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La competenza autorizzatoria, su base territoriale, per dispersione delle ceneri, o loro custodia presso domicili privati — 4 commenti

  1. X Maria,

    il “si dice” per fortuna non fa ancora diritto (non so, però, sino a quando, dati i tempi bui di anarchia dissoluta e la confusione che regna sovrana nella materia funeraria). L’istituto dell’affido è regolato su più profili e gradi, ed in particolare:

    1) Dalla Legge Statale n. 130/2001 (norma quadro nazionale, invero piuttosto incompleta e lacunosa)

    2) dalla Legge Regionale di implementazione della stessa Legge n. 130/2001, altrimenti inapplicabile.

    3) dal Regolamento comunale di polizia mortuaria

    4) dallo stesso atto di affido, il quale, come rilevato anche dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, da cui deriva anche il DPR 24 febbraio 2004, può e deve dettate le regole operative e di dettaglio.

    Molto, allora, dipende del combinato disposto tra queste 4 fonti del diritto le quali s’intersecano variamente tra loro creando un sistema di riferimento ora a maglie più larghe e tollerante, ora più stringente e restrittivo.

    Le ceneri sicuramente sono conferite nel cimitero presso cui vantino titolo di accoglimento in caso di: a) morte dell’affidatario. b) rinuncia di quest’ultimo all’affido stesso. In verità il de cuius, quando non in contrasto con la legge, potrebbe pure aver disposto che le sue ceneri siano conservate ” a rotazione” da parte di una pluralità di affidatari, individuati attraverso volontà testamentaria. Vale, comunque, il principio dell’unità di spazio e tempo di aristotelica memoria, secondo cui le ceneri, rappresentando un unicum indivisibile, debbono esser conservate in un luogo ben preciso ed conosciuto dall’Autorità Amministrativa da parte di una determinata persona, titolare dell’atto di affido, affinché l’urna abbia stabile destinazione e non sia coinvolta in assurdi giri di valzer tra parenti litigiosi.

    Il diritto di sepolcro (= facoltà, per i congiunti del de cuius, di accedere al luogo di conservazione delle ceneri per compiere atti di suffragio come la visita, la preghiera, l’apposizione di fiori e suppellettili votive) non va letto in termini di mera cortesia discrezionale (= mi va/non mi va) poiché esso ingenera in capo all’affidatario un vero e proprio obbligo giuridico, tutelabile, da parte degli interessati, in sede di giudizio civile. Il diritto secondario di sepolcro è un potere, sancito dalla LEGGE, personalissimo ed intrasmissibile, se non jure sanguinis, ossia per consanguineità, esso, tra l’altro, non si prescrive mai e può sempre esser esercitato, estinguendosi solo con la morte del proprio titolare.

    E se il de cuius non si è pronunciato in merito alla conservazione delle proprie ceneri presso un domicilio privato? Le correnti maggioritarie della dottrina ritengono sia possibile procedere ugualmente all’affido su volontà espressa dai famigliari dello stesso. L’elemento essenziale è l’assoluto rispetto dei desideri del defunto per il proprio post mortem.

    Ricordo, infine, come occultare o sopprimere un testamento al fine di disattenderne le disposizioni, anche se di natura extrapatrimoniale, costituisca una condotta antigiuridica (Artt. 620 e 443 Cod. Civile, Art. 490 Cod. Penale) passibile di sanzione.

  2. Caro Carlo, grazie della risposta: mi sembrava di aver letto o sentito che dopo un certo periodo, non so quanto lungo, le ceneri dovessero essere trasferite in un cimitero. Quanto al cimitero domestico, cosa fare se l’affidatario(che nel caso che mi interessa è la moglie, quindi una persona con la quale noi, fratelli e sorelle del defunto, non intendiamo entrare in conflitto), non segue alcuna regola pur invitandoti, genericamente, a “vedere l’urna”? Preciso che mio fratello non ha espresso assolutamente alcuna volontà su questi argomenti. Tra l’altro, anche se avesse lasciato qualcosa di scritto non ci sarebbe comunicato e questo è un altro punto su cui vorrei chiarimenti, magari in altra sede. Grazie ancora.

  3. X Maria,

    almeno nello spirito della Legge n. 130/2001, poi diversamente implementato dalle diverse Leggi Regionali, anche con indubbie forzature velleitaristiche, l’affido delle ceneri è di tipo familiare o secondo altre legislazioni locali, addirittura personale. Si tratta in ogni caso di un atto autorizzativo ad personam che produce i suoi effetti a tempo indeterminato, sino a quando l’affidatario non rinunci o deceda. E qui si aprirebbe lo spinoso problema del subentro nella titolarità dell’atto di affido con relativa ed ulteriore destinazione delle ceneri.

    In ogni caso, anche nelle modalità di conservazione delle ceneri presso un domicilio privato, magari con designazione dell’affidatario attraverso disposizione testamentaria prevale sempre la volontà del de cuius, quando, ovviamente non in contrasto con la Legge,

    L’affidatario, comunque, dinnanzi al Comune quale titolare ultimo ed istituzionale della funzione cimiteriale ex artt. 337, 343 e 394 R.D. 1265/1937 ed art. 51 D.P.R. 285/90) contrae i seguenti obblighi:

    deve, infatti:

    1) allestire un colombario con le caratteristiche di sicurezza ex Art. 343 R.D. 1265/1934 (l’autorizzazione all’affidamento non costituisce, in sé, autorizzazione alla realizzazione di quest’ultimo, costruzione soggetta ad altra e diversa normativa);

    2) Permettere l’accesso, (anche se tra parenti, spesso, sbollita l’emotività “buonista” tipica dei funerali, non intercorrono quasi rapporti proprio idilliaci, anche e soprattutto per motivi di successione mortis causa) ai congiunti del de cuius perché essi possano esercitare il loro diritto secondario di sepolcro (visita alla tomba del defunto per atti rituali e di suffragio); Si tratta, in altre parole di tutelare il cosiddetto diritto secondario di sepolcro, poiché a tutti gli effetti, il luogo di sistemazione definitiva delle ceneri diverrà un piccolo sepolcro “domestico”.

    3) Sottoporsi attraverso ispezioni e controlli presso il proprio domicilio alla vigilanza da parte del personale comunale all’uopo preposto;

    4) Rispondere penalmente di eventuali profanazioni delle ceneri se tale sacrilegio si dovuto a sua colpa grave o inadempimento.

    5) se, per qualsiasi motivo, intende rinunciare all’affidamento dell’urna, è tenuto a conferirla, per la conservazione provvisoria in cimitero previa acquisizione dell’autorizzazione al trasporto da parte del Comune nel quale si trova l’urna affidata.

  4. Vorrei sapere se le ceneri possono essere conservate in casa a tempo indeterminato e se chi ne è affidatario deve seguire determinate norme per consentire le visite dei parenti del defunto. Grazie.

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