Sociologia dell’evento funerale

È sentimento comune a tutte le culture riconoscere la tragicità della morte ed il malinconico dissolversi dell’esistenza nel mistero della soglia eterna.
Secondo gli antropologi la nostra sfortunata specie, definita “umana”, deve proprio la sua denominazione alla pratica delle sepolture, siccome il vocabolo latino “humus” ossia “terra” dimostra un legame, di certo non casuale, con il termine “inumare”, ossia seppellire.
L’inizio d’ogni civiltà sarebbe, allora, indelebilmente segnato dalle pratiche funerarie, perché l’uomo si distingue da tutti i viventi proprio per il suo sentimento di pietà verso i suoi morti.
I funerali sono rituali di antichità millenaria codificati in precise formule affinché chi rimane nel mondo mostri il dovuto rispetto per i propri morti ed i dolenti inizino il difficile percorso che li condurrà, in diverse fasi, ad una più serena (o rassegnata?) elaborazione del lutto.

Una volta che vediamo e capiamo come trattare l’argomento “morte” è finalmente ora di considerare in quale modo il funerale entri in questo processo.
Le esequie sono funzionali a molti scopi, più dettagliatamente formulati ed enucleati nei seguenti punti.
Il funerale, infatti:
* Aiuta a confermare la realtà e l’ineluttabilità della morte.
* Instaura un clima di lutto ed suggerisce, con la sua teatralità un’espressione concreta per il manifestarsi dolore.
* Lascia che l’afflizione possa esser naturalmente esternata, diventando un momento di sfogo collettivo.
* È l’unica occasione, forse, in cui l’amore viene dato gratuitamente, senza vincolo di reciprocità.
* È il mezzo figurale perché l’intera comunità porga simbolicamente il proprio omaggio al defunto attraverso le estreme onoranze.
* Incentiva l’affermarsi di una coscienza religiosa o di un sincero sentire laico.
* È la dichiarazione formale, attraverso atti concludenti, di una vita che è trascorsa, così come rappresenta anche l’affermazione pubblica di un avvenuta morte, perché attraverso la sua natura di “pubblicità notizia” socializza il fenomeno “morte”, rendendolo di interesse generale.

Le cerimonie esequiali nascono proprio perché la gente possa ricordare ed onorare i propri cari scomparsi in modo speciale; sono cammini psicologici basati su di un’interpretazione figurale del defunto che viene idealizzato nei valori testimoniati quand’era in vita, così da diventare insegnamento morale, principio esistenziale e memoria per chi resta.
Il funerale serve come opportunità per i dolenti, (anche se triste e malaugurata) di riunirsi e di rinsaldare vincoli morali ed affettivi, magari allentatisi con il tempo, così da assicurarsi reciprocamente un supporto emotivo.
Consente, in effetti, di ritagliarsi uno spazio ideale per affrontare meglio il dolore ed esprimere il proprio stato d’animo attraverso pensieri e sentimenti.
Le esequie, poi, aiutano i superstiti a meglio vivere il lutto e li rendono capaci di affrontare di nuovo la vita, siccome sono allestite proprio funzione di una proficua rielaborazione e condivisione della figura del defunto e della ricomposizione e rifondazione del gruppo lesionato dalla perdita irreparabile.
Grazie alla loro fortissima azione catartica, aiutano il processo di emancipazione, anche fisica, dal profilo della persona scomparsa.

Quando parliamo del fenomeno funerario sarebbe meglio definirlo attraverso i termini semantici di oggi.
Molti dipingono il funerale come un evento esclusivamente religioso, con la presenza, durante la veglia, della salma già deposta nella cassa, questa fase intermedia, poi, è sempre seguita dalla sepoltura con il ministro di culto che benedice la tomba.
Con la parola funerale dovremmo, invece, intendere tutte le attività celebrative del post mortem questo insieme di significati può legittimamente delineare la semantica di ogni di cerimonia appropriata per commemorare la vita del de cuius.

Anche se le tradizionali forme del lutto producono quel particolare tipo di immateriale conforto e dolce sollievo che molti sanno ancora trovare nei riti religiosi e nella Fede, dobbiamo prendere atto di come i servizi funebri officiati in chiesa, o in qualunque altro tempio, possano riuscire non più adatti, oppure addirittura deleteri per coloro che non professano nessun credo religioso.
L’officio delle esequie, con la sua liturgia, può funzionare (cioè consolare i superstiti e onorare i defunti in un modo socialmente condiviso) solo nel caso in cui contribuisca a rafforzare una fede autentica nei valori eterni che esso esprime.
Quando, invece, non esista una reale convinzione nella vita dopo la morte o nel sacrificio del Cristo per la redenzione degli uomini, rimarrà un senso di incompiutezza e tragica rassegnazione.
Il funerale, allora, alla luce di queste considerazioni, dovrebbe venir incontro ai bisogni della famiglia, muovendo da una prospettiva neutra ed altamente personalizzabile, così da “farsi tutto a tutti”, secondo la celebre espressione di San Paolo.

C’è, ora, una questione nevralgica da affrontare: “Può sussistere un rito, ermetico ed intimistico, capace di ignorare la socializzazione della morte?”
Sì, forme rituali più intimiste ed ermetiche possono certamente ritagliarsi un proprio spazio vitale, tuttavia, esse trovano, pur sempre, il loro fondamento nel fatto di esser accettate e legittimate socialmente. Quest’ultime, anzi, riflettono certamente caratteristiche specifiche delle società e delle culture che le producono.
La maggiore enfasi sull’aspetto socializzante o intimista dell’elaborazione del lutto altro non è, in buona sostanza, se non un dato culturale.
Il servizio, dunque, sia esso di natura religiosa o caratterizzazione laica, potrebbe includere letture scelte dalla famiglia, brani della letteratura universale, storie ed aneddoti di vita personale, orazioni funebri, anche informali, tenute dai amici, colleghi o parenti, assieme a musiche oppure immagini significative per i dolenti.
Mentre è utile riaffermare in tutte le sedi il sacrosanto valore della visita alla camera ardente, come mezzo per confermare la realtà fisica della morte, allo stesso modo, però, bisognerebbe anche prender atto di una libertà incomprimibile della famiglia, ossia il pieno diritto di organizzare qualunque ritualità che essa ritenga significativa ed utile per il proprio personalissimo modo di vivere il lutto.

In egual misura una moderna e lungimirante imprenditoria funebre dovrebbe incentivare la famiglia a tener in considerazione anche parenti ed amici, mentre si pianificano tutti i passaggi della cerimonia d’addio.
Gli impresari debbono agire e relazionarsi con la clientela tenendo sempre a mente questo principio: la morte è un avvenimento pubblico e privato insieme, in quanto costituisce un momento particolare di condivisione delle coscienze e dei sentimenti. Per questa ragione esso è caratterizzato da prodotti emotivi ed ideali più forti ed incisivi di quelli dei momenti “quotidiani”, tali da impressionare le coscienze con maggiore efficacia e durata.
Il risultato del rito funebre e, dunque, anche la nuova identità del defunto, proprio perché è stato deciso collettivamente, ha forza immediatamente istitutiva, diventa cioè elemento condiviso tendenzialmente almeno dalla maggioranza dei partecipanti: una percezione con cui comunque bisognerà confrontarsi, anche in caso di dissenso.
Mentre la dipartita di un congiunto è una perdita strettamente intima, la morte tocca anche famigliari distanti, amici e l’intera cerchia delle conoscenze.
Le famiglie che, magari, non riconoscendo il valore pubblico di un servizio funebre, potrebbero desiderare funerali strettamente riservati dovrebbero esser garbatamente invitate, dall’impresa o da qualche altra persona di fiducia, a considerare i bisogni degli altri soggetti, emotivamente coinvolti, ad esprimere parimente il proprio cordoglio per un decesso.

Questo strisciante conflitto si traduce sempre nel disaccordo sulla possibilità o meno di aprire al pubblico la camera ardente così da esporre la salma alla vista di chi partecipa al funerale.
Mentre i parenti più prossimi possono desiderare, per diverse ragioni, sempre rispettabilissime, di non vedere il cadavere, dovrebbero esser sollecitati, con delicatezza, a pensare ragionevoli soluzioni, estetiche e logistiche, anche per quanti vorrebbero porgere l’ultimo saluto al defunto, raccogliendosi in preghiera o semplice meditazione sul feretro ancora aperto.
Razionalmente l’impresa, soprattutto se dotata di una propria casa funeraria, potrebbe prevedere percorsi differenziati, con momenti in cui la salma sia celata allo sguardo, a volte indiscreto, di partecipanti e curiosi, quando sostino nella camera ardente coloro che non intendono vederla, così come dovrebbe esser garantito un periodo di mostra della salma per chi volesse osservarla, nonostante l’opposizione dei parenti più stretti.
Mentre alcuni vedono e sentono il funerale e la visita alla camera mortuaria come un’esperienza violenta e dolorosa, da evitare assolutamente, le esequie, soprattutto se vissute intensamente e con coraggio sono, in realtà, il primo passo verso un equilibrio psicologico tutto da reinventare, dopo la prostrazione e l’avvilimento dei primi giorni.

La psicologia più moderna con un audace similitudine ha illustrato il paradossale rapporto tra lutto e consolazione attraverso il paragone, con la dovuta differenza, tra il mal di denti e l’azione salvifica del dentista.
Finire sotto i “ferri” del dentista può esser poco simpatico come lo stesso mal di denti, ma una volta completato l’intervento medico avviene il “miracolo” della guarigione e la sofferenza, finalmente, scompare.
Invece di uno scabroso ostacolo, da evitare a tutti i costi, la partecipazione ad un funerale dovrebbe esser vista come un primo passo verso la cura della ferita che il lutto ha aperto, grazie al conforto di famigliari ed amici.
In quest’ottica persino l’azione stessa di allestire, anche sotto il profilo scenico, i servizi mortuari potrebbe esser pensato come evento terapeutico, perché durante il funerale la persona che soffre è coinvolta dall’affetto della gente vicina in un viaggio simbolico e ragionato che la costringerà benevolmente a comunicare, ad assumer decisioni ed a relazionarsi, seppur a fatica, con gli altri.

Un impresario correttamente proiettato verso il futuro deve intendere e proporre la cremazione quale una semplice alternativa tecnica alla sepoltura in terra oppure alla tumulazione.
Si tratta solo di una differente forma di destinazione finale del cadavere, che non intacca per nulla la sacralità della morte.
L’incinerazione non è e non dovrebbe esser interpretata come una pratica minimale e nichilista che inficia il valore morale del servizio esequiale.
Ogni impresa dovrebbe seguire questa regola: “non dobbiamo lasciare che le nostre personali preferenze a proposito di esposizione della salma, riti o disposizioni da riferire alla famiglia influenzino l’utente nella sua libera e sovrana facoltà di decidere”.
Mentre, da un lato, è parte integrante del servizio svolto dall’impresa dispensare consigli alla famiglia in questi difficili frangenti, dall’altro il solo suggerimento da parte dell’impresa dovrebbe consistere unicamente in informazioni operative ed asettiche proprio perché svincolate dai personali pregiudizi e suggestioni dell’operatore funebre.

Alla fine il funerale, nei rapporti sociali, gioca un doppio ruolo: riguarda, infatti, i vivi ed anche i morti.
In verità il funerale è un evento studiato perché i vivi abbiano modo di salutare secondo un preciso protocollo chi si sia accomiatato da questa vita terrena.
Il funerale, così, diventa con il suo portato di idealità ed emozioni, un estremo gesto di rispetto per i defunti.
In effetti nessuna civiltà, che si sia imposta nelle pagine della storia, è mai stata capace di sbarazzarsi brutalmente dei propri morti.

Dopo queste considerazioni generali possiamo avventurarci nei meandri e nei recessi dell’universo funerario.
Un giorno, anche in Italia, si svilupperà un sistema di previdenza funeraria, sulla scorta di un’esperienza maturata da decenni ormai negli altri paesi europei.
Vi proponiamo, allora, un modulo, da ritagliare e conservare, che potrebbe riuscire all’imprenditoria funeraria quale preziosa guida per pianificare, in sede di contrattazione, il servizio esequiale con la clientela.
1. Disponete una lista precisa di persone care, congiunti ed amici che occupano un posto particolare nei vostri affetti.
2. Compilate un elenco analitico di associazioni, circoli o gruppi di volontariato ed assistenza cui siete associati oppure, in ogni caso, avete aderito.
3. Siete stati fondatori o membri autorevoli di queste formazioni sociali, avete riportato diplomi d’onore o certificati di benemerenza? È segno di grande eleganza, ricordare durante le esequie gesta ed imprese a sfondo caritativo e sociale dell’estinto.
4. Pensate ad una “carta” funeraria dove annotare tutti gli aspetti di un funerali che vi hanno favorevolmente impressionato. Per converso, riflettete su tutti i funerali cui avete partecipato, per individuare pratiche e dettagli che vi abbiano negativamente colpito o urtato.
5. Chiedetevi come vorreste davvero personalizzare le vostre esequie, e cosa servirebbe per lasciare ai dolenti un segno indelebile del vostro stile (musica preferita, opere di beneficenza immagini sacre o, comunque, di grande suggestione per arredare la camera ardente, liturgie “speciali” per conferire nuova forza ed emozione all’officio funebre).
6. Domandatevi sempre quale significato spirituale renderà così intensi quei gesti di cui sopra per evitare interpretazioni troppo disinvolte o bizzarre della vostra volontà, quando non potrete più protestare.
7. Specificate sempre il ruolo dei bimbi che parteciperanno al funerale (dispensarli o meno dalla visita alla camera ardente, coinvolgerli nella liturgia funebre o esentarli da tale triste incombenza).
8. Valutate attentamente tempi e logistica assieme a tutti i particolari come:
* Per quanti giorni la vostra salma dovrà essere esposta per la visita dei dolenti.
* Preferite che il cofano sia chiuso prima della veglia, oppure sarà meglio lasciarlo senza coperchio durante la permanenza del feretro nella camera ardente?
* Per il vostro funerale volete una cerimonia religiosa, officiata da un ministro di culto?
* Dove si reciterà l’officio funebre: direttamente al cimitero, nella chiesa della vostra comunità parrocchiale, presso altri luoghi di preghiera (tempio, sinagoga, moschea…) oppure preferite la cappella della casa funeraria?
* Se, invece, vi orientate, per motivi politico-ideologici, su di un funerale laico, l’orazione funebre si terrà subito presso la tomba, nei locali della casa funeraria oppure presso la sala di un partito, associazione, club…
* Quale destinazione finale per le vostre spoglie mortali: la fossa, il tumulo oppure l’ara crematoria?
* Volete che sia dato annuncio della vostra dipartita solo a funerali avvenuti oppure i famigliari potranno diffondere la triste notizia.
9. Nelle vostre volontà indicate esplicitamente le persone, che vorreste assumessero un ruolo di rilievo durante la cerimonia (chi attenderà al servizio d’onore per il rito della “Levata”, terrà l’elogio funebre o celebrerà la funzione?)
10. Compilate un elenco dettagliato di tutti gli “invitati” di riguardo alla mesta liturgia. Anche se è difficile pensare ad un funerale come ad un’occasione mondana le cerimonie esequiali sono pur sempre pratiche e costumi del vivere associato e, per tale ragione, non si sottraggono alle regole ferree del bon ton.
11. Se optate per la cremazione, non dimenticate di specificare la destinazione ultima delle ceneri, siccome, anche se ancora in modo confuso ed a macchia di leopardo, la dispersione o la conservazione delle ceneri presso un domicilio privato sono state accolte come pratiche lecite nel nostro ordinamento giuridico.
12. Se avete scelto di affidare le vostre spoglie alla nuda terra, indicate sempre il cimitero a voi più caro per questioni sentimentali o ideologiche, anche se con la carenza di posti salma che affligge i sepolcreti italiani, questo diritto si risolve, quasi sempre, in una preghiera inascoltata.
13. Puntualizzate sempre se le ore della veglia debbano esser ristrette ai più vicini famigliari oppure aperte anche ad amici e conoscenti.
14. È anche importante decidere chi potrà avvicinarsi al feretro ancora aperto, per un ultimo saluto vis à vis. È abitudine diffusa anche in Italia tutelare la riservatezza del defunto e della famiglia, chiudendo la cassa prima che una folla di curiosi entri nella camera ardente e s’abbandoni a gaffes mostruose o commenti inopportuni sull’estetica della salma (è gonfio, la bocca non è chiusa, è già livido ed altre, simili nefandezze sono le osservazioni più stupide che si possano udire ad un funerale).
15. Confidate ad una persona di fiducia, all’impresa funebre o, meglio ancora, alla carta delle vostre volontà testamentarie quale vestito vorreste indossare per il funerale.
16. Se vi garba l’idea di finire, almeno per un giorno sul giornale, anche se nella pagina dei necrologi, spiegate bene quale formula dovrà esser adottata nell’avviso mortuario (è mancato all’affetto dei suoi cari/si è addormentato nel Signore/ha chiuso la sua giornata terrena…). Scegliete anche con cura l’immagine sacra (se non siete atei o la vostra Fede impedisce l’iconografia), da apporre al manifesto
17. Segnatevi pure tutti i dubbi (anche quelli apparentemente più sciocchi) e le perplessità da sottoporre all’attenzione del direttore della Funeral home, quando v’incontrerete per sottoscrivere il contratto di previdenza funeraria.

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