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La fine delle concessioni perpetue? Percorsi giurisprudenziali in itinere… — 6 commenti

  1. Domanda: se il contratto originale di concessione perpetua non è nel materiale possesso degli eredi e risale agli ultimi anni dell’800/primi del 900 (è questa la ricerca cui mi accingo per il Verano di Roma, avendo io sola ultima della “schiatta” diritto-dovere di gestione della tomba di famiglia), posso richiedere gli atti all’amministrazione cimiteriale o posso fare ricerche da sola in altro ambito. O forse è meglio affidare il compito all’agenzia che ha tumulato i miei genitori nel 2016? Non sono sicura dello status quo ante né del futuro dopo di me (una sorella e 4 nipoti), ma non vorrei sollevare la polvere del tempo e della burocrazia che potrebbe ritorcersi contro di me. La lapide riporta inoltre le fattezze della mia antenata per cui fu eretta la tomba che in più di 100 anni è arrivata a me, direttamente dai miei avi. Ho solo degli appunti di mio zio su un estratto di morte del padre dove si parla di notaio e della posizione della tomba. La mia famiglia andò in rovina alla fine dell’800 e infatti la dedica originaria riporta “i parenti posero”, ma non ho ancora individuato chi fossero, perché i miei avi risalgono alla Svizzera e a Forlì, ma alcuni furono in Francia e in Toscana. Sto facendo delle difficili ricerche documentarie e storiografiche e vorrei il Vs. aiuto. Ovviamente, di volta in volta sono stati pagati i diritti all’AMA per le varie tumulazioni estumulazioni e le pratiche sono state svolte con gli Uffici preposti che hanno dato l’approvazione all’agenzia. Perciò dovrebbe valere anche il silenzio/assenso, perché neanche mio padre ha mai dovuto pagare per la sepoltura di mio zio alcun canone o rinnovare alcuna concessione, il che mi fa supporre che questo sia avvenuto tacitamente con il pagamento degli esosi diritti di sepoltura all’ente preposto dal Comune, ossia AMA (nettezza urbana).
    Grazie anticipate per gli spunti che potrete fornirmi. Cordiali saluti, Antonella

    • X Antonella,

      la situazione da Lei rappresentata, con dovizia di dettagli, va senza dubbio regolarizzata o forse, ancor meglio: SANATA.

      in carenza del formale e regolare atto di concessione (formula aulica, ai sensi dell’art. 98 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, ma sempre molto efficace e veritiera) il rapporto concessorio da cui, poi, deriva e discende logicamente il diritto di sepolcro è da ritenersi assolutamente insussistente, cosicché l’uso stesso della tomba gentilizia sarebbe, di conseguenza illegittimo e “tecnicamente” abusivo.

      Tuttavia, Lei mi parla di tumulazioni avvenute recentemente (anno 2016) senza che sia stata sollevata, dalle competenti Autorità Comunali, questione alcuna sulla legittimità delle sepolture, magari per facta concludentia, quasi vi fosse un atteggiamento inerziale dell’amministrazione cittadina, la quale, invece, dovrebbe sempre, almeno ai sensi dell’Art. 102 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285 recante l’approvazione del regolamento nazionale di polizia mortuaria attualmente in vigore, ponderare attentamente in merito ai titoli di sepoltura, prima di AUTORIZZARE l’immissione di nuovi feretri nel sacello famigliare (vale a dire: il defunto aveva veramente diritto a quella sistemazione in sepolcro privato?), laddove l’atto di concessione costituisce la fonte primaria dello jus sepulchri.

      Ora: copia dell’atto concessorio dovrebbe esser custodita gelosamente negli uffici comunali di polizia mortuaria, spesso, però, questi archivi non sono tenuti come, invece, si dovrebbe, e, così, accusano stati di pesante sofferenza (vuoi per accidentali smarrimenti, traslochi, distruzioni dovute ad eventi bellici…)

      Bisogna quindi ricostruire a ritroso l’atto fondativo del sepolcro in cui riposano i componenti della Sua prosapia, dagli avi sino ai genitori, più recentemente.

      La via maestra da percorrere, al di là delle sempre proficue, ma molto dispendiose ricerche anagrafiche, resta e rimane l’accertamento giudiziale, in sede civile, del presunto diritto vantato ai sensi dell’art. 2697 Cod. Civile, giusta il disposto dell’art. 2907 Cod. Civile.

      Proprio 100 anni orsono in Italia vigeva, come regolamento speciale di polizia mortuaria il R.D. n.448/1892, il quale prevedeva una procedura molto complessa ed articolata perchè si facesse concessione a privati di aree su cui impiantare e realizzare sepolcri a sistema di tumulazione, questo iter, sostanzialmente si sarebbe composto di tre passaggi fondamentali:

      1) delibera del consiglio comunale
      2) trasmissione della stessa al Prefetto per suo nulla osta
      3) visto di esecutività da parte della G.P.A., organismo vetusto della pubblica amministrazione soppresso con l’istituzione del Tribunali Amministrativi Regionali avvenuta con Legge n.1034/1971

      Dunque, stanti questi pochi elementi di diritto funerario, si prospettano codeste soluzioni realmente praticabili (diffiderei altamente dei rimedi miracolosi proposti da certe imprese funebri!)

      1) Potrebbe ricercarsi la deliberazione consiliare con cui è stata concessa l’area, operazione fattibile ricorrendo alla consultazione della raccolta delle deliberazioni del consiglio comunale risalenti a quegli anni A volte, infatti, nel passato, non si provvedeva (per quanto sarebbe stato, invece, necessario) alla stipula vera e propria dell’atto contrattuale di concessione dell’area.

      2) Se persone non appartenenti alla famiglia del concessionario (quale definita, a questi fini, dal Regolamento comunale di polizia mortuaria vigente in quel preciso momento storico) ritengano di vantare diritti, possono, presentando la documentazione di prova, richiedere l’acclaramento dell’esistenza dei diritti vantati al giudice, in sede civile.

      3) All’epoca (ma anche per un non breve lasso di tempo successivo), le concessioni di aree cimiteriali erano soggette ad autorizzazione prefettizia, (come visto precedentemente) la deliberazione consiliare non avrebbe potuto produrre edetti senza di questa. E’ presumibile che gli atti relativi a tale autorizzazione prefettizia siano reperibili all’Archivio di Starto, in quanto riversati in quest’ultimo dopo i canonici 40 anni di permanenza nei rispettivi schedari cartacei. Trattandosi di beni, comunque, demaniali, l’Agenzia delle Entrate (ex Agenzia del territorio, ulteriormente ex Catasto terreni), non dovrebbe fornire elementi (registrazioni) in proposito.
      4) L’istituto ricorso all’istituto dell’immemoriale (una sorta di dimostrazione della fondatezza di un diritto basata sulla vetustas di eswercizio di quest’ultimo) richiede pur sempre un procedimento giudiziale (come per tutti i diritti soggettivi) a meno che l’attuale regolamento comunale ammetta un iter amministrativo di dimostrazione di un diritto assimilabile all’immemoriale.
      5) Eventuali diritti afferenti al sepolcro, in particolare quello avente ad oggetto il titolo di accoglimento, sono esclusi da ogni possibilità di trasferimento per atti “inter vivos” o “causa mortis“, atti che (se formati dal 10/2/1976 in poi) sono in se’ stessi nulli, dall’origine, ma attenzione in regime di R.D. n. 1880/1942, art. 71 commi 2 e segg. abrogato, appunto, dal 10 febbraio 1976 sarebbero stati ancora possibili trasferimenti dei diritti di sepolcro per atto testamentario di ultima volontà: in questo caso bisognerà compulsare le diverse dichiarazioni di successione per capire come la tomba de qua sia stata trasferita a Lei, in ultima analisi.
      6) Per la natura stessa delle concessioni di aree cimiteriali, rimane inammissibile (in quanto le aree demaniali sono inusucapibili ex art. 823 Cod. Civile) ogni ipotesi di ricorso all’usucapione.

      • Grazie, per le spiegazioni dettagliate e le fonti su cui si fondano. Anche se ad oggi ero in po’ piu’ tranquilla rispetto a luglio, in quanto il mio notaio mi aveva detto che per LA mia sepoltura non avevo niente da temere, non cosi’ mia sorella che essendo sposata avrebbe dovuto organizzarsi diversamente per se’ e famiglia. Un vero rompicapo! Bell’Italia, culla del diritto!

  2. X Adriano,

    ambedue le ipotesi da Lei prospettate sono verosimili e praticabili, tutto dipende dalla scelta politica di gestione cimiteriale operata dal Comune attraverso l’adozione del regolamento municipale di polizia mortuaria, unica fonte davvero sovrana in questo ambito così delicato.

    Le conseguenza di queste due possibili impostazioni strategiche nel buon governo del cimitero possono essere dissimili o addirittura divergere, con effetti a volte pure contrari, magari per eterogenesi dei fini.

    Se il regolamento comunale prevede una successibilità nella titolarità di una concessione attraverso l’istituto del subentro (con relative registrazioni amministrative) lo jus sepulchri, attivo e passivo, alla morte del concessionario primo, traslerà in capo ai suoi discendenti più diretti(jure coniugii ed in subordine jure sanguinis). Non parlerei mai di eredi, perchè la successione jure haereditatis ha sempre valore patrimoniale, regola cioè il trapasso delle sostanze dal de cuius ai suoi aventi causa, mentre il subentro cimiteriale attiene soprattutto ad un diritto (quello di sepolcro) personalissimo e vincolato alla famigliarità della fattispecie del sepolcro privato (laddove non differentemente statuito dall’atto concessorio). E’ questa l’ipotesi del cosiddetto concessionario mobile o scorrevole in cui i congiunti del de cuius assumono a loro volta la qualificazione di concessionari pleno jure con annessi diritti di gestione sulla tomba.
    Nel tempo, siccome lo jus sepulchri si trasmette per rapporto di consanguineità o vincolo coniugale avremo una aumento esponenziale delle persone portatrici dello stesso, con il concreto rischio di conflitti endo-famigliari per contendersi gli ambìti loculi, soprattutto laddove lo spazio sepolcrale dovesse raggiungere la sua naturale saturazione (esso, notoriamente, non è dilatabile all’infinito ed i loculi hanno pur sempre una capienza limitata dalle inderogabili Leggi della fisica). I vantaggi di questa soluzione sono rappresentati da un rapporto Comune/privato cittadino che si rinnova puntualmente ad ogni decesso del concessionario sino alla naturale scadenza della concessione (se questa, invece, è perpetua, il problema non si pone…almeno in questi termini).

    C’è poi un tipo di subentro intermedio, limitato all’imputazione dei soli oneri manutentivi, i soggetti subentranti, cioè non vedono ampliata la loro sfera giuridica inerente allo jus sepulchri, ma dalla Pubblica amministrazione sono considerati onerati, cioè gravati solamente dalle obbligazioni di conservazione del sepolcro in solido e decoroso stato.

    Vi sono poi regolamenti comunali che ammettono solo la figura del concessionario fisso: unico riferimento e “stella polare” per l’attribuzione dello jus sepulchri e dei derivanti oneri manutentivi è e rimane il concessionario primitivo/fondatore del sepolcro. In questo caso all’estinzione del concessionario e della sua cerchia famigliare (il diritto non si trasferisce più in capo a terzi) è più facile addivenire alla dichiarazione di abbandono amministrativo del sepolcro con sua riacquisizione nella piena disponibilità del Comune

    Di norma il sepolcro si trasforma in ereditario quando siano venuti meno i discendenti (tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000). Fatte salve le previsioni del Regolamento comunale di polizia mortuaria in proposito – cioè concernenti la successione delle persone alla morte del concessionario in relazione alla concessione – dato che la concessionaria risulta non avere discendenti che jure sanguinis siano succeduti nei diritti concernenti la concessione, il sepolcro deve considerarsi trasformato in ereditario. Ne consegue che gli eredi, se previsto dal Regolamento, subentrano al concessionario defunto, quando questi non abbia disposto con atto di ultima volontà o altrimenti con atto pubblico in modo diverso. Il subentro, però, va valutato sempre alla luce del Regolamento comunale di cui ogni ente locale deve dotarsi sin dal Regio Decreto 8 giugno 1865 n. 2322, senza dimenticare gli Artt. 344 e 345 del REgio Decreto n.1265/1934, e soprattutto l’Art. 117, comma 6 III Periodo Cost., cosi some riformulato dalla Legge Costituzionale n.3/2001. IL subentro, però, nelle singole quote di Jus Sepulchri, spettanti agli eredi riguarda la titolarità della concessione, anche per gli aspetti manutentivi ex Art. 63 DPR n.285/1990, ed il diritto patrimoniale sulla “res” ossia sul manufatto sepolcrale.

  3. una concessione perpetua in cui si afferma che la proprietà della tomba o loculo e del comune e l’intestatario acquista il diritto per se e per i suoi alla sepoltura in quella tomba o loculo e inserendo nell’atto anche un grafico degli aventi diritti sino al terzo grado di parentela dell’intestatario.
    domanda: questo diritto venendo a mancare l’intestatario passa agli diretti eredi del defunto intestatario allungandosi cosi gli aventi diritti .oppure termina con l’ultimo avente diritto dell’intestatario?
    grazie

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