Pesaro: la simbologia del rito funebre ricostruita nel Museo archeologico Oliveriano

Dopo 10 anni di chiusura riapre con un nuovo allestimento il Museo archeologico Oliveriano. Collocato al piano terreno di Palazzo Almerici, edificio nobiliare del XVII secolo nel cuore del centro storico, e gestito dalla Fondazione Ente Olivieri, l’Oliveriano è uno dei musei più antichi delle Marche, nato dal lascito testamentario di Annibale degli Abbati Oliveri (1708-1789) geniale erudito settecentesco che donò il suo ingente patrimonio bibliotecario e archeologico a Pesaro e ai suoi concittadini.
Il nuovo percorso documenta mille anni di storia del territorio – dal periodo piceno alla tarda età imperiale – e si articola in quattro sezioni espositive, vere e proprie chiavi di narrazione dell’intero corpus delle collezioni: la necropoli picena di Novilara, il lucus pisaurensis (importante luogo di culto connesso alla romanizzazione del territorio, scoperto dallo stesso Olivieri sulla collina di Santa Veneranda), il municipio di Pisaurume il collezionismo settecentesco.
In particolare, i reperti provenienti da Novilara, una delle più importanti necropoli dell’Età del Ferro, sono stati integrati con materiali provenienti dagli scavi condotti nel 2012-‘13 dalla Soprintendenza Archeologia delle Marche in un ampio settore della stessa necropoli.
Tramite i corredi funebri provenienti dalle oltre 450 tombe maschili e femminili dei secoli VIII e VII a.C. si pone l’attenzione sulla narrazione della società del tempo, tramite la simbologia del rito funebre.
Cinque dei corredi provenienti dalle ultime ricerche sono stati restaurati grazie al sostegno della Fondazione Scavolini.

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