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Estumulazioni forzate — 22 commenti

  1. Volendo riunire le salme dei miei genitori, perché secondo il comune di Montesilvano (Pe) dovrei ripagare di nuovo i loculi se dalla morte di uno dei due sono passati solo 5 anni? Grazie.

    • X Santa,

      in materia di gestione cimiteriale è sovrano il regolamento comunale di polizia mortuaria.
      Innanzi tutto bisognerebbe capirsi sul termine “riunire le salme”.
      Se non erro Lei vorrebbe acquisire in concessione due loculi contigui e paralleli, magari rinunciando a quelli dove attualmente sono deposti singolarmente i feretri dei Suoi genitori?
      La materia della retrocessione delle concessioni, finalizzata alla creazione di un nuovo rapporto giuridico (nella fattispecie concessione di due nuovi sepolcri a sistema di tumulazione più vicini e prossimi tra loro) è normata solo a livello locale dal regolamento municipale, con relativo tariffario.

      Alcuni Regolamenti ammettono questo avvicinamento, ancorandolo, magari, a precisi criteri temporali (esempio: non prima di un anno, non dopo i 5 o 7 anni, questo per evitare vorticosi giri di walzer nelle sepolture ), ma non riconoscono alcun rimborso al concessionario per i vecchi loculi dismessi, altri, al contrario, forse più equi e lungimiranti, favoriscono questa operazione rifondendo parte del canone concessorio già versato, per gli anni di diritto di sepolcro non effettivamente goduti, in ogni caso si seguirebbe pur sempre il principio nominalistico dettato dall’Art. 1277 Cod. Civile (= nessuna rivalutazione delle somme già corrisposte ed oggetto di restituzione). Si tratta, insomma, di una scelta massimamente politica che attiene all’ordine ed al buon governo del camposanto.

  2. X Duilio,

    In primis: di norma, non sarebbe ammissibile più di tanto la cosiddetta “tumulazione provvisoria”, men che meno se accordata dal concessionario, verso la cui trasgressione alla precise norme sulla famigliarità del sepolcro gentilizio, potrebbe pronunciarsi la decadenza, salvo essa non sia, in qualche maniera, disposta d’ufficio dalla pubblica autorità locale per imprescindibili ragioni di ordine pubblico e di igiene, in questo caso, così eccezionale, è lecito e corretto il ricorso alla forma dell’ordinanza contingibile ed urgente ex Art. 50 comma 5 e 54 comma 2 D.Lgs n. 267/2000.

    Dato, infatti, il radicale mutamento della tipologia di sepolture richieste dai costumi funerari della popolazione italiana nel corso degli ultimi decenni (prevalgono per il 60% dei casi le tumulazioni) spesso, per la cronica difficoltà nell’accontentare i desideri (o…le pretese?) della cittadinanza i comuni, qualora i tumuli scarseggino attuano la “REQUISIZIONE”, ossia l’atto giuridico con cui si priva un soggetto dei suoi diritti di possesso (e talvolta la proprietà) di un bene. essa è, cioè, un provvedimento con il quale la pubblica amministrazione, nell’esercizio di un potere ablatorio, sottrae al privato, in via temporanea o definitiva, il godimento di un bene, mobile o immobile, a motivo del superiore interesse pubblico, contro un indennizzo.
    Si distingue, in dottrina, tra requisizione in proprietà e requisizione in uso.

    La prima riguarda solo i beni mobili ed ha effetti definitivi; la seconda può interessare anche i beni immobili ed ha effetti limitati al tempo necessario per l’utilizzo del bene. La requisizione in uso interessa l’usufrutto dell’immobile, mentre lascia intatta la nuda proprietà.

    Per l’ordinamento italiano, è consentita solo “quando ricorrano gravi e urgenti necessità pubbliche, militari o civili”, contro una “giusta indennità” e sulla base di norme determinate da leggi speciali (articolo 835 del codice civile).

    Solo in questo frangente emergenziale il comune può procedere d’ufficio all’estumulazione, deliberando ARBITRARIAMENTE delle modificazioni nella collocazione delle tombe che configurerebbero anche un ingiusto danno verso il diritto di sepolcro secondario, ossia nei confronti del sacrosanto diritto dei vivi a render onore ed omaggio ai loro morti, sempre in quel cimitero, sempre su quella fossa o davanti a quel tumulo.

    Si invita, poi, a meditare su questa sentenza:
    Il T.A.R. Campania, Sede di Salerno, Sez. II, con sentenza n. 379 del 16 febbraio 2015, ha, infatti, dichiarato l’illegittimità dell’ordinanza sindacale, contingibile ed urgente, di requisizione temporanea di loculo in una cappella gentilizia (presumibilmente, l’ordinanza aveva riguardo a più loculi, in più cappelle), dove la temporaneità è stata collegata alla ultimazione di lavori di costruzione di nuovi loculi (o, comunque, entro data determinata), assumendo la non sussistenza dei presupposti per l’esercizio, eccezionale, del potere di ordinanza contingibile ed urgente.
    Ciò in quanto nel Comune persisteva da tempo una carenza di posti di sepoltura a sistema di tumulazione, con la conseguente esclusione di fattori di imprevedibilità in quanto derivante da un’inadeguata attività di programmazione ed esecuzione degli interventi di ampliamento necessari, imputabile in via esclusiva all’amministrazione comunale, ma, anche, per la carenza di un pericolo per un qualche pubblico interesse.
    Al contrario, la requisizione temporanea così disposta andrebbe ad ostacolare l’esercizio del culto dei defunti e la dignitosa sistemazione delle salme, costituenti oggetto di interessi meritevoli della più sensibile attenzione, ma insuscettibili di legittimare l’esercizio del potere di ordinanza in quanto estranei al catalogo tipico dei valori contemplati dalle norme di legge che lo disciplinano.
    L’orientamento appare conforme a quello seguito anche altrove, in situazioni analoghe in cui vi siano stati provvedimenti consimili e quindi si rileva come stia avvenendo un consolidamento giurisprudenziale nel senso sopra indicato.

    In secondo luogo, vedrei bene una norma ad hoc nel regolamento comunale per regolarizzare la situazione pendente, in ogni caso la concessione sussiste “se” ed “unicamente” in presenza di regolare atto di concessione, ex Art. 98 DPR 10 settembre 1990 n. 285, quale titolo necessario per vantar diritti su di un edificio funerario, il cui rilascio ai sensi del combinato disposto tra gli Artt. 95 e [retroattivamente] 103 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria è sempre a titolo oneroso per il richiedente, anzi, se non vi sono norme o usi difformi a livello locale, come ha ricordato l’Agenzia delle Entrate, con propria risoluzione, la concessione decorre, non tanto dall’uso concreto del manufatto cimiteriale, ma dalla formale stipula della stessa, dietro versamento del rispettivo canone concessorio (per i cui criteri generali di calcolo si rinvia all’Art. 4 D.M. 1 luglio 2002).

    In questo frangente sembra pleonastico e ridondante il ricorso all’ordinanza sindacale contingibile ed urgente, potendo bastare un’ordinanza, sì, ma dirigenziale, o un semplice atto ricognitivo sempre del dirigente (Art. 107 D.Lgs n. 267/2000) in cui di prenda atto della grave inadempienza contrattuale posta in essere dai concessionari. Non parlerei tanto di decadenza, la quale presuppone un rapporto concessorio in sé perfetto e già produttivo dei propri effetti giuridici, bensì di un semplice accertamento di un occupazione sine titulo, ossia abusiva del nuovi loculi appena costruiti cui seguiranno tutte le misure (trasferimento dei feretri in campo di terra) ritenute necessarie dal Comune per ripristinare lo status quo ante e sanare questo vulnus al buon governo del sistema cimiteriale cittadino.

    Anzi, dirò di più: i conncessionari (o presunti tali, per le ragioni di cui sopra poichè se non si è perfezionato un rapporto giuridico di concessione cimiteriale nessuno può legittimamente definirsi titolare di un diritto d’uso su di un sepolcro privato a sistema di tumulazione) dovranno anche forzosamente (iscrizione a ruolo?) corrispondere per rata il canone concessorio relativo al periodo di impiego sine titolo degli avelli, in difetto per il Comune che non dovesse in tal modo tutelarsi sorgerebbe ex Art. 93 D.Lgs n. 267/2000 la responsabilità patrimoniale per arrecato danno erariale, con segnalazione d’obbligo alla Corte dei Conti (l’azione si prescrive in 5 anni!)

  3. vorrei porre il seguente quesito:
    Il comune di M.S…. ha tumulato provvisoriamente delle salme in cappelle gentilizie private per mancanza di loculi disponibili, nel momento in cui l’amministrazione ha realizzato i loculi necessari a soddisfare le tumulazioni provvisorie con ordinanza sindacale si proceduto alla traslazione delle salme in tumulazione definitiva dietro pagamento della concessione del singolo loculo da parte dei familiari delle salme, si sono verificati diversi casi di mancati pagamenti degli oneri concessori i rispettivi concessionari sono stati invitati con diversi modalità lettera raccomandata notifica a mezzo messo senza avere risposta. Mi domando il Sindaco con propria ordinanza può ordinare la traslazione di dette salme con inumazione in campo comune visto che i familiari si rifiutano di ottemperare al versamento degli oneri concessori?dra

  4. X Giovanni,

    sotto il profilo procedimentale, cioè della legittimazione a disporre delle spoglie mortali, sostenendone di conseguenza gli oneri economici (con l’Art. 1 comma 7 bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26, infatti, tutte le operazioni cimiteriali, sono divenute ordinariamente a titolo oneroso per l’utenza del servizio) mi preme sottolineare questo aspetto di diritto riassumibili in questo slogan: “paga chi decide!” in difetto di una norma regolamentare locale di dettaglio su questi aspetti, ci si deve riferire ai principi generali più volte ribaditi dalla giurisprudenza, e sintetizzati nell’Art. 79 comma 2 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR n.285/1990 che assegnano il potere di disporre del cadavere o dei resti mortali al coniuge, ai discendenti (cioè ai parenti in grado più prossimo). Poiché non si tratta di diritti patrimoniali, per i quali potrebbe sussistere l’istituto della rappresentazione (art. 467 e seguenti codice civile), ma di diritti personali (anzi, personalissimi), si segnala come, in assenza del coniuge, sia del tutto sufficiente l’accordo dei discendenti in primo grado del defunto con cui si estromette gli altri congiunti, meno legati al de cuius da vincolo di consanguineità. Si tratta, insomma di applicare il famoso (o…famigerato?) principio di poziorità nel quale si coniugano potere di scelta + preminenza nel decidere.

    Per sollevare l’amministrazione comunale da ogni valutazione, è sufficiente che uno dei parenti nel grado più prossimo richieda l?’operazione cimiteriale, dichiarando di agire in nome e per conto di tutti gli aventi titolo di pari livello tra loro, comunque, obbligati in solido (Art. 1292 Cod. Civile) verso il Comune, il quale rimane estraneo ad ogni contenzioso endo-famigliare.

  5. Vengo informato da mio zio, a procedura avvenuta, che, causa decorrenza della concessione (99 anni) le salme dei miei bisnonni sono state estumulate e trasferite nel loculo di mia nonna con una spesa di circa 3000 euro per rilevigatura della lapide e apposizione dei nomi in caratteri bronzei. Poiché mio padre è mancato, chiede che io e mio fratello partecipiamo alla quota che sarebbe stata dovuta da mio padre, se in vita. Siamo tenuti ad accollarci una tale spesa?

  6. L’estumulazione naturale cioè “d’ufficio” avviene allo scadere della concessione ex Art. 86 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria. Altrimenti occorrerebbe pur sempre un atto di disposizione, solitamente dei familiari, ma in casi più critici e del tutto marginali anche dell’Autorità Sanitaria o Giudiziaria.

  7. Gli oneri dell’estumulazione con conseguente nuova destinazione del resto mortale (ri-tumulazione, inumazione in campo comune o cremazione dello stesso) sorgono in capo a chi possa disporre della spoglia, ossia ai più stetti congiunti individuati, jure sanguinis o jure coniugii, secondo il criterio di poziorità (potere + priorità nello scegliere l’una o l’altra forma di sepoltura) stabilito dall’Art. 79 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285. In buona sostanza paga chi decide dove ed a quale sepoltura avviare il resto mortale estumulato; cioè se ri-tumularlo (con annessi oneri di una nuova concessione di loculo), inumarlo o cremarlo.
    Anche l’inumazione in campo comune di cadavere o resto mortale o la loro cremazione dopo l’entrata in vigore dell’Art. 1 comma 7 bis Legge n.26/2001 sono operazioni a pagamento per l’utenza dei servizi cimiteriali, ossia per il cittadino richiedente.

    In caso di irreperibilità degli aventi diritto o loro disinteresse (mancanza di congiunti sino al sesto grado di parentela, o, ancora, comprovata volontà di…”fregarsene” e non voler in alcun modo sostenere le spese) l’onere dell’estumulazione (apertura del loculo, sua sanificazione, smaltimento dei rifiuti quali cassa, imbottitura cofano e sepoltura in campo comune o cremazione del resto mortale) competono, pur sempre, al concessionario.

  8. Buongiorno vorrei un’infomazione su chi deve pagare le spese di estumulazione di una zia aquisita e se è obbligatorio il pagamento di tutti i parenti?

  9. Il trasporto del resto mortale (= esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo definito in via amministrativa, con criterio cronologico, dall’Art. 3 comma 1 lettera b) DPR n.254/2003) da cimitero a cimitero è senz’altro possibile, anche ai sensi dell’Art. 3 comma 5 DPR n.254/2003.

    Per i trattamenti consentiti all’atto dell’estumulazione: interro in campo indecomposti, ri-tumulazione (si veda a tal proposito questo link: http://www.funerali.org/?p=279), cremazione si veda il combinato disposto tra l’Art. 86 comma 2 DPR n.285/1990, la Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n. 10, il suddetto Art. 3 DPR n.254 e la risoluzione del Ministero della Salute del 30/10/2003 di p.n. 400.VIII/9Q/3886.

    Il trasporto dei resti mortali (da cimitero a cimitero, verso il crematorio o all’interno dello stesso camposanto) è regolato dalla risoluzione p.n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23/3/2004 emanata sempre dal Minstero della Salute.

    Teoricamente ex Art. 337 Regio DEcreto n. 1265/1934 e Art. 49 DPR 10 settembre 1990, n. 285 ogni comune deve disporre di almeno un cimitero a sistema di inumazione e nel calcolo del fabbisogno di spazi entro cui ricavare fosse si deve considerare, ai sensi dell’Art. 58 comma 2 DPR n.285/1990, anche le buche necessarie per la sepoltura in campo di terra dei cadaveri inconsunti.

    C’è un’importante sentenza su cui meditare: T.A.R. Trentino Alto Adige in data 8 agosto 2005: “Tra gli elementi minimali che la legge stabilisce perché un cimitero possa qualificarsi tale oltre alla camera mortuaria, all’ossario comune, al cinerario comune, ad una recinzione alta non meno di m. 2,50 e al servizio di custodia deve aggiungersi anche la previsione di almeno un campo per l’inumazione dei cadaveri. Un crematorio deve essere costruito solo dentro un cimitero. Pertanto non può essere realizzato un cimitero destinato solo alla costruzione di un crematorio ed a tombe per la sepoltura delle ceneri, se non è prevista anche la presenza di almeno un campo di inumazione”.

    Ormai, però, molte Leggi Regionali e relativi Regolamenti ragionano in termini di sistema cimiteriale del comune, laddove un comune disponga di diversi cimiteri. L’obbligo di approntare almeno un reparto a sistema di inumazione può, dunque esser assolto dirottando i resti mortali verso un cimitero differente da quello di prima sepoltura.

    Se non è possibile la riduzione dei resti ossei in cassetta di zinco di cui all’Art. 36 DPR n.285/1990 le soluzioni sono diverse.

    Il resto mortale può esser:

    1) ri-tumulato (occorre una nuova concessione di un loculo o il rinnovo della concessione presistente).

    2) inumato in campo indecomposti

    3) cremato

    4) trasportato in altra sede (Estero o cimitero fuori comune), in tal caso saranno necessarie le autorizzazioni di cui al capo IV DPR n.285/1990 e l’adozione delle cautele igienico-sanitarie prescritte dall’Art. 88 comma 2 DPR n.285/1990.

  10. gentile Redazione,
    tempo fa mio nonno è morto e adesso siamo in prossimità dell’estumulazione per avviare la salma a riduzione dei resti, sempre se possibile.
    Nel cimitero monumentale dove collocata la salma non effettuano più nessuna oprazione di inumazione essendo ormai chiuso da anni e pertanto gli operatori cimiteriali ci hanno detto che trasporteranno la cassa nell’altro cimitero comunale per poi aprirla e vedere se possibile la riduzione.
    Mi chiedevo se tale trasporto, da cimitero a cimitero, fosse possibile e se tali operazioni non dovessero compiersi nello stesso cimitero in cui è custodita la salma.
    Inoltre cosa succede nel caso non fosse possibile la riduzione dei resti?
    Grazie

  11. Il riferimento all’articolo 79 comma 2 DPR n.285/1990 riguarda sì la cremazione, ma fissa, estensivamente, il cosidetto principio di poziorità (potere + priorità) da applicare in tutti gli atti di disposizione, in termini di pratica funebre prevista, su salme, cadaveri, ossa, ceneri, resti mortali. L’Art. 79 comma 2 si limita a fissare una gerarchia tra gli aventi diritto, e quando concorrano più soggetti di pari grado si limita a chiederne l’unanimità, prima di deliberare l’esumazione/estumulazione/cremazione.

    Storicamente il vero ispiratore di molti regolamenti di polizia mortuaria è tale Ponzio Pilato (noto igienista, perchè davanti a questioni controverse se ne lavava le mani), un regolamento comunale di polizia mortuaria (Ex REgio DEcreto n.2322/1965; Art. 345 REgio DEcreto N.1265/1934 e soprattutto Art. 17, comma 6, III Periodo Cost.) è necessario e strategico in questa sistuazione, cioè quando si prospetta un conflitto tra gli aventi causa jure sanguinis del de cuius.
    Se la concessione è già scaduta ai sensi dell’Art. 86 comma 2 DPR n.285/1990 l’inumazione decisa nell’ordinanza del sindaco in attuazione dell’Art.86 comma 1 DPR n.285/1990 è trattamento d’ufficio ed obbligatorio, altrimenti, dopo l’entrata in vigore dell’Art. 3 commi 5 e 6 DPR n.254/2003 e relativa Risoluzione del Ministero della Salute n. 400.VIII/9Q/3886 del 30.10.2003, si può provvedere all’incinerazione dei resti mortali estumulati ad un semplice assenso senza il bisogno delle formalizzazioni di cui al DPR n.445/2000, così come richiamate dalla Circolare Telegrafica 1 settembre 2004.

    SE gli aventi titolo non addivengono ad un’accordo il comune si limita a mantenere inalterato lo status quo in merito alla cremazione, ma se la concessione cimiteriale si è estinta e non è più rinnovabile o non è più prevista la ri-tumulazione in altro sepolcro (Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990 e paragrafo 3 Circ.Min. 31 luglio 1998 n. 10) i resti mortali non scheletrizzati rimvenuti all’atto dell’estumulazione saranno necessariamente avviati all’interro in campo indecomposti.

    Il regolamento comunale, se ben redatto, dovrebbe contemplare questa situazione di possibile conflitto tra gli aventi diritto, magari con questa formula: “Chi richiede un’operazione cimiteriale si ritiene agisca in nome e per conto di tutti gli altri soggetti parimenti titolati e dichiara la propria ed anche la loro volontà sottoscrivendo un atto sostitutivo di atto di notorietà ex Art. 47 DPR n.445/2000.

    La Legge, ex Art. 76 DPR n.445/2000 punisce le dichiarazioni mendaci. In questi frangenti, di possibile contrasti, se si subodora l’opposizione rissosa di qualche parente, è bene raccogliere le firme di tutti gli interesati prima di recarsi in comune, magari appoggiandosi ad un’impresa funebre, la quale dovrebbe conoscere forme e modi dettati dal Decreto Legislativo n.196/2003 sul trattamento dei dati personali.

  12. Nel caso in cui un figlio fa istanza al Comune di estumulazione ed eventuale inumazione dei propri genitori (deceduti da più di trenta anni), a seguito delle operazioni autorizzate con Ordinanza del Sindaco, può essere perseguibile da altro parente di pari grado del reato di violazione di sepolcro o eventualmente ne risponde solo l’Amministrazione concedente?
    Nel modulo di richiesta addirittura non si richiedeva neanche la parentela e non si faceva riferimento ne all’art. 79 comma 2 del DPR 285/1990 o a disposizioni del regolamento comunale (nel quale, tra l’altro, non è prescritto nulla per chi fa istanza).
    E’ un caso purtroppo avvenuto a mia madre che in buona fede aveva avuto rassicurazione da una sorella (che l’ha spinta a fare richiesta) che gli altri fratelli erano stati avvisati ed erano tutti d’accordo, invece poi alcuni (non avvisati) le hanno scritto minacciando di adire vie legali se la situazione non veniva immediatamente ripristinata. Cosa suppongo impossibile.

  13. Per Paride:

    purtroppo questi episodi si verificano sempre più spesso e diventano quasi una prassi, restando pur sempre gesti deprecabili e contra legem.

    L’operazione cimiteriale di traslazione è soggetta a preventiva autorizzazione comunale (Art. 88 DPR 285/1990) ed implica la corresponsione dellarelativa tariffa, essendo un servizio pubblico locale a domanda individuale, ovviamente a titolo oneroso per l’utenza (in sintesi: Art. 1comma 7bis Legge 28 febbraio 2001. n.26).

    L’autorizzazione ha almeno quattro finalità:

    1) controllare che chi richiede la traslazione sia davvero legittimato, secondo jure sanguinis, a decidere la nuova sepoltura del feretro
    2) garantire la salute pubblica da eventuali pericoli di contagio anche attraverso l’ausilio di personale sanitario
    3) razionalizzare l’attività cimiteriale rendendo sempre tracciabile e ricostruibile a ritroso ogni spostamento di cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri, attraverso le registrazioni di cui all’Art. 52 DPR 285/1990. Dopo tutto il cimitero è demanio comunale (Art. 824 Codice Civile), ed è, quindi, giusto quanto meno avvisare il “padrone di casa” così da ottenerne il permesso.
    4) accertare ex ante lo jus sepulchri, perchè un feretro può esser estumulato solo se si sa già con certezza dove sarà trasportato (in altra tomba, in diverso cimitero, fuori comune, all’Estero, presso il crematorio…) e dove nuovamente sepolto o cremato. Ai sensi dell’Art. 340 comma 1 Regio Decreto n.1265/1934 la collocazione del cadaveri è sottoposta alla regola della tipicità, cioè i cadaveri òpossono esser trasportati solo in luoghi identificati ed idonei ad accoglierli, ovvero i cimiteri, siccome è tassativamente vietato seppellire i cadaveri fuori dei cimiteri. L’unica eccezione, invero assai rara, è rappresentata dalla tumulazione privilegiata (Art. 105 DPR 285/1990).

    Nell’istruttoria che precede il rilascio della suddetta autorizzazione il comune si limita ad acquisire i titoli formali (istanza in marca da bollo, manifestazione della volontà nei modi dettati dal DPR 445/2000, atto di concessione per la nuova tumulazione, verbale sul corretto confezionamento del feretro…) ma, per ovvi motivi di economicità nel disbrigo elle pratiche non può indagare sulle remote intenzioni dalle quali origina la domanda (esempio: il de cuius sarebbe davvero stato d’accordo o tramite lo Jus Eligendi Sepulchrum, contenuto nel testamento, aveva diversamente stabilito in merito alla propria sepoltura, tutti gli aventi diritto sono stati davvero interpellati…???) Altrimenti non bisognerebbe mai autorizzare nessuna estumulazione nel dubbio di violare qualche norma.

    Molti regolamenti comunali di polizia mortuaria (indispensabili per “governare” davvero il fenomeno funerario e necessari ex Art. 345 Regio Decreto n. 1265/1934 e Regio Decreto 8 giugno 1865 n. 2322) per sollevare il Comune da eventuali contenziosi oppure da defatiganti ricerche anagrafiche contemplano una norma molto semplice: chi inoltra la richiesta agisce in nome e per conto di tutti gli aventi diritto individuati dall’Art. 79 comma 2 DPR 285/1990.

    Sì..in effetti: “Ponzio Pilato… colpisce ancora”; dinnanzi ad un ingiustizia, ad un’azione che ferisce non solo gli affetti ma anche un diritto: cioè il diritto secondario di sepolcro, tutelato dalla Legge è normale e comprensibile una reazione di sconforto contro gli azecca garbugli della polizia mortuaria (ahi, noi beccamorti vil razza dannata!).

    Il diritto secondario di sepolcro è il potere della persona ad accedere al sepolcro dei propri cari per atti votivi e di pietà verso i defunti.

    Comunque il fatto è sanzionabile sotto più profili:

    se rappresenta una trasgressione al regolamento comunale di polizia mortuaria si applica il diritto punitivo di cui all’Art. 16 Legge 16 gennaio 2003 n. 3.

    se costituisce una infrazione al Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria si applica l’Art. 358 Regio Decreto n. 1265/1934, così come novellato dall’Art. del D.Lgs. 22 maggio 1999, n.196, secondo le procedure dettate dalla Legge 24 dicembre 1981, n.689.

    Potrebbero esser previste anche sanzioni regionali.

    In extremis, la dichiarazione mendace volta ad ottenere l’estumulazione senza il consenso di tutti i discendenti di pari grado del de cuius costituisce la fattispecie penale di FALSO atto sostitutivo di atto di notorietà.

    Potrebbe anche configurarsi il reato di violazione di sepolcro.

  14. spero di non sbagliare sezione. Vorrei una informazione.
    IAlcuni dei miei fratelli hanno deciso a mia insaputa di spostare la salma di mio padre morto ne 1987 per metterla vicino a quella di mia madre scomparsa recentemente.
    Mi chiedo come sia stato possibile che questo spostamento sia avvenuto senza l’autorizzazione di ciascuno di noi.
    Ho trovato le cose fatte senza chenessuno mi abbia chiesto nulla.
    grazie

  15. Gentile Marica,

    In linea generale (quindi se c’è almeno un riflesso di “boni juris”, dovuto a giurisprudenza costante) l’onere dell’estumulazione spetta a chi, avendo titolo per richiederla, eserciti così un atto di disposizione sui resti mortali del de cuius (Art. 79 comma 2 DPR 10 settembre 1990 n. 285). Quindi, in buona sostanza, paga chi decide, ovvero: sostiene la spesa colui (o colei…o, ancora, coloro se si tratta di una pluralità) che inoltra al comune la formale richiesta di estumulazione, avendone diritto in base allo jure sanguinis, ossia in base ai rapporti di consanguineità con il defunto sino al sesto grado di parentela (Artt. 74, 75, 76, 77 Codice Civile). Si applica, così, il famoso principio di poziorità (potere esclusivo + priorità).

    Esempio: sulla salma (e conseguenti trasformazioni di stato, cioè cadavere, resti mortali, ossa o ceneri) di mio padre possono esercitare il loro potere di destinazione (traslazione, sepoltura, cremazione, trasporto, riduzione in cassetta ossario, affido delle ceneri…) innanzi tutto mia madre, siccome il coniuge superstite ha titolo privilegiato, poi io, in quanto figlio, poi i miei aventi causa (ipoteticamente mia figlia…anche se non l’avrò mai!), sino, appunto al sesto grado di parentela, oltre il quale si estingue lo jus sanguinis. In questo caso gli “aventi causa” sono i discendenti, e non gli eredi, perchè legati a me non tanto da rapporti patrimoniali (seppur presenti), ma da diritto, quasi metagiuridico e spirituale, di consanguineità… di D.N.A.

    I famigliari della nuova salma, in quanto tali, non hanno potere di richiedere ed ottenere l’estumulazione di un feretro, se non sono a lui ricongiungibili jure sanguinis anche se, nella prassi, si registrano orientamenti difformi e, almeno secondo me, del tutto deleteri, magari solo giustificati dalla voglia di introitare soldi, da parte del comune. Esempio: su mio padre, ora defunto, c’è una gerarchia da rispettare: prima mia madre, almeno sin quando in vita, poi io, a titolo esclusivo perchè non ho fratelli nè sorelle, sin quando morrò (a 34 anni…sarebbe anche ora!!!) , poi i miei figli (se ne avrò mai), i miei nipoti, pronipoti e così via!

    Questa è, almeno, la corretta teoria, non escludo, poi, come diversificate situazioni locali, legittimino comportamenti differenti.

    In sintesi: l’operazione cimiteriale volta ad estumulazione per raccogliere in cassetta gli avanzi ossei (se non ricordo male definita nel gergo cimiteriale siciliano come “spurgo”), in modo da liberare spazio per una nuova sepoltura è servizio pubblico locale a titolo oneroso ed essa è a carico di chi la richiede, avendone titolo per farlo.

    Eventuali accordi interni, tramite scrittura privata, tra gli aventi titolo, sono patti cui il comune, aquale ente di diritto pubblico e titolare della funzione cimiteriale rimane estraneo.

  16. volevo chiedere un informazione: nella nostra famiglia si è verificato il decesso di un mio zio (figlio del concessionario della tomba di famiglia) pochi giorni fa. I loculi disponibili della tomba di famiglia erano esauriti perchè tutti occupati, solo un feretro poteva essere estumulato e riposto in una cassetta ossario perchè deceduto da oltre 20 anni ( il feretro in questione appartiene al genero della concessionaria della tomba di famiglia) ovviamente per l’estumulazione si sono sostenute delle spese, secondo voi a chi spettano tali spese, ai familiari della nuova salma che ha chiesto l’estumulazione per liberare il posto o ai familiari dell’estumulato? Bisogna considerare il grado di parentela? Vi sarei grata se mi forniste una risposta nel più breve tempo possibile.Grazie Marica da Palermo.

  17. In Italia vige ai sensi del DPR 10 settembre 1990 n. 285, la “tumulazione stagna”, ossia per il combinato disposto tra gli Artt. 30, 76 e 77 del suddetto DPR 10 settembre 1990 n. 285 i cadaveri da tumulare debbono esser sigillati in:

    duplice cassa a tenuta ermetica in legno e zinco (o piombo) + valvola depuratrice o reggetta in metallo)
    nicchia o blocco murario con tamponatura a tenuta stagna per evitare la fuoriuscita dei miasmi cadaverici.

    E’, quindi un’anomalia che le casse di zinco alla partenza del funerale non siano debitamente saldate a fuoco o con pasta adesiva. Anzi detto comportamento di configura come una violazione al Regolamento Nazionale di POlizia Mortuaria ed è sanzionabile ai sensi dell’Art. 358 REgio DEcreto 27 luglio 1934 n. 1265

    Nelle vostra esperienza avete probabilmente realizzato, seppur in forma embrionale, una sorta di loculo areato, ormai previsto da diverse legislazioni regionali per favorire la turnazione dei posti feretro attraverso una rapida scheletrizzazione dei cadaveri, tuttavia vi sono inconvenienti igienico sanitari che l’ASL avrebbe dovuto segnalare. IN quale modo provvedete alla raccolta dei liquami cadaverici che senz’altro percoleranno dai loculi o alla neutralizzazione dei gas putrefattivi?

    Le estumulazioni, di norma, vanno eseguite allo scadere della concessione, se non è diversamente previsto dallo stesso atto di concessione o dallo statuto della confraternita, la quale per assicurare spazi ai propri confratelli potrebbe aver deciso un periodo massimo di permanenza dei feretri nei loculi, così da liberare progressivamente nuovi posti.

    Allo scadere della concessione i cadaveri non completamente mineralizzati debbono esser sottoposti ad un ulteriore interro supplementare con preventivo taglio della cassa di zinco. IN alternativa alla cassa la Circ. 31 luglio 1998 n. 10 consente l’impiego di un cofano di cartone. NEl calcolo del fabbisogno cimiteriale debbono ex ARt. 58 comma 2 DPR 285/1990, esser conteggiate anche le quadre per indecomposti.

    Per favorire a mineralizzazione dei tessuti, senza ricorrere a pratiche violente e contra legem sanzionate dallo stesso DPR 285/1990 con l’Art. 87 la stessa Circ. MIn. n. 10/1998 ammette la possibilità di addizionare i resti mortali (esiti da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo) con sostanza enzimatiche favorenti la ripresa dei processi di decomposizione cadaverica, anche se il resto mortale inconsunto dovesse esser nuovamente ritumulato.

    Dopo l’entrata in vigore del DPR 15 luglio 2003 n. 254 si cominciano considerare ordinaria anche le estumulazioni da loculo stato dopo i 20 anni di sepoltura legale, anche intesi come più periodi trascorsi in diverse sepolture.

    Per risolvere alla radice il problema della carenza di spazi i feretri estumulati possono direttamente esser cremati, senza l’ulteriore turno di rotazione in campo di terra, ma debbono esser trascorsi almeno 20 anni, ovviamente la cremazione sarebbe possibile anche prima, ma dietro l’esplicito consenso degli aventi titolo e quale atto di disposizione sulla spoglia mortale del defunto.

  18. sono un priore di una confrasternita ove le tumulzioni avvengono all’interno della cappella della confraternita e in loculi e non in terreno e le estumulazioni avvengono dopo dieci anni . Tranne qualche raro caso i resti dopo dieci anni sono completamente consumati per cui si provvede a porre le ossa all’interno di cassettini ossario ove permangono per sempre. Solo quando le casse di zingo in cui vengono ripost4e le salme sono per motivi di tyrasporto tra comuni sigillate si verifcano casi di resti non completamente consumati. Ciò arreca un grqave danno in qunato i posti per e tumulazioni sono limitati. Qualcuno ritiene che le estumulazioni devono avvenire obbligatoriamente dopo 20 anni e che le casse di zingo devoo necessariamente essere sigillate impedendo di fatto la decomposizione completa. Cosa occorre fare?

  19. A parte il fatto che le estumulazioni dovrebbero avvenire alla scadenza della concessione (art. 86, comma 1 d.P.R. 10 settembre 1990, n. 285) – e, oltretutto, si e’ in presenza di una concessione amministrativa, non certo di un acquisto (anche se, a volte, del tutto impropriamente tale termine è impiegato nel linguaggio comune – non è qui indicato il motivo sulla base del quale sia richiesta, o prevista, tale estumulazione.
    Potrebbe ipotizzarsi (ma è solo un’ipotesi), che il Regolamento comunale di polizia mortuaria preveda che, decorsi 40 anni dalla tumulazione, debba (?) (o, possa ?) provvedersi all’estumulazione, magari raccogliendo le ossa in apposita cassettina ossario.
    Si tratta di aspetti che vanno verificati in sede locale, sulla base delle norme del Regolamento comunale di polizia mortuaria.

  20. chiedevo un informazione: notizie su un loculo acquistato nell’anno 1 luglio 1969 presso il comune di Bagheria,a nome di [….] (mia nonna).con durata di contratto anni 99. Adesso il comune di Bagheria richiede estumulazione forzata a febbraio 2009. Nessuna informazione ci e’ pervenuta a noi familiari…ne siamo venuti a conoscenza privatamente….
    Se voi eravate a conoscenza di una qualsivoglia legge che parla di cio’,nell’occasione porgo saluti e ringraziamenti.

    Nicolo

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