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Resti Mortali di ignoti: quale procedura seguire? — 5 commenti

  1. X Daniele,

    porti pazienza: oggi sono particolarmente prodigo di consigli seri ed inopportuni! Ad integrazione di quanto riferitoLe nel precedente post “cumulativo”, muoverei queste osservazioni all’operato dell’impresa funebre, la quale, per inciso, dovrebbe astenersi da interessatissimi suggerimenti in ambito cimiteriale che, per altro, non le competono. Ogni loculo può contenere uno ed un solo feretro ex Art. 76 comma 1 DPR n.285/1990, mentre giusta l’Art. 94 comma 2 sempre del regolamento nazionale di polizia mortuaria il numero di posti salma disponibili in un sepolcro privato deve essere individuato e prestabilito all’atto di approvazione del progetto di costruzione. Anzi aggiungo anche questo dettaglio: spesso con l’atto di concessione ai sensi dell’Art. 93 comma 1 DPR n.285/1990 si pre-determinano, con tanto di nominativi, le persone titolari, nel loro post mortem, dello jus sepulchri. Mi spiego ancora meglio: se una cappella gentilizia nasce per ospitare 8 feretri è un’inutile furbata restringere a dismisura gli ingombri necessari alla muratura affinché essa ne possa contenere un numero maggiore. Questo stratagemma per guadagnare spazio, ad esser fiscali, potrebbe anche comportare la decadenza, appunto per violazione dell’Art. 94 comma 2 citato (…e io, si sa, sono molto cattivo, e quasi spietato con gli inadempienti!) Se, al contrario il loculo, ab origine, immagino con entrata laterale, cioè dal lato lungo della bara, fu concepito per accogliere 2 casse, a questo punto da collocare affiancate, si attiva la procedura di deroga di cui al Regolamento Regionale Emiliano-Romagnolo n.4/2006. La tomba, però, condicio sine qua non per avviare questo procedimento,, deve preesistere all’entrata in vigore del prefato atto normativo regionale. Ad ogni modo, applicando estensivamente, l’Art. 102 DPR n.285/1990 a tutte le sepolture private, anche intra moenia cimiteriales, il comune autorizza di volta in volta la tumulazione dei singoli feretri sulla base di una duplice verifica: deve, in effetti, sussistere lo jus sepulchri e il sacello mortuario non deve già esser completamente occupato, poiché in caso di sua saturazione ex Art. 93 comma 1 II Periodo DPR n.285/1990 lo stesso jus sepulchri si estingue naturalmente… se non c’è più posto per ulteriori immissioni di bare chi prima muore meglio alloggia!

  2. Abbiamo effettuato recentemente una tumulazione in un loculo laterale all’interno di una cappella privata.
    Il loculo è di dimensioni abbondanti.
    Ora il famigliare contesta l’operazione perchè l’onoranza funebre ( no comment ) ha affermato che occorreva effettuare la muratura molto all’interno del loculo al fine di tumulare due feretri nel medesimo loculo ( creando due spazi separati ).
    Così facendo in caso di estumulazione del feretro tumulato per primo occorrerebbe estrarre anche il feretro tumulato per secondo.
    La mia esperienza mi porta a dubitare su quanto affermato dalle onoranze funebri in ambito cimiteriale, ma non sono molto perplesso su quanto affermato.
    Se riuscisse a chiarirmi le idee le sarei grato.
    ricordo che scrivo dal suo feudo cimiteriale cioè l’Emilia Romagna.

  3. La tenuta dei registri di cui all’Art. 52 DPR n.285/1990 (si veda anche il paragrafo 12 della Circ.Min. n.24/1993) è una pubblica funzione ed è esercitata dall’addetto al servzio di custodia e secondo alcuni commentatori costui (o costei) dovrebbe esser necessariamente dipendente comunale, anche se molto dipende dalle forme in cui ex Art. 113 Decreto Legislativo n.267/2000 il servizio è erogato (si pensi ad esempio alla formula di affidamento del servizio stesso).

    L’Art.52 del DPR 10 settembre 1990, n.285, dispone che il responsabile del servizio di custodia debba annotare molto diligentemente tutti i movimenti in ordine alle salme, inumate ed esumate, tumulate ed estumulate, cremate, trasportate altrove.

    Egli deve assicurare l’ordine, la vigilanza ed il buon andamento dell’attività cimiteriale gestendo al meglio l’archivio del camposanto (si veda anche la legge archivistica DPR 1409/1963, che impone tempi molto lunghi di permanenza agli atti del cimitero [40 anni] di tutta la documentazione).

    Questa omissione, nel caso in cui il responsabile del servizio di custodia, sia intenzionalmente venuto meno ai suoi doveri, integra la fattispecie di reato di cui all’Art. 328 Codice Penale.

    Se il fatto è stato causato da semplice trascuratezza o indolenza (deve comunque esserci l’elemento soggettivo della colpa) sarà passibile della sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’Art. 358 REgio Decreto n.1265/1934, fatti salvi i termini di prescrizione di cui all’Art. 28 Legge 689/1981.

  4. Il diritto di proprietà sulle sepolture private ed il conseguente jus sepulchri si trasmettono solo tramite:

    · Iure sanguinis (diritto di consanguineità) da cui origina il subentro nella titolarità della concessione

    · Mortis causa quando si esaurisce la famiglia del fondatore del sepolcro il sepolcro stesso da famigliare (ossia riservato al fondatore ed alla cerchia dei suoi famigliari) diviene ereditario così come lo stesso jus sepulcrhi, così chi subentra nella titolarità del patrimonio del de cuius per successione mortis causa “eredita” anche la proprietà del sepolcro ed il diritto di esser ivi sepolto.

    Di norma, infatti, il sepolcro si trasforma in ereditario quando siano venuti meno i discendenti (c’è giurisprudenza costante in materia: tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000).

    Secondo alcuni giuristi, invece, gli eredi non essendo discendenti si pongono su di un piano diverso e non acquisiscono il diritto di sepolcro, ma quali soggetti onerati sono tenuti a garantire ex Art. 63 comma 1 DPR 285/90 la manutenzione dei manufatti funerari ed il buono stato della tomba per tutta la durata del rapporto concessorio.

  5. Se è stato accertato lo stato di abbandono della tomba (degrado della stessa, mancanza dgli estremi anagrafici identificativi del De Cuius, si inizia la procedura di decadenza, dando adeguata pubblicità della stessa. Il procedimento termina con la riacquisizione al patrimonio dell’E.L. dell’area e della tomba o monumento che vi insiste. Le salme presenti ove necessario sono inumate in campo comune per pervenire alla completa scheletrizzazione (art. 86 del DPR 285/90) oppure cremate se l’ordinanza del sindaco con cui ex Art. 86 comma 1 con cui si regolano le estumulazioni prescrive la cremazione come trattamento d’ufficio per gli inconsunti. I resti ossei potrebbero essere collocati in ossario comune. È consigliabile, invece, collocare i resti ossei nelle cassette resti di zinco di cui all’art. 36 del DPR 285/90 e mantenerle, per un adeguato periodo di tempo (ad esempio 2-3 anni) in camera mortuaria o in specifica sepoltura, a disposizione di eventuali aventi titolo che fossero venuti a conoscenza tardivamente della pronuncia di decadenza (ad es. emigrati all’estero).

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