La DECADENZA delle concessioni cimiteriali

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Premessa:

Il profilo giuridicamente più rilevante dei sepolcri interni al cimitero é quello della natura della concessione e del diritto di sepolcro. Mentre vi é 6consenso circa la natura di demanio comunale dei cimiteri (cfr. art. 824 c.c.), si é invece molto dibattuto sulla natura, costitutiva o traslativa, della concessione comunale di porzioni di manufatti o di aree cimiteriali, allo scopo di realizzarvi sepolcri (Ing. Daniele Fogli).

I caratteri generali della concessione cimiteriale sono:

-rapporto Pubblica Amministrazione/concessionario: dove quest’ultimo è assoggettato alla
supremazia (potestas imperii) della prima, la quale è comunque tenuta all’imparzialità;
– vincolo di destinazione alla funzione sepolcrale;
– temporaneità;
– onerosità;
– divieto di destinazione a scopo di lucro o speculazione
– limitazione del diritto d’uso a soggetti predeterminati o predeterminabili.

E’ora, opportuno meditare su questo pronunciamento giurisprudenziale: Consiglio di Stato, sez. V, 11 ottobre 2002, n. 5505: “La normativa regolamentare comunale di polizia mortuaria e sui cimiteri in tanto è legittima in quanto non viene a porsi in contrasto con la normativa regolamentare adottata dal Governo, in virtù di quanto previsto dall’art. 4 delle disposizioni preliminari al codice civile. La normativa comunale che impone, a pena di decadenza, il rinnovo della concessione cimiteriale perpetua al trascorrere di ogni trentennio è in contrasto con la disposizione di cui all’art. 93 del regolamento governativo approvato con D.P.R. n.803/1975 (il cui contenuto è stato poi ripetuto nell’art. 92 del D.P.R. 10.9.1990 n.285). Detta disposizione statale, dopo aver precisato che le concessioni cimiteriali rilasciate dopo l’entrata in vigore del regolamento, non possono avere una durata superiore ai 99 anni, salvo rinnovo, prevede per quelle anteriori, di durata superiore ai 99 anni, la facoltà di revoca da parte del Comune quando siano trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma e si verifichi una grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno e non sia possibile provvedere tempestivamente all’ampliamento o alla costruzione di nuovo cimitero. Consente poi al Comune, con l’atto di concessione, di imporre al concessionario determinati obblighi tra cui quello di costruire la sepoltura entro un tempo determinato, pena la decadenza della concessione. Con la conseguenza che nella normativa statale, per le concessioni di durata superiore ai 99 anni rilasciate anteriormente al D.P.R. n.803/1975, l’esercizio del potere discrezionale di revoca nell’interesse pubblico viene ancorato a due precisi presupposti (superamento di 50 anni dall’ultima tumulazione e grave insufficienza del cimitero), che debbono concorrere entrambi per la legittimità del provvedimento di revoca, mentre la decadenza viene consentita rispetto all’inosservanza di determinati obblighi a carico del concessionario da precisare con l’atto di concessione (o con la convenzione che sovente l’accompagna). Con l’entrata in vigore del D.P.R. n.803/1975, debbono ritenersi abrogate in parte qua le disposizioni regolamentari comunali che imponevano il rinnovo della concessione cimiteriale ogni trentennio.”

Il comune, quale titolare della demanialità dei cimiteri (art. 824, comma 2, c.c.), ha la facoltà di concedere a privati o ad enti l’uso di aree al fine della costruzione di sepolcri a tumulazione (e, certe condizioni, anche aree per impiantare campi ad inumazione), facoltà il cui esercizio, oltre che rimanere discrezionale, è subordinato alla preventiva espressa previsione della destinazione di tali aree a tale possibilità facoltativa dal piano regolatore cimiteriale (art. 91 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285), in coerenza con le disposizioni che determinano il fabbisogno dei cimiteri (art. 58), da cui vanno, sempre, escluse le aree individuate dall’art. 59.
Se non vogliamo che aumenti, con progressione esponenziale, la quantità di sepolture abbandonate, in stato di profonda fatiscenza, diventa giocoforza impiantare un sistema di rilevamento che segua l’evoluzione dei diritti vantati sulle tombe e soprattutto la posizione di stato civile (decesso, rapporti di filiazione o coniugio…) degli intestatari delle stesse.

L’art. 63 del DPR 285/1990 contempla due casi di sepoltura privata abbandonata dagli aventi diritto:

a) per incuria;
b) per morte degli stessi

In genere il regolamento di polizia mortuaria comunale detta specifiche procedure di dettaglio al riguardo.
Come rilevato dalla giurisprudenza: TAR Piemonte, 3 aprile 1987 n. 130: “Per la sussistenza dello stato di abbandono di un’area cimiteriale ai fini dell’adozione del provvedimento di decadenza[1] della relativa concessione, debbono ricorrere precisi requisiti temporali ed oggettivi, nel senso che deve potersi dimostrare che da lungo tempo il titolare o chi per lui non si è recato in loco, ed oggettivi nel senso che l’area stessa deve risultare impraticabile e/o, comunque, il manufatto sulla stessa insistente gravemente deteriorato in seguito al lungo stato di abbandono…”.


Ai sensi dell’Art. 63 DPR 285/90 i concessionari debbono mantenere a loro spese per tutta la durata della concessione in buono stato di conservazione i manufatti di loro proprietà.

Per l’individuazione delle responsabilità L’aspetto da chiarire preliminarmente è sia vi sia stata concessione di area con costruzione dei manufatti da parte del concessionario, dove l’obbligo di manutenzione spetta al concessionario, che può essere diffidato ad eseguire i lavori ecc. e, se non provveda entro il termine assegnato, puo’ essere dichiarato decaduto (e la sistemazione dei feretri, i lavori di ripristino e quanto altro rimangono oneri a carico dei concessionari, esecutibili anche forzosamente), oppure se alla costruzione abbia provveduto, a suo tempo, il comune con l’assegnazione del solo diritto d’uso dei posti a tumulazione.

Nei Regolamenti di polizia mortuaria del 1891, del 1892, del 1942, del 1975, del 1990, oltre – ovviamente – a considerare la normale sepoltura in ingressoinumazione in campo comune, cioè quella che determina l’obbligo per i comuni e il fabbisogno, si parla sempre e solo di ammissibilita’ (se previste dal Piano regolatore cimiteriale, a partire dal DPR 803/1975, oggi art. 91 dPR 285/1990 (prima era previsto che la deliberazione consiliare di concessione dell’area fosse trasmessa al Prefetto, con l’obbligo, per il consiglio comunale, di provare documentalmente il numero dei decessi negli ultimi 10 anni, della superficie occupata e disponibile, ecc.)) di concessione di aree.

Da nessuna parte (più o meno a partire dalla prima legislazione in materia Post-Unitaria) non si parla mai dell’ipotesi che sia il comune, quale titolare dell’area cimiteriale, a provvedere alla costruzione di loculi: l’istituto è del tutto assente (nelle norme sopra citate, ma non nella prassi).
L’incuria a sua volta può originare o meno pericolo di rovina di parte o dell’intero sepolcro in stato di degrado. Un’altra forma di negligenza corrisponde all’omissione delle necessarie manutenzioni ordinarie e straordinarie. Laddove sia così previsto nel contratto, il Comune, quale autorità cui, ai sensi dell’Art. 51 DPR 285/90, spetta la potestà di ordine e sorveglianza sui cimiteri, può pronunciare, nel rispetto delle modalità procedurali indicate dalla Legge 7 agosto 1990 n. 241, la decadenza della concessione per inadempienza ai patti contrattuali.
Il rapporto tra l’amministrazione cittadina ed il concessionario, trattandosi il cimitero di demanio comunale, è regolato dal combinato disposto tra norme contrattuali e da quelle del regolamento comunale.

Il regolamento di polizia mortuaria comunale dovrebbe prevedere al proprio interno un articolo in cui viene precisato che le disposizioni in esso contenute si applicano anche alle concessioni ed ai rapporti costituiti anteriormente alla sua entrata in vigore e che comunque il Regolamento comunale di polizia mortuaria precedente cessa di avere applicazione dal giorno di entrata in vigore del presente. Ora non è dato sapere se ciò viene previsto nel regolamento comunale dello scrivente Comune. Si veda l’art. 86 dello schema di regolamento di polizia mortuaria comunale tipo, pubblicato su Antigone 3/94. Seguendo le procedure previste in detto regolamento, chiunque ritenga di poter vantare la titolarità di diritti d’uso su sepolture private in base a norme del Regolamento precedente, può presentare al Comune gli atti o i documenti che comprovino tale sua qualità al fine di ottenerne formale riconoscimento
Se tale circostanza non e’ specificata ne’ nel contratto ne’ nel regolamento di polizia mortuaria del Comune, quest’ultimo, in qualità di ente concedente, può intervenire nei casi di pericolo con la rimozione di manufatti, previa diffida ai componenti la famiglia del concessionario (e ai suoi credi) anche, ove occorra, per mezzo di pubbliche affissioni, meglio se in concomitanza con la commemorazione dei defunti quando molto alto è l’afflusso di visitatori in cimitero (Se per l’intervento non c’è la massima urgenza l’azione sollecitatoria, inizialmente può esser costituita da un invito per il quale la forma scritta risulta essenziale.)

Una volta ultimati i lavori necessari, il Comune dovrà notificare ad ogni concessionario, una ordinanza di ingiunzione di pagamento, col relativo importo. Si può derogare dal rivolgere le sollecitazioni a tutti i concessionari solo se siano stati precedentemente individuati, con norma regolamentare o atto di designazione una o più persone quali rappresentanti della concessione nei confronti del comune.
Se il regolamento cittadino di polizia mortuaria non ammette l’istituto del subentro nella posizione del concessionario/fondatore del sepolcro si può determinare abbastanza facilmente il venir meno con la scomparsa fisica del concessionario di ogni figura di soggetto giuridicamente obbligato.
Alcune delle caratteristiche che deve presentare una tomba per essere considerata senza dubbio abbandonata possono essere, per esempio, la non leggibilità delle iscrizioni (obbligatorie la data di nascita, morte, nome e cognome), la mancanza di decoro causata da sporcizia, erbacce l’affaticamento delle strutture murarie o lapidee, il pericolo di caduta di pezzi di tomba con possibili danni ai frequentatori.
In genere le contromisure strategiche per arginare questi fenomeni di deterioramento del patrimonio cimiteriale sono scritte nel regolamento di polizia mortuaria comunale, ma è di fatto obbligatoria la strada delle ricerche anagrafiche per identificare gli eredi o verificare se si sia estinta la famiglia.

In quest’ultimo frangente, nemmeno poi tanto raro, qualora gli ultimi membri della famiglia originaria non abbiano provveduto alla destinazione del sepolcro per il tempo successivo alla loro morte incaricando, ad esempio, una fondazione di provvedere alla manutenzione della tomba, con comunicazione della decisione assunta al comune, si presume vi sia l’abbandono amministrativo e quindi si delibera la decadenza della concessione.
Se invece vi sono aventi titolo, il primo passaggio di tutto l’iter da istruire è rappresentato da una formale diffida e solo se gli interessati non si prendono cura della tomba, garantendone, in tempi ragionevoli il ripristino, si pronuncia la decadenza.
Bisogna, però distinguere dalla conservazione del sepolcro in buono stato le opere manutentive magari indispensabili per poter tumulare salme nella tomba attraverso la procedura di deroga ex Art. 106 DPR 285/1990 implementata dall’allegato tecnico di cui al paragrafo 16 della Circ.Min. 24 giugno 1993 n. 24. Ad esempio potrebbero essere consentite tumulazioni di urne cinerarie, ma non di feretri. Se il Comune non può consentire la tumulazione di nessun feretro senza dette opere la situazione resta ferma per tumulazioni di feretri fintanto che queste non siano state effettuate. A nulla rileva il fatto che vi siano diversi titolari di altre quote della tomba: è l’uso della tomba per tumulazione di feretro che viene impedito. Se invece le opere manutentive non svolte consentono egualmente la tumulazione nella tomba, questa viene effettuata secondo il principio che chi prima muore tra gli aventi diritto alla sepoltura è colui che ha diritto alla tumulazione, fino alla capienza massima della tomba. In assenza di regolamentazione locale la scelta di procedere alla decadenza di quote di sepolcro viene ritenuta impugnabile per carenza dei presupposti.

La decadenza non è una sanzione, o un atto ablativo; essa consta in un fatto giuridico determinato dall’abbandono e dall’inequivoco animus di bellissimanegligere il sepolcro, rispetto ai fini originari, nei confronti del quale va adottato un provvedimento avente natura meramente dichiarativa, e non costitutiva, rientrante nelle funzioni e compiti di cui all’art. 107, commi 3 e seguenti, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, con la precisazione che ogni ritardo nella sua adozione determina la responsabilità di cui all’art. 93 stesso D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267. La dottrina, però, ancora dibatte sulla natura di questo atto: il Virga la ritiene appartenente agli atti di ritiro; di avviso contrario sono invece lo Zanobini ed il Sandulli, i quali non considerano la pronuncia di decadenza un procedimento di secondo grado, giacché essa non prevede un riesame dell’atto. La competenza e’ dirigenziale (esclusiva e non derogabile, vedi art. 107, comma 4 D. Lgs. 267/2000) sia per le demolizione quanto altro (lett.- g) sia per la decadenza (lett. f), costituendo quest’ultima il risvolto negativo della concessione.
Sulla ventilata possibilità di procedere con un unico provvedimento c’è parere favorevole della dottrina salvo il caso il Regolamento (comunale) di cui all’art. 48, 3 D. Lgs. 267/2000 non attribuisca le i due poteri a distinti uffici.
Diventa comunque indispensabile una ricostruzione anagrafica per risalire agli aventi causa[2] del fondatore o comunque ai soggetti onerati[3], bisogna, infatti, distinguere tra diritto ad essere sepolto nella tomba ed obblighi manutentivi della stessa. Il diritto di sepolcro, infatti è jure sanguinis, cioè dipendente dal rapporto di consanguineità col fondatore del sepolcro ed svincolato dalla quota[4] ereditata.
La proprietà di un bene che insista su suolo cimiteriale dato in concessione non sempre comporta l’aver acquisito diritti sulla stessa concessione cimiteriale stessa, primo dei quali lo jus sepeliendi.

Il cosiddetto jus sepulchri, cioè il diritto ad essere sepolti nella cappella funebre o in un campetto ad inumazione dato in concessione ex Art. 90 comma 2 DPR 285/90 costituisce un diritto personale e non patrimoniale, così, deceduto il concessionario-fondatore del sepolcro, esso si trasmette[5] unicamente ai suoi discendenti in linea diretta (mai collaterale, salva espressa diversa deroga posta dal fondatore del sepolcro nell’atto di concessione o prevista dal regolamento comunale vigente al momento della fondazione del sepolcro) e non agli eredi che non siano anche discendenti del fondatore del sepolcro, i quali possono subentrare unicamente negli obblighi derivanti dalla concessione, principalmente consistenti nell’obbligo di manutenzione in condizioni di costante utilizzabilità ai fini sepolcrali od altri stabiliti dall’atto di concessione.
Il vero problema cruciale consiste, allora, nel tipo di ricerche che la p.a. deve compiere prima di dichiarare la irreperibilità degli aventi titolo.
In effetti una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. Civ.le, Sez. Unite, 9 marzo 1981) stabilisce come un semplice cartello appeso su una tomba, con il quale la p.a. invitava gli aventi titolo a presentarsi presso l’ispettorato del cimitero, senza altro aggiungere, non consegua il risultato di portare alla conoscenza degli interessati, dell’ingiunzione di eseguire opere di manutenzione e conservazione. Nemmeno con l’esposizione di tale ingiunzione all’albo pretorio, a giudizio della “Suprema Corte”, si sarebbe potuto dir assolto l’obbligo di comunicazione del provvedimento come previsto dall’art. 86 del regolamento comunale di polizia mortuaria del comune di Milano. La Corte di Cassazione confermava quindi il pronunciamento della Corte d’Appello di Milano, che aveva emesso sentenza di nullità verso il provvedimento con il quale il Sindaco aveva dichiarato decaduta la concessione.

“[…] Per conseguire quell’ideale coincidenza tra la conoscenza legale e quella effettiva della diffida, e conseguentemente evitare di porre in essere un atto di decadenza nullo, per violazione dell’obbligo di comunicazione, il procedimento che la p.a. dovrebbe adottare si sostanzia nello svolgimento di accurate e complete ricerche anagrafiche degli aventi titolo; qualora queste non sortissero i risultati sperati, il ricorso alle pubbliche affissioni appare l’ultima reale possibilità che ha la p.a. di adempiere all’obbligo di comunicazione”.

Qualora la p.a. non agisse in tal senso, sulla medesima graverebbe l’onere di provare l’avvenuta conoscenza del provvedimento da parte degli aventi titolo” (citazione tratta da Giurisprudenza: decadenza delle concessioni cimiteriali di Elisa Bertasi, La Nuova Antigone, 1/1997)
TNel caso di morte degli aventi diritto si procede a dar opportuna pubblicità dell’avvio della procedura di decadenza[6]. Si ritiene, inoltre, che il Comune abbia il potere, di inserire nel regolamento di polizia mortuaria comunale, anche ex novo, purché si lasci un congruo periodo di tempo a disposizione, norme che reprimano la colpevole trascuratezza delle sepoltura private, premiando, al contrario, un uso consapevole e responsabile delle tombe, anche al fine di rivalutare la funzione storica e sociale dei nostri cimiteri.
In seguito alla pronuncia di decadenza della concessione, la p.a. dovrebbe poi effettuare a proprie spese, traslazione, dei cadaveri, dei resti o delle ceneri negli appositi ambiti cimiteriali (campo inconsunti, ossario o cinerario comune), per dare luogo al restauro dei manufatti, o alla loro demolizione, in quanto beni ricadenti d’imperio, nella propria completa disponibilità.
Essendo intervenuta la decadenza, va ricordato che l’edificio costruito (cappella funeraria), i monumenti, le lastre tombali e gli accessori votivi divengono di proprietà del comune, per accessione (artt. 934 – 938 codice civile), producendo la contemporanea demanialità del manufatto stesso, per effetto dell’art. 825 codice civile.
Se la fattispecie della decadenza della concessione per estinzione della famiglia non è regolamentata attraverso il regolamento comunale, di cui si ribadisce la centralità, può esser utile ricorrere all'”accrescimento di fatto” delle quote degli intestatari che sono ancora in vita non potendo il Comune pronunciare la decadenza per estinzione della famiglia.
Occorre subito una precisazione: Il diritto di sepoltura nei sepolcri privati nei cimiteri che sorge da un contratto tra amministrazione comunale e concessionario è riservato sibi familiaque suae, secondo la celebre formula latina, ossia al concessionario ed ai componenti della di lui famiglia, la lettera della Legge (Art. 93 comma 1) esclude che possano trovarvi sepoltura le salme di altre persone. Ai sensi dell’Art. 93 comma 2 il concessionario, però, può avvalersi dell’istituto l’istituto della BENEMERENZA, consentendo la tumulazione o l’inumazione nella sepoltura familiare dei cadaveri di persone che abbiano acquisito particolari benemerenze nei suoi confronti. I criteri possono essere i più disparati, purché regolamentati[7] a livello locale.
La definizione dell’ambito della famiglia[8] del concessionario va, od andrebbe, definita dal Regolamento comunale di polizia mortuaria, il quale dovrebbe altresì disciplinare il c.d. subentro nella concessione in caso di decesso del concessionario (fondatore del sepolcro).
Il regolamento municipale di polizia mortuaria potrebbe prendere in esame queste due distinte situazioni:
1. si deve far riferimento unicamente al concessionario anche post mortem
2. i suoi discendenti assumono, a loro volta, la posizione di concessionari (ipotesi che modifica, od amplia, la definizione di famiglia del concessionario).
In altre parole, sia la composizione del nucleo famigliare del concessionario sia gli effetti che si abbiano in conseguenza del decesso del concessionario (fondatore del sepolcro) sono rimessi alla fonte regolamentare locale.
Strettamente legato la caso 1 è l’innovativo istituto dell’abbandono amministrativo introdotto dalla Regione Emilia Romagna con l’Art. 4 comma 4 del regolamento regionale 23 maggio 2006 n. 4 studiato proprio per offrire una soluzione al problema della perpetuità (o della lunga durata) di concessioni cimiteriali. Difatti viene definito l'”abbandono amministrativo” di una tomba come quello stato di fatto che è determinato dall’essere trascorso almeno un ventennio dalla data della morte dell’ultimo concessionario avente diritto.

Tale situazione determina la possibilità per il Comune di pronunciare la decadenza della concessione e conseguentemente il recupero ed il riutilizzo del manufatto per nuove sepolture. Il regolamento comunale individuerà procedure per la traslazione di cadaveri, resti mortali, ceneri ed ossa in sepoltura comunale (che può anche essere individuata in campo comune, ossario e cinerario comune).

La problematica è di grande rilevanza per le notevoli implicazioni che ne derivano, tra le quali una chiara normativa regolamentare comunale per individuare il concessionario avente diritto (originario o quelli subentrati per effetto di successione legittima o testamentaria).
A determinate condizioni anche un estraneo rispetto ai rapporti di parentela con il fondatore del sepolcro potrebbe aver diritto di sepoltura in quel particolare sepolcro, sono indispensabili, però:

1) Una norma positiva in tal senso chiaramente enunciata dal regolamento comunale di polizia mortuaria.

2) L'”autorizzazione” dei membri della famiglia, che acconsentono liberamente ad una compressione del loro jus sepulchrii, ancorché inteso come mera legittima aspettativa, poiché lo jus sepulcrhi diviene un diritto soggettivo solo con la morte della persona che ne sia astrattamente titolare sino al raggiungimento della naturale capienza del sepolcro ex Art. 93 comma 1 DPR 285/90, all’esaurirsi della capacità ricettiva del sepolcro lo stesso jus sepulchri non può più esser forzatamente esercitato (lo spazio sepolcrale, però, si dilata se per spoglia del de cuius intendiamo non il solo feretro in cui il cadavere fu racchiuso il giorno del funerale, ma anche tutte le trasformazioni di stato del corpo umano dopo la morte, ossia: resti mortali, ossame e ceneri).

Troverebbero, in ogni caso, applicazione le norme di legge e regolamento in materia di procedimento amministrativo e di documentazione amministrativa (ad esempio, ricorrendo ad un’istanza sottoscritta da tutti gli interessati con l’osservanza dell’art. 38 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445[9]).

Anche il “non uso” può esser un inadempimento causa di decadenza, si pensi, ad esempio ad una “tomba prenotata” rimasta vuota anche dopo la morte dell’avente diritto ad esservi sepolto, il quale, ovviamente è stato sepolto in altro sito.

Capitolo a parte merita la ricostruzione o demolizione del sepolcro, fatta salva forse l’ipotesi del ricorso alla procedura di deroga ex Art. 106 DPR 285/1990, per riattare tombe non a norma con l’Art. 76 comma 3 DPR 285/1990 in quanto essa costituisce un adeguamento a norme e prescrizioni tecniche estranee ai soggetti del rapporto (comune, quale concedente da un lato e concessionario dall’altro): il comportamento illecito di terzi (non tanto la ristrutturazione, che in ogni caso richiede l’autorizzazione comunale ex Art.94 comma 1 DPR 285/1990, ma soprattutto la predisposizione di ulteriori posti salma, violando l’Art. 94 comma 2 DPR 285/1990 comporta una situazione di “inadempimento contrattuale” che determina la decadenza.

Un’eventuale alienazione, essendo vietato ex Art. 92 comma 4 DPR 285/1990 per atto di diritto privato, costituisce una violazione, un’inadempimento degli obblighi derivanti dalla concessione (la concessione è fatto ‘al fine’ della sepoltura delle persone del concessionario, fondatore del sepolcro, e dei membri della sua famiglia (a cui e’ riservata)), alterazione del fine che costituisce fattore di decadenza, la quale va solo dichiarata avendo effetto dal momento in cui risulti alterata la funzione per la quale il sepolcro e’ stato fondato.
la patrimonialità dei sepolcri, già largamente in discussione nel passato, e’ venuta meno dal 28/10/1941, data di entrata in vigore del libro III codice civile, anche se formalmente la norma positiva di divieto è stata introdotta solo con l’avvento del vecchio regolamento nazionale di polizia mortuaria DPR 803/1975 entrato in vigore il 10 febbraio 1976, per situazioni pregresse il comune con atto ricognitivo si limiterà a recepire agli atti lo status quo.

Nota dell’autore: ho volutamente corredato questo testo con immagini dure e provocatorie: non c’è nessuno spirito anticristiano, anzi, nella mia visione del mondo molto spirituale, l’abbandono di un Crocefisso (inteso anche e soprattutto come simbolo universale del dolore, della morte e della sue estrema dignità) trai i rifiuti lapidei ex DPR n.254/2003, è ben più di una semplice inadempienza in forza della quale invocare la decadenza.

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[1] Le deliberazioni possono essere dichiarate immediatamente eseguibili, oggi, a termini dell’art. 134, comma 3 D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, essendo stata da questo abrogata la legge 8 giugno 1990, n. 142 (art. 274. comma 1, lettera q)). Tuttavia, va meditato se le concessioni cimiteriali competano alla giunta comunale o non rientrino piuttosto nei compiti e funzioni di cui all’art. 107, commi 3 e seguenti D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e, prima, all’art. 51 dell’abrogata legge 8 giugno 1990, n. 142.

[2] Di norma il sepolcro si trasforma in ereditario quando siano venuti meno i discendenti (tra le altre: Corte di Cassazione, Sez. II, sent. n. 5095 29/5/1990 e Sez. II, sent. n. 12957 del 7/3-29/9/2000). Fatte salve le previsioni del Regolamento comunale di polizia mortuaria concernenti la successione delle persone alla morte del concessionario in relazione alla concessione -Ne consegue che gli eredi, se ammesso dal Regolamento, subentrano al concessionario defunto, quando questi non abbia deciso in modo diverso con disposizione di ultima volontà o altrimenti con atto pubblico.

[3] Secondo una certa corrente della dottrina anche gli onerati potrebbero partecipare dello jus sepulcrhi il cui utilizzo è determinato dalla successione cronologica delle morti degli aventi diritto, altri studiosi, invece, limitano l’estensione dello jus sepulcrhi solamente ai consanguinei del concessionario.

[4] Cassazione civile, Sez. I, 7 febbraio 1961 n. 246 Il diritto primario di sepolcro rispetto ad una tomba gentilizia importa il diritto alla tumulazione in quella tomba e determina una comunione indivisibile fra tutti i titolari del predetto diritto primario, sicché resta escluso il potere di disposizione della tomba stessa da parte di uno o di alcuni solo tra i predetti titolari o aventi causa da essi. Il diritto secondario di sepolcro importa il diritto di accedere alla tomba per compiervi gli atti di culto e di pietà verso le salme dei propri congiunti o dei propri danti causa, ivi legittimamente seppellite nonché il diritto di impedire atti che turbino l’avvenuta tumulazione delle predette salme. Il diritto secondario di sepolcro si risolve in un ius in re aliena che grava sulla tomba e ne segue gli eventuali trasferimenti. Per la validità dell’atto di disposizione di una tomba, non è necessario il consenso anche dei titolari del diritto secondario di sepolcro rispetto a quella tomba. I predetti titolari però hanno il diritto di far dichiarare la nullità di quelle clausole, dell’atto di disposizione, che importino turbativa della sistemazione già data legittimamente alle salme dei propri parenti o danti causa o che ledano, comunque, il contenuto del proprio diritto secondario di sepolcro.

[5] In merito agli atti di disposizione sulle sepolture private bisogna ricordare come l’art. 71 R. D. 21 dicembre 1942, n. 1880 consentisse la trasmissione dei diritti sulle sepolture private mediante atti inter vivos o mortis causa, previsione spesso presente anche in regolamenti comunali di polizia mortuaria ad esso successivi. Tuttavia, tale norma era comunque inapplicabile ed “abrogata” fin dal 21 aprile 1942 (cioè da ben prima l’emanazione e la successiva entrata in vigore dello stesso R. D. 1880/1942), data di entrata in vigore del codice civile attualmente vigente, che aveva volutamente affermato la demanialità dei cimiteri.

[6] L’estinzione sussiste solo nel caso di concessione a tempo determinato. Una concessione perpetua può solamente essere revocata, può decadere, ma nei precisi casi in cui ciò viene deliberato dal Comune.

[7] Occorrono norme piuttosto rigide e selettive per scongiurare compravendite mascherate di posti salma, vietate dalla norma (art. 92 comma 4 del DPR 285/90) e generalmente sanzionate dai regolamenti comunali con la decadenza della concessione stessa.

[8] La famiglia del concessionario è comunque da intendersi composta dagli ascendenti e discendenti, in linea retta e collaterali, ampliata agli affini, fino al sesto grado se ciò viene specificato nel regolamento di polizia mortuaria comunale. Per gli ascendenti e discendenti in linea retta il diritto alla tumulazione è stato implicitamente acquisito dal fondatore il sepolcro, all’atto dell’ottenimento della concessione. Per i rimanenti è il regolamento comunale che può estenderlo. In assenza di norma specifica nel regolamento, laddove si voglia consentire la sepoltura di collaterali ed affini, questa deve essere autorizzata di volta in volta dal titolare della concessione con apposita dichiarazione, facendo riferimento al 2° comma dell’art. 93 del DPR 285/90 (benemerenze).

[9] il diritto di sepolcro rientra tra i diritti personalissimi e che hanno riguardo ai c.d. diritti della personalità (per cui, forse, la c.d. scrittura privata non autenticata potrebbe ravvisarsi come non idonea).

51 thoughts on “La DECADENZA delle concessioni cimiteriali

  1. Paola

    Buona sera, sono in possesso di una concessione per 2 loculi della durata di 99 anni dal momento della tumulazione.
    Adesso passati 30 dalla tumulazione il Comune mi chiede oneri pari a 1700 euro a loculo per rinnovo della concessione in quanto è variato il regolamento cimiteriale comunale.
    L’alternativa è quella dell’esumazione.
    Mi chiedo se la variazione fatta negli anni 90 possa avere effetto retroattivo.
    E poi moralmente se chi aveva deciso di comprare dei loculi con la certezza di occuparli per 99 anni non so se avrebbe speso la stessa cifra per 1/3 de tempo.
    E ancora, chi mi garantisce in caso di pagamento per il rinnovo di 30 anni, che prossimente tale data venga ulteriormente ridotta?
    Grazie

    1. Carlo

      X Paola,

      si sta formando, specie nel primo grado della giustizia amministrativa, una giurisprudenza piuttosto aggressiva sulla trasformazione delle concessioni cimiteriali perpetue in rapporti giuridici a tempo determinato, in base alla riforma del regolamento comunale di polizia mortuaria, poiché la durata illimitata – è questa la tesi cui il Giudice accede sempre più frequentemente – occulterebbe, in modo velato e surrettizio, un pieno diritto di proprietà su beni, come i sepolcri, che invece sono demaniali e, dunque, pubblici ex art. 824 comma 2 Cod. Civile.

      Qui il problema è diverso, siccome stiamo ragionando di una concessione 99ennale, ossia a tempo determinato, per la quale dovrebbe, pur sempre valere il principio del TEMPUS REGIT ACTUM, ovvero dell’irretroattività dello jus superveniens sulle situazioni pregresse, a meno che l’atto di concessione contenga una sorta di clausola in divenire, relativizzando il contratto posto in essere rispetto alla novelle del regolamento municipale le quali, eventualmente potrebbero succedersi nel rivolgere delle epoche storiche, il diritto è comunque, al pari di ogni fenomeno sociale, una costruzione in divenire.

      Sarebbe interessante sapere da quale Regione Lei scriva, in quanto in certe aree geografiche del Nord Italia, più o meno, erano, nel passato, presenti impostazioni strategiche per il buon governo del cimitero, in cui i Regolamenti comunali di polizia mortuaria, anche molto risalenti, prevedevano, un’ipotesi di rinnovo, definita, a volte, quale conferma, spesso trentennale, delle concessioni anche perpetue (o, meglio, a tempo indeterminato), ipotesi che, prescindendo dal nome juris, si sarebbe potuta ricondurre ad una sorta di canone ricognitorio, dette norme regolamentari in un caso, sono state dichiarate illegittime dal Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. 5^, sent. 5505 del 11/10/2002).

      Nel caso rappresentato, é per altro difficile ogni ulteriore indicazione, non disponendosi di elementi sufficienti, tra cui la specifica previsione del Regolamento comunale di polizia mortuaria assunto a riferimento, che, oltretutto (sembrerebbe), non é stata oggetto di impugnazione nei termini, con la conseguenza che una sua eventuale illegittimità potrebbe essere eccepibile in sede giudiziale, eccezione che se accolta dal giudice, potrebbe essere oggetto di:

      a) disapplicazione, che avrebbe effetti solamente nel caso concreto oggetto del singolo giudizio.

      b) dichiarazione di nullità probabilmente per violazione di legge o eccesso di potere erga omnes.

  2. Carlo

    X Nicola

    La modalità operativa corretta da seguire sarebbe stata quella di provvedere all’estumulazione d’ufficio, alla naturale e fisiologica scadenza delle concessioni, magari dopo un congruo periodo di ulteriore attesa (…i ritardatari cronici sono sempre in agguato!), per tutti quei manufatti cimiteriali (edifici o porzioni degli stessi) verso i quali, per manifesto disinteresse, i concessionari non abbiano voluto procedere al rinnovo del rapporto concessorio, ponendo tra l’altro tutti gli oneri del disseppellimento in capo ai medesimi soggetti obbligati, anche se questi ultimi non siano molto propensi a sostenerli, specie per concessioni di lunga durata.

    Prescinderei anche dall’art. 1 comma 7-bis D.-L. 392/2000 (convertito nella Legge n. 26/2001), siccome un tale principio sussisteva anche prima di tale norma.
    Infatti, trattandosi le tumulazioni tutte di sepolcri privati, ogni onere non può non essere a carico dei familiari/concessionari, non potendosi avere che tale forma di sepoltura comporti oneri a carico del bilancio comunale. In nessun caso.

    Quindi sono, ed erano a titolo oneroso le estumulazioni, le spese di pulizia e sanificazione del loculo, la sostituzione della lapide (in modo che, dal giorno successivo alla scadenza possa esservi assegnazione a terzi), l’onere dell’inumazione post-estumulazione, l’eventuale cremazione, incluse le operazioni di collocamento nell’ossario comunale, quando possano legittimamente eseguirsi (memento Art. 87 DPR n. 285/1990)
    L’onere grava sul concessionario per le prime, mentre per le seconde sul coniuge o, se manchi, sui parenti nel grado più prossimo e, in caso di pluralità, tutti solidalmente sono tenuti a corrispondere le spese.

    Non si dimentichi come le concessioni cimiteriali, quale ne sia la tipologia o l’estensione nel tempo, costituiscano sempre sepolcri privati nei cimiteri, con conseguente “sottrazione” uti singuli del relativo spazio cimiteriale alla fruizione da parte della comunità locale, da ciò consegue che non possano derivarne, in alcun caso, oneri a carico del comune, neppure per quanto riguarda il necessario recupero delle generali spese di gestione cimiteriale.

    Le concessioni per sussistere necessitano di un REGOLARE ATTO CONCESSORIO (Art. 98 DPR n. 285/1990), per di più a titolo sempre oneroso ai sensi del combinato disposto tra gli Artt. 95 e [retroattivamente!] 103 DPR n. 285/1990.

    Se non concorrono questi due elementi ad sustantiam la concessione cimiteriale è tamquam non esset, inesistente e, al più, si potrebbe pure esser concretizzato, nel tempo, un uso della tomba sine titulo, ovvero senza legittimazione alcuna, ossia un’occupazione di fatto o, meglio, abusiva.

    Essa andrebbe risolta con la rimozione, a totale onere dell’occupante, delle spoglie mortali prive di Jus Sepulchri e, dunque, deposte senza titolo in quel determinato sepolcro oggetto di indagine, con la corresponsione degli oneri (almeno per i periodi non perenti, in quanto già caduti in prescrizione ex art. 2946 Cod. Civile?), e loro interessi nella misura del saggio legale (ex artt. 1277 e 1284 Cod. Civile), secondo i vigenti canoni concessori stabiliti dal Comune in base agli odierni parametri contabili generali dettati dall’art. 4 comma 2 lett. a) e b) D.M. 1 luglio 2002 emanato ex art. 5 comma 2 L. n. 130/2001, o in loro mancanza di somme non inferiore ad un pro-rata annuo delle tariffe di concessione presenti nel tempo, derivanti dall’indebito utilizzo di beni di proprietà comunale, aventi, tra l’altro, essenza demaniale.
    C’è, poi, questa ulteriore puntualizzazione: eventuali, protratte ed ingiustificate inerzie nel varare i dovuti provvedimenti produrrebbero danno erariale ai termini dell’art. 93 D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e succ. modif, per omessa tutela della posizione dell’amministrazione locale titolare del manufatto demaniale, con segnalazione di rito alla Corte dei Conti, Sez. Regionale, l’azione, comunque, si prescrive in cinque anni.

    Si potrebbe, forzando un po’ la mano, superare questo aspetto, con un atto deliberativo (di giunta comunale) con il quale, dandosi atto della situazione per come evolutasi, si giunga nella considerazione di una “sanatoria”.

    Per altro, sembrerebbe di cogliere come l’amministrazione possa avere l’orientamento per un intervento che le consenta di modificare le condizioni inizialmente previste ipotesi a cui si potrebbe, a certe condizioni, anche giungere, ma considerando le concessioni come inesistenti, attivandole ex-novo, corrispondendo oggi le tariffe attuali (e quindi con la durata attuale), ma facendo altresì pagare l’occupazione “sine titulo” pregressa, magari sulla base delle tariffe di anno in anno vigenti nei diversi periodi di “occupazione” di fatto dei posti di sepoltura a tumulazione.

    Se è questa la tendenza dell’amministrazione, la quale, oltretutto, potrebbe anche essere individuata come il rimedio preferibile dal punto di vista strettamente giuridico, dovrebbe anche essere messa in conto una probabile “resistenza” da parte delle famiglie interessate, che spesso hanno la percezione di essere, visto il tempo trascorso e l’uso (non precedentemente contrastato dall’amministrazione) protrattosi, titolari di un diritto consolidato, perfetto ed acquisito, anche se così proprio non è, anzi è vero l’esatto contrario!

  3. NICOLA ROSSANA

    Buongiorno, mi chiamo N.R. – sono dipendente del Comune di T. (AL) e
    responsabile Area Amministrativa del Comune di T. e Responsabile della stipula dei contratti.
    Chiedo cortesemente di poter avere informazioni in merito ad una concessione loculo cimiteriale decorrenza 1967- Durata stabilita dal Reg. C.le anni 30, per cui scadenza 1997. In tutto questo periodo non è stato richiesto alcun rinnovo da parte degli aventi diritto. Nel 2015 il Comune avvisa pubblicamente con manifesti tutti coloro che hanno concessioni in scadenza per eventuali rinnovi. La data di rinnovo della nuova concessione dovrebbe decorrere dalla scadenza della precedente e gli eredi dovrebbero versare l’importo stabilito per i 30 anni dal 1997 al 2027. E’ possibile ai sensi del Dispositivo dell’art. 2948 Codice Civile – ( IV – Del termine della prescrizione) si prescrivono in cinque anni:
    3) le pigioni delle case, i fitti dei beni rustici e ogni altro corrispettivo di locazioni [1587 n. 2,1607, 1639] (4);(per analogia) applicare a questi casi.
    Potrebbe essere possibile anche (vista la molteplicità dei casi come sopra) un’eventuale sanatoria comportante la stipula oggi degli atti di concessione e, ovvio, il pagamento delle relative spese.

  4. Carlo

    X Francesco,

    certo, la Lombardia si è dotata di apposito regolamento regionale che in parte, con andamento carsico, copia o si sovrappone al caro e vecchio DPR 10 settembre 1990 n. 285, implicitamente riformandolo, ma qui, per una volta almeno, anche se le novelle su base regionale ormai prevalgono pacificamente sul regolamento statale, nel caso specifico, invero, un po’vetusto richiamerei i principi del diritto amministrativo secondo cui la pronuncia di decadenza della concessione cimiteriale è conseguente ad una criticità, un’ incrinatura nel rapporto concessorio di natura patologica. La decadenza sanzionatoria, infatti, viene dichiarata, per grave inadempienza unilaterale del concessionario alle obbligazioni contratte al momento della stipula dell’atto concessorio, ad esempio per omessa manutenzione del sepolcro oppure uso del sepolcro in modo difforme rispetto alle clausole dell’atto concessorio.

    Nella questione posta, invece, vedrei una causa estintiva della concessione dovuta al possibile esaurirsi degli originari fini per cui, all’epoca sorse il rapporto concessorio: la fattispecie in esame rievoca una figura molto in voga allorquando sarebbero state possibili le concessioni perpetue, in regime del vecchi regolamenti statali di polizia mortuaria: cioè la tomba a tempo indeterminato sì, ma spesso monoposto e con un particolare vincolo di destinazione, vale a dire racchiudere sub specie aeternitatis SOLO ed UNICAMENTE le spoglie mortali di quella e solo quella persona espressamente indicata nell’atto di concessione.

    I titolari dello Jus Sepulchri, facenti parte della cosiddetta riserva ex Art. 93 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285, sono di solito, nelle tombe pluriposto nominativamente indicati nell’atto di concessione e questo per evitare liti tra più parimenti aventi diritto, almeno potenzialmente, nel silenzio dell’atto di concessione si presume che, salva diversa destinazione jure haereditatis del sepolcro, il sacello sia di tipo famigliare, così il titolo per godere della sepoltura sarà costituito dall’appartenenza alla famiglia del fondatore, famiglia la quale, a questi effetti, è definita dal regolamento comunale di polzia mortuaria.

    Il rapporto concessorio, per un uso privato di beni demaniali, quali sono i sepolcri tutti a sistema di tumulazione, infatti, trae legittimazione giuridica dal regolamento comunale di polizia mortuaria, strumento indispensabile perchè si faccia concessione, e dallo stesso regolare atto di concessione, queste due fonti si completano ontologicamente a vicenda, a monte vi è la norma, generale ed astratta da cui a valle discendono gli effetti, riferibili alla singola concessione posta in essere delle clausole contrattuali sottoscritte da ambo le parti.

    Con questa formula, di solito scritta nella convenzione la quale s’accompagna all’atto concessorio, in sè provvedimento unilaterale ottriato ed adottato dalla pubblica amministrazione, il fondatore del sepolcro in qualche modo si garantiva per il futuro, “blindando” lo status quo della tomba per gli anni a venire, contro il rischio di eventuali traslazioni indesiderate, bisogna riconoscere, in effetti, come altissimi, nella materia cimiteriale, siano, soprattutto nella mentalità ottocentesca, gli slanci romantici ed ideali….insomma requiescant in pace!

    Se l’estumulazione si esegue, a rigor di logica, alla scadenza delle concessione dalle tombe perpetue di durata illimitata possiamo dedurre facilmente come l’estumulazione stessa (quella ordinaria) sia del tutto inibita, se non per causa disfunzionale (ipotesi altamente rarefatta!). Qui però trova applicazione l’Art. 88 del REgolamento Nazionale di Polizia Mortuaria (trasferimento di feretro in altra sede) valido ancor oggi in Regione Lombardia ed integrato per le procedure di dettaglio dalla normazione comunale.

    Per questi motivi consiglio vivamente di:

    1) verificare attentamente l’atto di concessione ed il suo contenuto, infatti, nel suo articolato potrebbero rinvenirsi disposizioni chiarificatrici sulle conseguenze di un’eventuale estumulazione, comunque se il loculo oggetto di estumulazione a suo tempo fu dedicato esclusivamente al defunto ivi sepolto e per il quale si richiede la traslazione, potrebbero ricorrere gli estremi per un atto ricognitivo da parte dell’autorità comunale in cui si attesti lo spirare dello jus sepulchri, limitatamente a quel loculo.

    2) controllare sulla base di quale titolo di accettazione (ex Artt. 93 e 102 DPR 10 settembre 1990 n. 285) un presunto estraneo alla famiglia del concessionario (è comunque un parente stretto?) sia stato accolto nel sepolcro di cui sopra. Dico questo, perché in molte realtà locali è invalsa da tempo immemorabile l’inveterata abitudine (con la compiacenza degli uffici di polizia mortuaria) di prestare i posti salma a soggetti non appartenenti alla famiglia del fondatore, ovvero non legati a lui da vincoli di sangue, in una sorta di deroga illegittima alla lex sepulchri istituita nell’atto concessorio, quando invece, la riserva dello Jus Sepulchri sorge sempre jure sanguinis Questo (ab)- uso contra legem potrebbe sì esser cagione di decadenza sanzionatoria, per grave violazione dei patti contrattuali.

    3) Cercare nel regolamento comunale come siano normati ipotetici effetti estintivi della concessione dovuti ad estumulazione, a questo punto straordinaria.

  5. Francesco

    Scrivo da un Comune della Regione Lombardia.

    La mia domanda è questa: una concessione posta in essere per una tomba con due posti sovrapposti intestata ad un soggetto ancora in vita diverso dal defunto sepolto decade se il feretro ivi deposto viene estumulato e sottoposto a cremazione poi traslato nel medesimo cimitero, ma in una diversa sistemazione sepolcrale?

    Grazie per l’attenzione.

  6. Carlo

    X Carlo (che evidentemente è un mio omonimo, e si occupa di concessioni cimiteriali, dopo tutto in nomen omen, come dicevano gli antichi Romani, ossia nel nome è scritto un destino!)

    Art. 92 comma 1 del Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285, il quale vale come norma quadro e generale: il Comune ha sempre facoltà (e mai OBBLIGO, cioè “può” ma non necessariamente “deve”!) di concedere sepolture private e di rinnovarle, quando esse giungano alla naturale scadenza per causa fisiologica.

    Le procedure di dettaglio (…e di merito, ovvero se rinnovare o meno) sono stabilite dal Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria, di cui ogni Comune è tenuto, per Legge, a dotarsi, come strumento principe di buon governo del fenomeno funerario a livello locale.

    E’ interessante un’ultima riflessione: spesso si sovrappongono (indebitamente?) i vocaboli di “rinnovo” e “proroga” del rapporto concessorio. Mentre quest’ultima è un semplice prolungamento temporale della concessione, “ceteris paribus”, ossia a parità delle condizioni contrattuali fissate nell’originario atto concessorio, una novazione ex Art. 1230 Cod. Civile del rapporto concessorio, potrebbe anche alludere al costituirsi di un rapporto concessorio del tutto nuovo (con clausole differenti da cui scaturiscono diverse obbligazioni sinallagmatiche) avente però per oggetto fisico la stessa tomba. Ciò è importante quando, magari, si debba estendere lo Jus Sepulchri, ex Art. 93 DPR n. 285/1990, a persone originariamente estranee alla cosiddetta riserva, dilatando, così, la rosa dei soggetti titolari del diritto d’accoglimento in quel determinato sepolcro privato.

  7. Carlo

    Buongiorno, è possibile conoscere se esiste una legge, a livello nazionale, in merito concessioni proroghe loculi cimiteriali.
    GRAZIE.

  8. Carlo

    X Novella (che è una fan “sfegatata” di questo blog!)

    Ai sensi dell’art. 824 comma 2 Cod. Civile. i cimiteri sono soggetti al regime di demanio pubblico e, pertanto, le aree cimiteriali sono beni del demanio
    comunale speciale: esse sono destinate a soddisfare un interesse pubblico primario. I manufatti cimiteriali sono beni del patrimonio comunale concedibili a terzi, a tempo determinato in regime di concessione, sulla base di specifiche norme regolamentari. La realizzazione di cappelle gentilizie è di solita autorizzata o con concessione ai privati del diritto di superficie (o del solo diritto d’uso?) oppure le cappelle sono realizzate direttamente dal Comune ed assegnate in concessione pluriennale, massimo per 99 anni, salvo rinnovo ex Art. 92 comma 1 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Esauritasi la concessione, quindi, il sepolcro, inteso come corpus compositum tra opera edilizia, arredi votivi e materiali lapidei viene acquisito per accessione (art.934 -937 cod.civile ) al patrimonio cimiteriale del comune e assoggettato al regime dei beni demaniali. Il Comune potrà certamente riconcedere i loculi così liberatisi, anche singolarmente ma con un contratto ad obbligazioni sinallagmatiche del tutto nuovo (condizioni, oneri, canone concessorio, durata…) e secondo le modalità previste dal regolamento comunale.

    Più che di proprietà, forse di dovrebbe parlare di titolarità condivisa, una sorta di comunione civilistica.

    Si potrebbe, dunque, in ultima analisi, distinguere tra il rapporto di concessione, riguardante l’area, e la mera proprietà del manufatto sepolcrale eretto su di essa, con la conseguenza che i co-titolari sono tenuti, solidarmente, agli obblighi dell’art. 63 dPR 10/9/1990, n. 285, fin tanto che duri la concessione, solo dopo il manufatto sarà acquistato, per accessione, al demanio comunale.

    Agli effetti concreti, il manufatto diventa di proprietà e disponibilità del comune (essendo l’area demaniale) che ne entra così in possesso, e se l’ex (ormai, dopo la scadenza) concessionario non richiede, prima della scadenza stessa, di rimuovere quanto costruito, retrocedendo l’area solo quando essa sia stata ripristinata nelle condizioni presenti al momento della concessione, o ciò non sia possibile senza pregiudizio (e mi pare proprio questo il caso; anche per il fatto che sarebbe, comunque, decorso il termine dell’art. 935 Cod. Civile sulla notizia dell’incorporazione, se non altro per il fatto che la concessione aveva come finalità immediata proprio la l’erezione del sepolcro),v a corrisposto il valore dei materiali (non dell’edificio in sè, ma delle opere, cioè del corpus compositum di cui il sepolcro è costituito), al prezzo in cui sono stati acquistati, senza alcun aggiornamento o attualizzazione (art. 1277 Cod.Civile), sulla base di titoli idonei a provarne il relativo costo, come fatture, contratti registrati, ecc.

    In difetto di prove sulla consistenza economica dei materiali impiegati, il manufatto diventa semplicemente di proprietà del comune (salvo che i concessionari non vogliano richiedere un accertamento giudiziale del valore di quest’ultimi, operazione, la quale parrebbe forse anche sproporzionata). Le procedure di dettaglio sono dettate dal Regolamento Comunale di Polizia Mortuaria.

  9. Novella

    Buongiorno, chiedo un altro piccolo aiutino nel chiarirmi le idee su un caso
    La concessione di un’area cimiteriale è scaduta. (Era stata concessa per 30 anni).
    Nessuno è interessato a rinnovare la concessione dell’area, invece i parenti dei defunti tumulati nei loculi realizzati nell’area (due loculi singoli) sarebbero interessati a rinnovare la concessione dei soli loculi (il che si spiega col fatto che la durata del rinnovo è diversa per i vari casi). Chiedevo: alla scadenza della concessione dell’area, se nessuno la rinnova, i manufatti realizzati sull’area entrano nella disponilità del comune?? O cosa accade? Se rientrano nella disponibilità del comune pernso che esso possa concederli ai parenti dei defunti secondo le modalità del rinnovo delle concessioni dei singoli loculi.. o sbaglio?

  10. Carlo

    X Daniele,

    Immaginavo ci saremmo, prima o poi, imbattuti in questo famigerato pronunciamento del T.A.R Puglia, vera e propria testata d’angolo (o… pietra dello scandalo di evangelica memoria) di una nuova, emergente, giurisprudenza che pare, ancorché timidamente, scardinare il preesistente e conforme orientamento dei Giudici Amministrativi.

    In Realtà di tale “scomodo” avviso sarebbe anche Il T.A.R. Sicilia, secondo cui: “ la natura demaniale dei cimiteri sarebbe di ostacolo alla configurazione della perpetuità delle concessioni cimiteriali che, nella sostanza, in tal modo, finirebbero per occultare un vero e proprio diritto di proprietà su un bene demaniale».

    …Ma (detto provocatoriamente inter nos!) una sentenza – solo se passata in giudicato – non dovrebbe, ex Art. 2909 Cod. Civile, far unicamente stato tra parti in causa, senza esser immediatamente applicabile a casi analoghi? E’ uno dei principi fondamentali del diritto italiano.

    Da subito si reputa proficuo rammentare che la perpetuità delle concessioni cimiteriali, legittimata tanto dal Regio Decreto 11 gennaio 1891, n. 42, quanto dal Regio Decreto 25 luglio 1892, n. 448, poi dal regio decreto 21 dicembre 1942, n. 1880, non è più stata prevista dai successivi regolamenti statali di polizia mortuaria, emanati, rispettivamente con decreti del Presidente della Repubblica 21 ottobre 1975, n. 803 e 10 settembre 1990, n. 285, i quali hanno stabilito che le concessioni”sono a tempo determinato e di durata non superiore a 99 anni, salvo rinnovo” ed hanno prescritto che «Le concessioni a tempo determinato di durata eventualmente eccedente i 99 anni», rilasciate anteriormente alla data di entrata in vigore del D.P.R. 803/1975, «possono essere revocate, quando siano trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma, ove si verifichi una grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno del comune e non sia possibile provvedere tempestivamente all’ampliamento o alla costruzione di nuovo cimitero.».

    Benché il suddetto potere di revoca sia riconducibile alle sole concessioni “a tempo determinato”, l’estensione di questo atto sommamente ablativo alle concessioni perpetue, operata da alcuni comuni, ha comportato la necessità, per l’autorità giudiziaria, di valutarne la conformità sostanziale alla Legge.

    Si segnala che l’attuale giurisprudenza, sul punto, non appare omogenea né, tanto meno, strutturata su solide e condivise basi logiche.

    Secondo un primo filone, le concessioni perpetue eccedono l’ambito di stretta applicazione dell’art. 92, comma 2, primo periodo, del D.P.R. 285/1990 e, non essendo soggette alla procedura revoca ivi delineata, mantengono il carattere di perpetuità.

    Nel solco di tale corrente dottrinaria e giurisprudenziale, viene asserito che l’art. 92 del D.P.R. 285/1990 «non disciplina affatto le esistenti concessioni cimiteriali perpetue […]. La norma in oggetto si limita infatti a sancire che le future concessioni cimiteriali debbano essere ridotte a due tipologie a tempo determinato ( 99 anni) e non possano più, quindi, essere perfezionate concessioni per l’uso “sub specie aeternitatis” di aree o manufatti cimiteriali.

    Nessuna norma positiva, invece, decreta che le concessioni perpetue già in essere debbano trasformarsi in una delle due fattispecie atempo determinanto enumerate dal D.P.R. citato; esse, quindi, soggiacciono al regime giuridico sotto il cui imperio sono sorte, potendo, di conseguenza, essere modificate solo da espressa disposizione di legge (fonte primaria???), da novazioni consensuali o dal configurarsi dei rari casi di estinzione, per causa patologica o naturale, del rapporto concessorio (es: soppressione del cimitero, abbandono amministrativo, decadenza ecc.)».

    Un secondo orientamento incardina, invece, il proprio assunto sul disposto dell’art. 824 secondo comma, del Codice Civile, stante il quale i cimiteri sono vincolati all’assetto complessivo del demanio comunale – «i cui atti dispositivi non sono legittimamente configurabili senza limiti di tempo»- in questa teoria si rileva, innanzitutto, come la concessione cimiteriale, di natura traslativa (o secondo alcuni autori minori costituiva), generi, nel privato concessionario, un diritto soggettivo perfetto di natura reale, personalissima e patrimoniale, opponibile agli altri privati con quest’ulteriore precisazione: nei confronti dell’amministrazione pubblica, tale diritto si affievolisce, degradando ad interesse legittimo, qualora richiedano questa compressione esigenze di pubblico interesse per la tutela dell’ordine e del buon governo del cimitero[12], indipendentemente dall’eventuale irrevocabilità o perpetuità del diritto di sepolcro[13].

    Sulla scorta di tali presupposti di diritto, parte della giurisprudenza ritiene legittime:

    – la revoca di concessioni rilasciate sine die, sempreché sussistano le condizioni –base enunciate dalla normativa speciale di settore;

    – una norma ad hoc, nel regolamento comunale, previa sua omologazione ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie, che statuisca la trasformazione delle concessioni perpetue in concessioni temporanee[16].

    In relazione al predetto mutamento di natura, quanto meno temporale, delle concessioni pregresse (cioè di quelle sino al 9 febbraio 1976 compreso, prima dell’entrata in vigore del DPR n. 803/1975, avvenuta appunto il 10 febbraio 1976), conviene riportare, in estratto, il giudizio formulato dal T.A.R. Sicilia il quale – ricordando che la giurisprudenza amministrativa ha, in passato, deciso in termini non univoci – ritiene che «la natura demaniale dei cimiteri sia di ostacolo alla configurazione della perpetuità delle concessioni cimiteriali che, nella sostanza, in tal modo, finirebbero per occultare un vero e proprio diritto di proprietà su un bene demaniale».

    Infatti – asserisce quel Giudice – un bene demaniale è, per sua natura, pubblico, cioè destinato a vantaggio dell’intera collettività. Tale carattere non esclude che il bene possa anche venire riservato (attraverso una concessione uti singuli) ad un uso limitato in favore di alcuni soggetti, «ma tale uso privato deve necessariamente essere temporalmente limitato e non perpetuo», atteso che, diversamente, il bene verrebbe definitivamente sottratto alla sua ontologica finalità pubblica.

    Il medesimo impianto argomentativo è stato, poi, ripreso dal T.A.R. Puglia[19], nella pronuncia da Lei citata nel quesito, dove il Giudice, ricordato che lo ius sepulchri, verso la potestas imperii della pubblica amministrazione concedente, costituisce un “diritto affievolito” in senso stretto, in quanto è sottoposto ai poteri regolativi e conformativi di stampo pubblicistico, afferma solennemente che, a fronte di una concessione cimiteriale perpetua, l’amministrazione ha la facoltà di disporne unilateralmente la modifica, mediante la previsione di un termine di durata, oltre il quale la concessione deve essere eventualmente rinnovata.

    In conclusione, si consiglia al Comune di ponderare attentamente le determinazioni da assumere ed i percorsi di riforma del regolamento comunale da intraprendere, anche perché bisogna considerare come che la possibilità di operare davvero la trasformazione delle concessioni cimiteriali perpetue in concessioni temporanee, in relazione alla quale sono intervenute pronunce giudiziali non chiare, risulta, ad oggi, affermata solo da giurisprudenza amministrativa di primo grado… eventuali ricorsi sono ancora pendenti dinanzi ai supremi giudici amministrativi del Consiglio di Stato.

    Si predica, dunque, a ragione, la massima prudenza, anche per non ingenerare reazioni scomposte, quasi da isterismo di massa, nella cittadinanza o magari solo in chi, titolare di una concessione perpetua, si veda, sotto il profilo soggettivo, “scippato” di un diritto potenzialmente perfetto ed acquisito.

  11. Daniele

    Il TAR Puglia-Lecce, Sez 2, con sentenza del 31 gennaio 2014, numero 289, sembra però dare ragione ad un comune che ha modificato, mediante il regolamento comunale, la trasformazione delle concessioni da perpetue in concessioni temporanee di lunga durata soggetta a rinnovo.
    Questa sentenza sembra essere in contrasto con quanto affermanto enlla risposta che dette concessioni sono da consideraesi INTANGIBILI ?

  12. Carlo

    X Daniele, (che ci scrive dal mio “personalissimo” feudo funerario dell’Emilia-Romagna).

    Qui, come sempre, il problema si complica adorabilmente, perché nella normativa che regola il fenomeno funerario e cimiteriale, per noi dell’Emilia-Romagna, s’intersecano, con un complesso giuoco di rimandi e simmetrie ad andamento “carsico”, almeno i soliti due livelli di legislazione, (se accantoniamo, per un attimo la fonte regolamentare comunale che a sua volta è “terza”, con una propria legittimità non più di tanto comprimibile ) vale a dire quello statale (il caro e vecchio DPR n. 285/1990, per la parte residuale, così come confermato dall’Art. 6 del Reg. Reg. n.4/2006) e, appunto, l’ambito di competenza regionale (Il Reg. Reg. 23 maggio 2006 n. 4).

    Non si dimentichi come le concessioni cimiteriali, quale ne sia la tipologia o la specie sotto il profilo temporale, costituiscano sempre sepolcri privati nei cimiteri, con conseguente “sottrazione” del relativo spazio cimiteriale alla fruizione da parte della comunità locale, da cui consegue che non possano derivare, in alcun caso, oneri a carico del comune, neppure per quanto riguarda il necessario recupero delle spese gestionali cimiteriali.

    Si conviene, sconfinando nel merito, su questo fatto: le concessioni perpetue costituiscano evidentemente un fortissimo limite nella gestione cimiteriale, vincolo gravoso che non era stato percepito al momento originario del sorgere della concessione, probabilmente in ragione della (allora) ridotta incidenza quantitativa delle concessioni perpetue, ma anche di una visione miope per cui non si sarebbero potute soppesare le esigenze future.

    In primis, va ricordato come oggetto dell’atto concessorio, attorno al quale gravitano i diritti di sepolcro, attivi, passivi e di mera gerenza possa esser:

    1) il diritto di superficie, o secondo altra parte della dottrina il semplice diritto d’uso se ad esser concessa è stata la sola area, con il fine di erigervi una tomba a sistema di tumulazione.
    2) il solo diritto d’uso sul manufatto sepolcrale (potrebbe trattarsi di sepolcro monoposto o anche pluriposto) se a provvedere alla sua costruzione è stato direttamente il comune o comunque il gestore del camposanto.

    Siamo in presenza di una concessione perpetua? Se sì, questa non é suscettibile di essere modificata, quanto meno non unilateralmente da parte del comune (inadempienza contrattuale? violazione del principio civilistico di affidamento… alias bona fides?), essendo essa da considerarsi per giurisprudenza costante INTANGIBILE; costituiscono , comunque, una pregevole eccezione queste ipotesi, invero piuttosto rarefatte, ma significative, per le quali una concessione a tempo indeterminato viene meno

    a)Abbandono amministrativo (= estinzione del concessionario primo, della di lui famiglia e dei suoi aventi causa – fattispecie nuova introdotta proprio dal recente regolamento regionale, con l’Art. 4 comma 4)

    b) decadenza-sanzione pronunciata dal comune per effetto di inosservanza da parte del privato delle norme contenute nell’atto di concessione ex Art. 92 comma 3 DPR n. 285/1990.

    c) rinuncia (atto personale e non ricettizio) da parte del concessionario o degli aventi causa a lui subentrati.

    d) smantellamento del cimitero ai sensi del Capo XIX DPR n. 285/1990.

    e) revoca ai termini dell’Art. 92 comma 2 DPR n.285/1990 (Nello spirito del DPR n. 285/1990 si tratta de facto di un “mission impossible” siccome quasi mai concorrono condizioni dettate dal regolamento statale affinché s’attivi la procedura di revoca) ed in subordine revoca per interesse pubblico (questo istituto per esser attuato necessita di norma ad hoc nel regolamento municipale, non essendo contemplato dalla vigente legislazione regionale).

    In relazione, inoltre, alle previsioni del Reg. reg. (Emilia-Romagna) 23 maggio 2006, n. 4, il cui art. 4 commi 4 e 5 richiama, facendolo salvo, l’art. 92, 2 dPR 10/9/1990, n. 285, sempre sul regime delle revoca della lett. e), si osserva come tale rinvio sia, nel caso, inapplicabile, poichè potrebbero esserne potenzialmente interessate unicamente le concessioni, di durata determinata ma superiore a 99 anni, mentre qui siamo in presenza di concessioni perpetue.

    Del resto, anche gli altri presupposti imprescindibili e concorrenti (avvenuto decorso di 50 anni dall’ultima tumulazione, grave insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno (laddove il “fabbisogno” altro non é se non la disponibilità di una superficie destinata alle sepolture ad inumazione in campo comune e dimensionata secondo i criteri di cui all’art. 58 (ed escluse le aree considerate all’art. 59) dPR 10/9/1990, n. 285, non sussistendo, in alcun caso, obblighi in capo al comune di assicurare una disponibilità di posti a sistema di tumulazione), impossibilità di provvedere alla realizzazione di un nuovo cimitero o all’ampliamento dell’esistente, sarebbero del tutto assenti.

    Nel solo caso di soppressione del cimitero, deliberata dal comune, la concessione perpetua, non è sottoposta a soli effetti caducativi, bensì si “trasforma”, nelle sua intima natura temporale.

    In tale evenienza, infatti, i concessionari, sempreché vi sia regolare atto di concessione, ex Art. 98 DPR n. 285/1990, hanno titolo ad ottenere, nel nuovo cimitero, un posto corrispondente (in superficie, e, quindi, non un ulteriore vano a sistema di tumulazione (il riferimento al solo lotto di terreno é collegato al fatto che, formalmente, sono previste unicamente concessioni di aree ai fini della costruzione, da parte dei concessionari, di sepolcri a sistema di tumulazione) nel nuovo cimitero, nonché alla traslazione dei feretri n dal cimitero soppresso al nuovo.

    La nuova concessione – nell’ipotesi – sarebbe per 99 anni per le concessioni perpetue o comunque eccedenti i 99 anni (mentre per le concessioni a tempo determinato, per la durata residua).

    Sia l’assegnazione della nuova area nel nuovo cimitero sia la traslazione dei feretri, é gratuita, mentre è a titolo oneroso per i concessionari la costruzione o riadattamento di costruzioni e/o manufatti, così come eventuali interventi sui feretri, che possano, eventualmente, essere richiesti al fine di assicurarne la perfetta tenuta o le condizioni per la traslazione ex Art. 88 DPR n. 285/1990.

    Non sembrerebbe, ad un’attenta lettura del quesito, esservi provvedimento comunale che abbia disposto o sancito la soppressione del cimitero, la quale richiederebbe, in ogni caso, l’avvenuta e preliminare realizzazione, e collaudo, di un nuovo cimitero, é, pertanto da escludere che le concessioni cui si fa riferimento possano essere oggetto di “ri-allocazione” in altro sito nel medesimo cimitero, fatta salva l’ipotesi che i concessionari, retrocedendo la concessione precedentemente posta in essere (e spogliandosi, così del “privilegio della perpetuità) non richiedano, del tutto spontaneamente, una nuova concessione, corrispondendo le tariffe attuali, domandando altresì il trasferimento dei feretri nella nuova concessione, con corresponsione delle relative tariffe ed assunzione a totale loro onere di ogni altro intervento che si renda eventualmente necessario ai fini della traslazione

    Il trasferimento, invece, di monumenti ed arredi funerari ogni onere é a carico dei concessionari, e, dette spese, non possono essere riversate neppure in parte, a carico del bilancio comunale, a pena di danno erariale e un simile comportamento così disinvolto da parte del pubblici amministratori determinerebbe il sorgere della responsabilità patrimoniale di cui all’art. 93 T.U.E.L. _ di cui al D.Lgs n. 267/2000) (oggetto di segnalazione alla procura della Repubblica presso la sez. reg. della Corte dei Conti, ricordando come l’omessa segnalazione, o il suo ritardo, determini corresponsabilità nel danno patrimoniale).

    Quando il rapporto concessorio cessa e spira (per causa fisiologica o disfunzionale, qui poco importa) si procede d’ufficio all’estumulazione, altrimenti avremmo un’occupazione abusiva e “sine titulo”, ovvero illegittima, di un sepolcro privato.
    Come ha notato l’Agenzia delle Entrate con propria risoluzione n. 149/E dell?8 luglio 2003 il computo del termine di una concessione cimiteriale, se non diversamente disposto dal regolamento comunale o dall’atto di concessione, decorre dalla stipula del contratto di concessione. Tuttavia, non va dimenticata, ove espressamente indicata nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, la possibilità che il conteggio degli anni cominci dal momento in cui inizi il materiale utilizzo della tomba (ad esempio: sepoltura) o, per talune fattispecie, anche quando si sia provveduto al versamento del canone concessorio stabilito perché si faccia luogo alla concessione stessa.

  13. Daniele

    Le perpetuità concesse prima del 1975, vengono convertite in concessione a 99 anni?
    In caso positivo, i 99 anni iniziano dalla data della tumulazione?
    Le concessioni perpetue, anche di loculi singoli, possono essere revocate passati 50 anni dalla tumulazione ove si verifichi una grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno del comune?
    Con la decadenza della concessione occorre provvedere all’estumulazione giusto?
    ( Regione Emilia Romagna )

  14. Carlo

    X Nicola,

    quanti problemi, forse ingenerati da una cattiva politica cimiteriale, soprattutto negli anni passati!

    1) alla scadenza della concessione, max 99ennale, almeno a far data dal 10 febbraio 1976, quando, cioè, entrò in vigore il “vecchio” regolamento nazionale di polizia mortuaria di cui al DPR n. 803/1975, il rapporto concessorio può esser certamente rinnovato e ricostituito ai sensi dell’Art. 92 comma 1 DPR n.285/1990, si tratta, agli effetti concreti, di stabilirne uno del tutto nuovo, avente, però, come oggetto fisico, lo stesso manufatto sepolcrale. Alcuni comuni, invece, ragionano in termini di semplice proroga del precedente contratto di concessione.
    Ex Art. 337 Testo Unico Leggi Sanitarie il fabbisogno cimiteriale che ogni comune è tenuto a garantire alla propria popolazione è rappresentato da almeno un reparto, di idonee proporzioni, a sistema di inumazione. Le tumulazioni tutte, quindi, cellette ossario comprese, si configurano sempre come sepolcri privati nei cimiteri, e sono, allora, sepolture che il comune può facoltativamente concedere, senza alcun obbligo, purchè previste dal piano regolatore cimiteriale ex Art. 91 DPR n. 285/1990.
    2) Ai sensi della Circolare Ministeriale 31 luglio 1998 n. 10, e soprattutto dell’Art. 3 commi 5 e 6 DPR n.254/2003 un feretro estumulato può esser alternativamente: a) ri-tumulato nello stesso loculo o in altra cella sepolcrale, b) cremato o c) inumato nel campo indecomposti di cui all’Art. 58 comma 2 DPR n. 285/1990. Stop! Altre soluzioni più fantasiose non sono ammesse dalla Legge.
    3) In parallelo con il punto 2) si rileva come le ossa provenienti da operazioni cimiteriali di esumazione/estumulazione possano solo esser: a) cremate ( —> con successiva destinazione delle ceneri) b) raccolte in cassetta ossario di cui all’Art. 36 DPR n. 285/1990 per esser tumulate ex Art. 85 DPR n. 285/1990 , C) disperse in ossario comune, di cui all’Art. 67 DPR n.285/1990. Le ossa, di conseguenza, nemmeno temporaneamente, possono esser inumate, in attesa di decidere sulla loro sistemazione.
    La tumulazione illegittima, ossia senza un titolo concessorio o, comunque, scaduto è tecnicamente un “ab-uso”, da sanare quanto prima, perchè con essa si ha un’occupazione “uti singuli” dei loculi, tra l’altro a titolo gratuito, ancorchè provvisorio, quando è notorio come le concessioni cimiteriali tutte siano sempre a titolo oneroso giusta il combinato disposto tra gli Artt. 95 e [retroattivamente] 103 DPR n. 285/1990.
    A tal proposito ben vedrei la individuazione di una norma transitoria, contenuta nel regolamento comunale di polizia mortuaria da pubblicizzare opportunamente, che preveda un giusto lasso di tempo (ad es. 3-4 anni) entro il quale regolarizzare le posizioni pendenti. Decorso tale termine il diritto d’uso sui sepolcri cessa davvero e definitivamente e quindi si attivano le procedure per il rientro dei loculi nel pieno possesso del comune, il quale, poi provvederà a riassegnarli nuovamente sulla base di un formale e legittimo atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990. Attenzione: le eventuali modifiche al regolamento comunale, per riuscire efficaci, sono, pur sempre, sottoposte all’Omologazione Ministeriale ex Art. 345 Testo Unico Leggi Sanitarie.

  15. NICOLA

    Gentile Carlo
    la ringrazio per la risposta competente e chiara.
    L’unico dubbio che resta è l’inerzia del Comune.
    Gli eredi in passato, non tutti, si sono presentati presso gli uffici competenti, ma non hanno potuto mai rinnovare perchè non c’erano loculi liberi in cimitero, condizione necessaria prevista dal regolamento, nè tantomeno ossari per tumulare le ossa.
    Il Comune non si è neanche pensato di poter inumare temporaneamente i resti ossei, rimandando ad anni futuri le eventuali scelte da fare.
    Gli eredi in questione rimarcano la faccenda.
    La situazione è chiaramente ricostruibile da atti dell’amministrazione, ma del dialogo o delle risposte con gli utenti, ovviamente non c’è carta scritta…

    che ne pensa?
    grazie, nicola

  16. Carlo

    X Nicola,

    L’estumulazione si effettua legittimamente all’esaurirsi del rapporto concessorio, per causa naturale o disfunzionale qui poco importa, la Legge Nazionale(DPR n.285/1990) non fissa per il comune nessun obbligo di comunicazione (quanto mai opportuna al fine di prevenire il sorgere di possibili contenziosi), se mai nel suo silenzio, dinanzi all’agire d’ufficio della pubblica amministrazione concedente, per prevalenti ragioni d’interesse pubblico, come l’ordinata gestione ed il buon governo del cimitero, si invertono le posizioni e sono i signori concessionari a doversi attivare, su proprio impulso, presso gli uffici della polizia mortuaria per stabilire una nuova destinazione delle spoglie mortali in via di estumulazione ordinaria e sostenere i relativi costi.

    Il disinteresse in caso di tumulazione in scadenza potrebbe configurarsi come:

    a) irreperibilità del concessionario o dei congiunti del de cuius (mancanza di congiunti oltre il sesto grado di parentela, estinzione della famiglia, abbandono amministrativo della tomba…)
    b) animus inequivocabile e pervicace degli stessi, seppur presenti, di non voler proprio provvedere con oneri a proprio carico alla sistemazione della tomba scaduta e dei resti mortali estumulati da essa, in tal caso data la facilità d’imputazione delle spese di gestione cimiteriale, in capo a soggetti facilmente determinati, determinabili o individuabili (c’è, comunque, un atto di concessione attraverso cui risalire agli obbligati) per vincere eventuali, pretestuose ed irragionevoli resistenze, si consiglia di ricorrere agli usuali strumenti civilistici di ripetizione/recupero coattivo del credito o alla procedura d’iscrizione a ruolo di cui al D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112, come modificato con D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 326 e si veda, anche. il D.Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, come modificato dal già citato D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 326

    Per il termine di prescrizione della responsabilità contabile: Art. 93 T.U.E.L. – di cui al D.Lgs n.267/2000 – (ricordando come l’omessa, o ritardata, segnalazione al Procuratore della Repubblica c/o la sez. reg. della Corte dei Conti importi responsabilità in solido).

    Per i periodi ormai perenti, si i ricordano i termini di prescrizione – art. 2948, comma 1, n. 3 – (per analogia) Cod. civile, in tema di mancata riscossione del canoni concessori cimiteriali.

    Salvi i lassi temporali caduti in prescrizione, forse la strategia più logica sarebbe quella di applicare, pro rata annuale (vedi il criterio, di portata generale, dell’art. 4 DM 1/7/2002), le tariffe vigenti nei singoli anni di ‘occupazione’ illegittima del manufatto, oltre agli intessi al saggio legale ( artt. 1277 e 1284 Codice Civile).

    Sull’individuazione del debitore, va seguito il criterio delle persone che hanno/avevano titolo a disporre della salma, cioè il coniuge, in difetto i parenti nel grado piu’ prossimo e in caso di pluralita’ tutti (in termini di solidalita’ ex Art. 1292 Cod. Civile), per gli atti di disposizione sui resti mortali estumulati, mentre le spese necessarie a riattare il sepolcro (estumulazione e conseguenti operazioni comprese) sarà posta in carico al concessionario o suoi aventi causa, eventualmente subentrati nella titolarità della concessione.

    Ovviamente, non va omessa la segnalazione alla sez. reg. della Corte dei Conti.

    A fronte della lacuna legislativa esistente (L’Art. 1 comma 7-bis Legge 28 febbraio 2001 n. 26 rapporta l’onerosità generalizzata del servizio cimiteriale alle sole pratiche di cremazione ed inumazione) e delle correlate difficoltà di una sua corretta decodifica, si suggerisce, pertanto, al Comune di disciplinare, nel proprio regolamento di polizia mortuaria, la questione dell’onerosità o meno delle operazioni conseguenti alle estumulazioni ordinarie; in ultima istanza, dopo questo dettagliato esame, prescinderei persino dall’art. 1 comma 7-bis L. n. 26/2001, e dall’analogia legis sin qui invocata, perché un simile principio sussisteva, implicitamente, anche prima di tale norma positiva. Infatti, trattandosi le tumulazioni tutte di sepolcri privati, ogni onere altro non può essere se non a carico dei familiari/concessionari, siccome non si può proprio ammettere che tale tipologia di sepoltura privata comporti oneri a carico del bilancio comunale (Art. 93 D.Lgs n.267/2000?); mai e in nessun frangente. A fortiori ratione oggi sono, pertanto, (ma erano così già prima), a titolo oneroso le estumulazioni, le spese di pulizia e sanificazione del loculo, la sostituzione della lapide (in maniera che, dal giorno successivo alla scadenza possa esservi assegnazione a terzi), l’onere dell’inumazione post-estumulazione, l’eventuale cremazione, incluse le operazioni di collocamento nell’ossario comunale, quando possano lecitamente eseguirsi (Art. 87 D.P.R. 285/90 ed Art. 410 Cod. Penale, ma anche, per converso, Cass. Penale Sent. n.958/1999) L’onere grava sul concessionario per le prime, mentre per le seconde sul coniuge o, se manchi, sui parenti nel grado più prossimo e, nell’eventualità di pluralità, tutti solidalmente sono obbligati. Non si dimentichi come le concessioni cimiteriali, quale ne sia la tipologia e la specie, costituiscano sempre sepolcri privati nei cimiteri, con conseguente “sottrazione” del relativo spazio cimiteriale alla fruizione da parte della comunità locale, da questo dato oggettivo consegue come non possano derivarne, in alcun caso, oneri a carico del comune, neppure per quanto riguarda il necessario recupero delle spese gestionali cimiteriali.

  17. nicola

    Gentile Carlo, lavoro in un comune del veneto e in merito alla risposta del quesito http://www.funerali.org/cimiteri/la-decadenza-delle-concessioni-cimiteriali-915.html/comment-page-1#comment-20692, relativamente alla prescrizione sulle concessioni, vorrei capire come potersi comportare in situazioni in cui le concessioni sono scadute anche da più di 10 o 20 anni…

    come ha già spiegato chiaramente nel caso di concessione trentennale scaduta e mai rinnovata, se gli eredi intendono estumulare i resti dovrebbero accolarsi le spese dell’operazione cimiteriale. dovrebbero anche pagare il periodo di occupazione “illecita” del loculo, sebbene si possa provare l’inerzia del Comune a non attivarsi mai per sistemare la situazione.
    domande:
    1. questo deve succedere anche in casi di disinteresse?
    2. Può il comune decidere di prescrivere una parte del credito agli eredi, facendogli pagare solo 5 annualità retroattive dalla data odierna? O la prescrizione ai sensi dell’Art. 2948 C.C. estingue completamente dopo 5 anni ogni eventuale richiesta di pagamento?

    note:
    1. nel regolamento comunale non si cita nulla a riguardo
    2. Il comune non ha mai effettuato azioni dirette di avviso ai parenti o ai concessionari

    la ringrazio sentitamente.
    nicola

  18. Carlo

    X Manuela,

    il rinnovo della concessione in scadenza è un’opzione esperibile, per prolungare nel tempo il rapporto concessorio prossimo ad esaurire i propri effetti, vale a dire che trattasi sempre di una semplice facoltà e non di un obbligo, di cui il concessionario, se vuole, può avvalersi o meno, a sua completa discrezione.

    Se non si procede alla proroga della concessione (rifiuto, disinteresse manifesto o silenzio del concessionario oltre il termine ultimo stabilito dal regolamento comunale di polizia mortuaria) il comune provvederà d’ufficio all’estumulazione imputando (questo sì è corretto ed anzi doveroso) i relativi costi dell’operazione al concessionario stesso. Le cellette a sistema di tumulazione, infatti, si configurano sempre come SEPOLCRI PRIVATI nei cimiteri e tutti gli oneri per liberare la nicchia, sanificarla, rimuovere la lapide, affinché si possa dal luogo poi, ad una nuova concessione dello stesso manufatto, gravano ordinariamente ed in modo inevitabile, sul concessionario, salvo diverse disposizioni o clausole contenute nell’atto di concessione.

  19. Manuela

    Buona sera, domanda banale ma non tanto…
    A un mio collega, è stata recapitata una RR da parte del comune dove sono sepolti i suoi bisnonni. Premetto che sono sepolti in ossario/cellette.
    (per completezza, Comune di Borgomanero, provincia di Novara, Piemonte)

    Venendo al dunque…il suddetto comune, richiede il rinnovo per la suddetta celletta , per un contratto stipulato dal nonno del ragazzo il 19-9-1984 (scadenza 19-9-2014).

    Il nonno, è defunto nel 1999, il padre nel 2014.

    Resta solo lui, inconsapevole addirittura del posizionamento e dell’esistenza di suddetta celletta. (nato nel 1991 e vive a circa 200 km dal comune dove sono sepolti i resti dei bisnonni)

    Ora io ho consigliato di sentire il Comune per avere informazioni, ma a grandi linee…
    Che “diritto” ha il Comune di imporre il tacito rinnovo della cessione, se il ragazzo non ha possibilità economiche , interesse nel rinnovare eccetera (non entriamo nei dettagli spirituali, ognuno crede in ciò che vuole)…??

    So di altri comuni che in questi casi procedono alla estumulazione “d’ufficio” e ripongono le ossa in ossario comune…possibile che non vi sia una “legge” STATALE e non COMUNALE, che obblighi questo per chi non può/vuole procedere al rinnovo?!?!?

    Premetto che leggendo di sfuggita la notifica, si evince che vi è possibilità di rinuncia…previo pagamento di una somma che, pare essere pure superiore al rinnovo trentennale…

    Consigli?

    (sfogo personale per questo povero ragazzo che prende 700 euro al mese con moglie in cassa integrazione e una bimba di 2 anni…in casa non di propietà… …certo che l’italia sotto un certo punto di vista…..fa propio pena…se fosse obbligato a pagare, potrei prestarglieli io…anche a fondo perduto…ma possibile che non vi sia una soluzione?!?)

    Grazie mille….
    Manuela

  20. Dina

    Buongiorno, vorrei per cortesia delle informazioni circa una spiacevole situazione che si è creata nel nostro cimitero comunale: 2 anni fa è deceduta una signora ed i figli il giorno stesso del funerale hanno fatto domanda di concessione di un loculo, impegnandosi di pagare nel più breve tempo possibile. questo, nonostante ripetuti solleciti non è avvenuto.
    il Comune come può comportarsi in questo caso? con un’ordinanza del Sindaco è possibile disporre l’estumulazione straordinaria e conseguente inumazione in campo comune?????
    rimango a disposizione per ulteriori delucidazioni grazie

    1. User necroforo Autore articolo

      X Dina,

      La presenza di un regolare atto di concessione è espressamente prevista dall?’art. 98 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 quale condizione per la sussistenza di una concessione d?uso di sepolcri privati, quale ne sia la tipologia di sepolcro privato, incluso quindi quella che abbia per oggetto un posto a tumulazione singola (loculo).

      Va tenuta anche presente la risoluzione dell?’Agenzia delle entrate n. 149/E dell?’8 luglio 2003 con cui è stato ribadito, ove necessario, che le concessioni cimiteriali hanno decorrenza dalla stipula del relativo regolare atto di concessione oppure da quella, eventualmente, successiva che sia, espressamente, prevista nell?’atto di concessione. Tuttavia, non va esclusa, ove espressamente indicata nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, la possibilità che la decorrenza venga fatta decorrere dal momento in cui ne inizi l?’utilizzo (ad esempio: sepoltura) o, per talune fattispecie, anche dal momento del versamento della tariffa stabilita perché si faccia luogo alla concessione.

      Considerando come, a volte, possano esservi situazioni di mancata stipula dell?’atto di concessione non imputabili alla parte interessata (concessionario), quanto piuttosto a fattori esterni, talvolta anche riferibili all’?attività degli uffici comunali, si ritiene che, se ne esistano i presupposti regolamentari di cui al periodo precedente, possa procedersi alla stipula, seppure tardiva, dell’?atto di concessione, salva, se occorrente, la integrazione dell’?imposta di bollo, cui l’?atto di concessione è oggetto fin dall?’origine, nella misura attualmente vigente.

      Nelle eventualità in cui la tariffa stabilita per la concessione non sia stata versata, e il mancato perfezionamento dell?’atto di concessione sia presumibilmente imputabile a questo fatto, si deve considerare come la concessione sia insussistente. In tali evenienze, si sarebbe in presenza di un uso indebito del loculo, e ciò comporta l?esigenza che il comune provveda a richiedere la corresponsione delle somme per l’occupazione di fatto avvenuta, sulla base di tariffe vigenti o, in mancanza, di somme non inferiore ad un pro-rata annuo delle tariffe di concessione presenti nel tempo, incrementati degli interessi almeno nella misura del saggio legale (artt. 1277 e 1284 C.C.). In difetto, sorgerebbe la responsabilità patrimoniale (art. 93 D.Lgs. 18 agosto 1990, n. 267 e succ. modif.). Restano salve le norme sulla prescrizione (art. 2946 C.C.). La regolarizzazione può comunque avvenire previo versamento delle somme previste dalla tariffa attualmente in vigore e con decorrenza dalla data della stipula dell?’atto di concessione.

      In ogni caso, nella situazione da Lei rappresentata, si è in presenza di un uso “materiale” del sepolcro privato che non può che essere a titolo oneroso, tanto più che dal 2 marzo 2001 sono a titolo oneroso anche le inumazioni in campo comune e le conseguenti esumazioni ordinarie ai termini dell’Art. 1 comma 7-bis Legge n. 26/2001.

      Eventuali provvedimenti con cui si ordini la traslazione della salma in altro sepolcro e, in difetto, il trasferimento del feretro in campo comune, sono altrettanto a titolo oneroso, così che in difetto di assunzione spontanea dell?’onere, può farsi ricorso agli strumenti di cui al D. Lgs. 13 aprile 1999, n. 112, quale modificato dal D. Lgs. 17 agosto 1999, n. 326. Si rappresenta che, una volta avvenuto l?’accoglimento nel cimitero, seppure senza titolo, non è possibile disporre il trasferimento in altro cimitero con atto d’?ufficio, ma al più il collocamento del feretro nel campo comune ad inumazione nel cimitero in cui la salma attualmente si trova.

      Per il principio di economicità nel procedimento amministrativo ex Art. 1 Legge n. 241/1990 e successive modificazioni o integrazioni non scomoderei il Sindaco, per avviare la procedura di decadenza della concessione, la quale ha effetto dichiarativo e non costitutivo, per grave inadempienza contrattuale del concessionario, una volta comunicato alle parti interessate l’inizio dell’azione, sempre ai sensi della Legge n. 241/1990, è sufficiente un atto del dirigente di settore, con la forma della determina, ex Art. 107 comma 3 lett. f) D.Lgs n. 267/2000.

  21. Carlo

    X Pierluigi

    in linea generale e di massima (e quindi anche senza conoscere il Regolamento di polizia mortuaria del singolo Comune), allorquando un contratto di concessione di un sepolcro privato (sono tali tutte le “allocazioni” cimiteriali diverse dall’inumazione in campo comune) indichi espressamente i nominativi dei defunti per cui esso è predisposto, il mancato utilizzo o il parziale uso o, ancora, l’estumulazione ex art. 88 D.P.R. 285/90 finalizzata alla traslazione del feretro in altra sede, comportano l’estinzione (naturale o…per causa patologica?) della concessione, come conseguenza dell’esaurimento dei fini per cui era sorta: infatti la consegna di un loculo, ad esempio, da parte del Comune al concessionario potrebbe essere assimilata, in termini civilistici, ad una sorta di obbligazione di risultato ( con questa ratio: chi lo riceve in concessione d’uso si impegna ad utilizzarlo per ivi collocare una determinata salma (= un famigliare) ovvero il corpo esanime di soggetto appartenente ad una determinata categoria sociale quando ricorrano gli estremi per la concessione ad Enti ex Art. 90 D.P.R 285/90 ).

  22. pier luigi scanabissi pizzoli tabboni

    Chiedevo cortesemente un chiarimento. A Catania,per un loculo ottenuto in concessione per 99 anni dove è tumulata una persona deceduta 8 anni fa, i famigliari hanno richiesto di traslare la salma a Bologna. La risposta è stata : se volete tenere il loculo dovete pagare il valore del 50% ( valore attuale), diversamente vi viene rimborsato il 50% di quanto pagato allora. Ma la concessione non vale 99 anni, a prescindere dall’utilizzo? O forse intendevano e ritenevano necessario un passaggio di concessione a favore di uno degli eredi ( a Bo, comunque costa un centinaio di euro, anche per le tombe di famiglia.( esperienza mia personale Chiostro 3° )
    A me sembra un abuso se on una truffa. Potete darmi una risposta.

  23. Carlo

    X Elisabetta,

    non parlerei tanto di coerede, quanto di cootitolare (i due termini spesso
    sematicamente coincidono, ma sotto il profilo giuridico non sempre sono
    sovrapponibili perché lo jus sepulchri segue lo jus sanguinis e non sempre lo jus successionis) , addivenuta a tale posizione soggettiva, attraverso l’istituto del subentro, di una concessione cimiteriale.

    Lei, quindi, mi chiede se una concessione perpetua possa esser trasformata
    in un rapporto a tempo determinato, magari d’imperio da parte del comune, e
    quindi sottoposta alle regole, più restrittive, del rinnovo, che il comune
    ha solo facoltà e mai obbligo di concedere o accordare.

    Io risponderei così, con le parole illuminate del giudice amministrativo:

    T.A.R. Emilia Romagna, Sez. II, Bologna, 25 novembre 1993 n. 616 Il
    principio dell’irretroattività della norma giuridica costituisce regola
    generalissima dell’ordinamento che può subire deroghe da parte
    dell’amministrazione solo nel caso in cui la suddetta norma sia diretta a
    migliorare la posizione giuridica dei suoi destinatari; pertanto, è
    illegittimo il provvedimento con il quale il comune sottopone una
    concessione di terreno pubblico nel cimitero comunale per l’uso perpetuo di
    privato sepolcro, rilasciata del 1933, alle più restrittive prescrizioni in
    materia di tumulazione dei feretri introdotte da un regolamento di polizia
    mortuaria entrato in vigore nel 1990.

    Sino ad oggi, la giurisprudenza in materia ha avuto orientamento costante:
    “in nuce: per il principio di affidamento, della buona fede e del tempus regit actum il
    comune, in via unilaterale (senza, cioè il consenso informato dei
    concessionari), non può intervenire per modificare un rapporto giuridico in
    sè perfetto e pienamente produttivo dei propri effetti dal quale
    scaturiscono diritti acquisiti e, per tanto, esercitabili, senza
    compressioni di ordine temporale.

    Segnalo, però, per completezza, questa sentenza di avviso contrario, di
    portata dirompente, soprattutto se dovesse confermarsi nelle linee
    fondamentali del suo indirizzo (In italia, dopo tutto, un pronunciamento del
    giudice fa stato solo tra le parti, è un precedente sì importatte, ma non
    per questo, è immediatamente applicabile a casi analoghi)

    Sulla legittimità di un regolamento comunale che ha disposto la
    trasformazione delle concessioni c.d. “perpetue” in concessioni temporanee
    di lunga durata soggette a rinnovo.
    La gestione dei siti cimiteriali è permeata dalla disciplina pubblicistica
    demaniale; ciò implica che, se nei confronti dei terzi lo ius sepulchri
    garantisce al concessionario ampi poteri di godimento del bene, con la
    conseguenza che, nei rapporti interprivati, la protezione della situazione
    giuridica è piena, assumendo la fisionomia tipica dei diritti reali assoluti
    di godimento, tuttavia, nei confronti della p.a. concedente esso costituisce
    un “diritto affievolito” in senso stretto, soggiacendo ai poteri regolativi
    e conformativi di stampo pubblicistico. Ciò posto, la natura demaniale dei
    cimiteri contrasta con la perpetuità delle concessioni cimiteriali; essa,
    infatti, finirebbe per occultare un vero e proprio diritto di proprietà sul
    bene demaniale (cimitero), che per sua natura è un bene pubblico, destinato
    a vantaggio dell’intera collettività. Ne consegue che l’utilizzo di tale
    bene in favore di alcuni soggetti – che è ciò che si verifica attraverso una
    concessione – deve necessariamente essere temporalmente limitato (anche
    stabilendo una durata prolungata nel tempo e rinnovabile alla scadenza),
    venendo altrimenti contraddetta la sua ontologica finalità pubblica, al
    quale il bene verrebbe definitivamente sottratto. Pertanto, nel caso di
    specie, risulta corretto il regolamento del comune che ha disposto la
    trasformazione delle concessioni c.d. “perpetue” in concessioni temporanee
    di lunga durata soggette a rinnovo, così come corretta si rivela la
    contestata disposizione regolamentare nella parte in cui ha imposto al
    concessionario il pagamento di un canone concessorio per il loro rinnovo.

    La previsione di un canone per il recupero delle spese gestionali generali,
    a carico in special modo delle concessioni perpetue, potrebbe esser
    legittimo solamente “QUANDO” e “SE”, inserito nel regolamento comunale di
    polizia mortuaria o, meglio ancora nella normativa regionale, come, infatti,
    accade, ad esempio, qui nella mia regione, in Emilia-Romagna.

    Nel nostro Ordinamento ex Art. 23 Cost., in effetti, una prestazione
    patrimoniale obbligatoria può esser richiesta solo in forza di una legge (da
    intendersi in senso ampio, come una fonte del diritto atta a costituire
    obbligazioni di carattere economico da parte della pubblica amministrazione
    nel confronti del cittadino). Un semplice atto gestionale o amministrativo (esempio: una determina dirigenziale), pertanto, non sarebbe strumento idoneo. Le consiglio, così, di procurarsi e consultare copia del regolamento municipale della Sua città, poi semmai potremo riparlarne. IO sono sempre qua, disponibilissimo ad ogni ulteriore delucidazione in merito!

  24. Elisabetta Morelli

    Vi sottopongo il mio quesito sono coerede di un diritto a cappella funeraria nel cimitero di Nettuno (Roma) edificata nel 1947 quindi perpetua. Ora il comune mi dichiara scaduti i termini di concessione e mi informa che stanno procedendo all’individuazione dell’importo del canone dovuto per il rinnovo della stessa. Inoltre pretende Euro 400,00 per loculo a titolo di “canone decennale di gestione”. E’ legittimo?

  25. Carlo

    X Novella,

    1) semplice “contratto” oppure “atto di concessione” secondo il più aulico lessico giuridico? Questo è l’amletico problema e non si tratta solo di una semplice distinzione nominalistica per indomiti causidici, astrusi legulei ed altri “insani” cultori della polizia mortuaria.
    Gli Jura Sepulchri, presentano sempre un forte mix (più dottamente leggasi: ibridazione) tra norme diritto pubblico e di diritto privato, quasi si trattasse di un insolito connubio funerario ma si caratterizzano pure per questa loro peculiarità sostanziale: il diritto di sepolcro (= nel duplice senso di essere sepolti o di dar sepoltura) è principalmente un diritto della persona, forse anche personalissimo, collegato all’appartenenza della famiglia (discendenza), i cui elementi di patrimonialità, pur presenti, sono strumentali al diritto principale, lo jus sepulchri, appunto, che è di natura personale. Astrattamente il concessionario può definirsi proprietario in senso civilistico delle opere murarie di cui il sepolcro consta, ma egli non può disporne arbitrariamente (= l’ho pagato io, è mio e ci faccio quell’accidente che mi pare e piace!!!), siccome esse sono pur sempre sottoposte ad un vincolo di destinazione (= funzione sepolcrale di cui titolare ultimo è, pur sempre il Comune e non il privato cittadino!).

    2) Per tutti gli anni ‘30 del XX Secolo, sino all’abrogazione per opera del successivo Regio Decreto n.1880/1942, è stato in vigore il Regio Decreto n. 448/1892 recante il regolamento speciale [e…nazionale!] di polizia mortuaria. Orbene l’attenta lettura degli Artt. da 97 a 101 del suddetto R.D. n.448/1892 ci consente, senza beneficio di dubbio alcuno, questa affermazione pressoché assoluta: il rapporto che si instaura tra il privato cittadino ed il comune per costituire su area cimiteriale, edificio sepolcrale o porzioni dello stesso lo JUS SEPULCHRI è di natura prettamente concessoria, così infatti “concessione di sepolture private nei cimiteri comunali” è rubricato il relativo capo del testo con le norme di riferimento.
    Sarebbe, pertanto, più logico e corretto ragionare in termini di “regolare atto di concessione” e non già di contratto, anche se questa scelta terminologica, molto diffusa soprattutto in passato non sarebbe del tutto avulsa dal contesto oppure priva di qualche fondamento, siccome a monte della concessione (= provvedimento di diritto pubblico) vi è pur sempre una convenzione in cui le due parti contraenti nel rapporto concessorio, cioè Ente Locale e concessionario fissano e stabiliscono con strumenti negoziali tipici del diritto privato (da qui l’equivoco con la parola “contratto”) le rispettive obbligazioni sinallagmatiche. L’atto di concessione non è, però, un contratto privato gestibile in piena autonomia, in quanto esso implica degli obblighi pubblici nell’?interesse della collettività, a cui la società si deve scrupolosamente attenere…a pena di decadenza della concessione stessa.

    3) Senza il formale atto di concessione agli atti in archivio comunale, il relativo rapporto concessorio non dovrebbe neppure sussistere (= uso sine titulo e, dunque, illegittimo del sepolcro) tuttavia, specie per gli atti più risalenti nel tempo, per i quali sia dimostrabile il versamento del canone di concessione in ossequio al principio di affidamento (cosiddetta buona fede) si potrebbe esperire questa soluzione con una ricerca mirata. In effetti, vigente il sullodato R.D. 448/1892 le concessioni venivano solennemente deliberate dal consiglio comunale ed abbisognavano del nulla osta prefettizio o dell’approvazione della Giunta Provinciale Amministrativa, proprio per il loro carattere di eccezionalità rispetto alla canonica forma di sepoltura in campo di terra, per la quasi totalità della popolazione. Ora la Giunta Provinciale Amministrativa è organismo non proprio recentissimo soppresso con la Legge istitutiva del T.A.R. (Legge 6 dicembre 1971, n. 1034), mentre gli atti del consiglio comunale se non sono già stati oggetto di sversamento presso l’Archivio di Stato ex DPR 30 settembre 1963, n. 1409 o “vittime” di qualche improvvida procedura di scarto dovrebbero ancora esser reperibili ed in modo ben ordinato (una volta… i dipendenti pubblici lavoravano bene!) presso il comune.

    Altrimenti, per extrema ratio, quando manchi un titolo bisognerebbe, pur sempre, addivenire all’accertamento giudiziale sull’effettiva esistenza stesso secondo i cardini dell’Ordinamento Giuridico Italiano ex Art. 2697 Cod. civile

  26. Novella

    Ma noi potremmo quindi argomentare che la “vendita” non poteva farsi e quindi considerarla nulla e asserire che la “concessione” vera propria manca? Quindi fare una nuova concessione che per il fatto che è fatta ora, è a tempo determinato?
    O non possiamo dire che il contratto pur non avendo i crismi della vendità, può considerarsi una concessione (principio di salvaguardia dell’atto?)
    Il pagamento il Comune lo ha già ricevuto, ma era un pagamento per la “vendita”…..

  27. Carlo

    X Novella,

    Azzardo un’interpretazione storica ed evolutiva sul linguaggio usato dal Legislatore e da chi redigette, nei primi decenni del ‘900 i “contratti cimiteriali”in oggetto: i cimiteri sono divenuti demaniali dal 28 ottobre 1942, data in cui entrò in vigore il III Libro dell’odierno Cod. Civile e, con esso, l’Art. 824 comma 2 il quale, appunto statuisce la proprietà pubblica e comunale degli impianti cimiteriali.

    Dal momento che la vicenda si sviluppa a partire dal 1931 – epoca in cui, stante il vigente codice civile del 1865, le aree cimiteriali non parevano ancora riconducibili al demanio pubblico – una prima questione da esaminare attiene alla natura giuridica delle stesse.

    Invero una lettura della dotta dottrina dell’epoca consente di rilevare l’esistenza di un dibattito in merito al carattere demaniale delle aree in questione.

    Ad ogni modo all’epoca del fatti narrati vigeva il Regolamento Speciale di Polizia Mortuaria approvato con Regio Decreto n.448/1892 il quale già ragionava in termini di “concessione di sepolcri privati”, prevedendo tra l’altro una procedura molto strutturata ed aggravata come la preventiva delibera del consiglio comunale ed il nulla osta prefettizio affinchè, appunto, si addivenisse all’assegnazione di sepolcri particolari per famiglie o collettività.

    Diciamo che, a rigore, se non vi sia il regolare atto di concessione, non dovrebbe considerarsi neppure sussistente la concessione.

    Ma, a volte, nel passato (anche recente) si sarebbero potute avere e tollerare situazioni anche …. ‘strane’.

    Sulla durata della concessione: si dovrebbe fare riferimento al regolamento comunale di polizia mortuaria vigente al momento del sorgere del rapporto giuridico (ammettendo che si sia mai perfezionato), ma, se manchi il titolo, si dovrebbe (quanto meno dal 28/10/1941) ritenere che siano a tempo determinato, anche se (forse) nella misura massima ammissibile per i beni demaniali (99 anni).

    La perpetuità, sin quando, almeno, essa sia stata legittima ed ammessa dalla Legge, è intima caratteristica del sepolcro privato che si evince dal combinato disposto tra l’atto di concessione ed il regolamento comunale, per il logicissimo ed ovvio principio del tempus regit actum.

    Un’eventuale sanatoria dovrebbe comportare la stipula oggi degli atti di concessione e, ovvio, il pagamento delle relative spese. Una risposta piu’ rigorosa dovrebbe essere quella del pagamento delle tariffe attualmente vigenti e il pagamento (o la differenza) del periodo ‘indebitamente’ utilizzato come occupazione di suolo pubblico.

    Se, però, con “vendita” di loculi intendiamo, in realtà, non già un atto negoziale a contenuto privatistico, ma la cessione a titolo oneroso del diritto d’uso su un singolo manufatto sepolcrale siamo dinanzi alla classica figura, tipica dell’ambito cimiteriale, della concessione amministrativa.

    Secondo la dottrina tradizionale (Romano e Sandulli), la concessione è il provvedimento amministrativo con il quale la Pubblica Amministrazione (P.A.) attribuisce ex novo posizioni giuridiche attive nella sfera del destinatario, di cui egli non era precedentemente titolare, ampliandone in tal modo la sfera giuridica

    La concessione, secondo la dottrina più recente, è altresì definita come il provvedimento amministrativo tramite il quale la P.A. attribuisce ai destinatari diritti di cui è titolare (c.d. concessioni traslative) o che sorgono con la concessione (c.d. concessioni costitutive): Mattarella, voce Atto amministrativo, tipologia, in Dizionario di diritto amministrativo, a cura di Clarich e Fonderico, Milano, 2007, 82.

  28. Novella

    Ho trovato alcuni “contratti” stipulati dai primi del ‘900 agli anni ’30, i quali anzichè parlare di concessione ai privati di loculo, cappelle, parlavano di vendita. Non troviamo altri precedenti perciò non saprei se continuare a considerarli come è stato fatto finora, concessioni perpetue, applicando la relativa disciplina; o se considerare il contratto decaduto, o nullo, e quindi proporre una specie di “sanatoria” delle posizioni in questione…

  29. Carlo

    ,X Giovanni,

    Santo Cielo!…per quale dannatissima ragione non specificate mai almeno la Regione da cui scrivete, così da semplificarmi la vita: per effetto dell’aberrante devolution agli enti locali delle competenze legislative in merito polizia mortuaria, infatti il quadro normativo è multiforme e molto variegato (= ormai vige la più assoluta ANARCHIA!), non esistendo più un’unica disciplina statale di riferimento, o meglio –rectius- sussiste, per fortuna, ancora un regolamento nazionale di polizia mortuaria (il caro e vecchio DPR 10 settembre 1990 n. 285) con andamento carsico “a scomparsa”, poiché le norme regionali possono depotenziarne le disposizioni o, sin anche giungere all’implicita abrogazione, per manifesta incompatibilità, di quest’ultime. Ad ogni modo, assumerò a paradigma di questa risposta il solo DPR n.285/1990, con l’avvertenza, per il lettore, di integrarlo, laddove necessario, con il nuovo diritto funerario formale posto dalle Regioni, in forza della loro nuova potestà, riconosciuta dall’Art. 117 Costituzione, senza mai dimenticare il rango addirittura costituzionale del regolamento comunale di polizia mortuaria ex Art. 117 comma 6 III Periodo Cost, così come novellato dalla legge di revisione costituzionale n. 3/2001.

    Chiedo scusa per lo sfogo e la prolissa prolusione.

    L’architrave, la norma portante di tutta questa disquisizione è l’Art. 92 comma 3 DPR n. 285/1990, implementato poi, concretamente con una regola ad hoc, modellata sulla singola realtà territoriale, dal regolamento comunale di polizia mortuaria, di cui, come se fosse davvero necessario e non pleonastico, ribadisco la centralità dirimente, per questioni di questo genere, notoriamente molto cavillose e complesse.

    A rigore, se non vi sia il regolare atto di concessione, espressamente menzionato dall’Art. 98 DPR n.285/1990, quale titolo per vantare diritti, ancorché affievoliti su suolo cimiteriale, non dovrebbe considerarsi neppure sussistente la concessione, la quale trae la propria legittimità da due fonti: l’una subordinata rispetto all’altra, cioè lo stesso atto di concessione prima menzionato ed il regolamento comunale di polizia mortuaria, in conformità al quale, appunto, si stipula l’atto di concessione.

    Spesso il regolamento di Polizia Mortuaria del Comune prevede che il concessionario di un’area cimiteriale debba presentare il progetto di edificazione entro un certo termine, inoltre è tassativamente richiesto che i lavori debbano essere ultimati entro un determinato tempo.

    La mancata osservanza dei termini comporta l’applicazione di penali e, come irreversibile conseguenza ultima la pronuncia della decadenza per inadempienza della concessionario alle obbligazioni temporali contratte.

    Il testo unico edilizia di cui al DPR n380/2001, che è il corpus normativo di riferimento per gli interventi edilizi di privati su aree demaniali (come stabilito dall’art. 8 dello stesso T.U.), contempla all’art. 15 termini diversi e comunque decorrenti dal permesso di costruire… Non sussiste, com’è ovvio, un termine per la presentazione della richiesta del permesso di costruire.

    Secondo me, nel caso prospettato il Regolamento comunale di Polizia Mortuaria dovrebbe prevalere, in quanto si pone come lex specialis in ambito cimiteriale, dove la concessione è finalizzata alla realizzazione di un sepolcro in termini di tempo ragionevoli e non sine die…

    Il T.U. di cui al dPR 6/6/2001, n. 380 e’ norma di carattere generale, mentre le disposizioni di cui agli artt. 91 comma 3 e 94 dPR 10/9/1990, n. 285 (e, di conseguenza, anche del Regolamento comunale di polizia mortuaria) hanno carattere speciale (e, quindi, prevalgono).

    Oltretutto, anche la disposizione sull’applicabilità del TU di cui al dPR 6/6/2001, n. 380 sull’edificazione da parte di privati su aree demaniali ha carattere di norme generale; non solo, ma considerando le definizioni di interventi edilizi (art. 3), e’ abbastanza diffusa l’opinione per cui il testo unico debba cedere alle norme speciali (del Regolamento comunale di polizia mortuaria e dei piani regolatori cimiteriali, con relativi strumenti attuativi (pre-condizione, quest’ultimi, per far luogo a concessione di aree cimiteriali; ex art.- 91 dPR n.285/1990), siccome la trasformazione, in senso demaniale, del territorio si e’ gia’ avuta, con l’impianto del cimitero.

  30. giovanni

    salve
    vorrei sapere cortesemente che termini ci sono per costruire una cappella gentilizia su un suolo in concessione.
    A me il comune ha dato la concessione di un suolo che dieci anni fa aveva dato in concessione già ad altra persona e ora si sono accorti dell’errore e non vogliono farmi costruire la cappella. Che posso fare? Ho dei diritti da var valere? Grazie

  31. Carlo

    X Arrigo,

    bisogna, preliminarmente, esaminare alcune necessarie premesse.

    Solo dal 10 febbraio 1976, con l’entrata in vigore del DPR 803/1975 vale il principio secondo cui la durata delle concessioni dei sepolcri privati (a sistema di tumulazione ma anche di inumazione) è sempre a tempo determinato e non può mai eccedere i 99 anni, si tratta, in altri termini, pur sempre di beni demaniali.

    Prima con i vecchi regolamenti di polizia mortuaria che risalgono ancora al Regno di Italia, approvati rispettivamente con Regio Decreto n. 42/1891, n. 448/1892 e n. 1880 del 21/12/1942 sarebbe stato possibile sia ottenere la perpetuità concessioni di sepolcri privati sia cedere il titolo di concessione con atti inter vivos (un contratto tra due soggetti privati) oppure attraverso le varie forme testamentarie.

    I sepolcri privati sorti nel passato e regolamentati nella loro durata in modo difforme rispetto agli attuali limiti temporali continuano ad esser assoggettati al loro regime temporale originario, esso può esser oggetto di provvedimenti amministrativi nei soli casi previsti tassativamente ( e quindi non estendibili ad altre fattispecie) dalla Legge (Revoca e Decadenza: istituti, in sè, non codificati in modo univoco dall’attuale normativa nazionale di riferimento DPR 10 settembre 1990 n. 285)

    Dopo questa precisazione cerchiamo di entrare in medias res.

    Le procedure per un razionale sfruttamento degli spazi cimiteriali debbono esser contemplate nel regolamento cittadino di polizia mortuaria.

    Ad esso bisogna attenersi, perché è suo precipuo compito definire diritti e doveri che sorgono dalla costituzione di un sepolcro privato tra i vari soggetti che ruotano attorno al rapporto concessorio.

    Una nuova politica cimiteriale passa obbligatoriamente attraverso una riforma del regolamento locale.

    La sua centralità è determinante.

    Per le sepolture più vetuste, poi, si pone l’impasse operativo legato allo smarrimento dei contratti di successione.

    Di solito, in tali frangenti, si ricorre all’istituto giuridico dell’immemoriale.

    Quando manca la documentazione e c’è disinteresse da parte degli aventi titolo il comune presume che la sepoltura sia vuota e, quindi, la assegna ad un nuovo consessionario. (questo procedimento si configura come una sorta di decadenza della concessione stessa, perchè manca il titolo formale di costituzione del sepolcro e nessuno vanta un possibile diritto sulla tomba stessa).

    Se, al contrario non si riesce a reperire il contratto, ma gli aventi diritto sulla tomba ci sono e mostrano interesse ad esercitare i loro diritti sul manufatto cimiteriale si applica ugualmente l’istituto dell’immemoriale, ma con tutt’altro fine.

    II regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbe per altro individuare procedimenti di concreta attuazione dell’istituto dell’immemoriale più dettagliati, fermi restandone, tuttavia, gli elementi sostanziali.

    La caratteristica dell’istituto consiste nell’esercizio di un diritto che si presume legittimo in quanto fondato sulla vetustas, senza che ne sussista un titolo formale. In altri termini, si presume che sussista, o sia sussistito, un titolo di possesso del diritto e che la situazione di fatto ne sia a conseguenza. II problema, a questo punto, si sposta sulla prova di legittimità del possesso del diritto.

    L’immemoriale, in ultima analisi, è una sorta di “sanatoria” basata sulla prova storica con cui regolarizzare rapporti esistenti di fatto di cui, purtroppo, si siano smarriti gli incartamenti, per eventi bellici, disgrazie, calamità naturali.

    L’istituto dell’immemoriale, tuttavia, è un retaggio storico del passato, superato, nei rapporti di diritto privato con l’allegato a) della Legge 2248/1865, esso, a determinate condizioni, sempre più rarefatte, per altro, può sopravvivere nel nostro ordinamento giuridico solo come modalità di accertamento nella legittima rivendicazione di un diritto in materia pubblicistica quando quest’ultimo, cioè non abbia natura privatistica o patrimoniale, ad ogni modo questa procedura così anacronistica per acclarare l’esistenza di un titolo andato distrutto dovrebbe pur sempre esser contemplata nell’articolato del regolamento comunale di polizia mortuaria

    Per norma positiva dettata dal combinato disposto tra gli Artt. 2907 e 2697 Cod. Civile nel sistema legale italiano l’effettiva sussistenza di un diritto deve esser provata in via giudiziale, con tutte le formalità del caso, ossia con sentenza del giudice, a maggior ragione se si ragiona di jus sepulchri che è diritto personalissimo, ma anche di natura reale e patrimoniale opponibile erga omnes jure privatorum, come spesso ci ricorda la Suprema Corte di Cassazione, anche se, invero, esso davanti alla potestà ordinativa dell’Autorità Comunale quale titolare ultima della funzione cimiteriale e proprietaria stessa del camposanto ex Art. 824 comma 2 Cod. Civile, da diritto affievolito degrada a semplice interesse legittimo da tutelare attraverso ricorso al giudice amministrativo.

    Va ricordato come, in precedenza, potessero aversi concessioni cimiteriali tanto a tempo determinato che a tempo indeterminato (c.d. perpetue), per cui sarebbe spettato al comune, con il Regolamento comunale di polizia mortuaria e con l’atto di concessione “optare” sull’aspetto riguardante la durata delle concessioni, è quindi ultroneo e fuorviante ritenere perpetua una concessione solo perché essa è sorta in vigenza di un regolamento statale il quale ammetteva semplicemente il regime di perpetuità, senza, per altro, estenderlo tassativamente a tutti i rapporti concessori ci troveremmo, così, dinanzi ad una condizione necessaria sì, ma non sufficiente per propendere assolutamente per la perpetuità quasi scontata della concessione stessa.

    Le concessioni cimiteriali, per quanto riguarda la durata (e non solo, anche per altri aspetti) sono disciplinate dalle norme vigenti al momento del loro sorgere, regolazioni che non possono, di norma, subire modificazioni nel tempo, se non altro per il fatto che una tale eventualita’ (insostenibile) comporterebbe una lesione del principio dell’affidamento dei terzi e di buona fede. Attenzione, però, sia l’atto di concessione, sia il regolamento comunale di polizia mortuaria potrebbero, in sé, contenere una sorta di clausola sullo jus superveniens, con cui si affida alle norme future anche la soluzione di casi pregressi, con ciò conferendo alle fonti regolamentare che si succederanno nel tempo l’arduo compito di regolare, alla luce, appunto dello jus superveniens, situazioni preesistenti (diritti perfetti ed acquisiti???) fatte salve le condizioni di maggior favore, come accade proprio per la perpetuità delle concessioni.

    Di conseguenza quando il comune, con gli atti a ciò idonei, abbia deciso di fissare la durata delle concessioni cimiteriali a tempo determinato, questo regime può esser operante solo per le concessioni sorte successivamente, indicandone (ovvio) la durata nell’atto di concessione (almeno, di norma).

  32. Arrigo

    Abbiamo una cappella gentilizia da oltre 60 anni, ante 1975, ed il comune di Saletto (PD) dove è ubicata ci chiede il rinnovo della scadenza pur insistendo noi -figli del titolare della concessione- sulla perpetuità della concessione, di cui però non abbiamo documentazione. Neppure il Comune di Saletto ha alcuna documentazione causa incendio che ha distrutto l’archivio. Noi eredi/figli insistiamo che le concessioni ante 1975 erano perpetue, mentre il Comune adduce il fatto che con il nuovo regolamento cimiteriale, la durata max e’ di 99 anni e ci chiede il pagamento sia dei mq di superficie sui quali insiste il manufatto, sia il costo di ogni loculo sotterraneo.
    Come dobbiamo comportarci?
    Grazie

  33. Carlo

    X Giovanni,

    L’ammissibilità di concessioni perpetue e’ venuta meno dal 10/2/1976, in cio’ superando eventuali previsioni dei regolamenti comunali antecedenti in questo senso, siccome il regime di la perpetuità contrasta con la natura demaniale dei cimiteri di cui all’art. 824 comma 2 Cod. Civile.

    Va ricordato come, in precedenza, potessero aversi concessioni cimiteriali tanto a tempo determinato che a tempo indeterminato (c.d. perpetue), per cui sarebbe spettato al comune, con il Regolamento comunale di polizia mortuaria e con l’atto di concessione “optare” sull’aspetto riguardante la durata delle concessioni.

    Le concessioni cimiteriali, per quanto riguarda la durata (e non solo, anche per altri aspetti) sono disciplinate dalle norme vigenti al momento del loro sorgere, regolazioni che non possono, di norma, subire modificazioni nel tempo, se non altro per il fatto che una tale eventualita’ (insostenibile) comporterebbe una lesione del principio dell’affidamento dei terzi e di buona fede.

    Di conseguenza quando il comune, con gli atti a ciò idonei, abbia deciso di fissare la durata delle concessioni cimiteriali a tempo determinato, questo regime può esser operante solo per le concessioni sorte successivamente, indicandone (ovvio) la durata nell’atto di concessione (almeno, di norma).

    Deve subito essere precisato che non può parlarsi di proprietà, acquisto o simili, essendosi in presenza di una concessione amministrativa, aventa ad oggetto un mero diritto d’uso, limitato alla durata della concessione (e si parla di durata anche nell’eventualita’ che la concessione sia sorta prima del 10/2/1976 ed assegnata a tempo indeterminato). La durata (a tempo determinato od indeterminato) risulta dal regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n. 285/1990.

    Dopo tale premessa (che non e’ solo terminologica o nominalistica), va ricordato che i feretri possono essere estumulati unicamente alla scadenza della concessione (se vi sia, dato che nelle concessioni a tempo indeterminato, dette anche perpetue, tali operazioni non sono ammissibili, proprio per l’assenza di una scadenza). Le durate delle concessioni sono variabili in quanto stabilite dai Regolamenti comunali di polizia mortuaria dei singoli comuni.

    Ad ogni modo il concessionario, o suoi aventi causa, e’ tenuto all’obbligo di manutenzione, cui non può sottrarsi, tanto che, in caso di eventuale inadempienza, si determina una situazione di decadenza..

    I sepolcri, comunque, non sono, mai, suscettibili di usucapione, neppure nel diritto d’uso, diritto che, oltretutto, e’ condizionato alla disponibilita’, in termini di capienza fisica.

    Tutte le tumulazioni, quali allocazione dei feretri in luogo diverso dal campo di terra ad inumazione, si configurano sempre come SEPOLCRI PRIVATI nei cimiteri ed i loro titolo costitutivo sorge in base al perfezionamento ed conseguente al rilascio di una concessione amministrativa.

    Il profilo giuridicamente più rilevante dei sepolcri interni al cimitero é quello della natura della concessione e del diritto di sepolcro. Mentre vi é consenso circa la natura di demanio comunale dei cimiteri (cfr. art. 824 comma 2 c.c.), si é invece molto dibattuto sulla natura, costitutiva o traslativa, della concessione comunale di porzioni di manufatti o di aree cimiteriali, allo scopo di realizzarvi sepolcri. L’opinione prevalente é nel senso che la concessione di sepolcro sia traslativa.

    Ribadisco il concetto: i loculi non si acquistano, ne’ possono essere oggetto di proprietà, in quanto sono semplicemente concessi in uso andrebbe osservato come l’uso di un sepolcro a sistema di tumulazione non sia rimesso ad un’astratta disponibilita’ delle opersone, ma si colleghi alla sussistenza di un rapporto giuridico (appartenenza alla famiglia) ben preciso.

    L’estumulazione “d’ufficio” si esegue solo all’esaurirsi del rapporto concessorio, poi si appllica l’Art. 86 dPR 10/9/1990, n. 285 che, oltretutto, sarebbe la “destinazione” ordinaria dei feretri alla scadenza della concessione, ossia la loro INUMAZIONE in campo di terra.

  34. Carlo

    In determinate aree geografiche, più o meno, erano, nel passato, presenti fenomeni in cui i Regolamenti comunali di polizia mortuaria, anche molto risalenti ed “antiqui”, contemplavano, un’ipotesi di rinnovo, definita, a volte, quale conferma, spesso trentennale, delle concessioni anche perpetue (o, meglio, a tempo indeterminato), soluzione che, prescindendo dal nome juris, si sarebbe potuta ricondurre ad una sorta di canone ricognitorio, queste previsioni regolamentari, in un caso, sono state dichiarate illegittime dal Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. 5^, sent. 5505 del 11/10/2002).
    Il R.D. 21/12/1942, n. 1880 stabiliva che le concessioni di aree cimiteriali potessero essere tanto perpetue quanto a tempo determinato, con questa conseguenza: non puo’, a priori, affermarsi che le concessioni di lontano periodo siano, solo per la data in cui sono sorte, perpetue, ma e’ necessario verificare il singolo atto di concessione (a volte, anche altra documentazione) per poter conoscere se una determinata, singola concessione, sia stata concessa in perpetuità, oppure a tempo determinato e, in tal caso, bisogna, pur sempre individuarne la durata certa.

  35. Giovanni Cannella

    Gentilissimi!
    Ho acquistato un Tumulo Biposto per me e mia Moglie, nel cimitero di Talsano Taranto Dalla ditta erregiesse s.r.l. per avere una sepoltura perpetua.Contratto fatto a nome di mia moglie Preite Palma.
    Oggi abbiamo scoperto che detta zona e sottoposta a sequestro preventivo dai Carabinieri. Inoltre siamo venuti a conoscenza da altri che il comune a dato una concessione di 40 anni.
    Che cosa Significa? che al trascorrere di questi anni ci ritroviamo senza posto? e se uno muore tra 39 anni che succede l’anno dopo?
    come mai un tumulo che dev’essere perpetuo si trova in concessione? che fine faranno i nostri feretri?
    vi sono grato se mi date qualche delucidazione in merito!
    cordiali saluti. Giovanni Cannella.

  36. Carlo

    X Alessandro,
    si rileva subito un paradosso, o meglio un’incongruenza normativa: perchè, mai infatti, bisognerebbe rinnovare una concessione perpetua di cappella cimiteriale gentilizia?

    Le concessioni cimiteriali rilasciate anteriormente al 10/02/1976, data di entrata in vigore del DPR 26/10/1975 n. 803 (pubblicato sul S.O. alla G.U. n. 22 del 26/1/1976), se non specificato diversamente dal regolamento comunale di polizia mortuaria e dai relativi atti di concessione, erano e continuano ad essere perpetue. In proposito il TAR Emilia Romagna, sez. di Parma, si è espresso con sentenza n. 298 del 23/10/1991, anche se la circostanza riguardava l’entrata in vigore del DPR 803/75 rispetto al precedente RD 1880/1942. “Il regolamento di polizia mortuaria di cui al D.P.R. 21 ottobre 1975 n. 803 è idoneo a disciplinare i rapporti futuri e a predeterminare la consistenza delle situazioni destinate a scaturire dalle nuove concessioni, ma non ad incidere su posizioni soggettive già acquisite, perché inerenti a rapporti perfezionati sotto l’impero di una diversa disciplina e che continuano a trovare la propria fonte nei rispettivi atti concessori, la validità dei quali non è venuta meno.”

    Si mediti, poi, su quest’altro pronunciamento giurisprudenziale: T.A.R. Emilia Romagna, Sez. II, Bologna, 25 novembre 1993 n. 616 Il principio dell’irretroattività della norma giuridica costituisce regola generalissima dell’ordinamento che può subire deroghe da parte dell’amministrazione solo nel caso in cui la suddetta norma sia diretta a migliorare la posizione giuridica dei suoi destinatari; pertanto, è illegittimo il provvedimento con il quale il comune sottopone una concessione di terreno pubblico nel cimitero comunale per l’uso perpetuo di privato sepolcro, rilasciata del 1933, alle più restrittive prescrizioni in materia di tumulazione dei feretri introdotte da un regolamento di polizia mortuaria entrato in vigore nel 1990.

    Se la concessione è a tempo indeterminato (= perpetua) non c’è bisogno di stipulare un nuovo atto di concessione, prosegue quella precedente, magari da volturare per il cambio d’intestazione in caso di morte del titolare della concessione stessa:

    Consiglio Stato, sez. V, 11 ottobre 2002, n. 5505: “La normativa regolamentare comunale di polizia mortuaria e sui cimiteri in tanto è legittima in quanto non viene a porsi in contrasto con la normativa regolamentare adottata dal Governo, in virtù di quanto previsto dall’art. 4 disp. prel. c.c. La normativa comunale che impone, a pena di decadenza, il rinnovo della concessione cimiteriale perpetua al trascorrere di ogni trentennio è venuta a trovarsi in contrasto con la disposizione di cui all’art. 93 del regolamento governativo approvato con D.P.R. n. 803 del 1975 (il cui contenuto è stato poi ripetuto nell’art. 92 D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285). [omissis.]”

    Ad ogni modo, i parametri di calcolo per stabilire il canone di concessione sono dettati dall’Art. 4 comma 2 Lettere a) e b) del D.M. Interno 1 luglio 2002 adottato congiuntamente dal Ministero dell’Interno e dal Dicastero della Salute ex Art. 5 Legge 30 marzo 2001 n. 130.

  37. Alessandro Gaetini

    L’articolo è ben documentato. a mio avviso mancano le indicazioni su quanto si deve pagare per il rinnovo della concessione delle tombe gentilizie perpetue . purtroppo alcuni comuni, per fare cassa richiedono cifre esorbitanti come è il caso di Monforte d’alba ( Cn) 800 euro al metro quadro. desidero conoscere la legislazione al proposito . Grazie infinite .Alessandro gaetini

  38. Carlo

    Va premesso che la titolarità della concessione dovrebbe risultare da regolare atto di concessione ex Art. 98 DPR n.285/1990. Trattandosi il cimitero di bene demaniale, (art. 823 e art. 824 c.c.) gli eventuali diritti sui sepolcri privati sono regolati dalle norme speciali su questi beni ed in particolare, se vi sono, da quelle del regolamento di polizia mortuaria del Comune e dal contratto di concessione. In effetti La presenza di un titolo di concessione è espressamente prevista dall?art. 98 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 quale condizione per la sussistenza di una concessione d’uso di sepolcri privati, quale ne sia la tipologia di sepolcro privato.

    L’estumulazione, di regola, si esegue alla naturale scadenza della concessione ai sensi dell’Art. 86 comma 1 DPR n.285/1990 e gli oneri per: nuova sistemazione dei feretri tumulati in quel dato sacello, ripristino e sanificazione dei loculi, smaltimento dei rifiuti provenienti dall’operazione cimiteriale di estumulazione sono a carico del concessionario.

    Infatti, trattandosi di sepolcri privati nei cimiteri, e’ inammissibile che il comune assuma a proprio carico oneri di sorta

    Se la concessione si è estinta in quanto scaduta, ed i feretri, nonostante tutto, permangono ugualmente nelle loro celle murarie si in presenza di un uso indebito del loculo, cioè di una tumulazione illegittima in quanto “sine titulo” questa situazione comporta l’esigenza che il comune provveda a richiedere la corresponsione delle somme per l’ utilizzo di fatto avvenuto, anche ricorrendo forzosamente all’iscrizione a ruolo, se necessario, verso il concessionario inadempiente base di tariffe vigenti o, in mancanza, di somme non inferiore ad un pro-rata annuo delle tariffe di concessione presenti nel tempo, incrementati degli interessi almeno nella misura del saggio legale (artt. 1277 e 1284 C.C.) senza dimenticare per il calcolo del canone di concessione i criteri dettati dall’ Art. 4 DM 1 luglio 2002.

    In difetto, sorgerebbe la responsabilità patrimoniale (art. 93 D.Lgs. 18 agosto 1990, n. 267 e succ. modif.). Restano salve le norme sulla prescrizione (art. 2946 C.C.). La regolarizzazione può comunque avvenire previo versamento delle somme previste dalla tariffa attualmente in vigore e con decorrenza dalla data della stipula dell’atto di concessione.

    Salvi i periodi andati in prescrizione, forse la soluzione piu’ logica è quella di applicare, pro rata annuale (vedi il criterio, di portata generale, dell’art. 4 DM 1/7/2002), le tariffe videnti nei singoli anni di “occupazione” indebita del manufatto, oltre agli interessi al saggio legale.

  39. sonia

    possedendo una tomba di famiglia con contratto scaduto nel 1990, e non essendo mai stata avvisata di tale scadenza, mi è arrivato in questi giorni l’ avviso dal comune che devo recarmi a pagare il rinnovo che però parte dal 1990. essendosi comportato con negligenza anche il comune che fino ad ora non mi ha mai cercata, come mi devo comportare?? esiste la prescrizione sulla concessione??

  40. Carlo

    Si consiglia preliminarmente la consultazione di questi due links:

    http://www.funerali.org/?p=330
    http://www.funerali.org/?p=373

    La presenza di un regolare atto di concessione è espressamente prevista dall’art. 98 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 quale condizione per la sussistenza di una concessione d’uso di sepolcri privati.

    IL DPR 285/90 non delinea, ne’ codifica in modo esaustivo l’istituto della revoca demandandone, implicitamente, la piena attuazione ai regolamenti comunali di polizia mortuaria di cui si ribadisce la centralita’ nella pianificazione cimiteriale.

    La revoca e’ attuabile quando sussista un interesse pubblico prevalente, come la necessita’ di riacquisire al patrimonio un lotto di terreno, perche’, ad esempio vi si deve realizzare un viale per accedere ad un ampliamento o costruire una nuova camera mortuaria.

    La giurisprudenza, infatti, e’ abbastanza costante nel ritenere il diritto del privato un diritto affievolito nei confronti del comune. (TAR Campania Sez. III, 15/01/87 n.14, C.S. Sez. V 01/06/1949 n.458, C.S. Sez. V 16/12/50 n. 1289). Il rapporto concessorio tra il privato cittadino e l’ente locale è, infatti, asimmetrico perchè la posizione soggettiva del concessionario soggiace alla potestà autoritativa del comune quale ente concedente.

    Non si sottovaluti l’art. 823, 1 CC, anche per l’inoperatività di prescrizione.
    Solo il regolare atto di concessione costituisce titolo di concessione. Se questo manchi o sia mancato, quale ne sia la causa, si ha occupazione senza titolo.
    Se sia stato omesso, una volta corrisposte le tariffe attuali e gli interessi per il periodo di indebito (nel senso sopra visto) utilizzo, potra’, ove lo si voglia, agirsi in sede civile per indennizzo (art. 2043 CC) nei riguardi della persona fisica cui possa comprovarsi documentalmente l’inadempienza.

  41. marialuisa

    un’amministrazione comunale può a distanza di anni comunicare di non aver trovato nessuna CONCESSIONE agli eredi di una tomba dove sono ancora sepolti cadaveri da più di 50 anni e revocarla?grazie

  42. Carlo

    Si consiglia, npreliminarmente, la consultazione di questo link: http://www.funerali.org/?p=373

    Si tratta di una prassi del tutto irritale e, si aggiunge, illegittima.
    Difatti un contratto per legge deve avere durata certa

    La presenza di un regolare atto di concessione è espressamente prevista dall?art. 98 D.P.R. 10 settembre 1990, n. 285 quale condizione per la sussistenza di una concessione d?uso di sepolcri privati, quale ne sia la tipologia di sepolcro privato, incluso quindi quella che abbia per oggetto un posto a tumulazione singola (loculo). Va tenuta anche presente la risoluzione dell?Agenzia delle entrate n. 149/E dell?8 luglio 2003 con cui è stato ribadito, ove necessario, che le concessioni cimiteriali hanno decorrenza dalla stipula del relativo regolare atto di concessione oppure da quella, eventualmente, successiva che sia, espressamente, prevista nell?atto di concessione. Tuttavia, non va esclusa, ove espressamente indicata nel Regolamento comunale di polizia mortuaria, la possibilità che la decorrenza venga fatta decorrere dal momento in cui ne inizia l?utilizzo (ad esempio: sepoltura) o, per talune fattispecie, anche dal momento del versamento della tariffa stabilita perché si faccia luogo alla concessione. Considerando come, a volte, possano esservi situazioni di mancata stipula dell?atto di concessione non imputabili alla parte interessata (concessionario), quanto piuttosto a fattori esterni, talvolta anche riferibili all?attività degli uffici comunali, si ritiene che, se ne esistano i presupposti regolamentari di cui al periodo precedente, possa procedersi alla stipula, seppure tardiva, dell?atto di concessione, salva, se occorrente, la integrazione dell?imposta di bollo, cui l?atto di concessione è oggetto fin dall?origine, nella misura attualmente vigente. Nelle eventualità in cui la tariffa stabilita per la concessione non sia stata versata, e il mancato perfezionamento dell?atto di concessione sia presumibilmente imputabile a questo fatto, si deve considerare come la concessione sia insussistente. In tali evenienze, si sarebbe in presenza di un uso indebito del loculo, il ché comporta l?esigenza che il comune provveda a richiedere la corresponsione delle somme per l?utilizzo di fatto avvenuto, sulla base di tariffe vigenti o, in mancanza, di somme non inferiore ad un pro-rata annuo delle tariffe di concessione presenti nel tempo, incrementati degli interessi almeno nella misura del saggio legale (artt. 1277 e 1284 C.C.). In difetto, sorgerebbe la responsabilità patrimoniale (art. 93 D.Lgs. 18 agosto 1990, n. 267 e succ. modif.). Restano salve le norme sulla prescrizione (art. 2946 C.C.). La regolarizzazione può comunque avvenire previo versamento delle somme previste dalla tariffa attualmente in vigore e con decorrenza dalla data della stipula dell?atto di concessione.

  43. CONTRATTO DI CONCESSIONE D'SUO

    Buon giorno scrivo dalla Regione Veneto; sono dipendente comunale e mi occupo di cimiteri; vorrei porre un quesito sui CONTRATTI delle concessioni d’uso di loculi:
    un privato ha acquistato un loculo (grande); ha già versato gli oneri concessori ed ha già fatto l’operazione cimiteriale, e pertanto il loculo attualmente risulta occupato. Il contratto cartaceo è stato stilato in un momento successivo; il privato è stato contattato più volte però non si è mai presentato per ritirarlo e sottoscriverlo. Ovviamente noi nel contratto, che ha scadenza trentennale, abbiamo fatto decorrere la data di validità dell’operazione cimiteriale eseguita, solamente che adesso il contratto non è stato ancora perfezionato; manca il protocollo e la data di sottoscrizione e la sottoscrizione stessa; secondo voi, quali problemi potrebbero insorgere?

  44. Carlo

    Per Lorenzo:

    consiglio, preliminarmente, la consultazione di questo breve ed intenso saggio: http://www.funerali.org/?p=648

    Dove sussistano rapporti di extraterritorialità (ossia da regione a regione) vale unicamente il “Vecchio Testamento” di noi poveri beccamorti, ossia il Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria approvato con DPR 10 settembre 1990 n. 285.
    In effetti, il Regolamento Regionale Emiliano-Romagnolo 23 maggio 2006 n. 4 non introduce nessuna innovazione operativa alla procedura dettata dall’Art. 88 DPR n. 285/1990, la quale, per altro mantiene, così, intatto tutta la sua efficacia giuridica.

    Quindi, dopo aver acquisito agli atti le istanze di parte (ovviamente in marca da bollo, volte ad ottenere i relativi permessi all’estumulazione ed al trasporto il comune “a quo” ovvero quello di prima sepoltura, anche ai sensi dell’Art. 3 comma 5 DPR 15 luglio 2003 n. 254 concede sulla base di un atto di disposizione sul feretro (secondo il principio di poziorità ex Art. 79 comma 2 DPR n. 285/1990) le due autorizzazioni.

    Per il principio di tipicità cui è assoggettato ogni trasporto funebre (di salme, cadaveri, resti mortali, ossa o ceneri) l’autorizzazione al trasferimento non può esser accordata se non è preventivamente individuato il luogo di arrivo del trasporto stesso; bisogna, dunque, dimostrare il sede di rilascio dell’autorizzazione stessa lo jus sepulcri, ovvero il titolo di accoglimento del defunto (e delle sue trasformazioni di stato) nel nuovo cimitero. Esempio: nel nuovo cimitero il feretro o la cassetta ossario o, ancora le ceneri derivanti da cremazione del resto mortale) saranno tumulati? Allora bisognerà esibire prima del trasporto l’atto di concessione del sepolcro privato (tutte le tumulazioni, infatti, si configurano come sepolcri privati ex Capo XVIII DPR n. 285/1990), solo così potrà esser autorizzato il trasporto, ossia quando vi sia la certezza dell’accettazione in un cimitero diverso da quello di prima sepoltura.

    Se sono passati almeno 20 anni dalla tumulazione del feretro (intesa anche come periodi trascorsi in diverse sepolture di cui al Capo XV DPR n. 285/1990) ai sensi dell’Art. 3 comma 1 Lettera b) DPR 15 luglio 2003 n. 254 il defunto estumulato, quale che sia il suo stato di conservazione (potrebbe, in effeti, essersi corificato) è definito in via amministrativa e secondo criterio cronologico quale “RESTO MORTALE”, quindi esito da fenomeno cadaverico di tipo trasformativo-conservativo, esso, allora, può esser senz’altro riducibile in cassetta ossario, se ciò è possibile ex Art. 87 DPR n. 285/1990, senza sconfinare nel vilipendio di cadavere, oppure è direttamente cremabile con il procedimento semplificato di cui all’Art. 3 comma 6 DPR n. 254/2003.

    Spetta agli aventi diritto decidere se trasportare il defunto ancora racchiuso entro un feretro (ma, in questo caso è necessaria un’autofunebre e l’eventuale rifasci in un nuovo cassone di zinco ex Circ. MIn. n.10/1998 se il feretro all’atto dell’estumulazione è lesionato e si rilevano forme , ancorchè residue, di percolazioni cadaveriche) oppure se tentare, a monte, la raccolta delle ossa in cassetta ossario ai sensi del combinato disposto tra gli ArtT 36 ed 86 comma 5 DPR 10 settembre 1990 n. 285.

    Ex Art. 36 DPR n. 285/1990 il trasporto delle semplici ossa può esser espletato direttamente dai familiari del de cuius, i quali, però, debbono esser in possesso del decreto di trasporto ex Art. 23 DPR n. 285/1990, siccome essi risultano, pur sempre, per la Legge Italiana, incaricati di pubblico servizio ex Art. 358 Codice Penale.

  45. Carlo

    Per legge un contratto deve avere durata certa, stabilita dalle parti ed anche la stipula dell’atto di concessione, nel quale sussistono insieme elementi di diritto pubblico e privato, non sfugge a questo principio generale dell’ordinamento giuridico.
    Il comune quale ente concedente non può in modo arbitrario e “d’imperio” procedere in via unilaterale a modificare, senza il preventivo e necessario consenso del concessionario, un rapporto concessorio in sè già perfetto, che egli stesso ha liberamente posto in essere, in quanto il comune, ex Art. 90 comma 1 DPR n.285/1990, ha solo facoltà e non obbligo di costituire, con il concorso del cittadino, un rapporto di natura concessoria volto alla creazione di una sepoltura privata (= uti singuli) all’interno del cimitero.
    Su questo tema vi è giurisprudenza costante, si veda a tal proposito T.A.R Lombardia, Sez. Brescia, 1 aprile 1996 n. 377; insomma, dopo tutto, anche in polizia mortuaria, per quanto vituperata essa possa essere, vige, pur sempre, il vecchio brocardo latino del TEMPUS REGIT ACTUM.

    La sua concessione, pertanto, salvo il rarissimo caso di revoca per interesse pubblico o pronuncia di decadenza per sua inadempienza agli obblighi sinallagmatici contratti con il rapporto concessorio è intangibile e prosegue sino alla naturale scadenza; quindi il Suo Jus SEpulchri potrà esser pienamente esercitato sino al 31 gennaio 2021.

    Il RINNOVO dovrebbe consistere unicamente nel rideterminare una nuova scadenza, ossia esso dovrebbe avere relazione all’elemento della durata, decorrente all’estinguersi della prima (cioè quella originaria) e, molto spesso di pari durata, senza alcun altro mutamento nel rapporto concessorio, unitamente al versamento di un corrispettivo (tutte le concessioni sono sempre a titolo onerodo ex Artt. 95 e 103 DPR n. 285/1990) di norma non inferiore ad una concessione ex novo.

    Così si ragiona in termini di “RINOVO” quando la concessione venga attribuita ai medesimi soggetti, lasciando inalterati elementi costitutivi quali concessionario, posizione, diritti di sepoltura, ex Art. 93 DPR n. 285/1990 oneri di manutenzione ex Art. 63 DPR n. 285/1990…)

    Se non erro il Suo comune, invece, Le ha proposto una novazione dell’atto concessorio, ossia un rapporto concessorio del tutto nuovo dove rimangono identici solo il titolare (coè Lei) e l’oggetto della concessione (ovvero quella particolare cappella gentilizia di cui mi parla), mentre possono variare tutti gli altri parametri: diritti di sepolcro e durata compresi; ma lei non ha il dovere di accettare, bensì solo la facoltà!

  46. Lorenzo

    Buongiorno, vorrei chiedere delle informazioni sul caso che riguarda mia nonna:
    tumulata nel cimitero di Piacenza, concessione in scadenza, mia madre, che abita al sud Italia, vorrebbe esumare la salma e portarla in un cimitero qui vicino il luogo di residenza, premesso che non sa se, dopo 30 anni, ci siano ancora resti mortali, ossa o che so io, qual’è la prassi burocratica per compiere questa operazione? Se si tratta di resti di ossa, il trasporto lo si può fare con mezzi propri o bisogna contattare un’agenzia?
    Grazie per il tempo che vorrà dedicarmi.

  47. Carlo

    La risposta è…NON LO SO!

    Quindi, bando alle ciance ed ai convenevoli, così da entrare subito in medias res e chiarire il quadro normativo di riferimento.

    In presenza di più soggetti, siano essi concessionari o meri titolari dello jus sepulchri, o anche riassumendo entrambe le titolarità, «il sepolcro privato va ritenuto come un insieme indivisibile», almeno secondo diverse pronunce della Suprema Corte di Cassazione…cui rispettosamente mi adeguo.

    Risulterebbe, comunque, ammissibile che il regolamento comunale possa prevedere l’istituto della divisione, cioè della «determinazione di specifiche “quote” o “ripartizioni” (individuandone le forme e le procedure), dando, così, vita a vere e proprie concessioni distinte tra loro ed autonome rispetto a quella originaria, ferma restando in ogni caso la durata della concessione computata dal sorgere del sepolcro privato», oppure prevedere anche che, a seguito della rinuncia di alcuni soggetti, si produca l’espansione del diritto a favore degli altri titolari.

    L’istituto del subentro è, dunque, disciplinato in primis dal regolamento comunale di polizia mortuaria di cui ogni comune deve necessariamente disporre e, secondariamente dalle norme contrattuali dettate dall’atto di concessione o dalla “convenzione” tra le parti contraenti che sovente lo accompagna.

    Quanto alla questione della durata della concessione, si segnala che il TAR Sardegna ha affermato che le concessioni perpetue, rilasciate anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 21 ottobre 1975, n. 803, non sono soggette alla trasformazione a tempo determinato, imposta dalla disciplina sopravvenuta e rimangono assoggettate al regime giuridico vigente al momento del loro rilascio.

    Le concessioni perpetue, allora, se rilasciate anteriormente alla data di entrata in vigore del d.P.R. 803/1975 non sono soggette alla trasformazione a tempo determinato, imposta dalla disciplina sopravvenuta e rimangono assoggettate al regime giuridico vigente al momento del loro rilascio.

    Circa la “gestione” dei subentri, la dottrina ribadisce la centralità del ruolo del regolamento comunale di polizia mortuaria[14], «in quanto possono scegliersi due strade, tra loro alternative e con effetti del tutto diversi»:

    a) «la limitazione del subentro per il solo diritto di jus sepulchri[15], ferma restando la posizione del concessionario (leggi, fondatore del sepolcro) nella persona originariamente individuata, cosicché l’individuazione delle persone destinate alla sepoltura nel sepolcro privato è sempre valutata sulla base delle relazioni intercorrenti con il concessionario (fondatore del sepolcro) originario»;

    b) «ricorso al subentro come subentro non solo limitato allo jus sepulchri, ma estendentesi all’acquisizione della qualità di concessionario».

    Diversi autori, tra i quali Sereno Scolaro, precisano come nella seconda ipotesi, si producano le seguenti conseguenze: a) il moltiplicarsi, nel tempo, del numero dei concessionari; b) l’ampliarsi del numero delle persone che possono divenire titolari dello jus sepulchri; c) la necessità di una definizione delle ‘quote’ di titolarità dello jus sepulchri e degli altri diritti e doveri connessi con la concessione; d) elementi di incertezza e potenziale conflittualità tra i diversi soggetti interessati.

    Lo JUS SEPULCHRI nasce in capo al singolo iure proprio sin dal momento della nascita, per il solo fatto di trovarsi con il fondatore in quel determinato rapporto previsto nell’atto di fondazione o desunto dalle regole consuetudinarie, in ogni caso iure sanguinis e non iure successionis e dà luogo ad una particolare forma di comunione fra contitolari (che non va confusa con la comunione di proprietà o di altro diritto reale del bene), senza poter essere trasmesso per atto tra vivi né per successione mortis causa, né perdendosi per prescrizione o rinuncia (principio affermato, tra gli altri, da Corte di cassazione, Sez. II civ., 29 maggio 1990, n. 5015 e 29 settembre 2000, n. 12957; Consiglio di Stato, Sez. V, 7 ottobre 2002, n. 5294; TAR Calabria – Reggio Calabria, Sez. I, 2 dicembre 2005, n. 2167).

    L’eventuale rinuncia (siccome si tratta di diritti personalissimi una scrittura privata non pare la forma idonea per estrinsecare questa volontà) comporta un accrescimento delle quote di Jus SEpulchri in capo agli altri aventi diritto

    La costituzione di un sepolcro familiare, ove non risulti una diversa volontà del fondatore, conferisce il diritto alla sepoltura (‘ius inferendi mortuum in sepulchrum’) al fondatore medesimo ed a tutti i suoi discendenti, facenti parte della famiglia»[8];

    · «Per distinguere lo jus sepulchri ‘iure sanguinis’ da quello ‘iure successionis’ occorre interpretare la volontà del fondatore del sepolcro al momento della fondazione, essendo indifferenti le successive vicende della proprietà dell’edificio nella sua materialità e, in difetto di disposizione contraria, ritenere la volontà di destinazione del sepolcro ‘sibi familaeque suae’»[9];

    Lo ‘Jus Sepulchri’, cioè il diritto alla tumulazione (autonomo e distinto rispetto al diritto reale sul manufatto funerario o sui materiali che lo compongono), deve presumersi di carattere non ereditario, ma familiare, in difetto di specifica diversa volontà del fondatore, e quindi considerarsi sottratto a possibilità di divisione o trasmissione a terzi non legati ‘iure sanguinis’ al fondatore medesimo, mentre resta in proposito irrilevante la eventuale cedibilità prevista nel regolamento o nell’atto di concessione comunale»

    Rimango a disposizione per ulteriori delucidazioni

  48. cristina

    salve, vorrei per cortesia delle informazioni circa una tomba di famiglia.
    la concessione della tomba di famiglia originariamente è perpetua, il concessionario è deceduto i suoi figli hanno rinunciato a favore di un loro fratello coniugato e deceduti entrambi senza figli. ora un parente di uno dei tumulati (nipote) chiede che cosa fare affinchè lui possa intestarsi la concessione della tomba e se gli altri possono rivalersi.
    noi comune come possiamo comportarci verso questa richiesta?
    Grazie

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