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Sepolture — 3 commenti

  1. X Lucio,

    La scelta della forma di sepoltura attiene all’esercizio di un diritto del tutto personale che ha riguardo ai familiari, potere che attiene ai fattori di pietas e alla sfera degli affetti.
    La questione avrebbe potuto essere sottovalutata nel passato, ma emerge in tutta evidenza dopo l’entrata in vigore dell’art. 1, comma 7.bis D.L. 27 dicembre 2000, n. 392, convertito, con modificazioni, nella legge 28 febbraio 2001, n. 26. Infatti, con questa legge si è disposto che l’inumazione, l’esumazione ordinaria e la cremazione siano gratuite unicamente in tre ipotesi, due che vengono a collocarsi all’interno della Legge 8 novembre 2000, n. 328 (indigenza od appartenenza a famiglia bisognosa) e l’ultima concernente una situazione di disinteresse da parte dei familiari.

    Ciò implica che i familiari vengano ad assumere una qualificazione tale da doverli considerare come titolari di un obbligo di sepoltura del congiunto defunto, necessità che importa anche i relativi oneri.

    Dal momento che l’onere della sepoltura può essere assunto, in termini liberali, da chiunque voglia sostenerlo, l’inserimento di questa categoria, comportando la gratuità, cioè il trasferimento dell’onere dalla famiglia al bilancio comunale, richiede che i familiari tenuti alla sepoltura debbano essere in qualche modo pre-determinati. In altre parole, occorre distinguere tra chi debba e chi possa disporre per la sepoltura della salma, con ciò facendo riemergere la differenza tra chi ne sia obbligato e chi possa liberalmente provvedervi.

    Siamo in presenza di una situazione che ricorda quelle che si hanno quando più familiari intendano dare diverse forme di sepoltura alla salma, ponendo, in questo caso, l’esigenza di individuare quale dei familiari abbia la prevalenza, o la titolarità esclusiva, per gli atti di disposizione della salma.

    Sotto questo profilo, andrebbe richiamata l’elaborazione giurisprudenziale che si è avuta nel tempo in materia di prevalenza o priorità per il diritto di disporre della salma, elaborazione che è stata resa in forma sintetica dalle disposizioni in materia di titolarità ad esprimere l’autonoma volontà alla cremazione del cadavere, quando manchi la volontà del defunto

    . Altrimenti, le disposizioni dell’art. 79, comma 2 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 altro non costituiscono se non la traduzione in norma regolamentare positiva di questa elaborazione giurisprudenziale consolidata, che fa prevalere i rapporti più stretti e richiede la concorrenza di tutti i soggetti che si collochino su di un medesimo piano. In questo contesto, quindi il dovere a provvedere alla sepoltura dovrebbe essere individuato secondo i medesimi criteri.

    Ciò non significa che solo determinati familiari, individuati secondo gli anzidetti criteri, possano disporre della salma, quanto che tali parametri vadano presi in considerazione nel caso di contrasto tra più familiari, potendo qualsiasi familiare disporre per la sepoltura, presumendosi che agisca con il consenso, o almeno senza il disaccordo, degli altri. Anzi, non va escluso il fatto che alla sepoltura venga provveduto anche da parte di soggetti che non vi siano giuridicamente obbligati.

    In ogni caso, non spetta agli uffici pubblici valutare, se non per l’imputazione dei suddetti oneri in capo ai soggetti obbligati per legge, nel caso di un loro omissivo silenzio o di inerzia, comportamenti indebiti dai quali per il Comune potrebbe sorgere la responsabilità patrimoniale.

  2. Il 7.11.2014 è deceduto il padre di un mio amico, dopo quasi tre mesi si viene sapere della sua morte.. premetto che fra padre e figlio i rapporti non erano buoni.. una domanda come si fa per sapere chi ha provveduto al suo funerale senza aver interpellato il figlio. grazie

  3. Non mancano le consuetutini di indicare i nomi, non solo degli ancora viventi, ma anche dei non ancora nati o neppure concepiti: in pratica, il “capo famiglia” individua i figli, nipoti, bisnipoti, ecc. che pensa di avere nella propria progenie (oltretutto, copn ciò condizionando, i figli (per fare l’esempio piu’ breve nella linea successoria) all’attribuzione ai figli che, in futuro, avranno nell’imposizione del prenome, in quanto gia’ stabilito dal capostiopite (e gia’ scritto sulla lapide, prima della nascita o anche del concepimento). Fortunatamente, si tratta di luoghi non i prenomi non presentano specificazioni di genere …. (altrimenti, si dovrebbe chiamare lo scalpellino, nel caso nascita un discendente di genere diverso rispetto al nome pre-iscritto).
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