HomeGiurisprudenzaQuanto possono essere retroattive le norme in materia di polizia mortuaria.

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Quanto possono essere retroattive le norme in materia di polizia mortuaria. — 5 commenti

  1. Nel procedimento di applicazione delle sanzioni amministrative, regolato dalla L. 24/11/1981, n. 689, nel caso in cui il contravventore non si sia avvalso della possibilità del pagamento in misura ridotta (art. 16), l’argano accertatore è tenuto all’obbligo del rapporto (art. 17), in alcuni casi (a seconda delle competenze) al prefetto, in altri all’ufficio regionale. Al rapporto (e non solo) può conseguire l’emissione dell’ordinanza-ingiunzione (art. 18), contro la quale è ammessa opposizione (art. 22) avanti al tribunale.
    Diventa quindi importante la valutazione dell’autorità competente a ricevere il rapporto, per la quale va fatto riferimento all’art. 1 d.P.R. 29/7/1982, n. 571: ne consegue che, dal momento che le infrazioni alle prescrizioni dell’art. 20 d.P.R. 10/9/1990, n. 285 non sono considerate da quest’ultima norma, consegue che il rapporto, così come eventuali scritti difensivi e documenti, rientrano nella titolarità dell’ufficio regionale a ciò competente per materie.
    Si osserva che questi aspetti appaiono non pertinenti alle tematiche sulla portata delle concessioni cimiteriali pregresse.

    • Buongiorno, la ringrazio per la risposta, purtroppo la Regione Sicilia non ha adoperato nessuno Regolamento regionale in materia, capisco che la domanda possa risultare poco attinente all’argomento trattato ma è di rilevanza e credo possa servire a chiarire il punto anche ad altri soggetti. l’iter di accertamento ed elevazione della sanzione ai sensi dell’art. 20 D.P.R. 285/90, non ha rispetto quanto prescritto dalla citata normativa che essendo l”unica vigente va applicata pedissequamente. Ci risulta da ampia lettura e studio del D.P.R. citato che nell’impianto normativo del DPR 285/90, salvo il caso specifico di trasgressione dell’ordinanza sindacale, in genere, la vigilanza sul trasporto funebre è affidata alla ASL competente per territorio, che attraverso i propri servizi ispettivi (vigilanza sanitaria) accerta l’infrazione ed eleva la sanzione, ai sensi dell’articolo 16 comma 2 del D.P.R. 285/90.
      L’accertamento dell’infrazione, ma non l’applicazione della relativa ammenda, può avvenire anche a mezzo del custode del cimitero, che segnala la violazione, per via gerarchica, all’ASL competente per territorio. Questa fase nel processo sanzionatorio può esser svolta pure dalla polizia municipale, ove fosse stata chiamata per acclarare l’infrazione alla partenza del corteo funebre o durante il tragitto, essa assolve, così, la stessa funzioni di polizia giudiziaria.
      Comminare le sanzioni è però prerogativa dell’autorità sanitaria, ove, ovviamente non sia intervenuta apposita legge regionale per definire una diverso conferimento di ruoli e responsabilità nell’ambito della polizia mortuaria. Ora, non solo la sanzione non è stata comminata dall’autorità sanitaria locale competente, bensi dai Carabinieri, ma addirittura l’ente locale nella persona del sindaco pro tempore, che aveva addirittura rilasciato il documento di idoeità al trasporto vistato dall’Asl competente ai sensi dellìart. 23 D.P.R. 285/90, ha apparentemente errato tutto l’iter di applicazione della sanzione, non attenzionando la documentazione prodotta, l’ente ha poi emesso ordinanza ingiunzione e dato il termine di 30 giorni per procedere dinanzi al giudice di pace. l’inghippo è proprio qui, il Giudice di pace in materia sanitaria ai sensi del D.P.R. 285/90 non sarebbe competente per materia. qual’è dunque l’organo giudicante a cui ci si deve rivolgere? può essere l’ente condannato al pagamento delle spese processuali per aver errato nell’iter procedurale e aver inficiato un organo giudicante incompetente, oltre che per danno erariale? Grazie.

      • X Flavia,

        il quesito è complesso…alquanto ed assai.

        Ecco solo alcuni disordinati appunti, per meglio orientarsi:

        E’ chiaro che per la L. n. 689/1981, l’ accertamento è solo “prodromico all’emissione del provvedimento sanzionatorio vero e proprio, ossia dell’ordinanza – ingiunzione. Solo con l’adozione di quest’ultima, infatti, le sanzioni sono concretamente irrogate al trasgressore, che ha la possibilità di proporre opposizione, a norma dell’art. 22, L. n. 689/1981”; mentre l’atto di accertamento non è “immediatamente lesivo e quindi non autonomamente impugnabile”8.

        L’attitudine probatoria propria del verbale di accertamento dell’infrazione – il quale, ai sensi degli artt. 2699 e 2700 cod. civ., fa piena prova, fino a querela di falso, riguardo ai fatti attestati dagli agenti accertatori come avvenuti in loro presenza o da essi compiuti, mentre gli apprezzamenti e le valutazioni dei verbalizzanti restano soggetti al discrezionale apprezzamento del giudice – non è estensibile al mero verbale di contestazione, con il quale, cioè, l’amministrazione si limiti a significare al presunto trasgressore l’addebito della violazione sulla base di un verbale di accertamento precedentemente redatto. (Cass. Civ. Sez. I, sent. n. 18630 del 28-08-2006).

        La Corte di Cassazione, con la sentenza n.1949/2010 avente ad oggetto la questione sull’efficacia probatoria conferita al verbale di accertamento, ha precisato che, in proposito, si sono espresse recentemente le Sezioni Unite con sentenza n. 17355/09, a tenore della quale è riservata al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di ogni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti.

        AVVERSO IL VERBALE DI ACCERTAMENTO E’ POSSIBILE PRESENTARE UNO SCRITTO DIFENSIVO ALL’AUTORITA’ COMPETENTE (che deve essere indicata sul verbale di contestazione) NON E’ POSSIBILE RIVOLGERSI IN VIA DIRETTA AL GIUDICE. MA OCCORRE ATTENDERE L’ADOZIONE DELL’ORDINANZNA INGIUNZIONE

        (Consiglio di Stato, sez. V, 27 giugno 2012, n. 3786)

        «E’ pacifico il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in ordine all’impugnativa del procedimento sanzionatorio disciplinato dalla l. n. 689 del 1981.

        Le violazioni dell’art. 21 del DPR 285/1990 trovano sanzione con l’art. 358 del TULLSS

        2) L’art. 358 prevede una sanzione pecuniaria ma non prevede sanzioni accessorie

        3) la competenza in merito all’applicazione delle sanzioni pecuniarie è dei DIRIGENTI (art. 107 TUEL D.Lgs n. 267/2000)

        Si ravvisa la titolarità del Giudice di Pace nelle cause di opposizione alle ordinanze – ingiunzioni (L. 24 novembre 1981 n. 689), il cui valore non ecceda € 15.493,71, escluse le materie di cui all’art. 22-bis della medesima legge.

      • In proposito vi è già stato un intervento di Carlo, cui si rinvia, senza ulteriori aggiunte e/o integrazioni.
        Preciso, unicamente, come esulino dalle competenze regionali titolarità in materia di giurisdizione, norme processuali, ordinamento penale (art. 117, comma 2, lett. l) Cost.).

  2. In materia di opposizione a sanzioni amministrative di sensi dell’art.20 D.P.R. 285/90 in combinato disposto con l’art. 358 R.D. 1265/34, a seguito di ordinanza sindacale, è competente il giudice di pace o il giudice amministrativo (Tar)?

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