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Commenti

Regione Lombardia: commenti e postille sul trasporto di cadaveri — 6 commenti

  1. X Novella,

    si tratta solo di intenderci sui vocaboli dell’astrusa vulgata (= parlata gergale) necroforese.

    1) La cassa ERMETICA (forse il Suo dubbio nasce da un mio refuso o errore di
    battitura) è la bara a tenuta stagna, cioè confezionata con lo zinco, da
    saldare all’atto della chiusura, oppure munita del dispositivo plastico ad effetto
    barriera ex Art. 31 DPR n.285/1990 e conseguenti DD.MM. attuativi.

    2) Per il trasporto del resto mortale è sufficiente, quindi, una cassa
    “leggera” (è il cosiddetto cofano ecologico di legno grezzo, cartone,
    cellulosa…), meglio se foderato internamente con il barriera o comunque
    con un lenzuolino biodegradabile e impermeabile sul fondo, cosparso di
    polvere assorbente per asciugare le eventuali percolazioni di liquami
    post-mortali.

    3) se il resto mortale si è completamente prosciugato, come accade ad esempio nella mummificazione

    e non rilascia miasmi
    (caso difficile, invero, ma non escludibile a priori!) è sufficiente il
    semplice contenitore munito di coperchio per reggerne il peso e celarne la
    vista all’esterno, così da facilitare la sua movimentazione

    4) Per il trasporto di cadavere di cui all’Art. 30 DPR n. 285/1990 oltre ai
    100 km di distanza è necessaria la cassa di zinco (Art. 30 commi 2, 3, 4)
    che può esser sostituita e vicariata dall’involucro plastico ad effetto barriera.

    5) Il dispositivo plastico ad effetto barriera è un contenitore flessibile (modello sacco)
    munito di cerniera sui lati maggiori (quelli nel senso della lunghezza della cassa) che una volta
    chiusa sia capace di garantire la perfetta ermeticità del feretro, proprio come accade con la saldatura (tradizionale con lo stagno fuso o “a freddo”, cioè attraverso apposito mastice) della cassa metallica

    Orbene i vari DD.MM. ex Art. 31 DPR n.285/1990, con i quali si autorizza l’impiego del barriera al posto del nastro di zinco certificano anche l’assoluta biodegradabilità del manufatto.

    Quando si procede all’inumazione, allora, sarebbe superfluo ex Art. 75 comma 2 DPR n. 285/1990, tagliare o bucare la parete del barriera, perché esso, da solo, dovrebbe tendere, dopo qualche tempo, ad una naturale dissoluzione, essendo realizzato con materiale mater b (particolare lavorazione e derivato della pasta di mais). Il Barriera è facilmente decomponibile, lo zinco, come tutti i metalli, invrece, no!

    Alcuni gestori dei cimiteri, però, se il feretro è destinato all’inumazione, preferirebbero un suo confezionamento non tanto con il barriera (che comunque è un involucro chiuso) quanto con quel particolare lenzuolino di cui al punto 2), questo perché più la materia organica, di cui, per sempre, un cadavere (o un resto mortale) consta, si ossigena naturalmente sotto terra, più sono rapidi e sicuri i processi putrefattivi, sino alla completa scheletrizzazione del corpo o di quanto ne residui.

  2. Purtroppo non ho capito del tutto la risposta perchè non conosco alcuni termini tecnici. Io le dico quello che ho capito e lei mi dice se ci siamo!
    In questo caso essendo resti mortali fuori regione, indipendentemente dalla distanza è sufficiente: materiale leggero se i resti sono “asciutti”; cassa eremitica se non asciutti, ma purtroppo non so cosa sia la cassa eremitica. Può essere che sia la cassa di solo legno (con o senza dispositivo plastico biodegradabile autorizzato)?
    Nel caso invece di trasporto salma, vale la solita regola che se supera i 100 Km occorre anche lo zinco. (ma può anche in questo caso essere omesso, sostituendolo con dispositivo dispositivo plastico biodegradabile autorizzato.)— una domanda aggiuntiva, in caso di inumazione poi cosa si fa con il dispositivo plastico biodegradabile autorizzato? lo si taglia come lo zinco?

  3. X Novella,

    la Sua interpretazione della norma è corretta, in effetti laddove sussistano rapporti di extraterritorialità (trasporto funebre fuori regione) valgono e si applicano unicamente le disposizioni della Legge Statale, ossia del DPR 10 settembre 1990 n. 285. Se, giusta l’Art. 30 del DPR n.285/1990, il trasporto interessa più comuni (addirittura, in questo caso, travalica i confini regionali) ed eccede i 100 Km di distanza (almeno prevedibile sulla carta) è d’obbligo il confezionamento con la doppia cassa di legno e metallo, una volta raggiunto il cimitero di destinazione, ex Art. 75 comma 2 DPR n. 285/1990 l’involucro di zinco sarà opportunamente tagliato, anche rimuovendo, se necessario, il coperchio ligneo della bara.

    Per tutti i trasporti svolgentisi sul territorio nazionale, in regime, quindi, di DPR n.285/1990, ai sensi dell’Art. 31, implementato poi da diversi decreti ministeriali attuativi, la lastra di zinco può esser utilmente sostituita e vicariata da un più pratico ed ecologico dispositivo plastico impermeabilizzante, cioè ad effetto barriera.

    Attenzione, però, stiamo parlando non già di cadavere, ma di “resto mortale” così come definito, con doppio criterio medico-legale ed amministrativo-cronologico dall’Art. 3 comma 1 lett. b) DPR 15 luglio 2003 n. 254 che è norma nazionale e, grazie al Cielo, unificante e, perciò, valevole in tutt’Italia.

    Orbene il Ministero della Salute, in merito al trasporto della fattispecie mortuaria conosciuta come “resti mortali”, si è pronunciato definitivamente con la risoluzione n. DGPREV-IV/6885/P/I.4.c.d.3 del 23.03.2004, la quale integra ed innova le indicazione della stessa Circ. Min. 31 luglio 1998 n. 10.

    Orbene, in estrema sintesi: se il “resto mortale” si è prosciugato basta un semplice contenitore, ossia un cofano leggero (carta, cellulosa) per la mera movimentazione, se al contrario l’esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo presenta ancora parti molli, con conseguente rischio di percolazione di liquami cadaverici assolutamente antigienici, saranno d’obbligo sistemi di contenimento tali (= cassa eremitica) da neutralizzare la fuoriuscita o la perfusione dei miasmi post-mortali.

  4. Estumuliamo una salma a scadenza del contratto di concessione e i parenti vorrebbero trasportare i resti mortali fuori regione.
    Il defunto è morto 30 anni fa e dal normale andamento di queste operazioni mi aspetto una non completa mineralizzazione (molto incompleta) in genere dopo questo periodo.
    La domanda che ci pone l’impresa funebre è se i resti, essendo destinati nel comune di arrivo ad inumazione, possono essere contenuti nella sola cassa di legno + involucro plastico autorizzato dal Ministero. Secondo me non dovrebbero esserci problemi igienici di nessun tipo perchè anche quando li trasportiamo per la cremazione li confezioniamo solo nel legno, ma volevo essere sicura perchè alcuni colleghi mi hanno parlato di zinco che andrà poi forato prima dell’inumazione.

  5. X Emiliano,

    Lei dice bene, eccoci dinanzi agli effetti perversi della riforma “arlecchino” sui servizi mortuari, attuata, su base locale, a colpi di leggi e leggine regionali, senza una visione d’insieme ed organica del fenomeno funerario italiano. Questo “spacchettamento” della disciplina di settore produce solo mostruosità burocratiche ed aberrazioni spaziali, con il FENOMENALE risultato che le regioni, forti della loro abusatissima, competenza legislativa concorrente in materia sanitaria, possono, appunto, legiferare, senza un minimo di coerenza, ed in modo anche antinomico e conflittuale le une verso le altre. Per esser sintetici: non sempre ciò che vale in Lombardia è legittimo anche in Emilia-Romagna (assumo a paradigma 2 Regioni tra le prime a dotarsi autonomamente di un proprio corpus normativo in tema di polizia mortuaria). Laddove sussistano rapporti di extraterritorialità si ottempera alla sola Legge Statale, ciò è tanto più grave, nel nostro universo funerario, perché le sfortunate e presuntuose Leggine Regionali intervengono anche in ambiti come l’organizzazione del lavoro e la tutela della concorrenza che sono di stretta pertinenza stataale ex Art. 117 Cost, così come riformulato dalla Legge di Revisione Costituzionale n.3/2001.

    In Italia l’attività imprenditoriale è libera, così come libera è la circolazione di persone, merci o capitali su tutto il territorio nazionale, e nessuno può impedire ad un’impresa funebre emiliana, magari con sede legale collocata sul confine, di varcare il Po per effettuare un servizio completo di pompe funebri in regione Lombardia. Il DPR n. 285/1990 non determina dei requisiti strutturali per l’esercizio dell’attività funebre (proprio non considera il problema!) così, ad oggi, in Italia per fare ed esser pienamente impresa funebre occorrono solo e solamente:

    a) Licenza di agenzia d’affari ex Art. 115 Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza (tra l’altro, recentemente modificato)
    b) autorizzazione al commercio non alimentare, e con sede fissa, rivolta direttamente al pubblico di articoli funebri. Categoria Merceologica XIV; c.7; oggi liberalizzata dopo il I decreto Bersani del 1998
    c) si rammenta, poi che, ex paragrafo 5.4 Circ. Min. n.24/1993 ogni incaricato del trasporto debba sempre esser munito di volta in volta, per ogni singolo funerale, del relativo decreto di trasporto ex Artt. 23 e 24 DPR n. 285/1990.

    Questi sono i titoli minimi richiesti a livello statale.

    Una questione interessante e mai completamente risolta è come si rapportino la normazione regionale condita o condenda, con la legislazione nazionale quadro, ossia il T.U. Leggi Sanitarie ed il suo logico regolamento di attuazione e dettaglio, ovvero il DPR n. 285/1990 che non essendo mai stato abrogato continua, con andamento “carsico” a produrre per default i suoi effetti, in tutt’Italia, laddove specifica ed apposita norma regionale non ne novelli le disposizioni. Tutte le Leggi Regionali, infatti, si concludono con un Art. di questo tenore: “Per quanto non espressamente previsto continua a valere e, di conseguenza, ad applicarsi, il DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Chiudo con un’ultima osservazione: nessuno ha ancora pensato di adottare almeno per le regioni limitrofe una sorta di norma “ponte” in cui sia insita una qualche proprietà transitiva, per rendere più omogenei i requisiti richiesti ed evitare furbate come gli sconfinamenti “ad hoc” al fine di aggirare le disposizioni più selettive e stringenti.

  6. Buongiorno, volevo porre un quesito a cui non riesco a trovare una risposta precisa:
    Impresa funebre autorizzata all’esercizio dell’attività funebre in Regione Lombardia.
    Può svolgere servizi funebre completi ( nel senso di partenza e relativa sepoltura nella medesima regione ) in altra regione Italiana, magari nelle confinanti Regioni Veneto o Emilia Romagna.?

    Grazie per l’aiuto.

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