arrecare danni a terzi.

  32. Salve, desidero chiedere un parere con la speranza di potere ricevere un suggerimento al fine di risolvere il nostro problema. La scorsa settimana, mia nonna, nata e vissuta in Sicilia per ben 82 anni, è deceduta in Piemonte, in un paesino del vercellese dove si trovava negli ultimi 10 anni. Era arrivata in Piemonte per volontà di due figli( uno di loro vive e lavora a Vercelli) e con la massima contrarietà dell’altra figlia(mia madre) la quale voleva che la madre continuasse a vivere nell’abitazione di famiglia dove era vissuta per tutta la vita con l’amorevole affetto di tutti. Dopo qualche anno dal trasferimento- che inevitabilmente ha determinato la rottura dei rapporti tra i tre fratelli formando uno “schieramento di 2 contro 1”-la nonna viene portata(sempre dai due figli all’insaputa del terzo) in una casa per anziani dove rimarrà fino alla morte. Al momento in cui mia nonna viene a mancare, i due fratelli “impongono” all’altro ( mia madre) la loro decisione di fare seppellire la nonna nel cimitero del paesino in provincia di Vercelli. La figlia contraria, pur opponendosi con tutte le sue forze perchè avrebbe voluto seppellire la madre nella tomba di famiglia in sicilia per ‘ricongiungerla’ con il padre già deceduto da decenni e con la sua terra natia, non è riuscita ad impedire quella tumulazione avvenuta in un luogo lontano dalla sicilia qual’è il Piemonte, e soprattutto ‘anonimo’e irrispettoso per la nonna la quale viene privata anche dal ricevere costantemente la presenza e gli omaggi floreali dei nipoti e della figlia residenti in sicilia. Mia madre, recatasi a Vercelli per i funerali, al momento del trasferimento della salma al cimitero ha preferito non recarsi al cimitero per non rendersi complice di una scelta che reputa scellerata e che fa – per sua convinzione- ‘rivoltare nella tomba’ suo padre, il quale in vita lottò tanto per curare mia nonna che era affetta da patologie psichiatriche importanti che l’hanno resa sostanzialmente incapace di intendere e di volere, anche se formalmente non fu mai dichiarata tale. Specifico questo aspetto per far comprendere come le decisioni assunte dal figlio che vive in Piemonte con il consenso solo di uno dei due figli che vive in sicilia, siano stati vissuti da mia nonna sempre supinamente. Come possiamo procedere per fare valere la nostra contrarietà al seppellimento in Piemonte e soprattutto cosa si potrebbe fare per portare la salma in sicilia nel paese dove la nonna ha vissuto per tutta la sua vita? Aggiungo inoltre che ad essere contrari alla decisione assunta dai due, oltre mia madre e noi nipoti sono contrari anche la sorella e fratelli di mia nonna. La ringrazio anticipatamente.

    • X Carlo Antonio,

      se il conflitto non è risolto in modo extra-giudiziale (sostanzialmente con un accordo bonario tra le parti, per richiedere di comune accordo la traslazione in Sicilia) si rischia seriamente di dover adire il giudice ordinario, questi con prudente valutazione di merito pondererà tutti gli elementi della questione, accedendo all’una o all’altra tesi, con tutta l’alea e le spese processuali che un procedimento pur sempre comporta, senza, poi, considerare il tempi biblici della giustizia italiana.

      La semplice tumulazione a differenza della cremazione, per esempio, non contempla particolari filtri di legittimazione per appurare preventivamente se tutti gli aventi diritto abbiano prestato il loro consenso a questa particolare forma di sepoltura, in cella muraria.

      Di solito è così: il primo degli aventi diritto a pronunciarsi, secondo legami di parentela con il defunto, che arriva in Comune decide per il funerale e l’ufficio della polizia mortuaria, salvo controlli “random”, a campione non può aprire lunghe e farraginose istruttorie accertative sulla reale volontà dei parenti tutti, ad esser compromessa sarebbe la stessa economicità ed efficienza della pratica burocratica volta al rilascio dell’autorizzazione alla sepoltura in un loculo che si sostanzia in due momenti: stipula dell’atto di concessione e verifica del titolo di accoglimento per il feretro.

      il “dove” è lasciato alla discrezionalità dei famigliari, anche se Lei, ora notificasse al Comune la Sua opposizione per i motivi di cui sopra alla tumulazione in un cimitero del Piemonte l’amministrazione locale sarebbe costretta a mantenere lo status quo, garantendo la stabilità della sepoltura, in attesa di un provvedimento del Giudice di ultima istanza.

      Prima di intraprendere un’azione in sede civile ragioni attentamente su queste mie scarne,ma preziose informazioni.

  33. Buongiorno,mia madre è deceduta un mese fa e tumulata nella tomba dove già è sepolto mio padre,che all’epoca nel 1999 aveva una concessione 40ennale.Un riservato in terra con due posti costruiti e pagati da noi.Il contratto purtroppo non lo trovo e il comune dice di non averlo in quanto ha subito un furto.Mi hanno dato la fattura pagata all’epoca e ora mi chiedono una nuova concessione per la salma di mia madre per 40 anni e il prolungamento per mio padre.E’ corretto? si paga la concessione per salma? Inoltre mi hanno detto che le regole comunali hanno valore retroattivo in quanto si tratta di demanio pubblico. Io pensavo che la concessione pagata nel 1999 fosse x area e quindi x i due posti x 40 anni.
    Grazie
    Silvia dal Friuli V.G.

    • X Silvia,

      francamente non ho capito (ma è un dettaglio del tutto superfluo, solo per la mia morbosa curiosità necroforica!) se la tomba de qua:

      1) sia un sepolcro privato a sistema di tumulazione, ma ipogeo, cioè se si tratti di una cripta con celle murarie ricavate sotto il piano di campagna
      2) sia un semplice campetto ad inumazione per due posti, pur sempre, però, dato in concessione, ma con fosse scavate nella nuda terra.

      In ogni caso deve sussistere (rectius: dovrebbe intercorrere) un rapporto concessorio, tra il Comune e la Sua famiglia, caratterizzante di ogni allocazione di feretro diversa dal campo comune di terra, qualunque sia la tipologia costruttiva della tomba o la sua capienza fisica, che deve esser ufficializzato in un regolare atto di concessione (formula aulica, ma sempre molto efficace) come condicio sine qua non un privato cittadino possa esercitare diritti di sepolcro su suolo o edificio cimiteriale. L’area cimiteriale e per attrazione i fabbricati su di essa realizzati appartengono ad demanio specifico e necessario del Comune.

      Un titolo concessorio è pur sempre… un titolo formale e deve esser custodito con la massima cura dal privato contraente, tuttavia anche gli archivi comunali o non sono tenuti con diligenza o scontano pesanti sofferenze vuoi per furti, accidentali smarrimenti, distruzioni dovute ad eventi bellici o calamità naturali…).

      Senza, però, l’atto di concessione la concessione stessa è da ritenersi inesistente, ragion per cui le sepolture già eseguite risulterebbero sine titulo: illegittime e tecnicamente “abusive”.

      Il regolamento comunale di polizia mortuaria, attraverso apposita declaratoria tariffaria può prevedere per ogni nuova immissione di feretro, ovvero per ogni nuova sepoltura effettuata un diritto fisso (qualcuno lo chiama impropriamente “tassa sul morto”), ma è un sistema al pari di altri per sostenere economicamente nel tempo la complessa ed onerosa macchina cimiteriale, la cui gestione, sempre più spesso è in perdita.

      Ad ogni modo la concessione è una ed una sola e non deve esser rinnovata se non alla sua naturale scadenza.

      In realtà, almeno a mio avviso e per gli scarni elementi di giudizio a mia disposizione, il Suo Comune, in carenza dell’originario contratto di concessione, ha proposto di stipulare un nuovo atto concessorio aggiornato e, dunque, soggetto alle attuali regole (canone concessorio compreso) stabilite dalla fonte regolamentare comunale cercando, per il possibile di regolarizzare il pregresso: sostanzialmente l’oggetto della concessione rimane la stessa tomba, quindi non c’è bisogno di disseppellire i defunti in essa già deposti. Vale adire: si ripartirebbe da 0 instaurando un rapporto giuridico del tutto nuovo, con il recupero pro rata dei costi per gli anni di jus sepulchri illegittimamente già goduti.

      E’la soluzione più drastica e dispendiosa, mi sia consentita, invece, una provocazione (sempre che l’ufficio della polizia mortuaria vero dominus in tutta questa querelle acceda a tale tesi): perchè, invece, l’amministrazione tutelando la buona fede del presunto concessionario (non tutte le colpe sono Sue, effettivamente!) non istruisce un procedimento amministrativo interno di sanatoria in cui, preso atto della mancanza dei titoli cartacei da ambo le parti, si cerchi di ricostruire a ritroso con ogni mezzo di prova possibile (fatture, bonifici di avvenuto versamento dei canoni concessori effettivamente pagati) un percorso ragionato per risalire alla legittimità delle due sepolture. Certo il Comune non è dotato degli strumenti d’indagine, molto più pervasivi e capillari, della Magistratura, siccome l’ordinaria attività amministrativa non può mai sconfinare in quella giurisdizionale, per il logicissimo principio di separazione tra i poteri dello Stato Democratico), ma un iter del genere, meglio se supportato daa una norma ad hoc nel regolamento municipale, se ben condotto, potrebbe sfociare in un atto ricognitivo da parte del dirigente di settore, nella forma di una determina dirigenziale, appunto, in cui si integrino i titoli con effetti ex tunc, andati persi o distrutti, rilasciando una nuova copia dell’atto concessorio. Altrimenti, il rimedio principe è pur sempre l’accertamento giudiziale (in sede civile) sulla fondatezza del presunto diritto vantato, con tutta l’alea e le spese processuali che un giudizio pur sempre comporta, senza mai trascurare i tempi biblici della Giustizia Italiana.

      Rimango sempre a disposizione per ulteriori delucidazioni o chiarimenti.

  34. Buon Giorno

    Vi presento il mio dilemma e il mio cruccio : mio fratello e’ morto prematuramente l’anno scorso a 41 anni. Era sposato e non aveva figli. Gli sopravvive la madre e una sorella (la sottoscritta). Inizialmente mia cognata decide per la cremazione e la disposizione dell’urna nel loculo dove giacciono le ceneri i mio padre (comune di Verdello, provincia di Bergamo)
    E fin qui eravamo tutti d’accordo. Fino al giorno in cui mia cognata scopre che in assenza di testamento, il patrimonio di mio fratello verra’ suddiviso tra mia cognata per 2/3, mia madre e la sottoscritta per il restante 1/3. Da quel giorno, per ripicca lei decide che le ceneri le terra’ a casa sua e che a mia madre non e’ concesso nemmeno di visitare i resti del figlio.
    Cosa possiamo fare? Si può’ in questo caso esigere per il diritto di sepoltura secondario che mia cognata apra la porta di casa sua e conceda a mia mamma di visitare i resti del figlio?
    Per mia mamma, devota cattolica, la disposizione delle ceneri in casa e non al cimitero e’ una cosa difficilissima da accettare: c’e’ qualcosa che possiamo fare per far si’ che ad un certo punto le ceneri vengano disposte in un cimitero? Conoscendo mia cognata, ho solo paura che in futuro, visto che e’ giovane e ha tutto il tempo di rifarsi una vita, per ripicca metta le ceneri di mio fratello in un loculo diverso da quello inizialmente stabilito. Noi, madre e sorella del de cuius, non abbiamo propio nessuna voce in capitolo?

    Vi ringrazio anticipatamente per una vostra sollecita risposta.

    • X N.L.

      dunque: se ho ben capito: la moglie, soggetto con titolo privilegiato a disporre della spoglia mortale del de cuius prima opta per una destinazione che parrebbe esser stabile e definitiva (= la tumulazione in cimitero) poi per probabile ritorsione testamentario-successoria cambia idea e decide per una sistemazione diversa ed atipica, con l’uscita delle ceneri dal circuito cimiteriali in forza dell’istituto dell’affido famigliare delle stesse, oggi senz’altro legittimo e possibile.

      Nella electio sepulchri, soprattutto per i nuovi istituti, meno tradizionali ed istituzionalizzati (il cimitero dovrebbe esser il luogo naturalmente deputato ad accogliere i defunti e le loro trasformazioni di stato) di custodia famigliare delle urne cinerarie o loro dispersione sovrana è la volontà del de cuius non più di tanto surrogabile da soggetti terzi, i quali se agiscono nel silenzio problematico della persona scomparsa; secondo, almeno un certo filone della dottrina) non si pronunciano per un volere proprio, ma quali semplici nuncius, ovvero riferiscono formalmente, avanti l’autorità amministrativa comunale un desiderio espresso dal de cuius, quando era in vita, solo verbalmente.

      Il nucleo della questione è rappresentato da quest’improvvisa inversione postuma di tendenza, ragion per cui si potrebbe ipotizzare che il coniuge superstite esercitando un proprio diritto di disposizione (quando ha richiesto la cremazione con conseguente tumulazione delle ceneri) abbia poi mentito in seguito per ottenere l’affido, dichiarando una volontà falsa, e la Legge (art. 76 D.P.R. n. 445/2000 punisce le asseverazioni mendaci).

      Se non erro ed ho ben dedotto Lei scrive dalla Lombardia, orbene: in tema di affido delle ceneri il regolamento regionale 9 novembre 2004 n. 6 (art. 14) è stato concepito a maglie molto larghe, senza, quindi, particolari, ulteriori filtri di legittimazione, al di là della produzione agli atti dei soli titoli formali (di cui all’allegato 6 alla delibera giunta regionale n.20278 del 21 gennaio 2005) per far emergere la reale volontà del de cuius, anche perchè la mera attività amministrativa di polizia mortuaria non potrebbe sconfinare in quella giurisdizionale, per l’ovvio principio di separazione di funzioni e poteri dello Stato Democratico.
      L’unica soluzione davvero percorribile (ma con tutta l’alea che un giudizio pur sempre comporta ed i tempi biblici della giustizia italiana) sarebbe instaurare un procedimento in sede civile, accertativo di eventuali comportamenti lesivi dei più intimi desideri per il proprio post mortem di Suo fratello. E’ arduo da dimostrarsi, ma la Magistratura può accedere ad ogni mezzo di prova, compreso quello, seppur residuale, testimoniale.

      Quindi: uno a zero per Sua cognata: c’è poco da fare, almeno sino a quando non sarà emessa una sentenza passata in giudicato di senso contrario, mentre per il cosiddetto diritto secondario di sepolcro Lei ha tutte le ragioni di questo mondo…anzi di più! Tale diritto è un principio pretorio, cioè è frutto non tanto di una norma scritta, quanto di un’elaborazione consolidata, omogenea e costante dei Tribunali Italiani, spesso chiamati a dirimere controversie originanti da conflitti tra parenti, spesso anche dilaceranti, sulla spoglia mortale del de cuius.
      Come tra l’altro ha ricordato il Consiglio di Stato nel parere n. n. 2957/2003 in ordine ad un ricorso straordinario al Capo dello Stato, da cui poi discese l’emanazione del D.P.R. 24 febbraio 2004 sulla diretta applicabilità dell’affido ceneri, anche in asssenza di specifica normativa locale, l’atto di affido è si autorizzativo, ma altresì può avere contenuto prescrittivo e cogente, prevedendo per l’affidatario determinati obblighi, tra cui sottoporsi di buon grado a possibili controlli da parte della vigilanza comunale, rispondere anche penalmente di una custodia non corretta delle ceneri e dulcis in fundo: garantire ai congiunti più stretti del de cuius il diritto secondario di sepolcro.

      Nel caso di recesso dalla responsabilità dell’affido, le ceneri saranno temporaneamente conferite in cimitero, per rientrare nella disponibilità degli aventi titolo i quali potranno chiederne la tumulazione in cimitero o un nuovo atto di custodia presso un domicilio privato, l’inerzia a provvedere, prolungata ed immotivata degli aventi titolo può avere un effetto devastante, siccome quale extrema ratio, dopo un ragionevole periodo di deposito in cimitero esse saranno sversate in cinerario comune, in forma promiscua, anonima, massiva ed indistinta, divenendo, di fatto, irrecuperabili.

      • Gentile Carlo,

        la ringrazio per la sua celere risposta. Non avrebbe potuto essere piu’ chiaro.

        Le porgo un’ulteriore domanda, a questo punto del tutto ipotetica, ma necessaria ai fini della serenità di mia madre.
        Mia cognata e’ giovane e io davvero mi auguro che viva a lungo e che trovi un po’ di serenità’. Non provo rancore verso una donna che e’ chiaramente traumatizzata dalla morte di mio fratello. Nulla toglie pero’ che il modo in cui ha agito sia deplorevole e che pertanto io debba trovare soluzioni alternative per il futuro.
        In ogni caso, quando anche lei morirà’, saranno i miei figli gli “aventi titolo” delle ceneri di mio fratello? Le pongo questo quesito perche’ qualora mia cognata non dovesse mai cambiare idea sulla disposizione delle ceneri, o dovesse optare per disporle in un cimitero diverso da quello in cui riposano i resti di mio padre, potranno i miei figli (o la sottoscritta se ancora in vita) disporre di una sistemazione diversa?
        Vorrei solo tranquillizzare mia madre dicendole che nel caso in cui lei morirà’ prima di vedere le ceneri di suo figlio riposare insieme a quelle di mio padre, sara’ mio compito o quello dei miei figli provvedere a degna sepoltura.

        La ringrazio ancora
        Cordiali saluti

        • X N.L.

          La Legge Italiana (Art. 79 comma 1 II Periodo D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, recante l’approvazione del regolamento statale di polizia mortuaria, ancor oggi vigente; ricalcato, poi, quasi pedissequamente dall’art. 3 comma 1 lett. b) punto 3 dalla successiva Legge 30 marzo 2001 n. 130 in tema di cremazione, è tassativa e categorica (si tratta del famigerato principio di poziorità) nel delineare una rigida graduazione, nell’esercizio di un diritto di disposizione sul post mortem, tra tutti i potenziali aventi diritto: al vertice di questa “scala” troviamo sempre la volontà del de cuius (quando espressa), nel suo silenzio, invece, prevalgono rispettivamente il volere del coniuge superstite (jure coniugii, cioè per vincolo coniugale) e, solo dopo quello dei congiunti (jure sanguinis, ovvero per rapporto di consanguineità) il livello sovraordinato esclude di default quello subordinato, sino al sesto grado di parentela, ex art. 74, 75, 76 e 77 Cod. Civile, l’ultimo riconosciuto dal nostro ordinamento civile, il quale è ai sensi dell’art. 117 comma 2 Lett. i) ed f) della Costituzione soggetto, per eventuali modifiche o novelle alla sola legge statale, e ciò ci salva dalle debite ingerenze di leggi e leggine regionali, spesso mal redatte.
          Stante questo assetto giuridico così strutturato qualora la moglie ancora in vita dovesse decedere (prima o poi si muore: evento certissimo, ma non sempre prevedibile) l’urna rientrerebbe pleno jure nella sfera decisionale dei famigliari più stretti, i quali potrebbero disporne per una nuova tumulazione in un cimitero di loro scelta.

          Quando, invece, la moglie dovesse o risposarsi in seconde nozze (e qui la giurisprudenza e la dottrina spesso divergono) o rinunciare all’ingombrante affido, manterrebbe, comunque, un potere di disposizione sull’urna, potendo, in ultima istanza optare per una nuova destinazione della stessa.

          Attenzione, però: vi sarebbe anche da considerare attentamente l’ipotesi del disinteresse, inteso come animus inequivocabile e certo (sostanzialmente ci si vuole sbarazzare delle ceneri chiedendone la dispersione in cinerario comune o giardino delle rimembranze : questa soluzione però è inibita poiché:

          1) in Regione Lombardia, almeno, l’istanza di dispersione delle ceneri in natura o in dispersoio (= apposito spazio verde attrezzato per accogliere le ceneri all’atto della dischiusura dell’urna) sconta il pesantissimo limite dell’inammissibilità/improcedibilità per carenza assoluta di un elemento centrale e non surrogabile da terzi: la volontà scritta ed inoppugnabile del de cuius, senza quest’ultima l’Ufficiale di Stato Civile non può autorizzare.

          Certo: residualmente le ceneri possono esser sversate in cinerario comune, ma solo quando divengano res nullius, una sorta di esternalità negativa da “Smaltire” (chiedo venia per l’empio e brutale tecnicismo!) vale a dire si deve esser completamente estinta tutta la famiglia del de cuius, non reliquando o sussistendo più nessun soggetto subiettivamente titolato ad esprimersi per la sepoltura dell’urna.

          La legge italiana, poi, tutela, per il possibile, i sentimenti di devozione e pìetas verso i morti i quali, ormai privi della capacità giuridica non sono più, in quanto tali, portatori di diritti, bensì divengono oggetto di diritto da parte di quanti ne vogliano preservare ed onorare la memoria, attraverso le classiche pratiche funebri di suffragio.

          Quindi: in caso di manifesto disinteresse sarebbe predominante la posizione di chi, invece, abbia interesse morale e spirituale alla conservazione delle ceneri in un luogo privato, e dedicato (loculo, celletta ossario, cappella gentilizia…) presso un cimitero.

  35. Buonasera,
    alcuni giorni fa è stata eseguita la estumulazione del corpo di mia nonna per scadenza della concessione del loculo (50 anni). Purtroppo, pur avendo manifestato al presidente del cimitero privato di Graglia Santuario la volontà di essere presente alle operazioni di estumulazione di mia nonna e avendo comunicato la mia mail all’associazione del cimitero privato, la mail non mi è mai pervenuta e ho così scoperto che il loculo di mia nonna era vuoto recandomi al cimitero. Il tesoriere mi ha comunicato di aver inviato le mail nei giorni precedenti la estumulazione, ma queste non mi sono mai pervenute. Mi è stata fatta vedere a distanza di 26 giorni dall’estumulazioni una cassettina contenente le ossa con il nome di mia nonna e mi è stato fornito il prezzo delle cellette ossario. Avrei potuto optare, se mi avessero avvisato per prolungare la concessione del loculo granze per altri 25 anni, ma evidentemente il cimitero aveva interesse a vendere il loculo a prezzo pieno per una nuova salma. Vorrei sapere per cortesia:

    1) se è legale fare una estumulazione senza la presenza di alcun familiare
    2) come posso essere sicuro che le ossa presenti nella cassettina siano realmente quelle di mia nonna?

    Grazie mille.
    Distinti saluti.

    • X Luca,

      allora: l’e-mail non è mai pervenuta e questo le ha causato un cosiddetto danno esistenziale, civilmente riconosciuto da giurisprudenza consolidata, omogenea e costante.

      Ma a chi intentar causa di risarcimento per la lesione patita dal suo diritto soggettivo. IL cyber spazio, purtroppo ha le sue regole astruse ed è fatale che qualche volta nei meandri del web la corrispondenza si smarrisca.

      Occorrerebbero profonde ricerche nei diversi server della posta elettronica, magari coinvolgendo la polizia postale, ma sconsiglio vivamente di intraprendere azioni di questo tipo, perché molto onerose e di scarso successo: poi, se invece, qualcuno per negligenza ha omesso la trasmissione della comunicazione o, peggio ancora ha mentito la questione sarebbe ben diversa e più facilmente risolvibile, pur sempre avanti un giudice in sede civile, sempre chè non vi siano implicazioni penali.

      Il gestore del cimitero stante la lettera della Legge non avrebbe alcun obbligo di contattare il concessionario o i suoi aventi causa o ancora i parenti del defunto da estumulare, dovendo esser questi ultimi ad attivarsi autonomamente. Tuttavia per uan sorta di opportunità/cortesia istituzionale è prassi che gli uffici cimiteriali ricerchino gli aventi diritto a disporre sulla spoglia mortale (o sulle sue trasformazioni intermedie di stato) un po’ per l’imputazione degli oneri derivanti dall’operazione cimiteriale, un po’ per facilitare eventuali atti di disposizione (esempio: cremazione del cadavere se questo è ancora indecomposto, rinnovo/proroga della concessione quando permesso dal regolamento municipale di polizia mortuaria, acquisizione di una celletta ossario per una nuova sepoltura privata e dedicata a sisstema di tumulazione).

      Altrimenti le ossa rinvenute, dopo aver sostato per un congruo tempo in camera mortuaria, funzionale all’esercizio dei diritti personalissimi di disposizione dovrebbero esser sversate in forma massiva, indistinta, promiscua e anonima in ossario comune, da cui non sarebbero più recuperabili per una diversa sistemazione

      Sia o meno presente un parente del defunto all’atto dell’estumulazione (quando cioè di dischiude la bara, rimuovendone i coperchi) il caposquadra necroforo che sovrintende all’operazione in camera mortuaria cimiteriale: luogo chiuso, confinato il cui accesso, per ovvie ragioni di sicurezza è spesso inibito ai visitatori del cimitero)redige, su propria responsabilità un piccolo verbale in cui si attesta:

      a) stato di scheletrizzazione del corpo (il cadavere è ancora integro o parzialmente indecomposto, si rinvengono, invece, sole ossa?

      b) eventuale presenza di preziosi/oggetti di pregio come gioielli o monili all’interno del feretro o addosso al defunto.

      c) identità del defunto (50 anni fa non era d’obbligo la targhetta identificativa con le generalità del defunto, ma si applicava sul coperchio del cofano una medaglia di piombo con numerazione progressiva, corrispondente alle registrazioni cimiteriali delle sepolture effettuate.

      Salvo errori marchiani queste procedure di garanzia offrono una certa sicurezza di trasparenza e tutela per i parenti del de cuius, invocare a 50 anni di distanza la prova del D.N.A. sulle ossa per verificarne laa reale appartenenza l cadavere di Sua nonna risuonerebbe quasi fantascientifico.

      Questa verbalizzazione, opportunamente sottoscritta rimane agli atti presso l’archivio del cimitero ed è, consultabile dagli interessati.

  36. Buongiorno

    Espongo brevemente il mio quesito.
    Marito e moglie sposati dal 1969 in comunione dei beni, separati dal 2009, sono in procinto di divorziare.
    Il marito risulta essere unico concessionario dal 1998 di un area cimiteriale, su cui ha costruito una tomba di famiglia. Si chiede se tale manufatto ricade nella comunione legale dei beni e quindi se la moglie è da considerarsi al momento contitolare.

    Grazie

    • X Roberta,

      l’atto di concessione da cui, poi, origina il diritto di sepolcro, in quella determinata cappella gentilizia, sorge “intuitu personae” cioè con particolare riguardo alla persona (in questo caso fisica – privato cittadino) che lo stipula, contraendo con il Comune, quale ente concedente, poichè titolare ultimo del demanio cimiteriale, specifico e necessario, le rispettive obbligazioni sinallagmatiche.

      Un atto concessorio non è un semplice contratto inter-privatistico gestibile in piena autonomia, esso è, infatti, asimmetrico e sbilanciato a favore della pubblica amministrazione per ovvi motivi di prevalenza dell’interesse pubblico: non si rilevano ragioni ostative a che la concessione sia fatta a più persone, solo ed esclusivamente,nel momento fundativo però, quando, cioè si instaura e perfeziona il rapporto giuridico di natura concessoria.

      L’unico modo affinchè un soggetto terzo si avvicendi – per di più mortis causa, essendo vietati i trasferimenti per acta inter vivos, nella titolarità o coo-titolarità (se i subentranti sono in numero maggiore di uno) è, appunto, rappresentato dall’istituto del subentro, regolato solo in sede locale dal regolamento municipale di polizia mortuaria.

      Si ritiene, pertanto, alla luce di queste scarne considerzioni di diritto funerario che l’edificio funerario in questione non possa rientrare nel regime della comunione dei beni: mentre la separazione è solo un allentamento del vincolo coniugale, lo scioglimento del matrimonio ne comporta l’estinzione, così la moglie, nella fattispecie perderà il diritto di sepolcro, una volta consumatosi il divorzio, con annotazione finale nei registri di stato civile.

  37. DUILIO per redazione. il giorno 15 è stato celebrato il funerale cattolico presso la chiesa parrocchiale, di Monte San Biagio, il feretro è destinato alla cremazione presso il crematorio di Domicella AV il giorno dopo il feretro è stato trasportato presso la propria abitazione ed il giorno dopo ha proseguito verso il crematorio con affido delle ceneri alla famiglia. il quesito che pongo è il seguente un feretro dopo la cerimonia funebre può essere custodito in luogo diverso da sala mortuaria presso il cimitero con registrazione del deposito temporaneo annotato sul registro cimiteriale???? Grazie.

    • X Duilio,

      no, si ritiene l’ipotesi prospettata impraticabile, per queste ragioni:

      Ex Art. 24 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, recante l’approvazione del regolamento statale di polizia mortuaria,il trasporto, dall’ambiente in cui il feretro staziona (domicilio privato, servizio mortuario sanitario, obitorio, deposito d’osservazione…)alla volta della chiesa per la celebrazione delle esequie ecclesiastiche origina dal decreto di trasporto, prodromico a qualsiasi spostamento del cadavere racchiuso in cassa debitamente confezionata in base alla tipologia del trasporto ed alla destinazione finale prescelta per la spoglia mortale del de cuius; orbene questo atto amministrativo di tipo autorizzativo sconta la pesante limitazione della tipicità: ossia tutti i luoghi in cui il feretro possa esser trasportato debbono preventivamente individuati ed autorizzati, e quello finale deputato all’accoglimento della bara in attesa di cremazione, dopo l’officio dei funerali, è proprio la struttura chiusa e confinata di cui all’art. 64 D.P.R. n. 285/1990, ovvero la camera mortuaria insistente all’interno del cimitero “di transito” o in alternativa il deposito feretri di cui deve esser dotato ogni impianto di cremazione.
      Tutti questi passaggi intermedi debbono necessariamente esse esplicitati nel decreto di trasporto che accompagna il trasporto funebre lungo il suo tragitto e deve esser esibito alle autorità di controllo (organi di polizia giudiziaria, vigilanza sanitaria o servizi ispettivi comunali) in caso di verifica in itinere, per altro sempre possibile.
      Queste considerazioni piuttosto rigide e dirigiste valgono solo ed unicamente vigente il D.P.R. n. 285/1990, vi sono, infatti, leggi regionali, sotto questo aspetto più elastiche e permissive, le quali tuttavia, quasi sempre si rifanno, per il regime del trasporti mortuari, al Capo IV D.P.R. n. 285/1990, mantenendo una certa omogeneità comportamentale in quel caos normativo che è divenuta la polizia mortuaria dopo la sciagurata stagione delle controriforme su base locale e localistica.
      S-ragionando per assurdo, per trasportare il feretro presso un’abitazione privata, nelle more di una specifica norma regionale, servirebbe, pur sempre un decreto di trasporto ad hoc, di competenza dirigenziale ai sensi dell’art. 107 comma 3 lett. f) D.Lgs n. 267/2000.

  38. buongiorno una domanda sul mantenimento del corpo: è possibile bioconservare, come in altri paesi del globo, un corpo? se si chi lo deve fare? un’impresa funebre, il medico legale o un tecnico tanato? è possibile x piacere avere qualche informazione in più tipo legge ed eventuali contatti in italia. grazie davvero

    • X Mauro,

      l’unica forma di conservazione sine die (…poi, detto inter nos a questo mondo di eterno non c’è nulla!) del cadavere (= corpo umano definitivamente ed irreversibilmente privo delle funzioni vitali) per la Legge Italiana è rappresentata dalla pratica dell’imbalsamazione. Essa, dietro autorizzazione comunale deve esser eseguita da un medico legalmente abilitato.

      Succedanea dell’imbalsamazione è la tanatoprassi: intervento di più lieve entità, tale, quindi, da non comportare profonde eviscerazioni mirato al mantenimento del cadavere in condizioni di integrità per un certo lasso di tempo, funzionale alla celebrazione delle esequie, essa non inibisce, dunque l’insorgere dei naturali fenomeni putrefattivi tipici del post mortem, semplicemente li rallenta, ma al momento è ancora vietata dalla Legge Italiana, mentre è già operativa e presente in diverse esperienze europee ed extra continentali.

      L’ibernazione di un corpo non del tutto privo delle residue funzioni vitali, nella speranza di poterlo risvegliare a piacere in un futuro remoto al momento è pura fantascienza, almeno in Italia, vi sono però imprese funebri segnatamente in Russia e negli Stati Uniti che garantiscono a prezzi stellari questo servizio, il vero problema pertanto sarebbe costituito dalla lunghezza del trasporto internazionale verso questi due Stati, poiché il defunto o presunto tale dovrebbe esser subito portato ad una temperatura bassissima tale da “congelare” eventuali forme di vita, ancorché residuali in modo da inibire la decomposizione, ma per la Legge Italiana un morto può esser trasportato all’Estero solo entro duplice cassa saldata e sigillata, ovviamente quando sia stato dichiarato a tutti gli effetti deceduto.

  39. Buonasera, espongo in breve il mio quesito.
    Mio padre è deceduto nel 2006 ed è stato tumulato in un loculo di muratura; mia madre è venuta a mancare circa 10 giorni fà e su sua volontà abbiamo effettuato la cremazione. Mia madre ha esercitato per iscritto la volontà di cremazione anche per le spoglie di mio padre. Su indicazione dell’agenzia abbiamo subito iniziato l’iter per mio padre per richiedere la stumulazione e successiva cremazione al Comune di competenza. Purtroppo ci è stato risposto che l’estumulazione non sarebbe fattibile perchè non è passato il termine temporale dei 20 anni. Chiedevo cortesemente di conoscere i riferimenti normativi che regolano la permanenza temporale delle salme e chiedo cortesemente un parere in merito.
    Il comune è Xy in provincia di Bari.
    Grazie in anticipo.

    • X Natale,

      20 anni di permanenza minima in loculo stagno (= periodo legale di sepoltura per tutte le tumulazioni, quale ne siano tipologia o durata nel rapporto concessorio instauratosi) sono il discrimen temporale per distinguere la fattispecie medico-legale di cadavere da quella di semplice resto mortale (= esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo conservativo ex art. 3 comma 1 lett. )b D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254.

      IL cosiddetto resto mortale (art. 3 commi 5 e 6 D.P.R. 15 luglio 2003 n. 254) è sempre cremabile, su istanza degli aventi diritto a pronunciarsi con la procedura semplificata: basta quindi un semplice assenso, anche se opportunamente formalizzato all’ufficio della polizia mortuaria competente per territorio senza dover produrre o recuperare agli atti nessuna certificazione medica di esclusione di morte violenta o dovuta a reato.

      Anche il cadavere, se non sussistono volontà contraria del de cuius in primis o dei congiunti più stretti può esser cremato con autorizzazione postuma, ossia rilasciata “ora per allora”,vale a dire dopo un primo periodo di diversa sistemazione in cimitero, ma dietro presentazione nel fascicolo istruttorio di idonea documentazione in cui si assicuri, fugando ogni dubbio residuo, la morte per cause naturali, quindi non violenta o peggio ancora dovuta a fatto criminoso.

      Se il cadavere, nonostante la sepoltura già avvenuta fosse ancora “sotto procura” occorrerebbe, un ulteriore provvedimento liberatorio ex art. 116 comma 1 D.Lgs n. 271/1989 da parte dell’autorità giudiziaria, con espresso nulla osta alla cremazione.

      Ai termini dell’art. 88 del vigente Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 ogni feretro sulla base dei titoli formali accertati (= volontà in tal senso degli aventi titolo a disporre della spoglia mortale) può esser estumulato per il trasporto in latra sede o per una nuova, differente destinazione (= cremazione).

      L’elemento che deve emergere con chiarezza è l’atto volitivo da parte dei parenti più prossimi, con titolo privilegiato per il coniuge eventualmente superstite.

      Se nell’atto di concessione del loculo, al momento della sua acquisizione in regime di concessione non sono state stabilite clausole massimamente restrittive, come appunto il divieto di estumulazione, almeno per un certo numero di anni, l’amministrazione comunale valutati i dovuti incartamenti resi all’ufficio di polizia mortuaria attraverso apposita istanza di parte, soggetta sin dall’origine ad imposta di bollo, deve accordare l’autorizzazione all’estumulazione, in quanto il suo margine di discrezionalità, seppur presente, è alquanto ridotto e limitato alla verifica preventiva dei requisiti di cui sopra.

      In realtà prima dei 20 anni quando il cadavere almeno legalmente, cioè in via aministrativa degrada a resto mortale non si può dischiudere la doppia cassa di legno e metallo opportunamente sigillata con appositi suggelli di garanzia senza incorrere nel reato di violazione di sigilli di cui all’art. 349 Cod. Penale.

      Diventa allora fondamentale, per procedere alla cremazione individuare un impianto di incinerazione abilitato ad abbruciare i feretri confezionati con la controcassa di zinco.

      Solo allora il comune nel cui cimitero è tumulato il feretro potrà rilasciare le relative autorizzazioni a estumulazione, trasporto e cremazione finale.

  40. Salve vorei chiederle una cosa. Si puo mettere una lapite in cimitero,se uno dei figli mette la lapide sensa il consenso dell’altro figlio si può o ci sono leggi che lo impediscono aspetto una sua risposta al più presto cordiali saluti.

    • X Elisa,

      l’apposizione di eventuali lapidi, arredi votivi o copri-tomba è soggetta ad autorizzazione comunale, origina da un’istanza di parte, passibile sin dall’origine ad imposta di bollo, come ogni altra domanda tesa all’ottenimento di un provvedimento autorizzativo e deve rispondere positivamente per ingombri, materiali, foggia e colorazione… agli strumenti attuativi del piano regolatore cimiteriale. E’previsto il pagamento di un diritto fisso.
      Abbiamo, quindi un primo controllo di legittimità sull’operato dei marmisti all’interno del cimitero.

      Il Comune, però, nella sua attività amministrativa la quale non può, certo, sconfinare in quella più approfondita ed intrusiva tipica della Magistratura, nel perfezionamento dell’autorizzazione si basa unicamente sui titoli formali prodotti nella fase istruttoria, vale adire che se un parente avente titolo, ossia legittimato, richiede di applicare un certo tipo di lapide e questa supera il vaglio di cui sopra si procede d’ufficio e si autorizza, senza più di tanto indagare sulle reali intenzioni e gusti di estetica funeraria di eventuali altri congiunti del de cuius, altrimenti per ogni procedimento ex artt. 7 e 8 Legge n. 241/1990, con un estenuante appesantimento burocratico, bisognerebbe comunicare l’avvio dell’iter ed acquisire agli atti preventivamente il consenso informato di tutti gli interessati, arguendo il probabile disaccordo, ma è un’ipotesi remota ed impraticabile, per la sua intrinseca diseconomicità ed inefficiaenza: essi, solo in questo caso potrebbero esprimere la loro opposizione provocando lo stallo del processo autorizzatorio sino a quando la potenziale controversia sia risolta avanti il giudice di ultima istanza, cioè con sentenza passata in giudicato.
      Il Comune, pertanto, rimane estraneo alla lite e si limita a garantire il mantenimento dello status quo sino alla ricomposizione del dissidio.

  41. Giorni fa a Roma mi sono trovato in qualità di sacerdote davanti ad un salma che era stata portata da Ginevra. La bara era regolarmente sigillata con lo zinco saldato e sulla bara c’era il siggillo di ceralacca.
    Una volta però a Roma la bara è stata aperta dissaldando la zincatura e sottoposta a lavaggio rituale. La salma era deceduta 5 giorni prima è non refrigerata, dunque in pessime condizioni con perdite di liquidi e pessimo odore.
    Dopo il lavaggio è stata nuovamente saldata e inserita dentro una tomba di famiglia.
    È stata una procedura normale? Sono state infrante delle leggi? Posso io essere considerato un pubblico ufficiale che svolgeva le sue funzioni e dunque essere responsabile dell’eventuale illecito in qualche maniera?

    • X Don Mario,

      Il sacerdote, in quanto ministro di culto di Santa Romana Chiesa, gode di protezione in ambito penale ai sensi dell’articolo 61 n. 10 del codice penale che, a tal fine, lo paragona a un pubblico ufficiale.

      Inoltre, nel caso di celebrazione del matrimonio concordatario, ovvero il matrimonio religioso avente effetti civili, solo in quella circostanza il sacerdote riveste la qualifica di pubblico ufficiale e in tale veste esercita il potere autoritativo e certificativo proprio del pubblico ufficiale, redigendo il certificato di matrimonio.

      Sulla circostanza della denuncia all’Autorità Giudiziaria si vedano gli artt. 331 e segg. Cod. Proc. Penale.

      Rimuovere dal feretro i sigilli di garanzia applicati all’atto della saldatura della cassa metallica, con relativa apposizione del coperchio ligneo del cofano funebre integra la fattispecie di reato di cui all’art. 349 Cod. Penale.

      Solo l’Autorità Sanitaria o, in subordine quella Giudiziaria, possono ordinare o disporre l’apertura del feretro; quando esso sia stato confezionato in base a tipologia del trasporto e sua destinazione ultima, non sono più ammesse operazione volte a manometterne il delicato assetto, anche per ovvie ragioni squisitamente igienico-sanitarie.

  42. Cimitero di Collegno (Torino)
    Mio padre morto 38 anni fa è stato sepolto in una tomba di famiglia di una nostra cara amica che ci ha aveva dato spontaneamente la disponibilità del posto. La tumulazione doveva essere provvisoria ma per invito della proprietaria della tomba mio padre è rimasto nella tomba di famiglia (non mia). Sono passati 38 anni , anche la nostra amica è deceduta ed è subentrata un erede, la domanda è posso far valere il diritto di usucapione sul posto occupato da mio padre?

    • X Adriana,

      i sepolcri privati tutti ,stante l’art. 823 Cod. Civile, non sono usucapibili nè cedibili con atto inter-privatistico,, in quanto attratti nella sfera del DEMANIO SPECIFICO e NECESSARIO del Comune ex art. 824 comma 2 Cod. Civile.
      Il diritto di sepolcro sorge, infatti, da una concessione amministrativa, di natura traslativa, i beni cimiteriali, pertanto, non possono formare oggetto di diritti verso i privati cittadini, se non nei modi e nelle forme previsti dalle leggi speciali in materia.

  43. buongiorno,
    chiedevo informazioni circa il consenso o meno all’invio dei dati all’agenzia delle entrate. Anche per le spese funebri, come per le spese sanitarie, ci si può opporre all’invio dei dati da parte dell’agenzia funebre all’agenzia delle entrate?

  44. Un aiuto per comprendere. Mi amadre è stata cremata presso il cimitero Monumentale di Genova Staglieno. Al momento della tumulazione volevo mettere ceneri in loculo dove è sepolto mio padre, ma mi è stato rifiutato usare urna che avevo acquistato io a Varese (dove abito) in quanto non era grande abbastanza per contenere urna di metallo data dal cimitero. A mia richiesta che aprissero tale urna sigillata e trasferissero le ceneri nella urna da me scelta mi è stato detto che era impossibile per legge aprire una urna sigillata consegnata dal comune. Ho dovuto quindi (in un momento comprensibilmente assai triste) fare discussioni e trovare altra urna. Potete confermarmi che veramente esiste una legge nazionale che vieta di aprire una urna sigillata consegnata dopo la cremazione al fine di trasferire le ceneri in altra urna? Grazie per chiarimento

    • X Giorgio,

      il gestore del cematorio ha l’obbligo di consegnare l’urna CHIUSA E SIGILLATA, ai sensi della Legge 30 marzo 2001 n. 130 e dell’art. 80 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria di cui al DPR 10 settembre 1990 n. 285.
      L’eventuale violazione dei suggelli di garanzia, se non autorizzata, ad esempio dalla Magistratura, integra la fattispecie di reato di cui all’art. 349 Cod. Penale.

      In alcune Regioni si attribuisce ai Comuni, in particolare con lo strumento del Regolamento comunale specifico, il compito di determinare le caratteristiche (e la capacita’ (= capienza) e dimensioni volumetriche) delel urne cinerarie.

      In ogni caso, dovrebbero esser sempre assicurate le condizioni per evitare ogni riversamento delle ceneri, dato che cio’ comporterebbe una profanazione.

      Non vi sono, pertanto i presupposti giuridici per consentire un “travaso” da un’urna ad altra.

  45. Salve; vorrei sapere, se possibile, quale sia la procedura da adottare per trasportare le ceneri di mia madre che sono a casa con me a Roma fino a Palermo perché mia mamma aveva espressamente detto a noi figlie di voler essere aspersa presso il monte Pellegrino. E’ andata via tre anni fa ed io e mia sorella vorremmo andare in aereo. Cosa dovrei richiedere e a chi? Grazie della cortese risposta. Marzia

    • X Marzia,

      si applica integralmente l’art. 34 del regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285. Il Comune di Roma formerà il decreto di trasporto indicando in esso l’incaricato del trasporto (= chi materialmente prenderà in consegna l’urna) ed il mezzo (veivolo) su cui avverrà il trasferimento dell’urna, assieme all’eventuale vettore. Si deve, quindi, inoltrare relativa istanza, in bollo, al Comune di Roma, ufficio della polizia mortuaria.

  46. Buongiorno, mio nonno aveva acquistato da un comune del Vercellese la concessione per un loculo destinato ad utilizzo per mio padre.
    Mio padre è deceduto da alcuni anni ed è stato sepolto in un altro comune.
    La concessione di mio nonno è passata a me come legittimo erede.
    Tale concessione è di tipo perpetuo e il contratto recita che la concessione passa agli eredi del concessionario.
    Voglio sapere se il fatto che mio padre sia stato sepolto in altro cimitero fa decadere la concessione, ovvero se posso disporre che i resti mortali di mio padre vengano trasferiti nel loculo di cui alla concessione.

    Mi sono informato e so che il regolamento comunale recita che il loculo può essere utilizzato solo dal destinatario riportato sul contratto, ma non indica che la concessione decade nel momento in cui il destinatario venga sepolto in altro cimitero.

    Grazie

    • X Cristiano,

      Possiamo, ora focalizzarci su alcune ultime conclusioni: in linea generale e di massima (e quindi anche senza conoscere il Regolamento nel singolo Comune), allorquando un contratto di concessione di un sepolcro privato (sono tali tutte le “allocazioni” cimiteriali diverse dall’inumazione in campo comune) indichi espressamente i nominativi dei defunti per cui esso è predisposto, il mancato utilizzo o il parziale uso o, ancora, l’estumulazione ex art. 88 D.P.R. 285/90, comportano l’estinzione (naturale o…per causa patologica?) della concessione, come conseguenza dell’esaurimento dei fini per cui era sorta: infatti la consegna di un loculo, ad esempio, da parte del Comune al concessionario potrebbe essere assimilata, in termini civilistici, ad una sorta di obbligazione di risultato ( con questa ratio: chi lo riceve in concessione d’uso si impegna ad utilizzarlo per ivi collocare una determinata salma (= un famigliare) ovvero il corpo esanime di soggetto appartenente ad una determinata categoria sociale quando ricorrano gli estremi per la concessione ad Enti ex Art. 90 D.P.R 285/90 ).
      La concessione palesa profili para-contrattuali, non è, infatti, un contratto privato gestibile in piena autonomia, essa, infatti, implica degli incombenti pubblici, nell’interesse della collettività, a cui la società stessa si deve attenere.
      Anche il “non uso” può esser un’inottemperanza cagione di decadenza, si pensi, ad esempio ad una “tomba prenotata” rimasta vuota anche dopo la morte dell’avente diritto ad esservi tumulato, il quale, ovviamente sia stato sepolto in altro sito, con il conseguente animus, per facta concludentia, di lasciare definitivamente il sepolcro.
      La decadenza non è pronunciata, ma dichiarata: sembra solo nominalismo, ma è importante sottolineare come la dichiarazione di decadenza non abbia effetti costitutivi, bensì puramente ricognitivi (la decadenza si attiva per effetto dell’inadempimento da parte dei concessionari).

  47. buongiorno,
    scrivo dalla regione Lazio ponendo il seguente quesito relativo a una concessione di un loculo: diversi mesi fa abbiamo ricevuto la richiesta di una concessione di un loculo per la tumulazione di una salma. il richiedente ha provveduto a versare al nostro Servizio di Tesoreria un acconto per la concessione, comunicando che avrebbe provveduto a versare la restante somma dovuta in tempi brevi. Da quel momento, nonostante nostri diversi solleciti e nonostante lo avessimo avvisato che avremmo proceduto a affidare la pratica al servizio di riscossione crediti, la persona che ha avanzato la richiesta non ha mai versato la quota rimanente. Per questi motivi il contratto di concessione non è mai stato perfezionato. Considerato che, da quanto detto e da quanto dimostrato con i fatti, la persona richiedente non è intenzionata a sostenere gli oneri dovuti, volevamo chiedere se in questo caso si possa procedere alla revoca della concessione ( tra le altre cose mai perfezionata ), effettuare d’ufficio un’estumulazione di feretro forzosa e se si possa destinare la salma in altra sepoltura e nello specifico in una fossa del campo di inumazione cimiteriale. Grazie.

    • X Daniele,

      se il rapporto concessorio non è stato mai perfezionato (con la stipula del relativo atto ed il versamento del canone corrispettivo) siamo davanti ad un’enormità, un mostrum giuridico: l’uso sine titulo, cioè ILLEGITTIMO ed ABUSIVO di un bene demaniale, poichè tali sono i sepolcri tutti, specie quelli privati come, appunto, le tumulazioni.

      Se la concessione non sussiste non può nè essser revocata nè venir dichiarata decaduta, per grave inadempienza contrattuale del concessionario. Si dispone d’ufficio l’estumulazione con seguente interro del feretro in campo comune di terra (è l’unica soluzione standard ammessa dall’ordinamento, come rimedio residuale). E’escluso un trasporto in altro cimitero a spese dell’amministrazione.
      In caso contrario (un diverso atto di disposizione con oneri a carico del Comune) farebbe sorgere la responsabilità patrimoniale per danno erariale, si vedano a tal proposito gli artt. 93 e 191 D.Lgs. n. 267/2000). Avete, per caso valutato, per il recupero forzoso del credito, l’iscrizione a ruolo?

  48. Buongiorno,
    sono addetta ai servizi cimiteriali di un comune della regione Veneto.
    Un paio di anni fa sono state tumulate le ceneri di un defunto in una tomba di famiglia. Ora una figlia del defunto chiede, per motivi di affetto e perché al momento della morte del papà la decisione circa la destinazione delle ceneri è stata presa in fretta, che l’urna possa esserle affidata a casa. Si può fare? devo acquisire la rinuncia alla custodia della moglie del defunto e degli altri figli?
    Grazie per la vostra risposta

    • X MariaGrazia,

      la Legge Regionale Veneto n. 18/2010 con l’art. 3 (funzioni dei Comuni) demanda alle previsioni del regolamento municipale di polizia mortuaria, l’implementazione, nel dettaglio, dell’istituto dell’affido ceneri, rinvio, pertanto a questa fonte normativa.
      Tutto dipende dalla filosofia di fondo adottata: di solito si opta per la formula dell’affidatario unico, e nella scala gerarchica tra gli aventi diritto a disporre dell’urna, anche per una sua domiciliazione, prevale la volontà del coniuge superstite.
      Nulla toglie che con il consenso informato/nulla osta di quest’ultimo l’urna possa esser affidata alla figlia del de cuius, attenzione, però, sono scelte potenzialmente foriere di conflitti endo-famigliari, debbono, pertanto esser ponderate attentamente e con estrema cautela.

  49. Purtroppo non ho trovato risposta al mio quesito che è: io vorre (regione Campania)traslare le ossa di mio padre morto nell’anno 1973 nella mia Cappella privata dedicata a San Giovanni che ho costruito e consacrata al culto nell’anno 2017 e che si trova fuori dal cimitero ma nei pressi della mia abitazione. Grazie ,sarei felice di una vostra risposta. Gaetano

    • X Gaetano,

      la fattispecie dei sepolcri gentilizi (e quindi privati) extra-cimiteriali è regolata dall’art. 340 comma 2 del Testo Unico Leggi Sanitarie con norma di principio (sì…sono ammessi dalla Legge!), declinata ed implementata poi nel dettaglio attraverso il Capo XXI del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria di cui al D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285.

      Queste cappelle funerarie, solo di tipo famigliare, devono necessariamente rispondere ad alcune caratteristiche tecniche, bisogna, infatti, che siano in modo tassativo e categorico:

      edifici sepolcrali a sistema di tumulazione stagna che sorgono su terreno di proprietà del fondatore sul quale grava il vincolo di inalienabilità e di successiva indedificabilità debitamente auto-asssunto e trascritto secondo la normativa civilistica
      non aperte al pubblico
      attorniate da una fascia di rispetto del raggio di almeno 200 metri, non comprimibile.
      sottoposte alla vigilanza comunale
      Se questi requisiti non sono soddisfatti simultaneamente lo stesso diritto d’uso decade e lo jus sepulchri diviene non più esercitabile.

      Ex Art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 il preposto ufficio comunale di polizia mortuaria (l’atto è di competenza dirigenziale ai termini dell’art. 107 comma 3 lett.f) D.Lgs n. 267/2000) valuta attentamente queste pre-condizioni di legittimità ed autorizza la tumulazione delle ossa, in questo caso, dopo aver ponderato attentamente, con apposita istruttoria, il titolo formale di accoglimento per il defunto in questione in quella particolare sepoltura extra moenia (egli deve esser un congiunto del proprietario dell’edicola funeraria, cioè deve esser legato a lui per rapporto di consanguineità o di vincolo coniugale, altrimenti non si procede.

      Se la pratica avrà esito favorevole all’istanza presentata (tutti gli oneri sono a carico del richiedente) sempre l’ufficio della polizia mortuaria autorizzerà la raccolta delle ossa in cassetta di zinco ex art. 36 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 ed il successivo trasferimento, rilasciando un decreto di trasporto ad hoc.

      Il trasporto, non sussistendo rischi igienico-sanitari, potrà esser effettuato dal privato cittadino, con mezzi propri.

      Questi, in estrema sintesi, sono i passaggi burocratici da compiere.

  50. Buonasera, scrivo dalla regione Puglia.
    Tra qualche giorno ci sarà il funerale di mio nonno seguito dalla cremazione in data da destinarsi, buon senso vorrebbe che venga tumulato insieme a mia nonna deceduta anni fa, in realtà non si sa ancora dove sarà tumulato perchè il titolare della concessione cimiterale è mio zio (figlio di entrambi) che si oppone a tale decisione. Tra i due diritti (quello del titolare del loculo e quello del coniuge defunto) quale ha la precedenza?

    • X Marco,

      NOn è che per caso Suo zio inibendo alle ceneri del padre l’ingresso nel loculo voglia maliziosamente riservarsi un posto per il proprio post mortem?

      So di esser inelegante e pettegolo nel formulare questa domanda provocatoria – se vogliamo – pure capziosa – ma molti conflitti sullo jus sepulchri esplodono proprio per questo motivo.

      Tra i due litiganti sovrana, attraverso l’esercizio dello jus eligendi sepulchrum, è la volontà del de cuius (quando non in aperto contrasto con la Legge e le norme di ordine pubblico). Suo nonno ha lasciato, per caso, qualche disposizione testamentaria o anche solo verbale a tal proposito? Per il possibile essa deve esser eseguita e, quindi, rispettata.

      E’ da rimarcare sempre come non sia il concessionario a decidere arbitrariamente o per capriccio sfrenato chi abbia diritto alla sepoltura in un determinato sepolcro privato (quaali sono le tumulazioni tutte).

      Lo jus sepulchri, quale diritto della personalità, è governato dalla sola Legge Statale (Art. 93 comma 1 del regolamento nazionale di polizia mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285) e ciò ci salva dalle indebite intromissioni di leggi e leggine regionali.

      Il titolo d’accoglimento in una sepoltura privata è scandito dallo jus coniugii ed in subordine dallo jus sanguinis (= vincolo di consanguineità o coniungale che prevale sul primo). Si ha diritto di accettazione in quella particolare tomba in forza di matrimonio o ragioni di D.N.A. la discrezionalità non sussiste, questo per evitare abusi o distorcimenti dell’istituto conosciuto come sepolcro famigliare o gentilizio.

      Fatte salve specifiche norme di dettaglio o implementazione dettate dal locale regolamento di polizia mortuaria lo status di coniuge o consanguineo pongono tutti gli aventi titolo (potenzialmente) su un livello di pari ordinazione, sarà, quindi, l’ineluttabile cronologia degli eventi luttuosi a determinare l’uso dello spazio sepolcrale disponibile che, come noto, non è dilatabile all’infinito, poichè sconta le normali leggi della fisica cui tutti, vivi o morti soggiaciamo….insomma chi prima muore meglio alloggia. (Suo zio non sarà certo contento di tale notizia ma è giusto renderlo edotto di questo principio insormontabile e non comprimibile).

      Lo jus sepulchri è fatto valere sino alla naturale saturazione del sepolcro, oltre la quale esso spira ex se (…se, insomma, non c’è più posto non si dà luogo alla sepoltura)

      Lo

      • La ringrazio per la risposta signor Carlo, non sbaglia assolutamente: mio zio si oppone proprio per la ragione che ha descritto lei ovvero riservarsi un posto per il proprio post mortem.
        Siccome penso di non aver descritto la situazione in modo esaustivo (come dimentare di descrivere chi è il proprietario del loculo) e addirittura sbagliando in alcuni passaggi, gradirei una sua opinione prefiribilmente in privato perchè non vorrei scendere troppo nei dettagli su un sito pubblico. Se volesse contattarmi all’indirizzo mail marcopap77@libero.it (magari lasciandomi la sua mail, la contatterei io) gliene sarei molto grato, saluti.

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