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Con lo zinco…o senza? — 4 commenti

  1. X Mario,

    la “diabolica” legge in questione è, appunto, la Legge 30 marzo 2001 n. 130.

    Costituisce un dato abbastanza noto che la Legge n. 130/2001 sulla cremazione sulla dispersione delle ceneri sia, ormai, una legge “strana” e, quasi “fantasma”, se consideriamo come questa formalmente ci sia, ma, nei fatti, per il comune cittadino è come se non ci fosse, dato l’ampio ricorso al rinvio a specifici strumenti di attuazione, almeno per gli addetti ai lavori.

    Tuttavia, il trovarci, da quasi 13 anni, in presenza di una legge al momento inapplicabile determina attese ed aspettative, soprattutto considerando anche come la mancanza di strumenti di attuazione non sia imputabile ad inerzie o ritard omissivi, quanto, piuttosto,a mutamenti negli scenari normativi di ben più ampia portata (ci si riferisce alle modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) che non consentono più la loro emanazione o, almeno, non la permettono nei termini che la stessa L. 130/2001 prendeva in considerazione come possibili (ed, allora, concretamente fattibili).

  2. volevo sapere qual’e’ la legge nazionale che autorizza la dispersioni delle ceneri perche’ in molti comuni dicono che e’ vietato. grazie mario

  3. Uno degli aspetti critici della normativa nazionale sulla cremazione (e la questione qui posta non sarà risolta neppure quando potra’ essere applicabile la L. 30/3/2001, n. 130, almeno in questi termini) e’ il fatto di condizionare il ricorso a tale pratica ad un ‘filtro’, sia esso il testamento, la volontà rappresentata dai familiari, l’adesione a una SOCREM: se si considera come ciò manchi del tutto per l’inumazione o per la tumulazione, un’effettivo parallelismo tra la cremazione e le altre forme di sepoltura (in particolare, l’inumazione cui, da tempo, essa e’ equiparata, quale servizio pubblico locale ancorchè oggi a titolo oneroso, ai sensi della Legge n. 440/1987) richiederebbe il superamento di questa barriera d’ingresso di tipo procedurale.

    Perché non uscire dall’ipocrisia semantica e dare alla scelta cremazionista la stessa dignità che hanno l’inumazione e la tumulazione? Questo diritto di cittadinanza nel nostro ordinamento giuridico di polizia mortuaria, conferito alla cremazione significherebbe liberare questa opzione per il post mortem, da tutti gli orpelli burocratici che attualmente la avviluppano e la affliggono.

    Forse però una risoluzione ministeriale con cui si riconsideri l’interpretazione data con la circolare 37/2004 potrebbe essere possibile hic et nunc e, e sarebbe più che opportuna; di certo contribuirebbe a diradare la nebbia che attualmente avvolge il contesto della manifestazione della volontà cremazionista.

  4. Il discorso che comprende il settore cremazioni è ancorato a burocrazie da parte di aziende che non vogliono perdere la loro parte di fetta nel servizio funerario ed al comune che vorrebbe investimenti privati a favore dell’ ente pubblico, è inoltre poco sensibile il fatto che nel nostro paese si
    parcheggino cofani in attesa di effettuare tale rito.

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